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giovedì 18 luglio 2019

Nascono in Slovenia le innovative uova in cemento di Wine&Egg per vinificare e affinare vino

Durante un mio viaggio nella vicina Slovenia, non più di un anno fa, andai a visitare la cantina di uno dei più importanti vignaioli di confine: Marjan Simčič. Fu proprio nella sua cantina ipogea che mi imbattei in dei vasi vinari molto particolari. Erano delle uova in cemento in cui Marjan stava sperimentando la produzione di alcuni dei suoi vini più importanti. La curiosità era molta, tanto da chiedergli tutto a riguardo. Fu così che Marjan mi mise in contatto con Petra Strah, titolare dell'azienda che produceva quelle "uova". L'unico problema? Quella uova dovevano essere prodotte in due parti separate e poi assemblate e a Petra questo non piaceva! Voleva essere l'unica a produrre uova in cemento fatte in un'unica soluzione. Quindi decido di seguire con estrema curiosità gli sviluppi del suo nuovo progetto fino a pochi giorni fa, quando lei stessa mi scrive una mail dicendomi che, finalmente, le uova in cemento della nuova azienda Wine&Egg erano pronte e non vedeva l'ora di parlarmene! Ho colto la palla al balzo e ho deciso di condividere con voi le informazioni che avevo richiesto per approfondire le dinamiche produttive e le possibilità di utilizzo di questi particolari vasi vinari che a prescindere dalle mode, rappresentano una soluzione molto interessante sia per il materiale utilizzato (cemento non vetrificato o verniciato) che per la forma (è stato appurato che la forma ellissoidale è ottimale per una spontanea stimolazione dei moti convettivi del vino).
botti uovo in cemento wine & egg

Eccovi la mia intervista a Petra Starah di Wine&Egg

-Cos'è Wine&Egg?
»Wine & Egg« è il nome del nostro marchio e della nostra azienda. Produciamo uova innovative in cemento per l'invecchiamento del vino. La parola vino è sinonimo di fornitura (vino) - che è la ragione per cui abbiamo sviluppato il nostro prodotto in primo luogo, e la parola "Egg" sta per il prodotto stesso. Il nostro prodotto è un uovo intero fatto in un unica parte di cemento. Si tratta di un vaso vinario innovativo e unico che si distingue per numerose peculiarità. Il nostro marchio, il prodotto e la tecnologia sono protetti da brevetto.
uova cemento
-Perché questa sarebbe una vera innovazione nell'industria del vino?
Durante le diverse fasi di sviluppo tra il 2014 e il 2019, c'è sempre stato un obiettivo costante: sviluppare e produrre un contenitore di cemento nuovo, speciale, unico e di altissima qualità a forma di uovo da proporre al mercato sloveno e straniero dei più illuminati produttori di vino. Più precisamente, volevamo offrirlo a tutti i produttori di vino che cercano qualcosa di nuovo e qualcosa di speciale per la produzione del proprio vino. Le uova da vino in cemento che produciamo sono realizzate con materiali accuratamente selezionati che possono entrare in contatto con le disposizioni. Non usiamo additivi chimici, nessun metallo, plastica o altri tipi di rinforzi in calcestruzzo. L'uovo di Wine&Egg è il primo uovo di cemento prodotto da una sola componente. Tutte le altre uova in cemento sul mercato sono composte da due parti che vengono unite/incollate insieme. Oltre a questo, sono coperti con un rivestimento interno di plastica.
uovo cemento slovenia
-Come funziona l'uovo in cemento Wine&Egg?
Prima del primo utilizzo, l'uovo viene trattato con uno strato "protettivo" di strati di tartrati o acido citrico. Quindi, è pronto per l'uso. La maggior parte dei produttori di vino utilizza queste uova nei processi di macerazione sia dei vini bianchi che dei vini rossi. Poiché il cemento è un conduttore di calore migliore del legno, la fermentazione in contenitori di calcestruzzo avviene a temperature più basse nelle stesse condizioni. Questa procedura può variare in base al produttore del vino. Nella maggior parte dei casi, una volta terminato il processo di fermentazione, i produttori di vino lasciano riposare il vino sulle bucce  e altre particelle solide (vinaccioli e raspi) per diversi periodi di tempo - a questo punto l'alcol funziona come solvente per estrarre colori, tannini e aromi dalle bucce. Tutto questo varia secondo la procedura e del "know how" di un particolare produttore di vino. Alcuni produttori di vino mantengono il loro vino nelle uova di cemento per i primi 2 o 3 mesi dopo la vendemmia, poi lo affinano in botti di legno, mentre altri produttori di vino affinano  il vino in botti di legno solo dopo 6 mesi. In entrambi i casi, il vino ritorna in uova concrete dopo un certo periodo di tempo.
Nel processo di produzione del vino, l'uovo, o più precisamente il materiale di cui è fatto l'uovo, fornisce condizioni speciali che hanno un effetto sostanziale sullo sviluppo di un particolare tipo di vino e il suo "carattere". In breve, il vino da uova in cemento ha un sapore più pieno.
-Cosa sai dirmi dei moti convettivi?
Il flusso costante del vino all'interno dell'uovo di cemento è dovuto alla sua superficie liscia, priva di angoli, e alla forma ellissoidale.
La particolare forma a uovo produce, quindi, dei moti convettivi continui e spontanei che tendono a mantenere in sospensione le fecce fini. SI tratta, quindi, di una sorta di batonage naturale. Il contatto del vino con le fecce fini può essere determinante nella maturazione dei vini e in particolar modo dei vini bianchi.
moti convettivi forma vino
-L'uovo in cemento può essere assimilato alle anfore in terracotta?
No. Il gusto più pieno del vino da un contenitore a forma di uovo (specialmente se si lasciano circolare le fecce nobili) è anche dovuto al contatto più efficiente del vino con le fecce. Vale a dire, il processo di deposizione delle fecce è più lento in contenitori più alti (più stretti) rispetto a quelli inferiori (più larghi) che sono tipicamente rappresentati dai barili dello stesso volume. Le uova concrete sono in realtà molto simili agli antichissimi Kvevri georgiani. L'unica differenza è che sono capovolti. Il Kvevri si restringe verso il basso e la superficie di contatto tra i sedimenti e il vino è relativamente piccola. Poiché la tradizionale produzione vinicola georgiana non prevede la sospensione delle fecce, la forma di un Kvevri ha un'influenza molto semplice sul vino. Inoltre, la conducibilità termica e la permeabilità all'aria delle anfore in terracotta non sono le stesse delle uova di cemento, e anche il materiale di cui sono fatte le uova è diverso da quello delle anfore. Più precisamente, il materiale di cui sono fatte le uova ha una struttura simile al terreno marnoso. Uno degli argomenti introdotti dai difensori di questo materiale si basa su questo fatto e continua la storia sulla maturazione dell'uva e del vino: dal suolo alla cantina.
anfore cemento uovo
-Perché un produttore e/o un enologo dovrebbero acquistare/utilizzare un vostro uovo in cemento?
Durante questa intervista, abbiamo già presentato diversi fatti che parlano a favore dell'uso di uova in cemento nella produzione del vino. Tuttavia, vorremmo sottolineare che le informazioni presentate si applicano esclusivamente alle uova in cemento prodotte da Wine&Egg. Il contenuto di questo articolo si basa esclusivamente sui risultati ottenuti utilizzando l'innovativo uovo di vino in cemento prodotto da Wine&Egg. Il nostro prodotto è unico e quindi non possiamo affermare che le stesse caratteristiche si applicheranno anche a tutte le altre uova in cemento presenti sul mercato.
supporto botte
-Quanto costa un uovo in cemento di Wine&Egg?
Offriamo diverse opzioni e combinazioni per i nostri prodotti. In contrasto con le altre uova di cemento sul mercato, il nostro prodotto non include un supporto integrato. Le uova di cemento di altri produttori sono dotate di una sola soluzione di stand - "gambe" di cemento integrate. Siamo l'unico produttore di uova in cemento sul mercato a offrire ai clienti diversi tipi di uova e supporti come elementi separati. Le uova in cemento per la vinificazione e l'affinamento del vino sono disponibili in diversi colori e in due diverse superfici esterne: aspetto "cemento naturale" e "aspetto pietra" (ottenuto mediante sabbiatura della superficie esterna). Inoltre, possiamo incorporare ulteriori attrezzature nell'uovo in base alle esigenze del cliente (termometro, valvola supplementare con agitatore, ecc...). Infine, i nostri clienti possono scegliere tra diversi tipi di supporti (diverse forme e materiali). Pertanto, il nostro obiettivo non è solo quello di fornire ai nostri clienti prodotti tecnologicamente avanzati ma anche prodotti progettati esteticamente per adattarsi all'ambiente della loro cantina. Il prezzo dell'uovo cemento nella sua versione "base" è di 3.600 euro (tasse escluse) e il prezzo per la versione base del "portauovo" è di 430 euro (tasse escluse). Quindi, il prezzo di partenza dell'uovo di cemento pronto all'uso è di 4.000 euro tasse escluse. Per tutte le altre opzioni e combinazioni, possiamo preparare un'offerta in base alla richiesta del cliente.
vasche cemento vino non vetrificate

