martedì 8 gennaio 2019

Socci - Una piccolissima cantina, una famiglia e il Verdicchio

Nel mio cammino enoico la mia terra natia, i suoi vitigni, i suoi vini e le sue cantine hanno sempre rappresentato degli step importanti. Quella di cui vi parlo oggi è stata una dell e primissime realtà che ho avuto modo di visitare e conoscere durante i miei primi passi nel mondo della comunicazione del vino tramite questo WineBlog.
Parlo di un'azienda a rigorosa conduzione familiare, che da diversi anni manifesta un forte attaccamento al territorio e alla qualità di un vitigno "sacro" per i marchigiani come il Verdicchio: l'Az. Vitivinicola Socci di Castelplanio (AN).
socci verdicchio
Foto di Marika Socci
Arrivato sul "cucuzzolo" del Monte Deserto, dopo aver seguito le indicazioni della giovane Marika (figlia del titolare Pierluigi), tanto precise da non lasciare al caso neanche buche e cartelli, mi ritrovo in mezzo ai vigneti di Verdicchio, con esposizioni a 360°, circondati da un panorama mozzafiato.
Stretta la mano al padrone di casa e attesa per qualche minuto la giovane vignaiola, in perfetto orario (mea culpa... dato che sono sempre in anticipo!), inizia la visita in una cantina dalle piccole dimensioni, ma dalle grandi idee!
Sono le idee e la voglia di non sottostare ad alcun retaggio e di non subire l'effetto dei pregiudizi che Pierluigi ha, ha catturare la mia attenzione: l'utilizzo della vetroresina, la criomacerazione/crioestrazione, la bottiglia renana e i tappi in vetro e da poco tempo anche il nuovo arrivato in cantina Vinooxygen (un sistema per vinificare senza travasi in completa sicurezza e pulizia).
vinoxygen
Già una sola di queste scelte avrebbe potuto spaventare il produttore convinto che seguire pedissequamente gli insegnamenti del passato corrisponda sempre a ottenere il risultato più rispettoso e identitario ma anche quello che punta solo al mero guadagno e alla ricerca del prodotto "ruffiano" capace di accontentare un ampio pubblico di consumatori. Pierluigi, sua moglie Floriana e le sue figlie Marika e Martina, però, si sono prefissati di fare altro, in quanto la loro gioia risiede nel produrre prodotti destinati a far parlare di loro per qualità, coerenza e quel pizzico di originalità insito nelle vene di tutti i componenti di questa famiglia.
La ricerca, mi spiegano, Pierlugi e Marika, non si ferma mai, ma sono spesso le intuizioni a fare la differenza e, tra simpatici "siparietti" padre-figlia (creatività-razionalità), mi rendo conto che oltre all'odore del vino, in quella cantina si respira Arte.
E' l'Arte il filo conduttore che accompagna i vini Socci, dalle etichette - per le quali vi consiglio di andare direttamente in Cantina e di farvi raccontare ogni storia che c'è dietro alla scelta di ciascuna -  al modo unico di interpretare la vigna, precisa, ma "spettinata" allo stesso tempo: inerbimento perenne, foglie in grande quantità, frutto dell'esperienza e della conoscenza di quel determinato territorio, che a detta di Pierluigi da il meglio di sè lasciato "in pace"! Modernità e naturalità si scontrano... o meglio si incontrano e danzano insieme in ogni calice dei 3 vini dell'azienda:  

