vino click

venerdì 30 agosto 2019

La Douja D'Or trasforma Asti nella capitale del vino italiano

53° Salone nazionale di vini selezionati “Douja d’Or”
e 46° Festival delle Sagre: dal 6 al 15 settembre 2019
Asti si tinge dei bianchi e dei rossi di tutta Italia 
e diventa capitale del vino

Anche quest'anno ad Asti si terrà l'ormai storica Douja D'Or, manifestazione giunta alla 53° edizione.
Il Salone Nazionale di Vini Selezionati “Douja D'Or” si svolgerà dal 6 al 15 settembre e c'è già grande curiosità per una delle più interessanti fiere-mercato del vino piemontese e italiano.
douja d'oro vini evento
Qui tutti i vini premiati http://www.doujador.it/tutti-i-vini-premiati-alla-douja-dor-2019/
Per chi non lo sapesse, il nome“Douja” (pronuncia dùia) viene – ovviamente - dal dialetto piemontese, e sta ad indicare l’antico recipiente di terracotta utilizzato per travasare, conservare e servire il vino. La maschera piemontese Gianduja, Gian d’la Douja, la usa al posto del bicchiere per  bere vino. Ad Asti la “Douja d’Or” è invece sinonimo di festa del vino. La manifestazione, ideata nel 1967 dall’allora presidente della Camera di Commercio Giovanni Borello oggi è un riferimento nel panorama degli eventi enoici regionali e nazionali e da il via ad una stagione molto ricca di manifestazioni.
Il format è quello della mostra-mercato con banchi d'assaggio e possibilità di acquistare i vini dopo averli degustati direttamente dai produttori.
Qui tutto il programma -> www.doujador.it/.
douja d'or evento asti 2019
Per questa edizione del Salone della Douja, dal 6 al 15 settembre 2019, il centro storico di Asti si trasformerà come sempre in una coloratissima “città del vino” all’interno della quale verranno presentati, in degustazione e in vendita, tutti i vini Doc, Docg e Igp premiati al 47° Concorso enologico nazionale Premio “Douja d’Or 2019”: 268 le etichette selezionate, rappresentative di 164 aziende di tutta Italia, in cui svetta il Piemonte, premiato con ben 109 vini, seguito a distanza da Sicilia (18) e Veneto (17). Sul podio delle province piemontesi, Asti con 52 etichette premiate, seguita da Cuneo (40) e Alessandria (11). Ventinove i vini che sono riusciti a ottenere il prestigioso Oscar Douja d’Or. 
asti douja d'or
“Le nostre terre rappresentano un'eccezionale testimonianza della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino. I nostri territori di Langhe, Roero e Monferrato costituiscono un esempio unico d’interazione dell'uomo con il suo ambiente naturale. È l'enorme valore che ci è stato riconosciuto anche dall'Unesco nella sua motivazione per l'assegnazione della denominazione di Patrimonio dell’Umanità. Il territorio è e deve essere sempre di più il volano della nostra crescita. Dobbiamo continuare a sviluppare, in modo coordinato tra enti e istituzioni, il turismo riconoscendolo come straordinario motore di sviluppo economico. 
La Douja d’Or, che si inserisce nel Settembre Astigiano, è l'evento che più di tutti ci qualifica come eccellenza, in Italia e nel mondo. Giunto alla sua 53ª edizione come Salone, rappresenta la sintesi ideale tra tradizione, evoluzione e innovazione” ha commentato Erminio Renato Goria, Presidente della Camera di commercio di Asti e dell’Azienda speciale.

Il 53° Salone nazionale Douja d’Or 2019: tutte le novita dell’edizione 2019
Il Salone, organizzato dalla Camera di commercio di Asti attraverso la sua Azienda speciale per la promozione e la regolazione del mercato, si terrà dal 6 al 15 settembre 2019 ad Asti, in collaborazione con numerosi partner pubblici. La “Città della Douja” sarà in grado di accogliere i visitatori in tutto il centro storico, confermando la volontà di includere tutto il tessuto urbano e sociale locale, che aprirà piazze e vie cittadine a un connubio ideale tra dimensione produttiva, offerta culturale e presenza turistica.
L’apertura al pubblico del Salone, e del Banco di degustazione dei 268 vini Doc, Docg e Igp premiati al 47° Concorso enologico nazionale “Douja d’Or” è fissata per venerdì 6 settembre alle 19 in piazza Roma. 
Il Salone si conferma come un evento diffuso che si snoda nel centro storico di Asti, partendo da piazza Roma, dove sono allestiti il banco di degustazione dei vini premiati, il mercatino delle specialità agroalimentari del territorio, passando per Palazzo Ottolenghi che ospita, oltre alla cantina dei vini della Douja, la Rassegna dei vermouth e dei vini aromatizzati, le grappe del premio Alambicco d’Oro e i migliori distillati del Piemonte, per arrivare alla Scuola Alberghiera, dove si possono gustare il piatto e il dolce d’autore accompagnati da Doc e Docg di eccellenza del territorio.

Novità dell’edizione 2019 l’area in piazza Roma dedicata ai sapori del territorio, gestita dalle associazioni di categoria del settore agricolo (Coldiretti, Confagricoltura e Confederazione Italiana Agricoltori) che presenteranno i prodotti di eccellenza del Monferrato da abbinare alle degustazioni dei vini vincitori della Douja d’Or.

Inoltre, in piazza San Secondo i dieci consorzi di tutela piemontesi, coordinati da Piemonte Land of Perfection, propongono in degustazione le più nobili produzioni vinicole regionali.
Proseguendo in corso Alfieri si giungerà alla Douja del Monferrato nella cornice del prestigioso Palazzo Alfieri dove sarà possibile degustare gli ottimi vini tutelati dal Consorzio Barbera e Vini del Monferrato. 

Al percorso tra i profumi e i sapori dell’enogastronomia si unisce l’affascinante itinerario artistico attraverso i principali musei cittadini (dal Museo di Palazzo Mazzetti alla Cripta e Museo di S. Anastasio, da Palazzo Alfieri alla Domus romana, dalla Torre Troiana al Complesso monumentale di S. Pietro, dal Museo paleontologico al Museo del Risorgimento), in un viaggio che porta il visitatore a vivere un’esperienza fatta non solo di gusto e olfatto ma anche di memoria, emozioni e ricordi legati alla storia e alle tradizioni dei luoghi.

Evento di grande rilievo sarà l’apertura, dal 13 settembre della mostra “Monet e gli impressionisti in Normandia. Capolavori dalla Collezione Peindre en Normandie”, un eccezionale corpus di 75 opere che racconta il movimento impressionista e i suoi stretti legami con la Normandia. Un'esposizione (visitabile fino al 16 febbraio 2020 presso Palazzo Mazzetti) che conferma Asti quale capitale internazionale della cultura e dell’arte.

Grande attesa anche per l'esibizione (15 settembre 2019, h. 21 a Palazzo Ottolenghi) del tenore di origini astigiane Enrico Iviglia. Sono oltre 35 i ruoli che, fino ad ora, ha interpretato nel corso della sua carriera, calcando i principali teatri: degne di nota, Lindoro al Teatro alla Scala, Libenskof al Teatro Real di Madrid, Conte di Almaviva a Bunkakaican di Tokyo. È appassionato di cucina, ama il contatto con la natura. L’amore per la sua terra di origine lo porta a interpretare una chiusura della Douja d’Or con un momento musicale e un calice alzato al Monferrato.
Il 15 settembre il tenore Iviglia uscirà in libreria con un libro che racconta la sua straordinaria storia: “Ad alta voce-Storia di un ragazzo diventato tenore” racconta i suoi “primi” quarant’anni di bambino bullizzato, di ragazzo ribelle diventato poi affermato tenore, arrivando a solcare i teatri di tutto il mondo.

