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lunedì 28 gennaio 2019

Nebbiolo Prima 2019 - I "migliori" assaggi dell'anteprima di Barolo, Barbaresco e Roero

Si è appena conclusa la prima edizione “invernale” di Nebbiolo Prima, anteprima globale delle nuove annate di Barolo Docg (2015 e Riserva 2013), Barbaresco Docg (2016 e Riserva 2014) e Roero Docg (2016 e Riserva 2015).
anteprima barolo
Foto di Franco Giaccone Ph
Erano 201 le Cantine partecipanti, per un totale di 285 vini in degustazione suddivisi 4 giornate di tasting che hanno permesso a me e ad altri 50 ca. degustatori (media italiani e stranieri) un approccio più profondo a delle annate molto differenti fra loro, delle quali avevo avuto modo di seguire le evoluzioni in vigna e in cantina con grande interesse.
Prima di passare alla lista degli assaggi più nitidi di questa edizione invernale di Nebbiolo Prima, vorrei darvi qualche indicazione generale sulle annate degustate, per quanto ogni singola zona e, ancor più, sottozona andrebbe valutata nel suo specifico pedoclima.

ANNATA 2016 (Barbaresco e Roero)
Il Nebbiolo è uno dei varietali dal ciclo vegetativo più lungo (uno dei primi a germogliare e uno degli ultimi ad essere raccolti) e nel 2016 questo ciclo è stato ancor più dilatato in termini temporali.
Gennaio e la prima parte di febbraio sono stati miti con scarse precipitazioni, mentre verso la fine di febbraio e per tutto marzo le temperature si sono abbassate e sono arrivante le piogge che hanno fornito una buona riserva idrica al terreno in previsione della stagione più calda. Il freddo primaverile ha ritardato la ripresa vegetativa. Abbassamento delle temperature che ha rappresentato un vantaggio, date le copiose piogge in primavera che avrebbero potuto creare non pochi problemi in termini patologie della vite.Un ritardo prettamente fenologico che ha accompagnato la pianta fino alla fine dell'estate. Le pochissime le grandinate e un settembre molto agevole hanno permesso una vendemmia sana e di notevole qualità, con un equilibrio sempre più raro fra maturazione fenolica e tecnologica. Sicuramente una delle migliori annate del nuovo millennio e a dimostrarlo vi è l'alta qualità media degli assaggi fatti durante la prima sessione di questa anteprima.

ANNATA 2015 (Barolo)
A differenza della 2016, nella 2015 la concomitanza delle abbondanti nevicate invernali e di una primavera anticipata molto mite ha portato ad un anticipo del ciclo vegetativo, con un germogliamento anticipato di qualche settimana. Un vantaggio sui tempi "classici" che si protrae per tutta l'annata. Importanti le piogge di maggio ed inizio giugno, che si arrestano, poi, nel finale di giugno e in tutto il mese di luglio. Importante, però, la media delle temperature estive, al di sopra della media, con picchi ben oltre i 30°C (in alcune zone si sono raggiungi i 40°C). A fare la differenza, oltre alla singola condizione pedoclimatica e all'altitudine dei vigneti, è stato l'approccio agronomico del vignaiolo/produttore nella gestione della parete fogliare, specie in zone con esposizioni sud e sud-ovest nelle quali il rischio di scottatura era notevole. Con un'oculata gestione della vegetazione e della produzione la maggior parte dei produttori degli areali di Langhe e Roero (eccetto chi ha subito grandinate a macchia di leopardo) è riuscita a portare in cantina (con leggero anticipo) uve sane e mature, con un buon equilibrio fenologico-tecnologico.
In generale il livello qualitativo dei Barolo e dei Roero Riserva assaggiati è alto, con una maggior prontezza tannica e notevole piacevolezza. Per quanto mi riguarda, ho apprezzato in modo particolare i vini capaci di unire all'indubbia struttura e alla suadenza dei tannini uno slancio fresco-acido non facile da riscontrare in questa annata, con una conseguente agilità di beva che non lede, bensì implementa il potenziale di longevità. Determinante per i Roero Riserva il garbo nell'utilizzo del legno, mentre per quanto concerne i Barolo sono state l'eleganza e la finezza di alcuni cru ad evidenziare quanto i cambiamenti climatici stiano lentamente ridisegnando da un lato e confermando dall'altro i confini vocazionali in Langa. 

ANNATA 2014 (Barbaresco Riserva)
Una delle annate più bistrattate prematuramente del nuovo millennio. Nonostante la una difficile interpretazione di un andamento climatico che ha imposto una gestione agronomica complessa e accorta rispetto al controllo e al contenimento di peronospora e oidio. 
Nonostante sia considerata un'annata fresca e piovosa, le temperature considerate positive per lo sviluppo vegetativo della vita si sono distribuiti in modo omogeneo durante tutta la stagione, dall'inverno alla vendemmia.
La variabilità delle singole zone e sottozone è stata enfatizzata in questa annata, mettendo in risalto sia le condizioni pedoclimatiche più favorevoli che la sensibilità del vignaiolo/produttore nel comprendere in vigna prima (sfogliando e diradando quanto e dove necessario) e in cantina poi (con un'oculata gestione delle macerazioni e degli affinamenti in legno) un'uva sana, specie nell'areale del Barbaresco, dove le precipitazioni sono state fino a tre volte meno ingenti del resto del Piemonte.
Un'annata indubbiamente complessa che, proprio per questo, gode di maggiori picchi capaci di mettere in evidenza il garbo del singolo produttore nell'interpretare i propri vigneti.
Molti dei vini assaggiati risultano fini ed eleganti al naso e freschi, dinamici e profondi al sorso. Una di quelle annate che vorrei ritrovarmi in cantina tra 5/10 anni. 

