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giovedì 28 novembre 2019

"Plodar Percbein" la Vigna di Sappada a 1300m slm per sperimentare la viticoltura estrema di montagna

“Ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene.”
Inizio questo pezzo con una citazione di Paolo Cognetti tratta dal suo libro “Le otto Montagne” in cui la grazia della sua penna e la forza delle sue parole si incontrano e si scontrano dando vita ad un grande racconto montano.
Scelto queste parole perché da anni la mia passione per la vigna e per il vino mi porta in giro per l'Italia e per il mondo e la mia predilezione per l'altitudine è diventata quasi un'ossessione, eppure è stato quasi per caso – nulla avviene mai davvero per caso! - che mi sono imbattuto nel luogo di cui vi parlerò oggi, un luogo che ho sentito "mio", un luogo in cui mi sono sentito subito "bene".
sappada vino plodar percbein
Premetto che, oggi, non vi parlerò di vino ma di vigna e di montagna, di uomini e della loro atavica volontà di mettersi alla prova, cercando di superare i propri limiti e quelli della natura. Parlo di una delle vigne più alte d'Italia: “Plodar Percbein” a Sappada.
Una vera e propria sfida contro i principi della viticoltura classica quella che mi racconta il Prof. Marco Bravi, incontrato grazie alla saggia guida di Roberto Brovedani, noto Patron e Sommelier del Ristorante Laite. E' proprio uscendo dal Laite, fatti pochi passi nella piazzetta prospiciente, che inizio a scorgere la vigna di Sappada, pochi filari o, per meglio dire, poche viti (ca. 200) ordinate in un parallelepipedo che si staglia su uno di quei prati assolati che con il ristorante di Roberto condivide il nome (“laite” in sappadino significa proprio un prato che si trova su un pendio esposto al sole).
Seguire Roberto e Marco fino al vigneto, per quanto ripida potesse essere la salita, è stato facile perché spinto dal motore perpetuo della curiosità.
Era il 2 luglio e il sole irradiava le viti esili delle uniche varietà che hanno attecchito dopo i primi impianti sperimentali partiti nel 2012. Le varietà scelte per un vigneto dalle condizioni così estreme non potevano che rientrare nel novero dei PIWI, ovvero dei vitigni resistenti come: Solaris, Muscaris, Fleurtai e qualche pianta di Seyval Blanc.
E' interessante prendere in considerazione anche la possibilità che a coadiuvare un andamento positivo del ciclo vegetativo delle viti sia il tanto temuto “global warming”, che in questo caso eleva le possibilità di maturazione a queste altitudini e con questo specifico pedoclima.
vigneto eroico sappada
Come vi ho detto, però, non parlerò di vino perché di vino, effettivamente, da questa vigna non se n'è ancora prodotto (commercialmente parlando) e non è detto che se ne produrrà, in quanto il progetto mira allo studio delle dinamiche della viticoltura estrema a Sappada, nell'ambito di un alveo di ricerca scientifica e tecnologica che solo in caso di totale successo, complice una buona annata – questo parametro trascende le altitudini e le latitudini! -, darà vita al primo vino sappadino.
Il vigneto di Sappada, però, non è solo una “sfida” con Madre Natura, bensì mira ad investigare la viticoltura d’alta montagna e le relative problematiche pedoclimatiche, fisiologiche e tecnologiche, come attività idonea alla stabilizzazione socio-economica ed ambientale dell’ambiente montano, notoriamente iper-dipendente dal turismo.
Provare che a Sappada si può produrre vino da vigne in alta quota con una forte identità colturale e culturale potrebbe rappresentare una valida opportunità economica e un valore aggiunto al turismo locale.
Ho atteso a scrivere di questa esperienza in quanto in trepidante attesa per la vendemmia 2019, con la speranza che i, seppur pochi, grappoli raccolti ad ottobre portino alla produzione di microvinificazioni non ancora commerciabili ma, quanto meno, valutabili in termini qualitativi in sede di degustazione.
vini estremi
Plodar Percbein, però, non è solo un esempio di costanza e coraggio ma anche un messaggio di coesione e cooperazione in quanto la gestione del vigneto di Sappada è portata avanti in stretta collaborazione con esperienze gemelle, come "Cortina 1380", con le Istituzioni di ricerca più qualificate del settore, con le Associazioni specifiche (in particolare, l'Associazione "Vite in Montagna") e le Imprese di categoria, al fine di rendere questa sperimentazione un esempio condiviso di viticoltura estrema.
uve resistenti
Ora non ci resta che attendere che le uve di Plodar Percbain, portate a Conegliano e prese in consegna dalla dottoressa Deborah Franceschi del CIRVE (Università di Padova) e da Veneto Agricoltura, si trasformino nella prova liquida che anche in queste condizioni estreme si possa arrivare a produrre (buon) vino.


F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 26 novembre 2019

Chiacchierata con l'enologo Emiliano Falsini su: annata 2019, riconoscimenti, progetti e comunicazione del vino

Negli ultimi anni ho avuto modo di incontrare e conoscere molte figure professionali legate attivamente al mondo del vino e, di certo, quelle con cui ho trascorso più tempo - vignaioli a parte - sono quelle che si occupano di vigna e cantina: agronomi ed enologi.
Ho sempre pensato che per raccontare territori e realtà come faccio io fosse imprescindibile avere un continuo confronto con chi vive e vede il vino dall'interno e si occupa della conduzione dei vigneti e/o del percorso produttivo che trasformerà l'uva in vino.
Ecco perché, su wineblogroll.com, troverete la condivisione di chiacchierate con agronomi ed enologi che stimo e con i quali ho avuto modo di relazionarmi camminando tra i filari, campionando acini pre-vendemmia o assaggiando mosti e vini da vasca e da botte, ancor prima che dalla bottiglia.
Oggi è la volta di Emiliano Falsini, giovane enologo che sta vivendo un momento d'oro della sua carriera di consulente e che, operando in molte regioni italiane dal Nord al Sud, rappresenta un riferimento ideale al quale porre alcune delle domande che troverete qui di seguito. 

Vi lascio alla breve ma esaustiva chiacchierata enoica con Emiliano Falsini:

- Ciao Emiliano. Parliamo, spesso, in maniera sin troppo generica di "enologi", ma cosa significa, per te, essere un enologo consulente?

