martedì 17 ottobre 2017

Petracavallo - Padre e figlio artigiani del vino in Puglia

Altro giro di assaggi, altra storia da raccontare! Siamo a Mottola, in Puglia, luogo immerso in un territorio reso estremamente suggestivo dalle caratteristiche gravine ricche di villaggi rupestri, grotte naturali, lame e antiche testimonianze di una regione viva sin dalla preistoria.
E' proprio qui, che un padre, Peppino, e suo figlio, Vito, pur avendo visioni e personalità totalmente agli antipodi trovano la via comune della vigna, creando la cantina Petracavallo.
cantina petracavallo mottola vini
E' Vito, giovane vignaiolo follemente innamorato della sua vigna e della sua terra a convincere – con non poca difficoltà - suo padre Peppino, viticoltore con molti anni di esperienza alle spalle foriero di saggi consigli, a dare nuova linfa vitale al proprio rapporto ed all'economia famigliare passando da viticoltori a produttori di vino.
La storia dell'azienda agricola D'Onghia è legata indissolubilmente a quella del suo territorio, ma se Petracavallo esiste è grazie alla voglia di mettersi in gioco di un giovane, che in questo territorio ha deciso di credere con tutto se stesso.
Quella di Vito è, in parte, la storia di molti ragazzi italiani che decidono di lasciare la propria terra per cercare di crearsi un futuro all'estero. Ciò che differenzia Vito da molti di quei ragazzi è che, nonostante tutto e tutti, lui ha deciso di tornare a casa, spinto da un ritrovato senso d'appartenenza a quei luoghi ed alle sue radici.
vito d'onghia vignaiolo
E' per questo che questa piccola realtà vitivinicola non mi ha colpito solo per la propria produzione di vino, bensì per la volontà di dare nuovo lustro all'intero territorio spingendo il piede sull'acceleratore dell'enoturismo e comunicando in maniera organica e capace le unicità di Mottola e dei luoghi limitrofi, utilizzando il vino come veicolo di bellezza e cultura.
Vini, quelli di Petracavallo, prodotto da uve autoctone di Primitivo, Negroamaro e Fiano Minutolo, nel pieno rispetto della tradizione e del contesto naturale in cui i vigneti sono immersi.
Tornando al vino è palese il bisogno quasi viscerale di Vito di tradurre il lavoro suo e di suo padre in qualcosa che sia in grado di raccontare la fatica, la dedizione ed il rispetto che questa famiglia riversa prima in vigna poi in cantina.
La ridotta estensione dei vigneti e la piccola quantità di bottiglie prodotte permettono a padre e figlio di adoperarsi artigianalmente sin dalla raccolta a mano, per poi procedere con la diraspatura, la macerazione sulle bucce senza lieviti aggiunti, la spremitura con l’antico torchio di famiglia, la fermentazione spontanea in acciaio, nessuna aggiunta di enzimi o additivi di sorta, fino all'imbottigliamento manuale con un utilizzo bassissimo di solforosa. Il tutto con la volontà e l'auspicio di mettere in bottiglia la personalità delle proprie terre e delle proprie piante, in maniera coerente con l'annata e con le scelte agronomiche ed enologiche adottate dalla famiglia. I vini Petracavallo sono prodotti da uve coltivate in vigneti condotti con metodi tradizionali, non trattati con pesticidi, subendo fermentazioni spontanee,  
Quando mi ritrovo ad assaggiare vini "artigianali", di quelli anticipati da frasi del tipo "faccio il vino come lo faceva mio nonno", non vi nego che un po' di essere sempre da un lato molto curioso e dall'altro un po' preoccupato - ma mai prevenuto - ma  basta mettere il naso nel calice per comprendere se continuare se a prevalere debba essere la curiosità o la preoccupazione.
I vini di Petracavallo che ho avuto modo di assaggiare dimostrano già, seppur agli albori della produzione, una palese coerenza con la filosofia familiare, più che aziendale, della cantina, con una spiccata identità, mantenendo una buona pulizia, che scongiura ogni preoccupazione. All'empirismo dei "vini del nonno" si aggiunge, quindi, una maggior consapevolezza tecnica votata più alla sottrazione che all'interventismo.
Qui di seguito qualche mia impressione sui tre vini prodotti da Vito e suo padre:

Fiano Minutolo Petracavallo 2016: un vino nel pieno della sua evoluzione, che non vuole essere limpido, ma sa di incuriosire senza preoccupare nella sua lieve veste velata. I profumi sono tutto tranne che opachi e non ci sono sporcature nelle note estive di agrume e nella sua aromaticità fruttata che sembra voler confermare la sua parentela con il Moscato piuttosto che con il Fiano.
Il sorso è teso e dinamico, sapido quanto basta per creare un divertente contrasto con i toni “dolci” del primo naso. E' uno di quei vini che ti mettono subito a tuo agio, senza pretendere nulla più che di essere bevuti, eppure lasciando questo Minutolo (non non dirò “un minutolo o due”!) nel bicchiere la sferzante aromaticità iniziale si fa armonica ed anche il sorso ne guadagna in complessità. Jolly!

Negroamaro Rosato Petracavallo 2016: in Puglia i rosati li sanno fare, con sfumature ed interpretazioni differenti, ma sempre con quell'attitudine ad essere vini completi nella loro fiera struttura e nella loro dritta spina dorsale acido-sapida. Questa interpretazione, in particolare mi ha piacevolmente colpito per l'equilibrio fra il corpo mai eccessivo e la sua freschezza. Si fa bere, senza risultare troppo imponente o indisponente. E' inevitabile versarlo senza provare un forte desiderio di Puglia e di estate, quindi siate pronti alla partenza o alla saudade.

Primitivo Petracavallo 2015: il Primitivo è un varietale interpretato in modi così diversi per potenza ed equilibri. Quello di Vito e Peppino si pone nel mezzo - anche territorialmente parlando - tra la forza e la complessità di Manduria e la più slanciata eleganza di Gioia del Colle – anche qui con le dovute eccezioni -, facendosi apprezzare per un naso molto varietale ed un sorso pieno, ma non eccessivo, attraversato da una buona freschezza culminante con quella nota salina che fa da trait d'union tra i 3 vini prodotti.
A Petracavallo non si cerca l'eleganza nel senso più “glamour” del termine, bensì si vuole trovare quella classe spontanea e priva di sovrastrutture che solo chi ne è dotato dalla nascita può sfoggiare. Questo vino possiede qualcosa di innato, che confido di ritrovare in ogni annata, come fil rouge – molto rouge – di un Primitivo da bere “oggi" e, con buonissime probabilità, anche “domani”.

Vini che molti definirebbero "naturali" e che Vito e Peppino amano chiamare "artigianali", ma io continuerò a descrivere come "vini rispettosi", in quanto espressioni integre del territorio, del varietale e dell'annata interpretati con rispetto e consapevolezza, senza negligenza o incuria. 

E' sempre bello condividere storie di famiglia, di terra e di vino come quella di Vito e suo padre Giuseppe D'Onghia, specie quando l'approccio notato è quello ponderato e misurato di chi fa vino in maniera il più “artigianale” possibile non per seguire una moda o per contrapporsi a chissà quale altra pseudo-filosofia enoica, ma solo e soltanto perché è ciò che sente di fare nel rispetto della propria tradizione di famiglia e del proprio amato territorio.

F.S.R.
#WineIsSharing

Elenco blog personale