Una Douja sempre più internazionale

La Douja d’Or esprime a pieno il dna delle Camere di commercio, che è quello di pensare e agire “glocal”, cioè curando le esigenze dei piccoli produttori locali e dando contemporaneamente una spinta vigorosa al processo di internazionalizzazione, vera grande sfida. 
Non sarà forse un caso, allora, se alcuni rappresentanti della Camera di commercio di Salonicco saranno ad Asti, durante i giorni della Douja: vogliono studiare come una pubblica amministrazione come la Camera di commercio di Asti sia in grado di pensare e organizzare una manifestazione - così radicata - di valorizzazione del vino e dei territori.

Anche il turismo interazionale ha messo gli occhi su Asti e sull’immenso patrimonio di queste terre. La celebre rivista statunitense Forbes ha dedicato un lungo servizio alla nostra città, incoronandola meta perfetta per l’autunno, proprio con la Douja d'Or, le Sagre e il Palio a fare da traino. Asti, scrive Forbes, offre tutto ciò che si può desiderare in un viaggio in Italia: arte, architettura, ottimi prodotti tipici e vini Docg. Anche la “bibbia” delle guide di viaggio, la Lonely Planet, ha elevato il Piemonte a miglior regione 2019 nel mondo: l’arte a farla da padrona, ma anche la bellezza delle sue colline, assieme alle montagne e ai laghi, e la superlativa enogastronomia a decretarne il successo. Un territorio tutto da vivere, insomma, segno che il “patto di crescita” tra mondo istituzionale, imprenditoriale e turistico sta già dando i suoi frutti. E dunque va sostenuto e potenziato ancora di più.

Una Douja con tanta voglia di comunicare
douja d'or influencer
Con l’obiettivo di rendere la Douja un evento sempre più conosciuto in tutta Italia è stato impostato, per l’edizione 2019, un piano di comunicazione rinnovato. L’audience di riferimento è vasto e copre diverse fasce d’età. Per questo, pur cercando di mantenere la visibilità sui media tradizionali (locali e nazionali) e sulle riviste specializzate si è deciso di puntare sulla radio, uno strumento di comunicazione che permette di raggiungere un pubblico vasto e trasversale. Grazie ad un accordo con Radio Rai 2 si parlerà di Douja d’Or e Festival delle Sagre durante i celebri programmi “Decanter” e “Il ruggito del Coniglio”.
Radio Veronica One sarà invece media partner dell'evento e trasmetterà in diretta da piazza Roma tutti i giorni dalle 16 alle 18 con interviste ai protagonisti, rubriche e approfondimenti legati al vino e al territorio.
Stretta collaborazione anche con il TgR del Piemonte, sempre attento a raccontare luoghi e tradizioni regionali: l’inaugurazione della Douja d’Or sarà trasmessa su Rai 3 venerdì 6 settembre 2019 durante il telegiornale Rai del Piemonte delle 19.30.

È stata anche ampliata l’audience raggiungibile on line, grazie a una campagna social sulle principali piattaforme e a una campagna banner sulle principali testate on line. Infine sono state attivate alcune partnership con wine & food blogger e influencer italiani.
Non ultimo, grazie alla collaborazione con il Comune Asti e la Fondazione CRAsti è stata costruita la campagna integrata "A Settembre Asti è": gli eventi del Palio di Asti, del Festival delle Sagre, della Douja d’Or e della Mostra di Monet sono e saranno promossi nelle stazioni della metropolitana di Torino e Milano e negli aeroporti di Torino, Genova e Milano.

Il 46° Festival delle Sagre astigiane si terrà il 7 e 8 settembre in piazza Campo del Palio
Nell’ambito della “Douja d’Or 2019” il 7 e l’8 settembre in piazza Campo del Palio si terrà il 46° Festival delle Sagre astigiane. Un momento di festa e condivisione per assaporare tutte le specialità della cucina astigiana abbinata a un vino d'eccellenza. Oggi il Festival delle Sagre è diventato un appuntamento imperdibile non solo per gli amanti del vino ma anche per i semplici curiosi. Sono centinaia di migliaia le persone che ogni anno, attratte da una manifestazione unica nel suo genere, accorrono ad Asti per respirare le atmosfere di un mondo antico: quello contadino tra Otto e Novecento. 

La piazza ospiterà 41 casette di legno, una per ciascuna pro loco, in cui verranno serviti i gustosissimi piatti della cucina tradizionale piemontese abbinati, per il primo anno, a vini Doc e Docg del territorio astigiano. Le pro loco che animano il Festival partecipano anche a una vera e propria competizione in cinque prove: la sfilata, l’allestimento dello stand, la cucina, l’accuratezza del servizio e il rapporto fra il prezzo, la quantità e la qualità del piatto offerto.
Il 46° Festival delle Sagre astigiane verrà inaugurato in piazza Campo del Palio sabato 7 settembre alle 18, davanti alla casetta della Camera di commercio di Asti, con la “Fanfara dei Bersaglieri di Asti Roberto Lavezzeri” e con la successiva apertura al pubblico degli stand dalle 18.30 alle 23.30 (dolci serviti fino alle 24).

Domenica 8 settembre, a partire dalle 9.15 da via Cavour (zona Stazione) si terrà la consueta sfilata storica nelle vie cittadine, animata da 3mila figuranti in costumi d’epoca, a piedi o sui carri trainati dai buoi e dai trattori “a testa calda”. Ogni paese, con la sua pro loco, metterà in scena il lavoro nei campi, i mestieri, le feste contadine e i riti religiosi, dalla vendemmia al battesimo, dalla battitura del grano alla festa di leva. La sfilata terminerà verso le 12.30 in piazza Campo del Palio, dove (a partire dalle 11.30 e fino alle 22) le casette di legno disegneranno i confini del più grande ristorante d’Italia a cielo aperto che ospiterà buongustai provenienti dall’Italia e dall’estero.

Per questioni di sicurezza sarà vietato introdurre nel Villaggio vetro, lattine e oggetti ingombranti. Sono state realizzate all’interno del Villaggio corsie preferenziali per i mezzi di soccorso che saranno presidiate.

Casa Surace in scena al Festival delle Sagre
Casa Surace è una casa di produzione video con più di 4 milioni di fans tra Facebook, Instagram e YouTube, che insieme a Discovery Italia Srl ed il loro canale FoodNetwork, sta portando avanti un progetto estivo sulle sagre e gli eventi più belli e interessanti d'Italia. Tra le otto sagre scelte per questo progetto è previsto anche il “46° Festival delle Sagre di Astigiane” ad Asti l'8 settembre, alla quale parteciperanno gli attori di Casa Surace che interagiranno con la gente del posto e racconteranno i luoghi e le tradizioni del territorio, nello stile comico e familiare tipico di Casa Surace.

Io sarò presente per una tre giorni di assaggi e chiacchierate con i vignaioli ma anche per godermi la bellissima città di Asti in un contesto ricco di attrattive enogastronomiche e culturali.