Essere un enologo consulente significa, dopo anni in cui lavori in molti territori e dopo esperienze in tante cantine, anche importanti, portare la mia conoscenza al servizio delle aziende con cui collaboro, siano esse aziende storiche con cui lavoro oramai da tanti anni sia alle nuove realtà con cui ho iniziato un rapporto da poco tempo.

- Ormai tutte le uve delle cantine che segui in giro per l'Italia sono giunte in cantina. Che idea ti sei fatto di questa annata 2019?

Una bella vendemmia, un po’ in tutta Italia. Ci sono come al solito punte di eccellenza legate a fattori umani ( gestione del vigneto e capacità di lavorare bene in cantina) e a fattori climatici e vitigni che hanno risposto meglio di altri ma in linea generale l’annata è molto buona tendente all’ottimo. Ci sono sicuramente punte di eccellenza sulla Costa Toscana e a Montalcino ma ho riscontrato ottime performance anche sull’Etna, Romagna, Umbria, Marche e nei Nebbioli da Barolo. Direi che dopo una 2018 più complicata in alcune zone, questa ha dato una bella mano a tutti noi in termini qualitativi; discorso diverso sulle quantità che, soprattutto nei vitigni bianchi si sono abbassate di un 20-30% in molte zone fra cui Sicilia, Costa Toscana, Marche, Umbria e Sardegna.

- Oltre ad essere stata un'annata dal buon potenziale in vigna, questo 2019 è stato per te un anno ricco di soddisfazioni e di nuovi progetti. Vuoi parlarne ai lettori di wineblogroll.com?

Diciamo che negli ultimi giorni la critica è stata benevola nei miei confronti ma sopratutto con due vini che porto nel cuore: il Piaggia Carmignano Riserva 2016 premiato come miglior Rosso dell’Anno dalla Guida Gambero Rosso e Graci Etna Arcuria Sopra il Pozzo 2015 entrato nei primi 5 vini italiani per il Corriere della Sera. Come dicevo sono due vini che porto nel cuore perché amo questi due territori e le aziende in questione: Carmignano mi ha visto crescere in tutti i sensi perché ho iniziato con Piaggia oramai 20 anni fa’ e perché sono nato e cresciuto a pochi chilometri dal paese di Carmignano quindi sono luoghi a me familiari e cari. Poter contribuire al successo di questo vino e di questa denominazione è motivo di grande orgoglio personale. Arcuria Sopra il Pozzo invece rappresenta un altro territorio che ho incontrato casualmente nel mio percorso professionale e umano circa 15 anni fa’ e ne sono rimasto folgorato! Fin da subito avevo capito che l'Etna aveva qualcosa di unico, magico e che poteva esprimere vini degni di essere paragonati ai grandi vini italiani. Oggi, a distanza di anni questa zona regala emozioni con tante bottiglie, quindi, evidentemente avevo ragione! Arcuria Sopra il Pozzo di Alberto Graci è un esempio stupendo di eleganza, finezza e di cosa il connubio vitigno-territorio possa dare. Vedere questo vino siciliano insieme a vini di Bolgheri, Montalcino e al Barolo nella top five dei vini italiani è stato bellissimo e mi dà ancor più consapevolezza in quello che facciamo. 
Per quanto mi riguarda invece, dopo tanti anni di viaggi, assaggi e riflessioni ho deciso che era giunto il momento di provare anche a fare qualcosa di personale in cui la mia libera interpretazione potesse andare ad incontrare due territori che amo, conosco da anni e che sono simboli dell’enologia italiana di qualità, ed ho quindi deciso di portare avanti due piccoli progetti paralleli, uno in Toscana a Bolgheri a base Cabernet Franc e uno sull’Etna con il Nerello Mascalese. Due progetti realmente paralleli ma che simboleggiano nella mia idea la bellezza e la incredibile unicità del vino italiano: da una parte il perfetto connubio vitigno autoctono-territorio con il Nerello Mascalese sull’Etna e dall’altra un territorio come Bolgheri che ha saputo accogliere e valorizzare una varietà recentemente portata in Toscana come il Cabernet Franc elevandola hai massimi livelli nel Mondo. Una piccola grande sfida dove voglio mettermi in gioco con le persone a me care e che voglio vivere come un piacevole divertimento.

- Quali sono gli areali che reputi maggiormente vocati e quali i varietali con cui ti piace lavorare di più?

Potrei dirti Etna e Bolgheri ma sarebbe troppo scontato visti i miei recenti interessi, sinceramente da Nord a Sud ci sono tantissimi areali e vitigni che ogni volta mi sorprendono e mi entusiasmano. Credo che la differenza la fanno spesso le persone, di come interpretano i loro vigneti, dell’idea di vino che hanno in testa e che tu devi cercare di interpretare al meglio. Avendo la fortuna di lavorare in bellissimi luoghi e con vini importanti non posso fare una classifica e non è giusto perché sicuramente sarei in difetto. Ci sono territori più conosciuti che ovviamente porto nel cuore come le Langhe, Bolgheri, Carmignano, Montepulciano, il Chianti Classico, Montefalco e Montalcino ma onestamente ci sono zone meno conosciute come la Romagna, le Marche, la Campania, il Molise, la Calabria e la Sardegna che mi emozionano ogni volta perché si scoprono potenzialità enormi e vini interessantissimi. Ripeto: questo è il bello del nostro paese, credo che nessun altro paese vitivinicolo come il nostro possa esprimere questa diversità a questo livello qualitativo. Potenzialmente, in Italia, si possono fare grandi vini in tantissime zone e con tantissimi vitigni, forse è realmente questo ciò che mi ha sempre spinto a lavorare in tutta Italia e non prendere mai in considerazione altri paesi.

- Negli ultimi anni sei riuscito a coadiuvare produttori di molte e diverse regioni italiane nella produzione di vini di grande qualità. Quanto è importante saper scegliere le realtà con le quali collaborare e quanto credi sia cambiato il tuo approccio enologico dai primi anni di attività ad oggi?

