martedì 28 febbraio 2017

Sorso Lungo - La mia intervista per Wine TV ora su Youtube

Come promesso, condivido anche qui la mia intervista fatta per il programma Sorso Lungo in onda nel nuovo canale tematico Wine TV (Canale 815 di Sky).
Di certo la TV non è il mio mondo, ma sto vivendo sulla mia pelle le potenzialità di questo media, che seppur incalzato dallo streaming via web gode ancora di una capacità unica di entrare nelle case di chiunque in maniera trasversale.
Il Canale Wine TV, seppur a carattere commerciale, sta dimostrando con format come questo di non limitarsi alla promozione di aziende, vini e prodotti, bensì di voler comunicare il vino in maniera più democratica, ma sempre opportuna.
Ritroverò i ragazzi di questa nuova emittente in occasione dell'Only Wine Festival di Città di Castello e sono certo che ne scaturirà qualcosa di davvero speciale, per dare la visibilità che meritano alle giovani e piccole cantine italiane.

Siamo sempre molto critici e restii alla comunicazione del vino in tv, ma credo che si possa fare qualcosa di buono e, soprattutto, si possano intrecciare e collegare tutti i media in un processo crossmediale, come sta facendo Wine TV con il suo canale youtube e la sua seguitissima pagina facebook, per tirar fuori in molte inconsapevoli persone il winelover che c'è in molti di noi. La TV, come il Web, dev'essere un viatico, un primo step, un abbrivio per la scoperta di un mondo che va scoperto in maniera individuale e personale, secondo le proprie aspettative, il proprio mood e i propri gusti, magari vivendolo di cantina e cantina, di assaggio in assaggio.
Quindi ben venga tutto ciò che da spazio alle varie sfaccettature del vino, poi, come sempre, sarà chi guarda, chi ascolta e chi legge a tirare le proprie somme e a decidere come sviluppare la propria passione enoica.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 27 febbraio 2017

Anteprima Vino Nobile di Montepulciano - Considerazioni ed assaggi

Continua il mio percorso a ritrovo attraverso le anteprime toscane e giungo oggi a parlarvi della prima, alla quale ho partecipato, in ordine temporale, ovvero quella del Nobile di Montepulciano.
Sarò onesto con voi e lo farò mantenendo il massimo rispetto per il lavoro dei produttori e del Consorzio, ma soprattutto per un territorio che ha rappresentato tanto e potrebbe ancora rappresentare molto per il vino italiano... per la seconda volta in vita mia - la prima alla prima edizione dell'anteprima del Sagrantino - mi sono trovato in una situazione di disagio dopo un'anteprima, in quanto, rientrando alla base, mi sono reso conto valutazioni, appunti ed emozioni alla mano che io ed il Nobile di Montepulciano, oggi, non riusciamo ancora a trovare il feeling giusto, se non in rare eccezioni.
Questo, non tanto per il lavoro dei produttori, che c'è e sta crescendo, ma per lo più, per via delle caratteristiche il varietale principale assuma in questo areale, che nella maggior parte dei casi lo rendono inadatto ad essere anche solo proposto en primeur, senza una previa adeguata maturazione, che porti ad uno smussamento delle asperità ed una maggior armonizzazione delle parti dure e morbide del vino stesso.
Cosa dovuta, principalmente, alla prevalenza di terreni argillosi, abbastanza pensanti, e quindi ad un Sangiovese, che senza il supporto del taglio, rischi di risultare, sin troppo spesso, troppo imponente e dal tannino amaro, mancando un po' di grazia. Eppure un'annata "storta" come la 2014, per quanto difficoltosa, ha lasciato scorgere uno spiraglio dal quale non è entrata luce, ma vento... un vento fresco, che in rari, ma importanti, casi è stato enfatizzato da una buona dose di mineralità. Forse è questa la strada - a meno che non si abbia la forza e la pazienza di attendere -... un Nobile più fresco, che abbia una beva più agevole sin dai primi anni di vita e che riesca a smussare  i propri spigolo da un lato ed a mantenere freschezza dall'altro, senza scadere nelle marmellatone. Questo grazie al lavoro in vigna (purtroppo non ovunque il Sangiovese è stato impiantato nelle condizioni più favorevoli per far sì che si esprima in eleganza e non solo in potenza), ma - è inutile negarlo - anche grazie alla tradizionale arte del taglio. Inutile far i puristi, là dove non si puote!
Io amo il Sangiovese in purezza è lo cerco come un eno-rabdomante, ma se una zona, per terreno e clima, non è particolarmente vocata alla coltivazione di questo vitigno, sia esso prugnolo gentile (mi viene quasi da pensare che non sia il clone più giusto per questa zona) o altro clone, come i cari cugini francesi insegnano e come ci suggeriscono le vigne stesse - e, quindi chi le impiantò -, che nei loro filari prevedevano già altre varietà da taglio come tra le quali mammolo, colorino, canaiolo e malvasia nera e bianca, trebbiano e colombana - più recentemente sostituite da vitigni internazionali -, per trovare gli equilibri, specie in annate difficili, la coesione ed il supporto vicendevole fra diversi varietali è fondamentale in questa terra.
vino nobile anteprima montepulciano
La mia è una posizione del tutto personale ed una sensazione prettamente individuale, quindi non credo opportuno parlarvi della manifestazione in senso lato, bensì preferirei dedicarmi proprio a quelle eccezioni, che potrebbero, step by step, riappacificarmi col Nobile e, soprattutto, con un Sangiovese che in questa terra acquisisce peculiarità molto differenti da quelle espresse dai cugini di Montalcino e del Chianti Classico, com'è normale ed ovvio che sia, specie viste le condizioni pedoclimatiche divergenti.

Eccovi i miei assaggi da ricordare dell'Anteprima del Nobile di Montepulciano:

Boscarelli: parto con una certezza, che - per fortuna - non accenna a deludermi con vini puliti, equilibrati e di forte identità territoriale. Il Nobile 2014 è il sunto di quanto premesso in questo articolo, mostrando quanto contino sapienza e rispetto nella ricerca del naturale equilibrio del vino in bottiglia, da ritrovare poi nel calice. I saldi classici con uve tradizionali, unitamente all'abilità nel comprendere ed interpretare l'annata, rendono questa 2014 una bottiglia da bere e condividere, con interesse e curiosità, in quanto capace di rappresentare a pieno il territorio, ma di veicolare il palato e le sensazioni verso una concezione che fa della tradizione la più contemporanea modernità. Ulteriore esempio di quanto i vitigni siano apolidi finché non trovino la propria "casa", ovunque essa sia, è la Riserva "Sotto Casa", che esprime anch'essa notevole armonia, grazie al piccolo supporto di vitigni internazionali. Da dimenticare il cantina il Nocio 2012. 

Il Molinaccio: in primis una bellissima azienda, dotata di tutto ciò che possa affascinare un winelover: storia, aneddoti, ma soprattutto location incantevole e vigne che definirei assennate, oltre che belle e ben allevate.
Uno dei pochi "clos" in cui il Sangiovese a Montepulciano venga davvero bene e lo si può apprezzare grazie alla grazie e l'educazione dei tannini in tutti i vini presentati, ma soprattutto dalle masse in purezza che ho avuto modo di assaggiare da botte. Oggi, per me, la più bella eccezione che confermi la regola, parlando di Sangiovese. Nello specifico, ho molto apprezzato la Riserva La Pojana 2012, che ebbi modo di assaggiare qualche mese fa e che si conferma sulla retta via evolutiva, barattando, giorno per giorno, un po' di struttura con maggior finezza, senza perdere profondità e guadagnando in persistenza. Sfizioso il Rosso 2015 e di buona dinamica il Nobile 2013.

