vino click

martedì 31 marzo 2020

I francesi definiscono i vini "naturali" con lo statuto dei Vin Méthode Nature e... l'Italia?

Negli ultimi anni abbiamo assistito e, taluni di noi, partecipato a continue diatribe enoiche che vedevano (e tutt'ora vedono) contrapporsi paladini del vino cosìddetto “naturale” ed esponenti di vari schieramenti: dal convinto produttore convenzionale, al produttore rispettoso che non si riconosceva nella terminologia e  in alcuni dettami della “filosofia naturale”, passando per i detrattori dei difetti spacciati per indici di artigianalità del prodotto per finire con i critici delle fermentazioni spontanee.
Abbiamo sentito parlare di Brettanomyces non sempre negativo,  di lieviti indigeni e autoctoni come veicolo di identità varietale e territoriale, di abbandono del controllo della temperatura per un prodotto più artigianale e di abolizione di ogni additivo enologico, nonché della messa alla gogna della SO2 per un vino più salubre.
Abbiamo letto, scritto e riflettuto riguardo questi temi ma l'abbiamo fatto sempre senza avere tra le mani uno statuto con tutti i crismi, senza una voce forte come quella di enti nazionali (e non solo di un'associazioni di produttori) che ponessero il proprio veto di approvazione su una serie di dettami e vere e proprie regole.
vin methode nature francia statuto
Anche stavolta siamo arrivati tardi (o forse, no?!) perché i bravi cugini d'Oltralpe hanno appena creato un "marchio" finalizzato a definire il "vino naturale" tramite un metodo, autorizzato dall'Istituto nazionale di origine e qualità francese (INAO), che regola le denominazioni del vino francese,  la direzione generale per la Concorrenza, la prevenzione dei consumi e delle frodi (DGCCRF) e il Sindacato per la difesa dei vini "naturali" francese (ente PRIVATO nato nel 2019 il cui nome "Syndicat de défense des vins nature'L" la dice lunga sugli escamotage da trovare in quanto impossibile rendere legittimo e "legale" il termine "naturale"). Quindi da pochi giorni, troveremo sul mercato vini che porteranno in etichetta un "bollino" (distino in due varianti aventi come discriminate il contenuto di solfiti) che equivale ad una definizione di quelli che abbiamo fin'ora chiamato “vini naturali”: Vin méthode nature.
La volontà dei produttori è proprio quella di fare chiarezza e di evitare l'utilizzo del termine “naturale” in maniera impropria, cercando di codificare tramite un metodo le procedure idonee alla produzione di questa categoria di vini che da anni incorre in illeciti per via di definizioni illegali come quella di "vino naturale", appunto.
Lo hanno fatto stilando una carta che consta di 12 regole a cui i produttori devono attenersi per poter utilizzare "Vin méthode nature" sulle loro etichette.

Secondo la carta i Vini "méthode nature" dovranno:

- Essere realizzati con uve (di tutte le origini: AOP, Vin de France, ecc.) 100% biologiche certificate Nature & Progrès, AB, o almeno il 2° anno di conversione AB.
- Essere realizzati con uve raccolte a mano.
- Essere fermentati con lieviti “indigine”.
- Non contenere additivi enologici.
- Non manifestare alcuna modifica volontaria della costituzione dell'uva.
- Non aver subito alcuna delle tecniche "traumatiche" come osmosi inversa, filtrazioni, pastorizzazione flash, termovinificazione ecc...
- Non contenere solfiti aggiunti (sans sulfites ajoutés) o un massimo di 30mg / l di SO2 (<30mg / l di sulphites ajoutés).
-  Presentare la carta del “Vin Méthode Nature” a corredo dei loro vini durante le fiere alle quali prenderanno parte.
- Le bottiglie devono mostrare uno dei due loghi in base ai livelli di solforosa (nella foto).
- Fornire a Nature un'autocertificazione Vin méthode su base annuale.
- Distinguere chiaramente i Vin méthode nature dai vini convenzionali se le cantine producono entrambe le “tipologie”.
- I produttori di Vin méthode nature si impegnano a rendere i loro dettagli pubblici e accessibili all'associazione.

Uno statuto che non accontenterà tutti ma di certo può aiutare i consumatori nell'identificazione di una categoria di vini che, purtroppo, ad oggi è sempre stata in balia di interpretazioni del singolo e di dinamiche dialettiche più volte a screditare le fazioni opposte che a valorizzare il lavoro dei produttori virtuosi e rispettosi che hanno scelto questa strada.

Io, però, vedo questa carta come un punto di inizio (non poco lacunoso) e come una base sulla quale fondare un pensiero che porti ad un ulteriore step che non dovrà necessariamente rappresentare un upgrade del "vin méthode nature", bensì una strada parallela più orientata sul rispetto e la sostenibilità in vigna. 
Perché questa carta riduce e rimanda le "regole" agronomiche alle certificazioni già vigenti con i loro pregi e i loro forti limiti, alla luce dei cambiamenti climatici in corso e in riferimento ad alcuni specifici areali vitivinicoli.

Se mai dovessimo arrivare a creare una protocollo o addirittura arrivare ad una sorta di "denominazione" simile in Italia il mio auspicio è quello di vedere una maggior attenzione in termini di regolamentazione della conduzione agronomica, cercando di andare oltre i parametri delle certificazioni "biologiche e biodinamiche", valutando pratiche, limiti, divieti ma anche approcci innovativi e ponderati che permettano ai produttori più virtuosi di produrre uve sane e salubri.

Trovo anche abbastanza difficile da "certificare" la vinificazione con lieviti indigeni (al netto di una definizione per convenzione di tale termine), ancor più nell'ambito di uno statuto che sembra permettere la produzione di "vin méthode nature" anche in cantine in cui vengono prodotti vini che non seguiranno questi dettami. Una nostra eventuale carta dovrebbe necessariamente definire meglio questo punto.
Manca inoltre, uno dei passaggi fondamentali che vorrei ritrovare in etichetta (lo dico a prescindere dalle mie preferenze enoiche e da ciò che acquisterei) per favorire il consumatore nell'acquisto del vino che più si avvicini alla sua ricerca, ovvero quelli che qualcuno ha definito "gli ingredienti del vino" (in retro si potrebbe iniziare ad inserire parte delle analisi di routine contemplando, ad esempio, acidità totale e volatile e solfiti), cercando di avvicinare il vino agli altri "alimenti" che per legge devono riportare nella confezione/etichetta molte più informazioni di quelle della nostra amata soluzione idroalcolica formata da sostanze contenute negli acini di uva (acqua, glucosio, fruttosio, acido tartarico citrico e malico, tannini e sostanze coloranti, albumine, vitamine e enzimi) e da prodotti provenienti dalla fermentazione del mosto e delle vinacce alcol etilico, glicerina, esteri, aldeidi, 2-3 butilenglicol, alcoli superiori e anidride carbonica).
Non ultima, ma capisco sarebbe davvero il sogno di tutti coloro che vorrebbero "un mondo e un vino migliori": riportare in retroetichetta i residuali e i livelli di sostanze potenzialmente dannose tra le quali le ammine biogene (triptamina, feniletilammina, putrescina, cadaverina, istamina, tiramina, spermidina e stermina).

Sia chiaro, il passo fatto in Francia (per quanto si tratti pur sempre di un marchio "privato") è fondamentale e non oso pensare quanto sia stato difficile trovare un accordo in questi termini (ci sono voluti più di 10 anni!), ma se l'Italia vuole dare un segnale importante e non accodarsi ai francesi, specie in un periodo storico-sociale e culturale che vedrà la necessità di conoscere cosa stiamo mangiando e bevendo da parte del consumatore salire a livelli mai raggiunti prima (e potrebbe essere uno dei pro della Pandemia) e una maggior consapevolezza di tutti nei confronti della sostenibilità e della salubrità (ci renderebbe tutti migliori), dobbiamo andare oltre ed elaborare uno statuto che ponga fine alle diatribe (quindi coinvolga le istituzioni e la legislazione). Uno statuto che metta al centro il Rispetto dalla vigna al bicchiere, per chi lavora per produrre vino e per chi quel vino lo consumerà, come avevo già scritto in tempi non sospetti in questo articolo sul "Vino Rispettoso".

