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lunedì 25 febbraio 2019

La mia Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano - Considerazioni e migliori assaggi

L'Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano è terminata da pochi giorni e, per quanto l'impulso di scrivere di getto alcune considerazioni sui vini assaggiati e sulla situazione globale della denominazione fosse forte, ho deciso di attendere il mio rientro dalle anteprime toscane per riordinare i miei pensieri a riguardo.
Prima di indicarvi i vini che mi hanno colpito di più durante la sessione d'assaggio dell'ultima anteprima del Nobile vorrei condividere con voi alcuni spunti di riflessione.
anteprima nobile montepulciano 2019
Il primo riguarda l'eterna ed erronea comparazione fra Montepulciano e Montalcino, territori profondamente differenti in termini pedoclimatici e denominazioni altrettanto diverse in termini di disciplinare.
Parlo di “erronea comparazione” perché questo paragone viene portato avanti da anni in maniera trasversale dalla stampa ai produttori stessi che non si rendono conto che così facendo sviliscono la propria rinomata storia, l'unicità dei propri vini e, soprattutto, l'identità del proprio territorio.
E' un momento particolarmente delicato per questo antichissimo vino che vanta una storia ricca di riconoscimenti e primati e che è stato tra i primissimi a potersi fregiare della DOCG in Italia. Una fase difficile da comprendere ma che sta portando ad un certo fermento tra le realtà poliziane con la nascita di associazioni tra produttori – parallele e non in contrasto con il Consorzio (vedi Vignaioli Montepulciano) - e una palese voglia di tornare ai vecchi fasti o, ancor meglio, trovare la strada per raggiungerne di nuovi.
Una delle problematiche di fondo, per il Vino Nobile di Montepulciano, è sempre stata la grande variabilità tra le singole interpretazioni di vigna e di cantina, con vino frutto di assemblaggi che – come da disciplinare – possono spaziare dal Sangiovese (Prugnolo Gentile) in purezza a blend di Sangiovese (minimo 70%) e altri vitigni autoctoni ed alloctoni autorizzati.
Una mancanza di omogeneità che, specie in un'anteprima come quella appena terminata, rischia di fuorviare palati e mercati e di non permettere una collocazione identitaria dei vini prodotti nell'areale di Montepulciano. Eppure, secondo me, questo è il momento migliore per fare un passo indietro e cercare di guardare la situazione odierna in maniera distaccata. E' il momento di fare una media ponderata fra gli errori fatti in passato e le scelte azzeccate, togliendo gli estremi e lavorando sulle soluzioni più sensate per trovare un'identità che per forza di cose non può essere varietale, bensì territoriale.
E' proprio il territorio che può e deve fare la differenza, in quanto matrice identitaria unica e potente, capace di veicolare l'originalità del Vino Nobile di Montepulciano in ogni sua sfumatura. Valorizzare le singole vigne e l'uvaggio classico toscano e utilizzare gli internazionali per degli IGT non necessariamente di second'ordine, potrebbe essere una delle strade percorribili, in quanto si permetterebbe al territorio di esprimersi in maniera nitida sia attraverso la tradizione che attraverso l'incidenza su vitigni allevati in tutto il globo e, per questo, più semplici da comprendere ad ogni latitudine nella caratterizzazione che i vari terroir poliziani possono dare.

Ecco gli assaggi più convincenti di quest'ultima Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano:
migliori vino nobile montepulciano

Vino Nobile di Montepulciano - Anteprima annata 2016

Fattoria della Talosa - Alboreto - un vino che delinea in maniera netta un cambio di marcia da parte dell'azienda, teso a privilegiare le peculiarità più sincere del Sangiovese mantenendo integra una buona acidità e cercando la minima incidenza dell'affinamento, che deve, però, operare al meglio sulla levigatura del tannino. Annata rispettata a pieno.

Il Molinaccio - "La Spinosa" - Una piccola azienda che continua a trattare il Sangiovese in maniera che, provocatoriamente, definirei anomala per il terroir poliziano. Anche stavolta il Molinaccio è riuscito a portare in bottiglia un vino armonico, dalla beva dinamica e con una trama tannica fitta e per nulla frenante.

Le Bèrne - un'interpretazione classica del territorio, con un nitido equilibrio fra struttura e acidità. Un Nobile contemporaneo con il fascino dei vini che furono. Anche per questa 2016 la mia aspettativa riguardo l'agilità di beva è stata soddisfatta.

De' Ricci - un vino che rende onore al cambio di rotta effettuato qualche anno fa in vigna e in cantina, confermando integrità e pulizia in questo Nobile dall'ottimo abbrivio. Siamo sulla strada giusta.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva - Anteprima annata 2015

Croce di Febo "Amore mio" - Un'annata che aveva tutto e rischiava solo di dare "troppo"! Fondamentale, quindi, il lavoro garbato ed attento di chi sa cosa fare e, soprattutto, cosa non fare. La matrice strutturale e la trama tannica sono ancora agli albori dell'integrazione, ma l'equilibrio fra le componenti dure e morbide si palesa già in maniera lampante. Come per tutti i vini di Croce di Febo, anche in questo caso il vetro accompagnerà l'evoluzione di questa Riserva fino al suo apice che toccherà vette forse mai toccate da questa realtà.

Il Molinaccio "La Poiana" - Anche in questo caso mi ritrovo nel calice un vino in cui le sensazioni attuali e le intuizioni riguardo la sua prospettiva devono necessariamente confluire in un'unica valutazione. E' una Riserva e in quanto tale deve ancora compiere il suo percorso di armonizzazione in bottiglia, ma non è difficile comprenderne le caratteristiche che rendono La Poiana un riferimento per l'intera denominazione da qualche annata a questa parte: equilibrio fra corpo e dinamica, profondità e lunghezza. Doti che permettono a questa Riserva di puntare dritta verso l'eleganza, senza rischiare di incappare in ruvidi ostacoli tannici o supponente opulenza.

Vino Nobile di Montepulciano varie annate presentate in degustazione (stampa) e ai banchi d'assaggio

Contucci "Pietra Rossa" 2015 - Un Nobile capace di coniugare al meglio forza e slancio, potenza ed eleganza. E' la mineralità a fare da marcatore ad un sorso che entra ampio e si distende con grande profondità. Fitto il tannino e lungo il finale saporito ed ematico.

Poliziano "Le Caggiole" 2015 - Una realtà che da un po' non riusciva a stupirmi con i suoi vini di sicura precisione e piacevolezza. Poi arriva lui, il nuovo vino del cru che latitava da 20 anni. Un Nobile che sprizza classe da tutti i pori, minerale, fresco, dinamico, ma per nulla esile. Un sorso instancabile come difficilmente ne ho trovati in questa denominazione. La speranza è che questa espressione così garbata e fedele del terroir poliziano funga da benchmark per l'azienda e per l'intero areale perché è questa la dimensione più opportuna del Nobile, ovvero quella che possa renderlo apprezzabile nella sua fine armonia sin dal principio ma che, al contempo, lasci auspicare un grande potenziale evolutivo.

Boscarelli "Costa Grande" 2015 - Uno dei due più recenti vini da singola vigna della storica azienda di Montepulciano, capace di esprimersi al meglio in un'annata che, per quanto ottimale, poteva rischiare - specie in questo vigneto - di eccedere in struttura e peccare di freschezza. Ho trovato, invece, un sorso equilibrato che, anticipato da un naso coerente col varietale e con lo stato "primordiale" dell'evoluzione di questo vino, entra ampio ma sa distendersi con disinvoltura. Il tratto tannino è fine e ben definito.

La Talosa "Selezione Filai Lunghi" 2015 - Un'annata che dona molto a questa selezione base Sangiovese, che rappresenta l'identità di un'azienda che sta in pochi anni ha dimostrato di voler puntare ad interpretazioni sempre più fedeli ed eleganti del proprio terroir. Una vigna che permette di mantenere integra una buona acidità, nonostante la forza impressa al sorso di questo vino. Un'armonia organolettica già ben bilanciata che vede solo la texture tannica chiedere ancora un po' di doverosa pazienza per un'adeguata integrazione. 

Podere Casanova "Settecento" 2015 - Mi piace vedere questo vino come un primo step dal quale partire per un'interpretazione del Sangiovese più sottratta e meno opulenta. Una cifra stilistica in divenire, quella di questa giovane realtà (così come la conosciamo oggi), che con questo Nobile sembra puntare verso un'eleganza suadente, orgogliosa, fiera ma non ostentata. Se la 2016 avrà (come spero) quel quid in più di slancio fresco e dinamico, questa referenza potrebbe rappresentare il degno secondo step verso il Sangiovese che vorrei.

Tiberini "Vigneto Fossatone" Riserva 2012 - Un esempio lampante di quanto al Nobile serva bottiglia, specie se prodotto in vigne come questa. La forza espressiva di questo vino e l'integrità delle sue componenti è impressionante. La complessità aromatica raggiunta non pregiudica la possibilità di scorgere ancora segni dell'annata nella maturità ottimale del frutto. Il sorso è pieno e deciso nell'incedere. Lungo il finale dalla trama tannica ottimamente cucita dal tempo.