Croce di Febo: stimo molto Maurizio Comitini per la sua competenza e la sua visione del Vino che parte dagli estremi per volgere verso un equilibrio fondamentale, tra natura e uomo.
Divertenti e di gran beva le novità BonBonBio, rosato che non eccede in struttura e mantiene una buona dinamica acido-sapida in bocca e BioLupo un rosso tutto frutto e freschezza, da bere qualche grado sotto la temperatura di servizio consueta, a secchiate! Il Nobile 2014 si conferma pulito ed armonico, seppur da attendere,  mentre il Nobile di Montepulciano Riserva Amore Mio 2011 mostra una stoffa non da tutti, che mi fa ben sperare in un'evoluzione degna di una gran bella Riserva.

Montemercurio: azienda che si conferma una grande piccola realtà, capace di stupire come poche altre sanno fare, per concretezza e coerenza e per la forza di saper attendere i propri vini. Vini dalla cifra stilistica inconfondibile, che si lasciano bere oggi, ma fanno auspicare notevole goduria in un futuro più o meno prossimo - quello sta alla vostra pazienza! Molto ben interpretata la 2014 sia nel Rosso di Montepulciano che nel Nobile, del quale ho avuto modo di assaggiare un campione da botte molto rispettoso dell'andamento dell'annata, cogliendone tutto ciò che di positivo se ne potesse cogliere.
Damo 2009 sugli scudi, come sempre, grazie alla sua eterna gioventù data dalla complementarietà di vitigni dai caratteri diversi, ma uniti da una buona vena acida da un lato e da una solida struttura dall'altro. Una chicca il bianco, blend di uve locali, tra le quali il canaiolo bianco che spicca per sapidità e freschezza. Peccato non aver potuto assaggiare il Vin Santo 1990, ma mi rifarò quanto prima.

Podere della Bruciata: interessante incontro quello che ho avuto con questa piccolissima azienda che aderisce al protocollo di Vinnatur. Vini "naturali" che mostrano vitalità e personalità. Questa realtà conferma che, là dove si riesca a mantenere il profilo olfattivo pulito e si trovino i giusti equilibri fra intensità del frutto, profondità del sorso e morbidezza del tannino, si possano produrre ottimi vini ancor più espressivi del proprio terroir con grande rispetto e senza alcun ricorso alla chimica di sintesi. Mi ha colpito molto il Cesiro Nobile di Montepulciano 2012.

Massimo Romeo: il loro Lipitiresco funge da riferimento per questa terra per quanto concerne il Sangiovese in purezza, ormai da anni, e basta ritrovarselo nel bicchiere per comprendere il perché. C'è frutto, freschezza, tannino per nulla sgraziato... materia e disinvoltura, intensità e profondità. Un sorso nitido, che si fa apprezzare a lungo.  Rispetto in vigna ed in cantina, che aiuta molto a produrre vini con un carattere molto riconoscibile. Sempre un piacere bere i vini di quest'azienda.

Nota di merito alla storia azienda Avignonesi che sembra essersi avviata verso un nuovo corso con Vini tecnicamente ineccepibili, ma che ritrovano un'identità che da tempo non avevo più riscontrato.
Nei prossimi mesi riassaggerò i vini di aziende che mi hanno incuriosito, ma che presentavano vini che avevano, com'è normale che sia, un grande bisogno di bottiglia: Contucci, il Conventino e Salcheto.

Nonostante la premessa, io credo che ci siano dei cru in cui è bene si continui a credere nel Sangiovese ed io sarò sempre molto lieto di assaggiarlo e acquistarlo, consapevole che, oggi, a Montepulciano, ancor più che a Montalcino, il Vino abbia bisogno di tanta bottiglia. 
E' pur vero che per ridonare  i fasti che meriti ad una denominazione in una dubbia fase di transizione, sia fondamentale trovare un equilibrio qualitativo medio importante, livellandolo, ovviamente, verso l'alto e trovando una linea guida che non sia necessariamente la stessa per tutti in termini di vinificazione (il disciplinare è quello... a meno che qualcuno non arrivi, davvero, a cambiarlo), ma quanto meno riesca ad enfatizzare al meglio le peculiarità dell'areale e l'identità del singolo produttore. Credo che un maggior rispetto in vigna - cosa che molti produttori stanno adottando - sia già uno step importante.


F.S.R.
#WineIsSharing


venerdì 24 febbraio 2017

Chianti Classico Collection - Produttori, Vini e Cantine tra sorprese e conferme

Si è conclusa ormai 10 giorni fa l'annuale “anteprima” del Consorzio del Chianti Classico alla Leopolda di Firenze: Chianti Classico Collection.
Data la mia fissazione nei confronti della democraticità dei miei scritti ed avendo ricevuto più di una mail ed aver letto commenti di neo-enoappassionati o semplici curiosi, colgo l'occasione per rispondere a chi mi ha chiesto quali siano le differenze fra Chianti e Chianti Classico, prendendomi il rischio di annoiare qualcuno, ma consapevole di fare un grande favore a lei, sempre lei, la mia cara casalinga di Voghera!
Tralasciando il bando del 1716 del Granduca di Toscana Cosimo di Ferdinando II de' Medici, noto come Cosimo III, quando si parla di Chianti la confusione è pressoché ovvia, per via della sciagurata tendenza a generalizzare senza tener conto dei confini della zona Classica, ovvero quella compresa fra le città di Firenze e Siena, dove il Chianti nacque, anche se, ad esser pignoli, l'origine del Chianti “Storico” è quella che si rifà alla Lega del Chianti che vedeva unite le tre località Gaiole, Radda e Castellina tutte sotto Siena.
Fu solo all'inizio del XX secolo che, per motivi commerciali e quindi per aumentare la produzione al fine di soddisfare l'ampia richiesta nazionale ed internazionale, si iniziò a produrre vino al di fuori della zona del Chianti delimitata nel 1716, chiamandolo ugualmente “Chianti” o “vino prodotto all’uso del Chianti”
A tutela della storicità delle terre natie del Chianti, nel 1924, alcuni produttori fondarono il “Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua marca d’origine”, scegliendo come effige l'ormai celebre Gallo Nero.
Altro e fondamentale step fu quello del 1932, che vide aggiungersi il suffisso “Classico” ai vini provenienti dalla zona classica, grazie ad un apposito decreto ministeriale, ad ulteriore tutela del territorio e per permettere una maggior riconoscibilità dei vini “Chianti Classico” da parte del consumatore.
Di conseguenza nacquero le varianti prodotte fuori dall'areale del Chianti Classico, ovvero le sottozone Chianti Rufina, Chianti Colli Senesi, Chianti Colli Aretini, Chianti Colli Pisani, Chianti Montalbano, Chianti Montespertoli.
La DOCG viene conseguita nel 1984 e nel 1996 diventa autonoma. Fondamentale il divieto dal 2010 di produrre "vino Chianti" nell'areale del Chianti Classico.

