domenica 30 aprile 2017

Cantina Rizzi - Dove la forza si fa eleganza, il tempo diviene emozione

L'Azienda Vitivinicola Rizzi ed i suoi Vini a Treiso - Barbaresco

Il mondo del vino è tanto immenso, quanto piccolissimo e sovente capita di fare incontri inattesi dove e quando meno te l'aspetti! E' proprio ciò che mi è capitato con una delle persone di cui vi parlerò oggi, incontrata a Montalcino, in una cantina di un produttore che stimo molto. Fin qui, cosa c'è di strano? - Penserete - Non molto, in effetti, ma tutto mi aspettavo quel giorno tranne di ritrovarmi ad assaggiar Barbaresco in una cantina nota per il suo grande Brunello! Anche questo è il vino... il bello del vino!
Fatto sta che quel giorno, oltre ai grandi vini da Sangiovese Grosso assaggiati in quella cantina, a colpirmi furono la verve e la competenza di quel ragazzone alto quasi 2m e l'eleganza del suo Nebbiolo. E' in quel momento che decisi di cogliere l'occasione della mia ultima visita in Langa, in concomitanza con le manifestazioni Nebbiolo Prima e Grandi Langhe, per andare a trovare Enrico e le vigne in cui nascono i suoi vini.
Eccomi, quindi, a Treiso, presso l'Azienda Rizzi e ad accogliermi sono proprio Enrico Dellapiana (enologo dell'azienda) e sua sorella Jole (anima commerciale di Rizzi), figli di Ernesto, fondatore di questa, ormai storica cantina, nata nel 1974. E' stato l'amore di Ernesto per la vigna a portarlo a lasciare la città per tornare in quelle terre da tempo immemore appartenute alla famiglia.
Amore condiviso da Enrico che ha sempre vissuto la vigna e la cantina, sin da prima della sua laurea in viticoltura ed enologia.
Prima di passare ad assaggiare gran parte delle annate non ancora in bottiglia, da vasca e da botte, nonostante il meteo poco clemente, Enrico mi accompagna nell'ampia terrazza della cantina, indicandomi la dislocazione dei vigneti aziendali. E' proprio seguendo il dito di Enrico che mi rendo conto di uno dei punti di forza dell'azienda Rizzi, ovvero la "fortuna" di vantare ben 4 cru con al loro interno alcuni dei vigneti più vocati dell'intera denominazione: il cru Rizzi (nel quale affondano le proprie radici le viti del vigneto Boito), il cru Pajoré, il cru Nervo (con al suo interno il vigneto Fondetta, fiore all'occhiello dell'azienda), il cru Manzola (dove attualmente, però, non viene prodotta uva Nebbiolo atta a Barbaresco).
Passando dalle vasche di cemento alle botti, rigorosamente grandi, grazie agli assaggi delle varie parcelle, vinificate separatamente, inizio a farmi un'idea concreta di quale sia il comun denominatore dei vigneti aziendali e quale sia la coerente cifra stilistica dei vini Rizzi e, quindi, di Enrico. Un enologo molto rispettoso, conscio del potenziale delle sue terre e delle sue piante, capace di non agire in maniera incidente imbrigliando la spontaneità dei vigneti, bensì di lasciare che il frutto dell'attento lavoro in vigna sia libero di esprimersi in maniera pulita e sincera.

Terra, che se ben interpretata, è capace di grande finezza e di una nobiltà tannica superiore persino a molti cru di Barolo, ma comparazioni a parte, è la nota salina ricorrente in chiusura di ogni assaggio a rendere così forte il legame fra il vino di oggi ed il passato, preistorico, di questi terreni, dove un tempo il rumore più comune non era quello del vento tra i pampini, bensì quello delle onde del mare.
A conferma del potenziale degli assaggi fatti in cantina, ci sono gli assaggi condivisi con Enrico in più momenti, per lo più alla cieca, in un gioco di suggestioni, nell'assenza di condizionamenti, in quanto inseriti in batterie con altri importanti vini, che chi mi segue sui social avrà notato.
Metodo Classico Extra Brut Rizzi (2010 sbocc. 2016) - sono sempre molto titubante di fronte alle sperimentazioni di metodo classico, ma Enrico ha del talento ed in questo caso l'intuizione di aggiungere un 10% al blend classico di pinot nero e chardonnay per questo spumante ha dato esiti positivi. La sboccatura che ho avuto modo di assaggiare è tarda (64 mesi), ma mantiene grande freschezza di fiore e di frutto, a tratti esotico a tratti agrumato. Ciò che colpisce, però, non è solo la percepibile eleganza e l'indiscutibile equilibrio di ogni componente dura e morbida, fresca e calda, bensì è il tratto territoriale che rende possibile, seppur non in maniera eccessiva, ricondurre questa bollicina alla Langa. Vino di grande energia e luminosità, che brilla nel calice e negli occhi di chi sa guardare.

Barbaresco Pajoré 2013 Rizzi – vino di notevole intensità, capace di abbracciare i sensi con garbo e di intrigarli con femminile sinuosità. Se le sensazioni organolettiche profuse da questo nebbiolo potessero tradursi in un dipinto darebbero origine ad una rappresentazione grafica di grande semplicità e naturalezza, dietro la quale si celerebbe grande eleganza: una giovane ragazza, vestita di rose, che corre in un prato di viole, con incedere sicuro e senza mai voltarsi indietro se non per rinnovare l'invito a seguirla in una corsa profonda, intrisa di fresca giovinezza e di romantica suadenza. Una corsa sospinta da un vento che sa di mare e che del mare lascia il sale in bocca, quasi a ricordare che un sorso, che una corsa, non bastino per godere a pieno della bellezza di queste sensazioni... di queste spontanee emozioni.

Barbaresco Riserva Boito 2011 – il calibro più alto dell'azienda, un vino di struttura e forza tali da poter risultare nelle mie corde solo se attraversate da una sottile e profonda linea vitale vibrante. Inizialmente introspettivo, sulle sue, poco avvezzo al mio solito ciarlare. Il Boito ama andare dritto al sodo, senza perdersi in chiacchiere o in meri voli pindarici. E' un vino di spessore, che fa della sua classe e del suo palese potenziale evolutivo i suoi punti di forza. Il varietale è più che rispettato, mantenendo il suo corredo aromatico intatto sia nelle sue note più fresche che nell'avvio di un'evoluzione che stuzzica la mente tramite naso e palato con la sua speziatura nobile. Una di quelle bottiglie che ci mette poco a farti capire quanto sciocco tu sia stato a stapparla così prematuramente, ma che poi ti fa passare ogni senso di colpa quando, ritrovando la bottiglia lasciata aperta per sbaglio la notte prima, ti versi un calice e... la severa austerità diviene una piacevole chiacchierata fra amici sulla grande bellezza della vita, nonostante tutto e tutti, e su quanto il tempo, spesso nemico dell'uomo, sappia dimostrarsi amico se quell'uomo ami il vino.

Barbaresco Rizzi Nervo "Fondetta" 2013 - c'è molto dell'azienda Rizzi in questo vino, prodotto nel vigneto più irto fra quelli di proprietà, in cui le asperità e la pendenza si traducono in un profondo equilibrio fra struttura e classe. Quando penso a questo vino penso alla difficoltà che vi sia nel lavorare in un vigneto come questo, ma al contempo comprendo quanto le cose difficili "alla fine della fiera" diano, spesso, i risultati migliori in termini di qualità e di unicità. Ci sono coraggio e poesia, forza e leggiadria,maturità e spensieratezza, c'è concretezza e c'è fantasia in questo vino. Se il Nervo Fondetta fosse un team di Basket la terra allenerebbe la squadra guidandola secondo i propri schemi, il cielo il playmaker con la sua imprevedibile fantasia, la vite sarebbe la guardia il ruolo di M.J. per intenderci, l'uomo l'ala piccola pronto a tutto in attacco e difesa, ed il tempo sarebbe il pivot, nella sua possente lentezza e nella sua grande capacità di finalizzare l'azione. Non potevo evitare questo parallelo, dato che Enrico Dellapiana, mi dicono, sia un abile cestista.
Oltre alle annate più recenti, ho avuto modo di appurare il potenziale evolutivo dei vari cru di Barbaresco di Rizzi assaggiando annate addietro, che hanno confermato quanto il Barbaresco, specie in queste terre, possa e sappia dare nel tempo andando a rendere ancor più eleganti struttura e trama tannica, mantenendo freschezza e sapida mineralità.

Un'azienda fatta di persone di grande affabilità, che sanno fare ciò che fanno nel pieno rispetto del contesto naturale in cui si trovano e con l'evidente volontà di crescere di annata in annata in termini qualitativi, nonostante gli ottimi risultati già raggiunti.
Un punto di riferimento per gli amanti del Barbaresco e per chi, come me, è sempre alla ricerca di vini con un'anima pura ed equilibrata, senza storpiature di sorta o eccessi stilistici.

