venerdì 28 febbraio 2020

Prowein annullato e Vinitaly 2020 posticipato!

Rettifica dell'articolo pubblicato il 28 febbraio 2020:
Il Prowein è stato annullato e rimandato all'anno prossimo, mentre il Vinitaly è stato posticipato.
Per quanto concerne il Prowein non sono ancora state comunicate le nuove date mentre il Vinitaly ha emesso un comunicato stampa (che trovate qui) che vede la fiera del vino più importante d'Italia aprire i suoi battenti il 14 giugno e chiudere i cancelli il 17 giugno.


prowein vinitaly 2020 coronavirus
Chi segue questo wine blog e i miei canali social avrà notato la mia volontà di non strumentalizzare in alcun modo gli eventi legati al Corona Virus per ottenere una becera e fittizia visibilità di contenuti che andrebbero solo e soltanto ad incrementare quest'ondata di sensazionalismo e negativismo che rischia di mettere in ginocchio interi paesi e, in particolare, l'Italia.
Durante le anteprime toscane, però, ho sentito dare già per spacciate (cancellate) le due principali manifestazioni enoiche mondiali e, quindi, ho ritenuto opportuno condividere quelli che sono gli ultimi comunicati in linea temporale riguardo l'apertura delle due principali fiere del vino mondiali. Ovviamente, vi invito a prendere questi comunicati come notizie in divenire in quanto le decisioni degli enti fieristici di riferimento potrebbero cambiare con l'evolversi della situazione relativa al covid-19 in Italia e in Germania.

Dal centro organizzativo della Prowein le prime notizie sono "confortanti", tanto che non sembrano esserci molti dubbi riguardo l'apertura delle porte dell'importantissima fiera del vino di Düsseldorf nella data prevista del 15 marzo (fino al 17 marzo). Sono oltre 1.600 gli espositori italiani e più di 1.500 quelli francesi, mentre si divideranno gli altri ca. 4000 stand produttori e aziende di 60 paesi (62 con Italia e Francia). Gli organizzatori fanno sapere che le norme e gli accorgimenti in termini di sicurezza sanitaria saranno ai massimi livelli, assicurando a produttori e avventori un perfetto svolgimento della fiera.
Rettifica del 29-02-2020
Dal sito del Prowein si apprende che l'evento viene posticipato a data da destinarsi.
Le ragioni sembrano da addursi  all'evoluzione negativa dello stato di emergenza legato al Corona Virus nell'area della Renania Settentrionale-Vestfalia, tra le più colpite dal contagio in Germania e alle pressioni dei produttori europei che temevano, a ragion veduta, un flop della manifestazione in termini di affluenza.
In Italia la situazione sembra essere altrettanto positiva e la notizia che sta più a cuore a tutti ai produttori e agli addetti ai lavori italiani è, ovviamente, quella relativa al Vinitaly, da 54 edizioni l'evento più atteso al mondo in campo enoico.
Beh, anche il Vinitaly si dovrebbe tenere, come da programma, da domenica 19 a mercoledì 22 aprile. La decisione è stata presa di comune accordo con il presidente della regione del Veneto, Luca Zaia, e con il sindaco di Verona, Federico Sboarina.

A rassicurarci è stato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere: «Siamo consapevoli delle difficoltà del momento e dell'immagine distorta dell'Italia percepita all'estero, ma siamo persuasi che l'emergenza rientrerà consentendoci di organizzare regolarmente la manifestazione, che rappresenta il traino per il vino italiano nel mondo. Il mondo del vino italiano già in passato ha dato un segnale positivo di svolta. Veronafiere è convinta che, anche in questa occasione, il settore potrà contribuire alla ripresa della nostra economia e a rilanciare un clima di fiducia nel Paese».
Sono certo che anche l'ente fieristico veronese saprà fornire tutte le informazioni, i servizi e gli accorgimenti necessari per rendere il prossimo Vinitaly sicuro e fruibile dagli avventori nazionali e internazionali. Non è da escludere, però, la defezione di molti ospiti stranieri, indotta da una comunicazione fuorviante e deleteria dei media italiani e esteri. Quindi possiamo aspettarci uno slittamento dell'evento se le defezioni di produttori e operatori dovessero prevedersi ingenti.

Ad onor del vero, se queste due grandi fiere sembrano non voler cedere il passo alla paura e alla disinformazione, è pur vero che molte manifestazioni hanno dovuto far fronte ad una potenziale débâcle in termini di pubblico e di adesioni, procrastinando gli eventi anche di diversi mesi.
La speranza è quella che l'allarme rientri e l'allarmismo svanisca con la stessa rapidità con la quale è cresciuto, perché l'Italia è un paese sicuro e il vino italiano, sono certo, mostrerà quanto questo comparto sia in grado di far fronte a qualsiasi evenienza, a testa alta e con la positività e la propositività che da sempre l'ha contraddistinto.
Il mio consiglio è quello di tenervi informati tramite gli organi preposti a dare informazioni concrete e attendibili riguardo la situazione sanitaria nazionale e la reale entità del Covid-19, senza lasciarsi prendere dal panico e cercando di non alimentare questa sorta di isteria di massa che sta facendo molti più danni del virus stesso.

Ovviamente, dato che non si esclude che le date del Prowein e del Vinitaly possano cambiare di qui a poco, vi invito anche a tenervi aggiornati tramite i siti delle due fiere del vino più importanti al mondo.
F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 25 febbraio 2020

I migliori vini assaggiati all'anteprima del vino Nobile di Montepulciano 2020

Si è da poco conclusa l'Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano 2020 durante la quale ho avuto modo di assaggiare le nuove annate delle aziende presenti.
Nello specifico sono stati presentati:
Vino Nobile di Montepulciano 2017 e Riserva 2016, il Rosso di Montepulciano 2018, nonché gli altri vini prodotti nell'area di Montepulciano.
Come capita sovente in quest'area non tutti i produttori hanno ritenuto opportuno presentare le annate “richieste”, in quanto ancora indietro in termini di affinamento in bottiglia e, quindi, meno performanti in tema di espressività e piacevolezza.
nobile di montepulciano migliori

Per quanto concerne la 2017 le 5 stelle assegnatele mi preoccupavano molto dato l'andamento climatico dell'annata e le peculiarità pedoclimatiche generali di gran parte dell'areale del Nobile di Montepulciano. Eppure, devo ammettere che gli assaggi fatti hanno evidenziato un buon equilibrio acido-strutturale e un'ottima risposta di piante e terreni che hanno scongiurato nella maggior parte dei casi situazioni di stress idrico. Il lavoro dei vignaioli nella gestione della parete fogliare e nella ponderazione dei diradamenti, unitamente alla loro sensibilità nello scegliere l'epoca di raccolta ha permesso a molti produttori di non eccedere in surmaturazioni e di evitare quasi nella totalità degli assaggi evidenti “cotture”.
Della 2016 è già stato detto tanto se non tutto e gli assaggi ne hanno confermato il grande equilibrio ed una certa classicità da tempo non più riscontrata nel calice.
Partirò, però, con la più recente 2018 che nonostante alcune difficoltà iniziali si è dimostrata un'annata di sicuro appeal specie per i vini più giovani, dando origine a Rossi di Montepulciano fruttati, armonici,schietti e molto predisposti alla beva ma per nulla scontati.