Detto questo, la distinzione fra le DOCG differenti, specie rispetto a quella del Chianti Classico è fondamentale al fine di comprendere gli areali di produzione soggetti a diversi disciplinari. Non me la sento di dire che sia indice assoluto di un distinguo anche in quanto a qualità dei vini prodotti, in quanto anche nelle sottozone esistono picchi di alto livello, ma è palese che la qualità media del Chianti Classico sia stata mantenuta negli anni, come dimostrato dall'ultima Chianti Classico Collection nella quale ho avuto modo di assaggiare Chianti Classico di grande territorialità e, spesso, con una peculiare elegana propria di queste terre.


Più che il singolo assaggio, vorrei citare le realtà incontrate durante il mio Chianti Classico Collection 2017 che mi hanno stupito particolarmente per la somma della semplice, ma al contempo delicatissima, addizione territorio+produttore=vino, che si trasforma in equazione di ardua risoluzione se contempliamo le innumerevoli variabili del caso.


Castell'in Villa: credo sia doveroso partire da qui, data la storicità di un'azienda che non solo permane come punto di riferimento assoluto di eleganza e longevità, ma continua a stupire per interpretazioni fedeli e sincere di ogni annata. In questo caso l'unica in assaggio è stata la 2012, che ha racchiuso in se il potere raro di chi sa, ma non ostante, di chi fa, ma non lo fa pesare, di chi è... e continua ad essere, fiero ed imperterrito. Un Sangiovese in purezza che durerà in bocca, in cantina e nei ricordi.
Da bambino amavo particolarmente le storie di principi e principesse, oggi le baratterei volentieri con quella della Principessa Coralìa Ghertsos Pignatelli della Leonessa e con i suoi vini.

Monterotondo: Siamo a Gaiole in Chianti, dove il mio metà-omonimo Saverio Basagni continua a stupirmi con i suoi vini, espressioni estremamente sincere di territorio ed annata. Vini frutto di un equilibrio tra esposizioni differenti, armonizzate dal vignaiolo con grande garbo e rispetto. Rispetto che parte dalle vigne fino ad attraversare tutti i percorsi di vinificazione, che danno vita a dei Chianti Classico di grande identità. In un'occasione in cui le Riserve non mi hanno stupito, il suo Chianti Classico Seretina Riserva 2013 ha rappresentato uno dei picchi più alti della giornata, per quel raro connubio fra forza e dinamica che, non solo fanno apprezzare il vino in prospettiva com'è ovvio s'abbia da fare quando ci si appropinqui ad una Riserva in anteprima, bensì ne rendano giù godibile e piacevole il sorso.

I Fabbri: dopo aver assaggiato i vini di questa piccola realtà ho detto ad un amico/collega queste semplici parole “questi vini sanno di Lamole!”. Sicuramente gli assaggi con l'identità più marcata, intrisi di freschezza – i vigneti sono “alti alti”, tra i 550 ed i 650slm - e mineralità racchiuse in corpo di indiscutibile classe. E' proprio in questo banco d'assaggio che ho goduto di una delle più luminose ed inaspettate sorprese enoiche delle mia vita... a testimonianza di quanto il territorio, ma ancor più la singola vigna con le sue piante radicate in quei terreni, sovrastino la mano del produttore e persino il varietale nella più positiva delle interpretazioni, imponendo un marchio chiaro ed identitario di fresca e minerale eleganza, c'è il Doccio. Parliamo di un Merlot in purezza che sa di Lamole e che alla cieca farebbe divertire ogni amante del Sangiovese, in quanto – fidatevi di uno che non è che si strappi i capelli per il Merlot... mmm, questa dei capelli non regge, mi sa! - è così incidente il terroir in questo vino da distinguere il Merlot dal Chianti Classico solo per piccole sfumature varietali e per il tannino, ma la dinamica del sorso è pressoché la stessa.

Quercia al Poggio: siamo a Barberino Val d'Elsa, in un'azienda che ha trovato negli anni un equilibrio sempre più concreto fra passato e presente, fra storia e slancio verso un'agricoltura rispettosa e sostenibile di grande contemporaneità.
Di quest'azienda, come di poche altre – purtroppo – ho apprezzato la consapevolezza ed il coraggio dell'attesa. Ad essere presentati, infatti, sono tati il Chianti Classico 2013 e la Riserva 2012, entrambi ancora in fasce, ma già più intuibili in prospettiva di alcuni vini, proposti solo secondo i tempi dettati dalle dinamiche commerciali.
Vini luminosi, intensi, ma al contempo dritti e salini quanto basti per chiudere gli occhi e scorgere quei terreni ricchi di calcare attivo nei quali le bellissime vigne dell'azienda affondano le proprie radici.

Caparsa: Paolo Cianferoni è uno di quei produttori che ogni winelover dovrebbe conoscere per fare un tuffo nella tradizione, in maniera vera e consapevole, senza l'impressione di esser di fronte alla solita “tiritera” commerciale ripetuta ad oltranza ad ospiti, assaggiatori ed avventori.
Tradizione all'insegna del rispetto, del quale la certificazione biologica in vigna e cantina rende solo in parte l'idea.
Il Caparsino Riserva 2013 è un vino straordinario per complessità e profondità del sorso, senza alcuna percettibile incidenza del legno. Tutto al proprio posto, per un assaggio integro e coerente di un grande Chianti Classico.

Tolaini: cantina di cui vi ho parlato in un recente articolo, che presentava in questa occasione un nuovo Chianti Classico “annata”: il Vallenuova 2015. Apprezzabile la scelta di inserire nella propria linea un vino che rappresenti la massima espressione del territorio – siamo a Castelnuovo Berardenga – accantonando i tagli con i vitigni internazionali in favore di un'attenta selezione di Sangiovese in purezza, proveniente dai migliori vigneti dell'azienda.
Tra le 2015 sicuramente la più apprezzabile oggi e, complice l'annata, di ottima prospettiva. “Buona la prima”, direi!

I Sodi: una delle più piacevoli scoperte dell'anteprima, che mi da lo spunto per ribadire quanto le annate non possano essere dichiarate pessime in maniera trasversale, come nel caso della 2014, che in questo caso ha visto le vigne, grazie al supporto e la cura attenta, ripettosa e doppiamente faticosa del produttore, rispondere in maniera egregia alle criticità, di certo inferiori a quelle intervenute in altre zone. Un Chianti Classico 2014 che si fa bere, senza tanti fronzoli, sfruttando al meglio ciò che l'annata ha concesso, ovvero freschezza e profondità. Interessante il Canaiolo in purezza prodotto solo nelle migliori annate, ma lo scettro del miglior assaggio fatto in quest'azienda va al Sangiovese in purezza Vigna Farsina, che nonostante i ca. 3 anni di affinamento in barrique, denota un'ottima integrazione del legno ed un approccio tanto elegante quanto diretto del varietale.

Solatione: piccolissima realtà di Mercatale Val di Pesa. Una vera e propria sorpresa consigliata da un'amica vignaiola - di solito sono i consigli migliori -, che vince il "premio" pazienza presentando Chianti Classico 2012-2011 e Riserva 2011. Vini in piena evoluzione, di grande carattere, che rispecchiano il nome dell'azienda per lucentezza e calore, bilanciato da sapidità e finezza del sorso.

