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venerdì 30 ottobre 2020

La Colombera - La forza della famiglia, la vocazione dei Colli Tortonesi, l'identità del Timorasso e tanto altro ancora..!

L'Italia del vino è fatta di corsi e ricorsi storici e questo e capita, sovente, che alcuni varietali presumibilmente dimenticati tornino in auge grazie all'opera di rivalorizzazione dei vini da essi prodotti che pochi visionari produttori portano avanti con grande dedizione. 
Una delle più luminose fra queste storie di riscoperta è, senza tema di smentita, quella del Timorasso, vitigno autoctono, a bacca bianca, della provincia di Alessandria. I territori di riferimento sono principalmente: Valli Curone, Grue, Ossona e Val Borbera.
La Colombera elisa semino timorasso

Pur essendo uno dei vitigni e dei vini più apprezzati in passato, dobbiamo attendere fino agli anni '80 e ancor più ai successivi anni '90 per vedere qualche nuovo appezzamento di Timorasso e una crescente volontà di ridare lustro a questo grande vino bianco piemontese da parte di un piccolo manipolo di vignaioli del territorio capitanati da Walter Massa.
colli tortonesi vigne timorasso
Fonte: https://www.terrederthona.it

Con buone probabilità il Timorasso era stato messo da parte in favore di varietà più “semplici da coltivare” e più costanti in termini di produttività, in quanto il vitigno in questione è decisamente incostante e ha una produttività mai eccessiva. Positiva, invece, la sua buona resistenza alle principali patologie della vite. 
Faccio questa premessa perché il mio ultimo viaggio nei Colli Tortonesi aveva come focus proprio il Timorasso e per approfondire ulteriormente la mia conoscenza del territorio e del varietale ho scelto di partire dall'azienda La Colombera di Elisa Semino, giovane vignaiola di una storia realtà della zona. 
Un'azienda agricola fondata nel lontano 1937 dai nonni di Elisa, preceduta da suo padre Piercarlo per diversi lustri. 
colli tortonesi areale

Elisa arriva in cantina nel 1997, fresca di laurea in enologia e vogliosa di alzare l'asticella aziendale puntando sempre di più alla produzione di vino di alta qualità. Un percorso arduo ma il passaggio dall'essere la principessa del Timorasso a diventarne la regina non è poi stato così lungo. 
elisa semino timorasso

Oggi La Colombera dispone di più di 20ha di vigneto, interamente dedicati a vitigni autoctoni: un anfiteatro naturale affacciato sulla pianura di Tortona. I terreni sono principalmente argillosi con alcune lenti particolarmente ricche di calcare grazie alla locale marna di Sant'Agata, una formazione gessosa capace di donare eleganza e finezza ai vini. Interessante l'approfondimento che ho avuto modo di fare con l'agronomo Davide Ferrarese, durante la nostra perlustrazione in vigna.
vigne la colombera

Rispetto alle altre zone del Tortonese, la zona di Vho, in cui si trova l'azienda, il microclima è più caldo e asciutto, tanto che le vendemmie sono, solitamente, anticipate. 
Nonostante la produzione de La Colombera sia particolarmente dedicata ai rossi (da uve Croatina, Barbera e Nibiò) è stato propri il Timorasso a farmela conoscere e a spingermi fino ai suoi vigneti, alla sua cantina e, addirittura, a casa sua per assaggiare insieme alla sua splendida famiglia in piena convivialità. 

Proprio per questo ho deciso di soffermarmi particolarmente sui due Timorasso prodotti da Elisa:
timorasso derthona il montino la colombera vini

Derthona Colli Tortonesi Doc Timorasso 2018 – La Colombera: l'equilibrata e ponderata sintesi dei vigneti di Timorasso dell'azienda. Un vino dal varietale integro, concreto, maturo quanto basta per apprezzarne la polpa del frutto avvolta da fiori bianchi, agrumi e una solare nota di miele d'acacia che rende ancor più ricco il profilo olfattivo, senza risultare eccessivo. Il sorso è pieno all'ingresso ma sa distendersi con buona disinvoltura e la spinta acida è fondamentale per dare il giusto slancio ad una materia importante. La chiusura è decisamente sapida. Un Timorasso di sostanza che non rinuncia all'eleganza e alla dinamica di beva nonostante la buona struttura, comunque inferiore in questa annata a quelle delle due precedenti (2017 e 2016, più strutturate ma al contempo molto interessanti per l'evoluzione che stanno avendo in bottiglia, con la 2017 in particolare che sta virando verso l'idrocarburo mantenendo ancora una forte identità varietale nel frutto e nella spiccata sapidità finale). Nonostante la zona non sia delle più fresche, in ogni annata, Elisa riesce a tirar fuori dal Timorasso la sua innata attitudine alla beva, grazie ad una percezione di freschezza minerale che stimola la dinamica e da slancio a prescindere dall'acidità, comunque sempre buona.

Il Montino Colli Tortonesi Doc Timorasso 2018 – La Colombera: il “cru” dell'azienda, frutto di una selezione accurata delle uve di un unico vigneto a 250m slm particolarmente vocato. Il risultato nell'annata 2018 è un Timorasso forte, fiero, solare. Un naso ricco nel frutto ma reso più fresco e gentile da fiori e folate balsamiche, a tratti di erbe aromatiche. Intenso il sorso che fa apprezzare una struttura completa con il corpo dell'alcol, lo scheletro minerale e la vena acida in esemplare equilibrio. Il finale è sempre sapido e ancor più lungo in questo caso. L'evoluzione in bottiglia può solo far bene tanto che, da sempre, annovero il Montino tra quei vini che spero di “dimenticare” in cantina per poi ricordarmi di averne ancora una bottiglia dopo almeno un lustro. Il problema è che difficilmente riesco a non stapparlo prima tanto è piacevole e intrigante anche nei suoi primi anni di vita.

rossi vini la colombera

Sia chiaro, La Colombera è una di quelle realtà capaci di dare giusta attenzione e rispetto sia ai bianchi che ai rossi con punte d'eccellenza nella Barbera (potente ma armonica "Elisa" più slanciata e saporita la Vegia Rampana) e la Croatina (intrigante, materica e profonda la "Romba").

alice moscato secco colombera

Eppure, la vera e propria sorpresa per me che da anni porto avanti studi e approfondimenti sui precursori terpenici è stata "Alice", un Moscato Secco molto garbato nell'esposizione aromatica e fresco e sapido alla sorso. Da assaggiare!

Una cantina quella di Elisa Semino che guarda avanti senza dimenticare le origini della propria azienda agricola e del proprio territorio, cercando di dare il giusto spazio a tutti i varietali locali rispettandone a pieno l'identità con un'interpretazione accorta e mai invasiva.

F.S.R.

#WineIsSharing

mercoledì 28 ottobre 2020

Il Wine Digital Marketing secondo Christian Forgione: Attenzione - Fiducia - Reputazione - Relazione

A pochi giorni di distanza dal mio articolo sull'importanza della reputazione in molti si sono fatti avanti per dire la loro sulla comunicazione e sul marketing del vino. Per me che porto avanti la mia mission di comunicatore indipendente è fondamentale poter ribadire i distinguo fra le due azioni mediatiche e per farlo mi avvalgo, da sempre, dei migliori esperti di ciascun settore.

Oggi, ospito con estremo piacere l'amico Christian Forgione, consulente di web marketing specializzato nella promozione delle cantine italiane.
Marketing del vino christian forgione
Eccovi il suo contributo per intero:

Il Wine Digital Marketing è la componente del marketing del vino che utilizza tecnologie digitali per promuovere la tua cantina. Un ramo promozionale che inizia ad essere preso in considerazione sempre da più imprenditori del mondo del vino anche se, ancora, in modo confuso. Troppo spesso, infatti, è considerata come l’ultima spiaggia da provare in una situazione che si sta facendo sempre più complicata o un'attività da fare giusto perché “lo fan tutti”. 

Per noi l’essenza del Wine Digital Marketing è fotografata dal diagramma cartesiano in copertina, che ha per assi la fiducia (ascissa) e la reputazione (ordinata), nel quale è presente una curva che ha origine nell’attenzione e finisce nella relazione. 

ContestidiVini propone un metodo strategico da e per i professionisti del mondo del vino che prende spunto da questo sistema che ha nell’attenzione, nella fiducia, nella reputazione e nella relazione i punti cardine che ora andiamo a sviscerare. 

