lunedì 21 ottobre 2019

Il Vino in Cina secondo l'enologa italiana Denise Cosentino

Negli ultimi anni si sente tanto parlare di Cina anche nel comparto vino e non solo come mercato emergente per i vini del vecchio mondo e, quindi, italiani ma anche per il grande incremento della produzione vitivinicola interna cinese.
A distanza di qualche anno dalla mia chiacchierata con Alessio Fortunato, giovane enologo abruzzese trapiantato in Cina, ho deciso di condividere con voi l'intervista a Denise Cosentino, enologa calabrese altrettanto giovane e intraprendente, che proprio nel paese del Dragone si è creata una reputazione di tutto rispetto.La cantina in cui lavora Denise è una delle più importanti in Cina e si tratta di Great River Hill Winery, anche nota come Château Nine Peaks, fondata nel 2008 dal banchiere tedesco Karl Heinz Hauptmann nei pressi della città di Qingdao (provincia dello Shandong). 
Eccovi cosa pensa del vino italiano in Cina e delle prospettive vitivinicole del paese in cui lavora:
cina vino enologa italiana
- Ciao Denise, ti presenteresti ai lettori di wineblogroll.com?
Lavoro e vivo in Cina da più di quattro anni, dove sono l’enologo dell’Azienda Chateau Nine Peaks, nella provincia dello Shandong . Ho una doppia laurea specialistica Italia-Francia in Viticoltura, Enologia e gestione vitivinicola, presso l’Università di Torino e Montpellier SupAgro-Bordeaux SciencesAgro, e prima di approdare in Cina ho fatto le mie esperienze in aziende vinicole in Italia (Toscana), Francia (5GCC Pauillac), Germania (Rheinhessen) e Nuova Zelanda (Marlborough). Durante i miei anni in Cina ho lavorato come docente presso il college di enologia (il primo ad essere creato in Asia circa 20 anni fa) della North West A&F University in Yangling Cina; sono stata selezionata tra più di 140 applicanti per partecipare alla seconda edizione del Ningxia Winemaker Challenge in qualità di enologo internazionale presso l’azienda Leirenshou in Yinchuan, Ningxia, Cina; ho lavorato come China Manager, responsabile degustazioni e Wine contributor per la guida dei vini e magazine Gilbert&Gaillard-Les experts du vin-Francia, come contributor per il Corriere Vinicolo, degustatore  per diversi concorsi enologici tra cui la settima e ottava edizione dell’Asian Wine Competition, con degustazione di oltre 200 vini Cinesi,nonché partecipato in quanto speaker a diverse fiere di settore e convegni in Cina tra cui The International Symposium on Viticulture and Enology OIV (9 e 10 e 11 edizione); The 15th Guangzhou International Food industry Expo; The Xinjiang Wine forum, ecc. 
vendemmia vino cina
– Qual è lo stato dell'arte del mondo del vino cinese oggi?
Ad oggi la Cina vanta un vigneto ad uve da vino di 163mila ettari in 11 regioni viticole per 600 aziende. Nel 2018 ha prodotto 6.29 milioni di ettolitri, la più bassa produzione degli ultimi 6 anni, ma che le ha permesso comunque di classificarsi fra i primi dieci produttori mondiali, producendo poco meno del Sud Africa.  Il 90% dei vini prodotti è composta da vini rossi, il restante da vini bianchi, rosati e dolci, ed e’consumato quasi interamente dal mercato domestico, in cui il consumo medio pro capite e’ ancora di soli 1.7 litri all'anno.
produzione vino cina
– Quali sono i vitigni maggiormente coltivati? E quali le aree più vocate alla viticoltura?
I vitigni più coltivati sono Chardonnay e Riesling Italico per i bianchi e Cabernet Sauvignon per i rossi. Negli ultimi anni si è cominciato a piantare anche altre varietà rosse come Marselan, Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Petit Verdot e Petit Manseng per i bianchi. Le regioni viticole principali sono situate per lo più nella fascia Nord, da Est a Ovest del Paese, con diverse zone vocate alla produzione di prodotti diversi, dagli Ice wines del Liaoning, ai bianchi  fruttati e i rossi leggeri dello Shandong, fino ai vini concentrati dello Xinjiang, passando per il Ningxia che è ad oggi la regione viticola più conosciuta anche al di fuori della Cina e sulla quale si sono maggiormente concentrati gli sforzi del governo cinese.

– Cosa sai dirmi in termini agronomici? La conduzione agronomica è rispettosa?
Esistono vigneti a conduzione biologica o biodinamica?
Ci sono sia vigneti a conduzione per lo più convenzionale ma anche biologica. Soprattutto in regioni dal clima arido o semi-arido come Ningxia, Xinjiang, Gansu and Inner Mongolia,  la gestione dei vigneti  in conduzione biologica  con il solo utilizzo di rame e zolfo è stata di per se logico e più conveniente da adattare. In altre regioni come lo Shanxi o lo Shandong, dove per via del clima,  precipitazioni e umidità non mancano, riuscire a gestire il vigneto solo con preventivi, risulta piuttosto difficile, nonostante grande attenzione è riposta nella gestione del verde.  Per quanto riguarda la viticoltura biodinamica ci sono dei primi approcci in Ningxia da parte di alcuni giovani produttori.
vigneti cina
– Come vedi il vino cinese oggi e quali credi saranno le evoluzioni di questo immenso
paese in termini enoici?
Il vino cinese ha fatto passi da gigante già solo negli ultimi 10 anni, e si è passati dall’imitare i vini francesi alla ricerca di un stile più personale, allo sperimentare con varietà e tecniche di vinificazione diverse. In futuro, una  piena coscienza delle potenzialità delle uve e dei territori in cui esse sono coltivate , e quindi una migliore conoscenza del vigneto e delle sue potenzialità enologiche, sicuramente aiuterà i produttori cinesi a capire e migliorare sempre di più i loro vini, e ad approcciarsi a nuovi stili.

– Qual è la percezione attuale del vino italiano in Cina?
Per il consumatore medio cinese vino vuol dire Francia! E’ questo il primo paese  che associano al vino e alla sua arte. Si conosce ancora poco del vino italiano fra i non addetti ai lavoro, e al di la’ dei grandi centri, trovare vino italiano e’ ancora molto difficile.
vitigni cinesi
– Quanto credi che incidano le abitudini enogastronomiche cinesi sul mercato del vino interno?
Non credo incidano molto. In Cina non si beve con accordo al cibo, cosi come non si mangia in accordo al gusto. Anche se alcune ultime ricerche hanno dimostrato come, generalmente in accordo con le diverse cucine, i consumatori nell'Est preferiscono vini rossi più ricchi e terrosi, quelli nell'ovest stili eleganti e più rotondi, quelli nel nord cercano vini dal sapore più intenso e secchi, mentre quelli del Sud stili più morbidi. La Cina è un paese vastissimo , dalle mille sfaccettature ,  parlare per macro aree è un po' riduttivo.

– Come ti trovi a lavorare in un paese relativamente giovane in termini di sviluppo enologico?
Lavorare in un paese con una storia enologica non lunga alle spalle è di certo stimolante in quanto sei svincolato dalla tradizione , anzi e’come partecipare alla creazione della stessa attraverso la comprensione dei territori, delle uve che più si adattano ad essi e agli stili di vino che da queste uve si può ottenere, partecipando al tempo stesso anche allo sviluppo del brand aziendale attraverso diverse attività di marketing in un paese dove non solo fare vino è una cosa recente ma anche berlo!

