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mercoledì 30 ottobre 2019

Il Pinot Grigio Ramato e le sue sfumature - Una tradizione mai stata così contemporanea!

La mia ricerca è sempre stata orientata verso nicchie varietali, territoriali e “stilistiche” poco conosciute e/o, sin troppo spesso, poco comprese.
Dopo aver cercato di fare chiarezza riguardo ai vini bianchi macerati (cosìdetti “orange wine”) e aver dimostrato in più occasioni quanto in Italia si possa puntare su una produzione di vini rosati di qualità, non potevo esimermi dal dedicare un focus al vino capace di prendere il meglio di ambo i generi appena citati: il Pinot Grigio Ramato.
pinot grigio ramato
Partiamo col dire che il Pinot Grigio Ramato vanta una tradizione ben più radicata - sia in termini territoriali che temporali - dei rosati e degli orange wine in Italia, in quanto noto sin dai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia proprio col termine “Ramato”.
Una tradizione propria di un territorio circoscritto come quello del Triveneto con un vero e proprio cuore nel Friuli, nonostante ci siano buone espressioni di Pinot Grigio Ramato anche in Veneto e in Trentino Alto Adige.
Eppure, nonostante la storicità e l'identità varietale e territoriale del "PGR", negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva scomparsa di questa interpretazione più classica a favore della più “moderna e tecnologica” vinificazione in bianco, che ha reso famoso il Pinot Grigio italiano nel mondo.
Sì, perché pur avendo origini alsaziane (in loco si producono ancora vini “ramati”) la vera patria adottiva del Pinot Grigio è l'Italia che ne è divenuta la maggior produttrice con oltre il 40% della superficie vitata con questo varietale al mondo.
Il fenomeno commerciale del Pinot Grigio in bianco ha, così, indotto la grande maggioranza dei produttori a propendere per l'interpretazione più semplice da vendere e da far comprendere. Una comprensione che a me appare, invece, tutt'altro che semplice dato che non è di certo la vinificazione in “total white” quella che il vitigno stesso prediligerebbe. Vi basterà guardare un grappolo di Pinot Grigio per capire che quest'uva non vorrebbe essere privata di tutto il suo “colore” e con esso di parte del suo naturale corredo varietale che molto deve alla sua matrice genetica che lo vede essere una mutazione del nobile Pinot Nero.
pinot grigio uva colore
Sin dai primi assaggi in vigna, degli acini maturi di Pinot Grigio, la sua parentela con il Pinot Nero si è dimostrata essere palese, ma non sempre in cantina ho potuto riscontrare la stessa affinità. Questo perché è solo con una più o meno importante macerazione che le similitudini vengono enfatizzate, grazie all'estrazione dalla bucce e dai vinaccioli di precursori, sostanze minerali e tannini che possono corredare il vino prodotto di peculiarità più vicine alle dotazioni delle uve a bacca rossa che di quelle a bacca bianca.
Fondamentale, però, nel valutare la duttilità e la grande attitudine a stupire del Pinot Grigio Ramato è la capacità del vitigno di mantenere una buona acidità di base nonostante la piena maturazione che, unita alle quasi onnipresenti strutture minerali saline, permette a questo vino "bianco travestito da rosso" di sfoggiare spesso grande agilità  e una mai piatta dinamica di beva.

Un vino che vive in un limbo, essendo catalogato tra i bianchi - lo stesso pinot grigio è  spesso catalogato fra le uve a bacca bianca o "grigia" pur mostrando, in alcuni cloni e in alcune condizioni pedoclimatiche, una carica antocianica molto più vicina alle uve a bacca rossa - , prodotto con un'uva contraddittoria che si pone come il grigio fra il bianco e il nero e proprio per questo dovrebbe giocarsi la carta delle sue innumerevoli sfumature racchiuse tra i due estremi. Un vino che non è né bianco né rosso ma che conserva le migliori caratteristiche di entrambi i "generi" abbinando buona acidità e struttura, finezza a complessità e, soprattutto, notevole potenziale evolutivo.
Condizioni e peculiarità che mi hanno spinto a condurre proprio in Friuli, in occasione di Ein Prosit, una masterclass sul Pinot Grigio Ramato, con una selezione di vini mirata a mostrare un'esaustiva rappresentanza dello spettro cromatico e del potenziale espressivo del varietale così interpretato.

I 7 vini che ho avuto modo di selezionare - prossimamente ne verranno organizzate altre ancor più approfondite - vantano importanti diversità enologiche, in quanto a temperatura e durata delle macerazioni e in uno la macerazione è praticamente assente.
pinot grigio macerato vino friuli
Pinot Grigio Ramato Az. Agr. Visintini Andrea 2018: un'interpretazione capace di coniugare la tradizione (macerazione senza controllo della temperatura) con un appeal più contemporaneo, dato da un colore tenue, che ricorda i rosati provenzali, quasi a voler suggerire la potenzialità di questo vino nel colmare una lacuna produttiva del Friuli che storicamente non produce rosati. Il naso è fresco nel fiore e nel brutto e pur non avendo effettuato una prolungata macerazione il sorso non è affatto esile e gode di grande spina dorsale minerale.

Pinot Grigio Ramato Az. Agr. Valentino Butussi 2018: nel calice poca divergenza cromatica dal primo, ma molte le differenze in termini enologici in quanto si tratta di un assemblaggio di tre diverse vinificazioni (30% vinificazione in bianco acciaio, 30% 24 ore macerazione a freddo in acciaio, 40% macerazione a freddo 5 giorni, spremitura con torchio fermentazione inizia in acciaio, a metà va in legno, botti tradizionali friulane da 700l). Al naso le note varietali virano più verso quelle proprie del progenitore a bacca nera perfettamente integrate con quelle più fresche e minerali più facili da riscontrare nelle vinificazioni in bianco. Il sorso è inteso, slanciato e molto sapido. Una lieve ma ben definita trama tannica chiude con grande pulizia.

Pinot Grigio Ramato Flaibani 2016: un Pinot Grigio Ramato che per acquisire la sua naturale cromia non necessita di soste sulle bucce, bensì mette in mostra la carica del clone in una privilegiata esposizione e la capacità di estrazione della pressatura tradizionale con il torchio. Vino di grande intensità, complesso e di notevole eleganza. Un sorso fiero e slanciato che non manca di struttura e non lesina freschezza e sapidità.

PG "Rosa" Silvano Ferlat 2018: il più intenso della batteria pur non avendo protratto per molto la macerazione (una parte della massa 2 giorni, una parte 4 e una parte 7 giorni di macerazione) la pressatura delle bucce successiva alla svinatura e l'assemblaggio del torchiato con il blend delle 3 masse da origine ad un vino molto carico di colore, di profumi e di materia. Il frutto è spinto sulla visciola matura e la ciliegia, con note balsamiche e speziate a rendere il naso più fresco e intrigante. In bocca ha polpa da vendere ma è l'acidità (la scelta di non fare malolattica lo premia) a dare estrema dinamica e piacevolezza alla beva. 

