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domenica 18 aprile 2021

Sassotondo - L'identità "vulcanica" del Ciliegiolo e la continua ricerca dalla vigna al bicchiere

Anni di viaggi per vigne e cantine e ancora mi stupisco davanti alla varietà di contesti storici, sociali e paesaggistici in cui esse sono incastonate, eppure alcune realtà vantano suggestioni difficili da eguagliare. Una di queste è, senza tema di smentita, quella di Sassotondo, piccola azienda vitivinicola fondata negli anni '90 da Carla Benini ed Edoardo Ventimiglia, agronoma trentina – la prima – e documentarista romano – il secondo.
sassotondo cantina tufo

Una sfida quella di questa coppia che ha sentito forte il richiamo della campagna, lasciando la città alla volta di una Maremma incantata, costruita e scavata nel tufo di Sorano e Pitigliano. Ci sono voluti anni per rimettere in sesto i vigneti e allestire una cantina atta a produrre vini che di lì a poco sarebbero divenuti un riferimento per l'intero areale. Le scelte più complesse e ponderate sono state quelle ampelografiche, che hanno visto coinvolto sin da subito l'esperto enologo Attilio Pagli, con il quale Edoardo e Carla hanno maturato un rapporto di continuo confronto e crescita enoica. Ecco quindi che entra in gioco il Ciliegiolo, varietale tanto bistrattato quanto tornato in auge negli ultimi anni ma nel quale in pochissimi credevano all'epoca in cui proprio a Sassotondo si scelse di puntare tutto su quest'uva. Non solo pionieri, quindi, bensì sperimentatori tanto incauti quanto lungimiranti nei riguardi di un vitigno che in queste zone manifestava e manifesta tutt'ora peculiarità originali in termini di maturazione, di complessità aromatica (con una speziatura tipica del territorio), di equilibrio strutturale e di predisposizione all'invecchiamento.
carla sassotondo vigna

L'avventura del Ciliegiolo e dei vini di Sassotondo ha inizio nel 1997, anno della prima vendemmia nella cantina ipogea, appena ristrutturata, scavata nel tufo. Entrarvi è come entrare nel cuore di Sassotondo e nell'animo dei suoi due custodi: un cuore fatto di tufo e aria, un animo fiero e colmo di energia.
Quando si percorre il viale che porta alla cantina, ci si rende conto di quanto Sassotondo sia simile alle aziende agricole d'un tempo, quelle in cui l'alternanza fra vigna e ulivi si incastonata in quella di paesaggi disegnati da pascoli e campi dedicati al seminativo, con i boschi ad abbracciarla. Questo comporta una buona biodiversità che va preservata anche grazie all'approccio biologico dell'azienda.
biodiversità vigna

Ovviamente, a me erano i vigneti ad interessare! Dei 12ha, 9 sono a bacca rossa (Sangiovese, Merlot e Teroldego e, ovviamente, il protagonista Ciliegiolo) e 3 a bacca bianca (Trebbiano, Greco, Sauvignon) e tutti affondano le proprie radici su terreni prevalentemente vulcanici.
La mia vista a Sassotondo mi ha visto impegnato in un focus sul Ciliegiolo, in quanto ho sempre ritenuto questa particolare zona e l'estrema dedizione di Edoardo e Carla la combinazione perfetta per comprenderne peculiarità e potenzialità.
ciliegiolo grappolo

Un nome che ne evoca i profumi e una storia ancora in bilico fra leggenda e verità che lo vorrebbe portato in Italia nel 1870 da alcuni pellegrini di ritorno dal lungo cammino di Santiago di Compostela (per questo viene chiamato anche Ciliegiolo di Spagna). Confutata la teoria che ne asseriva la congruenza genetica con il Sangiovese, alcuni noti ampelografi agli inizi del nuovo millennio hanno, finalmente, evidenziato che Aglianicone e Ciliegiolo sono lo stesso vitigno e che, quindi, il legame con il Sangiovese sussiste ma è di tipo genitore-figlio (non sappiamo ancora in che ordine).
pedro parra agronomo buche
La mia vista a Sassotondo mi ha visto impegnato in un focus sul Ciliegiolo, in quanto ho sempre ritenuto questa particolare zona e l'estrema dedizione di Edoardo e Carla la combinazione perfetta per comprenderne peculiarità e potenzialità.
La fiducia in questo vitigno da parte della coppia è tale da aver sentito il bisogno di andare ancora più a fondo (nel vero senso della parola) nella ricerca delle sue identità in relazione alle singole peculiarità pedologiche. Proprio questo hanno deciso di coinvolgere il consulente di fama mondiale Pedro Parra, noto per i suoi studi geologici in vigneti di tutto il mondo tramite scavi profondi in grado di evidenziare la predisposizione di ciascuno all'impianto di determinati cloni con specifici portainnesti. Linee che tracciano poligoni all'interno, anche, di uno stesso vigneto, proprio com'è avvenuto per il “cru” San Lorenzo di Sassotondo.
poligoni clos vigna pedro parra

Ecco quindi due “clos" che al posto dei muretti a secco hanno dei fili tesi a delimitarne i confini: Poggio Pinzo e Monte Calvo, corrispondenti ai primi due poligoni creati, vendemmiati e vinificati separatamente.
buche zonazione pedro parra

Fatte queste premesse, condivido con voi le mie impressioni sulle referenze base Ciliegiolo prodotte da Sassotondo e su alcuni assaggi "extra" fatti durante la mia ultima visita all'azienda:
ciliegiolo sassotondo
Ciliegiolo – Maremma Toscana Doc 2019: dalle vigne più giovani un Ciliegiolo tutto sui primari varietali, con frutto e fiore freschi e lieve spezia a rendere meno scontato il naso. Il sorso è fresco ma non esile, slanciato ma non sfuggente. Buona dinamica di beva e finale saporito.