F.S.R.
#WineIsSharing
wineblogroll.com

mercoledì 28 agosto 2019

I Fabbri - A Lamole l'equilibrio e la finezza dell'enclave del Chianti Classico

Ci sono luoghi nell'Italia del vino capaci di coniugare antica saggezza vitivinicola e odierna contemporaneità nel bicchiere. Uno di questi è, senza tema di smentita, Lamole, vera e propria enclave del Chianti Classico per condizioni pedoclimatiche e per la peculiare altitudine media dei vigneti.
Se la vocazione di questo piccolo borgo frazione di Greve in Chianti era già nota oltre 2000 anni fa ai Romani, ciò che rende Lamole unica nel presente è la concomitanza di una decisamente importante lista di fattori capaci di identificare questo piccolo micro-areale come uno dei più idonei alla coltivazione della vite nell'era dei cambiamenti climatici.
i fabbri lamole
In queste “lame” di terra (probabilmente si deve a questo l'etimologia del nome “Lamole”) che ne disegnano il profilo, unitamente ai calanchi scolpiti dal tempo nei millenni e ai terrazzamenti creati dall'uomo nel corso dei secoli la vite, oggi, trova le condizioni ideali per esprimere equilibri sempre più rari in termini di maturazione e di armonica eleganza.
lamole vigne terrazzate i fabbri
Adagiate su suoli per lo più composti da macigno chiantigiano (albarese e galestro, ricco di manganese e ferro) le viti di Sangiovese e degli altri vitigni gregari (fatta eccezione per qualche internazionale capace di tradurre il territorio con grande fedeltà dimostrandone la spiccata perosnalità) godono, nelle migliori esposizioni, di notevole irradiazione solare e di una fondamentale escursione termica notte-giorno dovuta all'altitudine per lo più sopra ai 500m slm. Queste particolari condizioni permettono alle – purtroppo – pochissime cantine locali di gestire anche le annate più calde senza particolari problemi in termini di preservazione dell'acidità e di finezza nello sviluppo aromatico.
vigne terrazze lamole
La mia passione per le vigne in altitudine e per i vini tesi ed eleganti, ma non esili, mi ha portato sino all'Az. Agricola I Fabbri.
Attiva nella produzione agricola dal 1600, I Fabbri inizia il suo nuovo corso nel 2000 con l'avvento di Susanna e Maddalena Grassi. Una delle peculiarità di questa piccola realtà a conduzione familiare da secoli è l'altitudine dei 9 ettari di vigneto che varia dai 550 agli oltre 650 metri sul livello del mare.  Se si ama la vigna come me, è impossibile non provare una certa suggestione gettando lo sguardo verso la bellezza senza tempo delle terrazze centenarie restaurate nel 2002 e riportate alla loro antica vocazione.
cantina i fabbri chianti classico lamole
In questo vero e proprio anfiteatro naturale le viti godono di un'ottimale esposizione sud / sud-ovest che garantisce molte ore di luce che a queste altitudini risulta fondamentale per raggiungere la piena maturazione delle uve.
Camminando con Susanna nella proprietà di famiglia comprendo l'importanza della parcellizzazione dei vigneti e delle loro conseguenti raccolte e vinificazioni separate: più in alto nascono il Chianti Classico Lamole e il Chianti Classico Olinto, oltre alla piccolissima produzione di Merlot in purezza Doccio; da quelle più in basso vengono raccolte le uve atte alla produzione dei vini con maggior corpo come il Chianti Classico Riserva e la Gran Selezione.
Quando parliamo di corpo e struttura qui a Lamole e, in particolare, a I Fabbri non parliamo di sovrastrutture o surmaturazioni, bensì di una maggior intensità e densità materica percorsa, sempre, da una spina acida longilinea e fresca, con una chiosa minerale che ricorre in ogni singolo vino prodotto da questa cantina.
E' difficile scegliere di quali vini parlarvi nel dettaglio ma ho deciso di condividere con voi le mie impressioni riguardo i 3 assaggi che di più hanno palesato ciò che mi aspetto da Lamole, ovvero finezza, slancio ed armonia.
vini i fabbri
Chianti Classico Docg "Lamole" - I Fabbri 2017: nonostante l'annata calda e siccitosa questo Sangiovese Grosso di Lamole in purezza mostra tutta la vocazione del terroir di questa zona e di questa realtà, in particolare, nel bilanciare stagioni così complesse in termini di picchi di temperatura e stress idrico. Un naso dal frutto integro, senza accenni di cottura, ancora fresco e adornato di fiori e spezie capaci di renderlo ancor più elegante ed intrigante. Il sorso entra pieno per poi slanciarsi con grande disinvoltura fino alla chiosa saporita fra di sale e ferro. L'elogio del territorio nella sua interpretazione più sincera.

Chianti Classico Docg "Terra di Lamole" 2015 - I Fabbri: grande annata di luce piena per Lamole, che si traduce in questo vino con un'espressione di grande tipicità e identità territoriale. Il Sangiovese coadiuvato da un piccolo saldo di Canaiolo Nero (10%) si mostra fiero nel frutto e suadente nel fiore e nella spezia naturale per poi concedersi ad un sorso integro, deciso, dinamico e sanguigno. Un esempio lampante di quanto struttura e acidità possano danzare all'unisono nei vini di Lamole senza forzature di sorta. 

IGT Toscana Merlot "Il Doccio" 2015 - I Fabbri: ricordo ancora la prima volta che mi ritrovai nel calice questo Merlot in grado di tradurre in maniera così fedele il territorio da far venir meno la noia che alcuni vini prodotti da questo varietale inducono al mio palato in favore di una sferzata di Lamole che non lasciava adito a dubbi riguardo la sua provenienza. Quando un vitigno alloctono si adatta alla terra nella quale affonda le proprie radici a tal punto da parlare il suo idioma in maniera fluente e, persino, con il giusto accento locale vuol dire che quel territorio ha una personalità tale da incidere più del varietale stesso sullo spettro organolettico del vino che ci ritroviamo nel calice. E' proprio per questo che il Doccio de I Fabbri è un assaggio con il quale confrontarsi assolutamente, per comprendere a pieno la forza di questa terra e la sua peculiare identità. Un vino di rara eleganza, dalla beva fine e profonda, che trova nel finale minerale la chiusura di un cerchio territoriale di impressionante coerenza.
i frabbi susanna
Lamole è la vetta del Chianti Classico e lo è non solo in termini di altitudini medie dei vigneti ma anche, e soprattutto, nello sviluppo longilineo ed elegante dei suoi vini che, se rispettati come nel caso dei I Fabbri, si fanno veicolo di identità territoriale con personalità e profondo senso di appartenenza.
Chi ama il Sangiovese nella sua veste più fine e slanciata non può non amare questo vero e proprio Grand Cru del Chianti Classico e la cantina I Fabbri rappresenta, senza tema di smentita, uno dei picchi assoluti della sottozona.


