sabato 11 febbraio 2017

L'empatia nel Vino - L'Emozione come veicolo di conoscenza enoica

Vi è mai capitato di incontrare un vino e sentire che voi e quel liquido aveste qualcosa in comune? Uno di quegli assaggi che vanno oltre i meri tecnicismi e che definire “buoni” o “di qualità” vi sembrerebbe a dir poco riduttivo? Ammetto che a me capita spesso di ritrovare parti, sfaccettature, peculiarità del mio carattere o aspetti della mia vita in un calice, sperimentando una sorta di empatia enoica che fa da viatico d'elezione per l'emozione.
Eppure non sono molti i vini di cui scrivo, se paragonati ai vini che assaggio e la proporzione, per chi mi segue sui social, non è poi così difficile da fare ad occhio e croce, e non sono molti i vini con cui mi trovo completamente a mio agio nel parlarne e nel rapportarmi ad essi, nel personificarli e nel scorgere in essi qualcosa di più delle semplici connotazioni organolettiche.
Esistono descrittori esaustivi, tecnicamente ineccepibili, è divertente scovare aromi, sapori, sensazioni tattili e persino arrivare ad essere in grado di percepire componenti chimiche del vino stesso, come le acidità o la quantità di solfiti in esso disciolti. E' importante affinare la propria percezione e riuscire a comprendere il Vino nella sua estrema bellezza, ma lo è, altresì, elogiare la sua meravigliosa capacità di rendere una così profonda complessità qualcosa di semplice... semplice come bere un bicchier d'ac... no, scusate... di Vino!

Scrivo questo pezzo, perché ieri, durante un assaggio mi sono reso conto di quanto bello sia poter trasformare gli aspetti razionali della degustazione in emozione, ma al contempo mi sono chiesto se per emozionarsi assaggiando un vino ci sia davvero bisogno di conoserne e riconoscerne così tante caratteristiche organolettiche. Credo che ancora una volta la risposta sia nel mezzo e che, se da un lato i rudimenti della tecnica di degustazione, le conoscenze enologiche e magari quelle agronomiche, possano portare ad una consapevolezza tale (la mia è ovviamente in divenire) da apprezzare il vino nel suo essere materiale ed immateriale, è pur vero che il 99% di chi beva o compri vino non necessariamente sappia molto di tecnica di degustazione, descrittori, o chimica del vino e spesso non conosce neanche “com'è fatto il vino”, se non, forse, attraverso qualche puntata di “com'è fatto il cibo” in tv.
Dato per assunto questo, saremmo portati a pensare che, quindi, le vere emozioni enoiche e la reale capacità di capire ed apprezzare il vino siano ad esclusivo pannaggio degli “esperti degustatori” o, comunque, di chi abbia affinato tecnica e know how, ma non credo sia così!
Quante volte, a te che sai di vino ed assaggi con cognizione di causa, è capitato di trovare a cena con la tua ragazza, magari tua moglie o un amico che di vino non sapesse più che fosse fatto con l'uva? A me capita spesso ed ogni volta mi sorprendo... mi sorprendo di quanto sia naturale per alcune persone percepire, sentire e capire il vino, magari esprimendolo con descrittori poco convenzionali o assaggiando con metodi poco ortodossi. Io credo che il Vino abbia, come l'Arte, come la musica e come tutto ciò che nella materia contempli l'emozione e la capacità di veicolare l'emozione stessa, la capacità di dialogare con chi assaggi e di creare empatia con gli individui.

Quindi, se da un lato invito tutti ad affinare la tecnica e ad assaggiare il più possibile, magari in cantina, magari cercando di comprendere prima ancora di quale sia l'aroma di carruba, come il vino si faccia, camminando un po' in vigna - ricordo che in Italia non abbiamo scuse, in quanto potreste tracciare puntare un compasso in qualsiasi punto della penisola, tracciando un cerchio del raggio di pochi km e trovereste sempre una vigna -, dall'altro lato mi piacerebbe ci fosse meno elitarismo e più serenità intorno ad un calice e che tutti abbiano il diritto di dire la propria durante una cena, o semplicemente di non sentirsi a disagio accanto ad un esperto. Chi ama il vino, chi ha dedicato e dedica così tanto tempo, così tante energie alla sua conoscenza ha il compito di divulgarne la complessità, ma anche di avvicinare i potenziali winelovers – che ancora non sanno di esserlo! - in modo graduale, partendo con libertà e leggerezza, per poi mettere a disposizione di tutti le proprie competenze, perché il vino torni ad essere di tutti e non solo di un elite.

I social in questo sono un'arma a doppio taglio, in quanto focalizzano il target e sono in grado di escludere e tagliar fuori chiunque non appartenga ad una determinata “cerchia”, ma possono anche aggregare ed aprire mondi come quello del vino a molti, grazie alle armi della curiosità e dell'emozionalità. Credo sarebbe bello poter spingere neofiti, distanti anni luce dall'apprezzare il vino nella sua interezza, ad approfondire e ad amare questo meraviglioso mondo proprio grazie ad un approccio meno distaccato e distaccante. Magari sbaglio... ma mi piace pensare che chi mi stia leggendo ora, lo faccia perché qui sa di non trovare solo tecnica o nozionismo, ma un pizzico di ogni cosa disciolto in calici di vino, raccontati perché vissuti, come vissuto è ogni mio viaggio di cantina in cantina, di evento in evento, di degustazione in degustazione.

F.S.R.
#WineIsSharing

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