giovedì 11 maggio 2017

Vigneti Bonaventura -Piccola cantina emergente del Piceno

Oggi torniamo nelle Marche, più precisamente nel Piceno alla scoperta di una piccola e giovanissima azienda che ha catturato la mia attenzione nelle scorse settimane attraverso la forza espressiva dei suoi vini. E' attraverso l'assaggio di due dei tre vini prodotti da quest'azienda che mi sono incuriosito a tal punto dal voler approfondire la conoscenza dei Vigneti Bonaventura, realtà che parte da lontani, ma che si concretizza solo pochissimi anni fa.
La storia di questa Cantina è legata a doppio filo a quella di Enzo, che negli anni '70, all'età di 23 anni si innamora delle Marche – scusatemi il campanilismo, ma... come biasimarlo?! - tanto da decidere di trasferirsi nel Piceno, a San Benedetto del Tronto.
cantina vigneti bonaventura
Cantina - Vigneti Bonaventura - Picen
Enzo era appena uscito dalla Scuola Enologica di Alba ed aveva già avuto le sue prime esperienze nelle Langhe, eppure decide di basare la sua vita e la sua carriera proprio nelle Marche, stabilendosi qui con sua moglie Isabella ed iniziando a collaborare con le cantine locali, nelle quali si forma e plasma il suo rapporto con la terra, i vigneti ed i vitigni di questi luoghi in cui la campagna anela al mare.
Il sogno non poteva che essere quello di arrivare, un giorno, a fare un proprio vino e, quindi, a costituire una propria realtà vitivinicola ma, come spesso accade, per molti anni la cantina rimase solo un sogno, ancor più che un obiettivo.
E' grazie ai tre figli di Enzo ed Isabella che quello che era solo un sogno, e che sembrava destinato a rimanere tale, inizia a prendere forma tanto da vedere Massimiliano, Andrea e Maria Cristina, oggi, coinvolti a 360° in quest'avventura chiamata Vigneti Bonaventura – scusate il gioco di parole!
Tutto ruota intorno ad una vecchia casa colonica di Acquaviva Picena, ristrutturata al fine di accogliere questa piccola cantina. Il progetto è ambizioso: produrre vini locali in regime biologico sin dal principio, puntando sulla qualità in ogni suo più piccolo aspetto, dalla cura del vigneto ai meticolosi processi di vinificazione.
Sono sempre molto affascinato dalle realtà a conduzione familiare e dai ruoli che ogni membro copra nell'ambito della produzone vitivinicola, dalla vigna alla bottiglia, ed in questo caso i compiti sono così suddivisi:
  • Enzo é Enologlo ed Agronomo dell’azienda, si occupa di tutto di tutto quello che riguarda il vigneto fino al momento della raccolta.
  • Massimiliano, si occupa di tutto il processo di vinificazione ed affinamento del vino fino alla bottiglia
  • Andrea si occupa in parte del processo produttivo e di tutti gli aspetti legati alla commercializzazione
  • Maria Cristina aiuta nelle attivitá di commercializzazione e gestisce il profilo della cantina sui social network
L'azienda fa parte della FIVI, quindi coltiva le proprie vigne direttamente, vinifica uve di proprietà, imbottiglia e commercializza le proprie (poche e numerate) bottiglie.
Le denominazioni di riferimento sono solo DOCG del Piceno ovvero Offida Passerina, Offida Pecorino, Offida Rosso.
Per quanto riguarda l'approcio in vigna è quello dei veri vignaioli e tutte le principali attività vengono svolte manualmente, al fine di avere un rapporto sempre diretto con le proprie piante e le proprie uve, che vengono, poi, trattate in cantina con lo stesso garbo e lo stesso rispetto riposto nei vigneti, ma con l'adeguata consapevolezza tecnica.
Il Piceno è una terra meravigliosa, capace di imprimere ed infondere nel vino grande personalità e carattere, ma ha vissuto e forse sta ancora vivendo periodi di intorpidimento e realtà come questa possono attirare l'attenzione su quanto di buono si stia facendo in areali produttivi tra i più interessanti e storicamente importanti del Centro Italia.
Le sfide mi incuriosiscono sempre, ma spesso mi deludono in quanto poco realistiche, tanto da sembrare sin dal principio destinate a fallire, ma per quanto concerne la strada intrapresa dall'azienda Vigneti Bonaventura, devo ammettere che ogni passo sia stato fatto con il piede, anzi, con i piedi giusti, a tempo debito e cercando di dar vita ad un progetto che non fosse solo un vezzo, bensì puntasse a qualcosa di grande. E' presto per definire questa cantina un riferimento per l'areale, ma già il fatto che tra la miriade di assaggi fatti in questo periodo abbia voluto fortemente condividere con voi questa storia ed ora le mie impressioni riguardo i loro vini, credo faccia ben sperare.
Delle tre etichette prodotte io ho avuto modo di assaggiare i due vini più rappresentativi, che ora vi vado a raccontare:
Maancrie 2012 Offida Rosso Docg – dovete sapere che io non leggo mai schede tecniche o controetichette, prima di assaggiare un vino che non conosco, in quanto confido sempre nella capacità dello stesso di stupirmi parlandomi di sé, più di quanto possano fare dei freddi, per quanto esplicativi, testi. Faccio questa premessa, perché sono consapevole di ciò che possa suscitare in me un involontario, ma innegabile pregiudizio, e so che se avessi letto del 15% di Cabernet Sauvignon in blend con l'85% di Montepulciano utilizzato per questo vino nella mia mente sarebbero scattate mille domande ed il mio palato si sarebbe aspettato qualcosa di profondamente diverso. Io amo i vini di territorio, ma lungi da me odiare o ripudiare i vitigni internazionali o i blend, specie là dove la purezza non necessariamente possa rappresentare al meglio la qualità. In questo vino è palese la ricerca di un grande equilibrio e la volontà di dar vita sin da subito ad un grande vino, tenendo conto dell'estrema gioventù delle piante e dell'ovvio scotto da “pagare” per una prima annata, riguardo il legno. Quando mi approccio ad una prima annata cerco sempre una visione prospettica dell'assaggio e devo ammettere che in questo caso tutto mi faccia pensare ad un potenziale ancora inesplorato di questo territorio, nella produzione di rossi di grande profondità ed eleganza. Il saldo di internazionale potrà essere dosato diversamente in futuro o magari, una volta raggiunta la piena maturità delle piante di Montepulciano, venir messo da parte, ma a prescindere da questo è il calice a parlare e la sensazione è quella di aver assaggiato un grande rosso delle Marche, come pochi hanno avuto l'ardire e l'acume anche solo di immaginare.