F.S.R.
#WineIsSharing

domenica 25 agosto 2019

Dalla vigna al bicchiere

Negli ultimi anni ho deciso di dare sempre più importanza alla vigna, ai territori, ai vignaioli e alle dinamiche che mi hanno fatto innamorare di questo meraviglioso mondo ancor prima e ancor più dell'assaggio di grandi vini. L'ho fatto perché avevo bisogno di andare oltre il mero calice, oltre la degustazione asettica di un vino che per quanto possa emozionare non potrà mai dirti e darti tanto quanto la vigna e i vignaioli. Sarebbe stato più semplice chiudersi in ufficio ad assaggiare "etichette", partecipare a qualche degustazione, alle anteprime, agli eventi più importanti e fare scorte di materiale enoico da pubblicare. Avrei risparmiato tempo e denaro, energie e pneumatici, ma non sarei stato me stesso! Non potrei mai limitarmi a raccontarvi un vino senza conoscerne l'essenza e senza contestualizzarlo. Rispetto chi riesce a farlo, chi riesce a scindere il vino dal contesto in cui nasce, dalla storia sua e di chi lo fa, ma non potrei mai limitarmi a questo.
wine lovers
Io vivo di vino perché non saprei fare altrimenti! 
Vivo di tutto ciò che continuo imperterrito a raccontarvi perché non potrei mai farne a meno e quando mi chiedete quale sia il mio fine, quali siano le motivazioni pratiche, pragmatiche, materiali che mi spingano ad essere in viaggio per più di 300 giorni l'anno io non so che rispondere. Non so rispondere perché tutti i motivi che mi vengono in mente sono legati alla sfera emozionale, alla passione, al desiderio di continuare a scoprire realtà che meritano di essere scoperte e raccontate.
wine blogger
Francesco Saverio Russo - Wine Blogger Italiano - Vigna Tenuta del Travale - Calabria
Ho viaggiato tanto, incessantemente direi! Ho desiderato con tutto me stesso toccare ogni singolo areale, conoscere ogni singolo varietale e tentare di incontrare tutti quei vignaioli e quelle vignaiole, tutti quei produttori e quelle produttrici capaci di insinuare in me il germe della curiosità. Una malattia incurabile la curiosità, se non temporaneamente appagandola, dissetandola trovando ciò di cui è ingorda: stupore.
In questa strana epoca in cui "tutto" sembra scemare verso una comunicazione, spesso, superficiale e vezzosa la vigna e il confronto costante con chi il vino lo fa è l'unico appiglio per chi ama questo mondo in maniera viscerale e, al contempo, nutre profondo rispetto per ciò che si cela dietro ad ogni singola bottiglia.
Rischierò di sembrare retorico, ma è un rischio che corro volentieri se può servire ad instillare anche una sola goccia di sincera passione in chi si sta approcciando a questo mondo ma anche e, soprattutto, in chi - a causa di una comunicazione fumosa e legata a mere dinamiche di marketing - si sta disaffezionando al mondo dei social e dei blog.
Credo fortemente nella positività del web nel collegare individui uniti dagli stessi interessi, da passioni comuni e dalla ricerca di contenuti che difficilmente avrebbero potuto raggiungere con tale facilità prima dell'avvento della rete e dei social. Eppure, è bastato un attimo per creare una situazione in cui è davvero difficile sentirsi a proprio agio se non si è avvezzi all'effimero... alla fuffa.
Nella mia vita, però, ho imparato a non lasciarmi trasportare dagli eventi, a non lasciarmi ammaliare dai canti di sirene che hanno negli occhi il simbolo dell'Euro e nel cuore numeri vuoti, scialbi, privi di valore reale.
Ho preso decisioni valutate dall'esterno come difficili, sconvenienti, persino stolte, perché "tanto gli altri lo fanno", ma io sento di aver scelto bene ogni volta che cammino in un vigneto e incontro i passi di chi in vigna ci lavora, non ci cammina soltanto come me. Sì, perché in quei momenti sento di essermi guadagnato il rispetto e la credibilità che pochi hanno e, forse, è ora che io stesso me ne renda conto e lo dica con fierezza. Sono anni che dedico tutto il mio tempo al vino e se lo faccio è perché non potrei farne a meno, quindi premi, riconoscimenti e classifiche per quanto possano aver rinvigorito il mio orgoglio, lasciano il tempo che trovano. Vale di più il messaggio di un lettore che si affida a me per un ragguaglio, vale di  più l'attestato di stima di un vignaiolo che si meraviglia vedendomi protrarre la permanenza in vigna ad oltranza, vale molto di più la consapevolezza di aver fatto tutto con dedizione e rispetto, con la coscienza pulita di chi sa di aver donato tempo, energia e sentimento al mondo che mi ha, a sua volta, insegnato a vivere e ancora, oggi, continua a farlo, giorno dopo giorno, vigna dopo vigna, cantina dopo cantina, assaggio dopo assaggio.
Nonostante abbia studiato e assaggiato tanto per affinare le mie capacità di degustatore  sono sempre più convinto che che la forza di una vigna, dalla caparbietà di una barbatella impiantata nell'annata "storta" che vuole crescere alla vite centenaria che fa del tempo il suo più fedele alleato, rappresenti uno stimolo fondamentale per chi comunica il vino, ancor prima della qualità di ciò che troviamo in bottiglia. Reputo il vigneto un veicolo potentissimo di identità territoriale e culturale ma non basta farsi un selfie fra i filari, è necessario conoscerla, comprenderla o almeno provare a farlo. Da quando ho iniziato ad approfondire gli studi di agronomia, da quando ho cominciato ad apprezzare la vite per ciò che è nella sua essenza non vivo più intensamente solo i miei viaggi per vigne e cantine ma anche gli assaggi sono divenuti più completi, più impattanti perché la percezione del vino muta col mutare della nostra conoscenza. Eppure, più viaggio, più incontro vigneti e vignaioli più mi rendo conto di aver ancora tanto da imparare, da scoprire e, soprattutto, da vivere! Per questo continuerò a interpretare il vino così, come ho sempre fatto, nonostante le voci che mi vedrebbero vicino a qualche guida.
vigne vecchie
Non voglio essere considerato "unico" e non credo di meritarlo, ma sono lieto di essere riuscito a guadagnare la fiducia di un numero importante di persone appartenenti ad ogni comparto di questa tanto strana quanto meravigliosa enosfera attraverso la dedizione e il lavoro, la costanza e il rispetto.
Non mi resta che sperare che in molti possano trovare tempo e modo di dedicarsi al vino con la stessa passione e la stessa forza d'animo con le quali io mi dedico a tutto questo ogni giorno. 

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 21 agosto 2019

Calendario Eventi Vino 2019-2020

Calendario eventi enoici, delle fiere del vino e dei saloni dei vignaioli della stagione 2019-2020.

Come di consueto, con l'inizio delle vendemmie condivido con tutti voi winelovers, colleghi e addetti ai lavori il calendario dei principali eventi enoici, delle fiere del vino e dei saloni dei vignaioli di rilevanza nazionale organizzati per la stagione 2019-2020.
Anche quest'anno seguirò la stagione "scolastica" partendo da settembre (con la sola eccezione del primo evento enoico) per arrivare a giugno 2020.
Per quanto concerne gli eventi dedicati al vino del 2020 le date saranno aggiornate una volta confermate dai vari enti organizzatori.
Mentre per le Anteprime Vino 2020 non mancherò di pubblicare un'integrazione nei prossimi mesi, una volta definite le date di tutte le principali "en primeur" italiane.
eventi enoici calendario 2020

Calendario eventi vino 2019-2020

31 agosto /2 settembre - Soave Versus - Verona

6/15 settembre - Douja d'or - Asti
13/15 settembre - Enologica Montefalco - Montefalco (Pg)
14/15 settembre - Festival Franciacorta in Cantina - Franciacorta (Brescia)


6/13 ottobre - Milano Wine Week - Milano (<-6/7 ottobre - Bottiglie Aperte)
13/14 ottobre - Modena Champagne Experience - Modena
14/15 ottobre - Autochtona - Bolzano
19/20 ottobre - Wine and Sardinia - Sorgono (Nu)
24/28 ottobre - Ein Prosit - Udine
26/27 ottobre - Terre di Vite - Castelvetro di Modena (Mo)
26 ottobre - Life of Wine - Roma
26/28 ottobre - Taormina Gourmet - Taormina (Me)


2/3 novembre - Sangiovese Purosangue - Siena
3/4 novembre - Vini di Vignaioli - Fornovo di Taro (Pr)
8/12 novembre - Merano Wine Festival - Merano (Bz)
9/10 novembre - VAN Vignaioli Artigiani Naturali - Roma
16/17 novembre - MareDiVino - Livorno
17/18 novembre - Back to the Wine - Faenza (Ra)

22/24 novembre - Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier - Verona
23 novembre - Giro d'Italia - Rieti
23/25 novembre - Mercato dei Vini FIVI - Piacenza
29-30 novembre/1 dicembre - La Terra Trema - Milano
30 novembre/1 dicembre - Food&Wine in Progress - Firenze (Stazione Leopolda)
(""") dicembre - Vini Corsari - Barolo (Cn)
7/8 dicembre - Bassano Wine Festival - Villa Morosini Cappello a Cartigliano (VI)

Eventi enoici 2020 (Calendario in divenire in quanto molte date e sedi sono ancora da stabilire e/o confermare)

18/20 gennaio - NOT Rassegna vini naturali - Palermo
27 gennaio - Io Bevo Così - Milano (Solo operatori)

1/3 febbraio - Wine&Siena - Siena
(Data da destinarsi) febbraio - Sorgente del Vino Live - Piacenza

1-2 marzo - Live Wine "Salone internazionale del vino artigianale" - Milano
1-2 marzo - Terre di Toscana - Camaiore
28-29 marzo - Vinifera - Trento

28/30 Marzo - Taste Alto Piemonte - Castello di Novara

4/5 aprile - Only Wine Festival - Città di Castello (Pg)
4/6 aprile - Vini Veri - Cerea
18/19 aprile - SUMMA 2020 - Magré (Bz)
18/20 aprile - Vinnatur Tasting - Gambellara (Vi)
19/22 aprile - Vinitaly - Verona

11/12 maggio - Vinoway Wine Selection 2020 - "Castello Monaci" Salice Salentino (LE)
(Data da destinarsi) maggio - Vini d'autore / Terre d'Italia - Camaiore

(Data da destinarsi) maggio - Best Wine Stars - Rotonda della Besana Milano
24/26 maggio - Vitigno Italia - Castel dell'Ovo, Napoli

9/15 giugno - Radici del Sud - Bari
14-23 giugno - Vinoforum - Roma 
(Data da destinarsi) giugno - Roséxpo - Lecce