Pinot Grigio Ramato Riserva Vignaioli Specogna 2012-2013-2014-2015: un'interpretazione tanto azzardata quanto saggia del Pinot Grigio Ramato che vede nel metodo solera  (in barrique con macerazione delle masse da 7 a 12 giorni in base all'annata) applicato dai fratelli Specogna un unicum stilistico ed espressivo. Un vino che gode della maturità della prevalente massa del 2012 (ca. il 60%) ma al contempo può contare sulle iniezioni di gioventù e di equilibrio date dalle piccole quote delle annate successive. Ne risulta un Pinot Grigio Ramato armonico, fine e di grande integrità. La beva è agile nonostante l'importanza di un sorso concreto ma mai eccessivo. Sapida e asciutta la chiosa.

Pinot Grigio Ramato Simon di Brazzan 2016: nel calice l'importanza di un vino tradotto da un interprete tanto fedele alla tradizione quante consapevole di ogni suo gesto agronomico ed enologico come Daniele Drius. Un naso ancora un po' imbrigliato dall'affinamento ma già molto elegante. Il sorso è pieno, intenso, con buona dinamica e una matrice minerale a tratti più ematica che sapida. Un vino che fa pensare di poter evolvere ancora molto in bottiglia.

Pinot Grigio Ramato Vis Uvae Il Carpino 2013: per chiudere la degustazione volevo un vino che propendesse verso il mondo degli "orange", mantenendo dinamiche varietali e tradizionali proprie del Pinot Grigio Ramato. Ho scelto il Vis Uvae dell'azienda di San Floriano del Collio perché oltre al grande potenziale evolutivo mi aveva stupito durante la mia visita in azienda di qualche tempo fa ma non tanto quanto ha saputo stupirmi al termine della masterclass condotta ad Ein Prosit! Vino ancora sicuro di sè, che ha saputo farsi amico l'ossigeno sin dalla macerazione in tini di rovere aperti per circa 10 giorni. Note  fresche balsamiche avvolgono il frutto ora sottospirito e la rosa solo lievemente appassita. Nel calice un vino che ha tutta la complessità di un vino maturo ma per nulla stanco, ancora carico di energia. Un'energia che si percepisce nel sorso ancora integro, vibrante e dalla saggia eleganza artigiana.
masterclass degustazione saverio russo pinot grigio ramato
Questo era solo un assaggio dello spettro cromatico e organolettico che il Pinot Grigio Ramato può offrire ma la mia speranza è che le riunioni "carbonare" fatte nei mesi scorsi culminate in questa degustazione possano portare ad un percorso ben più ampio di divulgazione delle potenzialità di questa interessantissima espressione di un varietale ormai divenuto proprio di un territorio e dell'identità di quella stessa terra. 
Un vino capace di grande contemporaneità pur mantenendo saldo l'attaccamento alla tradizione, che può e deve puntare sulla sua estrema duttilità e sulle diverse interpretazioni  possibili come valore aggiunto.
Ad oggi si può contare su una piccola massa critica che fa della qualità il proprio punto di forza e per questo confido si formi presto un'associazione che riunisca i produttori di Pinot Grigio Ramato più virtuosi, che credono davvero nelle possibilità di un vino che deve rappresentare una nicchia importante del vino friulano e non solo.
Nell'era del boom del vini rosati e degli orange wine sarebbe davvero un peccato sprecare l'occasione per mostrare quanto il "Ramato" possa esprimere e quante sfumature di "grigio" esistano al di là della più nota vinificazione in bianco. 


F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 24 ottobre 2019

Ein Prosit 2019 - Le mie degustazioni

Inizia oggi l'importante evento enogastronomico internazionale Ein Prosit che per la sua XXI° edizione si sposta ad Udine.
Nel weekend dedicato al vino avrò l'onore di condurre 3 interessanti degustazioni dedicate a vini molto diversi fra loro.

ein prosit degustazioni guidate

Eccovi l'elenco delle degustazioni con orari e location di riferimento:

La Ribolla Gialla Spumante compie 40 anni!
Sabato 26 ottobre - Ore 16.00
Crédit Agricole FriulAdria
Via Vittorio Veneto, 21

Sono passati quarant'anni da quando Manlio Collavini lanciò sul mercato la prima bottiglia di Ribolla gialla spumantizzata, inventando l’originale 'metodo Collavini', ovvero una rifermentazione lunga in autoclave stesa (trenta mesi sui lieviti) seguita da un affinamento in bottiglia di quasi dodici mesi.
La spumantizzazione è, oggi, anche in Italia prassi comune. Non sempre territorio e vitigno si sono dimostrati così adatti a questa interpretazione. Eppure, c'è chi ci ha creduto, in tempi non sospetti, e lo ha fatto in maniera ponderata e consapevole trovando la giusta quadra fra una terra vocata come quella dei Colli Orientali del Friuli e un vitigno duttile ma difficile da domare come la Ribolla Gialla.

In degustazione:

Ribolla Gialla spumante Dosasggio Zero 2015 (Presentazione in anteprima nuovo prodotto)
Ribolla Gialla spumante Brut 2015
Ribolla Gialla spumante Brut 2013
Ribolla Gialla spumante Brut 2011
Ribolla Gialla spumante Brut 2008

Il Pinot Grigio Ramato
Quando la tradizione diviene contemporanea
Domenica 27 ottobre - Ore 13.00
Palazzo D'Aronco - Sala Ajace
Via Nicolò Lionello 1 - Udine

Nell'era del boom dei Rosati e degli Orange Wine il Pinot Grigio Ramato rappresenta il trait d'union fra due trend che in Italia non vantano la stessa storicità.
Sin dall'epoca della Repubblica di Venezia il Pinot Grigio Ramato rappresentava un vino di grande interesse e, oggi, può usufruire di un'occasione unica per trasformare una tradizione radicata nel territorio e nelle abitudini locali in un vino contemporaneo grazie alla sua indiscutibile tipicità e al connubio fra agilità e mineralità che molte delle interpretazioni prodotte vantano. In questa degustazione dimostreremo che nel Pinot Grigio Ramato risiedono identità difficili da trovare nelle interpretazioni in bianco del medesimo varietale.

In degustazione:

Valentino Butussi
Visintini Andrea
Specogna Vignaioli
Silvano Ferlat
Il Carpino
Flaibani
Simon di Brazzan

Il Rotundone.
Un viaggio alla scoperta del precursore più intrigante del mondo
Domenica 27 ottobre - Ore 17.00
Palazzo D'Aronco - Sala Ajace
Via Nicolò Lionello 1 - Udine

Ci sono molti composti nel vino che contribuiscono all'aroma e al sapore di ogni varietà ma il Rotundone fa parte di una cerchia ristretta che può vantare una specifica caratteristica aromatica in grado di marcare in modo nitido e distintivo la propria presenza.
In questa degustazione apprezzeremo la capacità del Rotundone di aggiungere una naturale speziatura a vini prodotti con vitigni differenti focalizzandoci sull'autoctono friulano Schioppettino in comparazione con altri varietali italiani in cui questa molecola è stata evidenziata in quantità importanti.

In degustazione:

Marco Sara - Schioppettino
Ronchi di Cialla - Schioppettino
Petrussa - Schioppettino
Vignai da Duline - Schioppettino
Cantine Fontezoppa - Vernaccia Nera di Serrapetrona
Cantine Sant'Agata - Ruché di Castagnola Monferrato
Cantina Lasterosse - Groppello di Revò
Paolo Calì - Frappato di Vittoria
Terenzuola - Canaiolo Nero

Info & Prenotazioni
Tel. 0428 2392
info@einprosit.org
prenotazione online
Programam completo su: www.einprosit.org.