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 30 marzo 2020

Le molteplici identità del Collio e un'ideale zonazione territoriale

Cuei in friulano, Brda in sloveno ma per tutti noi amanti del vino è il Collio, ovvero quell'areale di collina sito in Friuli Venezia Giulia tra Italia e Slovenia, che si estende tra il fiume Isonzo ed il suo affluente di destra, il fiume Iudrio, delimitata a sud dalla pianura friulana e a nord dalle frazioni di Mernico (Dolegna del Collio), Cobaler (Canale d'Isonzo) e Lasizze (Canale d'Isonzo).
collio zonazione vino
Il Collio ha rappresentato per la produzione di vini bianchi l'areale per eccellenza di tutta la penisola per lustri e tutt'ora questa zona viticola manifesta con orgoglio la sua trazione bianchista attraverso una viticoltura prevalentemente dedicata ai vitigni a bacca bianca (autoctoni e alloctoni) e un approccio enologico evoluto e consapevole figlio di una preparazione tecnica e di un'esperienza coltivate con largo anticipo rispetto alle altre denominazioni italiche.
vini bianchi collio
Un livello di consapevolezza che permette, oggi, a molte realtà storiche e meno storiche del Collio di operare con rinnovato rispetto dalla vigna alla bottiglia e proprio per questo ho ritenuto opportuno approfondire le dinamiche relative alla sostenibilità, nonché le varie singolarità proprie di ogni “ideale” microzona recandomi in loco. 
Un tour fra vigne e cantine in cui ho potuto scorgere le peculiarità di quest'area collinare, collocata fra le Alpi Giulie ed il Mare Adriatico, che vanta condizioni pedoclimatiche molto particolari che vedono le vigne adagiate sulla ponca (tipico terreno del Collio formato da marne di origine eocenica) godere di una ventilazione e di un'escursione termica ottimali, specie per la maturazione aromatica e la preservazione della freschezza dei varietali a bacca bianca qulai: Malvasia, Ribolla Gialla e Friulano, ma anche Sauvignon, Chardonnay, Pinot Grigio, Müller Thurgau, Riesling, Traminer Aromatico e, ovviamente, Pinot Bianco.
Oggi la purezza è una delle chiavi di lettura più apprezzate sia dai produttori che dagli appassionati dei vini del Collio, in quanto il singolo varietale può farsi traduttore e veicolo ideale delle caratteristiche specifiche del territorio in senso lato e di microzone a sé stanti in senso stretto, eppure la storia di quest'area – un po' come quella di tanti altri areali italiani – è rappresentata dagli assemblaggi. Blend o, ancor meglio, uvaggi di vitigni autoctoni come il Friulano (ex-Tocai), la Ribolla e la Malvasia che successivamente (grazie alla nascita della denominazione Collio Bianco voluta fortemente dal Consorzio di Tutela) anche internazionali. Più precisamente sono ammessi nel Collio Bianco tutti i vitigni a bacca bianca in disciplinare in purezza o in blend in misura libera, fatta eccezione per gli aromatici come Muller Thurgau e Traminer aromatico che sono ammessi solo per un massimo del 15%.
Il Collio Rosso, molto più raro, si ottiene invece dall’unione dei vitigni a bacca rossa storicamente presenti sul territorio: Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Pinot Nero.

Fatte queste precisazioni, vorrei soffermarmi su quanto il microcosmo del Collio sia ben più vasto di ciò che le dimensioni fisiche di questa DOC possano far pensare, in quanto ricco di sfaccettature e di espressioni territoriali non solo colturali ma anche, e soprattutto, culturali. 
Pariamo con le differenze con i vicini Colli Orientali nei quali la matrice prettamente friulana (furlàn) è netta sia in termini linguistici che culturali (tradizioni, culti, cucina), mentre nel Collio Goriziano possiamo trovare una contaminazione fra Friulano e Sloveno del Collio.
Per assurdo (ma non storicamente) il Collio Goriziano vanta molti più legami con la BRDA, la parte slovena di quelle colline divise non da un vero e proprio confine ma da una frontiera, ovvero una barriera permeabile che permette uno scambio costante. I popoli di questa frontiera – mi spiega Matteo Bellotto con il quale ho condiviso questo viaggio - che hanno visto il confine (ed era un confine che divideva est e ovest quindi non un confine qualsiasi) sono popoli profondamente “bastardi” che sono permeati da diverse identità che vivono in loro, che comunicano diversamente e convivono. La domanda è dove possono, queste identità, costruire un luogo di incontro col quale parlare la stessa lingua, una lingua muta, contadina, delle cose? La risposta è nella millenaria coltivazione della vite e del vino. I popoli e le persone di queste terre hanno costruito le loro identità attorno ai vitigni.
oslavia vigne gravner
E' proprio per questo forte frazionamento che ho voluto approfondire il territorio ricercando in ciascuna ideale microzona delle condizioni pedoclimatiche uniche e l'ho fatto partendo da Sud, ovvero da Oslavia, nel comune di Gorizia.  Terra di Ribolla, presente in questa zona da millenni. Alta collina, forte ventilazione grazie alla Bora che arriva costante dal mare, un luogo ideale per la maturazione perfetta di questo vitigno particolarissimo e delicatissimo. Oslavia è anche terra di pionieri enoici, quali Josko Gravner e l'indimenticato Stanko Radikon, capaci di riportare in auge la macerazione sulle bucce alla fine degli anni '90, dando nuovo lustro ad una prassi antica, facendo da precursori di una tendenza che ha preso piede in Italia e in tutto il mondo guardando sì alla Georgia come storica madre dei macerati ma ai vignaioli di questa zona come riferimenti per la produzione di vini bianchi macerati di grande qualità. E' proprio ad Osvlavia che nel 2008 nasce l'Associazione produttori di Ribolla. La sapidità, comun denominatore dei bianchi del Collio, ad Oslavia assume connotazioni ancor più distintive nella Ribolla e fa da filo conduttore con i vini della vicina (a nord) San Floriano, dove la Malvasia Istriana spicca per slancio, freschezza e mineralità salina.
san floriano collio
A San Floriano del Collio i vigneti si spingono in “alto” fino a circa 250mlsm che per un areale composto da dolci colline rappresenta un'altitudine di tutto rispetto.
Le escursioni termiche di San Floriano favoriscono, anche in questo caso, lo sviluppo dei precursori aromatici anche sul Pinot Grigio (varietale che rappresenta il 30% circa della produzione del Collio) anche se essendo zona abbastanza calda i vini ivi prodotto non lesinano struttura.
farra collio vigne
Spostandoci verso Nord ci troveremo a Mossa, Capriva, San Lorenzo e l'isola di Farra d'Isonzo, zone note per essere tendenzialmente più calde (l'anfiteatro di Capriva dietro al Castello di Spessa ne è un esempio importante). E' proprio in questa microzona che si è acclimatato maggiormente il Pinot Bianco, capace di offrire espressioni di grande forza e longevità, per fortuna, mai eccessivamente opulente. Zona calda ma dotata, anch'essa, di percettibili escursioni termiche che agevolano la produzione di vitigni come il Sauvignon e nel Pinot Grigio preservandone ed esaltandone (specie nelle annate più fresche) il corredo aromatico. Di certo non mancano, neanche in quest'area,  le vigne di Friulano (unico vitigno presente su tutto il territorio) che beneficiano dell'influsso della piana del Preval, che con il suo bosco crea un microclima favorevole alla coltivazione di questo varietale.
cormons collio vigne
Poco più a sud arriviamo a Cormons che ha diverse microzone importanti: Pradis, zona molto calda che regala corpo e carattere molto forte ai vini; Zegla, che grazie al lavoro di 3 realtà virtuose sta già lavorando ad un progetto di cru valorizzando le peculiarità di questa zona e invitando l'intero areale ad una zonazione più approfondita; Plessiva, Novali, Brazzano, zona particolarmente calda.  Quella di Cormons e delle sue zone è sicuramente la zona più calda, il centro della mezza luna del Collio, con le colline che si alzano sulla pianura senza difese naturali davanti e che vantano un'esposizione continua alla luca. Tra Cormons e l'ultimo comune a Nord del Collio ci sono circa 2 gradi in media di differenza di temperatura. 
dolegna collio
Questo comune è Dolegna del Collio, il luogo più fresco dell'areale e con le maggiori escursioni termiche; è dove, anche, le colline e, quindi, i vigneti risultano essere più irti e scoscesi rendendosi habitat ideale per il Sauvignon. Dentro Dolegna si trovano aziende di riferimento grazie ai loro vini ma soprattutto a cru di immensa bellezza. Ruttars, ad esempio, ha insita in sé la capacità di donare ai vini un mix perfetto di freschezza e mineralità che fanno da spina dorsale ad una tonica struttura muscolare, dando persistenza al sorso e longevità alle bottiglie. Poi ci sono Lonzano, con la sua grande presenza boschiva, e Scriò con colline che cadono a picco e vigneti che sembrano sprofondare nella terra fino alla punta estrema ognuno capace di diverse espressioni (qui i microclimi sono stati calcolati da uno studio e se nel trovano circa 37 tipi diversi in base alla esposizione e alla presenza di bosco).
logo collio