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 26 aprile 2017

Il mio Only Wine Festival 2017 - Ottimi vini e persone speciali

L'Only Wine Festival 2017 dal punto di vista di un Wine Blogger

La quarta edizione dell'Only Wine Festival si è appena conclusa e già si tirano le somme di un evento che non ha eguali a livello nazionale e che, di anno in anno, ha saputo crescere e sviluppare quello slancio che è e deve essere insito nel concept della manifestazione che più di ogni altra offre un focus mirato e centrato su giovani vignaioli e piccole cantine italiane e, da quest'anno, anche straniere.
Cinque sono i punti di forza dell'Only Wine di quest'anno, a mio parere:
- è stata raggiunta una diffusa e grande qualità dei vini presenti in degustazione;
- tante piccole grandi storie degne di essere raccontate da vignaioli e vignaiole di grande umanità e dedizione;
- evento dinamico e mai noioso, grazie ai banchi d'assaggio, alle degustazioni guidate ed a tutta una serie di eventi nell'evento (come l'intervento di Lorenzo Corino sull'agronomia ed il "vino naturale") davvero interessanti sia per i winelovers, che per gli operatori ed i produttori stessi;
- location suggestiva e capace di accogliere un pubblico democratico, ma anche di qualità;
- organizzazione impeccabile sia in termini di comunicazione che di gestione dell'evento in loco;

Ora, però, non vi parlerò dei numeri e del grande successo dell'evento in termini di affluenza, lascio ad altri queste valutazioni, e non vi parlerò della bellezza delle location e di una Città di Castello mai vista così piena (io ho vissuto per anni e sono appena tornato a vivere a 10 minuti dalla città umbra), ma vi racconterò di una storia intrisa di positività e di vino, di soddisfazione e di impegno.
only wine festival città di castello
La storia è quella dei giovani produttori, delle piccole realtà presenti ed un po' anche la mia, un Wine Blogger, se così vogliamo definirmi, che ha provato a dare il proprio piccolo contributo alla selezione di cantine che rappresentano a pieno ciò di cui di più abbia scritto, ciò in cui di più abbia creduto e creda da anni. Per la prima volta, da quanto scrivo di vino, ho accettato un ruolo in un contesto di questo genere, per la prima volta ho voluto mettere a disposizione questo mio diario enoico in favore di una manifestazione che ha tutte le carte in regola per diventare l'evento di riferimento per chi, come me, voglia scoprire realtà vitivinicole nuove, assaggiare vini rari eppure non improponibili a livello di costi, potendo tornare a casa con una, due o più bottiglie da assaggiar e riassaggiare consapevoli di aver avuto un'occasione unica, perché difficilmente potrà trovare quegli stessi vini facilmente in enoteca o al ristorante.
Tornando ai protagonisti dell'evento, di certo erano giorni difficili per molti dei vignaioli presenti, tra i quali non pochi avevano dovuto lasciare le propria vigne già martoriate dalle gelate notturne o comunque con l'ansia ed il patema nel cuore per ciò che sarebbe potuto accadere nel weekend, eppure erano lì, con il sorriso, a presentare, proporre e servire i propri vini, per lo più direttamente, mettendoci la faccia. Io stesso ho avuto modo di selezionare ragazzi e ragazze abbondantemente sotto ai 30 anni che vedono nel vino l'eredità di famiglia da portare avanti o il sogno da realizzare giorno dopo giorno e che ce la mettono tutta per comunicare la propria passione, il proprio territorio, ma soprattutto la propria competenza nel fare vino e nel volerlo fare nel miglior modo possibile. Che non me ne vogliano le grandi realtà, senza le quali probabilmente gran parte di queste piccole aziende e delle denominazioni presenti non avrebbero avuto il seguito e l'interesse che oggi hanno, ma l'esperienza mi dice che è nelle storie di questi piccoli produttori che si può percepire l'essenza del fare vino e dell'essere in simbiosi con le proprie vigne, col proprio terroir. Difficilmente sentirete parlare di aspetti commerciali, di marketing, di mercati internazionali quando vi troverete di fronte ad uno/a di questi/e giovani, bensì potrete ascoltare storie legate alla famiglia, alla territorio, alla passione enoica ed a tutto ciò che permetta ad essi di andare avanti, nonostante le ovvie difficoltà e le intrinseche incertezze che affrontino ogni giorno.

Inoltre, quest'anno è stata palese l'attenzione delle cantine, ancor più se di dimensioni contenute, all'ecosostenibilità, alla salubrità ed anche ad una sostenibilità economica aziendale e questo fa riflettere sul futuro della viticoltura di qualità italiana e fa ben sperare, facendo dell'Only Wine Festival una finestra unica nel suo genere sull'oggi e sul domani di questo comparto così prezioso per il nostro paese, ma sin troppo spesso ad esclusivo pannaggio dell'industria e dei grandi brand in in quanto a "vetrine che contano".
Camminando tra i banchi d'assaggio ed avendo modo di conoscere nuove realtà e nuovi vini, io stesso, c'ho messo davvero poco a comprendere quanto fosse cresciuto, in un solo anno, il livello di qualità di quest'evento, non solo in termini di organizzazione e di appeal per operatori e winelovers, oltre che per un target più democratico e generico (che è fondamentale per un evento in un contesto come questo), ma anche per le realtà presenti e per il frutto del loro lavoro.
evento vino umbria

Tra gli assaggi che di più abbiano saputo strimpellare le corde del mio animo enoico posso annoverare le seguenti cantine ed i seguenti vini:

Rizzini: piccola cantine della Franciacorta, zona tra le più colpite in questi giorni dalle gelate, che ha voluto essere presente per far conoscere i propri ottimi spumanti solo base Chardonnay al pubblio dell'Only Wine. Io ho apprezzato particolamente il Brut Millesimato 2009, di certo il più fresco e dinamico, dalla beva fine e socializzante. In un contesto di numerosi assaggi, in cui si rimbalza dai bianchi ai rossi, carichi e meno carichi, una bollicina così si apprezza ancor di più per la sua capacità di defaticare il palato con classe.

Mattia Filippi: quando competenza e consapevolezza tecnica da un lato e rispetto ed umiltà dall'altro si fondono al fine di riversare il pensiero, l'approccio e l'animo del produttore in ogni singola bottiglia di vino il risultato non può che essere unico. I vini di Mattia Filippi, però, oltre ad essere unici, nascono in un luogo unico come Faedo e questo non può che rappresentare un valore aggiunto. Sugli scudi per me e, da ciò che ho potuto vedere durante l'evento, per molti, il suo Xurfus, un Müller Thurgau di grande equilibrio, dall'aromaticità garbata, fresco e minerale, mai eccessivo e molto identitario. Davvero elegante il Metodo Classico Brut Natura Augusto Primo, uno chardonnay 100% che conferma la grande capacità di questo “viticoltore errante” di interpretare terra, pianta, uva ed annata con profondo rispetto e grande sensibilità.

Tenuta Belvedere: fino a qualche anno fa, quando l'azienda di Gianluca Cabrini aveva appena aperto i battenti, pensavo che questo giovane vignaiolo si fosse messo a lottare contro i mulini a vento, come un moderno Don Quijote dell'Oltrepò Pavese, per le difficoltà attraversate dal territorio, per il contesto agronomico locale, per la sua volontà di fare tutto non solo bene, ma bene e per bene! Oggi la sua caparbietà ed il suo continuo volersi applicare, confrontare ed aggiornare per quanto concerne, soprattutto, il lavoro in vigna gli stanno dando ragione ed i suoi vini hanno personalità da vendere. Se nel suo Pinot Nero vinificato in bianco, metodo Martinotti, troverete un amico con il quale iniziare ogni serata col piede più giusto e meno scontato e con il suo Riesling Renano vi renderete conto di quanto grande sia il potenziale delle sue vigne anche con un vitigno così difficile da far esprimere al meglio in Italia, è con la Croatina che vi farete un'idea ben precisa di dove sia arrivata, oggi, questa Cantina e, ancor di più, di dove potrà arrivare.

Valentino Butussi: quest'azienda di famiglia, ormai gestita da 3 giovani fratelli, giganti nel fisico ed ancor più nell'animo, è oggi una sorta di cartina di tornasole per quanto riguardi l'areale del Corno di Rosazzo e più genericamente dei Colli Orientali del Friuli. Tante etichette prodotte, ma ognuna destinata ad esprimere una piccola tessera di quel grande puzzle varietale e gustativo che solo quella zona sa dare in Italia, con i vitigni autoctoni e con i vitigni che da alloctoni, ormai, si sono adattati così bene e così radicalmente a questo territorio da poter essere considerati quanto meno tipici.
Da assuefazione il suo Sauvignon Blanc Genesis 2015, capace di rappresentare al meglio il matrimonio perfetto tra questo vitigno e questa zona, in cui raggiunge la sua massima espressione varietale al naso e acido-minerale in bocca. Vino che lascia presagire un potenziale evolutivo davvero impressionante. Tra i rossi spicca sicuramente il Pignolo, vitigno difficile, ma capace di regalare sensazioni così distintive da renderlo imprescindibilmente interessante ed intrigante per un eno-curioso come me ed immagino molti di voi. Cantina dove attingere ad annate “vecchie” può riservare grandissime sorprese.

Giulia Negri: torno a scrivere dell'”enfant prodige” delle Langhe, di quella che chiamai Barolo Girl in maniera provocatoria, data la posizione antitetica con l'approccio modernista che fu ai tempi dei Barolo Boys. Vedere il Serradenari impressionare gli avventori più esperti per il suo palese potenziale ed il Pinot Nero dimostrare quanto il terroir possa geolocalizzare in termini organolettici un varietale così distintivo come il principe dei vitigni d'Oltralpe, mi conferma quanto il connubio fra questa giovane vignaiola ed il suo territorio siano forti e destinati a regalare grandi emozioni in bottiglia.

Tenuta Uccellina: non vorrei pregiarmi di titoli o cariche che non mi spettino, ma chi mi segue da un po' di anno sa quanto io abbia creduto nel Burson in tempi non sospetti e quanto questa cantina sia diventata un riferimento per questa vera e propria rarità romagnola, ma se di questo grande rosso da appassimento e della storia del suo particolare vitigno di ho già parlato in più occasioni, il plauso oggi lo faccio alle interpretazioni che l'azienda ha proposto di Rambela sia ferma che Metodo Charmat.

Condé/Le Lucciole: della storia di Chiara Condello e del suo progetto di vita, di vigna e di vino ho già avuto modo di parlarvene, ma è solo in questa occasione che ho avuto modo di assaggiare il Vino che segna l'ingresso nella nuova vita dell'azienda Condé, ovvero il Raggo Brusa 2013, fiero nel suo essere varietale e specchio del territorio. Un Sangiovese che si pone come perfetto trait d'union fra l'impronta toscana e quella romagnola, capace di attraversare la buona struttura con dinamica freschezza e di spiccata mineralità. Fa ben sperare anche il campione 2015 del progetto Le Lucciole, in cui questa giovane produttrice romagnola crede moltissimo ed io non posso che accordarmi alla sua fiducia in merito.

