martedì 2 maggio 2017

Con gli occhi di un bambino...

Quanto vorrei poter guardare la vita ed il vino con gli occhi di un bambino...

C'è stato un tempo, per tutti noi, in cui i momenti erano logici e non cronologici. E' il tempo che viene prima del giorno in cui abbiamo iniziato a vedere e vivere i giorni secondo dogmi e criteri prestabiliti. In quel tempo... un lasso breve come un eterno battito di ciglia... eravamo noi, già esseri pensanti, già in grado di sentire le emozioni più pure in modo altrettanto puro e di ammirare e contemplare la bellezza di ogni cosa, di ogni gesto, di ogni senso, senza condizionamenti.
Inizio a pensare che quel tempo in cui la nostra purezza fosse motivo di orgoglio, di premura ed affetto, sia solo una prefazione sin troppo fuorviante per un libro in cui la purezza assumerà le sembianze di un mostro per noi stessi e per gli altri, motivo di diatribe, invidie e sconforto, ma anche di inevitabile delusione.
“The eyes of a child” by Luca Hennig
Lo so, qui si parla di Vino e - tranquilli - ora ci arriviamo! Il tempo di cui stavo parlando è, ovviamente, quello in cui le uniche nostre preoccupazioni, si presume, fossero nutrirci e sentire, sentire tutto e tutti, con ogni senso in ogni senso. Eravamo bambini, sì... eppure, a volte, mi chiedo se quella non fosse la fase di maggior consapevolezza per noi, o quantomeno per me?

Cresciamo e gran parte di ciò che sappiamo, di come lo apprendiamo ci è indotto, inculcato in modo più o meno forzoso, secondo canoni di omologazione che lasciano poco spazio alla libera espressione di sè, ma in fondo, le regole ci vogliono, occorrono e concorrono a rendere l'uomo meno animale, più civile... dicono.

Non è forse così anche nel mondo del vino? Il marketing, i voti, le classifiche ed oggi i wineblog, i social e persino le Wine Apps, provano a tracciare una via, più o meno retta, più o meno dissestata, ma non c'è nulla di male nel condividere opinioni personali, nel consigliare, nel cercare di spingere qualcuno a vivere qualcosa che noi abbiamo reputato degno di esser vissuto, no?

Sì, di sicuro è così... non c'è nulla di male nel dare voti, nel fare classifiche, nel raccontare storie e questo lo testimonia il fatto che esistano produttori che anelino a quelle valutazioni e persone che leggano guide, seguano "guru" ed altre che dedichino piccoli ritagli del loro preziosissimo tempo a leggere storie, come quelle raccontate in questo blog, come questo stesso post, che non è altro che l'ennesima storia, l'ennesima traduzione di un pensiero in un codice, quelle di lettere e parole che già di per sè rende i pensieri stessi razionali e meno puri di ciò che fossero nel balenare nella mia mente.

Mi chiedo, però, quanto togliamo al vino ed alla vita stessa lasciandoci condizionare così tanto da sovrastrutture, diktat e dogmi che col vino ben poco hanno a che fare?! Mi chiedo quanto ci perdiamo dell'esperienza che una "semplice" bottiglia potrebbe regalarci e quanto potremmo vivere ancor meglio ogni singola emozione se riuscissimo a slegarci da ogni paradigma enoico in favore di un approccio più leggero, ma al contempo più intimo e personale, più vero e sentito a tutto questo!?

Se solo potessimo vedere il vino con gli occhi di quel bambino...

Sono giorni strani per me, giorni in cui ripenso a quando la notte - mi dicevano - serviva per dormire, mentre oggi - mi sembra - serve solo per crogiolarmi nel marasma di pensieri che affollano la mia mente. Sono giorni, questi, in cui sto riflettendo molto su quanto fatto sino ad oggi, senza mai pretendere nulla in cambio, se non il rispetto e, sono felice, perché ciò che sembrasse dover volgere al termine per motivi che nulla hanno a che vedere col mio rapporto con il mondo del Vino, bensì intrinseci alla mia vita stessa, con buone probabilità potrà andare ancora avanti. Gli ultimi due anni sono stati carichi di delusioni da parte di persone, di situazioni, di condizioni che mai avrei pensato di dover sopportare... non nel mondo del vino, che per me fu salvifico e magnifico, tanto da catturarmi anima e corpo e tenermi vivo... anima e corpo.

