vino click

mercoledì 29 aprile 2020

I tappi come indicatore dell'andamento del mercato del vino in tempi di crisi da corona virus - Intervista all'A.D. di Amorim Cork Italia

Parlando con un caro amico qualche giorno fa degli effetti attuali e potenziali del corona virus sul mondo del vino mi è balzata in mente l'idea di intervistare il caro Carlos Veloso Dos Santos in rappresentanza del più importante produttore di tappi sughero del mondo. Perché? Perché riflettendo sulle dinamiche di mercato ho pensato che i tappi potessero essere un indicatore molto fedele dell'andamento del mercato del vino italiano.
Tappi vino corona virus crisi

Vi lascio al breve ma interessante ed esaustivo scambio di battute con l'amministratore delegato di Amorim Cork Italia:

- Bentrovato Carlos! Innanzi tutto, Amorim, fa parte della filiera del vino, ma sta ancora lavorando?

Non ci siamo mai fermati! Abbiamo tenuto bene il primo trimestre ma aprile e maggio saranno mesi difficili. Vediamo le cantine che fanno prodotto alta gamma e totalmente spostate nel mondo HoReCa in grande difficoltà. Crediamo che quest’anno ci sarà almeno un calo del 10% e sarà tutto nel prodotto di alta gamma

- Com'è cambiato il mondo della produzione di tappi in sughero a causa del Corona Virus?

Non è cambiato nulla per adesso. Le nostre strutture in Portogallo continuano a lavorare. Il problema è il mercato mondiale
I principali paesi di esportazione del vino sono in grande difficoltà come UK, Germania e soprattutto USA. Abbiamo dopo situazioni diverse a livello Lockdown. Ad esempio la nostra filiale sudafricana è chiusa da 1 mese e mezzo e il Sudafrica ha stoppato le esportazioni. È una situazione molto complessa.

- Amorim ha una percezione della crisi del mercato del vino italiano attraverso il numero di tappi venduti in questo ultimo periodo e agli ordini per i prossimi mesi?

Come dicevo prima ci aspettiamo almeno un 10% di crollo del nostro volume di affari (se va bene). C’è una diminuzione del circa 10% nei ordinativi. Le cantine che lavorano con la GDO terranno duro, il problema sono i nostri altri clienti che sono la maggioranza a livello numerico. Prevediamo grandi difficoltà sia a livello produttivo sia a livello liquidità

- Come cambierà, secondo te, il mondo del vino post-pandemia?

Ci metteremo almeno 2 anni a smaltire gli effetti di questa situazione (da quando avremo il vaccino). Non credo che non tornerà ad essere come prima anche perché l’uomo è fatto di abitudini tuttavia le cantine non potranno fidarsi di un unico canale. Dovranno sviluppare di più l’e-commerce per cercare di avere i piedi in due scarpe. Come diceva Americo Amorim deceduto 3 anni fa, che come sai è stato Presidente del nostro gruppo per oltre 30 anni “mai una sola moneta, mai un solo mercato”. Devi cercare di essere presente dappertutto perché solo in questo modo potrai sopravvivere…

- Amorim ha avviato iniziative a scopo benefico per sostenere ospedali, enti o associazioni per la lotta al coronavirus?

Certo! Siamo stati una delle prime aziende a sostenere Assoindustria Veneto Centro nell’acquisto di ventilatori. Per Pasqua abbiano donato un bancale di colombe e del vino di Porto a tutto lo staff ospedaliero del Ospedale di Vittorio Veneto presidio Covid-19 per la Sinistra Piave. Io personalmente ho fatto un’importante donazione per acquistare un veicolo 4x4 per la Protezione Civile di Conegliano destinato a aiutare le persone in difficoltà in questo particolare momento.


Ringrazio Carlos per la consueta disponibilità e per aver contribuito alla mia ricerca di punti di vista differenti sulla situazione attuale e su ciò che accadrà nel mondo del vino italiano dopo la pandemia. Da par mio, credo che gli spunti di riflessione sulla capacità di adattamento che sarà richiesta a tutta la filiera enoica e sull'importanza variazione dei mercati (di cui si parlò molto già durante la crisi del 2009) siano i focus principali sui quali imbastire importanti considerazioni per la ripresa.



F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 27 aprile 2020

VITE! In viaggio al centro di una terra - Il Docufilm su Langhe-Roero e Monferrato

In questo periodo di reclusione ciò che non ci manca è il tempo e sta a noi scegliere a chi e a cosa dedicarlo. Io scrivo, leggo e guardo molti film e nell'era della tv in streaming dei vari Netflix e Skygo c'è l'imbarazzo della scelta. Eppure, per chi condivide con me una sfrenata passione per il vino non è così facile trovare film, serie o documentari enoici interessanti e attuali. Per questo ho deciso di consigliarvi una docufilm capace di farci viaggiare attraverso un territorio meraviglioso come quello degli areali di Langhe-Roero e Monferrato pur restandocene a casa. Un video pensato dall'autore Tiziano Gaia (già autore di "Barolo Boys") come un viaggio generazionale e una trasmissione, senza soluzione di continuità, di saperi e tecniche da un'epoca all'altra. Il lancio avrebbe dovuto essere diverso e prevedeva proiezioni pubbliche, ma data la situazione odierna la decisione è stata quella di renderlo fruibile a tutti su youtube, quindi buona visione!
Film vino Langhe

VITE!

In viaggio al centro di una terra

«Perché questo territorio ha diritto di essere riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità? Perché conserva un sapere che è straordinario.» 

Arriva il docufilm ufficiale che racconta i “Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato”, insigniti del riconoscimento Unesco nel 2014 per il loro eccezionale valore universale. Un lavoro insieme narrativo e descrittivo, emozionale e didattico, per portare alla luce il bagaglio inimitabile di saperi, conoscenze e pratiche agricole tramandate senza soluzione di continuità di generazione in generazione, dai tempi antichi fino ai giorni nostri. Girato nell’arco di due anni, assecondando il ritmo immutabile delle stagioni, il film segue, ritratti nella loro quotidianità, potatori, vignaioli, bottai, mastri cantinieri, giovani studenti della scuola enologica di Alba, storici, ricercatori… in un viaggio epico attraverso le colline e i paesi che punteggiano l’area del Piemonte meridionale. Vendemmie, feste e giochi popolari, architetture rurali, cantine avveniristiche accanto a ciabot e infernot: le immagini compongono un mosaico variegato e complesso, così come complesso è il tessuto socio-economico e culturale che anima uno dei distretti enologici più prestigiosi al mondo, quello di Langhe-Roero e Monferrato, appunto. Unite dal filo sottile e simbolico di un gomitolo srotolato tra i vigneti, sul grande palcoscenico verde si intrecciano storie e tradizioni, memorie e speranze, sfide e ripartenze, come in ogni grande viaggio che si rispetti. E allora non è un caso che l’inizio del racconto sia affidato a quel mare ancestrale che un tempo ricopriva buona parte dell’attuale Piemonte. Un richiamo alle nostre origini, un passo dentro il mito. Perché di questo si tratta, ancora una volta: di miti eterni e imprescindibili. «Ecco – afferma all’interno del film l’antropologo Piercarlo Grimaldi – speriamo che questo modello generazionale continui, si sappia mantenere e sappia narrare e ri-narrare incessantemente i miti di questo territorio.»

Eccovi i link per lo streaming in italiano e in inglese del film:



Vite! 

Soggetto e regia Tiziano Gaia 

Riprese e montaggio Andrea Tomasetto 

Seconda camera Paolo Casalis

Musiche originali Glauco Rovere

Voce narrante Daniele Lucca

Con Piercarlo Grimaldi e Alice Borghetto

Durata 65’ 


Lingue Italiano e Inglese (sottotitolato)

Testimonianze di: Giuseppe Rivetti, Italo Cabutto, Bruno Rivetti, Antonella Germini, Antonio Grasso, Marco Rivetti, Lorenzo Giordano, Mauro Gamba, Jeff Chilcott, Alberto di Grésy, Franco Ferrero, Roberto Coppo, Mauro Ferrero, Mone Donev, Sara Vezza, Beatrice Rivetti, Paola Vacchetto, Anna Gatti, Gloria Bosia, Enrica Pugno, Margherita Rava.

Le riprese sono state effettuate nelle seguenti aree, componenti il 50° sito italiano Unesco, “Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato”: Langa del Barolo, Castello di Grinzane Cavour, Colline del Barbaresco, Nizza Monferrato e il Barbera, Canelli e l’Asti Spumante, Monferrato degli Infernot.

