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venerdì 31 gennaio 2020

Benvenuto Brunello 2020 - Accredito e biglietti online per l'Anteprima del Brunello di Montalcino

Dal 21 al 24 febbraio torna l'evento più atteso tra le anteprime del vino toscano: Benvenuto Brunello 2020.
L'anteprima che si terrà a Montalcino presso il Chiostro del Museo vedrà protagonisti i vini Brunello di Montalcino 2015, la Riserva 2014, il Rosso di Montalcino 2018, Moscadello e Sant'Antimo.
Un evento atteso da stampa italiana e internazionale accreditata al circuito delle anteprime toscane e dagli operatori del settore che potranno accreditarsi tramite il sito del consorzio.
Benvenuto Brunello però, non è una manifestazione esclusivamente dedicata ai professionisti, bensì permette ai winelovers italiani e stranieri di assaggiare le nuove annate del Brunello di Montalcino e degli altri vini prodotti dalle circa 140 aziende presenti.
E' possibile acquistare i biglietti validi per l'ingresso dal 22 al 24 febbraio nel sito del consorzio www.consorziobrunellodimontalcino.it o direttamente a questo link www.vivaticket.it/ita/event/benvenuto-brunello-2020.
Dopo un'anteprima come quella dello scorso anno con due annate completamente differenti in degustazione come la 2014 del Brunello e la 2017 del Rosso di Montalcino, quest'anno c'è grande attesa per un'edizione in cui verranno presentate due annate dal grande potenziale come la 2015 del Brunello e la 2018 del Rosso. Ho già avuto modo di assaggiare alcune referenze che verranno presentate tra qualche settimana a Montalcino e le prospettive sono più che positive.
In un momento storico-economico in cui lo spauracchio dei Dazi USA distrae e spaventa un comparto come quello della produzione vitivinicola ilcinese che vede negli Stati Uniti un importante sbocco, non mancheranno spunti di riflessione e confronti interessanti con i produttori presenti ai banchi d'assaggio.
La stampa avrà il privilegio di poter iniziare a degustare già dal 21 con il servizio sommelier, in modo da poter valutare tutti i vini presentati dalle cantine aderenti all'evento con la dovuta calma e la massima attenzione, ma reputo fondamentale poter avere l'opportunità di incontrare de visu i produttori durante le 3 giornate di banchi d'assaggio in cui stampa, operatori del settore e appassionati potranno condividere gli spazi dei Chiostri di Sant'Agostino.

Ecco il programma e le modalità di accredito per l'anteprima Benvenuto Brunello 2020:

Venerdì 21 Febbraio:
Ore: 9:30-17:00 
La giornata sarà dedicata esclusivamente ai giornalisti che partecipano al “circuito” delle Anteprime Toscane, per i quali sarà prevista la degustazione presso il Chiostro del Museo con servizio di sommellerie (non è prevista la presenza dei produttori) 

Ore 11:00
Presso il Teatro degli Astrusi avrà luogo un incontro condotto da Luciano Ferraro - Corriere della Sera - dal titolo: “Un’annata ad opera d’arte”
Ore 19.45 
Cena di Gala presso i Chiostri del Complesso di Sant’Agostino per gli invitati dal Consorzio

Sabato 22 Febbraio: 
Ore: 9:30 – 17:00
Presso i due Chiostri si svolgerà la degustazione ai tavoli delle aziende 
Verrà data la possibilità agli ospiti della stampa di proseguire gli assaggi con servizio di sommellerie presso i locali dell’ex Cinema Rex. La giornata sarà dedicata sia ai giornalisti che partecipano al “circuito” delle Anteprime Toscane che agli operatori locali (enoteche e ristoranti di Montalcino), nonché ad altri operatori di rilievo invitati dal Consorzio (Ristoranti stellati Michelin).

Ore 10.30
Presso il Teatro degli Astrusi verranno assegnati i Premi “Leccio d’Oro”; seguirà la presentazione della Vendemmia 2019 e della formella celebrativa nell’ambito del racconto “Il Brunello sul Palcoscenico Internazionale” introdotto da Luciano Ferraro – Corriere della Sera.

Domenica 23 Febbraio:
Ore: 10:00 – 18:00
Presso i due Chiostri si svolgerà la degustazione degli operatori del settore e dei privati in forma di walk around tasting con la presenza dei produttori

Lunedì 24 Febbraio: 
Ore: 10:00 – 18:00
Presso i due Chiostri si svolgerà la degustazione degli operatori del settore e dei privati in forma di walk around tasting con la presenza dei produttori 

MODALITA’ DI ACCREDITO ALLA MANIFESTAZIONE

OSPITI E PRIVATI

Ricordiamo che è attivo il sistema di acquisto online a €40 del biglietto di ingresso alla manifestazione attraverso la home page del sito del Consorzio, www.consorziobrunellodimontalcino.it per i privati che intendano partecipare al Benvenuto Brunello. L’ utente privato potrà registrarsi per una delle giornate dell’evento (sabato 22, domenica 23, lunedì 24 febbraio). 

Sistema di accredito degli operatori  (ACCESSO GRATUITO) tramite biglietteria online per le giornate di Domenica 23 e Lunedì 24 Febbraio.
Il sistema di accredito online per gli operatori del settore che intendano partecipare al Benvenuto Brunello, consente l’ingresso gratuito esclusivamente agli operatori che fanno parte di una delle seguenti categorie italiane o straniere (per n.2 persone a P.IVA.), la cui veridicità sarà controllata scrupolosamente per il Consorzio dal gestore del servizio Vivaticket.  Saranno ammesse le seguenti categoria:  
Grande distribuzione/cash & carry/discount
Enoteca/winebar
Dettagliante alimentare/bar
Grossista/import-export/agente
Ristorante/hotel/catering

Gli operatori di settore possono registrarsi tramite la home page del sito del Consorzio del Brunello di Montalcino, indicando la preferenza della giornata di visita (domenica o lunedì).

Nella speranza di incontrarvi a Montalcino durante almeno uno dei giorni di anteprima vi invito a non attendere troppo per le richieste di accredito e l'acquisto dei ticket in quanto gli ingressi sono a numero chiuso.

F.S.R.
#WineIsSharing


giovedì 30 gennaio 2020

Bevo dunque sono - Buoni propositi da Wine blogger e Winelover

Nei meandri dell'editoria enoica, anni fa trovai un libro che, a giudicare da titolo e prefazione, prometteva di coniugare la passione per il vino ad un approccio più introspettivo e filosofico del bere: “Bevo dunque sono” di Roger Scruton. L'autore di questo vero e proprio eno-manifesto ci ha lasciati pochi giorni fa ma le sue parole sono e resteranno sempre attualissime.

