lunedì 6 agosto 2018

Cantina Michele Calò & Figli - Due fratelli per due grandi Rosati del Salento

Oggi, torniamo in Puglia, e sono molto lieto di poter accogliere tra le pagine del mio wineblog realtà di una regione che negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale in termini di rispetto e qualità.
La storia della viticoltura in Puglia è una storia antica, complessa, piena di meravigliose tradizioni e di innegabili contraddizioni. Eppure, io resto sempre affascinato dalla capacità dei pugliesi e delle loro realtà di non essere mai anacronistici.
Ciò che fa la differenza, però, in Puglia come altrove, è la costanza e la cantina di cui vi parlerò oggi ha fatto della costante qualità dei propri vini e della coerenza del proprio stile e della propria visione negli anni un caposaldo irremovibile.
Parlo dell'azienda agricola Michele Calò & Figli, che vede affondare le radici delle proprie viti nella splendida Tuglie (LE).
michele calò e figli cantina
Per permettervi di conoscere davvero questa azienda non posso che iniziare da quelli che sono i valori fondanti della famiglia Calò, riflessi anche nel loro lavoro in vigna e in cantina: "passione, dedizione ed applicazione al lavoro sono dei valori importanti tramandati a noi da nostro padre", mi spiega Giovanni Calò, figlio di Michele, con il quale da anni ho modo di intrattenere piacevoli confronti enoici.

La storia di Michele Calò è quella che accomuna tanti emigranti del Sud Italia che negli anni '50 cercarono fortuna al nord ed in particolare a Milano ed è proprio a Milano che Giovanni e Fernando, i due figli di Michele, iniziarono la loro avventura, dapprima di commercianti, per poi rientrare in Puglia e dedicarsi maggiormente all'Arte di fare il Vino e non solo di venderlo. Un amore per la propria terra che ha accompagnato ogni membro della famiglia ovunque, portando quest'azienda a diventare un punto fermo della viticoltura pugliese. Negli ultimi lustri la storia enoica del Salento è molto cambiata, lasciandosi alle spalle anni di quantità preferita alla qualità. Una qualità che si traduce oggi in un maggior rispetto dal punto di vista agronomico in vigna e in una produzione di vini sicuramente più eleganti,  longevi e di grande personalità, e questo lo dobbiamo anche a realtà come quella di Michele Calò fondò con tanta passione e lungimiranza, facendo della qualità il fondamento della propria produzione.
Per una Cantina a conduzione familiare, così radicata nel territorio, la tradizione è qualcosa di imprescindibile, ma è vista dai Giovanni e Fernando Calò come un continuo divenir che li vede come custodi e testimoni, ma anche come coloro che proietteranno questa tradizione nel futuro. La tecnologia deve essere al servizio del produttore e non viceversa, quindi non aspettatevi chi sa quali artifizi o apparati tecnologici nella Cantina Calò, bensì l'oculatezza nell'uso del freddo, l'uso ponderato del legno e un'estrema attenzione alla cura delle uve in vigna prima ancora che in cantina. Sì, perché in cantina non si inventa nulla: terminata la raccolta delle uve in azienda si può già stabilire se si tratta di una grande annata o di un'annata interlocutoria per poi comportarsi di conseguenza.
L'azienda di Giovanni e Fernando non è, però, solo tradizione, poiché vede entrambi i fratelli sulla stessa lunghezza d'onda riguardo la l'apertura alla novità, là dove essa non vada a contaminare quella che è la filosofia aziendale, da sempre legata ad una visione del vino non artificiosa ed adulterata. 
vendemmia ceste
E' palese che in questi ultimi anni l'interesse nazionale e internazionale nei confronti del Rosato italiano sia cresciuto, anche se non quanto meriterebbe. 
Questo ha comunque portato di nuovo alla ribalta un vino che vede nel Salento la sua terra prediletta per storicità, continuità e qualità nella produzione. Il Rosato, per Giovanni, non è solo un'interpretazione enologica di un vitigno, bensì è una reale filosofia ed è così insito nella cultura enoica salentina da considerarlo come un colore sottopelle.
In un mondo spesso condizionato dalle mode del momento, il Rosato può e deve, sicuramente, rappresentare un concept che trascende i trend momentanei per diventare sempre più un vino alla stregua dei suoi fratelli "Rossi e Bianchi" e questo lo si potrà avere solo continuando a produrre vini di grande qualità ed ottimo rapporto qualità-prezzo, come quelli prodotti dall'Azienda Calò. 
Parlando con Giovanni la prima cosa che si evince è il grande amore per la propria terra... una terra "negata" loro da piccoli, ma che ha fluito da sempre nelle vene di tutti i membri della famiglia, fino a veder riversare questa passione e questo grande sentimento di appartenenza e di rispetto in ogni singola bottiglia dei loro Vini.
Eccovi le mie impressioni riguardo i due Rosati  - prodotti secondo l'antica tecnica della vinificazione a lacrima - dell'azienda Michele Calò & Figli:
Mjère 2017 (Salento Rosato IGP): è il Mjère il Rosato identificativo dell'azienda Michele Calò e Figli e come non potrebbe esserlo, dato che è fino alla creazione del Cerasa era "Lui" a rappresentare l'Arte della vinificazione in "Rosa" firmata Calò?! Non parlo quasi mai dell'aspetto prettamente cromatico del vino, ma convengo che nei Rosati sia determinate ai fini di una previa valutazione stilistica e questo vino (90% Negroamaro e 10% Malvasia Nera) dal classico color cerasuolo, leggermente più scarico del Cerasa, ha nella sua cromia un perfetto biglietto da visita.
Lo spettro olfattivo è schietto, diretto, eppur ricco di sfumature che lo rendono complesso e mai scontato, passando con grande agilità dal frutto alle note agrumate e marine.
Il sorso è ben equilibrato, con un corpo importante ma longilineo e dal passo lungo e sicuro.
Un vino che si presenta in maniera affabile per poi stupire con la sua dinamica di beva, fresca e minerale.