Di assaggi degni di nota ce ne sarebbero stati altri, ma ho voluto citare quelli che, oltre alla qualità del Vino, in sè per sè, mi abbiano donato qualcosa in più in termini di territorialità e personalità. Credo che ognuna di queste aziende abbia espresso in maniera sincera la propria indole in relazione alla propria terra e perciò hanno appagato pienamente la mia curiosità.
In conclusione, il Chianti Classico mi ha dato una sensazione di continua crescita ed alcuni assaggi "casuali", tra le aziende più grandi e quelle a carattere meramente internazionale, hanno confermato un livellamento verso l'alto in termini di qualità media ed una grande forza espressiva delle singole zone che, spesso, riesce a tener testa anche al produttore più incisivo, vincendo il braccio di ferro del'omologazione. Dando per assunto che molti vini, specie quelli più "costruiti" per i mercati, non fossero "esattamente" nelle mie corde, sarei ipocrita se non dicessi che ne abbia, comunque, appurato la pulizia e la coerenza.

Nota a margine: io amo il Sangiovese prodotto in alto, con grandi escursioni termiche giorno-notte e su suoli ricchi di calcare attivo. Chiamatemi scemo..!? 

F.S.R.

#WineIsSharing

Torna Only Wine Festival a Città di Castello 22-23 Aprile

Only Wine Festival
Città di Castello 22-23 Aprile

Torna per il quarto anno consecutivo a Città di Castello in data 22-23 aprile OnlyWine Festival, il primo salone dedicato ai giovani produttori ed alle piccole cantine, organizzato da Fiera Show in collaborazione con AIS Associazione Italiana Sommelier, con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, la Regione dell’Umbria e del Comune di Città di Castello.
Un evento al quale ho avuto modo di partecipare nelle scorse edizioni e che mi ha sempre entusiasmato per la qualità delle aziende presenti e per le piccole chicche che, ogni anno, sono riuscito a scoprire ed a condividere con voi qui e sui social.
L'Only Wine Festival si pone, infatti, sin dalla sua prima edizione come punto di riferimento per i wine lovers curiosi di scoprire realtà, spesso, meno note, di dimensioni contenute e condotte da giovani produttori/produttrici e vignaioli/vignaiole.
Grazie ad un accurata selezione - alla quale, in parte, ho partecipato anch'io da esterno - sono state scelte per questa edizione dell'Only Wine Festival 100 fra le migliori piccole e giovani cantine italiane.
Città di Castello è una città a me molto cara e si presta come location d'elezione per un evento, carico di significato e per nulla scontato, come questo.
Ho accettato senza alcuna titubanza la collaborazione come media partner dell'evento e curatore dell'area Wine Blogger (per la prima volta presente) proprio per il significato intrinseco a questa manifestazione, che non mira a “fare cassa” alle spalle dei produttori, bensì ha come mission quella di proporre una seria selezione di realtà interessanti e di qualità, che nella maggior parte dei casi hanno a disposizione poche frecce al proprio arco in termini di promozione, per motivi di budget e di disponibilità fisica a partecipare ad eventi in Italia e nel mondo, dato il ruolo attivo dei produttori stessi in tutte le dinamiche di vigna e cantina.
Quest'anno, inoltre, l'Only Wine ospiterà anche una selezione di vini provenienti da tutta Europa, protagonisti della sezione Only Wine International.

Dettaglio fondamentale dell'Only Wine Festival è la formula “Mostra Mercato”, che non solo permetterà al pubblico di conoscere i produttori ed i vignaioli presenti, ma anche di assaggiare i loro vini e di acquistarli direttamente.
Non mancheranno le degustazioni guidate guidate dai noti Luca Martini, Miglior sommelier del Mondo, Andrea Galanti, Miglior sommelier d’Italia 2015 e Maurizio Dante Filippi, Miglior sommelier d’Italia 2016, per condurre il pubblico di appassionati alla scoperta dei segreti più nascosti dei vini italiani e non solo.
Novità, a mio parere importantissima e distintiva di quanto lo spirito dell'Only Wine sia quello di aprire il mondo del vino davvero a tutti, saranno le degustazioni guidate con traduzione nella Lingua dei Segni, grazie alla collaborazione con A.U.S.R.U., Associazioni Unite dei Sordi della Regione dell’Umbria e ANIMU che guideranno gli appassionati non udenti alla scoperta di territori, vini e produttori.
Saranno in calendario anche degustazioni in inglese, a favore dei tanti turisti anglofoni che visitano il territorio e la manifestazione e che sono andati crescendo di anno in anno.
Da non perdere, sabato 22 aprile, l’esclusiva cena-degustazione Only Wine Excellence, che vedrà protagonisti, da un lato, il Miglior Sommelier del Mondo Luca Martini, pronto a svelare i segreti di cinque vini della selezione Only Wine International, dall’altro, lo Chef Hirohiko Shoda, più noto come Chef Hiro, che in pochi sanno essere anche un grande esperto di vini, come potrete appurare attraverso una mia intervista di qualche tempo fa: www.wineblogroll.com/ciao-sono-hiro.

Per tutti i neofiti saranno organizzati Speed Wine, ovvero corsi di avvicinamento alla degustazione della durata di mezz’ora e sarà disponibile un Wine Coach, che prevede tour guidati dai sommelier AIS, riservati a piccoli gruppi.

(NOT) ONLY WINE - Ad essere protagoniste della kermesse, oltre al vino, saranno anche altri comparti dell'enogastronomia e non solo con aree denominate: Only Food,Only Beer, Only Spirits,

Tema focale dell'evento sarà la comunicazione e la divulgazione e la comunicazione del vino, con la presenza di stampa enoica e wine blogger.
Un'occasione unica per approfondire la conoscenza delle cantine presenti e di farsi portavoce della qualità della loro produzione tramite testate enogastronomiche, wine blog e social networks.
Infine, per ottimizzare l'evento dal punto di vista dei produttori e dare una reale e concreta opportunità commerciale alle cantine, è stato ideato uno spazio specifico dedicato agli operatori del settore, buyer e agenti commerciali, con momenti di incontro diretto con le cantine e di conoscenza reciproca.

Non mancherò di condividere qui e sui social l'esito della selezione delle cantine partecipanti non appena definito, in modo da darvi un'idea più concreta della qualità delle realtà presenti.

Per maggiori info vi rimando al sito: www.onlywinefestival.it.

Media partner di Only Wine Festival 2017 sono Wine TV, Wine Blog Roll, il blog del Wine Influencer Francesco Saverio Russo, il periodico I Grandi Vini e il portale tematico www.vinievino.com.



F.S.R.

#WineIsSharing

mercoledì 22 febbraio 2017

La mia intervista in onda su Wine Tv

Qualche mese fa è nato un progetto, portato avanti da gente del vino e da professionisti seri, per portare anche in Italia un canale tematico sul vino. Qualche mese fa è nata WineTv, ma solo da pochi giorni la rotazione ed il palinsesto sono entrati a regime con nuovi contenuti ed interessanti spunti per tutti i winelovers.
canale sky vino wine tv
Per quanto si tratti di un canale a carattere commerciale (come tutti i canali televisivi al giorno d'oggi), in quanto abbia costi di produzione e di messa in onda ingenti da sostenere, l'approccio che Wine Tv ha dimostrato di avere, almeno con me, è stato sin da subito molto rispettoso, equilibrato e propositivo ed io ho colto al volo l'occasione di partecipare in maniera del tutto amicale e, quindi pro-bono, ad una breve e divertente intervista per il format "Sorso Lungo" che andrà in onda oggi e domenica, con numerosi passaggi, come da palinsesto che vi riporto qui di seguito.
In pochi minuti sarebbe stato impossibile parlare dei "massimi sistemi enoici" e comunque non credo sarei stato il referente più adatto per questo. Ho, dunque, preferito parlare della mia grande passione per ciò che è e di questo wine blog per ciò che rappresenta per me.
Credo che ogni media vada considerato e che, se ben usata, anche la TV, specie se tematica come Wine Tv, possa offrire opportunità davvero interessanti e non puramente commerciali per parlare di vino ad un bacino più ampio di persone, incuriosendo, intrigando e facendo informazione.
Mi sono, comunque, permesso di toccare due punti abbastanza scottanti, che ho già avuto modo di approfondire e spedo di approfondire nuovamente in tutte le loro evoluzioni, da qui in avanti, come l'approccio rispettoso in vigna ed in cantina e quello etico al wine blogging. Argomenti delicati che si aprono a facili critiche ed ancor più semplici incomprensioni, ma confido in chi mi segue da anni ed in chi ha avuto modo di conoscermi personalmente e di valutare concretamente il mio fare ed il mio essere per una comprensione più nitida di quello che in pochi istanti sarebbe stato difficile spiegare. 