Va da sé che questa ricchezza di singolarità sia di natura storico-cuturale che pedoclimatica può rappresentare un limite e, al contempo, un valore aggiunto importantissimo.
Il limite si pone quando si cerca di identificare il Collio come un solo territorio e i suoi vini come figli di condizioni pedoclimatiche simili e di tradizioni proprie di uno stesso "popolo".
E' fondamentale, a mio parere, più che in molte altre regioni e in molti altri areali, ricercare nelle singole identità del Collio specifiche espressioni enoiche frutto di una serie di variabili insiste nella storia di queste ideali microzone. E' per questo che non parlerei di una zonazione vocazionale, bensì di una distinzione di cru che vantano ognuno delle peculiarità che si traducono, al netto dell'approccio agronomico e enologico, in espressioni differenti capaci di comporre varie facce dello scintillante diamante che il Collio è da sempre.
Durante il mio viaggio riecheggiava spesso una massima che vorrebbe il popolo friulano unito solo se tenuto separato e, per quanto queste parole possano sembrare negative, in realtà credo che ci sia un'accezione molto positiva celata dietro un pensiero che afferma e conferma il valore delle singole identità all'interno di un insieme più grande che è quello del popolo friulano in toto, replicabile in quell'insieme più piccolo ma egualmente variegato che è il Collio. Questo non significa dividere e isolare (che di questi tempi sono termini che tutti vorremmo dimenticare), bensì elevare le specificità di ogni zona e della sua indigena popolazione anche e soprattutto attraverso le espressioni di vigna e di cantina, fornendo al vino il ruolo di veicolo per valori che seppur differenti vadano ad arricchire il quadro più ampio dei valori di un intero areale. Credo che questo stia già avvenendo e che il livello di consapevolezza agronomica ed enologica dei singoli produttori sia talmente elevato in queste zone da poter permettere una nitidezza ancor maggior delle connotazioni date da ciascun terroir aziendale in senso stretto e da ciascuna ideale MGA (o UGA) in senso lato.
susgrape
A stupirmi è anche la crescente sensibilità nei confronti di una viticoltura più sostenibile in uno degli areali più complessi per il rispetto delle direttive delle certificazioni bio a causa della sua grande piovosità. Il consorzio, in collaborazione con alcune realtà del territorio, sta portando avanti vari progetti legati proprio all'ottimizzazione dei trattamenti nelle tempistiche e nel numero. Una sperimentazione che potrebbe portare ad una gestione agronomica ancor più rispettosa nel Collio e non solo. Parlo del progetto SUSgrape che vi invito ad approfondire in loco.

Ringrazio il Consorzio Tutela Vini Collio per aver organizzato al meglio la mia tre giorni in loco e Matteo Bellotto per avermi fatto da Cicerone in questo tour nelle microzone del Collio e per aver condiviso con me materiale al quale ho attinto profondamente per la stesura di questo articolo.
produttori collio
Concludo dicendo che durante il mio viaggio ho potuto incontrare molti produttori, spesso riuniti in una sola cantina ospitante, un messaggio importante di coesione territoriale e di voglia di confrontarsi tra vignaioli e tecnici di diverse realtà. E' per questo che ho preferito non citare le singole aziende e non consigliarvi i "migliori assaggi" nell'ambito di un report che mira ad invogliarvi a scoprire, come ho voluto fare io, le singole caratteristiche di un areale così complesso e vocato. Chi mi segue attraverso i miei canali social avrà notato quali cantine ho avuto modo di visitare e quali vini mi hanno colpito di più, ma questo è un aspetto secondario del quale, comunque, terrò conto nelle mie prossime selezioni e nelle recensioni che scriverò in futuro.

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 25 marzo 2020

Brunello di Montalcino Riserva 2012 Tenuta Greppo - L'ultima vendemmia di Franco Biondi Santi

Di ritorno dal mio ultimo viaggio a Montalcino ho scritto in maniera subitanea dell'anteprima del Brunello 2015 ma mi sono preso del tempo per ponderare le parole che avrei dedicato ad un'altra importantissima anteprima che ho avuto l'onore e il piacere di poter assaggiare, ovvero quella della Riserva 2012 di Biondi Santi.

brunello riserva 2012 dedicato franco biondi santi
Il Brunello di Montalcino Tenuta Greppo Riserva 2012 sarebbe stato già di per sé un vino unico come tutte le riserve uscite da questa storica cantina ilcinese ma questa annata è da ritenersi ancor più particolare in quanto rappresenta l'ultima vendemmia di Franco Biondi Santi, un uomo che ha segnato letteralmente la storia del vino italiano, che ci ha lasciati il 7 aprile del 2013. E' proprio a lui che l'attuale proprietà ha dedicato questa Riserva che reca il nome di Franco Biondi Santi in etichetta.

Prima di condividere le mie impressioni sul vino, è proprio di Franco Biondi Santi che vorrei parlarvi, cercando di sintetizzare la sua articolata storia di vita, di vigna e di cantina seppur non basterebbero mesi per raccontarla tutta.
Ciò che mi ha sempre affascinato dell'esponente della quinta generazione della famiglia Biondi Santi è l'apprezzamento trasversale che tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo hanno avuto e hanno tutt'ora nei suoi confronti. Questo perché Franco Biondi Santi era un uomo di sani principi e di assoluto garbo e impeccabile ma mai ostentata eleganza; un uomo e un enologo (capo enologo dell'azienda di famiglia dal 1970) che ha sempre predicato i valori della purezza e della pazienza come basi fondanti di un approccio al vino capace di attingere al meglio della più radicata tradizione senza mai lesinare attenti sguardi al futuro.
L'amore per il vino traspariva in ogni suo gesto e in ogni suo pensiero:
"Apprezzare il grande vino è qualcosa che coinvolge sia l'intelletto che il cuore. Fa innamorare le persone. Risveglia grandi emozioni." Franco Biondi-Santi

A lui si deve l'identificazione e la valorizzazione, tra 40 cloni di Sangiovese selezionati nelle vigne di Tenuta Greppo, dell'ormai noto Clone BBS-11.
Se in vigna il principio è sempre stato quello di procedere con grande rispetto nei confronti dei tempi e delle dinamiche della natura, senza mai calcare la mano ed evitando qualsiasi forma di forzatura, in cantina la volontà di Franco Biondi Santi è quella di produrre vini che vantino grande identità territoriale e varietale, preservandone la freschezza in termini di frutto e di acidità armonizzando queste peculiarità al corpo e al tannino di un grande Sangiovese.

