giovedì 10 gennaio 2019

Giovani Vignaioli "Under 35" da seguire

Il 2019 è iniziato e con esso inizia un nuovo anno di viaggi, ricerca e - speriamo - scoperte per il sottoscritto.
Se nulla cambierà per quanto concerne la comunicazione enoica tramite questo WineBlog e i miei canali social, questo inizio 2019 sarà, invece, foriero di novità per quanto riguarda l'utilizzo di altre forme comunicative. In questo momento di crisi profonda della comunicazione enoica sui social il mio obiettivo è quello di cercare di arrivare in modi ancor più diretti, da un lato, e "tradizionali", dall'altro a tutti coloro che, da anni, seguono con passione e il giusto senso critico ciò che faccio.
Una delle novità sarà rappresentata da alcune pubblicazioni su ebook e, successivamente, cartacee.
Faccio questa premessa perché il pezzo che segue è tratto da un piccolo "Memorandum enoico" dei miei ultimi scritti al quale sto lavorando da qualche mese e che confido di pubblicare a breve.

Ho scelto di citare alcuni dei giovani vignaioli e  alcune delle giovani vignaiole che di più mi hanno trasmesso quel giusto "blend" di passione e competenza imprescindibile per portare avanti questo, tanto meraviglioso quanto arduo, lavoro al meglio.

Giovani Vignaioli "Under 35" da seguire
(Cliccando sul nome potrete accedere ai contenuti di approfondimento)
giovani vignaioli
Mario è un giovanissimo agronomi che da soli 3 anni ha preso le redini dell'azienda di famiglia dando vita alle prime referenze imbottigliate base Cannonau, Vermentino e Moscato (dal 2017). Ho imparato a conoscere questo giovane vignaiolo di annata in annata, di viaggio in viaggio, di chiacchierata in chiacchierata, ma ho creduto nelle potenzialità delle sue vigne ancor prima di incrociare il suo sguardo e di stringergli la mano, assaggiando le primissime bottiglie prodotte. Oggi questa piccolissima azienda a conduzione familiare rappresenta per me ciò che vorrei dalla Sardegna del vino, in termini di voglia di mettersi in gioco, di fiducia nei propri mezzi e, soprattutto, di capacità di comunicare attraverso il lavoro e il frutto di tale lavoro la propria terra e le sue infinite risorse vitivinicole e umane. 

Giovanissima vignaiola, innamoratasi del far vino in quel di Borgogna per poi tornare al suo Sangiovese e a Predappio, dove nascono i suoi due vini “Chiara Condello” e “Le Lucciole”. Fondamentale anche il suo contributo nell'azienda Condé fondata da suo padre, che con l'avvento di Chiara è sempre più orientata alla produzione di vini identitari ed eleganti, frutto di una conduzione agronomica rispettosa ed accorta. 

Probabilmente l'enfant prodige del vino friulano. In pochi anni (insieme al fratello Michele) ha portato l'azienda di famiglia a livelli qualitativi straordinari con il giusto “blend” di lungimiranza e rispetto della tradizione. Oltre alle sue eccellenti “riserve” di Sauvignon, Pinot Grigio (Ramato) e Pignolo, ha lanciato da poco un Friulano e una Malvasia figli di singole particelle. Due veri e propri “clos” che hanno innalzato ancor di più l'asticella qualitativa per Cristian stesso e per gli altri eccellenti giovani produttori friulani. 

L'ho definita in tempi non sospetti la “Barolo Girl” e oggi Giulia Negri rappresenta una delle realtà più interessanti della nouvelle vague barolista. Il suo Cru Serradenari è tra i più alti (se non il più alto) della denominazione e da origine a Baroli di raro slancio e affilata finezza. Ha carattere da vendere e negli ultimi anni ha dimostrato di non essere solo una “bella storia da raccontare”, bensì una valida e competente vignaiola.

La novità che mi ha colpito nei miei ultimi viaggi in Langa! Un giovane vignaiolo dalle idee chiare tanto in vigna quanto in cantina. L'obiettivo è quello di produrre vini dalla spiccata identità territoriale attraverso un approccio rispetto e ponderato, preferendo l'eleganza alle sovrastrutture. Il suo Barolo ha la stoffa per diventare un riferimento per chi è alla ricerca di nomi nuovi. 