Io non sono mai stato un grande parlatore ed è anche per questo che ho sempre preferito scrivere, ma sono davvero felice di aver potuto mettere ancora una volta la mia faccia in qualcosa che reputo positivo e rispettoso e faccio i complimenti a Mattia Cialini per avermi fatto sentire davvero a mio agio, oltre che per il format e per l'equilibrio con il quale lo stia portando avanti.
Per chi non dovesse avere Sky, presto il video della mia intervista sarà pubblicato anche nella Web Tv e non mancherò di condividerlo sui social e qui su wineblogroll.com.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 20 febbraio 2017

Benvenuto Brunello - Rosso di Montalcino e Riserve

Appena rientrato da Benvenuto Brunello ed aver condiviso le mie più spassionate impressioni riguardo le 2012 che mi hanno emozionato di più, mi è venuta voglia di segnalarvi anche qualche assaggio "extra", ovvero tutto ciò che mi abbia piacevolmente colpito, 2012 a parte.
Ecco, quindi, i Rossi di Montalcino (non necessariamente 2015, che tra l'altro erano, in molti casi, da pochissimo in bottiglia, quindi non stabilissime) ed i Brunello Riserva 2011-2010 che ho apprezzato particolarmente.
Rosso di Montalcino 2015 - Cava d'Onice: l'ottima annata c'è e si sente. Vino tecnicamente ineccepibile, che sa colpire con la sua concretezza e non si impone con superbia. Un vino per nulla spocchioso, con una buona beva, ma anche tanta stoffa da apprezzare ora ed in prospettiva.

Rosso di Montalcino 2015 - Ventolaio: esempio di identità territoriale e slancio verso una sempre maggior congruenza fra verticalità, facilità alla beva ed eleganza. Sin troppo spesso si confonde l'agilità al sorso con una mancanza di complessità, finezza e longevità. Questo è un Rosso da tenere in cantina e che può far divertire oggi, domani e ad oltranza negli anni.

Rosso di Montalcino 2015 - Le Chiuse di Sotto di Gianni Brunelli: ho preferito di gran lunga il Rosso al Brunello di quest'azienda, perché in grado di colpire dritto nel centro della mia necessità di beva di fronte ad un Rosso "d'annata", senza rinunciare al corredo di profondità ed eleganza che mi aspetto da un Rosso che non sia solo "un Rosso", ma possa aspirare ad essere un grande Rosso di Montalcino.

Rosso di Montalcino 2015 - Agostina Pieri: uno dei Rossi che avrà bisogno di più tempo, ma che già fa percepire materia notevole che fa ben sperare in termini evolutivi. Lo stile è meno orientato sullo slancio, bensì su una struttura solida e meno dinamica, eppure il sorso è bello, elegante e varietale. Da dimenticare in cantina.

Rosso di Montalcino 2015 - Corte dei Venti: azienda che ho scoperto quest'anno e che mi ha colpito molto per la coerenza ottenuta sia con questo Rosso che con il Brunello 2012. Il Rosso sta ancora integrando il legno medio-piccolo, ma è uno di quei vini che si fa ricordare per essere l'eccezione che confermi la regola, che mi vede apprezzare di più i Rossi "tradizionali" in botte grande. Il frutto sano e pieno e la nitida mineralità sapido/ferrosa rendono molto agile la beva ed appagante il sorso.

Rosso di Montalcino 2015 - Croce di Mezzo: un Rosso affabile, ricco, diretto quello di Croce di Mezzo. Tutto volto verso un democratico equilibrio fra piacevolezza ed identità. Uno di quegli assaggi che già dal primo approccio ti fanno pensare di essere a tavola, pronto per iniziare un pranzo o una cena all'insegna della convivialità. Un Rosso da bere senza troppe elucubrazioni e per questo ben fatto!

Rosso di Montalcino 2015 - Casato Prime Donne di Donatella Cinelli Colombini: un Rosso molto in linea con l'annata, che esprime volume e ricchezza, senza risultare eccessivo. Ancora agli albori evolutivi, ma un bicchiere piacevole da apprezzare anche oggi. Ogni cosa a suo posto, senza storture.

Rosso di Montalcino 2015 - Le Potazzine: uno di quei rossi che alla cieca, con qualche anno di bottiglia, si farà davvero fatica a distinguere da un ottimo Brunello. Giocato tutto su freschezza, mineralità e finezza. Esempio di equilibrio ed eleganza destinati a perdurare ed affinare nel tempo. Un riferimento per il Rosso quanto per il Brunello.

Rosso di Montalcino 2015 - Baricci: il Rosso che più di tutti esprime il Sangiovese nel suo spettro aromatico completo, speziatura naturale compresa. Vino dotato di quello stile che attinge al passato guardando al futuro in maniera trasversale. L'azienda Baricci è, a mio parere, insieme a poche altre, un veicolo di consapevolezza e passione, capace di fare tradizione, prendendo il meglio del passato, ma senza mai smettere di essere qui ed oggi, con vini tradizionalmente contemporanei.

Rosso di Montalcino 2014 - Le Ragnaie: in un'annata in cui, per scelta e correttezza, il produttore ha ritenuto opportuno non produrre Brunello, le uve migliori sono confluite in tre rossi, paralleli ai Brunello che sarebbero potuti essere. Se il Petroso sembra davvero un Brunello a tutti gli effetti, il Rosso "base" rappresenta l'antologia del Rosso di Montalcino, fresco, profondo, elegante e completo, che non lesina struttura, nonostante l'annata, ma si fa bere con grande inerzia.

Rosso di Montalcino Ignacio 2014 - Il Marroneto: un Rosso che può perdere d'importanza solo se assaggiato prima dei suoi ingombranti genitori Brunello e Madonna delle Grazie. Ecco perché mi sono preso la briga di tornare ad assaggiarlo durante una tornata di assaggi dei soli Rossi delle aziende che di più mi avevano colpito coi loro Brunello. Grande pulizia, carattere da vendere e slancio snello e minerale che solo chi ha interpretato al meglio la 2014 ha saputo tramutare in prospettica eleganza.

Rosso di Montalcino Selezione Leopoldo Franceschi 2014 - Il Poggione: l'assaggio che non t'aspetti....
quando un'azienda di questa portata sceglie di dedicarsi in maniera così mirata ed attenta ad un Vino di "secondaria importanza" come il Rosso, ci sono due esiti possibili, ovvero la maggior internazionalizzazione e vocazione commerciale del vino o una ricerca ed un'attenzione tali da elevare in maniera repentina il valore intrinseco dello stesso. In questo caso si tratta sicuramente della seconda opzione, in quanto questo Rosso Selezione è a tutti gli effetti un Brunello mascherato da Rosso, di quelli da dimenticare in cantina trattenendosi dalla voglia di riassaggiarlo troppo presto, data la già buona dinamica al sorso.

Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 2010 - Col d'Orcia: questo cru rappresenta un esempio ed un unicum, a mio parere, per quanto concerne la capacità di aziende più grandi di lavorare di cesello e di emergere con inaudita nitidezza anche in annate grandi come la 2010 in cui i "competitors" tra "grandi e piccoli" non sono di certo mancati. Vino che incontrerei volentieri almeno una volta l'anno da qui a quando avrò ancora un calice in mano. Non posso che integrare quest'assaggio all'impressionante longevità dimostrata dalle vecchie annate assaggiate in verticale, durante l'anteprima, con una 1977 Riserva del Brunello "classico" in grado di stupire per classe e vitalità.

Brunello di Montalcino Phenomena Riserva 2011 - Sesti (Castello di Argiano): uno di quei vini che fa della sua attitudine al metterti in difficoltà la sua forza. Ci metti il naso e inizia il corteggiamento, ma non è il vino a corteggiare te, bensì l'esatto inverso! Sei tu che devi necessariamente entrare in questo vino, relazionarti con esso e confidare un abbrivio empatico che dia il là ad una conoscenza reciproca che, una volta avvenuta, non può che stupire. Uno dei pochi vini che definirei austeri nell'accezione più positiva del termine, dato che non sono un amante di questo descrittore. E' un vino di grande fermezza, ma che una volta aperto e compreso dona un'esperienza difficile da eguagliare.

Brunello di Montalcino Colombaiolo Riserva 2011 - Casisano: buona, anzi buonissima la prima per questo cru riserva dell'azienda della famiglia Tommasi a Montalcino. Una Riserva vera, di quelle per le quali un'azienda faccia benissimo ad attendere. Intenso, impavido, molto sicuro di sè, ma non spavaldo. Vino che si fa strada tra le Riserve 2011, un po' sottotono - com'era ovvio che fosse - e dimostra che alcuni cru godano di vita propria e siano indipendenti dalle annate generaliste.

Rossi pienamente in linea con le mie considerazioni sul Brunello delle medesime aziende (che troverete qui: www.wineblogroll.com/benvenuto-brunello-anteprima-annata-2012 ) che vi cito solamente per non risultare ridondante: Pietroso, Fattoria il Pino, Sanlorenzo, Podere San Giacomo, Col di Lamo e Tricerchi.

Come si evince dalle mie impressioni riguardo tutto ciò che ho assaggiato, fuori dal Brunello 2012, nei Rossi sono state le piccole realtà ad emergere con 2015 molto appetibili, piene ed armoniche e 2014 che, se ben interpretate dal connubio vigna-uomo, sanno rispecchiare a pieno la mia ricerca di vini di slancio verticale, ma non lesinino corpo, in un contesto di sottesa eleganza, mentre le Riserve si dimostrano vini con un maggior coefficiente tecnico di cantina, a pannaggio delle aziende medio-grandi, capaci di interpretare l'annata più calda con maggior consapevolezza e potenziale.

F.S.R.

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Benvenuto Brunello - I miei assaggi da ricordare dell'annata 2012

Anche quest'anno Montalcino diventa una seconda casa per 4 giorni, dedicati ad incontri, assaggi, passeggiate in vigna e visite in cantina per valutare l'annata in anteprima e le nuove annate in botte.
Le annate presentate, in occasione del Benvenuto Brunello 2017, sono state la 2012 per il Brunello di Montalcino e la 2015 per il Rosso di Montalcino, eccetto qualche 2014 portata da cantine che non hanno prodotto Brunello in un'annata così difficile (seppur non ovunque) o che per scelta hanno voluto portare quest'annata piuttosto che la 2015.
Un'annata, la 2012, che credo trovi nella sua atipicità un suo tratto distintivo, che metta in risalto il costante ed imperterrito cambiamento climatico ed il conseguente spostamento verso l'alto degli equilibri fra freschezza e struttura. Seguendo ciò che sostengo ormai da qualche anno, in relazione alla maggior fruibilità in anteprima dei vini con acidità più spiccata, enfatizzata da buona mineralità/sapidità, ma volendo avere riscontri concreti in comparazione, i miei assaggi si sono orientati verso le aziende con i vigneti posti a maggior altitudine senza, però, snobbare le aziende che pur avendo vigneti in zone più “classiche” hanno saputo mantenere e sublimare la potenziale freschezza data dalle escursioni termiche della 2012 e dotate di una buona dose di calcare attivo nei propri terreni.
migliori brunello 2012
Esistono vigneti, ancor prima che cantine e uomini, in grado di dare grandi risultati in questi termini e di autoregolarsi in annate atipiche nel bene, come nella 2012, e nel male, come nella 2014. Parte dei miei assaggi - con importanti eccezioni che meritavano grande attenzione in ottica comparativa - è stata orientata proprio verso quei vigneti condotti in maniera rispettosa e posti più in alto, con maggiori escursioni termiche, con a disposizione più calcare attivo nei propri terreni e sono sempre più convinto che il presente ed il futuro del Brunello, del “mio” Brunello, sia proprio quello dalla maggior spinta verticale. Vini che non sono "pronti", ma che di certo si fanno apprezzare sin dal momento in cui puoi acquistarne una bottiglia e versarla nel tuo calice... cosa scontata, vero?! Non lo era per il Brunello... oggi lo è sempre di più. Vini che grazie a questa spina dorsale non temono il tempo e possono evolvere con grazia e finezza, senza pesantezza, pur mantenendo una buona struttura. Freschezza che, infatti, attraversa una struttura solida, ma non granitica, che sappia camminare con incidere netto, sicuro, ma mai con fare eccessivo ed ingombrante.

Per quanto concerne la totalità degli assaggi, è doveroso premettere che il livello di quest'anteprima sia stato davvero alto. Percezione enfatizzata dalla scorsa edizione nella quale erano presenti due annate sicuramente molto minori come la 2011 per il Brunello e la 2014 per i rossi (che in alcuni casi è stata riproposta in questa edizione con risultati davvero interessanti in alcune zone). La sensazione è che il Brunello dell'annata 2012 possa essere superiore a quello della mitica 2010.

Come sapete non amo le classifiche e non assegnerà alcun punteggio agli assaggi, ma ci tengo a condividere con voi le mie personali impressioni su alcuni degli assaggi che in assoluto mi hanno dato le sensazioni più positive. Si tratta di una selezione fatta su oltre 150 assaggi, posta senza alcun ordine di merito.

Le certezze

Salvioni – Brunello di Montalcino 2012: da quando conosco quest'azienda non sono ancora riuscito a trovare un'annata capace di farmi ricredere sulla qualità del connubio fra la terra da cui viene e chi questo vino lo fa. Vino completo, come pochissimi altri. Il Totem del Brunello che nelle annate più calde si fa apprezzare ancora di più per la sua capacità di abbinare all'importante struttura una spina dorsale dritta come un palo attorno al quale ruotano passione e sale.