Montemercurio "Damo" 2012 - L'espressività del Damo paga anche in questa edizione dell'Anteprima in cui - devo ammettere - i picchi positivi sono stati notevolmente maggiori rispetto agli anni passati. Un vino che sa distinguersi per un raro connubio fra toni fruttati e sferzate minerali che fendono il sorso senza offenderne l'armonia. Corpo e tensione sono in un tale equilibrio da poter già delineare la peculiarità primaria del Damo: l'eleganza.

In conclusione posso affermare che annate come la 2015 e la 2016 (e in parte la 2012) abbiano favorito un livellamento qualitativo verso l'alto di tutta la denominazione, con una progressiva generale presa di coscienza che vede molti produttori sia storici che più "giovani" spingersi verso un'interpretazione sempre più territoriale e rispettosa del Vino Nobile. La forte vocazione internazionale indotta da mercati di riferimento e turismo locale (è importante ricordare che molte delle aziende di questa denominazione puntano sull'export e sulla vendita diretta ai turisti per lo più stranieri) sta piano piano trovando un suo equilibrio integrando espressioni fortemente rispettose della tradizione e dell'identità varietale/territoriale e, di conseguenza, i vini assaggiati risultano meno omologati e per nulla ridondanti. Un ulteriore balzo in avanti è stato fatto anche sulla beva che, pur vedendo i vini di questo areale sempre più "indietro" in termini di evoluzione (specie nel tannino), si dimostra più agile grazie ad una buona gestione dell'equilibrio fra struttura e acidità. Sarebbe sciocco aspettarsi vini "pronti" a Montepulciano, ma l'aver trovato in molte referenze una maggior dinamica rispetto agli anni passati, sin dall'anteprima, mi fa ben sperare. Tutto questo, ovviamente, non va a ledere la naturale prospettiva di longevità di questi vini.
Importante sarà valutare, nelle prossime annate, la risposta dei singoli pedoclimi (molto incideranno le altitudini) a questa  - passatemi la semplificazione - rinnovata voglia di Sangiovese e di tradizione.
Più avanti pubblicherò un approfondita disamina riguardo le scelte delle associazioni che si sono formate e dei singoli produttori che sembrano voler mostrare una necessità di graduale emancipazione dai vitigni internazionali e da conduzioni agronomiche e enologiche che rischiano di offuscare l'anima del Nobile di Montepulciano.

F.R.S.
#WineIsSharing

giovedì 21 febbraio 2019

Villa Montosoli - "E se la migliore espressione dell'annata 2014 prodotta a Montalcino non fosse un Brunello?" - Un vino destinato alla leggenda...

Il mio titolo non vuole di certo essere una provocazione, dato il grande entusiasmo che ho riversato in ogni parola scritta riguardo il Brunello 2014 da molti denigrato ma da me considerato in maniera più che positiva là dove capace di esprime le migliori attitudini di un'annata evidentemente difficoltosa ma sorprendente: finezza e agilità, eleganza e freschezza, pulizia ed equilibrio.
Il mio quesito serve solo a dare il là alla storia di un grandissimo vino, un racconto molto particolare, che in pochi appassionati e addetti ai lavori conoscono ma che, a mio modesto parere, rappresenta una potenziale futura "leggenda enoica" per Montalcino e non solo.

Parlo del vino Villa Montosoli della cantina Pietroso, una realtà di cui ho già scritto in passato (leggi qui), che dagli anni '70, grazie alla grande passione per la terra e il vino del viticoltore Domenico Berni - detto “Delfo” - produce vini di pregio in quantità limitata, senza snaturarne l'identità territoriale.
Oggi, a condurre l'azienda sono, il nipote di Delfo, Gianni Pignattai e suo figlio Andrea, enotecnico, che seguono tutte le fasi della filiera produttiva, affiancati dall’enologo Alessandro Dondi per quanto riguardi la parte enologica. La moglie di Gianni, Cecilia, si occupa della parte commerciale ed amministrativa e la figlia Gloria guida le visite aziendali. Una vera e propria realtà a conduzione familiare, come ce ne sono altre a Montalcino, ma con un affiatamento ed un'unità d'intenti rari.
Pietroso è una piccola azienda, che dispone di circa 5.5 ha di vigneti di proprietà coltivati, oggi, esclusivamente a sangiovese, che si trovano in quattro zone distinte e tra le più vocate del territorio di Montalcino ad altitudini dai 400mt slm ai 500mt slm ed oltre, con un ventaglio di esposizioni che permette di portare in cantina uve capaci di completarsi vicendevolmente al fine di trovare equilibri fondamentali per ottenere un grande vino.
Tra i vigneti di Pietroso, però, ce n'è uno di circa 1.5ha posto sulla sommità della collina di Montosoli a Montalcino in cui, fino a poco tempo fa, risiedevano vecchie viti (di oltre 40 anni) figlie di una viticoltura tradizionale nelle scelte d'impianto e nei varietali (oltre al Sangiovese erano presenti Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo ecc...). Una sorte di enclave caratterizzata da un pedoclima unico: suoli permeabili e drenanti, con un substrato di argille e marne siltose, calcari marnosi, calcareniti e brecciole, che gode di un microclima più fresco e con maggiori escursioni termiche rispetto agli altri versanti, pur vantando un'irradiazione ideale.
E' proprio di quella vigna e del vino da essa prodotta che vi parlerò oggi, perché quel vigneto e quel vino sono, a mio parere, appena entrati nella storia di Montalcino e mai dovranno essere dimenticati.
Il vigneto in questione è, ovviamente, quello che per anni è stato utilizzato per la produzione del "cru" Villa Montosoli, un vino unico nel panorama ilcinese contemporaneo.
La principale particolarità del Villa Montosoli è che si tratta di un IGT poiché non prodotto con sole uve Sangiovese bensì con l'uvaggio classico “chiantigiano”, storicamente presente anche a Montalcino come in molte altre aree della Toscana.
E' per questo che può, a tutti gli effetti, essere definito il “Brunello anni '70”, in quanto prodotto come lo si poteva produrre prima del cambio di disciplinare che ha imposto l'utilizzo del solo Sangiovese.

Da anni seguo questa realtà e il Villa Montosoli è sempre stato un vino capace di emozionarmi con il suo fascino d'altri tempi e la sua eleganza innata, ma soprattutto per la naturale vocazione a non risultare mai anacronistico e a rifuggire la noia in ogni singola annata, come a voler dimostrare che il passato, se interpretato con cognizione di causa e consapevolezza attuali, può e sa essere contemporaneo più degli approcci modernisti.
Un vino che nasce nel 2010 e che, quindi, ha attraversato nelle sue prime 4 annate di produzione stagioni buone e buonissime.
Eppure, a dimostrazione di quanto quella terra sia vocata, la causa scatenante di questo pezzo è il Villa Montosoli 2014, che in un'annata considerata da molti neanche meritevole della sufficienza, è stato capace di strappare dalle mie labbra parole che mai avrei pensato di poter pronunciare: 
“Il Villa Montosoli 2014 è, per me, il vino più buono prodotto a Montalcino nell'annata 2014.”

Sia chiaro, pur avendo assaggiato tutti i vini in anteprima e molti di quelli non presenti a Benvenuto Brunello, sarei ipocrita se non vi dicessi che questa affermazione è relativa al momento e che è scaturita in maniera così spontanea e incontrollabile da aver sorpreso persino me stesso. Credo, però, sia importante condividere impressioni e sensazioni così forti e sincere, specie se si spera che altri possano vivere la stessa esperienza, seppur in maniera personale e diversa.
Per quanto creda fortemente che la massima espressione odierna di Montalcino sia rappresentata dal Brunello e, quindi, dal Sangiovese in purezza, è pur vero che l'esperienza del passato e delle vecchie viti, specie in annate complesse come la 2014, è stata in grado di fare la differenza in maniera disarmante. Il tutto, ovviamente, grazie al grande garbo e al profondo rispetto di chi quelle uve le ha iper-selezionate e vinificate.

Un vino completo e complesso, che parla di Montosoli e di Montalcino, senza avere il timore di scomodare paragoni importanti e di avvicinare la naturale finezza e la forte e vitale espressività ad una concezione - permettetemi l'azzardata comparazione - borgognona del vino. L'annata fresca, per quanto piovosa, agevola proprio lo sviluppo di precursori più orientati ad aromi floreali in cui la rosa, non sempre presente nel Sangiovese, emerge quasi a voler confermare il parallelismo con i grandi vini base Pinot Nero. La bocca è tesa, longilinea, vibrante ma non lesina struttura e profondità di sorso. La trama tannica e la chiosa saporita e minerale rappresentano il marcatore territoriale che ti riporta a Montalcino... che ti riporta a Montosoli con la precisione di un gps.

