martedì 21 marzo 2017

Le Cantine da non perdere al Vinitaly 2017 by WineBlogRoll

Sta per avvicinarsi la 51^ edizione del Vinitaly (9-12 Aprile) e, come ogni anno, questo appuntamento diventa un'ottima occasione per tirare le somme delle cantine conosciute, visitate e recensite nonché dei vini saggiati e condivisi con voi sulle pagine di questo wineblog e tramite i social.
cantine vinitaly 2017 wineblog
Il Vinitaly è, per me, una grande piazza, dove ritrovare vecchi amici, poter incontrare produttori di realtà che non riesco a visitare ogni anno in quanto non dotato del dono dell'ubiquità e di un conto in banca idoneo, ma è anche un luogo in cui conoscere persone, produttori, vignaioli e... magari... scoprire qualche nuova realtà da condividere con voi. Che dir se ne voglia, è un appuntamento imperdibile per tutti gli addetti ai lavori e per i winelovers e media accreditati.
A quanto mostri il catalogo online del Vinitaly, quest'anno saranno più di 4000 gli espositori, tra cantine ed aziende del settore, quindi la mia, seppur ben nutrita selezione, rappresenta solo una piccolissima goccia nel mare magnum di vino nel quale potrete tuffarvi.
Eccovi le Cantine consigliate da WineBlogRoll.com per il Vinitaly 2017:

Abruzzo
Podere della Torre (P 8 / B8-E9)
Jasci & Marchesani (P 12 / B1)
Pepe Stefania (P 8 / F8-H7-H10-48)
I Fauri (P 12 / E4-H3)

Basilicata
Grifalco (P 10 / B1)
Elena Fucci (P 12 / A2)
Camerlengo (P 8 / F8-H7-H10-44)
Tenuta I Gelsi (P 11 / E5-G6)
Taverna (P 9 / E16-D17)
D'Angelo (P 7 / C5)

Calabria
A'Vita (P 12 / A5-D6)
Cataldo Calabretta (P 12 / A5-D6)
Calabrese Giuseppe (P 12/ A5/D6)
Sergio Arcuri (P 12 / A5-D6)

Campania
I Cacciagalli (P 8 / F8-H7-H10-51)
Mustilli (P B)
Colli di Lapio (P B)
Quintodecimo (P 7 / C4)
Donnachiara (P B)
Pietracupa (P B)

Emilia Romagna
Ancarani (P 8 / B8-E9)
Cantina della Volta (P 3 / E5)
Condé (P 8 / F1)
Fattoria Nicolucci (P 1 / C11-C9-D9)
Marengoni (P 8 / B8-E9)
Marta Valpiani (P 8 / B8-E9)
Medici Ermete & Figli (P 1 – D10 / P 7 - D7)
San Biagio Vecchio ( P 8 / B8-E9)
Tenuta La Viola (P 1 / C11-C9-D9)
Tenuta Uccellina (P 1 / C11-C9-D9)
Villa Papiano (P 1 / B12)

Friuli Venezia Giulia
Butussi Valentino (P 6 / C9)
Cecchini Marco (P 6 / E8)
Damijan Podversic (P 6 / C7)
Dorigo (P 6 / D7)
Ferlat Silvano (P 8 / B8-E9)
Flaibani (P 8 / B8-E9)
Jacuss (P 6 / D7)
Le due Torri (P 6 / E7)
Specogna Leonardo (P 6 / B9)
Villa Parens (P 8 / D2)

Lazio
Mottura Sergio (P A / 24)
Cantina Gaffino (P 12 / C1-D1)
Andrea Occhipinti (P 8 / B8-E9)

Liguria
Maccario Dringerberg (P 12 / A4-B4)
Podere Grecale (P 12 / A4-B4)
Il Monticello (P 9 / D15)
Roberto Rondelli (Stand Liguria)

Lombardia
ARPEPE (Palaexpo / A-B-C-D1)
Dirupi (Palaexpo / A-B-C-D1)
Corte Aura (Palaexpo / A16-17)
Corte Fusia (P 8 / B8-E9)
Uberti (P 7 / B1)
Tenuta Belvedere (P 8 / B8-E9)
La Piotta (P 8 / B8-E9)
Muratori (P 7 / B5)
San Michele S.S. (Palaexpo / B10)

Marche
Bisci (P 7 / C6-C9)
Boccadigabbia (P 7 / C6-C9)
Bucci (P 7 / C1)
Colognola Tenuta Musone (P 7 / F7)
Cantine Fontezoppa (P 7 / B8)
Cignano (P 7 / C6-C9)
Il Conventino di Monteciccardo (P 7 / A10)
Fattoria San Lorenzo (P 8 / F8-H7-H10-29)
Gagliardi Vini (P 7 / C6-C9)
Lucchetti (P 7 / C6-C9)
Mancinelli Stefano (P 7 / C5)
Marconi (P 7 / B10)
Montecappone (P 7 / F5)
Cantine Provima (P 7 / C6-C9)
Sparapani (P 7 / C6-C9)
Socci (P 7 / C6-C9)
Tavignano (P 7 - C10)
Tenuta San Marcello (P 8 / B8-E9)
Terracruda (P 7 / C6-C9)
Vallerosa Bonci (P 7 / C6-C9)
Vicari (P 7 / C6-C9)
Vigneti Vallorani (P8 / B8-E9)

Molise
Angelo D'Uva (P 8 / F2)
Campi Valerio (P 7 / F3)
Claudio Cipressi (P 11 / F5-G5-H5)

Piemonte
Aurelio Settimo (P 10 / M3)
Avezza Paolo (P 8 / B8-E9)
460 Casina Bric (P 10 / E3-12.4)
Borgogno F.lli Serio & Battista (P 10 / D3-9.3)
Burlotto (P 10 / N2)
Cantina Del Signore (P 10 / E3-3)
Cantine Sant'Agata (P 10 / H2)
Cascina I Carpini (P 8 / B8-E9)
Case Corini (P 8 / F8-H7-H10-56)
Cossetti Clemente & Figli (P 10 / P3)
Fenocchio Giacomo (P 10 / G1)
Il Poggio di Gavi (P 10 / N2)
La Carlina (P 10 / D2)
La Raia (P 10 / P4)
Saffirio (P 10 / H2-I2)
Rizzi (P 10 / P2)
Sordo (P 10 / B3)
(Mi riservo di aggiungere altre cantine al mio ritorno da Grandi Langhe e Nebbiolo Prima)

Puglia
Angiuli Donato (P 11 / A2-15)
Antica Enotria (P 10 / M4)
Morella (P 8 / B8-E9)
Pietraventosa (P 11 / C2-23)
Polvanera (P 11 / C5)
Varvaglione Vigne & Vini (P 11 / C3)

Sardegna
Li Duni (P 8 / A3-C7-D3)
Pala (P 8 / A8)
San Michele (P 8 / A3-C7-D3)
Su'Entu (P 8 / A3-C7-D3)
Siddura (P 8 / H6)

Sicilia
Giuseppe Russo (P 2)
Graci (P 2 / 110)
Calì Paolo (P2 / 51)
Baglio Cristo di Campobello (P 2)
Coste Ghirlanda (P 2 / 78)
Fina Vini (P 2 / 41C)
Intorcia (P 2 / H132)
Gulfi (P 2 / 22-35)
Enza La Fauci (P 7 / B4-B5-B6)
Sergio (P 2)
Tenuta Gorghi Tondi (P 2 / 45)
Santa Maria La Nave (P 2 / F93)

