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martedì 15 settembre 2020

Campania Stories "covid edition" - I migliori assaggi delle "nuove annate" di una regione unica al mondo per potenziale e biodiversità

Pochi giorni fa si è conclusa l'edizione 2020 di Campania Stories, presentazione delle ultime annate dei vini campani.

Campania Stories 2020 covid

Dopo il lockdown e con le limitazioni imposte dall'emergenza covid-19 l'attesa per il primo vero evento dedicato alla stampa italiana e straniera dall'inizio dell'epidemia (o almeno da quando ci è stato dato di conoscerne l'effettiva portata) era tanta e intrisa di quel sano blend di timori, dubbi e voglia di ripartire... tanta voglia di ripartire e di tornare a cimentarsi con l'iter delle anteprime.

Chi mi segue sa che non mi sono mai fermato da quando è stato possibile tornare a muoversi e tra vigne, cantine e degustazioni avevo già avuto modo di ripartire quasi a pieno regime in termini individuali ma ho davvero gradito la possibilità di confrontarmi con i colleghi e l'opportunità di vivere per la prima volta un evento che, solitamente, dovevo saltare a causa di impegni che mi vedevano occupato nei mesi di marzo e aprile.

Quella che dai Romani era definita Campania Felix è uno scrigno di varietali autoctoni (da sola vanta un numero di vitigni censiti supera quello dell'intera Francia) e un caleidoscopio di areali dalle connotazioni pedoclimatiche variabili, nonché dalle interpretazioni agronomiche e dalle tradizioni enologiche differenti. E' una regione in cui la biodiversità è un fattore fondamentale e il sistema vigneto gode spesso di un equilibrio raro.

vigne vesuvio
Fonte Museo Arte Vino

E' interessante considerare che, nonostante i canti delle sirene dei mercati internazionali che hanno spinto molte regioni a quella che ho spesso definito ironicamente la “merlottizzazione” (per essere più precisi, parlo dell'avvento e dell'impianto, talvolta eccessivo ed incauto, di varietà internazionali in areali in cui vigevano altri varietali tipici capaci di dare origine a vini ottimi di spiccata identità) la viticoltura campana ha saputo ponderare ogni scelta, preservando i propri varietali tipici e andando ad impiantare pochissimi ettari di vitigni alloctoni (e spesso queste eccezioni hanno dato origine ad ottimi vini che, a prescindere dalla provenienza dei vitigni utilizzati, vantano nitidi marcatori territoriali).

vigne campi flegrei

Per quanto concerne le denominazioni parliamo di una regione che vanta:

  • 10 Igp (9 sub-regionali e 1 regionale) e corrispondono alle tipologie classificate con Indicazione Geografica Tipica, secondo la tradizionale piramide dei vini di qualità italiani, ovvero Campania, Beneventano, Catalanesca del Monte Somma, Colli di Salerno, Dugenta, Epomeo, Paestum, Pompeiano, Roccamonfina, Terre del Volturno;

Igp Igt Campania
  • 19 Dop, divise tra 4 Docg e 15 Doc, vale a dire Aglianico del Taburno (Docg), Aversa, Campi Flegrei, Capri, Casavecchia di Pontelatone, Castel San Lorenzo, Cilento, Costa d’Amalfi, Falanghina del Sannio, Falerno del Massico, Fiano di Avellino (Docg), Galluccio, Greco di Tufo (Docg), Irpinia, Ischia, Penisola Sorrentina, Sannio, Taurasi (Docg), Vesuvio.

Campania doc e docg

Fatta questa premessa generale sulla Campania enoica, è importante evidenziare che quella che solitamente è un'anteprima dei vini delle regione non presenta le sole annate più recenti, bensì uno spettro di annate differenti ma pur sempre relative ai vini attualmente in commercio.

Se per i bianchi, infatti, è più semplice incontrare tra le “nuove annate” vendemmie più recenti (principalmente 2019 e 2018 arrivando comunque alla 2013) per i rossi possiamo spaziare dalle interpretazioni d'annata a quelle frutto di lunghi affinamenti come accade, ad esempio, per i Taurasi e Taurasi Riserva (per i quali arriviamo fino alla 2010).

Vi riporto qui di seguito dei brevi report sulle annate che vedevano il maggior numero di vini in degustazione, tralasciando quelle più addietro che contemplavano un numero marginale di referenze.

Annata 2019

Inverno mite e poco piovoso, come purtroppo accade sempre più spesso nell'era dei cambiamenti climatici. Più fredda la stagione primaverile, specialmente nella prima parte, con temperature rigide che hanno rallentato la fase fenologica del germogliamento. Piovosi i mesi di aprile e soprattutto maggio, con una relativa frenata del ciclo vegetativo, con un conseguente ritardo della fioritura.

L'estate è nella norma, con alcuni picchi di caldo e di afa, con precipitazioni quasi del tutto assenti. Le maturazioni sono state ottimali e le vendemmia in linea con le tempistiche degli ultimi anni. La produzione è calata del -6% all'annata precedente, ma si tratta di un buon risultato rispetto -16% medio italiano. L'annata è completa e ben si presta alle diverse interpretazioni dei singoli areali, mettendo in evidenza l'incidenza dei singoli pedoclimi e delle diverse varietà locali di areale in areale spaziando da vini più ricchi e suadenti a vini più tesi e sapidi.

Annata 2018

L'inverno è stato mite, la primavera fresca e piovosa, estate inizialmente tiepida per poi procedere con un ampia finestra di caldo e di siccità, autunno con temperature sopra la media e meteo favorevole, nonostante qualche episodio temporalesco. Si può considerare un'annata di non semplice gestione a causa delle violente oscillazioni climatiche (specialmente nel periodo di passaggio tra primavera ed estate), ma comunque in grado di soddisfare sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Il profilo medio dei vini può essere tracciato seguendo i parametri di annate tendenzialmente più fresche con rossi più orientati allo slancio, all'agilità e alla finezza e bianchi più tesi e vibranti, molto minerali.

