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mercoledì 20 novembre 2019

Un giorno da enoturista per la Strada del Vino di Soave

Durante i miei viaggi per vigne e cantine non è raro che mi ritrovi in contesti di rara bellezza. La natura ha la capacità di stupire, sempre, con le sue forme, i suoi profumi e, soprattutto, i suoi colori!
E l'autunno è la stagione in cui il paesaggio esplode nel suo caleidoscopio cromatico. 
Uno degli scenari più belli l'ho incontrato nella Strada del vino Soave che si colora, in questo periodo, di tinte calde come il rosso, l’arancione, il giallo, l’ocra e il marrone. È merito del foliage, il fenomeno delle foglie colorate prima che cadano al suolo, uno spettacolo naturale, che riempie gli occhi di immagini spettacolari da ammirare e fotografare.
strada del vino di soave
Stare in mezzo alla natura per me che vivo di vigna è qualcosa di imprescindibile dalla mia serenità, ma lo è altrettanto camminare nei boschi, in collina o in campagna. La famigerata biodiversità non è solo un toccasana per i vigneti ma lo è anche per la mente e per il corpo, specie se a fare da coreografia ci sono alberi e foglie colorate che, con i profumi del sottobosco, favoriscono l’allontanamento di stress e malumori.
E' proprio per questo che ho deciso di parlarvi di strade del vino, prendendo come esempio d'eccellenza quella del vino Soave.
“Le strade del vino sono percorsi segnalati e pubblicizzati con appositi cartelli, lungo i quali insistono valori naturali, culturali e ambientali, vigneti e cantine di aziende agricole singole o associate aperte al pubblico.
Le strade del vino costituiscono strumento attraverso il quale i territori vinicoli e le relative produzioni possono essere divulgati, commercializzati e fruiti in forma di offerta turistica.” (Fonte wikipedia)
Fare una passeggiata nel territorio della Strada del vino Soave in questo periodo, tra collina e pianura, a contatto con i vigneti di uva Garganega con la quale vengono prodotti il vino Soave e il Recioto di Soave è rigenerante e aiuta a contestualizzare l'attività vitivinicola in un ambito paesaggistico ma anche storico-culturale ben definito.
uva garganega soave
Contestualizzare l'attività dei vignaioli e delle cantine in un territorio con le sue peculiarità naturali, culturali e artistiche rappresenta un valore aggiunto per li vino stesso che verrà percepito non solo per le sue peculiarità organolettiche, bensì per la sua identità di terroir.
Uno scenario si sviluppa tra corsi d'acqua, boschi, piante d'ulivo, ciliegie, cipressi, siepi dal fondovalle fino alle colline. Nei 13 Comuni dell’area del Soave e Valpolicella.
città soave alto
Per chi non lo sapesse, Soave è un comune nell’est della provincia veronese circondato da mura erette nel 1369.
La cittadina medievale, già presidio romano fu quasi certamente rifondata dagli Svevi giunti al seguito dei Longobardi e fortificata dagli Scaligeri.
L’arte e la storia sono testimoniati anche dall'intero tessuto urbano, che conserva il duecentesco Palazzo San Bonifacio, il quattrocentesco Palazzo Cavalli in stile gotico veneziano, la prospiciente Chiesa di San Lorenzo, fondata nel '30 e riedificata nel ‘700. Da ammirare anche il bel Palazzo di Giustizia, ancora oggi sede della magistratura locale, e l'altrettanto notevole Palazzo Scaligero, ieri sede dei governanti veronesi, quindi dei Capitani della Serenissima e oggi, dopo un accurato restauro, del Municipio. Evidente risulta quindi la funzione di governo civile che aveva ispirato la sua costruzione. Al centro di Soave si accede da tre porte: Porta Bassano a nord, Porta Vicentina a est e Porta Verona a sud. 
La Strade del vino Soave, fondata nel 1999, conta circa 130 soci suddivisi in cantine, Enti e Associazioni, Agriturismi, Ristoranti, Hotel, frantoi e aziende di prodotti tipici locali. Da sempre la Strada del vino Soave è attiva per coordinare i numerosi soci che ne fanno parte, all’interno di un ideale percorso di circa 50 Km lungo il quale è possibile ammirare il paesaggio, visitare cantine, degustare vino, assaggiare piatti tipici e venire a contatto con l’ospitalità delle persone.
percorsi enoturismo soave
Chi vuole visitare questo territorio può scegliere entro un’offerta ampia e variegata all’interno dei tredici comuni che aderiscono alla Strada, dislocati in quattro stupende valli che per le loro diverse attrattive meritano sicuramente una visita. Partendo da Verona si trovano in ordine Val di Mezzane, Val d’Illasi, Val Tramigna e Val d’Alpone.
vino soave
Il vino Soave 
Le colline del Soave sono costituite da terreni vulcanici e sedimenti calcarei. Le rocce vulcaniche sono il risultato di ampie e numerose eruzioni avvenute in Val d’Alpone in cicli successivi, prima sottomarini e poi aerei; mentre i calcari sono resti di antichi fondali sottomarini, ricche di carbonato di calcio e fossile.Sono questi terreni a dare al vino Soave l’inconfondibile mineralità che insieme ai sentori fruttati e floreali conferisce al vino la sua pienezza e unicità gustativa.
- Per approfondire la storia, il territorio e la zonazione del vino Soave vi invito a leggere questo articolo: www.wineblogroll.com/soave-vini-territorio-cru-zonazione. -
I vitigni per la produzione del vino Soave sono la Garganega e il Trebbiano di Soave. 
La Garganega ha un patrimonio di profumi tra cui la mandorla e i fiori bianchi sono i più riconoscibili e ha un ciclo vegetativo molto lungo, tanto da giungere a maturazione in ottobre. La sua buccia è dura ed è gialla e diviene quasi ramata quando è pienamente matura.
Il Trebbiano di Soave (geneticamente identico al Verdicchio), storicamente molto presente nei vigneti di Soave, ha lasciato sempre più posto all’esuberanza della Garganega. Solo in questi ultimi anni si sta riproponendo per il vino Soave o in purezza.
Il Recioto di Soave è un vino di antichissima tradizione. L’esistenza nel territorio di un vino bianco dolce, simile all’attuale Recioto di Soave, è testimoniato già nel V secolo, nell’epistola di Cassiodoro. È un vino passito, ottenuto da uve Garganega raccolte a mano che restano ad appassire sui graticci per almeno 3 mesi. La spremitura viene effettuata quando almeno il 15–20% dell’uva presenta la muffa nobile (Botrytis cinerea) che conferisce grande ricchezza gusto-olfattiva.
Il Recioto è di colore giallo dorato intenso, il profumo è intenso con sentori di frutta matura, con inconfondibili note di banana, albicocca, frutta esotica e miele. Al gusto il vino è pieno, caldo, dolce e persistente, con un lungo, piacevole finale che ricorda la mandorla.

