domenica 16 dicembre 2018

La Sardegna in 1 Sorso dei vini della Famiglia Bagella

C'è un luogo in Sardegna che sembra nato per accogliere il vino. A qualcuno di voi questo nome strapperà un sorriso, a qualcuno farà già venir voglia di stappare una bottiglia, sta di fatto che è a Sorso che vi porterò oggi, un comune della provincia di Sassari che in realtà deve il suo nome, con buone probabilità, alla sua posizione e non alla versione enoica del termine.
A Sorso risiede una famiglia che da oltre 5 generazioni si dedica al lavoro in vigna, con un'escalation che li ha portati da produttori di uve da tavola, a conferitori di importanti cantine regionali, fino al coronamento di un vero e proprio sogno, quello dell'imbottigliamento, nel 2014. Parlo della famiglia Bagella e in particolare di Leonardo e Mario, padre e figlio, esperto vignaiolo e preparatissimo agronomo, capaci di attirare la mia attenzione sin da subito per la dedizione ed il sentimento che ho percepito nel sentirsi custode e non padroni di un territorio meraviglioso e davvero vocato.
L’Azienda Agricola Leonardo Bagella affonda le sue radici proprio nella storia dell'omonima famiglia, che fin dall’800 ha posseduto e coltivato terreni nell’agro di Sorso, dove i suoli ,tipicamente sabbiosi e calcarei, unitamente ai venti salmastri che sferzano la costa, caratterizzano le produzioni, prevalentemente orientate sui vitigni storicamente presenti nel territorio come Cannonau, Cagnulari, Vermentino e Moscato.
L'unicità di questa azienda risiede proprio nel fatto che dopo anni di esperienza sul campo e nei campi, ha potuto vivere dall'interno numerosi cambiamenti, fino ad arrivare ad una piena maturità che non poteva culminare in altro modo se non nella produzione di due proprie etichette, un Vermetino e un Cannonau, che rispecchiano non solo il territorio, ma in modo particolare la filosofia della famiglia Bagella, improntata tutta sul lavoro in vigna e sul rispetto della materia prima in cantina.

Una delle peculiarità principali di questa micro realtà a conduzione familiare è rappresentata da ciò che in passato è stato un handicap, ovvero il frazionamento dei terreni con le loro condizioni pedoclimatiche differenti, che permette ad ogni vigneto di esprimere differenze in grado di caratterizzare in modo netto i loro vini e di creare dei tagli tra i vari "cru" che andranno a compensare eventuali lacune della singola vigna in annata complesse come quella appena trascorsa.
Particolarità che vengono esaltate dalle tecniche di aridocoltura, che se decenni fa rappresentava una mera esigenza strutturale, oggi diventa parte integrante della filosofia dell'Azienda Vitivinicola Leonardo Bagella.
vignaiolo bagella mario agronomo
Posso confermare che all'assaggio i due Vini della linea 1Sorso sanno essere schiettamente espressivi, al di là dei tecnicismi, mettendosi a disposizione della cucina e dei palati di winelovers accaniti come di fruitori occasionali, con grande onestà e piacevolezza, ma lasciando sempre percepire grande qualità e pulizia.

"Lavoriamo in vigna da decenni, lavoriamo a contatto con la terra, col maestrale che ci inzuppa di salsedine e col sole che ci scalda la pelle, lavoriamo guardando il mare, e lo facciamo con passione. Siamo convinti che chiunque venga a trovarci possa immaginare quanto bello possa essere lavorare in un territorio come quello di Sorso, nonostante la fatica e le infinite ore passate in vigna. Siamo talmente legati al territorio che ne conosciamo ogni angolo, ogni pianta, ogni colore, sapore e profumo durante le diverse stagioni. Noi viviamo il territorio e il territorio vive in noi.

Camminiamo sugli stessi sentieri di campagna che percorrevano i nostri padri e che percorreranno i nostri figli, osserviamo un paesaggio immutato che sfida la storia, siamo viticoltori di Sorso, dove la vite viene coltivata da millenni."
In queste parole di chi il vino lo fa c'è un po' tutta la filosofia, ma più che filosofia, la vita di una famiglia che ha il cuore a forma di grappolo, il sangue che sa di Cannonau. la gioia luminosa come il loro vermentino e la generosità del Moscato.

Ora, però, passiamo ai vini della cantina 1Sorso che ho avuto modo di assaggiare:
Vermentino 1Sorso 2017: sembra lo facciano da anni e, in fondo, è un po' così, dato che le loro uve le conoscono da generazioni e questo è un vino che dalla vigna ha preso tanto! Il sole dalle tonalità esotiche, il vento che porta con sé freschezza e salsedine, quindi minerale sapidità, un vero viaggio ad occhi chiusi, naso e bocca spalancati, nella Sardegna più bella. Buonissimo l'equilibrio fra complessità aromatica, struttura e slancio acido e salino. Una beva in equilibrio che ha inerzia e non annoia mai.