Annata 2017

Inizio di inverno molto freddo, prima parte di primavera calda con pochissime precipitazioni. L'estate è stata molto calda, mentre l'autunno più fresco e discontinuo. Un'annata non definibile in maniera omogenea ma di certo più assimilabile alle annate calde con rossi tendenzialmente più strutturati e potenti (con alcuni percettibili eccessi di maturazione) e bianchi più di corpo e meno verticali ma capaci, in molti casi, di compensare la più bassa acidità con una buona componente minerale e salina.

Annata 2016

Un'annata altalenante che non prometteva benissimo a causa di gelate primaverili che in alcuni casi hanno segnato una riduzione della futura produzione. L'estate, però, è stata classica, senza finestre troppe calde, capace di mantenere il ritmo del ciclo vegetativo costante. L'autunno nonostante si sia dimostrato umido in molti areali, ha permesso un raccolto di qualità seppur non di quantità. I vini della 2016 godono di un equilibrio, purtroppo, sempre più raro, con struttura, acidità e tannini di grande armonia. Vini di buona struttura ma che non mancano di freschezza e nerbo, sia nei rossi che nei bianchi. Ottima la prospettiva in termini di longevità.

Prima di passare agli assaggi che di più mi hanno colpito tra i ca. 300 vini degustati (rigorosamente alla cieca) nelle due sessioni di assaggio, ci tengo a condividere un'impressione generale sulla crescita della viticoltura campana e su una presa di coscienza di molti produttori non solo delle indiscusse potenzialità dei propri varietali e dei propri territori di riferimento, bensì dell'occasione che questo particolare momento storico-enoico può concedere (e in taluni casi sta concedendo) ai vini campani grazie alla loro naturale predisposizione a manifestare peculiarità ideali richieste ai vini “contemporanei”, quali: spiccata identità varietale e territoriale, equilibri che permettono – pur trattandosi di vini del sud – di coniugare solarità e freschezza, forza e agilità di beva in modo egregio e privo di forzature, nonché la possibilità e la capacità di presentare vini base Aglianico meno “duri” ed introversi, in grado sì di mantenere la loto ottima complessità e loro indiscussa longevità ma anche di risultare più “pronti” nel momento in cui vengono presentati.

Wine Blogger classifica saverio russo

Il mio personale parere è che poche regioni vantino una qualità media così alta e spalmata fra vini bianchi e rossi (senza escludere ottimi e ponderati rosati e alcuni interessanti spumanti da Asprinio di Aversa) con dei picchi, soprattutto nei bianchi, di eccellenza assoluta. Il punto “critico” è quello che riscontro quotidianamente in gran parte della penisola, ovvero un prezzo medio ancora troppo basso per il livello qualitativo che i produttori e i vignaioli campani sono riusciti a raggiungere e per le condizioni della viticoltura di molti degli areali della regione che, a differenza di una buona fetta di viticoltura del Sud, non vantano e non permettono grandi rese.

Vini Spumanti

Trenta Pioli 2018 – Aversa Aprinio Metodo Martinotti Brut – Salvatore Martusciello

Pietrafumante 2017 – Caprettone Spumante Metodo Classico – Casa Setaro

campania spumanti rosati

Rosati

Maricinè 2019 – Paestum Rosato (Aglianico) Igp – Albamarina

Scirocco 2019 – Terre del Volturno Casavecchia Rosato Igp – Sclavia


Rossi frizzanti

Ottouve 2019 – Penisola Sorrentina Igp sottozona Gragnano – Salvatore Martusciello


Vini Bianchi*

Bianco di Bellona 2019 – Irpinia Coda di Volpe Doc – Tenuta Cavalier Pepe

Pompeii 2019 – Pompeiano Bianco Igp – Bosco de' Medici

Benita '31 2019 – Vesuvio Caprettone Doc – Sorrentino

Aryete 2018 – Vesuvio Caprettone Doc – Casa Setaro

Fiorduva 2018 – Costa d'Amalfi Furore Bianco Doc – Marisa Cuomo

Vigna Caracci 2016 – Falerno del Massico Bianco Doc – Villa Matilde

Falanghina del Sannio Taburno 2019 Doc – Iannella Antonio

Vigna Segreta 2018 – Falanghina del Sannio S. Agata dei Goti Doc - Mustilli

Libero 2014 – Taburno Falanghina Vendemmia Tardiva Doc – Fontanavecchia

Cruna del Lago 2017 – Campi Flegrei Falanghina Dop – La Sibilla

Genius Loci 2019 – Fiano Sannio Doc – Terre Stregate

Proclamo 2019 – Paestum Fianco Igp – Marino

Quartara 2017 – Colli di Salerno Fiano Igp – Lunarossa Vini e passione

Fiano di Avellino Bio 2019 – Fiano di Avellino Doc – Le Masciare

Fiano di Avellino Doc 2019 – Tenuta del Meriggio

Fiano di Avellino Doc 2018 – Rocca del Principe

Pietracupa 2019 – Campania Fiano Igp – Pietracupa

Oì Nì 2017 – Campania Fiano Igp – Tenuta Scuotto

Greco di Tufo Docg 2019 – Le Masciare

Vigna Cicogna 2019 – Greco di Tufo Docg – Ferrara Benito

Campania Greco Igp – Pietracupa

Ponte dei Santi 2018 – Greco di Tufo Docg – Villa Raiano

Oltre 2017 – Greco di Tufo Docg – Bellaria

*Nella selezione degli assaggi più convincenti tra i vini bianchi campani troverete in verde i picchi più alti emersi durante la sessione di degustazione.