Questi due vini sono i capisaldi dell'enologia di Soave, ma la loro valenza sarebbe notevolmente inferiore se non godesse di un contesto così ricco di unicità e bellezza. Il ruolo delle Strade del Vino e, in particolare, della Strade del Vino di Soave è proprio quello di far scoprire i vini dell'areale attraverso percorsi enoturistici che comprendano e contemplino le potenzialità turistiche del territorio nella sua interezza. Un plauso, quindi, a chi si dedica attivamente alla valorizzazione di queste terre e di tutte quelle di cui l'Italia è piena.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 18 novembre 2019

Cristiano Cini - Mentore dei Sommelier e mente di Wine TV

Nel mio girovagar enoico di persone ne ho incontrate tante ma ce ne sono alcune che hanno che stimo particolarmente perché in grado di dare ancor prima di avere; per molti sono maestri per altri mentori, per me riferimenti con i quali è un privilegio confrontarmi.
Uno di questi è, senza ombra di dubbio, Cristiano Cini, un mostro sacro della Sommellerie italiana.
cristiano cini ais
Il curriculum di Cristiano la dice lunga sul suo amore per il vino e per il suo lavoro:
entra in Ais nel 1995. Si diploma sommelier nel 1998 e nel 1999 diventa professionista; sommelier nel ristorante di famiglia ad Arezzo, nel 2003 diventa degustatore ufficiale e relatore e nello stesso anno conquista il titolo di miglior sommelier della Toscana; nel 2005 vince il prestigioso concorso Master del Sangiovese e per tre anni di fila, dal 2006 al 2008, è vice campione italiano; entra nel consiglio regionale e in quello nazionale Ais, membro della giunta nazionale per 8 anni; ricopre l'incarico di presidente della Strada del Vino Terre di Arezzo e dalle ultime elezioni è presidente regionale Ais Toscana. A questo va aggiunto l'incarico di responsabile della scuola concorsi nazionale Sommelier Ais della quale è co-fondatore e l'impegno con Wine TV che ha ideato e porta avanti con successo.
Queste sono solo alcune delle tappe dell'appassionata vita professionale di Cristiano, ma per conoscere meglio una delle persone che di più ha dato al mondo della Sommellerie italiana attraverso la formazione e la condivisione della sua esperienza vi lascio alla nostra interessante chiacchierata dentro e intorno al vino:

– Ciao Cristiano, da dove è nata la tua passione per il vino e per la Sommellerie?
- Nasce da un’esigenza, perché provengo da una famiglia di ristoratori: mia sorella ed io rappresentiamo la quarta generazione e 87 anni di continuità. Non male eh!?"
 Inizio anni ’90, mia mamma - oggi dico "per fortuna!" - mi costrinse ad iscrivermi ai corsi Ais perché l’argomento per me era tabù.
  La differenza come sempre la fanno uomini e donne che si ha la fortuna di incontrare nel corso del nostro cammino quotidiano e formativo, beh io sono un uomo fortunato.

– Cosa significa essere sommelier per te?
- Significa molto è una scelta di vita, oggi è la mia vita. Intendo la professione come un moto perpetuo  in continua evoluzione, oggi prima di tutto siamo comunicatori preparati quindi credibili, nel nostro mondo la gavetta conta e tanto. 
 L’esperenziale della degustazione, dei viaggi nei territori del vino, dei colloqui e delle relazioni con i produttori, tutti, grandi e piccoli, biodinamici e convenzionali, tradizionalisti e innovatori, storici e nuovi, ripeto tutti. Senza questo non ci si può spendere.

– In che modo hai deciso di condividere la tua esperienza e la tua passione con i futuri sommelier e con i sommelier “da competizione”?
- Credo nel confronto sempre e comunque, a volte anche acceso ma sempre sostenuto in maniera costruttiva quindi con intelligenza.
 Serve ed è servito per primo a me stesso. La competizione è confronto alla massima elevazione. E', quindi, una delle strade percorribili per crescere professionalmente ma bisogna mettersi in gioco, prendere spunto da quelli più bravi di noi per poi rielaborare l’acquisito secondo la nostra personalità.

– La scuola concorsi ha come principe fondamentale proprio la condivisione. Quanto credi sia importante il confronto per la crescita del palato, della conoscenza e delle competenze di un sommelier?
- Ti ho già risposto sopra, ma vorrei ribadire che da soli è dura, da soli non si migliora, l’individualismo in questo “sport” è limitante. Potrebbe sembrare strano ma questo è un sport di squadra e il palato e la sensibilità si allenano e si costruiscono attraverso la continuità e la condivisione.

– Come ci si prepara ad un concorso regionale e nazionale?
- Con la curiosità, la voglia, il sacrificio e la condivisione. Quando gareggiavo io, ieri l’altro (battuta), erano i lombardi a sparigliare il campo vincendo tutto, oggi sono i toscani, al di là della naturale ciclicità la formazione e il fare gruppo contano e tanto.

– Per me che sono un comunicatore il web e i social sono fondamentali per raggiungere un numero di persone che “de visu” non potrei mai raggiungere, ma è proprio a causa della deriva che la comunicazione enoica online sta prendendo che sto comprendendo sempre di più l'importanza di comunicare il vino in prima persona. Quanto credi sia importante per un Sommelier professionista essere un bravo comunicatore? Credi che il futuro dei Sommelier sia quello di diventare “wine influencers” o preferiresti vederli parlare di vino di fronte a platee di persone con il calice in mano, occhi negli occhi?

- Che fai provochi? Scherzo naturalmente. I cambiamenti fanno parte della vita, oggi siamo sempre connessi al nostro smartphone, purtroppo non ne possiamo fare a meno! Allora se la domanda è "su IG, FB, twitter ecc... dobbiamo esserci?"  la risposta è: "Certo!".
  Il come è la questione, gli improvvisati durano quanto un alito di vento e sono deleteri per il sistema vino, gli improvvisati innervosiscono te quanto me. Allora fondamentale diventa essere comunicatori corretti e credibili questa è la responsabilità che dobbiamo sentire nostra. Vedere visual storytelling con un influencer o uno che si considera tale, mentre si rovescia una bottiglia di vino addosso in vigna sinceramente mi deprime. (scrivo questo politically correct, ma in realtà mi fa incazzare!).
Adesso ti rispondo... preferisco il contatto diretto vorrei riuscire ad emozionare gli appassionati guardandoli negli occhi, ma ricordiamoci che siamo nel 2020, quindi adeguiamoci: sistema misto.

– Cosa pensi della comunicazione del vino odierna?
- Che ha bisogno di professionisti capaci di contestualizzarsi nell’oggi. Una cosa è fondamentale, gli appassionati vogliono la narrazione vogliono storie vere e riscontrabili, non vogliono i fuochi d’artificio, ricordiamocelo.

