giovedì 3 agosto 2017

Cantine Fina - A Marsala, vini di famiglia intrisi di lungimiranza e bellezza

Al mio ritorno dalla splendida Sicilia, inizio a condividere alcune delle mie più nitide emozioni e della mie impressioni enoiche riguardo vigne, vini e cantine.
Lo faccio portandovi con me a conoscere le Cantine Fina, una realtà a conduzione familiare, che negli ultimi anni ha avuto una curva di crescita sia in termini di qualità che in termini di popolarità davvero importante, grazie alla capacità di produrre ottimi vini con un appeal trasversale, senza mai scadere nella mera omologazione.
Cantine Fina
L'azienda nasce nel 2005 grazie alla lungimiranza ed all'impegno dell'enologo Bruno Fina e sua moglie Mariella, che fin dagli inizi hanno definito la Cantina il loro quarto figlio.
Oggi, a portare avanti un vero e proprio sogno diventato realtà ci sono Bruno (enologo) e i suoi 3 figli Marco, Sergio e Federica.
Marco, il più grande dei tre, si occupa della parte commerciale ed amministrativa, Sergio è un enotecnico e braccio destro del padre, ha vissuto più in vigna che a casa e Federica la più giovane si occupa di marketing e comunicazione e da ormai un annetto della gestione dell’enoturismo “Orizzonte Fina”, progetto che si sta dimostrando davvero interessante.
Bruno Fina è da anni un noto enologo siciliano, ma è grazie all'incontro con Giacomo Tachis che inizia a vedere la Sicilia come un vero e proprio continente con micro e macro areali più vocati alla all'allevamento di quasi ogni tipologia di varietale, tanto che, nei vigneti ai quali attingono per la creazione dei propri vini, le Cantine Fina oggi hanno numerosi vitigni sia autoctoni che alloctoni nazionali ed internazionali.
Il concetto è semplice: analizzare il terreno e le condizioni pedoclimatiche, prendendo la storia come riferimento, ma non come sinonimo di perfezione assoluta (basti pensare alle lacune in termini di know how presenti nel passato), e trovare il vitigno adatto alla microzona in cui verrà impiantato, in modo da poter produrre la migliore espressione di quell'uva nel territorio più vocato alla sua coltivazione.
Per quanto riguarda gli autoctoni abbiamo il Grillo, seguito dallo Zibibbo, Nero D’avola e Perricone; per gli alloctoni abbiamo Traminer, Sauvignon, Chardonnay, Viognier, Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot.
Il 70% dei vigneti attualmente a disposizione dell'azienda è biologico, ma la parte restante ha già inviato il processo di conversione.
Quando ho chiesto un aneddoto legato alla loro vita nel vino i Fina ne hanno tirati fuori molti, a testimonianza di un legame col territorio, con la propria azienda, ma soprattutto tra i membri della famiglia che è parte integrante di quanto puoi troviamo in bottiglia. Il più simpatico e quello più fa comprendere la personalità di Bruno Fina è legato al primo anno di produzione del loro Kikè (90% Traminer e 10% Sauvignon Blanc), momento nel quale il figlio Marco ed il direttore commerciale Enrico volevano imbottigliare solo una parte del vino prodotto, non credendo a questa pazza sfida dell'enologo siciliano di produrre e vendere un vino del genere dalla sicilia. Eppure, Bruno con grande sicurezza impose di imbottigliate tutte e 8000 bottiglie, dichiarando che se mai avessero avuto difficoltà nel venderle se le sarebbe bevute tutte lui. Neanche a dirlo, a tre mesi da quelle parole non avevamo più una bottiglia in cantina e negli anni successivi il Kiké è divenuto il vino più rappresentativo dell'azienda per la sua unicità e per la sua attitudine ad incuriosire in maniera trasversale dal neofita al winelover incallito.
Io, da par mio, vi consiglio di assaggiare tutta la linea, ma vi segnalo i 5 vini che di più mi hanno emozionato, ovvero il Kiké per la il suo naso equamente aromatico ed il suo sorso fresco e vibrante; il Taif, che non è altro che uno Zibibbo secco dal naso avvolgente e suadente, carico di sole e di calore, che poi ti stupisce con la sua verticale acidità ed una nota marina che ne rende il sorso inerziale; il Perricone, tra gli autoctoni siciliani quello che negli ultimi anni mi ha incuriosito di più, qui interpretato come piace a me, ovvero senza uso ed abuso di legno, permettendo al varietale di esprimersi nella sua schietta complessità, con grande freschezza e con un frutto nitido e croccante... davvero piacevole!
Poi abbiamo i due vini, agli antipodi, che vorrei sempre avere in cantina il Caro Maestro e l'El Aziz.
Caro Maestro 2002: ho avuto modo di assaggiare anche l'annata attualmente in commercio, ma ci tengo a condividervi con voi le mie impressioni sulla prima annata di produzione, della quale ho avuto modo di assaggiare una delle 24 bottiglie (ora 23) rimaste nello storico della Cantina, ovvero la 2002. Il nome dice tutto, si tratta del vino dedicato al compianto Tachis, vero e proprio maestro di vite e di vita per Bruno Fina, che ha sentito di volerlo omaggiare con questo taglio bordolese di Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot.