Cerasa 2017 (Salento Rosato IGP): un'annata calda, molto complessa in alcune zone d'Italia, ma che si dimostra ideale per la produzione dei Rosati.
Impossibile non essere ammaliati dal colore, quello della "ciliegia" (cerasa) al quale deve il nome questa intrigante interpretazione in rosa del Negroamaro. Una ciliegia che si ritrova nitida al naso, insieme alla sua classica speziatura che la piccola quota di massa passata in legno aiuta ad enfatizzare e non di certo a forzare.
Il sorso del Cerasa è quello di un vino completo, morbido nell'entrata per poi distendersi con grande slancio e profondità e sapidità coniugando struttura, freschezza e persistenza.
Un Rosato in cui è ben percepibile una texture tannica che sembra voler dare già indicazioni sul potenziale di questo vino in termini evolutivi. Acidità, struttura e tannino si fondono in un atipico - per un rosato - elisir di lunga vita che, in passato, mi ha permesso di togliermi la soddisfazione di assaggiare più annate di questo vino in verticale senza trovare segni di cedimento entro i primi 4 anni di vetro.

Nei vini di questa realtà tradizione e modernità si fondono al meglio, ma soprattutto terroir, passione e grande voglia di mettersi in gioco dalla vigna alla bottiglia. 

Sono poche le realtà italiane a puntare davvero sul Rosato e tra tutte questa è quella che negli anni di più si è fatta apprezzare per questa tipologia di vini tanto bistrattata quanto capace di sorprendere se interpretata nel modo più opportuno, con tipicità e saggezza, senza risultare anacronistici o "ruffiani", bensì tirando fuori una personalità spiccata e riconoscibile.

Un plauso, quindi, a chi ha saputo fare del Rosato la sintesi della propria essenza enoica e del proprio territorio.

Se poi volete capire perché i Rosati di Michele Calò & Figli siano così buoni, vi consiglio di assaggiare anche il Mjere Rosso e il Primiter, Rispettivamente un Negroamaro e un Primitivo che danno un'idea ben chiara di quale sia la potenzialità delle uve di questo microareale, tanto che uno dei miei assaggi alla cieca più emozionanti degli ultimi mesi è stato proprio un Mjere Rosso 2012 che, oltre a non mostrare alcun segno di cedimento, manifestò un'eleganza davvero rara. 



F.S.R.

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