Dopotutto, un caro amico, che vanta un'esperienza impareggiabile, sostiene da anni che Montalcino dovrebbe essere la “Borgogna” d'Italia e, se così fosse, Montosoli non potrebbe che esserne uno dei più vocati Grand Cru in un'ideale zonazione.
zonazione montalcino montosoli
Se ho deciso di dedicare questo pezzo al Villa Montosoli di Pietroso è, senza tema di smentita, per la coerenza con la quale si è espresso negli ultimi anni ma anche e, soprattutto, perché questo vino, così come lo abbiamo conosciuto, non esisterà più.
Qualche anno fa, infatti, Gianni e la sua famiglia hanno dovuto prendere un'arda decisione, ovvero quella di espiantare la vecchia vigna ormai segnata dal tempo e improduttiva, mettendo a dimora in quello stesso vocatissimo terreno barbatelle di solo Sangiovese che daranno origine a quello che sarà il cru di Brunello di Pietroso.
vigna montosoli pietroso
Nella mia ferma convinzione che in quel nuovo vigneto possa nascere qualcosa di profondamente identitario e qualitativamente eccellente, c'è il velo di nostalgia che solo chi ama il vino in maniera viscerale può provare. Mi accadde la stessa cosa quando Enzo Pontoni (Miani) mi disse che non avrebbe più prodotto il suo Calvari, in quanto quel leggendario vigneto da lui gestito in affitto era stato venduto ad altri produttori, impedendo così la produzione futura dell'omonimo cru di Refosco “Calvari”. Anche in quel caso la decisione era stata ponderata, in quanto Enzo non aveva interesse nell'acquistare un vigneto dal quale aveva già ottenuto la sua massima espressione e che da lì in poi non avrebbe più potuto essere all'altezza delle sue esigentissime aspettative. A differenza di ciò che è accaduto al Calvari, però, il terroir del Villa Montosoli, la sua vocazione e la sua anima restano a disposizione dell'azienda Pietroso e questo non può che rincuorare me e tutti gli amanti del buon vino.
Per tutto questo e per il semplice fatto di essere un vino unico nel suo genere il Villa Montosoli merita di essere definito un vino mitico e, mi piace pensare, che possa diventare un vino di culto per i veri appassionati che ai grandi e blasonati brand enoici preferiscono incessante, profonda e curiosa ricerca e liquide emozioni.
Unico problema, poche annate prodotte e pochissime bottiglie che non sono ancora state stappate in Italia e nel mondo.

Io non sono un collezionista e non vedo l'unicum rappresentato da questo vino come un motivo di investimento o un mero feticcio, perché - per me - ogni vino ha il fine ultimo di essere bevuto e lasciare qualcosa del suo passato, nella percezione presente e nel ricordo futuro. Non occorre conservarne bottiglie ma piuttosto stapparne e berne, perché l’unica cosa che può rendere qualcosa eterno è la sua memoria, l'emozione di un momento, le sensazioni di un calice. E' proprio grazie a questa forza eternatrice tanto cara a Dante è comune ad ogni forma d'arte come la poesia, la pittura, la scultura e, a mio modo di vedere, anche al vino che, anche se non sarà più prodotto, il Villa Montosoli sarà eterno.
villa montosoli 2015 pietroso
Detto questo, non ci resta che attendere l'uscita in commercio della 2015 (ultima annata prodotta) e di cercare le poche bottiglie rimaste delle annate precedenti.
Oltre, ovviamente, ad attendere con ansia il Brunello che nascerà dalla nuova vigna che godrà dello stesso identico pedoclima e del garbo del medesimo vignaiolo.




F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 18 febbraio 2019

I miei migliori assaggi a Benvenuto Brunello 2019 - Brunello 2014, Brunello Riserva 2013 e Rosso di Montalcino 2017

Si sta per concludere un'edizione di Benvenuto Brunello davvero interessante che vedeva in degustazione annate molto differenti e vini altrettanto intriganti per la loro attitudine a sorprendere.
Nello specifico ho avuto modo di assaggiare nella sessione stampa tutti i Brunello 2014 e i Rossi 2017 per poi dedicarmi nella seconda giornata al Brunello Riserva 2013 e ai vini di annate differenti presentati in anteprima per via di uscite ritardate e nella terza ai riassaggi dei vini che di più mi hanno colpito.
anteprima brunello 2014
Prima di passare alla lista dei vini e delle realtà che mi hanno piacevolmente colpito con le loro interpretazioni di Brunello, Rosso e Brunello Riserva è doveroso dare alcune indicazioni di massima sulle annate in degustazione:

- l'annata 2014 è stata caratterizzata da una media di temperature bassa con una quota importante di giornate piovose che hanno causato da un lato ingenti problematiche gestionali di vigna sin dalla fioritura, per poi mettere alla prova i produttori con una delle vendemmie più complesse e selettive degli ultimi 20 anni. La produzione è stata, complessivamente, del 30% in meno dell'annata precedente, arrivando a picchi del 50%. Eppure, chi ha saputo contenere al meglio le potenziali problematiche fitosanitarie e ha effettuare una buona e oculata selezione in vigna ha portato in cantina uve degne di divenire Brunello. Va detto che alcuni produttori hanno preferito non produrre Brunello in favore di rossi di alto livello e altrettanti non hanno prodotto i propri vini da “singola vigna” preferendo confluire le uve di diversi vigneti in un unico Brunello. In generale posso asserire che a mio parere il Brunello 2014 è nella media di gran lunga superiore alle aspettative di massa e ha confutato in maniera eclatante ogni prematura e ostinata denigrazione di un'annata difficile ma non impossibile, con un livello qualitativo medio alto e dei picchi notevoli per chi ama – come me- vini che al muscolo e alla struttura preferiscono slancio e finezza.

- L'annata 2017 è la perfetta antitesi della 2014, con temperature medie molto alte e una prolungata siccità. Il comun denominatore è stata, in generale, un'importante riduzione della quantità delle uve, garantendo però grappoli sani e ricchi in polifenoli. Questo andamento stagionale ha permesso ai viticoltori di non dover entrare in vigna troppo frequentemente, limitando i trattamenti al minimo. Importante a livello di conduzione agronomica è stata la gestione dell'apparato fogliare e la ricerca di un equilibrio vegetativo e produttivo che da un lato proteggesse le uve da scottature ed eccessi di concentrazione e maturazione e dall'altro non mandasse in stress la pianta. Molti dei Rossi di Montalcino assaggiati hanno dimostrato una buona armonia tra potenza e freschezza, mentre alcuni hanno ecceduto in materia e calore, ma la qualità media è comunque alta.

- L'annata 2013, invece, ha confermato l'omogeneità dimostrata già lo scorso anno con il Brunello di questa annata, mettendo in risalto le peculiarità zonali senza particolari cadute di stile e con picchi notevoli come non se ne assaggiavano da anni nel Brunello Riserva.

Ecco i miei assaggi più nitidi in ordine rigorosamente casuale, in quanto questa lista rappresenta una selezione e non una classifica. 

Brunello di Montalcino 2014

Baricci - Brunello di Montalcino 2014 - un inno alla tradizione espressa con la saggezza e la sincerità di un tempo ma al contempo con la consapevolezza tecnica odierna, capace di portare in bottiglia un'espressione pedissequa dell'annata assolutamente nitida. Un'identità inconfondibile

Cava d'Onice – Brunello di Montalcino 2014 - esiste la precisione chirurgica dei robot e il tratto impeccabile ma pieno di anima dell'artista artigiano. In questo caso siamo di fronte ad un vino che per pulizia e integrità fa pensare alla massima espressione della tecnica, ma al secondo sorso dimostra quanta anima sia instillata in ogni bottiglia di questo Brunello. In assoluto uno dei migliori assaggi per pulizia, completezza e dinamica di beva, di quelle che non annoiano mai.

Pietroso – Brunello di Montalcino 2014 - conoscere le proprie vigne e saperne interpretare il prodotto in maniera opportuna non sono due lati di una stessa medaglia che rare volte, però, appartengono allo stesso produttore. Questo vino dimostra quanto vigna e cantina possano e debbano lavorare all'unisono grazie alla competenza e alla sensibilità di chi il vino lo fa dalla vigna al bicchiere. Un'armonia olfattiva unica che fa da incipit ad un sorso che al puro muscolo preferisce una luminosa potenza espressiva portata avanti con uno slancio notevole e un finale profondo. La chiosa saporita e la trama tannica fitta e fine ne esaltano un'eleganza che non teme il tempo.

Il Marroneto – Brunello di Montalcino 2014 - anche in questa annata la personalità dei vini di Alessandro Mori marca in modo evidente uno degli assaggi più coerenti e in linea con il mio palato in termini di bilanciamento fra freschezza e strutturra e fra potenza espressiva e finezza. Un vino fine e slanciato, minerale e profondo ma per nulla esile o scarico. Prospettico.

Albatreti – Brunello di Montalcino 2014 - una delle realtà meno conosciute, eppure, tra i miei migliori assaggi ormai da 6 anni senza un solo passo falso. Coerenza artigiana e identità disarmante per un vino di vigna, che mette in risalto le potenzialità di questo territorio in cui, anche in annate difficili e senza grandi mezzi, si possono produrre dei piccoli capolavori.

