venerdì 31 marzo 2017

Come una barbatella... si prova a crescere

In molti, da quando scrivo di vino mi hanno scritto via email o sui social, pensando che questa fosse la mia professione, chiedendomi come si possa diventare wine bloggers (come se fosse una qualifica reale😜), come si possa lavorare nel mondo del vino o come si possano acquisire competenze in questo settore. Credo sia più che normale che ciò accada, benché io non sappia rispondere ad alcuna di queste domande, ma forse posso raccontarvi un po' di me e di come penso si possa crescere personalmente grazie al vino e con il vino.
Nella mia vita ho avuto modo di studiare, girare un pochino il mondo - per amore o per forza ! -, di conoscere realtà e persone di ogni ceto e provenienza ed ho sperimentato un discreto ventaglio di lavori dal restauratore al web master, dall'insegnante di sostegno al consulente nel settore delle imbarcazioni. Una vita piena controsensi che alla fine, però, diventavano sensati e trovavano nel passo successivo di questo strano percorso di crescita una loro armonia... più o meno!
Faccio questa premessa, in quanto credo che, niente come il mondo del vino possa rappresentare un cammino pieno di certe incertezze e repentini cambiamenti che possa sfociare in qualcosa di assennato, sensato, equilibrato (non sempre!) e che vanti un'amalgama frutto di paziente consapevolezza.
Nella mia vita, ma ancor più da quando bazzico per passione il mondo del vino, ho pensato che la crescita personale e professionale non potesse erigersi attorno a mere convinzioni e partiti presi... sì, ci vuole sicurezza e ce ne vuole molta, ma mai troppa specie se in blend con l'orgoglio.
Credo che il principio della crescita si fondi sulla curiosità, sullo studio, sull'esperienza e, soprattutto, sul principio della docta ignorantia dalla quale scaturisca un confronto costruttivo basato sulla capacità di ascoltare ancor prima di asserire.
Ecco perché per me il vino sia ascolto, è confronto e condivisione, ma al contempo ricerca ed instancabile corsa e rincorsa di ciò che fu, di ciò che è e di ciò che potrebbe essere.
Ho scelto la strada del blog per condividere con voi viaggi enoici, assaggi ed opinioni su vini, produttori, territori, parallelamente ad un continuo confronto sui social che, a mio parere – dal nome lo si evince già – sono un mezzo straordinario per una sorta di social brain storming, per aprire dibattiti costruttivi ed innescare dialettiche che possano sviscerare gli argomenti più disparati, dentro ed intorno al vino, per poi dipanare dei dubbi,  e trovare risposte attuali a quesiti che io stesso mi pongo ogni giorno.

E' un po' ciò che accade nelle degustazioni alla cieca che organizziamo tra amici e che consiglio sempre a tutti di sperimentare, in quanto si apprenda molto di più inibendo il condizionamento della bottiglia, ma aprendosi al confronto con gli altri degustatori, che assaggiando quegli stessi vini in completa ascetica solitudine per 10, 100, 1000 volte (ed a me capita spesso). Comparare, confrontare e confrontarsi, valutare ancor prima che giudicare o criticare, mi ha portato a maturare la convinzione che non si possa imporre il proprio gusto, ma si possa condividere la propria opinione, nella consapevolezza di quanto essa possa mutare con l'evolvere - o involvere... chi lo sa?! - della conoscenza enoica e della percezione del proprio palato.
Detto questo, negli ultimi giorni, da bravo eno-poco-nerd, ho riletto il libro di Lorenzo Corino e riguardato qualche film enoico come Mondovino, SOMM e i Barolo Boys (li trovate tutti su Netflix... ma se ci tenete a dormire un po' più di me non abbonatevi, provoca dipendenza!) e mi sono reso conto, una volta di più, di quanto ciò che viviamo noi winelovers dall'interno, con passione e trasporto alla fine dei conti sia solo una goccia di vino in questo mare magnum fatto di dinamiche di mercato, condizionamenti da parte di grandi esperti, consulenti giramondo capaci di riprodurre lo stesso vino indipendentemente dal terroir perché è così che piace al grande wine critic (e sia chiaro, non è né colpa del consulente né del critico!), multinazionali che in Francia e negli USA producono più del “Tav” in Italia e vengono prese come icone del lusso e riferimenti per la qualità da un lato e piccole realtà messe alle strette da un'assurda burocrazia e dalla difficoltà nel portare avanti il proprio lavoro in modo sereno e gratificante. Quindi ci tocca dare per assunto che esistano dimensioni completamente differenti, ma che non si possa approcciarle tutte, per questo io ho scelto di vedere il vino da un punto di vista meno critico e più democratico, ma cercando di condividere, semplicemente, ciò che io viva ed apprenda giorno per giorno. Faccio bene? Faccio male? Giudicatelo voi! 😉

Viaggio molto, assaggio molto, ma in realtà la cosa che apprezzo di più è confrontarmi ogni giorno con chiunque graviti attorno a questo settore e con chi ci è dentro da ben più di me, perché non ho mai creduto nelle verità assolute propinate da chi si erga su di un piedistallo fatto di Ego e di staticità temporale, ma credo che prendendo il meglio di ciò che ogni esponente di questo settore – dal vignaiolo, al venditore, dall'enologo all'agronomo, dal giornalista al sommelier – possa dare si possa vivere e vedere il mondo del vino nella sua continua evoluzione ed è questo ciò che amo di più. Amo la sua schietta variabilità e la sua continua mutevolezza, basata su principi saldi, ma anche su sfumature soggette ad un'obiettiva interpretazione individuale. 


Il vino ci insegna ad ascoltare e ad avere rispetto, ma soprattutto a crescere... a non smettere mai di crescere ed io sono ancora un infante, ma spero ci ritroveremo qui o altrove, a parlar di vino anche tra qualche anno e non sapete, ora come ora, quanto conti per me anche soltanto poter gettare lo sguardo oltre un muro temporale che sembrava non poter essere valicato. A quanto pare, però, come una giovane vite, o meglio una barbatella, che aspiri a crescere e maturare, posso ancora anelare a qualche altre vendemmia, infondendo le mie radici sempre più in profondità e ad adattandomi, di giorno in giorno, ai cambiamenti, senza perdere mai la mia identità.
Ci sarà chi proverà ad allevarmi in un modo, chi proverà a diserbarmi nel sottofila, chi arriverà per potarmi e poi si accorgerà che da potare c'è ben poco, ma credo crescerò maritato all'albero senza tempo della spontaneità e vedremo cos'accadrà... magari da me non scaturirà mai nessun frutto atto a divenire un vino di qualità o magari troverò "il mio verso" - come dicono qui in Toscana - come l'Asprinio di Aversa, ma io intanto... vivo! Tié! 😊 Per ora, diciamo che la fillossera l'abbiato scampata!
Tutto questo per ringraziarvi per i continui stimoli sui social, via email e di persona ad ogni evento, ad ogni degustazione, ad ogni incontro! Senza il confronto, saremmo solo io ed il Vino e pensare di poter capire qualcosa di così meravigliosamente complesso senza guardarsi intorno e spalancare gli orecchi sarebbe impossibile.