Ecco gli assaggi più convincenti dell'Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano 2020:

Rosso di Montepulciano 2018

Rosso di Montepulciano - Podere le Caggiole Tiberini: frutto croccante, bello slancio, buona dinamica di beva e finale ematico rendono questo Rosso coerente con l'annata e con le mie esigenze di palato nei riguardi dei rossi di Montepulciano.

Rosso di Montepulciano - Le Berne: un rosso intrigante, intenso, che alla grande agilità di beva abbina una sensazione materica di livello superiore e una texture tannica molto raffinata.

Rosso di Montepulciano - il Il Macchione: artigianalità non significa necessariamente imprecisione e questo rosso lo dimostra evidenziando una nitidezza rara nell'espressività varietale e nella proposizione al palato. Davvero buono.

Rosso di Montepulciano - Croce di Febo: coerente con l'annata per freschezza di frutto e agilità di beva. Un vino succoso, spigliato, divertente che, però, non dimentica le proprie origini nella trama tannica e nella chiosa minerale.

Nobile 2017

Nobile - Romeo: nelle ultime annate non sempre mi è parso in linea con i miei canoni di ricerca espressiva, ma questa 2017 ha riportato il Nobile di Romeo nei ranghi dei migliori nobili. Un vino che ricorda il passato strizzando l'occhio alla contemporaneità che solo i vini artigianali sanno mostrare in maniera così spontanea e priva di forzature.

La Spinosa – Il Molinaccio: ormai una garanzia nella capacità di gestire il vitigno principe dell'areale con garbo e sensibilità anche nelle annate più complesse. Una freschezza inattesa tende il sorso accompagnando il palato fino alla chiosa minerale e saporita.

La Colombarbia: nitido nel varietale, di buon equilibrio acido-strutturale, con una tessitura tannica fitta, presente, ma per nulla sgarbata.

Tenuta Sant'Agnese – Fanetti: un naso per nulla ostentato nel frutto, che mostra una certa classicità. Anche la beva vanta un'allure d'altri tempi che rende questo rosso un tuffo in tempi che furono ma, a volte, - per fortuna - ritornano.

Riserva e selezioni 2016

Amore mio – Croce di Febo: una Riserva che fa sa fare la Riserva! L'annata permette grande armonia al naso e un equilibrio raro nel sorso che si distende con fare forte e sicuro ma senza lesinare tensione. Il tannino è giustamente indietro ma molto meno che nella precedente annata. Già di buona beva, ma dalla prospettiva luminosa.

La Poiana – Il Molinaccio: il vino che mi fece comprendere, per primo, le potenzialità di questa piccola realtà e che, anche in questa annata, si conferma capace di mostrare un'espressività varietale che in pochi possono aspettarsi dalle proprie vigne a Montepulciano.

Riserva – Le Berne: precisione e coerenza per una Riserva in cui il territorio, il varietale e la mano del produttore danzano all'unisono.

Riserva – Boscarelli: se si vuole comprendere quanto tradizione e visione contemporanea possano andare a braccetto a Montepulciano questa realtà potrebbe tenere a riguardo una Lectio Magistralis e questo vino potrebbe fungere da esempio pratico di quanto passato e presente possano concordare, specie in annate così equilibrate.

Selezioni e/o altre annate

Filai Lunghi 2016 – Fattoria La Talosa: mai assaggiato un Filai Lunghi così buono! Elegante, longilineo eppur così fiero di sé dal naso al sorso che chiude ematico, ferroso, saporitissimo. Il tannino levigato agevola l'abbrivio della beva.

Messaggero 2016 – Montemercurio: un'anteprima dell'anteprima, per un Nobile stilisticamente impeccabile, che coniuga forza e finezza in maniera evidente ma garbata.

SorAldo 2016 – De'Ricci: la crescita dell'azienda negli ultimi anni è palese e questo SorAldo, complice l'annata favorevole, attesta quanto si stia lavorando per valorizzare l'espressione territoriale attraverso il rispetto del varietale. Intensità ponderata, sorso pieno ma agile, tannino già ben integrato.

Uscite ritardate

Le Caggiole 2016 – Poliziano: dopo anni di stop questo vino tornò con l'annata 2015 che si presentò in grande forma alla scorsa anteprima, ma la 2016 rappresenta già un ulteriore step in termini di armonia ed equilibrio. Elegante e profondo.

Palazzo Contucci 2015 – Contucci: l'unione dei due cru aziendali si traduce in un Nobile equilibrato ma di netta e distinta personalità. Elegante, dal tannino fitto e dalla chiosa saporita. Due anime che si incontrano, si fondono e danno origine a qualcosa di nuovo che prende il meglio di entrambe e lo fa proprio, esprimendone nuovi punti di vista e nuove prospettive.

Riserva 2014 – Il Macchione: l'accostamento della parola "riserva" e dell'annata "2014" possono - a ragion veduta - rappresentare, nella maggior parte dei casi, un vero e proprio ossimoro, ma non è questo il caso! Un vino che non manca di nulla con uno spettro organolettico completo e con la giusta complessità che si confà ad una Riserva. Dall'annata sceglie di prendere solo il meglio: la dinamica di beva.

Fossatone Riserva 2013 – Tiberini: l'approccio al naso è introverso, come tutti i vini di Luca Tiberini. Bastano un paio di boccate d'aria per aprirsi in tutta la sua espressività varietale ancora priva di segni di cedimento. Il sorso è intenso e slanciato, corre è in piena spinta ma non scivola via, si trattiene ad interloquire con ogni singola papilla gustativa sino alla chiusura che lascia una bocca per nulla contratta dal tannino e già pronta al prossimo sorso.

Il livello dei vini presentati in questa Anteprima è sicuramente interessante e si percepisce un lieve fermento in questa denominazione che può e deve rialzarsi da anni di stasi e di scelte poco opportune.
Il filotto di buone annate che i produttori di Nobile andranno a presentare nelle future 3 anteprime fa ben sperare in una crescita continua sia in termini di qualità che di valorizzazione del brand territoriale che per storia e vocazione merita di tornare tra le più importanti denominazioni del vino italiano.