sanlorenzo sassotondo vino verticale
San Lorenzo – Ciliegiolo Maremma Toscana Doc 2015 – 2016 – 2017 – 2018: il cru storico dell'azienda, da una vigna di oltre 60 anni che guarda Pitigliano. Al di là della suggestione della posizione, è indubbia la vocazione di questa terra che da origine a un vino capace di tradurre l'annata in maniera sincera ma equilibrata, senza incorrere in eccessi di maturazione in annate calde. Proprio per questo la 2015 si mostra, attualmente in commercio, si mostra fiera ma dal giusto calore. Varietale integro e bocca piena, in grado di distendersi con buono slancio. La 2016, è già pronta a stupire grazie ad una maggior tonicità e ad un'agile finezza. Vino forte, dinamico e saporito dai nitidi tratti vulcanici. La 2017 e la 2018 sono due anime apparentemente antitetiche ma l'affinamento in bottiglia le porterà a non essere poi così distanti nell'espressività varietale. Di certo l'una sarà più ricca e saporita dell'altra ma l'altra sarà più longilinea ed elegante.

monte calvo vino
Monte Calvo – Maremma Toscana Doc 2019: il primo dei “poligoni” vinificati singolarmente. Un vero e proprio “clos”, all'interno del cru San Lorenzo, che aggiunge al frutto una distintiva balsamicità mediterranea. Il sorso è integro e sicuro, fresco nell'incedere e dal grip tannico prospettico.

monte pinzo ciliegiolo
Poggio Pinzo – Maremma Toscana Doc 2018 (vinificato in grandi anfore di terracotta): l'altro clos, orientato sui piccoli frutti, con una spezia nera intrigante e sensazioni umami, tra terra e sale, che ritroviamo al termine di un percorso palatale tonico, ritmato e dall'indubbia spinta. Tannini già ben definiti.
anfora poggio pinzo
In linea generale posso asserire, senza tema di smentita, che Carla ed Edoardo rappresentano il fulcro dello studio sul Ciliegiolo e, insieme ad Attilio Pagli, confermano di esserne interpreti sensibili e attenti, che rispettando ed evidenziando le cangianti sfaccettature del varietale gli permettono di tradurre al meglio ogni singola geolocalizzazione.

nocchianello nero rotundone


Tra i vari assaggi non posso, però, non segnalarvi un vino che ha attirato sin dal primo naso la mia attenzione, in quanto portatore di una quota – a mio parere – percettibilmente importante di Rotundone, molecola alla quale ho dedicato già alcuni scritti e diverse masterclass in giro per l'Italia. Parlo del Nocchianello Nero con il quale Sassotondo produce il Monte Rosso, vino tutta spezia nera, fiore e note vegetali che potrebbero indurre un naso poco avvezzo a questo genere di vini ad una percezione rustica, poco raffinata, ma che per me rappresentano linfatica freschezza. In bocca è scattante, ma non esile, spensierato ma non facile. Un vino che ha solo bisogno di trovare armonia in bottiglia per divertire anelando ad un'eleganza d'altri tempi, non ostentata ma seducente. Un vitigno che rischiavamo di perdere se non fosse stato per la caparbietà di Edoardo e Carla che, coadiuvati dal Crea di Arezzo, sono riusciti ad innestare ca. 260 piante di Nocchianello Nero (e altrettante di Nocchianello Bianco, altra varietà ivi riscoperta), avviando successivamente (nel 2013) delle microvinificazioni propedeutiche all'inserimento (nel 2017) del varietale nel Registro nazionale. Un vitigno reliquia che vanta peculiarità che lo rendono più che contemporaneo, non solo nel "gusto", ma anche a livello di resistenza alle patologie e nella risposta ai cambiamenti climatici. 
franze vino
Passiamo al Franze 2017, unico nel suo blend e sensato nella motivazione personale: un IGT prodotto da uve Ciliegiolo e Teroldego, che vede Carla convogliare l'identità di un varietale così legato alla sua terra natìa e quella della sua "nuova" casa in un vino forte, deciso, ma per nulla rigido. Finale giustamente tannico e persistente.

vino numero 6 macerato sassotondo
Concludo con il Numero Sei 2018, un bianco macerato da uve Greco (lunga macerazione sulle bucce) e Sauvignon capace di non scadere in note omologanti da macerazioni mal gestite e da negligenti ossidazioni, bensì in grado di esprimere un naso netto tra la menta e il fiore giallo, dal sorso agrumato e minerale. Ottima per tergere il palato la chiusura lievemente tannica e decisamente sapida.

Lascio Sassotondo e i suoi due eclettici custodi con ancor più consapevolezza di quanto questa piccola realtà rappresenti non solo un riferimento per il Ciliegiolo, ma anche per la ricerca continua della massima espressione identitaria del vitigno stesso. Solo continuando a mettersi alla prova e ad accettare sfide con la terra e con sé stessi Carla ed Edoardo sanno di poter appagare, almeno momentaneamente, la propria curiosità di vendemmia in vendemmia. Una volta giunti al risultato sperato, ecco che l'asticella viene alzata nuovamente, pronti per una nuova sfida.
vigna pitigliano


"Noi siamo il nostro territorio, la nostra terra è noi!
Abbiamo fatto il vino con l'uva e la terra di qui, il nostro vino è l'uva e la terra di qui!"

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 14 aprile 2021

Investire in bottiglie di vino pregiate conviene? Sì, ma attenti ai falsi! Ne parlo con Luca Martini esperto "fine wines merchant"

Nell'ultimo anno ho sentito spesso parlare di "investimenti nel mondo del vino" e di quanto le bottiglie pregiate possano essere considerate un bene rifugio con utili addirittura superiori a quelli dell'oro. Onestamente, non ho mai sperimentato questo tipo di attività ma ho la fortuna di conoscere il massimo esperto italiano (e non solo) in materia: Luca Martini.
Luca (miglior Sommelier del mondo 2013) si occupa da anni, con grande successo e un'etica non comune in questo settore, all'attività di "fine wines merchant" ed è per questo che ho scelto lui per fare chiarezza sul mondo degli investimenti in bottiglie di vino di pregio.
Luca Martini investire bottiglie vino

- Cosa significa investire nel vino?

Investire nel vino, come per altri beni, significa comprare un prodotto che possa fruttare nel tempo. Come per tutti gli investimenti le variabili che possono incidere sul fatto che sia più o meno redditizio sono moltissime. Attenzione, però, parliamo sempre di un bene deperibile che necessita di vari accorgimenti.

- Il vino è davvero un bene rifugio?