– Nonostante i tuoi tanti impegni e la tua carica istituzionale con AIS, qualche anno fa hai deciso di dar vita ad un progetto coraggiono e lungimirante come quello di WineTV. Cos'è? Quali sono le peculiarità e gli obiettivi di questo canale tematico unico in Italia?
- L’Ais è parte della mia vita, mi ha dato tanto in 24 anni adesso tocca a me provare a restituire qualcosa. Wine Tv, sintetizzando, è credere di offrire contenuti fruibili e ben costruiti, o almeno al meglio delle nostre possibilità. E’ una piattaforma con il canale Sky 815 al centro, lo streaming sul canale youtube, Fb e IG. E’ un progetto in piena evoluzione che fortunatamente ha dei numeri straordinari, oltre 40.000 con punte di 45.000 utenti giornalieri tutti in target. Questo è un segnale chiaro c’è voglia di contenuti. Alla base di Wine c’è un concetto inclusivo, di apertura verso l’appassionato e il professionista del settore, vogliamo suggerimenti, volgiamo crescere insieme alla “nostra” community. Ci sono novità in cantiere strutturali e di contenuto, anticipo un format di cui son soddisfatto si chiama “Storie di vite, storie di vino” 5 puntate racconto con personaggi del calibro di Ampelio Bucci, Romano Dal Forno, Piero Mastroberardino, Francesco Paolo Valentini e Roberto Voerzio notate messi rigorosamente in ordine alfabetico, che ci racconteranno le loro storie ricche di aneddoti e curiosità che molte volte coincidono con una parte della storia del vino italiano. Un qualcosa pensato per conoscere e magari emozionarsi. In tv tra poco, faccio coming soon. 😉
– Spesso ci ritroviamo ad assaggiare e commentare vini che amiamo e non è raro che i nostri gusti coincidano, quindi concludo quest'intervista chiedendoti di consigliare due spumanti, due vini bianchi, due rosati e due rossi italiani ai lettori di wineblogroll.com.
- E’ vero Saverio, per fortuna ogni tanto ci capita di assaggiare insieme e ne sono contento. Consigli no parlo di cose che mi piacciono che incontrano i miei gusti quindi son cose soggettive. 
Bolle: La Dama Forestiera D'Araprì; Murgo Extra Brut. Perché da autoctoni? Perché il metodo classico da autoctono mi incuriosisce e perché mi piacciono molto entrambi!
Bianchi: Verdicchio di Matelica Senex di Bisci (conosci!? 😋); Soave Roccolo del Durlo Le Battistelle. Territorio connesso alla perfezione con il suo vitigno.
Rosati: Susumaniello Askos Masseria Li Veli; Cerasuolo d’Abruzzo Cataldi Madonna. Non semplici vini rosati ma ricchezza e caratterizzazione di una tipologia.
Rossi: Sizzano Cantina Comero; Nero Nè Taurasi Il Cancelliere. La scorrevolezza, l’acidità, l’eleganza la facilità di beva, il primo e la grandezza dell’Aglianico nell’equilibrio forza e qualità, il secondo.

Ringrazio Cristiano per avermi dedicato qualche minuto del suo prezioso tempo, ancor più in un periodo denso di impegni come questo e colgo l'occasione per fare un sincero in bocca al lupo a tutti i finalisti del concorso Miglior Sommelier d'Italia Ais che si terrà a Verona nei giorni 23 e 24 novembre in occasione del 53° congresso nazionale Associazione Italiana Sommelier.
Per quanto concerne Wine TV, per me è stato un piacere poter partecipare a diversi programmi messi in onda da questo canale tematico e in particolare confido di potervi raccontare anche il prossimo anno l'Only Wine Festival.

F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 16 novembre 2019

Finalmente 3 giorni di Mercato dei vini dei Vignaioli FIVI! Eccovi le cantine conosciute nelle passate 8 edizioni!

Si avvicina, anche quest'anno, la data d'inizio di uno degli eventi più amati da appassionati e addetti ai lavori: il Mercato dei vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI di Piacenza.
Vista la prorompente crescita della manifestazione sia in termini di visitatori che di vignaioli presenti già da un paio di edizioni si sentiva forte il bisogno di aggiungere una giornata extra al programma dell'evento.
Quest'anno, finalmente, il Mercato FIVI di protrarrà dal sabato al lunedì accontentando winelovers e operatori del settore che potranno spalmare le loro presenze su una tre giorni di mercato FIVI che si prospetta più interessante che mai.
A Piacenza Expo, dal 23 al 25 novembre 2019, potremo incontrare e conoscere 626 Vignaioli Indipendenti con una quantità di vini in assaggio (oltre 2500 referenze) capace di coprire in modo ancor più ampio lo spettro produttivo italiano dalle più note denominazioni ai più piccoli areali.
Il Mercato FIVI resta l'evento più importante per chi ha, come me, passione per i vini prodotti integralmente da vignaioli che hanno fatto dell'amore per la propria terra e per le proprie vigne il fulcro del loro lavoro. Per quanto mi riguarda, a stupirmi ogni anno è la proporzionalità diretta fra aumento delle cantine presenti e aumento della qualità dei vini che è possibile ritrovarsi nel calice a Piacenza. Una proporzionalità per nulla scontata, che in molti eventi cresciuti rapidamente si è dimostrata inversa.
Eppure, non c'è selezione (se non quella relativa ai criteri di adesione alla FIVI) e non ci sono giurie o panel capaci di includere o escludere vini e vignaioli presenti. C'è un turn over che va avanti da 9 edizioni e che, di anno in anno ha dato spazio a nuove realtà. Come continuo a ripetere da anni, se la FIVI è diventata una garanzia di qualità, è perché c'è uno stretto legame fra chi fa vino dalle proprie vigne e ne segue ogni fase produttiva e la bontà di quello stesso vino. Chi entra in FIVI non ha bisogno di essere selezionato perché è esso stesso un selezionatore critico e pignolo del proprio lavoro, vigna per vigna, grappolo per grappolo e talvolta acino per acino!
elenco vignaioli fivi piacenza
Se negli scorsi anni ho voluto consigliare degli assaggi o delle cantine da andare a trovare, quest'anno ho deciso di segnalarvi quelle che io ho avuto modo di conoscere direttamente, proprio, grazie al Mercato dei vignaioli FIVI a Piacenza, con l'auspicio che abbiate anche voi l'occasione di conoscerle, mentre io cercherò di scoprirne altre da aggiungere al novero di realtà  capaci di stupirmi positivamente per la qualità del loro lavoro dalla vigna al bicchiere.