L'Aietta: Francesco Mulinari è il proprietario di quella che, a quanto mi risulti, dovrebbe essere la più piccola cantina di Montalcino e che, al di là dei numeri vede nell'artigianalità dei vini prodotti e nella volontà di non lasciarsi condizionare né dalle mode né troppo ossessivamente dalla tradizione la sua forza. Uno delle interpretazioni di Brunello nell'annata 2012 più solide e concrete, che non lascia molti dubbi riguardo il suo potenziale evolutivo a breve ed a lungo termine. Le vigne ad alberello a ridosso delle mura di Montalcino conferiscono potenza espressiva, ma al contempo dimostrano la capacità di questa forma di allevamento di conferire un naturale equilibrio al frutto. Una delle realtà più centrate nel contesto dellOnly Wine Festival.

Le Guaite di Noemi: a pochi giorni dal Vinitaly ho già una nuova occasione di assaggiare i vini di quella che penso fosse la più giovane produttrice presente all'Only Wine Festival con i suoi 23 anni appena. Vini che, senza lasciarsi troppo condizionare da Noemi e dalla sua giovinezza, la rappresentano al meglio nel loro equilibrio fra l'impatto netto e diretto a primo naso e l'essenza complessa e profonda del sorso. Vini che, a differenza di molti altri Valpolicella, si lasciano bere con inerziale piacevolezza, grazie alla buona freschezza e ad un'impronta minerale ben percepibile in ogni assaggio della linea. Seppur così giovane è già una certezza.

Az. Vitivnicola Socci: tre sfumature di Verdicchio, tre vini con tre anime diverse, ma convergenti e tutte molto espressive di quella che è l'idea produttiva e, soprattutto, di quel fazzoletto di vigneti adagiati sul “cru” di Monte Deserto. Conosco a mena dito i vini di questa realtà, ma ogni annata mi stupisce sempre l'alternanza delle mie preferenze fra l'una e l'altra interpretazione. In quest'occasione a colpirmi particolarmente è stato il Deserto 2016, intenso nel suo varietale, con un sorso concreto, fresco e sapido. Una splendida famiglia che fa vino con passione e dedizione continuando a regalare emozioni sincere a tutti gli amanti del Verdicchio.

Lunarossa Vini e passione: se il Quartara non smette mai di stupire me ed i fortunati avventori che hanno avuto modo di assaggiarlo all'Only Wine o altrove, è stato il Borgomastro 2011 a rappresentare uno degli assaggi più emozionanti dell'intera manifestazione. Un Aglianico in purezza che lascia poco spazio ad interpretazioni ed ancor meno a dubbi... varietale inconfondibile, legno ben integrato e dinamica di sorso che sa di quel fazzoletto di terra a ridosso dei Monti Picentini.
1Sorso: forse la storia più bella e della quale vado più fiero, quella di Mario Bagella, giovanissimo vignaiolo sardo, che più di molti altri ha compreso e sfruttato al meglio l'occasine offerta da questa manifestazione. Per un'azienda piccolissima, per di più isolana, come quella gestita da Mario con l'aiuto di suo padre, non è di certo semplice partecipare a grandi eventi enoici o fiere di settore, per motivi logistici e di budget, ma l'opportunità di essere selezionati e quindi di non avere costi da sostenere se non quelli relativi a viaggio, vitto ed alloggio, ammortizzabili con la vendita dei propri vini durante i due giorni di banco d'assaggio, ha reso tutto più semplice. Un Cannonau 2016 che ammalia con il suo naso sincero e la sua educazione al sorso. Il Vermentino invece può tranquillamente risparmarvi un biglietto aereo o un viaggio in traghetto, vista la sua capacità di farti fare un vero e proprio trip sulle spiagge del nord della Sardegna a due passi dai vigneti dai quali i vini di questa azienda vengono. Si prospetta un futuro radioso per questa cantina sarda.

Podere Grecale: da Sanremo, sulle ali di un vento fresco che rievoca profumi e colori dei fiori e le note saline del mare. Una realtà, quella rappresentata all'OnlyWineFestival dalla giovane vignaiola Serena Roncone, nata dalla voglia del padre Lino di provare a fare vino nel "giardino di casa", più per il vezzo di produrre qualcosa di buono per proprio consumo che per farne un'attività a tempo pieno. Oggi, però, Podere Grecale è un'azienda vitivinicola vera e propria che stupisce per l'identità forte ed affascinante dei propri vini che sanno di mare e di sole, ma anche di quell'effimera, ma a tratti così concretamente percepibile sensazione che solo un sogno realizzato può sviluppare.
Divertente e piacevolissimo il Metodo Ancestrale base Vermentino, che nonostante la presenza dei lieviti in sospensione permane pulito e dalla beva per nulla appesantita. Il Vermentino Superiore Maèn è il vino più complesso dell'azienda eppure per nulla impegnativo, grazie alla sua territorialità pura e semplice, fresca e marina che rende la forte struttura più che gestibile ed apprezzabile.

Santa Maria La Nave: un piacere ed un'occasione più unica che rara trovare questa micro azienda dell'Etna in giro per l'Italia con la possibilità di assaggiare vini prodotti in tiratura limitatissima da uno dei vigneti più alti d'Europa (oltre 1.100mslm sull'Etna). Occasione che in molti non si sono lasciati scappare ed io non potevo essere da meno, apprezzando sia il grecanico dorato Millesulmare che brilla per luminosità e vulcanica mineralità ed il Rosso dell'Etna Calmarossa così pieno di fuoco e passione, eppure tanto fresco e minerale (sapido/ferroso) da non riuscire ad evitare di chiederne un secondo assaggio. Uno di quei vini che ti fanno dire, anche dopo decine se non centinaia di assaggi "questo lo ribevo"!

Podere di Pomaio: quando la sostenibilità attraversa in maniera trasversale ed assennata ogni aspetto della gestione e della produzione di una cantina. Il Rosato RosAntico 2016 conferma l'attitudine di questa etichetta all'espressione più estiva di freschezza e mineralità. Un vino che vorrei sempre avere in frigorifero in una giornata di sole estiva, ma che, in fondo, porterebbe un po' il sole nel bicchiere anche in una giornata uggiosa. Davvero elegante il Porsenna 2012, un Sangiovese come s'ha da fare.
Pomaio si dimostra ancora una volta una realtà coerente nell'essere e nel fare.

Tenuta Ripa Alta: ricordo ancora quando andai a scoprire, ancor più che a trovare, una giovanissima Alessandra Leone in quel di Cerignola. A quell'epoca - e parliamo di soli pochi anni fa - il suo piglio e la sua determinazione mi impressionarono, oggi nei suoi vini trovo tanto coraggio e trovo ancora quella forza d'animo che spero non abbandoni mai né la vignaiola né le bottiglie che usciranno dalla sua cantina. Ha carattere la ragazza ed i suoi vini ne hanno altrettanto. "Il mio Fiano" continua la pennellata di pura luce su una tela dal fondo rosso, potente e distintivo rappresentato dalle nuances di Negroamaro e Nero di Troia.

Gabriele Mazzeschi: giovane produttore toscano, che mi ha molto colpito per la sua competenza tecnica e per l'approccio consapevolmente rispettoso in vigna ed in cantina. Nei suoi vini è facile sentire la predominanza del terroir nella più assoluta assenza di omologazione. Ottimo il Foramacchie, un IGT Toscana Rosso base Sangiovese, con un piccolo saldo di Cabernet Sauvignon appena percettibile, che si dimostra molto espressivo di quella che è la naturale vocazione di questo territorio all'equilibrio tra durezza e morbidezza, freschezza e forza. La sorpresa, però, è il Primo, un rosato 100% Sangiovese vinificato in bianco con grande garbo, ottenendo un vino di grande facilità di beva, ma per nulla semplice e scontato, grazie anche alla divertente nota salina finale. Un vino che vorrei portare in spiaggia con me quest'estate.

Roberto Rondelli: il Rossese di Dolceacqua in questo contesto assume ancor più valenza e devo ammettere di aver fatto uno dei miei migliori assaggi dell'intera manifestazione proprio al desk di Roberto. Parlo del Migliarina 2013, ancora bambino, ma capace di spalancare una finestra con vista sul futuro di questo grande cru che porta con se tutto il potenziale minerale del vitigno e del terreno, in grado di sostenere ed enfatizzare il vettore acido in maniera davvero lineare. Un vignaiolo vero, Roberto, di quelli che portano in bottiglia la fatica ed il territorio, l'artigianalità ed il romanticismo con quel sottile ma al contempo megalitico equilibrio di cui solo la verità dispone.

Ci tengo inoltre a citare alcuni assaggi, di produttori che ormai non hanno di certo bisogno di presentazione e che si dimostrano ancora una volta coerenti con la qualità profusa negli ultimi anni: 

Vin de la Neu: ormai non credo esistano winelovers ed addetti ai lavori che non conoscano questa chicca enologica italiana voluta a creata dal giovane enologo Nicola Biasi. Al di là del pedigree e del palmares di Nicola, questo vino rappresenta una vera e propria scommessa con il territorio, con il clima e con chi - pochi data l'esigua tiratura di queste bottiglie - si ritroverà il Vin de la Neu nel proprio calice. Questo perché piantare un vigneto sperimentale in Val di Non e scegliere come varietale il Johanniter, vitigno ibrido resistente, non è proprio la scelta più "comune" e scontata per una realtà che produce e produrrà questo solo vino. Eppure l'impatto che la storia, l'esclusività ed ancor prima la qualità di questo vino stanno avendo da più che ragione al Nicola che ora come ora ha come obiettivo quello di raggiungere le 2000 bottiglie prodotte, per entrare a pieno regime. Vino che sa di quella valle, che sa di montagna, dall'erba alle mele, il tutto trasportato da un alito di vento fresco montano. Elegante e lieve come la neve, intenso come un raggio di sole che si specchia su di essa.

Titolo di Elena Fucci: un vero e proprio compendio di ciò che l'Aglianico possa essere e dovrebbe essere in quel territorio, ovvero una danza dinamica ed eleganza tra balsamicità, frutto e minerale vulcanicità. Un sorso lungo e composto, che aspetta di arrivare all'anima prima di dispiegare le proprie ali. Ormai sempre su standard molto alti. Anche con la 2014 il Titolo si conferma una certezza!

