martedì 7 febbraio 2017

Maledetti Wine Bloggers!!!

Non ve l'aspettavate un titolo del genere da un Wine blogger, vero?! Inutile dire che fosse ironico, ma la realtà e che mi sento un po' confuso, sapete?!
Ultimamente vedo da un lato un aumento dei miei followers e delle visite a questo wineblog, concomitante alla nascita di nuovi wine bloggers - sia chiaro, io sono per il "più siamo è meglio è" purché ci sia unità d'intenti, ovvero comunicare il vino in maniera positiva e propositiva, meglio se obiettiva -, ma dall'altro sento una sorta di insofferenza nei confronti della figura del blogger e, purtroppo, anche verso quella del Wine Blogger.
In realtà, credo la cosa sia comprensibile data la congiunzione socio-economica che ha portato al fiorire, in maniera indiscriminata, di bloggers di ogni categoria, che trattino di ogni genere di argomento e che approccino il proprio settore nei modi più svariati. Il fatto è che il giovane senza lavoro, la casalinga annoiata, l'appassionato (eccomi!), ma anche l'esperto e persino il giornalista oggi siano tentati dall'aprire un blog, questo per via della facilità di creazione e di gestione di uno dei canali di comunicazione più importanti (quanto meno in termini di numeri) del nuovo millennio.
Ora, senza spendersi troppo in paragoni e confronti e senza perdersi in poco utili digressioni, passiamo a quello che è accaduto e sta accadendo nel mondo del Vino.
La figura del Wine Blogger si fa a posizionare in un comparto già critico di per sé, con notevoli problematiche comunicative e questo rende questo canale molto molto delicato da approcciare e da sostenere.
Qualche settimana fa sono stato convocato da un caro amico professore allo IED di Roma, per portare a ragazzi poco più giovani di me la mia esperienza diretta in questo frastagliato mondo del wine blogging.
La lezione iniziava proprio con una divisione dei Wine Blog in alcune categorie focali:
  • Commerciali/Promozionali – si tratta di blog in cui vengono recensite cantine e/o vini in maniera palesemente commerciale, quindi dietro compenso, stringendo un rapporto di collaborazione con le aziende stesse;
  • Aziendali – lo dice la parola stessa... si tratta di wine blog gestiti direttamente da produttori ed aziende vitivinicole per la promozione dei propri vini o semplicemente per avere un canale di comunicazione più informale e diretto con i propri followers/clienti (le pagine facebook, e gli account social in generale, stanno pian piano sostituendo il blog interno ai siti);
  • Informativi – parliamo di blog a carattere meramente informativo con notizie, dati statistici, ricerche e cronaca enoica. L'approccio è distaccato;
  • Divulgativi – blog che forniscano nozioni più o meno approfondite riguardo la tecnica di degustazione, l'enologia e la viticoltura o più in generale la cultura del vino;
  • Degustazione – spesso gestiti da Sommelier professionisti, sono wine blog nei quali potremo trovare descrizioni organolettiche/sensoriali dei vini assaggiati dall'autore in modo più o meno tecnico e più o meno emozionale, in base all'approccio del degustatore;
  • Storytelling – termine che viene utilizzato in molti campi, dai blog di viaggi a quelli di lifestyle, ma che nel mondo del vino acquisisce un valore aggiunto. Parliamo di blog nei quali potrete trovare veri e propri racconti riguardanti storie di territori, cantine e produttori/vignaioli. Il carattere è, spesso, narrativo/emozionale.
Questi sono solo alcuni dei principali focus che un Wine Blogger possa avere e nessuno impedisce di creare commistioni fra i vari punti - wineblogroll ne è un esempio – e, che ci piaccia o no, è normale che sia così! In ogni settore della comunicazione, dalla moda al food, dall'elettronica ai viaggi, l'invasione dei blogger e dei social influencers è progredita più o meno allo stesso modo, ma è nel mondo del vino, in realtà, è quello che sta mantenendo un maggior equilibrio.