Ringrazio Petra Starah ideatrice dell'azienda Wine & Egg per la disponibilità e per aver condiviso con me e con voi tutti il suo progetto che ho avuto modo di seguire sin dagli albori.
Sono certo che questa realtà continuerà ad evolversi e che, a prescindere dalle mode, le performance di questi vasi vinari daranno risultati davvero interessanti, come già ho avuto modo di verificare io stesso con i primi assaggi in cantina.


F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 15 luglio 2019

L'unione fa la forza... e il territorio fa l'eleganza! - Il Chianti Classico dell'associazione Viticoltori di San Donato in Poggio

Da anni mi faccio fautore della condivisione e dell'aggregazione fra produttori e ho avuto la fortuna e l'onore di fare da padrino a diverse associazioni nate anche grazie a miei umili suggerimenti, ma ciò che mi rende più felice è vedere il proliferare di associazioni spontanee, nate senza bisogno di alcuno stimolo se non quello interno tra i produttori stessi e sono ancor più lieto di essere chiamato a conoscere queste realtà una volta concretizzate.
E' proprio questo che è accaduto con l'Associazione “Viticoltori di San Donato in Poggio” un anno fa ad opera dei soci fondatori: Stefano Carpaneto (Badia a Passignano), Paolo Paffi (Casa Emma), Alberto Albisetti (Castello della Paneretta), Sandro Caramelli (Fattoria La Ripa), Laura Bianchi (Castello di Monsanto), Riccardo Nuti (Fattoria Montecchio), Alessandro Cassetti Burchi (Le Filigare), Natascia Rossini (Podere La Cappella), Matteo Gambaro (Casa Sola), Vittorio Rossi (Fattoria Quercia al Poggio), Paolo De Marchi (Isole e Olena), Giampaolo Stefanelli (Fattoria Spadaio e Piecorto), Giovanni Davaz (Poggio al Sole).
associazione viticoltori san donato in poggio
L'associazione raggruppa aziende vitivinicole del territorio del Chianti Classico, nei comuni fiorentini di Tavernelle Val di Pesa e Barberino Val d’Elsa.
La mission è quella di far valere le unicità di questo vocato e storico territorio del Chianti Classico, mettendo in evidenza le peculiarità geologiche e pedoclimatiche che rendono i vini ivi prodotti riconoscibili e riconducibili alla sottozona e alla singola realtà.
L'identità è il fulcro di questa unione e non è stato difficile evincerlo dalla tavola rotonda che i produttori hanno organizzato per me nella sala degustazione della Fattoria Montecchio pochi giorni fa. 
Avere l'opportunità di confrontarmi con tutti i produttori associati avendo nel calice alcune delle loro referenze di riferimento mi ha dato modo di entrare nel cuore del territorio viaggiando di vigna in vigna e di cantina in cantina attraverso racconti e assaggi diversi ma complementari.
degustazione vini associazione chianti classico san donato
Se, come di consueto, questo tipo di degustazioni può e deve dare adito a visite in cantina e a future valutazioni della singola azienda mi sembra doveroso non scindere questo incontro in mere descrizioni di vino in vino, bensì vorrei porre l'attenzione su quelli che si sono dimostrati essere i principi comuni e accomunanti, i comuni denominatori sui quali i viticoltori di San Donato in Poggio possono contare.
Le sessioni di assaggio fatte hanno messo in evidenza 3 fattori fondamentali:
- Un'alta qualità media dei vini assaggiati, specie per quanto concerne l'assaggio in orizzontale dei Chianti Classico 2016.
- Al netto di annate favorevoli per equilibrio come la 2016, il secondo punto evidenziato dalla degustazione e dai confronti con i singoli produttori è il livellamento in termini di qualità percepita e di rispetto delle identità varietali e territoriali di ogni realtà a prescindere dalle dinamiche commerciali aziendali, dalle dimensioni e dal posizionamento. Questo è un valore che stupisce date le importanti diversità fra le cantine associate.
- Ultimo ma non per importanza, il punto imprescindibile per un'associazione fra produttori come questa, ovvero la coesione. Ciò che ho trovato persone, ancor prima che produttori di vino, che non hanno dovuto sotterrare l'ascia di guerra e non hanno dovuto mettere da parte la propria personalità, bensì hanno apportato un valore aggiunto al gruppo facendo confluire nelle dinamiche associative le proprie unicità. 
chianti classico zone
Ad aggiungersi a questi fattori ci sono i due aspetti che di più caratterizzano i vini prodotti in questo territorio: pedoclima e geologia.
I territorio di San Donato, nel versante ovest del Chianti Classico, gode di una conformazione particolare che ne condiziona in modo positivo l'andamento climatico stagionale.
Il corridoio del Monte Serra rappresenta un percorso privilegiato per il Maestrale che produce effetti determinanti sul clima di questa specifica zona, regalando inverni tendenzialmente più miti ed estati più ventilate, con picchi di temperatura meno importanti di altre zone della denominazione.
Questi aspetti, unitamente alla protezione delle alte colline a confine con Castellina in Chianti che abbracciano San Donato, hanno un effetto percettibile sulle uve prima e sui vini prodotti in questo territorio poi: una maturazione più lenta ed equilibrata che da origine a vini più eleganti, armonici e meno spigolosi, in cui struttura e acidità danzano all'unisono. Lo spettro organolettico privilegia integrità di frutto e freschezza del fiore, con note balsamiche in evidenza al naso, mentre al sorso sono la finezza della trama tannica, la buona profondità e la chiosa minerale a rendere questi vini bilanciati in ogni loro componente, se interpretati con rispetto e sensibilità nei confronti delle singolarità pedoclimatiche e dei varietali.
A contribuire all'equilibrio dei vini prodotti nella zona di San Donato in Poggio c'è, senza tema di smentita, il terreno che deve la sua conformazione allo scontro della piattaforma ligure con la piattaforma toscana che ha prodotto l'innalzamento delle colline del Chianti. Quindi avremo depositi marini come i Flysh, specifici di quest'area, e il più classico Galestro (scisti argillosi), con inserzioni di Alberese (calcare marnoso compatto) alternate a strati più sabbiosi di arenaria. Ad aggiungersi a queste specificità geologiche c'è la presenza di argille blu in profondità, utilissime a contrastare le sempre più frequenti annate calde e siccitose in quanto capaci di preservare acqua alla quale le piante possono attingere per evitare lo stress idrico e le conseguenti problematiche vegetative e produttive.
cantine san donato in poggio mappa
Un territorio dalle nitide peculiarità che parla attraverso i calici dei propri vini con grande onestà e credo sia proprio proprio questo l'aspetti che rende l'associazione Viticoltori di San Donato in Poggio una realtà da seguire con grande attenzione. Un gruppo di produttori che si fa promotore di un'area ben definita, senza strattoni da una parte o dall'altra, nell'ottica di una crescita generale della percezione di quello che è uno dei micro-areali più vocati dell'intera denominazione.