Cannonau 1Sorso 2016: l'annata della svolta per questo Cannonau che fa intravedere in tutte le sue sfumature le potenzialità della famiglia Bagella e del suo territorio nella produzione del vino simbolo della Sardegna. Un Cannonau puro, scarico nel calice, che trova la sua carica nella nitidezza del frutto e nell'armonia fra corpo, scheletro e agilità. E' già fuori la 2017 ma la 2016 è, sicuramente, più pronta. 
Il "sorso" rende onore ad un tannino elegante ed educato, con una dinamica acidità ed una leggera nota marina che contestualizza ancor di più questo Cannonau. Un Vino completo, dalla beva agile come pochi Cannonau. La classe della fatica, l'eleganza del lavoro, è questo che ho pensato, che ho provato, che ho sentito appena concluso il primo assaggio. 
1964 Moscato Secco IGT Bianco Isola dei Nuraghi 2017: ecco il vino che mi ha consacrato cittadino onorario di Sorso e un po' di tutta la Sardegna. Un vino nato durante una cena tra amici e produttori, culminata con l'assaggio di una serie di ottimi moscati dolci tipici dell'areale di Sorso e Sennori, tanto da rappresentare l'unica DOC locale. Fu in quel momento che mi venne spontaneo esclamare, rivolgendomi al giovane Mario una semplice ma impattante frase:-"Fallo secco!". Venivo da una serie di degustazioni interessanti, in cui il Moscato Secco aveva fatto breccia nel mio cuore enoico grazie alla sua capacità di disorientare, togliendo i punti di riferimento della coerenza naso-bocca tanto ricercata da alcuni degustatori (che noia!). Mai avrei pensato che dal giorno successivo l'intraprendente Mario si sarebbe messo all'opera trasformando quella pulce nell'orecchio in un progetto di vigna, di vino e di vita culminato pochi giorni fa con l'uscita della prima annata di un vino che sembra rappresentare un unicum in tutta la Sardegna e che già sta facendo parlare molto di sè. Un naso che, nonostante l'assenza di zuccheri, evidenzia una buona apertura terpenica che accoglie con dolcezza il nostro naso, quasi come a volerci illudere, a voler giocare con i nostri sensi! Sì, perché sin dall'entrata in bocca sentirete il mare, con quel meraviglioso connubio fra forza, luce e sale. Un vino unico al quale sono felice di aver dedicato le parole riportate in retroetichetta. 
1 sorso enologo
Cantina da seguire nelle prossime annate che, di certo, riserveranno non poche sorprese, data la filosofia aziendale, ma soprattutto la grande passione che permea ogni scelta della famiglia Bagella, compresa quella di instaurare una lungimirante collaborazione con un noto e rispettoso enologo toscano come Emiliano Falsini (la 2018 sarà la sua prima annata di produzione). 
Sono proprio passione, tenacia e grande fiducia reciproca i valori che hanno portato padre e figlio a superare ostacoli apparentemente insormontabili e che, oggi, fanno grande questa piccolissima cantina sarda che in sole 3 annate si è fatta conoscere senza fare grande rumore, bensì lasciando parlare i propri nitidi e luminosi vini, figli di un territorio storicamente fra i più vocati dell'isola.


F.S.R.
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giovedì 13 dicembre 2018

Grifalco - L'Aglianico del Vulture secondo i giovani Lorenzo e Andrea Piccin

Qualche settimana sono tornato in una terra dalla grande vocazione, che negli ultimi anni sta vivendo un principio di riscossa più che meritata. Parlo del Vulture, areale che ricade nella parte nord della Regione Basilicata, in Provincia di Potenza e comprende un territorio di alta e media collina, situato sulle pendici del vulcano spento denominato Monte Vulture che annovera vette che superano abbondantemente i 1300mslm, per poi degradare progressivamente verso ovest lungo il fiume Ofanto e verso Est verso la piana della Puglia. Un territorio che gode della ricchezza dei terreni vulcanici e della varietà di quote altimetriche originate dall'attività orogenetica del vulcano. Sono proprio i rilievi tra i 200 e gli oltre 700 mslm ad ospitare la viticoltura del Vulture in cui regna indiscusso l'autoctono Aglianico.
cantina grifalco vulture
Un potenziale per molti anni sopito in cui, però, molti hanno sempre creduto, proprio come la famiglia Piccin, che dalla toscanissima Montepulciano ha deciso di trasferire la propria esperienza vitivinicola e tutta la loro fiducia enoica in Basilicata e più precisamente a Venosa, dove hanno fondato la Cantina Grifalco della Lucania.
grifalco della lucania
La Cantina Grifalco nasce nel 2004 dal volere di Cecilia e Fabrizio, che hanno visto proprio nel Vulture il territorio ideale in cui creare, insieme ai propri figli Lorenzo e Andrea, una realtà nuova e di grande prospettiva.

Oggi l'azienda è gestita in autonomia proprio dai due giovani fratelli con Lorenzo completamente dedicato alla gestione agronomica ed enologica e Andrea alla parte commerciale. 
piccin grifalco vini
Sono proprio Lorenzo e Andrea ad accogliermi in azienda, mostrandomi con grande fierezza le novità apportate in cantina e le nuove dotazioni acquisite per una sempre più oculata gestione della raccolta. Attenzioni volte totalmente alla qualità e al rispetto, valori che hanno permesso alla Grifalco di passare dall'essere una realtà inizialmente avulsa dal territorio (come spesso accade, chi investe in un territorio da “alloctono”, deve scontare un periodo di incubazione permeato da un'ingiustificata diffidenza) a un riferimento in Italia e nel mondo quanto si parla di Aglianico del Vulture.
grappolo aglianico
La volontà di far tornare in auge un vino dal passato complesso come l'Aglianico passa tutta attraverso le scelte della famiglia che sin dal principio ha deciso di coltivare solo ed esclusivamente Aglianico del Vulture nelle varie piccole parcelle di vigna sparse in diverse zone dell'areale, con un'età che spazia tra i 20 e gli 80 anni, su terreni completamente diversi l’uno dall’altro e differenti espressioni.

L'idea è sempre stata quella di mostrare attraverso un'interpretazione saggia e oculata e un lavoro in sottrazione le varie sfaccettature dell'Aglianico attraverso l'identità che il varietale può esprimere nei diversi “cru” aziendali.
vendemmia aglianico vulture
Un concetto, quello di “cru”, che non era ancora stato preso in considerazione in maniera così convinta ma che ha permesso a Grifalco di distinguersi e di comunicare un Aglianico pronto a confrontarsi con i più grandi areali italiani per vocazione.

Ecco così nascere i vini da singola vigna come il Damaschito dalla vigna di San Martino e, successivamente, il Daginestra.