F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 21 febbraio 2020

Premio alla comunicazione del vino italiano - Vinoway Wine Selection 2020

Nel mio approccio al mondo del vino e alla comunicazione ho sempre cercato di mantenere un profilo basso, portando avanti il mio operato con incessante curiosità e profonda passione. L'ho fatto con un forte senso etico e con rispetto, senza mai alzare i toni e privilegiando la narrazione e la condivisione delle mie impressioni e sensazioni personali, rifuggendo da compromessi poco edificanti e mere operazioni di marketing.
Mi piace pensare che questo approccio al mondo del vino a 360° mi abbia permesso di continuare ad essere letto e seguito nonostante l'avvento di nuove figure nell'ambito della comunicazione sul web e sui social e di ricavarmi una nicchia di interesse in un settore in cui è facile farsi notare con episodici exploit ma non lo è avere coerenza e continuità a lungo termine.
premio francesco saverio russo vinoway

Eppure ancora mi stupisco quando mi arrivano email come quella che vi riporto qui di seguito:
"Carissimo Francesco Saverio,
Sono felice di comunicarti che, a seguito della riunione della Commissione Premi di Vinoway Italia, da me diretta in data 20.12.2019, verrai premiato durante la Cena di Gala della Vinoway Wine Selection 2020, in programma il prossimo 11 Maggio presso Castello Monaci Salice Salentino (LE), per aver contribuito a dare lustro al grande patrimonio vitivinicolo Ti verrà conferito il “Premio alla Comunicazione del Vino Italiano”.

Congratulandomi con te e augurandoti il meglio

Un Caro Saluto
Il Presidente di Vinoway Italia
Davide Gangi"

Negli anni ho ricevuto alcuni importanti riconoscimenti per il mio lavoro, ma quello assegnatomi da Davide ha un valore e un sapore diverso, speciale! Perché? Perché è assegnato da colleghi e da una commissione mista di personalità che rappresentano in toto il comparto vino e questo mi lusinga e mi fa ben sperare per un futuro in cui la cooperazione e la coesione tra le varie anime dell'enosfera rappresenteranno i principi di un'evoluzione comunicativa.

Riceverò il premio durante la IV edizione della Vinoway Wine Selection (11-12 Maggio 2020), a Castello Monaci - Salice Salentino (LE).
La manifestazione avrà in programma per l'11 Maggio la Cena di Gala con spettacolo e premiazioni delle Migliori referenze dei Vini Bianchi, Rossi, Rosati e Passiti Italiani, mentre per il 12 Maggio parteciperò ad un convegno che avrà l'obiettivo di creare un confronto tra produttori, giornalisti, Istituzioni, addetti ai lavori e winelovers. Nella stessa giornata si potrà partecipare ad interessanti masterclass e, ovviamente, si potranno assaggiare i vini selezionati presso i banchi d'assaggio.

Ringraziando nuovamente Vinoway per il riconoscimento accordatomi e per la stima dimostrata nei miei confronti, non mi resta che darvi appuntamento nella meravigliosa Puglia, a Castello Monaci, l'11 e il 12 Maggio per vivere questo esclusivo evento enoico insieme.

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 20 febbraio 2020

Pietrantiche - I maestri delle volte in cantina

Il mio habitat sono è fatto di vigne e cantine, ormai lo sapete! Paesaggi stupendi, plasmati dal saggio lavoro dell'uomo e strutture in cui il frutto di quel lavoro viene trasformato sapientemente al fine di regalarci qualcosa di cui bere, gioire, discutere. Qualcuno un tempo mi disse "andiamo in vigna perché le cantine sono tutte uguali... vista una le hai viste tutte!" ma quella persona aveva ragione solo in parte perché, se è vero che vasche e botti non sono romantiche quanto la vitale terra e i rigogliosi filari, è altrettanto vero che esistono cantine di rara bellezza capaci di immergerci in atmosfere senza tempo.
E' proprio visitando una di queste suggestive cantine che, per un intreccio di coincidenze e conoscenze, mi sono imbattuto in due persone - padre e figlio - che per lavoro donano bellezza ai luoghi del vino a me tanto cari.
pietrantiche palmanova
Parlo di Germano Corubolo e di suo figlio Alex di Pietrantiche, un'azienda a conduzione familiare che, con passione, costanza e impegno è riuscita a rendere uniche cantine e locali dedicati al vino in tutta Italia e non solo.
Vi riporto qui di seguito un estratto della nostra chiacchierata riguardo la loro attività unica nel panorama nazionale e internazionale, confidando possa essere utile a produttori, addetti ai lavori e appassionati che, come me, stanno pensando di dare lustro a piccoli o grandi locali in cui il vino possa riposare al meglio:

-Cos'è Pietrantiche?
 E’ un ditta artigiana composta dal titolare Germano Corubolo - mio padre - che dal 1979 lavora in edilizia e in particolare dal 1997 produce volte in mattone.
"Fare le volte" è iniziato quasi per caso, da una richiesta per una taverna ed ora, oltre a un lavoro e’ diventata una passione a cui dedica tutto il suo tempo.
Gira l’ Italia a fotografare le vecchie volte fatte dai nostri nonni e antenati, con una maestria e tecnica che lasciano a bocca aperta. Ne è risultato un archivio enorme, da consultare, diviso per localita’ e tipicita’ che permette di sviluppare progetti nel rispetto della tradizione.
Dal 2014 sono entrato in azienda io, Alex - il figlio - che seguendo le orme di mio padre, hao cercato di portare un tocco di innovazione grazie all’uso di programmi 3D per la progettazione architettonica, la realizzazione di render e l’uso della fresa per la modellazione.
cantine cecchi volte

-Cosa fa Pietrantiche?
 Soffitti a volte in mattone per cantine, barricaie, sale di degustazione, taverne di qualsiasi dimensione e, non ultima, la progettazione architettonica dell’intero locale (pilastri, nicchie, capitelli, sottoscala, mensole, riquadri di porte e finestre, pozzi ecc...).
Il particolare e unico sistema di precostruzione permette di realizzare volte di qualsiasi dimensione (crociere di mt. 12 x 14.5, cupole da mt. 24 di diametro), di qualsiasi forma architettonica e rivestite con qualsiasi tipo di materiale. Inoltre è possibile realizzare le volte anche solo come forma architettonica da rasare e pitturare.
Le volte in cemento sono accompagnate da una relazione di calcolo redatta da nostro ingegnere.
Tutte le nostre realizzazioni sono uniche ed esclusive.
Oltre che nei nuovi edifici, Pietrantiche ha ideato un nuovo sistema per poter inserire le volte nei locali già costruiti, con soffitto esistente, con difficoltà di accesso.(ingressi piccoli, cantine con scale impervie o da raggiungere con ascensore)
Viene fatto il rilievo dell’ esistente con un nuovo strumento (Disto 3D  Leica), che restituisce una serie di punti in 3D, che inseriti in un programma (Rinocheros), permettono di realizzare un disegno esecutivo con precisione millimetrica.
Per la modellazione del materiale alleggerito usiamo una fresa a controllo numerico.
rendering pietreantiche