Toscana
Amerighi Stefano (P 8 / F8-H7-H10-53 - VIVIT)
Beconcini Pietro (P 9 / C11)
Calafata (P 8 / F8-H7-H10-22)
Capitoni Marco (P 9 / A15)
Castello di Vicarello (P3 / C5)
Coldi Lamo (P 9 / B4-B8)
Dionisio Fabrizio (P 9 / C1)
Fattoi (P 9 / B4-B8)
Fattoria Fibbiano (P 9 - B13)
Ghizzano (P 9 / C15)
I Fabbri (P 8 / D4-E7-45)
Il Marroneto (P 9 / C3)
Il Pino (P 9 / B4-B8)
La Maliosa (P 8 / F8-H7-H10-56 VIVIT)
La Regola (P 9 / B2)
Le Ragnaie (P 9 / C3)
Marcampo (P 9 / B13)
Marchesi Gondi (P 9 / D10)
Molino di Sant'Antimo (P 9 / C9)
Montemercurio (P 9 / C1)
Monterotondo (P 8 / D4-E7-44)
Pietroso (P 9 / B4-B8)
Pievede' Pitti (P 9 C11)
Podere Albiano (P 9 - D16)
Podere Santa Felicita (P 8 / STAND F8-H7-H10-53 - VITIT)
Poggio Argentiera (P 9 / C4)
Salvioni (P 9 / C10)
Sangervasio (P 9 / C11)
SanLorenzo (P 9 / B4-B8)
Tenuta Le Potazzine (P 9 / A7)
Terenzuola (P 9 / C15)

Trentino Alto-Adige
Nicolodi Alfio (P D / F3)
Kobler Weinhof (P 6 / C2)
Haderburg (P 6 / C3)
Maso Thaler (P 6 / A2-A3)
Opera Vitivinicola in Val di Cembra (P 3 / E2)
Pacherhof (P 6 / C1)
Villa Corniole (P 3 / E2)
Zanotelli (P 8 / B8-E9)

Umbria
Barberani (P 6 / E3)
Bocale (P 2 / A9-E10)
Cantina Peppucci (P 2 / A9-E10)
Cantina Roccafiore (P 2 / A9-E10)
Colle Ciocco (P 2 / A9-E10)
Tabarrini (P 12 / A2)

Valle d'Aosta
Ottin Elio (P 12 / A3-B3-C3)
Lo Triolet (P 12 / A3-B3-C3)
Maison Agricole D&D (P 12 / A3-B3-C3)

Veneto
Antolini (P 8 / B8-E9)
Bele Casel (P 8 / B8-E9)
Case Paolin (P8 / D4-E7-6)
Corvezzo (P7 / E10)
Dal Maso (P4 / B6)
Damoli (P8 / H2)
Giovanni Ederle (P 8 / B8-E9)
Le Guaite di Noemi (P 8 / G2)
Massimago (P 8 / H1)

Potete scaricare la lista delle cantine in formato pdf, in modo da poterlo stampare e/o consultare anche offline in fiera, tramite questo link: drive.google.com.

Ci tengo a precisare che la mia selezione di cantine per il Vinitaly si basa solo ed esclusivamente su valutazioni soggettive scaturite da visite in cantina, incontri ad eventi e fiere e, soprattutto, assaggi (oltre 4000 negli ultimi 12 mesi).
Ho voluto citare le cantine, ancor più che i singoli vini, in quanto credo che sia fondamentale, specie in un'occasione come il Vinitaly, cercare di valutare ogni azienda nella sua interezza ed assaggiando, non solo una referenza, bensì una linea che possa dare uno spettro più ampio riguardo il terroir aziendale.
Inutile dire, che essendo, da sempre, focalizzato su realtà piccole e poco conosciute, pur non disdegnando ed apprezzando il lavoro di aziende medio-grandi (la selezione mostra un range molto ampio in quanto a dimensioni e notorietà, in quanto miri a offrire spunti e possibilità a chiunque operi in questo settore come buyer o media) capaci di trainare intere denominazioni, gran parte delle aziende che ho avuto modo di conoscere negli ultimi 12 mesi non saranno presenti al Vinitaly, per ovvi motivi di possibilità/budget.
Il criterio di selezione non è condizionato da dimensioni, certificazioni o altro parametro esclusivo e vuole essere rappresentare uno spaccato dell'Italia del Vino che comprenda alcuni "estremi", ma che abbia come focus il rispetto e la qualità in vigna, in cantina e nel bicchiere. Nei prossimi giorni, come di consueto, pubblicherò un'ulteriore e più contenuta selezione per chi sarà in fiera un solo giorno.

Ancora una volta non posso che porre l'attenzione sull'operato della FIVI che cresce e di pari passo vede crescere il suo apporto al Vinitaly in termini di presenze e qualità. Ho citato alcune realtà presenti nell'area FIVI (Pad. 8 / Stand/Area B8-E9), ma ormai sono sempre più del parere che tra i vignaioli indipendenti dove si assaggi si assaggi bene.

Concludo dicendo che molti criticano il Vinitaly e ne comprendo pienamente le motivazioni, ma è palese che negli ultimi anni ci sia stata un'inversione di marcia e che si stia andando verso un equilibrio sempre più stabile, volto a contenere la presenza di "personaggi" poco adatti al contesto e con una sempre più ampia presenza di buyers e, soprattutto, media italiani ed internazionali. Cosa, quest'ultima, spesso sottovalutata dalle aziende che vedono nel Vinitaly "solo" un'opportunità commerciale, senza pensare che, preparando bene la fiera e contattando per tempo i giusti media, si possa aver modo di confrontarsi con assaggiatori esperti, giornalisti, winebloggers e winecritics sfruttando al meglio l'occasione e ammortizzando i costi, attraverso la visibilità che queste figure potrebbero dare all'azienda stessa.
Dato il costo di ingente degli stand e, visti i momenti "morti" che ci sono durante la fiera per molte cantine, credo che ottimizzare la presenza sfruttando ogni opportunità che questo evento offra sia qualcosa di quasi scontato, eppure, la mia percezione è che molte volte si abbia un approccio attendista/fatalista, quando si potrebbe, col minimo sforzo, cogliere un'infinità di occasioni a portata di mano in questi 4 lunghi giorni. Come sempre, i miei, sono solo suggerimenti personali ed opinabili, dati da chi vive il Vinitaly dall'altra parte dello stand, ma che apprezza sempre di più chi ha compreso che fiere come queste sono prima di tutto un'occasione per farsi conoscere da chi non conosca ancora la propria realtà e, magari, far parlare di sè.

Come sempre, spero che queste dritte possano spingere molti di voi a conoscere realtà da andare a visitare personalmente in vigna ed in cantina, ed io, spero, di trovare, a mia volta, nuove cantine, nuovi vignaioli e nuovi vini che si tramutino in mete da raggiungere nei prossimi 12 mesi.


Ci vediamo a Verona!

N.B.: Alcune cantine che sarebbero rientrate nella mia selezione non disporranno di un proprio stand, ma avranno i propri vini in degustazione in quelli dei vari consorzi.