Vi invito anche a prendere parte alla “Mostra – Assaggio” che rappresenterà il vero cuore pulsante del programma di Ein Prosit.
Potrete incontrare gli oltre 150 produttori partecipanti nelle giornate di sabato 26 e domenica 27 Ottobre 2019, dalle ore 10.00 alle ore 18.00.
I produttori di vino presenteranno ognuno quattro vini della loro produzione, consentendo al visitatore la possibilità di assaggiare parte della produzione di ciascuna azienda. Non mancheranno aree food.
Gli spazi dedicati ai produttori friulani, italiani ed internazionali saranno la Chiesa di San Francesco ed il Museo d'Arte Moderna "Casa Cavazzini" (orario: 10.00 - 18.00).

Vi aspetto ad Ein Prosit!

F.S.R.
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Impressioni di Gianni Sinesi - I vini del Sommelier del Ristorante Reale

In questo Wine Blog ho raccontato di vignaioli, vigne e cantine, ho condiviso impressioni di degustazione riguardo vini assaggiati e, rare volte, ho  ospitato persone ancor prima che "personaggi" declinando i miei scritti secondo interviste informali, schiette e dirette.
Anni fa intervistai un giovane Sommelier di uno dei più importanti ristoranti d'Italia e, dunque, del mondo. Parlo di Giovanni - per gli amici Gianni - Sinesi del tristellato Reale di Niko Romito.
Parlammo del suo ruolo di Sommelier e della sua passione per il vino, di viaggi ed assaggi fatti insieme e di progetti per il futuro ma mai mi sarei aspettato di ritrovarmi ad assaggiare un vino con il suo nome in etichetta.
Ecco perché, vuoi per stima ed amicizia che ci legano vuoi per la mia innata curiosità enoica, non potevo mancare, qualche settimana fa a Milano, alla presentazione della prima etichetta "Impressioni di Gianni Sinesi".
impressioni di gianni sinesi
Prima di lasciarvi al rapido ed esaustivo botta e risposta tra me e Gianni riguardo il suo progetto ci tengo a condividere con voi, nella maniera più coerente e incondizionata, le mie impressioni - scusate il gioco di parole - sul suo Montepulciano d'Abruzzo 2018 prodotto nella tiratura limitata di 1000 bottiglie.
vino gianni sinesi niko romito
Impressioni di Gianni Sinesi - Montepulciano d'Abruzzo DOC 2018: il primo nato è un elogio alla regione che lo ha adottato e al suo vitigno principe. Un Montepulciano d'Abruzzo snello, dinamico, fine che punta tutto sulla beva agilissima e sul finale decisamente saporito, sapido e a tratti sanguigno. 
Un Montepulciano che non vuole ostentare forza e struttura, bensì vede nella sua spensierata e spontanea eleganza le sue doti migliori.
Un'interpretazione molto contemporanea che non lesina, però, identità varietale e territoriale. La buona freschezza unita alla scelta di alternare alla vinificazione classica la macerazione carbonica (50%) rendono ancor più divertente un gioco naso-bocca fatto di armonie sottili e vibranti. Un buon inizio per un progetto che sin dal principio punta sui valori della territorialità e della piacevolezza di beva, senza scadere in boriosi esercizi di stile e azzardati voli pindarici.
Sarò sincero, avevo già avuto modo di assaggiare in anteprima questo vino ancor privo di etichetta ma era palese avesse ancora bisogno di bottiglia. A Milano si è presentato aperto e fiero di sé, finalmente nel pieno della sua espressività.
Se l'Impressionismo voleva rappresentare un momento caratteristico e storicamente definito con una tecnica agile e immediata non sarebbe così sbagliato definire l'opera prima di Gianni Sinesi come un atto impressionista volto a fermare nel tempo una sua particolare percezione di un soggetto perennemente cangiante quale è il vino.

Ora, però, lascio che sia lo stesso Gianni Sinesi a raccontarvi della sua avventura attraverso la trascrizione della nostra breve chiacchierata:
giovanni sinesi sommelier
-Come nasce l’idea di proporre un tuo vino?
Vorrei poter dire che è nata per caso perché sarebbe indubbiamente una storia più intrigante, ma in realtà è già da qualche anno che penso a come valorizzare quella che è la mia esperienza nel mondo del vino. Guardandomi intorno ho pensato inizialmente a quello che fanno alcuni miei colleghi italiani, che si sono dedicati alle consulenze. Io invece ero alla ricerca di un progetto che mi appartenesse veramente, e un anno e mezzo fa ho capito che pur non avendo una formazione enologica o agronomica avrei voluto “sporcarmi davvero le mani” col vino.  In oltre 15 anni da sommelier al Reale ho sviluppato una mia idea di vino piacevole e bevibile così desideravo dare ad un vino un taglio che mi somigliasse. Ho scelto il Montepulciano d’Abruzzo perché pochi ne conoscono le reali potenzialità, compresse tra alcuni grandi etichette e una moltitudine di vini difficili da bere e troppo rustici e pesanti. Grazie al grande lavoro fatto da molti produttori negli ultimi 10 anni, lavorando sull’eleganza e l’equilibrio, i Montepulciano hanno trovato nuove espressioni, che somigliano di più al mio ideale di piacevolezza, e quindi ho deciso di partire da qui, facendo una scelta decisamente non convenzionale.

-A questo vino ne seguiranno altri?
Il mio progetto prende vita dall’Abruzzo, un luogo che è diventato la mia terra d’adozione e che ho imparato a conoscere, rispettare ed amare, però questo è solo un inizio e ho già iniziato a lavorare sugli sviluppi futuri.

-Quindi parliamo di una selezione? Cosa significa per te proporre una linea di vini a tuo nome?
Non si tratta esattamente di una selezione, ma di dare la mia impronta personale a dei vini di territorio, un qualcosa di unico e di nuovo in Italia, almeno al momento.  Il progetto “Impressioni di Gianni Sinesi” sarà costituito da vini cui voglio contribuire con una mia visione e un mio stile, andando ad incidere su elementi che hanno impatto sul profilo che il bicchiere rivela. Quando ho iniziato a raccontare ad amici produttori la mia idea, ho trovato in Leonardo Pizzolo di Valle Reale un confronto costruttivo e soprattutto il mio stesso entusiasmo per fare qualcosa di inedito, e con lui ho iniziato in Abruzzo. 

-Quanto conta la tua esperienza come sommelier nella selezione dei vini? Ti sei basato e ti baserai solo sul tuo gusto personale o hai tenuto conto e valuterai anche dei trend enoici di questo periodo?
Passare dal lato della degustazione dei vini a dare un contributo alla nascita di un vino è prima di tutto un’emozione e poi una responsabilità, perché è un modo per mettermi in discussione e a confronto in maniera più diretta non solo col produttore ma anche con la materia prima. Sull’etichetta di “Impressioni di Gianni Sinesi” ho voluto mettere la mia impronta. E’ un modo per dire che la mia formazione da sommelier e il mio modo di vedere il vino diventano parte dell’esperienza vissuta da chi berrà quella bottiglia, qualcuno con cui attraverso il vino condividerò le mie Impressioni. Più che tener conto delle mode, i vini di “Impressioni” dovranno avere personalità e un carattere che spero sia riconoscibile.

