mercoledì 13 febbraio 2019

La mia PrimAnteprima - Territori e cantine da tenere in grande considerazione

Quest'anno le mie anteprime toscane iniziano con PrimAnteprima, l'anteprima collettiva dei seguenti Consorzi: Carmignano, Colline Lucchesi, Maremma Toscana, Montecarlo di Lucca, Montecucco, Orcia, Pitigliano e Sovana, Terre di Pisa, Val di Cornia e Valdarno di Sopra.

Qualcuno l'ha definita con ironia come "l'anteprima degli areali minori del vino toscano", mentre io la vedo come un'occasione davvero interessante per focalizzarsi su territori in grande crescita, per nulla parchi di eccellenze. 
anteprima consorzi toscani vino
E' indubbio che esistano areali e denominazioni più note e più blasonate in Toscana, ma è altrettanto indiscutibile la storicità e la vocazione di molti di questi territori in cui esiste ancora un plus per scribacchini del vino curiosi e vogliosi di essere stupiti: la scoperta.

Se è vero, infatti, che nei miei viaggi enoici degli ultimi 13 anni ho toccato ognuno di questi areali è anche vero che non avevo avuto mai modo di comparare in maniera così "comoda" e "rapida" i vini delle varie aziende dei singoli areali, confrontandomi, in parte, con i produttori e/o i tecnici presenti a PrimAnteprima.
E' proprio per poter avere un confronto diretto con gli esponenti dei vari territori che ho preferito dedicarmi maggiormente agli assaggi ai desk dei consorzi piuttosto che degustare i vini nell'area dedicata alla stampa con servizio sommelier, avulso dal contatto con i produttori.
Per correttezza, ammetto di non aver avuto il tempo materiale di dedicare a tutti i consorzi gli assaggi e le attenzioni che avrebbero meritato e per questo mi concentrerò su 6 areali in particolare che credo possano rappresentare terreno fertile per nuove scoperte e per grandi conferme per molti di voi:


- Maremma Toscana

- Orcia

- Valdarno di Sopra

- Carmignano


Proprio per la possibilità di confrontarmi direttamente con i referenti di molte delle aziende presenti in degustazione, vorrei segnalarvi zona per zona, le singole cantine piuttosto che gli assaggi che mi hanno colpito di più, in quanto credo che in questi territori, ancor più che in altri, l'interesse debba essere riferito ai grandi passi in avanti fatti in termini di conduzione agronomica e enologica da parte dei produttori. E' grazie ad un approccio sempre più rispettoso e accorto, che il livello qualitativo, l'identità dei vini e la percezione degli interi areali si sta livellando verso l'alto.

Eccovi le cantine che mi hanno colpito di più attraverso gli assaggi fatti a PrimAnteprima:

Montecucco:
Salustri;
Poggio Stenti;
Basile;
Peteglia;
Podere Montale;
Montenero;
Poggio al Gello.

Maremma Toscana:
Ribusieri;
La Biagiola;
Le Sode di Sant'Angelo.

Orcia: 
Podere Albiano;
Poggio Grande;
Marco Capitoni;
Campotondo. 

Valdarno di Sopra:
Il Carnasciale;
La Salceta;
Petrolo;
Villa Le Vigne;
Podere La Madia;
Az. Agr. Vannucci Alessio;
Terra Etruria.

Terre di Pisa:
Tenuta di Ghizzano;
Podere la Chiesa;
Fattoria Fibbiano;
Castelvecchio;
Giusti & Zanza;
Badia di Morrona.

Carmignano:
Piaggia
Capezzana;

Per quanto riguarda gli altri consorzi, ovvero  Colline Lucchesi, Montecarlo di Lucca, Pitigliano e Sovana e Val di Cornia mi riprometto di organizzare delle sessioni d'assaggio con i singoli consorzi e di tornare presto in vigna e in cantina in questi areali che stanno, a loro volta, mostrando una rinnovata consapevolezza dei propri mezzi attraverso interpretazioni territoriali sempre più interessanti.
Per me è fondamentale poter dedicare il giusto tempo e la giusta attenzione a ogni assaggio e a ogni produttore o vignaiolo che ho modo di incontrare e credo di aver approcciato nella maniera più opportuna - per me - questa edizione di PrimAnteprima in quanto me ne torno a casa con, da un lato, conferme riguardo territori sui quali mi sono focalizzando molto negli ultimi anni e, dall'altro, con spunti di ricerca che non mancherò di seguire e approfondire da qui in avanti riguardo quei territori che meritano sicuramente maggiore attenzione.
Un plauso, in fine, a quei consorzi virtuosi che negli ultimi anni sono riusciti a fare fronte comune in termini di sostenibilità e rispetto dalla vigna al bicchiere. Credo fortemente che quello della sostenibilità a 360° non sia soltanto un messaggio importantissimo per il vino italiano odierno ma che possa anche risultare un percettibile e tangibile valore aggiunto per ogni aziende, specie in contesti in cui il "brand" territoriale non ha ancora una valenza adeguata.

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 12 febbraio 2019

Only Wine Rosé - Un'area interamente dedicata ai Rosati all'Only Wine Festival

La stagione degli eventi enoici 2019 è iniziata con le Anteprime ma sarà aprile il mese più importante per il sottoscritto con un 1-2 di grande spessore e impegno. Parlo del Vinitaly che mi vedrà coinvolto in alcune importanti degustazioni e, soprattutto, del mio caro Only Wine Festival che, anche quest'anno, mi vedrà impegnato nella selezione di alcuni dei migliori produttori italiani.
L'Only Wine Festival è da anni il salone dei giovani produttori e le realtà di nicchia italiane e straniere e questo lo ha reso, sin dal principio, l'evento enoico più in linea con i focus di questo wine blog.
Dall'anno scorso, però, la mia partecipazione prevede un ulteriore spunto di ricerca che cambierà di edizione in edizione, ovvero la realizzazione di un'intera area tematica dedicata all'interno del più grande evento di vino del Centro Italia.
Quest'anno la mia area tematica sarà dedicata ai vini rosati fermi italiani e coinvolgerà oltre 20 produttori e vignaioli che presenteranno in degustazione solo e soltanto i loro vini rosati e daranno modo a tutti i winelovers e agli addetti ai lavori presenti all'evento di confrontarsi con espressioni territoriali e varietali differenti declinate in “rosa”. Una scommessa che ho deciso di accettare in quanto certo di poter portare nei saloni dei suggestivi palazzi storici di Città di Castello una serie di vini rosati di qualità e dalla spiccata identità.
All'interno del progetto delle aree tematiche saranno contemplate due degustazioni che vi permetteranno di assaggiare alcuni dei vini selezionati e di approfondire la conoscenza della tecnica di vinificazione di vini che stanno avendo sempre più successo anche in Italia.
La mia scelta è stata quella di focalizzare la ricerca su cantine e vini non scontati, capaci di rappresentare un valore aggiunto per l'intero evento e di dare spunti di riflessione a chi verrà a degustare all'Only Wine Rosé.
Non è stato facile, ma la selezione è quasi conclusa. A breve vi darò maggiori indicazioni sui nomi delle aziende che ho deciso di selezionare, ma per conoscerne i vini dovrete venirmi a trovare confidando di arrivare in uno stato di salute migliore di quello dell'anno scorso all'Only Wine Festival che si terrà a Città di Castello dal 27 al 28 aprile.