ANNATA 2013 (Barolo Riserva)
Un'annata classica come non se vedevano da tempo, con una vendemmia spinta fino a fine ottobre e, in alcuni casi, ad inizio novembre.
La primavera è arrivata tardi e il caldo ha stentato a farsi sentire. Un maggio molto piovoso ha creato non pochi problemi nella gestione dei vigneti Eppure, un avvio di estate molto positivo ha recuperato parte del gap vegetativo accumulato in primavera, ma resta un'annata dal ciclo molto dilatato.
E' proprio in questo frangente che un vitigno tardivo come il Nebbiolo può fare la differenza, andando ad usufruire di un settembre-ottobre ottimi per raggiungere un equilibrio in termini di maturazione fenolica e tecnologica. Le buone escursioni termiche nella "volata" pre-vendemmia hanno aiutato una maturazione lenta e ottimale anche dei precursori aromatici. Un'annata in cui i mosti degni di divenire Riserva hanno mostrato carattere e un ottimo bilanciamento fra forza e slancio. Una delle annate che, specie in alcuni cru e per alcuni produttori (più tradizionali), ricordano di più i "Barolo old style".
wine blogger
Per quanto riguarda il sottoscritto, anche questa anteprima Nebbiolo Prima 2019 è servita ad estrapolare, da una lunga serie di assaggi rigorosamente alla cieca, dei vini capaci di destare il mio interesse e di emergere in un contesto qualitativo generale sicuramente molto alto.
Un interesse che mi spingerà ad approfondire la conoscenza del singolo produttore - là dove non abbia già avuto modo di visitarne vigna e cantina - o mi confermerà impressioni riguardo realtà di cui ho già avuto modo di scrivere negli ultimi anni.

Eccovi gli assaggi che ho ritenuto opportuno segnalare alla luce dei 285 vini assaggiati in occasione di Nebbiolo Prima 2019:


Roero 2016

Careglio Pierangelo – Roero Docg 2016 -Baldissero D'Alba

Monchiero Carbone – Roero Docg 2016 – Canale

Casina Ca' Rossa di Ferrio Angelo – Roero Docg 2016 – Vezza d'Alba

Barbaresco 2016

Adriano Marco e Vittorio – Barbaresco Docg 2016 Sanadaive – Alba

Cascina Luisin – Barbaresco Docg 2016 – Asili – Barbaresco

Cortese Giuseppe – Barbaresco Docg 2016 Rabajà – Barbaresco

Oddero Poderi e Cantine – Barbaresco Docg 2016 Gallina – Neive

Pietro Rinaldi – Barbaresco Docg 2016 San Cristoforo – Neive

Molino – Barbaresco Docg 2016 Teorema – Più Comuni

Rizzi – Barbaresco Docg 2016 Rizzi – Treiso

Ada Nada – Barbaresco Docg 2016 Valeirano – Treiso

Roero Riserva 2015

Malvirà – Roero Riserva Docg 2015  Vigna Renesio – Canale

Valdinera di Giuseppe Careglio – Roero Riserva Docg 2015 San Carlo – Corneliano D'Alba

Pelassa – Roero Riserva Docg 2015 – Antaniolo – Montà

Antica Cascina dei Conti di Roero – Roero Riserva Docg 2015 Vigna Sant'Anna – Monteu Roero

Deltetto 1953 – Roero Riserva Docg 2015 Braja – S. Stefano Roero

Demarie – Roero Riserva Docg 2015 – Vezza d'Alba

Barbaresco Riserva 2014

Tenute Cisa Adinari dei Marchesi di Gresy – Barbaresco Riserva Docg 2014 Camp Gros Martinenga – Barbaresco

Punset – Barbaresco Riserva Docg 2014 San Cristoforo Campo Quadro – Neive

Barolo Riserva 2013

Fratelli Serio & Battista Borgogno – Barolo Riserva Docg 2013 Cannubi – Barolo

Bric Cenciurio – Barolo Riserva Docg 2013 Coste di Rose – Barolo

Monchiero Fratelli – Barolo Riserva Docg 2013 Rocche di Castiglione – Castiglione Falletto

Cavallotto Tenuta Bricco Boschis – Barolo Riserva Docg 2013 Vignolo – Castiglione Falletto