ATTENZIONE

Partiamo dall’origine del nostra curva: l’attenzione. 

Il valore dell’attenzione in ottica digitale è sempre più importante. Senza l’attenzione nessun contenuto avrebbe senso e senza contenuti non ci sarebbe il Web. 
L’attenzione è un innesco che se non viene correttamente seguito dalla qualità, da una promessa mantenuta, si disperde come uno Champagne in un calice a ballon. 

Per una cantina che vuole fare wine marketing catturare l’attenzione deve essere un aspetto su cui puntare, anche perché da questo punto di vista il vino, come il cibo, è uno dei temi che creano maggior attenzione. 

L’attenzione fine a se stessa ha poco significato. Puntare sull’attenzione e basta potrebbe essere pericoloso ai fini del raggiungimento del risultato. Dev’essere sempre contestualizzata; per questo non basta la foto del premio vinto o della bottiglia presente ad una fiera: bisogna dar valore a ciò che si pubblica e, soprattutto, bisogna far seguire all’attenzione, un’azione. 

“Nella comunicazione digitale l’attenzione è una moneta che noi guadagniamo e spendiamo” dice Brian Solis, uno dei più importanti analisti digitali. 

Dobbiamo avere rispetto per le persone che sceglieranno di darci attenzione. Non bisogna generare un brutto ricordo dell’azienda perché altrimenti si rischia di tradire la prima fiducia. E recuperarla è un’impresa ardua: un po’ come fare vino in altura. 

FIDUCIA

Nel nostro diagramma digitale sull’asse delle ascisse troviamo la fiducia. 

Come in ogni relazione (il punto d’arrivo di una strategia digitale) la fiducia è fondamentale. Senza di essa, tutto muore. La qualità del contenuto e l’attenzione che esso genera è fondamentale, ma deve esser coerente con il brand e veritiero rispetto alla realtà. Ai social nulla sfugge e tutto resta. Basta un piccolo errore per giocarsi, tutto, così come basta una grandinata per rovinare una vendemmia. 

Per generare fiducia nel tuo target devi partire con piccole azioni, magari di natura local, le quali possono incentivare il tuo lavoro ed essere i primi sostenitori. 
Le persone vicino a te sono un grande punto di forza. 
La cantina, spesso, ha un grande valore sociale all’interno del proprio comune per diverse scelte fatte nel tempo. 
Saper raccontare con i giusti contenuti queste azioni fatte può portare le persone vicino a te a condividere i tuoi contenuti dandoti maggiore visibilità. 

Ogni persona che condivide un contenuto, infatti ,regala a quel contenuto un’importante visibilità su delle nuove persone. 
Questa attività ti fa acquisire valore e fiducia agli occhi di futuri clienti. 
Lavorare bene sui sistemi locali è importante per aumentare la reputazione. 
E per farlo è necessario che siano altre persone a parlare di te anche online. 

REPUTAZIONE 

Cresce la fiducia, cresce la reputazione. Cala la fiducia, cala la reputazione. Così come ascisse e ordinate vanno a braccetto, così anche fiducia e reputazione. 
Una cattiva reputazione fa allontanare qualsiasi cliente. Semplice, forse banale, ma è la realtà. 
Viceversa, lavorare sul mantenere una buona reputazione, crearla ed alimentarla dovrebbe essere un imperativo di ogni imprenditore. 
È con la reputazione spesso che si concludono i migliori affari e che si viene percepiti come aziende e persone affidabili, di valore. 
Se da una parte l’attività di web marketing deve concentrarsi sul rendere più semplice l’attività commerciale, dall’altra non può non buttare un occhio alla reputazione dell’azienda cliente. 

È un imperativo o il rischio che ogni attività anche la miglior campagna pubblicitaria che si possa creare risulti poco efficace o peggio rischiosa. (Alimentare una reputazione negativa è un danno a volte incalcolabile).

Per non rendere i tuoi sforzi vani digital pr e l’influencer marketing sono le due tecniche che ti permetteranno davvero di fare la differenza, ma solo se usate strategicamente. 
Le persone si fidano del giudizio delle altre persone (che ritengono autorevoli) . Non delle aziende che dicono che il loro vino ha vinto il premio. 
Digital PR ed Influencer Marketing sono tecniche utilissime con tanti vantaggi ( nel modulo chiamato l’etichettatura dell’academy di contestidivini ne parliamo in modo esaustivo), anche tecnologici, infatti, la fiducia che si instaura nelle persone che leggono e vedono il tuo vino su altri canali li acquisisce anche Google quindi anche qui i vantaggi sono molti di più di quelli che diamo per scontato.

Lavorare anche sulla reputazione, porta le persone a fidarsi e la fiducia è un sentimento difficile, se non impossibile, da misurare; è un elemento prezioso per alimentare nuove e sane conversazioni che si trasformino in relazioni commerciali. 

RELAZIONE

Il fine ultimo di attività digitali è aumentare il volume di conversazioni e relazioni, solo così si potranno aumentare le vendite e raggiungere il picco della curva. 
E su questo anche gli strumenti si stanno adattando. Infatti, sempre più le persone tendono ad utilizzare strumenti di messaggistica per relazionarsi con le aziende. 
Spesso affermo che il messaggio è il nuovo carrello, con il dovuto contesto spero che questa affermazione possa esserti chiara. 
Innescare una conversazione infatti può essere anche una mail da un form o una telefonata. 

Ogni piattaforma e canale digitale ha dei precisi parametri per valutare se le attività stanno funzionando. Chi fa web marketing in modo strategico e consulenza digital marketing del vino come noi ha il compito di trasformare gli obiettivi aziendali in obiettivi di piattaforma. 

Portando le persone da un’attenzione alla relazione con l’azienda in un mix di contenuti ed azioni che vanno costruite su ogni realtà. 

CONCLUSIONE

Questo è il diagramma del Wine Digital Marketing e di questo e molto altro ti parlo in Contestidivini. Una metodologia pratica da seguire passo passo e su cui impostare l’insieme delle attività digitali da rendere parte integrante della quotidianità aziendale e fondamentali per continuare a stare sul mercato in modo redditizio. 
Acquisire il metodo Contesti diVini per responsabili marketing e imprenditori nel mondo del vino permette di sviluppare competenze digitali utilizzando strumenti e tecniche nel momento giusto, proprio come se fosse la tua vigna digitale. 

Ti permette di lavorare in autonomia ai canali digitali della tua azienda e di valutare consapevolmente le opzioni che ti verranno proposte. 

Ora più che mai è il momento di spostarsi in una nuova zona di comfort; quella in cui eravamo comodamente seduti si è letteralmente vaporizzata. 

Non puoi fermarti a lamentarti sulle decisioni del governo o su quel che avrebbe potuto essere. Fare un grande vino non basterà più. E farsi affascinare dalla storia, o favola, dell’artigiano concentrato solo esclusivamente sul prodotto che ha conquistato il mondo non farà che farti del male. 

Ora, è un ottimo momento per capire come vorrai comunicare e vendere il tuo vino nei prossimi anni ad un cliente che sempre più vive in simbiosi con il mondo digitale. Basta distinguere tra online e offline ora viviamo ONLIFE.

Qui trovate delle risorse gratuite per approfondire le principali dinamiche di marketing del vino: https://contestidivini.it/risorse-gratuite-per-vendere-vino-e-comunicarlo-al-meglio/


La reputazione torna ad essere argomento fondamentale sia nella comunicazione che nel marketing del vino e a ribadirlo è anche il caro Christian Forgione che, pur occupandosi di un'attività molto differente dalla mia, ho il piacere di ospitare qui su wineblogroll.com al fine di aumentare la consapevolezza delle realtà italiane al fine di migliorare la propria esposizione mediatica, specie in un momento difficile come questo.


F.S.R.

#WineIsSharing

lunedì 26 ottobre 2020

Aiutiamo cantine e ristoranti! Un appello a sostegno dell'intera filiera!

