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lunedì 25 ottobre 2021

I primi vini della famiglia Maugeri che ha puntato tutto sulla vocazione bianchista di Milo, terra dell'Etna Bianco Superiore

L'Etna rappresenta, senza tema di smentita, l'areale italico che di più si è distinto per la crescita del valore percepito delle sue vigne e dei suoi vini negli ultimi 10 anni. Un territorio sfaccettato, che vede nelle contrade la versione locale dei "cru", ma vantava ancor prima di esse una macro zonazione per versanti che vede quello più a est distinguersi in maniera particolare.
Maugeri Carla vini etna milo

Parlo di Milo e della sua peculiare vocazione bianchista. E' proprio e solo nelle vigne di questo micro-areale, affacciato sul Mar Jonio, a circa 700 metri slm, che si produce l'Etna Bianco Superiore. Vigne che affondano le proprie radici in terreni molto fertili, ricchi di sostanza organica e di limo, formatisi dal collasso della Valle del Bove. Una zona fresca e piovosa, con grandi escursioni termiche giorno-notte, in cui le uve rosse fanno fatica a compiere un ciclo vegetativo ottimale a differenza dei varietali a bacca bianca che, qui, trovano l'habitat ideale per raggiungere picchi sia in termini aromatici che di acidità/longevità, senza peccare di esilità.
milo versante est nord etna
Un pedoclima influenzato tanto dal vulcano quanto dalla vicinanza dal mare. Il Carricante è il varietale principe di queste terre e Carla Maugeri lo sa! Giovane architetto dalla grande passione per il vino e il buon cibo che, insieme alla sua famiglia, ha deciso di investire in ca. 8ha di vigneti terrazzati, reimpiantati tutti ad alberello, in questo versante così vocato per la produzione di vini bianchi d'eccellenza.
carricante uva etna

Durante la mia visita ai vigneti della famiglia Maugeri, Carla e suo padre Renato, mi hanno accompagnato attraverso la storia di una famiglia che, seppur dedita ad altre attività, negli anni '60  produceva vino proprio in queste terre.
cantina maugeri

Il nuovo inizio parte nel 2020, con tre vini, tutti di contrada: 

vini maugeri etna
Trattandosi di anteprime, le etichette nella foto non rappresentano il packaging definitivo

Etna Bianco Superiore Contrada Volpare: nitido nel varietale, solfureo quanto basta per ricordarci dove siamo, fresco nel frutto e fine nel fiore, agile e salino. Un ottimo biglietto da visita per un'azienda che si presenta con poche bottiglie ma con tanta personalità e consapevolezza. 

Etna Bianco Superiore Contrada Volpare "Frontebosco": un'interpretazione "borgognona" che, per fortuna, non scade in un mero scimmiottamento d'oltralpe, bensì coniuga un garbato utilizzo del legno alla preservazione dell'identità etnea che emerge, con la forza e l'eleganza di un jeté di una tonica e abile ballerina di danza classica. Vibrante e sapido il sorso.  

Etna Rosato Contrada Volpare: niente rossi! Questa è la scelta tanto drastica quanto apprezzabile che la famiglia Maugeri ha voluto dichiarare per rimarcare ancor di più la trazione bianchista di queste terre. Inoltre, con questo Rosato (da solo Nerello Mascalese), così fiero di essere etneo, la linea è completa e mostra a pieno il potenziale di Milo e la sua predisposizione alla produzione di vini eleganti, fini, saporiti, in cui terra, "cenere", vento e mare si incontrano e si fondono. Rosa, fragola, spezia ed erbe officinali, con folate balsamiche fanno da preludio a un sorso equilibrato nella materia e slanciato nella freschezza, con una chiusura fra ferro e sale decisamente saporita.

Vini fini ed equilibrati che hanno bisogno di tempo per esprimere al meglio il proprio potenziale ma sono già degni di interesse.

vino etna

Da notare che è stata allestita una piccola cantina perfettamente attrezzata per la produzione delle prime annate, in attesa del restauro della struttura di famiglia che si trovare a ridosso dell'anfiteatro di vigneti della famiglia Maugeri.