La scelta delle aziende con cui lavorare è una scelta importante che fa’ si che il rapporto duri nel tempo e che poi possa portare a risultati importanti. Ho sempre avuto il desiderio di lavorare con persone appassionate che avessero in testa il sogno di produrre grandi vini, di valorizzare il territorio e portare avanti la loro idea enoica insieme a me. Questo penso sia fondamentale. Cerco di interpretare le aspettative, i desideri e l’ideale di vino che ogni produttore ha in testa, non deve essere il vino dell’enologo Emiliano Falsini ma deve essere il vino dell’Azienda, questo è il mio credo professionale che ha sempre animato il mio spirito e, per questo, non credo che l'approccio nei confronti della mia professione e il mio modo di intendere la Consulenza Enologica sia cambiato molto nel corso degli anni. E' sempre stata basata sul rispetto delle persone e sul confronto perché mi sento, in tutte le aziende parte integrante del loro progetto di crescita.

- Rosati e spumanti metodo ancestrale rappresentano due sfide che hai raccolto ormai da qualche anno. Come vedi questi due trend in Italia?

Sono vini che amo bere e quindi quando mi hanno chiesto di produrli mi sono subito prestato a realizzare queste tipologie di vino. Certamente il mondo Rosato oramai rappresenta una realtà consolidata in crescita, il mondo ancestrale invece lo stiamo scoprendo e con noi anche i consumatori. Credo però che il trend sarà in crescita perché c’è sempre voglia di nuovo e di diverso. Il vino è un qualcosa in continua evoluzione e l’Ancestrale ne è l’esempio lampante.

- Si pensa che l'enologo debba occuparsi del solo lavoro in cantina, ma tu sei sempre passato per la vigna. Quanto conta per un enologo consulente avere una visione d'insieme delle realtà con le quali collabora partendo proprio dai vigneti?

E’ fondamentale, il vino lo facciamo con l’uva e quindi conoscere i vigneti, assaggiare le uve, vederne l’evoluzione nella vigna è fondamentale! Dico sempre che per fare un grande vino occorre una grande uva ma che poi deve essere raccolta al momento giusto, nei modi giusti e interpretata nel modo corretto. Se l’enologo non è a conoscenza di tutto questo personalmente credo che non sia possibile tirare fuori il meglio da un’azienda. Io non conosco altra strada se non quella di monitorare i vigneti da solo o insieme ad altri professionisti del settore viticolo che condividono le idee aziendali e interpretano ciò che si vuole fare dalle uve. Non esiste vigneto o azienda dove prima della vendemmia da Luglio non tenga monitorato i vigneti per decidere come procedere nella gestione delle uve, nei protocolli di vinificazione e nelle varie selezioni aziendali, questo è un aspetto imprescindibile del mio lavoro. 

- "Sostenibilità" - Cos'è per te? Quanto contano le certificazioni?

La sostenibilità è un concetto ampio che deve partire dalla campagna e finire in cantina, una filiera fatta di rispetto per il consumatore e per l’ambiente, dove si riesce ad ottimizzare le risorse energetiche, i trattamenti e l’impatto soprattutto sul Mondo che ci circonda.
Le certificazioni sulla sostenibilità e sul biologico sono fondamentali, se fatte con serietà e professionalità sono le garanti che le cose sono fatte seguendo le regole; quello che vedo che spesso ci sono molte falle nel sistema che mina la credibilità dell’intero sistema.

- L'eterna e inutile diatriba tra vino convenzionale e vino naturale ha, però, portato ad una maggior sensibilità nei confronti della sostenibilità e di un approccio enologico in sottrazione. Quali sono i tuoi pensieri a riguardo? Quali credi siano le possibilità del vino italiano in tal senso? Possiamo pensare ad un'Italia leader nel mondo dei vini “sostenibili”?

Sinceramente non credo che l’Italia possa essere l’unico paese dove si parla di vino sostenibile o naturale o biologico; il movimento dei vini cosìdetti naturali o di un approccio enologico in sottrazione credo riguardi tutto il Mondo o almeno tutti i paesi evoluti in tal senso che stanno andando verso una direzione del genere. L'Italia, sicuramente, ha la possibilità di esserne uno dei leader purché - come dico sempre - non si perda di vista la qualità assoluta del vino in termini di piacevolezza, equilibrio e rispetto dell’identità del vitigno e territorio. Il vino naturale è una forzatura nei termini, non ci dimentichiamo che il vino è un prodotto della natura ma dove l’uomo gioco un ruolo fondamentale e imprescindibile, perché in natura non esiste il vino… 

- Sei uno dei pochi enologi che sa comunicare in modo diretto e costante il proprio lavoro. Cosa ne pensi della comunicazione del vino odierna?

La comunicazione - inutile negarlo - è fondamentale a tutti i livelli e oggi, per fortuna, c’è una grande pluralità che, però, non deve scadere nella banalità e superficialità. Questo, a mio avviso, è importante e da tenere sempre in considerazione. Nell’era digitale la possibilità da parte di tutti di scrivere e giudicare è un aspetto bello ma che non deve sfociare in una comunicazione e una critica di basso spessore.
Fondamentale è avere una comunicazione libera, plurale e senza condizionamenti esterni. Questo vale in tutti gli ambiti, vino compreso! Io, personalmente, ho scelto di rendere partecipi del mio lavoro e del lavoro delle aziende con cui collaboro le persone che mi seguono, senza esprimere giudizi, ma semplicemente raccontando la mia vita nel mondo del vino. Una condivisione che mi mette in contatto con l’esterno e che porta il lavoro delle aziende oltre i confini della loro cantina. 

- Concludiamo con un tuo consiglio ai giovani enologi che stanno muovendo i primi passi nel mondo del vino.

E’ estremamente complicato dare consigli in un momento storico non facile come questo. Quando ho iniziato io erano gli ultimi anni della rinascita del vino italiano, oggi è tutto molto più cristallizzato e le posizioni anche professionali sono molto meno fluide. L’unico consiglio che posso dare è avere tanta passione, tenere duro perché fare il Consulente enologo implica sacrifici, voglia di mettersi sempre in discussione, momenti di grande euforia a momenti difficili, un percorso non facile che personalmente ho avuto la fortuna di intraprendere con persone che mi hanno dato la possibilità di esprimermi e hanno rischiato credendo in me. Forse proprio questo è il consiglio che posso dare hai giovani: cercate persone che credano in voi e se sarete bravi il vostro valore verrà fuori nel tempo; non mollate e credete in quello che è il vostro sogno, cioè lavorare nel mondo del vino! 


Ringrazio, come di consueto, l'enologo Emiliano Falsini per il tempo dedicatomi e per aver condiviso con me e, di conseguenza, con voi tutti le sue le sue impressioni, i suoi progetti e importanti considerazioni enoiche che, confido, possano esservi utili quanto lo sono a me.