F.S.R.
#WineIsSharing



venerdì 12 luglio 2019

I Fabbri - A Lamole l'equilibrio e la finezza dell'enclave del Chianti Classico

Ci sono luoghi nell'Italia del vino capaci di coniugare antica saggezza vitivinicola e odierna contemporaneità nel bicchiere. Uno di questi è, senza tema di smentita, Lamole, vera e propria enclave del Chianti Classico per condizioni pedoclimatiche e per la peculiare altitudine media dei vigneti.
Se la vocazione di questo piccolo borgo frazione di Greve in Chianti era già nota oltre 2000 anni fa ai Romani, ciò che rende Lamole unica nel presente è la concomitanza di una decisamente importante lista di fattori capaci di identificare questo piccolo micro-areale come uno dei più idonei alla coltivazione della vite nell'era dei cambiamenti climatici.
i fabbri lamole
In queste “lame” di terra (probabilmente si deve a questo l'etimologia del nome “Lamole”) che ne disegnano il profilo, unitamente ai calanchi scolpiti dal tempo nei millenni e ai terrazzamenti creati dall'uomo nel corso dei secoli la vite, oggi, trova le condizioni ideali per esprimere equilibri sempre più rari in termini di maturazione e di armonica eleganza.
lamole vigne terrazzate i fabbri
Adagiate su suoli per lo più composti da macigno chiantigiano (albarese e galestro, ricco di manganese e ferro) le viti di Sangiovese e degli altri vitigni gregari (fatta eccezione per qualche internazionale capace di tradurre il territorio con grande fedeltà dimostrandone la spiccata perosnalità) godono, nelle migliori esposizioni, di notevole irradiazione solare e di una fondamentale escursione termica notte-giorno dovuta all'altitudine per lo più sopra ai 500m slm. Queste particolari condizioni permettono alle – purtroppo – pochissime cantine locali di gestire anche le annate più calde senza particolari problemi in termini di preservazione dell'acidità e di finezza nello sviluppo aromatico.
vigne terrazze lamole
La mia passione per le vigne in altitudine e per i vini tesi ed eleganti, ma non esili, mi ha portato sino all'Az. Agricola I Fabbri.
Attiva nella produzione agricola dal 1600, I Fabbri inizia il suo nuovo corso nel 2000 con l'avvento di Susanna e Maddalena Grassi. Una delle peculiarità di questa piccola realtà a conduzione familiare da secoli è l'altitudine dei 9 ettari di vigneto che varia dai 550 agli oltre 650 metri sul livello del mare.  Se si ama la vigna come me, è impossibile non provare una certa suggestione gettando lo sguardo verso la bellezza senza tempo delle terrazze centenarie restaurate nel 2002 e riportate alla loro antica vocazione.
cantina i fabbri chianti classico lamole
In questo vero e proprio anfiteatro naturale le viti godono di un'ottimale esposizione sud / sud-ovest che garantisce molte ore di luce che a queste altitudini risulta fondamentale per raggiungere la piena maturazione delle uve.
Camminando con Susanna nella proprietà di famiglia comprendo l'importanza della parcellizzazione dei vigneti e delle loro conseguenti raccolte e vinificazioni separate: più in alto nascono il Chianti Classico Lamole e il Chianti Classico Olinto, oltre alla piccolissima produzione di Merlot in purezza Doccio; da quelle più in basso vengono raccolte le uve atte alla produzione dei vini con maggior corpo come il Chianti Classico Riserva e la Gran Selezione.
Quando parliamo di corpo e struttura qui a Lamole e, in particolare, a I Fabbri non parliamo di sovrastrutture o surmaturazioni, bensì di una maggior intensità e densità materica percorsa, sempre, da una spina acida longilinea e fresca, con una chiosa minerale che ricorre in ogni singolo vino prodotto da questa cantina.
E' difficile scegliere di quali vini parlarvi nel dettaglio ma ho deciso di condividere con voi le mie impressioni riguardo i 3 assaggi che di più hanno palesato ciò che mi aspetto da Lamole, ovvero finezza, slancio ed armonia.
vini i fabbri
Chianti Classico Docg "Lamole" - I Fabbri 2017: nonostante l'annata calda e siccitosa questo Sangiovese Grosso di Lamole in purezza mostra tutta la vocazione del terroir di questa zona e di questa realtà, in particolare, nel bilanciare stagioni così complesse in termini di picchi di temperatura e stress idrico. Un naso dal frutto integro, senza accenni di cottura, ancora fresco e adornato di fiori e spezie capaci di renderlo ancor più elegante ed intrigante. Il sorso entra pieno per poi slanciarsi con grande disinvoltura fino alla chiosa saporita fra di sale e ferro. L'elogio del territorio nella sua interpretazione più sincera.

Chianti Classico Docg "Terra di Lamole" 2015 - I Fabbri: grande annata di luce piena per Lamole, che si traduce in questo vino con un'espressione di grande tipicità e identità territoriale. Il Sangiovese coadiuvato da un piccolo saldo di Canaiolo Nero (10%) si mostra fiero nel frutto e suadente nel fiore e nella spezia naturale per poi concedersi ad un sorso integro, deciso, dinamico e sanguigno. Un esempio lampante di quanto struttura e acidità possano danzare all'unisono nei vini di Lamole senza forzature di sorta. 

IGT Toscana Merlot "Il Doccio" 2015 - I Fabbri: ricordo ancora la prima volta che mi ritrovai nel calice questo Merlot in grado di tradurre in maniera così fedele il territorio da far venir meno la noia che alcuni vini prodotti da questo varietale inducono al mio palato in favore di una sferzata di Lamole che non lasciava adito a dubbi riguardo la sua provenienza. Quando un vitigno alloctono si adatta alla terra nella quale affonda le proprie radici a tal punto da parlare il suo idioma in maniera fluente e, persino, con il giusto accento locale vuol dire che quel territorio ha una personalità tale da incidere più del varietale stesso sullo spettro organolettico del vino che ci ritroviamo nel calice. E' proprio per questo che il Doccio de I Fabbri è un assaggio con il quale confrontarsi assolutamente, per comprendere a pieno la forza di questa terra e la sua peculiare identità. Un vino di rara eleganza, dalla beva fine e profonda, che trova nel finale minerale la chiusura di un cerchio territoriale di impressionante coerenza.
i frabbi susanna
Lamole è la vetta del Chianti Classico e lo è non solo in termini di altitudini medie dei vigneti ma anche, e soprattutto, nello sviluppo longilineo ed elegante dei suoi vini che, se rispettati come nel caso dei I Fabbri, si fanno veicolo di identità territoriale con personalità e profondo senso di appartenenza.
Chi ama il Sangiovese nella sua veste più fine e slanciata non può non amare questo vero e proprio Grand Cru del Chianti Classico e la cantina I Fabbri rappresenta, senza tema di smentita, uno dei picchi assoluti della sottozona.


