lunedì 25 settembre 2017

Un viaggio nel pensiero "green" e nei vini bio della Cantina Podere di Pomaio ad Arezzo

Nell'era della relatività delle distanze, spesso ci si ritrova a conoscer meglio luoghi lontani che quelli vicini a casa. Nel mio caso, questo si traduce nell'aver visitato moltissime realtà vitivinicole, territori e cantine in areali più o meno distanti da dove vivo da qualche anno – Sansepolcro (Arezzo) – tralasciando quelle “di casa”.
Un mea culpa è doveroso, ma le scuse contano poco se non si attuano misure a sostegno di questa mancanza, quindi l'obiettivo di questa nuova stagione sarà quello di cercare qualcosa di interessante anche nella zona che è ormai diventata la mia seconda terra.
Per non perdere altro tempo, ho subito iniziato con un'azienda di cui ho scritto con cadenza annuale parlando dei vini assaggiati durante eventi o fiere in giro per l'Italia, ma della quale non avevo mai avuto modo di visitare i vigneti e la cantina.
Cantina Podere di Pomaio
Parlo del Podere di Pomaio, un'azienda vitivinicola "Green" e Bio, giovane (prima vinificazione 2010) che nasce, però, nel 1991, con l'acquisto dell'antico podere da parte di Pier Ferruccio Rossi, per l'esigenza di una famiglia allargata di avere un luogo da poter chiamare casa.
E' solo nel 2000 però, che Podere di Pomaio vede la sua prima svolta in termini vitivinicoli, grazie al figlio Iacopo che, appena laureatosi in agraria e specializzatosi in Viticoltura, dopo un po' di giusta gavetta all'interno di uno studio di consulenza agronomica, decide di buttarsi a capofitto nell'avventura del “nuovo” Podere di Pomaio. A dar man forte in termini commerciali e, soprattutto – dato il suo background nel marketing – di comunicazione è il fratello Marco, che vede nelle dinamiche fraterne un continuo brain storming in cui a volte prevalga il “brain” a volte la “storm”, ma senza il quale non sarebbe possibile crescere.
La mia visita mi porta su una delle più integre colline aretine, in una giornata in cui li sole ne mostra le benevole esposizioni e i vigneti di Sangiovese – vitigno principe dell'azienda – sfoggiano grappoli sani e turgidi a pochi giorni dall'inizio della vendemmia. Una volta attraversato il cancello d'entrata del podere, dopo aver lasciato il centro storico della città di Arezzo solo da pochi attimi, il termine “spaesato” trova la sua più idonea e positiva collocazione, nello spettro delle mie sensazioni. Si lascia il “paese” per entrare in un contesto incontaminato, in cui le varie attività del podere sono incastonate con profondo rispetto e grande armonia. La natura è complice del lavoro di Iacopo Rossi, che da agronomo, ancor prima che enologo, sente forte questa connessione e, con estremo raziocinio, si pone come custode ed interprete di ciò che questo territorio può donare.

Ciò che ha acceso i riflettori già da qualche anno su questa realtà è stato, senza tema di smentita, il progetto Think Green che rappresenta in toto l’espressione dell'impegno del Podere di Pomaio a produrre rispettando l’uomo, il vino e la collina Ri-ducendo, Ri-ciclando, Ri-usando ma soprattutto Ri-pensando il reale in chiave smart ed ovviamente eco-friendly.
Il credo “green” dell'azienda parte proprio dalla vigna, condotta secondo principi bio applicati con consapevolezza e lungimiranza e non di certo per mera “certificazione”.
La Cantina sembra incastonarsi naturalmente nella collina, grazie alla sua concezione architettonica “bio” che vede le sue pareti erette con massi ciclopici utilizzati secondo soluzioni che attingono alle conoscenze ancestrali di Romani ed Etruschi. Enormi massi, malte naturali, pozzolaniche, colori non chimici, pavimenti in cotto e basalto lavico unitamente alla sostenibilità energetica rendono il complesso un raro esempio di cantina ecosostenibile italiana.
Questo estremo rispetto per il territorio e per la natura stessa si riflette nei vini prodotti da Podere di Pomaio, che impressionano per identità e legame con il terroir creatosi in questo angolo meno conosciuto della toscana del vino.