F.S.R.

#WineIsSharing


mercoledì 20 novembre 2019

Un giorno da enoturista per la Strada del Vino di Soave

Durante i miei viaggi per vigne e cantine non è raro che mi ritrovi in contesti di rara bellezza. La natura ha la capacità di stupire, sempre, con le sue forme, i suoi profumi e, soprattutto, i suoi colori!
E l'autunno è la stagione in cui il paesaggio esplode nel suo caleidoscopio cromatico. 
Uno degli scenari più belli l'ho incontrato nella Strada del vino Soave che si colora, in questo periodo, di tinte calde come il rosso, l’arancione, il giallo, l’ocra e il marrone. È merito del foliage, il fenomeno delle foglie colorate prima che cadano al suolo, uno spettacolo naturale, che riempie gli occhi di immagini spettacolari da ammirare e fotografare.
strada del vino di soave
Stare in mezzo alla natura per me che vivo di vigna è qualcosa di imprescindibile dalla mia serenità, ma lo è altrettanto camminare nei boschi, in collina o in campagna. La famigerata biodiversità non è solo un toccasana per i vigneti ma lo è anche per la mente e per il corpo, specie se a fare da coreografia ci sono alberi e foglie colorate che, con i profumi del sottobosco, favoriscono l’allontanamento di stress e malumori.
E' proprio per questo che ho deciso di parlarvi di strade del vino, prendendo come esempio d'eccellenza quella del vino Soave.
“Le strade del vino sono percorsi segnalati e pubblicizzati con appositi cartelli, lungo i quali insistono valori naturali, culturali e ambientali, vigneti e cantine di aziende agricole singole o associate aperte al pubblico.
Le strade del vino costituiscono strumento attraverso il quale i territori vinicoli e le relative produzioni possono essere divulgati, commercializzati e fruiti in forma di offerta turistica.” (Fonte wikipedia)
Fare una passeggiata nel territorio della Strada del vino Soave in questo periodo, tra collina e pianura, a contatto con i vigneti di uva Garganega con la quale vengono prodotti il vino Soave e il Recioto di Soave è rigenerante e aiuta a contestualizzare l'attività vitivinicola in un ambito paesaggistico ma anche storico-culturale ben definito.
uva garganega soave
Contestualizzare l'attività dei vignaioli e delle cantine in un territorio con le sue peculiarità naturali, culturali e artistiche rappresenta un valore aggiunto per li vino stesso che verrà percepito non solo per le sue peculiarità organolettiche, bensì per la sua identità di terroir.
Uno scenario si sviluppa tra corsi d'acqua, boschi, piante d'ulivo, ciliegie, cipressi, siepi dal fondovalle fino alle colline. Nei 13 Comuni dell’area del Soave e Valpolicella.
città soave alto
Per chi non lo sapesse, Soave è un comune nell’est della provincia veronese circondato da mura erette nel 1369.
La cittadina medievale, già presidio romano fu quasi certamente rifondata dagli Svevi giunti al seguito dei Longobardi e fortificata dagli Scaligeri.
L’arte e la storia sono testimoniati anche dall'intero tessuto urbano, che conserva il duecentesco Palazzo San Bonifacio, il quattrocentesco Palazzo Cavalli in stile gotico veneziano, la prospiciente Chiesa di San Lorenzo, fondata nel '30 e riedificata nel ‘700. Da ammirare anche il bel Palazzo di Giustizia, ancora oggi sede della magistratura locale, e l'altrettanto notevole Palazzo Scaligero, ieri sede dei governanti veronesi, quindi dei Capitani della Serenissima e oggi, dopo un accurato restauro, del Municipio. Evidente risulta quindi la funzione di governo civile che aveva ispirato la sua costruzione. Al centro di Soave si accede da tre porte: Porta Bassano a nord, Porta Vicentina a est e Porta Verona a sud. 
La Strade del vino Soave, fondata nel 1999, conta circa 130 soci suddivisi in cantine, Enti e Associazioni, Agriturismi, Ristoranti, Hotel, frantoi e aziende di prodotti tipici locali. Da sempre la Strada del vino Soave è attiva per coordinare i numerosi soci che ne fanno parte, all’interno di un ideale percorso di circa 50 Km lungo il quale è possibile ammirare il paesaggio, visitare cantine, degustare vino, assaggiare piatti tipici e venire a contatto con l’ospitalità delle persone.
percorsi enoturismo soave
Chi vuole visitare questo territorio può scegliere entro un’offerta ampia e variegata all’interno dei tredici comuni che aderiscono alla Strada, dislocati in quattro stupende valli che per le loro diverse attrattive meritano sicuramente una visita. Partendo da Verona si trovano in ordine Val di Mezzane, Val d’Illasi, Val Tramigna e Val d’Alpone.
vino soave
Il vino Soave 
Le colline del Soave sono costituite da terreni vulcanici e sedimenti calcarei. Le rocce vulcaniche sono il risultato di ampie e numerose eruzioni avvenute in Val d’Alpone in cicli successivi, prima sottomarini e poi aerei; mentre i calcari sono resti di antichi fondali sottomarini, ricche di carbonato di calcio e fossile.Sono questi terreni a dare al vino Soave l’inconfondibile mineralità che insieme ai sentori fruttati e floreali conferisce al vino la sua pienezza e unicità gustativa.
- Per approfondire la storia, il territorio e la zonazione del vino Soave vi invito a leggere questo articolo: www.wineblogroll.com/soave-vini-territorio-cru-zonazione. -
I vitigni per la produzione del vino Soave sono la Garganega e il Trebbiano di Soave. 
La Garganega ha un patrimonio di profumi tra cui la mandorla e i fiori bianchi sono i più riconoscibili e ha un ciclo vegetativo molto lungo, tanto da giungere a maturazione in ottobre. La sua buccia è dura ed è gialla e diviene quasi ramata quando è pienamente matura.
Il Trebbiano di Soave (geneticamente identico al Verdicchio), storicamente molto presente nei vigneti di Soave, ha lasciato sempre più posto all’esuberanza della Garganega. Solo in questi ultimi anni si sta riproponendo per il vino Soave o in purezza.
Il Recioto di Soave è un vino di antichissima tradizione. L’esistenza nel territorio di un vino bianco dolce, simile all’attuale Recioto di Soave, è testimoniato già nel V secolo, nell’epistola di Cassiodoro. È un vino passito, ottenuto da uve Garganega raccolte a mano che restano ad appassire sui graticci per almeno 3 mesi. La spremitura viene effettuata quando almeno il 15–20% dell’uva presenta la muffa nobile (Botrytis cinerea) che conferisce grande ricchezza gusto-olfattiva.
Il Recioto è di colore giallo dorato intenso, il profumo è intenso con sentori di frutta matura, con inconfondibili note di banana, albicocca, frutta esotica e miele. Al gusto il vino è pieno, caldo, dolce e persistente, con un lungo, piacevole finale che ricorda la mandorla.