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 28 marzo 2017

Due incontri da fare al Vinitaly che valgono il viaggio... di una vita!

Ho condiviso con voi viaggi, visite in cantina, assaggi, ma soprattutto incontri... incontri con territori conosciuti, eppure nuovi ad ogni passo, ad ogni sguardo; incontri con calici tanto anelati ed altrettanti inattesi, sorprendentemente inaspettati; incontri con persone, più che con personaggi, che vivono il vino, nel vino, di vino ed in molti casi sono vino.
Ho condiviso molto con voi attraverso le pagine di questo WineBlog, forse più di quanto mai abbia fatto verbalmente, perché l'intento è sempre stato quello di togliere il lucchetto ad un diario che di personale avesse "solo" le esperienze ed il punto di vista, ma che fosse, al contempo, aperto a tutti.
L'ermetismo non è nella mia natura, le parole, no... non le ho mai viste come un gioco, ma mi divertono quando sono quel che sono, senza se e senza ma e quel che vorrei condividere oggi con voi è un'opinione netta che ho da qualche tempo e che, prescinde dalla mia scarsa attitudine ai paragoni ed alle classifiche. Vorrei darvi una dritta,- l'ennesima qualcuno penserà - ma diversa dal solito, forse quella che vada più oltre i confini del mero vino e sfoci in un campo che nel vino è più che contemplato, ovvero quello dell'animo umano e della saggezza dell'essere e del fare piuttosto che dell'apparire.
Dopo aver condiviso le cantine da scoprire al vinitaly, tra quelle che di più mi hanno piacevolmente colpito nell'arco degli ultimi 12 mesi e dopo aver buttato giù una breve lista di "vini strani" da andare ad assaggiare al prossimo Vinitaly, credevo di aver già colmato il vostro ruolino di marcia, ma poi ho pensato che per saturarlo completamente ci voleva il gran finale, ovvero due semplici incontri, con chi è uno e vino, forse anche trino, non so, ma so per certo possa cambiare o meglio ampliare, in pochi istanti, la vostra percezione enoica, portandola qualche step più in in alto... no, scusate, più in basso! Perché più vicina alla terra.
Parlo di due persone, un Piemontese ed un Toscano, un agronomo ed un enologo, due vignaioliche rappresentano il mondo del vino che amo, quello dell'equilibrio, dell'essenza e della sostanza, in cui la forma è il senno, è la franchezza è... la naturalezza nella sua accezione più concreta e meno aleatoria del termine.
Parlo di chi sa cosa fa e non millanta, di chi non segue mode, ma in tanti vorrebbero emulare e di chi con poche parole e con tanti fatti, mai eclatanti, ma di estrema concretezza, mi ha fatto vedere, vivere e bere vino in maniera differente.
Sapete quelle persone che trascendono ogni faziosità con la loro esperienza e saggezza, ma soprattutto con la propria equità e con il loro rispetto?
Ecco, queste due persone - scusate l'attesa, ma data la loro estrema umiltà ho lasciato i loro nomi per le ultime righe - sono Lorenzo Corino e Federico Staderini e se nulla sarà cambiato dall'anno scorso li troverete a pochi metri di distanza presso l'area ViViT del Vinitaly. Due incontri che valgono il viaggio, ma non solo quello per Verona... quello di una vita. Il Vinitaly, potrà sembrare un evento anti-winelovers, per via di alcune sue dinamiche, ma poi ti ritrovi ad incontrare persone così, nel giro di qualche istante, facendo non più di 4 passi e capisci che, nella sua assurdità, varrà sempre la pena andarci.
Ah... quasi dimenticavo! Visto che ci siete assaggiate anche i loro vini e, mi piace pensare, avrete un motivo in più per ringraziarmi.

F.S.R.
#WineIsSharing

domenica 26 marzo 2017

Le "curiosità" enoiche da assaggiare al Vinitaly

Il Vinitaly, che dir se ne voglia, rappresenta un vero e proprio Luna Park per winelovers di tutti i comparti enoici e, nonostante possa rappresentare un contesto difficile da approcciare per nicchie e piccole realtà, ci sono alcuni vini che molti appassionati potrebbero non aver mai avuto modo di assaggiare prima d'ora.
Parlo di vini prodotti da aziende molto coraggiose (a volte troppo? Bah... decidetelo voi!) e con quella giusta dose di follia creativa che non guasta mai che porta i vignaioli a cimentarsi con sfide a dir poco proibitive, per poi riuscire a portare nel calice qualcosa di straordinariamente unico. Colgo, quindi, la richiesta fattami da alcuni amici sui social relativamente ad assaggi "particolari" da provare al Vinitaly condividendo con voi alcuni dei vini prodotti da vitigni meno conosciuti e meno coltivati, oggi, in Italia. Vini da eno-nerd? No, semplicemente vini meno conosciuti, che credo valga la pena assaggiare e comunicare. Da notare che molte dei vini sono prodotti da cantine che avevo già contemplato tra quelle da conoscere elencate qui: www.wineblogroll.com/cantine-vinitaly.
Ecco i Vini che vi consiglio di assaggiare al prossimo Vinitaly se siete curiosi almeno la metà di quanto lo sia io:
Abrostine: Il Podere Santa Felicita è uno dei fazzoletti di terra baciati dal dono raro – rarissimo in Italia – di poter ospitare e far esprimere al meglio la bestia nera, anzi “noir”, dei vitigni internazionali: il Pinot Nero. E' qui che il Maestro Federico Staderini fa da trimite fra la natura e la bottiglia, in maniera rispettosa e consapevole. Ma non è del Cuna che vi sto parlando, per quanto un grande Pinot Nero in Italia sia già di per sé ben più di una “curiosità”. Ciò che vi consiglio di provare (sperando ne abbia qualche bottiglia con se al Vinitaly!) è il Sempremai, vino ottenuto da uve Abrostine. L'Abrostine è un vitigno di origine etrusca nata dall’addomesticazione della vite silvestre e per questo molto resistente. Le piante sono protette con decotti naturali e la fermentazione avviene con lieviti indigeni.

Famoso: altro vitigno molto diffuso tra Romagna e nord delle Marche, che sarebbe scomparso del tutto senza la passione ed il coraggio di alcuni, pochi, produttori tornati a credere in quest'uva molto profumata, che mantiene quella bellissima dualità armonica di cui dispongono quei varietali in cui coesistono un'anima contadina/artigiana ed una naturale vocazione alla sincera eleganza. Il Conventino di Monteciccardo a cavallo fra Marche e Romagna, rappresenta per me la realtà capace di esprimere al meglio sia l'essenza fresca e divertente di questo vino, che quella più inaspettatamente profonda e longeva. Ho assaggiato 6 annate del Famoso del Conventino e vi assicuro che le sorprese (in positivo) non sono mancate.