Le Potazzine – Brunello di Montalcino 2014 - un vino completo, dal carattere inconfondibile che rende ogni vino di questa realtà ilcinese decisamente riconoscibile sin dal primo naso. Alla grande freschezza agevolata dall'annata e dall'altitudine dei vigneti questo vino abbina una buona struttura e una complessità in divenire. Un vino dalla sorprendente intensità.

Castello Tricerchi – Brunello di Montalcino 2014 - un'annata in cui questo vino non era certo di poter uscire così come ho avuto modo di assaggiarlo, ovvero come Brunello. Per fortuna è arrivato fino alla bottiglia, prima, e al mio calice, poi, così come abbiamo modo di assaggiarlo. Un corpo longilineo che non lesina una muscolatura e uno scheletro solidi, in grado di farti percepire l'annata nel suo slancio fresco e di farti comprendere i passi in avanti fatti da questa giovane e piccola cantina in pochi anni. Pulito.

Fattoria del Pino – Brunello di Montalcino 2014 - nell'annata in cui è il vignaiolo a fare la differenza Jessica Pellegrini ha dimostrato di conoscere le sue vigne e di saper portare in bottiglia questo rapporto simbiotico con la sua terra. Una 2014 che ti prende a schiaffi con guanti di velluto, capace di impressionare per la luminosità delle sfumature olfattive, spostate coerentemente più sul fiore che sul frutto, per poi affondare il colpo con una beva slanciata, dinamica e vibrante di vitalità. Ottima la timbrica tannica di un vino che sembra voler fare la voce grossa, ma in realtà sussurra versi di rara bellezza in grado di emozionare sin da ora.

Fattoi - Brunello di Montalcino 2014 - coerenza negli anni per una realtà che ha fatto del suo stile diretto, sincero e senza fronzoli un segno distintivo di vini sempre piacevoli e agili. E' proprio l'agilità alla beva che rende questo 2014 un Brunello da godersi sin da subito senza alcun ostacolo in termini di bilanciamento o tessitura.

Fulighi - Brunello di Montalcino 2014 - uno degli assaggi dall'impatto più netto, forte di una personalità ben delineata e di un ottimo bilanciamento fra acidità e struttura. Un vino per nulla scontato capace di abbinare alla forza espressiva una beva davvero agile e saporita.

Uccelliera - Brunello di Montalcino 2014 - un Brunello contemporaneo che strizza l'occhio alla tradizione, grazie ad un varietale pulito e con una ben dosata incidenza del legno. Un vino da bere per godere di questo impeto fresco e saporito, anche se non credo temerà il tempo grazie al suo nerbo.

Rosso di Montalcino 2017

La Mannella - Rosso di Montalcino 2017 - ottima interpretazione di un'annata calda e siccitosa che poteva portare in bottiglia un vino sovrastrutturato non in grado di adempiere al compito primario del Rosso, ovvero essere pronto e agile alla beva, conservando croccantezza e freschezza senza, per questo, rinunciare ad una buona prospettiva evolutiva.

Le Chiuse - Rosso di Montalcino 2017 - l'annata calda ha conferito struttura ma non ha abbattuto le acidità che coadiuvano il sorso nel suo sviluppo rettilineo attraverso una struttura importante ma non eccessiva. Intenso.

La Gerla - Rosso di Montalcino 2017 - espressione fedele dell'annata e del territorio che manifesta una buona armonia e un'estrema piacevolezza del sorso agile e lungo.

Croce di Mezzo - Rosso di Montalcino 2017 - tradizione portata avanti con pulizia a rispetto dalla vigna alla cantina che da origine ad un Rosso ricco ma per nulla eccessivo in maturazione o struttura. La buona e divertente dinamica del sorso lo rende un vino da bere senza alcuna remora.

Casisano - Rosso di Montalcino 2017 - continuano i netti passi avanti di questa realtà che negli ultimi anni mi ha colpito per la crescita in termini di qualità e pulizia. Questo Rosso potrebbe rappresentare il vero e proprio cambio di marcia in termini di identità varietale e territoriale per una cantina che ha la giusta mira.

Salvioni - Rosso di Montalcino 2017 - l'annata calda non ha reso le cose facili all'ultimo baluardo della storia di Montalcino ma, ciò nonostante, questo Rosso risulta essere coerente con lo stile "Salvioni" in termini di potenza espressiva e gustativa.

Pietroso - Rosso di Montalcino 2017 - insieme al Brunello 2014 ha permesso a questa piccola realtà di rappresentare un riferimento su tutta la "linea" in questa edizione di Benvenuto Brunello. Intensità, freschezza di frutto e di sorso, con una notevole profondità. Assaggio che gioca con forza e leggerezza in maniera magistrale. 

Baricci - Rosso di Montalcino 2017 - un intramontabile classico che proprio per questo potrebbe essere maggiormente esposto alla delusione delle aspettative. Eppure, questo è stato il primo rosso a entrare nella mia mente e nei miei appunti in questi 3 giorni di metodici assaggi e riassaggi.
Un Rosso che non aspira ad essere un Brunello perché consapevole di aver preso una strada differente ma non per questo inferiore in termini di qualità.

Caprili - Rosso di Montalcino - un rosso che svolge a pieno il suo compito, in maniera serena ma non scontata, manifestando sin dal primo naso la sua attitudine alla beva fresca e agile anche in un'annata così calda e secca.

"Bonus wine"

Ragnaie - Rosso di Montalcino V.V. 2014 - un vino dalla straordinaria complessità che ha goduto dei vantaggi del rosso nei confronti del Brunello in un'annata delicata come la 2014, ovvero meno legno e più bottiglia. Intensità, profondità e dinamica uniche. Grande vino a prescindere dalla denominazione.

Brunello Riserva 2013

Terre Nere - Brunello di Montalcino Riserva 2013 - straordinaria compostezza per un vino che dismette i panni del calice timido in pochissimi istanti. Molto buona la sensazione fresca e balsamica, tessitura tannica decisamente fine e un'inconfondibile chiosa ematica, ferrosa, a tratti vulcanica.

Tiezzi - Vigna Soccorso Riserva 2013 - identità di vigna rispettata come sempre, per un vino simbolo della viticoltura e dell'enologia di Montalcino. Ottimo equilibrio e prospettiva evolutiva disarmante per una Riserva sensata e molto ben concepita.

Sanlorenzo - Bramante Brunello di Montalcino Riserva 2013 - ho deciso di segnalarla perché questa riserva per me - che notoriamente non sono un grande amante delle riserve ilcinesi - ha un valore aggiunto dato dalla sua capacità di avermi catturato dopo un assaggio di grande nitidezza come il Brunello 2014 dello stesso Luciano Ciolfi. Un naso che sta evolvendo in modo lento, con un tratto netto e ben definito. Il sorso è slanciato, forte, impegnato sia nel tannino fitto e prospettico che nella lunghezza a dir poco notevole. Uno dei migliori vini prodotti da questa realtà da quando la conosco.

Gianni Brunelli - Brunello di Montalcino Riserva 2013 - la timidezza di alcune riserve cede il posto ad un'apertura garbata, elegante, complessa capace di mantenere ancora integra la componente fruttata e floreale, aggiungendo sfumature balsamiche. Sorso completo, netto, dall'incedere sicuro e per nulla titubante. La trama tannica è esemplare.

Sesti - Phenomena Brunello di Montalcino Riserva 2013 - grande personalità per questo vino che raramente non è stato in grado di catturare la mia attenzione e il mio gusto attraverso un fare educato ma, al contempo, deciso e passionale. Un vino, inizialmente, introverso capace di grandi exploit espressivi dopo pochi respiri a pieni polmoni.

Canalicchio di Sopra - Brunello di Montalcino Riserva 2013 - precisione e passione si incontrano in un vino cesellato con fare attento, consapevole ma profondamente rispettoso. Una vera Riserva capace di farti percepire, oggi, la sua qualità e le sue impressionanti capacità e prospettive evolutive.

Il Marroneto - Madonna delle Grazie Brunello di Montalcino Riserva 2013 - ho avuto modo di assaggiarlo in due occasioni e in entrambe il risultato è stato lo stesso: emozione. Emozione derivata dalla palese sensazione di avere nel calice qualcosa di unico e di fortemente collegato alla vigna e all'interpretazione che di essa Alessandro Mori ci sa regalare. La prima annata della versione Riserva di questo vero e proprio "cru" del Brunello ha subito stupito per la coerenza con la cifra stilistica espressa dal gioco di squadra vigna-uomo sia in termini di complessità e pulizia che di precisione di sorso e profondità di slancio, con una trama tannica magistrale.

È stato interessante assaggiare anche i Rossi 2016 (delle aziende che non hanno ancora imbottigliato il 2017) che hanno confermato in toto la grande prospettiva di un'annata tra le migliori che si ricordino a Montalcino. Segnalo fra tutti l'Ignaccio del Marroneto e i Rossi di Lambardi, Sanlorenzo e Fattoria del Pino.



F.S.R.

