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lunedì 9 dicembre 2019

Cantina Giacomo Fenocchio - Tradizione e coraggio nella terra del Barolo

Giorni fa mi è balenata l'idea di fare un salto in Langa ma se, solitamente, cerco di ottimizzare dedicando almeno un paio di giorni a più realtà da visitare stavolta è stata una toccata e fuga di quelle che solo per alcune cantine vale la pena fare.
La mia meta è stata Monforte d'Alba dove sorge la cantina Giacomo Fenocchio, nata nel 1864 ma “solo” da poco più di 50 anni dedita alla produzione e all'imbottigliamento di grandi vini di Langa.
Ad attendermi in loco è Claudio, figlio di Giacomo e, se è al padre che si deve il cambio di marcia degli anni '60, è con Claudio e Albino Fenocchio che questa realtà è entrata nel novero delle più importanti cantine del Barolo.
barolo giacomo fenocchio cantina
La giornata è di una nitidezza rara, si scorgono tutti i vigneti adagiati sullo sfondo alpino normalmente difficile da scorgere con tale definizione. Seguo l'indice di Claudio che con la precisione di un puntatore laser indica tutti i suoi cru e le loro peculiarità: Cannubi, con terreni marnosi ricchi di sabbia; Villero ferroso con argille e sedimenti calcarei; Castellero, simile al Cannubi con una prevalenza di sabbie gialle; Bussia (il preferito di Claudio), probabilmente il più “minerale”, con sedimenti argillosi e calcarei e molto ferro.
Basta uno sguardo per comprendere che ogni singola parcella dei vigneti di Claudio ha insita in sé una personalità differente fatta di sfumature non semplici da lasciar esprimere in maniera sincera, quindi è solo tramite un approccio garbato e rispettoso che si possono portare in bottiglia vini carichi di quelle singole identità.
Un approccio imperniato sul rispetto dalla vigna alla cantina, limitando al minimo (indispensabile) l'intervento dell'uomo sia in termini agronomici che enologici. La botte grande è simbolo di tradizione e a “casa” Fenocchio la tradizione si respira in ogni angolo, eppure questo non significa rintanarsi in concetti anacronistici e visioni vetuste, bensì attingere al passato traendone insegnamento al fine di volgere lo sguardo al futuro con maggior consapevolezza del fare e del non fare.
Ecco perché Claudio sarà sempre fedele al proprio stile ma non seguirà mai in maniera pedissequa dei protocolli, piuttosto interpreterà ogni singola annata con attenzione e capacità deduttiva, cercando le soluzioni migliori in termini di macerazione, affinamento e taglio di vasca grazie alla spiccata sensibilità enoica affinata negli anni. Il tutto senza mai lesinare coraggio nella sperimentazione com'è avvenuto con il 90 dì e con l'Anima Arancio dei quali vi parlerò tra poco.
cru barolo zonazione
Ho potuto appurare quanto sia sottile la differenza fra i vari cru e fra le varie vasche/botti degli medesimi cru avendo il privilegio di assaggiare i vini che verranno, ovvero le singole masse dei vini che dovranno andare in bottiglia
vinificazione barolo
a breve e nonostante le palesi differenze fra assaggio ed assaggio è palese che esista un fil rouge capace di fare da comun denominatore a tutti i Barolo della cantina Giacomo Fenocchio.

Passiamo però agli assaggi dei vini prodotti dall'azienda Giacomo Fenocchio che mi hanno colpito di più nell'ultimo anno:
barolo fenocchio
Barolo Cannubi 2015 – Giacomo Fenocchio: tra tutti i cru di Barolo uno di quelli ai quali sono più legato data la sua predisposizione all'eleganza e alla freschezza, senza mai lesinare struttura e carattere. Questo Cannubi 2015 apre con note di frutto e fiore rese più fresche di gran parte di quelle percepite in altre espressioni pari annata da soffi balsamici. Dopo qualche minuto nel calice si fa avanti una matrice aromatica distintiva che ho riscontrato in altri vini di Claudio e che ha il potere di rievocare in me ricordi di fumo e cenere. Un sorso che entra ampio come si confà ad una 2015 ma sa distendersi con piglio sicuro e un incedere raro per i Baroli di quest'annata. Il finale è sanguigno, dalla trama tannica vivida e già priva di particolari spigoli.