“La natura é fondamentale per il vino come lo è per le persone. Essere naturali significa essere il più fedeli possibile alla natura. II mio vino é naturale perché é prodotto senza fare pressione sulla natura, permettendo al processo di procedere con la stessa lentezza necessaria per la realizzazione di cose naturali." Franco Biondi-Santi

Una visione del Brunello che trascende il tempo e come tutte quelle prodotte da menti geniali resta sempre attuale perché mai succube di mode passeggere. E' proprio per questo che questo enologo così "classico" e lungimirante, al tempo stesso, decise di accorciare i tempi di affinamento in legno del Brunello da 48 mesi a 36 mesi, privilegiando l'affinamento in bottiglia. Il risultato è palese in ogni bottiglia uscita da questa storica cantina: un bilanciamento raro fra freschezza e struttura, fra gioventù e saggezza, fra prospettiva ed eleganza.
Il Dottore era non ha mai  lesinato consigli e amava condividere la sua filosofia enoica attraverso insegnamenti, aneddoti e, ovviamente, versando nel calice di chi aveva la fortuna di poter apprendere da lui i vini che tanto amava.

“Ho sempre amato e insegnato ad altri ad amare i vini eleganti e ricchi di carattere; vini che possiedono un vero equilibrio tra corpo, profumo, tannini e acidità. Vini che invecchiando mantengono intatte le loro caratteristiche; vini che non sono troppo "lisci", ma che "graffiano" un po' mentre passano la gola. Vini che riflettono la tradizione di un territorio; vini che non copiano nessuno. Mi piace bere questi vini e condividerli con i miei migliori amici e collaboratori. Mi piace condividere la mia esperienza.” Franco Biondi-Santi

Tenendo conto delle sue parole, reputo la sua ultima annata un vino che gli sarebbe piaciuto molto perché rispecchia gran parte delle caratteristiche che amava ritrovare nel calice.

La Riserva 2012 del Brunello di Montalcino Docg Tenuta Greppo dedicata a Franco Biondi Santi non è da meno e stupisce per la sua estrema nitidezza nel frutto, per nulla penalizzato da un'annata tendenzialmente calda come questa. Un vino ancora agli albori del suo ciclo evolutivo ma già in grado di contestualizzare i primari in una speziatura naturale del Sangiovese e nelle note balsamiche che fanno da preludio al sorso fiero e slanciato, dinamico e profondo, con una trama tannica netta, fitta ma per nulla sgraziata.
La prospettiva è chiara e non potrà che optare per la strada della finezza e di quella complessità spontanea e garbata per la quale non occorrono elucubrazioni mentali ma semplicemente la consapevolezza della matrice territoriale, varietale e umana di questo vino.
Un pezzo di storia che ha l'aroma di un addio, il sapore di tempi che furono, ma che, al contempo, fa ben sperare per il futuro perché testimone di una transizione che poteva essere molto più drastica e incidente.
brunello franco biondi santi riserva 2012
Credo che in molti, tra gli appassionati dei vini della famiglia Biondi Santi, fossimo preoccupati per gli esiti possibili della nuova gestione e di un cambio drastico in termini stilistici, ma se tutto ciò che ho visto, sentito e assaggiato durante la ultima visita alla Tenuta Greppo resterà invariato potremo ancora emozionarci stappando bottiglie di Brunello e di Rosso di Montalcino (straordinario il Rosso 2016) che pur non potendo più contare sull'innata ed estrema sensibilità del Dott. Franco non si distaccheranno di molto dalla tradizione di questa realtà. Di certo l'empatia che Franco Biondi Santi aveva instaurato con le proprie vigne e i propri vini non sarà riproducibile, ma la speranza è che i suoi insegnamenti e la sua personalità possano continuare ad essere instillati in ogni bottiglia che uscirà dalla Tenuta Greppo.
F.S.R.
#WineIsSharing



lunedì 23 marzo 2020

VINITALY 2020 ANNULLATO - NUOVE DATE 18-21 APRILE 2021

Com'era prevedibile e auspicabile, dopo settimane di critiche e di prese di posizione importanti da parte di Veronafiere da un lato e dei produttori vitivinicoli italiano dall'altro, è arrivata la comunicazione ufficiale dell'annullamento del Vinitaly 2020 a causa dell'emergenza sanitaria provocata dal Corona Virus in Italia.
La scelta, seppur in ritardo, sembra andare incontro alla totalità delle cantine italiane che avrebbero dovuto partecipare alle fiera del vino italiano  per eccellenza, dapprima rinviata a giugno 2020 e, ora, finalmente slittata all'anno prossimo. L'appuntamento con il Vinitaly è quindi per le nuove date 18-21 Aprile 2021.
Eccovi il comunicato stampa rilasciato oggi dall'ente fiera veronese:
nuove date vinitaly corona virus

<<Per la prima volta nella propria storia, anche Vinitaly dovrà posticipare la sua 54ª edizione. Con essa sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati.

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Il post emergenza per noi si chiama rinascita, che fino all’ultimo abbiamo continuato a confidare potesse avvenire a giugno. Ma la crisi sanitaria si è, come evidente a tutti, decisamente inasprita e ciò che inizialmente sembrava possibile ora non lo è più. In accordo con le organizzazioni di filiera, Vinitaly, Sol&Agrifood ed Enolitech si spostano quindi al prossimo anno. Per questo – conclude Mantovani –, oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini e Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative.>>

Inutile dire che a questo punto dell'emergenza Covid-19 questa fosse l'unica decisione plausibile per non creare una situazione che non avrebbe fatto bene a nessuno, in primis ai produttori italiani che dovranno già pensare ad affrontare una situazione di crisi nazionale e internazionale senza precedenti.
Ora non resta che guardare con positività al futuro pensando di ritrovarci tutti al Vinitaly 2021 con ancor più voglia di condividere ciò che quest'anno ci è stato tolto da un nemico invisibile che sta mietendo vittime ben più importanti di un evento enoico.

F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 21 marzo 2020

Il pianto della vite e quello dell'uomo - L'auspicio di una pronta rinascita

E' uno dei momenti più suggestivi ed evocativi del ciclo vegetativo della vite: il pianto.
Proprio in questi giorni in cui il mondo sta soffrendo per un'emergenze sanitaria unica nel suo genere, la vite sembra manifestare la sua solidarietà versando lacrime dalle proprie ferite.
Una fase che precede quella fondamentale del germogliamento e non è altro che l'emissione di liquido dai vasi xilematici dei tralci tagliati in potatura, grazie alla riattivazione del metabolismo degli zuccheri (trasformazione di amido in zuccheri semplici) e alla ripresa della respirazione cellulare da un lato e per l'elevato livello di assorbimento che caratterizza le radici, che tocca il massimo proprio in questa fase, dall'altro.
pianto della vite uomo

Il pianto della vite indica, dunque, una fine - quella del periodo della potatura invernale - e una rinascita che vede nell'inizio della primavera un risveglio dell'attività della pianta e in particolare dell'assorbimento radicale per la reidratazione e della mobilizzazione delle sostanze nutritive stipate come preziosa riserva nel tronco e redistribuite a tutti gli organi che da ora in poi andranno a lavorare, insieme al vignaiolo, al fine di portare a casa uve sane e mature.
Giorni fa espressi un pensiero sui social, azzardando un'analogia fra l'uomo e la vite, esseri viventi che hanno in comune proprio il pianto ma ho voluto dare un "taglio" positivo, intriso di speranza, a questo gesto così intenso per noi e per la pianta che tanto amiamo.