In generale possiamo dire di sì, anche se…
Mi spiego meglio, il vino (intendendo le bottiglie di pregio chiaramente), è un bene rifugio perché, già da parecchi anni, ha dimostrato di produrre costanti performance e utili, non sto qui a ripetere i vari dati che potete trovare facilmente su internet.
Ci sono tuttavia vari aspetti importanti da tenere in considerazione che influenzeranno le performance delle bottiglie e non sono da sottovalutare: è ovvio che la conservazione (quindi lo stato di etichetta, capsula e livello del vino) è un fattore decisivo per la valutazione del prodotto.
Anche provenienza e tracciabilità del prodotto contribuiranno in maniera consistente all’utile conseguito dalla vendita: la presenza di fatture d’acquisto e certificati di autenticità (soprattutto per distillati) sono da considerarsi un valore, così come la sicurezza di aver comprato un prodotto che fino a quel momento è stato conservato correttamente a temperatura e umidità controllata.

- Quali sono i rischi nell’investire e nell’acquisto di bottiglie di vino?

Il primo, dei tantissimi rischi che si corrono, è quello di acquistare il prodotto nel mercato “secondario” senza garanzia di provenienza (quindi di effettiva autenticità del prodotto) magari perché si pensa di aver fatto “l’affare” poiché si sono comprate delle bottiglie a un buon prezzo. Ricordatevi che nessuno vi regala niente, e che le truffe sono sempre dietro l’angolo! Ormai le bottiglie false sono talmente fatte bene da risultare molto difficili da riconoscere, perfino da un occhio esperto.
Un altro rischio indubbiamente da citare è quello di comprare bottiglie di vino mal conservate.
Naturalmente, non meno importante, c’è anche il rischio di non avere lo spazio e il luogo adatto per tenere quelle ben conservate!
Anche (e soprattutto) pagare troppo le bottiglie quando si inizia a fare l’investimento… magari a causa di errate o poco attendibili stime di valore trovate su internet. Con il tempo (e magari anche con qualche consiglio) imparerete a spendere i vostri soldi dai “fornitori” giusti e ad utilizzare motori di ricerca per le stime più affidabili di altri.

- Si può investire nel vino senza essere esperti?

No, senza essere esperti non possiamo investire nel vino, come giustamente non possiamo investire in altre cose.
Io con la mia azienda offro questo servizio, ma purtroppo sono molte le persone che pensano di essere in grado di fare da sé, spesso e volentieri se ne accorgono quando ormai è troppo tardi.
Se però mi voglio avvicinare a questo mondo è doveroso farsi seguire da un esperto accreditato, da un professionista con determinate garanzie che ci possa seguire passo a passo nell’investimento, dall’inizio (acquisto) alla fine (vendita). Perché, ricordiamoci, l’obiettivo è quello di vendere per guadagnare e poi ricomprare! Tenete a mente che l’investimento deve essere esule dalla passione e che grandi profitti comportano grandi rischi.
Expertise bottiglia vino asta

- Quali sono i consigli che daresti a chi vuole acquistare bottiglie di vino da investimento?

Il primo consiglio che darei è di affidarsi a dei professionisti come dicevo prima se non si sa da che parte iniziare. I soldi “spesi” in più per la consulenza ripagheranno in futuro, ne sono sicuro.
Anche io tramite la mia azienda gestisco sia l’acquisto che la rivendita per conto di alcuni nostri clienti, garantendo utili consoni al pacchetto d’investimento. In alcuni casi il cliente non ha nemmeno bisogno di avere fisicamente le bottiglie, le teniamo noi in cantina per lui. Un valido compromesso che ha anche il vantaggio di eliminare il rischio che le bottiglie vengano bevute accidentalmente (oppure di proposito).
Se invece le bottiglie le volete tenere voi, valutate l’acquisto di una bella cantinetta vini con doppia temperatura (è anche un bellissimo regalo da fare) capiente il giusto secondo anche lo spazio che avete a disposizione da dedicargli.
Non ha senso regalare a un vostro amico una bottiglia da investimento se non ha dove conservarla. Ricordate che basta pochissimo per vanificare tutti i soldi e il tempo speso.

- Entrambi abbiamo gridato più volte "basta alla vendita di bottiglie vuote". Molti non comprendono il perché si possa arrivare a pagare centinaia di euro per una bottiglia di Petrus vuota. Spieghiamo cosa c’è dietro?

Parlerei prima di un aspetto che spesso passa in secondo piano, quello meno dannoso e più frivolo: c’è sicuramente un discorso di vanità che si diffuso soprattutto grazie ai social: a quanti di voi è capitato di trovarsi una bottiglia importante (vuota) davanti e di dire “adesso faccio una foto così la pubblico su Instagram e su Facebook!”
Ho visto molta gente comprare bottiglie vuote solo per farsi delle foto da pubblicare nei propri profili social che “è ok” in linea di massima, se uno le vuole comprare per “farsi vedere” agli occhi degli altri chi sono io per giudicare, alla fine non fa del male a nessuno (se non a sé stesso).
A parte questo, il vero danno arrecato al mondo del vino è quello fatto da un mercato parallelo di contraffazione incredibilmente esteso. Le bottiglie vuote “originali” vengono riempite e spacciate per bottiglie nuove, in attesa ancora di essere stappate.
Molti produttori e aziende legate al mondo del vino stanno iniziando a far firmare fogli dove si dichiara il consenso alla distruzione dei vuoti delle bottiglie costose acquistate, in modo tale che non abbiamo la possibilità di essere reimmesse contraffatte nel mercato.
Tutto questo mi porta ad essere molto triste. Quando vedo bottiglie di vino vuote vendute per cifre a tre zeri significa che stiamo sbagliando qualcosa: o non capiamo il danno che stiamo facendo, o non ce ne importa perché pensiamo che non ci possa riguardare (i furbetti). Ma la verità è che ci riguarda eccome, perché contribuiamo ad alimentare questo mercato di truffatori, sempre più grande, disposto a pagare cifre assurde perché queste bottiglie, una volta manomesse e riempite, possono valere anche, partendo da poche centinaia, fino a migliaia di euro.
Questo è un problema grosso, da non sottovalutare. Non sto dicendo che dovete assolutamente buttare via tutti i vuoti che avete perché, capisco benissimo, quei vuoti sono legati a dei ricordi importanti che tutti noi non vogliamo assolutamente dimenticare.
Noi cerchiamo, nel nostro piccolo, di non venderle però. Collezioniamole, se vogliamo, ma teniamole solo per noi stessi. Nel caso, ogni tanto fate pulizia e eliminate nella raccolta del vetro quelle che non volete più tenere.

