venerdì 31 agosto 2018

Calendario Eventi Vino 2018-2019

Calendario degli eventi enoici, delle fiere del vino e dei saloni dei vignaioli della stagione 2018-2019.

Con l'estate che sta volgendo al termine e in pieno periodo di vendemmia, come ogni anno, condivido con voi appassionati di vino, colleghi e addetti ai lavori il calendario degli eventi enoici, delle fiere del vino e dei saloni dei vignaioli della stagione 2018-2019.
Anche quest'anno seguirò la stagione scolastica o, se preferite, quella del campionato di calcio (per quanto mi interessi più il vino!), partendo da settembre (con la sola eccezione del primo evento) per arrivare a giugno 2019.
Per quanto concerne gli eventi enoici del 2019 le date saranno aggiornate una volta confermate dai vari enti organizzatori, mentre per le Anteprime del vino verrà pubblicato un post ad hoc a gennaio che verrà successivamente integrato a questo articolo.
calendario eventi vino 2018 2019

Calendario eventi vino 2018-2019

31 agosto /3 settembre - Soave Versus - Verona

14/16 settembre - Enologica Montefalco - Montefalco (Pg)
15/16 settembre - Festival Franciacorta in Cantina - Franciacorta (Brescia)

7/14 ottobre - Milano Wine Week - Milano (<-7/8 ottobre - Bottiglie Aperte)
7/8 ottobre - Modena Champagne Experience - Modena
13 ottobre - Slow Wine “2019” - Montecatini Terme (Pt)
15/16 ottobre - Autochtona - Bolzano
18/21 ottobre - Ein Prosit -Tarvisio (Ud)
20/22 ottobre - Bassano Wine Fest - Bassano (Vi)
21/22 ottobre - Wine and Sardinia - Sorgono (Nu) 
27/28 ottobre - Terre di Vite - Castelvetro di Modena (Mo)
27/29 ottobre - Vinoé - Firenze
28 ottobre - Life of Wine - Roma
28/29 ottobre - Taormina Gourmet - Taormina (Me)

2/5 novembre - Sangiovese Purosangue - Siena
3 - 4/5 novembre - Renaissance des Appellations & Vini di Vignaioli - Fornovo di Taro (Pr)
9/13 novembre - Merano Wine Festival - Merano (Bz)
10/11 novembre - VAN Vignaioli Artigiani Naturali - Roma
16/19 novembre - Biennale Enogastronomica - Firenze
17/18 novembre - BaroloBrunello - Montalcino (Si)
17/18 novembre - MareDiVino - Livorno
18 novembre - Enologica - Bologna
18/19 novembre - Back to the Wine - Faenza (Ra)
24/25 novembre - Mercato dei Vini FIVI - Piacenza
30 novembre/2 dicembre - La Terra Trema - Milano

2/3 dicembre - Vini Corsari - Barolo (Cn)

Eventi enoici 2019 (Calendario in divenire in quanto molte date e sedi sono ancora da stabilire e confermare)

14 gennaio - ViniVeri - Assisi

14 gennaio - Io Bevo Così - Milano (Solo operatori)

26/27 gennaio - Wine&Siena - Siena

9/11 febbraio - Sorgente del Vino Live - Piacenza
febbraio (data da confermare) - Vinoi - Firenze

3-4 marzo - Live Wine "Salone internazionale del vino artigianale" - Milano 
3-4 marzo - Terre di Toscana - Camaiore 
24-25 marzo - Vinifera - Trento 
marzo (data da confermare) - Taste Alto Piemonte - Castello di Novara 

aprile (data da confermare) - Campania Stories - (Napoli)
5/7 aprile - Vini Veri - Cerea
6/7 aprile - SUMMA 2019 -  Magré (Bz)
7/9 aprile - Vinnatur Villa Favorita - Monticello di Fara / Sarego (Vi)
7/10 aprile - Vinitaly - Verona
27/28 aprile - Only Wine Festival - (Città di Castello)

maggio (data da confermare) - Wine Day Xperience - (Patrica - FR)
maggio (data da confermare) - Mercato dei Vini FIVI a Roma -(Teatro 10 Cinecittà)
maggio (data da confermare) - Terroir Marche - (Macerata)
maggio (data da confermare) -  Vini d'autore / Terre d'Italia - Camaiore

4-10 giugno - Radici del Sud - Bari
giugno (data da confermare) - Roséxpo - Lecce
giugno (data da confermare) - Vinoforum - Roma

Nella speranza che quest'anno non debba subire stop forzati e forzosi, spero di ritrovare molto di voi agli eventi ai quali parteciperò. Per me che, di certo, preferisco girare per vigne e cantine, prendere parte ad eventi enoici è spesso complesso, ma non vi nego che non potrei farne a meno!
Sono un'occasione rara di ritrovare produttori e vignaioli che non sempre è possibile andare a trovare presso le loro cantine, tutti sotto "uno stesso tetto"; non è raro scoprire nuove realtà da inserire nell'agenda di visite in cantina dell'anno in corso; sono fondamentali per incontrare molti di voi lettori, appassionati e addetti ai lavori, non più separati da uno schermo, bensì calice contro calice e occhi negli occhi, per avere un confronto e un riscontro diretto riguardo ciò che da anni cerco di comunicare e di condividere.
P.S.: Invito i lettori a segnalare eventuali modifiche riguardanti date e sedi degli eventi, nonché nuovi eventi da inserire in calendario. Si prega di suggerire solo eventi di rilievo nazionale.

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 28 agosto 2018

Il Gavi e la sua "rivoluzione" sostenibile e responsabile

Era da un po' che mancavo da uno degli areali più belli dell'Italia del vino, eppure da qualche anno non abbastanza valorizzato in termini di comunicazione. Parlo della DOCG Gavi, che quest'anno festeggiava i suoi primi 20 anni, ma che vede la sua vocazione vitivinicola avere origini ben più antiche, come testimonia un documento conservato nell’Archivio di Stato di Genova, datato 3 giugno 972 in cui si parla dell’affitto da parte del vescovo di Genova a due cittadini gaviesi di vigne in località Mariana.
gavi vigne
La denominazione che comprende i territori di 11 comuni della Provincia di Alessandria: Bosio, Capriata d'Orba, Carrosio, Francavilla Bisio, Gavi, Novi Ligure, Parodi Ligure, Pasturana, San Cristoforo, Serravalle Scrivia, Tassarolo.
comuni docg gavi vino