"L'uomo e la vite hanno una cosa in comune: il pianto.
E' la prima cosa che facciamo appena venuti al mondo, una sorta di liberazione, di urlo che sembra voler dire al mondo che finalmente vivremo anche noi! Per la vite avviene in un momento di rinascita, di riattivazione dell'attività delle radici proprio in questo periodo, come fosse un risveglio da un lungo sonno (per quanto negli ultimi anni la vite riposi sempre meno nel periodo invernale...).
Dunque il pianto è un gesto che contraddistingue momenti di grande sconforto ma anche di nascita e rinascita, nuovi inizi, nuova vita! Mi piace pensare che scenderanno in questo periodo saranno simili a quelle della nostra venuta al mondo, a quelle della vite pronta a mettersi a lavoro per donarci i suoi frutti ancora una volta!
Mi piace pensare che le lacrime versate siano linfa vitale che ci darà forza per rialzarci tutti, proprio come fa la vite ogni anno, dopo un taglio che non resterà a lungo una ferita aperta! Un dolore temprante che da la forza di reagire e di continuare a vivere, a lavorare, a guardare avanti!
Quindi non vergogniamoci di piangere... è terapeutico! Io ne so qualcosa! Ma non lasciamo che lo sconforto ci abbatta! Facciamo come la vite! Rinasciamo anche stavolta!"

Che queste semplici parole, scritte di getto durante una notte insonne, possano dare anche a voi una visione più positiva e speranzosa di ciò che sta accadendo.
Sono sempre più convinto che il vino e soprattutto la vigna possano rappresentare dei veicoli di positività trasversalmente condivisibili e apprezzabili capaci di essere più contagiosi di qualsiasi virus! La passione che unisce me e tutti voi che leggete questo wine blog deve insegnarci quanto la pazienza e la capacità di attendere con rispetto siano doti fondamentali nella vita "normale" e ancor più durante una situazione come questa.
Quindi restiamo a casa e viaggiamo attraverso scritti, immagini e racconti liquidi in bottiglia, formiamoci e informiamoci e, soprattutto, prepariamoci a quando tutto sarà finito nella consapevolezza di aver dato il proprio contributo a far sì che ciò avvenga.
Come disse Ghandi "Perdere la pazienza significa perdere la battaglia" e noi questa battaglia la dobbiamo vincere come la vite, ogni anno, vince la sua sfida con la natura per portare nei nostri calici ciò di cui noi gioiamo, parliamo e scriviamo.

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 18 marzo 2020

Condividi la tua Vigna - Un viaggio attraverso le vigne italiane anche se NOI RESTIAMO A CASA!

Chi segue da tempo questo wine blog e il mio girovagar enoico senza soluzione di continuità avrà imparato a conoscere il mio attaccamento alla vigna e la mia passione per l'ambito agronomico. 
Proprio per questo, in un periodo in cui né io né molti di voi appassionati possiamo calcare i vigneti liberamente, come prima dell'emergenza Corona virus, ho voluto proporre ai vignaioli e ai produttori italiani un'iniziativa: #CondividiLaTuaVigna.
corona virus iniziativa vino
L'iniziativa nasce dalla volontà di mettere a disposizione delle cantine i miei canali social senza alcuno scopo di lucro, dando a territori, vigneti e vignaioli la centralità.
Da parte mia non vi sarà alcun intervento, se non nella contestualizzazione delle immagini attraverso brevi didascalie.
Vedo, purtroppo, molti tentativi di "sciacallaggio" mediatico di questi tempi e l'unico modo per cercare bypassare certe dinamiche è agire nel pieno spirito di condivisione, andando a sfruttare i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione in un momento così particolare che impedisce i contatti e gli spostamenti fisici ma vede i social e il web come strumenti fondamentali per tenere collegati persone di ogni parte d'Italia e del mondo. 
Vi basterà inviare al sottoscritto uno scatto o un video dai vostri vigneti, purché scattate proprio in questi giorni, magari mostrando fasi delle lavorazioni agronomiche e/o lo stato vegetativo delle viti, allegando (o raccontandolo nei video) delle informazioni e dei dati relativi all'andamento stagionale riferendosi ai varietali coltivati.
In questo modo ogni produttore potrà lanciare un messaggio di positività e, al contempo, di dedizione e sacrificio, mostrando uno di quei settori che, nonostante l'emergenza Covid-19, non possono e non vogliono fermarsi. 

Nel video la giovanissima vignaiola Michela Adriano ci porta a caccia di nottue.

L'obiettivo è semplice: permettere, a me e a tutti coloro che seguiranno le condivisioni, di poter vivere attraverso le immagini che invierete un po' del mondo che tanto amiamo, seppur a distanza e RESTANDO A CASA. Un viaggio (purtroppo) virtuale attraverso i vigneti di tutta Italia, utile a non smettere di vivere e condividere la nostra passione che, sono certo, avrà un seguito reale e concreto non appena torneremo a muoverci con ancor più consapevolezza della fortuna che abbiamo a vivere in Italia. (Guarda la serie sul mio Canale IGTV su Instagram)
scalzatura vigna
Dalla Sardegna Marco della piccolissima Cantina Mossa visitata l'anno scorso mostra la scalzatura nei suoi vigneti.
Ci tengo a ribadire che sarete voi a parlare e saranno le vostre immagini a raccontare il territorio che vi ospita e le fasi delle lavorazioni che deciderete di mostrare.

Potete inviare le vostre immagini (video e foto) alla mia mail:  wineblogroll@gmail.com.

N.B.: Chiedo cortesemente che le immagini vengano inviate senza marchi e/o loghi aziendali e che i video non seguano criteri meramente promozionali in quanto l'iniziativa vuole permanere nell'ambito della condivisione senza sfociare in mere dinamiche di marketing. Ovviamente, sarà mia premura menzionare ciascuna realtà e il territorio di riferimento.


F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 17 marzo 2020

Due etichette "#IORESTOACASA" nate a scopo benefico in Alto Piemonte

In questi giorni in cui l'ispirazione enoica è ridotta ai minimi termini dall'impossibilità di viaggiare per vigne e cantine, continuo a dare spazio alle iniziative più virtuose di consorzi e produttori.
Quella di cui vi parlerò oggi è quella di due cantine dell'Alto Piemonte che hanno pensato di dedicare una propria etichetta all'emergenza del Corona virus a scopo benefico.
#ioresto a casa corona vino

La prima etichetta #IORESTOACASA è un Vino rosso, 100% nebbiolo vinificato in acciaio da Cascina Preziosa, azienda vitivinicola di Castellengo in provincia di Biella, che devolverà tutto il ricavato in beneficenza per aiutare a combattere il Covid-19.
A Gianni, si accoda l'amico Stefano di Cantina Delsignore di Gattinara, che ha deciso di realizzare un vino che porterà, anch'esso, in etichetta l'hashtag che sta segnando questo difficile periodo per tutti gli italiani: #iorestoacasa! Si tratta anche in questo caso di un Vino Rosso, un blend di uve da vitigni autoctoni consentiti in Alto Piemonte vinificate insieme con successiva maturazione in acciaio. Primo frutto dell’annata appena trascorsa. É un vino che nasce dai sentimenti e dai ricordi. I ricordi di quasi una vita intera trascorsa nei vigneti da due fratelli (da qui il nome “Due Fradei”) insieme con nonno Attilio, mamma Grazia e papà Domenico. 
Anche il questo caso l'iniziativa ha scopo benefico e il ricavato verrà interamente devoluto alla Fondazione Valsesia Onlus che si occupa di sostenere i presidi ospedalieri di Borgosesia e Vercelli.

Potete trovare entrambi i vini nel sito: https://www.altopiemonteitalia.wine/iorestoacasa

Rinnovo il mio invito a tutti i consorzi e ai produttori italiani ad inviarmi via email informazioni riguardo le proprie iniziative: wineblogroll@gmail.com.
Avete la mia piena disponibilità in termini divulgativi perché solo insieme ce la possiamo fare!