Il Marroneto – Brunello di Montalcino 2012: quando un Brunello riesce a rispecchiare l'annata, a rispettare il varietale in tutta la sua primaria espressività, ad avere identità territoriale e nel contempo a mantenere tratti distintivi della propria ineguagliabile personalità il cerchio si chiude e la bocca di apre, il vino scorre ed il cuore si colma di gioia. Un vino che sa essere così diretto e preciso da non poter essere frainteso, pur contemplando una complessità unica e propria solo di questo terroir.

Il Marroneto - Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2012: questa vigna continua ad essere una fuoriclasse e con essa il Marroneto in tutta la sua semplice complessità. Una cantina in cui ogni cosa sembra scorrere in maniera così spontanea e priva di forzature e così è, pur mantenendo un'attenzione maniacale ad ogni aspetto della produzione, dalla vigna alla cantina. Vino di grande intensità e carisma, che gioca con i sensi e sembra voler svelare in maniera graduale, ma sicura, il suo grande potenziale. Freschezza, struttura e mineralità suonano all'unisono una melodia dal climax tendente a vette alte... molto alte! Vino che meriterebbe una categoria a parte, ora come ora.

Le Potazzine – Brunello di Montalcino 2012: siamo sempre in alto, dove il Brunello, oggi, non solo si fa, ma si fa grande! Uno dei sorsi più identificativi del potenziale delle vigne “alte” a Montalcino. Vino di struttura, ma capace di uno sorso di impressionante profondità. Corpo presente, ma mai imponente, reso snello ed elegante da una acidità perfettamente integrata  e da una mineralità che rappresenta al meglio i vigneti dell'azienda. Pulizia ed eleganza, si perpetrano ormai negli anni con rara costanza.

Pietroso – Brunello di Montalcino 2012: una delle aziende più “alte” di Montalcino, che continua a crescere in maniera disarmante ed alla luce di ciò che ho assaggiato da botte, non accenna a voler smettere. Questa 2012 mette d'accordo palati classici e palati più contemporanei, grazie ad una dinamica al sorso fatta di sole e di vento, di materia e di freschezza. Un grande vino oggi, che sarà grandissimo domani.

Le Ragnaie, Fornace – Brunello di Montalcino 2012: anche sta volta il Fornace non lesina le sue peculiarità e non si nasconde dietro l'annata atipica. Passo a due elegante fra forza e dinamica, con la sua imprescindibile sapidità a rendere inerziale il sorso.

Fattoi – Brunello di Montalcino 2012: connubio impeccabile fra precisione tecnica e tradizione. Vino pulito, di grande equilibrio fra struttura e freschezza. Un assaggio concreto, di quelli che non dividono, ma compattano il giudizio di pochi e di molti.

Baricci – Brunello di Montalcino 2012: azienda che sa di storia e di famiglia, di passione e di dedizione, ma soprattutto sa di Brunello! Ineccepibile nella sua valorizzazione di varietale e territorio integri ed espressivi. Un assaggio di quelli che ti ricordi durante tutti gli altri che verranno dopo, in quanto sarebbe impossibile non prenderlo come metro di comparazione.
Sorso che farebbe diventare premunitore anche un neofita tanta è la sua spinta verso una vita lunga e priva di intoppi.

Paradiso di Manfredi - Brunello di Montalcino 2012: un Brunello che sa di terra e di mare. Quando riesce ad esprimersi con questa pulizia è un gran bel bere. Frutto di una viticoltura rispettosa e di tecnica tradizionale, con quel quid di artigianalità che se in alcune annate poteva sfocare in tonalità più "rustiche", oggi diviene un bel gioco di sottili equilibri.

Podere Le Ripi - Lupi & Sirene - Brunello di Montalcino 2012: molto interessante e distinguibile dalla massa. Un Brunello che rende più apprezzabile l'importante concentrazione grazie a tonalità mediterranee e balsamiche al naso e buona mineralità al sorso. Vino che divide, ma intriga.

Le sorprese di ieri, oggi grandi conferme

Col Di Lamo - Brunello di Montalcino 2012: se fino ad ieri Giovanna Neri e la sua cantina tutta al femminile mi avevano stupito con la qualità delle ultime annata prodotte, lasciandomi, però, con un quesito in sospeso riguardo il margine di miglioramento possibile, date le vigne ancora giovani, la conversione biologica e la nuova cantina, oggi posso dire che di margine ce n'era e con questa 2012 Col di Lamo ha raggiunto il suo picco. Eppure, qualcosa mi dice che ci sia ancora tanto margine, perché questa realtà ha la stoffa per diventare un riferimento in termini di identità.

Sanlorenzo – Brunello di Montalcino "Bramante" 2012: ero indeciso se metterlo fra le certezze, dato che Luciano Ciolfi la sua gavetta ormai credo l'abbia fatta tutta con grande umiltà e continua crescita. Oggi la sua 2012 non è semplicemente buona, ma anche profonda ed elegante, a conferma di una sempre maggiore sicurezza e di un'evoluzione parallela di vigna e vignaiolo, che danno origine ad ottimi vini.

Fattoria il Pino – Brunello di Montalcino 2012: una piccolissima realtà che in pochi anni ha saputo trovare la quadra, trasformando l'artigianalità in arte vera e propria. Uno degli assaggi più completi per struttura, freschezza ed eleganza. Un Brunello da bere oggi con la consapevolezza di apprezzarne solo in parte la sua complessità. Sarei ipocrita se non dicessi che per il secondo anno di fila questa realtà sia stata la mia prima scelta per quanto concerne le dritte date a colleghi ed amici durante l'evento ed i feedback sono stati positivi nella loro totalità.

Castello di Velona – Brunello di Montalcino 2012: è un piacere assaggiare, oggi, questo vino sul quale avevo tanto sperato e tanto creduto e trovarlo privo di difetti, lineare e bilanciato. Uno di quei vini che non ti limiti a descrivere con frasi del tipo “è fatto bene”, ma che piuttosto non descrivi, perché sei occupato a berlo ed a contemplarne l'armonia. Una cantina da seguire con grandissima attenzione.

Tricerchi - Brunello di Montalcino 2012: una realtà che sta facendo sempre meglio e che si è fatta apprezzare molto sia con il rosso che con il Brunello in anteprima, grazie ad un'indubbia espressione di attenzione e dedizione in vigna e cantina. Sono convinto che alla cieca farebbe scomodare paragoni illustri.

Podere San Giacomo - Brunello di Montalcino 2012: cantina che continua a non deludermi per continuità e capacità di interpretare le annate in maniera molto equilibrata e senza sbavature, mantenendo salda la propria personalità. Sorso intenso, dalla trama elegante e concreta. 

Cerbaia - Brunello di Montalcino 2012: un Brunello di carattere, sempre molto riconoscibile con la sua pienezza ed i toni balsamici.  Ancora agli albori del suo potenziale, ma si lascia guardare per quel che è e quel che sarà. La tradizione che torna ad essere contemporanea.

Albatreti – Brunello di Montalcino 2012: Gaetano Salvioni è un tipo di quelli che non dimentichi, con la sua lunga barba canuta, ma neanche il suo vino è facile da dimenticare! Un Brunello che sembra la più coerente rappresentazione liquida di chi lo produce. Una delle beve più agili, ma non per questo da sottovalutare in termini di complessità evolutiva.

Ferrero – Brunello di Montalcino 2012: piccola grande scoperta, che si fa apprezzare per l'armonia fra corpo e volume e per la buona integrazione del legno. Non vanta la freschezza delle aziende più “alte”, ma si lascia bere con buona piacevolezza. Uno di quei vini sul quale scommetterei in prospettiva di cantina.