Oltre alla mia area tematica interamente dedicata ai rosati, non mancherà la selezione di interessanti produttori di nicchia provenienti da areali tra i più vocati e rinomati al mondo come Champagne, Borgogna, Mosella ma anche realtà di Spagna, Croazia e Slovenia. A curare la selezione sarà Luca Martini.
Ci tengo a ricordare che, oltre a poter assaggiare tutti i vini in loco (da quest'anno con degustazione libera e senza il ticket per il singolo assaggio), sarà possibile acquistare le bottiglie che vi avranno colpiti di più direttamente dai produttori durante tutto l'arco della manifestazione.
onlywinefestival

Trovate maggiori dettagli riguardo il programma della manifestazione e l'accesso alle degustazioni qui: www.onlywinefestival.it.

sabato 9 febbraio 2019

Il Romagna Sangiovese Doc

Come sapete, sin dalla nascita di questo Wine Blog ho scelto di non scrivere per altri "contenitori", online e non, se non in rarissime occasioni in cui mi è stata concessa massima libertà di espressione. Questo perché, per me, è fondamentale poter portare avanti la mia idea di comunicazione enoica senza condizionamento alcuno, specie se il tema dei miei scritti è il territorio.
E' proprio per il rispetto dimostrato nei confronti del mio pensare e del mio scrivere che ho accolto con estremo piacere la richiesta del Consorzio Vini di Romagna riguardo la possibilità di pubblicare un mio pezzo nel proprio portale che avesse come soggetti il Romagna Sangiovese Doc e il suo areale di produzione.
romagna sangiovese vino doc
E' stato davvero interessante poter riprendere in mano la zonazione dell'areale del Romagna Sangiovese Doc con le sue MGA e le relative diverse espressioni territoriali di vigna in vigna, di calice in calice.
Un territorio vasto che va da nord-ovest a sud-ovest, toccando trenta diversi comuni della provincia di Ravenna (Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme) e di quella di Forlì-Cesena (Bertinoro, Borghi, Castrocaro Terme, Terra del Sole, Cesena, Civitella di Romagna, Dovadola, Forlì, Forlimpopoli, Galeata, Longiano, Meldola, Mercato Saraceno, Modigliana, Montiano, Portico San Benedetto, Predappio, Ronco San Casciano, Roncofreddo, Santa Sofia, Savignano sul Rubicone, Sogliano al Rubicone, Sorbano-Sarsina, Tredozio).


Le sottozone riconosciute (menzioni geografiche aggiuntive), però, sono “solo” 12; Serra, Brisighella, Marzeno, Modigliana, Oriolo, Castrocaro, Predappio, Bertinoro, Meldola, Cesena, San Vicinio e Longiano. Dei "cru" capaci di incidere radicalmente sull'espressione dei singoli vini, caratterizzandoli con peculiarità organolettiche riconoscibili e riconducibili alla singola area grazie a terreni, altitudini e micro-climi differenti.
Nel mio articolo tratto 5 punti focali:
- Il Sangiovese come varietale; 
- Il Romagna Sangiovese Doc;
- Il territorio/areale di produzione con le sue sottozone;
- Il clima e il pedoclima;
- Il Romagna Sangiovese oggi.

Vi invito, dunque, a leggere l'articolo completo su www.consorziovinidiromagna.it, nella speranza che possa incuriosire molti di voi rispetto a questo interessantissimo territorio che negli ultimi anni ha manifestato un netto cambio di marcia in termini di qualità dalla vigna alla cantina, portando nel mio calice vini sempre più puliti, armonici e, soprattutto, identitari, specie in alcune sottozone.


Colgo l'occasione per segnalarvi, anche, l'anteprima dei vini di Romagna, giunta alla sua quattordicesima edizione: Vini ad Arte.
Il 17 e 18 febbraio il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (RA) potrete assaggiare in anteprima i Romagna Sangiovese Riserva 2016 e le nuove annate degli altri vini del territorio.



F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 6 febbraio 2019

Degustazione Trasversale del Verdicchio "Stellare"

Anche quest'anno è arrivato il momento di raccontarvi la mia consueta degustazione trasversale del Verdicchio”. Per chi non avesse ancora avuto modo di conoscere questo annuale appuntamento dedicato al vitigno principe della mia terra natìa, la trasversale del Verdicchio* non è altro che una degustazione alla cieca di alcune delle più interessanti referenze da me incontrate e selezionate durante i 12 mesi antecedenti alla data del tasting. Il fine è quello di evidenziare lo stato dell'arte di quello che anno dopo anno si sta dimostrando il vitigno a bacca bianca di riferimento delle Marche e – permettetemi di dire – d'Italia per qualità diffusa e picchi d'eccellenza in termini di eleganza e longevità, propri a pochissimi vini bianchi nazionali e internazionali.
degustazione verdicchio trasversale vino
Quest'anno la Trasversale mi ha permesso di riunire attorno al Verdicchio personalità di alcuni dei più importanti comparti enoici, con lo scopo di comprendere e di valutare la percezione dei vini da me selezionati e delle potenzialità del vitigno in maniera profonda e da diversi punti di vista.
Hanno preso parte alla mia degustazione sommelier e maitre di alcuni dei più importanti ristoranti stellati italiani, direttori commerciali di note distribuzioni di vino, enologi di fama, colleghi media e appassionati degustatori.
Il mio obiettivo è stato quello di mettere allo stesso tavolo una serie di personalità che stimo ma che non necessariamente avessero una percezione positiva del Verdicchio o ancor meno ne conoscessero così a pieno le molteplici interpretazioni e sfaccettature.
Prima di elencarvi i migliori assaggi emersi da una media ponderata delle mie valutazioni e dai riscontri imparziali dati dai vari degustatori, ci terrei a condividere con voi la sintesi, punto per punto,delle impressioni condivise tra un assaggio e l'altro che reputo interessanti spunti di riflessione:
“Non mi aspettavo di trovarmi di fronte ad una realtà così vasta e con interpretazioni così peculiari e identitari”;
“Il Verdicchio ha manifestato nella quasi totalità degli assaggi caratteri di pulizia e piacevolezza notevoli”;
“Nell'era dei vini verticali e minerali alcuni dei Verdicchio assaggiati oggi si pongono come potenziale riferimento per gli appassionati bianchisti italiani e internazionali”;
“Il Verdicchio mostra una qualità media elevata, ma ancora picchi solo parzialmente esplorati”;
“Il prezzo medio dei vini degustati non rende onore alla qualità dei vini e rischia di abbassare aspettative e percezione di vitigno e denominazioni coinvolte su larga scala”;
“Dopo aver assaggiato le annate in commercio, la possibilità di degustare spumanti metodo classico e Martinotti, passiti e annate vecchie ha evidenziato l'estrema duttilità e l'indiscusso potenziale di longevità del vitigno e dei vini da esso prodotti in entrambe le denominazioni”.