Burson: chi mi segue da un po' conosce la mia grande passione nei confronti di quest'uva, della sua storia e del vino da essa scaturito, ma lasciate che vi rinfreschi la memoria...
L’Uva Longanesi, anche detta Bursona in dialetto romagnolo, è un vitigno autoctono della zona di Ravenna e ad oggi gli ettari vitati sono all’incirca 200. Pochissime le cantine che coltivano questo vitigno dalla storia a dir poco singolare. Infatti, fu solo nel 1920 che Aldo Longanesi trovò un vite a lui sconosciuta, abbarbicata ad una vecchia quercia, nel suo podere a Bagnacavallo, per poi decidere di utilizzarla per vinificarla in purezza. Ad oggi la tecnica di vinificazione è molto simile a quella dell'Amarone, con appassimenti lunghi e grande attenzione nell'affinamento in legno. La Tenuta Uccellina Ã¨ stata una delle prime a credere in questo autoctono e sta portando alta la bandiera del Burson in Italia e nel mondo, quindi non posso che consigliarvi questa realtà come riferimento per questo vino.
Visto che ci siete, magari, assaggiate anche le due bollicine... Sì, perché alla Tenuta Uccellina... come dire... le cose facili non è che piacciano poi molto! I due Metodo Classico, infatti, sono prodotti uno con uve Lanzesa e l'altro con uva Pelagos. Cosa sono? Assaggiatele, non vorrei condizionarvi!

Centesimino: ancora Romagna ed ancora una storia a dir poco originale. Il Centesimino è un vitigno autoctono della zona di Ravenna, Forlì, Cesena e del Faentino. Sembra che questo vitigno sia presente nella zona sin dagli anni ‘60: si racconta che i numerosi impianti messi a dimora in quel periodo nella zona di Oriolo dei Fichi derivassero da impianti precedenti, a loro volta realizzate con il materiale reperito da un vigneto presente nel “Podere Terbato” di proprietà del signor Pietro Pianori, detto Centesimino, per via della sua proverbiale avarizia. Il Vino di riferimento, secondo me, oggi, per questo vitigno è il Monteterbato della Cantina San Biagio Vecchio. Un assaggio dal grane impatto olfattivo, che spicca per equilibrio fra struttura ed eleganza.

Incrocio Bruni 54: vitigno di cui vi ho parlato qualche giorno fa, quindi vi rimando a questo link per la sua storia: http://www.wineblogroll.com/incrocio-bruni-54. Anch'esso diffuso principalmente nelle Marche e prodotto da aziende che ho già citato e presso le quali potrete trovare, quindi, anche altri vini rari: Finocchi Viticoltori, Cantine Fontezoppa, Il Conventino di Monteciccardo e Terracruda.
Tra gli Incroci interessanti da cercare tra gli stand del Vinitaly segnalo anche l'Incrocio Manzoni 6.0.13 (Riesling Renano e Pinot Bianco) e l'Albarossa (Nebbiolo e Barbera).

Ribona: vitigno autoctono a bacca bianca molto raro, coltivato solo nell'entroterra marchigiano e più precisamente nella provincia di macerata. Dal nobile tannino e di grande sapidità minerale (a dimostrare che sia insita nel corredo del varietale stesso, c'è la quasi totale assenza di salinità nei vini prodotti con uve coltivate negli stessi vitigni, con stessi terreni e stesso microclima) riesce a dar vita a bianchi di grande longevità. I riferimenti, con due interpretazioni differenti, ma complementari del varietale sono sicuramente le Cantine Fontezoppa (sia ferma che metodo classico) e Boccadigabbia.
Interessante, presso lo stesso stand di Fontezoppa, potrà essere, anche, l'assaggio di tre diverse interpretazioni del vitigno Vernaccia Nera di Serrapetrona (70ha coltivati in totale, probabilmente nel mondo), per di più nelle versioni ferme, quindi non spumantizzata come da "pseudo-tradizione". 

Garofanata: Un tempo coltivato tra la vallata del Misa e del Suasa, a cavallo tra le province di Ancona e Pesaro, era ormai quasi del tutto scomparso, quando l’azienda Terracruda di Fratte Rosa, ha pensato bene di avviare un progetto di riscoperta, reinterpretandolo in chiave moderna e proteggendolo, così, dall'estinzione. Vino dal grande fascino floreale al naso, un vero e proprio soffio di primavera, elegante e luminoso.

Tazzelenghe: il Tazzelenghe è un vitigno storico friulano a bacca rossa, originario della zona collinare di Buttrio, Cividale (UD). Nello scorso secolo era molto apprezzato, soprattutto come varietà da affinamento botte, e largamente diffuso in Friuli Venezia Giulia, ma successivamente se ne persero quasi totalmente le tracce a causa del boom dei bianchi friulani.
Il Tazzelenghe ha un tannino importante, che necessità di un adeguato affinamento in legno per addolcirsi, dando così origine a Vini di rara complessità e profondità, ma non sempre di facile approccio. Io ho trovato molto nelle mie corde il Tazzelenghe dell'azienda Le Due Torri.

Rossese Bianco: un'uva che si pensava ormai perduta, riportata in auge da pochissimi produttori. Io ho avuto modo di assaggiarne solo due versioni e quella che mi ha colpito di più è stata, senza tema di smentita, quella della Cantina Josetta Saffirio, in quanto in linea con le esigenze del mio palato oggi. Un vino freschissimo, nonostante la solida struttura sorretta e slanciata da una spina dorsale minerale salina davvero dinamica. Vino che fa pensare ad un grande potenziale evolutivo, in quanto dopo 3 anni dalla vendemmia sembrasse ancora un infante.

Ruché: un grande autoctono piemontese che si sta facendo conoscere sempre di più e con grandi riscontri fra i winelovers. Riscoperto grazie a due personaggi di Castagnole Monferrato: il parroco don Giacomo Cauda che alla fine degli anni settanta si è dedicato con grande entusiasmo alla produzione del Ruchè, e il sindaco Lidia Bianco – già segretaria della scuola d’agraria di Asti – che si è impegnato per fargli assegnare la denominazione d’origine controllata , peraltro ottenuta nel 1987.
Il mio riferimento per il Ruché, sia per qualità che per sfumature interpretative proposte, è sono le Cantine Sant'Agata.

Maruggio/Maresco: ho scelto questo vitigno in quanto molto affascinato da un vino assaggiato qualche anno fa e riassaggiato qualche settimana fa con grande soddisfazione: Maccone Spumante Metodo Ancestrale da uve Maruggio di Donago Angiuli. In questo caso abbiamo due particolarità, ovvero l'utilizzo di un vitigno poco conosciuto come il Maruggio o Maresco in passato molto più diffuso, oggi raro persino nella sua Puglia e la scelta della tecnica ancestrale per quanto concerne la spumantizzazione, quindi una vera e propria curiosità.

Lagarino Bianco: un vitigno presente da tempo immemore nei vigneti della provincia di Trento, oggi, purtroppo, quasi perduto del tutto. Un'uva nota per la sua spiccata e tagliente acidità, che arriva a noi, oggi, grazie a vigneti che si aggirano attorno ai 50/60 anni. Grazie ad un progetto di ripristino e tutela dei vitigni storici trentini Alfio Nicolodi ha utilizzato le sue uve (di un vecchio vigneto e di un impianto più recente) per la produzione di un Metodo Classico, il Cimbrus Brut e siamo a Faver, in Val di Cembra.

