mercoledì 20 giugno 2018

L'Italia vince i mondiali... della Ristorazione anche grazie alle donne e agli uomini di Sala e di Vino!

Gli italiani sono un popolo di santi, poeti e navigatori, sì... ma, in realtà nulla fa salire “in cattedra” gli italiani come il calcio e la cucina!
wolrd's best restaurants 2018

Se l'Italia fosse andata ai mondiali di Russia ora molti di “noi” starebbero commentando le scelte dell'allenatore, le performance dei giocatori e durante le partite si sentirebbero inveire i più contro gli stessi come se tutti, in fondo, ci sentissimo in diritto di essere allenatori della squadra che rappresenta il nostro paese e che resta fra le pochissime cose capaci di farci provare ancora quel minimo senso di patriottismo che tanto manca a questo nazione e che tanto ci farebbe bene ritrovare! Eppure l'Italia ai mondiali non c'è, ma è lo stesso arrivata sul tetto del mondo! Come? Con la ristorazione! La cucina, altro argomento che sembra essere radicato nella cultura italica e scritto in qualche gene a forma di capello da Chef che molti italiani hanno nel proprio DNA. Che poi siano bravi a cucinare o meno, questa è un'altra storia! Nell'era di Master Chef e dell'invasione dei programmi di cucina in tv e degli "Chef Symbol" che hanno, ormai, preso il posto dei Sex Symbol (ben venga!) gli italiani hanno abbandonato la cucina della mamma e della nonna per darsi a velleità culinarie casalinghe che poco differiscono dal tipo in brache e canottiera sporca di sugo che urla contro i giocatori della Nazionale che rincorrono un pallone dentro una tv. Siamo tutti cuochi! Naaa... dai, non diciamo cavolate! Una cosa è vera, però... abbiamo una grande cultura enogastronomica e stiamo facendo grandi cose con l'alta ristorazione! Che poi il livello medio della ristorazione italiana si sia abbassato è palese e alcuni dei perché non sono così difficili da comprendere:
  • chiunque in questo paese – specie in momenti di crisi – si sente all'altezza di aprire un ristorante;
  • la globalizzazione e la sua normale incidenza sui gusti medi e sulle dinamiche della ristorazione;
  • Le scuole alberghiere vedono una crescita esponenziale di studenti delle classi di cucina e un calo costante di quelle di sala.
Ma questo è un altro discorso è come al solito io l'ho presa larga, molto larga, ma ci siamo quasi!
Questo articolo nasce dalla proclamazione, per la seconda volta in 3 anni, dell'Osteria Francescana di Massimo Bottura come
miglior ristorante del mondo per la nota classifica "The World's 50 best Restaurants" che vede presente anche altri 3 portabandiera di altissimo livello: il Piazza Duomo di Alba dello Chef Enrico Crippa, Le Calandre di Rubano dei fratelli Alajmo e il Reale di Castel di Sangro di Cristiana e Niko.

Qui di seguito troverete la top 50:

1 Osteria Francescana, Modena, Italia
2 El Celler de Can Roca, Girona, Spagna
3 Mirazur, Menton, Francia
4 Eleven Madison Park, New York, Usa
5 Gaggan, Bangkok, Thailandia
6 Central, Lima, Perù
7 Maido, Lima, Perù
8 L’Arpege, Parigi, Francia
9 Mugaritz, San Sebastian, Spagna
10 Asador Extebarri, Spagna
11 Quintonil, Città del Messico, Messico
12 Blue Hills at Stone Burns, Pochantico Hills, Usa
13 Pujol, Città del Messico, Messico
14 Steirereck, Vienna, Austria
15 White Rabbia, Mosca, Russia
16 Piazza Duomo, Enrico Crippa, Italia
17 Den, Tokyo, Giappone
18 Disfrutar, Barcellona, Spagna
19 Geranium, Copenaghen, Danimarca
20 Attica, Melbourne, Australia
21 Alain Ducasse a Plaza Athenée, Parigi, Francia
22 Narisawa, Tokyo, Giappone
23 Le Calandre, Rubano, Italia
24 Ultraviolet, Shangai, Cina
25 Cosme, New York, Usa
26 Le Bernardin, New York, Usa
27 Borago, Santiago, Cile
28 Odette, Singapore
29 Alléno al Pavillon Ledoyen, Parigi, Francia
30 D.O.M., San Paolo, Brasile
31 Arzak, San Sebastian, Spagna
32 Tickets, Barcellona, Spagna
33 The Clove Club, Londra, Inghilterra
34 Alinea, Chicago, Usa
35 Maemo, Oslo, Norvegia
36 Reale, Castel di Sangro, Italia
37 Tim Raue, Berlino, Germania
38 Lyle’s, Londra, Inghilterra
39 Astrid y Gaston, Lima, Perù
40 Septime, Parigi, Francia
41 Nihonryori Ryugin, Tokyo, Giappone
42 The Ledbury, Londra, Inghilterra
43 Azurmendi (premio per la sostenibilità)
44 Mikla, Istanbul, Turchia
45 Dinner by Heston Blumenthal, Londra, Inghilterra
46 Saison, San Francisco, California
47 Schloss Schawenstein, Furstenau, Svizzera
48 Hisa Franko, Caporetto, Slovenia
49 Nam, Bangkok, Thailandia
50 The Test Kitchen, Cape Town, Sud Africa

Questo, però, è un Wine Blog quindi lungi da me parlarvi di cucina! Il preambolo è stato sin troppo prolisso! Ho sempre evitato commistioni fra il mondo del vino e quello della ristorazione nella sua accezione gastronomica, semplicemente perché non ho le competenze e l'interesse per poter parlare di ristoranti, chef e menù in generale, per quanto il rapporto fra vino e cibo sia imprescindibile e atavico.
Mi sembra più opportuno, per me, spostarmi in sala! Dopotutto lo stesso Bottura ha affermato che "la sala vale il 52% dell'esperienza del cliente di un ristorante", specie se stellato!
In passato ho già dato spazio a una componente della ristorazione, quella della sala e in particolare della Sommellerie che in molti ristoranti stellati vede alla guida dei cari amici o comunque professionisti con i quali ho avuto modo di condividere buona bottiglie e di scambiare più di una piacevole chiacchierata dentro e intorno al vino.

