martedì 16 ottobre 2018

In Alto Adige la Cantina cooperativa virtuosa Tramin e il suo nuovo vino Troy

In un'Italia in cui la funzione sociale ed economica delle cooperative sta venendo meno ormai da anni, c'è una regione che si è sempre distinta per la conduzione virtuosa di questa tipologia di azienda, specie nel settore vitivinicolo. Parlo, ovviamente, dell'Alto Adige che vede nel sistema della cooperativa vitivinicola un modello di riferimento capace di preservare il lavoro di piccoli vignaioli sostentandolo e valorizzandolo in termini di remunerazione (quello dell'Alto Adige è l'areale con il minor differenziale fra valore delle uve e valore dei vini) che a loro volta riescono a mantenere integro il loro ruolo di custodi di un territorio dall'incantevole bellezza e dalla grande vocazione alla viticoltura di qualità.
vino tramin troy
E' proprio per questo che Christian Schrott, parroco di Termeno e deputato del Parlamento Austriaco, fondò Tramin nel lontano 1898.
Oggi sono ca. 290 i produttori conferitori di Tramin, vignaioli veri che coltivano appezzamenti piccolissimi per lo più inferiori all'ettaro, dai quali riescono a trarre le migliori uve che difficilmente potrebbero rispettare in termini di vinificazione quanto possono, invece, fare avvalendosi della qualità delle dotazioni e dello staff enologico di Tramin. La combinazione perfetta per fare qualità su una superficie diffusa su più di 250ha vitati. 
vigneti tramin alto adige
Pensate a tanti piccolissimi produttori che difficilmente avrebbero la possibilità di avere la consulenza di un Kellermeister come Willi Stürz e la disponibilità di una cantina efficiente come quella inaugurata nel 2010 a Termeno, sulla base della storica sede della cooperativa. 
cantina tramin
Questi piccoli grandi vignaioli, oggi, si riconoscono nella realtà di Tramin cooperando con il fine comune del rispetto e della qualità sapendo che, oltre alla remunerazione economica potranno sempre contare su gratificazioni come quella di vedere il proprio vigneto diventare un vero e proprio cru che darà vita ad un singolo vino. E' proprio questo che è accaduto con il nuovo vino presentato nei giorni scorsi da Tramin a 2500m di quota.
troy vino tramin
Parlo dello Chardonnay Troy 2015, proveniente da una accurata e maniacale selezione dei grappoli e degli acini dei vigneti situati in località Sella, sul versante orientale del massiccio della Mendola ad un'altitudine che va dai 500 e 550 mlsm, ancora più in alto rispetto a quelli di Gewürztraminer con cui si produce l'Epokale, vino che tanto ha fatto parlare di Tramin per i clamorosi risultati ottenuti dalla critica internazionale nell'ultimo anno.
L'età media dei ceppi di Chardonnay allevati in parte a Pergola semplice aperta e in parte a Guyot e di 25 anni, ma ciò che mi ha colpito di più visitando questi vigneti è la loro pendenza, che in alcune parcelle arriva sino al 30%. Un terroir, questo, che non veniva considerato adatto alla produzione di grandi Chardonnay, per via della poca struttura conferita ai vini prodotti a queste altitudini, ma l'esposizione a sud-est in realtà garantisce giornate calde e soleggiate che agevolano proprio la struttura, mentre le forti escursioni termiche notturne e la presenza di correnti fredde provenienti dalle montagne lavorano al fine di preservare la freschezza e di aumentare l'espressività dello spettro olfattivo. Il tutto è coadiuvato da terreni ricchi di ghiaia calcarea mista ad argilla, perfetti per avere il giusto equilibrio fra struttura e finezza, fra forza e slancio.
alto adige chardonnay
Uno Chardonnay di montagna a tutti gli effetti che mi ha spinto fino a 2500m per poter assaggiarlo in anteprima alla cieca in una degustazione comparativa con alcuni dei vini più rappresentativi degli areali più vocati alla coltivazione di questo varietale in Italia e nel mondo (Friuli, Piemonte, Umbria Borgogna, Austria, Germania, California).
Non starò qui a riportarvi le mie note di degustazione riguardanti gli altri vini, ma posso dirvi con assoluta sincerità che il Troy di Tramin ha avuto l'ardire di ben figurare in un contesto in cui i vini scelti (che trovate qui nella foto qui di seguito) potevano tranquillamente “dargli la paga”!
tramin degustazione
Ciò che mi ha convinto di più del Troy è stata la sua grande identità che ha permesso a molti dei presenti di non avere dubbi riguardo la sua provenienza espressa da un'eleganza del frutto e del fiore tipica dei bianchi dell'Alto Adige, resa complessa e per nulla banale da folate balsamiche e lievi speziature che hanno fatto da perfette prefazioni ad un sorso dall'attacco avvolgente pronto a distendersi con grande slancio e disinvoltura, in una dinamica fresca e profondamente sapida.
Una delle note più positive è stata quella rappresentata dalla grande integrazione del legno, che mi preoccupava molto sapendo dell'affinamento per quasi un anno in barrique di cui circa la metà nuove. E' grazie al dosaggio magistrale dell'affinamento (proseguito poi per 22 mesi sulle fecce fini in acciaio e successivamente in bottiglia) che il varietale ha potuto palesare la sua grande identità territoriale attraverso peculiarità che solo in questo areale e ancor più in questi vigneti sa acquisire.
affinamento troy
Ho avuto modo di parlare con Willi in diverse occasioni della sua di vino e ho apprezzato quanto la sua ricerca dell'eleganza e della finezza non parta da mere concezioni enologiche, bensì dalla consapevolezza più profonda di ciò che le vigne dell'Alto Adige possono esprimere. Una consapevolezza che passa attraverso la sua passione per la viticoltura, portata avanti insieme a suo fratello negli appena 8000 metri di vigna condotti secondo i principi della biodinamica e dai quali produce non più di qualche bottiglia per il consumo familiare e per gli amici. Se c'è un comun denominatore fra gli enologi con i quali ho avuto più empatia e dei quali ho sentito più nelle mie corde l'operato è, senza ombra di dubbio, la loro voglia di partire della vigna, imparando ad interpretarne al meglio il prodotto cercando di comprendere, giorno dopo giorno, annata dopo annata, cosa non fare ancor prima di ciò che possono fare. Il Kellermeister di Tramin questo lo sa e, credo fermamente, che per un vignaiolo conferitore sapere di poter affidare il frutto del proprio lavoro in vigna ad un enologo-viticoltore così rispettoso possa rappresentare un motivo di orgoglio e di grande serenità.
Kellermeister. willi sturz
Assaggiando anche gli altri vini prodotti dalla Cantina Tramin, dallo sferzante Gewürztraminer Nussbaumer all'elegante Maglen Blauburgunder (Pinot Nero), passando per l'eloquente Epokale e il freschissimo Sauvignon Pepi è facile capire quanto sia costante e imprescindibile la ricerca dell'equilibrio nell'interpretazione di ogni annata, di ogni varietale, di ogni vigneto.
"Uno per tutti tutti per uno" è il motto che mi viene in mente quando penso a questo vino prodotto da Tramin, da un'unica vigna, lavorata da un unico vignaiolo, capace, però, di rappresentare un intero areale e il lavoro di tutti.

Un riferimento tra le cooperative virtuose dell'Alto Adige (e non solo), Tramin ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di fare numeri importanti con un concetto di terroir diffuso mettendo al primo posto la vigna e i vignaioli e rispettandone il lavoro a pieno, di bottiglia in bottiglia.

F.S.R.
#WineIsSharing

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