Un territorio vasto ma che gode in ogni sua sottozona di un pedoclima molto favorevole alla viticoltura e in particolare a quella del Cortese, grazie all'influsso del mare, alla buona insolazione dei vigneti, alle discrete pendenze e, soprattutto, alla forte escursione termica giorno notte pre-vendemmiale. 
Ciò che mi ha colpito di più, però, non è solo la bellezza dei paesaggi vitivinicoli e la loro vocazione – di questo ne eravamo già tutti al corrente! - bensì è stata la piccola grande rivoluzione in atto in queste zone in termini di sostenibilità e rispetto, partendo proprio dalla vigna.
Ho avuto modo di passare qualche ora con il giovane neo-presidente del Consorzio di Tutela del Gavi Roberto Ghio, vignaiolo dalle idee molto chiare nei riguardi della propria responsabilità nei confronti del territorio e del Gavi in senso stretto e in senso lato, e sono bastati pochi istanti per comprendere quanto fossimo sulla stessa lunghezza d'onda. Istanti in cui Roberto ha parlato di biodiversità e di responsabilità dei vignaioli e dei produttori che devono necessariamente essere e sentirsi custodi di un territorio che ha dato loro tanto e potrà dare ancora molto se e solo se preservato in modo oculato e consapevole. Qui non c'è una monocoltura e seguire i principi dell'agricoltura biologica nello specifico piuttosto che “rispettosa” in senso più generico non è difficile quanto in altri areali ormai succubi dell'impianto sfrenato e della poco lungimiranza di chi sta chiedendo davvero troppo ai propri terreni e ai propri contesti vitivinicoli con il rischio di ritrovarsi a non poter più gestire la coltivazione della vite in maniera sostenibile e di non poter continuare a produrre qualità senza un ancor più incidente intervento umano, a discapito dell'identità territoriale.
Identità che a Gavi è quella di una terra di confine, dove montagne e mare si osservano e si ammirano, giocando con i propri influssi sui vigneti. I venti del Mar Ligure e la neve dell’Appennino, gli inverni freddi e le estati calde e ventilate, l’altitudine dei pendii e l’esposizione, i terreni marnosi, calcarei e argillosi sono i “segni particolari” che danno un'idea del potenziale e della vocazione di questo areale, che proprio grazie a queste caratteristiche riesce a rispondere ai cambiamenti climatici in maniera molto più efficace di altri.
mappa terreni gavi
E' fondamentale a tal proposito partire proprio dalla rivoluzione sostenibile e responsabile che il Consorzio sta attuando e che molti produttori stanno facendo propria sentendo forte l'attaccamento alla propria terra e manifestando, di annata dopo annata, la volontà di tornare a farla esprimere al meglio nelle proprie bottiglie. Parliamo di ca. 1500ha vitati per 13mln di bottiglie prodotte, nulla in confronto alle macro-produzioni italiche ma, al contempo, numeri importanti per una nicchia di eccellenza che può tornare a far parlare di sé come di uno dei più grandi bianchi italiani, riportando l'attenzione sulle piccole realtà e sulle produzioni oculate e rispettose di chi ha a cuore questa terra e questa denominazione appena ventenne.
Un ventennale che deve fungere da nuovo inizio, per una DOCG che ha acquisito la propria piena maturità e che da qui può partire per tornare a splendere di luce propria in maniera nitida e consapevole.
E' palese quanto per il Gavi, la tendenza verso la freschezza, la beva, la sapidità della curva attuale dei palati e delle preferenze globali sia un'opportunità da cogliere per far valere le proprie peculiarità in termini di acidità e mineralità insite a livello varietale nel Cortese e da sempre distintive del vino ivi prodotto. Ecco perché è fondamentale distinguere i Gavi dei produttori che stanno cercando di trarre il meglio dal proprio territorio e dal vitigno principe di questa zona da chi preferisce produrre vini più “ruffiani” in cui l'acidità è volutamente più bassa e il residuo zuccherino smorza notevolmente la linearità e la sapidità innate di questo vino.
Nelle realtà che ho avuto modo di visitare (delle quali vi parlerò sicuramente nelle prossime settimane in maniera più approfondita) ho riscontrato una notevole crescita in termini di qualità e la voglia di far comprendere quanto il Gavi non abbia bisogno di forzature organolettiche a partire dalla componente aromatica che può e sa essere spontaneamente fine ed elegante là dove non se ne cerchi di deviare la naturale espressività e lo stesso accade al sorso, dove la sua proverbiale acidità ( a testimonianza di quanto sia importante per i produttori stessi, nel disciplinare della Riserva a spiccare è l'obbligo di avere un'acidità minima di 1g/l più alta del “base”) unita all'ampiezza che è capace di raggiungere con la dovuta esposizione e la piena maturazione e all'inconfondibile sapidità finale ne fanno un vino in grado di stupire oggi e di farlo ancor di più con qualche anno di bottiglia.
Parliamoci chiaro, probabilmente il 99,9% delle bottiglie di Gavi immesse nel mercato verranno consumate di lì a pochi mesi o comunque entro 1 o 2 anni dalla vendita, ma è fondamentale – a mio parere – per elevare la reputazione e la percezione di qualità di un vino come questo essere consapevoli della sua longevità potenziale e delle sue capacità evolutive.
A spingermi ulteriormente a credere in una visione più sostenibile e responsabile dell'intero areale è stata, senza ombra di dubbio, l'iniziativa svoltasi a maggio proprio a Gavi che a portato alla firma della Carta del Vino Responsabile di Gavi.

carta del vino responsabile di gavi

Eccovi i principi della Carta controfirmata da oltre 100 tra produttori ed esponenti del panorama del vino nazionale della comunicazione e della Responsabilità sociale di Impresa:
1) SPOSARE E PROMUOVERE I GIUSTI VALORI - Credere nella qualità, l’etica, la tutela dell’ambiente e dei lavoratori. Adottare un Codice Etico, Carta dei Valori, Codice di comportamento; 
2) TUTELARE LA TERRA - Ecological footprint e interventi per ridurre il consumo di suolo associato alla propria attività e Agricoltura che tutela la naturale fertilità della terra. Biologico e biodinamico;
3) SALVAGUARDARE L’ACQUA - Water footprint e interventi per ridurre consumo di acqua diretta e indiretta, sia in vigna che nelle fasi di imbottigliamento e trasporto;
4) CONTRASTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI - Carbon Footprint e interventi per la riduzione dell’emissione di gas serra. Utilizzo di energie rinnovabili riducendo il consumo di combustibili fossili. Ottimizzare trasporti e loro emissioni;
5) IMPEGNARSI PER LA SOSTENIBILITÀ - Bilancio di Sostenibilità, Report ambientale / integrato;
6) PROTEGGERE E VALORIZZARE LA BIODIVERSITÀ - Praticare un’agricoltura che tuteli gli ecosistemi e attuare interventi a protezione degli insetti utili, in particolare delle api;
7) RISPARMIARE LE RISORSE NATURALI - Recupero e riciclo di sottoprodotti. Eco Packaging e allestimenti con materiali di riciclo;
8) CREDERE NELLE PERSONE - Welfare aziendale, salute sicurezza e benessere dei lavoratori. Sostegno all’occupazione giovanile e all’inclusione sociale;
9) PROMUOVERE LA CULTURA E LE ARTI - Promuovere o condividere Progetti culturali e sociali a favore del Territorio;
10) CREARE VALORE SOCIALE ED ECONOMICO PER IL TERRITORIO - Valorizzare il Paesaggio. Wine System: Enoturismo e Accoglienza integrati con il Territorio.
Una carta intrisa di valori che rischiamo di dimenticare o che qualcuno ha voluto mettere da parte, ma dei quali il vino è messaggero e può tornare ad essere fautore.
Non a caso il laboratorio che ha portato alla "stipula" di questo contratto con e tra uomini e terra ha avuto come sede Gavi, che da anni punta a far valere la propria attenzione nei confronti del territorio a 360° attraverso la viticoltura e il vino.  (Troverete maggiori informazioni a riguardo cliccando questo link: www.consorziogavi.com).

Concludo citando le parole di uno dei firmatari della carta, nonché una delle persone che stimo di più nel mondo del vino e mentore di chiunque ami la viticoltura rispettosa:
"La terra è un organismo fertile e l’uomo vi lascia una traccia evidente del suo passaggio. Il terreno è forse il patrimonio nazionale più importante e l’uomo dovrebbe essere orgoglioso e parsimonioso nel suo utilizzo. Per millenni, la viticoltura è stata di tipo artigianale, molto contadina, rispettosa del terreno, dei tempi agricoli, riguardosa della complessità straordinaria della biodiversità italiana.
A partire dagli anni ’50 è stata introdotta la meccanizzazione pesante che ha cambiato, accelerandoli, i tempi dell’agricoltura. Negli anni ’60, ’70, ’80 sono stati introdotti gli agro-farmaci e sono aumentate enormemente le produzioni. Si tratta di una fase storica importante, che ha portato ricchezza e benefici alle imprese.Oggi però il terreno, in parte anche per la perdita di suolo a causa dell’erosione, richiede interventi diversi, mirati, per continuare ad essere il capitale e la ricchezza che ha sostenuto l’agricoltura per secoli: la preparazione del terreno, la sua gestione, la qualità biologica sono parametri importanti, misurabili, che permettono scelte gestionali specifiche e che devono servire per interventi privati e pubblici più sistemici." Lorenzo Corino (Ricercatore, Agronomo e Autore).