Tra le aziende coinvolte nel progetto, si ricordano: Michele Chiarlo Azienda Vitivinicola, Fabbrica Botti Gamba, Azienda Agricola Cascina Vano, Azienda Agricola Josetta Saffirio, Azienda Agricola Oreste Buzio, Azienda Agricola La Casaccia, Azienda Agricola Monfalletto Cordero di Montezemolo, Tenute Ca Asinari dei Marchesi di Grésy, Viticoltori Associati Vinchio-Vaglio Serra, Gancia 1850, Cantine Contratto, Cantine Coppo, Cantine Bosca, Ceretto Aziende Vitivinicole.
Il film è stato girato all’interno o con il supporto delle seguenti istituzioni: Istituto di Istruzione Superiore di Stato “Umberto I” - Alba (Scuola Enologica), WiMu-Museo del Vino a Barolo, Enoteca Regionale Piemontese Cavour e Castello di Grinzane Cavour, Museo Bersano delle Contadinerie e delle Stampe sul Vino - Nizza Monferrato, Ecomuseo della Pietra da Cantoni - Cella Monte, Club per l’Unesco di Vignale Monferrato, Associazione Culturale Giulia Falletto di Barolo, Palazzo Barolo - Torino.


Un progetto promosso da
Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato 

Realizzato da StorieDoc




sabato 25 aprile 2020

#ILVINONONSIFERMA - LETTERA APERTA DEI VIGNAIOLI ITALIANI

IL VINO NON SI FERMA

La crisi provocata dall'emergenza sanitaria Corona Virus ha investito tutti i settori dell'economia del nostro paese mettendo a dura prova interi comparti e filiere che si ritrovano, oggi, senza appigli concreti per il post-pandemia. Il comparto vitivinicolo, in particolare, sta vivendo una situazione critica che vede i produttori italiani portare avanti le proprie vigne e cantine in attesa di una nuova vendemmia ma, al contempo, vede le stesse aziende non riuscire a vendere bottiglie che permettano loro un sostentamento e una sostenibilità aziendale che non può esimersi dal dipendere dalla commercializzazione. E' per questo che, in linea con alcune mie iniziative, ritengo opportuno condividere con voi la lettera aperta che un nutrito manipolo di vignaioli italiani ha scritto proprio in questi giorni, al fine di manifestare la propria condizione attuale tramite alcune imprescindibili richieste basate sul rispetto reciproco fra i vari attori della filiera vino.
#ilvinononsiferma

LETTERA APERTA DEI VIGNAIOLI ITALIANI PER UNA LEALE E CONDIVISA DINAMICA DI FILIERA

#ILVINONONSIFERMA

Le conseguenze economiche della pandemia hanno travolto la nostra intera società, con effetti che stanno mettendo in crisi anche il nostro settore vitivinicolo.

Molti clienti sono stati obbligati alla chiusura, ma la natura non si ferma: noi, custodi della terra, non ci siamo arrestati. Lavoriamo per l’eccellenza, per valorizzare la cultura e la civiltà del vino, per consolidare la reputazione del Made in Italy nel mondo. Difendere l’integrità dei territori e la bellezza dei paesaggi, che rendono straordinario il nostro Paese, è l’altra nostra missione, che ci rende fieri di essere italiani. Siamo così custodi di ecosistemi unici, in un momento storico in cui la lotta al cambiamento climatico è imperativo altrettanto urgente.

Siamo consapevoli delle difficoltà che questa pandemia ha causato e degli effetti che continueranno a gravare su tutti i comparti per i quali il vino costituisce una risorsa insostituibile. Abbiamo apprezzato le iniziative partite dal mondo della distribuzione volte a stimolare il dialogo fra i diversi attori della filiera e siamo vicini ai nostri distributori, agli agenti, agli enotecari e ristoratori, ai sommelier, ai servizi di catering, agli osti e mescitori, e a tutti coloro che amano il vino.

Ci sentiamo parte attiva della straordinaria comunità che vive di vino e la nostra convinzione è che da questa crisi possiamo uscirne solo se restiamo uniti e se verrà salvaguardato il lavoro e il ruolo di ciascuno in ogni anello della filiera.

Per questo chiediamo a tutti rispetto per il nostro lavoro e offriamo in cambio lo stesso rispetto, consapevoli che solo con una collaborazione leale si possa, tutti insieme, uscire da questa crisi.

  • Non accetteremo pressioni commerciali miranti a ridurre il margine che rappresenta la fonte di sostentamento per noi e le nostre aziende, perché riteniamo che soltanto con il riconoscimento di un equo corrispettivo sia garantita la dignità del nostro lavoro e del lavoro di coloro che collaborano con noi nella produzione, commercializzazione e promozione dei nostri vini.

  • Non accetteremo pratiche sleali quali il conto vendita e le richieste sproporzionate di omaggi, consapevoli che soltanto con il rispetto delle normali condizioni commerciali possiamo contribuire in maniera positiva allo sviluppo della filiera.

  • Chiediamo a tutti i nostri clienti il rispetto delle scadenze per il pagamento delle forniture effettuate fino al 31/12/2019, in un momento in cui il mercato non presentava ancora alcuna criticità legata alla pandemia. Siamo disponibili a discutere forme di credito agevolate che tengano conto delle difficoltà economiche che, con il lungo periodo di inattività, tutti i ristoranti e le enoteche si troveranno a fronteggiare alla riapertura, pur nel rispetto degli sforzi e degli investimenti che noi aziende agricole non abbiamo mai smesso di affrontare.

  • Ci impegniamo, nelle scelte di vendita diretta dei nostri prodotti al consumatore finale, ad operare con lealtà nei confronti dei nostri clienti della distribuzione e dell’horeca, che sono fondamentali per la promozione e la valorizzazione dei vini prodotti dai vignaioli italiani. Per questo motivo, garantiamo che i nostri listini dedicati ai privati rispettino la normale marginalità riservata agli operatori commerciali.

  • Siamo convinti che vada rafforzata la collaborazione con tutti gli attori della filiera vinicola, consapevoli che soltanto da un dialogo aperto e organico possano scaturire le migliori opportunità di crescita e valorizzazione per questo nostro piccolo grande mondo.

Nel link a seguire trovate l'elenco delle aziende che hanno sottoscritto la lettera: 

LA RETE DEI VIGNAIOLI ITALIANI
Dall’inizio dell’emergenza i vignaioli non hanno mai smesso di lavorare: hanno curato i campi e le vigne, hanno lavorato in cantina, imbottigliato, spedito e anche consegnato personalmente il vino. Abbiamo pagato i nostri dipendenti e i nostri fornitori cercando di mantenere il più possibile viva la filiera senza lasciare indietro nessuno.
Siamo convinti che dalla crisi si esce tutti insieme. Per questo è nata una rete di vignaioli prevalentemente piccoli e medi che si sono ritrovati in questa contingenza drammatica. Attraverso la rete vogliamo:
-Condividere idee ed esperienze
-Evidenziare le criticità della filiera
-Proporre soluzioni per i problemi piccoli e grandi che l’emergenza propone
-Vogliamo proporre azioni INCLUSIVE che coinvolgano tutti gli attori della filiera allargata:
Associazioni dei produttori
Associazioni di categoria: enologi, agronomi, sommelier
Associazioni della filiera commerciale: agenti, distributori / importatori, Horeca, GDO
Associazioni di tutti quelli che contribuiscono alla conoscenza e alla promozione del vino italiano
Tra le azioni che proponiamo, aperte all’adesione dei vignaioli che vi si riconoscono:
-Accordi di filiera per il coordinamento di iniziative che tutelino il lavoro dei vignaioli, dei loro distributori e clienti;
-Monitoraggio del sistema bancario per evidenziare ed eventualmente denunciare pratiche sleali che limitano l’accesso al credito;
-Confronto attivo sulle misure proposte dalle Istituzioni ed Organizzazioni a supporto della situazione economica italiana in questa fase di crisi;
-Monitoraggio sullo stato dell’arte dell’implementazione delle misure di sostegno governative e comunitarie alla filiera del vino.
Se volete avanzare le vostre proposte, o semplicemente partecipare alla rete, scrivete a vignaioli@ilvinononsiferma.it
Tutti gli aggiornamenti saranno sempre pubblicati sul sito www.ilvinononsiferma.it e sulla pagina Facebook @ilvinononsiferma.
#laretedeivignaioli #ilvinononsiferma #lavignanonsiferma

giovedì 23 aprile 2020

Quattro chiacchiere in quarantena con il miglior Sommelier del mondo Luca Martini