Questi sono solo alcuni dei punti focali del dibattito informale derivato dalla degustazione di tutti i vini da me selezionati (oltre 100 referenze fra vini fermi, spumanti e passiti).

La sessione tecnica, però, si è volutamente soffermata sulle sole annate in commercio, al fine di poter dare parametri più attendibili e fruibili riguardo i vini che voi lettori avrete la possibilità di reperire e assaggiare.

Eccovi l'elenco dei vini che hanno colpito di più me e gli altri degustatori:
N.B.: come di consueto  questa non è una classifica e i vini sono stati menzionati in ordine di degustazione.

Sartarelli “Classico” Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2017 – Uno dei vini con la maggior identità varietale percepita dalla maggioranza dei degustatori;

Sartarelli “Balciana” Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2016 – Un vino che divide grazie alla sua forte personalità, ma che ha raccolto alcuni tra i picchi più alti in termini di valutazione, specie per quanto riguarda il potenziale evolutivo;

Monacesca – Verdicchio di Matelica Doc 2016 – Ha dimostrato una netta riconducibilità al territorio e una valutazione globale armonica e di buona piacevolezza.

Monacesca “Mirum” - Verdicchio di Matelica Doc 2016 – Se il vino precedente aveva dimostrato riconducibilità al territorio, questo assaggio ha permesso a molti degustatori di ricondurlo direttamente al produttore, con riscontri tecnici e di piacevolezza ottimi.

Bucci "Bucci"– Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2017 – Assaggio nitido, sincero, piacevole. Una 2017 capace di buon equilibrio acido-strutturale e di una chiosa sapida che ne rende molto agile la beva.

Bucci “Villa Bucci” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg 2015 – Un riferimento, anche alla cieca, capace di mettere d'accordo la maggioranza dei degustatori sia in termini di qualità percepita che di identità varietale e stilistica. Le mie impressioni lo vedono tra i migliori assaggi in assoluto per complessa finezza e beva armonica. Eccellente il finale lungo e in piena concordanza con il varietale.

Fattoria Il Coroncino “Il Bacco” Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2016 – Uno dei degli assaggi più equilibrati in termini di intensità, finezza, struttura, acidità e lunghezza. Si lascia bere con grande agilità e piacevolezza.

Fattoria Il Coroncino “Gaiospino” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2016 – Assaggiato in successione con “Il Bacco” (pur non conoscendone, ovviamente, la referenza) ha evidenziato una maggior intensità e un allungo più profondo. La struttura glicerica attraversata dalla vibrante acidità ne fa un ottimo assaggio. Garbato e sapiente l'utilizzo del legno, ben integrato.

Colle Onorato “La Giostra” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – L'upgrade del “Prologo”, com'è giusto che sia per questa selezione che ha messo praticamente tutti d'accordo sull'equilibrio fra intensità e finezza e tra struttura e vena acida. I miei pareri sono concordanti con quelli della maggior parte dei degustatori. Una realtà da tenere d'occhio da qui in avanti. 

Filodivino “Matto” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – Un assaggio che ha saputo coniugare equamente calore e freschezza, abbinando ad una struttura importante un sorso slanciato e dinamico.

Tenuta San Marcello “Buca della Marcona” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2015 – Un vino forte di una buona evoluzione in bottiglia, che ha saputo appagare il palato di molti dei degustatori presenti grazie alla sua integrità e alla forte rispondenza varietale. Inerziale la chiosa sapida.

Mezzanotte “Verdemare” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg 2016 – Un Verdicchio di terra e di mare, che ha diviso i giudizi in quanto molto peculiare nei profumi e nello sviluppo di un sorso che apre molto ampio, per poi distendersi opportunamente fresco. La lieve ossidazione per me non ha rappresentato un tratto negativo, in quanto ben sorretta da struttura e scheletro minerale.

Provima “Terramonte” - Verdicchio di Matelica Doc 2017 – Il vino che meglio rappresenta questa cooperativa, in quanto prodotto dalle stesse vigne di anno in anno. Un esempio virtuoso di quanto l'unione possa dar vita a prospettive interessanti come quelle di questo Verdicchio che sa di Matelica bilanciando la sua iniziale suadenza con un buon nerbo acido e un finale salino netto.

Vicari “L’insolito” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – Un Verdicchio percepito come moderno da molti dei degustatori. Una buona aromaticità e un sorso completo e agile lo rendono piacevole e molto democratico.

Santa Barbara “Tardivo Ma Non Tardo”- Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg 2016 – Un Verdicchio che si è mostrato distintivo sin dal primo naso. Un carattere diverso, che ha bisogno di qualche istante per entrare in empatia con degustatori che arrivano da una batteria di vini più livellata in termini organolettici. La struttura glicerica data dalla lunga sosta sulle fecce si percepisce tanto che in molti l'hanno segnalata pur non conoscendo la natura del vino in questione. Buona la spinta acida. Lodevole la decisione dell'azienda di devolvere parte del ricavato alla Onlus Fondazione Dott. Dante Paladini.

Castelfiora “Costanza D’altavilla” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2016 – Un vino che ha destato curiosità e ha spinto alcuni degustatori a definirlo “troppo giovane”. A mio parere, un assaggio ben definito in una fase ancora embrionale del proprio potenziale evolutivo. Il frutto è integro, la linearità del sorso è netta e il finale è giustamente lungo.

Garofoli “Podium” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2015 – Intramontabile interpretazione del Verdicchio dei Castelli di Jesi che con questa 2015 riceve un plebiscito di consensi in termini di identità varietale, equilibrio struttura-acidità e di potenziale evolutivo.

Sparapani Frati Bianchi “Il Priore” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – Una fedele interpretazione del vitigno, con una buona vena acida che da dinamica ad un sorso pieno e lungo.

Tenuta Dell’Ugolino "Vigneto del Balluccio" – Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – Uno degli assaggi più nitidi in termini identitari. Evidenzia una buona armonia e un sorso vibrante. Lungo e divertente il finale salino.

Socci “Marika” - Verdicchio Classico dei Castelli di Jesi Superiore Doc 2016 – Una netta divergenza fra chi si approcciava alla crio-estrazione nel Verdicchio e in particolare a questo vino per la prima volta e chi, invece, aveva già avuto modo di assaggiare un bianco con una netta superiorità aromatica e un sorso che non lesina struttura, pur mantenendo notevole freschezza. Uno degli assaggi con più personalità.