Conosciuta quando l'azienda ancora non portava il suo nome e già questo la dica lunga sull'escalation di questa ancor giovanissima produttriche della Valpolicella. Tra tutti i citati è, sicuramente, quella che ha saputo coniugare al meglio comunicazione e qualità dei vini prodotti, ritagliandosi una nicchia importante nel complesso e competitivo panorama dell'Amarone. 

Andai a trovarlo quando era poco più che ventenne e a colpirmi furono, sin da subito, passione e voglia di fare. Con la giusta dose di impegna e quell'umiltà giusta, che non lesina consapevolezza nei propri mezzi, è riuscito a crescere e proporre vini sempre più nitidi e contemporanei da uve autoctone come la Croatina, la Barbera e il Riesling Italico. 

Insieme a suo padre Pierluigi, Marika gestisce la piccolissima azienda di famiglia a Castelplanio, nel pieno della zona classica del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Una delle primissime realtà che ho avuto modo di raccontare nel mio Wine Blog e che ho visto crescere in qualità e notorietà proprio grazie al grande impegno e alla caparbietà di Marika. Il loro Verdicchio è espressione di un fare saggio ma mai anacronistico, capace di restare saldamente ancorato alle radici guardando al futuro con coraggio e ricerca dell'unicità.

Quando assaggiati le sue prime annate, ormai più di 3 anni fa, non avevo ancora avuto modo di conoscere Sonia ma i suoi vini parlavano di un microcosmo unico nel suo genere per identità di terroir, in cui vigne e vignaiolo vibravano alla stessa identica frequenza. Una volta conosciuta questa giovane vignaiola, neo mamma, ho capito che era la sua sensibilità a renderla una sorta di Diapason tramite il quale accordare quel meraviglioso strumento naturale che è l'Etna con la sue vigne. Vigne nelle quali Sonia alleva Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Grecanico Dorato dando origine a vini capaci di coniugare potenza e luce, forza e bellezza proprio come solo il Mongibello sa fare. 

Due fratelli trapiantati nel Vulture dalla toscanissima Montepulciano. Figli d'arte che hanno accettato la sfida “Aglianico” a tal punto da far propria una terra e un vino che oggi sanno interpretare con grande rispetto e consapevolezza. Una delle primissime aziende a parlare di Cru in questo areale e una delle poche a non aver mai desistito nel credere nelle potenzialità dell'Aglianico del Vulture. Oggi i loro vini rappresentano le singole sfumature di un territorio meraviglioso che può dare origine a vini tanto potenti quanto eleganti, tanto ricchi quanto slanciati e minerali. 

Seppur giovanissima, Giulia ha già dimostrato di poter fare dei suoi studi di enologia uno dei viatici migliori all'espressione più profonda della sua personalità. Siamo a Bolgheri, ma non aspettatevi i “soliti” tagli bordolesi! Giulia, con l'aiuto di suo padre, alleva Aleatico, Petit Manseng e varietali autoctoni dai quali produce un bianco da uve rosse vinificate in bianco, un Rosato e un passito. Ciò che mi ha colpito di più, però, è stata la sua volontà di restaurare una vecchia vigna di autoctone e la sua atavica necessità di reimpiantare Sangiovese per provare a dar vita a vini tipici in un areale molto più orientato agli internazionali. 

Ho creduto sin dai primi anni della Doc nell'areale dell'Orcia e nel potenziale di vigna di questo territorio ma ancor di più o creduto nel capitale umano di questa zona. Giulitta e suo padre Luca sono stati sin dai miei primi approcci all'Orcia Doc dei riferimenti per me che non ho mai voluto soltanto assaggiare ottimi vini, bensì ero alla ricerca di motivazioni e di obiettivi, di storie di vino e di vita che potessero far accendere l'interruttore della fiducia nei confronti di questa “terra di mezzo” fra più note e blasonate sorelle. Giulitta è entrata in azienda a pieno regime negli ultimi anni e sta già dimostrando quanto la sua personalità possa incidere sulla crescita di questa piccola grande realtà che da anni produce vini di assoluta qualità da uve Sangiovese e da alloctoni trattati rifuggendo ogni forma di omologazione. Ne è una dimostrazione il loro Bianco da uve Marsanne e Roussanne, unico per espressività. 