Questo perché in Italia siamo tutti allenatori di calcio, cuochi e stilisti, ma non di certo – purtroppo – degustatori o enologi e questo perché il Vino è, specie nell'era moderna, diventato argomento elitario, distaccante e poco coinvolgente. Questo è un vantaggio in termini di contenimento dell'invasione dei wine blog a carattere commerciale (do ut des – richiesta campioni + compenso = recensione positiva), ma sta mostrando sempre di più problematiche legate alla sua capacità di arrivare ad un bacino di utenza meno ristretto e ad un target di riferimento più ampio.
Il problema principale è rappresentato dalla visione distorta di social e wine blogs da parte di produttori e giornalisti stessi e dalla superficialità/furbizia - decidete voi come vederla - con cui molti blogger arrivano a scrivere di vino.
I primi – giustamente – non nutrono fiducia in questo canale a causa delle centinaia di emails di scrocco-bloggers che avanzano richieste su richieste, portando in dote numeri (followers e visite) puntando sulla, spesso, scarsa conoscenza delle dinamiche di visibilità, posizionamento e social influence dei produttori stessi, al solo fine di guadagnare e accaparrarsi qualche campione, spesso rivenduto al “peggior” offerente.
I secondi si vedono “cornuti e mazziati” in quanto privati del valore intrinseco della propria professione e depredati di fette di comunicazione, fino a pochi lustri fa, a loro esclusivo pannaggio. Questo è più che comprensibile, in quanto un blogger – almeno per il momento – può non essere iscritto all'albo dei giornalisti e non deve necessariamente avere un percorso di studi alle spalle che ne giustifichi le capacità giornalistiche.
Per quanto concerne i bloggers improvvisati, in realtà, anch'io lo sono stato o forse no... non so! Chi può dirlo in fondo? Avevo studiato, assaggiato, visitato decine di cantine, ma non ero di certo un esperto, come non lo sono adesso. Eppure in molti mi seguono, molti produttori credono nel mio palato e nella mia "penna", alcuni altri mi stimano come persona e c'è persino chi pensa che capisca qualcosa di vino, proprio strano il mondo!!!
Ma... sono consapevole di poter non piacere a qualcuno, di poter essere criticato per aver barattato l'emozione con la tecnica sin troppe volte ed apprezzo chi decida di non leggermi perché non si ritrovi nelle mie parole o nel mio modo di vedere e vivere il mondo del vino, ma io il vino lo vivo! Lo assaggio! L'assurdità, oggi, è rappresentata da quel mondo di pseudo comunicatori ed influencers che diventano tali perché postano foto preconfezionate, producono contenuti scialbi e privi di alcuna competenza diretta, copiano ed incollano descrizioni o ancor peggio si fanno inviare campioni per poi rivenderli, come compenso di una marketta. Come già detto, io rispetto tutti ed accetto ogni modus operandi purché dichiarato e, probabilmente, se esistono questi bloggers/influencers è perché esistono produttori che stanno al gioco o forse... sono state proprio quelle grandi cantine a creare questi mostri! E chi può biasimarli!? Da un lato visibilità in cambio di qualche bottiglia di vino, dall'altra un compenso per qualche click... ma non è quel che auguro al mondo del vino e credo che potremmo evitarlo, più di altri settori, facendo cultura in modo semplice e diretto con rispetto ed unità di intenti fra tutte le categorie di media.
In un recente convegno dal tema "Comunicare il vino" Francesco Iacono, parla così dello storytelling del vino: 

