venerdì 1 settembre 2017

In Irpinia per scoprire la storia, la vigna e il vino della Cantina Nardone Nardone

Quest'anno ho avuto il piacere di dedicarmi in più occasioni alla realtà vitivinicola irpina e, oggi, torno a parlarvi dei vini di questa vocatissima terra attraverso la cantina Nardone Nardone a Pietradefusi (AV).
Ho avuto modo di conoscere la storia di questa azienda a conduzione familiare grazie agli attuali proprietari, ovvero il giovane Domenico e suo padre Vincenzo Nardone, agronomo. L’azienda nasce nel 2006, così come la possiamo vedere ora, apre i battenti nel 2006, ma la famiglia Nardone coltiva la vite da decenni.
Non è stato semplice, ma era giunto il momento di cambiare e di iniziare a produrre, da quei vigneti così ben accuditi e curati, i propri vini ed è così che iniziarono ad essere commercializzate le prime bottiglie Nardone Nardone.
Parliamo di una cantina di dimensioni ridotte (35.000 – 40.000 bottiglie annue), ma che punta ad una qualità artigianale e di nicchia raggiunta con rispetto del territorio (si attua il regime di lotta integrata) e della tradizione irpina.
Ciò che colpisce subito di Domenico è il suo forte senso di appartenenza alla sua terra in senso stretto ed in senso lato. L’Irpinia per quanto se ne parli tra appassionati ed addetti ai lavori è un territorio ancora poco sconosciuto e la volontà di Domenico e della sua azienda è quella di creare interesse non solo intorno ai propri prodotti ma anche e soprattutto nei riguardi dell'intero areale.

Una terra che in molti lasciano, ma che ha ancora tanto da dare, specie in termini di viticoltura. Le terre dell'azienda Nardone Nardone sono terre di famiglia, vigneti che Domenico ha ereditato da entrambe le famiglie di origine, paterna e materna, ma è dal bisnonno Achille che tutto ha origine ed è sua la storia più eloquente: agli inizi del secolo scorso, dopo esser partito per il “sogno americano”, Achille tornò in Irpinia e acquistò le sue prime 100 “TOMMOLE” di terra, ovvero trenta ettari, con i risparmi accumulati negli USA. Parte di quei vigneti è ancora produttiva e porta con se la vitalità e la caparbietà, nonché la saggezza e l'esperienza, di quell'uomo che partì con il solo scopo di tornare!
Ho trovato molto interessante l'approccio di Domenico alla commercializzazione dei suoi vini, che sono presenti su vari mercati internazionali, ma che lui stesso (cosa rara...) vorrebbe sempre più presenti in Italia e sempre più in grado di vendere direttamente. Questo perché per veicolare la visibilità aziendale, ma soprattutto per poter comunicare non solo attraverso il bicchiere, ma anche personalmente dinamiche e valori aziendali, nonché per parlare di Irpinia, si deve puntare sempre di più sull'enoturismo. Il mondo del vino è pieno di retorica e spesso la percezione di chi non è nato in questo ambiente è fuorviata dalla bellezza dei contesti in cui il vino nasce e da alcune realtà mainstream che fanno sembrare il fare vino cosa molto semplice. E' solo accogliendo enoturisti, winelovers e clienti direttamente in cantina e mostrando loro il lavoro che c'è dietro ad ogni singola bottiglia che si può iniziare ad aumentare la consapevolezza di chi compra e beve vino nei confronti dei valori, delle difficoltà e della fatica di cui è intriso un grappolo d'uva.

Passiamo ai vini della cantina Nardone Nardone che ho avuto modo di degustare:
Fiano di Avellino DOCG 2016 - Nardone Nardone: il Fiano è uno dei vitigni a bacca bianca che apprezzo di più ed in questa terra sa esprimersi al meglio. Quello prodotto da Domenico e da suo padre Vincenzo, con la supervisione del giovane enologo Raffaele De Martino, è forte della sua identità territoriale con un naso prettamente varietale ed un sorso dritto, nitido e luminoso, dato da un ottimo bilanciamento tra struttura e freschezza. Classico il finale leggermente amaricante che funge da abbrivio al secondo sorso. Fiano che mostra di poter essere piacevole oggi, ma di non temere il passar delle stagioni.


Taurasi DOCG 2010 Nardone Nardone: un vino che sin dalla mescita sembra voler chiarire di che stoffa sia fatto. Intenso allo sguardo ed al naso, con quell'intrigante nota speziata che solo inizialmente fa pensare al legno, per poi lasciar rompere gli indugi all'espressività dell'Aglianico nella sua integrità di frutto e nelle tonalità più profonde del varietale. Un toro che mostra tutta la sua massa muscolare, ma al contempo corre con eleganza e senza stancarsi... senza stancare!


Un'azienda, questa, che seguirò con grande curiosità ed interesse da ora in avanti, in quanto è palese la ricerca costante della più alta qualità nel rispetto dell'identità enoica irpina.

Ci tengo, in fine, a citare le parole dello stesso Domenico Nardone, che al mio chiedergli cosa sia il vino per lui risponde così: “Essendo cresciuto in vigna il vino è passione! Se non hai passione il vignaiolo non lo fai… non puoi fare questo mestiere e non puoi farne una ragione di vita. Coltivare e vinificare è faticoso, è un lavoro “sporco”, è un sacrificio lavorare nella terra. Il vignaiolo è costantemente sotto pressione, investimenti, fiscalità, ed oltre a sopportare il rischio di impresa ogni giorno sopporta anche i capricci del meteo e della natura madre e matrigna, ultimamente si sono messi pure i cinghiali… “Stamm sott' o cielo” si dice dalle nostre parti… certe volte mi chiedo chi me lo faccia fare e se non sarebbe meglio acquistare uve e basta. La vigna è una scommessa continua, ti dà delusioni e soddisfazioni continue, ma io non saprei fare altro e non ne potrei fare a meno. Il vino è vita e condivisione.”

E' proprio nella proverbiale saggezza popolare dei detti campani, che io stesso ricordo esprimersi con la massima eloquenza nelle parole di mia nonna di origini napoletane "Oggi a me, dimane a te" (dal latino "Hodie mihi, cras tibi") che risiede la differenza fra rassegnazione e forza d'animo, fra ingenuità e consapevolezza! Il vignaiolo a cosa andrà in contro e mai come quest'anno sa di non poter far molto se non dare il meglio di sè e sperare. Eppure lo fa, lo fa perché "stiamo tutti sotto lo stesso cielo", un cielo che toglie, ma che sa anche dare tanto e quando da ripaga, spesso, di tutti i sacrifici.


F.S.R.

#WineIsSharing

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