F.S.R.
#WineIsSharing
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domenica 19 marzo 2017

Il vecchio e il giovane - La saggezza della vite

Considerazioni, sensazioni ed emozioni assaggiando vini da vigne vecchie e vigne giovani

Oggi ho assaggiato due vini, entrambi, prodotti con lo stesso vitigno, con lo stesso pedoclima, eppure erano radicalmente diversi! Sì... radicalmente! Mai termine fu più azzeccato, in quanto la loro diversità risiedeva, proprio, nelle radici delle piante genitrici.
Il primo, da vigne giovani aveva la spavalderia di chi non sa di non sapere; aveva la forza di chi ha ancora davanti tanti km da correre, tanta strada da percorrere; era sincero, schietto, vivo e di grande impatto, ma mi ha raccontato tanto di sè e poco dei suoi genitori, della sua terra natìa, dei suoi ricordi...
vigne vecchie
Il secondo, da vigne vecchie oltre 60 anni si è presentato con umiltà... sì, di quella che coincide, spesso, con una mai forzata eleganza; è rimasto in silenzio, ha fatto un respiro profondo e si è alzato in piedi; era impossibile non rispettarlo, non aspettarlo, perché, seppur silente, era palese la sua saggezza; così, come i ghiacciai accumulano neve di inverni passati, per poi riversala nei fiumi quasi a voler condividere in quel fluire i propri ricordi, le viti accumulano sapere ed esperienza, imparano ad adattarsi ad ogni evenienza, sanno dosarsi con grande saggezza e condividono con noi gioie e fatiche... le proprie vite... "liquidamente", confluendo in una bottiglia e tuffandosi in un calice.

Oggi ho assaggiato due ottimi vini, espressioni diverse, di una stessa uva, di una stessa annata, di uno stesso territorio, di una stessa mano ed ho capito, ancora una volta, quanto la VIT-E sia distante ancor meno di una semplice lettera dalla VIT-A.
In un mondo in cui il presente impiega un sorso a diventar passato ed il futuro è un presente che ci sfugge dalle mani senza darci, spesso, modo di goderne a pieno, spero che quelle giovani viti invecchieranno, accumulando saggezza ed esperienza e mi raccontino, tra vari lustri, la loro storia, con la complessa e profonda, eppur così comprensibile, armonia con la quale quel vecchio vigneto continui a far delle proprie rughe e della propria fatica un inno alla vita... un valore infinito!

Le viti più mature sviluppano una vera e propria resilienza enoica.

C'è chi vede nei 15 l'inizio della maturità di una vite, chi nei 25 o, addirittura, chi non crede che la pianta possa arrivare ad esprimersi al meglio del suo potenziale e del suo equilibrio se non dai 40 anni in poi ma, a prescindere dai numeri, ciò che credo sia importante è il rispetto e la cura da rivolgere a quello che è un vero e proprio patrimonio che abbiamo il dovere di preservare e tramandare e là dove non sia possibile, di propagare e far rivivere nel tempo.

Se questo è l'aspetto più romantico del rapporto fra vecchio e giovane nella viticoltura e nel vino, questo è ciò che è scaturito da uno studio fatto qualche anno fa in Svizzera:

• Influenza sulla fisiologia dei ceppi: e vigne giovani vanno prima in stress idrico a causa delle radici poco profonde; quelle vecchie manifestano una espressione vegetativa più accentuata, un peso della cimatura e del legno (in base al terreno) di potatura più elevato, così come il valore dell'indice clorofilliano e il tenore di azoto delle foglie.
• Influenza sulla qualità delle uve e dei vini: l'acidità totale e l'indice di formolo è risultato più elevato nelle vecchie viti: “il contenuto di aminoacidi e altri composti azotati nei succhi di frutta e nei vini è espresso come azoto assimilabile totale e viene determinato con il metodo Formolo, utilizzando una titolazione acido-base. Il numero di Formolo (noto anche come indice formalina) è un parametro utilizzato per valutare la qualità di succhi di frutta e vini.

Nei vini, la concentrazione di acido alfa-ammino nell’uva cambia in funzione della maturità e del carico del raccolto (rapporto tra rendimento e dimensioni del vigneto). La concentrazione aumenta con la maturazione del frutto e diminuisce con il carico delle colture. Nella fermentazione del vino, vi è una quantità minima di aminoacidi e altri composti azotati (es: 150-200 mg/l di azoto assimilabile dai lieviti) che deve essere presente nel mosto/succo. Un apporto troppo basso si tradurrà in un arresto della fermentazione perchè la quantità di azoto non è sufficiente per consentire ai lieviti di crescere. Data l’importanza dell’azoto nella fermentazione, è essenziale determinare la concentrazione di azoto prima della fermentazione.”
Il contenuto zuccherino, invece, risulta indifferente all'età della vite. Quanto ai vini, i rossi ottenuti da viti vecchie sono stati giudicati più complessi e strutturati, mentre poche differenze sono state osservate sui vini bianchi.

I due vini erano figli di un'annata calda, di un'annata difficile (almeno per la zona di riferimento) che ha evidenziato quanto la vigna più saggia abbia maturato la capacità di trovare equilibrio anche nelle difficoltà e di soffrire meno lo stress.
Equilibrio, eleganza, complessità, unite alla capacità di trovare freschezza anche quando l'annata ed il terreno farebbero fatica a concederne, sono doti che rendono le vecchie viti, se trattate con rispetto e premura, se custodite nel tempo con attenzione, un fattore che dovrebbe far riflettere prima di espiantare interi vigneti, per far spazio a giovani piante con il solo fine di produrre di più...