Simone Scaletta – Barolo Riserva Docg 2013 – Monforte d'Alba

Fenocchio Giacomo – Barolo Riserva Docg 2013 Bussia 90 Dì – Monforte d'Alba

Paolo Manzone – Barolo Riserva Docg 2013 – Serralunga d'Alba

Barolo 2015

Figli Luigi Oddero – Barolo Docg 2015 – Più Comuni

Stroppiana Dario – Barolo Docg 2015 Leonardo – Più Comuni

Marengo Mario – Barolo Docg 2015 Bricco delle Viole – Barolo

460 Cascina Bric – Barolo Docg 2015 Bricco delle Viole – Barolo (C)

Poderi Luigi Einaudi – Barolo Docg 2015 Cannubi – Barolo

Curto Marco – Barolo Docg 2015 Arborina – La Morra

Marengo Mario – Barolo Docg 2015 Brunate – La Morra

Burzi Alberto – Barolo Docg 2015 Capalot – La Morra

Rizieri – Barolo Docg 2015 Rizieri – La Morra

Aurelio Settimo – Barolo Docg 2015 – La Morra (C)

Renato Ratti – Barolo Docg 2015 Rocche dell'Annunziata – La Morra

Serradenari di Giulia Negri – Barolo Docg 2015 Serradenari – La Morra

Olivero Mario – Barolo Docg 2015 Bricco Ambrogio – Roddi

Arnaldo Rivera – Barolo Docg 2015  Arnaldorivera Monvigliero – Verduno

Alessandria Fratelli  Barolo Docg 2015 Monvigliero – Verduno

Bel Colle – Barolo Docg 2015 Monvigliero – Verduno

Comm. G.B. Burlotto – Barolo Docg 2015 Acclivi – Verduno

Cavallotto Tenuta Bricco Boschis – Barolo Docg 2015 Bricco Boschis – Castiglione Falletto

RoccheViberti – Barolo Docg 2015 Rocche di Castiglione – Castiglione Falletto

Boroli – Barolo Docg 2015 Villero – Castiglione Falletto

Bricco Maiolica – Barolo Docg 2015 Contadin – Diano d'Alba

Cascina Sòt – Barolo Docg 2015 Bricco San Pietro – Monforte d'Alba

Le Cecche – Barolo Docg 2015 Bricco San Pietro – Monforte d'Alba

Cascina Ballarin – Barolo Docg 2015 Bussia – Monforte d'Alba

Barale Fratelli – Barolo Docg 2015 Bussia – Monforte d'Alba

Fenocchio Giacomo – Barolo Docg 2015 Bussia – Monforte d'Alba

Cascina Chicco – Barolo Docg 2015 Rocche di Castelletto – Monforte d'Alba

Conterno Fantino – Barolo Docg 2015 Vigna Sorì Ginestra – Monforte d'Alba

Ranieri Gianmatteo – Barolo Docg 2015 Perno – Monforte d'Alba

Benevelli Piero di Benevelli Massimo – Barolo Docg 2015 Ravera di Monforte – Monforte d'Alba

Le Strette – Barolo Docg 2015 Bergera-Pezzole – Novello

Grimaldi Bruna – Barolo Docg 2015 Badarina – Serralunga d'Alba

Tenuta Cucco – Barolo Docg 2015  Ceratti – Serralunga d'Alba

Pira Luigi di Gianpaolo Pira – Barolo Docg 2015 Margheria – Serralunga d'Alba

Paolo Manzone – Barolo Docg 2015 Meriame – Serralunga d'Alba

-> Consulta qui la lista completa dei vini in degustazione <-
albeisa
Ci tengo a precisare che gli assaggi menzionati in questa lista sono emersi in maniera completamente incondizionata dai 4 giorni di degustazione alla cieca presso l'anteprima e che, gli stessi, non rappresentano alcuna classifica, bensì un punto di partenza per un ulteriore approfondimento. Da anni, ormai, reputo le anteprime occasioni ideale per trovare spunti di ricerca incondizionati e anche questa edizione di Nebbiolo Prima darà vita a numerose visite in vigna e in cantina, al fine di potervi raccontare in modo specifico e più dettagliato la singola realtà e le conseguenti produzioni.


F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 26 gennaio 2019

Benvenuto Brunello 2019 - Tutte le info sull'anteprima dei vini di Montalcino

Manca davvero poco all'anteprima del Brunello di Montalcino: Benvenuto Brunello 2019.
Un'edizione molto particolare quella che ci apprestiamo a vivere, in quanto vedrà i produttori ilcinesi presentare alla stampa, ai buyers, agli addetti ai lavori e ai winelovers italiani e stranieri annate completamente diverse fra loro, con l'antitetico confronto 2014-2017 che sarà sicuramente un interessante motivo di ricerca e di dibattito. 
Nello specifico verranno presentati i seguenti vini: Brunello di Montalcino 2014, Riserva 2013, Rosso di Montalcino 2017, Moscadello e Sant'Antimo.
anteprima brunello montalcino biglietti
Eccovi il programma dell'intera manifestazione Benvenuto Brunello 2019 e le specifiche per l'accredito all'anteprima ("addetti ai lavori") e l'acquisto dei ticket d'ingresso (privati):

Venerdì 15 Febbraio
Ore: 9:30-17:00 
La giornata sarà dedicata ai giornalisti che partecipano al “circuito” delle Anteprime Toscane, per i quali sarà prevista la degustazione presso il Chiostro del Museo con servizio di sommellerie. 
Per detta giornata di degustazione non è prevista la presenza dei produttori. 