Marchetti “Tenuta Del Cavaliere” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – Uno dei tre vini che ha messo tutti d'accordo in termini espressione varietale, finezza, struttura e acidità. Completo e agile. Davvero un bel bere!

Colpaola – Verdicchio di Matelica Doc 2017 – Ottima la riconducibilità al territorio di Matelica, ma ancor più la sua armonia fra corpo e slancio. Un vino longilineo che ha nella sua componente minerale un tratto distintivo e fa ben sperare in termini evolutivi.

Montecappone “Utopia” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2015 – Un vino d'impatto, che mostra un varietale forte e fine allo stesso tempo. Nitido nel sorso pieno e slanciato. Uno dei sorsi più lunghi della batteria.

Mirizzi “Ergo” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2016 – Maggior intensità e struttura per un Verdicchio d'altri tempi eppure per nulla ancronistico. E' grazie alla buona freschezza che il sorso dell'Ergo trova un ottimo bilanciamento. Uno dei vini con la maggior prospettiva evolutiva.
Bisci “Vigna Fogliano” - Verdicchio di Matelica Doc 2016 – Forte della sua identità territoriale questo cru aziendale è stato valutato positivamente da tutti i degustatori, specie da me che ho trovato in questo assaggio un palese compendio di tutto ciò che mi aspetto dal Verdicchio, ovvero pulizia, buona struttura, netta acidità e finale che alla mandorla amara aggiunge un'inerziale chiosa sapidità.

Mencaroni “Isola” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2016 – Un Verdicchio che sta iniziando la sua prima fase evolutiva "mineralizzando" i profumi e integrando l'acidità alla sua buona struttura. Un bel sorso nel quale spicca la saporita salinità.

Colognola “Labieno” Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg 2015 – Calore e freschezza giocano a rincorrersi per poi incontrarsi in un amichevole abbraccio. Ancora agli albori della sua potenziale evoluzione in vetro.

Poderi Mattioli “Ylice” Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2016 – Nitida espressione varietale, fine, orientata sul fiore e su accenni solari di agrume. Il sorso è di buona struttura e si distende in una sensazione fresca e salina che rende la beva agilissima.

Poderi Mattioli “Lauro” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg 2014 – In molti hanno percepito la nota glicerica di questo vino che attinge al meglio dalle bucce di uve sane e mature nonostante l'annata difficoltosa. Intenso nel frutto denota una struttura non comune per l'annata che trova il suo inequivocabile riscontro nella acidità, dritta e sferzante. Netto il finale salino.

Gagliardi “Maccagnano” - Verdicchio di Matelica Riserva Doc 2016 – Il vino che ha incuriosito maggiormente, riscontrando pareri non uniformi ma convergenti nella definizione di questo assaggio come “tradizionale”. A mio avviso un Verdicchio ben fatto, intenso, senza artifizi, molto varietale sia nella sua espressione aromatica che nel sorso ben bilanciato. Piacevole e lungo il finale.

Broccanera “Cantaro” Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2016 – Nitido, pulito, netto il varietale di questo Verdicchio che gioca molto sulle note minerali al naso e in bocca. Un sorso di buona struttura e di ottima dinamica. Fresco e sapido.

Tavignano “Misco” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore Doc 2017 – Percorso quasi netto, nonostante sia arrivato quasi al termine della sessione d'assaggio. Per me, uno dei vini più rappresentativi tra quelli degustati per chiarezza del varietale e completezza del sorso. Ancora solo agli albori del suo potenziale espressivo

La Staffa “Rincrocca” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg 2015 – Altro vino che ha stupito molti per la sua classicità da un lato e per la notevole agilità di beva nonostante la palese complessità evolutiva dimostrata. Secondo i miei appunti è stato, sicuramente, tra gli assaggi più impattanti di tutta la degustazione, con una distintiva eleganza a rendere questa Riserva un riferimento per la tipologia.

Colonnara “Tùfico” Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg 2015 - Intenso nel varietale, questo assaggio ha incontrato molti consensi per il suo carattere bipolare (nella miglior accezione del termine) maturo e solare da un lato e fresco e minerale dall'altro. Tratti peculiari che lo rendono, a me, molto riconoscibile, anche al termine di una lunga sessione d'assaggio.

Segnalo fra le "vecchie annate" (assaggiate in seconda battuta non alla cieca) gli assaggi che di più hanno colpito me e, in particolare, i degustatori meno avvezzi all'assaggio di Verdicchio con qualche anno sulle spalle:

- Bucci "Villa Bucci" 2005 - Eleganza senza tempo, ancora vitale e in piena spinta. Vino ineccepibile. Ancora una beva impressionante.
- Garofoli "Selezione Gioacchino Garofoli" 2006 - In Magnum ha dato il meglio di sé, un'annata storica per questo assoluto riferimento per la denominazione e per il Verdicchio. Complesso, ampio, intenso. Ottima tenuta in termini di longevità.
- Colognola "Labieno" 2007 - Buona struttura e acidità ancora integra. E' nel suo apice.
- Bisci "Vigna Fogliano" 2007 - Un'espressione identitaria della filosofia aziendale e del territorio, che si fa  apprezzare per un'acidità ancora integra e vitale e un incedere sicuro e per nulla stremato dal tempo. Sapidità netta e inerziale.
- Utopia 2008 - Un naso che tende a note minerali molto interessanti che fanno da preludio ad un sorso per nulla scarno e ancora fresco e dinamico. Dimostra molti meno anni di quelli che ha!
- Poderi Mattioli "Lauro" 2010 - Intenso, ampio e vitale. Ottimo allungo profondo e sapido.
- Tavignano "Misco Riserva" 2013 - Complesso, maturo ma ancora in grande spinta. Un vino che gioca con i sensi attraverso finezza aromatica, pienezza di sorso, vitale freschezza e chiosa minerale.
- Tenuta dell'Ugolino "Vigneto del Balluccio" 2013 - Sensazioni balsamiche per un vino che ha la freschezza dell'alta collina e la mediterraneità del mare. Apertura ed integrità al naso e intensità e slancio del sorso ne fanno una bottiglia in forma smagliante.
- Colpaola 2014 - Se c'è un anello di congiunzione tra i precursori aromatici del Verdicchio e quelli del Riesling questo vino ne è la dimostrazione! Un naso da Mosella abbinato ad un sorso dritto, sferzante, ancora fiero e saporito.

Tra i metodo classico gli assaggi che si sono fatti apprezzare maggiormente per precisione e finezze sono stati:

Federico Mencaroni "Apollonia" - Metodo Classico Brut Nature Verdicchio dei Castelli di Jesi Dop;

Colonnara "Ubaldo Rosi" - Metodo Classico Riserva Brut Verdicchio Doc;

Socci "PeterLuis" - Metodo Classico Brut Verdicchio;

Garofoli "Brut Riserva" - Metodo Classico Brut  Riserva Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc;

Colognola "Darini" - Metodo Classico Brut Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc;

Mirizzi "Millesimé" - Metodo Classico Extra Brut Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc; 

Poderi Mattioli - Metodo Classico Dosaggio Zero (Verdicchio & Chardonnay).