Tommaso è uno dei più giovani vignaioli di Montalcino, è arrivato da “fuori”, ma non ci ha messo molto ad ambientarsi. Trovare la strada più opportuna per interpretare le vigne della piccola e suggestiva azienda vitivinicola che conduce con suo zio era, però, non è stato altrettanto semplice. 
Eppure, da quando l'ho conosciuto, qualche annetto fa, di passi il giovane Tommaso ne ha fatti sia in termini di maturità che di approccio dalla vigna alla cantina. Oggi i vini del Castello Tricerchi hanno trovato un nuovo equilibrio anche grazie alle scelte adottate da quello che da outsider si sta trasformando in una delle realtà ilcinesi più interessanti da seguire. 

Due giovanissimi fratelli che hanno dato seguito alla coraggiosa scelta dei genitori: produrre Spumanti metodo classico da vitigni autoctoni nelle terre di Pisa. 
Una sfida che ha portato questa piccola realtà familiare, dapprima, a stuzzicare la curiosità di molti appassionati di metodo classico e, successivamente, a stupire con vini dall'inattesa finezza e con un'identità territoriale che, seppur senza termini di paragone, è capace di allienearsi con i più “consueti” spumanti da metodo tradizionale. Il segreto di Marco e Sara è, infatti, esser riusciti a portare nel calice spumanti unici che, da un lato, non siano un mero scimmiottamento dei “classici” e, dall'altro, riescano ad avere un equilibrio e un'eleganza tali da non farli rimpiangere. 

La più giovane di questo “team” (insieme a Giulia Scalzini) di astri nascenti del vino italiano, Michela ha saputo stupirmi in più occasioni attraverso la sua capacità di trasmettere passione e conoscenza in maniera estremamente naturale, mai forzata! Questo perché Michela è nata e cresciuta dentro e intorno al vino, camminando fra le vigne, raccogliendone il frutto sin da bambina, imparando a conoscere ogni particella dei terreni di famiglia e delle sue Langhe. In pochissimo tempo è diventato il volto fresco e pulito di una realtà che produce ottimi vini, a partire dai due cru di Barberesco Basarin e Sanadaive. 

La storia dell'azienda agricola D'Onghia è legata indissolubilmente a quella del suo territorio, ma se Petracavallo esiste è grazie alla voglia di mettersi in gioco di un giovane, che in questo territorio ha deciso di credere con tutto se stesso, convincendo il proprio padre ad accettare la sfida della produzione di vino e dell'imbottigliamento.
Quella di Vito è, in parte, la storia di molti ragazzi italiani che decidono di lasciare la propria terra per cercare di crearsi un futuro all'estero. Ciò che differenzia Vito da molti di quei ragazzi è che, nonostante tutto e tutti, lui ha deciso di tornare a casa, spinto da un ritrovato senso d'appartenenza a quei luoghi ed alle sue radici. I suoi vini sono frutto della più sincera artigianalità.

Ci tengo a precisare che l'Italia del vino, oggi, è piena di giovani vignaioli che si stanno mettendo in gioco sia prendendo in mano le redini dell'azienda di famiglia che investendo autonomamente sul proprio sogno di fare vino e se c'è una cosa che ho potuto apprezzare in questi ultimi anni è il grande rispetto e la profonda umiltà che contraddistinguono molti di questi - me lo auguro - futuri grandi del vino italiano.

Collaborando con una manifestazione totalmente incentrata sui giovani vignaioli di piccole cantine come l'Only Wine Festival, ogni anno ho modo di focalizzare la mia attenzione nella selezione di queste realtà e capita sempre più spesso di trovare dietro a questi giovani e giovanissimi dei vini di grande prospettiva, come nel caso dei produttori che ho citato poc'anzi. Quindi, non posso che essere positivo riguardo il futuro di queste realtà forti di un approccio umile e rispettoso e, al contempo, fresco,prospettico e lungimirante.