-A chi sono indirizzati i servizi e i prodotti di Pietrantiche?
 Ai produttori di vino per cantine, sale di degustazione, barricaie; ai professionisti del vino, agriturismi, ristoranti, Wine bar, enoteche e per i privati che vogliono trasformare la loro cantinetta, il loro ripostiglio o, persino, un semplice garage in un affascinante ed esclusivo locale per la loro passione enoica.
costruzione cantine vino

-Dove opera Pietrantiche?
 In tutta Italia, in Europa e in tutto il mondo.
cantina enoteca

-Alcuni esempi di lavori svolti in cantine italiane?
Az. Agr. Val Delle Rose, Grosseto;
Azienda vinicola Tommasi Wine, Valpolicella;
Podere Casisano, Montalcino;
Az. Agr. Giusti Dal Col, Nervesa della Battaglia;
Soc. Agr. Pieve di Santo Stefano, Lucca;
Az. Agr. Corvezzo, Cessalto;
Az. Agr. Benazzoli, Pastrengo;                                   
Tovaglieri, Golasecca;
Az. Agr. Pescaja, Cisterna d'Asti;
Az. Agr. Ronc dai Luchis, Faedis;  
Soc. Agr. tenuta Monterosola, Volterra;
Cantina Al Rocol, Ome’;
Ristoranti:
Scaligeri, Sirmione;
Le Dune, Mariano del Friuli;
Agriturismo Alba del Borgo, Fidenza;
Agriturismi:
Agriturismo Sant’Egidio, Aquileia;
Agriturismo Alba del Borgo Fidenza;
Agriturismo Casasola Carlino;                                                                                   
Centro Olistico Mandala Tre Querce, Volterra;
E altre innumerevoli taverne, sale e cucine per privati.
cantina pietrantiche

-Cosa può fare per i privati appassionati di vino Pietrantiche?
Trasformare qualsiasi locale esistente tipo cantinetta, taverna, ripostiglio, sottoscala, corridoio o garage in un affascinante ed esclusivo locale, senza tempo.
Sviluppare dei render tecnici realistici di possibili soluzioni architettoniche per poter scegliere la migliore soluzione estetica.
Suggerire oltre a consigli estetici anche pratici, come isolamenti, raffrescamenti, ventilazione naturale e aereazione.
Consulenza con persone che hanno in mano la materia e sanno di cosa parlano.
cantina ipogea
-Quali sono le differenze di tempistiche e costi fra i due prodotti?
Generalmente il nostro lavoro è molto rapido e questo permette alle aziende di non dover bloccare interi e fondamentali locali di cantina per troppo tempo.
Le volte installate a cielo aperto in locali in costruzione senza soffitto sono formate da pannelli  in cemento che vengono montati come un “ puzzle “ .
Si possono installare mediamente 100 mq. di soffitto al giorno.
Nei locali esistenti di difficile accesso, abbiamo ideato dei pannelli in alleggerito, da  incollare direttamente al soffitto. Riempendo tutto il volume tra i mattoni ( sotto della volta ) e il solaio, creando anche un notevole isolamento termico/acustico.
Con questo sistema si possono montare mediamente 25 mq. al giorno.
Il costo dell’ alleggerito è più alto di circa il 40/50% rispetto ai pannelli in cemento.
Ogni lavoro deve essere preventivato “ad hoc”, in quanto le varianti sono innumerevoli.
La finitura estetica delle due soluzioni e’ identica


Come avrete notato, in questo wine blog, nel corso degli anni, ho avuto modo di ospitare realtà di ogni settore correlato al vino, con l'obiettivo di contestualizzare l'unicità del lavoro di molti artigiani italiani e di aziende leader nei loro comparti all'interno del mio diario enoico in cui i vignaioli e i loro vini hanno e avranno sempre la priorità.
Ciò che mi ha stupito di Germano ed Alex è stata, sin da subito, la loro grande caparbietà e la volontà di raccontare a più persone possibile l'unicità del loro lavoro.
Per questo vi invito a dare un'occhiata ai loro lavori nel sito: www.pietrantiche.it.

Ringrazio Germano Corubolo e suo figlio Alex per il tempo dedicatomi e per la precisione delle informazioni condivise.

F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 14 febbraio 2020

Il Durello dei Monti Lessini - Vitigno e territorio perfetti per la spumantizzazione

Negli ultimi anni, in Italia, si sta assistendo ad un notevole incremento della spumantizzazione e, parallelamente alle produzioni più note e importanti in termini commerciali e di massa critica, stanno emergendo piccole realtà molto interessanti. Se è vero, quindi, che questa tendenza alla spumantizzazione in ogni areale con "ogni" vitigno - spesso, non così idonei alla produzione di queste tipologie di vini - sta portando alla produzione di vini non sempre qualitativamente interessanti, è pur vero che mai come in questi ultimi anni si sono manifestate le condizioni ideali per far emergere la qualità degli spumanti prodotti in areali storicamente dediti alla produzione di vini metodo Martinotti e metodo classico.
durello spumante
E' proprio per fare chiarezza in questo "mare magnum" con le bollicine che quest'anno mi sto dedicando a dei focus orientati verso selezioni particolari e fra queste spicca quella dedicata ai vini spumanti e rifermentati in bottiglia da vitigni autoctoni. Durante i miei viaggi ho avuto modo di tornare in molti areali a me già noti ma con un punto di vista differente, data l'oggetto della mia ricerca. Tra questi areali, però, ce n'è uno che mi ha colpito particolarmente in quanto a vocazione pedoclimatica del territorio e per la predisposizione del varietale ivi allevato alla spumantizzazione. Parlo dei Monti Lessini e dell'uva Durella dalla quale si producono da anni spumanti metodo classico e metodo Martinotti chiamati genericamente “Durello”.
durello metodo classico
Il Durello – nel corso dell'articolo vi parlerò delle denominazioni che trovate attualmente in etichetta e di quelle che troverete a breve alla luce dell'ultimo cambio di disciplinare – è, senza dubbio, lo spumante da vitigno autoctono che ha destato maggiormente il mio interesse negli ultimi anni, rispecchiando in toto ciò che mi aspetto da una “bollicina”: freschezza, armonia e finezza alle quali si aggiunge un buon potenziale evolutivo.
A livello ampelografico siamo difronte ad un vitigno, la Durella, dotato di un'attitudine innata alla spumantizzazione in quanto capace di mantenere un livello di acidità totale (e in particolare di malico) altissimo anche a piena maturazione pur trattandosi di una varietà con un'epoca di racconta semi-tardiva (non è raro vedere ancora i grappoli appesi nelle pergole dei vigneti più alti della denominazione che oltrepassano i 600m slm ad ottobre inoltrato).
Questa possibilità di portare in cantina uve mature, con acidità che arrivano a toccare gli 11 g/l in alcuni casi, è fondamentale in quanto la Durella è un'uva dalla buccia abbastanza spessa e coriacea, con una buona dotazione tannica che in caso di raccolte premature rischierebbe di conferire note verdi e amare al vino ottenuto.

