sabato 21 luglio 2018

Moroder - Una Cantina di famiglia nel Conero fra grande biodiversità e infinite potenzialità

C'è un luogo non troppo lontano da dove sono nato e cresciuto che se fosse geolocalizzato in regioni d'Italia e del mondo più floride a livello di notorietà enoica sarebbe considerato, con buone probabilità, un "Grand Cru" per via delle sue peculiarità pedoclimatiche uniche.
Sto parlando del Conero, un vero e proprio blocco di Calcare che sembra esser stato scagliato sulla costa adriatica da Dio o forse da Bacco con grande generosità per gli occhi, per il turismo e, soprattutto, per la biodiversità che questo angolo di paradiso marchigiano vanta.
moroder conero
Sì, una biodiversità che rende l'agricoltura in generale e la viticoltura sostenibili più concretamente realizzabili che in zone in cui, ormai, la vigente e imperante monocoltura rischia di rendere “sterile” la ricchezza di flora e fauna fondamentale all'equilibrio che ogni habitat di insediamento della vite dovrebbe avere al fine di ottenere le condizioni ideali per una conduzione rispettosa e identitaria.
cantina moroder
Queste cose le sa bene la famiglia Moroder che coltiva queste terre da oltre 250 anni, ovvero da quando la famiglia originaria della Val Gardena decide di spostarsi ad Ancona (in Ancona per gli autoctoni) creando un complesso agricolo che ancora oggi è il fulcro dell'azienda.
Il complesso agricolo, certificato biologico e interamente all’interno del Parco Naturale del Conero, copre un’area di 52 ettari, di cui 28 dedicati alla coltivazione delle uve.
vigne conero
Il cuore dell’azienda è la cantina. I vigneti, che la incorniciano a 360° seguendo la linea sinuosa delle colline, si mescolano a frutteti, querceti e uliveti, per poi affacciarsi sul mare.
Le strutture originarie sono state recuperate e, mantenendo inalterato il fascino degli spazi, ne è stato trasformato l’utilizzo. La vecchia cantina è stata ampliata e, in armonia con la storia del territorio e nel pieno rispetto ambientale, il nuovo spazio è stato sviluppato interamente nel sottosuolo. L'azienda agricola vera e propria nasce circa 100 anni dopo, nel 1837 e continua ad essere condotta di generazione in generazione dalla famiglia Moroder. E' nei primi anni 80 che Alessandro Moroder e sua moglie Serenella decidono di dedicarsi con passione e impegno alla viticoltura e alla produzione di vino di qualità.