Barolo Riserva Bussia 90 dì 2013 – Giacomo Fenocchio: la lunga macerazione dona molto ai Nebbioli di Claudio Fenocchio e in questo caso raggiunge l'apice della resa in termini di eleganza e potenziale evolutivo. Un vino che abbraccia il frutto con intriganti note speziate e suadenti note floreali; il sorso è integro, intenso ma al contempo slanciato fino a chiudere con note ematiche e un tannino fitto e ben definito. Un raro esempio di Barolo Riserva capace di grande prospettiva senza, però, porre evidenti ostavoli alla beva odierna.

Apprezzabile, inoltre, l'attaccamento di Claudio ai vini della tradizione ovvero alla Barbera e alla Freisa che porta in bottiglia senza stravolgere la loro indole naturale: una Barbera che coniuga un frutto succoso al grande slancio acido senza lesinare un bel finale minerale; una Freisa fresca, speziata e dinamica nel suo sorso lieve ma profondo.
Interessante l'Anima Arancio 2017,  prodotto interamente con uve Arneis, provenienti dai vigneti nel comune di Monteu Roero. Anche in questo caso, come in tutti i vini di Claudio, la fermentazione è spontanea e, come si intuisce dal nome, la macerazione si spinge verso quella più tipica dei rossi con ben 30 giorni di permanenza sulle bucce.
Ne deriva un “orange wine” pulito, intenso nel frutto con maggior espressione delle note tioliche presenti nel varietale. Il sorso è materico, vibrante, saporito. Un vino bianco macerato fatto con consapevolezza tecnica e coerenza stilistica rare.

In conclusione l'azienda Giacomo Fenocchio fa della sua grande coesione familiare, della conoscenza della propria terra e della naturale attitudine ad interpretarne i frutti in maniera rispettosa e sincera i propri cardini. Cardini che servono ad aprire le porte a tutto ciò che di valido e coerente si possa fare per mantenere immutata la filosofia aziendale e lo stile dei vini di Claudio ma, al contempo, permettere a quegli stessi vini di non risultare mai anacronistici.
Ora non resta che attendere la 2016 che si conferma - assaggi alla "mano" - un'annata di grandissimi equilibri e dalla finezza rara.

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 5 dicembre 2019

Regali di Natale a tema vino 2019

Sono molti gli appassionati e gli addetti ai lavori che, a ridosso delle feste, mi chiedono sui social dei consigli sui regali di Natale a tema vino da acquistare e donare ad amici winelovers e, anche quest'anno, ho deciso di condividere con voi qualche dritta.
Se la prima cosa che vi viene in mente quando dovete fare un regalo ad un amante del vino è una buona bottiglia, è pur vero che regalare un vino a chi ha profonda conoscenza dell'argomento potrebbe risultare un'arma a doppio taglio, in quanto sarà più facile incorrere in un errore, fermo restando che il vino buono sarà sempre benaccetto.
Esistono, però, molti regali a tema vino, ideali per winelovers, sommelier, vignaioli o magari per qualcuno che vogliamo "iniziare" a questa meravigliosa e contagiosa passione e io ho deciso di selezionarne alcuni per voi attraverso la possibilità e il privilegio che ho di testare alcuni prodotti che di certo non necessitano di essere promossi ma anche, semplicemente, cercando sul web idee originali che possano stupire senza scadere nella scontatezza (vedi i classici set da sommelier con cavatappi, termometro e salvagoccia!). 
regalo di natale vino

Questo articolo è volutamente frivolo, ma può essere d'aiuto a tutti coloro che ogni anno mi chiedono delle dritte sull'argomento "regalo per amanti del vino".