Nell'ambito delle mie "chiacchierate in quarantena" con alcuni dei più importanti professionisti del vino in Italia è per me un piacere e un onore condividere con voi le opinioni del caro amico Luca Martini riguardo l'enosfera ai tempi del corona virus tra considerazioni e prospettive.
Luca, oltre ad essere stato eletto Migliore Sommelier del mondo nel 2013, ha una attenta e calibrata distribuzione di vini artigianali d'eccellenza, svolge attività di consulenza per aziende vitivinicole e ristoranti con la sua LM Fine Wine Merchant con la quale si occupa anche di brokeraggio di bottiglie di vini di grande pregio, diventando così una delle aziende di riferimento per appassionati, collezionisti ed investitori. Luca Martini, però, è anche e, soprattutto, un comunicatore enoico preparato e minuzioso, abile e mai sopra le righe e proprio per questo vi invito a leggere le sue risposte alle mie domande riguardo alcuni dei settori in cui opera.
- Come credi cambierà il mondo del vino dopo questa Pandemia?
Non sappiamo in realtà cosa accadrà in seguito a questa pandemia. Sicuramente la visione e l’interpretazione generale del commercio del vino andranno modificate, di certo non si può pensare che il consumatore finale continui esclusivamente a ricevere vino direttamente a casa: ci sarà una grande voglia di uscire, di tornare ad una parvenza di normalità, torneremo comunque a consumare vino al ristorante. Per quanto concerne il settore delle spedizioni e delle consegne credo che sia opportuno implementare i servizi offerti dai corrieri, creando anche degli appositi punti di ritiro dove poter fare confluire la merce che gli acquirenti acquisteranno online. Quando il lockdown finirà ci troveremo in una situazione di “ricostruzione”, di riorganizzazione, sarà quindi fondamentale ridare fiato e credito alla ristorazione creando una sinergia tra produttori, distributori e ristoratori per poter ripartire al meglio.
- Il mercato interno sarà il focus a breve termine. Credi che questa possa essere un'occasione per le cantine di andare ad implementare il proprio posizionamento sul mercato italiano da troppi anni trascurato?
Molte cantine continuano tuttora a servire i propri distributori all’estero, perché non tutti gli stati si trovano nella stessa condizione di blocco quasi totale dell’Italia. Sicuramente chi prima non aveva investito nel mercato Italia si troverà a doverlo fare immediatamente dopo la ripartenza, in attesa che tutto torni alla normalità. Alcune aziende in passato hanno creato dei vini appositamente per alcuni mercati esteri: non so come potranno relazionarsi in merito a questi prodotti che corrono il rischio di non essere ritirati a breve,è per questo che da sempre sostengo che il vino debba essere espressione di un vitigno in un dato territorio e in un’annata, non un prodotto commerciale adattato ai gusti del pubblico. Un consiglio che mi sento di dare a tutti i produttori è quello di investire nella ristorazione interna, stando però attenti a non creare promozioni che possano andare ad appesantire ulteriormente delle cantine già piene di vino invenduto. Un’idea potrebbe essere quella di offrire delle piccole forniture al ristoratore, in modo che quest’ultimo possa creare immediatamente utile per far ripartire la propria attività e dedicare in seguito uno spazio nella propria carta dei vini alle aziende che lo hanno supportato nella ripartenza. So che è un sogno, ma potrebbe essere una forma di cofinanziamento che potrebbe essere fattivo per la promozione nel mercato interno.
- La vendita a privato sta aumentando esponenzialmente anche grazie agli e-commerce. Quanto credi sia fattivile anche per le distribuzioni dotarsi di una struttura di vendita online?
Secondo me è importante sino ad un certo punto, perché non trovo che sia del tutto corretto essere sia un operatore del settore di vendita online che un distributore Horeca. Per quanto concerne la mia distribuzione di vini artigianali, la LM Fine Wine Merchant, ci siamo organizzati con un listino dedicato ai privati solo per questo momento di difficoltà. Non credo che sia fattivo operare nella vendita online per i distributori, quanto per ristoranti ed enoteche.
- Per te che lavori nel mondo del brokeraggio e delle aste il vino resterà un importante bene rifugio?
Decisamente sì: occupandomi anche di questo settore ho notato che il mercato del fine wine, dei vini di pregio insomma, non ha subito alcun tipo di flessione.
- Anche tu, come me (forse anche di più!), vivi in viaggio... come hai vissuto questo periodo di reclusione? Sei riuscito a convertire parte del tuo lavoro in “smart working”?
Come vivo questo periodo? Non bene. Per me, che sono abituato a viaggiare all’estero per la maggior parte dell’anno, questa pandemia è stata un cambiamento di vita e di organizzazione del lavoro non indifferente. Una grande fetta del mio lavoro riguarda eventi che svolgo in tutto il mondo per conto di un importante cliente, il quale mi commissiona bottiglie molto importanti che poi stapperò personalmente insieme a lui. Al momento le perdite sono ingenti, non faccio fatica ad ammetterlo. I miei eventi all’estero sono cancellati sino al 1° settembre, non sappiamo però come riprenderemo a viaggiare. L’idea che ho, nel caso in cui non potessimo tornare a viaggiare agevolmente come prima, è quella di spedire comunque i vini nelle varie destinazioni e svolgere la degustazione in streaming anziché in loco. Il mio lavoro in smart working, oltre che continuare a seguire tutto il settore delle vendite ai privati con le mie collaboratrici, si è concentrato sui social: Instagram, brevi tutorial su vari argomenti (contraffazione delle bottiglie di pregio, differenza sulle varie tipologie di pepe, la corretta conservazione dei sigari, l’importanza di un tappo nella conservazione del vino).

Insieme ad alcuni comici italiani – Gianluca Impastato, Claudio Batta e Dario Cassini - abbiamo ideato un format, “Comic Wine”, in cui ci divertiamo a bere vino, confrontandoci e scherzando, ognuno a casa propria ma tutti insieme in vari appuntamenti in diretta Facebook.Non ho scelto di degustare vini davanti ad uno schermo in solitaria, mi sembra troppo autoreferenziale.
- Concludo con una domanda più leggera e di buon auspicio: - Quale vino stapperai al termine del lockdown?
Stapperò una magnum di birra!!! Scherzi a parte, mi piacerebbe poter ritrovare tutti i miei amici e le persone più care nel mio ristorante di famiglia ad Arezzo, magari con delle belle bottiglie in magnum, per brindare a tutto il bello ci attende là fuori.


F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 21 aprile 2020

Le Enoteche Italiane ai tempi del Corona Virus tra consegna a domicilio e proposte per affrontare la crisi post-pandemia

Continua il mio confronto quotidiano con gli esponenti dei vari comparti del settore enoico riguardo la situazione attuale e le prospettive nel post-corona virus.
Oggi, condivido con voi la mia chiacchierata con il Presidente dell'Associazione Enoteche Italiane Vinarius Andrea Terraneo. Le risposte di Andrea ci aiuteranno a contestualizzare al meglio cosa sta accadendo e cosa potrebbe accadere per gli enotecari del nostro paese a causa della pandemia e della crisi economica che ne sta derivando.
Enoteche corona virus

– Come sta attraversando l'emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 il settore delle enoteche?
Partendo dal presupposto che tutte le enoteche con mescita sono state chiuse per decreto e quindi hanno perso il totale degli incassi e fino a quando non potranno riaprire e ad oggi non sappiamo in quali condizioni di lavoro, abbiamo svolto un sondaggio riservato come sempre agli associati ma per la prima volta, stante la pregnanza dell’argomento, allargato anche ad enoteche non associate, e riguarda l’attuale situazione del commercio al dettaglio di vino di qualità a cui hanno risposto 105 enoteche italiane. I dati ci hanno detto che il 22% delle enoteche ha deciso ad oggi di restare chiuso, il 25 % di restare chiuso ma effettuare il servizio di consegne a domicilio mentre il 53% è rimasta aperta e effettua consegne a domicilio. Il quadro complessivo delinea un calo di fatturato generale con indici medi tra il 50 e 80 %. Quindi sottolineo che il dato NON comprende le enoteche che fanno mescita, altrimenti il loro del 100% avrebbe cambiato i risultati della statistica.  Oggi a 15 giorni dal sondaggio i dati sono cambiati con molte più enoteche aperte e con un maggior numero di queste che  si sono attrezzate per la consegna a domicilio che in buona parte sta bilanciando il calo grave di vendite. Come già in passato le enoteche hanno dimostrato di saper reagire con tempestività alle situazioni contingenti.
Cosa cambierà secondo te nel breve periodo e cosa potrebbe mutare per sempre nel vostro settore?
Nel breve periodo è cambiato e cambierà il metodo di acquisto che in parte è andato sull’online e in parte verso la consegna a domicilio delle enoteche visto le norme sugli spostamenti, c’è stato un ritorno al vino quotidiano a discapito dei vini più importanti per le cene conviviali dei fine settimana che ora sono di fatto impossibili. Il consumo del vino ha in sé la specificità della convivialità che in questo periodo è venuta meno. Sulle prospettive future continueremo a coltivare la collaborazione stretta con le associazioni di caviste francesi di SCP e FCI su un’ipotesi di federazione europea. Siamo invece pronti come associazione per il momento della ricostruzione. Su una cosa, analisti, scienziati ed in generale opinion leaders sono unanimi, la vita sarà molto diversa da quella che abbiamo visto fino a metà febbraio. E dalle macerie dovremo ripartire per ritrovare un ordine accettabile. Vinarius è pronta a dare il suo contributo come unica associazione a carattere nazionale di enoteche e enoiteche (wine bar) e in quest’ottica ha già provveduto ad inviare una lettera al Ministro Patuanelli. L’idea di Vinarius è che si debba trarre vantaggio da questa disgrazia per ricominciare correggendo gli errori del passato, che ci sono stati e che senza questa sventura difficilmente sarebbe stato possibile andare a rivedere. La parola d’ordine per il nuovo assetto all’interno della filiera vino è all’insegna della professionalità e del rispetto dei rispettivi ruoli nella filiera.
Leggo spesso di diatribe fra enotecari “old school” e enotecari che hanno diversificato e ampliato la loro offerta aprendo anche un e-commerce. Cosa ne pensi? L'enoteca online sarà davvero indispensabile per chi fa il vostro lavoro?
Partiamo con il dire che l’e-commerce deve essere una valida spalla ad un’enoteca fisica tradizionale, cioè l’invito oggi agli enotecari che ancora non l’hanno è di affiancare all’attività classica un sito e gestire anche l’aspetto dei social, il mondo va in questa direzione e noi dobbiamo essere pronti, di certo credo che l’e-commerce puro non possa rappresentare la valida alternativa futura alla sola enoteca tradizionale. L’e-commerce, oltre alla mancanza del rapporto personale e umano che si crea invece nell’enoteca fisica,  ha un limite nel fast delivery, cioè nella immediatezza: se ad esempio un cliente vuole una determinata bottiglia 3 ore prima di una cena (come spesso capita) non c’è alternativa a un’enoteca classica magari sotto casa e che può fornire quel vino o un’alternativa in tempo magari per essere consegnata a casa e spesso anche a temperatura corretta.  
Quanto conterà specializzarsi in offerte di nicchia e reperire etichette meno conosciute?
Questa è una caratteristica ormai radicata nell’enotecario professionista, il saper selezionare e proporre vini di espressioni meno diffuse a livello commerciale che nutrono e soddisfano la continua esigenza di sapere e approfondire il vino dei consumatori clienti delle enoteche. Credo che diventerà un altro aspetto da coltivare o implementare (in modo assolutamente individualistico e personale in ogni enoteca) nel medio lungo termine integrandolo con canali social e siti e-commerce.
Se la vostra associazione dovesse avanzare delle richieste alle istituzioni oggi cosa chiederebbe?
Preso atto di questa grave difficoltà che il settore sta vivendo unitamente a molti altri, come Associazione abbiamo già inviato una lettera al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli non tanto per domandare imponenti aiuti economici, bensì per chiedere di partecipare ai tavoli di consultazione che il Ministero vorrà istituire per ridare il via alle attività economiche del Paese. Mettendo a disposizione nuove idee, nuove energie, nuove motivazioni e competenze l’Associazione si propone come interlocutore per apportare un fattivo contributo di idee per la ricostruzione dell’economia nazionale. Tutto quello che vorrà e potrà elargire il Governo come provvidenze, agevolazioni, prestiti e sovvenzioni dovrebbe NON essere distribuito a pioggia ma solo sulla base di progetti validi, concreti e realizzabili che abbiano come primaria caratteristica una crescita qualitativa del settore.
Se, invece, vi chiedessi di appellarvi agli appassionati che tra qualche settimana potrebbero tornare ad acquistare vino direttamente nelle vostre enoteche cosa diresti?
Che saremo felici di condividere con loro le nostre ultime scoperte di vini e produttori per poter continuare a trasmettere loro la cultura e la passione per questo entusiasmante mondo del vino. Che potranno trovare in enoteca la risposta alle loro esigente attuali e future con dei professionisti attenti e pronti a consigliarli. Il nostro maggior patrimonio sono i nostri clienti e appassionati consumatori. Avremo nuove storie di vini, produttori e territori da raccontare per incuriosirli.
Andrea terraneo vinarius