Ore 11:00
Presso il Teatro degli Astrusi avrà luogo un dibattito condotto da Luciano Ferraro - Corriere della Sera - dal titolo: “Super vini e super prezzi: Il Brunello ed i francesi”
Relatori ad oggi confermati: Giampiero Bertolini - Ad della Tenuta Greppo - Biondi Santi; Lorenzo Pasquini  enologo di Chateau Giscours Chateau Du Tertre ; Jerome Gauteret corrisponde dall’Italia per  Le Monde e proprietario di Maison Louis Latour
Ore 19.45 
Cena di Gala presso i Chiostri del Complesso di Sant’Agostino

Sabato 16 Febbraio
Ore: 9:30 – 17:00
Presso i due Chiostri si svolgerà la degustazione ai tavoli delle aziende, con la presenza di tutte le aziende che hanno aderito alla manifestazione con la formula del banchetto di degustazione. 
La giornata sarà dedicata sia ai giornalisti che partecipano al “circuito” delle Anteprime Toscane che agli operatori locali (enoteche e ristoranti di Montalcino), nonché ad altri operatori di rilievo invitati dal Consorzio (Ristoranti stellati Michelin). Anche quest’anno, sempre per la giornata di sabato, sarà prevista l’apertura ad un numero limitato di wine lovers a pagamento (per dettagli si veda a seguire)

Ore 10.30
Presso il Teatro degli Astrusi ci sarà l’assegnazione del Premio Giulio Gambelli 2019, del Premio Leccio d’Oro, la presentazione della Vendemmia 2018 e della formella celebrativa, tutto inserito nel contesto di una tavola rotonda moderata da Luciano Ferraro - Corriere della Sera - dal titolo: “Il racconto del vino in tv”
Relatori ad oggi confermati: Marcello Masi - Conduttore i Signori del Vino – Rai2; Rocco Tolfa- Conduttore i Signori del Vino – vicedirettore Tg2; Monique Soltani - Wine Oh TV – USA; Bonsignore Gioacchino

Domenica 17 e Lunedì 18 Febbraio:
Ore: 10:00 – 18:00
Presso i due Chiostri si svolgerà la degustazione degli operatori del settore e dei privati in forma di walk around tasting, con la presenza di tutte le aziende che hanno aderito alla manifestazione con la formula del banchetto di degustazione.
Ticket/Biglietti d'ingresso e accrediti operatori
L’utente privato potrà registrarsi per una delle giornate dell’evento (sabato 16, domenica 17, lunedì 18 febbraio), acquistando il ticket di ingresso all'anteprima tramite il seguente link:
Gli operatori di settore* potranno, invece, accreditarsi qui: 
*Il sistema consente l’ingresso gratuito esclusivamente agli operatori che fanno parte di una delle seguenti categorie italiane o straniere (per n.2 persone a P.IVA.), la cui veridicità sarà controllata scrupolosamente per il Consorzio dal gestore del servizio Vivaticket.
Saranno ammesse le seguenti categorie:
grande distribuzione/cash & carry/discount; enoteca/winebar; dettagliante alimentare/bar; grossista/import-export/agente; Ristorante/hotel/catering.

Non mi resta che darvi appuntamento a Montalcino dal 15 al 18 per confrontarci sulle nuove annate del Brunello e del Rosso di Montalcino, tra le quali, alla luce degli assaggi che ho avuto già la possibilità di fare, non mancheranno interessanti sorprese.