- Girano davvero così tante bottiglie false sul mercato? Come si possono riconoscere?

Purtroppo, sì, girano tantissime bottiglie false sul mercato. Noi abbiamo molti modi e strumenti per riconoscerle.
La procedura di controllo parte prima ancora dell’acquisto: tramite foto e report richiesti al venditore siamo in grado di fare una prima valutazione e controllo di effettiva autenticità.
Nella nostra azienda, per il reparto anticontraffazione, un'altra cosa fondamentale è la fonte del prodotto, che può essere il venditore stesso che ha in mano le bottiglie ma non solo: servono garanzie di provenienza (da chi e dove è stata comprata in precedenza?) e di conservazione, quest’ultima riconoscibile anche tramite livello, colore della bottiglia e stato dell’etichetta.
Avevo fatto a tal proposito dei video che trovate su Instagram nella sezione IGTV, vi metto qui i link:

Ovviamente all’arrivo effettivo in azienda si rifanno tutti i controlli con microscopio, luce a infrarossi, torcia ecc... nel video lo spiego e lo faccio vedere bene.
Ricordo ancora che tutte le garanzie, le fotocopie dei documenti dei venditori privati, la storicità e soprattutto (per le bottiglie di vino vecchie) la tracciabilità del prodotto sono fondamentali.

Consideriamo che, purtroppo, in questo momento nel mondo circa il 3-5% sul totale delle bottiglie pregiate sono false. Per “false” intendo le due categorie che compongono il mercato, cioè sia bottiglie originali ma riempite e ritappate (quindi bottiglia di per sé originale ma con vino falso) sia le bottiglie che io chiamo “i falsi-falsi” cioè copie spudorate degli originali che non hanno nulla di autentico, né il vino e né la bottiglia
Una percentuale spaventosamente alta è data da queste ultime, prodotte in grandi quantità, tra le quali segnalo Tignanello, Sassicaia e Romanée-Conti, solo per indicare le più note.

coche dury la tache vini investimento

Ringrazio Luca per la sua consueta disponibilità e per aver approfondito in maniera impeccabile alcuni aspetti di un lavoro complesso che richiede grande preparazione e indiscussa professionalità. Per sapere quali sono le bottiglie sulle quali investire vi invito a seguirlo e a contattarlo direttamente tramite i suoi canali social o il suo sito: www.lucamartini.it/lm-fine-wine-merchant/


F.S.R.
#WineIsSharing


sabato 10 aprile 2021

Vinojobs.it - Un portale per chi cerca lavoro nel mondo del vino e per le aziende che cercano personale qualificato

Nell'ultimo anno sono stati tantissimi i giovani che mi hanno chiesto di aiutarli a trovare un impegno nel mondo del vino e altrettante sono state le aziende che chiedono costantemente consigli riguardo personale di cantina, responsabili marketing o sommelier in grado di gestire accoglienza enoturistica.
Io non ho potuto fare altro che dare qualche dritta, ma cercando nel web mi sono imbattuto in un portale molto interessante che è da poco arrivato anche in Italia: vinojobs.it.
Incuriosito dal sito ho chiesto maggiori informazioni ad una cara amica, professionista che stimo molto e che collabora con VinoJobs. Parlo di Francesca Romana Cordella, esperta di comunicazione e marketing, che segue con costanza il mercato italiano e si occupa dello sviluppo del business online. E' proprio lei a raccontarmi cosa può fare vinojobs.it per chi cerca lavoro nel mondo del vino e per le realtà che sono alla ricerca di personale qualificato da introdurre in azienda.
vinojobs cerco lavoro mondo del vino

- Cos'è vinojobs.it?

Il portale lavoro vinojobs.it è un portale di lavoro per l’industria del vino in Italia che permette alle cantine e alle aziende di trovare in modo veloce, economico ed efficace i migliori candidati e professionisti per il vino.
Il portale nasce da un’intuizione di Franz Regner, agronomo, formatore nel settore delle risorse umane all’università di Krems e founder del portale weinjobs.com, dedicato alla ricerca di personale nei paesi di lingua tedesca.
Abbiamo riscontrato che il mondo del lavoro nel settore del vino risulta ancora discretamente una nebulosa dove si va avanti quasi esclusivamente per contatti personali. Le grandi aziende e le cantine più prestigiose si avvalgono dell’aiuto di head hunter per la ricerca di alti profili e generalmente questo servizio è molto costoso.
Inoltre esistono tantissimi portali online e spesso la ricerca del lavoro diventa dispersiva, ci si iscrive su diversi portali, o si mandano candidature spontanee sperando di essere contatti.
Le stesse cantine non sanno spesso quale portale fa al caso loro, visto che ce ne sono molti, anche gratuiti, che non sono però l’ideale per le loro esigenze. vinojobs.it ha l’obiettivo di rendere il mercato del lavoro nel settore del vino più trasparente per chi cerca e più immediato per chi offre lavoro. La domanda e l’offerta si incontrano su un unico portale, dove i candidati si presentano e le aziende selezionano senza intermediari. Il portale è disponibile in italiano, è gratuito per i candidati e a pagamento per le aziende.

- A chi è indirizzato vinojobs.it?