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 16 marzo 2017

L'Incrocio Bruni 54 - Un vitigno raro tra scienza, storia, mistero e... vino

Continua la mia ricerca di territori e vitigni rari e poco conosciuti ed il mio viaggio mi ha porta, ancora una volta, nelle Marche, terra che ha sempre in serbo qualche sorpresa enoica per noi appassionati.
Il vitigno di cui vi parlo oggi è l'Incrocio Bruni 54, nato dall'ingegno di uno dei più importanti personaggi del mondo del vino italiano e non solo, il Prof. Bruno Bruni.
In pochi, fuori dalle Marche, conoscono l'Incrocio Bruni 54 ma, finalmente, è stato creato un evento in grado di raccontarne ogni sfumatura in maniera attenta ed approfondita e questo evento, al quale non potevo non partecipare, si è tenuto pochi giorni fa a Fossombrone.
Un interessante convegno apertosi con il video che trovate qui di sotto - che vi consiglio di guardare, in quanto davvero denso di emozioni - e proseguito con gli interventi di esperti in materia, capaci di raccontare in modo snello ed approfondito la storia e le peculiarità di questo vitigno, che conta circa 25ha totali e, ad oggi, sembra essere presente solo ed esclusivamente nelle Marche, con qualche filare in Umbria e Toscana (ma ad oggi non ho notizia di vini prodotti in purezza in queste ultime due regioni).
Partiamo dalla storia di questo varietale, che per chi non lo conoscesse, fu creato come accennato poc'anzi, dal Prof. Bruno Bruni, ampelografo marchigiano di fama internazionale al quale dobbiamo la catalogazione e la descrizione di svariati vitigni autoctoni italiani.
L'Incrocio Bruni 54 è stato, plausibilmente, creato nel 1936 seguendo un'intuizione del Prof. B. Bruni, che nelle sue sperimentazioni, da sempre, cercava di apportare migliorie naturali ai vitigni già esistenti, rendendoli più resistenti e più performanti in termini di armonia organolettica. Il quesito che il breeder si pose, presumibilmente, fu semplice “Cosa manca al Verdicchio?”. La risposta fu altrettanto semplice “Aromi floreali più fini e maggior eleganza”. Fu così che decise di incrociare per impollinazione Verdicchio ed Sauvignon (non mi dilungo riguardo questa specifica tecnica di incrocio in quanto potrei solo fare un mero copia-incolla da qualche manuale universitario, ma online trovate vari approfondimenti a riguardo). Da così nobili genitori non poté che nascere un altrettanto nobile figlio, eppure il Prof. Bruni, dato il suo noto “low profile”, una volta raggiunto l'obiettivo, quasi lo accantonò. E' qui che nasce il primo piccolo mistero su questo vitigno che lo vede protagonista di un unicum nella carriera di uno degli ampelografi più attenti e minuziosi al mondo: l'Incrocio Bruni 54 è l'unico vitigno a non avere un'adeguata descrizione tra la miriade di varietali catalogati e descritti da Bruni. Il perché è ancora ignoto, ma mi piace pensare che volesse tenere questa sua piccola grande creatura solo per sé.
Ho parlato di un “primo” piccolo mistero, perché sembra essercene un altro ed a mettere a winelovers e produttori la pulce nell'orecchio è stata la Dott.ssa Silvestroni, prof.ssa presso la Facoltà di Agraria del Politecnico delle Marche, che sembra aver trovato alcune incongruenze che farebbero pensare ad una possibile impollinazione “casuale” (non così difficile da pensare data la tecnica utilizzata) da parte di un terzo vitigno, che comunque, a giudicare dagli esiti sia in pianta che nel calice non dovrebbe essere poi così diverso dal Sauvignon.
A conferma della sua rispondenza a molte delle peculiarità del Sauvignon c'è la testimonianza di colui al quale si deve l'attuale riscoperta dell'Incrocio Bruni 54, ovvero l'enologo Giancarlo Soverchia, che assaggiando gli acini, durante il prevendemmia, tra i filari di Verdicchio si accorse che alcune piante davano origine a grappoli diversi per forma, colore e, soprattutto, per sapore. Fu così che decise di propagare quelle piante in aree pedoclimatiche differenti, seppur sempre entro i confini marchigiani, per comprendere al meglio le potenzialità. Fu semplice per l'enologo e per i produttori stessi comprendere quale fosse la vera forza di questo vitigno, rappresentata, non dalla mole produttiva o dalla sola componente organolettica, bensì dalla grande costanza produttiva e dalla grande adattabilità a contesti diversi, nei quali era in grado di mostrare personalità differenti, ma tutte egualmente valide ed interessanti.
Un vitigno in grado di mantenere la spina dorsale acida del Verdicchio ed in alcuni casi la sua notevole struttura, ed enfatizzando la componente aromatica, con note proprie di ambo i vitigni. Un bianco che dipende, ,ancor più di altri, dalle interpretazioni del singolo terroir, dalla più fresca e minerale a quella più morbida e rotonda, dal più pronto a quello che si fa attendere per dare il meglio di sé.

Un convegno davvero ben riuscito che ha reso onore al lavoro di Bruni e, soprattutto, ha fatto da adeguato preambolo alla degustazione dei vini base Incrocio Bruni 54 prodotti da tutti e 16 i produttori che hanno creduto nelle potenzialità di questo vitigno.
Personalmente ci tengo a segnalarvi alcune delle interpretazioni e delle espressioni territoriali che di più mi abbiano colpito durante la degustazione comparativa:
Incrocio Bruni 54 Corniale – Il Conventino di Monteciccardo (Monteciccardo-PU): ogni produttore aveva massima libertà nello scegliere numero di referenze ed annate da presentare e quest'azienda ha, a mio parere, fatto la scelta più esaustiva, in un contesto in cui si miri a far conoscere un vitigno in tutte le sue sfaccettature. Lo ha fatto presentando una verticale di tutte le annate prodotte, quindi dal 2010 al 2015, palesando una spiccata attitudine alla longevità. L'interpretazione solo acciaio, con una piccola percentuale di crio-estrazione si presta molto ad enfatizzare quelle che sono da un lato le peculiarità aromatiche fruttate, floreali e minerali dell'Incrocio Bruni 54 e dall'altro la sua lineare freschezza, resa profonda ed elegante dalla sapidità che riesce a sviluppare indipendentemente dall'areale di produzione, ma che in queste interpretazioni si fa notare in maniera ancor più nitida. Questa verticale, in particolare, ha evidenziato che con l'evoluzione il vino tende ad affievolire l'aromaticità dovuta al Sauvignon per poi far emergere l'anima del Verdicchio (in questo caso più sponda Matelica), con il mare a prendere il sopravvento. Cantina giovane, ma dalle idee chiare e coraggio da vendere, che non teme il confronto e non ha remore nel presentare ogni singolo vino prodotto sin dagli albori. Ad ogni anno in più delle vigne, la personalità e la struttura crescono. I presupposti sono davvero importanti, specie dopo avere assaggiato gran parte dei vini prodotti durante la mia ultima visita in cantina di cui vi parlerò nei prossimi giorni. Da sottolineare che è al giovane cotitolare dell'azienda, Mattia Marcantoni, che si deve l'idea di questo evento.

Incrocio Bruni 54 – Cantina Terracruda (Fratte Rosa-PU): una delle poche cantine a proporre due interpretazioni differenti di questo varietale e quindi a rendere ancor più interessante l'analisi delle potenzialità interpretative ed evolutive dell'Incrocio Bruni 54. Nella sua versione solo acciaio, presentata nell'annata 2016, da pochissimo in bottiglia, è la freschezza a farla da padrona, in toto, mentre nella versiona affinata il legno piccolo si denota la duttilità del vitigno e la sua capacità di reggere importanti affinamenti senza perdere completamente la sua epressività. Interpretazione di grande carattere che ha bisogno di tempo per integrare a pieno l'affinamento, ma che io ho avuto modo di apprezzare dopo qualche anno di cantina e posso assicurarvi che si tratti di un grande vino.

Incrocio Bruni 54 – Cantine Fontezoppa (Civitanova Marche-MC): probabilmente tra le versioni più rispettose ed identitarie dell'Incrocio Bruni 54, presentata nell'annata 2015, solo acciaio, nel suo momento di massimo equilibrio fra impatto aromatico comune ad ambo i genitori seguito al sorso da dinamica freschezza e solida struttura. Tutt'altro areale, rispetto ai primi due, e diversa personalità, eppure emerge un filo conduttore fatto di sale, di mare e di finezza. Interessante quanto questa versione le note vegetali, quelle fruttate/agrumate e quelle floreali vengano abbracciate dal mare in una fusione perfettamente equilibrata di Verdicchio e Sauvignon (naso e bocca, specie in questa versione, sembrerebbero dipanare ogni dubbio riguardo la genitorialità del secondo vitigno, scongiurando eventuali scappatelle del primo con altri!). La duttilità fatta vino: perfetto d'estate se stappato d'annata, ma al contempo atto a stupire in qualsiasi periodo, con qualsiasi abbinamento, purché con la giusta compagnia, dopo un po' di riposo in cantina.

Incrocio Bruni 54 – Viticoltori Finocchi (Staffolo-AN): assaggiato nella sua versione 2015, con una cifra stilistica territoriale che non può che rimandare ai Castelli di Jesi. Forse il più affine al Verdicchio, ma che del Sauvignon si tiene ben stretta la finezza olfattiva ed una buona elegana al sorso. Nonostante illuda con un primo approccio largo, sembra disegnare una sorta di cuore ideale in bocca, partendo dalle due parabole e finendo in un acuto di verticalità e sapidità. Per gli amanti del Verdicchio questo vino può essere il più riconducibile territorialmente, anche alla cieca.