F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 8 luglio 2019

Filippo Magnani, l’artigiano dei viaggi di vino in Italia

Oggi ho il piacere di ospitare nel mio Wine Blog un grande professionista, nonché un amico che festeggia proprio in questo millesimo 20 anni di attività nel settore dell'enoturismo.
Parlo di Filippo Magnani che con la sua agenzia Fufluns Wine Tours si è dimostrato un pioniere nel comparto del turismo del vino in Toscana e in Italia tutta.
Una storia nata nel 1997, quando Filippo viveva ed lavorava in un hotel di Seattle negli USA. Durante l’estate visitò per caso la Napa Valley in California. Ebbe subito l’impressione che il turismo del vino fosse una realtà consolidata, tanto da volerla sperimentare nella sua terra natìa: la Toscana.
wine tour toscana
Nel 1999, terminati gli studi universitari sul turismo, crea Fufluns Wine Tour in Tuscany ed inizia a viaggiare nelle regioni vinicole italiane e straniere.
Nel 2000 divenni membro del Movimento Turismo del Vino come tour operator specializzato e questo è stato il primo vero passo verso il mondo del vino.
La mission di fufluns è stata sin dal principio quella di creare esperienze di viaggio personalizzate in Italia. Uniche ed irripetibili,  costruite attorno al vino, alla gastronomia ma anche basati sulle relazioni umane vere e sullo stile di vita italiano del quale dovremmo ricordarci più spesso di fare un vanto.
Come per l’assemblaggio di un grande vino, ideare un itinerario in Italia comporta conoscenza, passione, amore per il nostro paese e per questo Filippo ha continuato a implementare le sue competenze e si avvale di addetti full time e di un gruppo di wine expert / wine guide distribuito su tutto il territorio nazionale.
E' proprio per le sue skills che ho deciso di condividere con voi un breve "botta e risposta" riguardo l'enoturismo in Italia, con la speranza possa essere utile sia ai winelovers che, e soprattutto, alle cantine italiane che devono puntare di più su questa grande opportunità, insita nella bellezza e nell'unicità dei nostri contesti vitivinicoli.
filippo magnani wine

Intervista a Filippo Magnani di Fufluns

  - Come vedi l'enoturismo in Italia?  
E' appurato che l'Enoturismo , da molti anni, non é più un fenomeno passeggero, che si concentra in alcuni periodi dell'anno.
E' ormai diventato una segmento turistico a sé stante, per il quale soprattutto gli stranieri viaggiano lungo tutto lo stivale e nelle isole durante tutto l'anno. 

    - Quali sono le potenzialità dell'enoturismo in termini di visibilità aziendale?  
Durante l'esperienza di una visita, il viaggiatore ad oggi partecipa attivamente ad accrescere la visibilità dell'azienda in quanto continuamente interagisce sui propri canali social dove post foto e descrizioni della cantina dove avviene il tutto. 
Sotto l'aspetto un po' più tradizionale,  soprattutto per piccole aziende, c'è una maggiore visibilità attraverso l'etichetta del vino che viene venduto al turista alla fine di una visita. L'etichetta diventa ambasciatrice della cantina quanto il vino verrà aperto dai wine lovers durante una cena con amici o presso il loro wine club nei paesi dove risiedono. 

    - Quali sono le nazionalità più interessate ai wine tour in Italia negli ultimi anni?
Posso dire tutto il mondo. Logicamente i mercati europei vista la vicinanza, con facilità effettuano anche più di una week durante l'anno, alla scoperta dei vigneti Italiani. C'è poi un consolidamento del nord america che sempre più è acculturato sui vini ed i prodotti gastronomici del nostro paese. In sud america paesi come Brasile e Messico hanno già iniziato da diversi anni a spostarsi per effettuare un tour del vino in Italia. Dall'altra parte del mondo, la Russia è sempre alla ricerca di visitare i brand del vino più conosciuti. In Asia, la nazionalità che ormai conosce molto bene i territori vinicoli del bel paese è quella giapponese. Tuttavia, i sud coreani , seguiti dagli appassionati e professionisti del vino di Hong Kong, Singapore e Cina sono ormai affermati come mercati emergenti, molto attratti da una viaggio basato prevalentemente sul vino in Italia. 

    - Quanto può incidere l'enoturismo sulle vendite di una cantina?
Direi dal 5% al 15%. Tuttavia,  dipende come si struttura la cantina per l'accoglienza e le visite. Solamente essere organizzati per spedire il vino privatamente, in tutto il mondo, incide molto sulle vendite. 

    - Cosa consiglieresti alla cantine italiane per implementare l'enoturismo?
Creare una bella pagina web collegata ai social dove il singolo produttore o chi per lui, posta notizie ed esperienze di visita in cantina. Video e foto reali, autentiche ! 
Strutturarsi bene dal punto di vista organizzativo per l'accoglienza in cantina ad esempio una bella segnaletica all'entrata dell'azienda o nelle strade limitrofe. 
Allacciare partnership con agenzia tour operator specializzati sull'enoturismo.
Promuovere bene l'enoturismo in azienda nei contenti del vino in Italia e all'estero come fiere di settore, degustazioni guide vino, con i giornalisti. 

    - Quali sono le lacune delle cantine italiane nell'accoglienza degli enoturisti?
Ad oggi, dalle Alpi alla Sicilia, la maggior parte delle cantine, da quelle più grandi a quelle più piccole, da quelle più conosciute e quelle meno famose sono ormai pronte ad accogliere l'enoturismo in modo professionale e competente.
Dobbiamo essere in grado di agire in modo collettivo e unito. Penso alle azioni di co-marketing sul turismo che possono essere fatte tra le aziende di un territorio vinicolo specifico oppure tra le aziende coordinate dal consorzio vino di competenza . 
Insomma, un bel lavoro sul turismo del vino in Italia è stato fatto ma come sempre, dobbiamo  continuare a migliorarci.
visite in cantina monsanto
Non mi resta che ringraziare Filippo e rinnovare i miei più sinceri complimenti per questi 20 anni di onorato impegno nel mondo dell'enoturismo in Italia, augurandomi di rivederci per la prossima intervista al prossimo traguardo!

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 4 luglio 2019

L'enoturismo, il commercio del vino online e le spedizioni all'estero secondo UPS

A disposizione anche una guida completa per spedizioni internazionali di bevande alcoliche in tutto il mondo.