Ormai diventati dei veri e propri casi enoici non mi sento di metterli fra le curiosità, ma il Vinitaly sarà un ottimo contesto per assaggiare alcuni dei migliori Timorasso e Trebbiano Spoletino, vini di grande contemporaneità e longevità.
In Sardegna troverete vini prodotti con uve Cagnulari e Bovale da cantine come Siddura e Li Duni, davvero degni di nota, mentre in Sicilia potrete trovare Perricone e Nocera in Sicilia, in Puglia il Susumaniello, in Toscana Sanforte, Vermentino Nero, Pulcinculo, Pugnitello... insomma c'è davvero solo da divertirsi! Altro assaggio che consiglio, in quando davvero luminoso, potrà essere quello di alcuni dei vini prodotti con uve Biancolella, vitigno coltivato nella stupenda Isola di Ischia.

Segnalo anche un'unicum in Italia, ovvero il Tempranillo a piede franco dal quale nascono i vini dell'azienda toscana Pietro Beconcini di Leonardo Beconcini, che ha avuto l'ardire di custodire, valorizzare ed interpretare al meglio questo vitigno internazionale molto coltivato in Spagna e Sud America, portato probabilmente dai pellegrini a San Miniato attraverso la Via Franchigena.

Infine c'è una nicchia, sempre più importante, alla luce di ciò che sta accadendo in molte parti d'Italia per via dei cambiamenti climatici, ovvero i vini da uve PIWI (acronimo di  pilzwiderstandfähig), ovvero uve da viti resistenti a funghi e patologie che per alcuni produttori, specie in Trentino, rappresentano la vera e più integra forma di viticoltura biologica. Esistono realtà che riescono a portare uve sane in cantina senza entrare mai in vigna con trattamenti di sorta. Ad oggi ho assaggiato solo alcuni vini da varietà Solaris, ma prima di consigliarvi qualcosa vorrei approfondire ed io stesso sfrutterò questo Vinitaly per fare un bel giro di assaggi. Tappa obbligata? La Tenuta Lieselehof di Werner Morandell!

Potrei citare un'infinità di altri vitigni semi-sconosciuti italiani, ma credo che, a prescindere dalla curiosità che i varietali che ho citato possano indurre, la scelta sia ricaduta su quelli che abbiano dato origine a Vini più concreti ed assennati che ho avuto modo di assaggiare ed apprezzare come vini in quanto tali e non come "stranezze enoiche".


Come sempre, spero di incontrarvi in fiera e di avere, magari, vostre dritte su altre chicche da assaggiare al Vinitaly.

F.S.R.

#WineIsSharing

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martedì 21 marzo 2017

Le Cantine da non perdere al Vinitaly 2017 by WineBlogRoll

Sta per avvicinarsi la 51^ edizione del Vinitaly (9-12 Aprile) e, come ogni anno, questo appuntamento diventa un'ottima occasione per tirare le somme delle cantine conosciute, visitate e recensite nonché dei vini saggiati e condivisi con voi sulle pagine di questo wineblog e tramite i social.
cantine vinitaly 2017 wineblog
Il Vinitaly è, per me, una grande piazza, dove ritrovare vecchi amici, poter incontrare produttori di realtà che non riesco a visitare ogni anno in quanto non dotato del dono dell'ubiquità e di un conto in banca idoneo, ma è anche un luogo in cui conoscere persone, produttori, vignaioli e... magari... scoprire qualche nuova realtà da condividere con voi. Che dir se ne voglia, è un appuntamento imperdibile per tutti gli addetti ai lavori e per i winelovers e media accreditati.
A quanto mostri il catalogo online del Vinitaly, quest'anno saranno più di 4000 gli espositori, tra cantine ed aziende del settore, quindi la mia, seppur ben nutrita selezione, rappresenta solo una piccolissima goccia nel mare magnum di vino nel quale potrete tuffarvi.
Eccovi le Cantine consigliate da WineBlogRoll.com per il Vinitaly 2017:

Abruzzo
Podere della Torre (P 8 / B8-E9)
Jasci & Marchesani (P 12 / B1)
Pepe Stefania (P 8 / F8-H7-H10-48)
I Fauri (P 12 / E4-H3)

Basilicata
Grifalco (P 10 / B1)
Elena Fucci (P 12 / A2)
Camerlengo (P 8 / F8-H7-H10-44)
Tenuta I Gelsi (P 11 / E5-G6)
Taverna (P 9 / E16-D17)
D'Angelo (P 7 / C5)

Calabria
A'Vita (P 12 / A5-D6)
Cataldo Calabretta (P 12 / A5-D6)
Calabrese Giuseppe (P 12/ A5/D6)
Sergio Arcuri (P 12 / A5-D6)

Campania
I Cacciagalli (P 8 / F8-H7-H10-51)
Mustilli (P B)
Colli di Lapio (P B)
Quintodecimo (P 7 / C4)
Donnachiara (P B)
Pietracupa (P B)

Emilia Romagna
Ancarani (P 8 / B8-E9)
Cantina della Volta (P 3 / E5)
Condé (P 8 / F1)
Fattoria Nicolucci (P 1 / C11-C9-D9)
Marengoni (P 8 / B8-E9)
Marta Valpiani (P 8 / B8-E9)
Medici Ermete & Figli (P 1 – D10 / P 7 - D7)
San Biagio Vecchio ( P 8 / B8-E9)
Tenuta La Viola (P 1 / C11-C9-D9)
Tenuta Uccellina (P 1 / C11-C9-D9)
Villa Papiano (P 1 / B12)

Friuli Venezia Giulia
Butussi Valentino (P 6 / C9)
Cecchini Marco (P 6 / E8)
Damijan Podversic (P 6 / C7)
Dorigo (P 6 / D7)
Ferlat Silvano (P 8 / B8-E9)
Flaibani (P 8 / B8-E9)
Jacuss (P 6 / D7)
Le due Torri (P 6 / E7)
Specogna Leonardo (P 6 / B9)
Villa Parens (P 8 / D2)

Lazio
Mottura Sergio (P A / 24)
Cantina Gaffino (P 12 / C1-D1)
Andrea Occhipinti (P 8 / B8-E9)

Liguria
Maccario Dringerberg (P 12 / A4-B4)
Podere Grecale (P 12 / A4-B4)
Il Monticello (P 9 / D15)
Roberto Rondelli (Stand Liguria)

Lombardia
ARPEPE (Palaexpo / A-B-C-D1)
Dirupi (Palaexpo / A-B-C-D1)
Corte Aura (Palaexpo / A16-17)
Corte Fusia (P 8 / B8-E9)
Uberti (P 7 / B1)
Tenuta Belvedere (P 8 / B8-E9)
La Piotta (P 8 / B8-E9)
Muratori (P 7 / B5)
San Michele S.S. (Palaexpo / B10)

Marche
Bisci (P 7 / C6-C9)
Boccadigabbia (P 7 / C6-C9)
Bucci (P 7 / C1)
Colognola Tenuta Musone (P 7 / F7)
Cantine Fontezoppa (P 7 / B8)
Cignano (P 7 / C6-C9)
Il Conventino di Monteciccardo (P 7 / A10)
Fattoria San Lorenzo (P 8 / F8-H7-H10-29)
Gagliardi Vini (P 7 / C6-C9)
Lucchetti (P 7 / C6-C9)
Mancinelli Stefano (P 7 / C5)
Marconi (P 7 / B10)
Montecappone (P 7 / F5)
Cantine Provima (P 7 / C6-C9)
Sparapani (P 7 / C6-C9)
Socci (P 7 / C6-C9)
Tavignano (P 7 - C10)
Tenuta San Marcello (P 8 / B8-E9)
Terracruda (P 7 / C6-C9)
Vallerosa Bonci (P 7 / C6-C9)
Vicari (P 7 / C6-C9)
Vigneti Vallorani (P8 / B8-E9)