Il portale si rivolge a tutti gli attori e stakeholder del settore vitivinicolo e ha l’obiettivo di rendere il mercato del lavoro più trasparente per i candidati e le aziende. Domanda e offerta si incontrano in modo diretto sul portale, senza intermediari.
Il portale è disponibile in lingua italiana, è gratuito per i candidati e a pagamento per le aziende.
Chi cerca lavoro può inserire i propri dati, curriculum, e se lo vuole anche un video CV all’interno della nostra piattaforma.
Abbiamo inserito diverse categorie di ricerca e ci rivolgiamo a diverse figure professionali, con diversi inquadramenti. La nostra filosofia resta molto aperta a tutti i lavori legati al settore vitivinicolo. Ci rivolgiamo quindi ai candidati che vogliono lavorare in vigna fino agli enologi, a chi vuole lavorare nel marketing del vino oppure in enoteca, ai sommelier, ma anche a chi cerca nel settore dell’enoturismo.
Abbiamo aggiunto la categoria tirocini perché crediamo che sia un servizio di raccolta informazioni preziosissimo. Molti giovani che anche dall’estero vengono in Italia a fare esperienza hanno estrema difficoltà a trovare dei tirocini. Pertanto ci rivolgiamo anche alle cantine, aziende agricole che vogliono approfittare di uno scambio tra professionisti con un background internazionale.
lavoro in vigna

- Come funziona VinoJobs?
Il sito vinojobs.it funziona come un portale di lavoro dove le aziende pubblicano le offerte di lavoro e i candidati possono candidarsi direttamente al potenziale datore di lavoro.
La particolarità sta nel match tra domanda e offerta che si crea direttamente sul sito.
Basta crearsi un profilo registrandosi per mail e si può subito utilizzare il portale. Le aziende possono acquistare il pacchetto più adatto e inserire il proprio annuncio. I candidati possono candidarsi alle posizioni aperte subito dopo la registrazione.
Il focus tematico ha il vantaggio di portare domanda e offerta su un unico sito, attraverso il quale candidati e aziende gestiscono in maniera autonoma, veloce e senza intermediari il processo di recruiting. La aziende possono anche decidere di essere contattate in maniera classica inserendo oltre al contatto mail, anche il proprio indirizzo e numero di telefono.
lavoro enologo cerco

- Perché scegliere vinojobs.it per cercare lavoro o personale nel mondo del vino?

Le aziende che scelgono vinojobs.it sono aziende con affinità digitale, che vogliono cercare personale in modo diretto, veloce ed economico.
Mettiamo a disposizione uno strumento digitale semplice da gestire: dalla pubblicazione dell’annuncio alla gestione dei profili in entrata alla consultazione della banca dati. Non siamo un’agenzia di risorse umane e non aspiriamo ad esserlo e ma abbiamo delle collaborazioni con partner che fanno questo.
Le aziende che ci scelgono pubblicano i loro annunci di lavoro in modo semplice e trasparente e si mettono direttamente in contatto con le professionalità ritenute idonee per la loro ricerca.

- La Pandemia sta cambiando le abitudini degli italiani e anche il mondo del lavoro. In che modo vinojobs.it può essere una soluzione in questo periodo così complesso? 

La situazione nella quale ci troviamo da ormai un anno ci ha insegnato che grazie al digitale le distanze si stanno accorciando. Cercare un impiego in un periodo dove molti hanno perso il lavoro non è semplice. Grazie agli strumenti del mondo online riusciamo a fare dei passi avanti senza lasciare le nostre scrivanie. Possiamo provare a “progettare” il nostro futuro, continuando a candidarci e fare colloqui online.
Le aziende che riescono a controllare questi processi in autonomia con il supporto della tecnologia sono quelle che hanno anche garanzia di continuità. Non tutte le aziende del settore vino possono permettersi di lavorare con addetti alle risorse umane o agenzie del lavoro. La nostra soluzione rende la ricerca economica, e mirata dal punto di vista settoriale, semplice e diretta dal punto di vista della selezione.
lavoro enoturismo

- Quali sono le modalità di iscrizione?

L’iscrizione avviene solo per e-mail. Cantine, aziende agricole, cantine sociali o enoteche devono presentarsi sul loro profilo in modo attraente e raccontare qualcosa della propria azienda.
Poi ci sono altri requisiti importanti che favoriscono il match tra aziende e candidati.
Per i professionisti è quello di avere delle competenze ed esperienze documentate nel mondo del vino. Per chi è alle prime esperienze vanno bene titoli di studio corsi di specializzazione. Consigliamo sempre di sapersi “raccontare” alla aziende che stanno assumendo e di presentarsi in maniera professionale, cominciando da un buon CV in pdf e non documenti poco curati. Sembrano delle cose scontate, ma non lo sono. Per iscriversi alla piattaforma basta inserire i propri dati personali e aggiornarli di tanto in tanto, o tra una “pausa” tra un lavoro e l’altro.
Il requisito fondamentale per le aziende invece è affinità digitale e soprattutto la voglia di mettersi “il cappello” del selezionatore di risorse umane per cercare al meglio i propri collaboratori. Crediamo che sia possibile cercare professionisti per la propria cantina o la propria enoteca, anche senza avere una laurea in risorse umane. Le imprese richiedono ai dipendenti di mostrare loro le famose skills e viene richiesto di essere flessibili e di adattarsi ai cambiamenti. Anche le aziende dovrebbero avere delle soft skills, soprattutto chi si trova in posizioni manageriali. Anticipare i cambiamenti, ascolto attivo ed empatia sono le soft skill che le imprese dovrebbero offrire ai propri collaboratori.
vinojobs.it

- Quali sono i costi?

Il portale vinojobs.it è gratuito per i candidati mentre ha un costo per le aziende che possono scegliere tra diversi pacchetti. Si può partire da un singolo annuncio o acquistare un abbonamento annuale. Con l’abbonamento è possibile inserire più annunci per dodici mesi ad un prezzo fisso.
Invitiamo quindi cantine, aziende vitivinicole, enoteche o altre realtà imprenditoriali legate al settore merceologico vino a testare il nostro sito per cercare personale qualificato. Mettiamo a loro disposizione la nostra banca dati con circa 2500 profili di professionisti pronti a lavorare nel mondo del vino.
vino lavoro
Ringrazio Francesca e vinojobs.it per la disponibilità e per aver spiegato in maniera esaustiva le potenzialità di questo portale innovativo che, sono certo, tornerà utile a molte persone sia dal punto della ricerca del lavoro che da quello della ricerca di personale. In un periodo come questo, in cui anche i colloqui di lavoro si fanno online, bisogna fare di necessità virtù e utilizzare tutti gli strumenti utili a non perdere tempo prezioso e occasioni che potrebbero non ripresentarsi.

