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sabato 30 maggio 2020

Cantina Il Molinaccio a Montepulciano - Dal primo incontro alla conferma... galeotto fu il Nobile Riserva La Poiana!

Dacché ho iniziato a scrivere di vino ho sempre avuto un'irrefrenabile voglia di scoprire nuove piccole realtà, di essere tra i primi ad assaggiare una realtà alla sua prima annata, visitandone la cantina, camminando fra i suoi vigneti e assaggiandone i vini ancora “sconosciuti”.
cantina il molinaccio nobile montepulciano

Per quanto sia fondamentale ai fini della crescita enoica personale conoscere produttori di lunga data e per quanto sia emozionante visitare cantine che hanno segnato la storia di determinate denominazioni credo che nulla mia dia più soddisfazione della sensazione che si prova nell'essere stupiti da un incontro inaspettato. Nella mia vita mi è capitato abbastanza spesso, fortunatamente, di ritrovarmi a parlare con produttori alla loro prima annata o di assaggiare vini in anteprima però nella maggior parte dei casi ho voluto mantenere un certo equilibrio e ho evitato di sbilanciarmi subito su quel primo incontro. Questo perché per quanto bello sia essere stupiti è altrettanto importante, per chi comunica il vino in maniera coscienziosa e consapevole, seguire gli sviluppi di chi ha avuto l'ardire di stupirmi al primo incontro, al primo assaggio.
Perdonatemi la lunga premessa ma calza a pennello con ciò che è successo con l'Az. Agr. Il Molinaccio di Montepulciano che incontrai anni fa alla prima annata di produzione, in occasione di una manifestazione enoica, e che sin dai primi assaggi mi colpì per la capacità di interpretare il territorio poliziano con grande garbo e una propensione rara alla valorizzazione del Sangiovese in purezza.
vigne nobile molinaccio
Sono passati anni da quell'incontro e di vendemmia in vendemmia ho continuato a seguire le evoluzioni dell'azienda poliziana, sono stato una prima volta nei poco più di 3.5ha di vigneto a 350m slm per lo più su terreni tufacei, dai quali provengono i vini del Molinaccio e ho visitato la cantina della tenuta costruita sui ruderi di un antico mulino (oggi restaurato) e sono tornato a casa ancor più convinto delle potenzialità di Alessandro Sartini. Eppure, ci è voluta una seconda visita, fatta solo qualche giorno fa appena usciti dal lockdown, per darmi la conferma definitiva che da quella vigne e da quelle botti, da quel primo incontro, la capacità di stupire non sia mai scemata!
cantina montepulciano molinaccio
Se la scelta di Marco Malavasi e Alessandro Sartini - gestori dell'azienda – di aderire alla certificazione biologica è più che apprezzabile va detto che nei vigneti e nella cantina de Il Molinaccio la conduzione è sempre stata molto rispettosa e mirata ad esaltare le peculiarità di particelle che si sono dimostrate altamente vocate alla produzione di Sangiovese, nonché capaci di dare al Merlot una connotazione prettamente territoriale.
Passiamo ai vini che ho avuto modo di assaggiare durante la mia ultima visita in cantina:
vino nobile montepulciano molinaccio
Rosso di Montepulciano Doc “il Golo” 2019 – Il Molinaccio: un rosso tipico nel profilo varietale e fedele nell'espressione territoriale di un vino fresco, naturalmente speziato. Un vino gioviale ma non scontato, dinamico ma non esile, capace di grande beva e di divertire con la sua duttilità a tavola.
La Spinosa Vino Nobile di Montepulciano Docg 2017 – Il Molinaccio: nonostante l'annata calda, la l'abilità nella gestione della parete fogliare e l'accortezza nell'epoca vendemmiale del produttore unite alla capacità di mantenere integre le acidità dei terreni de Il Molinaccio hanno conferito a questo vino un equilibrio esemplare. Nessun accenno di surmaturazione al naso, note balsamiche e minerali quanto ne basta a dare ulteriore respiro ad uno spettro aromatico che funge da equo preambolo ad un sorso fiero, slanciato e profondo. La trama tannica fitta e fine e la chiosa saporita tra ferro e sale sono un degno finale di una buonissima interpretazione di un'annata non semplice.
La Poiana Vino Nobile di Montepulciano Riserva Docg 2016 - Il Molinaccio: la grande annata si sente ma ciò che è ancor più percettibile è la mano lieve dell'azienda nell'interpretazione di una Riserva che seppur di grandi prospettive sa già esprimersi senza grandi ostacoli al naso e alla beva. Un vino che gioca sulla maturità perfetta del frutto e la lieve e intrigante spezia che si fonde a note mentolate e di sottobosco per un profilo aromatico completo e complesso. Il sorso abbina muscolo e disinvoltura, potenza ed eleganza con un tannino marcato ma ben delineato, che fa ben sperare per l'evoluzione di quella che, nonostante la già piacevole beva, è pur sempre una Riserva.
In attesa di un'edizione particolare della Riserva "Duemiladiciassette", è stato interessante riassaggiare il vino che fu galeotto durante quel famoso primo incontro con Il Molinaccio, ovvero la Poiana Riserva 2012, ancora integrò ed evoluto in finezza senza alcuna ostentazione, come poche riserve di Nobile sanno fare. Grandi vino che ha chiuso il cerchio di una visita che è valsa la conferma che mi ha spinto a scrivere questo pezzo.
Se fossi in voi una tappa al Molinaccio durante i vostri prossimi viaggi post-lockdown la farei!

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 26 maggio 2020

30 Vini Metodo Ancestrale e frizzanti rifermentati in bottiglia per combattere la sete post-lockdown!

Finalmente si intravede la luce in fondo a quello che stava diventando un tunnel davvero interminabile e assieme alle piccole riconquiste in termini di libertà arriva la voglia di godersi la stagione calda arrivata in anticipo anche attraverso il calice.
Se durante il lockdown in molti hanno dato fondo alle proprie riserve di vini "importanti" soprattutto in termini di "bollicine" io mi sono dedicato ad alcuni dei focus che avrei voluto portare in giro per l'Italia con le mie masterclass, primo fra tutti quello relativo al Metodo Ancestrale e ai vini frizzanti rifermentati in bottiglia (Pet-Nat se la rifermentazione è naturale).
Negli ultimi anni si è parlato molto di rifermentati in bottiglia, vini frizzanti o spumanti "col fondo" o, più genericamente, di quello che viene definito Metodo Ancestrale.
Da marchigiano di origine concedetemi un piccolo preambolo storico che sembra voler il Metodo Ancestrale nascere con quello che venne definito attorno al 1600 "Metodo Scacchi"(prima di Dom Perignon), ovvero l'intuizione del medico e abate marchigiano Francesco Scacchi da Fabriano che nel “De salubri potu disertatio”, capolavoro della letteratura seicentesca, narra dei suoi studi empirici e delle sue esperienze dirette nella pratica della rifermentazione naturale in bottiglia. Sembra utilizzasse vini base Verdicchio di Matelica e che per la rifermentazione aggiungesse mosto fresco della successiva vendemmia.
metodo ancestrale rifermentati in bottiglia lockdown

Fatta questa doverosa premessa ci tengo a sottolineare che il metodo ancestrale, pur avendo una definizione ben precisa, può venire identificato (più o meno erroneamente), in quanto a tecnica di vinificazione, col metodo “sur lie” o “colfondo” e con il metodo rurale ed in linea di massima gran parte degli spumanti metodo ancestrale combaciano con i processi produttivi definiti con questi termini. Per correttezza va detto, però, che la definizione giuridica del metodo ancestrale sembra essere ben più “permissiva” della “tradizione”:
- si tratta di una tecnica per la produzione spumantistica che prevede di far fermentare il vino fino a circa 2,4% (che corrispondono a circa 24 grammi/litro di zuccheri), interrompendo la fermentazione abbassando la temperatura a 2.7°C, inibendo l'azione dei lieviti.
Il vino/mosto viene poi imbottigliato e continuerà la fermentazione, senza aggiunta di zuccheri o liqueur du tirage. Possono seguire, poi, tutte le altre fasi di produzione dello spumante come il riposo sui propri lieviti (sur lie), il remuage, la sboccatura ma non l'addizione del liquer d'expedition, tipica del metodo classico.