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 16 marzo 2020

Degustazioni distanti - L'iniziativa del consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo

In questo periodo di quarantena nazionale molte sono le iniziative del mondo del vino mirate a portare avanti la comunicazione dei territori nonostante le giuste limitazioni imposte dal governo.
Tra le molte idee che ho avuto modo di valutare ce n'è una in particolare che ha destato sin da subito il mio interesse, nonostante abbia dovuto subire dei logici cambiamenti in corso d'opera, per via dell'avanzamento delle nuove misure di sicurezza collegate all'emergenza Corona Virus.
Parlo delle "degustazioni distanti", un'iniziativa di reazione, ideata da Matteo Bellotto responsabile della comunicazione del Consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo.
E' proprio a lui che ho chiesto di raccontarci in cosa consistono queste "degustazioni distanti".
degustazioni distanti corona virus

- Cosa sono le degustazioni distanti?

Le "Degustazioni Distanti" sono una reazione, nel rispetto delle regole vigenti, per poter continuare a promuovere le aziende ed i vini del Consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo. Avevamo già impostato una strategia di promozione che prevedeva degustazioni mensili rivolte agli operatori (enotecari, ristoratori, agenti e tutto il comparto) del Friuli Venezia Giulia che erano già partite con grande successo e che volevano raccontare collina per collina la nostra complessità. Inoltre assieme all'AIS FVG stavamo già organizzando masterclass in tutta Italia per andare a raccontare, degustando, la terra, i produttori ed i vini. Tutto questo, alla luce degli eventi, andava ripensato e per questo ho pensato a qualcosa di alternativo.

- Com'è nata l'idea?
L'idea nasce dalla necessità continua di raccontare il nostro territorio (che per molto tempo è stato troppo silenzioso) ed il continuo lavoro dei produttori anche e soprattutto in questo periodo di emergenza. Volevamo poter organizzare le degustazioni nella sede del Consorzio di Villa Nachini a Corno di Rosazzo, ma per decreto e senso di responsabilità, chiederemo ai produttori di inviarci dalla loro azienda un video ove raccontare un loro vino e qualcosa della loro azienda e del lavoro di questi giorni in cui la stagione sta comunque partendo. Questi video verranno condivisi sui nostri canali social e continueranno a raccontare vini e terra come da missione del Consorzio. Stiamo cominciando a raccogliere i primi contributi e cerchiamo di fare in modo che questo momento ci porti in ogni caso ad una reazione per adeguarci ai tempi continuando comunque a comunicare al mondo quello che siamo e i nostri vini in maniera che necessariamente deve adeguarsi e cambiare.

- Di cosa parlerete? Dove? A chi? E quando?
Parleremo dei vini, ma parleremo soprattutto di territorio, di terra, di particolarità, di microzone di identità, di silenzio e di Friuli cercando il più possibile di tradurre in maniera semplice e fruibile la complessità di un mondo nel quale siamo immersi. Parleremo a chi non ci conosce, ma anche a chi crede di conosce questa terra. Al mio appello hanno risposto oltre 40 aziende e mentre scrivo se ne stanno aggiungendo altre. Le intervisteremo giornalmente e caricheremo sui canali del Consorzio i filmati cercando di trovare una formula snella, simpatica e fruibile. Questa denominazione, e questa Regione, merita molta attenzione, perché il lavoro che i produttori stanno facendo in termini di qualità deve e dovrà trovare il giusto equilibrio in termini di promozione e la capacità di rispondere con soluzioni a problemi non controllabili è parte integrante della cultura friulana (e non solo naturalmente). Siamo tutti responsabili e questo è soltanto l'inizio per il Friuli. Noi ci siamo.

Potrete seguire le "Degustazioni Distanti" tramite il canale YouTube e i canali social del Consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo:
Youtube: https://www.youtube.com/channel/
Facebook: https://www.facebook.com/consorziofriulicolliorientali/
Grazie al caro Matteo Bellotto per il suo contributo e un caro saluto a tutti i produttori di uno dei miei areali del cuore che spero presto di poter tornare a visitare.


F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 14 marzo 2020

Io bevo vino italiano!

Leggo di paesi che richiedono il bollino "virus free" sui prodotti italiani, nonostante sappiano benissimo che il virus non è trasmissibile tramite il cibo (www.efsa.europa.eu/); leggo di governo che, dopo aver chiuso l'ingresso agli italiani, impediscono le importazioni di prodotti provenienti dal nostro paese; leggo di idioti che ci sbeffeggiano trattandoci come dei fannulloni ipocondriaci che starebbero sfruttando questa pandemia per "fare una lunga siesta"...
io bevo vino italiano
Non sono mai stato vendicativo, trovo il protezionismo anacronistico ai tempi della globalizzazione e so bene quanto il made in Italy, comparto agroalimentare in primis, dipenda dall'export (che sarà fondamentale anche in futuro e tornerà sicuramente ai livelli che ci competono), ma credo che quando passerà questo brutto periodo, se avremo ancora qualche soldo in tasca, il modo migliore per ripartire sarà ridare dignità ai nostri prodotti tornando a porre la dovuta attenzione alla provenienza di qualsiasi oggetto dei nostri futuri acquisti.

Intanto, ciò che possiamo fare è mangiare e bere italiano e ribadire al mondo quanto il made in Italy sia superiore in termini di qualità e di salubrità. Un mondo che tornerà presto ad invidiarci e che, se torneremo a consumare tutti più cibo e vino italiani, potrà sentirsi dire sempre più spesso "mi spiace, ma abbiamo finito tutto!" e noi potremo essere ancora più orgogliosi di ciò che siamo, perché è proprio vero che siamo ciò che mangiamo (e beviamo) e in questo periodo basta guardare come si comportano alcuni stati per averne la controprova! 
In questo wine blog ho scelto sin dal principio di dare spazio solo alle realtà del nostro paese e in particolare al vino italiano e non sono mai stato più fiero di questa presa di posizione!
vino made in italy


Mi piace pensare che usciremo da tutto questo più forti e uniti di prima e che il made in Italy ripartirà proprio da noi italiani che, forse, avevamo perso un po' del nostro atavico attaccamento ai prodotti del nostro paese.

Per quanto riguarda il vino, nello specifico, è impossibile pensare di prescindere dall'export e per amore o per forza dobbiamo sottostare a certe dinamiche e sfruttarle al meglio. Quindi lungi da me predicare di un protezionismo utopico e sconveniente, ma parlo di un ritorno al mercato interno così screditato negli ultimi anni per alcune nostre "cattive abitudini". In questi ultimi giorni abbiamo dimostrato quanta elasticità mentale abbia il popolo italiano nel riadattarsi e nel cambiare il proprio stile di vita per far fronte ad un'emergenza come quella del Corona Virus, eppure ci sono modus operandi ormai radicati in alcuni di noi che facciamo fatica a migliorare, a convertire in approcci più positivi, corretti e rispettosi. Il vero "protezionismo etico", infatti, si attuerebbe da solo, senza forzature di sorta, nel semplice momento in cui si dovesse tornare a pagare le fatture dei produttori e si riuscisse a guardare tutti verso un obiettivo comune, nel rispetto delle singole attività e nella conseguente valorizzazione delle stesse.
A nessun produttore di vino converrebbe vendere all'estero (al netto di tasse, listini export spesso più bassi di quelli Italia e delle fee da accordare agli importatori), eppure per molti di essi è più "sicuro" vendere fuori dai confini italiani perché sanno che verranno pagati (quasi sempre in anticipo).
Molti invitano a ricordarci dei piccoli negozi e delle piccole realtà produttive del nostro paese quando usciremo dalla quarantena e non potrei essere più d'accordo con questi appelli, ma non credo che boicottare gli e-commerce (specie quelli italiani) proprio in questo momento, sia positivo. Questo perché, attualmente, sono attività che possono permetterci un approvvigionamento di prodotti senza rischi e senza dover uscire di casa e molti saranno costretti a utilizzarli. Il mio invito, quindi, è quello di iniziare proprio da questo momento ad ordinare prodotti italiani direttamente dalle enoteche online o dalle aziende che hanno un wine shop interno. Iniziamo a dare un segno sin da subito del nostro rinnovato attaccamento al made in Italy e alle produzioni d'eccellenza che solo il nostro paese è in grado di offrire. Torniamo a farci invidiare dal mondo e cogliamo quest'occasione per ritrovare quella fiducia reciproca che potrebbe accelerare il processo di "ricostruzione". Una sorta di "rinascimento" che nulla ha a che fare con la denigrazione degli altri paesi, dei loro abitanti e dei loro prodotti, bensì ci ridoni quella consapevolezza nei nostri mezzi, nella nostra storia e nell'indubbie potenzialità di questo paese per dimostrare a tutti che nulla può abbatterci e nessuno può privarci della libertà di essere ciò che siamo e di primeggiare con merito in molteplici settori.