Quella scritta da Scruton è definita da egli stesso una “guida filosofica al vino” ma, sia chiaro, l'intento dell'autore non è di certo quello di illudere il lettore con la promessa che il vino possa agevolare l'ascesi filosofica. È, altresì, interessante quanto un punto di vista così colto, erudito e consapevole, si “riduca”, in fin dei conti, a qualcosa di accessibile a tutti e, soprattutto, di pienamente condivisibile. Secondo Scruton, infatti, il vino può e deve essere <<usato per ravvivare la conversazione e quest’ultima sia civile ed estesa a tutti», ponendosi come catalizzatore emozionale, capace «di collocare l’amore e il desiderio a una distanza» tali «che permette di discuterne>>.
Bevo dunque sono - Roger Scruton
L'Amore, il desiderio e il vino cos'hanno in comune secondo voi? La pulsione, quella spinta interiore che non si comprenderà mai nella sua complessità, eppure ci sembra ciò che di più semplice e naturale esista quando scorre nelle vene dell'anima.
Vi scrivo di questo, non perché sono impazzito o tanto meno perché ho bisogno di inculcare in voi chissà quale pensiero pseudo filosofico, bensì perché il vino è, troppo spesso, imbrigliato da meri tecnicismi e, io stesso, mi ritrovo schiavo impotente di dogmi e paradigmi in certi contesti imprescindibili per farsi valere, per poter dire la propria. Lungi da me pensare che la tecnica, in degustazione, come nel far vino, non conti come base per poi poter dire la propria fuori dagli schemi, ma, forse, questo approccio, spesso, iper-razionale al vino ci sta facendo perdere il punto di vista più importante in termini enoico come nella vita: l'emozione.
Il vino, per R. Scruton, «irradia il senso dell’Io, si rivolge all’anima, non al corpo, e pone domande formulabili solo in prima persona e nella lingua della libertà:”Che cosa sono io? Come sono? Dove sto andando?”. M’invita a fare il punto della situazione, a ricapitolare i fatti del giorno e a prendere le decisioni che stavano aspettando questo momento di calma» è strumento dinamico e vivo per avviare un percorso esistenziale originale, unico per ognuno di noi, che non veda come obiettivo la risposta a tutti questi retorici quesiti, ma possa agevolarci e coadiuvarci nel vivere in maggior sintonia con noi stessi e gli altri.
Il vino è di tutti! Continuo a sostenerlo in ogni maniera possibile e per quanto scontata sia questa affermazione, non lo è così tanto il riscontro in una realtà che vede sempre più questo meraviglioso acceleratore di socialità e veicolo di cultura, come qualcosa di troppo circoscritto ad una nicchia di esperti ed addetti ai lavori. Eppure, per molti di noi, ora grandi enoappassionati o addetti ai lavori - senza contare i produttori - non è forse da un bicchiere di vino che è nato tutto? Da una passeggiata in vigna? Da una chiacchierata con un nonno vignaiolo? Mille possono essere stati i motivi grazie ai quali il vino è entrato nelle nostre vite, ma proprio per la facilità con la quale ci ha fatti innamorare perché non usare quest'esperienza a favore di chi potrebbe non aver la fortuna di incontrarlo, più o meno casualmente, sul proprio cammino? Parliamone, confrontiamoci, rispettiamo profondamente la componente tecnica, ma non prescindiamo la sfera emozionale e antropologica di cui il vino deve essere intriso.
Questo potrebbe essere uno dei buoni propositi di chi ama il vino non credete? Riportare le persone in cantina, ma ancor più in vigna, sarebbe un sogno ed è più che giusto continuare a provare a creare eventi e manifestazioni che vadano in tal senso, ma sarebbe utopistico pensare di poter ricondurre la democraticità del vino a questo, in quanto il suo posto è sulle tavole di chiunque sia capace di intendere e di volere, quindi di scegliere e di non assecondare scelte indotte inculcate dall'eno-guru di turno.
Il vino, quello vero, non è troppo costoso, astruso o difficile da apprezzare per quelli che “Io non so niente di Vino, te lo dico!”... è proprio l'inverso! Il vino buono, sia esso fatto in Trentino da uve Enantio o in Sicilia da Perricone o da Merlot e Sauvignon ovunque vogliate, se fatto con coscienza e rispetto sarà in grado di essere compreso e apprezzato da chiunque, quindi che la curiosità sia il vero motore che vi spinge alla ricerca di una realtà da scoprire o di una bottiglia da stappare.
Il mio non è un inno al bere -semmai lo fosse sarebbe al bere meglio in termini di quantità, qualità e modalità - ma è piuttosto un grazie a tutti coloro che hanno saputo stimolare la mia curiosità fino a spingermi a fare delle vigne, delle cantine e del vino il fulcro delle mie giornate e della mia vita da ormai 15 anni. 
Dopo anni di studio e di  ricerca continuo a pensare che un approccio più emozionale, meno statico e iper-pragmatico, sia ancora oggi il modo più opportuno per vivere il vino senza rischiare di cadere nel baratro della noia. Detto questo, più si impara più si può godere di ogni singola sfaccettatura di questo meraviglioso mondo, in quanto il sapere è sicuramente un ottimo mezzo per arrivare all'emozione enoica più pura.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 27 gennaio 2020

Nebbiolo Prima 2020 - I migliori assaggi di Barolo, Barbaresco e Roero e le considerazioni sulle annate

Si è appena conclusa la 25° edizione dell'anteprima mondiale dei vini Barolo, Barbaresco e Roero promossa dall'Albeisa - Unione Produttori Vini Albesi.
È un onore per me essere stato confermato anche quest'anno fra i cinquanta i partecipanti provenienti da tutto il mondo – giornalisti, wine blogger e Master of Wine – che si sono riuniti ad Alba per degustare en primeur: Barolo Docg 2016 e Riserva 2014, Barbaresco Docg 2017 e Riserva 2015 e Roero Docg 2017 e Riserva 2016.
Un totale di 306 vini delle 221 cantine aderenti alla manifestazione, degustati in 4 sessioni di assaggio capaci di delineare i profili di annata molto differenti fra loro.
A questo proposito vi riporto alcuni dati tratti dai report dei tecnici Albeisa sulle singole annate in degustazione, con alcune mie considerazioni emerse dai miei sopralluoghi in vigna durante le annate in oggetto negli areali di riferimento e, ovviamente, dagli assaggi fatti in occasione di questa edizione di Nebbiolo Prima.
anteprima barolo barbaresco roero nebbiolo prima
Annata 2014 (in anteprima: Barolo Riserva Docg)
Una delle annate più prematuramente denigrate del nuovo millennio. Nonostante la difficile interpretazione di un andamento climatico che ha imposto una gestione agronomica complessa e accorta rispetto al controllo e al contenimento di peronospora e oidio l'annata si è dimostrata più performante del previsto.
La 2014 è da considerarsi, generalmente, un'annata fresca e piovosa ma la primavera è stata precoce con temperature al di sopra della media stagionale, favorendo un leggero anticipo sul ciclo vegetativo del Nebbiolo.
Al netto delle precipitazioni abbondanti, non tanto nel numero di giorni di pioggia quanto nella sommativa pluviometrica innalzata da picchi dovuti a vere e proprie bombe d'acqua, le ore di luce e le temperature medie si sono distribuite in modo omogeneo durante tutta la stagione, dall'inverno alla vendemmia.
Indubbia la variabilità delle singole zone e sottozone che nel 2014 è stata enfatizzata dai fenomeni atmosferici critici a macchia di leopardo. Questi esiti climatici hanno, sicuramente, messo in risalto sia le condizioni pedoclimatiche più favorevoli che la sensibilità del vignaiolo/produttore nel comprendere in vigna prima (sfogliando e diradando quanto e dove necessario) e in cantina poi (con un'oculata gestione delle macerazioni e degli affinamenti in legno) un'uva sana. Tendenzialmente l'areale del Barolo è stato avvantaggiato da una piovosità fino a 3 volte inferiore a quella registrata nell'areale del Barbaresco.
Un'annata indubbiamente complessa che, proprio per questo, gode di maggiori picchi capaci di mettere in evidenza il garbo del singolo produttore nell'interpretare i propri vigneti.
I vini assaggiati in questa edizione di Nebbiolo Prima sono stati molto pochi, in quanto ad essere presentato era il Barolo Riserva e, per quanto sia stata rivalutata la potenzialità di questa annata, è comprensibile la scelta di molti produttori di non azzardare con permanenze in legno troppo ostinate atte alla produzione delle Riserve.