Una componente fondamentale della Sala, che spesso viene espressa, anche negli stellati, da persone di grande carisma ed empatia, in grado di comprendere in pochi istanti non solo i gusti, bensì la personalità e le esigenze di chi è seduto al tavolo in attesa di essere stupito... in attesa di emozionarsi attraverso i piatti, ma anche e soprattutto grazie all'esperienza che vivrà nella sua interezza! Molti Chef sostengono – credo, a ragion veduta - che un cliente che si è sentito a suo agio grazie al servizio ha buone possibilità di tornare in quel ristorante, a prescindere dalla cucina ma, viceversa, un cliente che si è sentito a disagio a causa di un servizio scadente non tornerà più in quel ristorante nonostante la qualità della cucina.
Le donne e gli uomini di sala sono tutti un po' psicologi, antropologi e interpreti del linguaggio del corpo nelle sue espressioni psicomotorie e, molti, meriterebbero una laurea honoris causa in qualche branca della psicologia.
Negli ultimi anni ho avuto l'onore di conoscere molte donne e uomini di sala e posso assicurarvi che si fanno il mazzo tanto quanto le brigate di cucina, a prescindere dal numero di coperti che è inversamente proporzionale all'attenzione e all'esclusività del servizio stesso.
Quindi, se gli Chef sono giustamente le star dei "loro" ristoranti e le brigate vengono ancor più giustamente elogiate per il fondamentale supporto che danno ai loro capitani, è altrettanto giusto elogiare chi ci accoglie con un sorriso nell'istante in cui varchiamo la soglia, a chi si prende cura di noi durante l'intero arco temporale della nostra esperienza psico-gustativa in quel ristorante.

Se c'è una cosa di cui vado fiero è il seguito che questo blog ha proprio fra il personale di sala di ristoranti di ogni livello, ma in particolare di chi sta cercando, attraverso il proprio lavoro e la notorietà acquisita dai “propri” ristoranti, di avvicinare da un lato le persone al vino e dall'altro i giovani a un mestiere che merita sempre più dignità e che rappresenta una componente fondamentale per il raggiungimento della gloria di molti Chef oggi idolatrati, con merito, in Italia e nel mondo.

Tornando all'argomento centrale di questo blog, la Sala dei ristoranti e in particolare di quelli dotati di una valida cantina - stellati e non - rappresenta il luogo in cui il vino viene comunicato in maniera più diretta e al maggior numero di persone in maniera trasversale e per questo i Sommelier hanno un ruolo importantissimo durante il servizio, ma ancor prima nella loro ricerca enoica fuori dalle mura del proprio luogo di lavoro. Affiancare alle etichette più blasonate e ricercate una selezione personale di vini meno noti, conoscere direttamente chi quei vini li produce e raccontare il vino in maniera meno didattica e più emozionale fa davvero la differenza, almeno per me! Senza trascurare, ovviamente la competenza tecnica.
Mi piace pensare che tutta questa notorietà di Chef e Ristoranti possa dar luogo ad una reazione a catena che porti anche Maître e Sommelier a diventare punti di riferimento ed esempi da seguire facendo crescere l'intera categoria. Questa classifica ne mette in luce quattro che di ricerca ne hanno fatta e ne continuano a fare tanta!
sommelier ristoranti stellati
Un plauso personale va, quindi, ai quattro maestri di vino e si sala dei 4 migliori ristoranti  (tutti 3 stelle michelin) italiani secondo "The World's 50 best Restaurants" i Sommelier Giuseppe Palmieri, Vincenzo Donatiello, Matteo Bernardi e Giovanni Sinesi. Oltre, ovviamente, a rinnovare le mie congratulazioni a tutte le donne e gli uomini di sala.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 18 giugno 2018

Tenuta Gorghi Tondi - Un'oasi di rispetto e sostenibilità tra terra e mare in Sicilia

La Sicilia rappresenta, da sola, un vero e proprio continente in termini culturali, paesaggistici, pedoclimatici e, ovviamente, enoici.
Ci sono realtà che negli ultimi anni ho avuto modo di seguire più da vicino e attraverso di esse sono entrato ancor di più nelle dinamiche che legano la Sicilia e le sue genti al vino e ancor più al fare vino.
cantina gorghi tondi
Una di queste realtà è la Tenuta Gorghi Tondi, a due passi da Mazara del Vallo, accarezzata dalla frizzante e dolce brezza marina, immersa in un paradiso naturalistico dal 1998 riserva del WWF. Fondata dal bisnonno, l'azienda è ora gestita dalle intraprendenti e lungimiranti Annamaria e Clara Sala.
Come accade per molte realtà siciliane le dimensioni possono risultare fuorvianti, in quanto molto dilatate se paragonate alla media estensione delle realtà vitivinicole toscana ad esempio. La Tenuta Gorghi Tondi è stata, in passato, un antico feudo, di oltre 1500 ettari, in parte riserva di caccia dei Principi Saporito, oggi la Tenuta Gorghi Tondi comprende ca. 130 ettari di ordinati filari perfettamente contestualizzati in un'oasi tanto "selvaggia" quanto armoniosa, che da dimora, in diversi periodi dell'anno, a specie protette come aironi, falchi di palude, germani reali, a testimonianza di un terroir dalle caratteristiche uniche, per posizione, clima, terreni e rispetto della Natura.
oasi wwf tenuta gorghi tondi
Un territorio particolare, che gode della benevola influenza del mare che mitiga il clima, ma rende possibili anche importanti escursioni termiche notte-giorno, permettendo alle uve di raggiungere l'adeguata maturazione senza perdere il proprio nerbo acido.
Camminare per le vigne della tenuta palesa la volontà della famiglia Sala di preservare il naturale valore di queste terre adottando i principi della viticoltura biologica e cercando di non limitarsi a seguire pedissequamente una certificazione, ma di tenersi sempre al passo con la ricerca in modo da poter lavorare in sottrazione partendo proprio dal terreno e dalla pianta.
vigneti bio mazara del vallo
Ciò che mi ha stupito di più di questa realtà è, senza ombra di dubbio, la sua filosofia, che mira a stupire e non ad "assecondare" i mercati, cosa che ammiro sempre, ma ancor di più in una terra come la Sicilia, in cui sin troppo spesso ci troviamo di fronte a produzioni massificate e poco "coraggiose". Ogni etichetta che ho avuto modo di assaggiare ha saputo stuzzicare i miei sensi, "chi" per forza, "chi" per eleganza, "chi" per la sua sincera interpretazione del territorio.
cantina sicilia
Nella mia ultima visita alla cantina e ai vigneti ho avuto modo di parlare con Annamaria delle varie linee prodotte ed in particolare dei due "nuovi" vini senza solfiti aggiunti "Vivitis Bio". Due vini prodotti da due dei varietali più tipici della regione ovvero il Grillo ed il Nero d'Avola, che vogliono comunicare in maniera ancor più ferma e convinta la volontà dell'azienda di barattare la chimica con la consapevolezza e la tecnica, andando a lavorare in sottrazione ed eliminando tutto ciò che è superfluo per la produzione di vini che risultano comunque stabili e puliti.
vini tenuta gorghi tondi
Tra gli assaggi più convincenti fatti negli ultimi mesi dei vini della Tenuta Gorghi Tondi mi sento di condividere i seguenti vini:
Palmares - Vino Spumante Brut - Gorghi Tondi: la scelta aziendale per quanto concerne la spumantizzazione è quella di interpretare il proprio territorio tramite il Metodo Martinotti, al fine di produrre vini orientati su componenti organolettiche più fresche, fruttate, floreali ed espressive dei primari aromi di ogni singolo varietale utilizzato. Il perlage è molto fine per una fermentazione in autoclave, il naso è ricco e fresco con i fiori bianchi e le note agrumate a geolocalizzare subito la provenienza di questo Grillo. Il sorso è quello che speravo: entra ampio per poi distendersi dritto e salino, con un finale asciutto e amandorlato che denota grande equilibrio ed invoglia al refill.