F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 23 gennaio 2019

Soave ritorno al futuro - Cru e vini sempre più identitari

Negli ultimi anni ho viaggiato molto cercando di toccare ogni singolo areale vitivinicolo italiano senza trascurarne alcuno. Devo ammettere, però, che c'è un areale in particolare dal quale mancavo da oltre 5 anni. Lungi da me maturare pregiudizi di sorta riguardo vini o zone dedite alla viticoltura, ma sarei ipocrita se non dicessi che certe dinamiche hanno avuto, nel corso della mio cammino enoico, la forza di tenermi lontano da determinati contesti.
Faccio questa premessa perché il territorio in cui vi porterò oggi è stato quello che più di ogni altro ha saputo stupirmi, prendendo ogni mia singola convinzione e ribaltandola completamente in pochi attimi, grazie a poche parole e tanta vigna, a pochi numeri da analizzare e tanta qualità nel bicchiere semplicemente da assaggiare!
soave vino
Parlo del Soave, un areale che ha preso le mie reticenze e le ha buttate nel dimenticatoio grazie ad una manciata di giorni in cui ho avuto modo di vivere una vera e propria full immersion in quella che è la situazione attuale di una denominazione e di un territorio che, nonostante la propria gloriosa storia, hanno rischiato di depauperare la loro reputazione per mere politiche di mercato e per scelte poco oculate e per nulla lungimiranti.
Eppure, oggi non voglio parlarvi del passato, perché è del Soave odierno che mi interessa e lo farò attraverso i 5 punti focali che mi hanno spinto a fare di questo areale la mia prima tappa enoica del 2019.
Soave Patrimonio dell'Umanità per l'Agricoltura
patrimonio umanità agricoltura gihas soave
Parto da uno dei motivi primari del mio ritorno in Soave, la vera e propria pulce nell'orecchio che negli ultimi mesi continuava a spingermi verso le terre in cui affondano le radici viti di Garganega e di Trebbiano di Soave: la candidatura al Giahs.
Il Soave è stato insignito del raro riconoscimento assegnato dalla FAO tramite il progetto Giahs (Globally Important Agricultural Heritage Systems) che lo vede riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità per l’Agricoltura. E' la prima volta per un territorio italiano legato alla viticoltura.
Questo riconoscimento è frutto di anni di lavoro da parte del Consorzio ma anche e, soprattutto, del sempre più rispettoso lavoro di squadra che vignaioli e natura portano avanti nella salvaguardia dei vigneti storici e nella salvaguardia della biodiversità di un contesto ambientale e paesaggistico di assoluto rilievo.
Un “titolo” che non rappresenterà solo un vanto e una leva comunicativa per il Soave, in quanto porterà con sé ferrei vincoli che vedranno il Consorzio e i produttori farsi orgogliosamente carico della grande responsabilità di chi è e si sente custode di un territorio prezioso, tutelandone la ricchezza in termini di biodiversità e di “bellezza” storica e paesaggistica.

I “Cru” del Soave
Che il territorio dell'areale del Soave fosse uno dei più variegati e interessanti in termini geologici e pedoclimatici non vi erano dubbi, ma è solo negli ultimi anni che si è spinto davvero sull'acceleratore per valorizzare questa infinita ricchezza. Ecco il secondo motivo che mi ha spinto a tornare, ovvero la zonazione. Una scelta volta a rimarcare il potenziale vocazionale storico, presente e futuro di quest'area. A questo fine sono state introdotte le UGA (unità geografiche aggiuntive), veri e propri cru che disegnano la mappa dei vigneti che da sempre si contraddistinguono per caratteristiche peculiari identitarie e di qualità.
mappa cru soave zonazione
Nell'Italia del vino si tende spesso a fare paragoni con i nostri cugini d'Oltralpe ed ancor più spesso lo si fa denotando una certa sudditanza psicologica nei confronti di scelte che hanno reso universalmente grande il vino francese. Il Soave ha voluto mutuare un concetto caro ai vignaioli francesi andando a tramutare un accurato lavoro di zonazione nell'inserimento a disciplinare di ben 33 UGA che mirano a valorizzare le specifiche caratteristiche geologiche, pedoclimatiche e storiche delle più vocate sottozone dell'areale.
Ecco l'elenco dei “cru” del Soave che potrete trovare nei vini ivi prodotti:
Castelcerino
castelcerino soave cru

Fittà

Tremenalto

Corte del Durlo

Costalunga

Menini

Castellaro

Brognoligo

Costeggiola

Campagnola

Sengialta

Colombara

Foscarino

Carbonare
suavia vino

Rugate

Coste

Monte Grande

Pressoni

Costalta

Casarsa

Pigno

Ponsara

Froscà

Volpare

Tenda

Croce

Zoppega
zoppega

Ca' del Vento
ca del vent

Broia
broia

Paradiso
paradiso vino

Monte di Colognola
cru soave

Duello
durello

Roncà - Monte Calvarina
soave roncà
Menzioni che vanno ad aggiungersi alla storica distinzione fra Soave doc e Soave Classico doc con il primo che comprende buona parte dei comuni della provincia di Verona verso est e il secondo, ovviamente più ristretto, che ha origine nei soli comuni di Soave e Monteforte d'Alpone, zona prevalentemente collinare con i più vocati vigneti della denominazione.
Tra gli altri cambiamenti apportati nel corso degli anni al disciplinare di produzione del Soave c'è anche l'assunzione da parte delle aree di collina non comprese nella zona classica della denominazione Soave "Colli Scaligeri": la base ampelografica è la stessa del Soave Superiore DOCG che mette in nuova evidenza solo i vitigni qualificanti con l’esclusione del Trebbiano Toscano che prima, invece, era consentito sino ad un massimo del 15%. Oltre al Soave Superiore (anche Classico Superiore) la Docg è stata attribuita anche al Recioto di Soave.