vini rossi campani

Vini Rossi*

Costacielo 2018 – Aglianico Colli di Salerno Igp – Lunarossa vini e passione

Diciotto 2018 – Pastum Aglianico Igp – Tempa di Zoe

Core Rosso 2017 – Campania Aglianico 2017 - Montevetrano

Zero 2016 – Campania Aglianico Igp – Tempa di Zoe

Valentina 2013 – Aglianico Colli di Salerno – Viticoltori Lenza

Barbera del Sannio 2019 – Sannio Barbera Dop – Monserrato 1973

Montevetrano 2017 – Colli di Salerno Rosso – Montevetrano

Sannio Piedirosso Dop 2019 – Fontanavecchia

Terrazze Romane 2018 – Campi Flegrei Piedirosso Doc – Cantine del Mare

Settevulcani 2018 – Campi Flegrei Piedirosso Doc 2018 – Salvatore Martusciello

Artus 2018 – Sannio Sant'Agata dei Goti Piedirosso Doc – Mustilli

Terra di Rosso 2017 – Campania Piedirosso Igp – Galardi

Vigna Madre 2014 – Campi Flegrei Piedirosso Doc – La Sibilla

Forgiato 2018 – Lacryma Christi del Vesuvio Doc – Villa Dora

Don Vincenzo Rosso 2015 – Lacryma Christi del Vesuvio Riserva Doc – Casa Setaro

Trebulanum 2017 – Casavecchia di Pontelatone Riserva Doc – Alois

Aglianico 2019 – Campania Aglianico Igp – Famiglia Pagano

Rintocco 2019 – Benventano Rosso Igp – Monserrato 1973

Aglianico del Taburno Docg 2016 - Fontanavecchia

Terre di Rivolta 2015 – Aglianico del Taburno Riserva Docg – Fattoria La Rivolta

Irpinia Campi Taurasini Doc 2017 – Tenuta del Meriggio

Costa Baiano 2017 – Irpinia Campi Taurasini Doc – Villa Raiano

Magis 2016 – Irpinia Aglianico Doc – Antico Castello

Nonna Sepa 2013 – Irpinia Campi Taurasini Doc – Delite

Cretarossa 2013 – Irpinia Campi Taurasini Doc – I Favati

Taurasi 2016 – Taurasi Docg – Donnachiara

Taurasi 2015 – Taurasi Docg – Le Masciare

Poliphemo 2015 – Taurasi Docg – Tecce Luigi

Taurasi 2014 – Taurasi Docg – Antico Castello

Opera Mia 2014 – Taurasi Docg – Tenuta Cavalier Pepe

Borgodangelo 2013 – Taurasi Riserva Docg – Borgodangelo

Principe Lagonessa 2012 – Taurasi Docg – Amarano

Taurasi 2010 – Taurasi Docg – Perillo

*Nella selezione degli assaggi che mi hanno colpito positivamente trovate segnalati in rosso i picchi più alti emersi durante la degustazione.

campania stories migliori vini

Ci tengo a precisare che ho preferito non pubblicare note di degustazioni per non condizionare l'assaggio di chi andrà ad approcciare i vini da me segnalati, in quanto le due sessioni di assaggio contavano un numero di vini tale da omologare i descrittori di molti di essi e da non garantire un'attendibilità omogenea. Ho quindi, ritenuto opportuno attenermi ad un processo di selezione subitaneo, legato all'impatto che ognuno dei vini degustati ha saputo darmi riflettendo su quali di essi avrei voluto acquistare e bere, con una particolare predilezione per vini dalla marcata identità varietale e dalla palese agilità di beva, eccezion fatta per i Taurasi per i quali la valutazione è stata orientata anche sulla complessità, la profondità di sorso, la finezza tannica e il supporto potenziale in termini di longevità. Oltre a questo, gli assaggi segnalati si attengono solo ed esclusivamente agli assaggi fatti durante le due sessioni e non ai riassaggi che ho avuto modo di effettuare durante le visite in azienda e le collettive organizzate durante la mia partecipazione a Campania Stories, in modo da mettere tutte le cantine sul medesimo piano.

francesco saverio russo wine

In conclusione la qualità media dei campioni assaggiati è stata alta con picchi di grande qualità, specie sui bianchi di grande verticalità e sapidità senza mai risultare esili, pieni di luce.

Emerge fra i rossi la freschezza e la dinamica di beva del Piedirosso che abbinata alla mineralità vulcanica esalta un'identità forte che ha la fortuna di risultare particolarmente attuale senza snaturare la sua tipicità tradizionale. Il Taurasi vanta picchi notevoli e resta il grande vino rosso campano, seppur in alcuni casi possa risultare anacronistico. Credo che molte realtà stiano arrivando al giusto equilibrio fra forza, complessità e una beva più dinamica e priva di ostacoli, che miri all'eleganza che l'Aglianico può e sa raggiungere in queste terre.

In futuro spero di vedere più Rosati prodotti con la convinzione che questa categoria possa essere un'ottima scelta sia in termini di espressività che a livello commerciale (sia interno, basti pensare alla Costiera, che esterno per il mercato Italia e estero in cui i Rosati stanno riscuotendo particolare successo negli ultimi anni).

alberate vigne asprinio aversa

Ripongo molte delle mie speranze anche nell'Asprinio di Aversa, in quanto credo che l'unicità delle alberate unita alle peculiarità varietali possano dar luogo ai migliori metodo classico del sud.

La Campania è una regione straordinaria, dotata di macro e micro areali dalle caratteristiche uniche nel loro genere, in grado di coprire ogni categoria enoica in maniera identitaria e qualitativamente elevata. Molti di questi areali, a differenza del resto del Sud Italia, stanno soffrendo meno gli effetti dei cambiamenti climatici e riescono a dare origine a vini di grande contemporaneità senza snaturarne l'identità. Credo che sia una delle regioni vitivinicole più interessanti e complete non solo in Italia ma al mondo e confido che la crescente fiducia nei propri mezzi dei produttori, e in particolare dei più "piccoli" e dei giovani, possa portare i vini campani ad essere percepiti per il loro reale valore.

eventi vino covid

Ringrazio sinceramente tutti coloro che hanno contribuito all'organizzazione di questa surreale edizione di Campania Stories in cui mascherine e distanziamento non hanno però impedito la buona riuscita di un evento che come nessun altro permette una vera e propria full immersion nel mondo del vino campano dalla vigna al bicchiere.