Rajàh 2017 - Gorghi Tondi - Zibibbo Sicila Doc: un vino che sa giocare con i nostri sensi cercando nei contrasti la sua armonia. Il moscato secco è uno di quei vini che di più sa divertirmi e appagarmi, proprio per la sua attitudine a stupire grazie alle note olfattive dolci, calde, avvolgenti che sanno di sole che in bocca lasciano spazio a dinamiche verticali, fresche, saline che sano di mare. Il sole e il mare, il caldo delle splendide giornate estive siciliane e la fresca brezza marina che ci accarezza il volto durante la sera... un cerchio che si chiude nell'interpretazione di un vitigno che sa raccontare la sua terra così ricca di contrasti, eppure così piena di armonia e di bellezza, in modo impeccabile.

Segreante 2015 - Gorghi Tondi - Syrah Doc Sicilia: per anni ho avuto poca confidenza con i Syrah made in Sicily, spesso troppo distanti da ciò che mi aspetto dalle interpretazioni più rispettose di questo grande vitigno che ben si è adattato in alcune zone d'Italia e che ha trovato sull'Isola un habitat d'elezione per crescere al meglio, ma non sempre per dare grandi emozioni nel calice. Questo perché molte delle interpretazioni dei Syrah siciliano erano votate alla ricchezza, all'opulenza e a sovrastrutture tipiche del gusto internazionale. Comprensibile se pensiamo ai mercati, ma non in linea con il mio gusto che, invece, trova uno spiraglio di luce nel vino portato nel mio calice da Gorghi Tondi, grazie ad una visione coerente con quella che è l'intera linea prodotta. Coerenza tradotta in finezza e armonia, in un vino che non manca di struttura e di volume, ma sa camminare dritto, con passo certo e spedito con impeto e passione, ma senza mai strafare.

Grillo d'Oro Passito - Gorghi Tondi - IGP Sicilia: da anni uno dei passiti “muffati” siciliani - e non solo - che apprezzo di più. Una vendemmia tardiva di uve Grillo surmature botritizzate. Ciò che di più si avvicina ad un Sauternes in Sicilia, ma che fa valere la propria identità, il proprio calore e la propria luminosità grazie al connubio armonico fra la delicatezza del naso floreale e agrumato e la bocca integra nel frutto maturo e dolce, che trova il suo equilibrio nel finale lievemente sapido che allontana la noia dopo il primo sorso.
vigne bio sicilia
Un luogo magico, tra terra e mare, in cui due sorelle sostenute dalla propria famiglia e da un team rodato di collaboratori, sta portando avanti un progetto intriso di rispetto e sostenibilità che non lasciare indifferenti.
gorghi tondi enoturismo sicilia
Un plauso, quindi, a chi sa coniugare valori e principi fondamentali nella vita e nel vino con una produzione capace di portare la Sicilia in Italia e nel mondo attraverso bottiglie colme di identità e tipicità.

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 14 giugno 2018

Il Metodo Simonit&Sirch - 7 domande a Marco Simonit preparatore d'uva

Hanno attinto al passato interpretandolo con consapevolezza odierna e puntando al futuro. Parlo di Marco Simonit e Pierpaolo Sirch  conosciuti ai più come "I Preparatori d'uva", divenuti negli ultimi anni un vanto per la viticoltura italiana grazie al metodo di potatura da loro ideato: il Metodo Simonit&Sirch.
Metodo Simonit & Sirch
Oltre al "saper fare in vigna", un ulteriore palese punto di forza del team e in particolare di Marco Simonit è il "saper comunicare il fare in vigna" in maniera trasversale, grazie alla tv, ai nuovi media (social e Youtube) e ai libri e manuali pubblicati. Una comunicazione che ha, di certo, contribuito a creare intorno al Metodo Simonit&Sirch un'attenzione senza precedenti nei riguardo di questa dell'agronomia.
Realtà vitivinicole fra le più importanti e note al mondo hanno già richiesto la loro consulenza e il loro tutoraggio per la formazione dei loro vignaioli e potatori e non vi nego che, da italiano, è sempre motivo di vanto e di puro godimento sapere che gli stessi cugini d'Oltralpe hanno richiesto i "servigi" del team di Marco e Pierpaolo, al fine di migliorare e, in alcuni casi, di salvare i loro vigneti.