In questo wine blog il focus è sempre stato il mio amore per il vino e per tutto ciò che ho avuto modo di incontrare e conoscere dentro e attorno ad esso. 
Nonostante le centinaia di pezzi pubblicati ci sono, però, alcuni temi che non avevo ancora avuto modo di trattare come, ad esempio, la spedizione del vino e le dinamiche ad essa correlate.
Per farlo, come mio solito, ho cercato di avvalermi dell'esperienza e della competenza tecnica di una realtà leader nel settore che potesse coadiuvarmi nel dipanare alcuni dubbi che ho avuto modo di riscontrare tra i produttori e consumatori.
Per approfondire la tematica della spedizione del vino e del trasporto di questo bene così prezioso e particolare sono volato sull'Etna, per un tour organizzato da UPS al fine di mostrare a me che comunico vino e, spesso, mi trovo a fare da tramite fra le varie entità coinvolte in questo comparto, l'importanza di conoscere alcune fondamentali dinamiche correlate al commercio del vino online e all'enoturismo.
Per approfondire alcune di queste dinamiche ho chiesto aiuto a Lotta Vikman Retail Segment Marketing Manager di UPS.
-Chi è UPS?
UPS® è un leader globale nella logistica e offre un’ampia gamma di soluzioni tra cui il trasporto pacchi e cargo, la semplificazione del commercio internazionale e l’utilizzo di tecnologia avanzata per gestire in maniera più efficiente il mondo del business. Con la sua ampia offerta di servizi, UPS consegna più di 20,7 milioni di pacchi al giorno in oltre 220 Paesi e territori in tutto il mondo. Il fatturato globale per il 2018 è di 72 miliardi di dollari per un volume totale di 5,2 miliardi di pacchi e documenti movimentati all’anno.
-Quali sono i servizi offerti in ambito “vino”?
Il produttore di vino rimane un cliente importante per UPS, ma i nuovi trend e le dinamiche di mercato vedono sempre di più il cliente finale nel ruolo di protagonista, il quale si rivolge a diversi canali per l’acquisto del vino: dal produttore, all’enoteca di fiducia, al negozio fino all’e-commerce. Inoltre, con l’espansione dell’enoturismo cresce da parte dei privati la domanda di servizi pratici ed affidabili per ricevere il vino degustato in vacanza direttamente a casa propria. Per non perdere questa importante opportunità UPS ha sviluppato appositamente per produttori, enoteche, agriturismi e negozi gourmet italiani una comoda soluzione di spedizione vino Business-to-Consumer.
Il nuovo servizio B2C offre ai clienti di UPS maggiori opportunità di cogliere i vantaggi di questo segmento chiave del mercato retail del vino offrendo ai consumatori scelta e comodità. Gli USA rappresentano il primo mercato di destinazione del vino italiano imbottigliato, assorbendo il 25% dell'export totale per un valore che nel 2018 ha toccato 1,32 miliardi di dollari. Grazie ai servizi di spedizione UPS Express gli amanti del vino di 27 stati americani e del distretto di Washington D.C. possono farsi spedire a casa direttamente dai viticoltori o dalle enoteche scoperte nel loro viaggio, le casse del loro vino preferito.
Il servizio, dedicato all’enoturismo, si aggiunge al servizio UPS Business-to-Consumer “classico”, che copre 53 paesi tra cui Cina, Corea del Sud, Giappone, Canada, Repubblica Domenicana, Hong Kong, India, Macau, Sudafrica, Svizzera e Regno Unito e a quello Business-to-Business, che ha una copertura globale in oltre 74 Paesi.
Per tutte le destinazioni, UPS garantisce un packaging certificato e sicuro, studiato appositamente per il trasporto delle bottiglie di vino (da 1, 2, 3, 6, 12 bottiglie per i vini fermi e da 1, 2, 3, 4, 6 bottiglie per vini frizzanti) ordinabile attraverso call center. Esiste inoltre la possibilità di far certificare il proprio packaging attraverso lo UPS Packaging Test Lab, o di utilizzare fornitori di packaging certificati da UPS. Gli imballaggi sono riciclabili e riutilizzabili, e sono stati soggetti a test rigorosi (certificati ISO 22248).
Inoltre, grazie al servizio “Valore dichiarato personalizzato per il vino” offerto da UPS Capital®, controllata di UPS che fornisce servizi finanziari, assicurativi e di pagamento nell'ambito della supply chain, chi utilizza un packaging pre-autorizzato potrà contare su un servizio combinato di spedizione e protezione fino a un valore di vendita di 5.000 Euro. I clienti possono così essere tranquilli che i propri prodotti giungeranno alla destinazione prevista in tutta sicurezza e che, se per qualunque motivo, il vino venisse danneggiato durante il trasporto, saranno rimborsati del valore del vino e delle spese di trasporto.

-Quali sono le peculiarità che rendono le spedizioni di vino diverse dalle altre?
Imballaggio, protezione assicurativa e prezzo vantaggioso della spedizione sono fondamentali per questo segmento di mercato. Proprio per questo e nell’ottica di semplificare le spedizioni, UPS ha sviluppato un pacchetto all-inclusive per le spedizioni di vino che combina imballaggio, prezzo e protezione più adeguati. Questa soluzione può essere utilizzata come offerta completa pronta all’uso o personalizzata per le singole esigenze. La creazione del pacchetto all-inclusive rende le spedizioni di vino compatibili con la maggior parte dei servizi di spedizione UPS.
Infine, a seconda del Paese di destinazione, la spedizione del vino si caratterizza per una diversa tipologia di dazi e norme fiscali differenti. UPS, grazie all’esperienza e alla professionalità dei suoi collaboratori, è in grado di districarsi con abilità nella complessità del settore.

-Come si è evoluto il mondo delle spedizioni del vino in Italia?
I mega-trend globali che caratterizzano il business del retail presentano grandi opportunità anche per il settore del vino italiano. La digitalizzazione dei canali di comunicazione e di vendita ha accorciato le distanze tra produttori e consumatori e ha creato l'aspettativa che tutto possa essere acquistato online senza preoccuparsi delle distanze. L’utilizzo dei canali digitali per promuovere e vendere il vino italiano in tutto il mondo è la chiave per raggiungere grandi mercati con un crescente consumo di beni di lusso, quali Cina, Giappone, Stati Uniti, ecc.
Con l’evoluzione dell’e-commerce la logistica, in passato quasi invisibile al consumatore finale, ha assunto un ruolo da protagonista. Le aziende si trovano spesso a passare da una logica B2B, in cui la merce viaggia dai magazzini ai punti vendita a una logica B2C in cui arriva direttamente al cliente finale. Questo comporta organizzare consegne in numero maggiore e con vari livelli di urgenza, in luoghi e momenti richiesti dall’acquirente e, con altrettanta flessibilità, gestire i resi.
Secondo l’esperienza di Francesco Raciti, proprietario della Cantina Gambino, situata sul versante orientale dell’Etna, la vendita online non è nata come un e-commerce puro: l’80% dei clienti che acquistano online sono stati in cantina e poi sono diventati clienti online. Inoltre molto bene funziona, per un prodotto di alta qualità, il passaparola tra i consumatori che, assaggiando un buon vino sulla tavola di un amico, hanno la possibilità di acquistare lo stesso prodotto pur trovandosi a migliaia di km dalla cantina grazie all’e-commerce.

-Quali consigli dareste alle aziende produttrici?
Alle aziende consigliamo di fare attenzione a questi mega-trend che aprono a grandi opportunità di crescita e alle esigenze in rapida evoluzione dei clienti finali. Una caratteristica del cliente B2C, ad esempio, è quella di ricevere gli ordini in un posto diverso rispetto al proprio domicilio. UPS mette a disposizione dei produttori, enoteche, agriturismi e negozi gourmet italiani che utilizzano i loro e-commerce, la rete di sedi UPS Access Point™: punti di accesso al consumatore che sono localizzati presso negozi di prossimità, come alimentari, stazioni di servizio ed edicole. Grazie a queste location, i clienti non devono più aspettare il corriere a casa, ma possono ritirare il loro vino nel luogo e nel momento più comodo per loro. Attualmente, in Italia esistono oltre 2.000 punti UPS Access Point (più di 17.000 gli Access Point di UPS in Europa e oltre 28.000 nel mondo).
Per i consumatori finali, oggi sempre più alla ricerca di flessibilità e comodità, UPS ha sviluppato l’app UPS My Choice® per gestire le consegne in totale autonomia. I principali vantaggi includono: notifiche relative alle consegne in arrivo, la possibilità di reindirizzare il pacco con le bottiglie di vino verso altro luogo di consegna, incluso un UPS Access Point, o riprogrammarla in una data futura, tutto prima che la consegna venga effettuata dall’autista UPS. Gli utenti possono anche attivare un’opzione per cui, in caso di assenza programmata, i pacchi vengono conservati e consegnati dopo il proprio rientro a casa.