Tové di Marco Cecchini: di questo vignaiolo friulano ho già avuto modo di parlarvi più e più volte negli ultimi mesi, ma questa nuova annata di Tové (2015) meritava quanto meno di essere citata fra gli assaggi più convincenti ed originali della manifestazione. Questo Friulano con un saldo di Verduzzo dimostra ancora la sua grande personalità e la tensione verso un'evoluzione che è ancora agli albori. Vino buono oggi, che ha tutte le carte in regola per diventare ottimo nei prossimi 4/5 anni.

Alò di Davide del Gaia: quelli di Davide del Gaia sono vini veri, di una terra in cui il vino è fatto per secoli, ma dove oggi non vi è più l'ombra di una cantina, se non la sua e forse qualche "fondo" in cui qualche agricoltore produce qualche damigiana per proprio uso e consumo. Parlo di Anghiari, luogo magico dove sono certo che Davide troverà gli equilibri più giusti, dopo questi primi anni di sperimentazione, che stanno già dando buoni risultati. Non posso che ammirare la sua positività e la sua propositività nel fare e nel guardare lontano per sé e per il suo territorio.

Grillo Terre del Sole: c'è tanta sicilianità in questo vino, nella sua espressione varietale coerente e diretta e nel sorso caldo come un raggio  spigliato e dal finale marino. Un vino democratico, che accompagna in un mondo in cui la semplicità si fa qualità. Annata 2014 molto valida per questo vino e questa zona della Sicilia.

373 Bellese Vini: non chiamatelo prosecco! Esordisco così, in quanto dietro a questa bottiglia c'è una storia di legami viscerali con la famiglia e con la terra, c'è la voglia di realizzare, da parte di questa piccola realtà veneta, un vino che esuli dai dogmi della denominazione e che sappia esprimere quel sempre più raro connubio di passione, fatica e semplicità, senza risultare scontato e con un'identità, spesso difficile da percepire negli charmat. A fine degustazione, un calice che definirei defaticante.

3 sfumature di Verdicchio: citerò tre assaggi che mi hanno confermato l'estrema duttilità espressiva di questo varietale a cui sono così legato e la sua capacità di dire tanto delle vigne in cui viene coltivato. Il primo è il Vittoria Cl. Sup. 2015 dell'Az. Lucchetti, intenso, dal corpo materico, attraversato da una vena fresca e sapida che lo rende completo a tutto tondo; abbiamo poi il Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Ris. dell'Az. Mezzanotte, che conferma la bontà della sottovalutatissima annata 2014 nei bianchi, specie nel Verdicchio sponda Jesi, grazie ad un naso molto varietale e ad un sorso verticale ed armonico; ecco in fine il Castijo dell'Az. Casaleta, un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico 2013 da vecchio biotipi, ormai quasi totalmente perduti, che danno origine ad un Verdicchio "Old Style" nell'accezione più positiva di questa definizione, in quanto alla buona struttura tipica del Verdicchio tradizionale si aggiunge una buona dose di freschezza ed una ancor più spiccata sapidità capace di rendere il sorso inerziale. Vino di grande equilibrio e piacevolezza.

Last but not least ci tengo a segnalare come cantina da monitorare nei prossimi anni, data l'evoluzione in corso in vigna e cantina, l'azienda Le Macchie di Rieti, che mi ha molto colpito su tutta la linea, seppur presentasse vino ancora immaturi. Il potenziale di ogni referenza era, però, palese e sono certo che ci sarà da divertirsi riassaggiando quegli stessi vini tra qualche mese di bottiglia.

Un plauso anche ai vignaioli internazionali intervenuti per la prima edizione dell'Only Wine International che hanno permesso a centinaia, forse migliaia, di winelovers ed ai produttori italiani stessi di ampliare il proprio range di palato e la propria cultura enoica confrontandosi apertamente con persone di grande competenza e di altrettanta umanità. Vini straordinari da alcuni delle regioni vitivinicole più vocate al mondo come Borgogna, Champagne e Mosella (segnalo la prima uscita ufficiale in Italia del Pinot Noix di cui parlai qui). I miei più sinceri complimenti, in questo caso, vanno a Luca Martini per l'ottima selezione, come sempre, per nulla scontata e di grande qualità.

Concludo rinnovando le mie congratulazioni a tutta l'organizzazione (AIS e FieraShow) , davvero impeccabile su tutti i fronti, ed ai produttori che hanno partecipato a questa speciale edizione dell'Only Wine Festival di Città di Castello, nella speranza di ritrovarci tra un anno a parlare ancor più positivamente di quella che ha tutte le carte in regola per diventare una delle manifestazioni enoiche più importanti d'Italia e, di certo, la più importante per quanto concerne il focus sulle piccole cantine ed i giovani vignaioli.

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 19 aprile 2017

Vignaioli, ma chi ve lo fa fare?!?

Stamattina, al mio risveglio, ho aperto facebook come faccio ogni santo giorno, nella più totale ed incosciente serenità di chi, proprio come ogni giorno, voglia dare un'occhiata agli aggiornamenti dall'Italia e dal mondo... sì, quello del Vino.
Stamattina, al mio risveglio, ho aperto facebook e le foto che si susseguivano erano come fendenti all'animo di chi il Vino lo ami e lo conosca per ciò che è prima di tutto, ovvero fatica ed incommensurabile rischio.
Un'annata che solo qualche giorno fa, al Vinitaly, la maggior parte dei produttori vedeva con la solita positività, ma con poca attitudine alla scaramanzia sportiva,  come un'ottima annata, da portare in cantina con serenità, prevendemmia permettendo.
Eppure, basta una notte di freddo e gelo e tutto cambia: percezioni, sensazioni e convinzioni sembrano essere messe a dura prova ed ogni vignaiolo, colpito dalla naturale ira delle intemperie reagisce a modo proprio, chi cercando nell'imprecazione divina uno sfogo utile almeno a scaricare i nervi, chi arrovellandosi per trovare soluzioni a quella che ha tutta l'aria di essere una tragedia in alcuni areali ed in alcuni vigneti, chi cercando giusto e quieto conforto nei propri colleghi, sperando... magari... in una ripresa o nel consiglio che possa cambiare le sorti di un'annata, che per alcuni è passata dall'essere serena e regolare all'essere drammaticamente compromessa, in termini di produttività, la scorsa notte. 

Il vignaiolo... che mestiere figo, alcuni pensano ed altri osano dire... vive in mezzo alla natura, si diverte sui social a postare foto di posti meravigliosi, gira per il mondo per proporre il suo vino e magari fa anche il figo quando prende un premio o scrivono di lui/lei.
Sù dai, non diciamo cazzate! Il vignaiolo, cari miei, è un mestiere che, probabilmente, io farei solo per gioco, se mi dessero una vigna in gestione, a rischio e pericolo del proprietario e non dovessi curarmi di nulla, se non di "provare a far vino", come va va... o forse no?! E' il mio sogno in realtà, eppure ho già l'ansia ora che non ho ancora iniziato.

Il vignaiolo, cari miei, va a dormire ogni sera col sorriso, ma solo perché - si spera - ha bevuto un po' per togliersi l'ansia imprescindibile per chi, più di chiunque altro al mondo, è soggetto all'ironia a volte giocosa e benevola altre beffarda e bastarda di quella grandissima, brava ragazza, di Madre Natura.
Il vignaiolo si sveglia ogni mattina e controlla le proprie vigne, prima ancora di andare in cantina, e non può non temere... è nella sua indole avere un timore reverenziale per tutto ciò di cui è composto il proprio terroir, compreso sé stesso. Sì, perché un vignaiolo non può mai essere sicuro di sè al cento per cento, impara ogni santissimo giorno a cagarsi in mano e non può neanche utilizzare quegli escrementi per concimare la propria terra, perché ci vuole quello, ci vuole quell'altro... c'è chi è bio, chi non è bio, chi crede nel "Dio Dinamico" e chi tratta e chi ritratta. Il vignaiolo è un folle ragazzi! Il vignaiolo non può permettersi il privilegio di approcciare la propria esistenza ed il proprio lavoro con razionalità, perché altrimenti smetterebbe oggi stesso!
Invece, quei vignaioli... quelli che hanno postato foto di germogli morenti e di vigne martoriate dalle gelate notturne e che sanno che il peggio ha da venire nei prossimi 3 giorni... sì, proprio quei vignaioli sono già tornati a lavoro e lavoreranno, sappiatelo! Lavoreranno e si faranno un culo della Matrioska anche solo per portare a casa qualche grappolo. Salvare il salvabile si dice, giusto? Beh, molti con quel "salvabile" saranno in grado di fare piccoli capolavori, ma già so che tra qualche giorno nessuno si ricorderà dell'accaduto e che nelle etichette non ci sarà scritto "vino prodotto in un'annata drammatica" ed i consumatori, il 99,9% di chi beve Vino, manna dal cielo senza i quali i vignaioli non avrebbero nulla da fare ed io, scriverei di cronaca nera, visto il mio stato d'animo odierno, non sapranno mai dell'accaduto e si lamenteranno... sì, eccome se si lamenteranno! Si lamenteranno del prezzo, criticheranno il vostro vino, avrete persino clienti che vi rifiuteranno un ordine perché "questo non è buono come quello dell'anno scorso" o ancor peggio "questo è un altro vino".
Mostrerei a lor  signori le immagini di chi per le prossime notti, un po' come accadde l'anno scorso, proprio di questi tempi, in Borgogna, nelle Loira e in Svizzera (www.wineblogroll.com/2016/04/dal-global-warming-ai-raccolti), stia correndo ai ripari allestendo falò a bordo vigna, nella speranza di proteggere le piante dalle gelate notturne, magari capirebbero che fare vino non è un gioco.
Comunque... dai, ma chi ve lo fa fare di continuare a fare vino?!? Chi? Ve l'ha prescritto il medico, forse? O siete puramente masochisti? Lavorate un anno nell'incertezza più totale! Trattate, non trattate... tanto poi arriva una gelata o, come ad un caro amico, una grandinata il giorno prima della vendemmia e va tutto a farsi fottere! Dai... smettete! Cercate un altro lavoro, magari per quelli che il vino lo fanno senza uva! E' una figata, no?! 
Ma voi no... siete cocciuti! Forse perché amate troppo quel che fate e sapete che nell'assurdo, ma magnifico equilibrio che c'è nel Vino, come e tanto quanto nella vita, ad ogni delusione corrisponderà una grande soddisfazione e per quanto tendiamo sempre a ricordare di più le prime, arriverà sempre il momento di godere del frutto del vostro duro lavoro. Voi siete folli, ma avete un cuore  e due attributi (vignaiole comprese!) che la metà basterebbero ed avanzerebbero a chiunque! Ed ora a te che mi hai definito con scherno e spregio "l'amico dei vignaioli", dico che è così! Anche se un po' come con le fidanzatine delle elementari, loro non lo sanno mica di essere miei amici! Credere in tutto questo, rispettare il lavoro altrui, che tra l'altro ci da da bere e da scrivere (a me non da vivere, ma a qualcuno sì), non significa di certo non poter essere imparziali, anzì... da ancor più valore, a mio modo di vedere, ad ogni parola scritta riguardo ad un vino, ad una cantina, ad un vignaiolo.