Non posso esimermi dall'unirmi all'appello corale che il mondo del vino e della ristorazione sta facendo dall'emanazione del nuovo DPCM ma che, in realtà, va avanti da mesi ormai. Restrizioni che implicano una reazione a catena che incide gravemente sull'intera filiera agro-alimentare ma in particolare su quella di qualità, sulle produzioni di nicchia destinate alla ristorazione e sulle cantine che non sono presenti in GDO e che nel segmento Ho.Re.Ca. vendono gran parte dei propri vini.

dpcm ristoranti vino italia covid

Quindi, andiamo a pranzo fuori, cerchiamo di ordinare cibo da asporto o a domicilio e non dimentichiamoci del vino. Non basterà probabilmente, ma facciamolo! La situazione potrebbe sembrare meno grave di quella vissuta sotto il lockdown ma non è così! Siamo tutti provati da mesi difficili e un'estate come quella appena trascorsa ha dato solo un po' di ossigeno a ristoratori, wine bar, enoteche ma anche a cantine e distributori di vino. Ora, in molti, rischiano il colpo del KO e piuttosto che alimentare la, seppur comprensibile, polemica credo sia arrivato il momento di dimostrare che il mondo di chi ama il buon bere e il mangiar bene può e sa essere coeso non solo attorno ad una tavola ma anche e soprattutto in momenti così difficili aiutando come può, secondo le possibilità di ognuno.

Tutti i miei progetti per un autunno che doveva essere di grande prospettiva subiranno dei rallentamenti e non sarà facile gestire i prossimi mesi ma mi metto nei panni di chi ha dipendenti, di chi si ritroverà ancora una volta a dover far fronte a spese fisse ben più alte delle mie e sento forte la volontà di dare una mano, nel mio piccolo e con i miei umili mezzi, a chi sta per affrontare l'ennesima sfida. Una sfida con avversari invisibili come questo virus infame e visibili come chi si spera faccia qualcosa, ma fino ad ora ha fatto ben poco. Ristoranti, enoteche e cantine che hanno fatto il possibile e l'impossibile nei mesi scorsi per adeguarsi alle norme anti-covid, investendo di tasca propria nonostante la difficoltà del momento, per cercare di poter aprire le proprie porte al pubblico. Un pubblico che deve essere consapevole che gran parte di questi luoghi ed esercizi è sicura! A non esserlo, a volte, è stato il comportamento dei singoli avventori e la mancanza di controlli adeguati. L'informazione in preda a questa assurda infodemia ha fatto passare per untori i ristoratori ma non è così! Quindi, non fatevi condizionare dalle immagini relative alla movida di grandi città e agli assembramenti di ragazzini poco accorti davanti a wine bar e locali incauti tanto quanto loro. L'Italia è piena di realtà virtuose tanto nel vino quanto nella ristorazione! E' nostro dovere aiutarle!

Sarà dura ma potrà esserlo un po' meno se tutti faremo qualcosa per sostenere l'intera filiera e tutti i suoi ingranaggi, dalla produzione alla consegna. Aiutando un'attività le aiutiamo tutte!

Quindi cerchiamo di fare il possibile per aiutare i nostri ristoranti del cuore preferendoli alle grandi catene internazionali sia per un pranzo veloce che per i pranzi in famiglia della domenica; cerchiamo di riferirci alle attività virtuose per quanto riguarda asporto e consegne a domicilio; chiediamo di visionare la carta vini se siamo in loco e stappiamo una buona bottiglia anche se a pranzo non siamo così abituati a bere, mentre se parliamo di asporto o domicilio chiediamo di farci inviare la lista dei vini tramite social o whatsapp e scegliamo qualche buona bottiglia da goderci a casa.

Non dimentichiamoci delle Enoteche! Se vogliamo assaggiare qualcosa di diverso riforniamoci dai nostri enotecari di fiducia e solo in ultima istanza ordiniamo online. Durante il lockdown era impossibile fare diversamente ma ora possiamo pensare di recarci direttamente ad acquistare il vino di cui abbiamo bisogno nel rispetto delle norme anti-covid.

Se possiamo, acquistiamo direttamente dalle cantine di persona (nel rispetto delle norme) o online.

Condividiamo appelli come il mio con amici e conoscenti e cerchiamo di sensibilizzare le persone che ci circondano o con le quali siamo in contatto solo virtualmente a fare lo stesso.

Ho scelto di dedicare la mia vita a questo mondo anche per i valori umani che ha sempre manifestato e sono certo che anche questa volta dimostreremo una grande forza d'animo, nonostante l'estrema difficoltà di questa situazione.

assembramenti covid italia

Nonostante mi occupi principalmente di vino ho maturato grandi amicizie nel mondo della ristorazione e ho avuto la fortuna e l'onore di confrontarmi con persone di grande caratura professionale e umana. Per questo, tra le centinaia di manifestazioni di coesione, tra le migliaia di appelli letti sui social in questi giorni, scelgo di condividere con voi quello di una persona che stimo molto e che parla ai ristoratori con grande cognizione di causa: Niko Romito.

"Finito il turno di pranzo credo che tanti miei colleghi oggi si siano fermati e abbiamo posato il loro sguardo, come me, un attimo in più sui volti dei propri dipendenti, dei propri collaboratori. Un misto di rabbia, frustrazione e paura mi ha colto pensando al loro e al mio futuro mentre li vedevo intenti a pulire e far splendere la cucina, per renderla pronta come sempre per il turno della cena. Quella che sarà l’ultima cena. Sì perché quella di questa sera, domenica 26 ottobre 2020, sarà per molti ristoranti in Italia probabilmente davvero l‘ultima. Tanti di noi non avranno la forza di reggere alla scelta del governo di far chiudere bar e ristoranti alle 18 e di costringere un intero settore a rinunciare per un periodo di tempo probabilmente indeterminato a ben più del 50% del proprio fatturato. Non sarà sufficiente per molti di noi il “cospicuo sostegno” promesso dal governo per poter affrontare questa seconda traversata nel deserto nel giro di neanche otto mesi. La ristorazione italiana con questa decisione subirà un colpo letale. Tanti amici, ma anche ristoratori che non conosco in queste ore stanno valutando il da farsi: restare aperti per un solo turno e decidere come gestire il carico di lavoro fra i dipendenti o chiudere? Dopo la fine del lockdown la gran parte degli imprenditori del nostro settore ha riaperto investendo in termini di procedure, protocolli e strumentazioni per garantire ai propri clienti un'esperienza in piena sicurezza. Allo stesso modo abbiamo fatto per i nostri dipendenti: test settimanali di controllo, precauzioni, massima attenzione nella vita quotidiana fuori dal luogo di lavoro. Tutto questo non è stato sufficiente per instillare nei decisori pubblici l’idea che il nostro settore potesse garantire standard di sicurezza adeguati. I bar e i ristoranti scontano il pregiudizio di essere luoghi ad alto rischio di contagio. Non lo sono le fabbriche o altri luoghi che potranno continuare ad operare per sostenere l'economia del Paese. Noi no. Non voglio criticare la decisione del governo, comprendo che il momento non sia facile e che le scelte da prendere possano produrre scontento e incomprensione. Non voglio sostenere che forse era meglio chiudere tutto un'altra volta, perché così appare una scelta parziale e punitiva solo per alcune categorie. Sento solo il dovere di condividere l'amarezza di questo momento perché tanti colleghi vedono in noi chef stellati un punto di riferimento, un modello, a volte una fonte di ispirazione. 

C'è rammarico, certo. Ma allo stesso tempo cresce il desiderio di fare la nostra parte di cittadini e imprenditori, la nostra parte di membri della comunità. 

Io lo farò al meglio delle mie possibilità, come sempre fatto in questi vent'anni di attività insieme a mia sorella Cristiana. Non sarà semplice, ma non è il momento di cedere allo sconforto. 

I nostri ristoranti resteranno aperti rispettando le indicazioni del decreto del governo. 

Continueremo ad accogliere in sicurezza i nostri clienti e tutti coloro che per necessità o piacere ci verranno a trovare."


Con queste parole vi lascio e vi invito a sostenere tutta la filiera agro-alimentare in qualunque modo riteniate opportuno.


F.S.R.

#WineIsSharing

#aiutiamocantineeristoranti

martedì 20 ottobre 2020

La distribuzione di vino Ho.Re.Ca. è in crisi? Eurobevande risponde con grande resilienza creando DeguStando in FVG e non solo...

Il Corona Virus ha messo a dura prova molti settori ma ce n'è uno che è stato particolarmente colpito è si tratta della distribuzione del vino rivolta principalmente al segmento Ho.Re.Ca.