Fatta questa doverosa premessa, vi lascio alle parole di Marco Simonit, al quale ho avuto modo di porre qualche domanda riguardo il "suo" metodo di potatura e l'attività di consulenza e di formazione in Italia e nel mondo della Simonit&Sirch Preparatori d'uva:
marco simonit potatura
- Ciao Marco, come nasce la vostra attività?
Abbiamo costituito la Simonit&Sirch Preparatori d’Uva nel 2003, ma la nostra storia parte da ben prima: ci dedichiamo dal 1998 al recupero del mestiere del potatore con strumenti di formazione e tutoraggio e oggi siamo l’unico gruppo strutturato a livello internazionale nel settore della formazione del personale addetto alla potatura manuale della vite. La nostra consulenza riguarda l’applicazione del Metodo di potatura Simonit&Sirch, che ho messo a punto con il mio socio Pierpaolo Sirch in anni e anni di osservazioni e studi (su ci siamo confrontati con istituiti di ricerca e Università), che trasferiamo ai potatori attraverso un preciso e rigoroso percorso di tutoraggio in aula, ma soprattutto con un continuo accompagnamento degli operatori in campo durante i lavori di potatura. In questo modo riusciamo a valorizzare il “saper fare in vigna” che, con il nostro metodo, è stato aggiornato anche alla luce delle innovative conoscenze in fatto di anatomia e fisiologia delle piante della vite.
preparatori d'uva
- Cos'è il “Metodo Simonit&Sirch”?
Considerato il fatto che allo stato attuale non esistono rimedi veramente efficaci per contrastare le malattie del legno, pensiamo che bisogna cambiare ottica, lavorando sulla struttura della pianta e puntando sulla prevenzione. E la prevenzione comincia con una corretta potatura che rende le viti meno vulnerabili (le ferite di potatura sono infatti responsabili dell’integrità del sistema vascolare delle piante che, se viene compromesso, porta alla loro morte), con una struttura legnosa più integra ed efficiente, e dalla formazione dei potatori, che devono imparare le giuste tecniche di taglio per aumentare la difesa naturale delle piante. Il nostro metodo si fonda su 4 regole base, che possono essere applicate universalmente, a qualsiasi tipo di vite:
1. permettere alla pianta di crescere con l’età e di occupare spazio col fusto e con i rami;
2. garantire la continuità del flusso linfatico all’interno della pianta;
3. eseguire tagli corretti e di piccole dimensioni sul legno giovane, poco invasivi;
4. utilizzare la cosiddetta tecnica “del legno di rispetto” per allontanare il disseccamento dal flusso principale della linfa.
come potare vite
- Quali sono le migliorie e i vantaggi apportati in campo da questo tipo di approccio agronomico?
Riducendo l’impatto devastante che hanno i tagli sul sistema linfatico della pianta, le viti diventano più longeve e produttive: il che significa non solo una considerevole riduzione dei costi diretti ed indiretti per il reimpianto dei vigneti, ma anche una garanzia di qualità e omogeneità delle uve, tematica molto sentita da tutti i vignaioli, e in particolar modo dalle grandi maison internazionali, che devono assicurare al mercato vini inconfondibili e uguali a se stessi nel tempo.
dendrochirurgia vite
- Il vostro metodo gode di una certificazione specifica?
No, ma è ormai conosciuto a livello internazionale in tutto il mondo. Abbiamo avviato le procedure per il riconoscimento.
- Qualsiasi vigneto può essere convertito al metodo Simonit&Sirch?
Sì, perché si adatta a tutte le tipologie di coltivazione della vite.
potatura vigna simoni sirch
- Dove operate attualmente?
Oltre 130 aziende, fra Italia e estero, si sono affidate a noi per formare, teoricamente e praticamente, i loro potatori. Lavoriamo in 11 paesi: Italia, Austria, Germania, Francia, Svizzera, Portogallo, USA, Argentina, Cile, Sud Africa, Australia.
potatura simonit sirch romanee conti
- In che modo i vignaioli possono apprendere le vostre tecniche?
Per un primo approccio, e per capire in cosa consiste il nostro Metodo, possono frequentare la Scuola Italiana di Potatura della Vite che abbiamo fondato nel 2009. Unica nel suo genere, oggi ha più 15 sedi nelle principali zone viticole italiane, con un totale di circa 4000 iscritti dal 2009 al 2017. Date delle lezioni e sedi si trovano sul nostro sito. Per approfondire la tecnica e potare le loro vigne con il Metodo Simonit&Sirch, le aziende possono richiedere la nostra consulenza, dato che il nostro lavoro consiste proprio nella consulenza e nella formazione del personale addetto alla potatura manuale dei vigneti. Infine, una formazione di assoluto livello si può avere frequentando il DUTE. Diplôme Universitaire de Taille et d’Epamprage, l’unico diploma universitario al mondo dedicato alla potatura della vite, che abbiamo creato a Bordeaux nel 2016 con l’Institut des Sciences de la Vigne et du Vin (ISVV).
scuola italiana potatura simonit & sirch

Ringrazio Marco Simonit per la disponibilità nel rispondere in modo nitido ed esaustivo alle mie domande, in attesa di poter fare un'altrettanto esaustiva camminata in vigna con lui, magari proprio nel suo Friuli.

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 13 giugno 2018

Il vecchio e il giovane - La saggezza della vite

Considerazioni, sensazioni ed emozioni assaggiando vini da vigne vecchie e vigne giovani

Oggi ho assaggiato due vini entrambi prodotti con lo stesso vitigno, da uno stesso pedoclima, eppure erano radicalmente diversi! Sì... radicalmente! Mai termine fu più azzeccato, in quanto la loro diversità risiedeva, proprio, nelle radici delle piante genitrici.
Il primo, da vigne giovani aveva la spavalderia di chi "non sa di non sapere"; aveva la forza di chi ha ancora davanti tanti km da percorrere, tanta strada da fare; era sincero, schietto, vivo e di grande impatto, ma mi ha raccontato tanto di sè e poco dei suoi genitori, della sua terra natìa, dei suoi ricordi...
vigne vecchie
Il secondo, da vigne "vecchie" oltre 60 anni si è presentato con umiltà... sì, di quella che coincide, spesso, con una mai forzata eleganza; è rimasto in silenzio, ha fatto un respiro profondo e si è alzato in piedi; era impossibile non rispettarlo, non aspettarlo, perché, seppur silente, era palese la sua saggezza; così, come i ghiacciai accumulano neve di inverni passati, per poi riversala nei fiumi quasi a voler condividere in quel fluire i propri ricordi, le viti accumulano sapere ed esperienza, imparano ad adattarsi ad ogni evenienza, sanno dosarsi con grande saggezza e condividono con noi gioie e fatiche... le proprie vite... "liquidamente", confluendo in una bottiglia e tuffandosi in un calice.

Oggi ho assaggiato due ottimi vini, espressioni diverse, di una stessa uva, di una stessa annata, di uno stesso territorio, di una stessa mano e ho capito, ancora una volta, quanto la VIT-E sia distante ancor meno di una semplice lettera dalla VIT-A.
In un mondo in cui il presente impiega un sorso a diventar passato e il futuro è un presente che ci sfugge dalle mani senza darci, spesso, modo di goderne a pieno, spero che quelle giovani viti invecchieranno, accumulando saggezza ed esperienza e che un giorno potranno raccontare la loro storia, con la complessa e profonda, eppur così comprensibile, armonia con la quale quel vecchio vigneto continua a far delle proprie rughe e della propria fatica un inno alla vita... un valore infinito!


Le viti più mature sviluppano una vera e propria resilienza enoica.

C'è chi vede nei 15 anni l'inizio della maturità di una vite, chi nei 25 o, addirittura, chi non crede che la pianta possa arrivare ad esprimersi al meglio del suo potenziale e del suo equilibrio se non dai 40 anni in poi ma, a prescindere dai numeri, ciò che credo sia importante è il rispetto e la cura da rivolgere a quello che è un vero e proprio patrimonio che abbiamo il dovere di preservare e tramandare e là dove non sia possibile, di propagare e far rivivere nel tempo.