Un approccio, quello della famiglia Piccin, che sta portando, insieme al lavoro di squadra messo a punto con il gruppo Generazione Vulture formato dalle “nuove leve” della denominazione, l'Aglianco del Vulture a divenire il riferimento dei vini del Sud Italia.
vulture vigneti grifalco
Un vino che ha dovuto pagare per anni lo scotto di esser percepito come frutto di un vitigno di nicchia e di cui la gente era timorosa, per via di interpretazioni passate votate all'eccesso di struttura alcolica e dai tannini sgraziati che ne ostacolavano le beva.

Ho sempre sostenuto che l'Aglianico fosse uno dei più grandi vitigni italiani e, come ho avuto modo di raccontare a Lorenzo e Andrea durante la mia visita, è assurdo che la sua rivalsa stia arrivando solo ora, quando in luoghi culto del vino globale come la Borgogna c'è chi ha sempre visto in questo varietale grandi potenzialità anche in termini di eleganza. Sì, perché fu proprio un vignaiolo di Borgogna a tracciarmi una linea ideale dell'eleganza, confermatami poi da un grande enologo italiano che in Borgogna ha lavorato, che vedeva nel Pinot Noir, il Nebbiolo, il Sangiovese delle zone classiche, l'Aglianico e il Nerello Capuccio i vitigni più difficili da gestire per ottenere la finezza auspicata ma anche quelli capaci dei più grandi exploit in termini di classe e longevità.

All'epoca presi quelle parole col beneficio del dubbio, ma oggi mi sento di confermare che questi vitigni sono, almeno per quanto mi riguarda, la materia di cui sono fatti gran parte dei miei assaggi più nitidi ed eleganti degli ultimi anni.

Questo anche grazie a realtà come Grifalco e come altre giovani e meno giovani aziende del Vulture che finalmente hanno iniziato ad interpretare l'Aglianico con il garbo e la sensibilità necessari per renderlo il grande vino che è sempre potuto essere e che oggi è!

A dimostrazione di ciò ci sono i vini che ho avuto modo di assaggiare della cantina Grifalco:
vini grifalco aglianico vulture
Gricos Aglianico del Vulture DOC 2015 - Grifalco: è ancora un giovincello questo Gricos ma è capace di mostrare un lato più fresco, affabile e a tratti già godibile di un vitigno che, sin troppo spesso, viene denigrato in giovane età. Questa interpretazione regala piacevolezza senza sottrarre nerbo, struttura e trama tannica, ma semplicemente armonizzando il tutto con accortezza ed equilibrio.

Grifalco Aglianico del Vulture DOC 2015 - Grifalco: la struttura del Grifalco è possente, ma ben bilanciata dallo slancio acido e minerale tipico di questo vitigno e di questi terreni. Il legno è in via di integrazione ed è proprio in questa fase di autodeterminazione che l'Aglianico racconta di più della sua raccolta, della maturità e dell'equilibrio, nonché dell'estrazione in macerazione. Si racconta senza creare alibi né tanto meno mettendo le mani avanti, bensì lo fa per esporre la propria essenza che non muterà, mentre a mutare sarà la nostra percezione della sua sostanza.

Damaschito Aglianico del Vulture DOC 2013 - Grifalco: il vino che di più sento nelle mie corde sin dal primo incontro con questa realtà. Il varietale purissimo nel pieno del suo cammino evolutivo, ti traina verso il Vulture, verso ciò che questa terra era e ciò che torna ad essere in ogni calice vulcanico. Potenza e acidità, carattere ed eleganza non sembrano mostrare alcun problema di convivenza. A quanto sento, più che la crisi del 7° anno, altri 2 anni di vetro è proprio ciò che serve per fortificare ancor di più questo sodalizio fra struttura e finezza.

Daginestra Aglianico del Vulture DOC 2012 - Grifalco: la complessità di questo cru e pari alla saggezza delle sue vigne, capaci di conferire al naso un'identità unica in cui fiore, frutto, spezia e ferro di fondono con grande armonia e nessuna esuberanza. Una testimonianza in bottiglia di quanto l'Aglianico possa anelare alla finezza sia aromatica che di sorso, grazie al grande slancio fresco e minerale e al tannino fitto e acuto come il pensiero di chi sa interpretare senza deviare la vocazione di una terra e del suo varietale principe.

Fabrizio e Cecilia hanno lasciato l'azienda in buonissime mani e nel mio percorso alla continua ricerca di giovani vignaioli e realtà agli inizi della loro storia enoica, Lorenzo e Andrea si sono dimostrati una costanza conferma in termini di coerenza ed equilibrio, crescendo gradualmente e non lesinando sforzi e migliorie per ottenere sempre di più dalle proprie uve.
generazione vulture cantine
Confido molto, inoltre, nell'integrazione che i due giovani hanno fortemente voluto con gli altri vignaioli locali di Generazione Vulture, in quanto molta dell'attuale rivalsa dell'Aglianico parte proprio da questa positiva e propositiva unione di intenti. Bravi!

F.S.R.
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lunedì 10 dicembre 2018

Alla scoperta della cantina Adriano Marco e Vittorio e dei suoi Barbaresco

Oggi torniamo nelle Langhe e più precisamente a San Rocco Seno d'Elvio (Alba), dove sorge la cantina Adriano Marco e Vittorio.
La tradizione vitivinicola di questa famiglia risale agli inizi del 1900, quando il nonno Giuseppe, mezzadro, iniziò ad allevare i primi vigneti. Il figlio Aldo, si affrancò diventando per la prima volta proprietario terriero nel 1968 trasferendosi dall'alta Langa proprio a San Rocco Seno d’Elvio, attuale sede dell'azienda.

adriano marco e vittorio cantina

L'azienda come la conosciamo oggi e soprattutto la produzione vinicola, però, sono opere dei figli Marco e Vittorio, che hanno iniziato la strada dell'imbottigliamento, implementando gli ettari vitati fino ad arrivare agli attuali 30ha, dai quali raccolgono le uve di Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa, Sauvignon blanc e Moscato.