Ringrazio Andrea Terraneo presidente dell'Associazione Enoteche Italiane Vinarius per il suo contributo che ben inquadra la situazione attuale del mondo degli enotecari italiani in questa grave emergenza sanitaria e, sempre più, economica. Sono lieto di constatare grande positività e voglia di mettersi in gioco affrontando i cambiamenti che verranno con capacità di adattamento e lungimiranza.

F.S.R.
#WineIsSharing


domenica 19 aprile 2020

Elogio della vecchiaia nella vite e nella vita

In questo periodo non è facile scrivere, manca spesso l'ispirazione e, soprattutto, è quasi impossibile ritrovare la serenità atta a buttar giù due righe senza farsi trasportare dal pessimismo e dalla malinconia. Eppure, quello che ci è stato tolto da un virus infame ci è stato ridato dal tempo: un tempo che avevamo trascurato, vissuto con ansia, fretta e senza soffermarci a goderne a pieno e a cercare di sfruttarlo al meglio se non per lavorare e per amare nei suoi ritagli dai bordi, spesso, frastagliati.
Una delle riflessioni che il Corona Virus mi ha imposto e avrà, di certo, imposto anche a molti di voi è quella riservata al valore della saggezza, rappresentata da quelle migliaia di anziani che abbiamo perso e che continuiamo a perdere, giorno dopo giorno, nonno dopo nonno, nonna dopo nonna. Nonni e Nonne che sono stati a loro volta padri e padri ma anche figli e figlie di chi aveva vissuto gli anni più bui del secolo scorso. Generazioni alle quali attingere per i più giovani che sono nati in un contesto completamente differente, lontani da guerre e da vere e proprie crisi non di quelle che impediscono di comprarsi l'ultimo modello di telefonino ma quelle che portano alla fame interi popoli. Anziani che, però, avevano fatto grande il nostro paese, vivendo il boom economico che hanno saputo cavalcare, in molti casi, con grande impeto ma senza mai abbassare la guardia, memori dei tempi che furono. E' quindi hanno vissuto lavorando e risparmiando, donando e donandosi a chi veniva dopo di loro temporalmente e gerarchicamente. Uomini e donne che, per fortuna, avremo ancora per un po', nonostante il corona virus, ma che verranno seguite da generazioni più povere di quella saggezza empirica e di quella sensibilità che solo chi ha dovuto arrovellare sinapsi e anima, neuroni e cuore ha potuto sviluppare. E' per questo che continuo a sperare che tutto questo ci renda migliori; che ci porti a rivalutare priorità e necessità in quest'era tecnologica in cui possiamo fare molto di più di ieri, ma non sappiamo guardare al domani con gli stessi occhi e della stessa volontà dei nostri nonni.
E' spinto da queste riflessioni che ho ripreso in mano un vecchio quaderno di latino e ho riletto delle versioni tratte dal "de senectute" di Cicerone, alla ricerca di un inno alla vecchiaia che potesse ispirare un mio pezzo sul vino.
Vini vecchi anziani corona virus

“Io ho meno forze dell'uno e dell'altro fra voi due, Lelio e Scipione. Neppure voi avete le forze del centurione T. Ponzio; ma forse, perciò, egli vale di più?
La vita ha un percorso determinato, la natura segue una via unica e questa è semplice; ogni fase dell'esistenza ha ricevuto una fisionomia tale che la fragilità dei bambini, la spavalderia dei giovani, la serietà dell'età adulta e la maturità della vecchiaia corrispondono a una predisposizione naturale da cogliersi a tempo opportuno. Non ci sono forze in vecchiaia: ma dalla vecchiaia non si richiede neppure la forza. L'esercizio e la temperanza però possono anche in vecchiaia conservare qualche cosa del primitivo vigore. Come la sfacciataggine, la passione sfrenata sono più dei giovani che dei vecchi, e nondimeno non di tutti i giovani ma di quelli immorali, così la stoltezza senile, che viene di solito detta delirio, è propria dei vecchi dissennati.In particolare una vecchiaia onorata ha ha una autorevolezza così grande che vale di più di tutte le forze della giovinezza.”
In realtà, leggendo quei brani e scovando elogi alla vecchiaia di scrittori e filosofi di ogni tempo e luogo (vi consiglio di passare attraverso questo pezzo di Masimiliano Cannata che attraverso un'attenta analisi del libro “Il rumore delle parole” Vittorino Andreoli” ripercorrere alcuni pensieri legati alla vecchiaia da Pirandello a Kierkgaard), mi sono reso conto di aver già scritto molto su quanto la saggezza concorra alla creazione di grandi vini e ciò che vorrei fare, oggi, è riportarvi un mio pensiero che non tratta dell'uomo anziano, seppur io sia solito tessere le lodi dei grandi saggi del vino, bensì delle “vecchie” e sagge viti.
Se l'uomo anziano è un esempio per le nuove generazioni e, spesso, un pioniere del tempo in un ambito – quello vitivinicolo – che solo di recente ha assunto dinamiche e connotazioni più atte a farne un business in grado di mantenere, da solo, individui e famiglie, la vite “vecchia” è un esempio di tenacia e di caparbietà ma anche, e soprattutto, di quanto “invecchiare” possa significare crescere e migliorare.