Parole che dovrebbero far riflettere molti al fine di adottare principi più rispettosi e consapevoli nella salvaguardia di questo patrimonio e che non possono che innescare un plauso a chi sta credendo in questi principi e a chi sarà in grado di farne il proprio mantra dalla vigna al bicchiere.


F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 27 agosto 2018

Valtidone Wine Fest - Un evento enoico per scoprire l'Ortrugo e i vini piacentini

Per me che amo viaggiare per cantine attraversando tutti gli areali vitivinicoli italiani questo periodo è un po' particolare, in quanto la maggior parte dei vignaioli si sta preparando per la vendemmia o è gia alle prese con essa.
Ecco perché, per quanto la stagione degli eventi enoici italiani ancora non sia ufficialmente iniziata, sto cercando di partecipare a quelle manifestazioni che, sin troppo spesso, vengono “snobbate” dalla stampa specializzata, dai degustatori professionisti e dagli addetti ai lavori, per tornare un po' più a contatto con chi il vino lo vive anche come un'occasione di festa, convivio e, soprattutto, come una riscoperta delle proprie origini e tradizioni.
valtidone wine fest borgonovo
Uno degli eventi ai quali prenderò sicuramente parte è il Valtidone Wine Fest, giunto ormai alla sua nona edizione. Si tratta della più grande rassegna del vino piacentino e si articola in 4 weekend con quattro tappe differenti, al fine di mostrare nella maniera più ampia e dinamica possibile la bellezza di questo territorio e le sue peculiarità enogastronomiche, mettendo al centro di tutto i vini prodotti principalmente dai varietali autoctoni: Ortrugo, Malvasia, Barbera e Croatina (questi ultimi utilizzati per la produzione di Gutturnio una delle prime DOC italiane).
Ecco le quattro tappe nei quattro differenti comuni ospitanti: 
2 settembre – Borgonovo Val Tidone;
9 settembre – Ziano Piacentino;
16 settembre – Alta Val Tidone;
23 settembre – Pianello Val Tidone.

Personalmente, ho deciso di partecipare alla tappa d'apertura, cogliendo l'occasione per tornare in un areale dal quale latito da qualche annetto e per dedicare l'attenzione che merita all'Ortrugo, varietale che era stato erroneamente confinato a uva da taglio, finché, a metà degli anni '70, una famiglia del territorio piacentino, fece una selezione massale da vecchie viti di proprietà propagando questo vitigno allo scopo di trarne un Ortrugo vinificato in purezza. E' proprio in quegli anni che hanno i natali due nuovi cloni, grazie alla collaborazione con l’Università di Piacenza, che sono stati poi reimpiantati a partire dagli anni Ottanta, un po’ in tutto il territorio.
E' così che l'Ortrugo, annata dopo annata, vendemmia dopo vendemmia, diviene il vitigno più coltivato in questo areale, surclassando le altre varietà e scampando all'estinzione che poteva essere causata dal boom di impianti di Malvasia di Candia Aromatica e di internazionali (Chardonnay e Riesling in particolare).

Se coltivate in terreni poveri, meglio se collinari, le viti di Ortrugo riescono a trovare il loro equilibrio ideale fra vigore e maturazione, fra quantità e qualità, dando la possibilità a chi lo produce di interpretarlo in maniera molto duttile.
Inizialmente, un po' come da tradizione di queste zone, veniva prodotto solo nelle tipologie frizzante o spumante, ma negli ultimi anni sono sempre di più le cantine che hanno optato, anche, per la versione ferma che esalta le potenzialità di questo varietale nell'esprimere un gusto secco, fresco e minerale in linea con i palati odierni.

E' proprio per assaggiare l'Ortrugo e per confrontarmi direttamente con i produttori che credono in questo vitigno autoctono, che domenica 2 settembre sarò Borgonovo Val Tidone. 
evento vino borgonovo val tidone

Inutile dirvi che spero di trovare molti di voi per un confronto intorno a questo vitigno e ai vini con esso prodotti che sono parte integrante della storia e della cultura di questi luoghi sin troppo spesso messi in secondo piano.

Ho sempre pensato che il mio compito fosse quello di toccare con mano ogni tipo di realtà e di visitare ogni contesto vitivinicolo, al fine di condividerne le mie impressioni con voi e di poter ampliare la mia esperienza enoica senza pregiudizi e senza seguire solo nomi, mode o tendenze e questa è una di quelle occasioni in cui confido di trovare spunti interessanti per parlare di una zona che sta dimostrando di poter dare tanto e di poter esprimere molto della sua identità attraverso questo vitigno e questo vino che sono riusciti ad attraversare indenni il tempo, nonostante le difficoltà.

Ecco l'elenco delle cantine presenti nella tappa di Borgonovo:
Cantina Valtidone 
Cantina Vicobarone 
Santa Giustina
Tenuta Pernice
Molinelli Vini
Badenchini 
Vitivinicola Rossi Terre di Cuccagna 
Aziende Vitivinicola Davide Valla
Azienda Vitivinicola Mossi
Fratelli Braghieri
Azienda Vitivinicola Araldi
Cantine Bacchini
Azienda Vitivinicola Marasi
Azienda Vitivinicola Malvicini
Azienda Vitivinicola Genesi
Aziende Vitivinicola La Pioppa
Blengio Alessandra 
Azienda Vitivinicola Oddi

In questo sito troverete tutte le info sulla manifestazione -> www.valtidonewinefest.it

girls wine
Ci vediamo a Borgonovo per il Valtidone Wine Fest!


F.S.R.

#WineIsSharing

giovedì 23 agosto 2018

Una vita dedicata al vino, un vino dedicato a chi gli ha dato la vita - A Carisio di Maurizio Menichetti (Caino)