Io confido solo che tutti possano rendersi conto di quanto ci sia dietro ad una bottiglia, specie in momenti come questi, perché è davvero assurdo continuare a giudicare una bottiglia solo e soltanto per ciò che sia scritto in etichetta e per ciò che esprima nel bicchiere in termini organolettici. Il Vino deve portare con sé la storia dell'annata, anche ed ancor di più quando le cose virano pericolosamente verso terre oscure e spaventose, perché attraverso il Vino e la sua storia, attraverso la vigna, le sue viti, e  la loro vita si può elevare l'animo umano, seppur solo per qualche istante. Si può farci tornare tutti coi piedi per terra, con i piedi nella terra e ci può aiutare a comprendere quanto siamo piccoli ed altresì quanto l'uomo riesca ad essere grande, anche al cospetto della più grande di tutte... Madre Natura, oggi nefasta, domani chissà...
Non resta che incrociare le dita per i prossimi giorni e, sia chiaro, lungi da me parlare della 2017 come qualcuno fece con la 2014, come un'annata sulla quale già mettere una croce sopra! In gran parte d'Italia tutto procede per il meglio e per assurdo, forse, il grande anticipo che preoccupava molti, sta rallentando un po' ritrovando un naturale temporale equilibrio. Quindi sempre positivi e sempre pronti a credere in questo meraviglioso lavoro - scusatemi se ho usato sin troppo spesso la parola "lavoro", ma credo venga utilizzata sin troppo poco quando si tratti di vignaioli - che da e che toglie, che fa disperare e gioire e che sempre in segna a vivere.
Sono comunque vicino - e dovremmo esserlo tutti, specie noi che il vino non lo facciamo e ne godiamo solamente, permettendoci persino, a volte, di giudicarlo - a tutti i vignaioli ed i produttori che hanno subito ingenti danni stanotte, sono certo che non molleranno... ma detto da qui, dietro ad un pc, è cosa semplice ed al quanto demagogica quindi... non andrò oltre.

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 18 aprile 2017

Elenco Piccole Cantine e Giovani Vignaioli/e selezionati per l'Only Wine Festival

Si avvicina uno degli appuntamenti più interessanti nel panorama degli eventi enoici del 2017, ovvero l'Only Wine Festival di Città di Castello.
Un evento che da 4 anni si pone l'ardua, ma più che apprezzabile, mission di far emergere le piccole cantine ed i giovani produttori d'Italia (da quest'anno saranno presenti anche alcuni produttori stranieri).
Come già accennato in un precedente articolo, quest'anno ho avuto l'onore e l'onere di selezionare parte delle Cantine presenti (per correttezza e nel pieno rispetto dello spirito della manifestazione, volta ad unire e non a dividere, non vi dirò quali siano le aziende da me scelte), ma a prescindere da ciò, credo che l'intero gruppo di partecipanti possa dare una visuale diversa sul panorama enoico italiano.
Credo che l'Only Wine Festival di quest'anno rappresenti un'occasione più unica che rara di assaggiare grandi vini e, soprattutto, di poter conoscere vignaioli di ogni regione d'Italia, capaci di grande attenzione e rispetto in vigna ed in cantina. La qualità raggiunta dalla selezione è, a mio parere, più che di riguardo, ma attenderò io stesso di riassaggiare i vini di ogni realtà coinvolta per farmi un'idea più concreta del livello raggiunto ed ovviamente confido nei vostri pareri post-evento.


Eccovi la lista delle aziende selezionate per la quarta edizione dell'Only Wine Festival:
1. A.A. Cecchini Marco
2. Anfra Societa Agricola
3. Angeli di Varano
4. Antiche Vigne di Gianfranco Pironti
5. Antonio Averoldi
6. Az Agr Mario Lucchetti
7. Az Agr Mezzanotte
8. Az. Agr. Fattoi Ofelio & Figli
9. Az. Agr. Mattia Filippi
10. Az. Agricola Tiberi David
11. Az.Agr. Alessandra Leone "Tenuta Ripa Alta"
12. Az.Agr. Valente
13. Az.Agr.Carrer
14. Az.vitivinicola Marchetto
15. Azienda Agr. Portinari
16. Azienda Agricola Boniotti Angela
17. Azienda Agricola Davide Del Gaia
18. Azienda Agricola di Agnese Vasai - Pancole
19. Azienda Agricola Elena Fucci
20. Azienda Agricola Filanda de Boron
21. Azienda Agricola Il Roglio di M.E.P.
22. Azienda Agricola Nobili Nicola
23. Azienda Agricola Nottola
24. Azienda Agricola Pancole di Agnese Vasai
25. Azienda Agricola Roberto Rondelli
26. Azienda Agrituristica Tenuta Lupinari
27. Azienda Battaglia Graziella - Guerrieri
28. Azienda Vitivinicola Leonardo Bagella (Cantina 1 Sorso)
29. Azienda Vitivinicola Socci Umberto
30. Barberani
31. Begasti
32. Bellese Vini
33. Borgo Paglianetto
34. Borgo Savaian
35. Bussoletti
36. Ca' bio natura
37. Cantagallo
38. Cantina Casaleta
39. Cantina Doveri
40. Cantina Fosso degli Angeli
41. Cantina Gurrieri
42. Cantina Levantese
43. Cantina Moscatello
44. Cantina Produttori Fregona S.c.a.
45. Cantine de Mare
46. Casa Vinicola Ferracane
47. Casata Mergè
48. Cascina Nicastra
49. Cenci Giovanni
50. Cipressi Claudio Societa Agricola a.r.l.
51. Condè
52. Corte Fusia
53. Corte Giacobbe
54. Cortonesi Tommaso
55. Decugnano dei Barbi
56. Diegale
57. Fattoria Cantagallo
58. Giacomelli
59. Giai vini
60. Giuseppe Alagna fu Antonio Srl
61. Il Conventino di Monteciccardo
62. Jasci&Marchesani
63. L'Aietta di Francesco Mulinari
64. La Bioca
65. La Carcaia
66. La Ricolla
67. Le Cantine di Figaro
68. Le Cimate
69. Le Guaite di Noemi
70. Le Macchie
71. Le Tenute del Garda S.r.l
72. Litan
73. Lunarossa Vini e Passioni
74. Maccario Dringenberg
75. Madrevite
76. Magna Graecia Vini
77. Marconi Vini
78. Mongioia
79. Moroder wine
80. Nicola Biasi
81. Peppucci
82. Podere Grecale di Roncone Serena
83. Poggio dell'Elmo
84. Pomaio Società Agricola ss
85. Roccafiore
86. Santa Maria La Nave
87. Sara & Sara
88. Serradenari di GiuliaNegri
89. Soc. Agr. Averoldi Antonio e Luigi SS
90. Società Agricola La Ginestra
91. Su' Entu
92. Tenuta Belvedere
93. Tenuta Celimarro
94. Tenuta Il Plino
95. Tenuta San Martino
96. Tenuta uccellina
97. Tenuta Vandelli di Vandelli Valter
98. Tenuta Vitagliano
99. Tenute Martarosa
100. Terre del Sole
101. Triconza
102. Valentino Butussi
103. Vigna Lenuzza
104. Vinolì 82 di Genna Vincenzo Emanuele
105. Zazzera

ELENCO CANTINE OSPITI
  • 1. Agr. Goretti Produzione Vini Srl
  • 2. Az. Agr. Rialto di Eraldo Dentici
  • 3. Az.agr La fonte
  • 4. Azienda Agricola Bocale
  • 5. Azienda Agricola Poggio Maiolo
  • 6. Azienda Agricola Pucciarella
  • 7. Bettalunga
  • 8. Blasi
  • 9. Cantina Bianchini
  • 10. Cantina Montevibiano - Avanti Tutta
  • 11. Cantina Neri
  • 12. Cantina Rccioni
  • 13. Castel Grosso
  • 14. Castello di Corbara
  • 15. Castello di Magione
  • 16. Chiesa del Carmine
  • 17. Dionigi
  • 18. Fattoria di Monticello Soc.Agr. Srl
  • 19. Fattoria Giro di vento insieme a "le macchie"
  • 20. La Palerna az.agr.di Paola Biagioli
  • 21. La Spina
  • 22. Preggio Soc. Agr.
  • 23. SAIO
  • 24. Soc.Agr. Pa.Ce. Srlcr - Poggio Cavallo
  • 25. Società Agricola Annesanti
  • 26. Società Agricola Capro srls - Cantina Benincasa
  • 27. Vini Donini
NOVITA': ONLY WINE INTERNAZIONAL
L'area International della manifestazione sarà dedicata ad una selezione dei giovani produttori e piccole cantine nel mondo. L'edizione 2017 vedrà come protagonisti i vini dello Champagne, della Borgogna, della Mosella e della Spagna.
Come nello stile Only Wine, sarà possibile acquistare singole bottiglie di vino dai produttori durante la degustazione.

Eccovi i produttori internazionali presenti:

Champagne Mousse Fils
Domaine la Croix Montjoie
Domaine Ragot
Domaine David Moreau
Champagne Alain Laboeuf
Domaine Tupinier Bautista
Wine Estate Daniel Twardosky
Clotaire Michal Winery
Marani Winery
Miltrentaset S.C.P.