-Quando ti ritirerai dal mondo della Sommelierie passerai subito alla vigna e alla cantina?
Per ora ritirarmi dalla sommelierie non è un’opzione che considero. Mi piace pensare a questo come un naturale percorso di evoluzione della mia vita professionale, una crescita cui voglio dedicare tutto il tempo che ho a disposizione fuori dalla sala, che resta la mia “casa”. Insieme a Niko Romito e accanto a Cristiana ho investito 15 anni della mia vita, raccogliendo insieme a loro i frutti di un duro lavoro, ed è un progetto in cui nutro delle ambizioni. Vorrei continuare a crescere allo stesso modo in cui Niko sta crescendo espandendo le frontiere del Reale oltre Castel di Sangro, per portare la sua visione di cucina italiana nel mondo. Attraverso “Impressioni” mi piacerebbe poter fare la stessa cosa ma nel mondo del vino.
francesco saverio russo michelin
Ho apprezzato molto l'approccio di Gianni a questa avventura in quanto mai ha utilizzato dinamiche fuorvianti che potevano far pensare a lui come ad un vignaiolo o a un produttore di vino. La trasparenza con la quale ha voluto coinvolgere e rendere parte del progetto il produttore del primo vino mi fa pensare che sarà così anche per le prossime "Impressioni", che attendo con grande curiosità.
Questo connubio fra produttore e sommelier è un raro esempio di lavoro di squadra che può rappresentare un messaggio importante per chi vede ogni settore del vino a compartimenti stagni. Spesso, è proprio mettendo insieme esperienze differenti e professionalità specifiche di più campi che si possono raggiungere grandi risultati.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 21 ottobre 2019

Il Vino in Cina secondo l'enologa italiana Denise Cosentino

Negli ultimi anni si sente tanto parlare di Cina anche nel comparto vino e non solo come mercato emergente per i vini del vecchio mondo e, quindi, italiani ma anche per il grande incremento della produzione vitivinicola interna cinese.
A distanza di qualche anno dalla mia chiacchierata con Alessio Fortunato, giovane enologo abruzzese trapiantato in Cina, ho deciso di condividere con voi l'intervista a Denise Cosentino, enologa calabrese altrettanto giovane e intraprendente, che proprio nel paese del Dragone si è creata una reputazione di tutto rispetto.La cantina in cui lavora Denise è una delle più importanti in Cina e si tratta di Great River Hill Winery, anche nota come Château Nine Peaks, fondata nel 2008 dal banchiere tedesco Karl Heinz Hauptmann nei pressi della città di Qingdao (provincia dello Shandong). 
Eccovi cosa pensa del vino italiano in Cina e delle prospettive vitivinicole del paese in cui lavora:
cina vino enologa italiana
- Ciao Denise, ti presenteresti ai lettori di wineblogroll.com?
Lavoro e vivo in Cina da più di quattro anni, dove sono l’enologo dell’Azienda Chateau Nine Peaks, nella provincia dello Shandong . Ho una doppia laurea specialistica Italia-Francia in Viticoltura, Enologia e gestione vitivinicola, presso l’Università di Torino e Montpellier SupAgro-Bordeaux SciencesAgro, e prima di approdare in Cina ho fatto le mie esperienze in aziende vinicole in Italia (Toscana), Francia (5GCC Pauillac), Germania (Rheinhessen) e Nuova Zelanda (Marlborough). Durante i miei anni in Cina ho lavorato come docente presso il college di enologia (il primo ad essere creato in Asia circa 20 anni fa) della North West A&F University in Yangling Cina; sono stata selezionata tra più di 140 applicanti per partecipare alla seconda edizione del Ningxia Winemaker Challenge in qualità di enologo internazionale presso l’azienda Leirenshou in Yinchuan, Ningxia, Cina; ho lavorato come China Manager, responsabile degustazioni e Wine contributor per la guida dei vini e magazine Gilbert&Gaillard-Les experts du vin-Francia, come contributor per il Corriere Vinicolo, degustatore  per diversi concorsi enologici tra cui la settima e ottava edizione dell’Asian Wine Competition, con degustazione di oltre 200 vini Cinesi,nonché partecipato in quanto speaker a diverse fiere di settore e convegni in Cina tra cui The International Symposium on Viticulture and Enology OIV (9 e 10 e 11 edizione); The 15th Guangzhou International Food industry Expo; The Xinjiang Wine forum, ecc. 
vendemmia vino cina
– Qual è lo stato dell'arte del mondo del vino cinese oggi?
Ad oggi la Cina vanta un vigneto ad uve da vino di 163mila ettari in 11 regioni viticole per 600 aziende. Nel 2018 ha prodotto 6.29 milioni di ettolitri, la più bassa produzione degli ultimi 6 anni, ma che le ha permesso comunque di classificarsi fra i primi dieci produttori mondiali, producendo poco meno del Sud Africa.  Il 90% dei vini prodotti è composta da vini rossi, il restante da vini bianchi, rosati e dolci, ed e’consumato quasi interamente dal mercato domestico, in cui il consumo medio pro capite e’ ancora di soli 1.7 litri all'anno.
produzione vino cina
– Quali sono i vitigni maggiormente coltivati? E quali le aree più vocate alla viticoltura?
I vitigni più coltivati sono Chardonnay e Riesling Italico per i bianchi e Cabernet Sauvignon per i rossi. Negli ultimi anni si è cominciato a piantare anche altre varietà rosse come Marselan, Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Petit Verdot e Petit Manseng per i bianchi. Le regioni viticole principali sono situate per lo più nella fascia Nord, da Est a Ovest del Paese, con diverse zone vocate alla produzione di prodotti diversi, dagli Ice wines del Liaoning, ai bianchi  fruttati e i rossi leggeri dello Shandong, fino ai vini concentrati dello Xinjiang, passando per il Ningxia che è ad oggi la regione viticola più conosciuta anche al di fuori della Cina e sulla quale si sono maggiormente concentrati gli sforzi del governo cinese.

– Cosa sai dirmi in termini agronomici? La conduzione agronomica è rispettosa?
Esistono vigneti a conduzione biologica o biodinamica?
Ci sono sia vigneti a conduzione per lo più convenzionale ma anche biologica. Soprattutto in regioni dal clima arido o semi-arido come Ningxia, Xinjiang, Gansu and Inner Mongolia,  la gestione dei vigneti  in conduzione biologica  con il solo utilizzo di rame e zolfo è stata di per se logico e più conveniente da adattare. In altre regioni come lo Shanxi o lo Shandong, dove per via del clima,  precipitazioni e umidità non mancano, riuscire a gestire il vigneto solo con preventivi, risulta piuttosto difficile, nonostante grande attenzione è riposta nella gestione del verde.  Per quanto riguarda la viticoltura biodinamica ci sono dei primi approcci in Ningxia da parte di alcuni giovani produttori.
vigneti cina
– Come vedi il vino cinese oggi e quali credi saranno le evoluzioni di questo immenso
paese in termini enoici?
Il vino cinese ha fatto passi da gigante già solo negli ultimi 10 anni, e si è passati dall’imitare i vini francesi alla ricerca di un stile più personale, allo sperimentare con varietà e tecniche di vinificazione diverse. In futuro, una  piena coscienza delle potenzialità delle uve e dei territori in cui esse sono coltivate , e quindi una migliore conoscenza del vigneto e delle sue potenzialità enologiche, sicuramente aiuterà i produttori cinesi a capire e migliorare sempre di più i loro vini, e ad approcciarsi a nuovi stili.

