domenica 30 aprile 2017

Cantina Rizzi - Dove la forza si fa eleganza, il tempo diviene emozione

L'Azienda Vitivinicola Rizzi ed i suoi Vini a Treiso - Barbaresco

Il mondo del vino è tanto immenso, quanto piccolissimo e sovente capita di fare incontri inattesi in luoghi in cui la logica non li prevederebbe. E' proprio ciò che mi è capitato con una delle persone di cui vi parlerò oggi, incontrata a Montalcino, in una cantina di un produttore che stimo molto. Fin qui, cosa c'è di strano? - Penserete - Non molto, in effetti, ma tutto mi aspettavo quel giorno tranne di ritrovarmi ad assaggiar Barbaresco in una cantina di Brunello, ma anche questo è il vino... il bello del vino!
Fatto sta che quel giorno, oltre ai grandi Vini da Sangiovese Grosso assaggiati in quella cantina, a colpirmi furono la verve e la competenza di quel ragazzone alto quasi 2m e l'eleganza del suo Nebbiolo. E' in quel momento che decisi di cogliere l'occasione della mia ultima visita in Langa, in concomitanza con le manifestazioni Nebbiolo Prima e Grandi Langhe, per andare a trovare Enrico e le vigne in cui nascono i suoi vini.
Eccomi, quindi, a Treiso, presso l'Azienda Rizzi e ad accogliermi sono proprio Enrico Dellapiana (enologo dell'azienda) e sua sorella Jole (anima commerciale di Rizzi), figli di Ernesto, fondatore di questa, ormai storica cantina, nata nel 1974. E' stato l'amore di Ernesto per la vigna a portarlo a lasciare la città per tornare in quelle terre da tempo immemore appartenute alla famiglia.
Amore condiviso da Enrico che ha sempre vissuto la vigna e la cantina, sin da prima della sua laurea in viticoltura ed enologia.
Prima di passare ad assaggiare gran parte delle annate non ancora in bottiglia, da vasca e da botte, nonostante il meteo poco clemente, Enrico mi accompagna nell'ampia terrazza della cantina, indicandomi la dislocazione dei vigneti aziendali. E' proprio seguendo il dito di Enrico che mi rendo conto di una dei punti di forza dell'azienda Rizzi, ovvero la peculiarità di vantare ben 4 cru con al loro interno alcuni dei vigneti più vocati dell'intera denominazione: il cru Rizzi (nel quale affondano le proprie radici le viti del vigneto Boito), il cru Pajoré, il cru Nervo (con al suo interno il vigneto Fondetta, fiore all'occhiello dell'azienda), il cru Manzola (dove attualmente, però, non viene prodotta uva Nebbiolo atta a Barbaresco).
Passando da una vasca di cemento ad un serbatoio d'acciaio, passando poi alle botti, rigorosamente grandi, gli assaggi delle varie parcelle vinificate, com'è ovvio, separatamente inizio a farmi un'idea concreta di quale sia il comun denominatore dei vigneti aziendali e quale sia la coerente cifra stilistica dei vini Rizzi e, quindi, di Enrico. Un enologo molto rispettoso, conscio del potenziale delle sue terre e delle sue piante, capace di non agire in maniera incidente imbrigliando la spontaneità dei vigneti, bensì di lasciare che il frutto dell'attento lavoro in vigna sia libero di esprimersi in maniera pulita e sincera.

Terra, che se ben interpretata, è capace di grande finezza e di una nobiltà tannica superiore persino a molti cru di Barolo, ma comparazioni a parte, è la nota salina ricorrente in chiusura di ogni assaggio a rendere così forte il legame fra il vino di oggi ed il passato, preistorico, di questi terreni, dove un tempo il rumore più comune non era quello del vento fra le foglie di vite, ma quello delle onde del mare.
A conferma del potenziale degli assaggi fatti in cantina, ci sono gli assaggi condivisi con Enrico in più momenti, per lo più alla cieca, in un gioco di suggestioni, nell'assenza di condizionamenti, in quanto inseriti in batterie con altri importanti vini, che chi mi segue sui social avrà notato.
Metodo Classico Extra Brut Rizzi (2010 sbocc. 2016) - sono sempre molto titubante di fronte alle sperimentazioni di metodo classico, ma Enrico ha del talento ed in questo caso l'intuizione di aggiungere un 10% al blend classico di pinot nero e chardonnay per questo spumante ha dato esiti positivi. La sboccatura che ho avuto modo di assaggiare è tarda (64 mesi), ma mantiene grande freschezza di fiore e di frutto, a tratti esotico a tratti agrumato. Ciò che colpisce, però, non è solo la percepibile eleganza e l'indiscutibile equilibrio di ogni componente dura e morbida, fresca e calda, bensì è il tratto territoriale che rende possibile, seppur non in maniera eccessiva, ricondurre questa bollicina alla Langa. Vino di grande energia e luminosità, che brilla nel calice e negli occhi di chi sa guardare.