Una realtà che, sono certo, si saprà distinguere con una cifra stilistica ben definita e fedele alla naturale volontà espressiva del territorio.


F.S.R.

#WineIsSharing



domenica 24 ottobre 2021

Cortona, l'enclave italiana della Syrah - Tra passato, presente e futuro di un areale in netta crescita

Quando si parla di Syrah, nel mondo, la mente degli appassionati e degli addetti ai lavori va diretta verso la Valle del Rodano e, magari, sulle sue espressioni australiane, ma c'è un micro-areale italiano che ha saputo abbinare la propria identità territoriale e varietale a questo nobile vitigno dalle origini ancora incerte: il cortonese.
cortona vino syrah
Il territorio della Doc Cortona (nata nel 2000) è uno dei più particolari di tutta l'enografia toscana, non solo per la bellezza della città che da il nome alla denominazione, bensì per l'intreccio fra la sua storia e quella del vitigno Syrah.

Salendo fino ai 585 m. di Cortona è facile comprendere quale sia la ricchezza più grande di questo areale: la biodiversità. In questo contesto, infatti, i vigneti sembrano nascondersi, incastonati nel pattern rurale della Valdichiana, esule dalla monocoltura.
La produzione di vino in questo areale è storicamente documentata e seppur si producessero principalmente vini base Sangiovese (con il consueto uvaggio classico toscano) e lo storico Bianco Vergine della Valdichiana, è con l'intuizione di alcuni produttori che, negli anni '60, trovarono alcune viti di Syrah nei propri vigneti e le propagarono comprendendone le enormi potenzialità, che oggi si parla della Syrah di Cortona come di una delle punte di diamante dell'enologia toscana.
I vigneti della Doc Cortona si trovano tra i 300 e i 600m slm, su terreni prevalentemente composti da arenaria, marna e scisto, con presenza di depositi fluvio-lacustri, di argille e detriti di falda.
Il micro-clima è caratterizzato dal influsso benevolo del vicino lago Trasimeno, che funge da termo regolatore favorendo una regolare maturazione delle uve.
Dal 2000 esiste il Consorzio Cortona Vini, guidato attualmente dal noto vignaiolo Stefano Amerighi, che si impegna a promuovere e valorizzare il territorio che ha visto aumentare gli impianti di Syrah fino agli attuali 300 ettari (ca.) in produzione.

Nonostante la Doc Cortona sia ricondotta, da molti, alle sole interpretazioni della Syrah, l'attuale disciplinare di produzione contempla diverse specificità, espressioni di altrettante basi ampelografiche:

"La denominazione d'origine controllata "Cortona" è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
Rosso, Chardonnay, Grechetto, Sauvignon, Cabernet Sauvignon, Cabernet Sauvignon Riserva, Merlot, Merlot Riserva, Sangiovese, Sangiovese Riserva, Syrah, Syrah Riserva, Vin Santo, Vin Santo Riserva e Vin Santo Occhio di Pernice.
I vini a denominazione di origine controllata "Cortona" devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
"Cortona" Rosso: Syrah dal 50% al 60%, Merlot dal 10% al 20%, possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, non aromatiche, idonei alla coltivazione nell’ambito della regione Toscana, fino ad un massimo del 30%.
"Cortona" Chardonnay: Chardonnay: minimo 85%, possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti da altri Vitigni, a bacca di colore analogo, non aromatiche, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana, fino ad un massimo del 15%.
"Cortona" Grechetto: Grechetto minimo 85%, possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti da altri Vitigni, a bacca di colore analogo, non aromatiche, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana, fino ad un massimo del 15%.
"Cortona" Sauvignon: Sauvignon minimo 85%, possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti da altri Vitigni, a bacca di colore analogo, non aromatiche, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana, fino ad un massimo del 15%. 
"Cortona" Cabernet Sauvignon e "Cortona" Cabernet Sauvignon Riserva: Cabernet Sauvignon minimo 85%, possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, non aromatiche, idonei alla coltivazione
nella Regione Toscana, fino ad un massimo del 15%.
"Cortona" Merlot e "Cortona" Merlot Riserva: Merlot minimo 85%, possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, non aromatiche, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana, fino ad un massimo del 15%.
"Cortona" Sangiovese e "Cortona" Sangiovese Riserva: Sangiovese minimo 85%, possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti
da altri vitigni, a bacca di colore analogo, non aromatiche, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana, fino ad un massimo del 15%.
"Cortona" Syrah e "Cortona" Syrah Riserva: Syrah minimo 85%, possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti da
altri vitigni, a bacca di colore analogo, non aromatiche, idonei alla coltivazione nella Regione, fino ad un massimo del 15%.
"Cortona" Vin Santo e “Cortona” Vin Santo Riserva: Trebbiano toscano, Grechetto e Malvasia bianca : da soli o congiuntamente minimo 70%, può inoltre concorrere alla produzione di detto vino uve provenienti da il Vitigno a bacca rossa Sangiovese vinificato in bianco previsto per la produzione dei vini “Cortona” fino ad un massimo del 30%.
"Cortona" Vin Santo Occhio di Pernice: Sangiovese, Malvasia nera: da soli o congiuntamente al 100%. 