Eccovi le cantine che ho avuto modo di conoscere e/o approfondire negli ultimi anni di Mercato FIVI, in ordine rigorosamente alfabetico in quanto non si tratta di una classifica o di "un ordine di gradimento":
Adriano Marco e Vittorio
Alessio Brandolini
Ancarani
Angelini Paolo
Antica Enotria
Antolini
Antonella Corda
Antonella Pacchiarotti
Arrighi
Bajaj
Bele Casel
Bellese Vini
Broccanera
Bucci
Bussi Piero
Bussoletti
Ca' la Bionda
Caleffi
Cantina Berritta
Cantina del Vesuvio
Cantine Carpentiere
Carlo Boscaini
Casa Comerci
Casale Vitali
Cascina Boccaccio
Cascina Gilli
Castello di Stefanago
Cataldo Calabretta
Cieck
Claudio Cipressi
Col Del Lupo
Colle del Bricco
Corte Fusia
Conventino di Monteciccardo
Crissante Alessandria
Damoli Bruno
Deltetto 1953
Diubaldo
Donarch Patrick Ucelli
Donato Girolami
Durin
E. Molino
Elena Fucci
Emilio Vada
Enò-trio
Eraldo Revelli
Fabrizio Dionisio
Fenech
Ferlat Silvano
Flaibani
Firmino Miotti
Follador Francesco
Fontana Graziano
Gianfranco Fino Viticoltore
Giovannini
Graziano Prà
Grifalco
I Carpini
I Clivi
I Fabbri
Il Carpino
Il Colombaio di Santa Chiara
Il Molinaccio di Montepulciano
Il Rio
L'Armangia
La Calcinara
La Colombera
La Pietra del Focolare
La Piotta
La Salceta
La Zerba 
Lazzari
Le Piane
Le Volpere
Leo Matiazzo
Lodi Corazza
Luca Aimasso
Luigi Maffini
Lusenti
Madrevite
Malibran
Marco Capra
Marco Cecchini
Marengoni
Marotti Campi
Marta Valpiani
Maso Thaler
Mattia Filippi
Mezzanotte
Montecappone
Montenero
Moroder
Moser
Muralia
Mustilli
Nove Lune
Olivero Mario
Palmento Costanzo
Pantaleone
Pavese Ermes
Picchioni Andrea
Pietraventosa
Pieve de' Pitti
Pizzo Coca
Podere Albiano
Podere di Pomaio
Podere La Torre
Podere Pellicciano
Poggio al Gello
Poggio al Grillo
Poggio Grande
Pomona
Quota 101
Riserva Della Cascina 
Rizzini
Roccafiore
San Biagio Vecchio
Sanlorenzo
Sassotondo
Siro Merotto 
Socci
Solatione
Stroppolatini
Tenuta Belvedere
Tenuta Ca' Sciampagne
Tenuta Lenzini
Tenuta Lieselehof
Tenuta San Marcello
Terenzuola
Terraquilia
Terre del Faet
Terre di Balbia
Terre di Macerato
Terrra Costantino
Tibaldi
Tiberi David
Valla
Vigneti Bovero Giacomo
Villa Job
Vosca Francesco
Weinhof Kobler
Zanotelli
Zatti
A questo link trovate il pdf con la mappa del mercato fivi e le postazioni dei vignaioli:
mappa fivi

Per conoscere meglio la FIVI e le peculiarità della più importante associazione di vignaioli italiana vi invito a leggere qui: www.wineblogroll.com/fivi-adesione-federazione-vignaioli-indipenti.


Info utili:


Date: sabato 23, domenica 24 e lunedì 25 novembre 2019

Luogo: PiacenzaExpo, quartiere fieristico che si trova all’uscita del casello di Piacenza Sud,

Distanze: 1 ora da Milano, Bergamo, Brescia, Verona. Meno di 1 ora da Mantova, Reggio Emilia, Parma, Alessandria.

Orari: sabato e domenica dalle ore 11.00 alle 19.00, lunedì dalle 10.00 alle 16.00 – Le casse aprono un’ora prima dell’inizio della manifestazione

Biglietto ingresso: Euro 15,00 con calice degustazione, Euro 20 per due giorni, Euro 30 per 3 giorni. Euro 10,00 al giorno per associati AIS, FISAR, ONAV, SLOW FOOD, FIS, AIES, GO WINE e ASPI e per i possessori del biglietto della manifestazione MareDivino 2019. È richiesta l’esibizione della tessera in corso di validità per l’anno 2019. I minori di 18 anni non pagano il biglietto e possono entrare solo se accompagnati da un adulto. È previsto anche uno sconto per i gruppi, pari a 1 biglietto gratis ogni 15 acquistati. Per questo contattare direttamente la segreteria alla mail mercatodeivini@fivi.it. Si precisa che gli sconti per gli associati delle diverse categorie e lo sconto di gruppo non sono cumulabili.

Acquista on line il tuo biglietto ed evita la coda: www.tickets.piacenzaexpo.it/

I carrelli

Quest’anno sono a disposizione dei visitatori 800 carrelli e 300 trolley per gli acquisti. Li potrai ritirare al padiglione 3 (vedi mappa sotto).

L’utilizzo del carrello e/o trolley ha un costo di € 3.00 ed è necessario il deposito di una cauzione pari a € 20,00.

Il cliente è tenuto a restituire il carrello entro 30 minuti dal termine dell’orario di chiusura della manifestazione.

La restituzione della cauzione potrà avvenire solo a fronte dell’esibizione del buono di deposito cauzionale rilasciato all’atto del pagamento congiuntamente al carrello stesso.

Si prega di notare che, restituendo il solo carrello o il solo buono o in orario differente da quello sopra indicato NON sarà restituito il deposito cauzionale.

Ci vediamo a Piacenza!

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 14 novembre 2019

Il TreSoro di Riparbella - Il nuovo vino di Caiarossa, Duemani e Tenuta Prima Pietra