Questi due vini sono i capisaldi dell'enologia di Soave, ma la loro valenza sarebbe notevolmente inferiore se non godesse di un contesto così ricco di unicità e bellezza. Il ruolo delle Strade del Vino e, in particolare, della Strade del Vino di Soave è proprio quello di far scoprire i vini dell'areale attraverso percorsi enoturistici che comprendano e contemplino le potenzialità turistiche del territorio nella sua interezza. Un plauso, quindi, a chi si dedica attivamente alla valorizzazione di queste terre e di tutte quelle di cui l'Italia è piena.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 18 novembre 2019

Cristiano Cini - Mentore dei Sommelier e mente di Wine TV

Nel mio girovagar enoico di persone ne ho incontrate tante ma ce ne sono alcune che hanno che stimo particolarmente perché in grado di dare ancor prima di avere; per molti sono maestri per altri mentori, per me riferimenti con i quali è un privilegio confrontarmi.
Uno di questi è, senza ombra di dubbio, Cristiano Cini, un mostro sacro della Sommellerie italiana.
cristiano cini ais
Il curriculum di Cristiano la dice lunga sul suo amore per il vino e per il suo lavoro:
entra in Ais nel 1995. Si diploma sommelier nel 1998 e nel 1999 diventa professionista; sommelier nel ristorante di famiglia ad Arezzo, nel 2003 diventa degustatore ufficiale e relatore e nello stesso anno conquista il titolo di miglior sommelier della Toscana; nel 2005 vince il prestigioso concorso Master del Sangiovese e per tre anni di fila, dal 2006 al 2008, è vice campione italiano; entra nel consiglio regionale e in quello nazionale Ais, membro della giunta nazionale per 8 anni; ricopre l'incarico di presidente della Strada del Vino Terre di Arezzo e dalle ultime elezioni è presidente regionale Ais Toscana. A questo va aggiunto l'incarico di responsabile della scuola concorsi nazionale Sommelier Ais della quale è co-fondatore e l'impegno con Wine TV che ha ideato e porta avanti con successo.
Queste sono solo alcune delle tappe dell'appassionata vita professionale di Cristiano, ma per conoscere meglio una delle persone che di più ha dato al mondo della Sommellerie italiana attraverso la formazione e la condivisione della sua esperienza vi lascio alla nostra interessante chiacchierata dentro e intorno al vino:

– Ciao Cristiano, da dove è nata la tua passione per il vino e per la Sommellerie?
- Nasce da un’esigenza, perché provengo da una famiglia di ristoratori: mia sorella ed io rappresentiamo la quarta generazione e 87 anni di continuità. Non male eh!?"
 Inizio anni ’90, mia mamma - oggi dico "per fortuna!" - mi costrinse ad iscrivermi ai corsi Ais perché l’argomento per me era tabù.
  La differenza come sempre la fanno uomini e donne che si ha la fortuna di incontrare nel corso del nostro cammino quotidiano e formativo, beh io sono un uomo fortunato.

– Cosa significa essere sommelier per te?
- Significa molto è una scelta di vita, oggi è la mia vita. Intendo la professione come un moto perpetuo  in continua evoluzione, oggi prima di tutto siamo comunicatori preparati quindi credibili, nel nostro mondo la gavetta conta e tanto. 
 L’esperenziale della degustazione, dei viaggi nei territori del vino, dei colloqui e delle relazioni con i produttori, tutti, grandi e piccoli, biodinamici e convenzionali, tradizionalisti e innovatori, storici e nuovi, ripeto tutti. Senza questo non ci si può spendere.

– In che modo hai deciso di condividere la tua esperienza e la tua passione con i futuri sommelier e con i sommelier “da competizione”?
- Credo nel confronto sempre e comunque, a volte anche acceso ma sempre sostenuto in maniera costruttiva quindi con intelligenza.
 Serve ed è servito per primo a me stesso. La competizione è confronto alla massima elevazione. E', quindi, una delle strade percorribili per crescere professionalmente ma bisogna mettersi in gioco, prendere spunto da quelli più bravi di noi per poi rielaborare l’acquisito secondo la nostra personalità.

– La scuola concorsi ha come principe fondamentale proprio la condivisione. Quanto credi sia importante il confronto per la crescita del palato, della conoscenza e delle competenze di un sommelier?
- Ti ho già risposto sopra, ma vorrei ribadire che da soli è dura, da soli non si migliora, l’individualismo in questo “sport” è limitante. Potrebbe sembrare strano ma questo è un sport di squadra e il palato e la sensibilità si allenano e si costruiscono attraverso la continuità e la condivisione.

– Come ci si prepara ad un concorso regionale e nazionale?
- Con la curiosità, la voglia, il sacrificio e la condivisione. Quando gareggiavo io, ieri l’altro (battuta), erano i lombardi a sparigliare il campo vincendo tutto, oggi sono i toscani, al di là della naturale ciclicità la formazione e il fare gruppo contano e tanto.

– Per me che sono un comunicatore il web e i social sono fondamentali per raggiungere un numero di persone che “de visu” non potrei mai raggiungere, ma è proprio a causa della deriva che la comunicazione enoica online sta prendendo che sto comprendendo sempre di più l'importanza di comunicare il vino in prima persona. Quanto credi sia importante per un Sommelier professionista essere un bravo comunicatore? Credi che il futuro dei Sommelier sia quello di diventare “wine influencers” o preferiresti vederli parlare di vino di fronte a platee di persone con il calice in mano, occhi negli occhi?