Terreni vulcanici e biodiversità
Siamo in un territorio in cui la viticoltura la fa da padrona, dalla fascia collinare più bassa fino agli oltre 400m slm, ma a far la differenza non è solo l'altitudine dei vigneti, in quanto è il suolo cangiante come in poche altre zone della penisola a determinare in maniera netta e distintiva alcune delle principali specificità organolettiche di questi vini.
Camminando fra i vigneti di Soave e abbassando lo sguardo a terra è facile imbattersi in cambiamenti repentini di composizione del suolo spaziando da terre nere a terre rosse più ricche di ossido di ferro, da terreni poverissimi a suoli dotati di maggior fertilità, dai basalti alle argille con affioramenti calcarei. Una matrice vulcanica preponderante, comune nel Centro-Sud Italia ma molto rara al Nord.
Terreni differenti per differenti sfumature di un vino che vede nella Garganega il suo varietale di riferimento, ormai usato da quasi la totalità delle cantine in purezza, specie da quando il Trebbiano di Soave è passato dall'essere gregario a meritare  attenzioni particolari. E' pur vero che il Trebbiano di Soave (parente stretto di vitigni come Trebbiano di Lugana e Verdicchio) può dare ancora un ottimo contributo in termini di freschezza nei vigneti posti nelle zone più calde, vantando un'acidità di base più alta della Garganega e note varietali più vegetali e balsamiche.
Colline vitate in cui si alternano tratti dolci ad altri decisamente più ripidi e impervi, con una buona presenza di bosco e un antropizzazione per lo più molto garbata.
Tra i metodi di allevamento domina ancora la tradizionale Pergola che non è mai anacronistica, mostrando attitudini particolarmente idonee alla gestione di annate estreme, ormai routine con cadenza frequente a causa del global warming. Un sistema di allevamento che sembra, inoltre, allungare di molto la longevità della vite stessa, permettendo uno sviluppo più profondo dell'apparato radicale e una salvaguardia naturale nei confronti dell'erosione.
Non mancano impianti di nuova concezione in cui il guyot sembra essere la scelta più oculata nell'ottica di una gestione equilibrata della vigoria della Garganega.
zonazione vigneti soave
Più in generale possiamo dividere l'areale del Soave in 4 principali macro-zone pedoclimatiche differenti:
Val d'Illasi e Mezzane: il terreno è costituito prevalentemente da sedimenti alluvionali calcarei a tessitura limosa, sabbiosa e ghiaiosa. Importante sapere che, vantando un'altimetria media dei vigneti più alta slm, molti vecchi impianti sono rimasti intatti non avendo subito gli esiti della catastrofica gelata del 1985.
Collina di Colognola: terreni con una marcata componente basaltica/calcarea nei versanti che guardano ad ovest, prevalentemente calcarea per quelli che guardano ad est. Si parte da un'altitudine di 40/50 metri per arrivare ai 250 sul livello del mare e le pendenze sono meno impervie.
Val Tramigna: una pianura il cui substrato è ben caratterizzato da depositi alluvionali di origine calcarea, con grande presenza di limo e sabbia. E' una zona in cui caldo ed umidità si fanno sentire, ma una gestione accorta sia delle pergole che degli impianti di nuova concezione può favorire una produzione equilibrata. Sicuramente è l'area più agevole per la meccanizzazione.
Collina del Soave Classico: un unicum in quanto a inclinazione dei vigneti ed esposizioni. Il suolo ha chiara origine vulcanica ed è ricco di roccia basaltica, non mancano frazioni di terra rossa più ricca di ossido di ferro e affioramenti calcarei. E' la zona in cui persistono i vigneti più vecchi della denominazione con ceppi che arrivano a sfiorare i 200 anni.
Val d'Alpone: si tratta di una zona molto vasta caratterizzata da suoli originati da sedimenti alluvionali non calcarei (le colline sono costituite da rocce vulcaniche). La struttura del terreno è limoso-argillosa. E' l'area in cui si sono susseguiti molti dei reimpianti messi a dimora a seguito della gelata del 1985.

Quelli del Soave sono paesaggi davvero suggestivi che vantano un microclima e una biodiversità idonei alla viticoltura di qualità, il tutto non lontani dal centro della città di Verona. 

Qualità
vino soave
La qualità dei vini di Soave ha da sempre un grande potenziale, manifestato da virtuosi produttori che hanno segnato la storia di quello che per il mondo è stato e, probabilmente, è ancora il bianco di riferimento di un'intera nazione. 
E' inutile, però, nascondersi dietro ad un dito non prendendo in considerazione un'epoca in cui la percezione del vino Soave è stata fuorviata da un livellamento verso il basso della qualità prodotto da un incremento verso l'alto dei numeri di produzione. E' stato un momento di rottura in cui il gap fra milioni di bottiglie che arrivavano sugli scaffali della GDO di tutto il mondo e le produzioni di nicchia di validissime piccole e medie aziende – spesso – a conduzione familiare era così alto da non permettere un equilibrio comunicativo.
Ciò che speravo di trovare, oggi, in un'epoca in cui il livello dei vini in termini di pulizia e precisione è salito a tal punto da trovare una stabilità percettiva che non annovera vini di bassa lega fra le file delle principali denominazioni, era proprio la diminuzione di questo gap. Comparando le produzioni delle realtà cooperative, ancora molto forti nel territorio, e quelle di cantine storiche, nonché di piccole aziende nate più recentemente il risultato è stato sicuramente positivo. Impressionante la tenuta nel tempo di alcune referenze d'eccellenza, ma anche dei vini base, capaci di dimostrare in toto il notevole potenziale di longevità del Soave, ulteriore valore aggiunto per un vino capace di stupire per evoluzioni aromatiche minerali e un sorso che tende a tenersi stressa la propria freschezza anche a distanza di lustri.