Che il mondo del vino e quello del cibo fossero legati imprescindibilmente non è mai stato in dubbio, ma come accade per ogni legame esistono vari step, vari strati, vari livelli di contatto e di intersezione.
Il legame di cui vi parlerò oggi rappresenta uno di quei rarissimi casi in cui praticamente ogni livello della connessione fra vino, cibo e uomo è stato toccato.
La storia è quella di Maurizio Menichetti, storico Patron del Ristorante bistellato “Da Caino”, ora gestito da suo figlio Andrea, impeccabile in sala, e da sua moglie Valeria Piccini, Chef che trasforma la semplicità in genialità senza tempo.
Molti di voi conosceranno Maurizio come “Caino”, soprannome ereditato da suo padre Carisio che oltre a questo lascito gli ha trasmesso la smisurata passione per il vino che lo ha portato, negli anni, a costruire una delle più fornite e ricercate cantine italiane.
Una cantina con un'anima, che va oltre le pareti spesse delle grotte sotterranee che la ospitano, intrisa di viaggi, storie, assaggi e di una cultura enoica fatta sul campo di vigna in vigna, di cantina in cantina.
vini di maurizio menichetti caino
E' un piacere ascoltare Maurizio parlare dei suoi viaggi in areali vitivinicoli oggi noti ma che in tempi non sospetti non vantavano di certo l'odierno appeal! Eppure, Maurizio non si è mai accontentato dei grandi nomi, non ha mai imboccato le strade più semplici, perché non c'è più grande soddisfazione di scoprire realtà allora nuove, di conoscere vignaioli ancora sconosciuti con i quali confrontarsi in maniera aperta, senza mezzi termini. Sì, perché “Caino” è così, è un uomo d'altri tempi ma con una mente sempre un passo avanti, che ha assaggiato e selezionato vini dalle botti di quelli che oggi, per chi come me ha solo qualche manciata di vendemmie alle spalle, sono veri e propri miti, ma che all'epoca erano nulla più e nulla meno che vignaioli in cerca del proprio posto all'interno del mare magnum enoico italiano e mondiale.
cantina ristorante da caino maurizio menichetti
Quando conoscenza, esperienza e palato incontrano la schiettezza e la sincerità diventa puro godimento confrontarsi sul passato, sul presente e sul futuro del vino e io non potevo di certo farmi scappare questa occasione! Un'occasione che si è trasformata in una sorpresa, in quanto ho avuto modo di approfondire la conoscenza di Maurizio, non solo come grande conoscitore e cultore del vino, ma anche come produttore.
E' stato proprio durante una piacevolissima cena presso lo storico ristorante di famiglia a Montemerano che mi sono ritrovato nel calice uno dei suoi due vini “A Carisio”, dedicati a quel padre che da sempre coltivava la vigna e produceva vino per quella rivendita che in paese era considerata, senza tema di smentita, la migliore!
Anche per questo Maurizio ha scelto come suo “buen retiro” la vigna nel vero senso della parola, andando a vivere immerso nel suo mezzo ettaro di vigneto, che guarda dal basso la suggestiva "skyline medievale" del Borgo di Montemerano e che fa da “cortile” alla sua abitazione, unitamente ad alcuni bellissimi olivi dai quali produce un olio a dir poco straordinario. Una terra che Maurizio conosce bene e della quale si sente parte integrante, perché era proprio qui che da bambino passava il suo tempo iniziando a lavorare i campi come trattorista già a 12 anni.
Ma torniamo alla cena, durante la quale fui folgorato dall'equilibrio e dalla freschezza dell'A Carisio Bianco in un'annata complessa come la 2017. Un vino così intrigante da spingere la mia curiosità a voler approfondire il percorso di avvicinamento a questo risultato e, magari, ad assaggiare anche il secondo vino prodotto da Maurizio.
Di certo non era quella la miglior situazione per affrontare una degustazione verticale di due referenze, dato che i piatti di Valeria e la sana convivialità fungevano da meravigliosi deterrenti per ogni approccio troppo attento e concentrato al vino, che quella sera è stato un precursore splendido di chiacchiere, aneddoti e battute (come sempre dovrebbe essere!).
ristorante due stelle michelin da caino montemerano
Ecco perché non ci ho pensato un solo istante ad accogliere l'invito di Maurizio a tornare a Montemerano di lì a poco, per sederci in tutta tranquillità e condividere un'inconsueta (date le pochissime bottiglie prodotte) verticale dei suoi due vini.
A me capita, spesso, di passare il Ferragosto immerso tra vigna e vino, in quello che è un po' il mio habitat naturale, un habitat che ha contorni definiti ma peculiarità differenti in base alle persone con cui lo condividi. Eppure, questa volta è stato diverso!
Sì, perché, dopo anni di viaggi, assaggi e confronti, può capitare di trovarsi in situazioni che ti sembra di aver già vissuto e di assaggiare vini con persone che da te si aspettano un mero commento, ti scrutano come in attesa di un veto che non è altro che l'impressione istantanea che quel vino può dare. Mentre, in questa occasione, dall'altra parte non avevo solo un produttore di vino, bensì un grande appassionato, un assaggiatore di lungo corso, che ho sempre stimato e con il quale sarebbe stato un piacere e un onore confrontarmi apertamente, ancor più sui suoi vini, per crescere e per comprendere se le mie impressioni riguardo un comun denominatore dei nostri palati fossero veritiere o meno. Un esempio per chi, come me, da anni viaggia alla ricerca di realtà da scoprire, di vini che mi stupiscano, di storie da raccontare e di emozioni da condividere.
verticale vino a carisio caino maurizio menichetti
Si da il via alle danze: Maurizio prende le annate a sua disposizione dell'A Carisio Bianco (2014-2015-2016-2017) e inizia a servirle dandomi qualche dettaglio sulle uve utilizzate e sulla metodologia di vinificazione e mi rendo subito conto che mi sarei ritrovato ad assaggiare una storia, non un vino nelle sue espressioni di diverse annate. La storia di un vino che è frutto dell'esperienza di Maurizio, che predilige il territorio al varietale, che cerca l'equilibrio in base all'andamento stagionale attraverso blend decisi di vendemmia in vendemmia al fine di portare in bottiglia un vino fresco, dinamico, ma con buona struttura glicerica e minerale, capace di garantire una buona agilità di beva sin dal principio ma al contempo di evolvere in vetro quanto basti a raggiungere complessità ed eleganza non comuni.
E' per questo che la percentuale di Sauvignon e di Trebbiano Procanico variano nei quattro vini assaggiati e che in alcuni casi intervengono piccoli saldi di uve (l'Ansonica ad esempio) che in quella specifica annata Maurizio ha reputato idonee a completare l'armonia del proprio vino.
Non starò qui a descrivervi annata per annata (per altro tutte molto espressive e interessanti), perché sarebbe riduttivo, per un vino che va valutato per il suo percorso di crescita e per lo stato dell'arte, raggiunto con la 2017 con un bilanciamento impeccabile fra l'aromaticità del Sauvignon, mai eccessiva e già giocata molto sulla freschezza di frutto e sulle finezze floreali e balsamiche, e la linearità strutturale e minerale del Procanico che distende un sorso per nulla scarno e molto profondo. La sapidità finale da inerzia ad un bianco atipico per una 2017, per la sua spiccata acidità e l'armonia di maturazione che si palesa ad ogni sorso. Sarà divertente riassaggiarlo tra qualche anno, sempre che ne resti qualcuna delle poche centinaia di bottiglie prodotte.
L'integrità, agevolata dall'assenza di legno sia in fermentazione che in affinamento, e l'identità territoriale che rende onore ad una Maremma dal potenziale bianchista molto più alto di quanto si pensi, fanno dell'A Carisio Bianco un vino davvero nelle mie corde.

Se del bianco di Maurizio avevo già avuto un trailer durante la cena “Da Caino”, dell'A Carisio Rosso (Sangiovese, Malvasia Nera e saldi di altre uve) avevo solo sentito parlare, quindi il nostro primo incontro è stato proprio in quell'occasione.
Due annate diverse la 2013 e la 2014: nella prima è evidente l'equilibrio fra struttura e acidità, il frutto è ancora nitido, la terziarizzazione è ancora in piena fase evolutiva, mentre il sorso è avvolgente, con buono slancio e il tannino del Sangiovese è netto, fitto e ben dosato tanto da non fornire alcun ostacolo alla beva che viene impreziosita dal nobile finale ferrugginoso; la seconda è l'espressione di un'annata difficile nella quale il manico e scelte oculate potevano fare la differenza! E' palese che la scelta di Maurizio sia stata quella di agevolare le finezze sia al naso che al sorso, senza cercare forzatamente una struttura non propria dell'annata, ma mantenendo altresì un buon bilanciamento fra corpo e freschezza.

Non vi nego che per quel che ho imparato e vissuto in questi due lustri di full immersion enoica, girando da solo l'Italia e il mondo in lungo e in largo, in questa occasione avrei potuto persino evitare di condividere con voi le mie personali impressioni sui vini di Maurizio Menichetti, perché non ho avuto solo l'occasione di assaggiarli, bensì li ho vissuti! E quando vivi un vino, quando hai modo di apprezzare la storia sua e di chi lo ha voluto e prodotto, subentrano valori che vanno oltre i meri descrittori organolettici e trascendono la pura tecnica.
È stato davvero interessante poter assaggiare vini frutto di una vita dedicata al vino, di migliaia di assaggi e di altrettanti confronti con produttori, enologi e vignaioli di tutta Italia e non solo... vini frutto di un percorso di vino e di vita e non di un mero vezzo che parlano di un legame viscerale fra l'uomo e la terra che solo il vino riesce a tradurre in maniera così intensa e dettagliata.