Molise
Angelo D'Uva (P 8 / F2)
Campi Valerio (P 7 / F3)
Claudio Cipressi (P 11 / F5-G5-H5)

Piemonte
Aurelio Settimo (P 10 / M3)
Avezza Paolo (P 8 / B8-E9)
460 Casina Bric (P 10 / E3-12.4)
Borgogno F.lli Serio & Battista (P 10 / D3-9.3)
Burlotto (P 10 / N2)
Cantina Del Signore (P 10 / E3-3)
Cantine Sant'Agata (P 10 / H2)
Cascina I Carpini (P 8 / B8-E9)
Case Corini (P 8 / F8-H7-H10-56)
Cossetti Clemente & Figli (P 10 / P3)
Fenocchio Giacomo (P 10 / G1)
Il Poggio di Gavi (P 10 / N2)
La Carlina (P 10 / D2)
La Raia (P 10 / P4)
Saffirio (P 10 / H2-I2)
Rizzi (P 10 / P2)
Sordo (P 10 / B3)

Puglia
Angiuli Donato (P 11 / A2-15)
Antica Enotria (P 10 / M4)
Morella (P 8 / B8-E9)
Pietraventosa (P 11 / C2-23)
Polvanera (P 11 / C5)
Varvaglione Vigne & Vini (P 11 / C3)

Sardegna
Li Duni (P 8 / A3-C7-D3)
Pala (P 8 / A8)
San Michele (P 8 / A3-C7-D3)
Su'Entu (P 8 / A3-C7-D3)
Siddura (P 8 / H6)

Sicilia
Calì Paolo (P2 / 51)
Baglio Cristo di Campobello (P 2 /11B)
Fina Vini (P 2 / 41C)
Coste Ghirlanda (P 2 / 78)
Girolamo Russo (P 2 / 110G)
Graci (P 2 / 110)
Intorcia (P 2 / H132)
Gulfi (P 2 / 22-35)
Enza La Fauci (P 7 / B4-B5-B6)
Barone Sergio (P 2 / 14B)
Tenuta Gorghi Tondi (P 2 / 45)
Santa Maria La Nave (P 2 / F93)

Toscana
Amerighi Stefano (P 8 / F8-H7-H10-53 - VIVIT)
Beconcini Pietro (P 9 / C11)
Calafata (P 8 / F8-H7-H10-22)
Capitoni Marco (P 9 / A15)
Castello di Vicarello (P3 / C5)
Col di Lamo (P 9 / B4-B8)
Colle Santa Mustiola (P 9 /C10)
Dionisio Fabrizio (P 9 / C1)
Fattoi (P 9 / B4-B8)
Fattoria Fibbiano (P 9 - B13)
Ghizzano (P 9 / C15)
I Fabbri (P 8 / D4-E7-45)
Il Marroneto (P 9 / C3)
Il Pino (P 9 / B4-B8)
La Maliosa (P 8 / F8-H7-H10-56 VIVIT)
La Regola (P 9 / B2)
Le Ragnaie (P 9 / C3)
Marcampo (P 9 / B13)
Marchesi Gondi (P 9 / D10)
Molino di Sant'Antimo (P 9 / C9)
Montemercurio (P 9 / C1)
Monterotondo (P 8 / D4-E7-44)
Piaggia (P 9 /E8)
Pietroso (P 9 / B4-B8)
Pievede' Pitti (P 9 C11)
Podere Albiano (P 9 - D16)
Podere Santa Felicita (P 8 / STAND F8-H7-H10-53 - VITIT)
Poggio Argentiera (P 9 / C4)
Salvioni (P 9 / C10)
Sangervasio (P 9 / C11)
SanLorenzo (P 9 / B4-B8)
Tenuta Le Potazzine (P 9 / A7)
Terenzuola (P 9 / C15)

Trentino Alto-Adige
Nicolodi Alfio (P D / F3)
Kobler Weinhof (P 6 / C2)
Haderburg (P 6 / C3)
Maso Thaler (P 6 / A2-A3)
Opera Vitivinicola in Val di Cembra (P 3 / E2)
Pacherhof (P 6 / C1)
Villa Corniole (P 3 / E2)
Zanotelli (P 8 / B8-E9)

Umbria
Barberani (P 6 / E3)
Bocale (P 2 / A9-E10)
Cantina Peppucci (P 2 / A9-E10)
Cantina Roccafiore (P 2 / A9-E10)
Colle Ciocco (P 2 / A9-E10)
Tabarrini (P 12 / A2)

Valle d'Aosta
Ottin Elio (P 12 / A3-B3-C3)
Lo Triolet (P 12 / A3-B3-C3)
Maison Agricole D&D (P 12 / A3-B3-C3)

Veneto
Antolini (P 8 / B8-E9)
Bele Casel (P 8 / B8-E9)
Case Paolin (P8 / D4-E7-6)
Corvezzo (P7 / E10)
Dal Maso (P4 / B6)
Damoli (P8 / H2)
Giovanni Ederle (P 8 / B8-E9)
Le Guaite di Noemi (P 8 / G2)
Massimago (P 8 / H1)

Potete scaricare la lista delle cantine in formato pdf, in modo da poterlo stampare e/o consultare anche offline in fiera, tramite questo link: drive.google.com.

N.B.: tutte le cantine presenti nell'area FIVI sono indicate genericamente con la posizione dell'intera area (Pad 8 / Stand da B8 a E9), nel pieno spirito dell'associazione e vi invito a cercarle girando liberamente nel settore, in modo da poter incontrare anche gli altri vignaioli indipendenti. Troverete, comunque, le indicazioni dei desk di ciascuna cantina in loco.


Ci tengo a precisare che la mia selezione di cantine per il Vinitaly si basa solo ed esclusivamente su valutazioni soggettive scaturite da visite in cantina, incontri ad eventi e fiere e, soprattutto, assaggi (oltre 4000 negli ultimi 12 mesi).
Ho voluto citare le cantine, ancor più che i singoli vini, in quanto credo che sia fondamentale, specie in un'occasione come il Vinitaly, cercare di valutare ogni azienda nella sua interezza ed assaggiando, non solo una referenza, bensì una linea che possa dare uno spettro più ampio riguardo il terroir aziendale.
Inutile dire, che essendo, da sempre, focalizzato su realtà piccole e poco conosciute, pur non disdegnando ed apprezzando il lavoro di aziende medio-grandi (la selezione mostra un range molto ampio in quanto a dimensioni e notorietà, in quanto miri a offrire spunti e possibilità a chiunque operi in questo settore come buyer o media) capaci di trainare intere denominazioni, gran parte delle aziende che ho avuto modo di conoscere negli ultimi 12 mesi non saranno presenti al Vinitaly, per ovvi motivi di possibilità/budget.
Il criterio di selezione non è condizionato da dimensioni, certificazioni o altro parametro esclusivo e vuole essere rappresentare uno spaccato dell'Italia del Vino che comprenda alcuni "estremi", ma che abbia come focus il rispetto e la qualità in vigna, in cantina e nel bicchiere. Nei prossimi giorni, come di consueto, pubblicherò un'ulteriore e più contenuta selezione per chi sarà in fiera un solo giorno.