Attualmente sono i fratelli Marco e Vittorio, con le rispettive mogli Luciana e Grazia e Michela la figlia di Vittorio a gestire questa realtà che ha trovato e dimostrato un forte senso di appartenenza alla FIVI, grazie alla quale ho avuto modo di conoscerli anni fa. 
cantina adriano barbaresco
Ho sempre sostenuto che le realtà a conduzione familiare, specialmente nella viticoltura, possano contare su una forza che permette, spesso, di avere un "tutto" ben maggiore della somma delle singole parti e la famiglia Adriano non è da meno! Qui ognuno ha il suo compito ben preciso: Marco si occupa della parte più agricola e organizzativa dipendenti, invece Vittorio più della parte di cantina e commerciale Italia. Grazia si occupa del mercato export e Luciana dell’amministrazione. Michela si sta specializzando nella parte commerciale. 
E' proprio la giovanissima Michela a farmi scoprire le dinamiche aziendali passeggiando fra i vigneti più rappresentativi come il cru Basarin e mostrandomi i locali di vinificazione. Ciò che non smetterà mai di stupirmi dei vignaioli langhetti è la grande attenzione alla zonazione, che la stessa Michela conosce a menadito.
mappa zonazione barbaresco
Ecco quindi che, tra aneddoti legati alla saggezza degli anziani locali che suggerivano il vitigno più idoneo da impiantare in una determinata parcella e racconti della storia di questa splendida famiglia, riesco a districarmi fra i vigneti aziendali che sono situati tutti intorno all’azienda a San Rocco Seno d’Elvio, tranne un vigneto che si trova nel comune di Neive:
- i vigneti Mottura, ovvero i primi vigneti della famiglia e sono esposti a est e ovest;
vigna mottura barbaresco
- i vigneti Avoglieri Argantino, bellissimo anfiteatro naturale che li ripara dal vento e dalla grandine e sono esposti a sud est.
vigneto avoglieri agrantino
N.B.:Nei vigneti Mottura e Avoglieri Argantino si coltivano i vitigni di barbera, dolcetto, moscato e sauvignon;
- i vigneti dai quali nasce il cru "Sanadaive" sono situati sulle colline del fiume Seno d’Elvio esposti a sud ovest;
cru sanadaive barbaresco
- il vigneto Basarin da cui nasce l'omonimo cru aziendale, si trova nel comune di Neive nella menzione geografica da cui prende il nome. È esposto a sud est e ha una pendenza molto importante.
vigneto basarin barbaresco
Con Michela ho modo di approfondire, anche, la conduzione agronomica dei vigneti, che con grande coerenza e rispetto vede l'azienda bandire pesticidi, erbicidi, diserbanti chimici e cercare un approcci ‘’pulito’’. Approccio che sfocia anche nella sostenibilità energetica, tanto da aver permesso alla cantina di essere certificata "The Green Experience", grazie all'utilizzo di pannelli solari che coprono il fabbisogno interno e ad un impianto di fitodepurazione per le acque reflue. 
L'azienda manifesta grande consapevolezza ed è sempre alla ricerca di soluzioni concrete e sostenibili che permettano di agire con rispetto tenendo sempre ben a fuoco l'obiettivo della produzione di qualità. Questo è ciò che accade con le reti per la grandine, ad esempio: optando per la scelta meno impattante, grazie ad un sistema innovativo che permette di alzarle e chiuderle in pochi istanti e di regolarle in altezza.
sbarbatelle michela adriano
Per quanto concerne la produzione, oltre ai più noti e tradizionali vini base nebbiolo, la Cantina Adriano Marco e Vittorio continua a sperimentare cercando di portare in bottiglia vini contemporanei ma dalla forte identità territoriale come il Moscato Secco Ardì, fresco, aromatico e divertente con li suo contrasto naso (dolce) bocca (secca) e il Dudes, un Metodo Martinotti brut rosé 100% Freisa capace di rendere questo vitigno tipico ancor più versatile e dinamico.

Passiamo, però, ai vini base Nebbiolo che hanno reso questa azienda sempre più nota fra gli amanti di questo vitigno e in particolare delle sue espressioni di Barbaresco:
vini barbaresco adriano marco e vittorio basarin

Langhe Nebbiolo Doc 2017 – Adriano Marco e Vittorio: un vino che poteva soffrire gli esiti di un'annata calda e siccitosa ma che, invece, mostra una notevole armonia fra potenza e slancio. Un Nebbiolo classico dotato di buon nerbo e un finale saporito di grande inerzia. Se la 2016 è stata una delle migliori annate assaggiate per i Langhe Nebbiolo, questa 2017 non la fa affatto rimpiangere.


Sanadaive Barbaresco Docg 2015 – Adriano Marco e Vittorio: è così che gli anziani chiamano in dialetto San Rocco Seno D'Elvio e il nome vuole sancire ancor più fortemente lo stretto legame che c'è fra i vini di questa realtà e le radici delle proprie viti e della propria famiglia. Un vino che sta compiendo i primi passi verso l'armonia, mostrando già una suadenza donata dal sole di una buona esposizione in una buona e luminosa annata in cui qualche picco di caldo si è fatto sentire. Il sorso ha piglio materico, ma non sembra voler porre resistenza alcuna alla beva, mantenendo una buon passo. Si distende con ottima profondità.

Basarin Barbaresco Docg 2015 – Adriano Marco e Vittorio: è il cru di riferimento per l'azienda e è anche quello che mi ha regalato le sensazioni più positive negli ultimi anni, sin dal primo assaggio. Se in un'annata fresca, piovosa e complessa 2014 aveva rappresentanto (grazie ad un bel settembre) una delle più fini, dritte e dinamiche espressioni di Barbaresco questa 2015 si fa apprezzare per l'integrità di frutto e la possenza del sorso ma ancor più per non aver perso lo slancio deciso e profondo capace di rendere agile la beva anche in un'annata più calda. A giovare della luce è sicuramente il tannino presente ma già garbato e che il vetro renderà educherà al meglio. Nonostante in questa fase sia il frutto a predominare, si scorgono sensazioni floreali e note balsamiche che sembrano voler tracciare la via verso l'eleganza. 