– Qual è la percezione attuale del vino italiano in Cina?
Per il consumatore medio cinese vino vuol dire Francia! E’ questo il primo paese  che associano al vino e alla sua arte. Si conosce ancora poco del vino italiano fra i non addetti ai lavoro, e al di la’ dei grandi centri, trovare vino italiano e’ ancora molto difficile.
vitigni cinesi
– Quanto credi che incidano le abitudini enogastronomiche cinesi sul mercato del vino interno?
Non credo incidano molto. In Cina non si beve con accordo al cibo, cosi come non si mangia in accordo al gusto. Anche se alcune ultime ricerche hanno dimostrato come, generalmente in accordo con le diverse cucine, i consumatori nell'Est preferiscono vini rossi più ricchi e terrosi, quelli nell'ovest stili eleganti e più rotondi, quelli nel nord cercano vini dal sapore più intenso e secchi, mentre quelli del Sud stili più morbidi. La Cina è un paese vastissimo , dalle mille sfaccettature ,  parlare per macro aree è un po' riduttivo.

– Come ti trovi a lavorare in un paese relativamente giovane in termini di sviluppo enologico?
Lavorare in un paese con una storia enologica non lunga alle spalle è di certo stimolante in quanto sei svincolato dalla tradizione , anzi e’come partecipare alla creazione della stessa attraverso la comprensione dei territori, delle uve che più si adattano ad essi e agli stili di vino che da queste uve si può ottenere, partecipando al tempo stesso anche allo sviluppo del brand aziendale attraverso diverse attività di marketing in un paese dove non solo fare vino è una cosa recente ma anche berlo!

Ringrazio Denise Cosentino per il tempo dedicatomi e per le esaustive risposte confidando di aver l'occasione di approfondire alcuni temi relativi al vino cinese e al mercato del vino italiano in Cina quanto prima.


F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 14 ottobre 2019

Il Prosecco Superiore Docg è il vino di un grandissimo territorio! Lo dice anche l'Unesco! Basta generalizzare!