F.S.R.

#WineIsSharing




giovedì 10 settembre 2020

Il vino italiano costa troppo poco! Ci vuole più coraggio nel posizionamento...

Il mio focus, dacché ho iniziato a girovagar per vigne e cantine, è sempre stato quello della qualità, indipendentemente dalle dimensioni ma con un occhio di riguardo nei confronti di quelle realtà capaci di manifestare con sincerità e determinazione il proprio virtuoso lavoro.
Eppure, mi rendo sempre più conto di quanto il problema dell'Italia del vino non sia relativo alla qualità in senso stretto e in senso lato, bensì del posizionamento e della fiducia che ogni produttore ha nei propri vini.
VINO ITALIANO PREZZO
Sento spesso parlare di vini dall'"ottimo rapporto qualità-prezzo" e reputo questa accezione una contraddizione in termini, un ossimoro là dove per qualità di intenda alta qualità e per prezzo si intenda basso prezzo. Sono dinamiche, queste, proprie della GDO e di processi ed approccio prettamente industriali e commerciali, nei quali, grazie all'imponente massa critica, si riesce ad ammortizzare molte della spese che i piccoli e i virtuosi produttori hanno e ad orientare la propria sfida enoica solo sul prezzo a discapito dell'unicità, dell'identità e della qualità stessa, dando per assunto che l'omologazione e l'abuso dell'addizione non possano, oggi, essere contemplati tra i viatici alla qualità. Ricordiamo che in inglese quando vogliamo tradurre "conveniente" in termini di prezzo usiamo la parola "cheap" e credo non esista aggettivo più svilente di questo per un prodotto come il vino. Se un vino è di qualità di conseguenza quel vino avrà un rapporto "Qualità (Alta) - Prezzo (Alto)".

Quindi, la vera sfida per i produttori italiani è il posizionamento non solo per meri fini economici, ma soprattutto per conseguire una gratificazione tale da potersi permettere maggior sicurezza e una crescita graduale: migliorie di cantina, macchinari "nuovi" per la vigna, piccoli investimenti per il rinnovo di locali o del parco vigna ecc...
Avere maggior marginalità permette di poter evolvere e di poter raggiungere quella stabilità indispensabile per produrre grandi vini con costanza e per non smettere mai di migliorare.

Questo processo non è facile, ma non è neanche impossibile! Ciò che percepisco, girando quotidianamente per l'Italia del vino, è una sfiducia generale nei propri mezzi e un timore soffuso riguardo quello che è percepito come un azzardo, ovvero l'innalzamento dei prezzi dei propri vini.

Dato per assunto che è impensabile ritoccare verso l'alto in maniera imponente i prezzi di vini ormai presenti sul mercato in una determinata fascia da anni, è pur vero che ogni cantina italiana - dalla più piccola alla più "grande" - può rivedere la propria prospettiva di posizionamento continuando a produrre una linea "classica" (mai chiamarla entry level o "base") e una o più selezioni che possono essere rappresentate da MGA (là dove possibile), Cru o singola vigna, menzioni Riserva, selezioni da vigne vecchie o da particolari condizioni (es.: sistema di allevamento ad alberello, viti prefillossera, vigneti in eroici ecc...) singole vasche o botti capaci di esprimere al meglio in quella determinata annata il valore di quel determinato vitigno, vino o micro-areale e, addirittura, dei clos o della particelle di vigneto identificate dal vignaiolo/produttore come più meritevoli in termini di vocazione. Questi vini, in virtù dell'uscita ritardata sul mercato e del lavoro infuso nelle selezione delle zone e delle uva e dell'accuratezza con i quali verranno vinificati da chi li produce dovranno necessariamente avere costi molto più alti, andando a posizionarsi in quelle che io chiamo "fasce a bassa competitività", ovvero quei segmenti in cui si possono ottenere 3 risultati fondamentali anche solo dichiarando il prezzo della bottiglia:
- Minor competizione che nelle fasce medio-basse in cui è possibile trovare gran parte del vino italiano e nelle quali a parità di qualità il parametro principale di scelta è il prezzo e le discriminanti sono spesso ben più superficiali di quelle che il produttore stesso percepisce. Questo fatto è dovuto al target più basso al quale ci si rivolge;

- Maggior appeal nei confronti di un target maggiormente interessato ed esperto e, quindi, un'azione di "branding" indiretta che porterà la singola azienda ad elevare il proprio valore percepito e, nel tempo, a poter alzare gradualmente anche i prezzi dei vini della linea "classica". Posizionando il proprio vino in una fascia più alta tra i Premium e i Ultra Premium (alcuni potranno aspirare anche a fasce superiori) si dichiara pubblicamente la fiducia nei propri mezzi in maniera diretta e comprensibile da tutti. Purtroppo le bottiglie di vino non vengono tutte raccontate, vendute e servite dal produttore e il prezzo, ancor più del packaging, rappresenta il messaggio primario che si da al "pubblico";