Se questo è l'aspetto più romantico del rapporto fra vecchio e giovane nella viticoltura e nel vino, questo è ciò che è scaturito da uno studio fatto qualche anno fa in Svizzera (fonte agroambiente):

• Influenza sulla fisiologia dei ceppi: e vigne giovani vanno prima in stress idrico a causa delle radici poco profonde; quelle vecchie manifestano una espressione vegetativa più accentuata, un peso della cimatura e del legno (in base al terreno) di potatura più elevato, così come il valore dell'indice clorofilliano e il tenore di azoto delle foglie.
• Influenza sulla qualità delle uve e dei vini: l'acidità totale e l'indice di formolo è risultato più elevato nelle vecchie viti: “il contenuto di aminoacidi e altri composti azotati nei succhi di frutta e nei vini è espresso come azoto assimilabile totale e viene determinato con il metodo Formolo, utilizzando una titolazione acido-base. Il numero di Formolo (noto anche come indice formalina) è un parametro utilizzato per valutare la qualità di succhi di frutta e vini.


Nei vini, la concentrazione di acido alfa-ammino nell’uva cambia in funzione della maturità e del carico del raccolto (rapporto tra rendimento e dimensioni del vigneto). La concentrazione aumenta con la maturazione del frutto e diminuisce con il carico delle colture. Nella fermentazione del vino, vi è una quantità minima di aminoacidi e altri composti azotati (es: 150-200 mg/l di azoto assimilabile dai lieviti) che deve essere presente nel mosto/succo. Un apporto troppo basso si tradurrà in un arresto della fermentazione perchè la quantità di azoto non è sufficiente per consentire ai lieviti di crescere. Data l’importanza dell’azoto nella fermentazione, è essenziale determinare la concentrazione di azoto prima della fermentazione.”

Il contenuto zuccherino, invece, risulta indifferente all'età della vite. Quanto ai vini, i rossi ottenuti da viti vecchie sono stati giudicati più complessi e strutturati, mentre poche differenze sono state osservate sui vini bianchi.

I due vini erano figli di un'annata calda, di un'annata difficile (almeno per la zona di riferimento) che ha evidenziato quanto la vigna più saggia abbia maturato la capacità di trovare equilibrio anche nelle difficoltà e di soffrire meno lo stress.
Equilibrio, eleganza, complessità, unite alla capacità di trovare freschezza anche quando l'annata ed il terreno farebbero fatica a concederne, sono doti che rendono le vecchie viti, se trattate con rispetto e premura, se custodite nel tempo con attenzione, un fattore che dovrebbe far riflettere prima di espiantare interi vigneti, per far spazio a giovani piante con il solo fine di produrre di più...

“Il giovane cammina più veloce dell'anziano, ma l'anziano conosce la strada.” 

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 11 giugno 2018

Giovanni Chiappini - Un vero vignaiolo a Bolgheri

In molti mi hanno chiesto, negli ultimi anni, come mai in questo wineblog io abbia dedicato poco spazio alle cantine di Bolgheri e, oggi, intendo provare a rispondere prima di parlarvi di una realtà di quello che è, senza tema di smentita, uno degli areali vitivinicoli italiani più noti al mondo.
Ciò che leggete in questo blog è principalmente frutto dei miei viaggi, dei miei assaggi, delle mie esperienze dirette e, quindi, è legato a doppio filo alle mie scelte da un lato e alla casualità che investe la mia vita dall'altro. Questo perché, lungo il mio cammino enoico, le cantine, i vignaioli e i vini che ho avuto modo di incontrare hanno rappresentato tappe volute e fortemente cercate o fermate dettate dal destino. Eppure, devo ammettere che ci sono forze attrattive che operano sia sulla volontà che sul destino e che sarei un ipocrita se non vi dicessi che alcuni areali non hanno, per molto tempo, mostrato questa forza nei miei confronti. Uno di questi territori era Bolgheri, in quanto poco in linea con la mia ricerca di realtà poco note, di espressioni di una forte identità territoriale e varietale e, sin troppo spesso, mero scimmiottamento bordolese. Se c'è una cosa, però, che il vino ci insegna è quella di non avere mai pregiudizi che possano impedirci di scoprire cose nuove o ancor meglio di ricrederci riguardo alcune nostre enoiche delusioni.
giovanni chiappini vignaolo
E' per questo che io non ho mai smesso di andare a Bolgheri e non sono mai stato così ottuso dal rifiutare di assaggiare vini di questa zona, solo perché non prodotti con varietali autoctoni in purezza o perché forti di chissà quali punteggi. Quel tipo di approccio da “enofighetti” rischia di diventare ancor più snob ed esclusivo – nel vero senso della parola – invece di essere aperto e inclusivo nei confronti di ogni realtà, di ogni produttore e di ogni vino frutto di un'idea, ma soprattutto del lavoro della terra e delle sue peculiarità pedoclimatiche nell'espressione di quel lasso temporale che per convezione chiamiamo annata.
bolgheri vigna
Fatta questa doverosa premessa, spero che la mia scelta di oggi acquisisca un piccolo valore aggiunto, perché si tratta di una di quelle cantine che mi hanno mostrato quanto forte possa essere l'identità di un territorio e dei suoi “cru” e quanto i varietali possano godere di questa identità a prescindere dalla loro provenienza.
La storia che vi racconto oggi è quella di Giovanni Chiappini, che con me ha in comune le origini marchigiane, dato che la sua famiglia lasciò quella che è anche la mia terrà natìa negli anni '50, alla volta di Bolgheri.
In pochi sanno che sono stati proprio i contadini marchigiani tra i primi a credere in territori come quello di Bolgheri o quello di San Gimignano e ancora oggi molte famiglie di produttori di queste zone e di altre importanti terre del vino toscane hanno origini marchigiane.
Tornando a Giovanni, ciò che mi ha spinto a visitare la sua realtà è stata la frase del suo enologo, che durante un incontro lontano dalla Toscana mi disse "devi venire da Chiappini! Tu che ami camminare in vigna con i vignaioli ne apprezzerai l'essenza. Giovanni è un vignaiolo vero... anzi, un contadino!".
Emiliano aveva ragione, dovevo andare e grazie ad un altro caro amico sono riuscito a trovare tempo e modo di visitare non una semplice cantina, ma un enclave in cui le sovrastrutture, i tratti più mainstream e le dinamiche commerciali che mi hanno tenuto lontano da alcune realtà del bolgherese per anni sono lasciate fuori, mentre a restare dentro il perimetro tracciato idealmente da Giovanni ci sono solo e soltanto i valori della famiglia e della terra.
cantina chiappini
Oggi Giovanni Chiappini è coadiuvato nella gestione dell'azienda dalle figlie Martina e Lisa che da qualche anno stanno prendendo in mano le redini di un'azienda che ha dimostrato quanto il lavoro e l'attaccamento alla terra possano, a volte, andare oltre i preconcetti e unire l'opinione di critici di diversa "estrazione" e quella dei "semplici" appassionati, grazie ad una qualità trasversale e ad una forte identità territoriale.
martini chiappini

Nonostante i numerosi riconoscimenti e l'aumento delle richieste, infatti, la famiglia Chiappini non ha mai ceduto alle lusinghe dei numeri e dei mercati, cercando di mantenere la produzione entro un range ponderato e mirando ad una crescita graduale che non vada oltre il break even prestabilito.

chiappini
Dai circa 23 ha di vigneto, coltivati in regime biologico principalmente a Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Petit Verdot con una piccola ma importante quota dedicata agli autoctoni Sangiovese e Vermentino, Giovanni da vita a vini molto diversi fra loro, uniti dal comun denominatore dell'espressività.