F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 8 gennaio 2019

Socci - Una piccolissima cantina, una famiglia e il Verdicchio

Nel mio cammino enoico la mia terra natia, i suoi vitigni, i suoi vini e le sue cantine hanno sempre rappresentato degli step importanti. Quella di cui vi parlo oggi è stata una dell e primissime realtà che ho avuto modo di visitare e conoscere durante i miei primi passi nel mondo della comunicazione del vino tramite questo WineBlog.
Parlo di un'azienda a rigorosa conduzione familiare, che da diversi anni manifesta un forte attaccamento al territorio e alla qualità di un vitigno "sacro" per i marchigiani come il Verdicchio: l'Az. Vitivinicola Socci di Castelplanio (AN).
socci verdicchio
Foto di Marika Socci
Arrivato sul "cucuzzolo" del Monte Deserto, dopo aver seguito le indicazioni della giovane Marika (figlia del titolare Pierluigi), tanto precise da non lasciare al caso neanche buche e cartelli, mi ritrovo in mezzo ai vigneti di Verdicchio, con esposizioni a 360°, circondati da un panorama mozzafiato.
Stretta la mano al padrone di casa e attesa per qualche minuto la giovane vignaiola, in perfetto orario (mea culpa... dato che sono sempre in anticipo!), inizia la visita in una cantina dalle piccole dimensioni, ma dalle grandi idee!
Sono le idee e la voglia di non sottostare ad alcun retaggio e di non subire l'effetto dei pregiudizi che Pierluigi ha, ha catturare la mia attenzione: l'utilizzo della vetroresina, la criomacerazione/crioestrazione, la bottiglia renana e i tappi in vetro e da poco tempo anche il nuovo arrivato in cantina Vinooxygen (un sistema per vinificare senza travasi in completa sicurezza e pulizia).
vinoxygen
Già una sola di queste scelte avrebbe potuto spaventare il produttore convinto che seguire pedissequamente gli insegnamenti del passato corrisponda sempre a ottenere il risultato più rispettoso e identitario ma anche quello che punta solo al mero guadagno e alla ricerca del prodotto "ruffiano" capace di accontentare un ampio pubblico di consumatori. Pierluigi, sua moglie Floriana e le sue figlie Marika e Martina, però, si sono prefissati di fare altro, in quanto la loro gioia risiede nel produrre prodotti destinati a far parlare di loro per qualità, coerenza e quel pizzico di originalità insito nelle vene di tutti i componenti di questa famiglia.
La ricerca, mi spiegano, Pierlugi e Marika, non si ferma mai, ma sono spesso le intuizioni a fare la differenza e, tra simpatici "siparietti" padre-figlia (creatività-razionalità), mi rendo conto che oltre all'odore del vino, in quella cantina si respira Arte.
E' l'Arte il filo conduttore che accompagna i vini Socci, dalle etichette - per le quali vi consiglio di andare direttamente in Cantina e di farvi raccontare ogni storia che c'è dietro alla scelta di ciascuna -  al modo unico di interpretare la vigna, precisa, ma "spettinata" allo stesso tempo: inerbimento perenne, foglie in grande quantità, frutto dell'esperienza e della conoscenza di quel determinato territorio, che a detta di Pierluigi da il meglio di sè lasciato "in pace"! Modernità e naturalità si scontrano... o meglio si incontrano e danzano insieme in ogni calice dei 3 vini dell'azienda:  

Il Martina (Verdicchio dei Castelli di Jesi  D.O.C Classico Superiore) : ultimo nato del "Trio", come ultima nata è la figlia dal quale prende il nome (anche per questo ci sarebbero svariati aneddoti da raccontare che sono certo andrete a scoprire personalmente). Un Vino che fa del suo bouquet di profumi la sua arma vincente e che nelle due annate provate (2012-2013) ha mostrato una struttura inaspettata da quella che dovrebbe essere la "terza linea" dell'azienda. Anche in questo caso l'uso del freddo ha fatto la sua parte, portando le sensazioni gusto-olfattive su di un piano diverso dal solito per questo vitigno.
Il Deserto (Verdicchio dei Castelli di Jesi  D.O.C Classico Superiore): un nome che può intimorire per la sua contrapposizione con la vitalità della Natura dalla quale proviene, ma in realtà è dovuto al Monte che ospita i vigneti dell'azienda, il Monte Deserto, appunto! Tra i 3, sicuramente, il più "Verdicchio", in quanto la sua è un'espressione più classica dello storico vigneto marchigiano. Il colore, in questo caso, è quello inconfondibile del varietale, paglierino con le classiche acquarellate pennellate di verde, ma anche stavolta, i profumi sono il vero biglietto da visita di un vino che, ad ogni respiro lascia scoprire note di anice, mandorla, con accenni di succosa frutta matura. Un palato minerale, a tratti marino. Un bel mix di struttura e slancio.
Il Marika (Verdicchio dei Castelli di Jesi  D.O.C Classico Superiore): dulcis in fundo... il vino più estroso ed originale dell'azienda, a mio parere, quello che di più ne contraddistingue la costruttiva dualità fra l'indole creativa dell'Artista Pierluigi e l'equilibrio delle "donne di casa Socci". Un nome scelto perché "suonava bene" scherza Pierluigi di fronte all'ispiratrice del vino,  facendo trasparire che dietro ogni battuta rivolta alle sue "bimbe" in realtà c'è un Amore sfrenato ed ampiamente ripagato dalla grande unione che c'è all'interno di questa "Wine Family".
Anche "Lei" con tappo a vetro, nell'elegante bottiglia renana che nel tempo è cresciuta in altezza, come credo sia giusto per una novità nata solo nel 2009, ma che ha già dimostrando costanza nel tempo, grande maturità e personalità. Un Verdicchio che, grazie alla criomacerazione (o crioestrazione) vede il suo spettro organolettico aprirsi maggiormente e dismettere quel velo di timidezza iniziale che spesso di può riscontrare nei grandi bianchi di questa terra. E' un vino suadente, dotato di grande femminilità, che affascina per le linee sinuose che attraversando la bottiglia arrivano sino al calice, per poi stupire con note solari di cedro, tanto inattese quanto apprezzate. Una buona acidità è il segreto per rendere questo assaggio longilineo e profondo. Il vino perfetto da bere "meriggiando", ma tutto fuorché pallidi e assorti.
Poi ci sono i nuovi nati, ovvero i due metodo classico di casa Socci: Ousia e il PeterLuis.