Ho ritenuto opportuno, quindi, dar voce ad una realtà che considero amica e che reputo rappresentativa della categoria come Eurobevande, principale distributore del Friuli Venezia Giulia.

eurobevande degustando in fvg vino

Una realtà con la quale, proprio la scorsa primavera, avrei dovuto avviare un percorso di formazione che mi avrebbe visto impegnato nella conduzione di corsi di wine business, degustazione e comunicazione. Con oltre 2500 clienti Ho.Re.Ca. e un approccio molto orientato alla collaborazione con essi (condivisione di idee/format, eventi e soprattutto formazione professionale e consulenza strategica) ho pensato che potesse essere il riferimento ideale per avere un quadro generale della situazione del settore e per approfondirne alcune importanti dinamiche. A giudicare dalle risposte alle mie domande non mi sbagliavo! Vi lascio alla breve intervista che Eurobevande ha rilasciato a WineBlogRoll.com qualche giorno fa in cui emergono le difficoltà legate all'emergenza sanitaria ma anche e soprattutto la voglia di andare avanti con grande positività e propositività, cercando e creando soluzioni utili all'intero comparto come l'iniziativa DeguStando in FVG.

-Rappresentate una dei più importanti distributori di bevande e di vino del Triveneto e d'Italia, come avete vissuto il periodo di lockdown e come percepite gli effetti dell'emergenza sanitaria sulla vendita di vino in Italia?

Purtroppo il nostro è stato uno dei settori più colpiti sin da fine Febbraio, quando molti dei nostri clienti avevano già quasi azzerato le presenze nel proprio locale. Non serve dire che da quel momento in poi, i 3 mesi successivi sono stati per Eurobevande e per tutto il settore qualcosa di devastante, mettendo in pericolo l’esistenza stessa di molte aziende. Marzo l’abbiamo trascorso facendo analisi, proiezioni, confronti, per capire come mettere in sicurezza la nostra azienda ed i nostri clienti, nell’ottica della salvaguardia dell’intera filiera. Ad Aprile, raccolte le idee, abbiamo iniziato a condividere con i nostri clienti le decine di aggiornamenti normativi per guidarli sui contributi disponibili e sulle modalità per ottenerli. Infine, a Maggio, abbiamo redatto delle guide su come organizzare il locale, il delivery, il take away in funzione di quella che sarebbe diventata la nuova normalità

A Giugno, infine, è partita una stagione anomala, imprevedibile, in rincorsa, che comunque in Friuli Venezia Giulia ha regalato un meteo favorevole ed un’affluenza di turisti (prevalentemente interni) tutto sommato positiva. Più in dettaglio, il mondo del vino ha potuto godere in un primo momento dell’aiuto della grande distribuzione, ma con il quasi azzeramento delle esportazioni e dei consumi legati al turismo, alle abitudini quotidiane legate agli aperitivi, alle cene, agli eventi, ha comunque subito uno shock di proporzioni notevoli. Parlando con i nostri fornitori abbiamo percepito un senso di smarrimento legato all’incertezza, specialmente quella di molti Paesi esteri che sono ancora nel pieno dell’emergenza. Nel nostro ambito, quello legato ai consumi fuori casa, il vino è comunque la categoria di prodotto che ne esce un po' meglio, in quanto nelle statistiche di settore è quello che, al pari dei superalcolici, perde meno terreno, addirittura 10 punti percentuali meglio della birra.

-Siete da sempre molto vicini ai produttori. Come avete pensato di supportare le cantine in questo difficile periodo?

Il 2020 ci ha tolto gran parte di quello che è convivialità, le grandi feste paesane, gli eventi cittadini, le sagre, che in ogni occasione richiamavano migliaia di persone nelle città.

Restituire in parte tutto questo è l’obiettivo di DeguStando in FVG, l’iniziativa a cui abbiamo pensato. Attraverso il vino, che sarà l’assoluto protagonista, vogliamo sostenere i ristoratori e le cantine della nostra regione. L’atmosfera di una festa diffusa sul territorio regionale, dove però o protagonisti non saranno stand o luoghi affollati, ma i bar, ristoranti ed osterie del Friuli Venezia Giulia. 

-In cosa consiste l'iniziativa DeguStando in FVG?

La descriviamo presentandone i numeri: 5 weekend, 10 zone in Friuli Venezia Giulia, ognuna con uno dei 10 grandi temi legati al vino che abbiamo scelto, 300 locali, 180 vini da degustare e 800 proposte gastronomiche. 

Ogni locale parteciperà proponendo ai clienti i vini a tema e tre proposte gastronomiche che vanno da 1,5 a 5 euro. Questo per consentire ai partecipanti di poter pianificare più visite nella stessa giornata tenendo sotto controllo il budget. Alcuni locali hanno pensato anche di creare cene in collaborazione con le cantine, che interverranno alle serate presentando i loro vini e proponendo degustazioni originali.

-Qual è il programma dell'iniziativa?

5 weekend di Novembre, quindi, in cui i ristoratori proporranno i vini e gli abbinamenti gastronomici, il tutto presentato in un programma dettagliato che viene promosso sui vari social e su www.degustandoinfvg.it.

30 Ottobre-1 Novembre i locali di Gorizia con il Pinot grigio e quelli di Sacile, Porcia e Fontanafredda con la Ribolla gialla

6-8 Novembre a Spilimbergo e Maniago con gli uvaggi bianchi friulani e Palmanova e Cervignano del Friuli con i Prosecchi

13-15 Novembre a Latisana e Portogruaro con il Friulano e Udine con la Malvasia.

20-22 Novembre a Pordenone con il Pinot nero e Trieste con l’uvaggio bordolese

27-29 Novembre a Codroipo, San Vito al Tagliamento e Casarsa con il Terrano ed il Refosco, e Monfalcone con il Pignolo e lo Schioppettino, due vitigni autoctoni sempre più protagonisti.

degustando in fvg

-Chi coinvolgerà?

Siamo riusciti a coinvolgere 300 locali in Friuli Venezia Giulia, 30 cantine prevalentemente friulane, l’AIS del Friuli Venezia Giulia, l’ente regionale PromoTurismo FVG e l’Università di Udine, con il Corso di Laurea in Scienza e Cultura del Gusto, di cui siamo Partner. Il nostro obiettivo era quello di dare un senso di comunità che viene chiamata a sostenere il mondo dei ristoratori e delle cantine. L’ente del turismo regionale coglierà addirittura l’occasione per presentare ufficialmente la nuova Strada del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia.

Vedere l’entusiasmo di tutti coloro che abbiamo contattato è stato veramente motivante. Fino all’ultimo abbiamo pensato se fosse stato il caso di partire con un’iniziativa del genere in questo momento. Ma in fondo non facciamo altro che coordinare e promuovere le proposte di vino e food dei nostri clienti. Tutto si svolgerà poi come un normale weekend lavorativo, dove si accederà al locale consumando al tavolo e se non ci sarà posto i clienti potranno cercare ospitalità in uno degli altri locali aderenti. L’importante in questo momento è non paralizzarsi in attesa di qualcosa che deve essere negativo per forza. Con la responsabilità di tutti cantine e ristoratori potranno avere un weekend di visibilità.

-So che vi occupate anche di formazione attraverso l'innovativo e lungimirante Palagurmé. Quali sono le novità che proponete per la stagione di corsi 2020-2021?

Palagurmé nasce per creare esperienze positive che influenzino la crescita dei protagonisti della beverage & food community. Nelle sei aree del nostro centro esperienziale ideiamo, creiamo e produciamo percorsi, per condividere competenze, consigli e tendenze in grado di migliorare la qualità della vita accompagnandoti ad un sicuro successo. Il 2020 è stato un anno dove alcune certezze sono andate perse, ma alcune sono state rafforzate, una di queste è la partenership con Aibes dove come novità 2020 abbiamo inserito “How to Manage a Bar” il corso è un approfondimento indispensabile per chi vuole fare di questo lavoro una vera Professione.

E per il 2021 abbiamo tanta carne al fuoco, The Best Sandwich arrivato ormai alla quarta edizione, il corso Wine for Business dove tu sarai il super formatore; per poi passare agli approfondimenti in campo Mixology con i migliori Bartender del momento. Oltre, ovviamente, ai corsi in ambito vino, che restano un focus importantissimo del Palagurmé.

Per cui non ci rimane che dire seguiteci sui Facebook e Instagram perché siamo carichi d’entusiasmo!

palagurmé formazione vino

Confidando di ripartire presto con la formazione al Palagurmé non mi resta che fare i complimenti ad Eurobevande per aver dimostrato grande resilienza in una situazione che ha messo a dura prova un settore vitale per il sistema vino in senso lato, ergo per i produttori italiani e non solo.