Da non perdere per tutti gli amanti del vino e per i produttori stessi, la presentazione del libro VIGNE, VINO, VITA: i miei pensieri naturali di Lorenzo Corino che si terrà alle h11,00 di domenica 23 aprile, presso la Sala Bistoni del Palazzo Intesa San Paolo.


Per ulteriori informazioni riguardo l'evento vi rimando al mio comunicato di qualche settimana  fa www.wineblogroll.com/only-wine-festival ed al sito ufficiale della manifestazione, nel quale troverete anche il programma e le degustazioni guidate www.onlywinefestival.it.

F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 15 aprile 2017

Vinitaly 2017 - Report completo... più o meno!

Report - Vinitaly 2017 - Cantine, Vini e produttori

Il Vinitaly 2017 è appena terminato e, come ogni anno, è giunto il momento di tirare le somme e di condividere con voi assaggi ed incontri che hanno caratterizzato questa edizione grazie a qualità, personalità e valori.
Inizio col dire che a detta di molti ed anche secondo la mia personale percezione questa sia stata una delle migliori edizioni degli ultimi 10 anni, per la qualità degli avventori, per le migliorie apportate dall'organizzazione  e per - per quanto mi riguardi - la maggior consapevolezza da parte dei produttori di quanto sia importante preparare il Vinitaly per tempo, non solo sotto l'aspetto commerciale e di vendita, bensì anche e, soprattutto, per farsi conoscere ed instaurare connessioni. Idem con patate per quanto riguardi media ed operatori... inutile girare alla cadica' e poi lamentarsi che non ci siano novità da scoprire, che siano presenti sempre gli stessi espositori e che i produttori non siano sempre allo stand. Di realtà nuove c'è ne sono ogni anno, specie se parliamo delle piccole aziende e di tempo ce n'è in abbondanza, nonostante l'ovvia dispersione che si possa avere affrontando una fiera così grande, l'importante è organizzarsi per tempo, buttar giù una bozza di tabella di marcia e fissare appuntamenti, lasciandosi il giusto spazio per qualche casuale scoperta nel mezzo del cammin di vostra fiera.

Prima di passare al report vero e proprio, vorrei fare un plauso ancor prima che all'organizzazione, a tutto il personale di servizio, specie alle ragazze ed ai ragazzi che si sono occupati di calici e sputacchiere... davvero un lavoraccio!
Da Wine Blogger anomalo, non credo di poter dire di aver avuto la percezione che il mondo del blogging enoico sia stato definitivamente sdoganato, ma di certo c'è una maggior attenzione da parte dei produttori e dei vignaioli ad una comunicazione più libera, fresca ed indipendente, purché seria e non superficiale.
Quest'anno la mia scelta in termini di assaggi ed incontri è stata dettata dalla volontà di conoscere nuove realtà e per quanto avessi voluto riassaggiare tutti i vini dei produttori segnalati nei miei articoli pre-vinitaly, non sarei mai riuscito a farlo, quindi mi sono indirizzato solo su alcune nuove annate di vini di cui avessi già avuto di parlarvi, per poi dedicarmi principalmente alla ricerca di nuove condivisioni.
Ho avuto modo di toccare quasi tutti i padiglioni, ma ho preferito focalizzarmi su territori per me più difficili da visitare durante l'anno e su cantine delle quali non avessi ancora avuto modo di parlarvi.
Le sorprese di questo Vinitaly

Lazzari: che il Montenetto sia una terra vocata alla produzione vitivinicola... lo sapete tutti vero? Naaa... non sapete neanche dove si trovi in Montenetto e fino a pochi anni fa io ero nelle vostre stesse condizioni. Poi incontrai i vini dell'azienda San Michele (molto buono il nuovo Metodo Classico Belvedere assaggiato in fiera) e mi si aprì un mondo. Proprio grazie ai vini di quest'azienda ho voluto approfondire questa realtà territoriale, inserendo nella mia "To Do/Taste List" di questo Vinitaly anche l'azienda Lazzari di Paolo Ruffini... scusate, di Davide Lazzari (la somiglianza è disarmante!) e della sua famiglia.
Tra le migliori bolle assaggiate durante questo Vinitaly c'è senza tema di smentita il Metodo Classico Extra Brut Millesimato di Lazzari, ma ad incuriosirmi di più è stato il Bastian Contrario Trebbiano con una buona percentuale di uva surmatura botritizzata, capace di esprimere un grande potenziale evolutivo, ma di essere apprezzato in tutta la sua diretta complessità anche oggi, nell'annata 2014.

Cappella Sant'Andrea: una delle Cantine che non avevo previsto di incontrare, ma che per puro caso mi ritrovo a scoprire (grazie Mara!). Sin dal primo assaggio ho capito che, forse, fosse la volta buona che mi riappacificassi con la Vernaccia di San Gimignano e così è stato. Ottimo il Rialto, ma tra gli assaggi più particolari e sorprendenti del Vinitaly non posso che citare la Vernaccia Prima Luce, in grado di scardinare i preconcetti legati ai bianchi macerati sulle bucce ed all'utilizzo della terracotta, come elementi - purtroppo - spesso omologanti. Questo grazie ad una vinificazione accorta, all'utilizzo di un varietale più che opportuno ed alla creazione di un orcio toscano che differisca dalle anfore attualmente in commercio. Davvero un bell'incontro.

Oscar Bosio: cantina che non conoscevo, ma che mi aveva contattato per aver un mio parere riguardo le svariate interpretazioni di Moscato prodotte: Moscato secco, Moscato d'Asti, Moscato Chinato. Il mio parere è più che positivo specie per quanto concerne l'interpretazione del Moscato Secco, capace non solo di affascinare con il suo contrasto naso-bocca (dolce-secco), ma anche di stupire in longevità (ho avuto modo di assaggiare in verticale le annate 2016-2012-2009 riscontrandone un'ottima evoluzione). Il sorso inatteso, però, viene dalla Barbera d'Alba 2013, vino di grande spessore, spinto da una profonda freschezza. Vino che vorresti trovare in ogni ristorante, per la loro duttilità e piacevolezza.

La Raina: l'Umbria colpisce ancora! Conoscevo già quest'azienda, ma non avevo ancora avuto modo di assaggiare tutta la linea e - che ve lo dico a fà?! - ora non vedo l'ora di andarli a trovare in cantina! Conduzione dei vigneti secondo i principi della biodinamica con ottimi risultati in termini di pulizia e territorialità. Dinamico il Trebbiano Spoletino e molto più equilibrato ed apprezzabile della "norma" il, seppur infante, Campo di Raina, Montefalco Sagrantino 2011.

La Calcinara: il Conero in purezza! Azienda creativa, alla quale mi dedicai nei primordi del mio avvicinamento al Vino, in quanto colpito dai nomi dei loro Vini e dalle bellissime etichette: Il Folle, Il Cacciatore di Sogni, Terra, Mun ed ora anche il Clochard. Se sui rossi de La Calcinara si è già scritto e detto tanto, vorrei far notare la qualità del Mun, rosato tra i più convincenti assaggiati negli ultimi tempi e, soprattutto, la sovrastante identità territoriale del nuovo nato Clochard. Un Vino che non poteva che infondere in me un minimo di pregiudizio, dato che al Verdicchio si va ad aggiungere una piccola, ma importante, percentuale di Chardonnay, ma che ci mette poco dipanare ogni dubbio. Come? Col Conero! Sì, perché sin troppo spesso confondiamo la territorialità con l'espressione prettamente varietale di un vino, mentre la vera forza di un territorio, di un terreno, di un'annata, di un vignaiolo... insomma, di un terroir è proprio la capacità di insegnare all'uva la propria lingua, darle connotazioni uniche e peculiari, rispettando la sua identità, ma conferendole dei tratti distintivi irripetibili altrove. E' un vino in cui ancora Verdicchio e Chardonnay giocano al tiro alla fune, ma è inutile dirvi che già so chi vincerà ed il premio sarà un gran bel bere.

Lodi Corazza: "...ma quant'è bello andare in giro per i colli bolognesi..." e lo sarebbe altrettanto se ci si fermasse ad assaggiare un Pignoletto, siate voi a bordo di una Vespa 50 Special, di un cavallo, un auto o qualsiasi altro mezzo di trasporto! Non mi spiego davvero come un territorio così bello, con ai piedi una città così ricca di fermento e di creatività, non sia mai riuscito a farsi apprezzare in termini di qualità enoica?! In questa azienda la vocazionalità del territorio è così palese da far fatica a scegliere un vino che possa identificarne la filosofia aziendale. Se il Pignoletto vinificato spumante, frizzante e fermo parla di questi colli e del varietale puntando dritto al futuro, ma voltandosi indietro ad ogni vendemmia, per non perdere le proprie radici, è il Sauvignon a togliere ogni dubbio riguardo le potenzialità di queste terre, con grande equilibrio e caparbia eleganza.

Tenuta Scuotto: forse l'azienda che mi ha colpito di più su tutta la linea, durante questo Vinitaly, grazie ad una ferrea convinzione nei propri mezzi ed alla volontà imperturbabile di produrre grandi vini, senza compromessi.
L'Oi-nì è di certo il Vino più rappresentativo della Cantina che potrebbe sembrare l'ennesimo tentativo di assimilare il Fiano al Riesling Renano, ma che non è affatto così! Direi l'esatto opposto, ovvero la volontà di far esprimere il Fiano nelle migliori condizioni possibili: vendemmia a piena maturità, fermentazione spontanea a temperatura controllata ed affinamento in botti ovali alsaziane, non filtrato. Se volete chiamatelo vino naturale, io lo chiamo grande vino!

Daino: piccolissima realtà, che volevo assolutamente conoscere e ne è più che valsa la pena. Un solo vino prodotto, il Suber, dal blend dei varietali allevati rigorosamente ad alberello in quel di Caltagirone: Nero d'Avola, Frappato ed Alicante. Massimo rispetto in vigna e grande consapevolezza tecnica che porta alla produzione di un vino di rara potenza espressiva, ma al contempo di impetuosa spontaneità. Disarmante nella sua proiezione temporale. Una delle bottiglie che non potranno mancare nella mia cantina.