Se questa definizione racchiude tutto ciò che è permesso nella produzione di uno spumante metodo ancestrale, ci tengo a precisare che la storia dice altro e che, per fortuna, in Italia chi si sta avvicinando a questa tipologia di spumantizzazione lo sta facendo cerando di limitare al minimo le operazioni meramente enologiche, seguendo un procedimento comune a tutti i sur lie.
I francesi lo utilizzavano già per gli Champagne, quando non avevano a disposizione tecnologie adeguate ad eseguire il più noto e contemporaneo metodo champenoise (o classico), per poi arrivare a vietarlo a favore di una produzione più controllata e controllabile.
Per sintetizzare, gran parte degli spumanti prodotti con metodo ancestrale non sono altro che vini rifermentati in bottiglia, in cui lo sviluppo della pressione e la presa di spuma avvengono grazie all'azione dei lieviti sugli stessi zuccheri residui dalla prima fermentazione. 
Molti vini bianchi frizzanti sono definiti "rifermentati" in bottiglia pur avendo compiuto lo stesso processo tipico dei Metodo Ancestrale, ma in taluni casi la definizione "rifermentato in bottiglia" potrebbe distinguersi da quella del M.A. in quanto la seconda fermentazione avverrebbe si in bottiglia ma grazie all’aggiunta di zucchero e lieviti estranei all’uva di partenza, quindi attraverso: nuovo mosto, mosto concentrato, mosto parzialmente fermentato, mosto rettificato e vino ancora in fermentazione. Onestamente, in Italia ciò che potrete notare è molto più spesso una differenza di atmosfere fra i vini frizzanti rifermentati e i metodo ancestrale "spumante".

Come accennato sopra, gli spumanti ottenuti con il “Metodo Ancestrale” possono essere, a seconda dell'idea del produttore, sottoposti o no alla sboccatura. Nel caso in cui quest'ultima non venga effettuata, il prodotto si presenterà torbido nel calice e gli aromi riconducibili ai lieviti  saranno ben evidenti, ma ciò nonostante in molte delle bottiglie da me stappate il varietale era ben percepibile, evitando lo spauracchio dell'omologazione.

Rispetto al lato prettamente estetico, ovvero all'essere, spesso, così torbido quasi al punto di assomigliare ad una birra Weizen, in realtà c'è chi scaraffandolo lentamente riesce a trarne un vino più limpido, evitando ai lieviti di tornare in sospensione, ma io credo che se ne perda molto del fascino, nonché del gusto, per l'aroma non ci sono importanti differenze. Quindi, se posso darvi un consiglio, godeteveli nella loro torbidezza!
Ultimo pro di questi vini (almeno di alcuni) è che il metodo ancestrale pare tollerare molto bene il passare del tempo (la sosta sui lieviti aiuta, come per i metodo classico pre-sboccatura), quindi il gioco è sempre quello, una bottiglia oggi l'altra in cantina per qualche annetto!
Importante, per quanto riguarda i rifermentati, ricordare i vini frizzanti della tradizione come i Lambruschi, le Bonarde, le Freise e tante altre espressioni in rosso di quei vini che più volte ho definito "vini da merenda".
Io vedo insita in molti dei vini metodo ancestrale e frizzanti rifermentati in bottiglia una duttilità estrema e proprio per questo potrete divertirvi a stapparne ad ogni ora del giorno, in ogni occasione, con qualsiasi abbinamento e, magari, giocando con le temperature.
Io, da par mio, ve ne consiglio alcuni.

Ecco i miei vini Metodo Ancestrale e Frizzanti rifermentati in bottiglia post-lockdown:

Mood Spumante Frappato Rosato IGT Terre Siciliane 2018 Dosaggio Zero - Paolo Calì 

Voria Bianco Frizzante IGT Terre Siciliane (Catarratto) - Porta del Vento

Inzolita Vino Frizzante Terre Siciliane IGT (Inzolia)- Marino Abate

Fantasia Greco Bianco Frizzante IGT Calabria 2018 - Casa Comerci 

Chakra Blu Valle d'Itria IGT Rifermentato in bottiglia (Verdeca, Maruggio e Marchione) - Giovanni Aiello

Regina Sofia “Sui Lieviti” Rosato Frizzante del Beneventano 2018 (Aglianico) - Cantine Mustilli

Metodo Ancestrale Vino Bianco Frizzante (Falanghina) - Cantine Catabbo

Ciao Vino Spumante Metodo Ancestrale IGT Marche 2019 (Bianchello) - Cantina Terracruda

Mai sentito Marche Bianco Frizzante "Sul Lie" IGT (Verdicchio) - La Staffa

Il Pestifero Bianco Frizzante Sur Lie IGT Marche (Verdicchio) - Tenuta di Tavignano

Scosso Bianco Frizzante Marche IGT “Metodo Ancestrale” (Verdicchio) - Broccanera

L'Edoardo Bianco Frizzante IGT Umbria 2019 (varietali bianchi autoctoni) - Cantina Ninni

Pet-Nat Bianco Frizzante IGT Toscana 2019 (Trebbiano Toscano) - Fattoria Sardi

ConFondo Bianco Frizzante IGT Toscana 2019 (Chardonnay, Traminer, Incrocio Manzoni, Malvasia, Sauvignon Blanc, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Moscato Giallo) - Buccianera 

Indigeno Vino Bianco Frizzante (Trebbiano) - Ancarani

TreSassi Metodo Ancestrale Dosaggio Zero 2017 (Antico clone di Verdicchio di Guiglia) - TerraQuilia

DieciLune Vino Frizzante Ortrugo dei Colli Piacentini Doc - Vitivinicola Valla 

Le Regone “In fiore” Lambrusco Rosato “Metodo Tradizionale” - Cantina Caleffi

Ancestrale Modena DOC Lambrusco 2018 - Francesco Bellei

Mandégolo Durella Frizzante Sui Lieviti 2019 - Casa Cecchin

Notae Prosecco di Valdobbiadene Frizzante DOCG Col Dondo - Col del Lupo

In un Sol Bianco Frizzante (Glera) - Siro Merotto

Pedevendo Vino Bianco Frizzante Sur Lie (Pedevendo) - Firmino Miotti 

Naolta Vino Bianco Frizzante (Glera) - Az. Agr. Silvia Fiorin 

R_B_L_ Brut Nature Metodo Ancestrale (Ribolla) - I Clivi

Wai Vino Rosato Frizzante IGT Provincia di Pavia Metodo Ancestrale 2018 (Pinot Nero) - Tenuta Belvedere