Ecco qualche idea regalo a tema vino per il questo Natale:
coravin
Coravin: parliamo del dispositivo che ormai tutti conosciamo, che consente di versare il vino dalla bottiglia senza rimuovere il tappo, preservandone, quindi, il contenuto dall'ossidazione. Grazie al Coravin si può versare qualsiasi vino, in qualsiasi quantità, quando si vuole senza doversi preoccupare di dover terminare il contenuto di un'intera bottiglia o ancor peggio di doverla buttare perché ossidata. Il Coravin funziona tramite un sottilissimo ago (ne esistono 3 diverse misure) che viene inserito all'interno del tappo in sughero; viene successivamente premuto un apposito tasto che inietta un gas inerte (l'Argon) nella bottiglia ancora sigillata; il vino, grazie alla pressione, scorre attraverso l’ago permettendo così la mescita. In questo modo l’ossigeno non viene mai a contatto con il vino. il piccolo foro sul tappo si richiude spontaneamente in poco tempo grazie alle caratteristiche naturali del sughero. Una volta estratto l'ago e rimosso il Coravin, la bottiglia potrà tornare a riposare in cantina per diversi mesi (io personalmente ne ho testato l'affidabilità fino a 15 mesi, ma dipende molto dalla quantità di vino rimasta nella bottiglia e dalla qualità dei tappi). La novità di quest'anno è il Coravin Model One Black, realizzato per permettere a tutti di possedere un Coravin e di iniziare a famigliarizzare con lo strumento che ha letteralmente rivoluzionato la mescita del vino nel mondo. Un design moderno, una grande ergonomicità e un prezzo più abbordabile lo rendono un regalo perfetto sia per i professionisti del settore (le performance sono paragonabili a quelle dei modelli superiori) che agli appassionati per un uso casalingo.
Cavatappi classici: se volete stupire con classe, eleganza e qualità assoluta non c'è altro modo che rivolgersi al luogo simbolo della produzione di coltelli e cavatappi (che non me ne vogliano i nostri grandi artigiani di Maniago), ovvero Thiers (in pochi sanno che Laguiole non è un marchio di coltelli ma un nome di villaggio che ha dato il nome a una forma di coltello con un manico curvo e ornato con una piccola ape. L'80% dei Laguioles prodotti in Francia sono prodotti a Thiers da secoli).
In particolare vi consiglio Cavatappi a leva ed a doppia leva: probabilmente i più comuni (dopo il classico cavatappi a T spauracchio dei sommelier, ma presente per anni in ogni cassetto di ogni singola cucina italiana e non solo) ed i più democratici, in quanto vantano una buona affidabilità e duttilità ed anche se necessitano di un minimo di destrezza ed esperienza, non sono affatto difficili da utilizzare. Sicuramente quello a doppia leva, che riduce ancor più lo sforzo, è ad oggi il più apprezzato dai Sommelier e dai camerieri (tanto che gli inglesi e gli americani lo chiamano “l'amico del cameriere -> “the waiter's friend).  I migliori? Io ho avuto modo di testarne alcuni e per quest'anno ho deciso di regalarmi due cavatappi dClaude Dozorme, fatti a Thiers. Si tratta di due modelli della linea Clos Laguiole: il primo, più moderno, Clos Laguiole con manico in carbonio e, il secondo, più tradizionale Le Thiers con manico in legno di betulla.
cavatappi regalo
Cavatappi alternativi: dato che il classico cavatappi a leva è uno dei regali a tema vino più inflazionati e che ogni winelover ne ha solitamente almeno una dozzina sparsi fra casa e tasche della giacca, il mio consiglio è di regalare dei catavappi o apribottiglie che in pochi hanno. Parlo del cavatappi a lame o bilame (è possibile trovarne una versione avanzata con il verme incorporato) utilissimo per tappi vecchi che rischiereste di rompere con altri modelli di cavatappi e dei cavatappi ad aria o ad ago, che immettendo aria nella bottiglia creano una pressione interna tale da far uscire il tappo in maniera integra ed autonoma. Esistono anche cavatappi elettrici che, a mio parere, sono eccessivi, ma se volete fare un regalo moderno, d'impatto a qualche neo-winelover può anche starci! Last but not least il RePop, un apribottiglie bilama ecosostenibile prodotto in Italia e personalizzabile che potrete trovare qui: www.repop.it.
calici zalto prezzo
Calici: per un Sommelier, un winelover o un addetto ai lavori quello con il vino è un rapporto particolare, unico, intimo. Per agevolare questo rapporto, quasi fino a non interporre più la sensazione di un mezzo di vetro fra chi assaggia e il vino stesso, oggi esistono dei calici dalla finezza estrema, eleganti e performanti, seppur molto costosi. Parlo degli, ormai mitici, Zalto, nati dalla sapienza dei mastri vetrai austriaci e in grado di farvi vivere un'esperienza di degustazione fuori dal comune. Si tratta di bicchieri soffiati a bocca a partire dal migliore cristallo senza piombo. Potete leggere la storia della famiglia Zalto e dei loro calici qui:https://www.wineblogroll.com/zalto. Se dovete regalare un solo calice vi consiglio lo Zalto Universal, il modello più versatile e perfomante con tutte le tipologie di vino. Se volete abbinare all'Universal un modello più ampio e, magari, più adatto ai rossi il Burgundy è in assoluto il calice che preferisco. (Io li acquisto qui da anni ormai: https://it.zaltify.com). Se volete riferirvi ad aziende italiane io da anni uso per le mie degustazioni i calici VDglass e la nuova linea Skyline coniuga design e performance come poche altre in Italia.
calici vino personalizzati
Calici personalizzati: sempre restando in tema calici online troverete tante idee regalo dedicate ai calici con incisioni personalizzate e dovrete solo scegliere fra una personalizzazione fatta a mano, quindi di un artista che inciderà sul vetro immagini e/o scritte artigianalmente, o incisioni laser industriali, più adatte ad esempio in caso di grandi numeri e di loghi aziendali. E' sicuramente un bel pensiero per un amante del Vino.
wine shop dedicawine
Una selezione di vini ad hoc: c'è chi pensa che regalare vino ad un winelover, ancor più se molto esperto, sia un rischio da evitare, ma non è affatto così! Noi amanti del vino siamo pieni di gadgets, libri e strumenti "enoici" quindi il rischio di regalarci qualcosa che già abbiamo è di sicuro maggiore che nel donarci un paio di bottiglie di vino! Inoltre, il vino... si sà... è fatto per essere bevuto e non esistono "doppioni"! Anche referenze già assaggiate non pregiudicheranno il riassaggio. L'acquisto potrà essere fatto in una classica enoteca o comodamente da casa, tramite il sempre più affidabile e fornito mondo dei wine shop online. Nel corso degli anni vi ho consigliato molte enoteche online e oggi vi suggerisco di provare www.winemust.com per i vini italiani e www.vinatis.it per i vini francesi.