Incrocio Bruni 54 Allos & Eto's – Cantina Polenta (Conero-AN): una delle più piccole ed interessanti realtà della provincia di Ancona che esprime, ogni anno, nelle sue poche centinaia di bottiglie di Incrocio Bruni 54, l'apice della qualità artigiana. Tra tutti gli assaggi, l'Eto's e l'Allos sono tra quelli che (non conoscevo l'azienda e non sapevo del numero esiguo di bottiglie prodotte) di più hanno pizzicato le mie corde emozionali. Il primo, con un impatto intrigante al naso, che aggiunge mediterraneità aromatica e una forte nota speziata, mentre il secondo esalta la nota marina ben integrata nelle peculiarità varietali già citate, sorsi che sanno di sole e di mare, di terra e di aria. Sorseggiando l'Allos e dopo aver geolocalizzato la cantina, una suggestione postuma si è palesata... quella di un tramonto, sulla meravigliosa spiaggia di Portonovo poco distante dalle vigne dalle quali ha origine questo vino. Uno di quei tramonti in cui il sole infuoca il cielo per un istante, per poi lasciar spazio al vento fresco ed alla salsedine, che per noi ipotricotici è solo un piacere!

Paolini & Stanford Winery (Offida -AP): non poteva mancare una versione più “estrema” dell'Incrocio Bruni 54, ma che in realtà di estremo ha solo il piacere nell'appurare quanto quest'uve si presti ad ogni singola interpretazione e si adatti ad ogni terroir. I vini presentati da quest'azienda che segue i protocolli della vinificazione “naturale” sono: un macerato, che enfatizza la ricca eleganza estraibile dalle bucce dell'Incrocio Bruni 54, con note minerali che dinamizzano un sorso secco e dritto; un passito molto equilibrato, mai stucchevole, che mantiene quel pizzico di vitalità marina, che chiude un assaggio per nulla scontato. Interessante la volontà di sperimentare l'appassimento di queste uve, in quanto lo stesso Prof. Bruni ne appurò la grande attitudine a questo tipo di vinificazione.

Altri sembrano poter stupire in futuro, ma per correttezza, vorrei riassaggiarli nei prossimi mesi, in quanto penalizzati dal freddo. Parlo dei vini della Tenuta Santi Giacomo e Filippo, Mezzanotte, Strologo e Podere Santa Lucia.

Concludo con un'osservazione che è scaturita in maniera del tutto naturale al termine della mia degustazione, facendola presente a vari produttori, che solo in un contesto in cui per la prima volta – di questo bisogna ringraziare l'organizzatore nonché Sommelier professionista Raffaele Papi – hanno avuto modo di rendersi pienamente conto della distribuzione del vitigno sul suolo regionale, che mi ha visto cogliere nell'Incrocio Bruni 54 un valore unico per le Marche:


L'Incrocio Bruni 54 è l'unico vitigno ad essere coltivato con successo in ognuno dei principali areali di produzione delle Marche, toccando ogni singola provincia e diventando così il miglior esponente di quello che potrebbe essere chiamato “Terroir Marche”. Un vitigno, quindi, che si pone come cartina di tornasole per le varie peculiarità territoriali e per l'espressività che ogni zona ed ogni singolo cru possano dare, ancor più di Verdicchio, Pecorino, Montepulciano e Sangiovese, che pur essendo molto più diffusi hanno una distribuzione meno capillare e più concentrata in poche vocate aree. E' davvero interessante come un vitigno che conti neanche 25ha totali coltivati possa rappresentare ed unire nelle diversità un'intera regione, dall'appennino alla costa, dall'entroterra al mare.

F.S.R.
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mercoledì 15 marzo 2017

Il "lato" meno conosciuto delle Marche del Vino - La Cantina Terracruda

Ci sono luoghi in cui sei stato ed hai lasciato un pezzo di cuore. Quando andai per la prima volta a Fratte Rosa, un piccolo Borgo arroccato nell'entroterra pesarese che conta meno di 1000 anime (meno di 100 nel bellissimo centro storico), me ne innamorai, ma a fare da innesco per quella luminosa scintilla fu un vino in particolare. Quel Vino era l'Incrocio Bruni 54 della Cantina Terracruda, che forse qualcuno ricorderà come uno dei miei 10 assaggi consigliati ad uno scorso Vinitaly. Un vino straordinariamente fuori dal coro nella sua espressione di un varietale già molto peculiare e raro di suo e nella sua interpretazione. Andai a Fratte Rosa proprio per conoscere questa realtà e le persone che la compongono, personalmente, fisicamente e non solo attraverso un calice, e trovai un luogo che, all'epoca definì “fuori di testa” per il contesto paesaggistico nel quale era immerso, che definire suggestivo sarebbe riduttivo, e per ciò che trovai in vigna.
In vigna trovai vitigni che in molti di voi non conosceranno o che, anche ne aveste sentito parlare, difficilmente avrete assaggiato, e sto parlando della Garofanata, del Bianchello del Metauro e proprio dell'Incrocio Bruni 54, oltre all'Aleatico, che in pochi sanno essere storicamente presente in questa zona ed al più comune Sangiovese (siamo nelle Marche, ma a due passi dalla Romagna).
La curiosità e l'interesse erano forti e furono ampiamente appagati e dissetati dagli assaggi e dalle parole di Luca Avenanti e suo padre Zeno - Deus Ex Machina di Terracruda -, che conducono quest'azienda con grande caparbietà e lungimiranza. Eppure la voglia di tornarvi era così tanta che pochi giorni fa sono tornato a far loro visita, trovando un contesto sempre in fermento, con nuovi vini da assaggiare e propositi sui quali confrontarsi. Terracruda è un luogo creativo, oltre ad essere una cantina, è un ambiente familiare in cui si fanno cose grandi, in un paesino piccolo piccolo... si, è anche un microcosmo fatto di contrasti, ma di quelli costruttivi, dai quali scaturiscono idee, progetti, ma soprattutto vini dalla netta personalità.
vini terracruda marche
Ho avuto modo di assaggiare un metodo classico base Bianchello del Metauro ancora sui lieviti e non vedo l'ora che venga presentato per poterlo condividere con voi data la sua grande identità e l'eleganza che sta mese dopo mese acquisendo; ho apprezzato le varie versioni (solo acciaio e affinate in legno) fermi dei vitigni tipici a bacca bianca, ovvero Bianchello, Incrocio Bruni 54 (di cui vi parlerò approfonditamente nei prossimi giorni) e Garofonata con quest'ultima in un “blend” tra acciaio ed una piccola percentuale di legno piccolo usato, davvero unica nel suo genere; poi c'è l'Aleatico che si mostra in questa terra come fosse il figlio di mamma Lacrima di Morro d'Alba e papà Ruché, prendendo dagli ideali genitori solo il meglio delle loro peculiarità; in fine il Sangiovese, che nella versione base che – non mi spiego il perché – l'azienda sembri “regalare”, fa capire quanto quell'areale sia vocato e si pone stilisticamente a metà fra l'eleganza del Sangiovese toscano e la possenza di quello Romagnolo.
cantina sala degustazione
Ero andato per fare un ripassino relativo a questi vitigni rari che pochissime cantine coltivano ed ancor meno riescono a far esprimere con questa personalità e me ne ritorno a casa con gli occhi stampati di bellezza, il palato intriso di vini sempre più unici ed il cuore carico di emozioni.