F.S.R.

#WineIsSharing

lunedì 19 ottobre 2020

Reputazione o "like"? Cosa conta di più? Qualche consiglio alle cantine che vogliono crescere sul web e sui social

Negli ultimi mesi, a causa della pandemia oltre all'escalation dei contagi abbiamo assistito alla crescita esponenziale dell'esposizione sul web e, in particolare, sui social media di vignaioli, produttori e aziende vitivinicole italiane che dapprima non avevano avuto modo, tempo e idee da dedicare alla propria visibilità online.

reputazione cantine vino social

La corsa al web si è evidenziata in modo particolare in periodo di lockdown in quanto molti produttori, anche medio-piccoli, si sono ritrovati a non poter alternare al lavoro in vigna e in cantina l'aspetto commerciale e promozionale de visu che solitamente, in quel periodo, portano avanti tramite viaggi ed importanti eventi enoici di caratura nazionale e internazionale.

Se il lockdown ha portato alla possibilità di dedicarsi in maniera ancor più assidua e attenta alla vigna è anche vero che la volontà di recuperare il terreno perduto negli anni addietro e la convinzione (a volte, illusione) di poterlo fare in pochi giorni ha spino molte realtà italiane ad improvvisare la creazione di e-commerce e wine-shop online ex-novo (mai decollati, per ovvi motivi...) e nell'impostazione di campagne marketing poco coerenti e con la propria identità e la propria reputazione affidando i propri vini o i propri social a quelli che oggi vengono chiamati wine influencer. Il mio timore è quello che questa strana e, inconsciamente, forzata corsa ai "like" possa avere un effetto boomerang nei confronti di certe realtà.

la reputazione


Proprio per questo vorrei prendere spunto da un mio post pubblicato qualche giorno fa su facebook e rispondere ad alcune domande ricevute da produttori e vignaioli sulla gestione della propria reputazione online e non solo. Lo farò permettendomi di dare qualche dritta a quelle cantine che stanno incorrendo in errori o che temono di poterne commettere. Errori che possono apparire semplici inciampi ma che, in realtà, rappresentano cadute di stile che minano la propria credibilità e il valore percepito del proprio lavoro, ergo dei propri vini.

Tre suggerimenti spassionati alle cantine italiane che vogliono utilizzare il web e i social per valorizzare quella che gli anglosassoni chiamano "brand reputation" e che, nel mondo del vino, spesso coincide con la reputazione del produttore e/o del vignaiolo stesso:

1. Se pensate di non poter/voler gestire i vostri social in piena autonomia o reputate opportuno avere un supporto che possa coadiuvarvi nella comunicazione e nella promozione della vostra azienda e dei vostri vini online: in primis, non contattate me perché non sono un social media manager e non accetto collaborazioni a scopo promozionale o commerciale con le cantine; in secondo luogo affidatevi a dei professionisti. Non sono mai stato contrario al "marketing", in quanto, pur non occupandomene, ne comprendo, in alcuni casi, l'utilità. Sono, però, preoccupato dalla confusione che si sta verificando tra i vari segmenti della comunicazione che mai come in questo momento avrebbe bisogno di seri paletti e definizioni ben precise che mirino a distinguere media indipendenti (giornalisti e wine blogger che non collaborano con cantine e produttori), marketer/influencer, social media manager, uffici stampa e pr al fine di permettere a tutti di portare avanti la propria professione (purché di professione si tratti) in maniera onesta e trasparente. Attività che possono confrontarsi e interagire fra loro, nonché intersecarsi in alcuni contesti ma che devono essere viste e dichiarate per quello che sono senza alimentare una percezione distorta e fuorviante dei contenuti pubblicati o delle attività svolte da ciascun "media".

2. Se reputate opportuno attuare azioni di marketing diffidate dei numeri (like, commenti, follower ecc... la maggior parte è "dopata" e con buone probabilità gli stessi metodo verranno applicati ai vostri profili e alle vostre pagine per darvi l'illusione di un'effettiva crescita...) e fissate un incontro con le persone in questione, portate il/la vostro/a potenziale social media manager in vigna e in cantina e valutatene quelle che i reclutatori "fighi" chiamano skills e in particolare: esperienza, credibilità e professionalità. Mettere la vostra azienda e i vostri vini in mano a chi ha un seguito fittizio e non ha una buona reputazione social e reale e, per di più, farlo pagando potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio e ledervi senza che ve ne rendiate pienamente conto. Se volete 3  trucchi per "sgamare" i profili che fanno uso di social doping provate così (per gli altri sentitevi liberi di contattarmi):

- date un'occhiata a like e followers (è tutto pubblico) e se trovate molti profili arabi, indiani o brasiliani provate ad aprirne qualcuno è vi renderete conto che sono "scatole vuote" create appositamente per fare numero da agenzie che vendono like e follower. Per farlo non limitatevi ai primi likes o followers ma scorrete più che potete. Spesso i profili fake fanno utilizzano dei "boost" per far partire i propri post con una "raffica" di likes acquistati e/o nascono con un pacchetto importante di followers falsi per poi crescere più lentamente in maniera semi-organica;

- se non trovate fra gli stessi like e followers una percepibile maggioranza di profili inerenti all'argomento trattato c'è qualcosa che non va. Si presume che una pagina a tema vino abbia un seguito formato principalmente da profili di appassionati, sommelier, cantine, ristoratori e gourmet ma anche di categorie di ricaduta come quelle legate ai viaggi. Ovviamente più crescono i numeri più la tolleranza sale, ma meno profili coerenti si riscontrano meno seguito realmente interessato avrà quella pagina (sempre che si tratti di seguito organico).

- vedete decine e decine di commenti? Apriteli e se vi sembrano opportuni (coerenti con il contenuto del post pubblicato) e spontanei nessun problema. Se riscontrate solo (o per lo più) commenti standard con poca attinenza al contenuto del post potrebbe trattarsi di BOT (commenti automatizzati). Se invece riscontrate principalmente commenti di altri "micro-influencer", o aspiranti tali, nella maggior parte dei casi di tratta di POD, ovvero gruppi di scambio like e commenti che nascono per eludere l'algoritmo di instagram creando un seguito reale, ma basato su un mero do ut des. Tra tutti i mali, il male minore penserete!?  Forse... visto che a in alcuni casi sembra si siano create delle vere e proprie "community" di appassionati che si scambiano costantemente pareri e attenzioni per poi ritrovarsi anche nella vita reale. Per me, però, rappresentano (nella maggior parte dei casi) una forma di forzatura delle dinamiche "naturali" di un profilo. Per intenderci: preferireste "incontrare e conoscere" 10 persone davvero interessate a voi, a ciò che dite e a ciò che fate o incontrare 100 persone che sono lì sono solo per ottenere qualcosa in cambio? Non disdegnerei, invece, alcuni gruppi di sommelier e appassionati su Facebook, si stanno rivelando molto interessanti per lo scambio di opinioni enoiche reali e concrete.

Attenzione! Se è vero che strumenti di analisi dei profili come Ninjalitics possono essere molto utili per farsi un'idea dell'organicità delle azioni e del seguito degli stessi (fondamentale per capire se il profilo analizzata stia usando o meno la truffaldina tecnica del "follow unfollow" o se ha acquistato pacchetti importanti di followers) è pur vero che tecniche come gli scambi attraverso i pod e l'acquisto graduale di piccoli pacchetti di followers possono aggirare anche tali algoritmi. L'unica chance è come sempre quella di non badare troppo ai numeri e cercare di capire chi avete di fronte o dall'altra parte dello schermo.