Cascina Chicco: una bella storia di famiglia e di vino, che si traduce in un grande rispetto per la propria terra in cui le radici umane si intrecciano con quelle delle viti. Non di certo una piccolissima realtà eppure la sensazione è che in quest'azienda si dedichi ad ogni singolo vino si dedichi l'attenzione che si possa dedicare ad un figlio. Ho apprezzato molto il Metodo Classico Pàs Dosé da uve Nebbiolo ed in generale ho riscontrato una buona qualità media su tutta la linea, con un picco nel Barolo Rocche di Castelletto 2013, ancora da attendere, ma già in grado di far capire di che stoffa sia fatto.

Marangona: quando è un produttore a consigliarti un'altra cantina il suggerimento vale doppio ed io non me lo lascio scappare perché è difficile che venga deluso. Quest'azienda ne è la prova, con la sua viticoltura sostenibile ed interpretazioni di Lugana che mi riportano ai grandi Verdicchio, pur mantenendo una forte identità territoriale, e quindi, molto nelle mie corde. Il loro Tre Campane è un compendio di freschezza, sapidità e profondità di sorso, il tutto espresso con dinamica e schietta eleganza.

Il Cennatoio: ho avuto modo di conoscere Emiliano Alessi, attuale titolare della storica azienda di Panzano in Chianti, nel cuore del Chianti Classico, in maniera più che fortuita, ma come già accennato, sono questi gli incontri che amo di più e che, l'esperienza mi insegna, sono forieri delle emozioni più inattese ed incondizionate. Un'azienda che fa della sua tradizione la sua forza, di quelle che non comunicano molto, ma fanno e fanno bene. Il Chianti Classico è davvero un Chianti Classico sia nella versione "base" che nell'etichetta Oro, e non un surrogato spacciato per tale, ma è il Mammolo, un Merlot in purezza tutto territorio poco super-tuscan, a colpire nel segno per l'eleganza al naso e la levatura del sorso, pieno e potente, ma attraversato da una forte componente minerale capace di renderlo vibrante. Davvero godurioso, nel suo equilibrio e nell'assenza totale di stucchevolezza, l'Occhio di Pernice 2000. Da riassaggiare con maggior calma l'Etrusco, un Sangiovese Grosso in purezza dal quale mi aspetto grandi sorprese, specie in longevità.

Realtà nuove da approfondire nei prossimi mesi: 
Trullo di Pezza: azienda dal grande potenziale, da seguire con grande attenzione. Vini già dalla spiccata personalità. Sorprendente l'Aglianico in purezza, che non t'aspetti in quest'areale, ma che regala sensazioni mediterranee sferzate da marina freschezza.

De'Ricci: una delle cantine storiche di Montepulciano, ove le botti, tra vecchie e "nuove", riposano nel silenzio sacrale  di una vera cattedrale Romano-Gotica. E' in atto un vero e proprio cambio della guardia agronomico ed enologico ed assaggiando ciò che è stato fatto "ieri" e ciò che si sta facendo "oggi", sono più che positivo riguardo il "domani" di questa realtà. Date le recenti delusioni avuto con il Nobile di Montepulciano, credo che questa Cantina possa essere una delle poche "Cattedrali" in un deserto che, spero, possa tornare a fiorire rigoglioso.

Abrigo: azienda che sta attraversando un vero e proprio cambio generazionale e che ben si è comportata sia durante le anteprime piemontesi che in questo Vinitaly. Molto interessante il progetto Sesta Classe, vino creato da compagni di università al fine di dimostrare ai "grandi" che la collaborazione ed il rispetto reciproco possano dare ottimi risultati sia nel bicchiere che in termini di comunicazione. Molto buono il cru di Dolcetto di Diano Superiore Garabei, che spicca per potenziale evolutivo.

Isola Augusta: la zona Doc Friuli Latisana non è di certo la più nota della regione, ma questa realtà si pone come faro per la valorizzazione dell'intero territorio vitivinicolo e sta già esprimendo vini di pregio che continuerò a seguire nei prossimi mesi ed anni nella convinzione che ci siano i margini per il raggiungimento di obiettivi inaspettati per quest'area.

Le conferme - Cantine, Vini e Territori rigorosamente in ordine sparso
(perché dal caos nasce l'ordine... o almeno spero!)

FIVI & ViViT: la zona più affollata e con la più alta densità di buoni assaggi e belle persone (che non me ne vogliano gli altri) continua ad essere quella occupata da questi due veri e propri fenomeni, recenti, della manifestazione. L'attenzione dedicata alla FIVI (che ricordo non essere un movimento dedicato a certificazioni o pseudo-filosofie agronomiche e/o enologiche, come ampiamente descritto qui) cresce con il crescere degli associati, ma anche con la sempre più palese voglia di sapere cosa ci sia dietro ciò che si beva da parte di operatori e consumatori. Per il ViViT il discorso è diverso, ma è importante non sottovalutare un fattore che quest'anno si è evidenziato in modo lampante a sentire molti dei produttori presenti, ovvero un importante livellamento verso l'alto della qualità degli avventori (molti più operatori seri e concreti e non solo "fans dei vini naturali"). Questi due eventi nell'evento continuano a rappresentare sempre di più un valore aggiunto per l'intero Vinitaly, sia in termini di qualità che di comunicazione.

Coerenza, stile e storia in Franciacorta
Uberti: quando vai per riassaggiare un Pàs Dosé e ti ritrovi ad assaggiare quello stesso Pàs Dosé, il Sublimis, in tre annate diverse per poi passare al Quinque ed all'anteprima della nuova cuvèe 10 anni, ti rendi conto che a certi vini non puoi davvero dire di no. Se c'è un'azienda che parli di territorio e che abbia un pedigree concreto e valutabile attraverso uno storico importante, questa è senza ombra di dubbio l'azienda della famiglia Uberti. Qualcosa di raro in un contesto che sin troppo spesso mi delude.

La mia piccola grande Valpolicella
Damoli: micro-azienda che in Valpolicella continua a sfornare piccoli grandi capolavori di artigianato artistico. Nessun calo su tutta la linea, rispetto all'anno scorso, con il Brigasco sempre più in linea con il mio gusto per eleganza, profondità e lunghezza.

Le Guaite di Noemi: restyling visivo, ma non identitario, quello apportato dalla giovane produttrice Noemi Pizzighella, che continua a parlare del suo territorio con grande precisione stilistica, ma senza annoiare. L'anno scorso era una sorpresa, quest'anno una certezza. Uno dei migliori Amarone assaggiati negli ultimi tempi.

Friuli sugli scudi
Valentino Butussi: i vini della famiglia Butussi sembrano essere direttamente proporzionali all'altezza dei suoi componenti ( 1m90cm di media!), grande nerbo nei bianchi con i Sauvignon base e selezione sugli scudi, per impatto espressivo del varietale e profondità verticale e minerale del sorso. Ottimi anche i rossi, con il Pignolo che merita di avere più attenzione sia per quanto riguardi quest'azienda che più in generale come vitigno capace di grande identità territoriale e, soprattutto, di dar vita a vini dal grande potenziale.

Vignaioli Specogna: azienda che non si smentisce mai. Cambiano le annate, cambia la personalità, ma il Duality resta ancora uno dei migliori assaggi di ogni edizione del Vinitaly da quando Cristian e Michele hanno iniziato a produrlo.

Villa Parens: se dovessi scegliere una realtà capace di esprimere la purezza dei varietali con classe e finezza, non avrei dubbi e sceglierei Villa Parens. Rispetto e tecnica fusi al fine di imbottigliare un'idea concreta ed immutabile di vino. Tra i più eleganti metodo classico assaggiati negli ultimi anni spiccano le loro bollicine.

Dri il Roncat: un'azienda che funge da anni da riferimento per i rari vini da dessert e meditazione Picolit e Ramandolo (proposto addirittura in tre versioni). Se con questi vini dorati il mio palato va letteralmente in brodo di giuggiole è con i Rossi della tradizione friulana che mi sono stupito di più, specie con lo Schioppettino ed il Pignolo, resi più educati e meno rudi dall'affinamento, ma al contempo integri e veritieri nella loro personalità caparbia ed a tratti ruvida. Non ho ancora avuto modo di visitare questa cantina, ma rimedieremo presto.

Piemonte varie ed eventuali...
-Per quanto riguarda il Nebbiolo Aurelio Settimo, Casina Bric, Serradenari di Giulia Negri e Rizzi si confermano, a pochi giorni da Nebbiolo Prima, le realtà che più sappiano interpretare il principe dei vitigni piemontesi nella maniera più compatibile alle mie esigenze gustative odierne: spiccata freschezza, lineare finezza, nessuna forte incidenza dell'affinamento, buon equilibrio.
-Il Ruché si conferma il vino "strano" che piace a "tutti". A decine mi avete ringraziato per avervi consigliato quello delle Cantine Sant'Agata come assaggio da non perdere al Vinitaly e sono davvero felice che questo vitigno e questo vino si stiano facendo valere assaggio dopo assaggio, nonostante tutte le difficoltà dello stesso varietale (la flavescenza dorata sta decimando i vigneti storici) e della denominazione, tra le meno conosciute.
-Per quanto riguarda il Timorasso, invece, sempre interessante valutarne le diverse espressioni prodotte dalla Cascina i Carpini, con il Brezza d'Estate in grande spolvero.

Umbria il cuore verde... bianco e rosso d'Italia!
Peppucci e Roccafiore: le cito insieme, perché credo siano le colonne portanti del territorio tuderte e del Grechetto di Todi e che stiano facendo tanto in vigna, in cantina, nel bicchiere, ma anche in termini di comunicazione per mostrare il potenziale di una terra capace di produrre vini di grande qualità, in linea con i palati odierni più esigenti, ovvero quelli che sono alla perenne ricerca di identità territoriale, rispetto del varietale, spiccata freschezza ed ottimo potenziale evolutivo. Non vi spoilero la novità in casa Roccafiore (perché uscirà tra qualche mese e sono certo avrò occasione di parlarvene in maniera più approfondita), ma continuo a trovare nel Fiorfiore uno di quei vini che berrei ogni giorno senza anoiarmi. Per quanto riguarda la Cantina Peppucci, vi dico solo che mi sono seduto chiedendo di assaggiare tre vini, per poi ritrovarmi a fare una full immersion aziendale, tanta era la curiosità inerziale scaturita dai primi assaggi. Il Grechetto di Todi I Rovi 2014 dimostra quanto quest'annata così prematuramente bistrattata stia regalando grandi bianchi, specie nel Centro Italia. In ambo i casi i bianchi sono sicuramente ciò che rispetti di più la territorialità in senso stretto, ma lo stupore vero lo si prova assaggiando i Rossi.