Makedon Bonarda Frizzante (Croatina) - Colle del Bricco

Marì Lumassina IGT Colline Savonesi Bianco Frizzante - Cascina Praiè

Bett Vino Rosso Frizzante Metodo Ancestrale (Freisa) - Rocco di Carpeneto

Nugoloso Vino Bianco Frizzante Sui Lieviti (Chardonnay, Müller Thurgau) - Mattia Filippi


Ce ne sarebbero molti altri e, di certo, molti altri ne stapperò durante la strana estate che si prospetta. In Italia sono sempre di più i produttori che si stanno cimentando con questa categoria di vini e credo sia davvero interessante, anche in vista delle problematiche commerciali e di stoccaggio, avere in linea dei vini che non necessitano di grandi tecnologie e che sono ad alta rotazione, dato che nella maggior parte dei casi (a differenza dei metodo classico) vengono presentati d'annata. Inoltre - parliamoci chiaro - se negli ultimi anni ci eravamo meravigliati e, a volte, indignati per l'ascesa inarrestabile e i prezzi delle birre artigianali (indipendenti dalla singolarità dell'annata) questa categoria di vini rappresenta il modo migliore per trovare ottimi riscontri in termini di abbinamento, di gusto e di prezzo là dove la birra "artigianale" aveva tolto fette di mercato al vino. Sia chiaro, io amo la birra e credo che non esista competizione reale fra due prodotti così diversi fra loro, ma ho notato che sin troppe volte nelle pizzerie e nei ristoranti che propongono piatti tipici del "fast food" all'italiana il vino non è più contemplato perché troppo "anacronistico", troppo caro o troppo impegnativo. Questi vini hanno beva, sono divertenti, si presentano nella maggior parte dei casi in maniera contemporanea, fresca e accattivante e, per di più, rispecchiano una voglia di sostenibilità e di identità territoriale che anche i giovani cercano sempre di più.
Vedo questa categoria come una delle "armi" più efficaci per riavvicinare categorie di persone e di ristorazione al vino soprattutto in questo periodo e nei prossimi due anni.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 25 maggio 2020

The Humans of Wine - Tutte le "anime" del vino unite dalla pandemia

Sono lieto di condividere con voi una breve intervista che ho da poco rilasciato per sito www.thehumansofwine.com.

The HUMANS of Wine è un progetto di narrazione, un contenitore in grado di raccogliere e dare voce a storie, opinioni e idee delle varie anime professionali del mondo del vino italiano in questo difficile periodo di emergenza sanitaria.


In questa particolare circostanza, infatti, The HUMANS of Wine mira ad accogliere la tua esperienza in merito ai cambiamenti apportati dalla diffusione di Covid-19 al nostro settore e, in particolare, al tuo ruolo nel mondo dell'industria vinicola.
Ho molto apprezzato la volontà delle due fondatrici Silvia Annavini & Sara Olocco di abbattere le ideali ma fittizie barriere che sono state, da sempre, erette fra ogni comparto enoico.

Se c'è una cosa che questo periodo di lockdown ci ha insegnato è quanto sia importante l'interconnessione, quanto sia fondamentale imparare a fare rete senza più compartimenti stagni tra segmento e segmento del medesimo settore.
"Ci piace pensare che nella grande macchina dell'industria vinicola tutti abbiano un ruolo fondamentale e che tutti possano dare il proprio contributo grazie alla narrazione personale di questo momento di difficoltà."
Francesco Saverio Russo
Wine Blogger & Wine Educator

- Dove vivi?
In Toscana, ma giro costantemente tutta l'Italia. O meglio, giravo!

- Qual è il tuo lavoro nell'industria vitivinicola?
Wine Blogger da 15 anni e mi occupo di formazione a privati appassionati e professionisti del settore.

- Qual è la tua percezione dell'industria vitivinicola in questo momento di emergenza dovuto al Covid-19?
Il Corona Virus ha messo in ginocchio il mercato del vino italiano, ma la vigna ci insegna che, nonostante tutto, si deve andare avanti e ho notato una grande capacità di adattamento alle circostanze avverse da parte dei produttori e dei commercianti. I primi hanno continuato imperterriti a lavorare cercando di utilizzare meglio i media a loro disposizione e di reindirizzare un mercato sin troppo votato all'estero ad una clientela nazionale. Con la chiusura dei canali Ho.Re.Ca. E con un calo drastico dell'export la clientela privata italiana è diventata un'ancora di salvataggio e da qui la crescita repentina della vendita online tramite e-commerce già presenti o direttamente dai siti e dai social delle aziende. I commercianti, di contro, hanno saputo reinventarsi con consegne a domicilio e progetti per abbinare alle enoteche classiche la vendita online, là dove non fosse già presente.

- Come pensi che questa emergenza stia cambiando il mondo del vino?
Il mondo del vino cambierà nei numeri e nelle dinamiche commerciali, vivrà una crisi che solo con grande umiltà e creatività potremo gestire a tal punto da farne un'occasione di crescita e un'opportunità per riconsiderare errori del passato, ora, portati alla luce dall'emergenza sanitaria Covid-19. Qui trovate un mio articolo riguardo i potenziali effetti del Corona Virus su produzione vitivinicola, mercato del vino, enoturismo e eventi enoici: www.wineblogroll.com

- Cosa è già cambiato nel tuo lavoro?
Personalmente ho dovuto rinunciare completamente a tutti gli impegni pubblici come eventi, masterclass, degustazioni guidate e lezioni che conduco in giro per l'Italia; di contro ho lanciato 2 iniziative no-profit votate ad aiutare i produttori italiani in difficoltà a mostrare che il loro lavoro va avanti: #CondividiLaTuaVigna e #PresentaLeTueNuoveAnnate. Entrambe diventate due serie Instagram IGTV e FB, capaci di coinvolgere più di 200 realtà, fino ad ora.

- Quali pensi siano le sfide più importanti al momento per il l'industria del vino?
Capacità di adattamento ai cambiamenti e evoluzionismo economico applicato a tutta la filiera.

- Cosa pensi si possa fare per affrontarle?
Produttori, commercianti e ristoratori dovranno lavorare insieme cercando di trovare un punto d'incontro che permetta a tutta la filiera di essere sostenibile anche in un momento di forte crisi, ma da soli non possono riuscirci! Lo stato dovrà intervenire con aiuti concreti a sostegno di uno dei settori trainanti dell'economica italiana.

- Quali sono le tue attività sui social media?
Gestisco i miei profili social su facebook, linkedin e instagram usandoli per condividere impressioni sui vini che assaggio quotidianamente e sulle centinaia di realtà che ho modo di visitare ogni anno. Il focus, però, rimane sul mio wineblogroll.com, in quanto reputo che i social non permettano di esprimere in maniera approfondita pareri e concetti che solo la libertà di un contenitore come un blog può permettere.

- Come pensi che cambierà la promozione vitivinicola?
La mia speranza è che l'ondata di dirette improbabili e di pubblicazioni superficiali nate a causa della maggior disponibilità di tempo e al distanziamento sociale, piano piano, ridiano spazio ad una comunicazione più ricca di contenuti e meno legata al mero marketing.
Una comunicazione etica che veda sempre di più i produttori parlare delle proprie realtà in prima persona ma che non prescinda il ruolo dei comunicatori indipendenti nel recensire aziende e vini con professionalità e chiarezza.