In Italia siamo soliti accanirci contro ciò che dimostra un'inattesa attitudine al successo, è come se non accettassimo gli exploit in nessun comparto perché tendiamo ad essere prevenuti - spesso a ragion veduta, non lo nego! - sull'effettività del merito.
E' un po' quello che sta accadendo con il Prosecco, tacciato di ignominia in maniera, spesso, qualunquista e demagogica, andando ad enfatizzare ciò che non va senza mai prendere in considerazione e valorizzare ciò che, invece, rende unica almeno uno dei sottoinsiemi raccolti all'interno di questo grande macro-insieme territoriale e produttivo.
prosecco unesco docg
Persino all'annuncio del riconoscimento de “Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” come Patrimonio dell’umanità UNESCO, in molti hanno cercato di addurre fuorvianti e negative affermazioni denigrando questa nomina, trovando nella generalizzazione un'arma sin troppo forte in quanto capace di aizzare le masse e di far leva sull'ignoranza e la superficialità di molti nei confronti di tutto ciò che ricade sotto il termine Prosecco.
areale prosecco docg
Il primo problema è sicuramente semantico, in quanto questo nome è usato trasversalmente in più denominazioni molto differenti fra loro capaci di coprire areali molto vasti nei quali condizioni morfologiche e qualitative della viticoltura e target enologici e commerciali vantano divergenze molto ampie.
Per questo ho voluto organizzare una vera e propria full immersion in quella che è la core zone del sito Unesco che abbraccia una piccola area collinare della provincia di Treviso, dove l’interazione positiva tra uomo e ambiente ha creato un paesaggio culturale unico.
Si tratta della fascia collinare che va da Valdobbiadene fino al Comune di Vittorio Veneto andando verso est, ovvero una parte importante dell'areale di produzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
vendemmia prosecco 2019
E' proprio qui che inizia la storia del Prosecco, a Conegliano Valdobbiadene, area collinare nel Nord Est d’Italia, a 50 km da Venezia e circa 100 dalle Dolomiti. Qui da più di tre secoli si coltivano le uve che danno origine al Prosecco Superiore quali GleraVerdiso, Bianchetta trevigiana, Perera e Glera lunga. E' qui che nel 1876 viene fondata la Scuola Enologica di Conegliano, prima in Italia, a testimonianza della vocazione vitivinicola di questo territorio e della volontà di perorare la causa della qualità e di elevare la concezione agronomica ed enologica di un tempo, senza andare a snaturare quella che era la più sana e ancora oggi fondamentale cultura rurale dei vecchi vignaioli.
rese prosecco glera
Un areale che tocca 15 comuni e rappresenta il cuore del mondo del Prosecco, è una denominazione storica italiana riconosciuta nel 1969. Nel 2009, con la riorganizzazione delle denominazioni Prosecco, il Ministero dell'Agricoltura la classifica come Denominazione di Origina Controllata e Garantita (DOCG) massimo livello qualitativo italiano. Ad essa si affiancano l'altra piccola e virtuosa DOCG Asolo e la DOC Prosecco, una delle più vaste denominazioni italiane, estesa su 9 province di Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Il mio ultimo tour nella DOCG di Conegliano Valdobbiadene è partito volutamente dai boschi che abbracciano gran parte delle colline e che, assieme ai numerosi prati, costituiscono la vera e tangibile fonte di biodiversità dell'areale. Biodiversità che si contrappone alla monocoltura che impera e imperversa in altri noti areali italici e che rischia di compromettere lo stato di salute di piante, suolo e dell'intero ecosistema con notevoli ripercussioni in termini di patologie della vite e qualità delle uve.
Vi basterà camminare per gli irti ma praticabili sentieri di Farra di Soligo, nell'esatto centro del sito Unesco (che comprende i territori collinari ricadenti nei Comuni di Valdobbiadene, Miane, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, Follina, Cison di Valmarino, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Revine Lago, Tarzo, Vidor, Vittorio Veneto), per rendervi conto di quanto il bosco (per lo più termofilo) sia interconnesso alla viticoltura, tanto da poter sbucare nei ripidi ed eroici vigneti della zona più volte durante la vostra “passeggiata”.
biodiversità vigna prosecco
Il colpo d'occhio, una volta arrivati in cima ad una delle colline vi aiuterà a prenere coscienza di quanto siano fuorvianti e non veritiere le affermazioni di chi vuole ridurre tutto il Prosecco a ciò che viene prodotto in pianura, spesso con poco rispetto in termini agronomici sia per la sostenibilità che per la qualità, preferendo un utilizzo più massivo della chimica e della meccanizzazione.
Lungi da me incorrere nell'errore di generalizzare a mia volta seppur si tratti di pianura e, quindi, di una viticoltura generalmente più omogenea, sta di fatto, però, che quando penso al Prosecco penso ai vigneti delle due Docg e la mia mente va, principalmente, a questi vigneti e al lavoro dei vignaioli, obbligati dall'orgoglio e dalla conformazione dei vigneti stessi a lavorare totalmente a mano.
Parlo proprio di quello che nella candidatura Unesco è stato definito “hogback“, ovvero quella parte dell'areale costituita da un sistema di rilievi irti e scoscesi a corde allungate in direzione est-ovest e intervallate da piccole valli parallele.
valdobbiadene conegliano prosecco superiore docg
E' in queste zone che si percepisce in maniera nitida quanto l'uomo abbia modellato questa aspra terra con rispetto e saggezza, nonché con estrema fatica, affinando nel tempo la propria consapevolezza tecnico-agronomica al fine di elevare il proprio concetto di terroir dalla vigna al bicchiere. 
Vignaioli come custodi della terra, quindi, che attraverso tecnica come quella del terrazzamento a ciglione, utilizza la terra inerbita al posto della pietra per evitare il dilavamento e l'erosione del suolo.
Un vero e proprio mosaico in cui le tessere sono le micro-parcelle di vigneto che si alternano agli inserti boschivi e ai prati improduttivi. 
Avendo avuto modo di visitare l'areale durante la stagione vendemmiale ho potuto vivere in prima persona la raccolta eroica in questi ripidissimi vigneti terrazzati, con una mole di lavoro e un tasso di rischio che, unitamente all'equilibrio produttivo delle – spesso – vecchie viti in quei terreni a forte matrice argilloso-calcarea con grande presenza di conglomerati detti “croda”, rendono davvero virtuosa la produzione di Prosecco su queste colline.
Un'opera virtuosa che, purtroppo, non sempre viene valorizzata quanto meriterebbe in termini economici e di percezione comune, in quanto anch'essa finisce nel grande calderone dei “Prosecchi” in cui la forbice di prezzo è sì ampia, ma parte da livelli troppo bassi che mai potrebbero garantire marginalità adeguate ai vignaioli di gran parte della docg.
rive prosecco pendenze
La vera sfida, dunque, è quella di elevare la percezione comune del Prosecco Superiore Docg non solo attraverso una sempre maggiore qualità del prodotto in bottiglia ma anche e soprattutto comunicando le peculiarità concrete, tangibili e inconfutabili del territorio.
Un territorio che non può valere quanto la pianura e non può e non deve essere penalizzato dagli errori commessi altrove nella produzione di un vino che pur portando lo stesso nome vede nella denominazione di riferimento le specifiche e fondamentali differenze.
prosecco docg wine blogger
E' proprio sul nome che si sta molto disquisendo negli ultimi mesi, in quanto una fazione di produttori della Docg vorrebbe addirittura omettere il nome “Prosecco” nelle proprie etichette (è già possibile farlo, tanto che alcune aziende hanno già iniziato questo provocatorio ma lecito percorso volto ad anteporre il territorio al nome “generico” del vino), mentre l'altra manifesta reticenze in quanto fortemente attaccata ad un nome che è parte integrante della storia della viticoltura locale e della vita rurale degli abitanti di questa zona del Veneto. Inoltre, non è da trascurare che, per quanto fuorviante possa risultare, il termine “Prosecco” vanta una potenza commerciale e di marketing tale da rendere difficile la possibilità che realtà giovani che ancora devono farsi notare ma anche realtà più importanti forti su certi mercati di riferimento si possano permettere omettere la famosa “parolina magica” che distributori e importatori, nonché clienti finali, vogliono trovare in etichetta.
Di certo nel 2009 qualcosa di meglio poteva essere fatto, ma è una questione di difficile valutazione in quanto i pro e i contro tendono ad equivalersi. Sono convinto, però, che il solo fatto che si sia scatenata questa dialettica rappresenti a pieno la consapevolezza dei produttori della Docg dell'unicità del proprio areale e dei propri vini e la conseguente volontà di emanciparsi dalle mere dinamiche commerciali che, purtroppo, hanno fatto del Prosecco uno spumante percepito come “facile ed economico”.
agronomi prosecco docg
Tra i fattori sui quali questo areale potrebbe improntare una comunicazione volta a fare chiarezza sui doverosi distinguo è il tema della sostenibilità che ho affrontato durante la seconda tappa del mio tour per la quale avevo richiesto la presenza di un agronomo. Se ormai nella stragrande maggioranza (anche grazie all'invito del Consorzio e ai regolamenti emanati da alcuni comuni interni alla Docg) dei vigneti non sono diserbati chimicamente e vengono trattati per lo più con prodotti adottati anche in regime biologico, l'unico limite alla creazione di un vero e proprio "distretto bio" è l'annosa lotta alla flavescenza dorata che miete vittime a iosa nei vigneti della zona. Purtroppo i prodotti che vengono consigliati e utilizzati per la lotta all'insetto vettore, ovvero lo scaphoideus titanus, non sono idonei alla certificazione biologica e ho potuto appurare personalmente l'insofferenza di quei produttori che vorrebbero fare un ulteriore passo verso la sostenibilità ma non possono per via dell'impossibilità di trovare alternative agli insetticidi attualmente in uso. Parliamo comunque di prodotti a basso impatto.
prosecco docg vendemmia a mano
A mio parere, però, la mission della Docg resta quella di puntare tutto sulla valorizzazione del territorio e sulla comunicazione nitida e trasparente di quelle peculiarità, quelle diversità e quelle unicità che caratterizzano e distinguono questo areale da quello della Doc e da qualsiasi altra zona vitivinicola italiane non mondiale.
Se di Cartizze e della sua importanza in termini di pedigree e di età media dei vigneti (e quindi di archivio storico di cloni e biotipi) ne avevo già parlato nel mio articolo "Il Prosecco senza pregiudizi" è importante conoscere alcune specifiche che potreste incontrare in etichetta e che molti non conoscono a dovere:

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg: identifica uno spumante DOCG prodotto esclusivamente nelle colline di Conegliano Valdobbiadene, a partire dal vitigno Glera, prodotto nei 15 comuni della Denominazione. La resa consentita è 13,5 t per ettaro e ogni produttore può creare la propria cuvèe con il blend delle uve raccolte nelle varie microzone del territorio. Il Conegliano Valdobbiadene può avere il seguente dosaggio: Extra Brut, Brut, Extra Dry e Dry.

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Rive: con il termine "Rive" vengono identificate le pendici delle ripide colline che caratterizzano il territorio. Si fregiano della menzione "Rive" i Prosecco Conegliano Valdobbiadene Superiore Docg prodotti dai vigneti con maggior pendenza e più vocati, con uve provenienti da un unico Comune o frazione di esso. Il fine è quello di mettere in risalto l'identità della singola sottozona alla stregua di un ideale "cru". Nella denominazione sono presenti 43 rive, ed ognuna esprime una diversa peculiarità di suolo, esposizione e microclima. Nel Rive la produzione è di 13t per ettaro, le uve vengono raccolte esclusivamente a mano e viene indicato in etichetta il millesimo. 
Eccovi le 43 Rive (UGA): San Vito; Bigolino, San Giovanni, San Pietro di Barbozza, Santo Stefano, Guia, Vidor, Colbertaldo, Miane, Combai, Campea, Premaor, Farra di Soligo, Col San Martino, Soligo, Follina, Farrò, Cison di Valmarino, Rolle, Pieve di Soligo, Solighetto, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Rua di Feletto, Santa Maria di Feletto, San Michele di Feletto, Bagnolo, Tarzo, Resera, Arfanta, Corbanese, Susegana, Colfosco, Collalto, Formeniga, Cozzuolo, Carpesica, Manzana, Scomigo, Collalbrigo-Costa, Ogliano, San Vendemiano, Colle Umberto.