Va da sé che non tutte le realtà producono o rivendicano l'interezza delle denominazioni locali e che la Doc Syrah sia quella sulla quale la maggior parte delle realtà del territorio sta puntando da tempo per definire un'identità più marcata e veicolata da un varietale che qui si esprime con peculiarità tali da rendere Cortona un enclave nazionale e, potenzialmente, internazionale della produzione di vini base Syrah.
Per evitare di destabilizzare i mercati e di creare ulteriore confusione, rimarcando il ruolo di protagonista della Syrah, si sta lavorando per l'ottenimento di una DOCG ad essa dedicata, in modo da elevare la percezione di quello che è il vino trainante del cortonese. 

Come avrete notato non ho voluto andare troppo a ritroso nella storia, citando il Granduca di Toscana e la diffusione in Italia dei varietali alloctoni in epoca Napoleonica, e neanche le congruenze pedoclimatiche fra l'areale di Cortona e quello della Valle del Rodano, in cui ci è dato pensare la Syrah abbia trovato la sua miglior allocazione. Questo, non per diffidenza riguardo queste tesi, bensì perché credo che la valorizzazione del vino di questo territorio debba passare per la comprensione e l'innalzamento della percezione di quelle che sono le unicità del territorio stesso, senza dover forzare storicità o similitudini che possono essere interessanti in termini di storytelling ma poco hanno a che vedere con ciò che, fortunatamente, è il presente e - spero - sarà il futuro di una denominazione che a prescindere dalle diciture (Doc o Docg) è tra quelle che di più ha manifestato potenziale di crescita in termini qualitativi negli ultimi anni in Italia. Tutto passa attraverso la consapevolezza dei produttori che in ideali sottozone dell'areale come Farneta, Pietraia e Montecchio (solo per citare alcune delle sottozone che potrebbero essere identificate dalla zonazione alla quale sta lavorando il Consorzio col supporto dell'Istituto A. Vegni - Capezzine) possono contare su matrici pedologiche differenti e micro-climi capaci di connotare l'espressività varietale in maniera netta. A questo si aggiunge, ovviamente, l'approccio vitivinicolo, in cui la sostenibilità si sta facendo strada diminuendo sempre di più il gap fra aziende prettamente "green" e cantine convenzionali. Un passaggio fondamentale - a mio modo di vedere - che prescinde le certificazioni, ma potrebbe rappresentare un valore aggiunto per un territorio in cui creare un distretto a basso impatto ambientale sarebbe molto più semplice che in altre zona del Bel Paese.
cortona mappa vini
Nel mio recente tour territoriale ho voluto allargare i miei orizzonti approfondendo la conoscenza di vigne e cantine di dimensioni ed approcci differenti, cercando di comprendere le dinamiche produttive dell'areale da un punto di vista più ampio e variegato. L'ho fatto visitando aziende come: Az. Agr. Chiara Vinciarelli, Tenuta Montecchiesi, Fabrizio Doveri, Eredi Trevisan, Cantina Canaio, Stefano Amerighi, Roberta Pasini, Poggio Sorbello, Fabrizio Dionisio, Baldetti, I Vicini, La Braccesca e la Vecchia Cantina. (Nei prossimi tour visiterò le altre realtà con l'obbiettivo di visitarle tutte entro un anno).
Ciò che posso asserire, senza tema di smentita, è che il livello qualitativo medio dell'intera produzione locale si è alzato notevolmente nell'ultimo lustro, virando verso una maggior attenzione all'identità della Syrah di Cortona, cercando di ridurre l'impatto della marcata cifra stilistica che in alcuni casi, in passato, aveva portato a caricare troppo di struttura e di legno alcune interpretazioni. In un territorio come questo e con un varietale così complesso ciò che va perseguita è la ricerca costante di equilibri tesi all'eleganza, materica e profonda, sì... ma fine e intrigante, dinamica e saporita, mai seduta ed omologata.
Ecco perché vedo molto bene la scelta di alcuni produttori di inserire in linea più interpretazioni di Syrah, partendo da una più fresca nel frutto e agile nel sorso per poi arrivare alle referenze di maggior complessità aromatica e concretezza di sorso senza ledere, però, l'armonia e l'eleganza generale.
Da non sottovalutare, data l'attitudine dei varietali allevati e la capacità dimostrata da alcuni produttori nella vinificazione, è la presenza sempre più ampia di vini Rosati di qualità assoluta, che potrebbero rendere Cortona un enclave anche per questa tipologia sempre più in ascesa. Non è da trascurare la valenza dell'enoturismo locale, che vede Cortona come uno dei Borghi toscani più di appeal per turisti da ogni parte del mondo che venendo prevalentemente in stagioni calde potrebbero essere "accompagnate" alla scoperta dei vini rossi, proprio attraverso le interpretazioni in "rosa" più fresche e agili da bere durante la propria permanenza in loco. Uno strumento utile per creare una continuità anche in termini di abbinamento passando attraverso una scala interpretativa della Syrah e non solo.

Per correttezza nei confronti di tutte le realtà visitate e per darvi modo di scoprire il territorio personalmente e senza condizionamento alcuno preferisco non condividere, in questo contesto, le mie opinioni sulle singole realtà (già espresse in parte sui social in tempo reale) ma nei prossimi mesi troverete le segnalazioni dei migliori assaggi fatti a Cortona in relazione alla singole visite. 
Il mio invito, dunque, è proprio a visitare l'areale di Cortona e a scoprire la sua vocazione attraverso cantine, vignaioli, produttori e vini capaci di costituire un'identità di terroir difficile da paragonare a qualsiasi altra zona vitivinicola toscana.

F.S.R.
#WineIsSharing



venerdì 22 ottobre 2021

La Mineralità nel Vino

Quando un Vino è "minerale"?

