venerdì 31 marzo 2017

Come una barbatella... si prova a crescere

In molti, da quando scrivo di vino mi hanno scritto via email o sui social, pensando che questa fosse la mia professione, chiedendomi come si possa diventare wine bloggers (come se fosse una qualifica reale😜), come si possa lavorare nel mondo del vino o come si possano acquisire competenze in questo settore. Credo sia più che normale che ciò accada, benché io non sappia rispondere ad alcuna di queste domande, ma forse posso raccontarvi un po' di me e di come penso si possa crescere personalmente grazie al vino e con il vino.
Nella mia vita ho avuto modo di studiare, girare un pochino il mondo - per amore o per forza ! -, di conoscere realtà e persone di ogni ceto e provenienza ed ho sperimentato un discreto ventaglio di lavori dal restauratore al web master, dall'insegnante di sostegno al consulente nel settore delle imbarcazioni. Una vita piena controsensi che alla fine, però, diventavano sensati e trovavano nel passo successivo di questo strano percorso di crescita una loro armonia... più o meno!
Faccio questa premessa, in quanto credo che, niente come il mondo del vino possa rappresentare un cammino pieno di certe incertezze e repentini cambiamenti che possa sfociare in qualcosa di assennato, sensato, equilibrato (non sempre!) e che vanti un'amalgama frutto di paziente consapevolezza.
Nella mia vita, ma ancor più da quando bazzico per passione il mondo del vino, ho pensato che la crescita personale e professionale non potesse erigersi attorno a mere convinzioni e partiti presi... sì, ci vuole sicurezza e ce ne vuole molta, ma mai troppa specie se in blend con l'orgoglio.
Credo che il principio della crescita si fondi sulla curiosità, sullo studio, sull'esperienza e, soprattutto, sul principio della docta ignorantia dalla quale scaturisca un confronto costruttivo basato sulla capacità di ascoltare ancor prima di asserire.
Ecco perché per me il vino sia ascolto, è confronto e condivisione, ma al contempo ricerca ed instancabile corsa e rincorsa di ciò che fu, di ciò che è e di ciò che potrebbe essere.
Ho scelto la strada del blog per condividere con voi viaggi enoici, assaggi ed opinioni su vini, produttori, territori, parallelamente ad un continuo confronto sui social che, a mio parere – dal nome lo si evince già – sono un mezzo straordinario per una sorta di social brain storming, per aprire dibattiti costruttivi ed innescare dialettiche che possano sviscerare gli argomenti più disparati, dentro ed intorno al vino, per poi dipanare dei dubbi,  e trovare risposte attuali a quesiti che io stesso mi pongo ogni giorno.

E' un po' ciò che accade nelle degustazioni alla cieca che organizziamo tra amici e che consiglio sempre a tutti di sperimentare, in quanto si apprenda molto di più inibendo il condizionamento della bottiglia, ma aprendosi al confronto con gli altri degustatori, che assaggiando quegli stessi vini in completa ascetica solitudine per 10, 100, 1000 volte (ed a me capita spesso). Comparare, confrontare e confrontarsi, valutare ancor prima che giudicare o criticare, mi ha portato a maturare la convinzione che non si possa imporre il proprio gusto, ma si possa condividere la propria opinione, nella consapevolezza di quanto essa possa mutare con l'evolvere - o involvere... chi lo sa?! - della conoscenza enoica e della percezione del proprio palato.
Detto questo, negli ultimi giorni, da bravo eno-poco-nerd, ho riletto il libro di Lorenzo Corino e riguardato qualche film enoico come Mondovino, SOMM e i Barolo Boys (li trovate tutti su Netflix... ma se ci tenete a dormire un po' più di me non abbonatevi, provoca dipendenza!) e mi sono reso conto, una volta di più, di quanto ciò che viviamo noi winelovers dall'interno, con passione e trasporto alla fine dei conti sia solo una goccia di vino in questo mare magnum fatto di dinamiche di mercato, condizionamenti da parte di grandi esperti, consulenti giramondo capaci di riprodurre lo stesso vino indipendentemente dal terroir perché è così che piace al grande wine critic (e sia chiaro, non è né colpa del consulente né del critico!), multinazionali che in Francia e negli USA producono più del “Tav” in Italia e vengono prese come icone del lusso e riferimenti per la qualità da un lato e piccole realtà messe alle strette da un'assurda burocrazia e dalla difficoltà nel portare avanti il proprio lavoro in modo sereno e gratificante. Quindi ci tocca dare per assunto che esistano dimensioni completamente differenti, ma che non si possa approcciarle tutte, per questo io ho scelto di vedere il vino da un punto di vista meno critico e più democratico, ma cercando di condividere, semplicemente, ciò che io viva ed apprenda giorno per giorno. Faccio bene? Faccio male? Giudicatelo voi! 😉

Viaggio molto, assaggio molto, ma in realtà la cosa che apprezzo di più è confrontarmi ogni giorno con chiunque graviti attorno a questo settore e con chi ci è dentro da ben più di me, perché non ho mai creduto nelle verità assolute propinate da chi si erga su di un piedistallo fatto di Ego e di staticità temporale, ma credo che prendendo il meglio di ciò che ogni esponente di questo settore – dal vignaiolo, al venditore, dall'enologo all'agronomo, dal giornalista al sommelier – possa dare si possa vivere e vedere il mondo del vino nella sua continua evoluzione ed è questo ciò che amo di più. Amo la sua schietta variabilità e la sua continua mutevolezza, basata su principi saldi, ma anche su sfumature soggette ad un'obiettiva interpretazione individuale. 


Il vino ci insegna ad ascoltare e ad avere rispetto, ma soprattutto a crescere... a non smettere mai di crescere ed io sono ancora un infante, ma spero ci ritroveremo qui o altrove, a parlar di vino anche tra qualche anno e non sapete, ora come ora, quanto conti per me anche soltanto poter gettare lo sguardo oltre un muro temporale che sembrava non poter essere valicato. A quanto pare, però, come una giovane vite, o meglio una barbatella, che aspiri a crescere e maturare, posso ancora anelare a qualche altre vendemmia, infondendo le mie radici sempre più in profondità e ad adattandomi, di giorno in giorno, ai cambiamenti, senza perdere mai la mia identità.
Ci sarà chi proverà ad allevarmi in un modo, chi proverà a diserbarmi nel sottofila, chi arriverà per potarmi e poi si accorgerà che da potare c'è ben poco, ma credo crescerò maritato all'albero senza tempo della spontaneità e vedremo cos'accadrà... magari da me non scaturirà mai nessun frutto atto a divenire un vino di qualità o magari troverò "il mio verso" - come dicono qui in Toscana - come l'Asprinio di Aversa, ma io intanto... vivo! Tié! 😊 Per ora, diciamo che la fillossera l'abbiato scampata!
Tutto questo per ringraziarvi per i continui stimoli sui social, via email e di persona ad ogni evento, ad ogni degustazione, ad ogni incontro! Senza il confronto, saremmo solo io ed il Vino e pensare di poter capire qualcosa di così meravigliosamente complesso senza guardarsi intorno e spalancare gli orecchi sarebbe impossibile.

F.S.R.
#WineIsSharing

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