C'è un areale toscano, che bazzico da qualche annetto ormai, che sta dimostrando grande vocazione e attitudine alla produzione di vini dalla personalità marcata e dai profili eleganti e ben definiti. Parlo di Riparbella e del suo equilibrio fra terra e mare.
Nelle terre di Pisa, non troppo lontana Bolgheri, a pochi chilometri dal mare, Riparbella è adagiata su di una collina che guarda alla costa Toscana. Un micro areale che solo negli ultimi 20 anni ha iniziato a mostrare e dimostrare quanto le proprie peculiarità pedoclimatiche potessero prodursi in vini di pregio.
tresoro vino tre cantine riparbella
Un contesto ancora integro, dotato di grande biodiversità grazie alla forte presenza di boschi selvaggi e alla macchia mediterranea. Se la Costa Toscana è spesso associata alle alte temperature e a vini ricchi e opulenti, Riparbella può contare su maggiori altitudini e escursioni termiche più marcate grazie alle rinfrescanti e costanti brezze marine.
Una terra ricca di minerali e di sostanze saline, estremamente variegata, con una prevalenza argillo-calcarea nelle quote più basse e con vaste zone a base di sabbia ferrosa mista a sassi nelle fasce di vigneto più alte.
E' proprio in questo contesto che sorgono le tre realtà che hanno dato vita ad un progetto TreSoro: Caiarossa, Duemani e Tenuta Prima Pietra.
Un'idea di cooperazione che in un'Italia del vino spesso troppo individualista ha un valore che va ben oltre la produzione di un vino. Un messaggio importante di condivisione e di unità di intenti che vede coinvolte tre cantine sulla stessa lunghezza d'onda in termini di qualità e sostenibilità.
Nate tutte tra la fine degli anni novanta e gli inizi del nuovo millennio queste tre cantine – certificate biologiche e/o biodinamiche - hanno portato il nome di Riparbella ad avere una sua notorietà enoica e a ritagliarsi il ruolo di outsider che nei prossimi anni potrebbe consolidarsi a tal punto da rendere questo piccolo areale uno dei massimi punti di interesse per gli appassionati.
E' proprio al fine di dare ancor più lustro al territorio, piuttosto che alla singola azienda, che Caiarossa, Duemani e Prima Pietra hanno deciso di collaborare nella produzione di un vino intriso del valore della condivisione, manifesto delle potenzialità di questo ideale “Grand Cru” della Costa Toscana.
L'idea è quella di esprimere al meglio l'identità della singola parcella di origine e del varietale principe per l'azienda di riferimento vinificando le tre uve che comporranno il vino separatamente: Cabernet Sauvignon di Caiarossa, Cabernet Franc di Duemani e Merlot di Tenuta Prima Pietra di Massimo Ferragamo. Coerentemente con quanto già detto, al fine di avere la maggiore equità possibile la vinificazione è stata effettuata in un’ anfora di cocciopesto, prodotta localmente, “uguale” per tutti. Mentre l'affinamento è stato portato avanti in barrique di rovere francese.
Compiuto il percorso di affinamento le masse prodotte dalle singole aziende sono state assemblate, per poi essere imbottigliate nelle ca. 2100 bottiglie prodotte.
tresoro luca d'attoma
Sono poco più di 700 le bottiglie di TreSoro che ogni cantina potrà commercializzare. Numeri che danno ancor più valore all'esclusività della presentazione fatta qualche giorno fa al Merano Wine Festival. Un debutto che ha visto i 3 enologi Luca D'Attoma (Duemani), Marco Lipparini (Caiarossa) e Cecilia Leoneschi (Tenuta Prima Pietra) raccontare le proprie realtà come espressioni diverse ma congiunte di un territorio che annata dopo annata (anche grazie alla crescita dei vigneti, per lo più ancora giovani) sta dimostrando un'indiscussa vocazione e una capacità rara di adeguarsi ai cambiamenti climatici, a differenza di alcuni più noti areali limitrofi.
E' proprio grazie a questo equilibrio anche in annate difficili come la 2017 (inverno poco piovoso, gelata primaverile e estate calda e siccitosa) le vigne di Riparbella hanno risposto meglio di altre, specie se parliamo degli appezzamenti a maggior altitudine.
Il TreSoro 2017 è, infatti, un vino solo marginalmente penalizzato dall'annata. Vanta una notevole armonia aromatica (non era facile dato che si trattava della prima volta che le tre espressioni territoriali e varietali venivano assemblate), il frutto è integro e la speziatura è naturalmente intrigante, segno che l'affinamento in legno è stato gestito con notevole garbo. Un vino che non lesina potenza ma non ostenta muscoli eccessivi e volgari, bensì sa distendersi in un sorso di buona profondità, minerale e saporito, dal tannino fine e ben integrato. Buona la prima!
vino tresoro prezzo
Ora non ci resta che attendere la 2018 e la 2019 che, sono certo, stupiranno per finezza e slancio.
A prescindere dall'ottimo riscontro del TreSoro in questa degustazione, ci tengo a sottolineare nuovamente l'importanza di questo progetto che mira a rappresentare le potenzialità di un intero areale, ancora - erroneamente - poco conosciuto, trascendendo l'individualità in favore del lavoro di squadra e di un'identità territoriale complessa e completa. Un plauso, quindi, alle tre cantine coinvolte nell'auspicio che questo genere di coesione fra produttori si ripeta anche in altri territori.

F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 9 novembre 2019

Ischia - Un'isola di vigne eroiche, vini identitari e vignaioli virtuosi

Il “mio” mondo del vino è fatto di grandi incontri, assaggi indimenticabili e, soprattutto, di luoghi incantevoli che solo grazie a questa passione sono riuscito a visitare.
Durante il mio ultimo viaggio in Campania ho avuto modo di vivere un'esperienza intrisa di suggestione e meraviglia, di quelle in cui sei sempre a bocca aperta per il fiatone dovuto alle pendenze dei vigneti, per lo stupore causato dalla bellezza dei paesaggi e per la possibilità di assaporare ottimi vini.
Parlo, ovviamente, del mio breve ma intensissimo tour per le vigne e le cantine di Ischia, un'isola dal magnetismo così potente da attrarmi anche in un momento in cui pensavo non avrei avuto modo di dedicarmi al vino.
ischia vigne
Il mio interesse per la viticoltura isolana e, in particolare, per quella ischitana è, da sempre, indotto dalla capacità di questi territori cinti dal mare di rappresentare delle vere e proprie enclave, dei piccoli continenti che vivono dinamiche storico-culturali e, in questo caso, colturali differenti da quelle della terraferma.
La vocazione dell'Isola alla viticoltura è nota sin dall'antichità, lo testimonia la coppa di Nestore, ritrovata nel comune di Lacco Ameno, sulla quale è incisa la frase “Di Nestore... la coppa buona a bersi. Ma chi beva da questa coppa, subito quello sarà preso dal desiderio d’amore per Afrodite dalla bella corona” che sembra inneggiare al buon vino locale.
Sembra, altresì, che la coltivazione della vite sia stata introdotta dagli Antichi Euberi e per questo il sistema di allevamento richiama la tradizione greca e non quella etrusca adoperata nel centro Italia e in molte zone della Campania.
Il vero e proprio boom della produzione vitivinicola ischitana, però, si ha nel 1500, grazie al commercio del vino bianco sfuso, esportato via mare verso i più importanti mercati italiani e stranieri.
Migliaia di carrati venivano caricati sui velieri da trasporto (vinacciere) che per secoli hanno solcato i mari rappresentando l'unico veicolo commerciale dall'isola alla terraferma.

Oggi, Ischia è sicuramente più famosa per il turismo, per le terme e per la bellezza dei contesti paesaggistici e solo marginalmente per i suoi vini di territorio, eppure la storia di cui sopra e quella più recente ne attestano una qualità indiscutibile. Una vocazione così forte da portarla ad essere ricoperta di vigneti, fino ad arrivare a ca. 2400ha vitati attorno agli anni '40. Con l'avvento del boom economico e del turismo, a causa di speculazioni edilizie e di una visione poco accorta della gestione del patrimonio naturale e paesaggistico ischitano, gli ettari diminuirono scendendo sotto ai 1000ha (ca. 900) negli anni '90 per poi stabilizzarsi sui ca. 300ha odierni.