- Maggior gratificazione emotiva ed economica grazie ad una marginalità importante che permetterà una miglior sostenibilità aziendale e una crescita qualitativa continua, nonché un aumento graduale della consapevolezza nei propri mezzi.
fasce prezzo vino
Quando nei miei corsi e nei miei incontri suggerisco ai produttori di valutare attentamente la possibilità di posizionarsi su fasce più alte con almeno uno dei propri vini non lo faccio in maniera sprovveduta e sono pronto a dimostrare con dati analitici e case history quanto il "rischio" sia fondamentalmente calcolato. Per questo i 3 fattori precedentemente indicati non devono prescindere dalla produzione di vini che possano dare rotazione e liquidità all'azienda. Ogni realtà italiana può produrre un vino di qualità superiore, frutto di un "progetto" che miri all'esaltazione delle proprie peculiarità territoriali, varietali e interpretative con numeri e investimenti ponderati e proporzionati in base alle dimensioni aziendali e alle proprie possibilità.
Per questo ci saranno piccole aziende che inizieranno col produrre una piccola botte della propria selezione e realtà più strutturate che ne produrranno 3000 mila bottiglie. I numeri contano relativamente in queste fasce e le prime annate - è dimostrabile - daranno otterranno maggior visibilità e desteranno maggior curiosità nei confronti di media, buyers e appassionati. Quest'azione, se operata in maniera congiunta da più produttori dello stesso areale, porterà ad una conseguente valorizzazione del territorio con benefici condivisi.
Inoltre, è risaputo che in alcuni contesti è più difficile entrare con vini a "basso costo" o che con i vini di fascia alta e molto alta.
Lungi da me voler fare i conti in tasca a chi investe già tanto in termini di tempo e denaro per produrre i propri vini, ma credo che proprio per far fronte a questo dispendio energetico ed economico sia fondamentale raggiungere quella stabilità che (per chi fa solo questo per vivere) permetta un approccio al lavoro più sereno e fiducioso, con prospettive non più a breve termine ma a lungo termine.
Quando un piccolo produttore mi dice "ho la cantina vuota! Ho venduto tutto in un attimo!" inizio a preoccuparmi perché nel 90% la facilità di vendita coincide con un prezzo troppo basso e con politiche commerciali (scontistica) molto aggressiva.
Se mi permetto di condividere queste considerazioni pubblicamente (chi ha avuto modo di incontrarmi negli ultimi anni non avrà letto nulla di nuovo) è perché a distanza di anni ho appurato che quei produttori che hanno recepito questi consigli e li hanno messi in atto oggi possono raccogliere i frutti di scelte oculate e coraggiose.

Tutti sappiamo quanto sia difficile, una volta posizionato un vino in una fascia troppo bassa, riuscire ad innalzare quella referenza in maniera importante e nessuno dovrebbe sentirsi appagato nel ricevere un complimento come quello che ha dato inizio a questa riflessione "fai dei vini dall'ottimo rapporto qualità-prezzo!".
Ovviamente per posizionare un vino in una fascia di pregio non basta decidere dall'oggi al domani di alzare il prezzo, ma è necessario conferire a quella bottiglia dei valori aggiunti quali:
- Privilegio: la tiratura limitata darà una sensazione di privilegio a chi andrà ad acquistare e a stappare quel determinato vino. Inoltre, permetterà al produttore di mantenere il rischio e i costi di produzione entro certi range.
- Packaging: può sembrare limitativo e superficiale, ma è fondamentale che si seguano alcuni criteri per la "vestizione" di una bottiglia di pregio partendo dal fatto che dovrà distaccarsi da eventuali altre bottiglie della linea "classica". Questo non significa caricare di orpelli barocchi o pacchiani la bottiglia, bensì di ricercare un'eleganza minimale che trasmetta, però, la ricerca e l'attenzione al dettaglio che ritroveremo nel contenuto. Un esempio può essere rappresentato dalla percezione che oggi da la bottiglia borgognotta, capace da sola di indurre nella mente del compratore appassionato e del buyer esperto una percezione di eleganza e importanza. Ovviamente, ogni scelta in termini "estetici" e di testo per nome e retro-etichetta andrà tarata e ponderata in base alle peculiarità della singola realtà: il piccolo artigiano dovrà comunicare la propria identità in maniera differente dal produttore più  tecnico e "moderno".
- Sostenibilità: è indiscutibile che negli ultimi 15 anni la sostenibilità sia divenuto uno dei principi che di più incidono sulla valorizzazione del lavoro di un'azienda vitivinicola. Attenzione, però! Non sempre i bollini delle certificazioni "biologiche o biodinamiche" possono rappresentare un plus nelle etichette dei vini di alta fascia.
- Qualità, unicità e longevità: sembra scontato, ma non lo è affatto! E' fondamentale che il vino in questione sia frutto di un percorso cognitivo e di selezione molto accurato e che determini all'assaggio sensazioni superiori a quelle espresse dagli altri vini prodotti dall'azienda. Questo lo si può avere con una selezione ancora più accurata delle uve ma anche e soprattutto andando ad enfatizzare la singolarità territoriale e l'identità di un determinato cru o clos. L'uscita ritardata sul mercato può rappresentare un ulteriore indicatore di qualità nella percezione comune.