Mineralità è, senza tema di smentita, uno dei termini più utilizzati da sommelier, media enoici e dagli stessi produttori negli ultimi anni, ma di cosa si tratta davvero?
Giusto qualche anno fa partecipai a una master class in cui il relatore - noto e stimatissimo ricercatore nonché degustatore e giornalista – asseriva che la mineralità provenisse dal terreno portando a sostegno delle sue asserzioni prove più che convincenti, tanto che io stesso, scettico degli scettici, mi convinsi che tra tutte le varie interpretazioni quella fosse la più opportuna, un po' per le dinamiche tecnico-scientifiche semplici da comprendere un po' per l'immagine romantica della vite che "succhia" la mineralità dalla sua terra tramite le radici, come a voler sottolineare una volta ancora il legame tra vino e territorio.
Negli ultimi anni, però, si sono susseguite opinioni e ricerche orientate verso diverse “verità” e quella più tangibile sembra essere la conclusione alla quale è arrivato la società spagnola Excell Ibérica in collaborazione con Outlook Wine con il suo studio biennale “La Mineralità nei vini”.
mineralità vino
I risultati dello studio indicano che la composizione chimica dei vini e la percezione di eventuali loro connotazioni “minerali” non sono direttamente collegate ai minerali presenti nel terreno nel quale è impiantato vigneto, sia esso calcareo, vulcanico, sabbioso, ricco di ardesia o pieno zeppo di fossili pliocenici!
I responsabili della sensazione di mineralità nel vino sembrerebbero, piuttosto, una varietà di composti chimici volatili derivanti dal metabolismo della vite, dalla fermentazione dei lieviti e dall'azione di particolari batteri, nonché dalle tecniche applicate nella vinificazione e nell'affinamento.
Quindi, oggi, si può decretare con la "quasi assoluta certezza" - come se questo fosse davvero possibile in un contesto vivo e mutevole come quello enoico... - che ad essere responsabili della mineralità nel vino siano tioli volatili e/o esteri e/o altre componenti chimiche e non, direttamente, i nutrienti minerali presenti nel terreno. 
Tra i vari studi che ho avuto modo di leggere, però, ce ne sono alcuni contemporanei se non postumi a quello della Excell che testimoniano, tramite l'analisi di alcuni campioni, quanti e quali componenti minerali sono presenti nel vino e, seppur in piccolissima parte, in alcuni vini sembra esserci una certa corrispondenza fra le sensazioni minerali e i nutrienti assorbiti e metabolizzati dalla vite. Di contro, però, sono stati rilevati anche molti altri composti minerali o capaci di indurre sensazioni definite minerali dai degustatori derivanti da trattamenti chimici e/o organici in vigna, utilizzo di solforosa, sistemi di filtraggio ed utilizzo di chiarifiche chimiche ed altro.
Poi c'è una terza versione, quelle che a me piace di più e della quale ho trovato conferma in diverse occasioni, ovvero la peculiarità di alcuni particolari vitigni di enfatizzare la sensazione di mineralità , come se, per farvi un paio di esempi, il Riesling Renano abbia insita in sé la capacità di sviluppare sensazioni ed aromi che in gergo vengono definiti di “idrocarburo” o il Verdicchio disponga geneticamente di una potenziale nota salina al palato. Qui si aprirebbe un altro capitolo interessante, ma senza via d'uscita, ovvero quello riguardante la nostra individuale percezione dell'aroma e del gusto "minerale": la "famosissima" pietra focaia? L'appena citato idrocarburo? Le note vulcaniche e/o sulfuree? Il gesso? La grafite? La sapidità? Il salmastro? Il  "marino"? 
Piccola digressione: alcuni scindono il concetto di mineralità da quello di sapidità legando il secondo - un tempo anch'esso motivo di discussioni per via della convinzione che i vini sapidi fossero necessariamente quelli prodotti vicino al mare - alla presenza, in soluzione, di sali di potassio, magnesio e calcio in quantità "considerevoli" nel vino.