tappi personalizzati
Tappi personalizzati: qualche anno fa il mio caro amico Enrico Galantini mi fece scoprire i tappi personalizzati e subito gli chiesi di crearmene uno. Da quel giorno non passa evento in cui non gli chieda la possibilità di avere un tappo personalizzato da utilizzare come biglietto da visita o come portachiave. Credo potrebbe essere anche un'idea divertente e originale da regalare ai vostri amici winelovers. Per farlo vi consiglio di contattare direttamente Enrico alla mail: enricogalantini.acit@amorim.com.
libri sul vino
Libri sul Vino: per quanto io stesso rappresenti la categoria degli eno-scribacchini online, il libro ha e avrà sempre il suo fascino. Per gli appassionati e gli addetti ai lavori ricevere un libro sul vino sarà, sicuramente, cosa gradita. Il mio consiglio è di andare su amazon o su vere e proprie librerie online come ibs.it e scegliere le pubblicazioni che riterrete più adatte al destinatario del vostro presente. In attesa dell'uscita del mio umile libro vi consiglio il Manifesto del vino contemporaneo scritto da Fabio Cagnetti.
cantinette frigo vino
Cantinette vino e Cantinette frigo: si presume che ogni appassionato abbia bottiglie di vino da conservare, di conseguenza necessiterà di una cantinetta in legno o altro materiale in cui riporre i propri amati vini e (in caso abbiate una maggior disponibilità economica per il vostro regalo), magari, di una cantinetta frigo dove tenere le referenze alla giusta temperatura di conservazione e/o di servizio. Per quanto concerne la cantinetta portabottiglie ne esistono di semplicissime in legno, metallo o muratura, fino ad arrivare a veri e propri elementi di arredo e di design.
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Visita in cantina con degustazione: il regalo più utile ed emozionale, a mio modo di vedere, resta sempre la visita in cantina con degustazione. Ormai è semplice trovare pacchetti "viaggio" online ma il mio consiglio è quello di riferirsi direttamente alle singole cantine chiedendo la possibilità di realizzare un buono che il destinatario del regalo potrà stampare e utilizzare quando vorrà per la sua visita in cantina con degustazione vini.