Ringrazio Denise Cosentino per il tempo dedicatomi e per le esaustive risposte confidando di aver l'occasione di approfondire alcuni temi relativi al vino cinese e al mercato del vino italiano in Cina quanto prima.


F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 14 ottobre 2019

Il Prosecco Superiore Docg è il vino di un grandissimo territorio! Lo dice anche l'Unesco! Basta generalizzare!

In Italia siamo soliti accanirci contro ciò che dimostra un'inattesa attitudine al successo, è come se non accettassimo gli exploit in nessun comparto perché tendiamo ad essere prevenuti - spesso a ragion veduta, non lo nego! - sull'effettività del merito.
E' un po' quello che sta accadendo con il Prosecco, tacciato di ignominia in maniera, spesso, qualunquista e demagogica, andando ad enfatizzare ciò che non va senza mai prendere in considerazione e valorizzare ciò che, invece, rende unica almeno uno dei sottoinsiemi raccolti all'interno di questo grande macro-insieme territoriale e produttivo.
prosecco unesco docg
Persino all'annuncio del riconoscimento de “Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” come Patrimonio dell’umanità UNESCO, in molti hanno cercato di addurre fuorvianti e negative affermazioni denigrando questa nomina, trovando nella generalizzazione un'arma sin troppo forte in quanto capace di aizzare le masse e di far leva sull'ignoranza e la superficialità di molti nei confronti di tutto ciò che ricade sotto il termine Prosecco.
areale prosecco docg
Il primo problema è sicuramente semantico, in quanto questo nome è usato trasversalmente in più denominazioni molto differenti fra loro capaci di coprire areali molto vasti nei quali condizioni morfologiche e qualitative della viticoltura e target enologici e commerciali vantano divergenze molto ampie.
Per questo ho voluto organizzare una vera e propria full immersion in quella che è la core zone del sito Unesco che abbraccia una piccola area collinare della provincia di Treviso, dove l’interazione positiva tra uomo e ambiente ha creato un paesaggio culturale unico.
Si tratta della fascia collinare che va da Valdobbiadene fino al Comune di Vittorio Veneto andando verso est, ovvero una parte importante dell'areale di produzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
vendemmia prosecco 2019
E' proprio qui che inizia la storia del Prosecco, a Conegliano Valdobbiadene, area collinare nel Nord Est d’Italia, a 50 km da Venezia e circa 100 dalle Dolomiti. Qui da più di tre secoli si coltivano le uve che danno origine al Prosecco Superiore quali GleraVerdiso, Bianchetta trevigiana, Perera e Glera lunga. E' qui che nel 1876 viene fondata la Scuola Enologica di Conegliano, prima in Italia, a testimonianza della vocazione vitivinicola di questo territorio e della volontà di perorare la causa della qualità e di elevare la concezione agronomica ed enologica di un tempo, senza andare a snaturare quella che era la più sana e ancora oggi fondamentale cultura rurale dei vecchi vignaioli.
rese prosecco glera
Un areale che tocca 15 comuni e rappresenta il cuore del mondo del Prosecco, è una denominazione storica italiana riconosciuta nel 1969. Nel 2009, con la riorganizzazione delle denominazioni Prosecco, il Ministero dell'Agricoltura la classifica come Denominazione di Origina Controllata e Garantita (DOCG) massimo livello qualitativo italiano. Ad essa si affiancano l'altra piccola e virtuosa DOCG Asolo e la DOC Prosecco, una delle più vaste denominazioni italiane, estesa su 9 province di Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Il mio ultimo tour nella DOCG di Conegliano Valdobbiadene è partito volutamente dai boschi che abbracciano gran parte delle colline e che, assieme ai numerosi prati, costituiscono la vera e tangibile fonte di biodiversità dell'areale. Biodiversità che si contrappone alla monocoltura che impera e imperversa in altri noti areali italici e che rischia di compromettere lo stato di salute di piante, suolo e dell'intero ecosistema con notevoli ripercussioni in termini di patologie della vite e qualità delle uve.
Vi basterà camminare per gli irti ma praticabili sentieri di Farra di Soligo, nell'esatto centro del sito Unesco (che comprende i territori collinari ricadenti nei Comuni di Valdobbiadene, Miane, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, Follina, Cison di Valmarino, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Revine Lago, Tarzo, Vidor, Vittorio Veneto), per rendervi conto di quanto il bosco (per lo più termofilo) sia interconnesso alla viticoltura, tanto da poter sbucare nei ripidi ed eroici vigneti della zona più volte durante la vostra “passeggiata”.
biodiversità vigna prosecco
Il colpo d'occhio, una volta arrivati in cima ad una delle colline vi aiuterà a prenere coscienza di quanto siano fuorvianti e non veritiere le affermazioni di chi vuole ridurre tutto il Prosecco a ciò che viene prodotto in pianura, spesso con poco rispetto in termini agronomici sia per la sostenibilità che per la qualità, preferendo un utilizzo più massivo della chimica e della meccanizzazione.
Lungi da me incorrere nell'errore di generalizzare a mia volta seppur si tratti di pianura e, quindi, di una viticoltura generalmente più omogenea, sta di fatto, però, che quando penso al Prosecco penso ai vigneti delle due Docg e la mia mente va, principalmente, a questi vigneti e al lavoro dei vignaioli, obbligati dall'orgoglio e dalla conformazione dei vigneti stessi a lavorare totalmente a mano.
Parlo proprio di quello che nella candidatura Unesco è stato definito “hogback“, ovvero quella parte dell'areale costituita da un sistema di rilievi irti e scoscesi a corde allungate in direzione est-ovest e intervallate da piccole valli parallele.
valdobbiadene conegliano prosecco superiore docg
E' in queste zone che si percepisce in maniera nitida quanto l'uomo abbia modellato questa aspra terra con rispetto e saggezza, nonché con estrema fatica, affinando nel tempo la propria consapevolezza tecnico-agronomica al fine di elevare il proprio concetto di terroir dalla vigna al bicchiere. 
Vignaioli come custodi della terra, quindi, che attraverso tecnica come quella del terrazzamento a ciglione, utilizza la terra inerbita al posto della pietra per evitare il dilavamento e l'erosione del suolo.
Un vero e proprio mosaico in cui le tessere sono le micro-parcelle di vigneto che si alternano agli inserti boschivi e ai prati improduttivi. 
Avendo avuto modo di visitare l'areale durante la stagione vendemmiale ho potuto vivere in prima persona la raccolta eroica in questi ripidissimi vigneti terrazzati, con una mole di lavoro e un tasso di rischio che, unitamente all'equilibrio produttivo delle – spesso – vecchie viti in quei terreni a forte matrice argilloso-calcarea con grande presenza di conglomerati detti “croda”, rendono davvero virtuosa la produzione di Prosecco su queste colline.
Un'opera virtuosa che, purtroppo, non sempre viene valorizzata quanto meriterebbe in termini economici e di percezione comune, in quanto anch'essa finisce nel grande calderone dei “Prosecchi” in cui la forbice di prezzo è sì ampia, ma parte da livelli troppo bassi che mai potrebbero garantire marginalità adeguate ai vignaioli di gran parte della docg.
rive prosecco pendenze
La vera sfida, dunque, è quella di elevare la percezione comune del Prosecco Superiore Docg non solo attraverso una sempre maggiore qualità del prodotto in bottiglia ma anche e soprattutto comunicando le peculiarità concrete, tangibili e inconfutabili del territorio.
Un territorio che non può valere quanto la pianura e non può e non deve essere penalizzato dagli errori commessi altrove nella produzione di un vino che pur portando lo stesso nome vede nella denominazione di riferimento le specifiche e fondamentali differenze.
prosecco docg wine blogger
E' proprio sul nome che si sta molto disquisendo negli ultimi mesi, in quanto una fazione di produttori della Docg vorrebbe addirittura omettere il nome “Prosecco” nelle proprie etichette (è già possibile farlo, tanto che alcune aziende hanno già iniziato questo provocatorio ma lecito percorso volto ad anteporre il territorio al nome “generico” del vino), mentre l'altra manifesta reticenze in quanto fortemente attaccata ad un nome che è parte integrante della storia della viticoltura locale e della vita rurale degli abitanti di questa zona del Veneto. Inoltre, non è da trascurare che, per quanto fuorviante possa risultare, il termine “Prosecco” vanta una potenza commerciale e di marketing tale da rendere difficile la possibilità che realtà giovani che ancora devono farsi notare ma anche realtà più importanti forti su certi mercati di riferimento si possano permettere omettere la famosa “parolina magica” che distributori e importatori, nonché clienti finali, vogliono trovare in etichetta.
Di certo nel 2009 qualcosa di meglio poteva essere fatto, ma è una questione di difficile valutazione in quanto i pro e i contro tendono ad equivalersi. Sono convinto, però, che il solo fatto che si sia scatenata questa dialettica rappresenti a pieno la consapevolezza dei produttori della Docg dell'unicità del proprio areale e dei propri vini e la conseguente volontà di emanciparsi dalle mere dinamiche commerciali che, purtroppo, hanno fatto del Prosecco uno spumante percepito come “facile ed economico”.
agronomi prosecco docg
Tra i fattori sui quali questo areale potrebbe improntare una comunicazione volta a fare chiarezza sui doverosi distinguo è il tema della sostenibilità che ho affrontato durante la seconda tappa del mio tour per la quale avevo richiesto la presenza di un agronomo. Se ormai nella stragrande maggioranza (anche grazie all'invito del Consorzio e ai regolamenti emanati da alcuni comuni interni alla Docg) dei vigneti non sono diserbati chimicamente e vengono trattati per lo più con prodotti adottati anche in regime biologico, l'unico limite alla creazione di un vero e proprio "distretto bio" è l'annosa lotta alla flavescenza dorata che miete vittime a iosa nei vigneti della zona. Purtroppo i prodotti che vengono consigliati e utilizzati per la lotta all'insetto vettore, ovvero lo scaphoideus titanus, non sono idonei alla certificazione biologica e ho potuto appurare personalmente l'insofferenza di quei produttori che vorrebbero fare un ulteriore passo verso la sostenibilità ma non possono per via dell'impossibilità di trovare alternative agli insetticidi attualmente in uso. Parliamo comunque di prodotti a basso impatto.
prosecco docg vendemmia a mano
A mio parere, però, la mission della Docg resta quella di puntare tutto sulla valorizzazione del territorio e sulla comunicazione nitida e trasparente di quelle peculiarità, quelle diversità e quelle unicità che caratterizzano e distinguono questo areale da quello della Doc e da qualsiasi altra zona vitivinicola italiane non mondiale.
Se di Cartizze e della sua importanza in termini di pedigree e di età media dei vigneti (e quindi di archivio storico di cloni e biotipi) ne avevo già parlato nel mio articolo "Il Prosecco senza pregiudizi" è importante conoscere alcune specifiche che potreste incontrare in etichetta e che molti non conoscono a dovere:

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg: identifica uno spumante DOCG prodotto esclusivamente nelle colline di Conegliano Valdobbiadene, a partire dal vitigno Glera, prodotto nei 15 comuni della Denominazione. La resa consentita è 13,5 t per ettaro e ogni produttore può creare la propria cuvèe con il blend delle uve raccolte nelle varie microzone del territorio. Il Conegliano Valdobbiadene può avere il seguente dosaggio: Extra Brut, Brut, Extra Dry e Dry.

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Rive: con il termine "Rive" vengono identificate le pendici delle ripide colline che caratterizzano il territorio. Si fregiano della menzione "Rive" i Prosecco Conegliano Valdobbiadene Superiore Docg prodotti dai vigneti con maggior pendenza e più vocati, con uve provenienti da un unico Comune o frazione di esso. Il fine è quello di mettere in risalto l'identità della singola sottozona alla stregua di un ideale "cru". Nella denominazione sono presenti 43 rive, ed ognuna esprime una diversa peculiarità di suolo, esposizione e microclima. Nel Rive la produzione è di 13t per ettaro, le uve vengono raccolte esclusivamente a mano e viene indicato in etichetta il millesimo. 
Eccovi le 43 Rive (UGA): San Vito; Bigolino, San Giovanni, San Pietro di Barbozza, Santo Stefano, Guia, Vidor, Colbertaldo, Miane, Combai, Campea, Premaor, Farra di Soligo, Col San Martino, Soligo, Follina, Farrò, Cison di Valmarino, Rolle, Pieve di Soligo, Solighetto, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Rua di Feletto, Santa Maria di Feletto, San Michele di Feletto, Bagnolo, Tarzo, Resera, Arfanta, Corbanese, Susegana, Colfosco, Collalto, Formeniga, Cozzuolo, Carpesica, Manzana, Scomigo, Collalbrigo-Costa, Ogliano, San Vendemiano, Colle Umberto.