F.S.R.
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martedì 14 marzo 2017

Dalla fabbrica al vino - Storia di un operaio diventato vignaiolo

Si torna in Friuli, direzione azienda agricola Luca Fedele, un uomo e un'azienda, in quanto Luca è davvero un “one man wine” ed ora vi spiego perché...
luca fedele cantina vino
L'azienda nasce nel 2014, ma in realtà è una naturale continuazione dell'azienda dello zio di Luca, che produceva i propri vini sin dal 1965.
La storia di Luca è quella del ritorno alla terra e, forse, dato il suo precedente lavoro, anche del ritorno alla vita. Nel 2011, infatti, Luca lascia il suo lavoro sicuro, in una fabbrica di sedie, per tuffarsi nel mondo del vino, partendo dai 2,5 ha di vigna dello zio, oggi divenuti 5ha compresi quelli in affitto.Tutto questo a 40 anni, ma con la voglia di fare di un ragazzino!
Un approccio, quello di Luca, che definire rispettoso sembrerebbe riduttivo, in quanto le sue scelte, non appena presi in mano i vigneti (Luca si occupa di tutte le fasi di produzione, dalla vigna alla cantina, in prima persona) sono sempre state votate alla preservazione del patrimonio rappresentato da viti vecchie tra i 30 ed i 65 anni, che rappresentano quasi la totalità delle vigne.

Un vignaiolo che ha scelto di seguire il disciplinare della lotta integrata per la difesa della vite e non fa uso di diserbo chimico, usa solo concimi naturali (letame -stallatico -stiamo sperimentando anche sovesci) e per la pulizia in vigna si affida a processi prettamente meccanici, mentre per la vendemmia la raccolta viene, ovviamente, fatta esclusivamente a mano in cassetta.
vini naturali friuli
Una piccolissima realtà che non può prescindere dal massimo rispetto per il territorio in cui sorgono i propri vigneti, ovvero il meraviglioso areale del Corno Di Rosazzo, nei colli orientali del friuli. E' in questo territorio così vocato, che Luca cerca di portare avanti con estrema attenzione e sostenibilità il patrimonio ereditato dal passato, che può ancora essere espresso dalle sue vecchie vigne.
Poi c'è la Frasca, un'"istituzione" per i friulani, ovvero il tipico chiosco friulano in cui ci andava - e si va tutt'ora a quanto pare - a bere un buon bicchier di vino e ad a fare “rifornimento” enoico. La Frasca di Luca è, oggi, il vero e proprio punto vendita dell'azienda, ed è attiva dal 1956, quando l'avviò suo zio.

Tipicità nel vino, nel modo di trasmetterlo e di veicolarne la commercializzazione, che per un vignaiolo come Luca è fondamentale, in quanto gli permette di avere un contatto costante e diretto con chi il suo vino lo acquista e, soprattutto, lo beve, in modo da poterne trarre confronto e crescita per sé e per l'azienda.

I Vini prodotti sono sono Friulano, Malvasia, Pinot Grigio, un rosato da uve Merlot ed i Rossi base Cabernet Franc Franconia e Refosco, infine la bollicina da uve di Verduzzo extra dry. Parliamo di vini che alcuni potrebbero definire estremi, per la quasi totale assenza di solforosa, per le fermentazioni spontanee senza controllo della temperatura, per il fatto che Luca non abbia ritenuto opportuno fare chiarifiche o travasi e più in generale per una concezione di vino molto vicina ai protocolli del "vino naturale", ma in realtà io vedo Luca come un artigiano che per le sue prime annate stia sperimentando, cercando di fare il meglio con ciò che abbia a disposizione, partendo dall'approccio più rispettoso possibile, nell'ottica di conoscere, in primis, ciò che le sue vigne possono donargli e se e come poterle coadiuvare nel raggiungimento della loro più sincera espressione. Apprezzo molto l'umiltà e l'equilibrio con il quale Luca si sia avvicinato al mondo del vino, in punta di piedi e senza cercare di stupire con effetti speciali e non vi nego che ho apprezzato anche alcuni dei suoi vini, che ho avuto modo di assaggiare ed in particolare: il Sot la Mont Blanc, un Friulano che fa della sua integra spontaneità l'arma vincente. Un grande equilibrio fra la sua piena intensità ed un sorso dritto e sapido... vibrante; il Brezza, capace di esprimere il Pinot Grigio, seppur senza macerazione tradizionale, in maniera molto varietale e per nulla scontata; il Clap Blanc, una Malvasia Istriana pura e semplice, senza estremizzazioni caricaturali, ma grande identità territoriale e interpretativa, espresse dalla componente aromatica equilibrata, spontanea, ma pulita e da freschezza e sapidità al sorso.
La naturalezza enoica nella sua accezione più positiva, vini privi di evidenti sporcature ed in grado di evolvere in maniera lenta ed intrigante nel bicchiere. Il troppo freddo ne inibisce la disinvoltura, li rende timidi, ma, com'è ovvio che sia, ne enfatizza la beva, quindi se volete goderveli davvero in tutto e per tutto, prima che finiate la bottiglia "gelata", provate a servirli a temperatura di cantina. L'abbinamento perfetto? Le prime giornate di primavera, meglio se stappati e bevuto in aperta campagna, magari con la giusta compagnia!😊
Quasi dimenticavo... il caro Luca non si è fatto mancare nulla, producendo anche una divertente bolla, Emily, da uve Verduzzo fermentate spontaneamente in cemento e spumantizzata con metodo Martinotti, con un naso che vede i lieviti farsi strada tra i profumi estivi di frutta ed agrumi quasi a ricordare un rifermentato in bottiglia, per approcciare il sorso in modo diretto, spensierato e piacevole.

Questa è la storia di un "operaio", diventato artigiano della terra e del vino, di un uomo che ha rincorso e sta realizzando un sogno e di questi tempi è un sollievo vedere persone che sappiano reinventarsi o, forse, ritrovare sè stessi grazie alla vigna ed al vino. E' per questo che ho deciso di condividere con voi la storia di Luca, come esempio di coraggio e volontà, nonché di umiltà e semplicità, doti di cui c'è sempre più bisogno.

F.S.R.
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venerdì 10 marzo 2017

Vini, cantine ed emozioni a Terre di Toscana 2017

Si è conclusa da qualche giorno la decima edizione di uno degli eventi enoici più apprezzati dagli amanti del vino toscano e non solo, ovvero Terre di Toscana.
Non vi nego che, girando molto e dovendo fare un'ovvia cernita degli eventi ai quali partecipare ogni anno per motivi logistici, economici e di tempo, non avevo mai avuto modo di recarmi in quel di Camaiore in occasione di questa manifestazione. Questo, semplicemente, perché molte dei produttori e dei vini presenti si incontrano già durante le anteprime toscane, dal Chianti Classico, al Brunello, passando per il Nobile e la Vernaccia. Eppure, quest'anno il mio istinto mi diceva di andare, per ritrovare e riassaggiare quegli stessi vini (non fa mai male!), per godermi un evento a detta di tutti organizzato in maniera impeccabile e, come da mia consueta mission, per tentare di conoscere qualche nuova realtà da condividere, magari difficile da incontrare in altri contesti.
Beh... il mio istinto mi suggeriva bene e devo ammettere di essere rimasto piacevolmente colpito dalla selezione dei 130 produttori toscani presenti, in quanto capace di offrire ai winelovers una panoramica ampia e sfaccettata, ma con un livello qualitativo medio davvero alto.
Bando alle cance e ciancio alle bande, ecco i miei assaggi a Terre di Toscana, tra conferme e piccole grandi scoperte:
vini cantine terre di toscana
Brunello di Montalcino: già ampiamente apprezzate durante la recente anteprima Benvenuto Brunello non posso che apprezzare che tra i produttori selezionati per questo evento ci siano alcuni tra quelli che mi hanno colpito di più con l'annata 2012 e che da anni continuano a stupirmi: Le Potazzine, Il Marroneto, Pietroso, Salvioni, Sanlorenzo, Fattoi, Le Ragnaie, Sesti, Col d'Orcia e Podere San Giacomo. Bello ritrovarli tutti qui in un contesto in cui è interessante comparare il Sangiovese di vari areali. Vi rimando a questo articolo per le mie impressioni a riguardo: www.wineblogroll.com/benvenuto-brunello-anteprima-annata-2012.