- Che fai provochi? Scherzo naturalmente. I cambiamenti fanno parte della vita, oggi siamo sempre connessi al nostro smartphone, purtroppo non ne possiamo fare a meno! Allora se la domanda è "su IG, FB, twitter ecc... dobbiamo esserci?"  la risposta è: "Certo!".
  Il come è la questione, gli improvvisati durano quanto un alito di vento e sono deleteri per il sistema vino, gli improvvisati innervosiscono te quanto me. Allora fondamentale diventa essere comunicatori corretti e credibili questa è la responsabilità che dobbiamo sentire nostra. Vedere visual storytelling con un influencer o uno che si considera tale, mentre si rovescia una bottiglia di vino addosso in vigna sinceramente mi deprime. (scrivo questo politically correct, ma in realtà mi fa incazzare!).
Adesso ti rispondo... preferisco il contatto diretto vorrei riuscire ad emozionare gli appassionati guardandoli negli occhi, ma ricordiamoci che siamo nel 2020, quindi adeguiamoci: sistema misto.

– Cosa pensi della comunicazione del vino odierna?
- Che ha bisogno di professionisti capaci di contestualizzarsi nell’oggi. Una cosa è fondamentale, gli appassionati vogliono la narrazione vogliono storie vere e riscontrabili, non vogliono i fuochi d’artificio, ricordiamocelo.

– Nonostante i tuoi tanti impegni e la tua carica istituzionale con AIS, qualche anno fa hai deciso di dar vita ad un progetto coraggiono e lungimirante come quello di WineTV. Cos'è? Quali sono le peculiarità e gli obiettivi di questo canale tematico unico in Italia?
- L’Ais è parte della mia vita, mi ha dato tanto in 24 anni adesso tocca a me provare a restituire qualcosa. Wine Tv, sintetizzando, è credere di offrire contenuti fruibili e ben costruiti, o almeno al meglio delle nostre possibilità. E’ una piattaforma con il canale Sky 815 al centro, lo streaming sul canale youtube, Fb e IG. E’ un progetto in piena evoluzione che fortunatamente ha dei numeri straordinari, oltre 40.000 con punte di 45.000 utenti giornalieri tutti in target. Questo è un segnale chiaro c’è voglia di contenuti. Alla base di Wine c’è un concetto inclusivo, di apertura verso l’appassionato e il professionista del settore, vogliamo suggerimenti, volgiamo crescere insieme alla “nostra” community. Ci sono novità in cantiere strutturali e di contenuto, anticipo un format di cui son soddisfatto si chiama “Storie di vite, storie di vino” 5 puntate racconto con personaggi del calibro di Ampelio Bucci, Romano Dal Forno, Piero Mastroberardino, Francesco Paolo Valentini e Roberto Voerzio notate messi rigorosamente in ordine alfabetico, che ci racconteranno le loro storie ricche di aneddoti e curiosità che molte volte coincidono con una parte della storia del vino italiano. Un qualcosa pensato per conoscere e magari emozionarsi. In tv tra poco, faccio coming soon. 😉
– Spesso ci ritroviamo ad assaggiare e commentare vini che amiamo e non è raro che i nostri gusti coincidano, quindi concludo quest'intervista chiedendoti di consigliare due spumanti, due vini bianchi, due rosati e due rossi italiani ai lettori di wineblogroll.com.
- E’ vero Saverio, per fortuna ogni tanto ci capita di assaggiare insieme e ne sono contento. Consigli no parlo di cose che mi piacciono che incontrano i miei gusti quindi son cose soggettive. 
Bolle: La Dama Forestiera D'Araprì; Murgo Extra Brut. Perché da autoctoni? Perché il metodo classico da autoctono mi incuriosisce e perché mi piacciono molto entrambi!
Bianchi: Verdicchio di Matelica Senex di Bisci (conosci!? 😋); Soave Roccolo del Durlo Le Battistelle. Territorio connesso alla perfezione con il suo vitigno.
Rosati: Susumaniello Askos Masseria Li Veli; Cerasuolo d’Abruzzo Cataldi Madonna. Non semplici vini rosati ma ricchezza e caratterizzazione di una tipologia.
Rossi: Sizzano Cantina Comero; Nero Nè Taurasi Il Cancelliere. La scorrevolezza, l’acidità, l’eleganza la facilità di beva, il primo e la grandezza dell’Aglianico nell’equilibrio forza e qualità, il secondo.

Ringrazio Cristiano per avermi dedicato qualche minuto del suo prezioso tempo, ancor più in un periodo denso di impegni come questo e colgo l'occasione per fare un sincero in bocca al lupo a tutti i finalisti del concorso Miglior Sommelier d'Italia Ais che si terrà a Verona nei giorni 23 e 24 novembre in occasione del 53° congresso nazionale Associazione Italiana Sommelier.
Per quanto concerne Wine TV, per me è stato un piacere poter partecipare a diversi programmi messi in onda da questo canale tematico e in particolare confido di potervi raccontare anche il prossimo anno l'Only Wine Festival.

F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 16 novembre 2019

Finalmente 3 giorni di Mercato dei vini dei Vignaioli FIVI! Eccovi le cantine conosciute nelle passate 8 edizioni!

Si avvicina, anche quest'anno, la data d'inizio di uno degli eventi più amati da appassionati e addetti ai lavori: il Mercato dei vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI di Piacenza.
Vista la prorompente crescita della manifestazione sia in termini di visitatori che di vignaioli presenti già da un paio di edizioni si sentiva forte il bisogno di aggiungere una giornata extra al programma dell'evento.
Quest'anno, finalmente, il Mercato FIVI di protrarrà dal sabato al lunedì accontentando winelovers e operatori del settore che potranno spalmare le loro presenze su una tre giorni di mercato FIVI che si prospetta più interessante che mai.
A Piacenza Expo, dal 23 al 25 novembre 2019, potremo incontrare e conoscere 626 Vignaioli Indipendenti con una quantità di vini in assaggio (oltre 2500 referenze) capace di coprire in modo ancor più ampio lo spettro produttivo italiano dalle più note denominazioni ai più piccoli areali.
Il Mercato FIVI resta l'evento più importante per chi ha, come me, passione per i vini prodotti integralmente da vignaioli che hanno fatto dell'amore per la propria terra e per le proprie vigne il fulcro del loro lavoro. Per quanto mi riguarda, a stupirmi ogni anno è la proporzionalità diretta fra aumento delle cantine presenti e aumento della qualità dei vini che è possibile ritrovarsi nel calice a Piacenza. Una proporzionalità per nulla scontata, che in molti eventi cresciuti rapidamente si è dimostrata inversa.
Eppure, non c'è selezione (se non quella relativa ai criteri di adesione alla FIVI) e non ci sono giurie o panel capaci di includere o escludere vini e vignaioli presenti. C'è un turn over che va avanti da 9 edizioni e che, di anno in anno ha dato spazio a nuove realtà. Come continuo a ripetere da anni, se la FIVI è diventata una garanzia di qualità, è perché c'è uno stretto legame fra chi fa vino dalle proprie vigne e ne segue ogni fase produttiva e la bontà di quello stesso vino. Chi entra in FIVI non ha bisogno di essere selezionato perché è esso stesso un selezionatore critico e pignolo del proprio lavoro, vigna per vigna, grappolo per grappolo e talvolta acino per acino!
elenco vignaioli fivi piacenza
Se negli scorsi anni ho voluto consigliare degli assaggi o delle cantine da andare a trovare, quest'anno ho deciso di segnalarvi quelle che io ho avuto modo di conoscere direttamente, proprio, grazie al Mercato dei vignaioli FIVI a Piacenza, con l'auspicio che abbiate anche voi l'occasione di conoscerle, mentre io cercherò di scoprirne altre da aggiungere al novero di realtà  capaci di stupirmi positivamente per la qualità del loro lavoro dalla vigna al bicchiere.