Ah, dimenticavo... alla fine della degustazione ho capito che, nonostante la mia esperienza sia decisamente minore e nonostante io e Maurizio abbiamo iniziato a viaggiare, assaggiare e "bere vino" in ere enologiche differenti, le strade dei nostri palati si congiungono in quel crocevia chiamato semplicità, dove l'arte del togliere per dar forma all'eleganza più nitida e luminosa, proprio come avviene per gli scultori, vale molto di più dell'arte di saper costruire vini che, per quanto privi di imperfezioni tecniche, a lungo andare annoiano tendendo all'omologazione.

"Di tutte le cose, la semplicità è la più difficile da copiare." (Richard Steele)

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 20 agosto 2018

Il Vino non è politica... è lavoro e come tale andrebbe trattato!

Ormai è da un po' che gravito attorno al mondo del vino cercando di atterrare, sin dal principio, il più vicino possibile a ciò che sento nelle mie corde, ma non sempre è stato facile e so per certo che mai lo sarà! Forse è proprio per questo che l'enosfera non annoia mai con le sue infinite sfaccettature, ognuna di esse osservabile ed interpretabile a sua volta da punti di vista differenti.
Eppure, c'è una cosa che in questi anni mi ha sempre tenuto lontano da certi contesti e alterato per certi versi: le continue diatribe.
vino politica diatribe
Sembra quasi che il mondo del vino non possa e non sappia sopravvivere senza continui scossoni critici e dialettici e forse è davvero un po' così... o forse è la comunicazione enoica a non saper più dove andare a parare per fare un po' di facile audience!
Non sarebbe poi così strano, dato che i quotidiani nazionali cercano ogni giorno di propinarci nel più breve tempo possibile notizie scarne e deviate, spesso volutamente fuorvianti, al fine di ottenere più click, più like, più sharing e, quindi, più introiti della pubblicità online o più notorietà indotta dall'ormai sdoganatissimo teorema del Dio Social “basta che se ne parli”.
Chi ha avuto modo di conoscermi, in questi anni in giro per l'Italia e per il mondo, sa quanto le sterili diatribe, la forzosa faziosità e la mera critica non facciano per me ma, come mi ha detto qualche giorno fa un uomo molto più saggio di me, “il silenzio è d'oro quando bisogna ascolta, ma la parola è di platino quando è ora di parlare”!
Ecco perché a ridosso dell'ennesima vendemmia, mi ritrovo qui a scrivere del "conclamato nulla" che diventa "ineluttabile tutto", della volontà di pochi che sposta masse che tanti non muoverebbero di un sol centimetro. Prendiamo l'ormai annosa diatriba fra vignaioli convenzionali e vignaioli naturali: voi credete davvero che siano i vignaioli ad alimentarla? Ormai fra chi fa vino sono più problematiche e veritiere le lotte intestine, votate alla maggior correttezza e alla più nitida sincerità che quelle legate al lavoro altrui o alle filosofie enoiche di chi fa vino in maniera differente. Alla maggior parte dei vignaioli che incontro – forse sono fortunato, forse sono bravo a scegliere, ma la legge dei grandi numeri mi dice che la verità non è molto lontana da ciò che ho vissuto in prima persona! – non interessa altro che fare vino a modo proprio, secondo la propria concezione enoica e secondo i propri principi in vigna e in cantina. Ecco perché demonizzare la figura dell'enologo è tanto sbagliato quanto affidarsi alla chimica di sintesi in vigna e in cantina se si vuole produrre vino di qualità con una forte identità varietale e/o territoriale; ecco perché pensare che si possa fare biologico ovunque, specie in annate come queste, è quanto meno difficile e dovrebbe stimolare un dibattito più costruttivo e non esclusivo, distruttivo e limitante;ecco perché cercare a tutti i costi di dividere il vino in vini verticali e orizzontali, in una sorta di cruciverba in cui qualcuno vorrebbe farci credere ci siano solo 2 parole, monotone e omologanti, mentre di parole ce ne sono infinite e le più interessanti, "divertenti" e difficili da scovare sono quelle scritte in obliquo.
parole crociate vino
Potrei andare avanti per ore, ma il mio intento non è scoperchiare il vaso di Pandora, ma stappare bottiglie di vino e, ancor più, riportare l'attenzione sulla vigna e sui vignaioli perché a chi fa vino – e lo fa davvero! - queste diatribe ledono, e fanno solo perdere tempo! Qualcuno sarà bravo a cavalcarle per un po', qualcuno ne farà la propria personale crociata, ma nel mezzo c'è una miriade di donne e di uomini che lavorano per produrre, ogni anno, ciò che ci da qualcosa di cui parlare, di cui scrivere, di cui riempirci bocca, mente e cuore.
Sono quelli i vignaioli che sanno che non si parte con l'idea di fare un vino più magro, esile e acido o, viceversa, più strutturato, grasso e alcolico se si vuole rispettare il prodotto di una determinata annata. Qualsiasi enologo, qualsiasi agronomo che abbia un minimo di competenza e di sensibilità si è accorto di quanto sia sempre più difficile gestire le vendemmie in maniera mirata, avendo anche solo una vaga idea di ciò che sarà, perché se "non ci sono più le mezze stagioni", fidatevi, non si son più neanche i PH di un tempo e questo perché – che lo vogliamo o no! - il clima è cambiato e la congruenza anche solo accennata che poteva esserci in passato fra maturazione tecnologica e fenolica è, ormai, quasi impossibile. Lo dimostra l'annata 2017 in cui, in molti casi, il rapporto fra zuccheri e acidi negli acini dava risultati che inducevano alla raccolta con molte settimane di anticipo rispetto alla consuetudine (anche per un'annata calda e siccitosa), ma bucce e vinaccioli erano ancora immaturi e questo ha portato a difficoltà notevoli per molti. Molte delle pratiche consuete fino a pochi lustri fa, si stanno adattando o stanno cambiando, con non poche ansie per chi fa vino da anni ma anche per chi ha iniziato da poco e ha già vissuto annate “eccezionali” - in negativo - per le loro peculiarità. Ma queste sono storie che non interessano a nessuno... meglio sparare a zero su questo o quel vino e limitare tutto al "buono e cattivo". Il vino non può essere ridotto a quella soluzione idroalcolica formata da sostanze contenute negli acini d'uva e da quelle prodotte dalla fermentazione del mosto e delle vinacce e non può essere solo un'etichetta, una certificazione, uno stile! Perché è questo e tanto altro e se il cliente finale, l'avventore occasionale, l'appassionato disinteressato non sono tenuti necessariamente a comprendere ciò che c'è dietro ad una bottiglia chi comunica dovrebbe essere obbligato a tenerne conto, perché troppe volte ci si dimentica di quanta fatica, incertezza e investimento ci sia dietro quelle meravigliose vigne in cui noi camminiamo per diletto, ma qualcuno macina km, sulle proprie gambe o sul trattore, per far portare a casa la "pagnotta" di annata in annata.
grandinate vigna
Eppure si alimentano le diatribe, quando ciò che andrebbe portato alla luce di tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori è quanto sia cresciuta in maniera esponenziale la sostenibilità delle nostre vigne e delle nostre cantine e quanto in molti si stiano adoperando per eliminare tutto ciò che è superfluo barattando la chimica con l'esperienza e la competenza tecnica.