#WineIsSharing

mercoledì 13 febbraio 2019

La mia PrimAnteprima - Territori e cantine da tenere in grande considerazione

Quest'anno le mie anteprime toscane iniziano con PrimAnteprima, l'anteprima collettiva dei seguenti Consorzi: Carmignano, Colline Lucchesi, Maremma Toscana, Montecarlo di Lucca, Montecucco, Orcia, Pitigliano e Sovana, Terre di Pisa, Val di Cornia e Valdarno di Sopra.

Qualcuno l'ha definita con ironia come "l'anteprima degli areali minori del vino toscano", mentre io la vedo come un'occasione davvero interessante per focalizzarsi su territori in grande crescita, per nulla parchi di eccellenze. 
anteprima consorzi toscani vino
E' indubbio che esistano areali e denominazioni più note e più blasonate in Toscana, ma è altrettanto indiscutibile la storicità e la vocazione di molti di questi territori in cui esiste ancora un plus per scribacchini del vino curiosi e vogliosi di essere stupiti: la scoperta.

Se è vero, infatti, che nei miei viaggi enoici degli ultimi 13 anni ho toccato ognuno di questi areali è anche vero che non avevo avuto mai modo di comparare in maniera così "comoda" e "rapida" i vini delle varie aziende dei singoli areali, confrontandomi, in parte, con i produttori e/o i tecnici presenti a PrimAnteprima.
E' proprio per poter avere un confronto diretto con gli esponenti dei vari territori che ho preferito dedicarmi maggiormente agli assaggi ai desk dei consorzi piuttosto che degustare i vini nell'area dedicata alla stampa con servizio sommelier, avulso dal contatto con i produttori.
Per correttezza, ammetto di non aver avuto il tempo materiale di dedicare a tutti i consorzi gli assaggi e le attenzioni che avrebbero meritato e per questo mi concentrerò su 6 areali in particolare che credo possano rappresentare terreno fertile per nuove scoperte e per grandi conferme per molti di voi:


- Maremma Toscana

- Orcia

- Valdarno di Sopra

- Carmignano


Proprio per la possibilità di confrontarmi direttamente con i referenti di molte delle aziende presenti in degustazione, vorrei segnalarvi zona per zona, le singole cantine piuttosto che gli assaggi che mi hanno colpito di più, in quanto credo che in questi territori, ancor più che in altri, l'interesse debba essere riferito ai grandi passi in avanti fatti in termini di conduzione agronomica e enologica da parte dei produttori. E' grazie ad un approccio sempre più rispettoso e accorto, che il livello qualitativo, l'identità dei vini e la percezione degli interi areali si sta livellando verso l'alto.

Eccovi le cantine che mi hanno colpito di più attraverso gli assaggi fatti a PrimAnteprima:

Montecucco:
Salustri;
Poggio Stenti;
Basile;
Peteglia;
Podere Montale;
Montenero;
Poggio al Gello.

Maremma Toscana:
Ribusieri;
La Biagiola;
Le Sode di Sant'Angelo.

Orcia: 
Podere Albiano;
Poggio Grande;
Marco Capitoni;
Campotondo. 

Valdarno di Sopra:
Il Carnasciale;
La Salceta;
Petrolo;
Villa Le Vigne;
Podere La Madia;
Az. Agr. Vannucci Alessio;
Terra Etruria.

Terre di Pisa:
Tenuta di Ghizzano;
Podere la Chiesa;
Fattoria Fibbiano;
Castelvecchio;
Giusti & Zanza;
Badia di Morrona.

Carmignano:
Piaggia
Capezzana;

Per quanto riguarda gli altri consorzi, ovvero  Colline Lucchesi, Montecarlo di Lucca, Pitigliano e Sovana e Val di Cornia mi riprometto di organizzare delle sessioni d'assaggio con i singoli consorzi e di tornare presto in vigna e in cantina in questi areali che stanno, a loro volta, mostrando una rinnovata consapevolezza dei propri mezzi attraverso interpretazioni territoriali sempre più interessanti.
Per me è fondamentale poter dedicare il giusto tempo e la giusta attenzione a ogni assaggio e a ogni produttore o vignaiolo che ho modo di incontrare e credo di aver approcciato nella maniera più opportuna - per me - questa edizione di PrimAnteprima in quanto me ne torno a casa con, da un lato, conferme riguardo territori sui quali mi sono focalizzando molto negli ultimi anni e, dall'altro, con spunti di ricerca che non mancherò di seguire e approfondire da qui in avanti riguardo quei territori che meritano sicuramente maggiore attenzione.
Un plauso, in fine, a quei consorzi virtuosi che negli ultimi anni sono riusciti a fare fronte comune in termini di sostenibilità e rispetto dalla vigna al bicchiere. Credo fortemente che quello della sostenibilità a 360° non sia soltanto un messaggio importantissimo per il vino italiano odierno ma che possa anche risultare un percettibile e tangibile valore aggiunto per ogni aziende, specie in contesti in cui il "brand" territoriale non ha ancora una valenza adeguata.

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 12 febbraio 2019

Only Wine Rosé - Un'area interamente dedicata ai Rosati all'Only Wine Festival

La stagione degli eventi enoici 2019 è iniziata con le Anteprime ma sarà aprile il mese più importante per il sottoscritto con un 1-2 di grande spessore e impegno. Parlo del Vinitaly che mi vedrà coinvolto in alcune importanti degustazioni e, soprattutto, del mio caro Only Wine Festival che, anche quest'anno, mi vedrà impegnato nella selezione di alcuni dei migliori produttori italiani.
L'Only Wine Festival è da anni il salone dei giovani produttori e le realtà di nicchia italiane e straniere e questo lo ha reso, sin dal principio, l'evento enoico più in linea con i focus di questo wine blog.
area rosati only wine blogger saverio russo
Dall'anno scorso, però, la mia partecipazione prevede un ulteriore spunto di ricerca che cambierà di edizione in edizione, ovvero la realizzazione di un'intera area tematica dedicata all'interno del più grande evento di vino del Centro Italia.
Quest'anno la mia area tematica sarà dedicata ai vini rosati fermi italiani e coinvolgerà oltre 20 produttori e vignaioli che presenteranno in degustazione solo e soltanto i loro vini rosati e daranno modo a tutti i winelovers e agli addetti ai lavori presenti all'evento di confrontarsi con espressioni territoriali e varietali differenti declinate in “rosa”. Una scommessa che ho deciso di accettare in quanto certo di poter portare nei saloni dei suggestivi palazzi storici di Città di Castello una serie di vini rosati di qualità e dalla spiccata identità.
All'interno del progetto delle aree tematiche saranno contemplate due degustazioni che vi permetteranno di assaggiare alcuni dei vini selezionati e di approfondire la conoscenza della tecnica di vinificazione di vini che stanno avendo sempre più successo anche in Italia.
La mia scelta è stata quella di focalizzare la ricerca su cantine e vini non scontati, capaci di rappresentare un valore aggiunto per l'intero evento e di dare spunti di riflessione a chi verrà a degustare all'Only Wine Rosé.

Eccovi la lista delle cantine che ho selezionato per l'area "Only Wine Rosé":

1.Marinu - Cantina Berritta – Sardegna;

2.Cistus - Cantina Daino – Sicilia;

3.Vurrìa -.Cantina Di Giovanna – Sicilia;

4.Granatù - Cantina Casa Comerci – Calabria;

5.Rosato - Cantina Petracavallo – Puglia;

6.Speziale - Cantina Trullo di Pezza – Puglia;

7.Cerasa & Mjere - Cantina Michele Calò & Figli – Puglia;

8.Petriera Rosé - Cantina Catabbo – Molise;

9.Costacielo Rosato - Cantina Lunarossa Vini e Passione – Campania;

10.Malgrè - Cantina Tenuta Scuotto – Campania;

11.Cesaruolo d'Abruzzo - Cantina Di Sipio – Abruzzo;

12.Cybelle - Cantina Vini Raimondo – Lazio;

13.Rosa di Montacuto - Cantina Moroder – Marche;

14.Via Rosa - Cantina Colognola – Marche;

15.La Bisbetica - Cantina Madrevite – Umbria;

16.Petalo di Rosa - Cantina Tenuta Casali – Emilia-Romagna;

17.Rosè & Le Cicale - Cantina Fattoria Sardi – Toscana (Lucca);

18.Versì in Rose & Miraly - Dal Cero Tenuta Montecchiesi - Toscana (Cortona);

19.Rosa del Castagno - Fabrizio Dionisio - Toscana (Cortona);

20.Millaria - Cantina Montenero – Toscana (Montecucco);

21.Osato - Cantina La Salceta – Toscana (Valdarno di Sopra);

22.Rosantico - Cantina Podere di Pomaio –Toscana (Arezzo);

23.Rosatico - Cantina Poggio al Grillo – Toscana (Bolgheri);

24.BonBonBio - Cantina Croce di Febo – Toscana (Montepulciano);

25.L'Amore - Jurij Fiore e Figlia – Toscana (Chianti Classico);

26.Suasì - Cantina Deltetto – Piemonte (Roero);

27.La Grazia -Cantina Delsignore – Piemonte (Gattinara);

28.Rosato - Cantina Le Grain – Valle D'Aosta;

29.Bardolino Classico Chiaretto - Bigagnoli Wines – Veneto.


