venerdì 24 febbraio 2017

Chianti Classico Collection - Produttori, Vini e Cantine tra sorprese e conferme

Si è conclusa ormai 10 giorni fa l'annuale “anteprima” del Consorzio del Chianti Classico alla Leopolda di Firenze: Chianti Classico Collection.
Data la mia fissazione nei confronti della democraticità dei miei scritti ed avendo ricevuto più di una mail ed aver letto commenti di neo-enoappassionati o semplici curiosi, colgo l'occasione per rispondere a chi mi ha chiesto quali siano le differenze fra Chianti e Chianti Classico, prendendomi il rischio di annoiare qualcuno, ma consapevole di fare un grande favore a lei, sempre lei, la mia cara casalinga di Voghera!
Tralasciando il bando del 1716 del Granduca di Toscana Cosimo di Ferdinando II de' Medici, noto come Cosimo III, quando si parla di Chianti la confusione è pressoché ovvia, per via della sciagurata tendenza a generalizzare senza tener conto dei confini della zona Classica, ovvero quella compresa fra le città di Firenze e Siena, dove il Chianti nacque, anche se, ad esser pignoli, l'origine del Chianti “Storico” è quella che si rifà alla Lega del Chianti che vedeva unite le tre località Gaiole, Radda e Castellina tutte sotto Siena.
Fu solo all'inizio del XX secolo che, per motivi commerciali e quindi per aumentare la produzione al fine di soddisfare l'ampia richiesta nazionale ed internazionale, si iniziò a produrre vino al di fuori della zona del Chianti delimitata nel 1716, chiamandolo ugualmente “Chianti” o “vino prodotto all’uso del Chianti”
A tutela della storicità delle terre natie del Chianti, nel 1924, alcuni produttori fondarono il “Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua marca d’origine”, scegliendo come effige l'ormai celebre Gallo Nero.
Altro e fondamentale step fu quello del 1932, che vide aggiungersi il suffisso “Classico” ai vini provenienti dalla zona classica, grazie ad un apposito decreto ministeriale, ad ulteriore tutela del territorio e per permettere una maggior riconoscibilità dei vini “Chianti Classico” da parte del consumatore.
Di conseguenza nacquero le varianti prodotte fuori dall'areale del Chianti Classico, ovvero le sottozone Chianti Rufina, Chianti Colli Senesi, Chianti Colli Aretini, Chianti Colli Pisani, Chianti Montalbano, Chianti Montespertoli.
La DOCG viene conseguita nel 1984 e nel 1996 diventa autonoma. Fondamentale il divieto dal 2010 di produrre "vino Chianti" nell'areale del Chianti Classico.

Detto questo, la distinzione fra le DOCG differenti, specie rispetto a quella del Chianti Classico è fondamentale al fine di comprendere gli areali di produzione soggetti a diversi disciplinari. Non me la sento di dire che sia indice assoluto di un distinguo anche in quanto a qualità dei vini prodotti, in quanto anche nelle sottozone esistono picchi di alto livello, ma è palese che la qualità media del Chianti Classico sia stata mantenuta negli anni, come dimostrato dall'ultima Chianti Classico Collection nella quale ho avuto modo di assaggiare Chianti Classico di grande territorialità e, spesso, con una peculiare elegana propria di queste terre.

Più che il singolo assaggio, vorrei citare le realtà incontrate durante il mio Chianti Classico Collection 2017 che mi hanno stupito particolarmente per la somma della semplice, ma al contempo delicatissima, addizione territorio+produttore=vino, che si trasforma in equazione di ardua risoluzione se contempliamo le innumerevoli variabili del caso.
Castell'in Villa: credo sia doveroso partire da qui, data la storicità di un'azienda che non solo permane come punto di riferimento assoluto di eleganza e longevità, ma continua a stupire per interpretazioni fedeli e sincere di ogni annata. In questo caso l'unica in assaggio è stata la 2012, che ha racchiuso in se il potere raro di chi sa, ma non ostante, di chi fa, ma non lo fa pesare, di chi è... e continua ad essere, fiero ed imperterrito. Un Sangiovese in purezza che durerà in bocca, in cantina e nei ricordi.
Da bambino amavo particolarmente le storie di principi e principesse, oggi le baratterei volentieri con quella della Principessa Coralìa Ghertsos Pignatelli della Leonessa e con i suoi vini.

Monterotondo: Siamo a Gaiole in Chianti, dove il mio metà-omonimo Saverio Basagni continua a stupirmi con i suoi vini, espressioni estremamente sincere di territorio ed annata. Vini frutto di un equilibrio tra esposizioni differenti, armonizzate dal vignaiolo con grande garbo e rispetto. Rispetto che parte dalle vigne fino ad attraversare tutti i percorsi di vinificazione, che danno vita a dei Chianti Classico di grande identità. In un'occasione in cui le Riserve non mi hanno stupito, il suo Chianti Classico Seretina Riserva 2013 ha rappresentato uno dei picchi più alti della giornata, per quel raro connubio fra forza e dinamica che, non solo fanno apprezzare il vino in prospettiva com'è ovvio s'abbia da fare quando ci si appropinqui ad una Riserva in anteprima, bensì ne rendano giù godibile e piacevole il sorso.