F.S.R.
#WineIsSharing




mercoledì 7 aprile 2021

La lotta contro le gelate tardive tra suggestione e dura realtà

In Francia (e non solo), anche quest'anno, si corre ai ripari cercando di salvare il salvabile dalle gelate primaverili. Gelate che rischiano di compromettere il futuro raccolto in molti dei più noti areali vitivinicoli transalpini. Ecco quindi tornare ad invadere i social foto in cui scorgiamo fuochi accesi tra i filari, viti interamente ricoperte dal ghiaccio e grandi ventole svettare nei vigneti.
fuochi vigna francia gelate tardive
 UNIVERSAL IMAGES GROUP VIA GETTY IMAGES

Per quanto riguarda le prime immagini, si tratta di stufette, "candele" o "falò" di fieno che vengono storicamente utilizzate per riscaldare l'aria e per creare vere e proprie cortine di fumo in grado di preservare i germogli dal congelamento e, quindi, dal successivo disseccamento; le seconde, invece, possono trarre in inganno in quando non sono da ricondurre all'effetto della gelata in sè, bensì al congelamento dell'acqua dell'irrigazione antibrina. Questo metodo necessita di un impianto sovrachioma che alcuni vignaioli (soprattutto in champagne) utilizzano sfruttando la duplice capacità che l'acqua ha, in quanto in primis cede calore nel congelare, mantenendo la temperatura dell'ambiente più elevata, e in secondo luogo ingloba all'interno di uno strato di ghiaccio che si rinnova continuamente le piante e loro germogli mantenendone la temperatura attorno allo 0. E' molto utile (purché non ci sia molto vento) in quanto i danni ai germogli si dovrebbero manifestare in modo importante dai -4°C in giù; mentre le grandi ventole (le torri possono arrivare ad un'altezza di oltre 11m) sono turbine eoliche mobili o fisse (molto usate a Bordeaux), avviate da un termostato che scatta al raggiungimento dei parametri di temperatura impostati. Il principio è semplice: dotata di un grande ventola rotante e posizionata almeno 6/8m al di sopra delle viti, la macchina smuove l'aria restituendo l'aria calda presente in altezza verso il livello dei filari, espellendo l'aria fredda che si accumula in basso. Ogni ventola è in grado di "proteggere" una superficie di 4/6 ettari di vigneto. Ovviamente, anche in questo caso, la temperatura non deve scendere sotto ai -4°C. Questa soluzione è utilizzata anche in abbinamento all'accensione di "falò" ai bordi dei vigneti per unire alla convenzione termica l'effetto del fumo.

gelate tardive vigna metodi

Eppure, nonostante la doverosa solidarietà nei confronti dei vignerons francesi e l'indiscussa suggestione indotta da tali immagini, sono molte le domande che emergono da queste situazioni, sempre più frequenti:
- Quanto costa attivarsi in questi termini per salvare i propri vigneti? Molto! Tanto da essere impiegate solo per i vigneti più importanti e a più alta redditività. In Italia sarebbero poche le zone a potersi permettere investimenti del genere. Di certo l'azione congiunta di più realtà della stessa "zona", oltre alla suggestività del colpo d'occhio, enfatizza l'effetto di questa tipologia di intervento.
- Zona in cui sono sempre più frequenti queste calamità (aumentate dai cambiamenti climatici e dalla viticoltura "moderna") sono da considerarsi così vocate ad una viticoltura? Probabilmente non come un tempo e molti, da anni, disquisiscono riguardo la vocazione di territori in cui è sempre più complesso portare avanti una viticoltura sostenibile e di qualità, ma sta di fatto che la storicità, la notorietà e, ancor più importante, la marginalità che certe realtà vantano rappresentano fattori fondamentali per comprendere la volontà dei produttori di salvaguardare i propri vigneti "con ogni mezzo" a loro disposizione.
- Quanto sono impattanti in termini di emissioni di CO2 - i primi - e di dispendio di acqua - le seconde - queste pratiche? Molto, specie se per i primi si usano "candele" di cera di paraffina piuttosto che braceri in cui vengono bruciati tralci secchi, legna o paglia. Esistono anche "candele" meno impattanti che implicano l'utilizzo di sola cera di origine naturale, ma anche in questo caso i costi sono proibitivi. Inoltre, questo metodo implica notevole manodopera per il posizionamento preventivo di numerose "stufette" e per l'accensione delle stesse.

E in Italia? La paura è molta e negli ultimi anni non sono mancati episodi che hanno portato ad una riduzione drastica della produzione (nell'aprile del 2017 la gelata tardiva tocco quasi tutte le regioni italiane) ma la sensazione è che la situazione sia generalmente più contenuta che altrove, nonostante gli inverni non sembrino arrivare più come dovrebbero e gli anticipi vegetativi siano sempre più frequenti. Ad essere più a rischio sono di certo i fondovalle e le zone più umide, meno lo sono gli appezzamenti in quota (anche se non mancano se i vigneti a mezzacosta e anche alcuni appezzamenti in quota possono essere colpiti da correnti di aria gelida e non "classiche" brinate da fondovalle), anche se non sono mancati episodi che hanno contraddetto questa teoria. Ovviamente, esistono vitigni più "resistenti" (Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Riesling renano, Montepulciano, Trebbiano toscano, Trebbiano spoletino, e non solo) in quanto tardivi nel germogliamento, ma l'idea che si possa impiantare un determinato varietale per ovviare alla possibilità di gelate tardive non rientra nella mentalità dei nostri produttori ed è comprensibile dato l'attaccamento ai varietali autoctoni. Inoltre, è palese che esistano anticipi e ritardi nel germogliamento e riduzioni o dilatazioni del ciclo vegetativo nella sua totalità che arrivano sino a 3 settimane tra zona e zona in cui è coltivato lo stesso varietale (a parità di clone e portainnesto). Per questo si pensa a soluzioni a monte, come a potature "tardive" (con prepotatura e rifinitura nel cordone) e a forme di allevamento più adatte a contrastare eventuali freddi inattesi. Anche la scelta del sistema di allevamento può essere determinante e se è vero che le forme "più alte", come casarsa, cordone libero, Sylvoz e GDC, possono essere meno esposte alle gelate, probabilmente è un'accorta gestione del guyot ad aver evidenziato i risultati più interessanti, permettendo di salvaguardare le 4-5 gemme basali del capo a frutto in quanto, data la dominanza apicale propria della Vitis vinifera, queste germogliano in ritardo rispetto a quelle apicali, fino a 2 settimane. Non mancano realtà che decidono di adoperarsi con l'accensione di falò utilizzando principalmente presse o balle di fieno ai margini dei filari.
fuochi vigna italia
"Falò" nei vigneti di Ornina nel Casentino.