Se l'acidità è la dote primaria per ottenere una buona base spumante è altrettanto importante avere una buona struttura che permetta al vino di maturare al meglio sur lies e di evolvere altrettanto positivamente una volta effettuata la sboccatura dei metodo classico o l'imbottigliamento in caso dei Martinotti.
Una struttura che non deve essere alcolica, ma che può costituirsi attorno alla spina acida attraverso un buon estratto secco e in particolare una notevole componente minerale.
A conferire questo insieme di peculiarità e specificità agli spumanti base Durello è, indipendentemente dalle valutazioni della singola annata, il terreno per lo più di origine basaltica (quindi vulcanico) nel quale affondano le radici le viti di Durella.
Pendenze e altitudini con le relative forti escursioni termiche fanno il resto in termini di espressività aromatica: la Durella non ha una grande dotazione di precursori aromatici, eppure grazie a queste particolari concomitante pedoclimatiche e agronomiche, unitamente ad attente vinificazioni, riesce ad arricchirsi di profumi molto caratteristici in cui frutto, fiore e note marcatamente minerali danzano all'unisono.

Uno spumante giovane e alternativo: stuzzicante, dinamico, mai scontato, con un carattere vulcanico che lo rende unico al mondo.”
zonazione durello
In queste alte vallate situate tra le province di Verona e Vicenza la Durella da il meglio di sé, affondando le radici in terreni, ad Est, prevalentemente originati da prodotti vulcanici terziari con tessiture medie in superficie e più fini in profondità, non calcarei, con moderata disponibilità di acqua per le radici delle piante. Mentre nel resto dell'areale sono presenti (soprattutto nelle zone Mazzasetti e Sabbadori) anche suoli formatisi su substrato calcareo, a tessitura media, estremamente calcarei, moderatamente alcalini, con roccia calcarea compatta a partire da 50-80 cm di profondità.
Interessante è il lavoro di zonazione fatto dal consorzio del Durello che ha portato all'identificazione di 15 "cru":
Val Leogra
Monte di Malo
Trissino
Vestenanova
Cattignano
San Giovanni
Madarosa
Calvarina
Piani
Duello
Brenton
Santa Margherita
Agugliana
Chiampo
Arzignano

Non mi stupirei di trovare le UGA (unità geografiche aggiunte) in etichetta nei prossimi anni, al fine di dare ancor più identità territoriale ai singoli vini. Di certo sarebbe un messaggio importante nei confronti dei media, dei mercati e anche delle altre denominazioni.

Per quanto concerne il disciplinare di produzione, attualmente, il Durello spumante prevede un uvaggio o un taglio con un minimo di 85% di uva Durella, con possibili aggiunte di Chardonnay, Garganega, Pinot Bianco e Pinot Nero, ma molti dei produttori prediligono la purezza. Con la nuova modifica dei disciplinari di produzione le DOC sono diventate due:
  • Il Lessini Durello, cioè il metodo Martinotti (o charmat) ottenuto esclusivamente con la rifermentazione in autoclave.
  • Il Monti Lessini ottenuto da metodo classico con una permanenza sui lieviti per almeno 24 mesi; dai 36 mesi potrà fregiarsi della menzione riserva.
La volontà è quella di distinguere un vino più gioviale, fruttato, disinvolto come quello prodotto da metodo charmat da quello più elegante, strutturato, complesso e fine prodotto con metodo classico. Ciò che stupisce è la capacità della Durella di mantenere integre le proprie peculiarità varietali indipendentemente dai metodi, rendendo entrambi i vini molti riconoscibili per acidità e mineralità. Peculiarità che possono variare anche in base ai cloni e ai biotipi di Durella presenti nei vigneti, in alcuni casi, molto diversi fra loro.
uva durella cloni
In tema di biodiversità il piccolo areale dei Monti Lessini gode di grande integrità, con una buona presenza di boschi e prati, dove proliferano insetti predatori e impollinatori, nonché microrganismi indigeni che vivono in simbiosi con le piante. Elementi sempre più importanti per la salute del vigneto.
monti lessini areale vigne
Ho potuto valutare personalmente le caratteristiche territoriali e le specifiche varietali di cui sopra durante i miei tour nell'areale culminati qualche settimana fa con una vera e propria full immersion. Una serie di escursioni in vigna, visite in cantina, assaggi da vasca e bottiglia che, unitamente agli incontri di confronto con i produttori, mi hanno permesso di maturare un'ancor più solida convinzione riguardo la qualità del Durello e la sua unicità.
consorzio durello soave
Dalla lungimiranza e la tradizione di cantine pioniere come Casa Cecchin e Fongaro alla nouvelle vague di Tonello, Sacramundi, Tirapelle passando per interpretazioni distintive e ricercate come quelle dei vini di Bellaguardia, senza dimenticare l'apporto di realtà dedite alla produzione di  grandi vini bianchi fermi nei contingenti areali di Soave e Gambellara come Fattori, Sandro De Bruno, Gianni Tessari e Dal Maso.
cantine durello spumante
Se le piccole realtà stanno lavorando davvero di cesello, crescendo di anno in anno nella qualità e nei numeri (passando gradualmente dal Martinotti al Metodo Classico) le cantine cooperative come Cantina del Soave, Cantina di Monteforte e Cantina Vitevis hanno dimostrato di credere nel Durello e il loro apporto sarà fondamentale - purché si mantenga alta la qualità e si porti avanti una politica commerciale di valorizzazione del Durello - nel raggiungimento di una massa critica tale da poter far conoscere questo territorio e gli spumanti ivi prodotti in Italia e all'estero. Questo è lo step fondamentale per il Durello che vede oggi la propria regione d'appartenenza come principale mercato di riferimento.
metodo classico durell
Il Durello nelle due versioni Lessini Durello e Monti Lessini si sta giocando le sue carte e sono convinto che nei prossimi anni saprà ritagliarsi un ruolo di primaria importanza come nicchia d'eccellenza nel panorama spumantistico italiano e internazionale. Un ulteriore vantaggio è, senza tema di smentita, la possibilità impiantare ancora qualche ettaro di Durella in zone altamente vocate, il tutto mantenendo rese contenute (nonostante la generosità della pianta), alta qualità nella conduzione agronomica e altrettanto rispetto nell'approccio enologico.
In un'era in cui molti utilizzano in maniera impropria descrittori come "acido", "fresco",  verticale, "minerale" e "vulcanico" gli spumanti base Durella possono vantare una predisposizione naturale a soddisfare questi requisiti tanto amati e ricercati dai palati contemporanei.
produttori cantine durello

Il mio invito è quello a visitare l'areale dei Monti Lessini, andando a trovare alcuni dei produttori di Durello, al fine di rendervi conto della qualità dei vini che si stanno producendo in questa zona e del raro connubio fra tradizione e modernità che questi spumanti riescono a mostrare dalla vigna al bicchiere.