Il Martina (Verdicchio dei Castelli di Jesi  D.O.C Classico Superiore) : ultimo nato del "Trio", come ultima nata è la figlia dal quale prende il nome (anche per questo ci sarebbero svariati aneddoti da raccontare che sono certo andrete a scoprire personalmente). Un Vino che fa del suo bouquet di profumi la sua arma vincente e che nelle due annate provate (2012-2013) ha mostrato una struttura inaspettata da quella che dovrebbe essere la "terza linea" dell'azienda. Anche in questo caso l'uso del freddo ha fatto la sua parte, portando le sensazioni gusto-olfattive su di un piano diverso dal solito per questo vitigno.
Il Deserto (Verdicchio dei Castelli di Jesi  D.O.C Classico Superiore): un nome che può intimorire per la sua contrapposizione con la vitalità della Natura dalla quale proviene, ma in realtà è dovuto al Monte che ospita i vigneti dell'azienda, il Monte Deserto, appunto! Tra i 3, sicuramente, il più "Verdicchio", in quanto la sua è un'espressione più classica dello storico vigneto marchigiano. Il colore, in questo caso, è quello inconfondibile del varietale, paglierino con le classiche acquarellate pennellate di verde, ma anche stavolta, i profumi sono il vero biglietto da visita di un vino che, ad ogni respiro lascia scoprire note di anice, mandorla, con accenni di succosa frutta matura. Un palato minerale, a tratti marino. Un bel mix di struttura e slancio.
Il Marika (Verdicchio dei Castelli di Jesi  D.O.C Classico Superiore): dulcis in fundo... il vino più estroso ed originale dell'azienda, a mio parere, quello che di più ne contraddistingue la costruttiva dualità fra l'indole creativa dell'Artista Pierluigi e l'equilibrio delle "donne di casa Socci". Un nome scelto perché "suonava bene" scherza Pierluigi di fronte all'ispiratrice del vino,  facendo trasparire che dietro ogni battuta rivolta alle sue "bimbe" in realtà c'è un Amore sfrenato ed ampiamente ripagato dalla grande unione che c'è all'interno di questa "Wine Family".
Anche "Lei" con tappo a vetro, nell'elegante bottiglia renana che nel tempo è cresciuta in altezza, come credo sia giusto per una novità nata solo nel 2009, ma che ha già dimostrando costanza nel tempo, grande maturità e personalità. Un Verdicchio che, grazie alla criomacerazione (o crioestrazione) vede il suo spettro organolettico aprirsi maggiormente e dismettere quel velo di timidezza iniziale che spesso di può riscontrare nei grandi bianchi di questa terra. E' un vino suadente, dotato di grande femminilità, che affascina per le linee sinuose che attraversando la bottiglia arrivano sino al calice, per poi stupire con note solari di cedro, tanto inattese quanto apprezzate. Una buona acidità è il segreto per rendere questo assaggio longilineo e profondo. Il vino perfetto da bere "meriggiando", ma tutto fuorché pallidi e assorti.
Poi ci sono i nuovi nati, ovvero i due metodo classico di casa Socci: Ousia e il PeterLuis.

Ousia è il Metodo Classico dell'Azienda Vitivinicola Socci, che io ho visto crescere, fino ad arrivare agli attuali 30 e in edizione limitata a 50 mesi sui lieviti ed alla scelta di uscire con un millesimato dosaggio zero che, se pur non possa essere inserito in etichetta, viene da sole uve Verdicchio come tutti i Vini della Cantina Socci.
Il nome (che deriva dal greco οὐσία) è nato per caso, grazie ad un'intuizione di Marika Socci e racchiude in sè tutta l'essenza di un Vino che vuole davvero essere solo e soltanto ciò che è, senza se e senza ma, con grande identità territoriale e varietale, ma senza rinunciare ad un'eleganza che sin dalla presboccatura confermava le mie convinzioni riguardo le potenzialità del Verdicchio nella spumantizzazione Metodo Classico. Vi dirò di più, sono convinto che i 30 mesi siano perfetti per poter mantenere degli equilibri che hanno, almeno in questo caso specifico, raggiunto l'apice in questo periodo.

Cosa c'entro io con Ousia?!? Niente! O meglio, non ho nessun merito a riguardo, in quanto il lavoro è stato tutto fatto dalle vocate vigne che l'Azienda Socci vanta nello splendido "Cru" di Monte Deserto e della stessa famiglia Socci che nella persona di Pierluigi (coadiuvato dall'enologo Sergio Paolucci) ha saputo realizzare un piccolo grande sogno, quello di fare un grande Metodo Classico base Verdicchio oltre alle sue altre 3 etichette di Verdicchio fermo dalle sfumature più peculiari.
Eppure, in questo Vino c'è un po' di me e lo troverete nella retroetichetta, che solo e soltanto persone a cui tengo così tanto avrei potuto firmare, in quanto mi è capitato altre volte di contribuire alla realizzazione di testi per delle Cantine, ma ho sempre preferito che il merito restasse tutto ai produttori, perché sono loro che hanno creato quello di cui io posso solo umilmente scrivere e che spesso con le mie parole non riesco neanche minimamente ad onorare.
ousia verdicchio
Il PeterLuis nasce, invece, dall'esigenza di avere in linea uno spumante metodo classico ben fatto, ma con una sosta più breve sui lieviti (18 mesi) che potesse arrivare a scaffale e sulle tavole prima dell'uscita dell'Ousia. Si tratta di una mossa vincente per una piccolissima azienda che ora può contare su un metodo classico più strutturato e importante e uno dai profumi meno intaccati dai lieviti e con una beva più agile e disimpegnata, senza prescindere l'eleganza e la finezza tipiche dei vini Socci.
marika socci
Una famiglia che per me valeva molto sin dai primi incontri e che sono lieto vedere sempre più apprezzata dagli amanti del Verdicchio e non solo!


F.S.R.
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