Al di là delle elucubrazioni, dentro e intorno al concetto di mineralità, la cosa fondamentale credo sia non prendere lo studio dell'Excell come la negazione della sensazione minerale, anzi, credo vada presa come una testimonianza ancor più importante di quanto la mineralità sia diventata argomento di discussione e della continua ricerca da parte dei palati odierni di questa connotazione, tanto da spingere ad uno studio durato ben due anni per cercare di dipanare i dubbi destati da un termine relativamente nuovo per il mondo del vino. Sì, perché non si hanno tracce del descrittore “minerale” in alcun testo fino all'utilizzo di questo termine da parte dell'indimenticato enologo francese Emile Peynaud nel suo “il gusto del vino” (1983).
Da quel momento in poi la mineralità è stata sdoganata e in molti, tra degustatori, professori di enologia, sommelier e media hanno inserito questo descrittore nel proprio vocabolario enoico.
Ad oggi la dialettica intorno a questo concetto non si è conclusa e le correnti di pensiero sono ancora divergenti, tanto che molti produttori non rinunciano a considerare come derivanti dalle proprie terre le sensazioni minerali dei propri vini e gli studi anche in favore di questa convinzione si susseguono. 
terreni vigne
Personalmente penso che la mineralità possa essere correlata e legata indissolubilmente al concetto più ampio di terroir (altro termine di complessa natura e concezione, ma che non si può non amare e non utilizzare) in cui ad essere abbracciate sono tutte le componenti e ad essere inclusi sono tutti i fattori riguardanti territorio, terreno (suolo e sottosuolo), utilizzo ed azione di lieviti (indigeni e non, con risultati molto differenti) e batteri, varietale ed età della pianta, nonché, ovviamente, l'azione del vignaiolo/produttore in vigna (trattamenti organici e non) ed in cantina (ad esempio, c'è chi sostiene che le lunghe macerazioni sia nei bianchi che nei rossi enfatizzino queste sensazioni minerali).
Inoltre, credo che tutta questa corsa alla razionalizzazione del vino, per quanto importante (lo sarebbe di più nelle analisi di altri composti, ben più nocivi...) tolga molto del suo fascino e del suo naturale romanticismo che mi fa spezzare una lancia in favore di quei vignaioli che continuano a voler credere in qualcosa che, magari non sarà scientificamente provato, ma che comunque fa parte, ormai, del rapporto fra l'uomo e la sua terra. E poi, diciamola tutta, sono appena tornato da un viaggio sull'Etna e sfido chiunque a non percepire la forza minerale di quelle terre e di quel vulcano in molti dei vini che in quel luogo vengono prodotti. Lo stesso vale per il Priorat con le sue note di grafite o per le ardesie della Mosella e potrei andare avanti all'infinito, ma non lo farò!
Sarà suggestione? Sarà condizionamento? Potrei dirvi che alla cieca un vino dell'Etna lo si riconosca proprio per la sua mineralità, ma potreste tranquillamente smentirmi (come in tutto ciò che cammina in equilibrio su quel filo sottile che separa o unisce l'oggettività dalla soggettività), quindi preferisco dirvi soltanto che qualsiasi sia oggi e qualsiasi sarà poi la momentanea o l'assoluta verità riguardo il concetto di mineralità nel vino, non c'è cosa più bella di prendere in mano una manciata di terra portarla al naso per poi ritrovare quell'odore, quell'aroma, quel profumo nel vino che da quella terra nasce.
Ah, un consiglio... non spendete soldi per master class e convegni riguardanti temi così labili o vi ritroverete come me a pensare "chi me l'ha fatto fare?!?". Ovviamente sto scherzando, il bello del vino è anche questa continua incertezza legata a doppio filo all'evoluzione ed alla ricerca, che spesso, più che dare risposte aumenta i quesiti, asserendo qualcosa, ma lasciando le porte aperte ad altre interpretazioni ed altre ricerche, come a voler salvaguardare il fascino ed il mistero di questo meraviglioso mondo.