Ringrazio le ragazze di The Humans of Wine e invito tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori a seguire questo progetto che mira convogliare in un unico contenitore tutte le anime della nostra amata enosfera. In un periodo come quello che stiamo vivendo ed affrontando sono messaggi di unità e di coesione come questo ciò che ci vuole!


F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 18 maggio 2020

Chi aiuterà le "piccole" cantine e i vignaioli italiani?

Da anni il mio focus sono le piccole e virtuose realtà vitivinicole, quelle capaci di produrre eccellenza, spesso, con il solo ausilio delle forze dei membri della propria famiglia e, al massimo, affidandosi a dei consulenti agronomici ed enologici esterni, sempre che non ce ne siano in casa.
Eppure ho sempre cercato di non dare attenzione anche a realtà differenti (qui il mio pensiero riguardo "le dimensioni delle cantine italiane"), proprio per poter avere sempre il polso della situazione enoica italiana e per poter raffrontare e comparare le differenti dinamiche gestionali e produttive.

Crisi vino coronavirus vendemmia verde
Picture by Jamie Goode
In questo periodo, però, è impossibile non rendersi conto di quanto il mondo del vino viva di distanze che non sono quelle sociali ma quelle relative a fattori economici, numerici e, soprattutto, umani. 
Partiamo da un dato approssimativo, ma esaustivo riguardo la suddivisione delle cantine italiane per dimensioni:

- 30% ca. piccoli produttori (sotto le 60.000 bott.);


- 20% ca. medio-piccoli produttori (tra le 60.000 e le 150.000 bott.);


- 15% ca. medi produttori (tra le 150.000 e le 300.000);

- 15% ca. medio grandi produttori (tra le 300.000 ed il 1.000.000 di bott.);

- 5% ca. grandi produttori (tra il 1.000.000 e i 3.000.000 di bott.);

- 5% ca. grandissimi produttori (dai 3.000.000 ad un numero indefinito di bottiglie che in Italia sembra attestarsi alla quota massima di 65milioni).


Alla luce di questi numeri è lapalissiano il fatto che il cuore pulsante delle aziende vitivinicole italiane sia formato dalle piccole e medie imprese e se i dati diffusi da Coldiretti sono attendibili in quel 39% di imprese vitivinicole a rischio "default" a causa dell'emergenza sanitaria coronavirus ci sono moltissime piccole e medie azienda agricole che coltivano le proprie vigne al fine di produrre i propri vini.

Quindi vorrei soffermarmi su quanto i numeri possano dire, effettivamente, poco di un'azienda, ma al contempo possano creare differenze e scompensi in termini, non tanto di qualità, bensì di identità.

I vignaioli (e per vignaioli intendo le realtà che producono vino dalla vigna alla bottiglia) negli ultimi mesi, hanno dovuto portare avanti i lavori in vigna e in cantina con ancor meno certezze di quelle che già, solitamente, la natura non concede loro, dovendo affrontare una crisi di vendite senza eguali che ha visto il protrarsi di una stasi del mercato interno e di parte di quello export da più di quasi 2 mesi ormai. Per questo non è plausibile pensare che la risposta ai problemi del tessuto delle piccole e medie realtà vitivinicole italiane siano la distillazione e/o la vendemmia verde "forzata"! Sia chiaro, sarà fondamentale trovare un modo per dare respiro alle cantine ad oggi piene di vino e per non rischiare una sovrapproduzione che porterebbe ad un circolo vizioso in termini di esuberi di stoccaggio e di svalutazione del prodotto. Non sono però queste le vie! E' palese che la gente del vino di cui parlo non può accettare queste condizioni.

Gente che lavora con cura maniacale dal campo alla bottiglia, senza lesinare investimenti per permettere al proprio vino di raggiungere il più alto livello di qualità, spesso con grande rispetto per l'ambiente e per il consumatore; gente che mira all'identità varietale e territoriale e proprio per questo viene presa come riferimento quando c'è da promuovere un areale o un itinerario enogastronomico; gente che tiene troppo al frutto del proprio lavoro per vederlo così vanificato!

Ancor meno utile può essere il finanziamento fino a 25mila euro con garanzia totale dello Stato, in quanto quella liquidità coprirebbe solo in parte i costi di gestione dei vigneti e degli imbottigliamenti che si fanno in questo periodo (senza parlare degli stipendi del personale che in molti hanno comunque mantenuto). Ci sarebbero gli altri scaglioni con finanziamenti garantiti per il 90% dallo Stato, ma è qui che si crea l'inghippo, perché le “care” banche chiedono per quel 10% garanzie che vanno ben oltre quella piccola percentuale e solo poche realtà possono permettersi di fare affidamento sul valore dei terreni, in zone in cui al valore dei terreni corrisponde anche un costo medio maggiore dei vini e, quindi, dove i produttori hanno tendenzialmente le “spalle più coperte”. Denominazioni importanti che, però, si stanno già trovando nella condizione di dover riconsiderare parte dei mercati almeno per i prossimi 2 anni, non potendo più contare su player come Stati Uniti e Regno Unito, nonché sui monopoli in maniera solida e costante. Unitamente alla crisi dell'export, negli ultimi 2 mesi si sta evidenziando un calo delle vendite dei vini dei segmenti Super Premium (tra i 15€ e i 25€), Ultra Premium (tra i 25€ e i 50$) e Icon (più di 50€) in favore dei vini Premium (tra i 10€ e i 15€) e i Basic (tra i 7€ e i 10€), senza contare i circuiti della GDO. Parliamoci chiaro, per chi acquista masse e non ha vigne, per chi può tarare ogni anno la propria produzione in base all'andamento del mercato e rifornirsi dai bacini di approvvigionamento noti in alcuni areali del Sud Italia le cose saranno più semplici e i consumatori "generici" non hanno ancora la sensibilità e l'accortezza per discernere tra l'una e l'altra categoria di produttori.

Nonostante tutto, tutti i vignaioli che sento quotidianamente da diversi areali italiani cercando di pensare positivo, hanno rivalutato idee che non ritenevano indicate per la propria cantina come l'e-commerce; stanno orientando la promozione verso i privati esponendosi in prima persona, creando una comunicazione organica che li vede protagonisti e, per questo, più efficace di qualsiasi fredda operazione di marketing; si stanno adoperando per accogliere di nuovo visite in cantina a fronte delle norme che impatteranno in maniera drastica anche sull'enoturismo. Stanno facendo tutto questo mentre cercano di portare avanti lavori in vigna e in cantina, gestendo l'uva che verrà e il vino che verrà, confidando in sé stessi e meno in aiuti che, purtroppo, sembrano tutti convinti che non arriveranno.
Vignaioli sconsolati, rassegnati, eppure con una grande forza d'animo e una rinnovata volontà di resistere anche a questa crisi, ancor più di quanto siano abituati a resistere alle gelate tardive, alle infauste grandinate e alle crisi economiche già affrontate in passato.
E' per questo che io mi sento di schierarmi dalla parte di chi non se ne farà di gran parte degli attuali aiuti previsti e questo non significa avercela con le grandi aziende che usufruiranno maggiormente delle “soluzioni” offerte dal governo, ma vuol dire raccontare e valorizzare con ancor più convinzione e trasporto queste piccole realtà:

- la loro storia e quella del loro territorio; 

- la personalità dei singoli produttori e l'identità dei vini prodotti;

- il rispetto in vigna e in cantina perché la vigna è spesso il “giardino” della propria casa e perché i primi consumatori di quei vini sono loro.