3. Se volete inviare i vostri vini per ricevere in cambio un "post sui social" chiedetevi se ne vale davvero la pena e valutate bene a chi state inviando il frutto del vostro lavoro e il prolungamento della vostra identità personale e aziendale, ergo a chi state affidando un tassello della vostra reputazione. Di certo chi vi chiede dei campioni in cambio di visibilità gratuita non può vantare grande professionalità, ma se reputate opportuno procedere con questa "strategia" scegliete bene, poiché l'effetto del vedere il vostro vino comunicato in modo "volgare" o troppo promozionale potrebbe risultare deleterio per la vostra reputazione.  Piuttosto vi consiglierei di vedere la pubblicazione di eventuali recensioni come una conseguenza spontanea e non forzata della ricerca di un parere, un feedback, ma anche semplicemente di un confronto con degustatori esperti dei quali avete stima. Potrebbe dimostrarsi un momento di crescita per voi e per la vostra azienda.
Se, invece, decidete di affidare i vostri social non delegate mai tutto, controllate costantemente la vostra esposizione mediatica e siate sempre voi stessi nel raccontare la vostra realtà, il vostro lavoro e i vostri vini sui social. Il mondo del vino non è sovrapponibile a quello del fashion e non credo di dovervi spiegare i molteplici perché. Più che farvi gestire le pagine da sedicenti social media manager o influencers (si vede!) affidatevi ad un consulente esperto che vi possa coadiuvare nel gestire al meglio la vostra presenza sui social e sul web senza snaturare la vostra essenza e quella della vostra azienda, mettendovi nelle condizioni di essere voi gli i primi comunicatori enoici. Ricordatevi che "less is more" e non occorre un'esposizione di quantità, bensì è fondamentale che sia di qualità. Ricordate che a prescindere da chi pubblicherà (voi o il vostro social media manager) tutto verrà sempre e comunque ricondotto alla vostra azienda e ai vostri vini, quindi non utilizzate i social per pubblicare (o far pubblicare) contenuti che possano ledere la vostra reputazione, specie se essi esulano dal contesto "vino" (politica, religione, covid ecc...) o sono evidenti marchette. Come sapete, ciò che viene pubblicato online lascia dietro di se una traccia indelebile, perché anche un post rimosso potrebbe essere stato già condiviso o "copiato" (ricevo costantemente screenshot di post che successivamente vengono rimossi) da decine o centinaia di persone.
Negli ultimi anni - per fortuna! - è stato superato, anche nel modo del vino, il momento di superficialità e del materialismo diffuso e proficuo appannaggio del pragmatismo e della coerenza, ovvero la condivisione emozionale di momenti di lavoro in vigna e in cantina (purché reali e realistici) pagano molto più di foto costruite, di eccessi o di ostentazioni di vario genere. Nel mondo del vino di qualità il "basta che se ne parli" difficilmente è una buona cosa! Direi che potrebbe funzionare meglio il "baste che se ne parli... bene!", passatemi la boutade.

Riguardo la vostra esposizione online il concetto è abbastanza semplice: cos'è che vi rende unici e diversi dall'industria? Cosa avete che aziende di altri settori o grandi imbottigliatori non possono usare per comunicare il loro operato? Quali sono i valori aggiunti della vostra realtà e dei vostri vini? Io penso che consapevolezza, rispetto, vigna e lavoro siano solo i primi di 4 punti cardine dell'identità delle piccole e medie aziende del vino italiano che amo. 

reputazione cantine

Mi permetto di condividere questi pensieri estemporanei ma consapevoli in quanto ho notato negli ultimi mesi due situazioni critiche che hanno coinvolto le aziende del vino in maniera trasversale, dalla più "piccola" alla più "grande", dalla più "artigianale" alla più "commerciale". Se vedere prodotti molto "commerciali" promossi in maniera più superficiale e costruita non mi piace ma ci sta, vedere alcuni vini e alcune realtà oggetto di azioni di marketing (che hanno, ahimè, l'impatto evidente di una marchetta) sulle pagine social di marketer improvvisati e "pseudo influencer"  che dichiarano effettive "collaborazioni" mi fa riflettere sulla consapevolezza che queste realtà possano avere del proprio valore e della reale necessità di adottare certi sistemi per "crescere online" e per accrescere la percezione del valore del proprio lavoro.
Dei video "divertenti" pubblicati su social come TikTok che hanno un pubblico prevalentemente di ragazzini evito di parlarne. Mi sembra palese l'inutilità della cosa, ma magari un giorno mi ricrederò. Per ora, molti contenuti pubblicati anche da produttori e "tiktoker" non mi sembra possano valorizzare la percezione di un vino o di un'azienda vitivinicola.

Sia chiaro, pur non avendo a che fare direttamente con dinamiche di marketing rivolte alle cantine e ai loro prodotti (non credo sia possibile essere imparziali se si percepisce un compenso per ciò che si pubblica, ma questo è solo il mio modesto parere...) comprendo la volontà di alcune aziende di essere più forti sul web e sui social confidando che questo possa aumentare la propria notorietà e dare slancio alle vendite ma nell'equazione - come già detto -non bisogna mai dimenticare il fattore "reputazione". Il più difficile da acquisire ma il più facile da perdere. Il più importante per una piccola realtà e il meno condizionabile economicamente. Esistono grandi produttori e grandi comunicatori che non hanno un grande seguito sui social eppure hanno una reputazione invidiabile che vale ben più dei numeri reali o meno di cantine e wine influencer molto seguiti. Questo non vuole dire che cercare di valorizzare la propria presenza sul web e sui social sia sbagliato ma, semplicemente, che deve essere fatto con coerenza e attenzione.

Es.: gettare del vino "per aria" probabilmente far più like di un brano tratto dal libro "Camminare la terra" di Luigi Veronelli ma non avrà mai il valore di certi contenuti.

Reputazione online vino

Come già detto più volte, non comprendo e non condivido molte delle dinamiche del social media marketing odierno e, in particolare, di quello del vino, ma rispetto il lavoro di chi ha studiato o chi ha implementato le proprie esperienze a tal punto da potersi occupare in modo consapevole e opportuno della promozione delle aziende italiane. Proprio per questo reputo fondamentale fare dei distinguo che vadano al di là dei numeri e che mirino a valorizzare le singole figure, purché professionali, che fanno parte della "filiera" comunicativa del vino.

Di certo molti ragazzi che stanno provando a comunicare il vino tramite instagram hanno studiato e/o si stanno formando per potersi ritagliare uno spazio in questo settore e la mia speranza è che lo facciano con etica e rispetto. 

Che le grandi aziende abbiano bisogno di un responsabile marketing  interno o esterno per veicolare il proprio brand anche attraverso azioni di mera pubblicità (parola che sembra una bestemmia ma che rappresenta un cardine dell'imprenditoria in ogni settore) è assodato e comprensibile. Ciò di cui non sono certo è che alle realtà medio-piccole italiane faccia bene orientarsi verso quello stesso approccio promozionale, piuttosto che comunicarsi in maniera più vera e scevra da compromessi, ma se proprio si vuole investire nella visibilità online dei propri vini e della propria realtà credo si debba scegliere con grande cura la strategia da adottare ma ancor più a chi affidare tale "strategia", ergo la propria reputazione.

La reputazione è sempre più importante di follower e like, anche quando essi ci illudono di poterla valorizzare alimentando l'ego e inducendo in errore.


F.S.R.

#WineIsSharing

venerdì 16 ottobre 2020

Merano Wine Festival rinviato a Marzo ma a novembre l'evento si terrà online

Il Merano Wine Festival viene posticipato, ma al via il "piano B" per l'evento online

La decisione era nell'aria e aspettavamo tutti solo il comunicato ufficiale dell'organizzazione: anche il Merano Wine Festival deve cedere il passo all'incalzante aumento dei contagi da Corona Virus, attenendosi alle restrizioni imposte dalla Provincia autonoma di Bolzano.

MERANO WINE FESTIVAL RINVIATO COVID

Più che una cancellazione quella comunicata dall'organizzazione del Merano Wine Festival è un arrivederci al 26-30 Marzo 2021 per la manifestazione in presenza mentre per quanto concerne le date di novembre scatterà il "piano B" studiato e impostato già da tempo dal deus ex machina della Kermesse altoatesina Helmut Köcher, ovvero l'edizione digitale della fiera.

Ecco quindi che la 29ma edizione del Merano Wine Festival si svilupperà esclusivamente online con il web e i social a sostituire, almeno per questa volta, banchi d'assaggio, incontri con i produttori, assaggi e masterclass de visu.

Ecco il video messaggio dell'organizzatore:

Ora non ci resta che attendere il nuovo programma di quella che sarà a tutti gli effetti il "Merano Digital Wine Festival" e, ovviamente, confidare - anche in questo caso - di ritrovarci tutti a marzo nelle migliori condizioni per vivere una primavera all'insegna dei grandi eventi enoici italiani e internazionali.

Qui di seguito il C.S. ufficiale:

Nel rispetto della nuova ordinanza emanata dalla Provincia Autonoma di Bolzano, la 29^ edizione di Merano WineFestival è posticipata al 26 – 30 marzo 2021.
Dal 6 al 10 novembre confermata la versione digitale dell’evento sul canale WineHunter Hub.