In Umbria, inoltre, qualche anno fa è stata avviata la prima sperimentazione nazionale sul metodo che contempla l'utilizzo di grandi ventole. Quella montata a Montefalco è una grande elica retrattile, che quando non è in funzione si ripiega su stessa impattando pochissimo sul paesaggio vitivinicolo. L'azione della grande ventola, completamente automatizzata, sta dando risultati molto interessanti, specie se utilizzata in combinata con un "cannone spara-fumo" che sembra amplificarne gli effetti. Non mi è dato conoscere il costo della ventola, ma ragionando su un impianto a lungo termine, sempre pronto a partire, senza necessità di manodopera, e non provocando alcun tipo di impatto sull'ambiente, questa soluzione potrebbe essere presa in considerazione da altre realtà nel nostro paese nei prossimi anni.
ventola arnaldo caprai antibrina
Ventola antibrina e cannone "spara-nebbia" di Arnaldo Caprai

Ciò che andrà valutata è la sostenibilità economica, visto che - in base alla superficie vitata aziendale - potrebbero servirne una ogni 6ha ca.
Riguardo all'utilizzo dell'irrigazione antibrina, in Italia, è molto più diffusa nella frutticoltura che nella viticoltura.
Che i cambiamenti climatici stiano portando alcune zone d'Italia e del mondo a dover ripensare il proprio approccio vitivinicolo è palese, ma la realtà è che molto è cambiato negli ultimi anni: tipologie e densità di impianti, sistemi di allevamento, gestione della parete fogliare, tipologie di trattamenti, induttori di resistenza, rese e obiettivi quantitativi e qualitativi dei vigneti ecc...
Tutti fattori che concorrono a delineare il quadro della viticoltura contemporanea e degli effetti dei cambiamenti climatici su di essa. La speranza è quella di poter continuare a cercare e a trovare con successo l'equilibrio che occorre per la produzione di vini che risentano il meno possibile di ciò che sta accadendo, pur rispettando le caratteristiche dell'annata. Purtroppo, però, per gelate e grandinate, pur avendo a disposizione un range di soluzioni in grado di limitare i danni, la natura e il fato hanno spesso la meglio. Questo rende il "mestiere" del vignaiolo arduo e incerto e per questo ogni volta che si posta una foto di suggestivi fuochi in vigna bisognerebbe ricordare quanto difficile sia, ogni annata, portare in cantina uve atte a produrre i vini che noi tutti beviamo e dei quali, qualcuno, critica il prezzo quando - parlando di vini di qualità prodotti in maniera accorta e rispettosa -, a mio parere, il prezzo dei vini italiani è sin troppo basso. E' proprio per questa minore marginalità che per le nostre piccole e medie realtà è molto complesso gestire situazioni critiche come delle gelate tardive con ulteriori investimenti.
gelata 2017 vigna
Germogli dopo la gelata dell'aprile 2017. Fonte: georgofili.info

Non ci resta che incrociare le dita perché in queste notti la temperatura scenderà sotto lo 0 anche in Italia e i nostri produttori avranno poche armi a disposizione per combattere questo ennesima sfida con il cielo. 


F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 5 aprile 2021

Picolit - Se la "chiave" di uno dei più grandi vini dolci al mondo fosse "sconvolgerne" l'abbinamento?

 "Molti ricordano con onore in Friuli, e nelle provincie vicine, il vino Piccolit, mentre pochissimi sono colore che oggi ne coltivano il vitigno, e più rari ancora, quelli che lo vinificano da solo. Eppure, in un'epoca da noi non molto lontana, doveva essere coltivato in larga scala..." 
Inizio il mio pezzo dedicato ad uno dei vini più identitari e preziosi dell'Italia tutta con queste parole tratte dalla pubblicazione "Il Piccolit" di G. Perusini del 1906. Parole che rendono l'idea e che potrebbero essere state scritte ben più recentemente visto che il Picolit è, oggi, ancor più raro di allora.
picolit vino passito abbinamenti

Fu di certo il conte Fabio Asquini di Fagagna a renderlo noto e apprezzato in Italia e, soprattutto, all'estero oltre 250 anni fa, facendone un vero e proprio fenomeno commerciale dedicato ad un target molto alto di nobili e ricchi dell'epoca. Alla sua morte, purtroppo, il Picolit subì un netto declino, fino all'avvento della Famiglia Perusini che possedevano la Rocca Bernarda di Ipplis di Premariacco, nei Colli Orientali del Friuli, e dedicarono risorse, tempo e attenzioni alla riscoperta di questo straordinario vitigno.
L'indimenticato Luigi Veronelli nel 1959 venne per la prima volta in Friuli, proprio per assaggiare il “Picolit” della Contessa Giuseppina Perusini. Dopo averlo assaggiato scrisse: “Non credo vi sia in Italia vino più nobile di questo, è stato autentica gemma dell’enologia friulana…; potrebbe essere l’orgoglio di tutta la nostra enologia solo se si riuscisse a stabilizzarne la coltura e la vinificazione. Le sue qualità lo renderebbero in Italia, ciò che per la Francia è lo Chateau d’Yquem”.
friuli colli orientali picolit

Per chi non lo conoscesse, il Picolit è un vitigno autoctono friulano, indubbiamente antichissimo, già coltivato in epoca romana, amato e apprezzato da illustri personaggi storici.
A renderlo speciale è un "difetto genetico" chiamato acinellatura o aborto floreale, che lascia il grappolo spargolo con acini più piccoli ma anche più dolci, in quanto più concentrati in termini di zuccheri. Rese bassissime che rendono ancor più raro e pregiato il vino prodotto da grappoli che più maturano più assumo il colore dell'oro rosa.
acinellatura picolit
I pochi ettari di Picolit rimasti sono adagiati nella fascia collinare del Friuli, nelle province di Udine e Gorizia. La Doc nasce nel 1970 ma solo nel 2006 gli viene riconosciuta la D.O.C.G. “Colli Orientali del Friuli Picolit”, che ne fa la seconda DOCG regionale.