Concludo dicendo che molti criticano il Vinitaly e ne comprendo pienamente le motivazioni, ma è palese che negli ultimi anni ci sia stata un'inversione di marcia e che si stia andando verso un equilibrio sempre più stabile, volto a contenere la presenza di "personaggi" poco adatti al contesto e con una sempre più ampia presenza di buyers e, soprattutto, media italiani ed internazionali. Cosa, quest'ultima, spesso sottovalutata dalle aziende che vedono nel Vinitaly "solo" un'opportunità commerciale, senza pensare che, preparando bene la fiera e contattando per tempo i giusti media, si possa aver modo di confrontarsi con assaggiatori esperti, giornalisti, winebloggers e winecritics sfruttando al meglio l'occasione e ammortizzando i costi, attraverso la visibilità che queste figure potrebbero dare all'azienda stessa.
Dato il costo di ingente degli stand e, visti i momenti "morti" che ci sono durante la fiera per molte cantine, credo che ottimizzare la presenza sfruttando ogni opportunità che questo evento offra sia qualcosa di quasi scontato, eppure, la mia percezione è che molte volte si abbia un approccio attendista/fatalista, quando si potrebbe, col minimo sforzo, cogliere un'infinità di occasioni a portata di mano in questi 4 lunghi giorni. Come sempre, i miei, sono solo suggerimenti personali ed opinabili, dati da chi vive il Vinitaly dall'altra parte dello stand, ma che apprezza sempre di più chi ha compreso che fiere come queste sono prima di tutto un'occasione per farsi conoscere da chi non conosca ancora la propria realtà e, magari, far parlare di sè.

Come sempre, spero che queste dritte possano spingere molti di voi a conoscere realtà da andare a visitare personalmente in vigna ed in cantina, ed io, spero, di trovare, a mia volta, nuove cantine, nuovi vignaioli e nuovi vini che si tramutino in mete da raggiungere nei prossimi 12 mesi.


Ci vediamo a Verona!

N.B.: Alcune cantine che sarebbero rientrate nella mia selezione non disporranno di un proprio stand, ma avranno i propri vini in degustazione in quelli dei vari consorzi.

F.S.R.
#WineIsSharing
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domenica 19 marzo 2017

Il vecchio e il giovane - La saggezza della vite

Considerazioni, sensazioni ed emozioni assaggiando vini da vigne vecchie e vigne giovani

Oggi ho assaggiato due vini, entrambi, prodotti con lo stesso vitigno, con lo stesso pedoclima, eppure erano radicalmente diversi! Sì... radicalmente! Mai termine fu più azzeccato, in quanto la loro diversità risiedeva, proprio, nelle radici delle piante genitrici.
Il primo, da vigne giovani aveva la spavalderia di chi non sa di non sapere; aveva la forza di chi ha ancora davanti tanti km da correre, tanta strada da percorrere; era sincero, schietto, vivo e di grande impatto, ma mi ha raccontato tanto di sè e poco dei suoi genitori, della sua terra natìa, dei suoi ricordi...
vigne vecchie
Il secondo, da vigne vecchie oltre 60 anni si è presentato con umiltà... sì, di quella che coincide, spesso, con una mai forzata eleganza; è rimasto in silenzio, ha fatto un respiro profondo e si è alzato in piedi; era impossibile non rispettarlo, non aspettarlo, perché, seppur silente, era palese la sua saggezza; così, come i ghiacciai accumulano neve di inverni passati, per poi riversala nei fiumi quasi a voler condividere in quel fluire i propri ricordi, le viti accumulano sapere ed esperienza, imparano ad adattarsi ad ogni evenienza, sanno dosarsi con grande saggezza e condividono con noi gioie e fatiche... le proprie vite... "liquidamente", confluendo in una bottiglia e tuffandosi in un calice.

Oggi ho assaggiato due ottimi vini, espressioni diverse, di una stessa uva, di una stessa annata, di uno stesso territorio, di una stessa mano ed ho capito, ancora una volta, quanto la VIT-E sia distante ancor meno di una semplice lettera dalla VIT-A.
In un mondo in cui il presente impiega un sorso a diventar passato ed il futuro è un presente che ci sfugge dalle mani senza darci, spesso, modo di goderne a pieno, spero che quelle giovani viti invecchieranno, accumulando saggezza ed esperienza e mi raccontino, tra vari lustri, la loro storia, con la complessa e profonda, eppur così comprensibile, armonia con la quale quel vecchio vigneto continui a far delle proprie rughe e della propria fatica un inno alla vita... un valore infinito!


Le viti più mature sviluppano una vera e propria resilienza enoica.

C'è chi vede nei 15 l'inizio della maturità di una vite, chi nei 25 o, addirittura, chi non crede che la pianta possa arrivare ad esprimersi al meglio del suo potenziale e del suo equilibrio se non dai 40 anni in poi ma, a prescindere dai numeri, ciò che credo sia importante è il rispetto e la cura da rivolgere a quello che è un vero e proprio patrimonio che abbiamo il dovere di preservare e tramandare e là dove non sia possibile, di propagare e far rivivere nel tempo.

Se questo è l'aspetto più romantico del rapporto fra vecchio e giovane nella viticoltura e nel vino, questo è ciò che è scaturito da uno studio fatto qualche anno fa in Svizzera (fonte agroambiente):

• Influenza sulla fisiologia dei ceppi: e vigne giovani vanno prima in stress idrico a causa delle radici poco profonde; quelle vecchie manifestano una espressione vegetativa più accentuata, un peso della cimatura e del legno (in base al terreno) di potatura più elevato, così come il valore dell'indice clorofilliano e il tenore di azoto delle foglie.
• Influenza sulla qualità delle uve e dei vini: l'acidità totale e l'indice di formolo è risultato più elevato nelle vecchie viti: “il contenuto di aminoacidi e altri composti azotati nei succhi di frutta e nei vini è espresso come azoto assimilabile totale e viene determinato con il metodo Formolo, utilizzando una titolazione acido-base. Il numero di Formolo (noto anche come indice formalina) è un parametro utilizzato per valutare la qualità di succhi di frutta e vini.

Nei vini, la concentrazione di acido alfa-ammino nell’uva cambia in funzione della maturità e del carico del raccolto (rapporto tra rendimento e dimensioni del vigneto). La concentrazione aumenta con la maturazione del frutto e diminuisce con il carico delle colture. Nella fermentazione del vino, vi è una quantità minima di aminoacidi e altri composti azotati (es: 150-200 mg/l di azoto assimilabile dai lieviti) che deve essere presente nel mosto/succo. Un apporto troppo basso si tradurrà in un arresto della fermentazione perchè la quantità di azoto non è sufficiente per consentire ai lieviti di crescere. Data l’importanza dell’azoto nella fermentazione, è essenziale determinare la concentrazione di azoto prima della fermentazione.”