Proprio come Tachis, anche Bruno Fina vede la Sicilia come un "continente" enoico dalle immense variabili e quindi dalle infinite potenzialità espresse ed inespresse. A volte pensiamo che l'identità territoriale e l'autenticità risiedano solo nei vini prodotti da uve autoctone o tipiche, ma dimentichiamo che di molti di quei vitigni non abbiamo riferimenti o termini di comparazione se non in determinati contesti di appartenenza. Eppure sono territori e produttori che hanno un carattere così forte e marcato da rendere identitario e quindi unico ogni vitigno ed ogni vino, pur mantenendone le principali peculiarità, permettendo di confrontare queste caratteristiche con vini prodotti in altre zone d'Italia e del mondo. È proprio questo il caso del Caro Maestro, che nella sua prima annata di produzione, ovvero questa 2002, si è dimostrato un cavallo di razza, per nulla stanco, con vigore e resistenza da vendere. Davvero un piacere trovare così tanto equilibrio e non trovare alcun cenno di cedimento in quello che a tutti gli effetti è il "bordeaux" siciliano.

Dulcis in fundo, la vendemmia tardiva di Grillo (nasce come Chardonnay, quasi per errore ed oggi è una delle migliori espressioni di vino dolce base grillo) El Aziz: parliamo di un vino che non necessita di grandi affinamenti (appena qualche mese di barrique e 6 mesi di bottiglia) al fine di non perdere la freschezza e la potenza espressiva del varietale e per mantenere, anche, un sorso di grande bilanciamento fra residuo, struttura, freschezza e quella leggera vena sapida che sembra voler ricordare l'estuario di un fiume in cui l'acqua dolce incontra il mare. Un vino da tramonto in riva al mare, senza pensieri, gettando lo sguardo e l'anima oltre l'orizzonte.
A proposito di tramonto, a breve potrete scoprire anche voi una novità, assaggiata in anteprima proprio al calare del sole, nello splendido terrazzo panoramico delle Cantine Fina, vale a dire il Metodo Classico base Pinot Nero e Chardonnay, un'altra sfida non da poco, che dal bicchiere già fa pensare che Bruno Fina, anche questa volta, potrebbe dimostrare la capacità di questa meravigliosa regione di offrire terroir atti a vincere ogni sfida vitivinicola ed enologica. Dovremo attendere ancora qualche mese per saperlo, ma le premesse sono più che valide.

Ci tenevo molto a visitare questa realtà, nonostante avessi avuto modo di assaggiare della famiglia Fina in più di un'occasione, al fine di distaccarmi da una concezione che ammetto sia stata a volte statica di un territorio che, seppur lentamente, sta evolvendo e non più solo verso la quantità, ma soprattutto in favore di una qualità che prescinde preconcetti e limiti culturali.
Ci tengo, però, a concludere invitandovi ad andare a trovare questa famiglia, che oltre a produrre ottimi vini, fa dell'umanità e della simpatia due valori imprescindibili del proprio essere, tanto che andarsene è stato davvero difficile!

F.S.R.
#WineIsSharing

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