Fattoria Giro di Vento: felice di essere riuscito ad assaggiare i vini di questa piccola azienda umbria, in quanto ennesima conferma della crescita dell'intera regione, che anche nel territorio di Narni trova picchi notevoli di qualità. Impeccabile la conduzione in vigna che si traduce in un risultato nel calice molto pulito e mai scontato. Vini da riassaggiare nei prossimi mesi e di certo in loco, per approfondire quella che potrebbe essere la vera sorpresa di questo Vinitaly per me.

Il Sud Impera
Lunarossa: amore ed odio per questa cantina, che da un lato non mi delude mai con i propri vini, ma dall'altro è una delle pochissime capaci di creare dipendenza, specie con un Vino, il Quartara, di cui vi parlai ampiamente qui e che non accenna a stancarsi di stupire me e chiunque abbia modo di condividerne l'assaggio con li sottoscritto.

Michele Calò & Figli: non smetterò mai di parlarvi di quest'azienda come della più concreta e coerente espressione del Rosato Salentino tradizionale. Una tradizione data dalla tecnica di vinificazione a lacrima, ormai in disuso, e dalla conduzione dei vigneti... un tradizione, però, che non teme il confronto con la modernità e si ritrova ad essere più contemporanea di molte storpiature del Rosato, votate al rendere il colore del vino più provenzale (quindi più vendibile), il sorso più acido ed il grado alcolico più basso. I Rosati di Calò sono quello che la vigna e l'annata donano alla cantina ed anno intrinseche in essi le doti della freschezza e della sapidità marina capaci di far venir meno ogni altra peculiarità che possa rendere più vendibile o bevibile un rosato. Assaggiati questi, l'asticella si alza ed i record mondiali di salto in alto sono sempre stati tra i più duri da battere.

Calabria in crescita continua
Davvero interessante la serie di assaggi fatti in un padiglione, in cui ammetto - mea culpa - di non aver mai trascorso tanto tempo come durante questa edizione. Un intero movimento, quello del Cirò, che sta crescendo di qualità di annata in annata, con profondo rispetto della tradizione, ma con un occhio sempre più attento e consapevole ad una viticoltura rispettosa ed illuminata. Ottimi i vini di Cataldo Calabretta, 'A vita, Sergio Arcuri, Cote di Franze, Tenuta del Conte ed Antiche Vigne di Pironti Gianfranco. Nei prossimi mesi dedicherò, sicuramente, un approfondimento ai vini di queste aziende ed al Cirò in particolare.

Focus Sicilia 
Senza ombra di dubbio la regione che riesce a mantenere il livello qualitativo medio più costante sia grazie alle annate (percepite in maniera nettamente differente da quelle continentali) che per via del minor gap in termini di rispetto in vigna ed in cantina tra grandi aziende e piccole aziende (è indubbio che fare "bio" in Sicilia sia più "semplice" che altrove). In un mix tra espressività territoriale e vini d'autore, le realtà che hanno spiccato di più sono state le Cantine Fina, la Tenuta Gorghi Tondi, Gulfi ed Intorcia fra le "Big" che già conoscevo da anni. Mentre per quanto riguarda le sorprese non posso che citare due micro-realtà, che sin da queste prime vendemmie stanno dimostrando un potenziale impressionante, ovvero Santa Maria la Nave (il nuovo metodo classico è  ancora sui lieviti, ma si fa già bere con estremo piacere) e la Cantina Eudes (veri bianchi vulcanici), entrambe sull'Etna. Impressionante la costanza qualitativa di  realtà ormai imprescindibili per chi ami l'Etna, come Girolamo Russo e Graci.

"Terre di Pisa & Co."
Continuo ad assaggiare vini di questa zona e sono sempre più convinto che rappresenti l'areale toscano più interessante e da tenere più in considerazione da qui in avanti, per il lavoro che stanno facendo i produttori, per la coerenza che si sta trovando nell'interpretazione di varietali autoctoni ed internazionali e per i picchi qualitativi che ogni azienda riesca ad ottenere nei propri cru e nelle proprie riserve. Insieme al Montenetto rappresenta il territorio che di più mi ha colpito in questo Vinitaly e negli ultimi mesi. Della Fattoria Fibbiano, di Marcampo, Pieve de'Pitti, La Regola e Pietro Beconcini vi ho già parlato in passato, ma vi consiglio di assaggiare le nuove annate. Questo è un territorio in cui il margine di crescita è davvero importante.

Refresh post-anteprima - Brunello di Montalcino
Un piccolo remind a distanza di pochi mesi dall'anteprima che conferma che le 2012 più nelle mie corde siano quelle della Fattoria il Pino, del Marroneto (ottimo anche il Rosso 2015), di Pietroso, de Le Potazzine, Col di Lamo e Sanlorenzo ed ovviamente Salvioni. Annata di grandi prospettive che, ancora una volta, dimostra quanto le cantine con vigneti più in alto stiano trovando uno slancio fino a pochi anni fa impossibile da portare in bottiglia con tanta concretezza e maturità.

Ritorno alla origini - Le Marche
Non posso che confermare la crescita esponenziale che la mia regione di origine stia avendo negli ultimi anni, nel Verdicchio e, soprattutto, nelle denominazioni minori e nei vitigni meno conosciuti. Di molte di queste aziende ho già avuto modo di parlare, ma ci tengo a citarle nuovamente in quanto sembrano non sbagliare mai un colpo: Tenuta San Marcello, Lucchetti, Montecappone, Socci, Garofoli, Colognola, Provima, Spinsanti, La Calcinara, Mezzanotte, Marconi, Terracruda, il Conventino di Monteciccardo, Cignano, Vigneti Vallorani e potrei citare anche vini ed aziende che non ho avuto modo e tempo di incontrare nuovamente al Vinitaly, data la frequenza con la quale assaggi i loro vini, ma rischierei solo di essere ripetitivo.

Le due certezze dei miei ultimi 4 Vinitaly
Tenuta le Potazzine e Gianfranco Fino - Chi mi segue da tempo sa quanto io tenga a queste due realtà, ma vi assicuro che il giorno in cui entrambe o anche una sola di esse mi deluderà lo saprete è che, visti i presupposti, ho seri dubbi possano farlo!

Per concludere...

Gli assaggi più nitidi del mio Vinitaly 2017:

Sublimis 2003 - Uberti;

Grecanico Dorato M. C. (Anteprima - ancora sui lieviti) - Santa Maria La Nave;

Pàs Dosé - Gioacchino Garofoli;

Cimbrus Brut (62 mesi) - Alfio Nicolodi;

Ribona Metodo Classico - Fontezoppa;

Donna Francesca - Giovanni Ederle;

Bastian Contrario 2014 - Lazzari;

Oinì 2011 - Tenuta Scuotto;

Duality 2015 - Vignaioli Specogna;

Bentivoglio Sauvignon Colli Bolognesi Superiore 2000 - Lodi Corazza;

Ivangelo Riserva 2013 - Villa Parens;

Bianco 2015 - La Maliosa;

Marika 2016 - Az. Vit. Socci;

Quartara 2012-2013-2014 - Lunarossa Vini e Passione;

Labieno 2007 - Cantina Colognola;

Prima Luce 2014 - Cappella di Sant'Andrea;

Clochard 2016 - La Calcinara;

Marco Cecchini - Chardonnay 2015;

Timorasso Brezza d'Estate - Cascina I Carpini;

Cerasa 2015 - Michele Calò & Figli;

Rosato - Roccafiore;

Cuna 2007-2013 - Podere Santa Felicita;

Suber 2013 - Daino;

L'Altro Io 2009 - Cantina Peppucci;

Caro Maestro 2013 - Cantine Fina;

Villa Montosoli 2013 - Pietroso;

Rosso di Montalcino 2015 - Il Marroneto;

Aurelio Settimo - Barolo 1971 Riserva;

Sassone 2007 - Spinsanti;

Mariasole 2015 - Lucchetti;

Il Piccolo Syrah 2016 - Piandibugnano "nelle Terre Umbre";

Valentino Butussi 2013 - Santuari Rosso Riserva;

Barbera 2013 - Oscar Bosio;

Centesimino Monterbato 2015 - San Biagio Vecchio;

Peppina Moscato di Saracena - Giuseppe Calabrese;

Ramandolo Uve Decembrine 2010 - Dri Il Roncat;

Grillo D'Oro - Tenuta Gorghi Tondi;

Marsala Vergine Secco Riserva 1980 - Intorcia.

Momento topico del mio Vinitaly - Maria Filippi e la Carrà mi spicciano casa!

Ricordate il mio articolo di qualche giorno fa, in cui invitavo tutti gli amanti del vino a cogliere l'occasione del Vinitaly per incontrare due grandi Maestri come Lorenzo Corino e Federico Staderini?(Questo)  Beh... l'ironia della sorte ha voluto che nell'assegnazione dei desk al ViViT siano capitati esattamente l'uno di fronte all'altro! Potete immaginare il mio stupore ed il conseguente brivido lungo la schiena, che si è da subito tradotto nell'impellente desiderio di presentarli. Sì, perché questi due grandi del Vino italiano (e non solo) non avevano mai avuto modo di stringersi la mano, quindi non potevo far altro che rimediare! Questa foto dice tutto, eccetto della mia commozione.

Questo Vinitaly è stato, di certo, il più impegnativo per me da quando scrivo di Vigne, di Vignaioli, di Produttori e di Vino, ma anche il più ricco di spunti e di soddisfazioni. Come sempre, questo grande LunaPark enoico serve, a me, come punto di partenza per nuovi viaggi, nuovi assaggi ed approfondimenti da portare avanti nel corso dei prossimi mesi, per poi ritrovarci tutti, nuovamente, in quel di Verona ed io, che dir se ne voglia, non vedo l'ora! Quindi, alla prossima edizione!

F.S.R.
#WineIsSharing
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