In conseguenza alle nuove ordinanze per l’emergenza COVID in Alto Adige che dal 19 ottobre vietano tutti gli eventi pubblici con somministrazione di cibo e bevande fino a fine novembre, Merano WineFestival si svolge in versione digitale sulla piattaforma WineHunter Hub e sposta le date dell’evento nelle consuete location meranesi dal 26 al 30 marzo 2021. Ad annunciarlo direttamente il patron, The WineHunter Helmuth Köcher, con un video in diretta da quello che da sempre è il cuore pulsante della manifestazione, la sala del Kursaal nel palazzo del Kurhaus.

“Il periodo primaverile è un momento molto favorevole per Merano e dintorni. Un momento di rinascita che vorremmo vivere insieme con i produttori e con tutti gli amici ed estimatori di Merano WineFestival che aspetto dal 26 al 30 marzo a Merano”.

L’appuntamento meranese è dunque solo rinviato, ma l’evento non si ferma, con la presenza dei produttori wine&food, gli showcooking e numerosi eventi trasmessi dal canale digitale che già da tempo era pronto ad accogliere la manifestazione per coloro che non avessero potuto recarsi a Merano.

F.S.R.

#WineIsSharing

mercoledì 14 ottobre 2020

Export del vino italiano "vs" corona virus - La parola agli esperti di UniExportManager "Wine"

In questo periodo di caos e incertezza per quanto concerne la vita quotidiana ma anche e soprattutto lavoro e mercati, ho accolto con grande piacere e rinnovato interesse la proposta di Alessandro Satin, coordinatore della sezione "Wine" di UniExportManager (Associazione italiana degli Export Manager), di condividere con me e con voi la sua opinione e quella di alcuni suoi stimati colleghi riguardo la situazione attuale e le potenziali prospettive dell'esportazione del vino italiano all'estero in relazione alla crisi sanitaria covid-19 ancora in atto.
export vino italiano covid

Lascio, quindi, ad Alessandro l'introduzione a quella che sarà una vera e propria intervista multipla fatta ai suoi colleghi Export Manager dell'associazione.
uniexportmanager vino alessandro satin

"Riportare al centro del sistema export Italia la figura professionale dell’export manager è l’obiettivo di UniExportManager, che da settembre ha dedicato una sezione al mondo del vino. Lavoriamo per unire e tutelare tutti i colleghi che si occupano di internazionalizzazione, in ogni forma e con ogni tipo di contratto, per aumentare il numero delle aziende italiane esportatrici, con la vision di portare ogni azienda a beneficiare delle competenze di un export manager: è un obiettivo ambizioso ma raggiungibile.
A seguito delle veloci evoluzioni di questi ultimi mesi, abbiamo capito che l’export del vino italiano potrebbe vivere un momento delicato, soprattutto per la polverizzazione di piccoli operatori che a livello internazionale si rivolgono al canale Ho.re.ca, e che le aziende hanno una fortissima necessità di esportare in maniera professionale, strutturata, non improvvisata. Chi opera nel settore sa che aziende piccole, medie ma anche grandi, affrontano l’export in maniera molto, come dire… leggera. Vogliamo convincere i produttori che si può fare Export in modi nuovi, smart e non necessariamente come lo facevano anni fa. Il mondo è cambiato molto, non solo a causa del Covid, per cui “abbiamo sempre fatto così” non funziona.
Non ci sono mai state tante risorse sul piatto come adesso, tra fondi statali, Camere di Commercio, Regioni ecc. ma spesso sono complicati da avere, laboriosi, non immediati, soprattutto per il piccolo produttore. Noi vogliamo far sì che la teoria si trasformi in realtà.
Per questo UniExportManager si sta occupando di tutelare i colleghi sia residenti in Italia che all’estero, di unificare la professione sotto la norma UNI, di promuovere nuove formule che evolvono la professione dell’Export, come l’Innovation Manager, l’Export Manager a Domanda, oppure il Fractional Export Manager. Tutti sono i benvenuti in associazione, purché possano dimostrare, attraverso il CV o referenze, di operare nell’internazionalizzazione del vino italiano."
numeri export vino italiano

Eccovi qui di seguito gli interventi degli Export Manager Ida Savoia, Natascia Antonioli, David De Ranieri, Antonio Romeo e Fabio Zacà.

- Partiamo con una domanda tanto scontata quando importante: quanto conta l'export per il mercato del vino italiano? 

Non risponderei con una percentuale che ha ben poco senso, ma direi che è vitale per il futuro, Senza export i numeri sarebbero limitati al solo mercato italiano e la maggior parte delle aziende morirebbe. Non c’è comparto di beverage al mondo che non necessiti dell’export e il vino non fa eccezione.

[Antonio Romeo]

Molto, quasi fondamentale. Per 3 motivi: 1) il mercato del vino è globale, significa che, pur nella frammentazione, in molti mercati si può avere opportunità e successo: 2) perché il mercato italiano del vino difficilmente scoppierà di salute e sarà trainante: 3) perché uno dei maggiori sviluppi futuri ci sarà con l'enoturismo, internazionale per definizione.

[David De Ranieri]

Dipende dal produttore, tipo di vino e zona di consumo: direi almeno un 30/40%.

[Fabio Zacà]

Molto, l’export rappresenta uno sbocco importante per il consumo del vino italiano. Tutti i produttori italiani, anche se in misura e condizioni differenti, guardano ormai ai mercati esteri, tentano contatti, cercano opportunità, anche se c’è chi ha compreso meglio di altri come farlo e in che modo mettere a frutto questi contatti. C’è il pensiero comune che l’export rappresenti una salvezza per il vino italiano a fronte di un mercato interno sempre più difficile.

[Ida Savoia]

- Qual è, a vostro parere, l'impatto reale dell'emergenza sanitaria sul export del vino italiano?

Dipende molto dalla situazione di ogni singola azienda: quelle che sono distribuite in GDO in modo consolidato ne hanno risentito molto poco, anzi in molti casi gli ordini sono aumentati; quelle invece che si sono affacciate da poco all’estero e che magari hanno una distribuzione primaria sull’HoReCa ne risentono eccome. Molti Paesi sono totalmente fermi con gli ordini e dunque dipende molto da quali sono i Paesi in cui ogni singola azienda è distribuita. In questo caso, maggior ragione, la diversificazione di mercati e segmenti protegge maggiormente l’azienda rispetto a chi è presente in meno mercati e segmenti.

[Antonio Romeo]

Fortissimo, varia da paese a paese, ma specie per chi lavora con i fine wine importers si può perdere fino al 50%.

[David De Ranieri]

Dipende da come I singoli paesi hanno reagito, alcuni paesi sono rimasti uguali altri hanno addirittura aumentato, ad esempio GDO e E-Commerce mondiale sono cresciuti mentre Horeca soffre a tutt’ora.

[Fabio Zacà]

Con la pandemia, l’export del vino italiano ha vissuto un primo momento di confusione, poi pian piano è iniziata una reazione, forse per sopravvivenza, anche se le incertezze sono tante, per cui non è facile orientarsi e scegliere una nuova strategia. Credo che ci sarà comunque una scomparsa delle realtà aziendali più deboli.

[Ida Savoia]

Impatto grave e importante, se nell’immediato arginiamo, nel lungo termine la situazione diventa complicata e per questo si sta correndo alle strategie digitali o personale in loco. 

EXPORT – COME SI FA EXPORT

Gli export manager non si muovono più, le fiere e gli eventi/degustazioni direttamente dai clienti non sono possibili e anzi caldamente sconsigliati. Export digitale, ci credo e ci sto lavorando seriamente da marzo ma questa inversione di tendenza richiede nuove conoscenze e tempo. Il primo punto è un aggiornamento tecnologico e un orientamento al digital non solo come numeri ma anche strategie commerciale ed il secondo punto è temporale ossia nella modifica reale del nostro stato psicologico ad affrontare situazioni completamente diverse, sia di B2B che di B2C.

EXPORT – IMPATTO SULLE AZIENDE

Impatto economico di quote di mercato. L’Italia in alcune casi non ha perso quote di mercato già ottenute, es. USA e l'e-Commerce ha dato una mano. Quello che mi preoccupa molto con le piccole imprese è la difficoltà ad affacciarsi all’export in questa situazione. Se da una parte le aziende presenti riescono a mantenersi in equilibrio dall’altra parte non c’è crescita e questo crea un volano negativo.