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Cartizze Docg: è il fiore all'occhiello della denominazione, una sottozona disciplinata fin dal 1969 di soli 107 ettari di vigna, compresa tra le colline più scoscese di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, nel comune di Valdobbiadene. Il pedoclima è unico: suolo è composto da arenarie e morene, modellato nel tempo per formare uno spesso strato di argille. Questo fondo argilloso consente all’apparato radicale della vite di scendere in profondità, garantendo riserve anche nelle annate più siccitose. Grazie alle Alpi l'escursione termica notturna è molto alta.
Il disciplinare del Prosecco impone ai ca. 140 produttori di Cartizze racchiusi in poco più di 1kmq rese per ettaro più basse: 120 q.li/ettaro (135 q.li/ettaro area DOCG, 180 q.li/ettaro area DOC).
cartizze prosecco docg
Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore "Sui Lieviti" Docg: molti lo chiamano ancora Prosecco “col fondo” per ovvi motivi di legame con la tradizione, in quanto si tratta del metodo rurale, ovvero la prima versione di vino rifermentato nato tra queste colline. Il nome è dovuto al deposito dei lieviti che hanno svolto la rifermentazione sul fondo della bottiglia. Si presenta nella versione Brut nature ed è uno spumante fresco, torbido, perlage fine.
In fine, potrete trovarvi davanti a delle bottiglie di Prosecco che non recheranno l'aggettivo "Superiore" in etichetta ma fanno ugualmente parte della tradizione locale. Sto parlando Conegliano Valdobbiadene Frizzante (pressione massima 2,5 bar) e di quello Tranquillo (fermo).
unesco prosecco
Durante il mio viaggio il Consorzio di Tutela del Prosecco Superiore Docg Conegliano Valdobbiadene mi ha dato modo di assaggiare ca. 80 referenze selezionate in rappresentanza di ogni tipologia ricadente sotto la denominazione di origine controllata e garantita e il livello di qualità medio è cresciuto notevolmente negli ultimi anni nonostante l'aumento della richiesta sui mercati. Un aumento che, comunque, è molto morigerato se si pensa che il numero di bottiglie prodotte in Docg è pressoché stabile mentre quello della Doc è ormai "scappato di mano" andando quasi a saturare i mercati.
E' proprio per questo che il produttore di Prosecco Superiore Docg deve trovare delle leve reali e peculiari tramite le quali innalzare la percezione del proprio prodotto e, quindi, elevare il posizionamento del proprio vino.
Purtroppo la generalizzazione che vige riguardo il "Prosecco" porta gli stessi commercianti (distributori e importatori) a indurre ulteriore confusione buttando doc e docg nello stesso calderone per poi lavorare solo sul prezzo.
Va da sè che il costo di produzione di una bottiglia di Cartizze o di Rive e più in generale di un Docg è notevolmente superiore a quello possibile in gran parte della doc, per motivi logici di costo del lavoro manuale nella gestione agronomica e nella raccolta e per le produzioni più basse.
Questi aspetti, unitamente alla maggior vocazione di alcune aree e ad un approccio spesso più accorto sia in campo che in cantina dovrebbero concorrere nel far comprendere le doverose differenze fra i vari "Prosecco".
vigne rive prosecco
Pur non volendo dare la priorità alle individualità e, quindi, alle singole aziende è stato fondamentale visitare una serie di cantine rappresentative del territorio capaci di esprimere diverse identità di terroir, attraverso numeri e filosofie differenti ma convergenti sul comun denominatore della qualità. Ho già avuto modo di raccontarle attraverso i social ma dedicherò un articolo alle realtà che mi hanno colpito maggiormente e agli assaggi che ho apprezzato di più nei prossimi mesi.
La volontà di questo articolo è quella di fare chiarezza e di spingere chi ancora tende a generalizzare negativamente quando si parla di Prosecco ad approfondire e a valutare in maniera più ponderata e realistica le peculiarità di un territorio e di un vino che non merita di essere denigrato a priori, ancor meno nell'areale della DOCG.
Detto questo ci tengo a precisare che a spingermi a scrivere queste righe non è stata solo la voglia di elogiare il lavoro di chi opera una viticoltura virtuosa e di adopera per produrre vini rispettosi, ma è a stata anche la rabbia nei confronti di chi, invece, produce in maniera poco accorta in termini agronomici e omologata in termini enologici. Questo accade, spesso, dove la vigna non dovrebbe stare e solo per inseguire la richiesta del mercato. Il timore che "la bolla" del Prosecco possa esplodere diminuendo drasticamente la richiesta ed evidenziando, quindi, l'assurdità di molti impianti c'è, ma mi piace pensare che chi ha sempre lavorato bene e tutt'ora non si è lasciato ammaliare dal canto delle sirene dei mercati non ne risentirà, anzi ne uscirà più forte di prima.