I Fabbri: dopo aver assaggiato i vini di questa piccola realtà ho detto ad un amico/collega queste semplici parole “questi vini sanno di Lamole!”. Sicuramente gli assaggi con l'identità più marcata, intrisi di freschezza – i vigneti sono “alti alti”, tra i 550 ed i 650slm - e mineralità racchiuse in corpo di indiscutibile classe. E' proprio in questo banco d'assaggio che ho goduto di una delle più luminose ed inaspettate sorprese enoiche delle mia vita... a testimonianza di quanto il territorio, ma ancor più la singola vigna con le sue piante radicate in quei terreni, sovrastino la mano del produttore e persino il varietale nella più positiva delle interpretazioni, imponendo un marchio chiaro ed identitario di fresca e minerale eleganza, c'è il Doccio. Parliamo di un Merlot in purezza che sa di Lamole e che alla cieca farebbe divertire ogni amante del Sangiovese, in quanto – fidatevi di uno che non è che si strappi i capelli per il Merlot... mmm, questa dei capelli non regge, mi sa! - è così incidente il terroir in questo vino da distinguere il Merlot dal Chianti Classico solo per piccole sfumature varietali e per il tannino, ma la dinamica del sorso è pressoché la stessa.

Quercia al Poggio: siamo a Barberino Val d'Elsa, in un'azienda che ha trovato negli anni un equilibrio sempre più concreto fra passato e presente, fra storia e slancio verso un'agricoltura rispettosa e sostenibile di grande contemporaneità.
Di quest'azienda, come di poche altre – purtroppo – ho apprezzato la consapevolezza ed il coraggio dell'attesa. Ad essere presentati, infatti, sono tati il Chianti Classico 2013 e la Riserva 2012, entrambi ancora in fasce, ma già più intuibili in prospettiva di alcuni vini, proposti solo secondo i tempi dettati dalle dinamiche commerciali.
Vini luminosi, intensi, ma al contempo dritti e salini quanto basti per chiudere gli occhi e scorgere quei terreni ricchi di calcare attivo nei quali le bellissime vigne dell'azienda affondano le proprie radici.

Caparsa: Paolo Cianferoni è uno di quei produttori che ogni winelover dovrebbe conoscere per fare un tuffo nella tradizione, in maniera vera e consapevole, senza l'impressione di esser di fronte alla solita “tiritera” commerciale ripetuta ad oltranza ad ospiti, assaggiatori ed avventori.
Tradizione all'insegna del rispetto, del quale la certificazione biologica in vigna e cantina rende solo in parte l'idea.
Il Caparsino Riserva 2013 è un vino straordinario per complessità e profondità del sorso, senza alcuna percettibile incidenza del legno. Tutto al proprio posto, per un assaggio integro e coerente di un grande Chianti Classico.

Tolaini: cantina di cui vi ho parlato in un recente articolo, che presentava in questa occasione un nuovo Chianti Classico “annata”: il Vallenuova 2015. Apprezzabile la scelta di inserire nella propria linea un vino che rappresenti la massima espressione del territorio – siamo a Castelnuovo Berardenga – accantonando i tagli con i vitigni internazionali in favore di un'attenta selezione di Sangiovese in purezza, proveniente dai migliori vigneti dell'azienda.
Tra le 2015 sicuramente la più apprezzabile oggi e, complice l'annata, di ottima prospettiva. “Buona la prima”, direi!

I Sodi: una delle più piacevoli scoperte dell'anteprima, che mi da lo spunto per ribadire quanto le annate non possano essere dichiarate pessime in maniera trasversale, come nel caso della 2014, che in questo caso ha visto le vigne, grazie al supporto e la cura attenta, ripettosa e doppiamente faticosa del produttore, rispondere in maniera egregia alle criticità, di certo inferiori a quelle intervenute in altre zone. Un Chianti Classico 2014 che si fa bere, senza tanti fronzoli, sfruttando al meglio ciò che l'annata ha concesso, ovvero freschezza e profondità. Interessante il Canaiolo in purezza prodotto solo nelle migliori annate, ma lo scettro del miglior assaggio fatto in quest'azienda va al Sangiovese in purezza Vigna Farsina, che nonostante i ca. 3 anni di affinamento in barrique, denota un'ottima integrazione del legno ed un approccio tanto elegante quanto diretto del varietale.

Solatione: piccolissima realtà di Mercatale Val di Pesa. Una vera e propria sorpresa consigliata da un'amica vignaiola - di solito sono i consigli migliori -, che vince il "premio" pazienza presentando Chianti Classico 2012-2011 e Riserva 2011. Vini in piena evoluzione, di grande carattere, che rispecchiano il nome dell'azienda per lucentezza e calore, bilanciato da sapidità e finezza del sorso.

Di assaggi degni di nota ce ne sarebbero stati altri, ma ho voluto citare quelli che, oltre alla qualità del Vino, in sè per sè, mi abbiano donato qualcosa in più in termini di territorialità e personalità. Credo che ognuna di queste aziende abbia espresso in maniera sincera la propria indole in relazione alla propria terra e perciò hanno appagato pienamente la mia curiosità.
In conclusione, il Chianti Classico mi ha dato una sensazione di continua crescita ed alcuni assaggi "casuali", tra le aziende più grandi e quelle a carattere meramente internazionale, hanno confermato un livellamento verso l'alto in termini di qualità media ed una grande forza espressiva delle singole zone che, spesso, riesce a tener testa anche al produttore più incisivo, vincendo il braccio di ferro del'omologazione. Dando per assunto che molti vini, specie quelli più "costruiti" per i mercati, non fossero "esattamente" nelle mie corde, sarei ipocrita se non dicessi che ne abbia, comunque, appurato la pulizia e la coerenza.

Nota a margine: io amo il Sangiovese prodotto in alto, con grandi escursioni termiche giorno-notte e su suoli ricchi di calcare attivo. Chiamatemi scemo..!? 

F.S.R.
#WineIsSharing

Elenco blog personale