Basarin Barbaresco Docg Riserva 2012 – Adriano Marco e Vittorio: basta il primo naso per comprendere la positività della scelta di produrre una riserva in un'annata come la 2012. Un Barbaresco complesso, che evade in pochi respiri dalla classica austerità con tonalità balsamiche intarsiate di sfumate speziature. Un vino di quelli che ti piace tenere nel bicchiere ma che, al contempo, non necessita di grande contemplazione perché ha già voglia di interloquire, di creare quella imprescindibile empatia che rende l'esperienza di un sorso pari a quella di un incontro.

Nel complesso, durante la mia ultima visita in azienda, ho trovato un'azienda che guarda avanti e non solo grazie alle nuove generazioni, bensì con un piglio comune a tutti i membri della famiglia che, nonostante la notorietà acquisita negli ultimi anni, non ha mai smesso di alzare l'asticella e di continuare a lavorare con grande umiltà e dedizione. Un'altra grande famiglia del vino che sta scrivendo la sua storia intingendo la penna nel calamaio del rispetto e del sacrificio.


F.S.R.
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giovedì 6 dicembre 2018

La Vernaccia di San Gimignano del Colombaio di Santa Chiara non è vino da "turisti"!

C'è un luogo magico in Toscana... un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato al medioevo, almeno ad alzar lo sguardo verso il cielo a cui anelano le sue imponenti torri. Parlo, ovviamente, di San Gimignano, città di rara suggestione in cui l'atmosfera senza tempo è scalfita “solo” dall'imperterrito via vai di turisti “mordi e fuggi” che affollano la città in quasi ogni periodo dell'anno. Apro questo pezzo con una premessa che tornerà utile nel proseguo, in quanto il mordi e fuggi si fa “bevi e fuggi” quando si tratta di vino. Sì, una dinamica che incide fortemente nell'approccio produttivo delle cantine locali, che in molte privilegiano la quantità alla qualità, cercando di livellare il prodotto su uno standard idoneo alla vendita in loco, che copre una fetta importante del mercato della Vernaccia di San Gimignano e degli altri vini ivi prodotti.
colombaio di santa chiara cantina san gimignano
Sono poche e rare le realtà che si sono poste in antitesi a questo trend e tra tutte spicca, senza tema di smentita, il Colombaio di Santa Chiara della famiglia Logi da oltre 50 anni.
vernaccia di san gimignano
L'azienda agricola Il Colombaio di Santa Chiara è una realtà che nasce dal sacrificio e dalla fatica ma anche e soprattutto dalla lungimiranza e dal rispetto che hanno spinto, dapprima, il mezzadro Mario a affrancarsi acquistando i primi ettari di vigna e, poi, i suoi tre figli Alessio, Stefano e Giampiero a proseguire e tutelare il lavoro del padre, che ancora oggi, a più di 80 anni è il riferimento per quanto concerne il lavoro nei campi.
Oggi, la famiglia Logi alleva circa 20 ettari (raggiunti negli ultimi anni con cognizione di causa) di cui la maggior parte coltivati a Vernaccia e i restanti a vitigni autoctoni classici del chiantigiano, con qualche piccola divagazione sul tema come il recente impianto di Cabernet Franc che sembra voler fare il pari con l'esperienza del giovane Filippo, figlio di Giampiero e laureando in enologia, che si affaccia in cantina fresco fresco di uno stage in una realtà che rappresenta un riferimento nella coltivazione e nella vinificazione di questo varietale. Sempre a Filippo è toccato l'onere di gestire e concretizzare l'idea di Alessio di produrre il primo metodo ancestrale base Vernaccia dell'azienda che è in bottiglia da pochissimo, ma già fa bene sperare.

Come avrete capito, l'approccio dei Logi in vigna verte, da sempre, sul rispetto della grande biodiversità di cui godono i contesti in cui sono incastonati i vari “cru” e da qui la scelta di attuare una conduzione agronomica rigorosamente biologica. Il sistema di allevamento è principalmente quello del cordone speronato, capace di tarare l'equilibrio produttivo di un vitigno naturalmente vigoroso come la Vernaccia, verso rese più contenute.
I terreni nei quali affondano le proprie radici viti che arrivano a superare i 30 anni sono differenti di vigna in vigna e persino all'interno della stessa particella, passando da marne argillose a suoli ricchi di scheletro tufaceo, con grande presenza di calcare a poche decine di cm dal suolo.