Non voglio contaminare questo articolo con nomi di singoli produttori, anche se potrei portare ad esempio decine di case history a sostegno delle mie tesi, ma vi chiedo di pensare a dei produttori molto virtuosi che, oggi, vendono almeno uno dei propri vini a prezzi importanti e di riflettere su quanto quegli stessi produttori verrebbero da voi percepiti come "validi e meritevoli" se il prezzo dei loro vini fosse decisamente più basso. 
Lo stesso vale per le singole etichette e vi chiedo quante delle etichette più importanti al mondo vengono percepite in maniera ben più importante di quello che realmente possono esprimere nel calice e quanta curiosità siano in grado di destare senza spendere un euro in marketing.
Sia chiaro, la qualità di certi vini non si discute e io non voglio far scadere questo ragionamento in affermazioni superficiali e riduttive come quelle che vorrebbero e vedrebbero i vini sopra al di sopra di un certo prezzo come privi di senso e dal valore intrinseco nettamente inferiore a quello reale del contenuto (in quanto se andassimo a valutare il vino in tal senso tutte le referenze dovrebbero costare solo in base ai costi di produzione), ma certi vini sono grandi e quindi hanno un grande costo o sono grandi anche perché hanno un costo importante? E certi produttori devono la propria fama solo alla qualità del proprio lavoro o hanno anche grazie al coraggio dimostrato nel posizionamento di loro vini?
Ci sono realtà che non inviano vini alle guide, che non investono un solo euro in marketing, che lesinano visite in cantina e partecipazione ad eventi, eppure i loro vini sono altamente percepiti e considerati. Lungi da me invitare i produttori ad emulare questo modus operandi, in quanto le variabili in gioco sono molteplici e non si può "costruire" la fama di un vino o di un produttore a tavolino (restano ancora fondamentali le dinamiche legate alla critica, all'incoming e alla promozione in prima persona della propria figura e della propria realtà), ma questi estremi devono far riflettere su quanto conti puntare in alto oggi. Lo ha dimostrato anche il recente "stop" dei mercati a causa del Covid19, mettendo in crisi la fascia media e vedendo un aumento delle vendite dei due segmenti estremi, ovvero quello relativo alla GDO da basso costo e il segmento di fascia alta.
Anche in questo caso la Francia ci insegna ma anche territori importanti in Italia e nel resto del mondo hanno fatto "cartello" innalzando il costo delle uve, dei vini e di conseguenza dei terreni non curandosi di ciò che fanno imbottigliatori che, anzi, si ritrovano essi stessi a godere della crescita del valore percepito di determinati territori e vini.
E' solo credendo fortemente nei propri vini e unendosi in un posizionamento gradualmente più alto che territori attualmente meno noti possono crescere in termini di appeal, notorietà e qualità.
Posizionamento vino enoteca
Ci sono centinaia di grandi vini in giro per l'Italia che, purtroppo, solo chi ha la fortuna e l'ardire di girare in lungo e in largo alla loro ricerca può incontrare nel proprio calice, ma è davvero un peccato pensare che quegli stessi vini non possano ricevere l'attenzione e la gratificazione che meritano solo perché posizionati in fasce di prezzo in cui rischiano di "perdersi" e di perdere la propria opportunità di emergere. Credo che l'Italia sia stata per troppi anni il paese delle fresi fatte del tipo "con 10€ in Italia bevi già bene!", "l'Italia fa dei vini dall'ottimo rapporto qualità-prezzo". Sono considerazioni che ormai sono appurate e che, ora, devono essere superate in quanto la qualità è diffusa ovunque nel nostro paese e all'estero e nelle eventuali "guerre fra poveri" ci sono e ci saranno paesi ben più forti di noi nella possibilità di produrre vino a basso costo (meno spese di gestione, meno tasse, manodopera a basso costo ecc...). L'invidia che proviamo nei confronti dei francesi dovrebbe smettere di coincidere con un complesso di inferiorità o addirittura di essere un alibi per non tentare di dare piccole svolte alla percezione che il mondo ha dei nostri vini. Oggi c'è voglia di scoprire grandi vini anche e soprattutto in Italia, terra in cui tutti i valori aggiunti che ho citato poc'anzi sono possibili e conferibili al vino, a partire dalla sostenibilità. Chi ha provato ha dato dimostrazione di poter fare la differenza, credendo fortemente nei propri mezzi e nel proprio terroir e posizionandosi di conseguenza. Ora sta ad ogni singolo produttore ma anche agli addetti ai lavori crescere nella fiducia nei nostri vini e nella possibilità di elevare la loro percezione in Italia e nel mondo.
vini più costosi in italia

Concludo chiedendo ai produttori di ragionare sul lavoro, sugli investimenti, sul tempo e sull'incertezza che produrre vino implica loro e di porsi un semplice quesito: "Il mio vino costa abbastanza?".

F.S.R.
#WineIsSharing


mercoledì 9 settembre 2020

E' nato Enosearcher - L'aggregatore di offerte di vino in Italia

Sono molte le idee enoiche legate al mondo digital che hanno preso forma sotto il lockdown ma molte di esse hanno avuto vita breve in quanto tarate su necessità e mood direttamente correlati alla situazione eccezionale che tutti noi abbiamo vissuto nei mesi scorsi a causa del picco dell'emergenza sanitaria “corona virus”.

Tra queste idee, però, ce ne sono alcune che ritengo possano perdurare nel tempo e con successo. Quella che mi ha colpito di più è Enosearcher, progetto della software house SDV di Busto Arsizio che rappresenta il primo portale italiano che aggrega le offerte di vini in vendita online e propone all’utente una scelta accurata e su misura, al fine di supportare enoteche online e produttori nell'ecommerce.

Enosearcher

Parliamo di un software studiato per ricercare in rete tutti i dati e le informazioni necessarie per identificare le migliori offerte on line del settore vinicolo e proporle all’utente in modo ordinato in base a una serie di parametri stabiliti al momento dello screening. L’utente, quindi, è chiamato ad effettuare una ricerca su Enosearcher: per ogni query il sistema, e perciò il portale, mostra tutte le offerte presenti in rete e le aggrega sotto la stessa bottiglia, a dimostrazione di una usabilità semplice e alla portata di tutti. 

Ciò che ho apprezzato di più? Il fatto che il servizio offerto da Enosearcher sia completamente gratuito e privo di pubblicità. La sua struttura rende l’utilizzo agevole e intuitivo e lo pone come riferimento per questa specifica tipologia di portale.

La software house SDV è riuscita nell’intento di realizzare un prodotto facilmente fruibile partendo da un’idea complessa: per la raccolta, il raggruppamento e l’analisi dei dati sono serviti tempo e alte capacità tecniche che si possono dimostrare parlando di 144.997 pagine web analizzate, 127 differenti shop online e 157.175 differenti offerte estratte. La tecnologia di estrazione, di esposizione e di raggruppamento dei vini è proprietaria di SDV. 

Oggi Enosearcher propone vini delle tipologie Franciacorta, Trento Doc, Prosecco e Alta Langa ma gradualmente crescerà grazie all’inserimento di tutte le altre denominazioni specifiche e alla collaborazione con tutti gli shop online che vorranno essere inseriti in lista. 