E quando si parla di sottrazione (almeno per il sottoscritto) si deve partire dalla vigna con un rinnovato rispetto e la sincera volontà di lasciare a chi verrà una terra ancora sana, viva e capace di infondere la propria identità in quel meraviglioso tramite tra terra e uomo che è la vite e non dalla cantina cercando di scarnificare e alleggerire vini che rischierebbero di divenire un assurdo, una contraddizione in termini dati i cambiamenti climatici che di certo non agevolano la produzione di vini esili, ma tutt'altro! Ecco perché il problema non sono i vini "verticali", i vini acidi e minerali (per quanto possano essere abusati questi termini) laddove siano in grado di rispecchiare un varietale, un territorio e una maggior identità, ma dovrebbero essere i vini controsenso: quelli prodotti forzatamente che prescindono l'annata come lo erano negli anni '80 e '90 i "marmellatoni", "ciccioni", "barricconi" e come rischiano di esserlo oggi da un lato i "puzzoni radical-chic", i macerati ad oltranza senza senno né oculatezza e quelli che io chiamo scherzosamente "esili-ati", ovvero vini così esili da sembrare non essere passati per il palato ma esser stati esiliati direttamente al "gargarozzo".  
(Non vi nego che tra i due, comunque preferisco questo momento storico alla precedente era-enoica, ma che il vino che vorrei sempre ritrovarmi nel calice è frutto dell'armonia di ogni sua componente e in particolare del bilanciamento fra struttura e acidità, se poi vanta anche slancio e una buona agilità di beva, un bel finale minerale pur mantenendo forza, lunghezza e tenacia nel tempo ben venga! Ma non si può avere tutto dalla vita! :-p)

Eppure non è né facendo di tutti i vini un fascio né criticando o cercando di screditare questi estremi che si fa del bene al vino in Italia, bensì è cercando di far comprendere quanto sia difficile, oggi, trovare equilibri acido-strutturali, con gradazioni ottimali, nonché eleganza, finezza, per non parlare del rischio di portarsi a casa tannini strappati, sabbiosi, verdi anche in annate calde che indurrebbero a pensare che l'unica cosa "facile" da ottenere possa essere la maturazione. Il focus, oggi, dovrebbe essere proprio su quanto siano cambianti i vini e quanto sia più complesso oggi produrre vini in linea con un palato globale che - per fortuna! - ha visto evolvere la propria curva gustativa verso spettri organolettici più equilibrati, capaci di esprimere una maggior identità varietale e territoriale senza un'incidenza troppo marcata di affinamento e uomo. Trovare equilibri, armonie con annate così differenti e estreme che si ripercuotono anche sulle successive, non è di certo come prendere uve surmature e farne un mosto da dimenticare per anni in barrique nuove nella speranza che il legno amalgamasse, ammorbidisse ed omologasse il tutto!
Anche nei legni oggi c'è ancor più necessità di ricercare, di informarsi e di fare quello che i cugini d'Oltralpe hanno sempre fatto e che, probabilmente, ha permesso loro di essere sempre un passo avanti in termini di affinamento ed incidenza dello stesso sul vino.
Lo stesso vale per i tappi, con chiusure naturali o alternative sempre più efficaci e rispettose di ciò che andranno a preservare.
Il tutto con l'esigenza di fare vini più puliti in maniera meno "interventista", preferibilmente privi di difetti sin dal primo naso e senza residuo zuccherino. "Ve pare facile!!!"

Battute a parte, tutto deve partire dalla consapevolezza del lavoro in vigna e dal rispetto da parte di chi fa vino nei riguardi del proprio habitat e dell'habitat delle proprie viti-operaie, e da parte nostra - che godiamo del prodotto di quelle vigne bevendolo, assaggiandolo, scrivendone o semplicemente pubblicandone una foto su un social - nei confronti di chi quel vino lo fa. Non guasterebbe neanche un po' più di rispetto intestino alle varie categorie (vignaioli, comunicatori, addetti ai lavori e appassionati), ma un po' di pepe fa parte del gioco e lo capisco.

Proprio per questo, lungi da me criticare chi vuole perpetrare la propria idea comunicativa e chi da anni ha valutato solo il vino, vedendolo come quello che effettivamente può essere per il mercato e per la maggior parte di chi ne usufruisce, ovvero un mero prodotto enologico con caratteristiche organolettiche più o meno adeguate al proprio gusto e peculiarità tecniche più o meno obiettivamente azzeccate... ma per me è impossibile prescindere da tutto ciò di cui sopra e sempre lo sarà, perché relegare tutto a numeri, prezzi, filosofie, fazioni e descrittori sarebbe come valutare un taglio di Fontana senza sapere cosa "c'è dietro" o un monocromo di Manzoni per quello che è fisicamente e non per quello che rappresenta nella sua essenza.
Poi, sapete cosa? I vignaioli – quelli che se ne fottono delle diatribe – lavorano per produrre ciò che può dar loro da vivere e, nella maggior parte dei casi, per far ottenere questo devono lavorare per produrre il meglio, in ogni annata!
I vignaioli – quelli sinceri – sanno che in un'annata come questa chi fa bio o chi è biodinamico è dovuto entrare in vigna con quantitativi di rame e zolfo importanti, tanto da far rimpiangere a qualcuno i sistemici ma soprattutto sanno che quest'anno non è stata un'annata difficile solo per le piogge primaverili e per gli acquazzoni e le grandinate estive (in molti areali italiani), bensì lo è stata perché la pianta non dimentica la sofferenza e lo squilibrio dell'anno scorso, non dimentica le “ferite” inferte dalle gelata di aprile, non dimentica lo stress idrico e non dimentica gli errori di chi ha male interpretato il decorso di certe dinamiche difficilmente già affrontate in passato.

I vignaioli devono affrontare questo e molto altro e lo fanno (il più delle volte!) con cognizione di causa e (ancor più spesso) con coraggio e dedizione e non hanno bisogno di diatribe, non hanno bisogno di faziosità. Perché?! Perché i vignaioli non sono politici! Le fazioni non esistono per loro volere, ma per il volere di chi comunica e di qualche leone da tastiera che per anni ha seminato vento senza raccogliere la tempesta che avrebbe meritato, mentre quella tempesta, magari, si abbatteva sui vigneti e sul lavoro di alcuni vignaioli come una scure.

Io sono stanco di ritrovarmi a leggere file e file di articoli, post e commenti in cui l'equilibrio è bannato, bandito, escluso a priori perché non fa audience! Voi no?! Tutto per far godere quei pochi che in questo marasma deviato e fuorviante ci sguazzano! Gli stessi che creano gruppi ad hoc sui social per poter massacrare il lavoro altrui senza il minimo rispetto perché, ormai, tutti si sentono autorizzati a sputare sentenze e a fare male... tanto sono solo parole su di uno schermo, scritte da dietro ad un schermo, ma che da quello stesso schermo possono raggiungere un'infinità di persone e creare scompensi, illusioni e far passare mezze verità per assunti assoluti e menzogne per dogmi. Certe persone parlano per i produttori, si arrogano il diritto di citare vignaioli ed episodi di vita e di vino tirando in ballo (spesso) persone che non hanno nulla a che fare con quelle diatribe e che si guarderebbero bene dal manifestare pensieri tanto taglienti e ficcanti quanto superficiali e lacunosi. Perché chi fa vino... chi fa vino per davvero... preferisce versarti il vino nel calice e parlarti guardandoti negli occhi della propria idea di vino senza dover coinvolgere altri "colleghi" utilizzando futili paragoni tesi a screditarne l'operato o il pensiero e ancor meno cercherà di inculcare il diktat del vino perfetto, perché fondamentalmente lui/lei fa solo il proprio lavoro e cerca di farlo nel migliore dei modi possibile... quello che per lui/lei è il migliore dei modi possibile!
Ciò che di bello c'è oggi nel mondo del Vino è proprio l'assenza di omologazione (per quanto qualcuno sostenga il contrario e per quanto in certi ambiti di certo l'andazzo possa sembrare proprio quello) e la facilità di accesso a vini radicalmente differenti. In parole povere "ce n'è abbondantemente per tutti i gusti!" quindi che ognuno faccia il vino che senta più nelle proprie corde e che ognuno scelga di bere, di comunicare e di apprezzare ciò che vuole senza automaticamente fare opposizione a tutto il resto. Perché non ha senso! Avrebbe molto più senso opporsi a certe pratiche agronomiche superate e dannose e a qualche operazione commerciale poco chiara, ma non a vini di una "razza" e vini di un'altra "razza".