Non so perché, ma continuo ad immaginarmi che se Fabio de Luigi interpretasse ancora il suo mitico personaggio Luigio Guastardo della Radica chiuderebbe questo post con un bel "Ah, la mineralità!" al posto del suo leggendario "Ah, la tauromachia!".

F.S.R.
#WineIsSharing

P.S.: attenzione, anche la freschezza, da sempre legata alla percezione dell'acidità del vino, potrebbe essere motivo di discussione, in quanto non sempre la "sensazione di freschezza" è direttamente proporzionale alle componenti acide e quindi "inversamente" proporzionale al ph del vino... ma di questo, magari, parleremo un'altra volta!

mercoledì 20 ottobre 2021

Merano Wine Festival 2021 - In presenza e in sicurezza dal 5 al 9 novembre

In qualità di Media Partner del Merano Wine Festival, condivido con voi il comunicato stampa relativo alla prossima edizione (5-9 novembre 2021) dell'evento enoico meranese arrivato alla sua 30^ edizione. Sarà un'edizione speciale, nel rispetto delle norme anti-covid vigenti, ma finalmente in presenza!

merano wine festival 2021 covid

Le ali della bellezza” il tema di quest’anno e, in collaborazione con 5Hats nell’area Spirits Emotion, è la Cocktail & Drink Competition “Itinerari Miscelati” novità nel programma delle cinque giornate che si svolgeranno nel pieno rispetto delle norme di sicurezza.

