mercoledì 28 febbraio 2018

Valentino Butussi - Una famiglia, una cantina, un territorio

Sovente mi capita di riportare alla mente momenti vissuti in giro per vigne e per cantine, assaggi, chiacchierate con i vignaioli o con amici con i quali ho avuto il piacere di condividere pensieri, emozioni e bottiglie. Ieri, è stata una di quelle volte e ad essere rievocate sono state delle istantanee relative ai miei ultimi viaggi in quella splendida terra del vino che è il Friuli.
Mentre ripensavo alle passeggiate fra i filari, agli assaggi da botte, ai confronti con enologi, agronomi e produttori mi sono reso conto di una cosa, ovvero del fatto che ho scritto di molti ma non così approfonditamente della cantina nella quale sono stato più volte per motivi di studio e - perché no?! - di piacere.
Parlo della Cantina Valentino Butussi, realtà sita nei Colli Orientali del Friuli, zona storicamente rinomata per la produzione di vini di qualità, e precisamente sulla pedecollinare morenica, di Rosazzo nella suggestiva vallata denominata “Prà di Corte” (i prati della corte).
L'azienda nasce a fine '800, grazie a Giobatta (Tite: in dialetto friulano), riferimento di quella che era e è tutt'ora un'azienda a conduzione rigorosamente familiare.
Fu Valentino, però, ad intravedere nel vino una prospettiva più rosea, rispetto alla classica azienda agricola che i suoi genitori avevano portato avanti sino a quel momento.
La svolta definitiva avviene all’inizio degli anni ’70, quando il figlio Angelo completò questa conversione degli ultimi terreni agricoli a vigneto, iniziando, inoltre, ad imbottigliare i primi vini con il marchio aziendale Valentino Butussi.
angelo butussi
Oggi siamo alla terza generazione, composta dai figli di Angelo: Erika, Filippo, Tobia e Mattia.
Le nuove leve, sentono forte il legame con la tradizione e con il territorio, ma spingono subito per qualche importante cambiamento, stimolati da percorsi di studi mirati e da un approccio sempre più consapevole in vigna e in cantina.
cantina butussi
Nel 2005 il primo vigneto in conduzione bio, che porterà l’azienda alla completa conversione  biologica certificata nel 2013. Le nuove tecniche di produzione e vinificazione si legano a quelle della tradizione tramandate di generazione in generazione, negli stessi anni le prime prove di fermentazione ed invecchiamento in tini di rovere “tradizionali” di grandi dimensioni.
botte grande cantina friuli
Il mio percorso di conoscenza di questa realtà vitivinicola parte qualche anno fa e ha come “causa scatenante” l'incontro con l'enologo dell'azienda, nonché il maggiore dei 3 altissimi fratelli Butussi (il più basso è 1,90m!) attualmente coinvolti a 360° nelle dinamiche di vigna e di cantina: Filippo.
E' stato proprio Filippo, abile tecnico dall'approccio rispettoso, ha introdurmi la storia della sua famiglia e di quella terra dove da oltre 2000 anni si fa vino. Tra un “taglio de vin” e l'altro, davanti al fogolàr acceso, ho avuto modo di fare un vero e proprio viaggio nel tempo, attraverso le varie fasi aziendali, sempre fortemente legate alle fasi familiari.

Se della storia dell'azienda agricola Valentino Butussi vi ho già parlato all'inizio di questo articolo, è del suo presente che mi preme ancor più parlarvi, ma per farlo voglio comunque partire da lontano e lo farò riportando alcune considerazioni dello stesso Filippo, emerse da una delle nostre consuete chiacchierate dentro ed intorno al vino:

Negli ultimi 15 anni per noi a rivestito un ruolo fondamentale la conversione dell’azienda ad un agricoltura rispettosa.
La scelta non è di certo stata presa per una moda del momento, ma è stata, altresì, dettata da un'inevitabile presa di coscienza: gli interventi chimici quali diserbi, concimazioni, trattamenti fitosanitari, stavano portando nostri vigneti ad essere perennemente “pompati”,”dopati” e assuefatti all'utilizzo di queste sostanze, tenuti in una specie di campana di vetro dove con la chimica cercava alla meno peggio di portare terreno e piante in un'apparente condizione di equilibrio. Un equilibrio non reale, ma fittizio, artefatto, che dimostrava la completa inadeguatezza di quella concezione di conduzione agronomica sopratutto nelle annate difficoltose, con eccessi di secco, o con precipitazioni al di sopra della media. E' proprio in quelle annate la qualità delle uve e conseguentemente dei vini non era all'altezza dei nostri standard e di ciò che il nostro territorio con una maggior consapevolezza agronomica ed enologica potesse fare.
Riportare in equilibrio naturale la vigna non è stato semplice, ma oggi ci ha permesso di portare in bottiglia vini capaci di raccontare l'annata e il nostro terroir in maniera diretta, spontanea, realistica e non manipolata.”
filippo butussi enologo
Ciò che mi ha colpito di più di Filippo e delle nostri confronti enoici è stato l'approccio razionale applicato al rispetto. Una consapevolezza tecnica ed enologica di alto livello che diviene a sua volta grande consapevolezza dei limiti della stessa enologia moderna troppo interventista e, spesso, tendente ad un'omologazione che lede l'espressività di terroir e, quindi, l'unicità. Quella di Filippo non è una scelta estemporanea, bensì un percorso lungo e ponderato che lo ha portato, oggi, a lavorare in sottrazione e a desiderare un vino sempre più pulito in senso stretto (assenza di chimica di sintesi) e in senso lato (privo di palesi difetti organolettici).
Questo a conferma del fatto che per fare vino rispettoso in vigna e in cantina non bastino i rudimenti della tradizione, ancor meno se quella del "contadino" o del "nonno di turno" (per quanto alcune pratiche e altrettanti insegnamenti empirici possano di certo tornare sempre utili), ma occorra unire al know how tramandato dalle generazioni passate una rinnovata competenza tecnica agronomica ed enologica capaci di ovviare alle lacune del passato in maniera "naturale" e rispettosa, evitando gli interventi superflui e barattando la chimica con la conoscenza.
vigneti friuli grave
A testimonianza della volontà di continuare a sperimentare, traendo il massimo dal passato, Filippo mi ha confidato di essersi trovato un "hobby", ovvero quello di "rimettere al mondo" un vecchio vigneto a pochi passi da casa sua, con dentro il classico blend di vigna friulano, in maniera totalmente "naturale", ma sperimentando pratiche e tecniche agronomiche consapevoli. Per lui andare in vigna, senza lo stress di dover produrre a tutti i costi, tutti gli anni, il grande vino, è una sorta di liberazione ed è come se con il passare del tempo il vigneto e l'uomo raggiungano contemporaneamente il proprio equilibrio.
vigne vecchie friuli
Veniamo a noi... sono molti i vini che ho avuto modo di assaggiare durante le mie varie visite in azienda, come molti sono stati gli assaggi dei vini che verranno e che mi fanno davvero ben sperare per un'ulteriore salto di qualità dell'azienda. Oggi, però, vorrei condividere con voi le mie impressioni personali su 3 vini in particolare, ovvero le ultime tre selezioni che ho assaggiato:
vini butussi valentino
Pinot Grigio Ramato 2016 - Valentino Butussi - Colli Orientali del Friuli Doc – ho scelto il Pinot Grigio della linea Valentino Butussi in quanto, pur trattandosi di un vitigno non propriamente autoctono, quest'uva e la sua vinificazione “ramata” fanno parte della tradizione friulana da anni ormai. Se è vero che è dai vini “base” che si può comprendere il potenziale di un'azienda questo Pinot Grigio la dice lunga sull'attitudine alla qualità della famiglia Butussi. Un'espressione fedele del varietale al naso, che in bocca si svolge ampio, secco e dalla buona mineralità finale tra il ferro e il sale. Un vino completo, che si lascia bere senza risultare scontato. La sua tipicità mi ha spinto più volte a portarlo con me in giro per l'Italia quando ho dovuto parlare di Friuli e di Colli Orientali.
Avrei potuto scegliere il Pinot Grigio selezione, prodotto in una tiratura molto limitata, e di gran lunga uno dei migliori Pinot Grigio che abbia mai avuto modo di assaggiare, ma sarebbe stato riduttivo, in quanto in pochi avrebbero potuto assaggiarlo e credo che una cantina come questa non debba temere il confronto con un grande numero di appassionati, anche con i vini “d'entrata”. Una piccola scommessa, che sono convinto di poter vincere, per quanto non ami giocare d'azzardo.