"Bonus Wine"
Tavignano "Pestifero" - Bianco Frizzante Sur Lie Marche IGT 

Passiti/Muffati
Brumato Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito

Cingolum Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito

In conclusione, anche questa volta, la Trasversale del Verdicchio ha saputo mettere in luce alcune

delle peculiarità fondamentali di questo straordinario vitigno e dei vini da esso prodotti:
- Grande qualità media;
- Estrema duttilità;

- Notevole potenziale di longevità;
- Capacità di esprimersi al meglio anche in annate complesse grazie ad un buon bilanciamento "naturale" fra struttura e acidità di base;
- Gap impercettibile fra grandi e piccole aziende;
- Coerenza nel rispetto del varietale sia nelle interpretazioni tradizionali che in quelle contemporanee;
- Pulizia costante riscontrata in ogni assaggio.
Il Verdicchio di pone oggi, più che mai, come un riferimento per i vini contemporanei, capaci di esprimere grande identità varietale e sorsi di lineare tensione con una componente sapido-minerale ormai evidente a prescindere dalla denominazione.
Le differenze fra Jesi e Matelica, non possono essere generalizzate, e degustando alla cieca è facile rendersi conto di quanto ci siano elementi varietali e territoriali comuni in funzione della capacità e/o la volontà del singolo produttore di interpretare e/o di enfatizzare determinate peculiarità piuttosto che altre. E' per questo che ho voluto assaggiare i vini in ordine "sparso", senza seguire un mero ordine territoriale.

Anche quest'anno ad ospitare la Trasversale del Verdicchio è stato un ristorante, capace di gestire al meglio l'anonimizzazione delle bottiglie e occuparsi in maniera rapida e impeccabile del servizio. Ringrazio, quindi, il Ristorante la Galleria di Poggibonsi, nelle persone di Michele e Mirko Targi, per aver reso possibile la più approfondita e dinamica degustazione di Verdicchio organizzata dal sottoscritto. 
Ringrazio, inoltre, tutti i degustatori che hanno accettato il mio invito:
Andrea Menichetti (Ristorante Da Caino a Montemerano - 2 stelle Michelin);
Matteo Bernardi (Sommelier de Le Calandre - 3 Stelle Michelin);
Alessandro Giani (Maitre Enoteca Pinchiorri - 3 Stelle Michelin)
Andrea Iarz (Maitre de Hotel - Ristorante Mirazur di Mauro Colagreco - 3 Stelle Michelin)
Lorenzo Di Paolantonio (Titolare Cumquibus - 1 Stella Michelin)
Emiliano Falsini (Enologo);
Massimo Maccianti (Direttore Commerciale - Vino&Design);

Maurizio Menichetti (creatore della cantina del Ristorante Da Caino con olrte 20mila bottiglie);
Matteo Antonelli (Sommelier e responsabile di sala del Ristorante Mira Conero);

Marco Ceschi (Formazione Signorvino);
Enrico Galantini (Amorim Corks Italia);
Carlo Macchi (Direttore Editoriale Winesurf)

Ci tengo a precisare che ho preferito prendere le valutazioni scritte e verbali di ogni degustatore come riferimento di base per la selezione dei vini da segnalare (unitamente alle mie valutazioni) e come spunto per alcune considerazioni generiche espresse in questo pezzo. Quindi, ogni descrizione è stata effettuata da me in totale libertà e senza riferimenti alle note degli altri degustatori.
Ho ritenuto, però, importante dare degli accenni riguardo l'opinione generale del gruppo di assaggiatori su alcuni specifici vini e sul Verdicchio nella sua trasversalità, come di consueto accade in questa mia degustazione.
Come già detto al principio, l'obiettivo di questa Trasversale del Verdicchio era, infatti, quello di proporre a palati selezionati e personalità che stimo nei loro differenti contesti enoici un'ampia panoramica di quello che è oggi il Verdicchio, cercando di selezionare a monte vini frutto di differenti terroir e di interpretazioni diverse ma uniti dal comun denominatore della qualità. Credo che l'obiettivo sia stato raggiunto e che tutti gli avventori siano tornati a casa con un'opinione ancor più positiva circa il potenziale del vino tema della degustazione.
Se c'è uno spunto di riflessione che posso, però, trarre dall'esito della Trasversale e condividere con winelovers, addetti ai lavori e produttori è che il prezzo medio del Verdicchio non rende onore a ciò che abbiamo ritrovato nel calice e questo non aiuta la percezione comune di un vino che può e deve essere valorizzato anche in termini di marginalità.

La mia speranza è quella di trovare sempre più Verdicchio nelle carte di grandi ristoranti italiani e nel mondo e che la ricerca degli appassionati e degli operatori di settore porti alla scoperta di ogni sfaccettatura di questo varietale che tanto sa offrire.


F.S.R.
#WineIsSharing



*Si presume che il Verdicchio fosse già coltivato ai tempi dei Piceni, che lo allevavano in quello che milioni di anni fa era un mare chiuso - o meglio, lago salato - sul di cui fondale, caratterizzato da argilla sabbiosa, ricca di sali minerali, calcare, ferro e magnesio ancora oggi affondano le lunghe e penetranti radici le viti coinvolte nella produzione delle uve che danno vita ai vini delle due denominazioni del Verdicchio: il Verdicchio dei Castelli di Jesi e il Verdicchio di Matelica.
Anche se, personalmente, la penso come il noto produttore Ampelio Bucci, riguardo la scarsità di palpabili differenze e/o divergenze fra le Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica in termini organolettici (a parità di metodo di interpretazione vigna-cantina) è importante tener conto di alcuni fattori che possono portare a sottili sfumature territoriali. Questi fattori sono stati elencati in maniera molto sintetica e opportuna dall'Istituto Marchigiano di tutela Vini.
"Sono almeno tre le considerazioni importanti che permettono di distinguere il Verdicchio di Matelica da quello dei Castelli di Jesi:
• La prima è di carattere quantitativo, la superficie vitata del primo è dieci volte inferiore;
• La seconda è data dalle condizioni pedoclimatiche, poiché il comprensorio di Matelica è l’unico in tutte le Marche che corre parallelo alla costa Adriatica, nel senso che non c’è comunicazione con il mare e di conseguenza il clima è di tipo continentale;

• La terza è che l’enclave di Matelica ha prodotto nel corso del tempo una particolare selezione del vitigno Verdicchio, frutto dell’adattamento delle diversissime condizioni pedoclimatiche, confrontate con quelle del fratello di Jesi. (fonte www.imtdoc.it)."

lunedì 4 febbraio 2019

Biodiversità e sostenibilità

In un'era in cui la semantica del vino si inceppa tra definizioni fuorvianti e descrizioni poco attinenti alla realtà, tra certificazioni e pseudo-filosofie agronomiche, si sta perdendo un po' di vista un fattore fondamentale per il far vino e, ancor più, per il poter continuare a far vino da qui in avanti: la biodiversità.
Se c'è una cosa che ho capito in questi ultimi anni visitando e scrutando vigneti e ascoltando vignaioli e agronomi è che dobbiamo abbassare lo sguardo a terra. Sì, perché per troppo ci siamo “preoccupati” più del frutto che di quella terra tiene in vita le piante. Le condizioni del terreno in cui cresce il vigneto e le modalità con cui la coltura viene gestita influiscono sulla biodiversità e quindi sull'equilibrio delle varie specie coesistenti.