Siamo noi a poter cambiare le cose e se c'è qualcosa di "buono" in questo periodo buio è che il virus sta riportando a galla un orgoglio e un senso di appartenenza che il nostro paese sembrava aver perso o che, forse, non ha mai avuto.

Sarò un utopista, un inguaribile sognatore, ma sono certo che l'Italia e gli italiani si rialzeranno con il vantaggio di poter uscire prima degli altri da questo momento di paura e stallo e magari ci riprenderemo tutti i primati che ci competono storicamente per la qualità del nostro lavoro, l'acume delle nostre menti e la positività dei nostri animi.

Concludo con un invito agli amici e ai colleghi comunicatori che stanno utilizzando i social e il web per condividere le proprie degustazioni casalinghe continuando la propria attività anche se impossibilitati, come me, nel viaggiare per vigne e cantine:
- Chi ama il vino non può esimersi dall'apprezzare vini di Borgogna, buoni Champagne e dall'essere curiosi nei riguardi dei vini del Nuovo Mondo o di qualsiasi areale vitivinicolo di questo pianeta, ma almeno in questo periodo di "reclusione" stappiamo e beviamo italiano! Parliamo dei vini dei nostri ottimi produttori, dei nostri virtuosi vignaioli, di quelle realtà che ora stanno vivendo un momento critico e hanno bisogno del supporto di tutti noi amanti di questo meraviglioso mondo. Quindi mangiamo e beviamo italiano, ora più che mai! Quando tutto sarà finito, torneremo a viaggiare e a sperimentare cibi e vini di tutto il mondo ma lo faremo con un piglio differente, ne sono certo! Lo faremo ancor più convinti del valore dell'enogastronomia italiana e delle persone che anche in questo momento stanno cercando il modo di continuare a portare avanti le proprie produzioni con la speranza di arrivare sulle nostre tavole, nei nostri calici, ad allietare giornate migliori.

#iomangioitaliano #iobevoitaliano 

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 11 marzo 2020

Un vino "egocentrico e bastardo"! Nasce il Podium V.23 di Garofoli

Sapete tutti del mio legame viscerale e "radicale" con il Verdicchio, vitigno principe della mia terra natìa: l'areale dei Castelli di Jesi, nelle Marche.
Ogni anno ne assaggio a decine, se non centinaia, e la cosa che mi sorprende di più è che di annata in annata tra tante luminose conferme e qualche piccola delusione pronta a riscattarsi nelle annate successive, tra i "migliori" assaggi spiccano sempre realtà differenti come in un eterna corsa ciclistica in cui continuano a cambiare i ciclisti al comando.
Questo, per me, rappresenta il valore aggiunto di un vitigno , di un territorio e di produttori che da anni, insieme, offrono un livello di qualità medio sempre più alto.
Eppure, quando mi chiedono quale sia il mio riferimento di Verdicchio, quale sia il vino sul quale tarare palato e mente quando ci si approccia a questo vitigno non ho mai dubbi nel rispondere: il Podium!

verdicchio garofoli podium v 23

Questa risposta trascende e prescinde la sola qualità del vino, che come per tutti cambia di annata in annata, ma vuole porre l'attenzione su quelle che sono le principali qualità del Verdicchio, che il Podium della Casa Vinicola Garofoli manifesta in ogni sua interpretazione attraverso il pieno rispetto dello spettro organolettico varietale, un sempre ottimo bilanciamento tra struttura e acidità, una spiccata sapidità e una sorprendente capacità evolutiva. Tutto questo con un prezzo che potrebbe sicuramente essere più alto, ma non lo è!
Faccio questa premessa perché il Podium da pochi giorni ha un "alterego", ovvero una parte della sua personalità che si è distaccata dal soggetto principale per dar vita a qualcosa di diverso, di unico, di estremamente interessante.
Come ogni anno, infatti, anche nel 2015 le varie parcelle di vigneto del "poggio" (da qui il nome Podium) sito a Montecarotto vengono vinificate separatamente per poi andare a formare il taglio che darà origine ad uno dei più rappresentativi vini della Marche. Spesso capita che una di queste vasche (o più) si dimostri diversa, più "bastarda" perché più difficile da comprendere, più complessa da gestire in taglio con le altre in quanto di personalità troppo particolare.

E' proprio questo che è successo nel 2015 con la vasca n°23, dal piglio così stravagante, non convenzionale, fuori dai canoni delle altre vasche dello stesso "cru" e della stessa annata. 

Ecco, quindi, l'idea di lasciar evolvere questa vasca in cemento in solitaria, per poi imbottigliarla separatamente come un vero e proprio "clos".

Nasce così la prima annata in assoluto del Podium V.23 del quale io ho avuto l'onore di ricevere la prima bottiglia per dare un mio personale parere alla famiglia Garofoli, così legata alle mie radici personali ed enoiche.
vigna podium verdicchio

Per me resta ancora oggi un privilegio poter assaggiare vini ai loro albori, ma non sempre questo onore coincide con la possibilità di assaggiare vini già in grado di raccontarsi, di esprimersi al meglio in quanto anteprime troppo giovani e ancora bisognose di trovare il proprio equilibrio in bottiglia. Col Podium V.23 questo non è accaduto in quanto già opportunamente affinato in vetro. Ho sempre pensato, infatti, che fosse prerogativa delle grandi cantine immettere nel mercato vini sì longevi ma con alle spalle già il dovuto affinamento sia in vasca o in botte che in bottiglia. 
Assaggiare oggi il Podium V.23 2015 Garofoli permette di avere già un'idea chiara del vino che è e che sarà. Questo grazie all'attesa e alla premura della famiglia Garofoli nei riguardi di un Verdicchio che a detta della stessa azienda "non è un vino migliore per maturazione, per selezione o per annata. Si tratta di un vino “egoista” e bizzarro che ha bisogno dei suoi spazi, del suo palcoscenico. È il lato oscuro del Podium.
Un lato che finora solo noi in cantina conoscevamo e che ora vogliamo condividere con voi, attraverso l’interpretazione più spontanea che conosciamo, quella di questo vino. Un altro racconto sul Podium."

Un racconto che io vi traduco così:
Podium V.23 Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2015: un Verdicchio dal varietale in grande evidenza, ancora integro nonostante siamo a 4 anni e mezzo dalla vendemmia.  Al frutto giustamente maturo, si aggiungono tonalità di erbe aromatiche, a tratti balsamiche e una fine speziatura (derivata dalla sosta sulle fecce fini). Il sorso è teso, vibrante e di notevole profondità. La chiosa sapida è un must per il Podium in ogni sua versione, annata più annata meno, e in questo caso la componente salina nel finale è davvero importante. Grande beva, nonostante la buona struttura di un Verdicchio che è già ottimo oggi ma, sono certo, potrà riservare grandi sorprese con qualche anno di riposo in cantina.

Un vino al quale la stessa azienda ha affibbiato, ironicamente, epiteti come "egoista", "egocentrico", "bastardo" e "bizzarro" ma che si dimostra di grande generosità organolettica e degno di puntare al gradino più altro del "podium".