Ousia è il Metodo Classico dell'Azienda Vitivinicola Socci, che io ho visto crescere, fino ad arrivare agli attuali 30 e in edizione limitata a 50 mesi sui lieviti ed alla scelta di uscire con un millesimato dosaggio zero che, se pur non possa essere inserito in etichetta, viene da sole uve Verdicchio come tutti i Vini della Cantina Socci.
Il nome (che deriva dal greco οὐσία) è nato per caso, grazie ad un'intuizione di Marika Socci e racchiude in sè tutta l'essenza di un Vino che vuole davvero essere solo e soltanto ciò che è, senza se e senza ma, con grande identità territoriale e varietale, ma senza rinunciare ad un'eleganza che sin dalla presboccatura confermava le mie convinzioni riguardo le potenzialità del Verdicchio nella spumantizzazione Metodo Classico. Vi dirò di più, sono convinto che i 30 mesi siano perfetti per poter mantenere degli equilibri che hanno, almeno in questo caso specifico, raggiunto l'apice in questo periodo.

Cosa c'entro io con Ousia?!? Niente! O meglio, non ho nessun merito a riguardo, in quanto il lavoro è stato tutto fatto dalle vocate vigne che l'Azienda Socci vanta nello splendido "Cru" di Monte Deserto e della stessa famiglia Socci che nella persona di Pierluigi (coadiuvato dall'enologo Sergio Paolucci) ha saputo realizzare un piccolo grande sogno, quello di fare un grande Metodo Classico base Verdicchio oltre alle sue altre 3 etichette di Verdicchio fermo dalle sfumature più peculiari.
Eppure, in questo Vino c'è un po' di me e lo troverete nella retroetichetta, che solo e soltanto persone a cui tengo così tanto avrei potuto firmare, in quanto mi è capitato altre volte di contribuire alla realizzazione di testi per delle Cantine, ma ho sempre preferito che il merito restasse tutto ai produttori, perché sono loro che hanno creato quello di cui io posso solo umilmente scrivere e che spesso con le mie parole non riesco neanche minimamente ad onorare.
ousia verdicchio
Il PeterLuis nasce, invece, dall'esigenza di avere in linea uno spumante metodo classico ben fatto, ma con una sosta più breve sui lieviti (18 mesi) che potesse arrivare a scaffale e sulle tavole prima dell'uscita dell'Ousia. Si tratta di una mossa vincente per una piccolissima azienda che ora può contare su un metodo classico più strutturato e importante e uno dai profumi meno intaccati dai lieviti e con una beva più agile e disimpegnata, senza prescindere l'eleganza e la finezza tipiche dei vini Socci.
marika socci
Una famiglia che per me valeva molto sin dai primi incontri e che sono lieto vedere sempre più apprezzata dagli amanti del Verdicchio e non solo!