Non solo Enosearcher è il più grande aggregatore di offerte di vino in Italia, ma è in fase di realizzazione la traduzione in inglese per rendere il sito visibile e usabile anche in tutta Europa.

enoteca online prezzi

Per approfondire vi lascio ad un conciso botta e risposta con gli ideatori di Enosearcher:

- Chi siete?

Di fatto una software house, anche se siamo accomunati dalla passione per il vino. È proprio da questa che nasce Enosearcher.  Inizialmente il nostro obbiettivo era risparmiare sugli acquisti online. Non avendo trovato nulla di nostro gradimento su internet che ci permettesse di trovare le offerte migliori abbiamo deciso di creare un nostro portale. 

È così che ha preso vita il progetto!

- Che vantaggi ha un winelover che vuole acquistare una bottiglia utilizzando Enosearcher?

I vantaggi sono principalmente tre:

1) Possibilità di cercare i propri vini preferiti all’interno del nostro catalogo, che copre più di 150 enoteche/shop online con più di 100 mila offerte.

2) Possibilità per i propri vini preferiti di trovare le offerte più vantaggiose del web, scoprendo a volte anche enoteche/shop che non conosceva prima.

3) Possibilità di scoprire nuovi vini, il sistema infatti consiglia all’interno di ogni pagina dei vini correlati a quello che si sta visualizzando

Se eri un appassionato, il “vecchio metodo” per cercare le offerte migliori prima della nascita di Enosearcher consisteva:

O nel cercare su google, sfogliando pagine su pagine

O nell’utilizzare altri aggregatori di offerte che però a differenza di Enosearcher non riescono a “raggruppare” tutte le offerte sotto un singolo vino

- Ha un costo per la fruizione da parte dell'utente?

Il sistema è gratuito! Ma non solo, è anche privo di pubblicità!

-  Cosa deve fare un'enoteca o un wine shop online per mettere le proprie offerte in piattaforma?

Niente! Anche in questo caso semplifichiamo la vita dei proprietari degli shop online. Non è necessario creare un feed, effettuare sviluppi sul proprio sito o inviare liste di vini via excel et simili. Pensiamo a tutto noi!

- I prezzi sono sempre aggiornati?

I prezzi vengono aggiornati ogni mattina. Chiediamo comunque ai fruitori di verificare la corrispondenza sul sito da cui si vuole acquistare.

- Che vini vengono gestiti? Champagne? Rossi? Bianchi?

Enosearcher al momento gestisce solo vini italiani. Il catalogo è però in aggiornamento e ogni giorno arrivano nuove denominazioni. In futuro gli Champagne saranno sicuramente supportati, contiamo di portare tutti i vini italiani disponibili sulla piattaforma entro fine anno!

- Il prezzo è in “partnership”?

No. È lo stesso prezzo che trovereste navigando nei negozi in questione senza passare da Enosearcher. Ci limitiamo a proporre le offerte degli shop.

- Se il mio vino preferito non è in piattaforma?

Ti basta iscriverti alla newsletter (in fondo a ogni pagina) e ti avviseremo di tutte le nuove aggiunte! Come detto, le denominazioni gestite sono già molte ma ogni giorno ci sono novità! 

- Spesso mi accade di trovare dati non corretti relativi alla scheda di un vino. Cosa posso fare?

Segnalacelo pure! Trovi i nostri contatti nell’apposita sezione!

- Avete previsto novità oltre alla traduzione in inglese della piattaforma? 

A breve, introdurremo la possibilità di esportare PDF di ogni vino!

aste vino online

Ringrazio la SDV per aver voluto instaurare una piccola partnerhsip con wineblogroll.com permettendomi di conoscere e testare il portale e di promuovere in qualità di sponsor tecnico questo nuovo e utile motore di ricerca di offerte enoiche online.


F.S.R.

#WineIsSharing 

SDV è un nuovo sponsor di WBR

lunedì 7 settembre 2020

St. Magdalener Culinarium - Un'occasione unica per conoscere il vino Santa Maddalena e il suo territorio

Conoscete tutti il mio amore per la Schiava e per un vino che ne contempla l'attitudine a quel raro connubio di freschezza, dinamica ed eleganza che solo alcuni varietali e pochissimi vini sanno esprimere. Parlo, ovviamente, del Santa Maddalena o St. Magdalener, prodotto nei vigneti dell'areale che circonda la città di Bolzano, zona d'elezione della Schiava.

santa maddalena vigne evento

Le colline e i pendii a nord di Bolzano ospitano i vigneti più longevi e più esposti e con le migliori esposizioni dell’intero Alto Adige: è qui che si estende l'areale classico di produzione del Santa Maddalena. Le uve destinate alla produzione del Santa Maddalena (alla Schiava può essere aggiunto un piccolo saldo di Lagrein, solitamente del 5%) vengono coltivate su un totale di 200 ettari che corrisponde al 4% dell’intera superficie vitata in Alto Adige. Il sistema utilizzato in questa area è la classica pergola, costituita da pali verticali che sostengono un’impalcatura orizzontale alla quale vengono fissati i fili che reggono le viti. Il paesaggio qui è particolarmente suggestivo, proprio grazie alle sontuose pergole che contraddistinguono l’area di produzione classica del Santa Maddalena.

uve schiava pergola

Faccio questa premessa perché questo weekend avrete l'occasione di conoscere più approfonditamente il St. Magdalener e il suo territorio di riferimento, grazie all'evento: St. Magdalener Culinarium.

Eccovi la presentazione dell'evento nel dettaglio e le informazioni utili per partecipare:

Santa Maddalena vino evento culinarium

RED WINE & THE CITY

Per tutti gli amanti del vino un’occasione da non perdere!

Due giornate per poter degustare insieme a ben 18 produttori tutte le varietà del vino autoctono S. Maddalena nell’esclusiva cornice del Hotel Restaurant Magdalener Hof e sulle colline di Santa Maddalena a Bolzano. Ricco il programma con degustazioni, aperitivi, una visita guidata nel vigneto una Masterclass e una cena con i sapori del S. Maddalena nella sale e nel giardino del Magdalener Hof che, per l’occasione si tinge di rosso.