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Cartizze Docg: è il fiore all'occhiello della denominazione, una sottozona disciplinata fin dal 1969 di soli 107 ettari di vigna, compresa tra le colline più scoscese di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, nel comune di Valdobbiadene. Il pedoclima è unico: suolo è composto da arenarie e morene, modellato nel tempo per formare uno spesso strato di argille. Questo fondo argilloso consente all’apparato radicale della vite di scendere in profondità, garantendo riserve anche nelle annate più siccitose. Grazie alle Alpi l'escursione termica notturna è molto alta.
Il disciplinare del Prosecco impone ai ca. 140 produttori di Cartizze racchiusi in poco più di 1kmq rese per ettaro più basse: 120 q.li/ettaro (135 q.li/ettaro area DOCG, 180 q.li/ettaro area DOC).
cartizze prosecco docg
Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore "Sui Lieviti" Docg: molti lo chiamano ancora Prosecco “col fondo” per ovvi motivi di legame con la tradizione, in quanto si tratta del metodo rurale, ovvero la prima versione di vino rifermentato nato tra queste colline. Il nome è dovuto al deposito dei lieviti che hanno svolto la rifermentazione sul fondo della bottiglia. Si presenta nella versione Brut nature ed è uno spumante fresco, torbido, perlage fine.
In fine, potrete trovarvi davanti a delle bottiglie di Prosecco che non recheranno l'aggettivo "Superiore" in etichetta ma fanno ugualmente parte della tradizione locale. Sto parlando Conegliano Valdobbiadene Frizzante (pressione massima 2,5 bar) e di quello Tranquillo (fermo).
unesco prosecco
Durante il mio viaggio il Consorzio di Tutela del Prosecco Superiore Docg Conegliano Valdobbiadene mi ha dato modo di assaggiare ca. 80 referenze selezionate in rappresentanza di ogni tipologia ricadente sotto la denominazione di origine controllata e garantita e il livello di qualità medio è cresciuto notevolmente negli ultimi anni nonostante l'aumento della richiesta sui mercati. Un aumento che, comunque, è molto morigerato se si pensa che il numero di bottiglie prodotte in Docg è pressoché stabile mentre quello della Doc è ormai "scappato di mano" andando quasi a saturare i mercati.
E' proprio per questo che il produttore di Prosecco Superiore Docg deve trovare delle leve reali e peculiari tramite le quali innalzare la percezione del proprio prodotto e, quindi, elevare il posizionamento del proprio vino.
Purtroppo la generalizzazione che vige riguardo il "Prosecco" porta gli stessi commercianti (distributori e importatori) a indurre ulteriore confusione buttando doc e docg nello stesso calderone per poi lavorare solo sul prezzo.
Va da sè che il costo di produzione di una bottiglia di Cartizze o di Rive e più in generale di un Docg è notevolmente superiore a quello possibile in gran parte della doc, per motivi logici di costo del lavoro manuale nella gestione agronomica e nella raccolta e per le produzioni più basse.
Questi aspetti, unitamente alla maggior vocazione di alcune aree e ad un approccio spesso più accorto sia in campo che in cantina dovrebbero concorrere nel far comprendere le doverose differenze fra i vari "Prosecco".
vigne rive prosecco
Pur non volendo dare la priorità alle individualità e, quindi, alle singole aziende è stato fondamentale visitare una serie di cantine rappresentative del territorio capaci di esprimere diverse identità di terroir, attraverso numeri e filosofie differenti ma convergenti sul comun denominatore della qualità. Ho già avuto modo di raccontarle attraverso i social ma dedicherò un articolo alle realtà che mi hanno colpito maggiormente e agli assaggi che ho apprezzato di più nei prossimi mesi.
La volontà di questo articolo è quella di fare chiarezza e di spingere chi ancora tende a generalizzare negativamente quando si parla di Prosecco ad approfondire e a valutare in maniera più ponderata e realistica le peculiarità di un territorio e di un vino che non merita di essere denigrato a priori, ancor meno nell'areale della DOCG.
Detto questo ci tengo a precisare che a spingermi a scrivere queste righe non è stata solo la voglia di elogiare il lavoro di chi opera una viticoltura virtuosa e di adopera per produrre vini rispettosi, ma è a stata anche la rabbia nei confronti di chi, invece, produce in maniera poco accorta in termini agronomici e omologata in termini enologici. Questo accade, spesso, dove la vigna non dovrebbe stare e solo per inseguire la richiesta del mercato. Il timore che "la bolla" del Prosecco possa esplodere diminuendo drasticamente la richiesta ed evidenziando, quindi, l'assurdità di molti impianti c'è, ma mi piace pensare che chi ha sempre lavorato bene e tutt'ora non si è lasciato ammaliare dal canto delle sirene dei mercati non ne risentirà, anzi ne uscirà più forte di prima.

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 10 ottobre 2019

MEMORvINO - La tecnologia che connette produttori di vino e wine lover

Qualche mese fa, durante un evento enoico, mi è stato consegnato un "calice intelligente", ovvero un bicchiere capace di rendermi parte di un interazione digitale fra me e le cantine produttrici dei vini che avrei avuto modo di assaggiare. Incuriosito da quello che sembrava essere un semplice bollino adesivo sotto ad un normale calice ho deciso di intervistare Annalisa Prato co-fondatrice di MEMORvINO, un rivoluzionario sistema di connessione cantina-degustatore.
memorvino
- Ciao Annalisa, spiegheresti nel dettaglio cos’è MEMORvINO ai lettori di WineBlogRoll.com?
MEMORvINO è una soluzione di Lead Generation che connette Produttori e Wine Lover, nata per soddisfare la necessità principale di ogni cantina che partecipa alla degustazione: convertire chi degusta in un lead qualificato per una successiva relazione e vendita. 
L’utilizzo di MEMORvINO durante le degustazioni consente un riscontro immediato sull’andamento dell’evento: si tratta di una soluzione affidabile e misurabile, che coinvolge i partecipanti grazie ad una apprezzata innovazione.
La strategia vincente e l’innovazione di MEMORvINO consistono nella versatilità del suo lavoro: i produttori conoscono e comunicano direttamente con i Wine Lover, loro target di riferimento (azione sempre difficoltosa durante eventi di degustazione), mentre i Wine Lover stessi ottengono tutte le informazioni sui vini che degustano e le cantine produttrici con cui vogliono restare in contatto, contenuti che altrimenti, a fine evento, andrebbero perse.
Così, grazie a MEMORvINO, i produttori possono stringere relazioni più forti, dirette e continuative con il proprio target di riferimento.
- Come funziona MEMORvINO?
Uno specifico dispositivo IoT, MEMORvINO, viene consegnato ai produttori e posto sul tavolo di degustazione. 
Ogni partecipante ritira, all’atto della registrazione all’ingresso, un bicchiere intelligente dotato di un piccolo bollino elettronico che identifica il proprietario. Ogni volta che il visitatore degusterà un vino, avverrà l’interazione tra il bicchiere e MEMORvINO: si potranno registrare nel MEMORvINO stesso le informazioni relative al consumatore e ai vini degustati, trasferendole via wireless alla piattaforma; quest’ultima analizza i dati ed elaborandoli, consente di sapere chi ha degustato quale vino, permettendo un’elevata profilazione dei partecipanti.
come funziona memorvino
A fine evento, ai produttori verrà restituito un database estremamente profilato, agli organizzatori un lavoro di analitica dei dati e statistiche dettagliate sui numeri e sull’andamento dell’evento, mentre ai visitatori verranno inviate le schede tecniche di tutti i vini che hanno degustato, comprensive dei riferimenti dettagliati degli espositori e tutti i contenuti che organizzatori e produttori vorranno condividere con i propri clienti.
La forza della soluzione sta nel poter finalmente dare una sorta di continuità alla degustazione fornendo a tutti gli attori dell’evento, grazie ad un coinvolgimento totale, degli output via email che rappresentano informazioni fondamentali per intraprendere una futura, mirata ed efficace azione di marketing e vendita.
- Da dove nasce l'idea di MEMORvINO?
Nel 2016, partecipando ad alcune degustazioni, i componenti del team hanno recepito le problematiche e le necessità di tutti i partecipanti all’evento:
- gli  organizzatori mostravano difficoltà ad offrire nuovi servizi;
- i produttori erano tempestati da tanti eventi tra cui scegliere, investendo molto e spesso con scarsi ritorni misurabili.
- gli stessi, agli eventi, spesso non avevano nessuna conoscenza di coloro che incontravano, la metodologia - ancora diffusissima - era un faticoso scambio di biglietti da visita, azione che portava via tempo alla promozione e al racconto dei propri vini;
- non avevano feedback sui vini offerti;
- non sapevano “chi aveva degustato cosa”;
- i partecipanti perdevano traccia di ciò che avevano degustato perchè recepivano informazioni incomplete con la difficoltà di ricordare tutto, perdendo i riferimenti delle cantine che avevano incontrato e dei vini degustati.
wine lovers glass
- Chi può usufruire della tecnologia offerta da MEMORvINO?
Oltre che per organizzatori di eventi food&wine che finalmente avranno dei dati precisi e misurabili circa l’andamento delle proprie manifestazioni (che non siano solo il conto delle bottiglie vuote o dei biglietti venduti), la nostra tecnologia è fondamentale per i produttori stessi: si pensi, ad esempio, alle visite in cantina o al concetto più ampio di turismo enogastronomico dove non esiste una profilazione dettagliata ed una continuità di rapporto con i clienti, che vanno poi persi alla fine della visita o del viaggio.
evento champagne degustazione
- Quali altri servizi fornite alle aziende?
Forniamo alle cantine delle soluzioni che consentono di monitorare in tempo reale la temperatura, l’esposizione alla luce, l’angolo di inclinazione, lo spostamento delle bottiglie, gli shock e la geolocalizzazione delle spedizioni, attraverso l’uso di algoritmi di proprietà e data loggers disponibili sul mercato, su piattaforma digitale che condivide i dati real time.
In questo modo assicuriamo che i prodotti siano attentamente monitorati lungo tutte le fasi della catena di trasporto per proteggerli anche oltre i confini della cantina: il vino arriva a destinazione mantenendo intatte tutte le sue caratteristiche peculiari, sulle quali i produttori investono molto, grazie a tecnologie innovative e differenzianti.
Oggi i principali problemi che devono affrontare gli attori della catena del vino riguardano proprio la gestione logistica del prodotto vinicolo: il cliente non è quasi mai sicuro al 100% che il prodotto rimanga intatto lungo la supply-chain, che non superi livelli soglia critici per una sua ideale conservazione, che non si perda traccia del suo tragitto e che non sia contraffatto. Ignorando lo stato di salute della spedizione e le condizioni ambientali nei punti di scambio logistici si contribuisce drammaticamente ad aumentare la probabilità di una riduzione della shelf-life e successivo ritiro del prodotto; in questo modo si annullerebbe la possibilità di predire e risolvere potenziali problematiche. Inoltre, se i problemi e le inefficienze dei sistemi di gestione delle spedizioni rimangono sconosciuti, aumenterà la probabilità di ritardi, di scarsa coordinazione nella gestione e di mancato rispetto delle best practice a livello di gestione logistica del vino. Diventerà anche più difficile migliorare la propria supply-chain a causa della mancanza di dati oggettivi. 
Infine, i consumatori stanno diventando sempre più esigenti in termini di informazioni su tutto ciò che riguarda il prodotto che si accingono ad acquistare. 
Emerge così uno scenario nel quale il consumatore medio è più interessato alla qualità ed è più orientato a scegliere prodotti e aziende con cui può costruire un rapporto che conduca ad una maggiore consapevolezza, anche grazie alla tracciabilità della filiera.
- Progetti per il futuro?
Stiamo investendo e potenziando i nostri software per far comprendere l’importanza e far penetrare, in un mondo tradizionalista, le nostre soluzioni che assumono un ruolo primario al fine di raccogliere e sfruttare le enormi potenzialità dei BIG DATA, definiti negli ultimi anni come il nuovo petrolio o il nuovo oro, ovvero una fonte inestimabile di valore e che, attualmente, rappresentano una vera e propria necessità gestionale dalla quale dipende la crescita e l'innovazione di qualsiasi tipologia di business, anche quella tradizionale come il settore vitivinicolo o più recente come il settore enogastronomico.
Potete tenervi aggiornati sulle nostre evoluzioni tramite i nostri canali social:

Chiudo citando la motivazione che ha portato MEMORvINO al conseguimento di un importante riconoscimento, ovvero il Premio Marzotto:

 "Al giorno d’oggi, chi è appassionato di vino richiede un legame più stretto con il produttore, ricercando un contatto diretto all’interno di manifestazioni o eventi di settore, o visitando in prima persona i luoghi in cui il vino affonda le proprie radici. Questo presuppone, da parte nostra, un approccio più dinamico e personalizzato nella comunicazione: grazie ai programmi di ospitalità in cantina e alle numerose degustazioni organizzate sul territorio nazionale e non, aumentano in maniera esponenziale i luoghi di contatto con il nostro target di riferimento e quindi, le opportunità per raccogliere preziose informazioni, che vanno oltre il biglietto da visita. La possibilità di profilare i gusti e le attitudini personali del consumatore è reale, e ciò permetterebbe di instaurare con il singolo un rapporto di comunicazione personalizzato, diretto ed efficace. Partendo da un’identica analisi, il progetto vincitore ha saputo trovare soluzioni innovative per la profilazione, la raccolta dati, l’aggregazione degli stessi, secondo utili modelli di analisi, coniugando concretezza operativa e praticità di utilizzo degli strumenti proposti" Ettore Nicoletto

Ringrazio Annalisa e il suo team per la disponibilità e per l'accuratezza con la quale hanno risposto alle mie domande. Credo che MEMORvINO rappresenti un'invenzione dalla concreta utilità nata in un'era in cui tendiamo sin troppo spesso a pensare che non ci sia più nulla da "inventare". Un'idea che risponde in modo diretto e moderno alle esigenze delle di tutte le categorie enoiche più importanti: produttori, wine lovers/degustatori e media.
Tutte entità che potranno trarre beneficio in termini di informazioni da questa tecnologia che nulla toglie all'esperienza vissuta sia da un lato che dall'altro del banco d'assaggio.


F.S.R.
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martedì 8 ottobre 2019

L'Enoturismo in Valpolicella e la mia esperienza diretta con la Pagus Wine Tours

L'enoturismo sta prendendo sempre più piede in Italia e, per quanto possa sembrare strano dirlo in un paese come il nostro, la crescita più rilevante è avvenuta solo negli ultimi anni. Se alcune regioni avevano già dimostrato una vocazione enoturistica importante e un'adeguata offerta rivolta agli enoturisti ci sono areali tra i più noti a livello vitivinicolo che stanno vivendo un vero e proprio boom di interesse. Una di queste regioni è, senza tema di smentita, il Veneto e, in particolare, la Valpolicella. Per questo ho accolto di buon grado l'invito di Davide Canteri a partecipare ad uno dei tour proposti dalla sua Pagus Wine Tours alla scoperta del territorio di produzione dell'Amarone e dei grandi vini della Valpolicella.
L'idea era quella di diventare "enoturista" per un giorno, condividendo il tour con altri appassionati (nel mio caso stranieri) per comprendere in prima persona le dinamiche dell'enoturismo in questa zona e per valutare l'esperienza dei miei "compagni di viaggio" direttamente.
enoturismo valpolicella degustazioni cantina pagus
Devo ammettere che tornare a fare il "turista" per qualche ora mi ha aiutato, anche, a vedere il mondo del vino da un punto di vista che ormai credevo non mi appartenesse più e che, invece, è fondamentale per potersi rivolgere a chi può viverlo principalmente in questo modo.