E' Alessio a mostrarmi vigne e cantina e dalle sue parole trasuda ogni goccia di sacrificio che padre e figli hanno sostenuto per arrivare ad essere ciò che sono oggi, una cantina affermata e compresa, in un contesto in cui fare qualità e mirare in alto rinunciando volutamente alla facilità di vendere principalmente in loco sono scelte rare se non uniche. Nelle parole di Alessio è facile scorgere un sentimento di insofferenza nei confronti di una realtà che sembra voler assecondare dinamiche dettate dal turismo e da un mercato che vorrebbe la Vernaccia "più facile", "più ruffiana", "dal costo contenuto" che fa sorridere gli imbottigliatori e i commercianti, ma meno chi lavora da sempre con ben altri valori e obiettivi.
locanda dei logi san gimignano
Al contempo, però, è forte il sentimento di rivalsa e di amore per la propria città, il bello di guardarla di notte e ritrovare la pace di un tempo, ma ancor più la volontà di tutelare e preservare la bellezza che circonda le mura di San Gimignano, sentendosi custodi e non proprietari di una terra che ha permesso loro di crescere e di vivere dei suoi frutti. Una famiglia, quelle dei Logi, in cui umiltà e dedizione si fondono con la tradizione e con la necessità atavica di restare fedeli alla purezza di uno stile di vita che non cambierebbero per nulla al mondo... quello delle vere famiglie contadine, nell'accezione più nobile del termine.
Eppure, ciò che ho apprezzato nei vini del Colombaio di Santa Chiara assaggiati da vasca, da botte e in bottiglia è stata questa sana commistione tra saggezza tradizionale e consapevolezza contemporanea in cui l'attenzione al dettaglio permette, di annata in annata, il miglioramento e la crescita.
cantina san gimignano colombaio santa chiara
Ora passiamo alle mie impressioni sui vini che ho avuto modo di degustare presso i locali di quella che è stata la prima cantina del Colombaio (oggi è diventata una suggestiva struttura ricettiva restaurata con profondo rispetto e chiamata Locanda dei Logi) che oggi, invece, ha trovato sede più consona per le attività di vinificazione, imbottigliamento e di stoccaggio grazie ad un luogo più idoneo e dalle dimensioni più agevoli.
vernaccia colombaio santa chiara
Selvabianca Vernaccia di San Gimignano Docg 2017 - Il Colombaio di Santa Chiara: è quello che dovremmo chiamare "vino d'entrata", ma in realtà preferirei definirlo "vino di avviamento". Sì, avviamento alla conoscenza delle potenzialità del varietale che qui si esprime nelle sue note più fresche e dirette. Il sorso non è per nulla scontato, grazie alla grassezza ben dosata donata dalla sosta sulle fecce fini che si pone in equilibrio con il buono slancio e la notevole agilità di beva che gode della classica chiosa salina, comun denominatore di tutti i vini bianchi dell'azienda. Un ingresso preferenziale nel mondo della Vernaccia vera. A conferma della volontà dell'azienda di ricercare grande qualità anche in questo vino c'è l'assaggio di due "vecchie" annate come la 2011 e la 2007 ancora capaci di esprimere la propria identità e un'inattesa vitalità.

Campo della Pieve Vernaccia di San Gimignano Docg 2017 - Il Colombaio di Santa Chiara: di certo un riferimento assoluto per la denominazione, in quanto capace di esprimere al meglio le doti di un varietale come la Vernaccia che, non potendo contare sull'effetto "wow" di vitigni più aromatici, gioca tutto su tonalità sfumate, rese complesse e identitarie dalla fermentazione spontanea e dal prolungato contatto con le fecce nobili e dall'oculata attenzione in ogni fase della vinificazione. E' solo così che si ottiene uno spettro aromatico fine ma netto di fiori d'arancio e accenni iodati, minerali. Il sorso è la giusta evoluzione del vino sopracitato, con maggior materia e uno slancio ancor più profondo che accompagna verso una sapidità capace di rendere la beva inerziale. La forza di questo vino, dimostrata anche da annate come la 2013 e la 2011, risiede tutta nell'armonia delle parti che evolvono di pari passo in un crescendo minerale, senza perdere nerbo e struttura. Erano più di 70 le torri di San Gimignano, oggi sono poco più di una dozzina, ma di certo questo vino potrebbe rappresentarne una.

L'Albereta Vernaccia di San Gimignano Riserva Docg 2012 - Il Colombaio di Santa Chiara: gestire l'incidenza del legno con varietali delicati come la Vernaccia non è di certo semplice, ma la scelta di botti grandi prodotte dai fratelli Mittelberger a Bolzano ha di certo aiutato nel mantenere integra l'espressività di questo "cru" aziendale andando ad arricchire il quadro aromatico varietale di sfumate pennellate balsamiche. Il sorso entra equamente morbido, pieno, per poi distendersi con incedere deciso e sicuro, andando a compensare le dolcezze con un'ottima percezione di freschezza e una chiusura sapida.

Colombaio Rosso di San Gimignano 2014 - Il Colombaio di Santa Chiara: un'espressione di Sangiovese che vuole ricordare che anche questa era una zona a forte vocazione rossista, in cui il Sangiovese nello specifico e il classico uvaggio chiantigiano in generale, rappresentavano fonte di grande soddisfazione in bottiglia e nel bicchiere per i vignaioli locali. La famiglia Logi ha voluto rendere onore a questo grande vitigno ricavandone un'espressione intensa, forte e dal grande potenziale di longevità, che persino in un'annata complessa e tendenzialmente scarica come la 2014 ha saputo mettere ciccia attorno allo scheletro e al nerbo che mi aspettavo di trovare. Un vino che ha bisogno di vetro per raccontare al meglio la sua storia, ma che già fa percepire nitidamente la sua indole virtuosa.

Ottimi anche i due Chianti Colli Senesi Docg classico e Riserva, capaci di esprimere buona armonia e grande piacevolezza.

Il mio plauso alla famiglia Logi e a Il Colombaio di Santa Chiara, però, non può che riferirsi al lavoro fatto nella tutela e nella valorizzazione di un vino come la Vernaccia di San Gimignano, che ha dissetato regnanti e ispirato sommi poeti del calibro di Cecco Angiolieri e Dante e che oggi deve necessariamente puntare alla qualità dalla vigna al bicchiere per tornare ai fasti che le competono. Di certo, cantine come questa hanno fatto e continuano a fare il possibile per tracciare "la diritta via" che è stata smarrita. Che il suo nome derivi da Vernaculum (del posto), Vernum (inverno) o Vernazza (dal toponimo della nota cittadina delle Cinque Terre) poco importa, ciò che conta è che la Vernaccia ha ancora dei depositari del suo potenziale. A me, che credo nella forza dei territori, non resta che confidare che in molti intraprendano la medesima strada, con rispetto, qualità e costanza.


F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 5 dicembre 2018

Regali di Natale per gli amanti del vino

Anche quest'anno, a grande richiesta, condivido con voi qualche idea per i vostri regali di Natale a tema Vino da winelover a winelover.
regali natale vino wine blogger
Ond'evitare di regalare il solito coordinato di sciarpa e guanti di lana, navigando sul web è semplice trovare spunti originali per regali a tema vino, ideali per winelovers, sommelier, vignaioli o magari per qualcuno che vogliamo "iniziare" al meraviglioso mondo del vino.  Questo articolo è volutamente frivolo, ma può essere d'aiuto a tutti coloro che ogni anno mi chiedono delle dritte sull'argomento "regalo per amanti del vino".
Quelli che ho scelto sono dei veri e propri "must have" che negli ultimi anni hanno dimostrato di poter rendere felice qualsiasi amante del vino.