Vi lascio ad un mio pensiero di qualche anno fa che parla di vino e di viti ma che vuole rappresentare un elogio della vecchiaia in senso stretto e in senso lato:

Oggi ho assaggiato due vini entrambi prodotti con lo stesso vitigno, da uno stesso pedoclima, eppure erano radicalmente diversi! Sì... radicalmente! Mai termine fu più azzeccato, in quanto la loro diversità risiedeva, proprio, nelle radici delle piante genitrici.
Il primo, da vigne giovani aveva la spavalderia di chi "non sa di non sapere"; aveva la forza di chi ha ancora davanti tanti km da percorrere, tanta strada da fare; era sincero, schietto, vivo e di grande impatto, ma mi ha raccontato tanto di sè e poco dei suoi genitori, della sua terra natìa, dei suoi ricordi...
Il secondo, da vigne "vecchie" oltre 60 anni si è presentato con umiltà... sì, di quella che coincide, spesso, con una mai forzata eleganza; è rimasto in silenzio, ha fatto un respiro profondo e si è alzato in piedi; era impossibile non rispettarlo, non aspettarlo, perché, seppur silente, era palese la sua saggezza; così, come i ghiacciai accumulano neve di inverni passati, per poi riversala nei fiumi quasi a voler condividere in quel fluire i propri ricordi, le viti accumulano sapere ed esperienza, imparano ad adattarsi ad ogni evenienza, sanno dosarsi con grande saggezza e condividono con noi gioie e fatiche... le proprie vite... "liquidamente", confluendo in una bottiglia e tuffandosi in un calice.
Oggi ho assaggiato due ottimi vini, espressioni diverse, di una stessa uva, di una stessa annata, di uno stesso territorio, di una stessa mano e ho capito, ancora una volta, quanto la VIT-E sia distante ancor meno di una semplice lettera dalla VIT-A.
In un mondo in cui il presente impiega un sorso a diventar passato e il futuro è un presente che ci sfugge dalle mani senza darci, spesso, modo di goderne a pieno, spero che quelle giovani viti invecchieranno, accumulando saggezza ed esperienza e che un giorno potranno raccontare la loro storia, con la complessa e profonda, eppur così comprensibile, armonia con la quale quel vecchio vigneto continua a far delle proprie rughe e della propria fatica un inno alla vita... un valore infinito!

Le viti più mature sviluppano una vera e propria resilienza enoica.
C'è chi vede nei 15 anni l'inizio della maturità di una vite, chi nei 25 o, addirittura, chi non crede che la pianta possa arrivare ad esprimersi al meglio del suo potenziale e del suo equilibrio se non dai 40 anni in poi ma, a prescindere dai numeri, ciò che credo sia importante è il rispetto e la cura da rivolgere a quello che è un vero e proprio patrimonio che abbiamo il dovere di preservare e tramandare e là dove non sia possibile, di propagare e far rivivere nel tempo.
Se questo è l'aspetto più romantico del rapporto fra vecchio e giovane nella viticoltura e nel vino, questo è ciò che è scaturito da uno studio fatto qualche anno fa in Svizzera (fonte agroambiente):
Influenza sulla fisiologia dei ceppi: e vigne giovani vanno prima in stress idrico a causa delle radici poco profonde; quelle vecchie manifestano una espressione vegetativa più accentuata, un peso della cimatura e del legno (in base al terreno) di potatura più elevato, così come il valore dell'indice clorofilliano e il tenore di azoto delle foglie.
Influenza sulla qualità delle uve e dei vini: l'acidità totale e l'indice di formolo è risultato più elevato nelle vecchie viti: “il contenuto di aminoacidi e altri composti azotati nei succhi di frutta e nei vini è espresso come azoto assimilabile totale e viene determinato con il metodo Formolo, utilizzando una titolazione acido-base. Il numero di Formolo (noto anche come indice formalina) è un parametro utilizzato per valutare la qualità di succhi di frutta e vini.
Nei vini, la concentrazione di acido alfa-ammino nell’uva cambia in funzione della maturità e del carico del raccolto (rapporto tra rendimento e dimensioni del vigneto). La concentrazione aumenta con la maturazione del frutto e diminuisce con il carico delle colture. Nella fermentazione del vino, vi è una quantità minima di aminoacidi e altri composti azotati (es: 150-200 mg/l di azoto assimilabile dai lieviti) che deve essere presente nel mosto/succo. Un apporto troppo basso si tradurrà in un arresto della fermentazione perché la quantità di azoto non è sufficiente per consentire ai lieviti di crescere. Data l’importanza dell’azoto nella fermentazione, è essenziale determinare la concentrazione di azoto prima della fermentazione.”
Il contenuto zuccherino, invece, risulta indifferente all'età della vite. Quanto ai vini, i rossi ottenuti da viti vecchie sono stati giudicati più complessi e strutturati, mentre poche differenze sono state osservate sui vini bianchi.
I due vini erano figli di un'annata calda, di un'annata difficile (almeno per la zona di riferimento) che ha evidenziato quanto la vigna più saggia abbia maturato la capacità di trovare equilibrio anche nelle difficoltà e di soffrire meno lo stress.
Equilibrio, eleganza, complessità, unite alla capacità di trovare freschezza anche quando l'annata ed il terreno farebbero fatica a concederne, sono doti che rendono le vecchie viti, se trattate con rispetto e premura, se custodite nel tempo con attenzione, un fattore che dovrebbe far riflettere prima di espiantare interi vigneti, per far spazio a giovani piante con il solo fine di produrre di più...

Il giovane cammina più veloce dell'anziano, ma l'anziano conosce la strada.”

Un pensiero tecnico-umanistico che prescinde l'odierna situazione e che non tratta dei “vini vecchi” e dei “vecchi del vino” appositamente, in quanto ho sempre trovato riduttivo valutare più positivamente un vino o un uomo in base alla propria età, bensì ho sempre sentito di poter valutare i grandi vini e grandi uomini a prescindere dalla loro “vendemmia natìa in quanto capaci di esser grandi oltre il tempo.
Un pensiero che spero vi aiuti a ricordare che la vecchiaia non è l'accezione più positiva del nostro futuro, perché è vita e dobbiamo rispettarla e valorizzarla. In molti, in questo periodo, hanno usato frasi del tipo “tanto se ne vanno solo i vecchi” e credo che un mondo fatto solo di vigne giovani e di gente che non ha problemi ad estirparle ancor prima di aver raggiunto la loro piena maturità non sarebbe un mondo in cui vivrei volentieri. E voi?

F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 17 aprile 2020

L'Only Wine Festival vi aspetta dal 1° al 3 maggio 2021

Abbiamo atteso, sperato e valutato ogni possibile scenario e ogni potenziale data al fine di realizzare l'edizione 2020 dell'Only Wine Festival ma proprio per la qualità intrinseca di questa manifestazione e per la capacità degli organizzatori di farla crescere e implementarla ogni anno con nuove cantine, idee originali e soluzioni pionieristiche la soluzione più opportuna e responsabile era quella di mettersi a lavoro sin da ora per l'edizione 2021.
Ecco perché sono lieto di condividere con voi un comunicato stampa che non rappresenta una sconfitta, bensì ha il sapore della rinascita! Perché sono certo che la prossima edizione dell'Only Wine Festival sarà davvero unica e il tempo a disposizione permetterà alla mente lungimirante dell'organizzatore Andrea Castellani, all'impegno costante dell'AIS e al contributo di noi collaboratori di realizzare un evento epico che ripagherà ampiamente del sacrificio imposto dall'emergenza sanitaria Corona Virus.
Only wine festival evento vino 2021

ONLY WINE

il salone dei giovani produttori e delle piccole cantine 

La settima edizione della Fiera mercato si svolgerà a Città di Castello dal 1 al 3 maggio del prossimo anno.

Come altre manifestazioni del settore, al fine di garantire la salute pubblica, anche l’appuntamento 2020 con Only Wine slitta al prossimo anno. La settima edizione del Salone/Fiera Mercato, organizzato da AC Company in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier e dedicato ai produttori under 40 e alle piccole cantine, si svolgerà dal 1 al 3 maggio 2021. Ad ospitarla, come sempre, sarà il magnifico centro storico di Città di Castello, in provincia di Perugia.

“Il prossimo anno, ne siamo sicuri, ci ritroveremo a celebrare Only Wine con rinnovata convinzione ed entusiasmo nel dare ancora più forza ad una manifestazione che ha raggiunto numeri record di adesioni e apprezzamento del pubblico a livello nazionale e non solo - dichiarano il sindaco Luciano Bacchetta e l'assessore al Commercio e Turismo, Riccardo Carletti - L’abbinamento fortunato fra Città di Castello e la kermesse proseguirà, dunque, ancora in futuro ed in questo tempo avremo modo di promuovere e veicolare in maniera adeguata programma e contenuti dell'appuntamento del 2021”.

“Far slittare OnlyWine è un atto di responsabilità doveroso verso coloro che scelgono la nostra manifestazione per far conoscere la propria realtà e per avere così un confronto diretto con il mercato e la stampa - afferma l’ideatore Andrea Castellani, dopo essersi confrontato con i produttori protagonisti di un appuntamento ormai consolidato e molto atteso - Dobbiamo e, soprattutto, vogliamo offrire a tutti i partecipanti un evento che possa svolgersi in tutta sicurezza e serenità. Lavoreremo sin da adesso per un’edizione che possa ripagarci del sacrificio di questo anno”. 

La decisione è stata presa una accordo con l’Associazione Italiana Sommelier: “Dopo l’annullamento di grandi eventi sul vino come Vinitaly e Prowein, anche noi, nostro malgrado, ci vediamo costretti, per le note problematiche contingenti, ad annullare l’edizione di quest’anno, che, come tutti sanno, è dedicato esclusivamente ai giovani produttori Under 40 e ai piccoli proprietari viticoli - ribadisce Sandro Camilli, presidente di AIS Umbria - Il nostro intento è di mettere da parte immediatamente il dispiacere e con rinnovati entusiasmo e forza, cogliere questo impedimento come una grande opportunità per confezionare ancora meglio il vestito all’edizione 2021. Noi come Associazione Italiana Sommelier, in quanto co-organizzatori, ci metteremo subito al lavoro per dare ancora più anima e corpo, appunto, all’originalità e unicità di questo evento.