Le Macioche – Brunello di Montalcino 2012: step by step questa realtà nuova, che attinge al passato, si sta facendo strada a suon di buone performance che sanno di territorio in maniera pulita e convincente. Ancora qualcosina da limare, ma la crescita è indiscutibile.

Oggi io, come immagino molti di voi, cerco un Brunello che, oltre ad essere pulito, fine al naso - e con questo non intendo sterile di carattere - in bocca vibri di vita e che sappia spingere il sorso fino in fondo all'anima, sulle ali della sua freschezza, insomma... un Brunello che sappia avere struttura, ma anche una buona dinamica fresca e minerale. Ovviamente con le dovute eccezioni e dato che molti di voi mi confidano di essere spinti ad assaggiare i vini di cui condivido le mie impressioni, è stato importante trarre conclusioni oculate dopo aver assaggiato anche ciò che potessi ritenere non completamente nelle mie corde.
Inutile nascondere che dietro questi vini non ci sia solo tecnica, bensì individui e storie che meriterebbero di essere raccontate una per una, prima di stappare ogni loro bottiglia, ma data l'impossibilità della cosa, io proverò, nel mio piccolo, a raccontarvi quanto più possibile di quelle aziende che mi hanno affascinato non solo con i propri vini, ma anche con il loro lato umano. Perché Montalcino è uno di quei luoghi che vive di contrasti tra lusso e semplicità, fra business e grande generosità, ma è prima di tutto un luogo dove c'è ancora tanta umanità e si possono conoscere persone davvero speciali.

Concludo dicendo che l'anteprima Benvenuto Brunello si è dimostrata ancora una volta un'eccellenza nel panorama delle anteprime italiane, con notevoli migliorie apportate dall'organizzazione, ma a prescindere dall'aspetto organizzativo, ribadisco l'indiscussa qualità del lavoro dei produttori presenti, con una diminuzione drastica di difetti e picchi in negativo, seppur non priva di qualche illustre delusione. In linea di massima il Brunello di Montalcino si conferma la denominazione con la qualità media più alta, specie nelle buone annate come la 2012 in cui anche le aziende di dimensioni notevoli riescono a contribuire con vini non solo tecnicamente corretti, ma anche di personalità, tra tutte ci tengo a citare Il Poggione e Col d'Orcia, che hanno presentato entrambe delle 2012 degne di nota e non solo, ma ne parleremo più avanti nell'articolo che dedicherò ai Rossi di Montalcino appena presentati.

F.S.R.
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giovedì 16 febbraio 2017

Di Filippo Winery - A role model for sustainable, organic and biodynamic viticulture

I’ve just got back from one of my little trips to do with wine, which took me to the “courtyard”- in the strict agricultural sense - of Roberto Di Filippo, owner of the Agricultural Business Di Filippo. Roberto has been a point of reference for me for some years, an example and one of those winegrowers that stand out as a winemaker as opposed to a manufacturer. Roberto is a farmer, a breeder, a man who runs a genuine agricultural business which is all-embracing, where everything is interconnected and every aspect contributes to the quality and sustainability of production. Above all, wine.
organic winery italy umbria di filippo
Roberto Di Filippo does organic and biodynamic farming, but it is not of the fanciful or unreliable sort practiced by some phantom guru who bottles stories and humbug rather than the fruit of serious work and respect for Nature and the consumer.. Roberto works the vineyards with majestic horses, and today I saw him really upset when he noticed that one of his horses was suffering from a serious problem in her hooves. Horses that work in the vineyards, geese free to run about in the vineyard and eat specially cultivated greens to give them natural food, which is then transformed into manure. You can’t get more organic than that!
This is not done to put it in a brochure or post a few photos on social media, however – I can do that if needs be! – nor is it the fruit of a stroke of genius based on convictions that are not very tangible. Every choice, every action, every aspect of Di Filippo‘s business is thought out and followed through with a strong critical sense and obsessive attention to details, with the support of important universities and researchers who can give scientific and practical answers to concepts which are already right because they are ecofriendly. Making wine is a job, which we all too often forget, or perhaps just pretend to forget. The route Roberto has taken is that of Agriforestry (or agroforestry), a simbiotic approach to viticulture and livestock, in which the two types of farming interreact. The ultimate aim is of quality and ethical, ecological and economic sustainability. This only really makes sense if the end result is clean, high quality wine, with a strong identity of the terroir. I tasted Roberto’s wines again today, after over a year, and I must admit that the wine, both in the tanks and the barrels, gave me the sensation of a step up in quality, especially in the case of Trebbiano Spoletino, which is no longer seen as a niche curiosity, but has its place among Umbrian white wines.
Grechetto Sassi d'Arenaria 2015 has a high varietal standard, fresher than is usually the case with this grape, and mineral, like the chalky soil in which it is grown.
grechetto wine di filippo
Montefalco Rosso and Sagrantino are still wines of constantly high quality, both with two versions:
Montefalco Rosso 2014: a more ready wine, with easy approach, influenced by steel, which releases the aroma and brings a really deep freshness to the palate. Excellent grape balance between Sangiovese (60%), Barbera (30%) and Sagrantino (10%).
Montefalco Rosso Sallustio 2013: a year older, the same grapes, but more complex compared to the former, and able to retain a linear freshness and fine fruit, complete, not at all irritated by the wood which gives it a tertiary hint of spice and blends perfectly with the natural spice of Sangiovese. It reminds one of a good evolutionary outlook.. the intriguing side of Montefalco Rosso. Etnico Montefalco Sagrantino docg 2012: as with the Montefalco Rosso, I notice more spontaneity in this version, with fewer frills and flights of fancy. A frank and very solid wine. It’s greater approachability is not synonymous simply with “ease”, but tannic polishing, a rare thing in this wine which is considered the most tannic in the world. A Sagrantino which can be easily drunk today, without any difficulty. Not bad, considering the “ethnicity”!
Montefalco Sagrantino docg 2012: This is the thoroughbred, Sagrantino in all its tannic magnificence and passionate structure. A fine dialogue between the hard and soft parts, between fruit and dynamism to the taste, between ash and light. A wine which allows a glimpse of its potential today, which lingers on your teeth and on your palate. It is a wine which is there, and demands to be waited for. Some bottles are allowed, and it is a pleasurable experience, with the expectation of more evolved emotions later.

Traditions can be kept, knowing that the vision is to transform the choices of today into the traditions of the future. And Roberto Di Filippo is a master in this. Vernaccia di Cannara and Sagrantino Passito are the two sweet wines. They are well balanced and should be drunk idly. There’s no doubt they can be appreciated even by those who are not keen on this type of wine.
The results obtained in the wines “without sulphites” are interesting, especially in the case of Grechetto. They are the result of research aimed at reducing the use of chemicals, not only in the vineyard, but in the winery itself, step by step, and without losing any enjoyment of the wine. With this in mind, I asked Roberto what he feels you need to make a “natural” wine, and he, in his proverbial down to earth way replied “a lot more care, technical expertise and cleanness than you would need for conventional wines, because it is the glass of wine that does the talking, and if it’s not right, it’s not right!”

I need make no further comments, I think his words say a lot about the importance of skill and awareness in order to produce a wine which is respectful all round.
This journey, even more so than previous ones I have made, confirms that a wine which is “clean within and clean outside” is possible, and technique and experience cannot be ignored to produce it.


F.S.R.
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