Annata 2015 (in anteprima: Barbaresco Riserva Docg)
A differenza della 2016, nella 2015 la concomitanza delle abbondanti nevicate invernali e di una primavera anticipata molto mite ha portato all'anticipo del ciclo vegetativo, con un germogliamento anticipato di qualche settimana. Un vantaggio sui tempi "classici" che si protrae per tutta l'annata. Importanti le piogge di maggio a inizio giugno, che si arrestano, poi, nel finale del mese e sono assenti per tutto luglio. Le temperature estive registrate sono al di sopra della media, con picchi ben oltre i 30°C (in alcune zone si sono raggiungi i 40°C). A fare la differenza, oltre alle singole condizioni pedoclimatiche e all'altitudine dei vigneti, è stato l'approccio agronomico del vignaiolo/produttore nella gestione della parete fogliare, specie in zone con esposizioni sud e sud-ovest nelle quali il rischio di “scottatura” e di surmaturazioni era notevole. Con un'oculata gestione della vegetazione e della produzione la maggior parte dei produttori degli areali di Langhe e Roero (eccetto chi ha subito grandinate a spot) è riuscita a portare in cantina (con leggero anticipo) uve sane e mature, con un buon equilibrio fenolico-tecnologico.
In generale il livello qualitativo dei Barbaresco Riserva assaggiati è alto, integri nel frutto, capaci di mantenere un buon nerbo e dai tannini ben definiti e affatto grevi. Per quanto mi riguarda, ho apprezzato in modo particolare i vini capaci di unire all'indubbia struttura e alla suadenza dei tannini una maggior percezione di freschezza non facile da riscontrare in questa annata, con una conseguente agilità di beva che non lede, bensì implementa il potenziale di longevità.

Annata 2016 (in anteprima: Barolo Docg e Roero Riserva Docg)
Il Nebbiolo è uno dei varietali dal ciclo vegetativo più lungo (uno dei primi a germogliare e uno degli ultimi ad essere raccolti) e nel 2016 questo ciclo è stato ancor più dilatato in termini temporali.
Gennaio e la prima parte di febbraio sono stati miti con scarse precipitazioni, mentre verso la fine di febbraio e per tutto marzo le temperature si sono abbassate e sono arrivante le piogge che hanno fornito una buona riserva idrica al terreno in previsione della stagione più calda. Il freddo primaverile ha ritardato la ripresa vegetativa. Abbassamento delle temperature che ha rappresentato un vantaggio, date le copiose piogge in primavera che avrebbero potuto creare non pochi problemi in termini patologie della vite. Un ritardo prettamente fenolico che ha accompagnato la pianta fino alla fine dell'estate. Le pochissime grandinate e un settembre ottimale hanno permesso una vendemmia sana e di notevole qualità, con un buon equilibrio sempre più raro fra maturazione fenolica e tecnologica. I Barolo assaggiati in anteprima confermano una qualità media molto alta e una maggior freschezza rispetto alle 2015. Pur essendo un'annata giocata sulle finezze e sull'armonia, sono percettibili le peculiarità dei singoli cru con maturità di frutto spinta acida differenti. In generale ho constatato molta integrità di frutto e un profilo organolettico in linea con ciò che rientra nel mio ideale di Barolo; tannini molto fitti e definiti; pochissimi gli assaggi che hanno mostrato lievi surmaturazioni e sovrasatrutture.
Continuo a dubitare di alcune interpretazioni che vanno a surclassare lo spettro aromatico del Nebbiolo che in un'annata così equilibrata poteva donare grande eleganza e un'espressività molto classica del varietale ma, al contempo, è palese siano sempre meno le realtà orientate verso un Barolo troppo “ruffiano”.
Per quanto concerne i Roero Riserva 2016, ottimo equilibrio e buona prontezza di riflessi nonostante la grande attitudine all'evoluzione in bottiglia che questa annata ha concesso anche ai vini del Roero. Areale che si dimostra sempre più in linea con le necessità di incontrare vini più garbati e snelli, in grado di non indurre ostacoli alla beva e, al contempo di non ledere il potenziale di longevità.