Bàkchai 2015 Offida Pecorino Docg – il Pecorino nasce a pochi km da qui, nell'entroterra, ma è davvero interessante come riesca a ripondere ai diversi contesti pedologici mantenendo fortemente intatto il proprio correde varietale, ma al contempo enfatizzando alcuni aspetti piuttosto di altri, come in questo caso l'equilibrio fra il sole ed il mare, in un naso molto ricco e seducente capace di coprire uno spettro aromatico davvero ampio dall'agrume al balsamico, come a voler rappresentare una sferzante brezza marina, capace di rinfrescare un sorso pieno e profondo, sospinto da un'altra fonte naturale di freschezza, ancor più sferzante e dinamica delle brezza percepita al naso, ovvero la sua vena acida. Chiude il cerchio un finale sapido che sembra messo lì a posta per impedire di accontentarsi di un solo calice. Un vino importante, che credo potrà riservare notevoli sorprese nei primi 10 anni di vita e magari oltre. Io di qui in avanti una bottiglia l'anno la stapperò e vedremo cosa avrà voglia di raccontarmi.

In conclusione ci tengo a puntualizzare un aspetto che non è mio solito prendere in considerazione, ma che in questo caso mi è stato quasi “imposto” da alcuni comprensibili appunti postumi alla mia condivisione sui social dell'assaggio dei vini dei Vigneti Bonaventura, ovvero il prezzo.
Alcuni hanno visto nel prezzo importante di queste bottiglie un fattore negativo ed un punto a sfavore, eppure io credo che in un contesto enoico italico in cui sin troppo spesso si soffra il paragone con i cugini d'Oltralpe, proprio in merito al gap notevole che esiste da anni, ormai, riguardo i prezzi medi dei vini di denominazioni di origine, avere il coraggio di dare un valore importante al proprio lavoro possa, specie con tirature così esigue (parliamo di neanche 6.000 bottiglie suddivise nelle due etichette da me condivise), rappresentare un segnale importante.
Compendo benissimo chi assuma questa scelta come una maggior difficoltà di vendita da parte del ristoratore o del commerciante data la mancanza di blasone delle denominazioni in questione, ma non è forse proprio nel Piceno che è sono presenti da qualche anno le massime espressioni di rossi marchigiani, con alcuni picchi anche a livello nazionale, che – forse – devono parte del loro successo proprio al coraggio dei produttori nella scelta del valore di bottiglia? Comprendo sia un argomento intricato e lungi da me volermi districare in qualcosa che a mio modo di vedere è ancor più relativa del gusto, in quanto esistono tantissimi prodotti con prezzi spropositati per i quali siamo disposti a pagare solo per fattori come il brand, l'esclusività, il marketing o la rarità, ma poi di fronte al Vino italiano (per quello francese, per molti, è diverso...) siamo prevenuti appena troviamo una cifra a nostro modo di vedere non compatibile con una bottiglia di vino in senso lato. Per quanto mi riguarda non mi sento di criticare alcun prezzo, anche perché ognuno è libero di acquistare vini in base ai parametri qualitativi ed economici che ritenga più opportuni. Lasciatemi dire, però, che ciò che mi preoccupa di più in Italia non sia tanto il coraggio di chi non voglia svalutare il proprio grande ed attento lavoro (un'azienda con un regime produttivo così basso, a meno che non sia un vezzo, un capriccio di qualche industriale, quindi un side business, non può perdurare con vini a prezzi in linea o sotto alla media di mercato delle denominazioni), bensì siano i prezzi sin troppo bassi imposti dalle grandi aziende in GDO, che portano poi ad un livellamento verso il basso dei prezzi da cantina, anche per realtà qualitativamente valide e dalla produzione esigua.

Il Vino italiano ha bisogno di un equilibrato coraggio, ma pur sempre di coraggio ed anche le scelte commerciali possono fare la differenza. In questo caso sarà il tempo e quindi la richiesta a dare o meno ragione alla famiglia Bonaventura, ma una cosa è certa, l'abbrivio è quello che può spingere verso un futuro importante anche alla luce dei nuovi impianti che prevedono piccole parcelle di vitigni che rappresentano sicuramente un'ulteriore sfida in questo territorio e che sarò curioso di seguire nelle future vinificazioni, ma non vi voglio spoilerare nulla, ne parlerò a tempo debito o magari lo scoprirete da soli andando a fare una passeggiata nei vigneti della famiglia Bonaventura.

F.S.R.
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