L'Italia è al primo posto in termini di patrimonio biologico in Europa, ma proprio a causa dell'agricoltura intensiva e, quindi, dell'abuso di agrofarmaci e il ridisegnamento dei paesaggi agricoli da parte dell'uomo, questa ricchezza in termini di biodiversità è continuamente messa alla prova. E' palese che molti dei paesaggi vitivinicoli italiani, per quanto suggestivi, siano ormai oggetto di una monocoltura, lontana dalla tradizionale alternanza delle aziende agricole di un tempo tra bosco, seminativo e vigna.

Quando sento parlare di sostenibilità penso sempre alle parole dell'agronomo Lorenzo Corino “la biodiversità: parola di moda pronunciata da tutti, in ogni ambito ed occasione... una parola magica. Mi sembra che ci sia un risveglio improvviso.. ma dove eravamo prima? Forse non sapevamo che in 1 g di polvere domestica si posso trovare anche 1000 acari? Che il terreno non è materiale inerte ma è ricco di abitanti, di reazioni fisiche, chimiche, microbiologiche che si influenzano a vicenda in cicli complessi? La diversità biologica è uno status primitivo e variamente dinamico; l’agricoltura lo modifica mentre è proiettata negli obiettivi di massimo beneficio col minor dispendio energetico. Ritengo che rimanga da percorrere un lungo cammino per comprendere meglio il nostro ‘disturbo’ per produrre il cibo; quindi meglio lavorare d’impegno al fine di fornire risultati utili alla causa e limitare slogan che non portano da nessuna parte.”

E', dunque, fondamentale tutelare e preservare la biodiversità di un vigneto, ovvero l'insieme di tutte le forme di vita (piante, animali, micro organismi) che rendono vivo il suolo e ne aumentano fortemente la resilienza nei confronti degli agenti esterni (clima e uomo).
Ogni azione del viticoltore influisce sulla biodiversità in negativo o in positivo:
Negativo: trattamenti fitosanitari, diserbi chimici, passaggio ingente di mezzi meccanici che provocano compattamento, scelta del sesto d'impianto e della disposizione dei filari per quanto concerne il dilavamento e, più in generale, ogni operazione condotta in modo incauto dal vignaiolo.
Positivo: propagazione di cloni storici, scelta del sesto d'impianto opportuno e di una disposizione oculata dei filari, inerbimento (è provato che è un ottimo metodo per contenere l'erosione, controllare le infestanti e permettere un aumento della presenza di organismi antagonisti ai fitofagi come la Tignola), pacciamatura (questa copertura del suolo, oltre a limitare moltissimo la crescita delle malerbe, mantiene umido il terreno e lo tutela da fenomeni di dilavamento), concimazioni organiche (se e solo se necessarie), sovescio (se e solo se necessario e con un'accurata scelta delle piante da coltivare). 

Proprio in questi termini è utile non cadere nell'errore di vedere nella scienza un nemico, in quanto nulla è più utile di un approccio scientifico alla vigna e alle sue dinamiche e bio-dinamiche al fine di comprenderne il potenziale ed eventuali carenze.
Opportuni e cadenzati controlli, analisi mirate e un approccio ragionato alla conduzione agronomica possono portare alla vera sostenibilità. Una sostenibilità circolare che parta dalla tutela della biodiversità, passi per il rispetto profondo della materia prima dalla vigna alla cantina, ma che deve necessariamente concludersi con una sostenibilità economica dell'azienda. Questo è possibile solo e soltanto ponderando le proprie decisioni e cercando di valorizzare al meglio il frutto del proprio lavoro e delle proprie vigne, senza cercare di compensare lacune tecniche con azioni comunicative fuorvianti e poco inerenti alla realtà e, ovviamente, senza utilizzare la sostenibilità e le certificazioni come mera leva di marketing.

Nonostante i cambiamenti climatici, l'Italia può godere ancora di condizioni privilegiate in molti dei suoi principali areali vitivinicoli e sono proprio queste condizioni pedoclimatiche a poter rappresentare un plus nei confronti di molti altri paesi. E' fondamentale, oggi più che mai, considerare la sostenibilità un valore aggiunto in termini di salvaguardia del nostro patrimonio di biodiversità ma anche per il prodotto finito. La speranza, quindi, non può che essere quella di trovare sempre più produttori e vignaioli virtuosi capaci di riunirsi ed aggregarsi, magari in distretti, attorno ad un concetto circolare di sostenibilità dalla vigna al bicchiere. Tutto questo, però, deve essere accompagnato da una comunicazione seria e limpida, priva di strumentalizzazioni di concetti come l'artigianalità, la naturalità e la salubrità. Sono certo che le diatribe e la confusione degli ultimi anni dentro ed intorno a certificazioni e filosofie enoiche o pseudo tali stia già portando a risultati costruttivi, in quanto sono servite a sensibilizzare la maggior parte dei produttori nei confronti di tematiche ormai impossibili da non considerare e ha portato un livellamento generale verso l'alto dell'attenzione alla biodiversità e alla sostenibilità. Come sempre, in medio stat virtus!


Questo è solo il primo di una serie di approfondimenti che conto di pubblicare in questo 2019, per tornare a spostare l'attenzione sulla vigna e sul concetto di rispetto di cui tanto ho scritto ma che ancora oggi vedo continuamente trascendere o raggirare. Il fine è quello di arrivare a sensibilizzare appassionati, addetti ai lavori e vignaioli riguardo temi che dovrebbero essere cari a noi tutti, qualunque sia il nostro ruolo enoico. Per farlo in maniera diffusa i pezzi non saranno infarciti di tecnicismi ma, al contempo, proveranno a controbattere la superficialità dilagante oggi nella comunicazione enoica sui social.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 28 gennaio 2019

Nebbiolo Prima 2019 - I "migliori" assaggi dell'anteprima di Barolo, Barbaresco e Roero

Si è appena conclusa la prima edizione “invernale” di Nebbiolo Prima, anteprima globale delle nuove annate di Barolo Docg (2015 e Riserva 2013), Barbaresco Docg (2016 e Riserva 2014) e Roero Docg (2016 e Riserva 2015).
anteprima barolo
Foto di Franco Giaccone Ph
Erano 201 le Cantine partecipanti, per un totale di 285 vini in degustazione suddivisi 4 giornate di tasting che hanno permesso a me e ad altri 50 ca. degustatori (media italiani e stranieri) un approccio più profondo a delle annate molto differenti fra loro, delle quali avevo avuto modo di seguire le evoluzioni in vigna e in cantina con grande interesse.
Prima di passare alla lista degli assaggi più nitidi di questa edizione invernale di Nebbiolo Prima, vorrei darvi qualche indicazione generale sulle annate degustate, per quanto ogni singola zona e, ancor più, sottozona andrebbe valutata nel suo specifico pedoclima.