Annata 2017 (in anteprima: Barbaresco Docg e Roero Docg)
Un'annata che ricordiamo per il caldo, la siccità e la terribile gelata di aprile che, però, si è dimostrata più clemente del previsto dapprima “dati alla mano” e successivamente attraverso gli assaggi fatti a Nebbiolo Prima. 
Non si può negare che anche le Langhe siano state condizionate dall'andamento climatico della 2017, che si è rivelata come una delle più precoci, eppure il connubio fra condizioni pedoclimatiche e un varietale come il Nebbiolo ha permesso ai vignaioli langhetti e, in particolare a quelli dell'areale del Barbaresco, di portare in cantina uve dal potenziale inaspettato.
Un inverno mite con poche nevicate e una primavera con qualche pioggia e temperature sopra la media stagionale che ha anticipato il germogliamento. Anticipo che riscontriamo lungo tutte le fasi del ciclo vegetativo del Nebbiolo.
Tutti ricordiamo la preoccupante gelata di fine aprile che abbattutasi in tutta l’Italia, causando danni da gelo che però, nelle Langhe, hanno interessato unicamente i fondovalle e le parti più fresche dei versanti collinari, risparmiando quasi tutte le zone storicamente vocate alla viticoltura, delineando dei confini ideali verso i quali è bene porre la dovuta attenzione. Da maggio in poi è arrivato il caldo e con esso la scarsità di pioggia che da un lato ha garantito ottime condizioni fitosanitarie e, quindi, ha ridotto la necessità di trattamenti, ma dall'altro ha portato nel proseguo della stagione ha picchi di calore che sono arrivati fino ad interrompere l'attività vegetativa/fotosintetica della vite. A differenza delle altre annate calde, però, l'escursione termica giorno-notte registrata in Langa si è dimostrata più importante dando sollievo alla vite.
Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre è tornata la pioggia che ha riequilibrato, almeno in parte, la dotazione idrica degli acini ormai abbondantemente invaiati.
Un settembre ideale, con temperature in linea con la media stagionale e notti molto fresche, ha garantito una maturazione più lenta che ha riportato il ciclo vegetativo in linea con le tempistiche classiche (185 giorni) e ha permesso un ottimo sviluppo del grappolo, specie sotto il profilo polifenolico delle uve del Nebbiolo, che vanta un ciclo vegetativo medio – lungo.
Nonostante l'estate calda e siccitosa, le gradazioni alcoliche rientrano nei range medi del Barbaresco e a stupire sono stati i pH in linea con quelli di annate ben più fresche. L'acidità totale non è da considerarsi alta, ma garantisce il giusto bilanciamento strutturale – specie nei Barbaresco – atto a conferire nerbo e longevità ai vini prodotti nel 2017.
Le 2017 del Roero manifestano un buon equilibrio strutturale e, in generale, possono considerarsi lievemente più maturi dei coevi Barbaresco. I tannini risultano più pronti e la beva gode già di buona dinamica. Condizioni che non ne pregiudicheranno la longevità, ma privilegiano un consumo che da qui a 5 anni permetterà di goderne al massimo.
degustazione alla cieca nebbiolo prima
Durante le 4 sessioni di assaggi rigorosamente alla cieca è emersa una qualità media molto alta, al netto delle differenze fra denominazioni, annate e interpretazioni del singolo produttore. Per questo la mia ideale selezione di vini per questa edizione è stata definita secondo criteri di valutazione orientati alla ricerca del rispetto dei seguenti fattori:
- espressività varietale: profilo organolettico coerente con le peculiarità varietali;
- pulizia: nitidezza aromatica e di sorso;
- freschezza: capacità di mantenere una percezione di freschezza e di integrità di frutto in funzione dell'annata;
- struttura: equilibrio strutturale nel rispetto dell'annata con una maturità di frutto buona ma mai eccessiva e un tenore alcolico in linea con la media;
- dinamica: capacità di manifestare una buona agilità di sorso grazie ad un percettibile equilibrio acido-strutturale;
- profondità: sorso sospinto in lunghezza da un buon nerbo che non lesini materia e una chiosa saporita;
- texture: trama tannica fitta e definita che non funga da ostacolo alla beva e che sia coerente con l'espressività del singolo cru.
- armonia: equilibrio espressivo di tutte le componenti del vino, nel rispetto della singola annata.

Tra gli assaggi fatti in anteprima a Nebbiolo Prima 2020 i seguenti si sono dimostrati, alla cieca, quelli più in linea con i miei criteri di selezione, con le dovute differenze territoriali e d'annata:

Roero 2017

Careglio Roero DOCG 2017 - Baldissero d'Alba

Cornarea Roero DOCG 2017 - Canale

Ponchione Maurizio Roero DOCG 2017 Monfrini - Govone

Deltetto 1953 Roero DOCG 2017 Gorrini - S. Stefano Roero

Battaglino Fabrizio Roero DOCG 2017 Colla - Vezza d'Alba


Barbaresco 2017

Albino Rocca Barbaresco DOCG 2017 Montersino - Alba

Alessandro Rivetto Barbaresco DOCG 2017 Montersino - Alba

Adriano Marco E Vittorio Barbaresco DOCG 2017 Sanadaive - Alba

Cascina Luisin Barbaresco DOCG 2017 Asili - Barbaresco

Socré Barbaresco DOCG 2017 - Barbaresco

Giuseppe Cortese Barbaresco DOCG 2017 Rabajà - Barbaresco

Montaribaldi Barbaresco DOCG 2017 Sorì Montaribaldi - Barbaresco

Negro Giuseppe Barbaresco DOCG 2017 Gallina - Neive

Briccogrilli-Battaglio Barbaresco DOCG 2017 - Neive

Bera Barbaresco DOCG 2017 Serraboella - Neive

Nada Giuseppe Barbaresco DOCG 2017 Casot - Treiso

La Ganghija Di Enzo Rapalino Barbaresco DOCG 2017 Giacosa - Treiso

Mustela
 Barbaresco DOCG 2017 Barbaresco DOCG 2017 Karmico - Treiso

Rizzi Barbaresco DOCG 2017 Pajorè - Treiso

Ada Nada Barbaresco DOCG 2017 Valeriano - Treiso

Ca' Del Baio Barbaresco DOCG 2017 Vallegrande - Treiso


Roero Riserva 2016

Pace Roero Riserva DOCG 2016 - Canale

Lorenzo Negro Roero Riserva DOCG 2016 S. Francesco - Monteu Roero

Deltetto 1953 Roero Riserva DOCG 2016 Braja - S. Stefano Roero

Cascina Chicco Roero Riserva DOCG 2016 Valmaggiore - Vezza d'Alba


Barbaresco Riserva 2015

Produttori Del Barbaresco Barbaresco Riserva DOCG 2015 Muncagota - Barbaresco

Punset Barbaresco Riserva DOCG 2015 Basarin - Neive

Molino Barbaresco Riserva DOCG 2015 Ausario - Treiso

Piazzo Comm. Armando Barbaresco Riserva DOCG 2015 Nervo Vigna Giaia - Treiso


Barolo Riserva 2014

Franco Conterno Barolo Riserva DOCG 2014 Bussia - Monforte d'Alba

Gigi Rosso
 Barolo Riserva DOCG 2014 Arione Riserva dell'Ulivo - Serralunga d'Alba