Castell'in Villa: se dapprima si trattasse di una profonda e duratura infatuazione, oggi è amore! In questi ultimi mesi ho avuto modo di assaggiare Chianti Classico Riserva 2010, Chianti Classico 2011, Chianti Classico Riserva 2011 e l'anteprima dell'annata 2012, oltre agli altri vini prodotti dall'azienda della Principessa Coralia Pignatelli con dei picchi emozionali notevoli, ma Chianti Classico 2011, nonostante si trattasse dell'annata più difficile fra quelle assaggiate, mi ha fatto venire i “lucciconi”.
Credo non servano descrittori o considerazioni extra in questo caso, ma una citazione mi è doveroso farla: "La moda passa... lo stile resta!" C.C.

Montevertine: continua ad essere un riferimento, una Stella Polare, per chi voglia confrontarsi con la tradizione toscana senza tempo e senza condizionamenti di sorta. Il Pian del Ciampolo è un piccolo grande capolavoro di armonia e vanta una beva disarmante. Grande prospettiva per il Pergole Torte 2014 che, ancora una volta, ribalta le premature considerazioni sull'annata.

Le Macchiole: Vini super in tutti i sensi, che oggi tutti conoscono, ma che racchiudono in ogni bottiglia una grande storia di vita e di viti. Bolgheri mi delude spesso negli ultimi anni, molti dei vini prodotti in questo areale sono sicuramente enologicamente impeccabili, ma poveri d'anima e poco nelle mie corde. In quest'azienda ho trovato un connubio pressoché perfetto fra pulizia ed identità. Il grande rispetto in vigna permette all'uva di mantenere integra la sua personalità, il suo carattere territoriale ed è questo che fa la differenza. Il Paleo è davvero una di quelle bottiglie che ti riconciliano col mondo col mondo.

Colle Santa Mustiola: esordisco con un'esclamazione fatta in loco e che ci tengo a condividere, per dovere di cronaca: "Mi...a che buono il Kernos 2015"! Bip/puntini a parte, per me che critico il 90% dei Sangiovese vestiti, anzi, svestiti di rosa, è tutto un dire! C'è succo, ma non troppo, c'è freschezza quanta ne basti per spingere il sorso fino in fondo e c'è il sale, che in rosati come questo fa semplicemente la differenza fra "un vino che berrei ed uno dal quale desisterei dopo un paio di sorsi". Passando ai Rossi, se il Vigna Flavia 2011 è il Sangiovese "più giovane" con i suoi oltre 2 anni in botte grande più il giusto riposo in bottiglia, tanto da competere alla cieca con la maggior parte del Brunello di quell'annata, è ancora una volta il Poggio ai Chiari 2008/2007 a stupire con effetti naturali, più che speciali, grazie alla sua compostezza e alla capacità di trovare armonia con la lentezza del grande vino per poi tramutarla in costanza ed eleganza ad oltranza... perdonate l'assonanza!

Fabrizio Dionisio: pochi giorni fa ho dedicato un intero articolo agli esiti di questo mio post su facebook: "se l'intento di Fabrizio Dionisio fosse mai stato quello di stupirmi questa volta con i suoi vini e la sua consueta umiltà, sarebbe riuscito nell'intento più che in altre. Eppure, “purtroppo” per me, l'intento di un produttore non è di certo quello di stupire uno ed uno solo, bensì di piacere a molti. Questo a volte può sfociare nell'omologazione e nella creazione di vini ruffiani, piacioni, carenti di personalità, ma altre volte può andare di pari passo con una ricerca accorta ed individuale di personalità e stile. I Vini di Fabrizio hanno sempre avuto uno stile ben chiaro, ma ieri ho trovato un abbrivio ancor più inerziale alla beva, un filo rosso ancor più luminoso ad unire ogni assaggio. Ho trovato ancor più personalità, a partire da un rosato che strizza l'occhio alla Provenza, senza perdere territorialità, passando per un Castagnino che rappresenta la bottiglia quotidiana di chi si vuole bene, ed arrivando poi al Castagno, compendio di vigna, cantina ed anima di Fabrizio. Beh, poi c'è il Cuculaia... ma a riguardo non vi dico nulla, perché so che quando lo assaggerete le mie parole saranno già prevaricate dalla sua continua evoluzione." Ecco l'articolo al quale mi riferisco:

Terenzuola: del mio viaggio nella “terra di mezzo”, tra Toscana e Liguria, dove Ivan Giuliani coltiva le sue vigne ed interpreta il loro frutto vi devo ancora raccontare, ma un'anticipazione ve la posso dare e si chiama “Permano”. Un progetto da seguire con attenzione quello della Cantina Terenzuola, votato tutto alla più profonda espressione del terroir, con grande rispetto e sensibilità. Se il Permano Bianco è già una concreta realtà, fresco, sapido, di grande dinamica e profondità di sorso, il Permano Rosso è una scommessa sulla quale giocare di intuito ed esperienza, in quanto è ancora agli albori del suo potenziale evolutivo ed espressivo, ma le premesse sono più che positive.

Stefano Amerighi: ogni annata, ogni referenza un'anima diversa, eppure tutte così riconoscibili e riconducibili al vignaiolo ed al territorio. Bisognerà aspettare ancora un anno e mezzo per la 2014 dell'Apice, ma credo proprio ne varrà la pena. Altra dimostrazione di quanto quest'annata continui a ribaltare le considerazioni fatte, forse, prematuramente ed in maniera troppo generalista. Vino integro, verticale, con la consueta commistione “amerighiana” fra beva ed eleganza.


Pieve de'Pitti: realtà di cui ho scritto qualche mese fa dopo un'interessantissima visita in cantina (che troverete qui) e che a Terre di Toscana si è confermata all'altezza delle mie precedenti impressioni. Da prendere a cartoni e stappare di anno in anno l'Aprilante, un Vermentino dritto e minerale come s'ha da fare. Il Sangiovese Moro di Pava 2011 sempre sugli scudi.


Il Rio: interpretazioni territoriali di Pinot Nero. Conoscevo quest'azienda, ma non avevo ancora avuto modo di assaggiare i vini presentati in questa occasione. Io l'ho trovata una "scommessa" interessante, nonostante i terreni abbastanza pesanti ed un altitudine un po' al di sotto di dove vedrei bene il Pinot Nero in Italia, le notevoli escursioni termiche prevendemmia e la conduzione in vigna attenta e coscienziosa hanno portato nel mio bicchiere un Pinot Nero, sicuramente molto territoriale, degno di nota. Si guarda alla Borgogna, ma non si cerca di scimmiottarla. Più che di eleganza, in questo caso, parlerei di stile nella più positiva accezione del termine.