Il vignaiolo/produttore rispettoso, al massimo, indurrà in voi qualche dubbio com'è lecito che sia! Perché è dal dubbio che si può iniziare ad incamminarsi in un percorso di scoperta, di crescita e di miglioramento! Ma non getterà mai merda su un altro produttore (per quanto siamo umani e possa nutrire remore o addirittura provare astio nei confronti di qualcuno) perché sa che dietro alle sue bottiglie tanto quanto alle proprie c'è un lavoro in cui la conoscenza, l'attenzione, la pazienza e gli investimenti non bastano (aiutano, questo è certo, ma non bastano!) perché basta che il cielo si incazzi e "tutto" può essere vanificato e rimandato di 12 mesi.
grappoli grandine
Io giro l'Italia costantemente e, da anni, ormai organizzo incontri e confronti fra vignaioli e produttori di quelle che per molti sono fazioni differenti, ma che per me sono solo espressioni diverse dello stesso lavoro. Sì, il LAVORO! Sin troppo spesso ci dimentichiamo che fare vino è un lavoro e non un gioco, non un modo per aizzare le masse o per dettare mode.
Chi fa vino sa che il cambiamento verso una maggior sostenibilità è inevitabile e non è più solo una speranza; chi fa vino sa che i problemi veri non sono le lotte fra Vinnaturisti e Convenzionali, ma è raggiungere un equilibrio sostenibile che permetta ad ognuno di lavorare nella maniera più rispettosa possibile ovunque, almeno in Italia, partendo (ad esempio) dall'eliminazione del diserbo ed evitando di annullare la biodiversità con li disboscamento e l'impianto selvaggio che sono stati effettuati in un passato non troppo distante; chi fa vino sa che ognuno oggi può avere il suo spazio, può far parlare il proprio vino e la propria realtà portando avanti il proprio approccio e la propria personalità.

Il mio timore è che noi italiani, tanto abili a vestire i panni degli allenatori quando gioca la nazionale, dei cuochi quando guardiamo una puntata di MasterChef o c'è da criticare un piatto al ristorante e, soprattutto, tutti politici quando c'è da avercela con qualcuno al governo (come direbbe A. Albanese:- Spessamente, qualunquemente e giustamente a ragion veduta!) grazie al web e ai social stiamo riducendo anche il vino a semplice argomento generico sul quale sparare a zero senza remore e dire la propria senza cognizione di causa e questo è un peccato! Perché i social potevano e possono ancora essere uno strumento per rendere il mondo del vino meno elitario e più "democratico" ma facendolo conoscere, attraverso una maggior facilità di accesso alle informazioni e un contatto diretto con quello che è il lavoro dei produttori e dei vignaioli.

Ma, dopotutto, ormai ci curiamo fidandoci più di Google che del nostro medico e crediamo più alle Bufale che alle notizie verificate perché "troppo vere per essere vere" e perdiamo tempo a condividere catene e stronzate di ogni genere - scusate il francesismo - dopo terremoti, alluvioni e ponti che crollano, quindi il vino è l'ultimo dei nostri problemi! Purtroppo a vacillare e crollare sono ormai anche i nostri valori e di questo sembriamo non volercene accorgere.

Potrei andare ancora avanti all'infinito ma non voglio tediarvi oltre! Concludo solo suggerendo a chi ama davvero il vino di distaccarsi da certe diatribe e di andare a conoscere "certe" realtà senza pregiudizi, né da un lato né dall'altro, valutando con la propria capacità di discernere e secondo la propria esperienza i "perché" e i "per come" di ogni scelta, cercando poi di ritrovare quelle scelte nel vino da esse prodotto. Fotografate mentalmente le difficoltà, gli acini distrutti dalla grandine, il volto di un vignaiolo seduto a tavola di fronte a voi, apparentemente in pieno relax conviviale, mentre un tuono interrompe la vostra chiacchierata e lo sguardo si volge al cielo, mentre le mani si congiungono in segno di preghiera; ricordate quei grappoli turgidi, pieni, quasi pronti per la raccolta visti poco prima del tramonto, non esserci più la mattina seguente, decimati dai cinghiali; tenete bene a mente le parole di chi vi racconterà che non è tutto rose e fiori e che fare vino rende ricca economicamente solo una piccolissima percentuale di produttori in Italia, ma nonostante questo è l'unica cosa che, chi vi dirà queste parole, può, sa e vuole fare nella sua vita e della sua vita! 

Poi fate vobis... questo è solo un piccolo sfogo di un piccolo uomo che nel suo piccolissimo ha avuto tanto più di quanto ha dato al vino ma al contempo vorrebbe continuare a dare facendo appassionare e riflettere voi che leggete, viaggiate, guardate, assaggiate e... bevete il prodotto di questo meraviglioso mondo giorno dopo giorno, con rispetto e positività.



F.S.R.
(Il Moralizzatore mi spiccia casa! 😜)
#WineIsSharing

venerdì 17 agosto 2018

Cantina Colognola a Cingoli - Prima tappa del viaggio alla scoperta del Verdicchio di "casa mia"

Quella di oggi è la prima di due tappe attraverso le quali vi accompagnerò per scoprire altrettante realtà vitivinicole che, ormai, da diversi anni stanno dando lustro al luogo dove sono nato e cresciuto: Cingoli.
Capita spesso che mi venga chiesto il perché del mio amore spassionato per il mondo del vino e, ogni volta, mi piace partire da quella che è stata casa mia per tanti anni e che, in realtà, ovunque io mi trovi, non smetterà mai di esserlo. Sì, perché è proprio in queste campagne in cui l'occhio si perde affacciandosi da quello che viene chiamato “Balcone delle Marche” - ovvero le mura della cinta muraria (in latino “Cingolum”) che circondano il centro storico della città di Cingoli – che mi sono avvicinato alla vigna ancor prima che al vino, dapprima entrando per gioco da bambino a “rubare” qualche acino d'uva matura a ridosso della vendemmia – facevo meno danni dei cinghiali, fidatevi! - e poi andando a studiare o, semplicemente, a leggermi un libro steso in mezzo ai vigneti, perché già all'epoca trovavo quel luogo fonte inesauribile di serenità per me.
E' proprio in quelle campagne che, oggi, sorgono alcune delle realtà che negli ultimi anni mi hanno colpito di più per qualità dei vini prodotti e rispetto del territorio. 

Quella di cui vi parlerò oggi è la Cantina Colognola – Tenuta Musone, fondata nel 2002 e acquistata da Walter Darini intorno al 2010, che provvederà alla sua completa ristrutturazione e ad avviare un progetto di viticoltura sostenibile in un territorio di rara bellezza e vocazione grazie alle proprie caratteristiche pedoclimatiche: siamo a Cològnola, nel comune di Cingoli, a 360 mt slm, affacciati su di una valle che arriva a scoprire il Monte Conero, con terreni prevalentemente ricchi di calcare attivo e forti escursioni termiche giorno-notte.
vendemmia colognola verdicchio cingoli
L’azienda, oggi, è a conduzione familiare, e vede coinvolti Walter Darini, sua figlia Serena Darini e suo marito Matteo Bordoni, oltre all'enologo interno Gabriele Villani e all'impiegata Roberta Nardi, che conosco dai tempi delle elementari. Per quanto riguarda vigneti e produzione è tanto bello quanto raro vedere che a lavorare per l'azienda siano persone cresciute in zona che collaborano con la cantina sin dal principio. 
Ovviamente, il Verdicchio ricopre quasi la totalità dei 25 ha di vigna che circondano l'azienda con altitudini che variano dai 360 ai 400 metri slm, una piccola parte è, invece, destinata al Montepulciano dal quale vengono prodotti i rossi e il rosato.
Tutta la produzione deriva dalle sole uve dei vigneti aziendali condotti in regime biologico e tutti i vini prodotti sono frutto di vinificazioni in purezza.