-Perché scegliere UPS per spedire il proprio vino?
UPS fornisce un insieme di tecnologie e di opzioni di servizi che consentono all’industria del vino di espandersi verso nuovi mercati, aumentare i ricavi e contenere i costi, contribuendo al contempo a semplificare la conformità commerciale e a migliorare l’esperienza di consegna.
Secondo Francesco Raciti, la collaborazione con UPS ha accorciato le distanze con i consumatori e ha permesso ai consumatori, anche molto lontani e mai stati in cantina di gustare e acquistare i suoi prodotti.
Con i suoi oltre 100 anni di storia, UPS è in grado di supportare l’export di questo prodotto che rappresenta la ‘creatività italiana in bottiglia’ mettendo a disposizione delle aziende vinicole e dei consumatori finali l’expertise nel retail e nei trasporti e offrendo soluzioni specifiche per questo settore.
Il supporto logistico di UPS è fondamentale perché permette di ottimizzare i tempi: mentre l’azienda si occupa di garantire la complessa catena della supply chain, i produttori possono occuparsi del proprio core business, continuando a fare ottimo vino!

-Quali sono le novità in termini di esportazione che i produttori italiani dovrebbero conoscere?
I mercati esteri sono un punto di sbocco naturale del vino italiano, in particolare di fronte al calo strutturale del mercato domestico, e i produttori dovrebbero essere sempre aggiornati rispetto ai Paesi che apprezzano maggiormente il vino italiano e sulle tipologie specifiche di vino preferite dai consumatori del Paese. Gli Stati Uniti sono in testa alla lista dei Paesi che apprezzano i nostri prodotti con il 25% di vino italiano esportato verso questo mercato: seguono il Regno Unito con il 15% e la Germania con il 14%. I primi 10 Paesi nella classifica (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Canada, Svizzera, Giappone, Svezia, Francia, Paesi Bassi, Danimarca) rappresentano il 79% del fatturato totale delle esportazioni di vino italiano imbottigliato. Per quanto riguarda la tipologia di vino, per fare un esempio, se produco vini frizzanti mi indirizzerò preferibilmente al Regno Unito e gli Stati Uniti, che detengono rispettivamente 29% e 22% di quota delle esportazioni, se produco vini fermi agli Stati Uniti (27%) e la Germania (17%).
Queste informazioni vanno combinate con una conoscenza aggiornata delle normative specifiche che regolano le importazioni del vino. Proprio per questo UPS mette a disposizione dei suoi clienti una guida completa, che si può scaricare sulla pagina dell’azienda dedicata al vino.
Ad esempio, non è possibile spedire vino direttamente ai consumatori negli Stati Uniti a meno che non si tratti di enoturisti. Proprio perché il fenomeno assume una particolare rilevanza in Italia e dato il numero dei visitatori statunitensi, UPS ha lanciato un servizio che permette di cogliere questa opportunità in piena conformità e spedire vino direttamente ai consumatori di 27 Stati e Washington DC.
Infine, ma è un punto importante, oltre alle normative occorre essere aggiornati sugli accordi commerciali esistenti fra i Paesi. La semplificazione del commercio attraverso accordi commerciali agevola infatti la crescita dell’export del vino, e una scelta dei paesi verso i quali esportare il vino non può prescinderne. È il caso, ad esempio, di Canada e Giappone, rispettivamente in quarta e sesta posizione con un peso rispettivamente di 6% e 3% sul totale fatturato export del vino.
Questi due Paesi sono stati oggetto di accordi commerciali bilaterali di libero scambio con l’Unione Europea. Canada e Giappone, infatti, sono particolarmente interessanti perché hanno un prezzo medio di importazione al litro elevato, sono caratterizzati da consumatori sofisticati e da appassionati propensi a scegliere un vino di qualità.
Il 21 settembre 2017 è entrato in vigore l’Accordo di Partenariato Economico tra l’Unione Europea e Canada, il CETA. Questo accordo consente di ottenere notevoli risparmi grazie all’eliminazione dei dazi sul 99% di tutte le linee tariffarie, di cui il 98% già al momento dell’entrata in vigore dell’accordo. Per quanto riguarda il vino, l’accordo è molto favorevole visto che i dazi sono stati portati da un range compreso tra 1,87-4,68 centesimi di dollaro canadese al litro, a seconda della gradazione alcolica, a zero.
Un’utile infografica può essere scaricata dalla pagina dedicata al vino di UPS.
L’Accordo di Partenariato Economico fra Unione Europea e Giappone, il JEFTA, è entrato in vigore il 1° febbraio del 2019. Consente agli operatori del settore importanti riduzioni di costo che si traducono in opportunità commerciali per i Paesi coinvolti. Anche il vino si avvantaggerà di questo accordo grazie a una forte riduzione dei dazi da una media del 15% a zero, con effetto immediato. Nel 2018 l’Italia ha esportato vino imbottigliato in Giappone per un valore di 145 milioni di euro, diventando così, il secondo importatore dopo la Francia.
Grazie agli accordi commerciali e al network globale di trasporto di un partner come UPS, le aziende vitivinicole italiane possono guardare a questi nuovi mercati e cogliere importanti opportunità di crescita. Ad esempio, l’utilizzo dei canali digitali per promuovere e vendere il vino italiano è la chiave per raggiungere quei paesi con una domanda crescente di beni di lusso. È qui che entra in campo UPS che è in grado di supportare le piccole aziende vinicole che potrebbero non avere internamente le risorse e le competenze per andare sulle piazze internazionali.

Testimonianza di Bibentes - Enoteca

Ringrazio Lotta VIkman per la disponibilità e la dovizia con le quali ha saputo rispondere alle mie domande. UPS, come gli altri main partner di wineblogroll.com ha sin da subito condiviso il mio approccio al mondo del vino e alle collaborazioni in termini di comunicazione che vedono me e questo wine blog liberi da sponsorizzazioni da produttori e cantine e aperti solo ed esclusivamente a partnership costruttive con aziende leader nel proprio settore che, come UPS, possano coadiuvarmi nella condivisione di contenuti di pubblica utilità.