I vini prodotti sono 5 più uno – che vi spiegherò nel proseguo dell'articolo -, ma andrò a citare i tre che di più mi hanno colpito durante la mia ultima visita:
vini podere pomaio
Podere di Pomaio - RosAntico Toscana Rosato IGT 2016: in questo rosato da sole uve Sangiovese c'è l'anima fresca, giovane e dinamica dell'azienda. Un vino che gioca sull'espressione più luminosa del territorio, senza tralasciarne la struttura, ma giovando tutto su slancio fresco e sapidità minerale.
L'ho bevuto il vigna, mentre il vento portava i profumi dell'uva, a soli pochi giorni dalla piena maturità, al mio naso e la concordanza con il vino nel calice è stata disarmante.
Podere di Pomaio – Porsenna Toscana Rosso IGT 2013: eccolo qui il vino che vorrei trovare in ogni cantina toscana con vigne vocate per la produzione di Sangiovese, ovvero una vinificazione in purezza, elevato legno grande, con un equo affinamento in vetro. Se nel RosAntico c'era la freschezza e la dinamica, nel Porsenna permane una spina dorsale fresca e dalla dinamica più frivola del rosato si passa ad una complessità armonica, mai snob o altezzosa. E' un Sangiovese puro, varietale, con le sue spigolature identitarie che denotano la voglia di crescere ancora nel tempo ed una personalità già forte. La beva è inerziale grazie al finale sapido ed alla finezza del tannino che non da soluzione di continuità al sorso. Un vino che avrei visto benissimo nella mia scorsa degustazione Trasversale del Sangiovese, certo che non avrebbe sfigurato.

Podere di Pomaio – Clante Toscana Rosso IGT 2014: c'è un fazzoletto di terra nel Podere di Pomaio dove vengono allevati ad alberello piante di Merlot che daranno origine ad una sola bottiglia cadauna. Un esercizio di stile? No! Una ponderata scelta agronomica che vede quel vigneto disporre delle peculiari condizioni pedoclimatiche per la produzione di un grande Merlot di territorio. Come ho già avuto modo di dire in passato, pur amando i vitigni tipici e storici o, che dir si voglia, autoctoni, non mi passerebbe mai neanche per l'anticamera del cervello – cit. mia nonna – di denigrare un'uva solo perché “internazionale”, anzi mi affascina sempre molto come sia proprio con gli internazionali che si possa evidenziare la forza espressiva di un territorio. Vi spiego... se con li Sangiovese i riferimenti sono molti, ma pur sempre “limitati” a poche regioni e non moltissimi contesti (per lo più italiani), con vitigni come il Merlot il raggio d'azione di un'eventuale comparazione di estende al mondo intero. Quindi, quando un territorio riesce ad imporsi su un varietale “tosto” e ben definito – a volte tendente all'omologazione – come il Merlot, tirando fuori un'identità unica fatta di note mediterranee, di un'insolita freschezza e di una mineralità saporita e divertente, io non posso che apprezzare quel contesto e chi ha saputo interpretarlo al meglio.

Avevo detto tre, ma non posso non includere un +1 che rappresenta per i fratelli Rossi la scommessa per il futuro ed un punto di inizio, non di certo un punto d'arrivo: Pomaio Origini.
Parliamo di un vino prodotto secondo il concetto della “sottrazione”, ovvero cercando di lasciar esprimere il territorio e l'annata, attraverso una trasformazione dell'uva da identificarsi con i criteri della vinificazione “naturale” (lieviti indigeni, niente controllo delle temperature, minima aggiunta di solforosa, già ampiamente sotto la soglia del bio in tutti i vini dell'azienda). Un altro vino “naturale”? Non è questo il messaggio che l'azienda Pomaio sta lanciando, bensì è un vero e proprio messaggio in bottiglia per i naufraghi del vino, che sin troppo spesso si sono imbarcati nel mare magnum delle tendenze modaiole da un lato e degli estremismi “bio-naturali” dall'altro, senza prima fare i conti con chi segna le sorti di ogni annata: Madre Natura!

Il concetto all'origine di Origini – passatemi il gioco di parole – è di una semplicità così disarmante che, in un mondo in cui le complicazioni sono all'ordine del giorno – specie nel vino – mi è parso tutt'altro che scontato: non si può fare vino naturale ovunque, con qualsiasi vitigno ed in ogni annata.

L'equilibrio ed il rispetto sono a monte di ogni capitolo della storia enoica del Podere di Pomaio e sono certo che non smetterà di esserlo. Arezzo si dimostra un areale sorprendente che continuerò a scoprire.

F.S.R.
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