Coesione
produttori cantine soave
Un punto focale in tutti i miei viaggi alla scoperta dei territori del vino italiano è, da sempre, l'unità d'intenti dei produttori di quello stesso territorio. E' per questo che cerco sempre di riunire vignaioli e rappresentanti di cantine cooperative, piuttosto che piccole e grandi aziende con idee differenti ma uniti dalla produzione dello stesso vino nel medesimo areale.
E' quello che ho desiderato fare anche nel Soave e il risultato è stato quello di aver incontrato produttori di ogni età, con le esperienze più disparate alle spalle e idee di vino agli antipodi, capaci, però, di guardare tutti verso uno stesso obiettivo. L'obiettivo è quello di portare il Soave dove merita e non di riportarlo ai vecchi fasti, sia chiaro! Parlo di un Soave ancor più interessante, frutto di una viticoltura più accorta, responsabile e sostenibile, in grado di attingere al meglio del passato senza lesinare conoscenza, competenza e consapevolezza odierna. E' proprio la consapevolezza che farà la differenza in questo territorio, perché è un fattore ancora in divenire e la cosa è più che comprensibile. 
Un punto di vista nuovo che non veda nei prodotti a scaffale a pochi euro un alibi per non fare di più o per giocarsi la carta dello “scarica barile”, perché quell'aspetto non cambierà e persiste in ogni denominazione, anche nelle più note. Il Soave 2.0 è: quello che parla dell'unicità delle proprie vigne con la precisione di un Gps; è quello che arriva in maniera trasversale pur non essendo ruffiano o modaiolo; è quello che vede nella curiosità globale verso i vini vulcanici e nell'evoluzione della curva dei palati mondiali sempre più pronta ad accettare vini tesi e saporiti un'occasione per mostrare le proprie carte vincenti di calice in calice. Insomma, Soave vs Soave che parafrasando il nome dell'"anteprima" Soave Versus, ha visto a lungo questo territorio e questi grandi vini "nemici" solo di sé stessi. Le cose, però, stanno cambiando e la presa di coscienza degli ultimi anni è talmente evidente dalla vigna al bicchiere che il termine "versus" sta sempre più acquisendo il significato di "verso", ovvero di una rotta che punta dritta verso nuovi fasti.

Un plauso a tutti i vignaioli quindi e in particolare al loro "nuovo condottiero" Sandro Gini, da poco presidente del Consorzio di tutela del Soave. Consorzio che nelle figure di Aldo Lorenzoni (direttore) e Chiara Mattiello (responsabile comunicazione territoriale) mi hanno supportato in questo tour alla ri-scoperta di un areale degno di grande interesse, oggi più che mai.
Per me, questo tour è stato solo l'inizio di una serie di approfondimenti che conto di portare avanti nei prossimi anni, di vigna in vigna, di cantina in cantina, di calice in calice in questa storica terra del vino italiano.




F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 21 gennaio 2019

Brunello Madonna delle Grazie Riserva 2013 Il Marroneto - La prima volta di un grande vino

E' nata! Sì, la prima Riserva del Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie de Il Marroneto è finalmente stata presentata al mondo, ma io vorrei raccontarvela a modo mio, partendo dalla storia di Alessandro Mori e della sua piccola cantina, fino a condividere con voi l'episodio che mi lega ad un vino che rappresenta una tappa storica per questa realtà.