[Natascia Antonioli]

- Durante l'estate abbiamo assistito ad un piccolo rimbalzo. Durerà?

Difficile pensare di tornare alla situazione di febbraio-aprile e dunque sono ottimista.

[Antonio Romeo]

Temo forte incertezza fino a primavera.

[David De Ranieri]

Ordini estivi sono legati ad export extra EU per festività Natalizie con coda del capodanno lunare asiatico. Sta ad aziende, importatori ed export manager farlo durare. L’uomo ha sete da quando nasce fino a quando muore, sta a noi farlo bere!

[Fabio Zacà]

Durerà se ci saranno strumenti pubblici concreti e aiuti reali per riadattare le strategie di marketing e di vendita al nuovo mondo. 

[Ida Savoia]

- Le dimensioni contano? Chi ha sofferto di più e chi sta soffrendo maggiormente gli esiti dell'emergenza sanitaria tra realtà medio-piccole (no gdo) e grandi aziende?

Come detto prima dipende molto dal modello distributivo di ogni azienda più che dalla dimensione; certamente le micro aziende che tendenzialmente vivono di HoReca, soffrono più di tutte le altre.

[Antonio Romeo]

Vedi sopra. E poi dipende molto dai mercati. Chi è molto esposto su singoli canali in crisi soffre molto (specie USA), chi è molto diversificato si salva.

[David De Ranieri]

Non credo al livellamento del mercato dettato dalla pandemia. Chi produce milioni di bottiglie godrà ancora di prezzi e credito presso fornitori e banche, le medio-piccole devono fare affidamento sulla loro capacità di vendersi ed essere conosciuti a livello nazionale e internazionale, nonostante ci sarà una stretta creditizia su tutti i livelli.

[Fabio Zacà]

Stanno soffrendo molto le realtà che hanno dato poca importanza al marketing, quelle che non hanno diversificato i canali di vendita, quelle che non hanno raccolto già da tempo i vari input sulla necessità di combinare i tradizionali strumenti di marketing con quelli più innovativi. Non sempre questo coincide con le realtà più piccole.

[Ida Savoia]

Tutti direttamente o indirettamente ne hanno risentito.  Si le dimensioni contano, Piccole aziende, specie quelle agricole sono quelle che si sono trovate impreparate con l’evento e-commerce. Conosco realtà che grazie al loro tessuto famigliare, presenza dei millennials in famiglia, sono riusciti a recuperare un po di spese grazie a l’eCommerce ma siamo lontani dai volumi precedenti l’epidemia. L’ho.re.ca non è stata sostituita con l’eCommerce. Altro punto i grandi aggregatori- piattaforme di vendita online di vino. ora sono sovraffollati ed ecco che le nicchie di prodotti non sono riconosciuti e si rischia di essere svalutati se non seguiti da digital strategist (che ovviamente sono costi per chi non ha una visione a lungo raggio o non riesce ad investire)

[Natascia Antonioli]

- In pochi erano strutturati per la vendita online e in molti sono corsi a creare wine shop online, spesso improvvisati e senza i tempi organici per una buona indicizzazione. Alcune nazioni erano già molto più avanti di noi in questo senso. E' plausibile pensare che parte dell'export venga reindirizzata verso l’ecommerce?

Assolutamente no! L’export è un’attività B2B e non si può gestire con l’e-commerce che non è da confondersi con relazioni forzate a distanza gestite temporaneamente tramite strumenti digitali. Chi ha improvvisato un servizio di e-commerce per correre ai ripari, si accorgerà che senza un’azione strutturata che parte da un progetto di marketing strategico,  porterà a casa poco e nulla. L’e-commerce è un canale di vendita a sé e come per tutti gli altri richiede studio, preparazione ed un piano di azione ben congegnato con investimenti dedicati. 

[Antonio Romeo]

Mio parere non peserà oltre il 10% mondiale anche nei prossimi 5 anni.

[David De Ranieri]

L’ecommerce deve essere parte integrante del mercato di una cantina, o vogliamo che Bezos inizi a fare il vino a marchio Amazon o Jack Ma quello a marchio AliBaba?!

[Fabio Zacà]

E’ plausibile che tutti credano che possa essere una strada, ma anche l’e-commerce va strutturato, va pianificato, non improvvisato; per cui potrebbe rivelarsi un falso mito e creare ulteriori danni per aziende che già stentano, con investimenti che non rientrerebbero. Certamente c’è e ci sarà una maggiore attenzione verso canali di vendita alternativi.

[Ida Savoia]

La vedo difficile. Per gli extra UE c'è la dogana di mezzo e per gli UE ci sono i DAA da fare e serve un deposito fiscale per il vino. O snelliscono a livello governativo le regole oppure spedire un cartone di vino negli usa ad un privato per me resta ancora dura, se non impossibile.

[Natascia Antonioli]

- Si sta concretizzando un importante aumento delle vendite, da marzo ad oggi, dei vini Premium e Super Premium (oltre alle fasce addirittura superiori del segmento luxury/icon) rispetto ai vini di fasce più basse. Confermate questo andamento? Perché i vini di fascia più alta subiscono meno la crisi?

Come in ogni altro settore, non è mai la fascia luxury che conosce crisi in momenti di difficoltà economica. È così da tempi immemori e sempre così sarà, tanto è vero che il capitale personale dei ricchi del mondo è in crescita.

[Antonio Romeo]

Concentrazione ricchezza e "sfogo" del lusso in pandemia.

[David De Ranieri]

Già in tempi pre-covid, gli studi (USA) dimostravano una polarizzazione del mercato, con una crescita del premium. Il vino purtroppo o per fortuna è diventato un oggetto di lusso.Non si beve il Dom o il Krug per il gusto di berlo, ma per necessita’ edonistica, così come negli anni 80 i Bordolesi presero piede negli USA, era da ‘ricco’ bere Bordeaux. Concludo dicendo che chi può permettersi una Ferrari lo farà nonostante qualsiasi crisi, allo stesso modo con i vini premium.

[Fabio Zacà]

Quali credete possano essere le soluzioni per limitare i danni a livello di export?

Investire nei mercati in cui si è già presenti per crescere lì il più possibile perchè al momento, salvo rare eccezioni, gli importatori tendono a non inserire nuove referenze in portfolio e ogni investimento in quella direzione sarebbe dispersivo e fin sprecato. Prevedere in azienda un  export manager qualora non lo si abbia ed elaborare una strategia di marketing corredata da un business plan per pianificare già da ora i prossimi passi in termini di export. Le aziende del vino tendono a non pianificare diversamente da quelle del food e c’è un grande bisogno di portare nel comparto professionalità di marketing/vendite esperte che mancano come l’aria.

[Antonio Romeo]

I danni nel breve per pandemia si affrontano premiando ed investendo su solo i clienti migliori. Nel lungo termine si deve sviluppare e diffondere la cultura specifica del vino italiano.

[David De Ranieri]

Viaggiare sarà difficile, molto affidamento dovrà essere fatto su agenzie governative in loco, Delegazioni commerciali diplomatiche in seno alle ambasciate, ICE, Sace, etc, e affiancare TLEM (Temporary Local Export Manager) sui mercati farà molta differenza.

[Fabio Zacà]

Per limitare i danni ci vorrebbero concreti aiuti pubblici alle aziende, ma non per sostenere le vendite, bensì per far comprendere loro come si sta evolvendo il mercato mondiale e quindi evitare che le aziende nel tentativo di risollevarsi investano in un e-commerce improvvisato o nella ricerca di nuovi partner in mercati completamente sconosciuti.. Insomma, ci vorrebbero attività efficaci di formazione sull’export per evitare improvvisazioni che causano ulteriori danni economici.

[Ida Savoia]

export

Ringrazio Alessandro Satin e i suoi colleghi, nonché soci di UniExportManager, Ida Savoia, Natascia Antonioli, David De Ranieri, Antonio Romeo e Fabio Zacà per la disponibilità e per aver delineando un quadro dettagliato ed esaustivo della situazione odierna e delle prospettive future da diversi punti di vista.

Non resta che sperare che il mondo del vino italiano riesca a tenere botta e a dimostrare ancora una volta quanto la qualità e l'identità dei nostri vini rappresentino valori che neanche una crisi di questo calibro può mettere in discussione. 

F.S.R.

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