ACQUISTA QUI IL TICKET PER PARTECIPARE ALLA DEGUSTAZIONE DEL 27 APRILE QUI -> https://ticketitalia.com/
degustazione rosé
ACQUISTA IL TICKET DELLA DEGUSTAZIONE DI DOMENICA 28 APRILE

Oltre alla mia area tematica interamente dedicata ai rosati, non mancherà la selezione di interessanti produttori di nicchia provenienti da areali tra i più vocati e rinomati al mondo come Champagne, Borgogna, Mosella ma anche realtà di Spagna, Croazia e Slovenia. A curare la selezione sarà Luca Martini.
Ci tengo a ricordare che, oltre a poter assaggiare tutti i vini in loco (da quest'anno con degustazione libera e senza il ticket per il singolo assaggio), sarà possibile acquistare le bottiglie che vi avranno colpiti di più direttamente dai produttori durante tutto l'arco della manifestazione.
onlywinefestival

Trovate maggiori dettagli riguardo il programma della manifestazione e l'accesso alle degustazioni qui: www.onlywinefestival.it.

sabato 9 febbraio 2019

Il Romagna Sangiovese Doc

Come sapete, sin dalla nascita di questo Wine Blog ho scelto di non scrivere per altri "contenitori", online e non, se non in rarissime occasioni in cui mi è stata concessa massima libertà di espressione. Questo perché, per me, è fondamentale poter portare avanti la mia idea di comunicazione enoica senza condizionamento alcuno, specie se il tema dei miei scritti è il territorio.
E' proprio per il rispetto dimostrato nei confronti del mio pensare e del mio scrivere che ho accolto con estremo piacere la richiesta del Consorzio Vini di Romagna riguardo la possibilità di pubblicare un mio pezzo nel proprio portale che avesse come soggetti il Romagna Sangiovese Doc e il suo areale di produzione.
romagna sangiovese vino doc
E' stato davvero interessante poter riprendere in mano la zonazione dell'areale del Romagna Sangiovese Doc con le sue MGA e le relative diverse espressioni territoriali di vigna in vigna, di calice in calice.
Un territorio vasto che va da nord-ovest a sud-ovest, toccando trenta diversi comuni della provincia di Ravenna (Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme) e di quella di Forlì-Cesena (Bertinoro, Borghi, Castrocaro Terme, Terra del Sole, Cesena, Civitella di Romagna, Dovadola, Forlì, Forlimpopoli, Galeata, Longiano, Meldola, Mercato Saraceno, Modigliana, Montiano, Portico San Benedetto, Predappio, Ronco San Casciano, Roncofreddo, Santa Sofia, Savignano sul Rubicone, Sogliano al Rubicone, Sorbano-Sarsina, Tredozio).


Le sottozone riconosciute (menzioni geografiche aggiuntive), però, sono “solo” 12; Serra, Brisighella, Marzeno, Modigliana, Oriolo, Castrocaro, Predappio, Bertinoro, Meldola, Cesena, San Vicinio e Longiano. Dei "cru" capaci di incidere radicalmente sull'espressione dei singoli vini, caratterizzandoli con peculiarità organolettiche riconoscibili e riconducibili alla singola area grazie a terreni, altitudini e micro-climi differenti.

Nel mio articolo tratto 5 punti focali:
- Il Sangiovese come varietale; 
- Il Romagna Sangiovese Doc;
- Il territorio/areale di produzione con le sue sottozone;
- Il clima e il pedoclima;
- Il Romagna Sangiovese oggi.

Vi invito, dunque, a leggere l'articolo completo su www.consorziovinidiromagna.it, nella speranza che possa incuriosire molti di voi rispetto a questo interessantissimo territorio che negli ultimi anni ha manifestato un netto cambio di marcia in termini di qualità dalla vigna alla cantina, portando nel mio calice vini sempre più puliti, armonici e, soprattutto, identitari, specie in alcune sottozone.


Colgo l'occasione per segnalarvi, anche, l'anteprima dei vini di Romagna, giunta alla sua quattordicesima edizione: Vini ad Arte.

Il 17 e 18 febbraio il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (RA) potrete assaggiare in anteprima i Romagna Sangiovese Riserva 2016 e le nuove annate degli altri vini del territorio.


F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 6 febbraio 2019

Degustazione Trasversale del Verdicchio "Stellare"

Anche quest'anno è arrivato il momento di raccontarvi la mia consueta degustazione trasversale del Verdicchio”. Per chi non avesse ancora avuto modo di conoscere questo annuale appuntamento dedicato al vitigno principe della mia terra natìa, la trasversale del Verdicchio* non è altro che una degustazione alla cieca di alcune delle più interessanti referenze da me incontrate e selezionate durante i 12 mesi antecedenti alla data del tasting. Il fine è quello di evidenziare lo stato dell'arte di quello che anno dopo anno si sta dimostrando il vitigno a bacca bianca di riferimento delle Marche e – permettetemi di dire – d'Italia per qualità diffusa e picchi d'eccellenza in termini di eleganza e longevità, propri a pochissimi vini bianchi nazionali e internazionali.
degustazione verdicchio trasversale vino
Quest'anno la Trasversale mi ha permesso di riunire attorno al Verdicchio personalità di alcuni dei più importanti comparti enoici, con lo scopo di comprendere e di valutare la percezione dei vini da me selezionati e delle potenzialità del vitigno in maniera profonda e da diversi punti di vista.
Hanno preso parte alla mia degustazione sommelier e maitre di alcuni dei più importanti ristoranti stellati italiani, direttori commerciali di note distribuzioni di vino, enologi di fama, colleghi media e appassionati degustatori.
Il mio obiettivo è stato quello di mettere allo stesso tavolo una serie di personalità che stimo ma che non necessariamente avessero una percezione positiva del Verdicchio o ancor meno ne conoscessero così a pieno le molteplici interpretazioni e sfaccettature.
Prima di elencarvi i migliori assaggi emersi da una media ponderata delle mie valutazioni e dai riscontri imparziali dati dai vari degustatori, ci terrei a condividere con voi la sintesi, punto per punto,delle impressioni condivise tra un assaggio e l'altro che reputo interessanti spunti di riflessione:
“Non mi aspettavo di trovarmi di fronte ad una realtà così vasta e con interpretazioni così peculiari e identitari”;
“Il Verdicchio ha manifestato nella quasi totalità degli assaggi caratteri di pulizia e piacevolezza notevoli”;
“Nell'era dei vini verticali e minerali alcuni dei Verdicchio assaggiati oggi si pongono come potenziale riferimento per gli appassionati bianchisti italiani e internazionali”;
“Il Verdicchio mostra una qualità media elevata, ma ancora picchi solo parzialmente esplorati”;
“Il prezzo medio dei vini degustati non rende onore alla qualità dei vini e rischia di abbassare aspettative e percezione di vitigno e denominazioni coinvolte su larga scala”;
“Dopo aver assaggiato le annate in commercio, la possibilità di degustare spumanti metodo classico e Martinotti, passiti e annate vecchie ha evidenziato l'estrema duttilità e l'indiscusso potenziale di longevità del vitigno e dei vini da esso prodotti in entrambe le denominazioni”.

Questi sono solo alcuni dei punti focali del dibattito informale derivato dalla degustazione di tutti i vini da me selezionati (oltre 100 referenze fra vini fermi, spumanti e passiti).

La sessione tecnica, però, si è volutamente soffermata sulle sole annate in commercio, al fine di poter dare parametri più attendibili e fruibili riguardo i vini che voi lettori avrete la possibilità di reperire e assaggiare.

Eccovi l'elenco dei vini che hanno colpito di più me e gli altri degustatori:
N.B.: come di consueto  questa non è una classifica e i vini sono stati menzionati in ordine di degustazione.

Sartarelli “Classico” Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2017 – Uno dei vini con la maggior identità varietale percepita dalla maggioranza dei degustatori;

Sartarelli “Balciana” Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2016 – Un vino che divide grazie alla sua forte personalità, ma che ha raccolto alcuni tra i picchi più alti in termini di valutazione, specie per quanto riguarda il potenziale evolutivo;

Monacesca – Verdicchio di Matelica Doc 2016 – Ha dimostrato una netta riconducibilità al territorio e una valutazione globale armonica e di buona piacevolezza.

Monacesca “Mirum” - Verdicchio di Matelica Riserva Docg 2016 – Se il vino precedente aveva dimostrato riconducibilità al territorio, questo assaggio ha permesso a molti degustatori di ricondurlo direttamente al produttore, con riscontri tecnici e di piacevolezza ottimi.

Bucci "Bucci"– Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2017 – Assaggio nitido, sincero, piacevole. Una 2017 capace di buon equilibrio acido-strutturale e di una chiosa sapida che ne rende molto agile la beva.