Pietro Beconcini: “quelli del Tempranillo”, qualcuno li chiamò ad una degustazione alla cieca in cui inserì un loro vino, come nobile “intruso”. Eppure, oltre agli ottimi risultati ottenuti da quel meraviglioso patrimonio genetico dato dalle vecchie vigne a piede franco di Tempranillo che Leonardo Beconcini alleva con cura e premura, ho voluto riassaggiare i vini che definirei storici dell'azienda, quindi base Sangiovese. Tra tutti spicca il Reciso 2012, vino che mi ricorda le mani di mio nonno, grandi, forti, solcate dall'esperienza eppure con tale garbo e destrezza da poter tenere in mano la pipa con l'eleganza di un Lord Inglese. Poi c'è l'Occhio di Pernice Aria 2007, che sembra proprio essere uno di quei vini capaci di ribaltare le sorti anche della giornata più intricata, se sorseggiato, con la dovuta parsimonia, a fine serata.

Fattoria Kappa: altra storia da raccontarvi presto, in quanto ci sono le basi per arricchire l'assaggio di quel corredo emotivo che fa solo bene al vino ed a noi che lo amiamo, ma per questo ci sarà tempo! Ciò che mi preme dirvi è che a volte assaggi un vino nel contesto sbagliato, nella giornata sbagliata ed approcciandolo in maniera sbagliata e non lo apprezzi a pieno... poi, ti capita di ritrovare quei vini a distanza di almeno un paio d'anni e di ricrederti completamente. E' proprio ciò che mi è successo con questa cantina. Vini divertenti, mai eccessivi, che hanno trovato un equilibrio tale da far pensare ad una buona potenziale evoluzione, ma che si lasciano bere con grande agilità. Il Kappa è un Vino dalla forte identità territoriale, nonostante il blend internazionale.
Ricredersi, sorprendersi, cambiare la propria opinione sulla base di nuove considerazioni e nuovi stimoli sono alcuni degli aspetti più belli di ciò che faccio. Curiosità: hanno qualche filare di Verdicchio (immaginate la mia faccia quando ho sentito dire “Verdicchio”) che utilizzano per un piccolo saldo del 5% nel loro bianco e non mi duole dire che anche nel lavoro di “gregario” e fuori dalla sua terra d'elezione dimostri la sua grande duttilità.

Il Carnasciale: un vino raro ed anche per questo non molto facile da trovare né tantomeno accessibile, tra quelli che, proprio per questo, solitamente salto tra i banchi d'assaggio, ma per non far la fine della “Volpe e l'uva” (mai fiaba fu più calzante), mi sono lasciato trasportare dalla curiosità e direi che ne sia valsa la pena per l'unicità del varietale e per la sua predisposizione a stupire con un raro equilibrio fra possenza ed eleganza. Per chi non lo sapesse, il Podere Il Carnasciale ha come protagonisti i tedeschi Wolf Rogosky, la moglie Bettina e l’enologo Peter Schilling: nei primi anni ’80 Wolf assaggia un vino creato dall’enologo Vittorio Fiore, ottenuto da un vitigno unico, chiamato L32, e decide di impiantarlo nel suo Podere Il Carnasciale.
Il vitigno L32 è un incrocio naturale e inspiegabile, rinvenuto in una vigna abbandonata nei Colli Euganei, nato dall’unione di Cabernet Franc e Merlot. Wolf lo battezza subito ‘Caberlot’. Oggi, di questo varietale esistono solo i 5ha dell'azienda Il Carnasciale e da essi vengono prodotte solo 3500 magnum di Caberlot, oltre a qualche migliaio de il Carnasciale.

San Giusto a Rentennano: grande pietra miliare del vino toscano e non solo. Assaggi dei quali puoi solo intuire il potenziale, saltando a piè pari l'hic et nunc, proiettandoti verso il "là e non so quando, ma spero di esserci!". Il Percarlo rappresenta una delle massime espressioni di Sangiovese e l'annata 2013 lo conferma.

Sangervasio: altra cantina che ho avuto modo di visitare personalmente, come molte altre di quelle sopracitate, ma che data la vicinanza temporale ricordo ancor più nitidamente e ritrovare negli assaggi una rispondenza sempre sincera al territorio ed alla filosofia produttiva di Luca e Lisa fa sempre bene! Uno dei migliori Cabernet Franc provati di recente lo fa proprio Luca e dietro c'è una storia che, per una volta, non sarò io a svelarvi, nella speranza siate voi, spinti dalla curiosità, a farvela raccontare da lui.
Una chicca l'Occhio di Pernice 2006, neanche lontanamente pronto, ma già corroborante per l'anima, come dovrebbe essere.

Podere Marcampo: una realtà giovane ed in continua evoluzione che ha molte frecce al proprio arco e ne sta scoccando una dietro l'altra, ma con la dovuta pazienza e la giusta misura. Il Severus resta uno degli assaggi più di prospettiva degli ultimi mesi in quanto a Sangiovese. Apprezzabile già sin dal campione da botte il Terrablu, un Vermentino da abbinare ad una calda giornata estiva sulle mura di Volterra, scegliete voi la compagnia!

Piaggia: altro giro altra cantina di cui vi parlai tempo fa, che fa sempre piacere ritrovare, anche perché, ad oggi, per me rappresenti il punto di riferimento della denominazione del Carmignano. Visto, però, che del Piaggia e del Sasso ho già avuto modo di parlarvi e data la mia inappagabile curiosità nei confronti del Sangiovese e delle sue poliedriche espressioni territoriali, ho assaggiato l'ultima annata del Pietranera, Sangiovese tradizionale con un piccolo saldo di Canaiolo, di quelli che non t'aspetti. Non te l'aspetti perché l'azienda ha altri vini di punta, anche in termini di costo, eppure il feedback al naso è nitido, varietale e non offuscato dall'affinamento ed in bocca il sorso vanta un incedere snello e per nulla sgraziato... armonico! Una di quelle bottiglie che vorrei trovare sempre in un ristorante toscano.

Antonio Camillo: concludo in bellezza con il Re del Ciliegiolo, vignaiolo di grande umiltà e con un'esperienza unica nel trattare le vigne ed in particolare questo vitigno. Vigne vecchie che Antonio ha cercato "con il lumicino" come si direbbe in Toscana e che conduce con grande rispetto e saggezza, al fine di ridurre al minimo gli interventi. In cantina solo cemento e legno grande, che per me equivale a dire Padre e Figlio... manca lo Spirito Santo, che senza peccar di eresia, potrei assimilare al vernacolare "bono vino" e quindi anche al Ciliegiolo di Antonio Camillo.
Un Ciliegiolo che merita non solo in quanto a tradizione, ma anche e soprattutto per le sue performance nel bicchiere. Se i bianchi non sono troppo nelle mie corde, con il Ciliegiolo 2016, sincero e di gran beva, ed il singolo vigneto Vallerana Alta 2015, più fresco, profondo ed elegante, con una mineralità tra il ferro ed il sale che riconduce l'assaggio ad un inconfondibile territorialità.

Che dire...  a Terre di Toscana mi sono divertito e con me il mio palato, seguito a ruota dal mio sistema limbico!

F.S.R.
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