Nonostante la mia predilezione per le visite in vigna e in cantina e l'impossibilità di partecipare a tutti gli eventi legati al vino organizzati in Italia (e all'estero) credo fortemente che molte di queste manifestazioni rappresentino un'occasione rara di ritrovare produttori e vignaioli che non sempre è possibile andare a trovare direttamente per chi non ha deciso di dedicare la propria vita al vino come ho fatto io.
Inoltre, non vi nascondo che molte delle mie piccole grandi "scoperte" e, quindi, molte delle realtà che ho deciso di andare a visitare e, in molti casi, di raccontarvi sui social e in questo wine blog ho avuto modo di incontrarle presso alcuni di questi eventi.
Se è vero che gli eventi enoici non sono il contesto ideale per assaggiare vini in maniera "tecnica" è pur vero che aver l'opportunità di assaggiare centinaia di vini confrontandovi direttamente con i produttori, potendo spostarvi - in molti casi -da un areale all'altro del nostro Bel Paese senza dover fare Km ma semplicemente qualche passo da uno stand all'altro, è un'opportunità che tutti - appassionati e addetti ai lavori - dovrebbero cogliere.
Io, come sempre, farò il possibile per partecipare a molte di queste manifestazioni e spero di incontrarvi per fare due chiacchiere dentro e intorno al vino.


P.S.: Invito i lettori a segnalare eventuali modifiche riguardanti date e sedi degli eventi, nonché nuovi eventi da inserire in calendario. Si prega di suggerire solo eventi di rilievo nazionale.



F.S.R.

#WineIsSharing

martedì 20 agosto 2019

Una degustazione alla cieca insolita per sfatare alcuni pregiudizi su 5 grandi vini italiani

Negli ultimi anni si parla tanto di vini verticali, di vini freschi e io stesso prediligo assaggiare e quindi raccontare vini dal piglio più dinamico, dalla beva più agile, ma il rischio è quello di denigrare vini di maggior struttura, dotati di più estratto, di certo non esili.
Alla luce di quello che sta diventando una sorta di preconcetto nei confronti di alcuni vini considerati "difficili da bere" ho avuto modo di selezionare alcune referenze per una masterclass molto interessante che ha messo in comparazione vini molto differenti fra loro, ma al contempo uniti dalla capacità di andare oltre gli ostacoli che qualcuno vuole necessariamente vedere nelle loro componenti.
degustazione guidata saverio russo
La discriminante, ancor più che per i vini "esili", meno concentrati e strutturati, è sempre l'acidità e la sua capacità di rendere un sorso meno noioso e flemmatico. Ecco perché i vini da me scelti avevano in comune un buon bilanciamento fra corpo e acidità nonostante in 3 casi su 5 il metodo di vinificazione prevedesse l'appassimento.

Ecco quindi che alla cieca i 5 vini serviti a qualche grado in meno della consueta temperatura di servizio, hanno fatto divertire me e gli astanti.


Raboso Del Piave Doc 2012 Casa Roma: "per bere una bottiglia di Raboso ci vogliono 3 persone: una che la beva e le altre due che lo sorreggano!" questo detto locale già la dice lunga sul pregiudizio legato al carattere forte e, a tratti aspro, di questo vino. Un varietale con un'acidità di base altissima, che solo negli ultimi anni ha visto un manipolo di virtuosi produttori saperla gestire, domare e integrare alla buona struttura e alla texture tannica che andava levigata per non risultare un ulteriore ostacolo alla beva. E' proprio questo che l'azienda Casa Roma ha saputo fare, portando in bottiglia dopo il consono affinamento un vino contemporaneo dalla grande freschezza nonostante l'imponente struttura e l'importante tessitura tannica. Un vino che conserva la sua naturale vocazione all'invecchiamento ma che non teme di esser stappato e bevuto con buona dinamica anche a ridosso dall'uscita sul mercato. 

Stilla Maris Aglianico Campania Igt 2012 Tenuta Scuotto: una selezione di Aglianico che poteva far pensare ad un vino ancora imbrigliato, con un tannino da maturare ma il garbo della Tenuta Scuotto in vinificazione e, ancora prima, la grande attenzione nella selezione delle uve destinate alle poco più di 1000 bottiglie di questo vino hanno portato nel calice un liquido già composto, armonico, elegante. Il Sorso è sferzante nel suo nerbo che non teme di trafiggere la struttura importante percorrendola come una spina dorsale disegnata con mano ferma e decisa. Un vino dalla matrice forte ma che non teme il secondo e il terzo calice, ripudiando ogni forma di noia.

Sforzato della Valtellina DOCG "Albareda" 2012 - Mamete Prevostini: il territorio qui fa la differenza, dando a questo vino volutamente concentrato e potente uno charme proprio solo della Valtellina. Il naso invita già a riflettere su quanto non necessariamente l'appassimento debba divenire un limite alla dinamica di un vino che, in questo caso, esprime nella sua speziatura intrigante e nelle tonalità balsamiche mentolate tutta la sua voglia di essere bevuto! Il sorso è pieno, intenso, dall'incedere sicuro e la sensazione di avvolgente calore è mitigata dalla trama nitida nel tannino che accompagna ad un finale di sorso saporitissimo e asciutto.

Amarone della Valpolicella Classico Docg 2012 Tommasi: una provocazione inserire una realtà così nota con un vino prodotto in tirature importanti, ma credo che a rendere una degustazione alla cieca ancor più interessante sia proprio il riscontro che si ha riguardo ad un assaggio mettendo da parte ogni pregiudizio ed evitando ogni condizionamento. Da sempre trovo l'Amarone di Tommasi un riferimento per la denominazione in termini di classicità e di equilibrio, in quanto mai eccessivo nella sovrastruttura alla quale, purtroppo, qualche produttore ha ceduto negli anni. Un Amarone che alle note di appassimento è capace di aggiungere finezza e toni sfumati di balsamicità vitale per dare vitalità al naso. In bocca viene fuori il garbo di chi sa attingere alle peculiarità di ogni singola uva presente nel blend (Corvina Veronese, Corvinone, Rondinella e Oseleta) mantenendo una buona acidità totale (siamo vicini ai 6 g/l) e bilanciando concentrazione e slancio grazie alla qualità della gestione dell'appassimento e al contenimento del residuo zuccherino. Un vino di grande eleganza che non va relegato alla "meditazione".

Burson Etichetta Nera Ravenna Rosso Igp 2012 Tenuta Uccellina: l'outsider della degustazione, sconosciuto ai più, il Burson è un vino prodotto con la rara uva Longanesi riscoperta dall'Omonimo Antonio Longanesi negli anni '50 maritata ad un albero vicino al suo capanno di caccia. Un uva ostica, che solo recentemente alcuni acuti e competenti vignaioli ed enologi hanno saputo domare e rendere più aggraziata e interessante al naso e al palato. Il riferimento, per me, da anni è questa realtà che ha trovato in una corretta gestione dell'appassimento e dell'affinamento in tonneau la quadra per portare in bottiglia e nel calice un vino garbato ma in grado di preservare la sua personalità forte, a tratti rustica ma al contempo fiera e armonica in ogni sua sfaccettatura. Il sorso entra ampio, intenso, per poi distendersi dritto, asciutto e tannico. Un tannino presente, forte, ma non eccessivo e ben definito.
masterclass wine blogger saverio russo
Questa è solo la prima di una serie di degustazioni comparative atte a sfatare i pregiudizi e gli stereotipi riguardanti alcuni vini che negli ultimi anni vengono reiteratamente penalizzati dall'ondata di generalizzazioni riguardanti la verticalità e la freschezza. Come detto in principio io sono il primo fautore dei vini agili, freschi, asciutti ed eleganti ma è importante non confondere queste peculiarità con l'esilità e la carenza di struttura. Si può ritrovare eleganza, profondità e dinamica di sorso anche in vini più complessi e con una maggior tonicità muscolare e per questo non denigro o disdegno vini come quelli presi in considerazione in questa degustazione. L'equilibrio è alla base di tutto e mi piace vedere il gusto come un valore e un senso tanto obiettivo quanto elastico ed inclusivo, pronto ad essere stupito da contrasti ed espressioni inattese, pronto a lasciarsi emozionare da incontri che alcuni erronei preconcetti potrebbero farci evitare.
Il mio invito è sempre quello di assaggiare continuamente qualsiasi vino vi incuriosisca senza alcun limite dato da pregiudizi o condizionamenti esterni. Solo così avrete modo di costruire il vostro background enoico e di dialogare in maniera sincera e completa con il vostro palato.

