venerdì 6 gennaio 2017

Tolaini - Storia di un sogno diventato una realtà fatta di terra, di vino e di lungimiranza

La storia di oggi ha origine a Castelnuovo Garfagnana e continua a Castelnuovo Berardenga. Un lungo viaggio, di quelli che partono con una valigia di cartone povera di beni e carica di sogni. Un viaggio che ha come protagonista Pier Luigi Toalini, garfagnino che, a 19 anni, nel lontano 1955, decise di lasciare la sua terra alla volta del Canada, nella speranza, comune a molti in quel periodo, forse, come oggi, di trovare fortuna e di creare i presupposti per tornare a casa, non più con la valigia di cartone, bensì con quanto bastasse a cominciare una nuova vita in Italia.
Prima di partire Pier Luigi fece a se stesso quattro promesse che dicono molto sulla rara commistione di umiltà, tenacia e sicurezza di cui quest'uomo è dotato:
  • non sarò più povero!
  • Non mangerò più polenta di castagne (che all’epoca era l’unica fonte di sostentamento!
  • Non berrò più vino cattivo! (si diceva che per bere un bicchiere di vino garfagnino ci volessero 3 persone: uno che beve il vino e due che lo reggono dopo che lo ha bevuto);
  • un giorno tornerò in Italia per insegnare ai garfagnini a fare il vino buono, facendo il vino più buono d’Italia.
Non ci mise molto a tener fede alle prime tre promesse, ma il suo rientro in Italia tardò, ma una volta tornato in Toscana, non smise per un solo istante di cercare il luogo ideale per iniziare a fare il suo vino.
E' così che, a due anni dal suo rientro, trovò a Castelnuovo Berardenga la terra giusta per la sua cantina. Il suo obiettivo era a dir poco superbo, ma solo se lo si legga alla lettera, perché dietro quel “voglio fare il vino più buono d'Italia”, c'è molto di più di un'esternazione iperbolica di un ego imponente. Pier Luigi Tolaini non è un megalomane, ma un sognatore ed è grazie ai sognatori che l'uomo ha messo piede sulla Luna, è grazie ai sognatori che tutte le grandi opere sono passate dallo stato etereo, immateriale a quello solido, di concreta realtà.
Parliamo di un sogno che sa di rivalsa, ma anche di amore per la propria terra, per l'Italia e per il vino, perché diciamocela tutta... fare vino, per quanto romantico possa apparire dall'esterno, non è né l'impresa più redditizia né quella più semplice da compiere, specie nel nostro paese.
Come se non bastasse, il progetto dell'azienda Tolaini non è stato impostato sul mero approccio enologico e di cantina, ma piuttosto su una capillare zonazione ed un'attenzione sempre crescente per il lavoro in vigna. La sua idea era quella di fare taglio bordolese, non perché non amasse il Sangiovese, ma perché in quella terra sapeva di poter dar origine a qualcosa di grande, in grado affrontare anche i più improbabili paragoni, senza rinunciare alla territorialità.
Lo fece, “semplicemente” (per quanto raro in Italia), andando ad impiantare in ciascuna particella di vigneto il vitigno per il quale quel fazzoletto di terra fosse più vocato.
Per intenderci: Cabernet Sauvignon, nella valle con il terreno più sabbioso; il Merlot, nei terreni un po’ più fertili esposto a Nord; il Cabernet Franc, nelle zone più luminose e areate; il Petit Verdot, a Sud e il Sangiovese, in cima ai poggi.