ANNATA 2016 (Barbaresco e Roero)
Il Nebbiolo è uno dei varietali dal ciclo vegetativo più lungo (uno dei primi a germogliare e uno degli ultimi ad essere raccolti) e nel 2016 questo ciclo è stato ancor più dilatato in termini temporali.
Gennaio e la prima parte di febbraio sono stati miti con scarse precipitazioni, mentre verso la fine di febbraio e per tutto marzo le temperature si sono abbassate e sono arrivante le piogge che hanno fornito una buona riserva idrica al terreno in previsione della stagione più calda. Il freddo primaverile ha ritardato la ripresa vegetativa. Abbassamento delle temperature che ha rappresentato un vantaggio, date le copiose piogge in primavera che avrebbero potuto creare non pochi problemi in termini patologie della vite.Un ritardo prettamente fenologico che ha accompagnato la pianta fino alla fine dell'estate. Le pochissime le grandinate e un settembre molto agevole hanno permesso una vendemmia sana e di notevole qualità, con un equilibrio sempre più raro fra maturazione fenolica e tecnologica. Sicuramente una delle migliori annate del nuovo millennio e a dimostrarlo vi è l'alta qualità media degli assaggi fatti durante la prima sessione di questa anteprima.

ANNATA 2015 (Barolo)
A differenza della 2016, nella 2015 la concomitanza delle abbondanti nevicate invernali e di una primavera anticipata molto mite ha portato ad un anticipo del ciclo vegetativo, con un germogliamento anticipato di qualche settimana. Un vantaggio sui tempi "classici" che si protrae per tutta l'annata. Importanti le piogge di maggio ed inizio giugno, che si arrestano, poi, nel finale di giugno e in tutto il mese di luglio. Importante, però, la media delle temperature estive, al di sopra della media, con picchi ben oltre i 30°C (in alcune zone si sono raggiungi i 40°C). A fare la differenza, oltre alla singola condizione pedoclimatica e all'altitudine dei vigneti, è stato l'approccio agronomico del vignaiolo/produttore nella gestione della parete fogliare, specie in zone con esposizioni sud e sud-ovest nelle quali il rischio di scottatura era notevole. Con un'oculata gestione della vegetazione e della produzione la maggior parte dei produttori degli areali di Langhe e Roero (eccetto chi ha subito grandinate a macchia di leopardo) è riuscita a portare in cantina (con leggero anticipo) uve sane e mature, con un buon equilibrio fenologico-tecnologico.
In generale il livello qualitativo dei Barolo e dei Roero Riserva assaggiati è alto, con una maggior prontezza tannica e notevole piacevolezza. Per quanto mi riguarda, ho apprezzato in modo particolare i vini capaci di unire all'indubbia struttura e alla suadenza dei tannini uno slancio fresco-acido non facile da riscontrare in questa annata, con una conseguente agilità di beva che non lede, bensì implementa il potenziale di longevità. Determinante per i Roero Riserva il garbo nell'utilizzo del legno, mentre per quanto concerne i Barolo sono state l'eleganza e la finezza di alcuni cru ad evidenziare quanto i cambiamenti climatici stiano lentamente ridisegnando da un lato e confermando dall'altro i confini vocazionali in Langa. 

ANNATA 2014 (Barbaresco Riserva)
Una delle annate più bistrattate prematuramente del nuovo millennio. Nonostante la una difficile interpretazione di un andamento climatico che ha imposto una gestione agronomica complessa e accorta rispetto al controllo e al contenimento di peronospora e oidio. 
Nonostante sia considerata un'annata fresca e piovosa, le temperature considerate positive per lo sviluppo vegetativo della vita si sono distribuiti in modo omogeneo durante tutta la stagione, dall'inverno alla vendemmia.
La variabilità delle singole zone e sottozone è stata enfatizzata in questa annata, mettendo in risalto sia le condizioni pedoclimatiche più favorevoli che la sensibilità del vignaiolo/produttore nel comprendere in vigna prima (sfogliando e diradando quanto e dove necessario) e in cantina poi (con un'oculata gestione delle macerazioni e degli affinamenti in legno) un'uva sana, specie nell'areale del Barbaresco, dove le precipitazioni sono state fino a tre volte meno ingenti del resto del Piemonte.
Un'annata indubbiamente complessa che, proprio per questo, gode di maggiori picchi capaci di mettere in evidenza il garbo del singolo produttore nell'interpretare i propri vigneti.
Molti dei vini assaggiati risultano fini ed eleganti al naso e freschi, dinamici e profondi al sorso. Una di quelle annate che vorrei ritrovarmi in cantina tra 5/10 anni. 

ANNATA 2013 (Barolo Riserva)
Un'annata classica come non se vedevano da tempo, con una vendemmia spinta fino a fine ottobre e, in alcuni casi, ad inizio novembre.
La primavera è arrivata tardi e il caldo ha stentato a farsi sentire. Un maggio molto piovoso ha creato non pochi problemi nella gestione dei vigneti Eppure, un avvio di estate molto positivo ha recuperato parte del gap vegetativo accumulato in primavera, ma resta un'annata dal ciclo molto dilatato.
E' proprio in questo frangente che un vitigno tardivo come il Nebbiolo può fare la differenza, andando ad usufruire di un settembre-ottobre ottimi per raggiungere un equilibrio in termini di maturazione fenolica e tecnologica. Le buone escursioni termiche nella "volata" pre-vendemmia hanno aiutato una maturazione lenta e ottimale anche dei precursori aromatici. Un'annata in cui i mosti degni di divenire Riserva hanno mostrato carattere e un ottimo bilanciamento fra forza e slancio. Una delle annate che, specie in alcuni cru e per alcuni produttori (più tradizionali), ricordano di più i "Barolo old style".
wine blogger
Per quanto riguarda il sottoscritto, anche questa anteprima Nebbiolo Prima 2019 è servita ad estrapolare, da una lunga serie di assaggi rigorosamente alla cieca, dei vini capaci di destare il mio interesse e di emergere in un contesto qualitativo generale sicuramente molto alto.
Un interesse che mi spingerà ad approfondire la conoscenza del singolo produttore - là dove non abbia già avuto modo di visitarne vigna e cantina - o mi confermerà impressioni riguardo realtà di cui ho già avuto modo di scrivere negli ultimi anni.