F.S.R:
#WineIsSharing


martedì 11 febbraio 2020

Spumanti e "frizzanti" da vitigni autoctoni - La mia area tematica e le mie masterclass all'Only Wine Festival 2020

Da qualche anno, ormai, collaboro con l'evento che, in assoluto, si è dimostrato più in linea con la mia ricerca enoica e la mia linea editoriale: l'Only Wine Festival.
Oltre a dare il mio contributo alla ricerca, alla valutazione e alla selezione delle "migliori 100 piccole cantine di giovani vignaioli/e", nelle ultime edizioni ho avuto l'onere e l'onore di poter gestire un'area tematica nella quale ospitare quei produttori che si sono distinti nella produzione di uno specifico genere di vino. La categoria cambia di anno in anno e per quanto concerne l'Only Wine Festival 2020 - che si terrà dal 4 al 6 Aprile, a Città di Castello - ho deciso di fare un po' di chiarezza nei meandri di quelle che in gergo vengono definite "bollicine". Scontato, penserete voi! E vi darei pienamente ragione, se non fosse per la mia volontà di restringere il campo solo agli spumanti e ai vini frizzanti (rifermentati in bottiglia e/o metodo ancestrale) prodotti con vitigni autoctoni. Questo perché, in un'era in cui la spumantizzazione ha preso piede, praticamente, in ogni areale vitivinicolo italiano - spesso in maniera sin troppo azzardata - è, a parer mio, fondamentale fare dei distinguo fra quei varietali che si prestano "naturalmente" alla produzione di vini metodo classico, metodo Martinotti e metodo ancestrale, nonché cercare di comprendere quali siano le condizioni pedoclimatiche ideali per raggiungere risultati d'eccellenza in queste particolari tipologie di vinificazione.
degustazioni only wine festival francesco saverio russo
Molto vi racconteranno i produttori che ho selezionato (pubblicherò la lista solo a pochi giorni dall'inizio del prossimo Only Wine Festival, come ogni anno) durante la manifestazione, facendovi assaggiare i loro vini nei banchi d'assaggio, ma se volete approfondire  sarà un piacere per me accogliervi alle mie due masterclass:

“SPUMANTI DA VITIGNI AUTOCTONI IN ITALIA – VIAGGIO ATTRAVERSO SPUMANTI METODO CLASSICO, MARTINOTTI E ANCESTRALE PRODOTTI CON VARIETALI AUTOCTONI ITALICI”
Vini in degustazione: 10 spumanti da vitigni autoctoni di varie regioni italiane Metodo Classico, Metodo Martinotti e Metodo Ancestrale.
degustazione saverio russo ony wine festival
Prenotazioni su: ticketitalia.com
“METODO ANCESTRALE, RIFERMENTATO IN BOTTIGLIA, COL FONDO… SCOPRIAMO INSIEME IL MONDO DELLE BOLLICINE NON CONVENZIONALI DA VITIGNI AUTOCTONI ITALIANI”
Vini in degustazione: 8 vini spumanti e frizzanti rifermentati in bottiglia da vitigni autoctoni di diversi areali italiani Metodo Ancestrale, Colfondo o Rurale.
Prenotazioni su: ticketitalia.com
Come sempre, le mie non saranno mere degustazioni guidate, bensì occasioni di condivisione e di confronto, con me e con i produttori, al fine di approfondire il più possibile la tematica in oggetto. Il tutto assaggiando delle selezioni di vini che confido possano stupirvi per unicità e qualità ma, soprattutto, per la loro identità varietale e territoriale.

Vi aspetto all'Only Wine Festival del quale trovate tutte le info qui: www.onlywinefestival.it.
Mentre per il programma completo delle degustazioni vi invito a consultare questo link: https://www.onlywinefestival.it/programma-degustazioni-e-speedwine/.


F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 10 febbraio 2020

Col Vetoraz - Togliere il nome "Prosecco" in favore del Valdobbiadene: un azzardo o una scelta azzeccata?