Un patrimonio vitivinicolo ed ampelografico dilapidato ad una velocità inaudita che è stato salvaguardato solo ed esclusivamente da pochi virtuosi vignaioli.
Basti pensare che, un tempo, si annoveravano fra i vitigni coltivati uve quali Agrilla (o Arilla), Biancolella, Catalanesca, Codacavallo, Coglionara, Fragola, Lentisco, Lugliese, Malvasia, Moscatella, Nocella, Pane, Sanfilippo, Sorbisgno, Zibibbo, Verdesca, Uvanta, Campotese, Montonico e altre che assumevano nomi differenti in base all'area di coltivazione, tanto erano connaturate alle singole parcelle e legate alle singole famiglie di vignaioli.
Oggi, i varietali maggiormente coltivati sono molti meno e, seppur permanga la presenza di alcuni resilienti ceppi delle uve autoctone sopracitate, sono Biancolella e Forastera – fra le bianche – e Pèr'e Pallummo (Piedirosso) e Guarnaccia – tra le rosse – a rappresentare il fulcro della viticoltura isolana.

Mi piace pensare che Ischia venisse chiamata “Isola Verde” non solo per il particolare colore delle pareti di tufo del Monte Eponeo, ma anche per le sfumate tonalità di verde che avevano i muretti a secco (parracine) fatti con quella stessa pietra vulcanica per anni a contatti col mare e, ovviamente, per l'impatti visivo che poteva dare la superficie vitata di un tempo unitamente alla grande presenza di boschi e vegetazione, spesso endemiche.
Una biodiversità che, per nostra fortuna, resta pressoché invariata nonostante l'edilizia si sia messa d'impegno per ridurre la quantità di verde presente sull'isola.
E' proprio questo fattore ad avermi spinto fino ad Ischia, curioso di scoprire le particolarità della viticoltura locale e le varie espressioni di un'identità territoriale che vanta una miriade di sfaccettature dovute al grande frazionamento dei vigneti e, di conseguenza, alle caratteristiche di ogni singola parcella in base alle condizioni pedoclimatiche e alle scelte del vignaiolo.
Sì, perché ad Ischia molti dei vignaioli storici sono e restano solo produttori di uva, allevatori di viti fedeli e gelosi del proprio piccolo fazzoletto di terra che mai venderanno ma dal quale saranno lieti di ricavare i grappoli che contribuiranno alla produzione di vini delle più importanti cantine ischitane.
Questo lavoro di squadra fra produttori – che a loro volta conducono i propri vigneti – e viticoltori – che operano, spesso, con la supervisione dei produttori ai quali conferiscono le uve da anni e secondo le loro indicazioni – rappresenta la forza di una viticoltura che, altrimenti, sarebbe impossibile da gestire in quanto oltre al frazionamento e alla distanza tra ogni parcella di vigneto l'aspetto più complesso da gestire sono le operazioni agronomiche in un contesto in cui la meccanizzazione è quasi ovunque impossibile.
Molti si aspetterebbero una viticoltura costiera, ma la realtà è che quella di Ischia è una viticoltura eroica, che pur guardando al mare ha più aspetti in comune con quella di alta collina o, addirittura, di montagna. Vigneti che partono da 200m slm e arrivano fino a oltre 600m slm con pendenze che definire proibitive sarebbe un eufemismo, tanto che non è raro imbattersi in monorotaie, unico ausilio meccanico per il trasporto delle cassette in vendemmia.
Vendemmie che impongono accorgimenti come quello di legarsi con delle funi per calarsi nei meandri di vigneti impervi, racchiusi tra rocce e scarpate, dove al solo trovare quei ripidi terrazzamenti quale folle abbia pensato di impiantare un vigneto lì?! Ma la risposta che ti daranno i vecchi saggi è sempre e solo una: “Lì l'uva viene meglio!”.

Sono quegli stessi viticoltori che hanno hanno permesso alle nuove generazioni di produttori di vino ischitane di poter contare su una tradizione radicata e una qualità delle uve eccelsa.
Io, da par mio, ho voluto fare una vera e propria full immersion visitante le 6 principali realtà locali partendo dai vigneti e dedicandomi successivamente alle cantine e alla degustazione dei vini prodotti dalle singole aziende. Ho voluto visitare i vari versanti dell'isola e vedere coi miei occhi la grande fertilità dei terreni (molto ricchi di umidità nel sottosuolo e di potassio) e l'eroicità dei vigneti che, in particolare nel versante settentrionale dell’isola (da ovest a est) arrivano a pendenze del 50-60%.

Doti territoriali e virtù umane che devono essere percepite con orgoglio e consapevolezza dagli stessi produttori che non possono e non vogliono più vivere l'insularità come una clausura, un confinamento geografico che impedisca loro di aprirsi al mondo.
Alla condizione di segregazione che rischia l'isola si aggiunge l'arma a doppio taglio del turismo che da un lato permette a tutti i produttori di vendere i loro vini per gran parte in loco ma dall'altro impone dinamiche di concorrenza che non possono basarsi sulla sola qualità, bensì devono tener conto dell'aspetto economico. Spesso, nelle località in cui il turismo permette di vendere molto del vino prodotto da piccole e medie cantine si soffre una condizione di stallo in termini di elevazione generale del vino locale. Questo perché con le vendite più o meno assicurate si teme di incappare in errori di valutazione o di perdere questo trend positivo cambiando, seppur in meglio, il proprio approccio in bottiglia e a scaffale.
Un discorso che ho avuto modo di affrontare con i virtuosi produttori che ho incontrato ad Ischia e ho riscontrato in loro la volontà di mostrare e dimostrare quanto i vini ischitani possano parlare al resto d'Italia e al mondo in modo nitido e identitario ma al contempo molto contemporaneo.