Eccovi le cantine che ho avuto modo di conoscere e/o approfondire negli ultimi anni di Mercato FIVI, in ordine rigorosamente alfabetico in quanto non si tratta di una classifica o di "un ordine di gradimento":
Adriano Marco e Vittorio
Alessio Brandolini
Ancarani
Angelini Paolo
Antica Enotria
Antolini
Antonella Corda
Antonella Pacchiarotti
Arrighi
Bajaj
Bele Casel
Bellese Vini
Broccanera
Bucci
Bussi Piero
Bussoletti
Ca' la Bionda
Caleffi
Cantina Berritta
Cantina del Vesuvio
Cantine Carpentiere
Carlo Boscaini
Casa Comerci
Casale Vitali
Cascina Boccaccio
Cascina Gilli
Castello di Stefanago
Cataldo Calabretta
Cieck
Claudio Cipressi
Col Del Lupo
Colle del Bricco
Corte Fusia
Conventino di Monteciccardo
Crissante Alessandria
Damoli Bruno
Deltetto 1953
Diubaldo
Donarch Patrick Ucelli
Donato Girolami
Durin
E. Molino
Elena Fucci
Emilio Vada
Enò-trio
Eraldo Revelli
Fabrizio Dionisio
Fenech
Ferlat Silvano
Flaibani
Firmino Miotti
Follador Francesco
Fontana Graziano
Gianfranco Fino Viticoltore
Giovannini
Graziano Prà
Grifalco
I Carpini
I Clivi
I Fabbri
Il Carpino
Il Colombaio di Santa Chiara
Il Molinaccio di Montepulciano
Il Rio
L'Armangia
La Calcinara
La Colombera
La Pietra del Focolare
La Piotta
La Salceta
La Zerba 
Lazzari
Le Piane
Le Volpere
Leo Matiazzo
Lodi Corazza
Luca Aimasso
Luigi Maffini
Lusenti
Madrevite
Malibran
Marco Capra
Marco Cecchini
Marengoni
Marotti Campi
Marta Valpiani
Maso Thaler
Mattia Filippi
Mezzanotte
Montecappone
Montenero
Moroder
Moser
Muralia
Mustilli
Nove Lune
Olivero Mario
Palmento Costanzo
Pantaleone
Pavese Ermes
Picchioni Andrea
Pietraventosa
Pieve de' Pitti
Pizzo Coca
Podere Albiano
Podere di Pomaio
Podere La Torre
Podere Pellicciano
Poggio al Gello
Poggio al Grillo
Poggio Grande
Pomona
Quota 101
Riserva Della Cascina 
Rizzini
Roccafiore
San Biagio Vecchio
Sanlorenzo
Sassotondo
Silvia Fiorin 
Siro Merotto 
Socci
Solatione
Stroppolatini
Tenuta Belvedere
Tenuta Ca' Sciampagne
Tenuta Lenzini
Tenuta Lieselehof
Tenuta San Marcello
Terenzuola
Terraquilia
Terre del Faet
Terre di Balbia
Terre di Macerato
Terrra Costantino
Tibaldi
Tiberi David
Valla
Vigneti Bovero Giacomo
Villa Job
Vosca Francesco
Weinhof Kobler
Zanotelli
Zatti
A questo link trovate il pdf con la mappa del mercato fivi e le postazioni dei vignaioli:
mappa fivi

Per conoscere meglio la FIVI e le peculiarità della più importante associazione di vignaioli italiana vi invito a leggere qui: www.wineblogroll.com/fivi-adesione-federazione-vignaioli-indipenti.
Info utili:



Date: sabato 23, domenica 24 e lunedì 25 novembre 2019


Luogo: PiacenzaExpo, quartiere fieristico che si trova all’uscita del casello di Piacenza Sud,

Distanze: 1 ora da Milano, Bergamo, Brescia, Verona. Meno di 1 ora da Mantova, Reggio Emilia, Parma, Alessandria.

Orari: sabato e domenica dalle ore 11.00 alle 19.00, lunedì dalle 10.00 alle 16.00 – Le casse aprono un’ora prima dell’inizio della manifestazione

Biglietto ingresso: Euro 15,00 con calice degustazione, Euro 20 per due giorni, Euro 30 per 3 giorni. Euro 10,00 al giorno per associati AIS, FISAR, ONAV, SLOW FOOD, FIS, AIES, GO WINE e ASPI e per i possessori del biglietto della manifestazione MareDivino 2019. È richiesta l’esibizione della tessera in corso di validità per l’anno 2019. I minori di 18 anni non pagano il biglietto e possono entrare solo se accompagnati da un adulto. È previsto anche uno sconto per i gruppi, pari a 1 biglietto gratis ogni 15 acquistati. Per questo contattare direttamente la segreteria alla mail mercatodeivini@fivi.it. Si precisa che gli sconti per gli associati delle diverse categorie e lo sconto di gruppo non sono cumulabili.