All'inizio di questa crisi sanitaria ed economica mi hanno tacciato di "nazionalista" quando scrissi un articolo dal titolo "io bevo italiano", nonostante avessi ampiamente argomentato il mio pensiero in maniera inclusiva e non esclusiva (non significa denigrare o smettere il vino di altri paesi!), ma oggi più che mai credo che quel pensiero vada rafforzato e che, da par mio, continuerò a dare il mio piccolo sostegno alle realtà del nostro paese e ancor più a quelle più in difficoltà, quindi berrò italiano, come ho sempre fatto, e lo farò rivolgendo tutta la mia attenzione alle cantine che producono vino "dalla vigna al bicchiere" e che tanto hanno saputo emozionarmi enoicamente e umanamente in questi anni dedicati al vino.

Non ho mai parlato di politica in questo Wine Blog e anche in questo caso le mie parole non sono dirette alle istituzioni ma a noi! A noi amanti del vino che, nel nostro piccolo, possiamo scegliere ogni giorno quale bottiglia ordinare, acquistare e raccontare. Credo che in attesa che lo Stato faccia il suo dovere e prenda atto dei problemi di queste famiglie che vivono di vigna e di vino, mai come in questo momento stia a noi aiutarle, attraverso le nostre scelte quotidiane!

N.B.: quando parlo di acquistare tutti più vino italiano mi riferisco ovviamente alle enoteche ma anche e in particolare alla speranza di che si torni presto a farlo al ristorante perché supportare la ristorazione e tutto il settore ho.re.ca. è fondamentale ora e lo sarà ancora di più nei prossimi mesi estivi. Senza l'ho.re.ca. le nostre realtà artigianali non possono andare avanti!

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 13 maggio 2020

I Vignaioli Indipendenti FIVI e il CoronaVirus - Il punto di vista della Presidente Matilde Poggi e non solo...

Nell'ambito delle mie interviste a vari esponenti del mondo del vino riguardo l'impatto e gli esiti del coronavirus nei loro comparti di riferimento, non potevo non contemplare anche uno scambio di battute con la rappresentante della più importante associazione di vignaioli in Italia.
Eccovi, quindi la mia intervista a Matilde Poggi Presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti:
In che modo la crisi dovuta all'emergenza sanitaria “Codiv-19” ha colpito i vignaioli FIVI?
I vignaioli FIVI hanno come principali mercato di sbocco l’horeca italiana ed estera e il canale dei privati tramite l’enoturismo. Ambedue i canali si sono chiusi ai primi di marzo, quindi l’impatto su queste aziende, che solo in pochi rari casi arrivano alla GDO, è molto pesante. I mercati che ritirano in questo momento, per quanto ci riguarda, sono i monopoli del Nord Europa e quelli importatori, europei e del Nord America che lavorano con le enoteche. In Nord America in particolare il negozio con consegna a domicilio di vini è molto diffuso.

I vignaioli FIVI possono essere considerati maggiormente colpiti dagli esiti economici del corona virus?
Sì, prima di tutto perché coltivando la vigna, che continua il suo ciclo vegetativo, abbiamo continuato ad occupare personale nelle nostre aziende, a fronte di incassi azzerati. In seconda battuta perché non possono usufruire dei loro principali mercati, enoturismo, agriturismo ed horeca.

Cos'ha chiesto e cosa chiederà alle istituzioni la Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti?
Abbiamo presentato varie istanze, tutte volte a semplificare la vita dei vignaioli in questo momento. In primis aiuti per la mancanza di liquidità, quindi mutui garantiti dallo Stato a tasso zero e rimborso a medio lungo termine, poi l’avvio della misura dello stoccaggio privato per aiutare le aziende che devono affrontare un fermo di magazzino per un periodo lungo fino alla riapertura dei mercati. Per i vini ad alto valore aggiunto anche un taglio d’annata in percentuale maggiore del 15% potrebbe essere un aiuto. Siamo consapevoli che non ci siano fondi a disposizione perché molto è stato giustamente assorbito dalla sanità. Chiediamo anche l’avvio dei voucher semplificati per poter offrire la possibilità di lavorare nelle nostre vigne ai giovani studenti e alle persone che hanno perso il lavoro.

Come stanno reagendo i vignaioli indipendenti italiani a questa situazione?
Molti di noi si sono attivati per fare le consegne dirette, limitatamente a questo periodo e limitatamente ai Comuni vicini all’azienda. Sono stati poi contattati i clienti che abitualmente passavano in azienda per assaggiare le nuove annate. Abbiamo inoltre cercato di dare evidenza ai Punti d’Affezione FIVI che avevano attivato le consegne a domicilio ed abbiamo sostenuto per quanto possibile le esigenze dei nostri clienti che si sono trovati in difficoltà con la chiusura repentina delle loro attività. Credo che la ripartenza vedrà modelli distributivi diversi in cui il servizio al cliente sarà vincente

Riusciremo a rivederci al Mercato dei Vignaioli a Piacenza a novembre? Avete già qualche idea su come renderlo più idoneo ad eventuali restrizioni?
Il Mercato 2020, decima edizione, è a calendario. Speriamo di poterlo fare anche perché questo significherebbe che l’emergenza sarà superata. Stiamo anche valutando eventuali alternative via web, ma su questo non abbiamo ancora le idee chiare.

Sono nate iniziative solidali che fanno capo alla FIVI in questo periodo?
In capo a FIVI no, ma ci sono alcuni gruppi di vignaioli, ad esempio alcuni vignaioli toscani, che si sono attivati per progetti di solidarietà locale.

Qual è il messaggio che la FIVI vuole lanciare a tutti i vignaioli in questo momento?
Occorre pensare al futuro perché ne usciremo. Facciamo anche attenzione alle politiche commerciali dettate dall’emergenza; quando si ripartirà sarà poi difficile ritornare al posizionamento ante crisi. L’invito è poi a lavorare, se mai possibile, ancora più severamente in vigna perché da una crisi così eccezionale usciremo con una qualità spaventosa. La vendemmia 2020 è vicina...


vignaioli fivi presidente
Ringraziando Matilde Poggi per la sua consueta disponibilità condivido con voi anche delle considerazioni di alcuni Vignaioli del consiglio FIVI sparsi per il nostro Bel Paese:

GAETANO MORELLA- Vignaiolo in Puglia (Morella Vini) – Vice presidente FIVI
Putroppo l'emergenza sanitaria ha messo in ginocchio tutto il comparto Ho.re.ca che costituisce il bacino di clientela più importante per il Vignaiolo Fivi. Il Vignaiolo Fivi ha fatto della qualità e territorialità la sua bandiera e per assurdo ad oggi questo lo penalizza fortemente rispetto ad aziende “industriali” che hanno come mercato di riferimento la GDO.
Il vignaiolo Fivi ha la peculiarità di essere legato a doppio filo al ciclo della natura; questo comporta il fatto che non puoi permetterti di fermarti (le vigne non aspettano!) e quindi bisogna continuare a sostenere tutte le spese di conduzione senza aver la contropartita di un mercato vendite che ti sostiene economicamente.
Il Vignaiolo Indipendente non si arrende! E' resiliente e abituato a doversi confrontare con le avversità che la terra (non sempre madre affettuosa!) gli sottopone ad ogni stagione. Abbiamo cominciato a sensibilizzare i nostri clienti più affezionati cercando di trasmettere il valore intrinseco che ha una bottiglia di un vignaiolo Fivi. Non è facile perché c'è molta confusione ed incertezza nel futuro, ma abbiamo la fiducia che solo insieme alla ristorazione e a tutto il settore a noi legato riusciremo ad uscire dal pantano.
Nervi saldi e sopratutto cercare di interpretare al meglio le nuove opportunità che il mercato ci potrà offrire con la nuova situazione. Ed infine, non perdere mai la propria individualità che è il presupposto fondamentale per la nostra INDIPENDENZA.