Merano (BZ), 20 ottobre 2021 - 30^ edizione per la kermesse internazionale che dal 1992 è simbolo di eccellenza nel panorama wine&food e dove ogni anno va in scena la selezione The WineHunter Award che durante l’anno Helmuth Köcher fa con la sua commissione di assaggio di grandi esperti. Un format tradizionale dal tema “Le ali della bellezza” per celebrare la bellezza che sovrana nel mondo wine&food: dal 5 al 9 novembre Merano WineFestival si snoda come di consueto nel Kurhaus, in GourmetArena, al Teatro Puccini, all’Hotel Terme Merano e in altri hotel meranesi. L’evento si svolge in sicurezza e dà la possibilità a produttori e visitatori di vivere in presenza un’esperienza all’insegna dell’eccellenza. Grazie alla piattaforma WineHunter HUB, nata un anno fa in occasione della 29^ edizione digitale del Festival, sarà inoltre possibile seguire online l’evento e incontrare virtualmente i produttori.

Programma interamente dal vivo e aperto al pubblico, seppur con numeri ridotti nel rispetto delle normative vigenti anti-Covid.

norme covid eventi vino

Il Patron Helmuth Köcher, dopo l’edizione digitale dello scorso anno, riporta The Official Selection, il cuore pulsante della manifestazione, tra le sale del Kurhaus, dove i produttori vinicoli si alternano in due sessioni, la prima nelle giornate di venerdì 5 e sabato 6, la seconda nelle giornate di domenica 7 e lunedì 8 novembre. Stesso format per la sezione Food-Spirits-Beer, Territorium e Consortium ospitata all’interno dell’adiacente GourmetArena che vede la partecipazione di un massimo di 100 produttori per volta, anch’essi suddivisi in due sessioni. Sempre in GourmetArena Territorium Campania Felix con una selezione di vini e delicatezze culinarie della regione Campania oltre agli showcooking in programma con protagonista lo chef stellato Gennaro Esposito. Ritorna Naturae et Purae - bio & dynamica, in scena durante le cinque giornate, lo spazio all’interno dell’Hotel Terme Merano dedicato ai migliori vini provenienti da agricoltura biologica e biodinamica, naturali e PIWI.

programma produttori merano wine festival

The WineHunter Area, la preziosa collezione di oltre 400 etichette prodotte da più di 400 aziende diverse, occupa il podio della Kursaal e raggiunge da venerdì a domenica anche le lounge di alcuni hotel meranesi selezionati, in ognuno dei quali sarà possibile degustare vini appartenenti ad una specifica regione d’Italia grazie all’iniziativa The WineHunter Hotel Safari. Nella giornata di martedì 9, infine, Catwalk Champagne, conclude come di consueto il Festival con le più rinomate maison francesi e aziende italiane produttrici di Champagne. Per l’intera durata dell’evento, sono inoltre riproposti il “fuorisalone” Merano WineCitylife che riunisce svago, aree tasting e master experience lungo Corso Libertà nonché i Side Events, gli appuntamenti collaterali che arricchiscono la kermesse attraverso un palinsesto di incontri, competizioni e degustazioni legati a tematiche attuali e di tendenza nel mondo del vino e degli spirits. The WineHunter Talks porta in rassegna una serie di incontri dedicati alla sostenibilità nella filiera vinicola, ai vini in Anfora, a bio&dynamica e vini PIWI e una “Bar chat”, dedicata agli spirits. Evento clou della 30^ edizione nell’area Spirits Emotion è “Itinerari Miscelati”, la Cocktail & Drink Competition in collaborazione con 5 Hats che coinvolge 26 bartender e 26 locali, suddivisa in tre sessioni nelle giornate di venerdì, sabato e domenica. Speciale occasione per valorizzare il mondo degli spirits che da molti anni è protagonista di Merano WineFestival, la competizione vuole anticipare la presentazione della nuova guida “itinerari Miscelati” in pubblicazione a dicembre; la guida porta in rassegna i professionisti e i locali a cui è stato assegnato il nuovo premio Globe Rosso, Gold e Platinum dalla giuria di The WineHunter Award.