vigneti bio verdicchio colognola
Detto questo, per me che sono nato e cresciuto in queste terre è bellissimo poter appurare una crescita così ponderata e rispettosa di un'azienda che seguo sin dalle prime bottiglie prodotte, ma come accade nella vita e nei rapporti interpersonali in particolare, sono proprio le situazioni in cui si tiene di più a qualcosa o a qualcuno che le pretese aumentano e lo spirito critico si fa più attento. E' per questo che, nonostante siano anni che frequento le vigne e la cantina della Tenuta Musone, solo dopo l'ultimo confronto con Serena e Matteo, nonché con i loro vini, ho deciso di portarvi con me in questo viaggio verso casa. 
Un viaggio che parte dai profumi e dai sapori del Verdicchio a me così familiari, per volgere ai colori di un tramonto dalle varie tonalità di rosso e di rosa che sa di Montepulciano. 
Come già accennato poc'anzi, non poteva che essere il Verdicchio il vitigno principe dei vigneti della tenuta e, quindi, della produzione della Cantina Colognola che negli ultimi anni si è cimentata con successo non solo nelle vinificazioni ferme ma anche nella spumantizzazione metodo classico.
E' proprio dai due metodo classico dell'azienda che partirò:

Musa Brut Metodo Classico 2016 - Cantina Colognola - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC: questo vino è frutto della volontà di Serena e del resto dell'azienda di portare nei calici il lato più fresco, agile e dinamico del Verdicchio, privilegiando la bevibilità alla complessità ma senza tralasciare la precisione e la nitidezza dei profumi e del varietale che emergono ancor più integri grazie alla minima incidenza dei lieviti.

Un Brut che non risente affatto del residuo, in quanto la sferzante acidità, il suo finale leggermente amaricante e la netta sapidità che in molti casi riesce a mostrare trovano nella lieve morbidezza un fattore di equilibrio al palato che rende un vino come questo più piacevole e democratico.

Darini Extra Brut 2013 (Sbocc. 2017) – Cantina Colognola - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC: se il Musa è stato volutamente studiato per raggiungere un pubblico più ampio e divertire sin dal subito con la sua dinamica di beva e la sua freschezza varietale, il Darini è un Metodo Classico votato a trarre dal Verdicchio tutta la sua nobiltà d'animo attraverso la complessità e l'eleganza che questo vitigno sa e può mostrare. 
A primo naso capita sovente che scomodi paragoni importanti d'Oltralpe, ma basta poco per far sì che i lieviti lascino spazio alla forza espressiva del Verdicchio nella sua veste più di classe in cui fiore, frutto e mineralità si fondono con grande armonia, facendo da preludio ad un sorso dritto, ma affatto esile, profondo e inerziale grazie alla nota salina finale. Uno dei metodo classico da autoctoni che di più ho apprezzato nell'ultimo anno solare per finezza, compostezza e equilibrio.

Passiamo ai Verdicchio fermi:
La Ghiffa 2016 – Cantina Colognola - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC: è il Verdicchio che meglio rappresenta il terroir di questa realtà e le potenzialità di Cingoli e delle sue vigne nel lasciar esprimere questo vitigno nella maniera più nitida e dinamica. La Ghiffa, infatti, coniuga la freschezza del frutto alla complessità delle sfumature floreali e balsamiche, forte del tocco del vetro che di sicuro permette confermare quanto il Verdicchio goda di almeno un anno extra di bottiglia. Un vino ancora in piena spinta al sorso, che entra ampio e si distende con grande agilità, lasciando che il sale dia inerzia al sorso, tanto che risulterebbe impossibile, a tavola, non versarne un secondo calice. Questo è il Verdicchio che mi piace trovare in aziende con i vigneti alla giusta altitudine, con terreni fortemente calcarei e una visione enoica molto affine alla mia, fatta di rispetto e di quella contemporaneità che non lede in alcun modo la tradizione, bensì la attualizza e la contestualizza enfatizzandone le peculiarità. 

Labieno Riserva 2015 – Cantina Colognola - Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva DOCG: sulle Riserve di Verdicchio ho sempre avuto qualche “riserva”, passatemi il gioco di parole, perché in molti hanno per anni forzato un po' troppo la mano, cercando di proporre vini troppo carichi e rischiando, così, di ledere una delle peculiarità che rendono il Verdicchio il grande vino che è e può essere, ovvero la sua longevità frutto non solo della sua struttura ma anche e soprattutto della sua spina dorsale acida. Questo, per fortuna, non è uno di quei casi, tanto che a un naso molto profondo e intrigante - dato da uve raccolte a vendemmia ormai ultimata – segue un sorso pieno ma al contempo teso e dirompente nella sua lunghezza. E' proprio la lunghezza di questo vino a determinarne la superiorità, benché il Verdicchio abbia dalla sua la capacità di stupire anche nei vini “base”. Proprio per questo vi consiglio di assaggiare anche il Via Condotto e di tenerne in cantina qualche bottiglia da stappare nei suoi primi 3 anni di vita per comprendere quanto, anche un vino volutamente più pronto, possa e sappia evolvere con grande piacevolezza e armonia.

E' palese che sia nel caso della Ghiffa, in cui freschezza e dinamica di beva la faranno da pradrone per ben più di 3 anni, e del Labieno, nel quale struttura e acidità andranno danzeranno per più di un lustro senza versare una sola goccia di sudore (le annate "vecchie" assaggiate ne danno una chiara idea), stiamo parlando di due vini che oggi esprimono solo un lato della propria personalità, ma che non saranno timidi nel mostrarvi le altre interessanti sfaccettature di bottiglia in bottiglia. 

Dal Montepulciano qui a Colognola si producono tre vini IGT: il Via Rosa, il Cantamaggio e il Buraco.
Se il Via Rosa e il Cantamaggio sono la versione in “rosa” e in “rosso” di un Montepulciano fresco, che si lascia bere con estrema piacevolezza ma senza risultare scontato, il Buraco è il vino rosso di punta dell'azienda, intenso, secco, dall'ottimo finale ferroso. Un Montepulciano che ha avuto modo di armonizzare la propria personalità e smussare gli spigoli del proprio carattere in botte per un paio d'anni, dando vita ad una buona espressione di questo varietale in una zona in cui è il Verdicchio a dominare incontrastato. Un vino da non sottovalutare, neanche in termini di longevità potenziale.

saverio russo wine blogger cingoli
Concludo con un plauso a Serena che con il suo ingresso in azienda, insieme a Matteo, ha saputo dare una spinta importante a questa realtà ritrovandosi circa 7 anni fa, catapultata in un mondo nuovo, partendo proprio dal palcoscenico più importante e complesso: quello del Vinitaly.
“All’epoca io non conoscevo ancora i miei colleghi e stavo muovendo i primissimi passi nel mondo del vino, perciò la mia prima sensazione davanti ai clienti fu di puro terrore, come una ballerina che si ritrova al saggio finale senza aver mai fatto una lezione di danza in vita sua, ma fu importante perché instaurai da subito un bellissimo rapporto con quello che oggi è il nostro consolidato staff, uno staff fatto di persone che rappresentano il mio punto di riferimento per tutte le decisioni e scelte che non vengono mai fatte senza ascoltare le loro opinioni. Individuai subito quelli che sarebbero stati i miei insegnanti per i successivi 7 anni, e che lo sono ancora oggi, grazie a loro mi sono appassionata a questo mondo che è diventato il mio stile di vita.” Serena Darini.
Quando assaggio un Verdicchio di Colognola, oggi, sono felice di non trovare i vini che assaggiavo sin da bambino, che per quanto genuini erano frutto di una consapevolezza tecnica e di un rispetto in vigna e in cantina sicuramente approssimativi; quando assaggio un vino di Colognola sono felice di essere riportato a casa dall'espressione più integra di un territorio che riconosco, oggi, attraverso il suo grandissimo potenziale al tempo inespresso; quando assaggio un vino di Colognola assaggio un vino di Cingoli... della mia Cingoli!

Nei prossimi giorni vi porterò nell'altra azienda di riferimento della mia Cingoli, felice di trovare nel rispetto dalla vigna al bicchiere il comun denominatore tra le due realtà.

F.S.R.
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