F.S.R.
#WineIsSharing

domenica 18 agosto 2019

La Cantina Lunarossa e la personalità dei vini di Mario Mazzitelli

Oggi vi porto a Giffoni Valle Piana, comune del salernitano noto ai più per il Giffoni Film Festival, rassegna cinematografica per ragazzi, ma che vede nella cantina di cui vi parlerò oggi una meta degna di una visita a prescindere dal festival!
vino anfora fiano
Parlo della Cantina Lunarossa vini e passione, dell'istrionico Mario Mazzitelli. laureato in scienze delle preparazioni alimentari, con un Master in viticoltura ed enologia, che vanta nel suo background enoico ed umano esperienze come enologo in Friuli, Puglia, Toscana, Abruzzo, Argentina e Campania.
quartara macerato vino anfora lunarossa
I vigneti dell’azienda Lunarossa sorgono a ridosso dei monti Picentini nell’enclave igt dei Colli di Salerno e si protendono verso il suggestivo golfo di Salerno. Le vigne in gestione diretta (circa 6 ettari), insistono su un terreno di natura calcarea-argillosa e sono immerse in un terroir a dir poco vocato. Il clima è mite e soleggiato; tutto il territorio è ben protetto alle spalle dalle vette picentine ed irpine ed è influenzato dalle brezze marine, che favoriscono la crescita di uve perfettamente in salute, limitando, quindi l'intervento dell'uomo.
Per me è particolarmente importante parlare di un areale che solo recentemente ha acquisito una certa notorietà in termini vitivinicoli, in quanto da anni ancorato ad un ruolo subalterno nei confronti dei territori limitrofi dell’Irpinia, del Cilento e della Costiera Amalfitana. Pensare che un giovane vignaiolo come Mario abbia scelto di investire e confidare in questo territorio, pur vantando esperienze in alcuni dei più importanti contesti vitivinicoli italiani e non solo e con un c.v. che di certo non gli avrebbe impedito di lavorare altrove, probabilmente con meno difficoltà, ma al contempo molte meno soddisfazioni, conferma ancora una volta quanto la passione enoica ed il richiamo della propria terra siano forze impossibili da contrastare.
L’ispirazione, la passione e l’entusiasmo - mi racconta Mario - provengono dalla bellezza nella quale la cantina ed i vigneti di Lunarossa sono immersi: “gli occhi guardano al mare e i piedi sono piantati nella terra fra le splendide colline a metà strada fra la Costiera Amalfitana e quella Cilentana.”
E' in questo incantevole contesto che i varietali locali come l’Aglianico, il Fiano e la Falanghina riescono ad esprimere peculiarità uniche, affiancati da alcuni selezionati varietali internazionali atti a fungere da gregari e non di certo da protagonisti, nell'ottica di una produzione contenuta e votata alla ricerca continua di una qualità sia organolettica che in termini di salubrità.
Avevo parlato di Lunarossa e precisamente di quello che considero il vino più rappresentativo dell'azienda, il Quartara, nel mio articolo/studio riguardante i vini vinificati e/o elevati in anfora ed è proprio l'anfora a segnare svolte importanti per Lunarossa, tanto che in occasione della 10° vendemmia sono state realizzate delle nuove anfore con un impasto particolare, una miscela di argilla dell’Impruneta e pietra lavica del Vesuvio, quindi di colore nero, nelle quali verranno fermentate le uve di Aglianico selezionate per il Borgomastro, il rosso di punta.
Anche Mario sa quanto, oggi, utilizzare anfore per la produzione di vino sia qualcosa di decisamente più comune di quanto lo potesse essere qualche anno fa, ma gli va dato atto che nella provincia di Salerno Lunarossa sia stata la prima in assoluto a credere in questo metodo, non limitandosi all'acquisto di contenitori, bensì creando un concept che potesse rappresentare un unicum e, quindi, indurre estrema curiosità tanto in chi fa vino che in chi se lo ritrovi nel calice.
La volontà di creare sinergie e di implementare la qualità diffusa del territorio in cui Lunarossa è incastonata, si palesa nell'interessante Progetto UVA (Unione Vignaioli Associati), che vede Mario e la sua cantina in contatto sul territorio con i piccoli vignaioli per promuovere il recupero di vecchi vigneti abbandonati in modo da valorizzare le produzioni autoctone mantenendo viva la tradizione vitivinicola dei Monti Picentini. Con questo progetto si affronta anche il concetto di “cantina condivisa” offrendo la possibilità agli eno-appassionati di adottare un filare e renderli partecipi a tutte le fasi della produzione, dalla vigna fino alla bottiglia. Quest’attività permette di educare il consumatore e far conoscere l’impegno, ma soprattutto la cura che c’è dietro la produzione di una bottiglia di vino. Cosa che, anche a livello di comunicazione, io stesso cerco di far comprendere quanto più possibile, perché è facile dare un punteggio o una valutazione negativa ad un vino dimenticandosi che anche là dove un assaggio non sia di nostro gusto, dietro quella bottiglia ci siano sempre e comunque tempo, impegno, sacrificio, investimento e passione. In parole povere tanto lavoro che dovrebbe essere rispettato, specie quanto si tratta di realtà come questa, nella quale si persegue un approccio in vigna ed in cantina volto a rispettare e rispecchiare l'andamento naturale delle annate e quindi l'espressione più sincera dei varietali, seppur con un'interpretazione del vignaiolo/enologo capace di imprimere una spiccata personalità al vino.
mario mazzitelli
Questa variabilità di annata in annata può essere considerata un rischio a livello commerciale, in particolare sui mercati esteri, dove "grandi" brand del settore offrono prodotti organoletticamente di “qualità”, ma con caratteristiche standardizzate, limitando l'incidenza dell'annata. A Mario, invece, piace sorprendere, rischiare e mai produrre un vino scontato e per noi winelovers queste sono parole sante!
Veniamo ai due vini di cui vorrei parlarvi oggi il Quartara ed il Borgomastro, i due fiori all'occhiello di Lunarossa.

Due vini della Cantina Lunarossa di Giffoni: Quartara & Borgomastro

vini lunarossa
Quartara Colli di Salerno IGT 2016: è passato qualche anno dal mio primo incontro con il Quartara, avvenuto durante una degustazione comparativa di vini in anfora nella quale avevo già evidenziato le peculiarità uniche di questo Fiano (con un saldo di una rara uva locale chiamata Santa Sofia) affinato in otri di terracotta interrati. Alla luce delle 6 annate assaggiate posso asserire, senza tema di smentita, che la coerenza e la costanza del Quartara sia più che confermata da questa 2016 che esprime ancora una volta quel destabilizzante contrasto naso-bocca che mi ha conquistato sin dal primo istante, sin dal primo naso e dal primo sorso. Un amore a primo-naso che vede nella complessa suadenza di aromi "dolci" di frutta gialla matura quasi candita, di agrume, fiore giallo, miele e zenzero sfumati di note marine e a tratti sulfuree un biglietto da visita che preannuncia una grande personalità. Il sorso entra avvolgente, per poi distendersi dritto, slanciato, asciutto e sapido quanto basta a ribaltare il naso rendendo la concordanza naso-bocca qualcosa di assolutamente non necessario. La noia con il Quartara è bandita sin da momento in cui lo si versa nel calice e si gode della sua luce dorata. Una luce che tradisce solo in parte la macerazione sulle bucce, tanto è gestita con garbo e consapevolezza tecnica. Un grande bianco, capace di giocare con i nostri sensi regalandoci un'esperienza che lascia il segno.
Il Quartara è stato selezionato per il mio salone dedicato agli Orange Wine in occasione dell'Only Wine Festival 2017.

