martedì 7 aprile 2015

Il Vino forse cambierà sapore a causa dei cambiamenti climatici, ma l'annata 2014?

"Per colpa dei cambiamenti climatici il Vino potrebbe non avere piu’ lo stesso sapore!"
A dirlo è la professoressa Kimberly Nicholas, docente della Lund University (in Svezia), secondo la quale le componenti gustative del vino ed in particolare di quello prodotto con vitigni come Chardonnay e Pinot Nero sono a rischio a causa dell’innalzamento delle temperature. Secondo la professoressa, le nazioni più “a rischio” sono proprio quelle mediterranee come Italia e Spagna, nonché la vicina Francia, in quanto in queste aree climatiche l'uva sta arrivando a maturazione sempre più velocemente (in media) e i viticoltori fanno fatica a riconoscere quale sia il momento migliore per la vendemmia per via di un gap sempre più ampio fra maturazione fenolica e tecnologica.
Con l’aumento delle temperature, il rapporto desiderato tra acidità e zuccheri (glucosio e fruttosio), sicuramente auspicabile per ottenere vini armonici e di pregio, tende ad arrivare prima del “dovuto”. Ne consegue che il gusto ottimale, o meglio, quello che siamo soliti aspettarci da quel determinato varietale potrebbe arrivare prima o addirittura non arrivare affatto, in quanto una maturazione più repentina potrebbe cambiare per sempre i sapori e gli aromi ai quali eravamo abituati. Ovviamente parliamo di proiezioni future e di cambiamenti minimi, che probabilmente solo i degustatori più esperti potranno notare, ma una cosa che sarà sotto gli occhi di tutti (nel vero senso della parola) sarà il colore, che potrebbe acquisire tonalità diverse, sempre a causa della maturazione più rapida.
In sintesi la tesi è la seguente: l'innalzamento delle temperature - anche detto global warming - in molte delle più importanti zone vinicole del mondo, dal quale deriva l’accumulo dei composti chimici presenti nell’uva, potrebbe deviare il gusto tipico di quello specifico vitigno. A un aumento della temperatura sarà proporzionale a quello del contenuto di zuccheri nell’uva, dal quale deriva un innalzamento dell'alcool durante la fermentazione. Inoltre la temperatura influenza i composti/precursori, presenti in tracce, che creano gli aromi, essenziali per la nostra percezione del gusto. I viticoltori, potrebbero cercare di adattarsi a questi cambiamenti, cambiando l'orientamento dei filari e/o adottando sistemi di potatura e una gestione della parete fogliare atti a mettere più in equilibrio la vite e a creare più ombra sui grappoli, fino addirittura ad arrivare a spostare un vigneto più a nord o più in alto, cosa che, però, presume un cambiamento radicale di condizioni pedoclimatiche che potrebbe non giovare al “prodotto finale”.
Per quanto riguarda quest'anno, però, il problema sembra essere l'opposto. Ormai è stato detto e ridetto, molti produttori l'avevano anticipato ancor prima della vendemmia che l'’annata 2014 è stata una delle più complesse degli ultimi anni, ma non certo per l'innalzamento delle temperature, bensì per uno sconvolgimento vero e proprio delle dinamiche climatiche mediterranee. La maggior concentrazione delle piogge, a volte sotto forma di vere e proprie bombe d'acqua, la grandine che distrugge raccolti a pochi giorni dalla vendemmia (in alcuni casi, il giorno prima del raccolto), trombe d'aria e sbalzi termici ai quali non eravamo di certo abituati a queste latitudini, hanno reso quest'annata un incubo per molti vignaioli italiani e non solo (alcune zone della Francia stanno molto peggio di noi). Nonostante ciò la più nota Master of Wine, Jancis Robinson, da uno sprint positivo proprio ai vini nostrani ed in particolare consiglia a tutti i winelovers italiani e del mondo di focalizzarsi sui vini del Sud Italia (Puglia e Sicilia fra tutte), che anche in un'annata così particolare potranno dare ottimi riscontri e regalarci gradite sorprese.
Io, qui lo dico e qui lo nego, posso dirvi che, per le mie ultime ricognizioni in vigna e per i confronti quotidiani con alcuni amici produttori, oltre al Sud (non tutto tra l'altro), per alcuni vini l'annata 2014 sarà "diversa", ma non per forza di cose "negativa" e parlo di quelli prodotti in generale nel Centro Italia (Marche - Umbria - Toscana) ed in particolare del Verdicchio (probabilmente avrà una gradazione di un grado di media più bassa, ma... qual è il problema?! Dico io..!) e del Sagrantino (che non sarà il "solito" Sagrantino, ma a mio parere sarà addirittura più elegante del solito) oltre al principe dei "vitigni del Nord", ovvero il Nebbiolo, che in alcune aree darà soddisfazioni non indifferenti! Citerei anche la Vernaccia di San Gimignano, capace di esprimere una tensione e una mineralità davvero spiccate.
In generale ciò che ha fatto la differenza in cantina e la farà, per forza di cose, in bottiglia, fra i vari produttori, anche nelle zone più colpite da queste nefaste condizioni climatiche, è stata la pazienza, unita ad una buona dose di speranza e di fortuna, che ha permesso a chi ha saputo attendere qualche settimana in più di altri, di raccogliere uve buone, matura e degne di essere vinificate in maniera consona al Vino da produrre. Casi particolari saranno rappresentati dai Vini da appassimento che per lo più non andavano prodotti, ma che in rari casi potrebbero comunque dare un prodotto discreto... ciò che mi dispiace è che ancora una volta siano i piccoli ed onesti produttori a decidere di fermarsi, quando le grandi aziende, pur di fare cassa e di immettere prodotto sul mercato globale, hanno prodotto non solo vini praticamente impossibili da produrre in maniera congrua, bensì garantiranno un numero di bottiglie invariato in confronto alle annate passate... bah... fate vobis!

F.S.R.
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