domenica 14 gennaio 2018

Cantina Giuseppe Vitali - Un riferimento per il Bianchello del Metauro

Torno a parlare di Marche dopo un po' di latitanza dalla mia terra natìa ma lo farò portandovi in un areale meno conosciuto che negli ultimi anni è stato fonte di piccole grandi scoperte per me, sia per la qualità media raggiunta da gran parte dei produttori locali sia per l'attenzione rivolta a vitigni che rischiavano di andare perduti. L'areale è quello della Doc del Bianchello del Metauro e la realtà di cui vi parlerò oggi è l'Azienda Agricola Giuseppe Vitali, una piccola azienda a conduzione familiare adagiata sulle colline tra Fano e Pesaro, a pochi chilometri dal mare.
cantina vitali bianchello
Nati agli inizi del '900 dai resti di un’antica vigna ormai decimata dalla fillossera e reimpiantata totalmente, i vigneti dell'azienda sorgono dove anticamente esistevano delle cave di gesso poi trasformatesi in 5 ettari di vigneto a conduzione familiare.
Le vigne sono in produzione dal 1935 senza soluzione di continuità, ma è solo dal 2000 che la famiglia Vitali ha deciso di dare una svolta all'azienda con il primo imbottigliamento. 
Le uve coltivate sono quelle tipiche di questo areale Biancame (uva di produzione del Bianchello del Metauro, con piccole percentuali 5% di Malvasia lunga/toscana ammessa) e Sangiovese, con una piccola parte di sperimentazione con nuovi impianti di varietali non tipici della zona come Montepulciano, Cabernet Sauvignon, Syrah, Sauvignon e Semillon. Uve che convergono nella produzione di sei etichette per un totale - nelle annate eccellenti - di 10 mila bottiglie ca., a testimonianza dell'attenzione dedicata a ogni singolo vino.

La volontà della famiglia Vitali è quella di puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità, perciò la resa per ettaro è molto bassa, attestandosi intorno ai 50 quintali. La raccolta viene effettuata a mano, segue una vinificazione attenta in cantina con tecniche "moderne", quindi pressatura soffice e raffreddamento per i bianchi e diraspatura con fermentazione in acciaio sulle bucce per i rossi.
Il rapporto con il territorio è – come piace a me – di estremo rispetto, così ora come in passato: assolutamente vietato l’uso di diserbanti e concimi chimici, i trattamenti sono ridotti al minimo indispensabile, con un uso molto limitato di solforosa.

Alla guida dell'azienda ora c'è Francesco, terza generazione della famiglia Vitali, viticoltore per propria scelta e non solo per scelta del destino. Francesco è cresciuto vendendo suo padre portare avanti l'azienda con grande passione, attenzione e dedizione nonostante non fosse – e non potesse essere – la sua attività principale. Avrebbe potuto fare l'ingegnere, dato il suo percorso di studi, ma il richiamo della terra... della terra dei suoi avi... è stato più forte di quello di qualsiasi altra prospettiva lavorativa.
“Ho sempre amato lavorare a contatto con la natura e, nonostante la grande fatica, il tempo trascorso in vigna è impagabile sia per quanto riguarda i risultati che dal punto di vista umano.
Mio nonno mi ha sempre detto che un vero contadino si riconosce dalle mani; soprattutto da settembre a dicembre quando anche le mie esibiscono i segni del gran lavoro per me, oltre a rappresentare una soddisfazione, rappresentano un segno di riconoscenza e gratitudine nei confronti di chi mi ha trasmesso l’amore per la terra. Diffido molto dei viticoltori che mi parlano di vinificazione e vino e hanno mani molto ‘curate’, mi affido più a chi, nonostante tutto, riesce ancora ad andare sul ‘campo’ per fare vigna ancor prima di fare vino.”

Il Bianchello è storicamente un vino che fa della sua beva una delle sue principali peculiarità, ma – come accade in molti casi – questa storia del “vino beverino” può fuorviare facendo pensare a un vino semplice, pronto, di poco conto.
Devono averlo pensato anche i soldati cartaginesi dell'esercito di Asdrubale, quando pronti a invadere Roma bevvero Bianchello e Verdicchio in quantità tale da non essere in condizione di guerreggiare al meglio.
Il Bianchello è un vino antico ma mai stato più attuale di quanto lo sia adesso, grazie alle sue doti peculiari: freschezza e sapidità minerale, enfatizzate da terreni come quello in cui affondano le proprie radici le viti dalle quali nascono i vini della Cantina Vitali ed in particolare del Gessara.
Gessara - Bianchello del Metauro Superiore Doc 2015 – Az. Agr. Giuseppe Vitali: il nome non condiziona, ma preannuncia una delicatezza minerale, gessosa, che strizza l'occhio alle basi champagne. Il sorso è slanciato e dinamico, ma non privo di struttura. L'allungo è fresco e deciso, favorito dall'acidità sferzante donata al Biancame da questi terreni ricchi di gesso. Una chiosa sapida e asciutta sembra voler ribadire l'identità e la vocazione del terroir. Nel complesso tutto fa pensare a una longevità non così scontata quando si parla di Bianchello del Metauro.
Un riferimento assoluto per la denominazione e, a mio parere, uno dei bianchi più rappresentativi del potenziale bianchista marchigiano nell'interpretazione più fine e territoriale.

L'azienda produce anche un Sangiovese degno di nota, il Villa Alta, che nell'annata 2015 manifesta una forte attinenza con il territorio, mantenendo forte la percezione di freschezza che ne agevola una beva che con qualche anno di vetro sarà ancor più lineare.

Una micro cantina condotta con saggezza e consapevolezza, capace di produrre vini di nicchia ma per nulla fighetti. L'esclusività risiede tutta nell'attenzione dedicata a ogni singola  vigna, a ogni singola massa, a ogni singolo futuro vino e l'esiguo numero di bottiglie prodotte vuole testimoniare solo e soltanto la volontà di utilizzare solo le uve migliori delle parcelle più vocate. A prescindere dal mio palese campanilismo, le Marche si dimostrano ancora una volta bacino di eccellenze sussurrate, quasi nascoste, da ascoltare in silenzio e da cercare con curiosità e rispetto e l'Az. Agr. Vitali incarna al meglio queste prerogative.

F.S.R.
#WineIsSharing

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