Il contenuto zuccherino, invece, risulta indifferente all'età della vite. Quanto ai vini, i rossi ottenuti da viti vecchie sono stati giudicati più complessi e strutturati, mentre poche differenze sono state osservate sui vini bianchi.

I due vini erano figli di un'annata calda, di un'annata difficile (almeno per la zona di riferimento) che ha evidenziato quanto la vigna più saggia abbia maturato la capacità di trovare equilibrio anche nelle difficoltà e di soffrire meno lo stress.
Equilibrio, eleganza, complessità, unite alla capacità di trovare freschezza anche quando l'annata ed il terreno farebbero fatica a concederne, sono doti che rendono le vecchie viti, se trattate con rispetto e premura, se custodite nel tempo con attenzione, un fattore che dovrebbe far riflettere prima di espiantare interi vigneti, per far spazio a giovani piante con il solo fine di produrre di più...

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 16 marzo 2017

L'Incrocio Bruni 54 - Un vitigno raro tra scienza, storia, mistero e... vino

Continua la mia ricerca di territori e vitigni rari e poco conosciuti ed il mio viaggio mi ha porta, ancora una volta, nelle Marche, terra che ha sempre in serbo qualche sorpresa enoica per noi appassionati.
Il vitigno di cui vi parlo oggi è l'Incrocio Bruni 54, nato dall'ingegno di uno dei più importanti personaggi del mondo del vino italiano e non solo, il Prof. Bruno Bruni.
In pochi, fuori dalle Marche, conoscono l'Incrocio Bruni 54 ma, finalmente, è stato creato un evento in grado di raccontarne ogni sfumatura in maniera attenta ed approfondita e questo evento, al quale non potevo non partecipare, si è tenuto pochi giorni fa a Fossombrone.
Un interessante convegno apertosi con il video che trovate qui di sotto - che vi consiglio di guardare, in quanto davvero denso di emozioni - e proseguito con gli interventi di esperti in materia, capaci di raccontare in modo snello ed approfondito la storia e le peculiarità di questo vitigno, che conta circa 25ha totali e, ad oggi, sembra essere presente solo ed esclusivamente nelle Marche, con qualche filare in Umbria e Toscana (ma ad oggi non ho notizia di vini prodotti in purezza in queste ultime due regioni).
Partiamo dalla storia di questo varietale, che per chi non lo conoscesse, fu creato come accennato poc'anzi, dal Prof. Bruno Bruni, ampelografo marchigiano di fama internazionale al quale dobbiamo la catalogazione e la descrizione di svariati vitigni autoctoni italiani.
L'Incrocio Bruni 54 è stato, plausibilmente, creato nel 1936 seguendo un'intuizione del Prof. B. Bruni, che nelle sue sperimentazioni, da sempre, cercava di apportare migliorie naturali ai vitigni già esistenti, rendendoli più resistenti e più performanti in termini di armonia organolettica. Il quesito che il breeder si pose, presumibilmente, fu semplice “Cosa manca al Verdicchio?”. La risposta fu altrettanto semplice “Aromi floreali più fini e maggior eleganza”. Fu così che decise di incrociare per impollinazione Verdicchio ed Sauvignon (non mi dilungo riguardo questa specifica tecnica di incrocio in quanto potrei solo fare un mero copia-incolla da qualche manuale universitario, ma online trovate vari approfondimenti a riguardo). Da così nobili genitori non poté che nascere un altrettanto nobile figlio, eppure il Prof. Bruni, dato il suo noto “low profile”, una volta raggiunto l'obiettivo, quasi lo accantonò. E' qui che nasce il primo piccolo mistero su questo vitigno che lo vede protagonista di un unicum nella carriera di uno degli ampelografi più attenti e minuziosi al mondo: l'Incrocio Bruni 54 è l'unico vitigno a non avere un'adeguata descrizione tra la miriade di varietali catalogati e descritti da Bruni. Il perché è ancora ignoto, ma mi piace pensare che volesse tenere questa sua piccola grande creatura solo per sé.
Ho parlato di un “primo” piccolo mistero, perché sembra essercene un altro ed a mettere a winelovers e produttori la pulce nell'orecchio è stata la Dott.ssa Silvestroni, prof.ssa presso la Facoltà di Agraria del Politecnico delle Marche, che sembra aver trovato alcune incongruenze che farebbero pensare ad una possibile impollinazione “casuale” (non così difficile da pensare data la tecnica utilizzata) da parte di un terzo vitigno, che comunque, a giudicare dagli esiti sia in pianta che nel calice non dovrebbe essere poi così diverso dal Sauvignon.
A conferma della sua rispondenza a molte delle peculiarità del Sauvignon c'è la testimonianza di colui al quale si deve l'attuale riscoperta dell'Incrocio Bruni 54, ovvero l'enologo Giancarlo Soverchia, che assaggiando gli acini, durante il prevendemmia, tra i filari di Verdicchio si accorse che alcune piante davano origine a grappoli diversi per forma, colore e, soprattutto, per sapore. Fu così che decise di propagare quelle piante in aree pedoclimatiche differenti, seppur sempre entro i confini marchigiani, per comprendere al meglio le potenzialità. Fu semplice per l'enologo e per i produttori stessi comprendere quale fosse la vera forza di questo vitigno, rappresentata, non dalla mole produttiva o dalla sola componente organolettica, bensì dalla grande costanza produttiva e dalla grande adattabilità a contesti diversi, nei quali era in grado di mostrare personalità differenti, ma tutte egualmente valide ed interessanti.
Un vitigno in grado di mantenere la spina dorsale acida del Verdicchio ed in alcuni casi la sua notevole struttura, ed enfatizzando la componente aromatica, con note proprie di ambo i vitigni. Un bianco che dipende, ,ancor più di altri, dalle interpretazioni del singolo terroir, dalla più fresca e minerale a quella più morbida e rotonda, dal più pronto a quello che si fa attendere per dare il meglio di sé.

Un convegno davvero ben riuscito che ha reso onore al lavoro di Bruni e, soprattutto, ha fatto da adeguato preambolo alla degustazione dei vini base Incrocio Bruni 54 prodotti da tutti e 16 i produttori che hanno creduto nelle potenzialità di questo vitigno.
Personalmente ci tengo a segnalarvi alcune delle interpretazioni e delle espressioni territoriali che di più mi abbiano colpito durante la degustazione comparativa:
Incrocio Bruni 54 Corniale – Il Conventino di Monteciccardo (Monteciccardo-PU): ogni produttore aveva massima libertà nello scegliere numero di referenze ed annate da presentare e quest'azienda ha, a mio parere, fatto la scelta più esaustiva, in un contesto in cui si miri a far conoscere un vitigno in tutte le sue sfaccettature. Lo ha fatto presentando una verticale di tutte le annate prodotte, quindi dal 2010 al 2015, palesando una spiccata attitudine alla longevità. L'interpretazione solo acciaio, con una piccola percentuale di crio-estrazione si presta molto ad enfatizzare quelle che sono da un lato le peculiarità aromatiche fruttate, floreali e minerali dell'Incrocio Bruni 54 e dall'altro la sua lineare freschezza, resa profonda ed elegante dalla sapidità che riesce a sviluppare indipendentemente dall'areale di produzione, ma che in queste interpretazioni si fa notare in maniera ancor più nitida. Questa verticale, in particolare, ha evidenziato che con l'evoluzione il vino tende ad affievolire l'aromaticità dovuta al Sauvignon per poi far emergere l'anima del Verdicchio (in questo caso più sponda Matelica), con il mare a prendere il sopravvento. Cantina giovane, ma dalle idee chiare e coraggio da vendere, che non teme il confronto e non ha remore nel presentare ogni singolo vino prodotto sin dagli albori. Ad ogni anno in più delle vigne, la personalità e la struttura crescono. I presupposti sono davvero importanti, specie dopo avere assaggiato gran parte dei vini prodotti durante la mia ultima visita in cantina di cui vi parlerò nei prossimi giorni. Da sottolineare che è al giovane cotitolare dell'azienda, Mattia Marcantoni, che si deve l'idea di questo evento.