F.S.R.
#WineIsSharing

domenica 30 giugno 2019

Vino Rosso d'estate - Dal "frigorifero" i vini rossi che amo bere freschi

Quante volte abbiamo letto sulla retroetichetta di un vino rosso “servire a temperatura ambiente”? Nulla di più insensato! Per fortuna, negli ultimi anni, questa controproducente affermazione ha sempre più ceduto il passo all'indicazione di temperature ben definite che, comunque, non tengono conto di un fattore fondamentale che è dato proprio da quella fatidica “temperatura ambiente” che muta col mutare dei contesti e delle stagioni.
Eppure ancora oggi sono davvero pochi i locali che presentano vini rossi alla temperatura di servizio ideale nella stagione estiva, ovvero "freschi"!
vini rossi freschi frigorifero
Questo avviene a causa del pregiudizio che noi italiani abbiamo nei confronti del “frigorifero” quando si parla di rossi. Sembra quasi di urlare al sacrilegio, di compiere un atto eretico, un gesto incauto e poco rispettoso nei confronti di quel vino che in quanto rosso non può varcare la rigida porta del frigo! Per quanto possa sembrare semplicistico è proprio a causa di questo pregiudizio che d'estate, in Italia, il consumo di vini rossi cala drasticamente in favore degli spumanti, dei bianchi e, negli ultimi anni (per fortuna) dei rosati.
vino rosso estate
Di solito si considera ottimale, per i vini rossi, una temperatura di servizio tra i 15 e i 18 gradi centigradi, ma all'aumento della temperatura ambiente e, soprattutto, della temperatura percepita dal nostro corpo è palese che la percezione del sorso cambi. Quindi se è vero che più caldo fa più una temperatura di 15°C verrà percepita come inferiore è ancor più vero che per servire un calice di vino rosso a 15°C la bottiglia dovrà necessariamente essere uscita da pochi istanti da una cantina o da una cantinetta refrigerata attorno ai 10°C/12°C calcolando che già solo nel momento del servizio guadagnerà 2°C/3°C. Ovviamente questo vale per il primo calice, in quanto se doveste lasciare la bottiglia in balia della temperatura ambiente potreste ritrovarvi a vivere una delle più sgradevoli esperienze estive, ovvero passare dal primo calice a giusta e fresca temperatura al secondo caldo e “brodoso”.
glacette raffredda vino

In questo caso perpetrare il sacrosanto sacrilegio sarà d'obbligo e potrete farlo ricorrendo ad una glacette (ne esistono di varie tipologie oggi e non necessariamente abbatteranno la temperatura del vostro vino in maniera drastica) con la quale potrete divertirvi a gestire in maniera empirica ma ponderata l'abbassamento di temperatura della bottiglia. In caso optaste per il vecchio e caro ghiaccio, per quanto sia poco elegante, inserite il tappo e fate in modo di omogenizzare la temperatura del liquido capovolgendo la bottiglia e facendo passare il vino della parte bassa fino al collo della bottiglia prima di servirlo. Preparatevi a beccarvi un'espressione mista fra sorpresa e disprezzo nel momento in cui chiederete una glacette per un rosso al ristorante (a meno che non vi stiate confrontando con un sommelier preparato o un vero appassionato). Non curatevene, ne varrà la pena!
Per quanto riguarda il consumo casalingo, non tutti hanno una cantina a 12°C o una cantinetta frigo da regolare a piacere ma un normale frigorifero potrà comunque coadiuvare la vostra esperienza estiva con i vini rossi. Il mio consiglio è quello di regolarvi in base alla temperatura che raggiungono le vostre bottiglie nei vari comparti del frigorifero e, soprattutto, di non lasciare bottiglie a bassissime temperature per molti giorni in quanto lo shock termico potrebbe lederne l'espressività.

Questo preambolo prettamente estivo non poteva che avere un seguito riferito a quei vini che non possono mai mancare nella mia cantinetta d'estate. Vini rossi da bere freschi perché capaci di esprimere la loro personalità spigliata e la loro dinamica di sorso anche a temperature più basse con grande godibilità, senza mai risultare banali o scontati.
Vini che sanno divertire ma non per questo vanno considerati vini di second'ordine, anzi saranno in grado di giocarsi le carte dell'eleganza e della finezza in maniera spensierata e senza fronzoli.
Eccovi alcuni dei vini rossi da bere freschi che mi permetto di consigliarvi in queste torride estati. Ho appositamente premesso il vitigno e/o la tipologia di vino in quanto le referenze da me citate sono solo mere indicazioni dalle quali partire per poi approfondire "la categoria" a vostra discrezione:

Schiava: Weingut Morandell - "Delia" Lago di Caldaro- Kalterersee Doc / Nals Margreid  -"Galea" Vernatsch Schiava DOC / Zanotelli - "Schiava Gentile" Vigneti delle Dolomiti Igt

Petit Rouge: Le Grain - Valle d'Aosta Doc

Cornalin: Rosset - Cornalin Vallée d'Aoste Dop

Nebbiolo/Chiavennasca: Pizzo Coca - Terrazze Retiche di Sondrio Igt

Groppello di Revò: LasteRosse - Vigneti delle Dolomiti Groppello di Revò Igt

Bardolino: Bigagnoli Wines - Bardolino Classico Doc

Valpolicella (Corvina, Corvinone, Rondinella): Damoli - Morarìa Valpolicella Classico Doc

Tai Rosso: Dal Maso - Tai Rosso Colli Berici Doc

Freisa: Balbiano (Freisa di Chieri) / Tenuta Tamburnin (Freisa d'Asti) / Scarpa (MonferrataoFreisa Secco) / Vigneti Giacomo Boveri "La Cappelletta" (Freisa Colli Tortonesi Dop)

Grignolino: Angelini Paolo - "Arbian" Grignolino del Monferrato Casalese Doc

Ruché: Cantine Sant'Agata - "Na Vota" Ruché  di Castagnole Monferrato Docg

Pelaverga: Diego Morra - Verduno Pelaverga Doc

Vespolina: Rovellotti - "Ronco al Maso" Colline Novaresi Doc

Rossese di Dolceacqua: Roberto Rondelli - Rossese di Dolceacqua Doc / Foresti Wine Rossese di Dolceacqua Doc

Rossese di Campochiesa: La Vecchia Cantina - Rossese Albenganese Doc

Granaccia: Innocenzo Turco - Granaccia Riviera Ligure di Ponente Doc 

Marzemino: San Michele - Capriano del Colle Marzemino Doc

Schioppettino: Flaibani - Venezia Giulia Igp / Vigna Petrussa "RiNera" Colli Orientali Doc

Gutturnio (Barbera e Croatina): Marengoni - Migliorina Gutturnio Superiore Doc

Vermentino Nero: Terenzuola - Vermentino Nero Toscana Igt

Mammolo: Az. Agr. Cincinelli - "Il Legato" Toscana Igt

Vernaccia Nera di Serrapetrona: Fontezoppa - "Pepato" Serrapetrona Doc

Lacrima di Morro d'Alba: Tenuta San Marcello - "Bastaro" Lacrima di Morro d'Alba Doc

Cesanese: Vini Raimondo - "Nemora" Cesanese di Affile Doc

Piedirosso: Mustilli - Piedirosso Sannio Doc / Salvatore Martusciello "Settevulcani" Campi Flegrei Doc

Monica di Sardegna: Audarya - Monica di Sardegna Doc

Magliocco Canino: Casa Comerci - "Libìci" Calabria Igp

Perricone: Cantine Fina - Perricone Terre Siciliane Doc

Frappato: Paolo Calì - "Mandragola" Vittoria Frappato Doc / Gorghi Tondi "Dumé" Sicilia Doc

Bonus Wine: Croce di Febo - "Bio Lupo" (prodotto con l'uvaggio base Sangiovese, Canaiolo, Ciliegiolo, Colorino, Mammolo, Alicante, Trebbiano, Malvasia, Pulcinculo e Canaiolo Bianco in cui le uve bianche e le rosse si completano vicendevolmente dando aromi freschi e agile slancio al sorso).
Sulla falsariga del Bio Lupo ci sarebbero anche lo "Status Quo" (80% Sangiovese 20% Trebbiano Toscano) dell'Az. Agr. Falisca II e il "Quintoelemento" (vvaggio di Sangiovese, Canaiolo, Colorino, Trebbiano più il segretissimo "quinto elemento") della piccola azienda di Montalcino l'Aietta che spero riuscirete a trovare, data l'esigua tiratura di entrambi.