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 9 marzo 2020

La metrica del vino

Sin da bambino ho amato la poesia e, per diletto, mi sono ritrovato spesso a scribacchiare qualche verso su di un foglio pronto ad accogliere i miei pensieri, le mie sensazioni e i miei ricordi sotto forma di parole, un po' come accade, oggi, in questo wine blog con i miei "vaneggiamenti enoici".
Giorni fa ho ripensato al momento in cui ho iniziato a scrivere e al perché la poesia fosse in grado di donarmi sollievo in uno scampolo di vita in cui una penna e un quaderno erano per me rifugio e rimedio, evasione e panacea. E' durante questo flashback che mi è balenata per la mente l'idea di riportare per iscritto qualcosa di cui avevo già accennato durante alcune delle mie masterclass: la metrica del vino.
metrica vino poesia rime ritmo

Partiamo dall'assunto che vuole la metrica essere lo studio della forma di una poesia, della musicalità dei versi e del ritmo.
Le rime e, quindi, le regole della metrica, così come le figure retoriche, rappresentano nell'analisi di un componimento poetico una sorta di struttura portante del testo e, al contempo, conferiscono musicalità e ritmo alla poesia. Ascoltare una poesia con settenari o endecasillabi, darà sensazioni diverse che riflettono le emozioni e i significati che il poeta voleva esprimere, un po' come accade con dei vini diversi per approccio olfattivo, struttura, dinamica, trama tannica e, più in generale, per sapore.
Ecco, quindi, un gioco: un semplice parallelismo tra la struttura dei testi poetici e quella dei vini, tra il ritmo e la musicalità di una poesia e le peculiarità organolettiche generiche di alcuni vini.
Rima baciata: quando incontriamo due versi che rimano tra loro secondo lo schema AA-BB-CC ecc... parliamo di rima baciata, ovvero della rima più famosa, quella più semplice. Questa rima mi riporta alla mente vini altrettanto semplici, privi di grande complessità ma diretti e spigliati, a tratti prevedibili ma non per questo da sottovalutare. Sono quei vini schietti, da bere anche giovani, magari con qualche grado in meno di temperatura di servizio, senza tanti fronzoli e senza ostacoli alla beva, in cui tutto è sempre come ce lo aspettiamo. Ovviamente, non parlo necessariamente di vini scontati in quanto le scelte del produttore possono rendere questi vini eleganti, nella loro semplicità, alla stregua della scelta che il poeta fa riguardo le due parole da far rimare. Dei comfort wines, tanto per prendere in prestito un termine anglosassone più proprio del “food”. Tra i fermi penserei al Marzemino, al Bardolino, l'Aleatico e il Frappato. I primo a venirmi in mente, però, - là dove la rima baciata fosse ancor più "frizzante" - sono i Lambruschi, così divertenti e spensierati eppure così soddisfacenti e generosi.

Rima alternata: quando rimano i versi alterni parliamo di rima alternata (ABAB) e, di certo, si tratta di uno degli schemi metrici più utilizzati e facili da comprendere e da apprezzare per il loro ritmo cadenzato. Questa metrica mi fa pensare ad alcuni vini bianchi friulani e altoatesini, figli di grande consapevolezza tecnica ma mai caricaturali. Vini di grande pulizia e nitidezza, che vedono nel loro incedere imperterrito e scandito una ratio che pochi altri vini italiani hanno.

Rima incrociata:  quando il primo verso rima con il quarto, il secondo con il terzo e così via (secondo lo schema metrico ABBA, CDDC ecc...) le rime si incrociano come potrebbero incrociarsi  le caratteristiche organolettiche di alcuni vini che aprono al naso con note ben definite per poi lasciarsi andare lungo tutto il sorso e ritrovarsi in chiusura coerente con il primo approccio. Immagino vini esili, fini, ma di gran frutto e dalla chiosa, spesso, altrettanto fruttata e saporita come il Petit Rouge, la Schiava, la Freisa, ma anche i Pinot Nero e i Gamay tutti nella loro gioventù.

Rima incatenata: una rima complessa in cui il primo verso rima con il terzo, il secondo con il primo e il terzo della terzina successiva e così via, secondo lo schema: ABA, BCB, CDC... Per intenderci è la rima della terzina dantesca. Mi fa pensare a quei vini cangianti nel proprio sviluppo organolettico dal naso al sorso ma, al contempo, molto coerenti nel loro incedere. Quei vini in cui tutto cambia ma è collegato, nulla è disconnesso e l'equilibrio diviene ancor più importante.
E' una metrica propria di vini eleganti, figli della tradizione e di grande personalità che cambiano nel calice e in bocca con grande armonia e una progressione che non annoia mai. Mi vengono in mente i grandi Baroli con qualche annetto alle spalle e, ovviamente, i Brunelli di Montalcino e i Rossi dell'Etna, ma anche dei bianchi come alcuni Verdicchi di grande longevità.

Rimalmezzo: se la rima è tra l’ultima parola di un verso e una parola all’interno del verso seguente viene definita rimalmezzo. E' una rima complicata, che impone maggior attenzione e non arriva a tutti nitidamente. Mi vengono in mente i Nebbioli dell'Alto Piemonte, cupi, freddi, a volte duri eppure così eleganti, così in grado di evolvere in complessità e finezza.

Rima interna: i versi che hanno la rima al loro interno mi fanno pensare a quei vini che al naso sembrano timidi, ma che poi nel proprio sviluppo trovano concordanza e compattezza fra le parti del sorso in termini di struttura e acidità, per poi chiudere senza grandi ostacoli alla beva. Immagino vini pieni, caldi, ma non seduti, vini intensi ma non troppo tannici come il Montepulciano, il Primitivo, il Carignano del Sulcis.

Assonanza: se sono uguali le vocali ma differenti le consonanti i versi sono assonanti e per quanto mi riguarda ritrovo il principio dell'assonanza in quei vini che mostrano equilibrio fra una struttura importante e una buona spina dorsale, fra le proprie morbidezze e sensazioni in grado di dare dinamica al sorso. Mi vengono in mente alcuni Sagrantino di Montefalco che abbiano fatto un po' di vetro, i grandi Amaroni e in generale i vini da appassimento.

Consonanza: se sono uguali le consonanti e diverse le vocali i versi vengono detti consonanti e questo mi fa pensare a vini che prediligono note più intriganti al naso e hanno nell'armonia delle proprie durezze la loro forza come uno Schioppettino, un buon Pelaverga, ma anche un teso e tannico Aglianico del Vulture e ovviamente tornano vini base Nebbiolo e Sangiovese magari ancora troppo giovani.

Può anche accadere che però i versi di una poesia non rimino tra di loro e questa tipologia di metrica poetica è detta a rime sciolte come accade per quei vini che non sembrano avere coerenza tra le parti e ogni connotazione organolettica sembra voler prendere una strada a sé. Eppure, anche quei vini ritrovano, spesso, una dignità e grande interesse nella loro capacità di stupire là dove al caos segua il piacere. Penso ad alcuni bianchi macerati magari da vitigni ricchi di terpeni che al naso offrono il loro lato più dolce e profumato, ma al sorso sanno essere tesi, asciutti e sapidissimi.

In questo periodo così pieno di pensieri che sembrano voler saturare la nostra mente di preoccupazioni e negatività, ho voluto condividere con voi un contenuto più leggero, privo di grandi aspirazioni tecniche con la speranza che le parole e il vino possano continuare ad allietare le vostre giornate con un particolare pensiero a chi è costretto a starsene "recluso" in casa.
Si tratta di nient'altro che un gioco che vi invito a fare pensando a quali vini vi rievocherà ciascuna rima. Qualcosa di estremamente soggettivo, che vi spingerà a vedere il vino da punti di vista differenti, apprezzandone ancor di più aspetti quali il ritmo e l'armonia di ciascun sorso, perché il vino... in fondo... non è solo "la poesia della terra" ma anche quella dell'uomo che proprio attraverso di esso riesce ad esprimere una della migliori accezioni dell'umanità stessa e del suo rispetto nei confronti della natura e del prossimo. Valori che, ora più che mai, acquistano grandissima importanza.

F.S.R.
#WineIsSharing

Newsletter

Benchmark Email
Servizi Email di Benchmark

Elenco blog personale