Incrocio Bruni 54 – Cantina Terracruda (Fratte Rosa-PU): una delle poche cantine a proporre due interpretazioni differenti di questo varietale e quindi a rendere ancor più interessante l'analisi delle potenzialità interpretative ed evolutive dell'Incrocio Bruni 54. Nella sua versione solo acciaio, presentata nell'annata 2016, da pochissimo in bottiglia, è la freschezza a farla da padrona, in toto, mentre nella versiona affinata il legno piccolo si denota la duttilità del vitigno e la sua capacità di reggere importanti affinamenti senza perdere completamente la sua epressività. Interpretazione di grande carattere che ha bisogno di tempo per integrare a pieno l'affinamento, ma che io ho avuto modo di apprezzare dopo qualche anno di cantina e posso assicurarvi che si tratti di un grande vino.

Incrocio Bruni 54 – Cantine Fontezoppa (Civitanova Marche-MC): probabilmente tra le versioni più rispettose ed identitarie dell'Incrocio Bruni 54, presentata nell'annata 2015, solo acciaio, nel suo momento di massimo equilibrio fra impatto aromatico comune ad ambo i genitori seguito al sorso da dinamica freschezza e solida struttura. Tutt'altro areale, rispetto ai primi due, e diversa personalità, eppure emerge un filo conduttore fatto di sale, di mare e di finezza. Interessante quanto questa versione le note vegetali, quelle fruttate/agrumate e quelle floreali vengano abbracciate dal mare in una fusione perfettamente equilibrata di Verdicchio e Sauvignon (naso e bocca, specie in questa versione, sembrerebbero dipanare ogni dubbio riguardo la genitorialità del secondo vitigno, scongiurando eventuali scappatelle del primo con altri!). La duttilità fatta vino: perfetto d'estate se stappato d'annata, ma al contempo atto a stupire in qualsiasi periodo, con qualsiasi abbinamento, purché con la giusta compagnia, dopo un po' di riposo in cantina.

Incrocio Bruni 54 – Viticoltori Finocchi (Staffolo-AN): assaggiato nella sua versione 2015, con una cifra stilistica territoriale che non può che rimandare ai Castelli di Jesi. Forse il più affine al Verdicchio, ma che del Sauvignon si tiene ben stretta la finezza olfattiva ed una buona elegana al sorso. Nonostante illuda con un primo approccio largo, sembra disegnare una sorta di cuore ideale in bocca, partendo dalle due parabole e finendo in un acuto di verticalità e sapidità. Per gli amanti del Verdicchio questo vino può essere il più riconducibile territorialmente, anche alla cieca.

Incrocio Bruni 54 Allos & Eto's – Cantina Polenta (Conero-AN): una delle più piccole ed interessanti realtà della provincia di Ancona che esprime, ogni anno, nelle sue poche centinaia di bottiglie di Incrocio Bruni 54, l'apice della qualità artigiana. Tra tutti gli assaggi, l'Eto's e l'Allos sono tra quelli che (non conoscevo l'azienda e non sapevo del numero esiguo di bottiglie prodotte) di più hanno pizzicato le mie corde emozionali. Il primo, con un impatto intrigante al naso, che aggiunge mediterraneità aromatica e una forte nota speziata, mentre il secondo esalta la nota marina ben integrata nelle peculiarità varietali già citate, sorsi che sanno di sole e di mare, di terra e di aria. Sorseggiando l'Allos e dopo aver geolocalizzato la cantina, una suggestione postuma si è palesata... quella di un tramonto, sulla meravigliosa spiaggia di Portonovo poco distante dalle vigne dalle quali ha origine questo vino. Uno di quei tramonti in cui il sole infuoca il cielo per un istante, per poi lasciar spazio al vento fresco ed alla salsedine, che per noi ipotricotici è solo un piacere!

Paolini & Stanford Winery (Offida -AP): non poteva mancare una versione più “estrema” dell'Incrocio Bruni 54, ma che in realtà di estremo ha solo il piacere nell'appurare quanto quest'uve si presti ad ogni singola interpretazione e si adatti ad ogni terroir. I vini presentati da quest'azienda che segue i protocolli della vinificazione “naturale” sono: un macerato, che enfatizza la ricca eleganza estraibile dalle bucce dell'Incrocio Bruni 54, con note minerali che dinamizzano un sorso secco e dritto; un passito molto equilibrato, mai stucchevole, che mantiene quel pizzico di vitalità marina, che chiude un assaggio per nulla scontato. Interessante la volontà di sperimentare l'appassimento di queste uve, in quanto lo stesso Prof. Bruni ne appurò la grande attitudine a questo tipo di vinificazione.

Altri sembrano poter stupire in futuro, ma per correttezza, vorrei riassaggiarli nei prossimi mesi, in quanto penalizzati dal freddo. Parlo dei vini della Tenuta Santi Giacomo e Filippo, Mezzanotte, Strologo e Podere Santa Lucia.

Concludo con un'osservazione che ̬ scaturita in maniera del tutto naturale al termine della mia degustazione, facendola presente a vari produttori, che solo in un contesto in cui per la prima volta Рdi questo bisogna ringraziare l'organizzatore nonch̩ Sommelier professionista Raffaele Papi Рhanno avuto modo di rendersi pienamente conto della distribuzione del vitigno sul suolo regionale, che mi ha visto cogliere nell'Incrocio Bruni 54 un valore unico per le Marche:


L'Incrocio Bruni 54 è l'unico vitigno ad essere coltivato con successo in ognuno dei principali areali di produzione delle Marche, toccando ogni singola provincia e diventando così il miglior esponente di quello che potrebbe essere chiamato “Terroir Marche”. Un vitigno, quindi, che si pone come cartina di tornasole per le varie peculiarità territoriali e per l'espressività che ogni zona ed ogni singolo cru possano dare, ancor più di Verdicchio, Pecorino, Montepulciano e Sangiovese, che pur essendo molto più diffusi hanno una distribuzione meno capillare e più concentrata in poche vocate aree. E' davvero interessante come un vitigno che conti neanche 25ha totali coltivati possa rappresentare ed unire nelle diversità un'intera regione, dall'appennino alla costa, dall'entroterra al mare.

F.S.R.
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