mwf helmuth kocher

Il Gala Event per l’inaugurazione della 30^ edizione è in programma sabato 6 novembre nella Kursaal del Kurhaus, dove The WineHunter Helmuth Köcher, in presenza di un pubblico riservato, darà inizio al Festival tra ospiti d’onore e speeches che omaggiano la ricerca dell’eccellenza racchiusa nel suo motto “Excellence is an Attitude”, concludendo con la premiazione dei Platinum Award e dei vincitori del premio Emergente Sala di Luigi Cremona e Lorenza Vitale. Sicurezza e rispetto delle norme anti-Covid sono garantite dai controlli per l’accesso di produttori e visitatori - quali il possesso del Green Pass - e da procedure di disinfezione, areazione e distanziamento all’interno di tutti gli ambienti coinvolti.

Produttori: https://meranowinefestival.com/espositori-2020/

Platinum Award: https://winehunter.it/platinum-wine-2021/

Area Press: https://meranowinefestival.com/area-press/

Ticket: https://meranowinefestival.midaticket.it/


Ufficio Stampa: smstudio | pr & communication Stefania Mafalda press@smstudiopr.it M +39 345 5810 157

martedì 19 ottobre 2021

Torna Ein Prosit a Udine tra Chef stellati e degustazioni enogastronomiche d'eccellenza

Dal 20 al 24 ottobre torna Ein Prosit, kermesse del gusto a 360°, capace di riunire nella città di Udine alcuni tra i più talentuosi e noti Chef italiani e internazionali come: Eugenio Boer, Francesco Brutto, Riccardo Camanini, Pino Cuttaia, Enzo Di Pasquale, Riccardo Gaspari, Anthony Genovese, Giuseppe Iannotti, Giancarlo Morelli, Ciro Oliva, Chiara Pavan, Floriano Pellegrino, Matias Perdomo, Wicky Prian, Benedetto Rullo, Ciro Scamardella, Valerio Serino, Francesco Sodano, Lorenzo Stefanini, Luigi Taglienti, Stefano Terigi, Yoji Tokuyoshi, e Francesco Vincenzi e i gli autoctoni Antonia Klugmann ed Emanuele Scarello.

EIN PROSIT 2021 UDINE

Oltre agli "itinerari del gusto" a cura dei grandi Chef, i visitatori potranno godere di differenti percorsi enogastronomici:

- Le “Degustazioni Guidate e le Masterclass" per approfondire la propria competenza e conoscenza enoica. (A numero chiuso - con prenotazione)

- I “Laboratori dei Sapori”, classico appuntamento con i sapori della Regione e dell’Italia, alla scoperta di abbinamenti tra le ottime specialità gastronomiche e i vini autoctoni italiani. (A numero chiuso - con prenotazione).

- Gli "Special Events".

Un programma, dunque, che conta più di 70 appuntamenti e che unisce l'eccellenza dell'alta cucina a quella enoica attraverso cene e degustazioni guidate che dal 20 al 24 ottobre renderanno Udine la capitale del gusto italiana. Tra i relatori delle masterclass e delle degustazioni guidate ci sarà anche io e non posso far altro che invitarvi a visionare il sito della manifestazione nel quale troverete tutte le informazioni utili per godervi a pieno Ein Prosit, in un'edizione davvero speciale della manifestazione pensata e voluta dal Consorzio Promozione Turistica Tarvisiano in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia: https://www.einprosit.org/.

Ci vediamo a Udine!


F.S.R.

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