"non si puòraggiungere il consumatore solo con la classica comunicazione pubblicitaria. Semplificando, si potrebbe infatti dire che narrazione è riportare una storia…. ma, di fatto, non è solo questo, perché la storia deve essere vera e condivisa. Questo vale ancor più nel mondo del vino, dove molti sono i luoghi comuni. La narrazione deve essere quindi basata sulla trasparenza, bisogna comunicare quello che si sa e che si può comunicare. La sfida è farlo senza banalizzare ma rendendo il racconto bello, emozionante e, soprattutto, vero.”
Ed io non posso che essere d'accordo!

Quindi, per quanto possa essere scontato dirlo – ed in questo caso non lo è! - non si può fare di tutta l'erba un fascio, perché esistono wine bloggers davvero preparati, in Italia ancor più che all'estero, e con una propria etica editoriale, spinti da motori che possono sembrare meno nobili di un diploma o una laurea, ma possono portare – almeno nel mondo del vino – ad una conoscenza adeguata, ovvero curiosità e passione. Inoltre, non sono pochi i giornalisti che abbiano compreso le potenzialità del blog e l'anacronismo della carta stampata, tuffandosi nel wine blogging e, a parte qualche eccezione, tutti con rispetto e grande dedizione.

Curiosità e passione, come accennato, non bastano da sole a poter essere presi sul serio ed a volte neanche l'etica ha un senso, in quanto materia opinabile e provocatoria, capace di indurre dubbi ancor più che di placarli dando maggior sicurezza e garantendo affidabilità. Ciò che occorre è verità, filtrata dagli ovvi canoni di soggettività individuale, ma obiettiva.
Seguendo tanti wine bloggers italiani e stranieri, tramite la mia rassegna stampa enoica e confrontandomi con essi attraverso i social, mi rendo conto di quanto l'obiettività sia fondamentale e quanto essa possa permettere ad ognuno un approccio diverso. L'errore è pensare che tutti debbano seguire una certa linea guida, che tutti debbano scrivere degustazioni tecniche perché il Vino è tecnica ed il produttore vuole un parere razionale sul prodotto del suo lavoro – per la cronaca... quello è un lavoro e si chiama enologo, ancor più che sommelier -, piuttosto che fare informazione proponendo news, ricerche di mercato, dati statistici o che tutti debbano parlare di vino in maniera più emozionale e meno fredda. Il vino è materia viva e complessa e vanta una miriade di sfaccettature e, mi piace credere, che la strada giusta sia quella della libertà d'espressione e di approccio purché subordinata all'obiettività. Io non posso criticare il blog commerciale, perché c'è chi vede il blog come un lavoro e non fa altro che gestirlo come fosse un'agenzia di marketing o una concessionaria di pubblicità, ma credo andrebbe palesato ed a volte questo viene furbescamente omesso. Il lettore va tutelato e deve sapere che se si sta elogiando un vino o si sta parlando di una cantina come fosse la migliore al mondo ci sono buone possibilità che questo sia stato, quanto meno, agevolato da un compenso diretto. 
Come non credo si possano criticare i degustatori che pubblicano note meramente tecniche, perché c'è tutta una nicchia di lettori, appassionati, professionisti e produttori che amano quel tipo di approccio e si nutrono di quelle descrizioni trovando nella razionalità la bellezza del sapere e nella tecnica un'espressione emozionante dell'attività cognitiva umana.

Ovviamente, la mia propensione è verso un approccio più emozionale, che sia un blend equilibrato ed armonico di storytelling e note di degustazione, ma questo solo perché è quello che io sento di fare, non di certo perché la trovi l'unica via per comunicare il vino, anzi... sono molto critico nei confronti di chi utilizza lo storytelling in maniera poco coerente e poco concreta, in quanto evidenzia lacune nella conoscenza di territori, cantine e vino e questo può indurre i lettori a credere o pensare cose che hanno poca attinenza con la realtà. Il realismo nello storytelling del Vino è fondamentale, per il resto ci sono i romanzi.
Il mio approdo nel mondo del vino, ad esempio, nasce da una grande passione sbocciata 10 anni fa con il mio primo trasferimento in Toscana, dopo aver girato un po' il mondo e l'Italia ed aver incontrato produttori, vini e territori, ma ha a monte una scelta indotta da un percorso di studi consono alla scelta dello scrivere, nonché da una serie di corsi ed approndimenti tecnici riguardanti degustazione ed enologia. Inoltre, il know how che ho acquisito lavorando nel mondo della comunicazione online e nella gestione di siti web è stato fondamentale nel comprendere cosa non fare! La mia è stata una scelta radicale: non seguire regole ferree regole di SEO, non creare un wine blog troppo complesso o accattivante, ma semplicemente dar libero sfogo ad una grande passione, con rispetto per chi fa il vino e per chi legge di vino, il tutto con il massimo della semplicità.
Persino le gratificazioni relative alle segnalazioni tra i migliori wine influencers, le migliaia di visite al giorno e la grande mole di followers che i miei profili social hanno acquisito negli ultimi anni sono frutto di una comunicazione organica e priva di “spintarelle”, ma dispiace mettere così tanto impegno e così tanta volontà nel provare a parlare i vino a più persone possibili, sperando in un avvicinamento ad un mondo che, ripeto, è stato troppo elitario per troppo tempo senza motivo, per poi vedere una disaffezione nei confronti del web, dei sociale e degli stessi blog da parte di chi conta più di ogni altra cosa nell'equazione della comunicazione enoica, ovvero i produttori.
Io capisco i giornalisti e so che piano piano la critica e l'insofferenza da loro provata nei confronti dei blog lascerà spazio ad un confronto e, magari, ad una sempre più rispettosa collaborazione verso lo stesso fine, ma pensare che dei produttori perdano la possibilità di parlare della propria realtà e dei propri vini a causa di qualche mela marcia è davvero spiacevole, per quanto più che comprensibile.

Alcuni produttori mi hanno chiesto: "Come scelgo a chi spedire i campioni?"