Se tra questi non doveste trovare nulla di interessante, non vi resta che sbirciare su amazon.it e scrivere "VINO" nella casella di ricerca: troverete una valanga di gadgets enoici, di libri, manuali, cavatappi, areatori, decanter, cantinette e chi più ne ha più ne metta. Un regalino utilissimo e poco costoso è il Vucuvin (pompetta + tappi sottovuoto) che trovate qui: www.amazon.it/Vacu-Vin-Pompa-Salvavino.

Buona ricerca e buone feste! 😉🎅🎄🍷

F.S.R.

#WineIsSharing

lunedì 2 dicembre 2019

Pascal Tinari - Dall'Abruzzo il miglior sommelier d'Italia

Bado poco a premi e classifiche, ma quando dietro ad un riconoscimento ci sono persone valide e meritevoli la storia cambia! E' questo il caso di Pascal Tinari, neo "miglior Sommelier d'Italia" per la guida dell'Espresso che elogia il lavoro del giovane responsabile della sala e della cantina del ristorante di famiglia Villa Maiella a Guardiagrele (CH). Un "titolo" importante per il Sommelier abruzzese che ha sempre fatto dell'umiltà e della dedizione al lavoro i propri dogmi. Ho apprezzato molto la scelta di chi rappresenta un ristorante molto legato al territorio forte ed incidente come quello del parco nazionale della Maiella, ma al contempo capace di guardare al futuro grazie all'avvento e all'integrazione delle nuove generazioni sia in sala e cantina con Pascal che in cucina con il fratello Arcangelo. Una cantina da scoprire, ricca e profonda, ponderata con senno e prospettiva, che rende Villa Maiella una tappa imprescindibile per gli amanti di vino e cibo che passano per l'Abruzzo.
miglior sommelier d'italia espesso
Ho avuto modo di intrattenere quattro chiacchiere enoiche - beh, forse, ben più di quattro..! - durante un evento che vedeva riuniti attorno ad un caro amico comune ed è in quell'occasione che ho pensato di chiedergli di condividere con voi alcuni tratti della sua esperienza umana e professionale.
villa maiella
Vi lascio alla mia chiacchierata con Pascal Tinari dentro e intorno al vino:

– Ciao Pascal, com'è nata la tua passione per il vino?

Sono entrato nel mondo del vino passando per il mondo delle birre, la passione per il vino nasce dalla consapevolezza di tutto il lavoro che c’è dietro, dal sacrificio del produttore, all’importanza di alcuni fattori come il tempo,il territorio e la vigna che sono fondamentali alla resa del prodotto. Nello scenario del vino mi ha introdotto un grande sommelier e amico Manuele Menghini, che durante una degustazione, con il calice in mano, appuntava meticolosamente i dettagli degli assaggi, lasciandomi affascinato. 

– Cosa significare per te essere Sommelier?

Semplicemente significa essere ambasciatori di un prodotto. Qualunque esso sia, dal vino al distillato, noi abbiamo un ruolo molto importante: siamo i garanti per i nostri ospiti al tavolo, loro si fidano di noi , e di conseguenza dobbiamo accompagnarli in un percorso che, attraverso il calice, possa condurli anche dall’altra parte del mondo.

– Come scegli le etichette da inserire nella profonda carta vini del tuo ristorante?

Personalmente scelgo le etichette con molta attenzione e cura, affidandomi in primo luogo alle sensazioni che il vino mi ha dato già al momento dell’assaggio. Nella mia carta i prodotti selezionati sono molteplici e fortemente diversificati, tuttavia sempre in linea con lo stile del ristorante. Oltre ad alcune qualità oggettive amo trovare il produttore all’interno del calice.

– So che sei un amante dello Champagne, ma quali sono i vini e gli areali vitivinicoli italiani che prediligi?