L'areale della D.O.C.G. “Colli Orientali del Friuli Picolit” comprende vigneti situati in diciannove comuni, nella fascia centro orientale della Provincia di Udine, vicino al confine con la Slovenia: Attimis, Buttrio, Cividale del Friuli, Corno di Rosazzo, Faedis, Magnano in Riviera, Manzano, Moimacco, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, Reana del Rojale, Remanzacco, San Giovanni al Natisone, Tarcento, Tricesimo e Torreano.

Il territorio si estrinseca in una variegata alternanza di colline e pianure che si sviluppano ininterrottamente lungo la direttrice nord-ovest sud-est, creando delle ampie superfici che possono godere di un’esposizione ottimale per la coltivazione della vite. La sottozona “Cialla” contemplata nel disciplinare di produzione, si sviluppa invece in un territorio molto più limitato, ricadendo nella parte nord del comune di Prepotto al confine con Cividale del Friuli (può essere rivendicata in etichetta anche nella menzione Riserva).

I terreni sono quelli tipici della zona con il “Flysch di Cormòns” (un’alternanza di strati di marne e arenarie, anche detta “ponca”.
I vigneti coltivati si collocano tra i 100 ed i 400 m slm, la maggior parte si trova su colline terrazzate, alcuni occupano delle porzioni pianeggianti o con un leggera pendenza, le zone preferite dai vignaioli sono nei punti più alti delle colline dov'è più semplice raggiungere una maturazione ottimale.
degustazione passiti saverio russo
Fatta questa doverosa premessa "didattica" ciò che vorrei condividere con voi è il mio punto di vista riguardo quella che qualcuno chiama "crisi dei passiti" che vede molti produttori sostenere (conti alla mano) che la loro vendita è diventata così complessa da non giustificarne la produzione.
Eppure, il Picolit sembra essere, tra tutti i "vini dolci" italiani, quello con più chance di trascendere questa crisi grazie al suo grande equilibrio fra acidità e dolcezza, dinamica di beva e complessità. A conferma della sua unicità, io stesso ho potuto affrontare, senza ostacoli dovuti a ingenti residui zuccherini e strutture eccessive, una degustazione di 36 diversi Picolit che hanno mostrato e dimostrato una qualità media altissima.
Nel corso dei prossimi mesi troverete alcuni di essi segnalati nelle mie selezioni, ma in questo articolo vorrei focalizzarmi su alcune peculiarità emerse dalla degustazione che potrebbero tornare utili al Picolit e a chi ne farà "buon uso".
Dato per assunto che il servizio al calice può e deve essere la "salvezza" dei vini "dolci", è anche vero che il posizionamento del calice lungo il percorso di degustazione rappresenta un fattore determinante nell'esaltazione e nella valorizzazione del vino in questione.
Sì, perché credo che uno dei "problemi" fondamentali dei passiti in generale e del Picolit nello specifico sia quello degli abbinamenti per concordanza "dolce su dolce" che li relega al fine pasto. Sia chiaro, il Picolit sta benissimo con dolci al miele, pasticceria secca o biscotti a base di mandorle o noci, ma questa tipologia di abbinamento lo rischia di enfatizzarne la dolcezza e di rendere più "monotona" la dinamica di beva. I formaggi erborinati, saporiti e/o piccanti restano un must per l'abbinamento in "contrasto" ma anche in questo caso il posizionamento del calice resterà a fine corsa. Poi ci sono abbinamenti filo francesi, come quello con il foie gras o con il piccione, che io amo particolarmente e che rendono più libera la proposizione del calice di Picolit nell'ambito del percorso di degustazione.
Eppure, io penso che il miglior modo per dar spazio a vini come il Picolit e per far sì che il commensale "subisca" uno shock palatale nella miglior accezione del termine è quello con il "mare", ovvero con tutto ciò che può contrastare in sapidità marina la lieve dolcezza del Picolit, senza sfociare in sensazioni amarotiche o eccessivamente ferrose come può accadere con il fegato. Anche abbinamenti con la cucina asiatica a tendenza "umami" si sono dimostrati interessanti. In realtà, anche in questo caso i cugini francesi insegnano, in quanto non sono nuovi ad accostamenti fra ostriche e sauternes.
picolit migliori
Per quanto riguarda i campioni degustati sono stati quelli più giovani (entro i 5 anni) a farmi riflettere maggiormente su questa tipologia di abbinamento, pensando a quanto la loro freschezza floreale e agrumata (nonostante le ovvie sensazioni candite e di miele), resa più complessa ed intrigante dalle fini note speziate, possa sposarsi al meglio con l'idea di servire un calice di Picolit all'inizio di un percorso di degustazione e non alla fine. Qualcuno opinerà il fatto di non poter "andare avanti", ma la realtà è che il palato può essere terso e resettato con un semplice calice d'acqua, tanto moderato è il residuo del Picolit. In fondo, vengono serviti cocktail, vermouth e sherry durante alcuni dei più validi percorsi di abbinamento al calice, quindi non vedo il problema nel tentare di stupire con un vino dolce di tale caratura e piacevolezza?!
Ai Picolit più evoluti e complessi lascerei il ruolo di vini da meditazione o da fine pasto, in quanto capaci di chiudere una pranzo o una cena con eleganza ed equilibrio, nonché alcol moderato. 
Queste idee vengono da esperienze dirette e da discussioni costruttive con alcuni dei sommelier dei migliori ristoranti italiani (e non solo) e sono volte ad aumentare le possibilità di servizio di vini dall'indiscussa unicità e piacevolezza dei quali il Picolit rappresenta la punta di diamante italiana. Ciò che conta, però, non è replicare in maniera pedissequa un abbinamento o prendere questi concetti come degli assunti, bensì è sentirsi più liberi nel proporre vini che meritano di essere proposti in maniera tale da provocare in chi avrà modo di degustarli sensazioni ed emozioni che, spesso, assurgeranno a ricordo indelebile di quella determinata esperienza degustativa.

Mi piace pensare, quindi, che i passiti e i vini dolci italiani abbiano nei sommelier i loro potenziali salvatori, ancor più che in chi - come me - ne comunica peculiarità, storia e qualità. E' proprio grazie ad abbinamenti più dinamici e "divertenti" che si potrà valorizzare ancor di più vini dallo straordinario potenziale come il Picolit e far sì che la classica frase "è buonissimo, ma i passiti si vendono sempre meno" venga ribaltata.


F.S.R.
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