Non parlavo di me, fino all'apertura di questo blog, forse non ne parlo neanche ora, ma ne scrivo, cosa ben diversa - lo so -, è più semplice, credo... eppure scrivere ti impone di vedere ciò che pensi su uno schermo e di seguire con gli occhi e con il cuore quel susseguirsi rapido, lento ed ancora rapido di lettere che, spesso, senti tue solo nel momento in cui escono, per poi perderne la proprietà, perderne il senso cronologico, ma non quello logico. Scrivere, sì! Scrivere mi fa tornare a quel tempo in cui nulla e nessuno potesse condizionare i miei pensieri. Scrivere di vino mi libera dagli schemi e dai preconcetti e che ci crediate o no, ogni singola emozione, ogni singolo pensiero, rivolto ad una cantina, ad un vignaiolo ancor più che ad un vino, vive del solo condizionamento della mia natura umana e diffidate da chi vi dice che il vino può e debba essere scisso da dove lo si faccia, da come lo si faccia e da chi lo faccia, perché ridurre il vino solo ed esclusivamente alla sua natura chimica ed alle sue peculiarità tecnico-organolettiche è possibile, ma sarebbe come privarlo della sua anima e del suo scopo primario, quello di alleggerire la vita, con l'ausilio di sensazioni ed emozioni accessibili a tutti e per questo meravigliosamente soggettive.

Sia chiaro, io credo nel valore oggettivo del vino, nella possibilità di comprendere, per un degustatore esperto la qualità di quel vino, eppure mi guardo intorno e trovo - com'è giusto ed ovvio che sia - un universo di opinioni diverse, a volte, agli antipodi, ma che male c'è... se c'è rispetto!? In fondo l'oggettività, nel vino, è comunque subordinata al gusto personale, alla propria esperienza ed a ciò che si stia cercando in quel vino. Purtroppo questo rispetto, spesso, viene meno e questo mi rammarica molto, perché questo wineblog non è un'antitesi delle guide, non ha insita in sè la natura della contrapposizione - e voi lo sapete di certo -, ma a quanto pare chi non sa, chi è abituato a giudicare, a valutare vede nel raccontare di ciò che c'è dietro ad una bottiglia, dell'umanità che si fa vino ed ancor più nella difficoltà, nel lavoro e nell'incertezza del vignaiolo qualcosa di opposto, piuttosto che vederci qualcosa di complementare o semplicemente qualcosa che viaggi - ancor meglio - su un altro binario, verso un'altra meta. In pochi sanno quanta passione e sola passione ci sia dietro a questo wineblog e quanto sia bello ed al contempo difficile da gestire qualcosa che non è un lavoro e non ha alcuna delle connotazioni di un lavoro, se non il tempo dedicato ad esso. Io auguro a tutti voi di avere qualcosa di così grande come la mia passione per il vino, vi auguro vi capiti nella vita e sono certo che a molti di voi è già capitata e se siete qui, ancora a leggermi, ci sta che sia grande tanto quanto la mia se non di più! Ve lo auguro perché solo qualcosa di così bello, puro e semplice può darvi la forza e gli stimoli per andare avanti nonostante tutto e tutti, nonostante orgoglio e principio vi suggerirebbero di passare al contrattacco, di dimostrare che quanto si sia fatto fa paura solo perché non c'era, solo perché serviva a mostrare che un'altra strada fosse possibile.

Sono queste mancanze di rispetto unilaterali che mi costringono a ribadire cose che ormai darei volentieri per scontate, ma credo che presto dedicherò un post a tutto ciò che significhi in termini etici ed economici per me questo wineblog, in modo che non ci siano più margini di incomprensione e mi piacerebbe lo facessero anche altri, ma lascio ad ognuno la libertà di decidere per sè, io non sarò di certo quello che scoperchierà il vaso di Pandora. Anche perché chi vive tutto questo come un lavoro ha tutto il diritto di viverlo diversamente da me.

Credo che ognuno di voi possa tranquillamente farsi una propria idea e seguire ciò che creda più in linea con la propria con le proprie esigenze. Ripeto... il rispetto, prima di tutto.
Io, da par mio, sono onestamente stanco di chi sparla e di chi non sa, eppure ringrazio chi lo fa perché se, dapprima, il primo effetto fosse l'inibizione alla libertà, oggi mi libera ancor di più da dubbi riguardo ciò che è e sarà sempre il vino per me: passione. Passione che, fortunatamente, condivido con tanti amici e colleghi, specie quelli che ho avuto modo di riunire recentemente per un importante evento enoico, che hanno dimostrato profondo rispetto e grande etica, nonché professionalità da vendere, a discapito dei preconcetti di alcuni sui winebloggers.

Vabbè, la chiudo qui, non vorrei tediarvi ulteriormente con i miei astrusi pensieri, ma ci tengo a concludere ringraziandovi, perché negli ultimi messi ho incontrato molti di voi, tra eventi, giri in vigna, visite in cantina e fortuite occasioni ed ho capito cosa sto facendo e ricordato perché lo sto facendo... forse non me ne ero ancora reso conto del tutto. Vi ringrazio davvero, perché vada come vada questo diario enoico resterà sempre una libera condivisione di impressioni e sensazioni, una raccolta di storie ed opinioni che starà a voi valutare e far vostre, come meglio crederete.


F.R.S.
#WineIsSharing

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