Eccovi gli assaggi che ho ritenuto opportuno segnalare alla luce dei 285 vini assaggiati in occasione di Nebbiolo Prima 2019:


Roero 2016

Careglio Pierangelo – Roero Docg 2016 -Baldissero D'Alba

Monchiero Carbone – Roero Docg 2016 – Canale

Casina Ca' Rossa di Ferrio Angelo – Roero Docg 2016 – Vezza d'Alba

Barbaresco 2016

Adriano Marco e Vittorio – Barbaresco Docg 2016 Sanadaive – Alba

Cascina Luisin – Barbaresco Docg 2016 – Asili – Barbaresco

Cortese Giuseppe – Barbaresco Docg 2016 Rabajà – Barbaresco

Oddero Poderi e Cantine – Barbaresco Docg 2016 Gallina – Neive

Pietro Rinaldi – Barbaresco Docg 2016 San Cristoforo – Neive

Molino – Barbaresco Docg 2016 Teorema – Più Comuni

Rizzi – Barbaresco Docg 2016 Rizzi – Treiso

Ada Nada – Barbaresco Docg 2016 Valeirano – Treiso

Roero Riserva 2015

Malvirà – Roero Riserva Docg 2015  Vigna Renesio – Canale

Valdinera di Giuseppe Careglio – Roero Riserva Docg 2015 San Carlo – Corneliano D'Alba

Pelassa – Roero Riserva Docg 2015 – Antaniolo – Montà

Antica Cascina dei Conti di Roero – Roero Riserva Docg 2015 Vigna Sant'Anna – Monteu Roero

Deltetto 1953 – Roero Riserva Docg 2015 Braja – S. Stefano Roero

Demarie – Roero Riserva Docg 2015 – Vezza d'Alba

Barbaresco Riserva 2014

Tenute Cisa Adinari dei Marchesi di Gresy – Barbaresco Riserva Docg 2014 Camp Gros Martinenga – Barbaresco

Punset – Barbaresco Riserva Docg 2014 San Cristoforo Campo Quadro – Neive

Barolo Riserva 2013

Fratelli Serio & Battista Borgogno – Barolo Riserva Docg 2013 Cannubi – Barolo

Bric Cenciurio – Barolo Riserva Docg 2013 Coste di Rose – Barolo

Monchiero Fratelli – Barolo Riserva Docg 2013 Rocche di Castiglione – Castiglione Falletto

Cavallotto Tenuta Bricco Boschis – Barolo Riserva Docg 2013 Vignolo – Castiglione Falletto

Simone Scaletta – Barolo Riserva Docg 2013 – Monforte d'Alba

Fenocchio Giacomo – Barolo Riserva Docg 2013 Bussia 90 Dì – Monforte d'Alba

Paolo Manzone – Barolo Riserva Docg 2013 – Serralunga d'Alba

Barolo 2015

Figli Luigi Oddero – Barolo Docg 2015 – Più Comuni

Stroppiana Dario – Barolo Docg 2015 Leonardo – Più Comuni

Marengo Mario – Barolo Docg 2015 Bricco delle Viole – Barolo

460 Cascina Bric – Barolo Docg 2015 Bricco delle Viole – Barolo (C)

Poderi Luigi Einaudi – Barolo Docg 2015 Cannubi – Barolo

Curto Marco – Barolo Docg 2015 Arborina – La Morra

Marengo Mario – Barolo Docg 2015 Brunate – La Morra

Burzi Alberto – Barolo Docg 2015 Capalot – La Morra

Rizieri – Barolo Docg 2015 Rizieri – La Morra

Aurelio Settimo – Barolo Docg 2015 – La Morra (C)

Renato Ratti – Barolo Docg 2015 Rocche dell'Annunziata – La Morra

Serradenari di Giulia Negri – Barolo Docg 2015 Serradenari – La Morra

Olivero Mario – Barolo Docg 2015 Bricco Ambrogio – Roddi

Arnaldo Rivera – Barolo Docg 2015  Arnaldorivera Monvigliero – Verduno

Alessandria Fratelli  Barolo Docg 2015 Monvigliero – Verduno

Bel Colle – Barolo Docg 2015 Monvigliero – Verduno

Comm. G.B. Burlotto – Barolo Docg 2015 Acclivi – Verduno

Cavallotto Tenuta Bricco Boschis – Barolo Docg 2015 Bricco Boschis – Castiglione Falletto

RoccheViberti – Barolo Docg 2015 Rocche di Castiglione – Castiglione Falletto

Boroli – Barolo Docg 2015 Villero – Castiglione Falletto

Bricco Maiolica – Barolo Docg 2015 Contadin – Diano d'Alba

Cascina Sòt – Barolo Docg 2015 Bricco San Pietro – Monforte d'Alba

Le Cecche – Barolo Docg 2015 Bricco San Pietro – Monforte d'Alba

Cascina Ballarin – Barolo Docg 2015 Bussia – Monforte d'Alba

Barale Fratelli – Barolo Docg 2015 Bussia – Monforte d'Alba

Fenocchio Giacomo – Barolo Docg 2015 Bussia – Monforte d'Alba

Cascina Chicco – Barolo Docg 2015 Rocche di Castelletto – Monforte d'Alba

Conterno Fantino – Barolo Docg 2015 Vigna Sorì Ginestra – Monforte d'Alba

Ranieri Gianmatteo – Barolo Docg 2015 Perno – Monforte d'Alba

Benevelli Piero di Benevelli Massimo – Barolo Docg 2015 Ravera di Monforte – Monforte d'Alba

Le Strette – Barolo Docg 2015 Bergera-Pezzole – Novello

Grimaldi Bruna – Barolo Docg 2015 Badarina – Serralunga d'Alba

Tenuta Cucco – Barolo Docg 2015  Ceratti – Serralunga d'Alba

Pira Luigi di Gianpaolo Pira – Barolo Docg 2015 Margheria – Serralunga d'Alba

Paolo Manzone – Barolo Docg 2015 Meriame – Serralunga d'Alba

-> Consulta qui la lista completa dei vini in degustazione <-
albeisa
Ci tengo a precisare che gli assaggi menzionati in questa lista sono emersi in maniera completamente incondizionata dai 4 giorni di degustazione alla cieca presso l'anteprima e che, gli stessi, non rappresentano alcuna classifica, bensì un punto di partenza per un ulteriore approfondimento. Da anni, ormai, reputo le anteprime occasioni ideale per trovare spunti di ricerca incondizionati e anche questa edizione di Nebbiolo Prima darà vita a numerose visite in vigna e in cantina, al fine di potervi raccontare in modo specifico e più dettagliato la singola realtà e le conseguenti produzioni.


F.S.R.
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