Barbaresco Pajoré 2013 Rizzi – vino di notevole intensità, capace di abbracciare i sensi con garbo e di intrigarli con femminile sinuosità. Se le sensazioni organolettiche profuse da questo nebbiolo potessero tradursi in un dipinto darebbero origine ad una rappresentazione grafica di grande semplicità e naturalezza, dietro la quale si celerebbe grande eleganza: una giovane ragazza, vestita di rose, che corre in un prato di viole, con incedere sicuro e senza mai voltarsi indietro se non per rinnovare l'invito a seguirla in una corsa profonda, intrisa di fresca giovinezza e di romantica suadenza. Una corsa sospinta da un vento che sa di mare e che del mare lascia il sale in bocca, quasi a ricordare che un sorso, che una corsa, non bastino per godere a pieno della bellezza di queste sensazioni... di queste spontanee emozioni.

Barbaresco Riserva Boito 2011 – il calibro più alto dell'azienda, un vino di struttura e forza tali da poter risultare nelle mie corde solo se attraversate da una sottile e profonda linea vitale vibrante. Inizialmente introspettivo, sulle sue, poco avvezzo al mio solito ciarlare. Il Boito ama andare dritto al sodo, senza perdersi in chiacchiere o in meri voli pindarici. E' un vino di spessore, che fa della sua classe e del suo palese potenziale evolutivo i suoi punti di forza. Il varietale è più che rispettato, mantenendo il suo corredo aromatico intatto sia nelle sue note più fresche che nell'avvio di un'evoluzione che stuzzica la mente tramite naso e palato con la sua speziatura nobile. Una di quelle bottiglie che ci mette poco a farti capire quanto sciocco tu sia stato a stapparla così prematuramente, ma che poi ti fa passare ogni senso di colpa quando, ritrovando la bottiglia lasciata aperta per sbaglio la notte prima, ti versi un calice e... la severa austerità diviene una piacevole chiacchierata fra amici sulla grande bellezza della vita, nonostante tutto e tutti, e su quanto il tempo, spesso nemico dell'uomo, sappia dimostrarsi amico se quell'uomo ami il vino.

Barbaresco Rizzi Nervo "Fondetta" 2013 - c'è molto dell'azienda Rizzi in questo vino, prodotto nel vigneto più irto fra quelli di proprietà, in cui le asperità e la pendenza si traducono in un profondo equilibrio fra struttura e classe. Quando penso a questo vino penso alla difficoltà che vi sia nel lavorare in un vigneto come questo, ma al contempo comprendo quanto le cose difficili "alla fine della fiera" diano, spesso, i risultati migliori in termini di qualità e di unicità. Ci sono coraggio e poesia, forza e leggiadria,maturità e spensieratezza, c'è concretezza e c'è fantasia in questo vino. Se il Nervo Fondetta fosse un team di Basket la terra allenerebbe la squadra guidandola secondo i propri schemi, il cielo il playmaker con la sua imprevedibile fantasia, la vite sarebbe la guardia il ruolo di M.J. per intenderci, l'uomo l'ala piccola pronto a tutto in attacco e difesa, ed il tempo sarebbe il pivot, nella sua possente lentezza e nella sua grande capacità di finalizzare l'azione. Non potevo evitare questo parallelo, dato che Enrico Dellapiana, mi dicono, sia un abile cestista.
Oltre alle annate più recenti, ho avuto modo di appurare il potenziale evolutivo dei vari cru di Barbaresco di Rizzi assaggiando annate addietro, che hanno confermato quanto il Barbaresco, specie in queste terre, possa e sappia dare nel tempo andando a rendere ancor più eleganti struttura e trama tannica, mantenendo freschezza e sapida mineralità.

Un'azienda fatta di persone di grande piacevolezza, che sanno fare ciò che fanno nel pieno rispetto del contesto naturale in cui si trovano e con l'evidente volontà di crescere di annata in annata in termini qualitativi, nonostante gli ottimi risultati già raggiunti.
Un punto di riferimento per gli amanti del Barbaresco e per chi, come me, è sempre alla ricerca di vini con un'anima pura ed equilibrata, senza storpiature di sorta o eccessi.

F.S.R.
#WineIsSharing

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