Bucci “Villa Bucci” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg 2015 – Un riferimento, anche alla cieca, capace di mettere d'accordo la maggioranza dei degustatori sia in termini di qualità percepita che di identità varietale e stilistica. Le mie impressioni lo vedono tra i migliori assaggi in assoluto per complessa finezza e beva armonica. Eccellente il finale lungo e in piena concordanza con il varietale.

Fattoria Il Coroncino “Il Bacco” Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2016 – Uno dei degli assaggi più equilibrati in termini di intensità, finezza, struttura, acidità e lunghezza. Si lascia bere con grande agilità e piacevolezza.

Fattoria Il Coroncino “Gaiospino” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2016 – Assaggiato in successione con “Il Bacco” (pur non conoscendone, ovviamente, la referenza) ha evidenziato una maggior intensità e un allungo più profondo. La struttura glicerica attraversata dalla vibrante acidità ne fa un ottimo assaggio. Garbato e sapiente l'utilizzo del legno, ben integrato.

Colle Onorato “La Giostra” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – L'upgrade del “Prologo”, com'è giusto che sia per questa selezione che ha messo praticamente tutti d'accordo sull'equilibrio fra intensità e finezza e tra struttura e vena acida. I miei pareri sono concordanti con quelli della maggior parte dei degustatori. Una realtà da tenere d'occhio da qui in avanti. 

Filodivino “Matto” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – Un assaggio che ha saputo coniugare equamente calore e freschezza, abbinando ad una struttura importante un sorso slanciato e dinamico.

Tenuta San Marcello “Buca della Marcona” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2015 – Un vino forte di una buona evoluzione in bottiglia, che ha saputo appagare il palato di molti dei degustatori presenti grazie alla sua integrità e alla forte rispondenza varietale. Inerziale la chiosa sapida.

Mezzanotte “Verdemare” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg 2016 – Un Verdicchio di terra e di mare, che ha diviso i giudizi in quanto molto peculiare nei profumi e nello sviluppo di un sorso che apre molto ampio, per poi distendersi opportunamente fresco. La lieve ossidazione per me non ha rappresentato un tratto negativo, in quanto ben sorretta da struttura e scheletro minerale.

Provima “Terramonte” - Verdicchio di Matelica Doc 2017 – Il vino che meglio rappresenta questa cooperativa, in quanto prodotto dalle stesse vigne di anno in anno. Un esempio virtuoso di quanto l'unione possa dar vita a prospettive interessanti come quelle di questo Verdicchio che sa di Matelica bilanciando la sua iniziale suadenza con un buon nerbo acido e un finale salino netto.

Vicari “L’insolito” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – Un Verdicchio percepito come moderno da molti dei degustatori. Una buona aromaticità e un sorso completo e agile lo rendono piacevole e molto democratico.

Santa Barbara “Tardivo Ma Non Tardo”- Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg 2016 – Un Verdicchio che si è mostrato distintivo sin dal primo naso. Un carattere diverso, che ha bisogno di qualche istante per entrare in empatia con degustatori che arrivano da una batteria di vini più livellata in termini organolettici. La struttura glicerica data dalla lunga sosta sulle fecce si percepisce tanto che in molti l'hanno segnalata pur non conoscendo la natura del vino in questione. Buona la spinta acida. Lodevole la decisione dell'azienda di devolvere parte del ricavato alla Onlus Fondazione Dott. Dante Paladini.

Castelfiora “Costanza D’altavilla” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2016 – Un vino che ha destato curiosità e ha spinto alcuni degustatori a definirlo “troppo giovane”. A mio parere, un assaggio ben definito in una fase ancora embrionale del proprio potenziale evolutivo. Il frutto è integro, la linearità del sorso è netta e il finale è giustamente lungo.

Garofoli “Podium” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2015 – Intramontabile interpretazione del Verdicchio dei Castelli di Jesi che con questa 2015 riceve un plebiscito di consensi in termini di identità varietale, equilibrio struttura-acidità e di potenziale evolutivo.

Sparapani Frati Bianchi “Il Priore” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – Una fedele interpretazione del vitigno, con una buona vena acida che da dinamica ad un sorso pieno e lungo.

Tenuta Dell’Ugolino "Vigneto del Balluccio" – Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – Uno degli assaggi più nitidi in termini identitari. Evidenzia una buona armonia e un sorso vibrante. Lungo e divertente il finale salino.

Socci “Marika” - Verdicchio Classico dei Castelli di Jesi Superiore Doc 2016 – Una netta divergenza fra chi si approcciava alla crio-estrazione nel Verdicchio e in particolare a questo vino per la prima volta e chi, invece, aveva già avuto modo di assaggiare un bianco con una netta superiorità aromatica e un sorso che non lesina struttura, pur mantenendo notevole freschezza. Uno degli assaggi con più personalità.

Marchetti “Tenuta Del Cavaliere” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017 – Uno dei tre vini che ha messo tutti d'accordo in termini espressione varietale, finezza, struttura e acidità. Completo e agile. Davvero un bel bere!

Colpaola – Verdicchio di Matelica Doc 2017 – Ottima la riconducibilità al territorio di Matelica, ma ancor più la sua armonia fra corpo e slancio. Un vino longilineo che ha nella sua componente minerale un tratto distintivo e fa ben sperare in termini evolutivi.

Montecappone “Utopia” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2015 – Un vino d'impatto, che mostra un varietale forte e fine allo stesso tempo. Nitido nel sorso pieno e slanciato. Uno dei sorsi più lunghi della batteria.

Mirizzi “Ergo” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2016 – Maggior intensità e struttura per un Verdicchio d'altri tempi eppure per nulla ancronistico. E' grazie alla buona freschezza che il sorso dell'Ergo trova un ottimo bilanciamento. Uno dei vini con la maggior prospettiva evolutiva.
Bisci “Vigna Fogliano” - Verdicchio di Matelica Doc 2016 – Forte della sua identità territoriale questo cru aziendale è stato valutato positivamente da tutti i degustatori, specie da me che ho trovato in questo assaggio un palese compendio di tutto ciò che mi aspetto dal Verdicchio, ovvero pulizia, buona struttura, netta acidità e finale che alla mandorla amara aggiunge un'inerziale chiosa sapidità.

Mencaroni “Isola” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2016 – Un Verdicchio che sta iniziando la sua prima fase evolutiva "mineralizzando" i profumi e integrando l'acidità alla sua buona struttura. Un bel sorso nel quale spicca la saporita salinità.

Colognola “Labieno” Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg 2015 – Calore e freschezza giocano a rincorrersi per poi incontrarsi in un amichevole abbraccio. Ancora agli albori della sua potenziale evoluzione in vetro.

Poderi Mattioli “Ylice” Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2016 – Nitida espressione varietale, fine, orientata sul fiore e su accenni solari di agrume. Il sorso è di buona struttura e si distende in una sensazione fresca e salina che rende la beva agilissima.

Poderi Mattioli “Lauro” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg 2014 – In molti hanno percepito la nota glicerica di questo vino che attinge al meglio dalle bucce di uve sane e mature nonostante l'annata difficoltosa. Intenso nel frutto denota una struttura non comune per l'annata che trova il suo inequivocabile riscontro nella acidità, dritta e sferzante. Netto il finale salino.

Gagliardi “Maccagnano” - Verdicchio di Matelica Riserva Doc 2016 – Il vino che ha incuriosito maggiormente, riscontrando pareri non uniformi ma convergenti nella definizione di questo assaggio come “tradizionale”. A mio avviso un Verdicchio ben fatto, intenso, senza artifizi, molto varietale sia nella sua espressione aromatica che nel sorso ben bilanciato. Piacevole e lungo il finale.

Broccanera “Cantaro” Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2016 – Nitido, pulito, netto il varietale di questo Verdicchio che gioca molto sulle note minerali al naso e in bocca. Un sorso di buona struttura e di ottima dinamica. Fresco e sapido.

Tavignano “Misco” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore Doc 2017 – Percorso quasi netto, nonostante sia arrivato quasi al termine della sessione d'assaggio. Per me, uno dei vini più rappresentativi tra quelli degustati per chiarezza del varietale e completezza del sorso. Ancora solo agli albori del suo potenziale espressivo

La Staffa “Rincrocca” - Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg 2015 – Altro vino che ha stupito molti per la sua classicità da un lato e per la notevole agilità di beva nonostante la palese complessità evolutiva dimostrata. Secondo i miei appunti è stato, sicuramente, tra gli assaggi più impattanti di tutta la degustazione, con una distintiva eleganza a rendere questa Riserva un riferimento per la tipologia.

Colonnara “Tùfico” Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg 2015 - Intenso nel varietale, questo assaggio ha incontrato molti consensi per il suo carattere bipolare (nella miglior accezione del termine) maturo e solare da un lato e fresco e minerale dall'altro. Tratti peculiari che lo rendono, a me, molto riconoscibile, anche al termine di una lunga sessione d'assaggio.