Una storia solida, che si fa liquida, un percorso tradizionale, che diventa un unicum originale ed emozionale.
E' così che mi sento di definire l'iter che ha portato Alessandro Mori e il suo Marroneto a essere riconosciuti trasversalmente come capaci di una delle migliori espressioni di Brunello di Montalcino contemporaneo, mostrando una nitida e distintiva identità nel pedissequo rispetto della tradizione.
La storia di Alessandro Mori, ora titolare e produttore dei vini del Marroneto, è quella di un ragazzo che ha sempre amato la terra di suo padre nella quale, insieme a suo fratello, iniziò quello che lui stesso definisce un "gioco", o meglio “il meraviglioso gioco del Vino”.
Scelte di studio, prima, e decisioni professionali, poi,  provarono ad allontanarlo da quella stessa terra alla quale era tanto legato, ma il magnetismo era troppo forte per opporsi troppo a lungo al richiamo di un luogo magico, dove il "gioco" diveniva passione e il lavoro si tramutava in libertà.
Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie riserva 2013 Marroneto
E' così che, dopo un percorso personale e professionale - che per quanto soddisfacente, continuava a tarpargli le ali -, Alessandro decide di dedicarsi anima e corpo alla realizzazione di un sogno chiamato il Marroneto. E' lo stesso Alessandro Mori a raccontare la sua vita, malcelando gli occhi lucidi di quella commozione che rende l'uomo più vicino alla terra e la terra più vicina al cielo.
Una realtà che aveva visto suo padre, Giuseppe Mori, credere in quel fazzoletto di terra sin dal 1974, hanno in cui decise di acquistarla. Di lì a un anno ecco i primi 3000 metri di vigna, che verranno consolidati nei 10 anni a seguire fino a raggiungere i 6 ettari attuali.
alessandro mori marroneto
Fondamentali furono i confronti con due maestri del Sangiovese come Mario Cortevesio e Giulio Gambelli (per tutti "Bicchierino") che, con la loro esperienza e una visione così sincera, nitida e priva di sovrastrutture, da risultare lungimirante per il Brunello, hanno inculcato nell'animo di Alessandro Mori l'amore incondizionato per il Sangiovese e per la sua terra.
Oggi, tutti sono pronti ad elogiare la qualità dei suoi vini, critica e appassionati vedono in questa realtà un riferimento, un luminoso faro per il Brunello odierno e così è, perché quella del Marroneto è stata una vera e propria rottura con quella tendenza, che ad un certo punto della storia di Montalcino, vedeva alcuni produttori succubi di mere dinamiche di mercato dettate dai "poteri forti" della critica enoica. Alessandro non si è "barricato" nella sua cantina, è uscito e ha preso posizione contro qualcosa che stesse snaturando completamente una delle più importanti denominazioni al mondo. Alessandro non ha ceduto alle lusinghe dei mercati e non ha tradito il suo forte legame con la tradizione che vede, nel trittico Montalcino, Sangiovese e botte grande la massima espressione dell'identità di questo territorio.
cantina il marroneto
La scelta di restare sempre fedele alla propria linea ha premiato Alessandro e i suoi vini, ma non crediate che sia stato tutto così semplice, perché per un'azienda di dimensioni così ridotte – seppur a Montalcino e seppur si chiami il Marroneto - il lavoro e la ricerca della qualità sono e saranno sempre le uniche costanti. Alessandro lo sa bene e proprio per questo non ha mai smesso di mettersi in discussione. Ne è la dimostrazione la primissima annata del suo Brunello di Montalcino Riserva Madonna delle Grazie 2013, un cru che non era mai uscito come riserva e che io ho già avuto modo di assaggiare durante il suo imbottigliamento. Un vino che, con buone probabilità, cambierà ancora una volta la storia de Il Marroneto e di Alessandro Mori inserendolo di diritto nella Hall of Fame dei vignaioli italiani di tutti i tempi.
brunello montalcino madonna delle grazie riserva
Tra gli episodi che mi legano a questa cantina non posso non ricordare il giorno in cui lo stesso Alessandro mi chiamò dicendomi queste testuali parole “visto che sei a Montalcino, vieni in cantina che sto imbottigliando il mostro”. Non vi nego che ci misi un po' a collegare tutte le sinapsi per arrivare a tradurre quelle parole, ma poi compresi che non poteva che riferirsi alla prima annata storica della sua Riserva del suo Brunello Madonna delle Grazie 2013. Mi catapultai in cantina e ad attendermi c'erano Alessandro e i “suoi ragazzi” e, ovviamente c'era lei: La Riserva. Mentre l'anima liquida di quella botte battezzata da Alessandro come degna di dar vita ad un vino mai prodotto prima aveva appena terminato di essere suddivisa in 1700 Magnum, “il Mori” mi passa un calice colmo di vino recitando parole inattese “te ne ho preso un po' dalla pompa, assaggia!”. Come rifiutare? Ora potrei parlarvi di prospettiva, del futuro e delle mie intuizioni relative ad un vino che, ovviamente, aveva di fronte a sé mesi di vetro per affinare la sua personalità e trovare i suoi equilibri, ma le emozioni sono emozioni in quanto frutto di un istante e non proiezioni di qualcosa che non abbiamo ancora vissuto. Quindi, ciò che mi sento di dirvi è che in quei pochi sorsi della prima Riserva del Brunello Madonna delle Grazie 2013 del Marroneto di Alessandro Mori c'era un compendio di tradizione e lungimiranza, di saggezza e sfrontatezza che solo in questa piccola “grande” realtà ilcinese avrei potuto trovare. Un'armonia in continuo divenire quasi a volermi lasciar intendere che ad una Riserva di tale caratura non si può pretendere di essere “pronta”... mai! Eppure, le si può chiedere di stupire sin da ora, con la sua espressività territoriale che ha la precisione di un gps nel geolocalizzare la sua vigna di provenienza. Un sorso energico, forte e fiero, che non lesina freschezza e slancio in un equilibrio reso ancor più raro dalla tessitura tannica già fitta e fine, cesellata! Il finale era già lungo, saporito ma non resta che riassaggiarlo da una delle 1700 Magnum (1500 in commercio più 200 per lo storico) prodotte per definire meglio un Sangiovese che non vuole essere un mero esercizio di stile, bensì vuole stupire per la sua purezza espressiva e un'identità inconfondibile.
Un vino che ha tutte le carte in regola per lasciare il segno nella storia del Brunello di Montalcino e del vino italiano.
madonna delle grazie 2013

F.S.R.
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