F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 2 gennaio 2019

I "miei" Vini dolci e liquorosi 2018

Concludo questo 2018 con i miei ricordi enoici “dolci” ma non troppo! Qui di seguito, infatti, troverete vini appartenenti alle categorie passito, vendemmia tardiva, passito da uve botritizzate (o muffato), dolce naturale, vino ossidativo, metodo soleras (o criaderas y soleras) ecc...

I vini che ho scelto di condividere  con voi si sono distinti per equilibrio fra acidità e residuo zuccherino e per la capacità di rifuggere la noia che nel caso dei vini dolci risiede principalmente nella stucchevolezza.

miglior passito

I "miei" vini dolci e liquorosi 2018
(annate in commercio)

Terminum - Gewürztraminer Vendemmia Tardiva Alto Adige Doc – Tramin

Hambros - Passito di Teroldego IGT Dolomiti - Villa Corniole

Sulé - Caluso Passito Doc - Orsolani;

Revej - Caluso Passito Doc Riserva - Gnavi;


Sileo - Piemonte Moscato Passito Doc - Franco Mondo;

Picolit Friuli Colli Orientali Docg - Perusini;

Picolit Friuli Colli Orientali Docg - Butussi;

Ramandolo - Colli Orientali del Friuli Docg - Toblar;

Ramandolo - Ramandolo Docg - Micossi;

Verduzzo Passito - Igt Venezia Giulia - Simon de Brazzan;

Torcolato- Breganze Doc - Firmino Miotti;

Riva dei Perari - Recioto di Gambellara Classico Docg - Dal Maso;

Moscato di Scanzo Docg - La Brugherata;

Sciacchetrà - Cinque Terre Sciacchetrà Doc - Cheo;

Il Cacciato - Vino da Tavola - Croce di Febo;


Rezeno - Aleatico Passito Toscana Igt - Poggio al Grillo;

Oro di Caiarossa - Toscana Igt Vendemmia Tardiva - Caiarossa;

Armida - Vin Santo del Chianti Riserva - Castelvecchio; 


Aria - Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice - Pietro Beconcini;


VinSanto - San Gimignano Vin Santo Doc - Il Colombaio di Santa Chiara;

Vin Santo - Bianco dell'Empolese Doc - Fattoria di Piazzano;

Calcaia - Orvieto Classico Superiore Passito - Barberani;

Aleatico- Umbria Passito Igt - Barberani;

Collina d'oro - Umbria Igt Passito - Roccafiore;

Sagrantino di Montefalco Passito Docg - Di Filippo;

Passum - Marche Rosso Passito - Il Conventino di Monteciccardo;

Vino Cotto - Stravecchio di Loro Piceno Riserva - Tiberi; 

Brumato - Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito Doc - Garofoli;

Cingolum - Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito Doc - Colognola;

Cascià - I Terreni di San Severino Passito Doc - Cantine Fontezoppa;

Scaccomatto - Romagna Albana Passito Docg - Fattoria Zerbina;

Soprano - Romagna Albana Docg Passito - Tenuta Uccellina;

Gradisca - Rogmana Albana Passito Docg “da Muffe Nobili” - Fattoria Paradiso;

ANFORghettabol - Vino da uve stramature - Cantina San Biagio Vecchio;

Es più sole - Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOC - Gianfranco Fino;

Genius - Primitivo del Salento IGT - Milleuna;

Peppina - Moscato di Saracena - Giuseppe Calabrese;

Greco di Bianco DOC Passito - Lucà Santino;

Moscato di Sorso e di Sennori - Confraternita del Moscato di Sorso e di Sennori;

Vernaccia di Oristano Riserva 2003 - Silvio Carta 1929;

Vernaccia di Oristano Doc - Davide Orro;

Bisai - Isola dei Nuraghi Passito Igt - Audarya;


Nùali - Moscato di Sardegna Doc - Siddura;

Oblio dei Sensi - Terre Siciliane Igp “Vendemmia Tardiva” - Baronia della Pietra;

Bukkuram - Passito di Pantelleria Doc - Marco del Bartoli;

Grillo d'Oro - Terre Siciliane Passito - Tenuta Gorghi Tondi;

El Aziz - Grillo Sicilia Igt Vendemmia Tardiva - Fina;

Malvasia delle Lipari Passito Doc – Fenech;

Marsala Superiore Garibaldi Dolce Doc - Martinez;

Heritage Marsala Superiore Ambra Dolce Doc - Intorcia.

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