Ecco qualche idea regalo a tema vino per il questo Natale:

coravin prezzo
  • Coravinparliamo del dispositivo che ormai tutti conosciamo, che consente di versare il vino dalla bottiglia senza rimuovere il tappo, preservandone, quindi, il contenuto dall'ossidazione. Grazie al Coravin si può versare qualsiasi vino, in qualsiasi quantità, quando si vuole senza doversi preoccupare di dover terminare il contenuto di un'intera bottiglia o ancor peggio di doverla buttare perché ossidata.
    Il Coravin funziona tramite un sottilissimo ago (ne esistono 3 diverse misure) che viene inserito all'interno del tappo in sughero; viene successivamente premuto un apposito tasto che inietta un gas inerte (l'Argon) nella bottiglia ancora sigillata; il vino, grazie alla pressione, scorre attraverso l’ago permettendo così la mescita. In questo modo l’ossigeno non viene mai a contatto con il vino. il piccolo foro sul tappo si richiude spontaneamente in poco tempo grazie alle caratteristiche naturali del sughero.
    Una volta estratto l'ago e rimosso il Coravin, la bottiglia potrà tornare a riposare in cantina per diversi mesi (io personalmente ne ho testato l'affidabilità fino a 15 mesi, ma dipende molto dalla quantità di vino rimasta nella bottiglia e dalla qualità dei tappi).
cavatappi regalo
  • Cavatappi alternativi: dato che il classico cavatappi a leva è uno dei regali a tema vino più inflazionati e che ogni winelover ne ha solitamente almeno una dozzina sparsi fra casa e tasche della giacca, il mio consiglio è di regalare dei catavappi o apribottiglie che in pochi hanno. Parlo del cavatappi a lame o bilame (è possibile trovarne una versione avanzata con il verme incorporato) utilissimo per tappi vecchi che rischiereste di rompere con altri modelli di cavatappi e dei cavatappi ad aria o ad ago, che immettendo aria nella bottiglia creano una pressione interna tale da far uscire il tappo in maniera integra ed autonoma. Esistono anche cavatappi elettrici che, a mio parere, sono eccessivi, ma se volete fare un regalo moderno, d'impatto a qualche neo-winelover può anche starci!
calici zalto prezzo
  • Calici: per un Sommelier, un winelover o un addetto ai lavori quello con il vino è un rapporto particolare, unico, intimo. Per agevolare questo rapporto, quasi fino a non interporre più la sensazione di un mezzo di vetro fra chi assaggia e il vino stesso, oggi esistono dei calici dalla finezza estrema, eleganti e performanti, seppur molto costosi. Parlo degli, ormai mitici, Zalto e dei "nuovi" Sophienwald. Entrambi nati dalla sapienza dei mastri vetrai austriaci e in grado di farvi vivere un'esperienza di degustazione fuori dal comune.
calici vino personalizzati
  • Calici personalizzati: sempre restando in tema calici online troverete tante idee regalo dedicate ai calici con incisioni personalizzate e dovrete solo scegliere fra una personalizzazione fatta a mano, quindi di un artista che inciderà sul vetro immagini e/o scritte artigianalmente, o incisioni laser industriali, più adatte ad esempio in caso di grandi numeri e di loghi aziendali. E' sicuramente un bel pensiero per un amante del Vino.

wine shop dedicawine
  • Una selezione di vini ad hoc: c'è chi pensa che regalare vino ad un winelover, ancor più se molto esperto, sia un rischio da evitare, ma non è affatto così! Noi amanti del vino siamo pieni di gadgets, libri e strumenti "enoici" quindi il rischio di regalarci qualcosa che già abbiamo è di sicuro maggiore che nel donarci un paio di bottiglie di vino! Inoltre, il vino... si sà... è fatto per essere bevuto e non esistono "doppioni"! Anche referenze già assaggiate non pregiudicheranno il riassaggio. L'acquisto potrà essere fatto in una classica enoteca o comodamente da casa, tramite il sempre più affidabile e fornito mondo dei wine shop online. Nel corso degli anni vi ho consigliato molte enoteche online e oggi vi suggerisco di provare con dedicawine.it,  una nuova realtà davvero interessante, dove troverete un'ampia sezione dedicata anche a liquori e distillati.
usb tappo sughero
  • Chiavetta USB tappo di sughero: e volete optare per un pensiero meno dispendioso  questa chiavetta a forma di tappo di sughero è davvero carina e magari potete pensare di personalizzarla inserendovi all'interno degli e-book che trattino di Vino;
libri sul vino
  • Libri sul Vino: per quanto io stesso rappresenti la categoria degli eno-scribacchini online, il libro ha e avrà sempre il suo fascino. Per gli appassionati e gli addetti ai lavori ricevere un libro sul vino sarà, sicuramente, cosa gradita. Il mio consiglio è di andare su amazon o su vere e proprie librerie online come ibs.it e scegliere le pubblicazioni che riterrete più adatte al destinatario del vostro presente.
valigetta vino calici
  • Swirl porta vino e calici: una moderna valigetta che simboleggia in pieno il mio hashtag #wineissharing. Da regalare ad amici o ancor più al/la vostro/a partner come invito a portare sempre con voi due calici ed una bottiglia, che più o meno suona come due cuori e una capanna, no?!
converse personalizzate vino
  • Scarpe personalizzate a tema Vino: per me, quello delle Converse All Star personalizzate a tema Vino è diventato l'auto-regalo per antonomasia. Dato che in molti mi avete chiesto dove le abbia trovate, vi consiglio i due principali portali nei quali sia possibile personalizzare converse e sneakers in generale: ilmalteselab.com e makeyourshoes.com. Vi basterà realizzare il vostro progetto di scarpa personalizzata online, caricando foto o scritte a tema Vino ed aspettare qualche giorno per averle a casa. Io mi sono trovato molto bene con entrambi.
cantinette frigo vino
  • Cantinette vino e Cantinette frigo: si presume che ogni appassionato abbia bottiglie di vino da conservare, di conseguenza necessiterà di una cantinetta in legno o altro materiale in cui riporre i propri amati vini e (in caso abbiate una maggior disponibilità economica per il vostro regalo), magari, di una cantinetta frigo dove tenere le referenze alla giusta temperatura di conservazione e/o di servizio. Per quanto concerne la cantinetta portabottiglie ne esistono di semplicissime in legno, metallo o muratura, fino ad arrivare a veri e propri elementi di arredo e di design.
Se tra questi non doveste trovare nulla di interessante, non vi resta che sbirciare su amazon.it e scrivere "VINO" nella casella di ricerca: troverete una valanga di gadgets enoici, di libri, manuali, cavatappi, areatori, decanter, cantinette e chi più ne ha più ne metta.