Per l’edizione 2021 il format promette grandi novità, degustazioni sempre più prestigiose e momenti di approfondimento. Confermata anche la partecipazione dei testimonial: Luca Martini, già sommelier Campione del Mondo; Francesco Saverio Russo, comunicatore e blogger di Wine Blog Roll, e Chiara Giannotti, influecer e fondatrice di Vino.Tv.

Ufficio Stampa
Leeloo - informazione e comunicazione
ufficiostampa.leeloo@gmail.com

venerdì 10 aprile 2020

Il Vino nella Ristorazione post-CoronaVirus secondo i migliori Sommelier stellati italiani

Nei giorni scorsi ho avuto modo di immaginare e condividere con voi i possibili scenari del post-corona virus relativi ai vari ambiti del mondo del vino ma c'è un punto che ho, volutamente, trattato in maniera meno approfondita in quanto ho reputato, sin da subito, necessario confrontarmi con chi quel comparto lo vive ogni giorno in prima persona. Parlo del mondo della sommellerie nella ristorazione e, quindi, del ruolo e delle dinamiche del vino al ristorante. 

Quelle che vi presenterò oggi sono risposte concise ma esaustive di alcuni dei migliori Sommelier "stellati" d'Italia, amici che stimo profondamente sia a livello professionale che umano, capaci di inquadrare il futuro da punti di vista e prospettive sicuramente più opportune delle mie in quanto ambito.
vino corona virus migliori sommelier stellati italiani

Ecco come hanno risposto alcuni dei più importanti Sommelier e uomini di sala della ristorazione italiana alla mia domanda "Come cambierà il mondo del vino all'interno della ristorazione dopo il Corona Virus?":

- Andrea Menichetti (Ristorante Da Caino, 2 stelle Michelin):
Secondo me il mondo del vino si adeguerà a quello che sarà la ristorazione post-corona virus. "La cantina" non ce l'ha più nessuno da anni! Siamo rimasti davvero in pochi ad avere cantine come la nostra. Già negli ultimi anni ho cercato di limitare, ma questo col virus c'entra poco. La marginalità di una attività come la ristorazione, si é ridotta negli ultimi 20 anni da un buon 30% di guadagno a un misero 3/4%. Questo ha già imposto nel tempo riduzioni e cambiamenti sotto molti aspetti ma ci ha sempre spinti a studiare di più, a ricercare e a reinventare la nostra carta dei vini. Ci dovremo solo reinventare ancora una volta, cercando di selezionare cose curiose, interessanti e sconosciute, senza tralasciare chi ormai "si vende da solo" e nelle carte ci deve essere! Avere una carta dei vini con 200 referenze o con 2000 non significa nulla. La carta dei vini deve essere interessante e onesta. Se sei onesto e professionale nulla può fermarti! Neanche un il corona virus!

- Matteo Bernardi (Ristorante Le Calandre, 3 Stelle Michelin):
Come Cambierà il mondo del vino all’interno della ristorazione?
Sinceramente non lo so, è una situazione talmente diversa da quello che siamo abituati a vedere, che non riesco a farmi un idea di come sarà.
Di una cosa sono certo, cambieranno le coscienze, ci sarà una maggiore attenzione alle cose e ai particolari. Spero che questa situazione porti a saper apprezzare di più ciò che abbiamo e ciò che viviamo.
Mi immagino un cliente più attento e più aperto, meno disposto alla critica e più alla conoscenza; mi immagino quindi un cliente che abbia voglia di conoscere e scoprire.
Spero vivamente che questa situazione ci insegni davvero qualcosa.

- Gianni Sinesi (Ristorante Reale di Niko Romito, 3 Stelle Michelin):
La domanda è particolare perché il mondo del vino è solo una parte della ristorazione e dipenderà molto come cambierà prima di tutto l’esperienza al ristorante nel suo complesso, e nella gestione della sala e dell’interazione. Indubbiamente i sommelier saranno chiamati a gestire con attenzione la cantina e a ottimizzare le loro scelte per non gravare troppo sull’economia complessiva dei ristoranti che devono riprendersi dopo la chiusura. Invece, per un sommelier, secondo me non ci saranno modifiche nella fase di ricerca e selezione per la carta semplicemente perché fortunatamente la pandemia non attacca la passione e la curiosità, anzi questa pausa forzata ha messo ancora più voglia di assaggiare e scoprire. Non credo sia giusto quello che alcuni hanno ipotizzato ovvero “da domani solo vino italiano”, perché se tutti ragionassero così anche all’estero i sommelier dovrebbero smettere di consumare vino italiano. Credo invece che per il sommelier ci sarà una maggiore responsabilità perché dovrà cercare di rendere ancora più speciale l’esperienza del vino per le persone che andranno al ristorante (sperando che siano tante).

-Vincenzo Donatiello (Ristorante Piazza Duomo, 3 Stelle Michelin):
Credo che cambierà il mondo del vino in toto. Negli ultimi due mesi abbiamo dovuto fare i conti con ristoranti chiusi, consumi rallentati, importazioni frenate: indubbiamente tutto il comparto soffrirà nei prossimi mesi a causa di riordini e pagamenti ridotti all’osso.
Penso che bisognerà iniziare a pensare a un meccanismo virtuoso di filiera fatto di solidarietà commerciale tra cantine, bar, Wine bar, ristoranti e consumatori. Solo così potremmo pensare a una ripartenza che non credo vedrà la luce prima dell’autunno e dell’inizio del 2021.
Per quanto riguarda il consumo al ristorante, così come è stato per altre crisi, credo che assisteremo non a una riduzione dei consumi ma a una ricerca più oculata da parte del consumatore. Sicuramente vedremo delle carte dei vini più snelle e votate a valorizzare quanto di meglio proponga il territorio di appartenenza, le grandi regioni storiche italiane e mondiali, lasciando perdere le mode e i fenomeni passeggeri.

- Pascal Tinari (Ristorante Villa Maiella, 1 Stella Michelin):
Credo che all'interno dei nostri ristoranti gli ospiti vorranno tornare ad ascoltare storie, e vivere emozioni. 
Dopo questo periodo di isolamento, che ognuno sta vivendo in maniera personale, mi auspico che si torni ad apprezzare ancora di più la dimensione umana del vino attraverso il nostro lavoro, la nostra esperienza e le nostre sensazioni.

- Alfredo Buonanno (Ristorante Kresios, 1 Stella Michelin):
Organizzare la continuità operativa rimodulando la propria offerta e prepararsi a gestire il cambiamento, sono le esigenze che questo particolare momento ci impone.  
Una minore presenza di turisti oltreoceano nei fine dining italiani, sarà la sfida da raccogliere per raggiungere un più ampio numero di clienti di “vicinanza”. 
In quest’ottica, reinterpretare la cantina, affiancando alle proposte di pregio, vini dal costo più accessibile, potrebbe essere una soluzione per incontrare la sete di più ospiti. 
Potremmo quindi preferire e incrementare la presenza di piccoli artigiani italiani e creare così dei percorsi alla scoperta di quei tanti vini “satellite”.


Ringrazio questo Dream Team (o Drink Team... vedete voi!) della sommellerie italiana per la consueta disponibilità e per aver condiviso con me e con tutti voi spunti di riflessione interessanti e una serie di possibili scenari che, per quanto possano sembrare astrusi, probabilmente avverranno prima di quanto crediamo o, forse... stanno già avvenendo!
Ciò che mi fa più piacere è che il mood di ogni risposta sia stato molto orientato alla positività e che ricorrano, spesso, gli aspetto più legati alla ricerca e alla sfera emozionale che resteranno i capisaldi del lavoro di questi giovani virtuosi che stanno facendo grande la ristorazione fine dining italiana ma che possono e devono fungere da esempio anche a chi lavorerà in ambiti e contesti diversi, perché ho come l'impressione che per un po' alcune dinamiche si avvicineranno molto, seppur a livelli radicalmente differenti.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 6 aprile 2020

Come cambierà l'Italia del vino dopo il Corona Virus?