Data la qualità dell'esperienza offertami ho deciso di lasciar raccontare a Davide un po' della sua storia e della sua realtà in una semplice ma esaustiva chiacchierata (qui la versione in inglese):
-Ciao Davide, come nasce Pagus Wine Tours?
Innanzitutto, tengo a sottolineare che sono nato e vivo in Valpolicella, e la mia famiglia è per metà valpolicellese e per l’altra metà della Lessinia. L’idea della Pagus nasce con la mia tesi di laurea, discussa nel dicembre 1998 all’Università di Verona, che tratta della produzione vitivinicola e dell’estrazione e lavorazione della pietra in Valpolicella in età romana. Alla tesi è seguito poi il corso presso la Fondazione CUOA di Altavilla Vicentina, dedicato alla valorizzazione del patrimonio turistico-culturale veneto. Nell’ottobre 2000 è stata fondata l’Associazione Culturale Pagus, allo scopo di promuovere il territorio della Valpolicella con una serie di itinerari storico-artistici ed enogastronomici. Nell’aprile 2013 è nata l’agenzia viaggi Pagus Wine Tours di cui sono titolare assieme a mia sorella. Il nome “Pagus” deriva dall’antico distretto romano, il pagus appunto, che comprendeva gran parte dell’attuale Valpolicella storica.
pagus wine tours
-Cosa fate nello specifico?
Pagus Wine Tours è un wine tour operator specializzato nell’enoturismo. Organizziamo e guidiamo tour di gruppo e privati nelle principali zone vitivinicole di Verona e oltre, in primis Valpolicella, poi Soave, Lugana, Bardolino, Custoza e, fuori Verona, Conegliano Valdobbiadene, Franciacorta e Trento. I tour comprendono la visita ad una, due o tre produttori della medesima zona o di zone contigue e possono prevedere un pranzo completo o un light lunch in cantina. Proponiamo anche lezioni di cucina tenute all’interno delle cantine stesse, con l’abbinamento dei vini ai piatti preparati. Da quest’anno inoltre, la nostra proposta si è allargata alle cosiddette “Wine holidays” pacchetti turistici di due, tre o quattro giorni comprendenti soggiorni in agriturismo o wine relais con degustazioni ed escursioni abbinate.
turismo vino amarone
.Come vedi l'enoturismo in Italia e quali credi siano i margini di miglioramento?
Il nostro punto di vista è limitato alla provincia di Verona e, in parte, alla regione Veneto (anche se all’inizio e al termine di ogni stagione ci confrontiamo con i nostri amici operatori in Toscana). A mio parere nell’enoturismo ci sono un paio di importanti questioni aperte. La prima è il vuoto normativo nel turismo in generale: non esistono regole chiare su chi può fare cosa. Parlo, ad esempio, delle agenzie di viaggio, che fanno un po’ di tutto, senza dei limiti chiari alle loro possibilità; degli hotel che organizzano tranquillamente transfer e tour guidati con mezzi e personale propri; delle ditte di trasporto che si improvvisano guide e vendono servizi che sono di competenza delle agenzie; delle stesse cantine, che sono arrivate a proporre, vendere e gestire wine tours, altra attività riservata alle agenzie. E purtroppo, su tutto ciò i controlli delle autorità competenti, a quanto ne sappiamo, non esistono o sono rarissimi. Il secondo problema è legato alla definizione stessa di enoturismo. A mio parere c’è un errore di fondo: l’enoturismo non è il “turismo fatto dai produttori di vino”. Con il termine “enoturismo” si deve intendere una realtà ben più ampia. Sarebbe più corretto concepire l’enoturismo come un “sistema”, dove ogni componente, indispensabile, svolge il suo ruolo: le cantine, oggetto della visita e preparate per l’accoglienza, gli hotel e le strutture ricettive, che mettono a disposizione i loro servizi, le aziende di trasporto, che muovono i turisti sul territorio, i ristoranti, osterie, trattorie a cui spetta la corretta combinazione di cibo e vino, le agenzie, che mettono assieme tutti questi ingredienti e sulla base della loro preparazione ed esperienza costruiscono e vendono i pacchetti, ed infine le Strade del vino ed i vari Consorzi che hanno il compito di coordinare e di promuovere (non di vendere) l’offerta enoturistica di un territorio. Una considerazione a parte riguarda la “sudditanza” della nostra offerta turistica, e parlo dell’offerta on line, ormai canale principale di commercializzazione dei servizi turistici, nei confronti dei grandi portali di prenotazione stranieri (Booking, TripAdvisor, etc.). Oggi in Italia chi “vende turismo” on line è obbligato a stipulare contratti con le OTA, che garantiscono visibilità e hanno la fiducia quasi incondizionata (!) degli utenti. Purtroppo, così facendo, la ricchezza artistica e culturale, le eccellenze enogastronomiche, la professionalità e la proverbiale ospitalità italiana vengono letteralmente svendute e, fatto ancor più triste per un Paese come il nostro, a tutto ciò non esiste alternativa; non abbiamo portali istituzionali nazionali, o quantomeno regionali, che garantiscano agli operatori turistici il medesimo servizio.
enoturismo cantine valpolicella
-Per quanto riguarda la Valpolicella, quali sono le principali nazionalità degli enoturisti?
Posso fare riferimento solo alla nostra clientela. Più di un terzo degli enoturisti sono nordamericani, un’altra buona fetta è rappresentata dagli ospiti provenienti dai Paesi Scandinavi e dal Regno Unito, anche se in questi ultimi anni c’è stato un lieve calo della presenza inglese, per il resto Australia, Singapore, Hong Kong, Giappone e Brasile.
best wine blogger
-Oltre alla possibilità di farsi conoscere in maniera concreta e diretta quanto credi possa incidere l'enoturismo sulle dinamiche di vendita di una cantina medio-piccola?
In Valpolicella ci sono aziende che hanno puntato tutto sull’accoglienza e sulla vendita diretta e online ai privati e che sono cresciute grazie a questo. Altre realtà, proponendo degustazioni, e più recentemente, altre esperienze legate al vino, sia ad una clientela locale sia agli stranieri (utilizzando i social media ed in generale la promozione sul web), credo abbiano visto un notevole incremento di vendite. Posso solo dire che, se qualche anno fa la risposta delle aziende alla nostra richiesta di disponibilità ad accogliere enoturisti era: “Ma io, cosa ci guadagno?”, oggi riusciamo a fatica ad “infilare” i nostri ospiti nella gran quantità di degustazioni ed esperienze quotidianamente offerte dalle cantine.
cheers amarone
-Cosa consigli alle aziende italiane che vogliono iniziare a muoversi nell'ambito enoturistico?
Posso rivolgermi alle agenzie di viaggio e in parte alle cantine. Ai tour operator che operano esclusivamente nel campo dell’enoturismo posso consigliare di partire da una conoscenza approfondita del territorio, non solo storica o prettamente enogastronomica, ma culturale nel senso più ampio. Ritengo che solo chi sul quel territorio è nato e/o ha vissuto possa veramente presentarlo e “spiegarlo” con sincerità e verità. E ciò è fondamentale per costruire itinerari significativi e di qualità. Suggerisco poi di privilegiare il rapporto con le persone, la cura e l’attenzione nell’accoglienza che, secondo me, sono ben più importanti di una preparazione specifica di carattere enologico o linguistico. Per questo è fondamentale scegliere bene i collaboratori (guide, sommelier) e le aziende con cui lavorare. Ai produttori posso semplicemente consigliare di stabilire da subito gli obiettivi che si intendono raggiungere con l’attività enoturistica e, sulla base di questi obiettivi investire in risorse umane, formazione e promozione, insomma, costruire un business plan enoturistico; perché un conto è fare il vino, un altro conto è saperlo raccontare e farlo apprezzare a chi entra nella tua cantina.
pagus wine tour
Ringrazio Davide per il tempo dedicatomi e per aver reso possibile questa mia rapida ma approfondita full immersion nell'enoturismo della Valpolicella. La professionalità della guida Lara Damoli e la dinamica del tour hanno reso le tre visite in cantina molto agili e per nulla noiose anche per me.