Barolo 2016

La Carlina Barolo DOCG 2016 - Grinzane Cavour

Bruna Grimaldi 
Barolo DOCG 2016 Badarina - Serralunga d'Alba

Principiano Giuseppe
 Barolo DOCG 2016 Boscareto - Serralunga d'Alba

Brovia Barolo DOCG 2016 Brea Vigna Cà Mia - Serralunga d'Alba

Tenuta Cucco Barolo DOCG 2016 Cerrati - Serralunga d'Alba

Boasso Franco Barolo DOCG 2016 Gabutti - Serralunga d'Alba

Palladino Barolo DOCG 2016 Parafada - Serralunga d'Alba

M.Marengo Barolo DOCG 2016 Brunate - La Morra

Oddero 
Barolo DOCG 2016 Brunate - La Morra

Burzi Alberto
 Barolo DOCG 2016 Capalot Vecchie Viti - La Morra

Crissante Alessandria Barolo DOCG 2016 Del Comune di La Morra - La Morra

Poderi Marcarini Barolo DOCG 2016 La Serra - La Morra

Rizieri 
Barolo DOCG 2016 - La Morra

Dosio
 Barolo DOCG 2016 - La Morra

Aurelio Settimo 
Barolo DOCG 2016 Rocche dell'Annunziata - La Morra

Renato Ratti
 Barolo DOCG 2016 Rocche dell'Annunziata - La Morra

Rocche Costamagna 
Barolo DOCG 2016 Rocche dell'Annunziata - La Morra

Abbona Marziano
 Barolo DOCG 2016 Cerviano-Merli - Novello

Piazzo Comm. Armando 
Barolo DOCG 2016 - Novello

Rattalino Massimo
 Barolo DOCG 2016 Trentaquattro34 - Novello

Abrigo Giovanni
 Barolo DOCG 2016 Ravera - Novello

Giacomo Grimaldi 
Barolo DOCG 2016 Ravera - Novello

Réva 
Barolo DOCG 2016 - Più comuni

Morra Diego
 Barolo DOCG 2016 Monvigliero - Verduno

Alessandria Fratelli Barolo DOCG 2016 Monvigliero - Verduno

Castello Di Verduno Barolo DOCG 2016 - Verduno

Burlotto Comm.G.B.
 Barolo DOCG 2016 Acclivi - Verduno

Barale Fratelli 
Barolo DOCG 2016 Castellero - Barolo

460 Casina Bric Barolo DOCG 2016 Bricco delle Viole - Barolo (Campione da botte)

Virna Borgogno Barolo DOCG 2016 Sarmassa - Barolo

Cavalier Bartolomeo Barolo DOCG 2016 Altenasso o Garblet Sue' o Garbelletto Superiore - Castiglione Falletto

Cavallotto 
Barolo DOCG 2016 Bricco Boschis - Castiglione Falletto

Roccheviberti Barolo DOCG 2016 Rocche di Castiglione - Castiglione Falletto

Monchiero F.lli 
Barolo DOCG 2016 Rocche di Castiglione - Castiglione Falletto

Fenocchio Giacomo Barolo DOCG 2016 Villero - Castiglione Falletto

Le Cecche
 Barolo DOCG 2016 Bricco San Pietro - Monforte d'Alba

Simone Scaletta Viticoltore 
Barolo DOCG 2016 Bricco San Pietro Chirlet - Monforte d'Alba

Fenocchio Giacomo 
Barolo DOCG 2016 Bussia - Monforte d'Alba

Fogliati Barolo DOCG 2016 Bussia - Monforte d'Alba

Josetta Saffirio Barolo DOCG 2016 Del Comune di Monforte d'Alba - Monforte d'Alba

Sordo Giovanni
 Barolo DOCG 2016 Perno - Monforte d'Alba

Questa lista è frutto di 4 intensi giorni di assaggi alla cieca per i quali ringrazio i produttori dell'Albeisa e, in particolar modo, i Sommelier che hanno prestato servizio in sala degustazione fornendo un supporto encomiabile a noi degustatori.
Come di consueto, la mia selezione non vuole rappresentare alcuna classifica, bensì vuole fungere da punto di partenza per un ulteriore approfondimento mio e di chi vedrà nei miei suggerimenti una linea guida da seguire in toto o in parte.
Per quanto si possa essere esperti degustatori e si possa trovare il metodo più performante per affrontare gli oltre 70 assaggi giornalieri (concentrati in poche ore), reputo obiettivamente rispettoso valutare queste prime impressioni avute in anteprima come spunti di ricerca incondizionati ai quali far seguire nuovi assaggi durante i prossimi mesi e, soprattutto, visite nelle vigne e nelle cantine delle cantine che hanno meritato maggior attenzione. Anche quest'anno sarà mia premura tornare in Langa più volte in modo da poter confermare o confutare la mia lista di assaggi non solo attraverso le degustazioni ma anche e, soprattutto, verificando l'approccio produttori e il lavoro di ogni singola realtà citata.

F.S.R.
#WineIsSharing

domenica 26 gennaio 2020

Il global warming sta cambiando il gusto del vino

Negli ultimi anni ho scritto molto di global warming e degli effetti già tangibili e potenziali sulla viticoltura italiana e internazionale ma in questi giorni in cui non si parla d'altro che delle tematiche ambientali, grazie alla vera e propria crociata portata avanti dalla sedicenne attivista svedese Greta Thunberg, non potevo che tornare a porre l'attenzione su alcuni degli aspetti legati al surriscaldamento globale.
Partirò riprendendo un discorso avviato qualche anno fa in questo wine blog, grazie allo studio di una nota ricercatrice che neanche a farlo a posta viene proprio dalla Svezia ed è, quindi, conterranea della giovanissima Greta Thunberg.
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 "Per colpa dei cambiamenti climatici il vino potrebbe non avere più lo stesso sapore!"

Sono queste le parole della professoressa Kimberly Nicholas, docente della Lund University (in Svezia), che hanno sconvolto l'opinione enoica qualche anno fa, ma che continuano a far riflettere sulla situazione a breve e lungo termine non solo della componente agronomica del produzione di vino mondiale, ma anche degli aspetti prettamente enologici e gustativi.
Secondo la professoressa K. Nicholas, infatti, le componenti gustative del vino ed in particolare di quello prodotto con vitigni come Chardonnay e Pinot Nero (lo studio è stato improntato specificatamente su questi due varietali di riferimento in quanto tra i più diffusi al mondo e utilizzati sia per la vinificazione "ferma" che per la spumantizzazione) stanno già assumendo connotazioni differenti a causa dell’innalzamento delle temperature. Sempre secondo lo studio della professoressa svedese, le nazioni più “a rischio” sono proprio quelle mediterranee come Italia e Spagna, nonché la vicina Francia, in quanto in queste aree climatiche l'uva sta arrivando a maturazione sempre più velocemente e i viticoltori fanno fatica a riconoscere quale sia il momento migliore per la vendemmia per via di un gap sempre più ampio fra maturazione fenolica e tecnologica.

Con l’aumento delle temperature, il rapporto desiderato tra acidità e zuccheri (glucosio e fruttosio), sicuramente auspicabile per ottenere vini armonici e di pregio, tende ad arrivare prima del “dovuto”. Ne consegue che il gusto ottimale, o meglio, quello che siamo soliti aspettarci da quel determinato varietale potrebbe arrivare prima o addirittura non arrivare affatto, in quanto una maturazione più repentina potrebbe cambiare per sempre i sapori e gli aromi ai quali eravamo abituati. Ovviamente parliamo di proiezioni future e di cambiamenti minimi, che probabilmente solo i degustatori più esperti potranno notare, ma una cosa che sarà sotto gli occhi di tutti (nel vero senso della parola) sarà il colore, che potrebbe acquisire tonalità diverse, sempre a causa della maturazione più rapida.