Ecco le realtà che ho avuto modo di visitare e di conoscere:
d'ambra vini
D'Ambra Vini: senza tema di smentita la realtà più rappresentativa dell'Isola, con una storia che affonda le radici nel lontano 1888, anno in cui la cantina viene fondata da Francesco D'Ambra, pioniere della vitivinicoltura ischitana e ancor più del commercio di vino sfuso verso il continente. E' stato proprio "Don Ciccio" a trasformare un popolo di vignaioli in una vera e propria realtà imprenditoriale basata sulla conduzione dei propri vigneti e sulla valorizzazione dei singoli fazzoletti di terra gestiti dai vignaioli locali che conferivano le proprie uva all'azienda. Ma è, dapprima, grazie all'istrionico Mario e,poi, con il figlio Andrea D'Ambra, lungimirante enologo della famiglia, che dobbiamo il vero salto di qualità di questa cantina che oggi è guidata dalle figlie Marina e Sara. E' proprio Sara, giovane enologa con all'attivo varie esperienze all'estero, a mostrarmi li nuovo corso aziendale che per quanto guardi al futuro non può prescindere dalla storicità del suo vigneto più rappresentativo: il Frassitelli. Vero e proprio cru dell'isola che da anni volevo visitare, inerpicandomi sui ripidi pendii in cui spicca il verde il tufo verde dell'Eponeo. E' qui che trovo la prima monorotaia, forse la più tortuosa e lunga di Ischia, senza la quale sarebbe a dir poco proibitivo anche solo pensare alla raccolta. La Biancolella è il vitigno che rappresenta di più Ischia e questa realtà che ne ha fatto un vero baluardo della propria produzione. Ottimo il Frassitelli nella sua finezza e visione prospettica di un varietale che può e sa evolvere bene; molto piacevole e dinamica la Biancolella classica, tanto classica da conservare nel suo uvaggio un saldo di uve autoctone come Forastera, San Lunardo e Uva Rilla (per non più del 15% in totale). Vini dotati di impeccabile pulizia e precisione.
Importantissimo il progetto di ripristino della famosa "vigna dei mille anni" della quale si hanno testimonianze storiche datate 1036. Un lavoro portato avanti insieme al proprietario del vigneto, che ha permesso alla famiglia d'Ambra di produrre un rosso base Aglianico in un appezzamento tanto vocato da aver meritato riconoscimenti, per i vini ivi prodotti, sin dall'800. Un progetto virtuoso che fa onore a Casa d'Ambra.
cantina pietratorcia
Pietratorcia: tre storiche famiglie contadine ischitane Iacono, Regine e Verde si uniscono per dar vita a questa realtà che prende il nome dalla grossa e pesante pietra (pietra torcia appunto) che serviva alla pressatura delle vinacce dalle quali otteneva, dopo fermentazione, un vinello (saccapane) utilizzato come bevanda dai vignaioli in campo.
7 sono gli ettari vitati nei quali si è scelto di reimpiantare varietà locali come la Biancolella, Forastera, Uva Rilla, la Guarnaccia, il Piedirosso, ma anche varietà più rare sull'isola come il Viognier, la Malvasia di Candia aromatica, il Fiano, il Greco, l'Aglianico e la Syrah. Anche in questo caso non mancano i vigneti dalle pendenze eroiche e i vini che ho avuto modo di assaggiare si sono dimostrati frutto di un'enologia contemporanea che non teme di attingere con rispetto e consapevolezza dalla tradizione. Interessanti le nuove sperimentazioni con macerazione sulle bucce della Biancolella e senza solfiti aggiunti. Molto piacevole anche il Tifeo Rosso (Guarnaccia e Piedirosso) capace di coniugare una buona intensità aromatica e cromatica ad una beva dinamica e saporita.
Davvero equilibrato e piacevole la vendemmia tardiva Meditandum (Biancolella 40%, Forastera 20%, Uva Rilla 10%, San Leonardo 10%, Malvasia di Candia Aromatica 20%), con un naso tutto giocato sulle tonalità mediterranee di macchia e di agrume con un sorso per nulla stucchevole grazie alla buona acidità e al moderato residuo.