F.S.R.
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Wine tourism in Valpolicella - Interview with Davide Canteri of Pagus Wine Tours

Wine tourism in Italy is growing its importance and Veneto is one of the most important region to visit for wine tourists from all over the world.
So, as part of my research on wine tourism I was able to participate in a wine tour  in Valpolicella organized by Pagus Wine Tours.
You will know more about Pagus and my direct experience reading my interview with Davide Canteri, creator of the wine tourism agency Pagus:
pagus wine tours
-Ciao Davide, how is Pagus Wine Tours born?
First of all, I want to emphasize that I was born and live in Valpolicella, and my family is half from Valpolicella and for the other half from Lessinia. The idea of ​​Pagus was born with my thesis, discussed in December 1998 at the University of Verona, which deals with wine production and the extraction and processing of stone in Valpolicella in Roman times. The thesis was followed by the course at the CUOA Foundation of Altavilla Vicentina, dedicated to the enhancement of the Venetian tourist-cultural heritage. In October 2000 the Pagus Cultural Association was founded, in order to promote the Valpolicella area with a series of historical, artistic and food and wine itineraries. In April 2013 the travel agency Pagus Wine Tours was founded, of which I am the owner along with my sister. The name "Pagus" derives from the ancient Roman district, the pagus, which included much of today's historic Valpolicella.
pagus wine tours in valpolicella
-What is your wine tourism offer?
Pagus Wine Tours is a wine tour operator specialized in wine tourism. We organize and guide group and private tours in the main wine-growing areas of Verona and beyond, primarily Valpolicella, then Soave, Lugana, Bardolino, Custoza and, outside Verona, Conegliano Valdobbiadene, Franciacorta and Trento. The tours include visits to one, two or three producers in the same area or adjacent areas and can include a complete lunch or a light lunch in the cellar. We also offer cooking lessons held in the cellars themselves, with the combination of wines and prepared dishes. From this year onwards, our proposal has been extended to the so-called "Wine holidays", tourist packages of two, three or four days, including stays in agritourism or wine relais with tastings and combined excursions.
vineyards wine tour in italy
- What do you think about wine tourism in Italy? And what do you think are the improvement potentiality?
Our point of view is limited to the province of Verona and, in part, to the Veneto region (although at the beginning and at the end of each season we compare ourselves with our friends in Tuscany). In my opinion, there are a couple of important open questions in wine tourism. The first is the regulatory vacuum in tourism in general: there are no clear rules on who can do what. I speak, for example, of travel agencies, which do a little of everything, without clear limits to their possibilities; hotels that organize transfers and guided tours with their own means and personnel; of transport companies that improvise guides and sell services that are the responsibility of the agencies; of the same cellars, which have come to propose, sell and manage wine tours, another activity reserved for agencies. And unfortunately, on all this the controls of the competent authorities, as far as we know, do not exist or are very rare. The second problem is related to the definition of wine tourism itself. In my opinion there is a fundamental error: wine tourism is not "tourism made by wine producers". The term "enotourism" means a much broader reality. It would be more correct to conceive wine tourism as a "system", where every essential component plays its role: the cellars, the object of the visit and prepared for the reception, the hotels and the receptive structures, which make their services, transport companies, which move tourists around the area, restaurants, taverns, trattorias that have the correct combination of food and wine, agencies, which bring together all these ingredients and, on the basis of their preparation and experience, build and sell the packages, and finally the Wine Roads and the various Consortia that have the task of coordinating and promoting (not selling) the wine tourism offer of a territory. A separate consideration concerns the "subjection" of our tourist offer, and I am talking about the online offer, now the main channel for marketing tourism services, towards the major foreign booking portals (Booking, TripAdvisor, etc.). Today in Italy those who "sell tourism" online are obliged to enter into contracts with the OTAs, which guarantee visibility and have the almost unconditional trust (!) of the users. Unfortunately, in doing so, the artistic and cultural wealth, the culinary excellence, the professionalism and the proverbial Italian hospitality are literally sold off and, made even more sad for a Country like ours, to all this there is no alternative; we do not have national, or at least regional, institutional portals that guarantee the same service to tour operators.
amarone wine tasting
- Speaking about Valpolicella, where do wine tourists mainly come from?
I can only refer to our customers. More than a third of wine tourists are from North America, another good chunk is represented by guests from Scandinavian countries and the United Kingdom, although in recent years there has been a slight decrease in the English presence, for the rest, Australia, Singapore, Hong Kong, Japan and Brazil.
Oltre alla possibilità di farsi conoscere in maniera concreta e diretta quanto credi possa incidere l'enoturismo sulle dinamiche di vendita di una cantina medio-piccola?
In Valpolicella there are companies that have staked everything on hospitality and on direct and online sales to individuals, and that have grown thanks to this. I think that other realities, offering tastings, and more recently, other experiences related to wine, both to local customers and to foreigners (using social media and in general promotion on the web), have seen a significant increase in sales. I can only say that, if a few years ago the response of companies to our request for willingness to welcome wine tourists was: "But I, what do I gain?", today we find it hard to "thread" our guests in the great quantity of tastings and daily experiences offered by the wineries.
visit winery italy
What's your advice for Italian companies that want to start moving in the wine tourism sector?
I can refer to travel agencies and in part to wineries. About tour operators operating exclusively in the field of wine tourism, I can advise them to start from a thorough knowledge of the territory, not only historical or purely enogastronomic, but cultural in the broadest sense. I believe that only those who were born and / or lived in that area can truly present it and "explain" it with sincerity and truth. And this is fundamental for building significant and quality itineraries. I also suggest to privilege the relationship with people, care and attention in hospitality that, in my opinion, are much more important than a specific oenological or linguistic preparation. For this reason, it is essential to choose well the collaborators (guides, sommeliers) and the companies to work with. I can simply advise the producers to immediately establish the objectives they intend to achieve with the wine tourism activity and, based on these objectives, invest in human resources, training and promotion, in short, build a wine tourism business plan; because it is one thing to make wine, but quite another is to know how to tell it and make it appreciated by those who enter your cellar.
wine blog sommelier
Thanks to Davide for allowing me to live this amazing experience as a "simple" wine tourist in Valpolicella area.

F.S.R.
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giovedì 3 ottobre 2019