Acquista on line il tuo biglietto ed evita la coda: www.tickets.piacenzaexpo.it/

I carrelli

Quest’anno sono a disposizione dei visitatori 800 carrelli e 300 trolley per gli acquisti. Li potrai ritirare al padiglione 3 (vedi mappa sotto).

L’utilizzo del carrello e/o trolley ha un costo di € 3.00 ed è necessario il deposito di una cauzione pari a € 20,00.

Il cliente è tenuto a restituire il carrello entro 30 minuti dal termine dell’orario di chiusura della manifestazione.

La restituzione della cauzione potrà avvenire solo a fronte dell’esibizione del buono di deposito cauzionale rilasciato all’atto del pagamento congiuntamente al carrello stesso.

Si prega di notare che, restituendo il solo carrello o il solo buono o in orario differente da quello sopra indicato NON sarà restituito il deposito cauzionale.

Ci vediamo a Piacenza!

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 14 novembre 2019

Il TreSoro di Riparbella - Il nuovo vino di Caiarossa, Duemani e Tenuta Prima Pietra

C'è un areale toscano, che bazzico da qualche annetto ormai, che sta dimostrando grande vocazione e attitudine alla produzione di vini dalla personalità marcata e dai profili eleganti e ben definiti. Parlo di Riparbella e del suo equilibrio fra terra e mare.
Nelle terre di Pisa, non troppo lontana Bolgheri, a pochi chilometri dal mare, Riparbella è adagiata su di una collina che guarda alla costa Toscana. Un micro areale che solo negli ultimi 20 anni ha iniziato a mostrare e dimostrare quanto le proprie peculiarità pedoclimatiche potessero prodursi in vini di pregio.
tresoro vino tre cantine riparbella
Un contesto ancora integro, dotato di grande biodiversità grazie alla forte presenza di boschi selvaggi e alla macchia mediterranea. Se la Costa Toscana è spesso associata alle alte temperature e a vini ricchi e opulenti, Riparbella può contare su maggiori altitudini e escursioni termiche più marcate grazie alle rinfrescanti e costanti brezze marine.
Una terra ricca di minerali e di sostanze saline, estremamente variegata, con una prevalenza argillo-calcarea nelle quote più basse e con vaste zone a base di sabbia ferrosa mista a sassi nelle fasce di vigneto più alte.
E' proprio in questo contesto che sorgono le tre realtà che hanno dato vita ad un progetto TreSoro: Caiarossa, Duemani e Tenuta Prima Pietra.
Un'idea di cooperazione che in un'Italia del vino spesso troppo individualista ha un valore che va ben oltre la produzione di un vino. Un messaggio importante di condivisione e di unità di intenti che vede coinvolte tre cantine sulla stessa lunghezza d'onda in termini di qualità e sostenibilità.
Nate tutte tra la fine degli anni novanta e gli inizi del nuovo millennio queste tre cantine – certificate biologiche e/o biodinamiche - hanno portato il nome di Riparbella ad avere una sua notorietà enoica e a ritagliarsi il ruolo di outsider che nei prossimi anni potrebbe consolidarsi a tal punto da rendere questo piccolo areale uno dei massimi punti di interesse per gli appassionati.
E' proprio al fine di dare ancor più lustro al territorio, piuttosto che alla singola azienda, che Caiarossa, Duemani e Prima Pietra hanno deciso di collaborare nella produzione di un vino intriso del valore della condivisione, manifesto delle potenzialità di questo ideale “Grand Cru” della Costa Toscana.
L'idea è quella di esprimere al meglio l'identità della singola parcella di origine e del varietale principe per l'azienda di riferimento vinificando le tre uve che comporranno il vino separatamente: Cabernet Sauvignon di Caiarossa, Cabernet Franc di Duemani e Merlot di Tenuta Prima Pietra di Massimo Ferragamo. Coerentemente con quanto già detto, al fine di avere la maggiore equità possibile la vinificazione è stata effettuata in un’ anfora di cocciopesto, prodotta localmente, “uguale” per tutti. Mentre l'affinamento è stato portato avanti in barrique di rovere francese.
Compiuto il percorso di affinamento le masse prodotte dalle singole aziende sono state assemblate, per poi essere imbottigliate nelle ca. 2100 bottiglie prodotte.
tresoro luca d'attoma
Sono poco più di 700 le bottiglie di TreSoro che ogni cantina potrà commercializzare. Numeri che danno ancor più valore all'esclusività della presentazione fatta qualche giorno fa al Merano Wine Festival. Un debutto che ha visto i 3 enologi Luca D'Attoma (Duemani), Marco Lipparini (Caiarossa) e Cecilia Leoneschi (Tenuta Prima Pietra) raccontare le proprie realtà come espressioni diverse ma congiunte di un territorio che annata dopo annata (anche grazie alla crescita dei vigneti, per lo più ancora giovani) sta dimostrando un'indiscussa vocazione e una capacità rara di adeguarsi ai cambiamenti climatici, a differenza di alcuni più noti areali limitrofi.
E' proprio grazie a questo equilibrio anche in annate difficili come la 2017 (inverno poco piovoso, gelata primaverile e estate calda e siccitosa) le vigne di Riparbella hanno risposto meglio di altre, specie se parliamo degli appezzamenti a maggior altitudine.
Il TreSoro 2017 è, infatti, un vino solo marginalmente penalizzato dall'annata. Vanta una notevole armonia aromatica (non era facile dato che si trattava della prima volta che le tre espressioni territoriali e varietali venivano assemblate), il frutto è integro e la speziatura è naturalmente intrigante, segno che l'affinamento in legno è stato gestito con notevole garbo. Un vino che non lesina potenza ma non ostenta muscoli eccessivi e volgari, bensì sa distendersi in un sorso di buona profondità, minerale e saporito, dal tannino fine e ben integrato. Buona la prima!
vino tresoro prezzo
Ora non ci resta che attendere la 2018 e la 2019 che, sono certo, stupiranno per finezza e slancio.
A prescindere dall'ottimo riscontro del TreSoro in questa degustazione, ci tengo a sottolineare nuovamente l'importanza di questo progetto che mira a rappresentare le potenzialità di un intero areale, ancora - erroneamente - poco conosciuto, trascendendo l'individualità in favore del lavoro di squadra e di un'identità territoriale complessa e completa. Un plauso, quindi, alle tre cantine coinvolte nell'auspicio che questo genere di coesione fra produttori si ripeta anche in altri territori.

F.S.R.
#WineIsSharing

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