Borgomastro Colli di Salerno (Aglianico) 2015: anche il mio incontro con il Borgomastro, Aglianico in purezza, non ha lesinato emozioni intense e sincere. Un vino che racchiude in sé l'essenza del varietale e lo eleva, grazie ad una lunga macerazione sulle bucce e all'affinamento in legni selezionati fra il più classico rovere francese e l'autoctono castagno locale che lo rendono sensuale e intrigante. Il varietale è ben evidente al naso, nitido nel frutto e nelle tonalità balsamiche e speziate che danno freschezza e dinamica al più grande vitigno campano.
Il sorso è fiero nel suo incedere sicuro e saporito. L'acidità percorre la struttura integra e il tannino vanta una trama di grande finezza ed eleganza, senza rinunciare ad una personalità ben definita. Una conferma in rosso della vocazione del territorio e dell'attitudine a ben fare del vignaiolo.

Nei vini di Mario ho sempre la percezione ci sia una sorta di contrasto armonizzante, fra la naturalezza e la consapevolezza tecnica, fra il grande lavoro in vigna ed in cantina e la voglia di non apparire snob o troppo fighetti. Un po' come nel Quartara, in cui ad una complessità organolettica unica si alterna una dinamica di beva disarmante.
Vi consiglio di assaggiare anche i vini della linea Costacielo, perfetti per entrare in empatia con il terroir di Lunarossa tramite sorsi senza fronzoli, schietti, diretti ma per nulla scontati.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 12 agosto 2019

La Riviera Ligure di Ponente e il suo grande potenziale vitivinicolo tra Pigato, Ormeasco, Rossese, Granaccia e Vermentino.

C'è una lingua che guarda al mare spesso poco considerata in termini vitivinicoli ma che vanta una concentrazione di unicità propria solo dei grandi territori. Parlo della Liguria e in particolare della Riviera Ligure di Ponente, una fascia collinare affacciata sul Mar Ligure che racchiude in pochi km, tra le province di Savona ed Imperia, vigneti e varietali dal potenziale ancora solo parzialmente esplorato seppur siano carichi di storia.
riviera ligure di ponente
Data la mia grande attenzione nei confronti delle associazioni di vignaioli che stanno nascendo in giro per l'Italia, ho accolto con grande positività e propositività l'invito della rete d'impresa Vite in Riviera che qualche settimana fa mi ha portato a riscoprire questo interessantissimo territorio.
visite in cantine wine blogger liguria
La Riviera Ligure di Ponente gode degli influssi benefici del Mar Mediterraneo e della protezione delle Alpi, con valli strette e ripidi pendii che impongono una viticoltura per lo più virtuosa e in molti casi eroica.
In questo areale così contenuto troviamo una ricchezza di varietali capaci di esprimere il territorio con sfumature e declinazioni fortemente identitarie come: il Pigato, il Vermentino,  la Lumassina, il Moscato (Moscatello di Taggia), la Granaccia e il Rossese di Dolceacqua (al quale si aggiunge l'ormai quasi perduto Rossese di Campochiesa) e il Dolcetto “di montagna” ovvero l'Ormeasco di Pornassio.
E' proprio girando per vigne e cantine che ho avuto modo di comprendere quanto la generalizzazione in questo areale sia impossibile anche in termini varietali con il Pigato che pur essendo stato avvicinato in termini genetici al Vermentino vanta espressioni completamente differenti, specie se si parla di cloni più antichi. Lo stesso vale per la Granaccia che si distingue fra vecchi biotipi (purtroppo ancora presenti solo in alcuni vigneti) e la più “comune” Grenache che possiamo incontrare negli impianti più recenti. Poi c'è la storia del Rossese che si divide nel più noto Rossese di Dolceacqua (ormai sempre certa la stretta parentela con il Tibouren francese) e nella varietà ormai quasi del tutto perduta denominata Rossese di Campochiesa, più snella e potenzialmente molto interessante nell'epoca odierna ma di certo abbandonata per via delle sue caratteristiche sin troppo “esili e fini” che in altre “ere enoiche” venivano percepite come negative.
L'obiettivo di questo viaggio in Riviera Ligure di Ponente per me non era solo quello di visitare cantine e assaggiare i vini del territorio, bensì scoprire quali potessero essere le reali potenzialità di un territorio che per anni si è “accontentato” di vendere gran parte della propria produzione internamente, usufruendo del turismo costiero e del consumo locale.
L'obiettivo di una rete come quella di Vite in Riviera è proprio quello di valorizzare le peculiarità di un areale circoscritto ma denso di eccellenze fino ad ora poco e mal comunicate e in pochi anni (la rete nasce nel 2015) sono palesi i passi avanti fatti nel veicolare la Riviera Ligure di Ponente come zona dal notevole interesse vitivinicolo.
Vite in Riviera è composta da ben 25 aziende:
Cooperativa Viticoltori Ingauni
Azienda agricola Arnasco - Arnasco (SV)
Azienda A Maccia - Ranzo (IM)
Azienda Anfossi Luigi Blaise - Bastia d’Albenga (SV)
Azienda Biovio - Bastia d’Albenga (SV)
Azienda Bruna - Ranzo (IM)
Cantine Calleri - Albenga (SV)
Cascina Feipu dei Massaretti - Albenga (SV)
Cascina Nirasca - Pieve di Teco (IM)
Cascina Praiè - Andora (SV)
Azienda Vio Claudio - Vendone (SV)
Cooperativa Olivinicola Arnasco - Arnasco (SV)
Azienda Durin - Ortovero (SV)
Azienda Enrico Dario - Bastia d’Albenga (SV)
Azienda Foresti - Camporosso (IM)
Azienda Guglierame - Pornassio (IM)
Innocenzo Turco - Quiliano (SV)
La Vecchia Cantina - Albenga (SV)
Azienda Lombardi - Terzorio (IM)
Podere Grecale - Sanremo (IM)
Poggio dei Gorleri - Diano Marina (IM)
Azienda Ramoino - Sarola (IM)
Azienda Sommariva - Albenga (SV)
Tenuta Maffone - Pieve di Teco (IM)
Torre Pernice - Albenga (SV) 
vigne liguria
Nello specifico le denominazioni rivendicate dalle aziende di Vite in Riviera sono le seguenti:
Riviera Ligure di Ponente Doc: Pigato, Vermentino, Moscato (e/o Moscatello di Taggia), Rossese, Granaccia.
Rossese di Dolceacqua Doc
Pornassio o Ormeasco di Pornassio Doc
Terrazze dell’Imeriese Igt
Colline Savonesi Igt