I vini prodotti sono i Bolgheri Doc Le Grottine, Ferruggini, Felciaino e Guado de' Gemoli ai quali si aggiunge la linea Lienà formata dai monovarietali di Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot prodotti in piccole tirature.
chiappini vini bolgheri
Ciò che mi ha colpito di più dei vini di Giovanni Chiappini è la grande versatilità, non così semplice da trovare nel bolgherese, tanto da passare da un Vermentino Le Grottine fresco, dinamico, sapido e di grande agilità al Guado de' Gemoli così avvolgente, suadente e profondo ma mai scontato. Impressionante la materia del Cabernet Franc Lienà così ricco, ma non opulento, capace di mantenere una vena snella alla quale questa terra a cucito addosso un abito ricco ed elegante. 
Eppure, il vino più nelle mie corde resta il Ferruggini, che mostra quanto il Sangiovese possa e sappia dare anche in questo areale se trattato con consapevolezza e rispetto e coadiuvato da gregari di prim'ordine come il Cabernet Sauvignon e il Syrah coltivati da Giovanni. Un vino dotato di grande piglio fresco, croccante, a tratti intrigante e seducente nel suo equilibrio fra frutto e spezia, fra struttura e acidità che affronta al meglio anche le annate più calde, senza cedere a sentori di surmaturazione. Anche in questo, caso emergono forti le due componenti che chiudono i sorsi di ogni vino rosso dell'azienda, ovvero i tannini fitti e dolci e questa traccia sapida che da inerzia alla beva.
cantina chiappini bolgheri
Una realtà quella di Giovanni Chiappini che mette al primo posto la terra, la vigna e non ha manie di protagonismo, nonostante l'impronta del vignaiolo sia palese e fondamentale nell'ardua pratica del saper fare ed ancor più del saper cosa non fare per permettere a queste uve di raccontare ogni singolo pedoclima in ogni singola annata in maniera sincera e senza che la personalità dei vini venga surclassata da quella del produttore. Perché un vignaiolo ha svolto bene il suo dovere quando nei suoi vini non si percepiscono un "marchio di fabbrica" o una cifra stilistica omologanti, bensì si manifesta il frutto di un lavoro di squadra fra uomo e Natura, basato sul rispetto e sulla salvaguardia della più spontanea espressività, portata in bottiglia in maniera nitida, sincera e pulita.
Se vi state ancora chiedendo perché non ho parlato molto di Bolgheri negli ultimi anni la risposta è semplice: perché sto aspettando di imbattermi in altre realtà come quella di Giovanni Chiappini, ma sono certo che la mia ricerca non mancherà di regalarmi altre sorprese.

F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 9 giugno 2018

Tenuta Oderisio - Vini figli della terra e dei valori di famiglia in Abruzzo


Finalmente torno a parlarvi di Abruzzo e più precisamente dell'azienda agricola Tenuta Oderisio, situata sulle colline dell’antico borgo medievale di Monteodorisio.
Monteodorisio è un comune a 315m s.l.m che si trova nel cuore verde dell’Abruzzo in cui la coltivazione della vite è radicata nel tempo e rappresenta da sempre l'attività agricola principale e, quindi, la principale fonte di ricchezza. Una realtà adagiata sulle dolci colline dell’entroterra vastese, dove i vigneti sono protetti dalla Majella e coccolati dal Mar Adriatico, con un microclima favorevole e importanti escursioni giorno- notte.
cantina tenuta oderisio
L’azienda nasce nel 2004 del desiderio di valorizzare le peculiarità di un territorio fortemente vocato, ma la storia dei vigneti della famiglia Di Candilo risale a molti anni prima, quando il bisnonno di Simona – l'ultima generazione di vignaiole - innestava in campo le viti di Montepulciano.
pergola abruzzese vigna
Gli ettari vitati sono 20, principalmente allevati a pergola abruzzese (chiamata comunemente “capanna”), con la presenza di alcuni filari a guyot monobraccio. Il principale vitigno è, ovviamente, il Montepulciano d’Abruzzo, seguito da Pecorino, Syrah, Trebbiano e Passerina.
Tenuta Oderisio è da sempre un’azienda a conduzione familiare, perché il concetto di famiglia abbraccia non solo le persone, ma anche le singole viti che vengono accudite e trattate come figli.
Il vigneto più vecchio ha 40 anni e la scelta di mantenere intatta la tipica capanna abruzzese potrebbe sembrare dettata dalla volontà e la necessità di protrarre un approccio in vigna votato a rese alte a discapito della qualità, ma non è così! Mario, agronomo esperto e lungimirante, ha trovato negli anni l'equilibrio perfetto fra basse rese (70q/ha) e questo sistema di allevamento così legato alla tradizione di questo territorio. 70 qli/ha. Per rispettare ancora di più l'espressività varietale del Montepulciano in cantina non troverete Barrique, ma tonneau da 500l di secondo e terzo passaggio, al fine di far maturare il vino al meglio tenendo sempre a bada la presa di legno. Un'attenzione particolare alla zonazione dei vigneti di proprietà che vengono vinificati separatamente in modo da preservarne l'identità.
Insieme a Mario, oggi, ci sono 4 donne: Miria, Simona (ad un passo dalla laurea in enologia presso l’Università di Pisa), Sara e Alessandra.
Un team a trazione femminile che attinge all'entusiasmo e al profondo legame con la terra di Mario e dei suoi avi, ma che sa infondere continuamente nuova linfa a questa realtà in cui il concetto di famiglia si traduce in un prodotti figli di un'intepretazione della tradizione e del territorio mai anacronistica, con uno sguardo sempre fisso al futuro.
Tenuta Oderisio può considerarsi una sintesi di storia e innovazione ma soprattutto di valori veri e di amore per il Montepulciano e la sua terra. Amore trasmesso alle nuove generazioni dal Nonno Panfilo che ad 80 anni è ancora in grado di riconoscere tra 5 bicchieri di vino rosso il proprio vino, solamente osservandone il contenuto. 
Il futuro dell'azienda sarà in mano alle giovani della famiglia, nate in vigna proprio con quel nonno che le vedeva correre su e giù per le colline e che le portava con lui in vendemmia dov'era il rumore del trattore con cui tornavamo a casa in tarda serata - quando si addormentavamo nonno Panfilo le legava dolcemente per paura che cadessero - a fare da ninna nanna.
don panfilo vino
Eppure, a questo grande attaccamento alla storia e alla tradizione abruzzese la famiglia Di Candilo voleva fortemente aggiungere qualcosa di proprio, di inedito, prendendosi anche qualche rischio. La scelta fu quella di impiantare 9 mila barbatelle di Syrah, piantate da 4 persone: pali, ferri, ogni singolo lavoro è stato fatto personalmente dai membri della famiglia. Persino Alessandra, la più piccolina (solo 10 anni), era lì a dare man forte, portando l’acqua e rallegrando la squadra con la sua energia.
Una scelta che sin dalla prima annata (2015) ha regalato soddisfazioni inaspettate e che sta continuando a stupire Mario stesso, così affascinato da quel vitigno sin dai tempi dell'università.