Una realtà fatta di persone che credono nel vino ischitano e nella viticoltura tradizionale con un approccio enologico accorto e ponderato, di grande lungimiranza.
vigna del lume mazzella ischia
Cantine Antonio Mazzella: era la cantina... o meglio... erano i vigneti che ci tenevo di più a visitare, in quanto la storia di Nicola Mazzella e della sua eroica viticoltura era già giunta a me tramite la cara Malinda Sassu coordinatrice di questo tour. Vigna del Lume è uno spettacolo per gli occhi ma è un attimo e una sensazione di ansia mista a incredulità mi assale pensando a chi dovrà lavorare in quel contesto. Eppure, non è solo il cru più noto dell'azienda a spaventare, in quanto la maggior parte degli appezzamenti che Nicola coltiva ha pendenze che raggiungono il 50%, molte a picco sul mare. 
Per arrivare a vederne alcuni l'unico modo è stato percorrere antichi sentieri in cui già solo non scivolare in un dirupo è rappresenta una grande conquista.
E' proprio camminando per questi sentieri e scorgendo i suoi vigneti che Nicola mi racconta della raccolta, la pigiatura e la torchiatura che vengono fatte rigorosamente a mano in loco,  per poi lasciar maturare il mosto in antiche cantine scavate nel tufo.
La difficoltà si fa necessità e la necessità diviene virtù quando il vino viene trasportato via mare con appositi contenitori posti su barchette di legno, dalla baia di San Pancrazio verso l’antico Borgo di Ischia Ponte, dove viene trasferito a Campagnano, dov'è situata la cantina Antonio Mazzella e, quindi, la sede di imbottigliamento.
E' il duro lavoro in vigna ad aver temprato le 3 generazioni dei Mazzella che si sono avvicendate come custodi rispettosi e fieri di queste terre e del vino che ne scaturisce ma, nonostante la grande umiltà e l'animo gentile, è stato proprio Nicola a far fare il salto di qualità a questa azienda. Lo ha fatto comprendendo che all'esperienza in vigna andava abbinata una rinnovata competenza in cantina, perché è solo conoscendo a pieno la tecnica enologica che si possono produrre vini puliti, eleganti e sinceri nella loro identità varietale e territoriale. E' solo sapendo "cosa fare" che si può sapere "cosa non fare", lavorando così in sottrazione per raggiungere la purezza degli aromi e dei sapori. E' questo che trovo nei vini di Nicola Mazzella: Ischia in purezza! 
In particolare Vigna del Lume esprime la personalità fine e delicata della Biancolella, ancora fresca nel frutto e nel fiore, dritta ma non esile (grazie alla permanenza sulle fecce fini) al sorso. La chiosa è minerale, sapida, di vulcano e di mare. Un vino luminoso di nome e di fatto. Ottimo anche il Villa Campagnano che esprime al 50 e 50 i due vitigni simbolo dell'enologia bianchista ischitana, ovvero Biancolella e Forastera, con un naso ben definito e spigliato e un sorso intenso, fiero e salato.
cantina tommasone ischia
Tommasone: la storia della cantina Tommasone vanta un trascorso di oltre 250 anni.
La cantina nasce nel '700, in località Fango nel piccolo Comune di Lacco Ameno, ad opera della famiglia Tommasone.
Dal momento della fondazione ad oggi sono state 5 le generazioni della famiglia che si sono avvicendate alla guida di questa piccola e virtuosa realtà.
E' nel 1870 con Bisnonno Pietro, figlio di contadini, che l'azienda inizia a produrre vino sfuso , dando il là a quella che sarebbe diventata l'odierna Azienda Agricola Pietra Di Tommasone.
Dopo Pietro, fu il figlio Tommaso a prendere le redini dell'azienda finché non gli successe suo figlio, Antonio Monti.
Nel 1980 dopo la perdita del papà Tommaso, Antonio emigrò in Germania dove aprì un ristorante e conobbe sua moglie Birgit, dalla quale avrà due figlie: Lucia e Barbara.
Il richiamo dell'Isola e della terra, però, era troppo forte tanto che a metà degli anni '90 Antonio decise di produrre vino ad Ischia, nella vecchia cantina dei suoi avi, opportunamente restaurata, con accorgimenti tecnologici nuovi per l'isola.
Anche i vigneti vengono ripristinati, reimpiantando vitigni tipici dell'isola come Biancolella, Forastera, Per'e Palummo e Guarnaccia ma anche altri varietali quali l'Aglianico, il Montepulciano e qualche filare di Cabernet Sauvignon. Ad accogliermi in azienda sono stati Lucia (figlia di Antonio) e il suo compagno di vita e di cantina, grazie ai quali ho avuto modo di scoprire il nuovo corso dell'azienda e comprenderne a pieno le potenzialità. Lucia ha studiato viticoltura ed enologia e la sua preparazione è seconda solo all'amore che prova per queste terre e vi basterà assaggiare i loro vini nella terrazza panoramica di poco sopra alla cantina per rendervi conto di quanto sia privilegiata quella posizione.
I vini di Tommasone sono intensi, integri nel frutto e nella loro vena acida. Se la Biancolella è, senza ombra di dubbio, la punta di diamante dei vini di Lucia a colpirmi particolarmente è stato il Per'e Palummo in un'interpretazione molto coerente del varietale per frutto e speziatura naturale. Il sorso è spensierato ma non scontato, disteso e dalla mineralità vulcanica. Interessanti anche le prime spumantizzazioni metodo classico sia in bianco (Biancolella e Forastera) che Rosè (Aglianico). Una piccola realtà con una visione internazionale che sta dando lustro alla viticoltura ischitana.
crateca ischia
Crateca: una realtà familiare che vede i 3 fratelli Castagna Arnaldo, Giampaolo e Piergiovanni dedicarsi alla vigna e alla cantina con encomiabile dedizione e passione. Una passione così sviscerata e contagiosa da aver attirato nelle dinamiche aziendali anche le nuove generazioni che cercano, a loro modo, di dare un contributo positivo e propositivo.
Scalare, uno ad uno, i terrazzamenti dei circa 2 ettari di vigna di Crateca che dominano la cantina toglie il fiato per un bilanciato mix di fatica e bellezza.
Il lavoro di ripristino di questi antichi terrazzamenti è stato imponente, là dove c'erano ormai bosco e sterpaglie oggi sono le parracine a disegnare i profili di veri e propri giardini in cui le viti seguono le curve della collina a 250m slm, abbracciate da altre colture e protetti dal bosco.
La conduzione agronomica e quella enologica sono più che rispettose e ad impressionare sono le dotazioni di cantina che questa piccolissima cantina ha messo a disposizione dell'enologo Marco Esti per la produzione di vini dall'impeccabile pulizia aromatica al naso e dalla  grande precisione varietale e minerale al sorso. Mare e vulcano, vento e terra si incontrano in vini intensi, forti di una personalità molto riconoscibile che mostra una volontà chiara di stupire con espressività mai scontate ma, al contempo, fedeli alla tipicità dei varietali ischitani e di queste terre.
I bianchi lavorati in completa assenza di ossigeno, con grande controllo del freddo e riduzione drastica della solforosa, sono netti, taglienti e la Biancolella rappresenta, a mio parere, già un riferimento per la vinificazione del varietale sull'isola. A colpirmi particolarmente, però, è il Rosato che pur essendo prodotto da uve Aglianico (più tipico della terraferma che dell'isola) dimostra quanto l'isola possa esprimere anche nella vinificazione in "rosa", portando nel calice un vino dal frutto integro e invitante, fine nell'abbraccio floreale e nelle tonalità minerali e balsamiche. Un sorso denso ma slanciato, piacevole nel contrasto fra la succosità del frutto e la sapidità del finale.
vini cenatiempo
Cenatiempo: last but not least eccomi arrivato a casa di Pasquale Cenatiempo autoctono vignaiolo schivo ma dal cuore buono e di sua moglie Federica luminosa e estroversa bolognese trasferitasi sull'isola per amore. Una realtà che mantiene in vita il ricordo dell'Ischia del vino sfuso commerciato via mare, grazie alla cantina situata ancora sul porto di Casamicciola, ma che ha il suo cuore pulsante nella proprietà sulla collina Kalimera in cui Pasquale e Federica mi accolgono. Una cantina del '600 scavata nella roccia ospita ancora lo storico aziendale e regala una fotografia unica di quello che erano il vino e l'enologia dell'isola anno addietro. Impossibile non restare affascinati dal tour nei cunicoli di una cantina così intrisa di storia e di empirica saggezza.
E' dal 2005 che Pasquale inizia a condurre vigneti di proprietà e in gestione per la produzione dei propri vini, cercando sin dal subito di convertirli ad una conduzione più accorta e rispettosa in regime biologico e secondo alcuni principi dell'agricoltura biodinamica. Il vigneto che ho modo di visitare è proprio quello adagiato sulla sommità della collina Kalimera, a 450m slm, dove nasce l'omonimo cru di Biancolella, luminoso e sferzante nella sua tipicità con una vena artigianale che non trascende la pulizia, anzi conferisce al vino una personalità integra e riconoscibile. Lo stesso vale per tutti i vini assaggiati e, in particolare, per la Forastera che tra quelle assaggiate durante il mio girovagar enoico sull'isola è stata la più convincente per fedeltà al varietale e completezza dello spettro organolettico naso-bocca. Al frutto e al fiore tipici della Forastera si aggiungono note balsamiche mediterranee e la bocca è molto coerente con una chiosa salina che da inerzia al sorso. Anche il Rossi mostrano un'attitudine sincera nell'esprimere al meglio varietale e identità territoriale coniugando un fare artigiano ad un sapere consapevole e attento che tiene alla larga difetti di sorta.
Una cantina fatta di persone dalla grande umiltà che produce vini garbati e profondamente armonici che stupiscono per la coerenza lungo tutta la linea.
Foto: www.ilgolfo24.it/
Ischia è un luogo che cattura l'anima e portando il corpo in luogo dalla suggestione, a tratti, sconvolgente. Sono anni che coltivo la mia passione per la viticoltura eroica e per le rare e caleidoscopiche micro identità territoriali di cui l'Italia è costellata ma mai come questa volta mi sono stupito, meravigliato e, a volte, persino arrabbiato per cotanta bellezza e vocazione. Rabbia positiva, la mia, indotta da un potenziale solo parzialmente sfruttato che sono certo verrà sempre più compreso e sempre meglio interpretato ed espresso da questo manipolo di realtà virtuose votate alla qualità dalla vigna al bicchiere, capaci di far tornare grande la viticoltura ischitana e di portarla ancor più in alto, verso vette che guardino al mare e alla terraferma con l'orgoglio di chi sa di avere fra le mani qualcosa che nessuno al mondo potrà mai mettere in bottiglia: Ischia.


F.S.R.
#WineIsSharing

P.S.: Ringrazio di cuore Malinda Sassu per l'organizzazione, i vignaioli ischitani per la grande attenzione dedicatami ed Elena per avermi supportato e sopportato durante questo meraviglioso ma impegnativo tour tra vigne e cantine.

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