In sintesi la tesi è la seguente: l'innalzamento delle temperature - anche detto global warming - in molte delle più importanti zone vinicole del mondo potrebbe deviare il gusto tipico di quello specifico vitigno. A un aumento della temperatura segue un aumento proporzionale del contenuto di zuccheri nell’uva e un accumulo meno equilibrato di composti chimici utili all'espressione varietale così come la si è conosciuta in passato. Ovviamente, all'aumento degli zuccheri corrisponderà un innalzamento dell'alcool durante la fermentazione. Inoltre la temperatura influenza i composti/precursori, presenti in tracce, che creano gli aromi, essenziali per la nostra percezione del gusto. I viticoltori, potrebbero cercare di adattarsi a questi cambiamenti, cambiando l'orientamento dei filari e/o adottando sistemi di potatura e una gestione della parete fogliare atti a mettere più in equilibrio la vite e a creare più ombra sui grappoli, fino addirittura ad arrivare a spostare un vigneto più a nord o più in alto, cosa che, però, presume un cambiamento radicale di condizioni pedoclimatiche che potrebbe non giovare al “prodotto finale”.
Gli esiti dei cambiamenti climatici stanno portando quindi a:
- nascita di nuovi areali vitivinicoli a latitudini che non ne permettevano lo sviluppo fino a qualche lustro fa. La Gran Bretagna ne è un esempio;
- aumento dei vigneti irrigui anche in zone dove l'irrigazione non era diffusa;
- spostamento dei vigneti a quote più elevate o utilizzo di vitigni/cloni differenti in zone considerate storicamente vocate per altri varietali;
- riconsiderazioni nei confronti delle basse rese per ettaro (in alcuni areali, per determinati vitigni e con determinati obiettivi enologici), delle densità d'impianto e delle conduzioni agronomiche tese ad una maggior concentrazione;
- aumento della richiesta di vitigni PIWI e studi più approfonditi sulla resistenza della vite alle più comuni patologie, a causa dell'aumento delle stress delle piante dovuto anche agli episodi climatici critici indotti dai cambiamenti climatici (es.: annate troppo calde e siccitose, bombe d'acqua e gelate tardive).

Se per quanto concerne l'inquinamento sappiamo già di essere in terribile ritardo e di dover fare qualcosa nel modo più concreto e rapido possibile forse è giunta l'ora di rivalutare alcune pratiche agronomiche ed enologiche e di puntare alla salvaguardia del vino, e in particolare di quello italiano, avendo una visione più ampia e rispettosa possibile. E quando parlo di rispetto mi riferisco al rispetto per l'ambiente vigna, al rispetto per la vite nei sui equilibri e nella sua potenziale e naturale longevità, rispetto per l'uva prodotta e, quindi, per il vino che si andrà a produrre cercando di interpretare ogni annata in maniera oculata e sensibile. Sarà, quindi, indispensabile valutare al meglio i sistemi di allevamento più appropriati non solo sulla base dell'esperienza passata, ma anche in base ai risultati ottenuti negli ultimi anni; sarà importante condurre studi più approfonditi sulle pratiche agronomiche più adatte alla salvaguardia dell'equilibrio della pianta; andranno riconsiderate (in alcuni areali) la densità di impianto e le rese, nonché la gestione delle pareti fogliari e, soprattutto, del suolo. Questo perché l'espressività dei varietali e le condizioni di stress della vite non sono aspetti derivanti esclusivamente dai cambiamenti climatici, bensì fanno parte di una serie di variazioni che partono proprio dall'approccio vitivinicolo che è notevolmente mutato negli ultimi 60 anni, in favore di una viticoltura di qualità che, però, si dimostra - spesso - pi soggetta agli esiti del global warming, specie se si considera la tendenza sempre più sostenibile della gestione dei vigneti (almeno nel nostro paese).

Va da sè che il tema del gusto è secondario, in termini di sostenibilità, nei confronti delle dinamiche agronomiche che stiamo affrontando e dovremo affrontare in maniera sempre più seria per correre ai ripari là dove sarà possibile, ma è bene considerare anche effetti così diretti e tangibili dei cambiamenti climatici per sensibilizzare il più grande numero possibile di individui.


In conclusione, riuardo ai "cambiamenti del gusto del vino", di certo ce ne sono e ce ne saranno, ma credo che, ad oggi, il clima - per quanto, profondamente, incidente - sia ciò che ha influito meno in termini diretti, sull'espressione dei varietali. A cambiare sono stati - come già accennato sopra - cloni, obiettivi agronomici ed enologici e questi cambiamenti non credo cesseranno. In fondo, le differenze sono proprio ciò che rende il mondo del vino - e non solo - così affascinante e divertente per noi instancabili e curiosi appassionati, no?!

F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 25 gennaio 2020

I produttori italiani sanno fare squadra! Basta con i soliti luoghi comuni!