In primis amo i vini del mio Abruzzo, tra cui il trebbiano che permette di esprimere al meglio le potenzialità del territorio. Prediligo, inoltre, i vini siciliani, in particolare della zona dell’Etna, come anche i piemontesi, con riferimento al nebbiolo e la sua evoluzione. Tra i miei favoriti rientrano inoltre vini speziati come lo Schioppettino friulano e la Syrah della Valle del Rodano.

– Quali vini non possono mai mancare in una carta di un ristorante italiano di livello?

Sinceramente non credo che ci siano dei vini indispensabili in una buona carta, ritengo invece che non si possa prescindere, nella selezione dei prodotti, dalla cucina, dagli ospiti del ristorante, dal gusto personale del sommelier ed infine dal territorio che lo ospita. Tutto ciò senza trascurare i grandi classici del panorama enologico italiano.

– Abbinamento cibo-vino: ti piace osare? Se sì, come?

Amo osare nell’abbinamento, ma sempre con cognizione di causa, tenendo conto di una moltitudine di fattori come ad esempio la temperatura di servizio, che ha un ruolo chiave nella scelta del prodotto da accostare. Pensiamo a un riesling auslese che servito più freddo sposa perfettamente dei crudi di mare, mentre con qualche grado in più accompagna bene un piatto a base di fois gras. Anche le birre danno soddisfazioni: una lambic con una selezione di formaggi è uno degli abbinamenti che preferisco.

– Hai ricevuto un importante riconoscimento per il tuo lavoro, nonostante la giovane età ma quali sono i tuoi “progetti per il futuro”? In che modo credi che questo premio possa incidere sul tuo lavoro?

Personalmente essere selezionato dall’Espresso come “miglior sommelier dell’anno” è un merito che gratifica e sprona a proseguire il lavoro di conoscenza e ricerca di tutto ciò che concerne il panorama del vino. È un riconoscimento che garantisce una maggiore visibilità dal punto di vista professionale e permette di entrare in contatto con un range di professionisti più ampio. I miei progetti futuri rimangono legati alla attività di famiglia, sempre al fianco di mio fratello.

– Il vino è saggezza e molti di noi hanno avuto mentori, maestri e punti di riferimento incontrati nel corso del proprio cammino enoico. Quali sono i tuoi?

Il primo pensiero lo rivolgo a Gianni Masciarelli, tra i pionieri dell’ enologia abruzzese, ospite costante del ristorante di famiglia. Il suo approccio e la sua padronanza della cultura del vino sono stati per me importanti. Nella mia formazione non posso non citare Antonio Santini, il mio più grande riferimento professionale, custode di una conoscenza illimitata della materia. Infine mio padre che, sin da bambino, mi ha insegnato e trasmesso l’amore per il vino, per il quale ha sempre avuto attenzione e rispetto. 

– Conosco molti tuoi colleghi e uno dei limiti di chi lavora in sala è quello di non potersi spostare spesso per visitare cantine e partecipare a degustazioni. Tu riesci a farlo? Quanto reputi importante conoscere in prima persona produttori, vignaioli e cantine prima di presentare un vino ai clienti del tuo ristorante?

È fondamentale conoscere in prima persona i produttori, i vignaioli e le cantine. Questo mi permette di vedere il vino in un ottica più completa. È un grande sacrificio visitare le aziende e fare tante degustazioni ma con piacere dedico tutto il mio tempo libero a questo scopo.

– Quali consigli daresti a chi fa il tuo stesso mestiere con passione e dedizione?

Il mio primo consiglio è quello di rimanere curiosi e non limitarsi soltanto al mondo della sommellerie, ma allargare la visione anche al mondo della sala. Ricordiamoci che un ospite al tavolo non è lì soltanto per il bere, me per passare un momento indimenticabile.
villa maiella sommelier
Ringrazio Pascal per il tempo dedicatomi e per aver condiviso con me la sua visione del vino e e della sommellerie con la speranza che possa essere utile a tutti voi sia dal punto di vista professionale che da quello di chi usufruisce del servizio di sala e della carte dei vini di ristoranti del calibro di Villa Maiella.


F.S.R.
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