Chi bazzica da un po' questo wine blog sa della mia “lotta” contro la disinformazione che si è creata attorno al fenomeno “Prosecco”. Una battaglia che ha mirato principalmente a chiarire le differenze fra Docg e Doc e fra Prosecco “generico” e quel Prosecco Superiore che nasce nell'areale di Conegliano e Valdobbiadene e che porta con sé la dote della vocazione naturale e storica di quelle colline, da poco insignite del riconoscimento Unesco quali Patrimonio dell'umanità.
Come accennato in uno dei miei ultimi articoli sul territorio della DOCG del Prosecco Conegliano Valdobbiadene Superiore, c'è una realtà che ha preso una decisione drastica pur di cercare di fare chiarezza riguardo vocazione dell'areale storico, condizioni agronomiche e pedoclimatiche e quantita e qualità. Questa cantina si chiama Col Vetoraz.
col vetoraz processo
Col Vetoraz è una della cantine più rappresentative dell'areale del Prosecco Superiore Docg e proprio per questo il mio interesse in un confronto con chi ha fatto di questa realtà un simbolo di questo territorio non poteva che essere forte, ancor più alla luce della “provocazione” portata avanti proprio da questa azienda. 
Prima di parlarvi dell'importante e drastica scelta di Col Vetoraz, lasciatemi introdurre un'attività che nasce, ad opera della famiglia Miotto, nel 1838 sull'omonima collina Col Vetoraz, con la volontà di dedicarsi esclusivamente alla coltivazione di Docg Prosecco  Valdobbiadene Superiore e Prosecco Valdobbiadene Superiore di Cartizze.
Due veri e propri "Cru" come quelli di Col Vetoraz e Mont di Cartizze capaci, con i loro particolari pedoclimi, di conferire alle uve Glera la freschezza, la forza e la mineralità di cui necessitano per la produzione di grandi spumanti. Nel 1993 Francesco Miotto, discendente di questa storica famiglia nella zona della Valdobbiadene, assieme a Paolo De Bortoli e a Loris Dall'Acqua, enologo dell'azienda ha creato la società che che ha portato ai vertici territoriali questa realtà e, ancora oggi, dirige con successo e lungimiranza vigneti, cantine e commercializzazione.
Camminando per le scoscese vigne che degradano irte dal centro aziendale con Loris Dall'Acqua mi è subito chiaro l'equilibrio totalitario nell'approccio di questa realtà dalla vite alla bottiglia. La ricerca del rispetto del vigneto con un ponderato utilizzo dei trattamenti e una grande attenzione alla preservazione dell'integrità del terreno, prima, e del frutto, poi, al fine di portare nel calice l'identità di Valdobbiadene e di Cartizze nella maniera più nitida possibile.
E' proprio per questa forte volontà di anteporre la qualità e l'identità territoriale alle mere dinamiche commerciali legate al “fenomeno” Prosecco, che la Confraternita di Valdobbiadene ha lanciato quella che, inizialmente, poteva sembrare una provocazione ma successivamente - mi spiega l'enologo Loris Dall'Acqua, gran maestro della Confraternita -  si è rivelata una decisione che solo pochi hanno avuto il coraggio di fare. Il messaggio era chiaro: “Rinuncia definitiva al termine “prosecco”, prediligendo invece “Valdobbiadene DOCG” per packaging, etichette e comunicazione”.
colline prosecco unesco
E' stata proprio Col Vetoraz a dare l'esempio, a partire dalla vendemmia 2017, togliendo dalle proprie etichette e dai propri canali comunicativi il termine “prosecco”, al fine di valorizzare il territorio e di destare ancor di più l'attenzione di media e consumatori nei riguardi della confusione prodotta dalla creazione della Doc nel 2009. Una scelta di natura politico-economica che coinvolge, oggi, nove province tra Veneto e Friuli, nei quali pur essendoci alcuni principi di vocazionalità territoriale, non vi è alcun legame storico e culturale con il Prosecco “originale”. Un vero e proprio colpo basso al lavoro di generazioni di viticoltori e produttori che hanno modellato con rispetto e saggezza quelle stesse colline che, oggi, sono patrimonio dell'umanità e delle quali, impropriamente, si vantano anche coloro che diritto di vanto non ne avrebbero.
Inizialmente, io stesso presi questa scelta così impattante come una mera iniziativa di marketing e una soluzione poco coerente con la salvaguardia della storicità del Prosecco e dei valori agronomici ed enologici che questo vino porta in dote nella sua terra natìa, ma riflettendoci bene, analizzando le dinamiche commerciali e confrontandomi con Loriz dall'Acqua, la mia opinione si è rapidamente arricchita di ulteriori spunti di riflessione ed è, conseguentemente, mutata.
Sì, perché togliere il “nome” Prosecco da un'etichetta e non usarlo nella propria comunicazione significa rinunciare ad una leva commerciale senza eguali attualmente in Italia e, probabilmente, nel mondo dati di crescita alla mano; significa dover investire ancor più tempo e denaro per spiegare e chiarire la natura dei propri vini, la loro provenienza e il perché non si chiamino “Prosecco” pur essendo – passatemi il gioco di parole – “più Prosecco degli altri”; significa rischiare di dover rinunciare ad ordini importanti che portano in oggetto “cerchiamo Prosecco”. Queste sono solo alcune delle risultanti di una decisione così importante ma, al contempo, Col Vetoraz ha potuto dimostrare quanto la qualità e il coraggio di credere nelle proprie radici e nella propria identità territoriale, coerentemente con una linea produttiva di assoluto rilievo, possano andare oltre le “mode del momento” e, per assurdo, guardare ancor più in prospettiva, trascendendo i trend e puntando, invece, alla crescita indipendente del proprio brand aziendale, da un lato, e del brand territoriale “Valdobbiadene” dall'altro.
vini prosecco colvetoraz
Un messaggio importante che fa onore a questa realtà e che mi vede estremamente convinto dell'onestà intellettuale di tale percorso, che ha visto i soci dell'azienda rischiare con la consapevolezza di non poter più tornare indietro.

Va da sé che per piccole e nuove realtà la leva commerciale data dal nome “Prosecco” implichi delle problematiche maggiori nel intraprendere questa strada, ma la realtà è che la qualità e il territorio sono due valori che mai come in questa precisa epoca “enoica” sono stati ricercati e apprezzati. Se è vero, quindi, che il problema più grande della differenziazione tra i vini della Docg da quelli della Doc è la capacità di creare un importante gap economico (ovvero una maggiore differenza di prezzo dati i costi di lavorazione e di produzione maggiori) è solo attraverso una forte distinzione territoriale e l'unione di più realtà capaci di creare un'importante massa critica che si potrà creare tale gap. E' fondamentale, per le aziende della Docg, piccole o grandi che siano, andare verso un livellamento verso l'alto dei prezzi dei propri vini per potersi distinguere dal mare magnum di vini a basso costo riversato sul mercato dalla Doc.
Cosa non semplice, ma Col Vetoraz dimostra che le scelte “difficili” possono risultare vincenti e dare lustro non solo alla propria realtà, in senso stretto, ma anche al territorio, in senso lato.
recensione vini col vetoraz
Detto questo, vi lascio con le mie impressioni riguardo ai vini assaggiati:

Valdobbiadene Superiore Docg Extra Brut: un'interpretazione che sfida i palati meno avvezzi alle gentilezze dei Charmat da Glera di queste zone, offrendo un naso che al frutto predilige fiore e mineralità, con note lievi e intriganti di spezia bianca e un sorso dritto, teso, vibrante dall'impeccabile chiosa salina. L'equilibrio fra struttura e acidità e l'assenza del temuto finale amaricante, ne fanno un vino dall'estrema duttilità, capace di far avvicinare al genere anche i più reticenti.

Valdobbiadene Superiore Docg Brut: il più trasversale dei vini degustati, dall'equilibrio ponderato fra acidità e lieve residuo zuccherino (8g/l). Frutto e fiore si mostrano freschi e gioiosi agevolando l'arrivo di un sorso brioso ma mai ostentato, dalla grande piacevolezza. Un vino completo, fiero e per nulla scontato, capace di dimostrare quanto anche questo metodo e questa uva possano e sappiano farsi veicoli di identità territoriale se rispettati e ben interpretati.

Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg: un'interpretazione classica delle migliori uve dei due "Cru" aziendali di Cartizze. Da Col Vetoraz e Mont arrivano grappoli intrisi di luce e di mineralità, capaci di esprimere freschezza e sapidità senza lesinare struttura, maturità di frutto e un importante morbidezza. E' proprio l'integrazione sapiente del residuo che permette a questo Cartizze di mantenere una grande e inattesa agilità di beva.