Negli ultimi giorni mi sono giunte molte richieste dell'estero (in particolare UK, India e Russia) di un mio contributo riguardo la situazione del vino italiano in relazione all'emergenza Corona Virus e per rispondere, oltre a basarmi sulla mia personale percezione di ciò che sta accadendo e che potrebbe accadere, ho ritenuto opportuno confrontarmi con produttori e addetti ai lavori tramite il web. Inoltre, credo sia molto importante monitorare molte delle disquisizioni che si susseguono sui social è proprio in alcune di esse che possono emergere interessanti spunti di riflessione. La domanda che mi viene posta più spesso e che tutti ci poniamo da settimane, ormai, è questa: "Come cambierà il mondo del vino italiano?"
Italia vino mercato turismo Corona virus
Premesso che, ovviamente, nessuno può sapere come andrà veramente nei prossimi mesi e che confidiamo tutti che i cambiamenti più complessi da sostenere e meno “produttivi” siano da considerarsi a breve termine, è palese che alcuni aspetti delle nostre vite e, quindi, di molte attività lavorative – se non tutte – saranno radicalmente mutati dall'eredità psicologica, economica e pragmatica di ciò che stiamo passando e dal timore che ciò possa riaccadere, cogliendoci nuovamente impreparati.
Da inguaribile ottimista credo che tutto questo caos statico possa e debba rappresentare un volano importante per una rivalutazione dei nostri approcci lavorativi e delle nostre prospettive umane e professionali ponendoci quesiti opportuni, guidati dalla logica e dal buon senso e non dalla paura e dall'isteria di massa che non pare essere esplosa in maniera concreta ma in realtà cova sottesa in molte delle pubblicazioni che possiamo trovare online in questi giorni.
Ecco perché in questi giorni di reclusione e di triste e preoccupante inattività lavorativa è fondamentale non sprecare ciò che di più prezioso abbiamo sempre avuto ma che ora rischiamo di svalutare e dare per scontato: il tempo.
Un tempo che torneremo a renderci conto non basterà mai.
Mi rivolgo quindi ai produttori mettendo condividendo alcune valutazioni emerse dai confronti degli ultimi giorni con vostri colleghi e comunicatori ma anche e soprattutto con appassionati di lungo corso e novizi:

-Come cambierà la vendita del vino?
Dando per assunto che le mie considerazioni non terranno conto della GDO (non per denigrarla, ma semplicemente perché ha dinamiche di mercato diverse), ciò che si sta palesando in pochissime settimane è che il cambiamento è già in atto e ha colto impreparati molti privilegiando chi già era più strutturato dal punto di vista della vendita online e a privati. Per sopperire alla mancanza dell'export e delle segmento ho.re.ca., sembra che la vendita a privati, di cui molti produttori (anche piccoli e molto piccoli) hanno tenuto poco conto negli anni, possa rappresentare un appiglio importante in momenti di crisi e che, se implementata opportunamente, rappresenti una potenziale fetta di mercato non così trascurabile da affiancare agli altri target di vendita. Quindi, si sta rivelando fondamentale attivarsi per la costruzione e la messa online di un wine shop e per il suo lancio tramite social e newsletter. Altrettanto importante è chiudere accordi con corrieri che possano permettere alle aziende di vendere piccole partite di vino senza gravare particolarmente sulle tasche dei clienti in termini di spese di spedizione. Questo punto non è semplice in un momento in cui i vettori hanno altre priorità e molti non stanno operando a pieno regime, ma sarà importante vagliare le opzioni in prospettiva della fase di allentamento delle restrizioni e di convivenza con il virus, ma anche per il post-pandemia perché avremo davanti a noi anni in cui la vendita online tramite e-commerce sia esterni che interni all'azienda diverrà impossibile da trascurare.
Anche il Drop-shipping (modello di vendita grazie al quale il venditore vende un prodotto ad un utente finale, senza possederlo materialmente nel proprio magazzino) e i gruppi d'acquisto potranno concorrere a tenere vive le vendite delle piccole e medie aziende vitivinicole italiane. Nel primo caso grazie alla possibilità di appoggiarsi a venditori abili e realtà di vendita più strutturate (immagino molti agenti di commercio e molte distribuzioni poter convertire parte della propria attività "sul campo" in un polo di riferimento per le aziende e - perché no? - per privati, compiendo attività di drop-shipping e, quindi, connettendo direttamente cliente e produttore senza bisogno di muoversi dalla propria sede) per aumentare i propri volumi di vendita; nel secondo potendo contare su gruppi di privati che acquisteranno volumi più ampi dei vini di singole aziende e di più aziende congiunte. Esistono già in Italia contesti dedicati proprio ai gruppi di acquisto vino.
Sia chiaro, tutto questo non significherà abbandonare le enoteche che a mio parere dovrebbero anch'esse sfruttare questo momento per adoperarsi nell'affiancamento di un negozio online alla propria attività di vendita diretta. Molti sono gli enotecari che si stanno dimostrando virtuosi attivando la consegna a domicilio ma, va da sé, che questa sia una dinamica ristretta a questo periodo e ad un raggio d'azione circoscritto e limitato. 
L'online anche per queste attività può diventare un appoggio in più per sé e per quei produttori che, nonostante tutto, non riusciranno (per motivi anagrafici o perché non riterranno opportuno investire in tal senso) ad attivare uno shop online e, al contempo, non si fideranno dei grandi portali di vendita già presenti sul web, preferendo un partner con il quale hanno sviluppato un rapporto più umano.
Inoltre, nelle grandi città, ciò che accade già per il "food" con app che permettono ordini e consegne a domicilio in tempi record, sta prendendo piene anche per il vino grazie all'unica App che si occupa di "delivery" di vini e altre bevande alcoliche. Si presume che questa quarantena permetterà a questa pratica di farsi conoscere in modo esponenziale e, quindi, di aumentare la copertura sul territorio nazionale e, magari, assisteremo alla nascita di aziende competitor nello stesso settore rendendo la "consegna a domicilio" del vino una prassi sempre più comune per gli italiani.
Un'altra idea emersa da un mio personale confronto con un collega inglese è quella di traslare ciò che è stato orientato principalmente a clienti importanti negli USA verso il mercato interno, ovvero prendere il concept del Wine Club e riadattarlo ad una clientela di nicchia italiana creando soluzioni di rewarding ed esperienze ad hoc per gli amanti del vino del nostro paese. Sarà a discrezione della singola azienda ogni valutazione nei riguardi del target da dare al wine club (se di alto profilo e di nicchia o più “democratico” puntando sui volumi).
Ovviamente i mercati prima o poi si sbloccheranno e, magari, questa potrebbe essere una buona occasione per ampliare e diversificare il proprio export in paesi che sono stati meno colpiti dalla Pandemia e/o saranno più veloci nella ripresa. 
L'ultima considerazione riguardo la Ristorazione che tarderà a riprendersi a pieno ritmo, ma potrà e dovrà rivedere alcune dinamiche legate alle proprie proposte tra le quali - invito i produttori e i venditori ad attuare un lavoro di squadra in tal senso - la maggior valorizzazione del servizio e dell'abbonamento al calice. Questo permetterà al ristoratore di massimizzare la marginalità e al produttore di non dover svendere il proprio vino. È proprio quest'ultimo fattore - il prezzo - che sarà determinante nei prossimi mesi. Sarà, infatti, fondamentale non svendere il frutto del proprio lavoro ma, per far si che ciò non avvenga sarà necessario dare dei valori aggiunti a ciascun prodotto tramite l valorizzazione di dinamiche virtuose legate alla sostenibilità, migliorando la comunicazione/storytelling e focalizzandosi  sulle leve dell'identità e dell'unicità.

- Come cambierà l'enoturismo?
Non possiamo sapere come andrà quest'estate, ma di certo sono già chiari 5 fattori che incideranno in maniera trasversale su tutta la filiera del turismo e, quindi, anche su quella legata alle visite in cantina e ai soggiorni in wine resort e “derivati”:
1. Gli enoturisti italiani: con buona probabilità saremo i primi (Cina a parte) ad uscire dall'emergenza sanitaria e a ripartire, seppur con gradualità e dinamiche che non ci è ancora dato sapere sia in termini di restrizioni che economici. Questo porterà ad una rivalutazione del mercato interno anche per quanto riguarda l'enoturismo in quanto saranno proprio gli italiani i primi a tornare a trascorrere le proprie vacanze nelle nostre regioni e a voler visitare i nostri areali vitivinicoli. I confini saranno per forza di cose chiusi ancora per un tempo indefinito ma di certo non breve, quindi scordiamoci corriere di giapponesi e cinesi o coppie di americani, inglesi, tedeschi e scandinavi che tanto hanno dato negli ultimi anni alle nostre splendide cantine vocate all'enoturismo.
2. Il budget (qualità/prezzo): valorizzare gli italiani significherà ripensare la propria offerta in base al budget medio (che purtroppo è calerà) ma anche alla conoscenza enoica ed enogastronomica media dell'enoturista italiano. Sarà inevitabile pensare a soluzioni che implichino costi più "friendly" abbinati ad esperienze di livello tendenzialmente più alto. Il pro, però, sarà quello di fidelizzare clienti italiani che potranno andare ad implementare quel mercato interno al quale si guarderà con maggior attenzione nei prossimi anni. Strutturarsi per visite, degustazioni e vendita al privato sia diretta che con consegne su tutto il territorio nazionale non è difficile, eppure molte realtà italiane ancora hanno delle riserve a riguardo. E' ora di bypassare quelle riserve.
3. Igiene e salubrità: tutti i temi legati alla "pulizia" e alla salvaguardia della nostra salute verranno amplificati esponenzialmente da questa crisi e sarà fondamentale saper adottare le giuste cautele e dotare i proprio locali delle dovute dotazioni. Non parlo di certo di mascherine con la cannuccia ma di certo gel igienizzanti per le mani e bicchieri di plastica o di carta monouso al posto delle sputacchiere saranno da tenere in considerazione. Privilegiare le attività en plein air (magari gli stessi tasting) sarà egualmente opportuno.
4. Fare rete: sarà sempre più importante fare rete tra attività della stessa filiera (cantine, ristoranti, strutture ricettive ecc...) organizzando e proponendo pacchetti che riattivino il mercato dell'enoturismo in senso stretto e in senso lato coinvolgendo più attività e permettendo all'enoturista di vivere un'esperienza completa (attività sportive, musei, guide turistiche, escursioni a cavallo ecc... saranno valori aggiunti). Una rete ancor più importante (purtroppo rara in Italia) sarà quella tra produttori che potranno trovare soluzioni congiunte arrivando, finalmente, a quel lavoro di squadra territoriale che privilegi il bene di tutti al bene relativo del singolo.
5. La comunicazione: mi riallaccio al punto precedente ribadendo l'importanza di privilegiare la comunicazione dei territori a quella dei singoli, coordinando questo tipo di "promozione" a messaggi positivi che rassicurino riguardo le condizioni in cui si verranno a trovare gli enoturisti, tramite la comunicazione delle attività correlate alla tutela della salute degli avventori e dei focus mirati a motivare gli italiani ad organizzare viaggi di carattere enoturistico o enogastronomico come ottima soluzione per evitare assembramenti, avere un alto grado di qualità della vita, potersi riappropriare di un relax che contempli l'intimità di luoghi per lo più lontani dai centri urbani con la possibilità di tornare a godersi la vita all'aria aperta che tanto ci manca in questo periodo.