St. Magdalener Culilnarium – un’esperienza unica per lasciarsi sorprendere dai sapori, dai profumi e dalle emozioni delle preziose varietà del S. Maddalena classico.

Venerdì 11.9.2020

Ore 17:30–21

“Red wine & good music”

Aperitivo St. Magdalener “Fresh & Cool” with Tracy Merano

Transfer: servizio navetta gratuito (posti limitati) dal Magdalener Hof dalle ore 17:15

Luogo: presso il vigneto attorno alla Chiesetta di Santa Maddalena

Prezzo: 25 € con bevande & fingerfood

Prenotazione obbligatoria entro il 5.9.2020: +39 0471 307 000

Ore 20

“Red Wine & tasty food” – Cena

Lo chef Alessandro Micucci del ristorante Magdalener Hof, porrà particolare attenzione all’esaltazione dell’abbinamento delle spezie con il vino, creando un menù del tutto originale per gli ospiti del St. Magdalener Culinarium.

Luogo: Hotel Restaurant Magdalener Hof

Prezzo: 68 € a persona

Incluso vino, acqua e coperto

Prenotazione obbligatoria entro il 5.9.2020: Magdalener Hof +39 0471 978 267

Sabato 12.9.2020

Ore 10

Visita guidata nel vigneto con Leopold Larcher, Sommelier Brand Ambassador of St. Magdalener

Transfer in pullman e passeggiata nei vigneti.

Punto di incontro presso l’Ufficio Informazioni in via Alto Adige 60.

Partecipazione gratuita previa prenotazione, max. 15 partecipanti.

Prenotazione obbligatoria entro il 5.9.2020: +39 0471 307 000

Ore 13-15

Aperitivo Creative St. Magdalener

Luogo: FreiRaum Mumi – Griesbauerhof, Via Rencio 66.

Consumazioni a pagamento

Prenotazione obbligatoria entro il 5.9.2020: +39 349 469 88 46

Ore 15:30 + 16:30 + 17:30

Speed Tasting con Federica Randazzo, Brand Ambassador of St. Magdalener

Innamorarsi del Santa Maddalena in pochi minuti: 20 minuti – 6 persone – 4 vini – 1 pirata & 1 Ambasciatrice. Speed Tasting Santa Maddalena è un modo divertente e leggero per conoscere il vino rosso simbolo di Bolzano.

Luogo: Hotel Restaurant Magdalener Hof

Prenotazione obbligatoria entro il 5.9.2020: +39 0471 307 000

Prezzo: 10 € a persona

Ore 15-18:30

Degustazione di S. Maddalena con i produttori

Luogo: Hotel Restaurant Magdalener Hof

Prenotazione obbligatoria entro il 5.9.2020: +39 0471 307 000

Prezzo: 10 € a persona

Ore 17-18

Masterclass con Daniele Cernilli (DoctorWine) & Christine Mayr

Luogo: Hotel Restaurant Magdalener Hof

Prenotazione obbligatoria entro il 5.9.2020: +39 0471 307 000

Prezzo: 10 € a persona

Il programma dettagliato del St. Magdalener Culinarium e tutti gli sponsor sono disponibili cliccando qui.

St. Magdalener Culinarium è organizzato in collaborazione con i produttori di vino Santa Maddalena. La Cassa rurale di Bolzano sostiene gli eventi del vino di Bolzano.

Io sarò presente personalmente nelle giornate di venerdì e sabato e spero di incontrarvi per condividere un calice di un vino che, da sempre, rientra nel novero di quelli che bevo con più piacere. 


F.S.R.

#WineIsSharing


sabato 5 settembre 2020

La Vendemmia 2020 e la resilienza dei Vignaioli

In molti hanno già iniziato, altri stanno campionando in attesa di avere riscontri analitici sulle maturazioni, altri ancora girano ad assaggiare gli acini (sempre la tecnica più sicura), sentendo la consistenza della buccia, la dolcezza della polpa e spaccando vinaccioli fra i denti e "sputandoseli" sul palmo della mano per appurarne la maturità.
vendemmia 2020 corona virus

Altri, ancora, aspetteranno qualche settimana ma sta di fatto che questa vendemmia 2020 è e sarà una raccolta che definire "particolare", a prescindere dagli andamenti climatici di ogni singolo areale, sarebbe un eufemismo. Questo assurdo virus aveva paventato vendemmie verdi totali, la distillazione di migliaia di ettolitri di vino, ha messo alle strette i produttori che si sono visti ancor più in difficoltà nel reperire manodopera e nel gestire gli spazi in cantina e le spese incombenti  e... invece... nonostante tutto e tutti e nella consapevole incertezza di ciò che verrà, il coraggio e la dedizione verso il lavoro e nei confronti della propria terra stanno portando i vignaioli italiani a raccogliere il frutto di fatica e sacrificio con la stessa forza e speranza di sempre! Anzi, con ancor più voglia e bisogno di trarre da quelle uve che hanno sfidato un'altra annata con tenacia e caparbietà vini che rappresenteranno bel futuro prossimo il lato più positivo di questo 2020: quello dell'Italia che non si arrende e che trasforma il dolore in energia e la sciagura in esperienza.
vendemmia 2020 covid

Non l'assenza di aiuti concreti per le le realtà più virtuose, sono state proprio quelle realtà a fungere da esempio di resilienza per tutti e soprattutto per chi, come me, senza vigne e Vignaioli non avrebbe saputo dove sbattere la testa sia sotto il lockdown (virtualmente) che appena sbloccati (fisicamente).
harvest italy

Sono certo che berremo grandi 2020 per ricordare chi non c'è più e chi ce l'ha fatta.
Berremo i vini di questa assurda annata 2020 ancora più convinti che la terra sia la cosa più preziosa che abbiamo e che ognuno di noi se ne debba sentire ancor più custode.

F.S.R.
#WineIsSharing

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