I vini di Col Vetoraz confermano la volontà dell'azienda di porre l'accento sui valori di qualità e territorio, attraverso vini di grande pulizia e finezza.
Dunque, per quanto possa sembrare provocatorio e complesso, non posso che dare atto all'azienda della coerenza dimostrata negli ultimi anni e della concretezza con la quale ha saputo portare avanti una scelta difficile ma determinante per stimolare l'opinione pubblica nei confronti delle peculiarità di questo territorio unico al fine di fare maggior chiarezza sulle differenze fra Docg e Doc.
Purtroppo l'iniziativa non ha raccolto le adesioni sperate ma, a mio modo di vedere, ha avuto la giusta eco e ha suscitato l'interesse che meritava producendo una reazione a catena che tende a educare chi vende (distributori e importatori), chi somministra (enotecari, ristoratori ecc...) e chi beve (i consumatori) verso questa fondamentale tematica enoica. La mia speranza è questo messaggio faccia da traino ad una sensibilizzazione sempre maggiore nei confronti di questo vocatissimo e storico territorio e dei suoi vini.


F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 6 febbraio 2020

Cortonesi - A Montalcino vini di famiglia intrisi di identità e rispetto

Torno a Montalcino per andare a trovare un giovane vignaiolo che seguo da diversi anni con grande attenzione e che ha impresso un importante cambio di marcia alla propria azienda di famiglia.
Parlo di Tommaso Cortonesi dell'azienda agricola La Mannella, realtà familiare che dispone di poco meno di 10ha di vigneto specializzato iscritto a Brunello di Montalcino.
L'azienda La Mannella – questo era il suo nome originale – ha iniziato la propria attività vitivinicola nei primi anni ’70 e vanta vigneti nelle zone più pregiate del comprensorio, situati sia a nord che a sud-est di Montalcino. Come per molte aziende ilcinesi anche quella della famiglia Cortonesi è da considerarsi ufficialmente giovane, in quanto la prima annata imbottigliata risale al 1990, ma è dal 1975 che qui si fa vigna.
cantina la mannella cortonesi montalcino
Vigna che è il fulcro dell'attività di questa piccola realtà orientata esclusivamente alla produzione di vini rossi quali, ovviamente, il Brunello di Montalcino (anche Riserva), nelle espressioni territoriali “La Mannella” e “Poggiarelli”, il Rosso di Montalcino e un IGT Toscana, con qualche novità in arrivo nei prossimi anni.
terroir montalcino cortonesi
L'equilibrio è tutto in casa Cortonesi e lo comprendo sin dai primi passi fatti in vigna con Tommaso che non ci tiene a rimarcare quanto al rispetto della tradizione ci sia il bisogno di affiancare una rinnovata consapevolezza, un approccio capace di ottimizzare le lavorazioni e di ridurre l'impatto umano sull'ambiente in senso lato e sulla vite e l'uva in senso stretto.
Lavorare con cognizione di causa in ogni ambito delle lavorazioni in campo utilizzando ciò che l'era contemporanea ci mette a disposizione in termini di tecnologia per poter ridurre l'uso di chimica di sintesi. E' solo con la conoscenza e la competenza tecnica che si può lavorare davvero in sottrazione, andando ad ottimizzare ogni operazione.
In cantina l'approccio è il medesimo, con grande attenzione e controllo in fase di vinificazione e rispetto pedissequo della tradizione nei lunghi affinamenti, per lo più, in legno grande.
botte grande brunello
L'obiettivo di Tommaso e della sua famiglia è chiaro: portare in bottiglia dei Sangiovese nitidi ed armonici, capaci di parlare di territorio in maniera sincera e mai fuorviante.
E sapete meglio di me che i principali modi per rendere l'espressività di un vino “fuorviante” sono palesi difetti organolettici dovuti a negligenza da un lato e/o l'abuso di tecniche omologanti quali l'uso di legni con un'incidenza oltre la soglia di rispetto del varietale, senza scomodare le forzate “correzioni chimiche”. Ecco, questo non è ciò che la famiglia Cortonesi vuole per i propri vini.

Una famiglia che ha fatto dell'identità dei propri vigneti il proprio biglietto da visita in Italia e nel mondo, senza meri voli pindarici ma con una grande attitudine al lavoro che si traduce in coerenza e costanza nel tempo. Dotì, queste ultime, sempre più rare e preziose.

Per quanto concerne la degustazione, ho avuto modo di assaggiare:
vini la mannella montalcino

Rosso di Montalcino 2016 – Cortonesi: a mio modo di vedere, l'annata più felice per il Sangiovese del nuovo millennio, specie a Montalcino. Se per il Brunello dovremo aspettare ancora un anno, i Rossi continuano a stupire per equilibrio ed eleganza, proprio come questa interpretazione della cantina della famiglia Cortonesi intrisa di giovialità, luce e slancio. Un vino che nella maggior parte delle denominazioni italiane sarebbe un "primo vino" tanta è la sua predisposizione all'invecchiamento e tanto è il suo bilanciamento fra struttura e tensione, forza e finezza. Un grande rosso di Montalcino.

Brunello di Montalcino La Mannella 2015 – Cortonesi: l'esposizione e le peculiarità pedoclimatiche dei vigneti dai quali vengono prodotte le uve atte a produrre questo Brunello agevolano molto l'equilibrio, anche,  in un'annata tendenzialmente calda e muscolare come la 2015. “La Mannella” ha intensità e sostenza, ma non lesina slancio e una buona percezione fresca e minerale. Un vino materico che chiude con una tessitura tannica fitta e disegnata senza calzare troppo il tratto, senza sbavature di sorta. 

Brunello di Montalcino Poggiarelli 2015 – Cortonesi: anche in questo ideale “cru” lo spettro varietale è pienamente rispettato e non ci hanno accenni di stanchezza, bensì un'evoluzione balsamica fresca e decisamente mediterranea. Un vino armonico, fiero nel suo incedere sicuro ma garbato. Buona la profondità di sorso e cesellato il tannico che assieme alla chiosa ematica da inerzia al sorso.

Ho atteso qualche anno prima di visitare l'azienda di Tommaso, in quanto, di anteprima in anteprima, di degustazione in degustazione, notavo un potenziale ancora solo parzialmente espresso. Oggi, però, sono lieto di aver atteso il momento più opportuno per andare a trovare la famiglia Cortonesi, perché ho avuto modo di entrare, finalmente, in piena empatia con dei vini che non mancano di nulla e si sono dimostrati pienamente in linea con ciò che mi aspetto da queste vocatissime terre.


F.S.R.
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