I vini che ho avuto modo di assaggiare e che mi hanno colpito di più sono i seguenti:
tenuta oderisio vini

Sordello 2016 Tenuta Oderisio – Pecorino Terre di Chieti IGT: un Pecorino forte della sua purezza, integro nel varietale al naso e slanciato al sorso. Un vino che fa del vetro il suo alleato più fidato e che riassaggiato a distanza di qualche mese dal primo calice si fa apprezzare per un'evoluzione che dona note più complesse, mantenendo intatta la sua dritta spinta acida. Chiosa con quel pizzico di sale che rende così facile ricolmare il calice.

Don Panfilo 2011-2006 Tenuta Oderisio - Montepulciano d'Abruzzo Riserva Doc: la vocazione di questo territorio unita all'amore incondizionato per questo vitigno da parte della famiglia Di Candilo vengono espressi attraverso questo vino, dedicato al nonno Panfilo che tanto ama il Montepulciano.
Un vino che nella comparazione fra la 2011 più orientata al frutto e alla freschezza e la 2006 forte di una buona terziarizzazione e di una morbidezza attraversata da una vena acida ancora ben percepibile, si dimostra di grande stoffa e dalle ottime potenzialità evolutive. Nessun segno di cedimento nella 2006 che conferma la bontà di un'annata capace di esaltare il lavoro in vigna della famiglia con un grande equilibrio fra struttura e freschezza, fra complessità e dinamica di beva.
Una naturale e spontanea eleganza permea una personalità sicura ma mai spavalda.

Syrah Tenuta Oderisio 2015 – Terre di Chiedi IGT: ecco il frutto della scommessa di Mario con la sua terra e con sé stesso.
Se cercate un Syrah tutto muscoli e niente cervello questo non è il vino che fa per voi! Un vino giocato su freschezza e finezza, che mostra una struttura tale da non lasciare sguarnita di materia la sua spina dorsale acido-minerale. Un'espressione sincera di ciò che questo varietale può dare in un terroir nuovo ad ospitarlo. La scelta di interpretarlo senza sovraccaricarlo con affinamenti eccessivi permette di comprendere le reali sfumature delle quali quest'uva sa colorarsi in queste terre, barattando la spezia in favore del frutto e preferendo la freschezza e l'eleganza al calore e alla potenza.
di candilo famiglia vignaioli
Nell'insieme i vini di Tenuta Oderisio e della famiglia Di Candilo mi hanno piacevolmente colpito per il loro equilibrio fra spontaneità e garbo, in una terra che si dimostra ancora una volta capace di poter dare tanto anche in termini di eleganza e longevità.
E' sempre un piacere poter raccontare e condividere con voi la storia di vino e di vita di persone, famiglie così legate alla propria terra e al proprio essere vignaioli. Storie intrise di verità, lavoro e passione, figlie di epoche diverse e di saperi e personalità che si completano vicendevolmente proprio come accade in questa famiglia.

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 6 giugno 2018

Tenuta Belvedere del vignaiolo Gianluca Cabrini - Vini in sottrazione che non mancano di nulla

Sin dal primo giorno di apertura di questo wine blog ho creduto nel valore fondamentale dell'equilibrio, ma non parlo solo di quello intrinseco ad un assaggio, bensì dell'approccio che da un lato il vignaiolo ha in vigna e in cantina e dall'altro il comunicatore – in questo caso io – ha nel parlare o scrivere di vino e ancor prima nello scegliere di chi e quando parlarne.
In questi anni ho avuto l'onore e il piacere di capitare, un po' per fortuna un po' per intuito, in vigneti pronti a dare i loro primi frutti e in cantine dalle quali ancora non era uscita una sola bottiglia. E' proprio in realtà come queste che ho potuto imparare insieme ai produttori stessi, comprendendo a pieno un percorso di crescita, spesso, non privo di difficoltà.
Faccio questa premessa perché la realtà di cui vi parlerò oggi è una di quelle che conosco dagli albori, eppure non avevo mai avuto modo di dedicare ad essa un articolo in quanto in attesa dello sviluppo di quel percorso di crescita che, seppur non finirà mai, oggi è arrivato ad un traguardo importante. Non parlo di premi o di risultati economici, bensì di consapevolezza di chi il vino lo fa, ovvero di Gianluca Cabrini e delle sue vigne.
oltrepò vignaiolo naturale
Sì, parlo di Tenuta Belvedere, azienda nata nel 2013, sulla scia della tradizione vitivinicola della famiglia di Federica, moglie di Gianluca.
I vigneti, vecchi e nuovi, si estendono per circa 10 ettari sulle colline dell’Oltrepò Pavese nel comune di Montecalvo Versiggia, con pedoclimi differenti capaci di dar luogo a espressioni uniche di ogni varietale coltivato: Pinot Nero, Croatina, Barbera, Uva Rara, Pinot Grigio e Riesling Renano.
vino naturale oltrepò
Ora potrei parlarvi della concezione ecosostenibile della cantina e degli step aziendali dal 2013 ad oggi, ma ciò che mi preme di più condividere con voi è la figura di Gianluca, un vignaiolo self-made, come ce ne sono pochi.
Quella di Gianluca, infatti, è la storia di un venditore di auto, che per amore di sua moglie e della terra lascia il suo lavoro per dedicarsi a pieno regime alla viticoltura, pur non avendo alle spalle alcun background da vignaiolo. Eppure, Gianluca si è rimboccato le maniche – nel vero senso della parola – e ha intrapreso la strada del piccolo produttore senza bruciare le tappe, attingendo da ogni fonte potesse essergli utile al fine di realizzare il suo sogno: la famiglia con la sua conoscenza di quelle terre; un agronomo e un enologo rispettosi e capaci di concretizzare l'idea di lavoro in sottrazione di Gianluca; i colleghi vignaioli con i quali non ha mai smesso di confrontarsi girando per manifestazioni enoiche e entrando in importanti associazioni come FIVI e VinNatur.
bambini vigna vino
Un approccio sintomo di grande umiltà e di consapevolezza, che non ha, però, tenuto Gianluca lontano da alcuni episodi sfortunati di quelli che, specie quando stai muovendo i tuoi primi passi, minano ogni tua certezza e scalfiscono anche la più forte delle volontà.
Io quegli incidenti di percorso li ho vissuti tutti, o meglio, li ho appresi e percepiti attraverso le parole dello stesso Gianluca ed è stato proprio in quei momenti che ho compreso che, a prescindere da qualche sfortunato episodio, quel vignaiolo avrebbe realizzato il suo sogno.
Oggi, Tenuta Belvedere è, a mio modo di vedere, un riferimento se penso alle aziende artigianali che fanno del rispetto in vigna e in cantina il proprio mantra e Gianluca Cabrini è uno dei giovani vignaioli più promettenti che l'Oltrepò Pavese possa vantare e questo grazie al lavoro e alla pazienza, al coraggio di prendere decisioni controcorrente e alla capacità di imparare dai propri errori.
vigneti tenuta belvedere
Nei vigneti di Tenuta Belvedere non troverete traccia di concimi chimici e altri prodotti di chimica di sintesi come diserbanti e antiparassitari. Si pratica l’inerbimento perenne, senza  lavorazioni del terreno, cercando di preservarlo da dilavamento ed impoverimento. La concimazione, se necessaria, è esclusivamente di tipo organico ed effettuata prima dell’inverno. I sarmenti di potatura vengono trinciati in vigna al fine di restituire sostanze ai terreni. I trattamenti anticrittogamici vengono effettuati esclusivamente con rame e zolfo e l’acqua utilizzata per tali lavorazioni proviene unicamente da pozzi di proprietà in una visione circolare di sostenibilità che si traduce in cantina nel massimo rispetto per l'uva in senso stretto e in senso lato.