Buona ricerca e buone feste! 😉🎅🎄🍷

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 3 dicembre 2018

Un premio inatteso quello di miglior comunicatore del vino sul web

Quando iniziai a scrivere di vino decisi sin da subito di intraprendere una strada diversa, ardua ma che per me era l'unica percorribile: niente punteggi; totale indipendenza; focus sulla vigna, sui territori, su vignaioli e produttori rispettosi capaci di trasmettere attraverso il loro lavoro identità, passione, sacrificio e saggezza.

Ho privilegiato l'istinto e l'empatia alle dinamiche più accattivanti e performanti indotte dal mercato e dal marketing, scegliendo i valori dell'etica e del rispetto e ho cercato di portarli avanti, a modo mio, senza cedere a compromessi ma, al contempo, senza farne una crociata, senza alimentare futili diatribe e, soprattutto, senza sfruttare la mera critica per fare audience.
In un momento in cui la comunicazione sul web e sui social è palesemente in crisi, in preda a numeri fittizi e fuorvianti e a contenuti superficiali e scarni, questo riconoscimento è un sorso del vino più buono, più vero e integro per me! E' linfa vitale... è energia nuova per me che mi nutro di emozioni e di stimoli per andare avanti in ciò che è diventato un motivo di vita: viaggiare per vigne, conoscere territori, culture, vignaioli e comunicare la sintesi di tutto questo... il vino!
Scrivo da sempre e di vino da 12 anni, ma è solo con la nascita di quel Wine Blog poco più di un lustro fa che tutto è diventato più nitido, più intenso e che voi tutti produttori, sommelier, addetti ai lavori di ogni genere e "semplici" appassionati mi avete cambiato la vita!
I numeri dicono che mi leggete in tanti; i km (e la vertebra in meno😋) sostengono che il mio viaggio enoico mi ha portato a toccare molti degli areali più importanti in Italia e non solo; il computo delle mani strette e degli sguardi incrociati mi ricordano quante persone ho avuto il piacere e l'onore di incontrare in questi anni, la memoria suggerisce che di vini ne ho assaggiati "un po'"(ma mai troppi!), ma sono i riconoscimenti come quello conferitomi oggi a Rieti, nell'ambito del bellissimo evento Giro d'Italia Rieti 2018 che mi rendono più consapevole di qualcosa di fondamentale per me che sono un semplice amante del vino che si ostina a scriverne e parlarne senza sosta, giorno dopo giorno, imperterrito: essere capito. 
Sì, perché possono leggermi, seguirmi, ascoltarmi a milioni ma ciò che mi rende più felice è che ciò che faccio e ancor più come lo faccio venga capito. Grazie a tutti coloro che in questi anni mi hanno capito e a chi continuerà a farlo. Grazie davvero! Sarei un ipocrita se non vi dicessi che questo riconoscimento mi riempie di orgoglio ma lo sarei altrettanto se non vi confidassi che non credo di essere il migliore e ancora mi stupisco quando qualcuno si accorge di me fino a riconoscermi come punto di riferimento nella comunicazione del vino sul web. Eppure, ogni tanto accade e questo mi convince, insieme alle parole di molti di voi, che la strada intrapresa anni fa, per quanto sconnessa, possa essere quella giusta, almeno per me che non saprei fare altrimenti! Sono felice che questo ennesimo piccolo grande step mi abbia permesso di conoscere le opinioni di molti sia personalmente che tramite i social, le email e i messaggi ricevuto negli scorsi giorni perché essere capiti è davvero una bellissima sensazione per me che ho vissuto la mia infanzia con un incubo ricorrente in cui ero in mezzo ad una miriade di persone ma nessuna di esse riusciva a capire la mia lingua, il mio modo di esprimere i miei pensieri.
Per questo non rinuncerò mai ad anteporre la vigna e i vignaioli al calice e non smetterò mai di viaggiare e di condividere con voi impressioni, considerazioni e pure e semplici emozioni enoiche, con la consueta dovizia di particolari e la mia imprescindibile libertà.

Detto questo è stato un onore essere premiato insieme a due persone e due professionisti del calibro di Rocco Tolfa , vicedirettore del Tg2 e conduttore de I Signori del Vino e Licia Granello, giornalista de la Repubblica, una delle più note ed autorevoli firme del food in Italia.
Ringrazio nuovamente l'organizzazione dell'evento e tutti gli addetti ai lavori che hanno fortemente voluto conferirmi questo piccolo grande riconoscimento, che per è energia pura per proseguire con orgoglio lungo il mio cammino enoico.
Ancor più, però, ringrazio voi tutti che continuate a leggermi nonostante il mondo del web e dei social stia andando verso una direzione che vede la maggior parte degli utenti usufruire dei contenuti in maniere molto più più subitanea e superficiale, cosa che collide con con il mio essere prolisso e la mia voglia di non fermarmi mai al primo strato delle cose, delle storie, dei territori, dei vini che condivido con voi. Questo premio è, soprattutto, merito vostro!

F.S.R.
#WineIsSharing 

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