RITA BABINI – Vignaiola in Emilia Romagna (Ancarani)
La vigna non si ferma e il nostro lavoro prevede una costanza ed una programmazione a lungo termine prima di poter immettere una bottiglia nel mercato, quindi ci siamo ritrovati improvvisamente a fronteggiare spese improrogabili (prodotti per la vigna, manodopera, imbottigliamento, rinnovo vigneti e altro ancora) senza incassare nulla.
Per noi vignaioli che ci occupiamo di tutti i passaggi, vendita inclusa, è diventato indispensabile trovare un equilibrio che permetta alla nostra azienda di sopravvivere. Alcuni hanno puntato sul proprio e-commerce, altri hanno cercato di mantenere attive le vendite ai privati dirottandoli su enoteche o ristoranti che svolgono servizio di consegna a domicilio, sostenendo la filiera per quanto possibile. Il tutto continuando a lavorare in vigna, non dimentichiamolo.
L’accreditamento di FIVI ai tavoli di filiera ci ha permesso di interloquire col Ministero attraverso la presentazione di istanze, alcune andate a buon fine altre ancora senza risposta..
Unitamente a queste richieste ci siamo rivolti a Bruxelles attraverso la CEVI per chiedere la proroga della scadenza delle autorizzazioni per nuovi impianti e reimpianti per il 2020 e la possibilità di vendere direttamente a privati in Europa senza transitare da deposito fiscale (One stop shop ). La prima richiesta è stata ottenuta con posticipo di 12 mesi, mentre per la seconda siamo ancora in fiduciosa attesa.
Siamo consapevoli delle scarse risorse economiche a disposizione per il settore vino e per questo abbiamo chiesto al Ministero Italiano che fosse applicata la misura dello stoccaggio privato, che troviamo molto più indicata come supporto alla qualità del vino prodotto dai Vignaioli FIVI rispetto alla distillazione proposta. Resta comunque indispensabile prevedere una semplificazione burocratica di numerose procedure, quali ad esempio l’assunzione per l’utilizzo di manodopera, senza dimenticare che la ripresa passa attraverso il canale Horeca. Occorre attuare misure in prospettiva che non si fermino al fronteggiare l’emergenza.
E’ fondamentale mantenere la visione completa del quadro. La collaborazione all’interno della filiera sarà sempre più importante ed i metodi di vendita utilizzati per fronteggiare la crisi dovranno diventare complementari al lavoro svolto in precedenza, ma non potranno sostituirlo tout court. Dal concetto di semplice delivery si dovrà passare a quello di customer care. Resta inoltre indispensabile trovare ascolto ai tavoli di filiera regionali e nei consorzi di tutela, perché molti problemi nazionali avranno necessità di passare attraverso soluzioni locali che riconoscano il nostro costante lavoro a preservare territorio, identità della filiera e dignità del vignaiolo. Il mercato non è saturo di buon vino!

SAVERIO PETRILLI – Vignaiolo in Toscana (Tenuta di Valgiano)
Non ci date niente? Perlomeno non chiedete!
Dal momento che non riceveremo un reale sostegno finanziario, che eventuali operazioni di sostegno al mercato si concentreranno su pratiche che non ci riguardano come la distillazione e la vendemmia verde totale, vorremmo che ci si lasci lavorare. Azzeramento della burocrazia come durante il lock down, niente controlli, niente domande, niente ingerenza nella gestione dell’azienda. Azzeramento di qualsiasi tassa o imposta per due anni. Contributi dei lavoratori ridotti senza penalizzare il lavoratore.
Da parte nostra ci rimboccheremo le mani e, come hanno fatto i nostri padri, manterremo a galla le aziende, sani i vigneti, meraviglioso il paesaggio, contenti i clienti, allegri i consumatori.

Parole forti e considerazioni davvero sentite quelle dei vignaioli indipendenti italiani che danno solo un'idea parziale della difficoltà in cui versano le medie e piccole imprese del vino nel nostro paese. Eppure, sono certo che anche questa volta saranno proprio loro a mostrare e dimostrare che si può affrontare qualsiasi crisi con la qualità e la coerenza, con il rispetto e la propensione al fare tipica di questi grandi lavoratori.
Speriamo, davvero, di vederci tutti al Mercato dei Vignaioli Indipendenti di Piacenza a Novembre per un'edizione che sarà di certo speciale!


F.S.R.
#WineIsSharing




martedì 12 maggio 2020

DegustiAMO - La soluzione per connettere produttore e cliente unendo eventi virtuali e degustazione di vini reali nonostante il coronavirus

Mesi fa avevo condiviso con voi l'incontro con gli ideatori di MEMORvINO, un rivoluzionario sistema di interazione e connessione fra produttori e cliente, fra cantina e degustatore. Oggi, grazie alla capacità di adattamento e alla lungimiranza dei ragazzi che hanno fondato questa geniale start-up posso introdurvi una soluzione che si integra perfettamente con le prospettive enoiche ai tempi del coronavirus: “DegustiAMO”.
degustiAMO memorvino fiera vino online

DegustiAMO ha lo scopo di unire produttori e partecipanti ad eventi virtuali tramite il vino, andando così a colmare la lacuna più evidente dei classici Webinar e delle "fiere online".
Eccovi il mio botta e risposta con Annalisa Prato:

- Cos'è la piattaforma MEMORvINO?
È la prima piattaforma digitale che supporta gli organizzatori di eventi nel connettere i produttori di vino con i partecipanti. In due anni, con 25 eventi, 1.000 produttori, 6.000 etichette, 12.000 partecipanti e 250.000 registrazioni di degustazione, è stata riconosciuta come una delle innovazioni più interessanti nel mondo del vino ed è un’esperienza ricordata anche per il suo “bicchiere intelligente”, il bicchiere cioè che al momento della degustazione permette, per i produttori, di creare informazioni relative la profilazione dei visitatori e delle loro preferenze, per i partecipanti informazioni tecniche dei vini degustati e la possibilità di esprimere un giudizio di gradimento e per gli organizzatori informazioni relative all'affluenza, al target dei partecipanti e alle frequenze di visita ad ogni banchetto. In un mondo dove le degustazioni e gli eventi sono il mezzo principale per la promozione dei vini, MEMORvINO è la piattaforma che unisce il “fisico al digitale”, un filo che connette tutti i protagonisti del mondo del vino.