Come di consueto, trattandosi di una forma associativa, nel rispetto di tutti i produttori non vi parlerò in questo pezzo dei singoli vini, ma vi darò qualche impressione generale sulle varie zone visitate e sulla qualità generale degli assaggi fatti.
Vermentino & Pigato
Per quanto concerne la Doc Riviera Ligure di Ponente è evidente il traino del Vermentino in termini di numeri e di richiesta, ma ha rappresentare in maniera nitida il territorio è, senza tema di smentita, il Pigato che vede le quote di mercato allargarsi e la qualità diffusa salire in termini di espressività varietale ma anche e soprattutto in quanto a interpretazione del singolo produttore. Se fino a qualche anno fa il Pigato veniva proposto solo come vino d'annata, da bere fresco, magari durante le vacanze in Riviera, oggi sono numerose le aziende che stanno cercando di spingere questo vino verso la percezione che merita, innalzando la qualità tramite maggior attenzione in vigna, rese più basse, vinificazioni più attente (fondamentale l'affinamento sulle fecce fini) e, in alcuni casi, decidendo di far uscire il proprio vino con un affinamento in bottiglia più lungo in modo da poter dimostrare quanto il Pigato sappia dare tra il secondo e il terzo anno di dalla vendemmia. Complessità varietali votate non più al solo frutto fresco e alle sfumature floreali, ma anche alla mineralità (non è rara la presenza di TDN che avvicina il naso di molti Pigati al Riesling) e ad una più marcata profondità di sorso, non così scontata per un vitigno che non vanta un'altissima acidità di base ma di certo può giocarsi la carta dell'agilità grazie alla grande sapidità che fa da comun denominatore per l'intero territorio. Se il Vermentino può essere un passpartout grazie alla maggior conoscenza del varietale da parte dei consumatori italiani e stranieri, torno dalla Riviera Ligure di Ponente convinto che sia il Pigato la vera scommessa di questo areale, capace di esprimere le singolarità grazie alla sua diffusione in vigneti propri di ogni sottozona. In un'epoca in cui la ricerca delle nicchie d'eccellenza e dei varietali autoctoni è, fortunatamente, cresciuta la mission delle realtà del territorio e di reti come Vite in Riviera deve necessariamente essere far conoscere questo vino e innalzarne la percezione anche in termini commerciali.
Ormeasco di Pornassio
Altra unicità, seppur il vitigno possa sembrare “fuori casa”, è l'Ormeasco di Pornassio, che amo definire “il Dolcetto di montagna”, anche se a rigor di logica dovremmo parlare di alta collina.
Per me che amo la viticoltura d'altura andare a scoprire vigneti che si spingono dai 600 agli oltre 800m slm in Liguria è stata un'esperienza fondamentale per comprendere ancor più approfonditamente quanto siano variegate e sfaccettate le potenzialità di questa regione e di questo specifico areale.
Qui il Dolcetto dal raspo rosso affonda le proprie radici nei depositi alluvionali di ghiaia e sabbia che tanto vocata rendono questa terra. La grande escursione termica giorno-notte fa il resto, regalando all'Ormeasco finezze aromatiche e freschezza impensabili altrove.
Oltra al Rosso e Rosso Superiore, mai troppo carichi di colore, ben bilanciati fra struttura e acidità e dinamici al sorso, con chiusure molto saporite di sale e di ferro, c'è uno dei Rosati più interessanti dell'intera penisola, ovvero l’Ormeasco Sciac-trà ("schiaccia e trai") che viene prodotto con una brevissima macerazione post-pigiatura, quindi non per salasso. E' evidente che questo Sciac-trà nulla abbia a che vedere con lo Sciacchetrà delle Cinque Terre.
L'Ormeasco di Pornassio, nonostante i numeri contenuti della sua produzione, può rappresentare un'ulteriore veicolo di interesse nei confronti della viticoltura della Riviera Ligure di Ponente, offrendo contesti suggestivi sia in termini di viticoltura che di espressività organolettica.
Granaccia Ligure
Tra le varie derivazioni della Grenache che possiamo incontrare in tutto il territorio italiano (vedi Tai Rosso, Vernaccia Nera di Serrapetrona, Gamay del Trasimeno, Cannonau ecc...) la Granaccia Ligure è quella che meno ha “nascosto” la sua parentela con il noto vitigno francese (che a sua volta sembra provenire dalla vicina Spagna (probabilmente dalla Catalogna o dall'Aragona). Eppure i vecchi cloni trovati in alcuni vigneti di Quiliano sembrano asserire con forza che la Granaccia “originale” di queste zone, ovvero quella più tipica, è ben distinta dalla Granaccia/Grenache impiantata nel corso degli ultimi anni in molte sottozone della Riviera Ligure di Ponente e non solo.
Ecco perché troveremo: da un lato pochi vini prodotti con questi tradizionali cloni presentarsi più scarichi nel calice, con aromi più votati al fiore che al frutto, un'intrigrante speziatura naturale. maggiori finezze e un'acidità più marcata, con chiose ematiche evidenti; dall'altro una maggior diffusione di vini più carichi, con maggior estratto, ben bilanciati fra corpo e freschezza, con un profilo organolettico più intenso e denso, sicuramente più vicini alle interpretazioni spagnole del vitigno.
Vedo in queste due espressioni di quello che per convenzione è considerato lo stesso vino una possibilità interessante ed intrigante che va ad arricchire ultiormente di varietà la proposta enoica di questo piccolo areale. Inoltre, la presenza dei cloni storici può rappresentare un termine di paragone importante che, attraverso la comparazione, può e deve portare – a mio avviso – a riconsiderare alcune interpretazioni di Granaccia, oggi, forse anacronistiche in quanto troppo ricche e morbide.
Rossese di Dolceacqua
Il mio viaggio alla scoperta e alla ri-scoperta delle sottozone della Riviera Ligure di Ponente e delle sue eccellenze enoiche non poteva che portarmi fino al micro-areale del Rossese di Dolceacqua, storico vino ligure, capace di ritagliarsi nicchie di interesse sempre maggiori negli ultimi anni, grazie all'opera di virtuosi produttori capaci di trarre dagli antichi terrazzamenti sui quali poggiano per lo più vigne per lo più eroiche per la loro pendenza, vini di grande eleganza.
Il Rossese di Dolceacqua è allevato da secoli in provincia d’Imperia, per lo più con il sistema dell'alberello ligure, ancora presente in molte particelle dei vigneti della denominazione, con ceppi che oltrepassano persino i 100 anni di età.
Solo recentemente è stata evidenziata la stretta parentela con il varietale francese Tibouren coltivato in Provenza, ma la diversità di biotipo e il suo adattamento a questo territorio e al tipico terreno scisto-marnoso ha portato il Rossese di Dolceacqua a maturare una sua propria espressività.
Nonostante la particolare sensibilità del vitigno alle principali patologie della vite (specie quelle enfatizzate dall'umidità) il clima sempre più arido ma al contempo la mitigazione del mare e le escursioni termiche date dall'altitudine, stanno offrendo scenari interessanti per gli abili vignaioli del Rossese di Dolceacqua che negli ultimi anni hanno portato in bottiglia vini sempre più interessanti in termini di armonia e potenziale di longevità, specie nelle versioni Superiore.
La delicatezza del vitigno, la difficoltà di gestione dei vigneti impervi e alcune particolarità come la tendenza all'acinellatura del grappolo del Rossese di Dolceacqua avevano fatto quasi scomparire questo vitigno dalle campagne di questa circoscritta area della Riviera di Ponente, ma come per il Pigato anche in questo caso l'obiettivo dei piccolo produttori locali è e deve necessariamente essere la valorizzazione del vino anche in termini economici elevandone la percezione e, quindi, la remunerazione.
cene produttori degustazione
Considerazioni finali
Il problema di fondo delle aree che ho avuto modo di visitare e dell'intera produzione vitivinicola della Riviera Ligure di Ponente è proprio la scarsa redditività delle aziende che hanno consapevolmente assecondato un periodo di stallo dato dalla “facilità” commerciale indotta dalla vendita agli esercizi locali e alle regioni limitrofe (Piemonte e Lombardia fra tutte). Questo non ha permesso uno sviluppo più rapido del territorio che potrebbe aumentare i numeri mantenendo la alta la qualità dei vini prodotti solo avendo una maggior remunerazione in bottiglia.
La mia personale percezione è che la qualità sia cresciuta notevolmente e che, anche grazie ad associazioni come Vite in Riviera e quindi al confronto fra le singole aziende e i singoli produttori, si stia maturando una maggior consapevolezza nei propri mezzi e una visione più ampia del potenziale di questa area della Liguria.
Ho voluto fortemente riunire attorno ad un tavolo in più di un'occasione i rappresentanti delle aziende dell'associazione e ciò che ho potuto scorgere oltre la voglia di presentare la propria identità aziendale e i propri vini è una voglia di uscire da quei confini che per anni hanno fatto da freno alla viticoltura ligure in toto e a quella della Riviera di Ponente nello specifico. La coesione e la volontà di guardare al futuro con rinnovata passione e  maggior consapevolezza sono palesi all'interno di Vite in Riviera e sono certo che questo gruppo di cantine fungerà da traino per l'intero contesto territoriale.
Nei prossimi mesi avrò modo di parlarvi degli assaggi che mi hanno colpito particolarmente, ma nel frattempo, mi sento di consigliarvi di dedicare maggior attenzione ai vini di questo areale in quanto sembra essere il momento giusto per trovarsi nel calice, con buone probabilità, qualcosa in grado di stupire per personalità e contemporaneità.

F.S.R.
#WineIsSharing

Elenco blog personale