Genesis - Valentino Butussi - Colli Orientali del Friuli Doc - Sauvignon 2015 – la punta di diamante della cantina Butussi, una sorta di rivalsa su chi aveva dubbi riguardo la possibilità di fra un grande Sauvignon “naturale” in Friuli e più precisamente in questo areale. Un Sauvignon d'impatto, ma non volgare, che fa del connubio fra la maturità del frutto e la freschezza delle note balsamiche e erbacee la propria cifra stilistica. L'equilibrio che si palesa al naso viene confermato in un sorso educato, garbato ma di grande spinta acida e sapida. Ciò che colpisce di più di questo Sauvignon è la sua profondità, lunga e imperterrita.
La delocalizzazione sensoriale di alcuni Sauvignon, l'astrattismo di alcune espressioni di questo varietale, lasciano spazio, in questo vino, ad una maggior concretezza. I riferimenti d'Oltralpe ci sono, ma non incidono tanto quanto i terreni ricchi di calcare attivo e la maturità del vigneto.

Pignolo - Valentino Butussi 2009 - Colli Orientali del Friuli Doc – ero molto indeciso sull'ultimo vino da scegliere fra quelli assaggiati con Filippo e la sua famiglia, ma non potevo tralasciare il vino più tipico di questa azienda e di questa terra, ovvero il Pignolo. Vitigno ostico, duro, nervoso, spesso difficile da domare, specie inizialmente, ma che sa essere capace di grandi sorprese. Il Pignolo è proprio come i Friulani, inizialmente possono sembrare timidi, riservati addirittura chiusi, ma poi una volta entrati in empatia si lasciano conoscere per ciò che sono davvero, persone dall'animo gentile, ma di grande concretezza. Questo è quello che ho percepito assaggiando questo vino, ovvero un naso timido, austero, che una volta schiuso ha mostrato con raro garbo la sua armonia aromatica tra frutto e spezia, anticamera di un sorso che sfoggia fiero la sua personalità a tratti morbida a tratti spigolosa, che trova il suo equilibrio nella piacevole dinamica fra acidità, corpo e tannino.
Nella grande varietà di vitigni autoctoni e “autoctonizzati” (non c'è altra regione che abbia reso territoriale un così grande numero di alloctoni, vinificati per lo più in purezza), il Pignolo si dimostra un cavallo di razza, da saper domare e attendere ma con le potenzialità del grande rosso.
E' un bene che alcune aziende siano tornate a credere in questo varietale e a proporre vini importanti con Pignolo in purezza.
vigneti friuli
La produzione comprende, ovviamente, anche i bianchi tipici come la Ribolla e il Friulano, i rossi come Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Refosco, nonché un metodo classico, uno charmat base Ribolla e l'immancabile, per quanto raro, Picolit. Tutti molto espressivi del vitigno e della loro tipicità territoriale.
Tra le "selezioni" spicca il Santuari, taglio bordolese

La forza dell'azienda Valentino Butussi è senza dubbio il legame che questa famiglia ha con il proprio territorio e è proprio da questo legame che scaturisce la volontà di rispettarlo  di esprimerlo nella maniera più sincera e qualitativa possibile.




F.S.R.
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