mercoledì 30 maggio 2018

Le Grain - Una piccolissima Cantina in Valle d'Aosta

L'Azienda Vitivinicola Le Grain di Claudio Berthod e della sua famiglia, da generazioni legati alla terra e ai vigneti della Valle d'Aosta

C'è una piccolissima regione dell'Italia del nord che vanta paesaggi vitivinicoli mozzafiato, ma della quale si parla sempre troppo poco: la Valle d'Aosta.
Per quanto piccola essa sia e per quanto le realtà presenti siano in numero contenuto e ci sia una forte e importante presenza di cantine sociali, c'è sempre qualcosa di raro e di interessante da scoprire e da approfondire in questa regione dal fascino inconfutabile.
Una delle mie più recenti scoperte è stata l'azienda vitivinicola Le Grain, nata nel 2006 grazie alla voglia di una intera famiglia di riprendere a far penetrare in quei terreni le proprie radici di viticoltori. Terreni nei quali sin dal 1965 fittonavano le radici delle viti impiantate dallo zio di Claudio Berthod, oggi titolare dell'Azienda Le Grain, coadiuvato dalla sua famiglia.
Negli anni l'espansione dell'azienda passa da 1600 mq a 10000 mq di vigneti impiantati, su terreni impervi, ma ponderatamente gestibili.
Oggi, i vitigni coltivati sono tutti autoctoni (Petit Rouge, Cornalin, Fumin e Petite Arvine) dai quali vengono prodotte 4 tipologie di vino DOC: Petit Rouge, Torrette, Rosè e Petite Arvine per un totale di “ben” 8000 bottiglie annue. Numeri che in altre regioni farebbero pensare ad un “gioco”, ma per la famiglia Berthod fare vino è tutt'altro che un hobby! La passione e la voglia di riprendere contatto con le proprie origini e la necessità di produrre vini specchio di un'identità pura, ancor poco conosciuta e declinata, come quella di queste terre, hanno spinto tutti i familiari a credere in questo piccolo grande progetto di vino e di vita.
In un contesto tanto difficile quanto suggestivo come quello di Sait-Pierre la strada migliore è sempre quella della consapevolezza e del rispetto, che spinge Claudio e la sua famiglia ad ascoltare le proprie vigne, senza cercare di snaturare quella che è la loro naturale vocazione a produrre vini dall'identità montana, “freddi” ma al contempo luminosi e in grado di riscaldare l'animo con garbo e armonia.
vigneti eroici valle d'aosta
I vini che ho avuto modo di assaggiare non sono un punto d'arrivo, bensì uno step importante sul quale basare un'ulteriore slancio verso il futuro di questa piccola realtà che è conscia delle potenzialità delle proprie vigne, ma sa anche quanto sia facile strafare.
In un mondo enoico in cui si è sempre più d'accordo sulla possibilità di poter una matrice elegante in vini slanciati, longilinei, snelli ma non necessariamente esili, capaci di trasformare dinamica e schiettezza in armonica finezza.

Sono vini che invitano alla convivialità, alla condivisione di momenti intrisi di semplicità e familiarità e per questo sono lieto di parlarvene:
vino le grain
Rosé Valle d'Aosta Doc 2016 – Le Grain: un vino che strizza l'occhio ai rosati d'Oltralpe, mantenendo forte l'identità montana nel suo nerbo e nello slancio della beva. Eppure, è proprio nel armonico contrasto fra la sua identità territoriale e la capacità di evocare atmosfere estive che questo rosé riesce a trovare una sua definita personalità. Quando la montagna profuma d'estate e indossa un tramonto del colore di questo vino c'è poco da pensare... ci si lascia andare al semplice sorseggiare.

Petit Rouge Valle d'Aosta Doc 2016 – Le Grain: in questa interpretazione del vitigno più coltivato in Valle d'Aosta si percepisce la franchezza dell'approccio in vigna e in cantina di questa cantina e di questa famiglia, che vuole che sia il calice a parlare della propria terra, senza se e senza ma.
Una freschezza di frutto maturo che solo in queste zone si può ottenere mantenendo questi equilibri fra acidità e morbidezza, in un sorso secco ma al contempo vellutato, reso meno scontato da una buona grana tannica. Altro vino da tutti i giorni, che diverte nella sua sincerità.

Torrette Valle d'Aosta Doc 2016 – Le Grain: è sicuramente il vino più interessante e complesso di quelli assaggiati, ma anche in questo caso non si tratta di una complessità volta ad alludere a qualcosa di improprio, di lontano dalla spontaneità di queste terre. Se i primi due vini erano i calici della condivisione veloce tra amici, questo Torrette è il rosso delle cene in famiglia, il calice del focolare. Non disdegnerei di riassaggiarlo fra uno o due anni sicuro che possa stupire con una lieve ulteriore evoluzione in vetro.
torrette vino
Sono anni che viaggio alla ricerca di realtà che sappiano colpirmi con la propria personalità, a prescindere dai numeri e dalle proprie velleità enoiche, ma se continuo a scrivere di vino è anche e soprattutto perché amo imbattermi in persone umili e sincere, legate alla propria terra in maniera viscerale, proprio come questa famiglia.
In questo elogio della semplicità ho trovato molto più che in bottiglie cariche di tanta sovrastruttura ma povere di anima.

F.S.R.
#WineIsSharing

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