- Cosa può fare la piattaforma MEMORvINO per le aziende vitivinicole in tempi di Coronavirus?
Oggi, nel mondo dove le degustazioni e gli eventi sono stati “sospesi” (rinviati o cancellati) MEMORvINO diventa la piattaforma che unisce il “digitale al fisico” attraverso la creazione di “DegustiAMO” l’evento digitale che sostituisce l’incontro fisico, non possibile al momento, mettendo al centro la proposta dei vini dei produttori ai loro buyer e agli amanti del vino interessati ad incontrarli. La creazione di un evento “DegustiAMO” è simile all’organizzazione di un evento vero e proprio, dove i produttori hanno il loro “banchetto ed i vini in esposizione” e i partecipanti possono iscriversi ed incontrare “virtualmente” (questa la parte digitale) i produttori e chiacchierare con loro attraverso la piattaforma. L’aspetto “fisico” di questa esperienza è realizzato attraverso la possibilità di “chiacchierare” virtualmente con il produttore il giorno dell’evento (esattamente come si farebbe al banchetto), acquistare kit di degustazione e, dopo averli ricevuti dai singoli produttori, poter partecipare a masterclass on line dove i produttori stessi condurranno gli incontri interagendo con i vari partecipanti che hanno acquistato i kit. Infine, dopo la masterclass i vari partecipanti potranno ritrovare sul loro account nella piattaforma le proposte dei vini e le offerte a loro riservate. È la bottiglia di vino che restituisce il contatto fisico e l’esperienza insostituibile della degustazione. MEMORvINO, attraverso gli eventi “DegustiAMO” continua così ad essere quel filo che connette tutti i protagonisti del mondo del vino anche in tempi “sospesi” come quello che stiamo vivendo.

- Come si può usufruire delle potenzialità della vostra piattaforma?
È molto semplice organizzare eventi DegustiAMO, basta fare quello che si faceva prima: per i produttori partecipare in questa piazza con il loro banchetto, con i loro vini e per i partecipanti navigare e collegarsi ai produttori grazie alle potenzialità che le tecnologie oggi offrono attraverso l’incontro virtuale “de visu”. Tutto il resto lo fa il vino attraverso l’acquisto di Kit e la masterclass da remoto con i produttori. A breve partiranno i primi eventi “DegustiAMO” realizzati in collaborazione con gli organizzatori più lungimiranti ed innovativi con cui abbiamo lavorato in passato.
Nel video che segue potrete trovare tutte le informazioni su DegustiAMO.

- Queste opportunità si riveleranno utili solo in questo periodo di crisi o potranno essere protratte anche in futuro con eguale utilità?
È indubbio che questa è una grande opportunità per il futuro, perché “MEMORvINO” resterà, anche finita l’emergenza, la piattaforma consolidata che ha dimostrato di essere negli anni e manterrà sempre il contatto tra richiesta e offerta, per l’acquisto dei vini il giorno dopo averli degustati.
Trasformiamo questo disastro in prospettiva di futuro!

Ringrazio Annalisa Prato e tutto il team di MEMORvINO per aver scelto il mio WineBlog per condividere con tutti voi questa idea innovativa che non potrà mai darci tanto quanto gli eventi ai quali eravamo abituati ma rappresenta, di certo, la soluzione migliore e più facile da attuare per continuare a connettere a distanza produttori e potenziali clienti, dai semplici appassionati ai buyers.

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 7 maggio 2020

La Viticoltura 4.0 di Elaisian - Tecnologia a disposizione dei vignaioli "contro" cambiamenti climatici

In questo assurdo periodo in cui un microscopico virus ha cambiato le nostre vite abbiamo, spesso, pensato a quanto forte sia stata l'incidenza dell'uomo e delle sue attività sul pianeta e sugli ecosistemi con particolare riferimento all'inquinamento e al global warming. Purtroppo, quando tutto questo finirà i cambiamenti climatici non smetteranno di progredire e di avere effetti drastici sull'agricoltura e proprio per questo ho voluto dare spazio nel mio Wine Blog, proprio in questo periodo, ad Elaisian, una realtà che è passata dall'essere una delle start-up più di successo in Italia a diventare un appiglio solido, costante e concreto per gli agricoltori del nostro paese e non solo. Grazie ai loro sistemi di monitoraggio in vigna si riducono notevolmente i trattamenti e si interviene in maniera mirata in base ai dati a disposizione del viticoltore e dell'azienda.
Vi lascio alla mia intervista a Giovanni Di Mambro, uno dei co-fondatori di Elaisian:

Elaisian vigna

- Cos'è Elaisian?
Elaisian è il sistema di Agricoltura di Precisione che previene le malattie dell'olivo e della vite, in grado di ottimizzare i processi di coltivazione.
Da una parte si installa una Stazione Agro-meteo, che monitora il microclima di ogni uliveto/vigneto. Dall'altra, con degli algoritmi proprietari basati su anni di ricerche agronomiche, si generano come risultati alert e report che vengono inviati alle aziende agricole, i quali permettono di prevenire la presenza di patogeni con una settimana di anticipo e capire se fare un trattamento o meno. Il sistema monitora inoltre l’indice vegetativo, lo stress idrico e lo stress alimentare attraverso l’utilizzo e l’analisi delle immagini satellitari. 
Ogni utente ha un’app/gestionale dove può monitorare h24 i propri campi, ovunque esso sia e ricevere tutte le segnalazioni. Le più gravi, ovvero gli alert, vengono inviati anche via SMS.
tecnologia agricoltura
- Cosa può fare Elaisian per le aziende vitivinicole?
Ogni azienda che utilizza Elaisian ha diversi vantaggi, tra i quali, in primis c’è il risparmio dei costi (ovvero minor numero di trattamenti, ottimizzazione gestione del vigneto e relativa manodopera); l’incremento della qualità e della quantità della produzione; la riduzione dell'impatto ambientale; l’estrema facilità di utilizzo, Elaisian è infatti pensata per ogni tipologia di viticoltore, senza limiti di dimensione e senza necessità di particolari conoscenze tecnologiche. Lo dimostra il fatto che lavoriamo con viticoltori che vanno dai 25 ai 75 anni.
start up vino
- Il Corona Virus sta mettendo a dura prova il mercato del vino ma la vigna va avanti! Come vi state ponendo nei confronti di questa difficile situazione?
In questo momento storico stiamo vedendo come alcune delle aziende agricole, un tempo scettiche, stanno comprendendo i vantaggi e l’importanza della tecnologia, avvicinandosi sempre di più ai nostri sistemi di monitoraggio. In questo periodo così particolare ci rende molto orgogliosi di poter portare un vento di tranquillità ai viticoltori, che stanno seguendo sempre di più da casa quello che succede in vigna, riducendo così al minimo il numero di uscite. Segnale importante è stato inoltre l’indice di crescita in termine di vendite.
stazione meteo vigna
- Al di là dell'emergenza sanitaria, da anni sentiamo parlare di un problema costante per la viticoltura e per il pianeta: il global warming. In che modo Elaisian può aiutare i viticoltori a monitorare gli esiti dei cambiamenti climatici e, quindi, ad agire di conseguenza in termini di conduzione agronomica?
Elaisian è nata nel 2016 proprio dal problema dei cambiamenti climatici. Fondamentale è sicuramente monitorare il microclima, ragion per cui installiamo la nostra Stazione Agro-meteo, in media nazionale, una ogni 25ha. Elaisian, oltre ai dati rilevati dalla stazione, prende in esame una serie di dati storici e fissi del singolo vigneto, che ci permettono di fare una vera e propria agricoltura di precisione. Attraverso questa specificità forniamo a ogni viticoltore uno strumento di supporto alle decisioni che permette di effettuare trattamenti contro i patogeni al momento più opportuno, solo quando è necessario. Avere un sistema che accompagna il viticoltore nelle scelte giornaliere riduce il rischio di errore in campo contro le sfide che presenta quotidianamente il cambio climatico.
best start up
- Come si può accedere ad Elaisian e quali servizi proponete?
Elaisian propone l’abbonamento a un servizio annuale, il cui costo varia in base al numero di ettari da monitorare e il numero di stazioni da installare, sostenibile economicamente e pensato per ogni tipologia di dimensione aziendale. Per l’attivazione del servizio si può scrivere a info@elaisian.com o alla pagina contatti del sito elaisian.com, in seguito si verrà contattati da un nostro esperto per una prima consulenza antecedente all’attivazione del servizio.
giovanni di mambro start up
Ringrazio Giovanni e il suo team per la disponibilità e per quello che hanno creato e per il lavoro che stanno mettendo in atto a tutela delle due colture più importanti colture arboree del nostro paese: la vite e l'olivo.