Girovagando incessantemente per vigne e cantine italiane mi sono spesso ritrovato ad ascoltare discorsi che suonavano più o meno così “noi italiani non sappiamo fare gruppo, mentre i francesi sì!”; “in Italia c'è troppa invidia tra produttori!”; “Se solo fossimo più uniti saremmo più bravi dei francesi!”.
Ecco, questi sono solo alcuni dei luoghi comuni meramente italici in puro stile “mors tua vita mea”, ma è davvero così? In Italia manca lo spirito di aggregazione? I produttori italiani evitano di parlar bene dei “dirimpettai”, elogiando solo i propri vini? Forse un tempo era così per via di un retaggio socio-culturale legato alla rivalsa e all'emancipazione del singolo, ma ciò che vivo ogni giorno, specie nei miei tour territoriali in cui riesco a raggruppare più produttori è una situazione ben differente!
associazioni vignaioli
Sarà per l'avvento delle nuove generazioni, sarà per una maggior apertura anche dei decani del vino che grazie ad eventi e social network hanno una maggior facilità di confronto con i propri colleghi, ma la realtà è che in Italia, oggi, lo spirito dei produttori sta cambiando.
A testimoniarlo è la nascita continua di piccole associazioni tra vignaioli che fa seguito all'esempio più luminoso e ben riuscito di aggregazione fra produttori italiani rappresentato dalla FIVI.
Il saggio e lungimirante Henry Ford diceva: “Ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo.”
Sono proprio queste le parole a cui penso ogni volta che mi ritrovo seduto allo stesso tavolo di un numero importante di produttori che decidono di fare squadra. 
In un'Italia enoica in cui il tessuto vitivinicolo è formato principalmente da piccole e medie realtà, spesso a conduzione familiare, è fondamentale cercare nell'aggregazione quella massa critica che da sola, la singola cantina, non potrebbe mai avere. Non parlo solo in termini di numeri, bensì di forza comunicativa, di potenziale di crescita e di confronto con delle dinamiche che non necessariamente siano comuni a tutte le entità coinvolte in un “gruppo” di produttori. L'aggregazione è un momento di crescita fondamentale che all'Italia del vino è mancato per troppi anni ma che, oggi, sembra vivere una fase di grande slancio. Ho avuto modo di stendere ideali statuti associativi, di lavorare a decaloghi i quali punti mirassero a fissare gli obiettivi delle associazioni, ad elevare la qualità del lavoro del singolo in funzione di una sempre più positiva percezione di interi territori e, soprattutto, ho avuto l'onore di moderare tavole rotonde che poco hanno a che fare coi moti carbonari in quanto nulla hanno da nascondere ma molto hanno da mostrare e dire. Alcuni dei più luminosi esempi sono associazioni di vignaioli legati dall'appartenenza ad una specifica sottozona, distretti bio uniti dalla volontà di lanciare un messaggio di sostenibilità e rispetto del territorio o reti d'impresa territoriali finalizzate a valorizzare più espressioni di uno stesso areale facendo della diversità un valore aggiunto fondamentale. Ne cito alcune: i Vignaioli  Montepulciano, la rete d'impresa Vite in Riviera, Bianchello d'Autore, Generazione Vulture, Cirò Revolution o gruppi di produttori capaci di arrivare al riconoscimento di una Doc e alla nascita di un consorzio come quelli delle Terre di Pisa.
Ne prossimi mesi e nei prossimi anni ne nasceranno molte altre, non ho dubbi a riguardo! Ciò che manca, a volte, è solo l'occasione di ritrovarsi, di confrontarsi e di valutare strade comuni.
Credo fortemente nelle associazioni fra produttori e nella nascita di piccole e grandi squadre di vignaioli capaci di apportare all'interno di un gruppo la propria singolarità al fine di crescere e migliorare in maniera coesa e congiunta. Una crescita che, insieme, abbrevia notevolmente i propri tempi, permettendo di giungere a conclusioni decisive in maniera più sicura e ponderata. E' per questo che nei miei viaggi cerco sempre di contemplare incontri con più produttori finalizzati alla possibilità di conoscere in maniera più approfondita quel determinato areale ma anche alla stimolazione di una maggior consapevolezza di gruppo, fondamentale per fare step in avanti sia come singolo che come movimento territoriale.
Il tutto senza pestare i piedi alle attività consortili, là dove si siano costituiti consorzi di tutela  virtuosi, realmente attivi e propositivi come ce ne sono - per fortuna - tanti in Italia.
cena con produttori vino
Scrivo questo pezzo, che poco ha a che fare con le mie impressioni su tematiche enoiche specifiche e ancor meno su recensioni di cantine e vini, perché sin troppe volte ho ascoltato produttori e addetti ai lavori sostenere che in Italia non si possa fare squadra a causa di invidie e di un eccesso di individualismo, ma ciò che vedo girando l'Italia costantemente è che la realtà è tutt'altra! Basta davvero poco per creare qualcosa di grande insieme e mi piace pensare che i vignaioli italiani - specie le nuove generazioni - baseranno buona parte della propria crescita futura proprio sulla comprensione delle infinite potenzialità dell'aggregazione e del valore della diversità. Tutto questo, però, potrà dare risultati coerenti e costanti solo e soltanto se alla base di ogni forma associativa ci sarà il rispetto in senso stretto e in senso lato.

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 23 gennaio 2020

L'anfora da vino Pallò - Intervista all'artigiano Massimo Carbone e a due enologi che lo utilizzano

Nel mio incessante girovagar enologo ho avuto modo di visitare centinaia di vigneti e cantine, ma anche realtà che producono quegli "strumenti" che permettono a chi produce vino di lavorare in vigna e in cantina secondo la propria idea agronomica ed enologica.
Pochi mesi fa ho avuto modo di visitare una piccola realtà artigiana dell'Impruneta, patria toscana e italiana della terracotta. Ad aspettarmi nel suo piccolo laboratorio c'era Massimo Carbone, giovane ma esperto "fornacino" ideatore e creatore del Pallò, una particolare anfora da vinificazione e affinamento. Ero rimasto così colpito dall'assaggio di alcuni vini prodotti da questo vaso vinario che la curiosità di comprenderne a pieno la natura mi ha spinto fino al luogo in cui nascono.
anfora vino pallò massimo carbone
Condivido con voi la chiacchierata emersa dal confronto con Massimo Carbone riguardo l'anfora da vino "Pallò":

- Come mai la scelta di dedicarvi alla produzione di Anfore da vino?
Sono ormai 27 anni che creo, completamente a mano, Anfore e Orci, ma la scelta di dedicarmi alla produzione di Anfore da vino nasce, come le più belle cose, un po’ per caso: tutto ebbe inizio durante una cena con gli amici di una vita, io “fornacino” e loro vignaioli. Fu proprio durante quell’innocua cena che, insieme ad Enrico Giovannini socio dell’azienda Agricola Ottomani, nacque l’idea di realizzare, un Orcio dove far fermentare e affinare il loro vino. 
Nasce così il primo Orcio frutto di attente riflessioni e confronti studiato come vaso vinario che unisse la tradizione millenaria dell’Impruneta al vino di eccellenza. 
anfore vino terracotta impruneta
- Con quali materiali vengono prodotte e come?
Le nostre Anfore vengono prodotte esclusivamente con terra di Impruneta, in quanto questa terra presenta caratteristiche peculiari e non sarebbe errato sostenere che la nostra argilla è definibile come biologica per natura essendo estratta da cave limitrofe ad aree boschive incontaminate ed è la stessa terra dove crescono le vigne del chianti classico. 
Ogni Giara la realizzo completamente a mano con l’antica tecnica del “Colombino”: 15 cm al giorno, senza uso di macchinari, stampi o calchi in gesso semplicemente con terra; acqua, aria, fuoco e la mia esperienza. Nascono così le mie Anfore, “pezzi unici”, tutte diverse l’una dall’altra, come lo sono sempre i lavori fatti esclusivamente a mano.
- Perché le vostre anfore sono diverse dalle altre?
Materia, cultura, esperienza. Queste sono le basi su cui si fonda il nostro credo.  Entrando nello specifico per materia intendiamo il fatto di avere un’argilla di partenza con caratteristiche tecniche uniche al mondo, quale una porosità contenuta, buona inerzia termica, e una scarsa presenza di moti convettivi dovuti a cariche elettrocinetiche. Per quanto riguarda l’aspetto culturale Impruneta è storicamente definita come la patria dell’Orcio in Terracotta di qualità, non a caso le grandi casate nobiliari commissionavano i manufatti per conservare le loro pregiate derrate alimentari (olio, vino, cereali etc. ) Infine l’esperienza acquisita attraverso le numerose collaborazioni con Università, e professionisti del vino, unita alla mia competenza trentennale, divengono strumenti fondamentali per garantire l’eccellenza che il mercato del vino, sempre più esigente, richiede. 
ancora vino terracotta impruneta
- Cos'è il Pallò?
Pallò è equilibrio!
Prima di tutto è un progetto che nasce dallo studio dell’equilibrio delle forze energetiche, equilibrio, che in natura viene raggiunto con la forma sferica, vediamo l’atomo, pianeti, etc. Nasce così la sfida di realizzare a mano una giara in terracotta di Impruneta di forma sferica. 
Ecco perché Pallò riduce drasticamente le "forze elettrostatiche", provocando così "moti convettivi" che interagiscono in direzione opposta alla naturale sedimentazione.  
Pallò è innovativo oltre che per la forma per il sistema brevettato di chiusura in terracotta. La naturale proprietà della terracotta di Impruneta, unita ad una particolare lavorazione dello strato interno, permette inoltre di raggiungere una percentuale di scambio d’ossigeno simile alla ceramica e confrontabile a quella della botte di legno. Abbiamo anche studiato e sviluppato un supporto rotativo in acciaio inox che permette a Pallò la rotazione di 180°. Questo strumento contribuisce alla semplificazione di tutti i procedimenti di pulizia di cui la giara necessita. Con Pallò abbiamo raggiunto i massimi livelli in termini di praticità, design ed evoluzione del vino, rispettando le nostre antiche tradizioni in Terracotta. 
sostegno botti vino
A conferma del lavoro svolto da Massimo Carbone e dell'efficacia del Pallò eccovi le opinioni di tecnici e produttori che hanno utilizzato questa tipologia di anfora in terracotta:

- Il Dr. Enologo Stefano Parisi parla degli effetti dell'anfora sul vino in vinificazione e in affinamento.
In fase di vinificazione le Giare di Massimo Carbone consentono una micro-ossigenazione confrontabile a un contenitore in legno, prevenendo eventuali riduzioni e garantendo una buona co-pigmentazione tra componenti fenoliche. Nello specifico esse permettono al vino, ancora in fermentazione, una naturale dissipazione di calore che ne consente un andamento fermentativo a temperature costanti e non eccessive.
Durante la fase di maturazione/affinamento la terracotta di Impruneta usata da Massimo Carbone garantisce una micro-ossigenazione paragonabile a un contenitore di legno, il che garantisce una polimerizzazione e complessazione fenolica ottimale per i vini da lunga macerazione. Tali vini, infatti, esprimono una mineralità territoriale e sentori fruttati, propri del micro-clima e suolo di provenienza. 
La particolare realizzazione tecnica delle giare conferisce un buon isolamento termico, riducendo al minimo le interazioni tipiche dell’acciaio inox, in cui si hanno fenomeni attrattivo-repulsivi che possono interferire sulle cariche ioniche presenti in soluzione.
Aiuta in particolare quei vini con importanti concentrazioni flavonoiche, che necessitano di un affinamento prolungato, evitando la cessione di tannini aromatici dovuti all’uso del legno. 
Nell’ Anfora non si hanno nemmeno particolari contaminazioni micro-biologiche, tipiche del legno di più passaggi, perché sarebbe sufficiente una buona igienizzazione attraverso l’utilizzo di vapore acqueo ad alta pressione e temperatura per auspicarne l ‘assenza.
– Non solo bianchi macerati in anfora come da tradizione georgiana, ma anche e soprattutto rossi in Toscana. Marco Salvadori, enologo dell'azienda del Chianti Classico Casa Emma ci spiega le differenze percepite tra i vari vasi vinari. 
Casa Emma, inizia la sua esperienza con la vinificazione e affinamento in terracotta con la vendemmia 2018. Individua nel produttore Massimo Carbone con la sua specifica produzione di Pallò, che a parere nostro, risulta essere per quantitativo e forma la cosa più interessante enologicamente da provare su delle uve rosse, infatti hanno una capacita di 1000lt e una forma sferica ideale per un rapporto buccia mosto e per una lavorazione del cappello in fase fermentazione.
La nostra sperimentazione ovviamente è stata fatta con dei vini da uve Sangiovese, data l'idea di fare delle macerazioni piuttosto lunghe, abbiamo preso dei "Sangiovesi" che avessero raggiunto una maturità fenolica ottimale.
Le prime differenze in fase di vinificazione sono date dal fatto che il materiale terracotta mantiene piuttosto costante la temperatura di fermentazione della massa, perciò non abbiamo picchi di temperatura alta durante la fase fermentativa più concitata, questo porta ad avere delle fermentazioni regolari, con i lieviti che nutriti bene non vanno mai in stress perciò non si vanno a formare composti solforati sgradevoli, in anche l'apporto di ossigeno è garantito dalla porosità della terracotta.
Con questi vasi vinari lavoriamo solo con follature, senza che ciò comporti deviazioni aromatiche dovute a uno stress del lievito per mancanza di ossigeno.
Lavorando cosi non abbiamo un'estrazione intensa concentrata nelle prime settimane, ma lenta e costante durante tutto il periodo di vinificazione potendo così fare delle macerazione più lunghe, durata a noi circa 3 mesi.
Inoltre, i vini dell'annata 2018 vinificati nei Pallò risultano essere dei vini decisamente molto più limpidi dei compagni vinificati in acciaio.
Non abbiamo ad oggi dati certi, ma da una prima ricerca, risulta che l'argilla usata per la fabbricazione delle vaso vinario interagisca con il vino portando a una sedimentazione più reattiva rispetto alle vasche costruite con materiale inerte. Dal punto di vista analitico i vini in Pallò risultano avere una brillantezza maggiore rispetto a vini vinificati in acciaio.
In fase di affinamento, forse dovuta alla dimensione, non abbiamo riscontato problemi di ossidazione, perciò la porosità si è dimostrata perfetta per il quantitativo di vino nell'anfora, inoltre la forma sferica facilita i movimento circolare delle fecce fini se si ritiene opportuno lavorare in tal senso.
Degustandolo, di questo vino vengono fuori gli aromi fruttati tipici del terroir su cui sono coltivate le uve, come se la terracotta avesse la capacità di esaltare tutte quelle caratteristiche delle zona di produzione, ovvero questa riesce ad amplificare le note vegetali oltre alle fruttate caratteristiche delle annate, consolidando le scelte dell'enologo in base a una maturità tecnologica.
casa emma vino anfora
Come già capitato in passato, è per me fondamentale condividere con appassionati e, soprattutto, tecnici e vignaioli le novità che incontro durante le mie visite in cantina al fine di mettere a disposizione di chi legge le esperienze enoiche che reputo più interessanti. 
macerazione anfora vijno
Ringrazio Massimo Carbone, Francesca Fontanelli e gli enologi che hanno condiviso con me la loro esperienza personale con il Pallò.
Per maggiori informazioni riguardo il lavoro della Massimo Carbone Winejars vi invito a contattare direttamente Massimo tramite il sito: winejars.it.

F.S.R.
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