calcare vino conero
Un complesso rurale, circondato da vigneti e uliveti a 360°, con strutture completamente ristrutturate che si dividono fra i locali di vinificazione e di affinamento, i due ristoranti Aia (pizzeria con pizze a KM “0”) e Aiòn (dove è possibile assaggiare i piatti della tradizione con e geniali portate a base del tartufo raccolto nella tartufaia dell'azienda) e un piccolo e perfettamente curato B&B.
Non cito mai le attività parallele della aziende vitivinicole che vi racconto, ma in questo caso le strutture ricettive e i ristoranti sono così integrati nel manage aziendale che non è possibile scinderle dal discorso vino, tanto che è proprio attraverso di essi che da quasi 30 anni gli avventori autoctoni e alloctoni vengono introdotti e accompagnati nel mondo dell'enogastronomia del Conero.
ristorante moroder conero
L'obiettivo di Alessandro e Serenella, nonché dei figli Marco e Mattia, però, è sempre stato quello di “portare la cantina ad essere un punto di riferimento del panorama vitivinicolo marchigiano, facendo del Rosso Conero un prodotto di eccellenza in grado di rispettare e valorizzare il territorio” e il tempo, i riconoscimenti, e la qualità raggiunta dai propri vini possono confermare che la famiglia Moroder ha portato a termine la missione. Eppure, la vita e la vite insegnano che non ci si può mai considerare arrivati e che ogni annata è una storia a sé, specie in una denominazione che parte della stampa nazionale continua a dichiarare in una sorta di crisi. E' proprio per confutare questa tesi che ci tenevo particolarmente a vivere quest'esperienza nel Conero e in particolare a conoscere meglio una realtà della quale, negli anni, ho avuto modo di assaggiare spesso i vini. E sapete cosa? Il Conero non è in crisi, sta solo vivendo una fase di transizione importante e in questa realtà è talmente palese che il “cambiamento” lo si può notare dall'avvento alla guida della Cantina dei giovani fratelli Marco e Mattia e dalla scelta di affidare la conduzione enologica alle mani giovani ma esperte e alla mente fresca e aperta di Marco Gozzi.
Sono proprio Mattia e Marco G. a passeggiare con me nei ripidi e rigogliosi vigneti che affondano le radici in terreni che a livello di disponibilità di calcare attivo hanno pochi eguali nel mondo, ma se in vigna il rispetto e la sostenibilità (a parte l'odierno ingresso ufficiale nella certificazione biologica) sono una costante del pensiero e dell'attività della famiglia Moroder da generazioni, è in cantina che ho avuto modo di constatare l'evoluzione non solo dei vini ma anche dell'idea di vino aziendale.
Ciò che ci tenevo particolarmente ad assaggiare erano, sicuramente, le due annate ancora in affinamento del Dorico, il vino più rappresentativo dell'azienda ma al contempo il vino che mi ha sempre messo più in crisi, per via di alcune annate che ho definito “mai pronte”. Il passaggio a macerazioni più brevi e la scelta del tonneau al posto della barrique, ma soprattutto la decisione di fare del Dorico un vino da singola vigna, dedicando il miglior cru aziendale alla produzione di questo Conero Riserva Docg sono sintomi del nuovo che avanza. Un nuovo che non va a ledere in alcun modo la tradizione e non agevola l'omologazione commerciale, bensì vira verso un'ancora maggior espressività e un'identità più nitida e concreta per un vino che vuole abbinare alla sua grande complessità e al potenziale di longevità una maggior freschezza e una dinamica di beva che questi terreni hanno insite in sé favorendo acidità verticali e sapide mineralità.
Detto questo, anche i vini in bottiglia meritano attenzione a partire dall'Aiòn, un Rosso Conero DOC solo acciaio che mostra la più spontanea espressività del Montepulciano in questa terra, evidenziandone lo slancio fresco e minerale, con un'ottima dinamica di beva. Il vino che di più rappresenta la tradizione è il Rosso Conero DOC "Classico", un Montepulciano in purezza affinato in botte grande che aggiunge complessità, spinta e fitezza tannica senza, però, ledere le beva che i vini di questo areale possono e devono avere, grazie alla disponibilità di carbonato di calcio nei terreni e alle forti escursioni termiche.
wine blogger francesco saverio russo
Il Dorico, nonostante, avesse palesemente bisogno degli accorgimenti introdotti dalla famiglia Moroder grazie, anche, ai consigli del nuovo giovane enologo, resta un vino che ogni marchigiano vorrebbe e dovrebbe avere in cantina perché capace di evolvere in maniera lenta ma con una crescita inesorabilmente positiva. Tra le annate assaggiate la 2011, pur facendo solo sbirciare dalla finestra del tempo, mi ha stupito per potenza espressiva e integra acidità, privo di alcun cenno di stanchezza, ancora in piena spinta e forte di una trama tanto fine quanto intatta.
Dorico Moroder vino
La mia visita alla famiglia Moroder mi ha convinto ancor di più delle potenzialità di questa terra, che non può essere sottovalutata da chi scrive e parla di vino e ancor prima dai vignaioli stessi, che possono trarre da questo terroir vantaggi che in molte altre parti d'Italia farebbero carte false per avere. Questa realtà lo sta facendo e sono certo che presto si riuscirà ad avere una massa critica tale non solo a far tornare in auge il Conero, bensì a farne valutare le peculiarità in maniera così approfondita da renderlo, finalmente, il "Gran Cru" delle Marche del vino.


F.S.R.
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