Questi sono solo alcuni dei varietali e dei vini rossi che, a mio parere, possono mostrare grande piacevolezza anche se bevuti freschi, ma ciò non toglie che una volta abbattuto il pregiudizio e dismesse le vostre reticenze nei confronti di quello che sembrava essere un ossimoro "vino rosso - fresco" proverete estremo piacere nel servire a temperature più basse dei Pinot Nero, dei Sangiovese (anche Chianti Classico e Brunello), dei Nebbiolo (specie quelli dell'alto Piemonte), degli Etna, dei Cabernet Franc della Loira e, ovviamente, dei Beaujolais. Ovviamente, ricordate che il freddo può acuire le durezze ma più che evitare i vini "tannici" a priori ciò che vi consiglio di valutare è la finezza del tannino stesso, in quanto trovo molto piacevole la sensazione di pulizia a fine sorso che alcuni grandi Sangiovese e Nebbioli hanno pur vantando una trama tannica forte e ben definita.

F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 28 giugno 2019

Dalla vigna al bicchiere

Negli ultimi anni ho deciso di dare sempre più importanza alla vigna, ai territori, ai vignaioli e alle dinamiche che mi hanno fatto innamorare di questo meraviglioso mondo ancor prima e ancor più dell'assaggio di grandi vini. L'ho fatto perché avevo bisogno di andare oltre il mero calice, oltre la degustazione asettica di un vino che per quanto possa emozionare non potrà mai dirti e darti tanto quanto la vigna e i vignaioli. Sarebbe stato più semplice chiudersi in ufficio ad assaggiare "etichette", partecipare a qualche degustazione, alle anteprime, agli eventi più importanti e fare scorte di materiale enoico da pubblicare. Avrei risparmiato tempo e denaro, energie e pneumatici, ma non sarei stato me stesso! Non potrei mai limitarmi a raccontarvi un vino senza conoscerne l'essenza e senza contestualizzarlo. Rispetto chi riesce a farlo, chi riesce a scindere il vino dal contesto in cui nasce, dalla storia sua e di chi lo fa, ma non potrei mai limitarmi a questo.
wine lovers
Io vivo di vino perché non saprei fare altrimenti! 
Vivo di tutto ciò che continuo imperterrito a raccontarvi perché non potrei mai farne a meno e quando mi chiedete quale sia il mio fine, quali siano le motivazioni pratiche, pragmatiche, materiali che mi spingano ad essere in viaggio per più di 300 giorni l'anno io non so che rispondere. Non so rispondere perché tutti i motivi che mi vengono in mente sono legati alla sfera emozionale, alla passione, al desiderio di continuare a scoprire realtà che meritano di essere scoperte e raccontate.
wine blogger
Ho viaggiato tanto, incessantemente direi! Ho desiderato con tutto me stesso toccare ogni singolo areale, conoscere ogni singolo varietale e tentare di incontrare tutti quei vignaioli e quelle vignaiole, tutti quei produttori e quelle produttrici capaci di insinuare in me il germe della curiosità. Una malattia incurabile la curiosità, se non temporaneamente appagandola, dissetandola trovando ciò di cui è ingorda: stupore.
In questa strana epoca in cui "tutto" sembra scemare verso una comunicazione, spesso, superficiale e vezzosa la vigna e il confronto costante con chi il vino lo fa è l'unico appiglio per chi ama questo mondo in maniera viscerale e, al contempo, nutre profondo rispetto per ciò che si cela dietro ad ogni singola bottiglia.
Rischierò di sembrare retorico, ma è un rischio che corro volentieri se può servire ad instillare anche una sola goccia di sincera passione in chi si sta approcciando a questo mondo ma anche e, soprattutto, in chi - a causa di una comunicazione fumosa e legata a mere dinamiche di marketing - si sta disaffezionando al mondo dei social e dei blog.
Credo fortemente nella positività del web nel collegare individui uniti dagli stessi interessi, da passioni comuni e dalla ricerca di contenuti che difficilmente avrebbero potuto raggiungere con tale facilità prima dell'avvento della rete e dei social. Eppure, è bastato un attimo per creare una situazione in cui è davvero difficile sentirsi a proprio agio se non si è avvezzi all'effimero... alla fuffa.
Nella mia vita, però, ho imparato a non lasciarmi trasportare dagli eventi, a non lasciarmi ammaliare dai canti di sirene che hanno negli occhi il simbolo dell'Euro e nel cuore numeri vuoti, scialbi, privi di valore reale.
Ho preso decisioni valutate dall'esterno come difficili, sconvenienti, persino stolte, perché "tanto gli altri lo fanno", ma io sento di aver scelto bene ogni volta che cammino in un vigneto e incontro i passi di chi in vigna ci lavora, non ci cammina soltanto come me. Sì, perché in quei momenti sento di essermi guadagnato il rispetto e la credibilità che pochi hanno e, forse, è ora che io stesso me ne renda conto e lo dica con fierezza. Sono anni che dedico tutto il mio tempo al vino e se lo faccio è perché non potrei farne a meno, quindi premi, riconoscimenti e classifiche per quanto possano aver rinvigorito il mio orgoglio, lasciano il tempo che trovano. Vale di più il messaggio di un lettore che si affida a me per un ragguaglio, vale di  più l'attestato di stima di un vignaiolo che si meraviglia vedendomi protrarre la permanenza in vigna ad oltranza, vale molto di più la consapevolezza di aver fatto tutto con dedizione e rispetto, con la coscienza pulita di chi sa di aver donato tempo, energia e sentimento al mondo che mi ha, a sua volta, insegnato a vivere e ancora, oggi, continua a farlo, giorno dopo giorno, vigna dopo vigna, cantina dopo cantina, assaggio dopo assaggio.
Nonostante abbia studiato e assaggiato tanto per affinare le mie capacità di degustatore  sono sempre più convinto che che la forza di una vigna, dalla caparbietà di una barbatella impiantata nell'annata "storta" che vuole crescere alla vite centenaria che fa del tempo il suo più fedele alleato, rappresenti uno stimolo fondamentale per chi comunica il vino, ancor prima della qualità di ciò che troviamo in bottiglia. Reputo il vigneto un veicolo potentissimo di identità territoriale e culturale ma non basta farsi un selfie fra i filari, è necessario conoscerla, comprenderla o almeno provare a farlo. Da quando ho iniziato ad approfondire gli studi di agronomia, da quando ho cominciato ad apprezzare la vite per ciò che è nella sua essenza non vivo più intensamente solo i miei viaggi per vigne e cantine ma anche gli assaggi sono divenuti più completi, più impattanti perché la percezione del vino muta col mutare della nostra conoscenza. Eppure, più viaggio, più incontro vigneti e vignaioli più mi rendo conto di aver ancora tanto da imparare, da scoprire e, soprattutto, da vivere! Per questo continuerò a interpretare il vino così, come ho sempre fatto, nonostante le voci che mi vedrebbero vicino a qualche guida.
vigne vecchie
Non voglio essere considerato "unico" e non credo di meritarlo, ma sono lieto di essere riuscito a guadagnare la fiducia di un numero importante di persone appartenenti ad ogni comparto di questa tanto strana quanto meravigliosa enosfera attraverso la dedizione e il lavoro, la costanza e il rispetto.
Non mi resta che sperare che in molti possano trovare tempo e modo di dedicarsi al vino con la stessa passione e la stessa forza d'animo con le quali io mi dedico a tutto questo ogni giorno. 

F.S.R.
#WineIsSharing

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