Segnalo fra le "vecchie annate" (assaggiate in seconda battuta non alla cieca) gli assaggi che di più hanno colpito me e, in particolare, i degustatori meno avvezzi all'assaggio di Verdicchio con qualche anno sulle spalle:

- Bucci "Villa Bucci" 2005 - Eleganza senza tempo, ancora vitale e in piena spinta. Vino ineccepibile. Ancora una beva impressionante.
- Garofoli "Selezione Gioacchino Garofoli" 2006 - In Magnum ha dato il meglio di sé, un'annata storica per questo assoluto riferimento per la denominazione e per il Verdicchio. Complesso, ampio, intenso. Ottima tenuta in termini di longevità.
- Colognola "Labieno" 2007 - Buona struttura e acidità ancora integra. E' nel suo apice.
- Bisci "Vigna Fogliano" 2007 - Un'espressione identitaria della filosofia aziendale e del territorio, che si fa  apprezzare per un'acidità ancora integra e vitale e un incedere sicuro e per nulla stremato dal tempo. Sapidità netta e inerziale.
- Utopia 2008 - Un naso che tende a note minerali molto interessanti che fanno da preludio ad un sorso per nulla scarno e ancora fresco e dinamico. Dimostra molti meno anni di quelli che ha!
- Poderi Mattioli "Lauro" 2010 - Intenso, ampio e vitale. Ottimo allungo profondo e sapido.
- Tavignano "Misco Riserva" 2013 - Complesso, maturo ma ancora in grande spinta. Un vino che gioca con i sensi attraverso finezza aromatica, pienezza di sorso, vitale freschezza e chiosa minerale.
- Tenuta dell'Ugolino "Vigneto del Balluccio" 2013 - Sensazioni balsamiche per un vino che ha la freschezza dell'alta collina e la mediterraneità del mare. Apertura ed integrità al naso e intensità e slancio del sorso ne fanno una bottiglia in forma smagliante.
- Colpaola 2014 - Se c'è un anello di congiunzione tra i precursori aromatici del Verdicchio e quelli del Riesling questo vino ne è la dimostrazione! Un naso da Mosella abbinato ad un sorso dritto, sferzante, ancora fiero e saporito.

Tra i metodo classico gli assaggi che si sono fatti apprezzare maggiormente per precisione e finezze sono stati:

Federico Mencaroni "Apollonia" - Metodo Classico Brut Nature Verdicchio dei Castelli di Jesi Dop;

Colonnara "Ubaldo Rosi" - Metodo Classico Riserva Brut Verdicchio Doc;

Socci "PeterLuis" - Metodo Classico Brut Verdicchio;

Garofoli "Brut Riserva" - Metodo Classico Brut  Riserva Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc;

Colognola "Darini" - Metodo Classico Brut Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc;

Mirizzi "Millesimé" - Metodo Classico Extra Brut Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc; 

Poderi Mattioli - Metodo Classico Dosaggio Zero (Verdicchio & Chardonnay).

"Bonus Wine"
Tavignano "Pestifero" - Bianco Frizzante Sur Lie Marche IGT 

Passiti/Muffati
Brumato Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito

Cingolum Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito

In conclusione, anche questa volta, la Trasversale del Verdicchio ha saputo mettere in luce alcune delle peculiarità fondamentali di questo straordinario vitigno e dei vini da esso prodotti:
- Grande qualità media;
- Estrema duttilità;

- Notevole potenziale di longevità;
- Capacità di esprimersi al meglio anche in annate complesse grazie ad un buon bilanciamento "naturale" fra struttura e acidità di base;
- Gap impercettibile fra grandi e piccole aziende;
- Coerenza nel rispetto del varietale sia nelle interpretazioni tradizionali che in quelle contemporanee;
- Pulizia costante riscontrata in ogni assaggio.
Il Verdicchio si pone oggi, più che mai, come un riferimento per i vini contemporanei, capaci di esprimere grande identità varietale e sorsi di lineare tensione con una componente sapido-minerale ormai evidente a prescindere dalla denominazione.
Le differenze fra Jesi e Matelica, non possono essere generalizzate, e degustando alla cieca è facile rendersi conto di quanto ci siano elementi varietali e territoriali comuni in funzione della capacità e/o la volontà del singolo produttore di interpretare e/o di enfatizzare determinate peculiarità piuttosto che altre. E' per questo che ho voluto assaggiare i vini in ordine "sparso", senza seguire un mero ordine territoriale.

Anche quest'anno ad ospitare la Trasversale del Verdicchio è stato un ristorante, capace di gestire al meglio l'anonimizzazione delle bottiglie e occuparsi in maniera rapida e impeccabile del servizio. Ringrazio, quindi, il Ristorante la Galleria di Poggibonsi, nelle persone di Michele e Mirko Targi, per aver reso possibile la più approfondita e dinamica degustazione di Verdicchio organizzata dal sottoscritto. 
Ringrazio, inoltre, tutti i degustatori che hanno accettato il mio invito:
Andrea Menichetti (Ristorante Da Caino a Montemerano - 2 stelle Michelin);
Matteo Bernardi (Sommelier de Le Calandre - 3 Stelle Michelin);
Alessandro Giani (Maitre Enoteca Pinchiorri - 3 Stelle Michelin)
Andrea Iarz (Maitre de Hotel - Ristorante Mirazur di Mauro Colagreco - 3 Stelle Michelin)
Lorenzo Di Paolantonio (Titolare Cumquibus - 1 Stella Michelin)
Emiliano Falsini (Enologo);
Massimo Maccianti (Direttore Commerciale - Vino&Design);

Maurizio Menichetti (creatore della cantina del Ristorante Da Caino con olrte 20mila bottiglie);
Matteo Antonelli (Sommelier e responsabile di sala del Ristorante Mira Conero);

Marco Ceschi (Formazione Signorvino);
Enrico Galantini (Amorim Corks Italia);
Carlo Macchi (Direttore Editoriale Winesurf)

Ci tengo a precisare che ho preferito prendere le valutazioni scritte e verbali di ogni degustatore come riferimento di base per la selezione dei vini da segnalare (unitamente alle mie valutazioni) e come spunto per alcune considerazioni generiche espresse in questo pezzo. Quindi, ogni descrizione è stata effettuata da me in totale libertà e senza riferimenti alle note degli altri degustatori.
Ho ritenuto, però, importante dare degli accenni riguardo l'opinione generale del gruppo di assaggiatori su alcuni specifici vini e sul Verdicchio nella sua trasversalità, come di consueto accade in questa mia degustazione.
Come già detto al principio, l'obiettivo di questa Trasversale del Verdicchio era, infatti, quello di proporre a palati selezionati e personalità che stimo nei loro differenti contesti enoici un'ampia panoramica di quello che è oggi il Verdicchio, cercando di selezionare a monte vini frutto di differenti terroir e di interpretazioni diverse ma uniti dal comun denominatore della qualità. Credo che l'obiettivo sia stato raggiunto e che tutti gli avventori siano tornati a casa con un'opinione ancor più positiva circa il potenziale del vino tema della degustazione.
Se c'è uno spunto di riflessione che posso, però, trarre dall'esito della Trasversale e condividere con winelovers, addetti ai lavori e produttori è che il prezzo medio del Verdicchio non rende onore a ciò che abbiamo ritrovato nel calice e questo non aiuta la percezione comune di un vino che può e deve essere valorizzato anche in termini di marginalità.

La mia speranza è quella di trovare sempre più Verdicchio nelle carte di grandi ristoranti italiani e nel mondo e che la ricerca degli appassionati e degli operatori di settore porti alla scoperta di ogni sfaccettatura di questo varietale che tanto sa offrire.


F.S.R.
#WineIsSharing



*Si presume che il Verdicchio fosse già coltivato ai tempi dei Piceni, che lo allevavano in quello che milioni di anni fa era un mare chiuso - o meglio, lago salato - sul di cui fondale, caratterizzato da argilla sabbiosa, ricca di sali minerali, calcare, ferro e magnesio ancora oggi affondano le lunghe e penetranti radici le viti coinvolte nella produzione delle uve che danno vita ai vini delle due denominazioni del Verdicchio: il Verdicchio dei Castelli di Jesi e il Verdicchio di Matelica.
Anche se, personalmente, la penso come il noto produttore Ampelio Bucci, riguardo la scarsità di palpabili differenze e/o divergenze fra le Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica in termini organolettici (a parità di metodo di interpretazione vigna-cantina) è importante tener conto di alcuni fattori che possono portare a sottili sfumature territoriali. Questi fattori sono stati elencati in maniera molto sintetica e opportuna dall'Istituto Marchigiano di tutela Vini.
"Sono almeno tre le considerazioni importanti che permettono di distinguere il Verdicchio di Matelica da quello dei Castelli di Jesi:
• La prima è di carattere quantitativo, la superficie vitata del primo è dieci volte inferiore;
• La seconda è data dalle condizioni pedoclimatiche, poiché il comprensorio di Matelica è l’unico in tutte le Marche che corre parallelo alla costa Adriatica, nel senso che non c’è comunicazione con il mare e di conseguenza il clima è di tipo continentale;

• La terza è che l’enclave di Matelica ha prodotto nel corso del tempo una particolare selezione del vitigno Verdicchio, frutto dell’adattamento delle diversissime condizioni pedoclimatiche, confrontate con quelle del fratello di Jesi. (fonte www.imtdoc.it)."

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