sabato 4 febbraio 2017

Un'azienda storica delle Langhe - Cantina Cordero di Montezemolo

Se siete stati nelle Langhe non potete non esser rimasti colpiti dal maestoso albero che domina quella sorta di Ziggurat formato dai vigneti dell'azienda di cui vi parlerò oggi.
Quell'albero è un Cedro del Libano che ha da poco compiuto ben 160 anni, eppure questa veneranda età è poca cosa se paragonata ai 6 secoli dai quali la famiglia Cordero di Montezemolo è proprietaria dell'azienda.
cordero de montezemolo cantina
Oggi, a condurre vigne e cantina in questa meravigliosa terra sono Alberto e Elena Cordero di Montezemolo, fratello e sorella, nuova generazione che sta imprimendo molto della propria visione della viticoltura e del Barolo, senza, però, dimenticare ciò che di buono sia stato fatto da chi ha calcato quei preziosi vigneti prima di loro.
Vigneti totalmente biologici, che sono in proprietà o gestiti in affitto senza dover ricorrere all'acquisto di uve per la produzione di vini che sono tutti in purezza e mai in blend.
cantina cordero montezemolo
Ciò che rende l'azienda di Alberto e Elena particolare, ed a suo modo unica, nel contesto delle Langhe, è la fortuna di detenere una cospiqua parte della proprietà (quella storica tra l’altro) in un unico corpo vitato di 28 ettari, che circondano la storica Cascina Monfalletto situata al centro ed in cima al colle. Posizione che definire invidiabile sarebbe eufemistico e che permette di aver maggior serenità nelle lavorazioni sia in termini di attenzione che di rispetto.
In tutti i vini che ho avuto modo di assaggiare ho notato una cifra stilistica apprezzabile che vede una sempre più rara eleganza nella tessitura tannica ed una buona freschezza di fondo capace di sorreggere e spingere ogni sorso fino in fondo.
Tra i vini che ho apprezzato di più ci sono:
Barbera d'Alba Superiore Funtanì 2013: una Barbera di grande precisione varietale sia nei profumi che nella sua profonda freschezza. Precisione che diviene vitale e dinamica grazie all'incontro di linee dritte e repentine e curve sinuose e suadenti. La precisione a volte può scadere nell'omologazione e nella noia, ma in questo caso l'identità di fondo e più che evidente e si traduce in una personalità monografica e non di certo monotona.
vino barolo cordero
Barolo Enrico VI 2012: il cru fuori dal coro e fuori dal corpo centrale dell'azienda. Un “piccolo” vigneto che vede le proprie piante affondare le radici in un terreno ricco di calcare attivo. La composizione del sottosuolo, unitamente alla posizione, quindi all'esposizione ed in generale al pedoclima di questo cru donano peculiarità differenti dagli altri Barolo prodotti dell'azienda, ovvero un'eleganza a tratti sin troppo rigorosa, sferzata, però, da una fendente freschezza enfatizzata dalla calcarea mineralità e dalla balsamicità tipica di questa zona. Un un sorso che mostra la sua forza con classe e fermezza, ma capace di farsi bere con disinvoltura. Un bel trait d'union fra austerità e bevibilità. Ovviamente, ancora un infante, ma capace di esprimere la sua natura in prospettiva.

E' davvero interessante per me, comprendere attraverso il bicchiere quanto le nuove generazioni siano in grado di apportare in termini di rispetto e di freschezza - in senso lato - anche ad aziende così radicate nel territorio e storicamente importanti, il tutto senza ledere in alcun modo la tradizione della cantina.

F.S.R.
#WineIsSharing

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