Francesca Fiasco - I primi vini della virtuosa Vignaiola del Cilento

Da che ho memoria la meta delle mie giornate è stata l'emozione e nel vino ho trovato vari veicoli capaci di portarmi a tale destinazione ma il più forte di tutti è, senza tema di smentita, la scoperta!
Arrivare prima degli altri è motivo di orgoglio e al contempo un privilegio. Giungere per primi là dove una nuova vigna è stata appena impiantata, non è ancora stato posato l'ultimo mattone della struttura di una cantina e, ancor più, in una realtà ancora in piena gestazione, in fermentazione, in attesa di comprendere a pieno “cosa sarà da grande”.
cantina francesca fiasco cilento
Eppure non sempre l'essere pionieri corrisponde con la scoperta, non sempre si crea quell'empatia che aiuta a guardare oltre lo stato “attuale” delle cose e raramente si prova quell'incondizionata fiducia prospettica che rende l'attesa un mero espediente del tempo per metterci alla prova.
Faccio questa premessa perché ormai quasi 3 anni fa mi trovai in Cilento, più precisamente in quel di Felitto, piccola cittadina adagiata su di una collina a ca. 300m slm.
E' lì che incontrai Francesca, una giovane e volenterosa neo-vignaiola che, coadiuvata dalla sua famiglia e dal suo compagno, aveva messo in piedi una vera e propria cantina senza manifestare alcun dubbio riguardo al fatto che quello sarebbe stato il suo futuro!
cantine cilento fiasco
L'idea della della produttrice cilentana (classe '87) nasce nel 2013, ma è solo dopo un paio di anni che iniziano i lavori per la costruzione della sua piccola ma funzionale cantina.
Francesca mi racconta di quanto amasse andare in campagna dai suoi nonni, che con tanta passione, ma allo stesso tempo, con tanto sacrificio, coltivavano il vigneto, lo stesso vigneto che oggi gestisco  gestisce lei. E' proprio il nonno Luigi (classe '31) a trasmetterle ancora oggi i rudimenti della viticoltura e a supervisionare l'andamento stagione del vigneto nonché il lavoro di sua nipote.
vignaioli storici
Ecco, quindi, che da un sogno e dalla passione tramandata dai nonni Francesca, oggi, si trova a coltivare i suoi 6 ettari di vigna dove troviamo varietali come l'Aglianicone, l'Aglianico, il Cabernet Sauvignon, il Sangiovese, il Barbera, il Merlot, il Coda di Volpe e il Fiano, oltre ad alcuni vecchi ceppi di cloni e biotipi dei quali ancora non si conosce con certezza la tipologia.
"La Vigna velata" - Copertura per la grandine
Nell'ultimo periodo, però, è stato impiantato 1,5ha in più (Aglianicone, Piedirosso e Fiano) con l'obiettivo di impiantare ancora un altro ettaro e mezzo per poi fermarsi e raggiungere la soglia atta a produrre una quantità di bottiglie utili a mantenere in piedi un progetto che fino ad ora ha visto solo investimenti, ma che da pochi giorni - finalmente! - può essere versato nei miei calici e di chiunque voglia assaggiare i vini di Francesca Fiasco.
Passando dalla prefazione più romantica agli aspetti agronomici ed enologici riscontrati durante le mie due visite presso questa piccola cantina del Cilento (sì, sono tornato anche quest'anno a ridosso dell'uscita dei vini perché troppo curioso di riassaggiare i vini in anteprima a maturazione compiuta) ciò che contraddistingue i vigneti di Felitto, oltre al mix di varietali tipico di queste zone in cui autoctoni si alternano ad internazionali in maniera ponderata, è il terreno fortemente calcareo, con la presenza di sedimenti di natura argillosa, marnosa e detritica.
fiasco vini
In cantina, grazie all'aiuto dell'enologo E. Falsini, l'idea è chiara: produrre vini capaci di enfatizzare le peculiarità pedoclimatiche del singolo “cru” e, più in generale, trovare equilibri identitari in grado di rendere i vini di questa piccola realtà fortemente riconoscibili e riconducibili a questo areale vitivinicolo così poco conosciuto ma altamente e storicamente vocato.
Sono lieto di condividere con voi i miei primi assaggi delle prime annate prodotte e commercializzate dalla cantina Francesca Fiasco:
vini francesca fiasco
Lapazio 2018 Paestum Bianco Doc - Francesca Fiasco: prende il nome da un'erba spontanea che cresce davanti alla cantina di Francesca e, ironia della sorte, il naso apre con tonalità erbacee, di campo con il fieno e la camomilla a fare da sfondo ad un frutto che arriva in seconda battuta come a voler dimostrare di non voler rendere noioso uno spettro aromatico così divertente. Il Lapazio è un vino luminoso che fa quasi pensare che il suo nome più che di un'erba si riferisca ad una pietra preziosa. Il sorso è vibrante e saporito, sferzante di freschezza e mineralità. La prospettiva sembra promettere bene anche in termini evolutivi.

Ersa 2017 Paestum Doc - Francesca Fiasco: Ersa è l'idiosincrasia del nome del Monte Cerzito e di quello della località Difesa e il suo taglio è più o meno lo stesso del Difesa: Aglianico, Cabernet Sauvignon, Barbera e uve a bacca rossa tipiche del territorio. Il frutto è integro, la speziatura lo rende intrigante sin dal primo naso e apre ad un sorso bilanciato che non lesina freschezza. Un vino ancora in divenire ma che si lascia bere con estrema gradevolezza.

Difesa 2016 Paestum Doc - Francesca Fiasco: toponimo della località dove è ubicata la cantina, il Difesa è un blend di Aglianico, Cabernet Sauvignon, Barbera e vitigni a bacca rossa tipici di questo areale. Ciò che stupisce è l'assennatezza di un taglio capace di trovare equilibri inattesi fra le asperità dell'Aglianico giovane, la fierezza del Cabernet Sauvignon e la vivacità acida della Barbera. Ciò che ne scaturisce è un naso garbato a armonico, forse solo ancora un po' timido ma già sulla buona strada. Il sorso è intenso ma preserva una freschezza agile e slanciata. Un vino che ha dinamica di beva ma non risulta affatto scontato, con un tannino ben levigato e una buona profondità.

"?" 2016 Paestum Doc - Francesca Fiasco: Francesca ama definirlo “la mia creatura". E' il vino che prodotto con le uve provenienti dal vigneto adagiato alle pendici del Monte Cerzito piccola montagna che si trova all'interno del comune di Felitto. E' un uvaggio da vigna che la vignaiola ha deciso di vinificare esattamente come da suggerimento di nonno Luigi. Le uve di Aglianicone, Cabernet Sauvignon, Aglianico, Sangiovese e Barbera si fondono in un vino che non manca di nulla, inizialmente austero come solo i grandi vini sanno essere per poi mostrarsi fiero nell'aprirsi ad uno spettro aromatico in cui le tonalità scure prevalgono con innesti balsamici a dare vitalità al naso. Il sorso è pieno, sicuro di sé ma privo di sovrastrutture materiche. Anche in questo caso è l'agilità data dalla netta vena acida a fare la differenza fra un vino difficile e un vino complesso ma estremamente facile da bere. (Scoprirete il nome di questo vino solo nei prossimi mesi).

Ricordo ancora le prime disquisizioni sul nome dell'azienda e sul numero di referenze da produrre che inizialmente dovevano essere una o due al massimo, ma oggi trovare queste quattro interpretazioni di territorio prodotte dalla giovane vignaiola cilentana non era neanche nelle mie più rosee previsioni. Condivido qui di seguito la lettera che Francesca mi ha inviato a testimonianza della fortuna che ho avuto nell'intuire le sue potenzialità già qualche annetto fa. Inseguendo il mito dell'inarrivabile Gino Veronelli, queste piccole grandi soddisfazioni sono tasselli fondamentali per continuare nelle mia instancabile ricerca di nuove realtà da scoprire e raccontare.
wine blogger veronelli
In conclusione posso asserire, senza tema di smentita, che la cara Francesca Fiasco sa il fatto suo e lo dimostra sin dalle scelte fatte nel packaging e nella tappatura di tutte le ca. 15.000 bottiglie prodotte. Questo conta molto per una piccola realtà al suo debutto ma ciò che conta ancor di più è trovare all'interno di bottiglie così ben “vestite” dei vini dalla personalità spiccata in grado di farsi apprezzare su tutta la linea. Io non ho dubbi sull'avvenire di questa giovane realtà, ma vi invito a smentirmi assaggiando i suoi vini.


F.S.R.
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