In realtà, parlando con Lia Tolaini - persona squisita e grande intenditrice di vino -, figlia di Pier Luigi, incontrata durante la mia ultima visita in cantina, mi resi conto di quanto tutto questo lavoro di zonazione, facesse emergere sin da subito che i grandi vini da poter realizzare in quella terra fossero due e non solo uno: un taglio bordolese, divenuto poi il Picconero, ed un Sangiovese in purezza da singolo vigneto, ovvero il Chianti Classico Gran Selezione.
Non è stato difficile, chiacchierando con Lia, capire quanto sia grande il suo amore per questa terra, frutto di tanto lavoro e sacrificio del padre, e soprattutto quanto, la sua sfida personale, non sia solo quella – già vinta - del padre di produrre un grande taglio bordolese, bensì quella di dar vita alla massima espressione di Sangiovese in quel territorio e non solo.
Questa convivenza, apparentemente razionale, ma molto carica di passione e significato, fra i vitigni internazionali ed il Sangiovese, mi ha molto affascinato, soprattutto, là dove il terroir è effettivamente evidenziato in maniera paritaria in ambo i casi.
Tecnica moderna e rispetto della tradizione vitivinicola, uniti ad una grande biodiversità conferita all'azienda da un contesto privilegiato che la vede incastonata fra vigneti, oliveti e boschi.
E' stata Lia, insieme al giovane enologo Diego Bonato a volere fortemente la conversione biologica dell'azienda. Nel rispetto di una sempre più sincera espressione varietale, specie del Sangiovese, si sta, inoltre, prediligendo l'utilizzo di botti grandi.
Al di là dei tecnicismi, ciò che mi ha colpito di più, però, della Cantina Tolaini è stata la sensazione di trovarsi di fronte ad una grande famiglia, fatta di tanti giovani, con riferimenti esperti molto presenti, ma al contempo con un grande rispetto reciproco. L'azienda ha diversi dipendenti che vivono in azienda e vivono l'azienda in maniera profonda, intima, proprio come fosse in parte la loro.
L'ennesima realtà vinicola in cui il pregiudizio e la superficialità possono far perdere un'occasione, non solo, di bere grandi vini ma anche di conoscere un microcosmo fatto di amore per la terra, passione per il vino, rispetto per le persone e per il territorio in senso lato.
Passando ai vini, ne citerò due in particolare:
vini tolaini
Chianti Classico Gran Selezione (Montebello Vigneto n°7) – Tolaini - 2011: la forza del territorio che si traduce in un corpo di grande struttura, ma senza alcun eccesso. Un Sangiovese che mantiene una varietalità sincera, compresa quella spezia di cui è dotato naturalmente e che sin troppo spesso confondiamo con un terziario da affinamento in legno. Il respiro ampio, della botte grande, si sente tanto quanto la finezza del tannino e l'eleganza di una beva agevolata da una direttrice fresca e profonda. Questa complessità che si dirime con tale semplicità mi fa pensare ad una delle più esaustive massime di A. Einstein che fa così “Everything should be made as simple as possible, but not simpler."
Si sente l'amore per il Sangiovese, si sente la voglia di esaltare quella specifica particella di vigna, così vocata, ma soprattutto si sente un potenziale che mira ad esaltare queste peculiarità nel tempo, regalando sfumature diverse di terra, annata e persone.

Picconero 2010 Igt Toscana – Tenuta Montebello – Tolaini: eccolo il taglio bordolese di Pier Luigi, il vino-sogno, il sogno diventato vino e che rinasce in ogni grande annata, grazie al supporto di Michel Rolland, “eno-star” di caratura mondiale, allievo dell'indimenticato Emile Peynaud. Merlot 65%, Cabernet Sauvignon 30%, Petit Verdot 5% per un blend che riesce a coniugare con grande compostezza potenza ed eleganza. Un vino in cui c'è il terroir nella sua massima accezione francese, in cui l'impronta dell'uomo è tanto caratterizzante quanto quella del territorio, ma non si tratta di una mera opera enologica, bensì di un lavoro che parte dalla creazione stessa di ogni particella dedicata al singoli vitigno, proseguendo con la rispettosa conduzione dei vigneti stessi, che vengono scandagliati con maniacale attenzione in vendemmia, al fine di portare in cantina una tavolozza di colori brillanti e materici.
Tavolozza nella quale intingere un pennello fatto di esperienza e consapevolezza, al fine di realizzare un dipinto capace di rappresentare al meglio i vigneti aziendali, la filosofia di Pier Luigi e la maestria dell'enologo. Qualcuno di voi storcerà il naso, leggendo queste parole, ma se c'è una cosa che ho imparato durante i miei viaggi per cantine e le mie esperienze enoiche è che per fare un grande blend ci vuole tanta competenza e tanta conoscenza. In più, è palese, che il lavoro svolto in vigna ed il rispetto con il quale venga trattata l'uva dalla vendemmia alla vinificazione, non può che rappresentare un plus senza il quale avremmo un vino di pura tecnica e non una notevole espressione di terroir come quella fornitami nel calice dal Picconero.
Oltre a questi assaggi, ho potuto avere un primo incontro con le masse delle nuove annate grazie ad una degustazione da vasca e da botte ed il potenziale sembra addirittura in crescendo, ma vedremo quale sarà la loro evoluzione da qui a quando saranno pronti per essere riassaggiati.

Una realtà, quella della famiglia Tolaini, fatta di grandi vigne e di grandi persone, unite dall'obiettivo comune di dar vita a vini altamente espressivi, potenti come la propria terra, ma al contempo eleganti e longevi. Una conferma che il vino rispettoso si possa fare anche in contesti diversi dalla micro-cantina e che la modernità, che usata e dosata con consapevolezza e raziocinio possa contribuire, per assurdo, alla naturalità di ogni processo.
Una storia degna di essere raccontata, che infonde grande positività ed ancora una volta vede nel vino la realizzazione di un vero e proprio sogno.

F.S.R.
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