- Come cambierà la comunicazione delle cantine italiane?
La necessità di sopperire alla mancanza dell'export e dell'horeca interno (di cui sopra) che probabilmente si protrarrà in parte ancora per mesi, si sta già traducendo in una maggior attenzione al privato e di una concreta conversione della forma mentis di molte realtà italiane per quanto riguarda le proprie dinamiche di vendita, come già accennato sopra. Questo porterà, per forza di cose, ad una comunicazione più incentrata sul privato (i social in questo aiuteranno moltissimo) ma non per questo potrà essere generica, anzi dovrà necessariamente focalizzarsi su target particolari e andare a stimolare un mercato potenzialmente ancora inesplorato dalle singole aziende come quello degli appassionati italiani e dei potenziali appassionati (in Italia c'è una fetta di mercato molto ampia legata prettamente al food e alla cucina gourmet che se stimolata potrebbe avvicinarsi al mondo del vino in maniera graduale ma duratura) e per farlo dovranno essere attuate "politiche" comunicative sempre più legate al food, più "democratiche" in termini di comprensione e accessibilità e maggiormente orientate alla vendita. Io stesso non ho mai apprezzato promozioni online e attività di vendita diretta di produttori medio-piccoli di qualità tramite i social, ma in questa situazione eccezionale ci si dovrà adeguare ai postumi della Pandemia e prima lo si farà meglio sarà. Verrete contattati da decine di pseudo-influencer e fantomatici esperti di marketing che vi prometteranno di aiutarvi a vendere il vostro vino, ma il mio consiglio è di valutare bene ogni scelta e di investire prima di tutto su di voi perché questo è il momento di dimostrare che i veri e i migliori comunicatori della vostra azienda siete voi! Lo dimostrano i numeri di cui molti produttori sono capaci attuando attività di comunicazione sui social media senza grandi mezzi né chissà quali competenze. Numeri di gran lunga superiori a quelli di molti "wine influencers".
Fondamentale sarà ricordare che ogni enoturista e ogni cliente privato può e dovrà essere un tramite della vostra storia e della qualità dei vostri vini, un veicolo comunicativo che andrà a formare quella catena di passaparola virtuale e non che vi porterà a farvi conoscere in maniera esponenziale all'interno di piccole e grandi cerchie di privati per poi arrivare per via indiretta (saranno gli stessi clienti a chiedere i vostri vini ai ristoranti, alle enoteche e ai wine bar) a chi venderà il vostro vino. Quindi sfruttate questo periodo per implementare la vostra presenza sui social e per strutturarla in modo da renderla già pronta ad essere recepita dai vostri futuri clienti e enoturisti.
E' impensabile e inaccettabile che esistano ancora cantine senza profili social o con profili inattivi o ancor peggio mal gestiti. Vi basterà leggere poche pagine di un qualsiasi manuale di social media managing online per comprendere i principi base della comunicazione sui social media, risparmiando soldi ed evitando di dover far gestire la comunicazione a terzi in maniera, sicuramente, meno personale ed empatica di quella che potreste e dovreste attuare voi. Con questo non voglio screditare i bravi social media manager che operano per le importanti realtà italiane che, opportunamente, hanno bisogno di una presenza costante e di un supporto professionale per la gestione dei proprio canali, ma semplicemente consiglio ai piccoli produttori di valutare l'idea di istruirsi in merito o di affidarsi (e fidarsi!) alle nuove generazioni che molti hanno già “in casa” per la gestione di questa branca del proprio lavoro che non sarà più possibile trascurare. Conoscere i social network sarà opportuno anche nel caso vogliate affidarvi comunque a professionisti del settore, in modo da poter valutare al meglio il loro operato e da comprenderne effettivamente i risultati.
Tenete bene a mente che tutto ciò che le restrizioni vi stanno "costringendo a fare" e, ancor prima, ad imparare ora potrà e dovrà tornarvi utile anche nelle fasi 2 e 3 dell'emergenza.

- Come cambieranno gli eventi del vino?
Io stesso confido molto in un ritorno alla normalità anche in termini di eventistica e che alcune delle manifestazioni in programma per l'estate possano essere organizzate nonostante l'onda lunga dei timori dovuti alla pandemia, al netto di eventuali limitazioni riguardo il numero di persone che sarà possibile assembrare.
E' certo, però, che alcuni cambiamenti dovranno essere apportati e che gli eventi dovranno riadattare le proprie dinamiche a quelle che saranno le esigenze di un pubblico che volente o nolente ci metterà un po' prima di tornare a vivere i contesti pubblici con la dovuta e tanto auspicata normalità.
Quindi tutto ciò che abbiamo dato per scontato fino a poche settimane fa come sputacchiere comuni, masterclass con postazioni di “60cm”, banchi d'assaggio stipati in grande quantità in locali piccolissimi saranno aspetti da valutare con cognizione di causa.
Tutti gli eventi, con buone probabilità, dovranno tener conto di disposizioni igieniche sicuramente più ferree di quelle attuali, ma questo non deve spaventare e non dovrà impedire né agli organizzatori di portare avanti i propri eventi né agli avventori di parteciparvi. Sono certo che si riuscirà a trovare soluzioni in grado di garantire sicurezza e salubrità che non vadano a ledere l'esperienza di appassionati e addetti ai lavori e, al contempo, ottimizzino la presenza dei produttori improntando sempre di più le manifestazioni sulla qualità e non sulla quantità sia in termini di pubblico che in termini di proposta.
Sicuramente ci sarà un iniziale contingentamento delle entrate cercando di mantenere il numero di persone all'interno dello stesso locale sotto una soglia massima e verranno privilegiati gli eventi en plein air.
Si sa che assaggiare vino via web non si può e che è proprio questo l'aspetto principale di ogni evento enoico che si rispetti, però il web potrà essere utile non solo nella promozione delle manifestazioni, bensì per spalmare nel tempo attività formative (masterclass e vere e proprie lezioni dei vari "esperti" e relatori coinvolti) e vere e proprie serie di video interviste fatte ai produttori che possano rafforzare l'entità del singolo evento per i produttori stessi, per gli organizzatori e per il pubblico.
Sarà opportuno valutare l'implementazione dei circuiti di B2B nazionali così come lo si è fatto a livello internazionale, permettendo ai buyers italiani di poter avere eventi ad essi dedicati nei quali confrontarsi de visu con i singoli produttori potendo sedersi per un tempo consono ad un opportuna degustazione dei vini prodotti e ad un confronto commerciale con i rappresentanti delle cantine, secondo il criterio degli "appuntamenti" e senza, quindi, dover attendere file o dover assaggiare vini in piedi e scambiare frettolosamente due parole poco utili con chi il vino lo fa.

Una volta tornati alla normalità confido che gli insegnamenti di questa Pandemia possano portare a migliorie e innovazioni tali da rendere gli eventi enoici del "futuro" sempre più mirati alla qualità del contesto enoico (produttori, degustazioni e comunicazione), della fruibilità degli spazi e della degustazione nonché all'ottimizzazione delle dinamiche di vendita che permettano ai produttori di concretizzare sin da subito gli investimenti fatti tramite vendita diretta in loco (in caso di "mostre mercato"), tramite la possibilità di effettuare anche piccoli ordini direttamente in fiera con consegna nel breve periodo e, ovviamente, implementando il contatto con i buyers nazionali andando ad esplorare categorie di cui si è tenuto poco conto negli ultimi anni.
Ci tengo a precisare che queste valutazioni sono estemporanee e evinte per lo più da discussioni e confronti emersi sui social nelle prime settimane di isolamento e che, ovviamente, risponderanno degli esiti della Pandemia e di eventuali restrizioni sia di carattere sociale/sanitario che economico/commerciale attuate dai decisori politici.

F.S.R.
#WineIsSharing

Elenco blog personale