L'unica cosa che mi sento di suggerire è diffidare di chi propone collaborazioni commerciali fini a se stesse, ma al contempo di non snobbare la figura dei wine bloggers a prescindere. Seguiteli sui social, confrontatevi con loro, date un'occhiata al blog ed appurate che siano ricchi di buoni contenuti, cercate di comprenderne la “filosofia” e l'approccio e sono certo che troverete qualcuno in linea con la vostra idea di comunicazione.
Se togliamo tutto ciò che di negativo c'è nel blogging, resta qualcosa di fondamentale, ovvero la possibilità di arrivare ad un pubblico molto più ampio e variegato anche per le cantine che fino a pochi anni fa avrebbero dovuto investire migliaia di euro in campagne promozionali meramente pubblicitarie. Se siete restii all'invio di campioni, invitati i wine bloggers in cantina, segnalate la vostra presenza ad eventi, fate in modo di aver un confronto diretto con loro, ma non etichettate questa figura come qualcosa dalla quale tenersi a distanza, potreste perdere buone occasioni di essere comunicati in maniera seria, sincera e, soprattutto, gratuita.

Essere un wine blogger ha i suoi privilegi...
Per chiarezza, una volta acquisite stima ed influenza il wine blogger può godere del vantaggio di essere invitato a degustazioni a numero chiuso, di vedersi aprire le porte di cantine meno inclini alle visite e di poter ricevere campioni per dare il proprio parere, purché libero da dinamiche commerciali, riguardo i vini di una determinata cantina, ma questo arriva col tempo e, nel mio caso, con non poco stupore. Non credo ci sia un'altra via se non quelle dell'equilibrio e dell'umiltà, poggiate su una buona dose di sicurezza costruita cantina dopo cantina, assaggio dopo assaggio, incontro dopo incontro, ma soprattutto attraverso il confronto con chi ne sa più di noi.

Ci tengo a precisare che in questo articolo ho espresso solo ed esclusivamente mie opinioni personali e non ho alcun interesse nel rappresentare una categoria nella quale sono stato inserito da altri e non credo mi stia poi così a pennello, ma ci tengo a spezzare una lancia in favore di chi dedichi tempo, passione e voglia di fare ad un mondo che ha bisogno anche di questo, di essere svecchiato e reso più democratico e l'unione di blog e social networks, se gestiti bene può sicuramente agevolare la cosa. Un vero wine blogger è, nella maggior parte dei casi, un grande appassionato di vino che non scrive per un ritorno economico e che ha speso parte dei suoi guadagni in vino ed ancora oggi investe tempo e denaro per viaggi enoici e visite in cantina. Costi che non tutti i giornalisti devono sostenere in quanto godono della congrua copertura spese della testata o della guida per la quale lavorano, com'è giusto che sia dato che in quel caso si tratta di lavoro a tutti gli effetti.

Inoltre, all'uomo è stato fatto un dono meraviglioso, il libero arbitrio, quindi inutile criticare qualcuno o qualcosa, quando basterebbe semplicemente non seguire quelle persone e non leggere quei blog, no? Sono convinto che chi ami il vino sia in grado di discernere fra ciò che faccia al caso proprio o chi/cosa no, ma l'unica cosa che invito a perseguire la strada dell'obiettività. Non prendetevela con chi ha fatto di una passione un blog, in fondo, non fa nulla di male - e non parlo di me, che ormai sono un caso a parte 😋 -, forse sono scomodi per qualcuno, forse sbaglieranno, forse sanno meno di altri, ma che male c'è nello scrivere di qualcosa che si ami, senza troppe pretese? Se hanno seguito e se un giorno condizioneranno davvero i mercati, sarà davvero così terribile? Guardatevi intorno... chi condiziona oggi l'informazione? Il mercato? L'economia? Ed il mondo del Vino in toto? Sono forse i wine bloggers? Naaa... e, ascoltate un cretino, i blog sono l'ultima cosa di cui dovreste preoccuparvi e, forse, una volta trovato quello giusto per voi potreste anche arrivare a fidarvi di quel blogger ed a scegliere cosa bere, quale cantina visitare, quale approccio in vigna ed in cantina seguire in base a ciò che vi suggerirà, ma non dimenticate mai di avere senso critico e di essere voi a decidere se quel consiglio sia stato opportuno o meno. E' solo questo che conta.

Mi scuso per essermi dilungato troppo, ma questo è, per ovvi motivi, un argomento che mi sta molto a cuore e per me che non l'ho mai visto come un lavoro e che ho sempre messo l'anima e la faccia in tutto ciò che ho fatto e scritto, è importante evitare generalizzazioni.

F.S.R.
#WineIsSharing

Elenco blog personale