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 10 ottobre 2019

MEMORvINO - La tecnologia che connette produttori di vino e wine lover

Qualche mese fa, durante un evento enoico, mi è stato consegnato un "calice intelligente", ovvero un bicchiere capace di rendermi parte di un interazione digitale fra me e le cantine produttrici dei vini che avrei avuto modo di assaggiare. Incuriosito da quello che sembrava essere un semplice bollino adesivo sotto ad un normale calice ho deciso di intervistare Annalisa Prato co-fondatrice di MEMORvINO, un rivoluzionario sistema di connessione cantina-degustatore.
memorvino
- Ciao Annalisa, spiegheresti nel dettaglio cos’è MEMORvINO ai lettori di WineBlogRoll.com?
MEMORvINO è una soluzione di Lead Generation che connette Produttori e Wine Lover, nata per soddisfare la necessità principale di ogni cantina che partecipa alla degustazione: convertire chi degusta in un lead qualificato per una successiva relazione e vendita. 
L’utilizzo di MEMORvINO durante le degustazioni consente un riscontro immediato sull’andamento dell’evento: si tratta di una soluzione affidabile e misurabile, che coinvolge i partecipanti grazie ad una apprezzata innovazione.
La strategia vincente e l’innovazione di MEMORvINO consistono nella versatilità del suo lavoro: i produttori conoscono e comunicano direttamente con i Wine Lover, loro target di riferimento (azione sempre difficoltosa durante eventi di degustazione), mentre i Wine Lover stessi ottengono tutte le informazioni sui vini che degustano e le cantine produttrici con cui vogliono restare in contatto, contenuti che altrimenti, a fine evento, andrebbero perse.
Così, grazie a MEMORvINO, i produttori possono stringere relazioni più forti, dirette e continuative con il proprio target di riferimento.
- Come funziona MEMORvINO?
Uno specifico dispositivo IoT, MEMORvINO, viene consegnato ai produttori e posto sul tavolo di degustazione. 
Ogni partecipante ritira, all’atto della registrazione all’ingresso, un bicchiere intelligente dotato di un piccolo bollino elettronico che identifica il proprietario. Ogni volta che il visitatore degusterà un vino, avverrà l’interazione tra il bicchiere e MEMORvINO: si potranno registrare nel MEMORvINO stesso le informazioni relative al consumatore e ai vini degustati, trasferendole via wireless alla piattaforma; quest’ultima analizza i dati ed elaborandoli, consente di sapere chi ha degustato quale vino, permettendo un’elevata profilazione dei partecipanti.
come funziona memorvino
A fine evento, ai produttori verrà restituito un database estremamente profilato, agli organizzatori un lavoro di analitica dei dati e statistiche dettagliate sui numeri e sull’andamento dell’evento, mentre ai visitatori verranno inviate le schede tecniche di tutti i vini che hanno degustato, comprensive dei riferimenti dettagliati degli espositori e tutti i contenuti che organizzatori e produttori vorranno condividere con i propri clienti.
La forza della soluzione sta nel poter finalmente dare una sorta di continuità alla degustazione fornendo a tutti gli attori dell’evento, grazie ad un coinvolgimento totale, degli output via email che rappresentano informazioni fondamentali per intraprendere una futura, mirata ed efficace azione di marketing e vendita.
- Da dove nasce l'idea di MEMORvINO?
Nel 2016, partecipando ad alcune degustazioni, i componenti del team hanno recepito le problematiche e le necessità di tutti i partecipanti all’evento:
- gli  organizzatori mostravano difficoltà ad offrire nuovi servizi;
- i produttori erano tempestati da tanti eventi tra cui scegliere, investendo molto e spesso con scarsi ritorni misurabili.
- gli stessi, agli eventi, spesso non avevano nessuna conoscenza di coloro che incontravano, la metodologia - ancora diffusissima - era un faticoso scambio di biglietti da visita, azione che portava via tempo alla promozione e al racconto dei propri vini;
- non avevano feedback sui vini offerti;
- non sapevano “chi aveva degustato cosa”;
- i partecipanti perdevano traccia di ciò che avevano degustato perchè recepivano informazioni incomplete con la difficoltà di ricordare tutto, perdendo i riferimenti delle cantine che avevano incontrato e dei vini degustati.
wine lovers glass
- Chi può usufruire della tecnologia offerta da MEMORvINO?
Oltre che per organizzatori di eventi food&wine che finalmente avranno dei dati precisi e misurabili circa l’andamento delle proprie manifestazioni (che non siano solo il conto delle bottiglie vuote o dei biglietti venduti), la nostra tecnologia è fondamentale per i produttori stessi: si pensi, ad esempio, alle visite in cantina o al concetto più ampio di turismo enogastronomico dove non esiste una profilazione dettagliata ed una continuità di rapporto con i clienti, che vanno poi persi alla fine della visita o del viaggio.
evento champagne degustazione
- Quali altri servizi fornite alle aziende?
Forniamo alle cantine delle soluzioni che consentono di monitorare in tempo reale la temperatura, l’esposizione alla luce, l’angolo di inclinazione, lo spostamento delle bottiglie, gli shock e la geolocalizzazione delle spedizioni, attraverso l’uso di algoritmi di proprietà e data loggers disponibili sul mercato, su piattaforma digitale che condivide i dati real time.
In questo modo assicuriamo che i prodotti siano attentamente monitorati lungo tutte le fasi della catena di trasporto per proteggerli anche oltre i confini della cantina: il vino arriva a destinazione mantenendo intatte tutte le sue caratteristiche peculiari, sulle quali i produttori investono molto, grazie a tecnologie innovative e differenzianti.
Oggi i principali problemi che devono affrontare gli attori della catena del vino riguardano proprio la gestione logistica del prodotto vinicolo: il cliente non è quasi mai sicuro al 100% che il prodotto rimanga intatto lungo la supply-chain, che non superi livelli soglia critici per una sua ideale conservazione, che non si perda traccia del suo tragitto e che non sia contraffatto. Ignorando lo stato di salute della spedizione e le condizioni ambientali nei punti di scambio logistici si contribuisce drammaticamente ad aumentare la probabilità di una riduzione della shelf-life e successivo ritiro del prodotto; in questo modo si annullerebbe la possibilità di predire e risolvere potenziali problematiche. Inoltre, se i problemi e le inefficienze dei sistemi di gestione delle spedizioni rimangono sconosciuti, aumenterà la probabilità di ritardi, di scarsa coordinazione nella gestione e di mancato rispetto delle best practice a livello di gestione logistica del vino. Diventerà anche più difficile migliorare la propria supply-chain a causa della mancanza di dati oggettivi. 
Infine, i consumatori stanno diventando sempre più esigenti in termini di informazioni su tutto ciò che riguarda il prodotto che si accingono ad acquistare. 
Emerge così uno scenario nel quale il consumatore medio è più interessato alla qualità ed è più orientato a scegliere prodotti e aziende con cui può costruire un rapporto che conduca ad una maggiore consapevolezza, anche grazie alla tracciabilità della filiera.
- Progetti per il futuro?
Stiamo investendo e potenziando i nostri software per far comprendere l’importanza e far penetrare, in un mondo tradizionalista, le nostre soluzioni che assumono un ruolo primario al fine di raccogliere e sfruttare le enormi potenzialità dei BIG DATA, definiti negli ultimi anni come il nuovo petrolio o il nuovo oro, ovvero una fonte inestimabile di valore e che, attualmente, rappresentano una vera e propria necessità gestionale dalla quale dipende la crescita e l'innovazione di qualsiasi tipologia di business, anche quella tradizionale come il settore vitivinicolo o più recente come il settore enogastronomico.
Potete tenervi aggiornati sulle nostre evoluzioni tramite i nostri canali social:

Chiudo citando la motivazione che ha portato MEMORvINO al conseguimento di un importante riconoscimento, ovvero il Premio Marzotto:

 "Al giorno d’oggi, chi è appassionato di vino richiede un legame più stretto con il produttore, ricercando un contatto diretto all’interno di manifestazioni o eventi di settore, o visitando in prima persona i luoghi in cui il vino affonda le proprie radici. Questo presuppone, da parte nostra, un approccio più dinamico e personalizzato nella comunicazione: grazie ai programmi di ospitalità in cantina e alle numerose degustazioni organizzate sul territorio nazionale e non, aumentano in maniera esponenziale i luoghi di contatto con il nostro target di riferimento e quindi, le opportunità per raccogliere preziose informazioni, che vanno oltre il biglietto da visita. La possibilità di profilare i gusti e le attitudini personali del consumatore è reale, e ciò permetterebbe di instaurare con il singolo un rapporto di comunicazione personalizzato, diretto ed efficace. Partendo da un’identica analisi, il progetto vincitore ha saputo trovare soluzioni innovative per la profilazione, la raccolta dati, l’aggregazione degli stessi, secondo utili modelli di analisi, coniugando concretezza operativa e praticità di utilizzo degli strumenti proposti" Ettore Nicoletto

Ringrazio Annalisa e il suo team per la disponibilità e per l'accuratezza con la quale hanno risposto alle mie domande. Credo che MEMORvINO rappresenti un'invenzione dalla concreta utilità nata in un'era in cui tendiamo sin troppo spesso a pensare che non ci sia più nulla da "inventare". Un'idea che risponde in modo diretto e moderno alle esigenze delle di tutte le categorie enoiche più importanti: produttori, wine lovers/degustatori e media.
Tutte entità che potranno trarre beneficio in termini di informazioni da questa tecnologia che nulla toglie all'esperienza vissuta sia da un lato che dall'altro del banco d'assaggio.


F.S.R.
#WineIsSharing

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