F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 5 maggio 2020

Anch'io al Concorso Enologico Nazionale Premio Qualità Italia 2020

Nonostante l'emergenza sanitaria in atto, il mondo del vino va avanti e vanno avanti anche le numerose iniziative che mirano a coinvolgere i produttori italiani in occasioni di confronto come il concorso enologico nazionale del quale vi parlerò oggi: il Premio Qualità Italia 2020.
Avrò l'onore e il piacere di mettere a disposizione di questo importante concorso la mia figura professionale sia in qualità di comunicatore enoico che per quanto concerne la degustazione tecnica e non vi nego che non vedo l'ora di mettermi a lavoro! Ho aderito con piacere a questo progetto della Scuole Etica di Alta Formazione e Perfezionamento Leonardo in quanto, sin da subito, l'organizzazione del Premio Qualità Italia ha palesato la volontà di rinnovare e rinnovarsi in ambito comunicativo e gestionale, mantenendo saldi i valori e i principi di uno dei concorsi più seri e rigorosi a livello nazionale. Adattarsi alla situazione emersa negli ultimi mesi a causa del coronavirus non era semplice ma mi piace vedere in questa occasione di confronto un'opportunità per me e per le cantine che parteciperanno, in quanto mai come in questo periodo storico, economico e sociale diviene fondamentale mettersi in gioco e comunicare in maniera forte, unita e nitida che il mondo del vino non si ferma!
Invito, dunque, i produttori italiani che non hanno perso la voglia e il bisogno di confrontarsi attraverso il frutto del proprio lavoro a leggere il comunicato relativo alla presentazione del concorso Premio Qualità Italia 2020 e a leggere il regolamento nel sito: www.premioqualitaitalia.it.
concorso enologico nazionale

al via la sesta edizione del Concorso Enologico Nazionale
Saranno oltre cinquemila i produttori di vino italiano invitati a partecipare al Premio Qualità Italia 2020.
Giunto alla sua sesta edizione, il Concorso enologico organizzato dalla Scuola Etica di Alta Formazione e Perfezionamento “Leonardo” di Città Sant’Angelo (PE) si presenta agli operatori del settore con una significativa serie di novità volte ad implementare l’interesse e la conoscenza circa la qualità del mondo vitivinicolo italiano.
I risultati raggiunti durante le precedenti edizioni hanno convinto la Scuola Etica Leonardo a rilanciare questa sesta edizione del Concorso attraverso rinnovate iniziative di comunicazione e promozione tese a garantire maggiore visibilità ai vini che saranno premiati.
«L’edizione 2020 – commenta Mauro Pallini, direttore della Scuola Leonardo, – sarà sicuramente di grande interesse per gli operatori del settore. Il nuovo decennio lo iniziamo con nuove forme, nuovi colori e un modo di comunicare giovane e attuale, sempre più vicino ai luoghi e alle storie del vino. Vogliamo creare un vero e proprio racconto di questa eccellenza italiana e vogliamo farlo insieme ai produttori, a quanti di loro hanno saputo coniugare una produzione vinicola di qualità superiore con l’amore per la propria terra, il rispetto per l’ambiente, la voglia di innovarsi pur nel totale rispetto delle proprie radici»
Come per le passate edizioni, il Premio, coordinato dall’Enologo Loriano Di Sabatino, Direttore tecnico del Concorso, troverà ampia visibilità sui diversi media per la comunicazione: radio, tv, stampa di settore e non, locale e nazionale. Per questa nuova edizione la Scuola Leonardo ha deciso di creare una Guida dei vini vincitori affidando le recensioni a noti Wine Blogger guidati da Francesco Saverio Russo. Le note di degustazione saranno divulgate ad appassionati e addetti al settore, incrementando così la visibilità offerta dai canali social su pagine e profili aventi maggior seguito.
Autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, il Premio rientra tra le più importanti ed esclusive iniziative dedicate alla promozione del settore vitivinicolo.
Quest’anno, a causa dell’emergenza sanitaria globale, il Premio Qualità Italia risulta tra le poche vetrine nazionali al servizio dei produttori vitivinicoli. La Scuola Etica Leonardo ha voluto rimanere al fianco dei produttori per favorire, anche in queste condizioni, le più alte azioni di visibilità che il Concorso può offrire loro.
Premio qualità italia
La particolarità del Concorso Enologico Premio Qualità Italia consiste nell’essere sempre riuscito a valorizzare le diverse realtà vinicole sia su scala nazionale che regionale, dando visibilità anche alle etichette nuove e ai prodotti di nicchia.
Il Concorso è aperto a 20 categorie di vini, anche biologici:
1. IGT (Indicazione Geografica Tipica)
1.1 Rossi I.G.T.
1.2 Bianchi I.G.T.
1.3 Rosati I.G.T.
2. DOC (Denominazione di Origine Controllata)
2.1 Rossi D.O.C. annate 2019 e 2018
2.2 Rossi D.O.C. annate 2017 e 2016
2.3 Rossi D.O.C. annate 2015 e precedenti
2.4 Bianchi D.O.C. 2019
2.5 Bianchi D.O.C. 2018 e precedenti
2.6 Rosati D.O.C.
3. DOCG (Denominazione di Origine Controllata Garantita)
3.1 Rossi D.O.C.G.
3.2 Bianchi D.O.C.G.
3.3 Rosati D.O.C.G.
4. Vini Frizzanti
4.1 Rossi D.O.C. - Rossi I.G.T.
4.2 Bianchi D.O.C. - Bianchi I.G.T.
4.3 Rosati D.O.C. - Rosati I.G.T.
5. Vini spumanti
5.1 Rossi VSQ - Rossi D.O.C. VSQ - Rossi I.G.T. VSQ
5.2 Bianchi VSQ - Bianchi D.O.C. VSQ - Bianchi I.G.T. VSQ
5.3 Rosati VSQ - Rosati D.O.C. VSQ - Rosati I.G.T. VSQ
6. Vini passiti
6.1 D.O.C.
6.2 I.G.T.
Il regolamento e i moduli per le iscrizioni sono disponibili online sul sito www.premioqualitaitalia.it.
La scadenza delle iscrizioni è fissata al 6 giugno 2020; le degustazioni saranno effettuate dal 24 al 27 giugno 2020, mentre la Cerimonia di Premiazione è fissata per sabato 11 luglio 2020.


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