Uve necessariamente sane che vengono utilizzare per la produzione di vini ai quali si toglie tutto ciò che è superfluo con consapevolezza, al fine di mostrare l'essenza del connubio fra il vignaiolo e la propria vigna:

Wai 2016 - Provincia di Pavia IGT Bianco: un metodo ancestrale, blend di Pinot Nero e Riesling, frutto di una sperimentazione nata nel 2015, che ha raggiunto con l'ultima annata il suo “naturale” equilibrio, mostrandosi divertente come dev'essere un sur lie, ma senza scadere nell'omologazione organolettica di alcuni rifermentati. E' il vino che vorrei avere sempre in fresco nelle torride giornate estive in cui non ho voglia di degustare, ma semplicemente di stappare e bere senza pensieri.

Montecalvus Tenuta Belvedere 2014 - Oltrepò Pavese Pinot Nero DOC: un Pinot Nero di carattere, che non mira a scimmiottare i cugini d'Oltralpe, bensì vuole lasciar esprimere in maniera spontanea ed eloquente questa sottozona dell'Oltrepò Pavese storicamente molto avvezza alla produzione della "bestia noir" di tutti i varietali. Naso intenso e bocca capace di abbinare la buona struttura ad un sorso vibrante e profondo. Un vino da approcciare lasciando a casa la forma mentis borgognotta, con la voglia di godersi la sua personalità e l'indiscutibile beva senza preconcetti.

Riesling Tenuta Belvedere 2014 - Oltrepò Pavese Riesling DOC: l'altro vitigno dai paragoni "impossibili", ovvero il Riseling Renano che non può, per ovvi motivi pedoclimatici, storici e stilistico-organolettici, essere assimilato alle più note produzioni di Alsazia e Mosella. Eppure, il Riesling di Gianluca rappresenta, in un'annata non certo semplice, un esempio di quanto questo territorio possa esprimere attraverso questo vitigno. Lo spettro olfattivo è quello varietale, con note evolutive che rasentano un principio di ossidazione che sfocia in tonalità minerali più che apprezzabili. Anche in questo caso, un vino che rompe gli schemi e scansa i pregiudizi per infilarsi nel bel mezzo di quel infinito percorso intrapreso da ogni cercatore, amante del vino, chiamato curiosità.

Coccinea Tenuta Belvedere 2014 - Oltrepò Pavese Croatina DOC: il vino che mi ha fatto apprezzare le potenzialità di questa realtà sin dal principio, in quanto figlio del territorio e di una tradizione fatta propria da Gianluca senza venerare le ceneri, bensì conservando e alimentando il fuoco con nuovo ossigeno. C'è armonia fra forza e slancio, fra beva e profondità, con un tannino ben presente, fitto e per nulla strappato. Un vino che dimostra quanto si possa avere tutto senza aggiungere nulla.

Poi ci sono le "nuove" annate di:
Pinot Grigio Tenuta Belvedere 2016 - Oltrepò Pavese Pinot Grigio DOC: un vino che vuole essere immediato, ma non scontato, pronto ma non "a breve scadenza". Giocato sulla freschezza e la dinamica sia al naso che in bocca, fa del suo sorso slanciato e saporito la prerogativa per l'inerziale refill del bicchiere. Interessante constatare come un Pinot Grigio possa dismettere i panni di "prodotto" vestendo quelli di "vino", se trattato e interpretato con rispetto e consapevolezza.

Bonarda Tenuta Belvedere 2016 - Oltrepò Pavese Bonarda DOC: la Bonarda (90% Croatina, 5% Barbera, 5% Uva Rara), in quanto vino frizzante, divide lasciando da un lato gli enofighetti snob della serie "il vino frizzante non è vino!" e riunendo dall'altra una nutrita schiera di appassionati del genere che ne comprendono le potenzialità. Tutto sta nel portarla a tavola perché è su quel "terreno" non divide ma impera, grazie alla sua innata duttilità e alla capacità di farsi elogio della semplicità e al contempo portatrice sana di goduria. Nell'interpretazione di Tenuta Belvedere c'è il giusto equilibrio fra frutto, corpo e acidità ma, soprattutto, c'è quel tannino che fa la differenza in termini di carattere.

Dopo questa, confido esaustiva, panoramica sul vignaiolo, le vigne e i vini non mi resta che congedarmi nell'attesa che siate voi a farvi un'idea del lavoro svolto da Tenuta Belvedere e da Gianluca Cabrini magari facendo un saldo in Oltrepò, dove troverete un vignaiolo pronto a farvi conoscere la propria realtà ma anche a mostrarvi le potenzialità di un intero territorio e delle numerose cantine riunite attorno alla volontà di ridonare a questo areale il ruolo d'eccellenza che merita.


F.S.R.
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