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lunedì 27 luglio 2020

Antonella Lombardo - I primi vini della vignaiola calabrese

L'Italia del vino è, per me, una scoperta continua, foriera di stupore e per questo non mi stancherò mai di girarla tutta da Nord a Sud, di areale in areale, di vigna in vigna. 
Oggi è la volta di Bianco, luogo storico della viticoltura calabrese, a due passi dalla punta dello stivale, con la Sicilia lì a “qualche” bracciata.
cantina antonella lombardo

E' qui che la viticoltura calabra affonda le sue radici, in quella Riviera dei Gelsomini, parte meridionale della Calabria jonica, in cui i Greci sbarcarono nell’VIII^ secolo a.C. con buone probabilità con barbatelle al seguito.
A testimoniare l'atavica vocazione di questo territorio sono la ricchezza ampelografica e la presenza di antichi palmenti scavati nella roccia a ridosso di vigne che non di rado sono ancora impiantate ad alberello e in alcuni casi prefillossera.
E' proprio qui che la giovane Antonella Lombardo ha deciso di iniziare la sua avventura da vignaiola.
vignaiola calabrese antonella lombardo
Una linea molto netta quella che ha portato Antonella ad impiantare nelle sue piccole parcelle di vigna, che poggiano su marne argillose calcaree, solo varietà autoctone come il Gaglioppo, il Nerello Mascalese, il Calabrese Nero e il Greco di Bianco, il Mantonico e l'Alicante, questi ultimi due storicamente presenti ma quasi perduti del tutto. Conduzione agronomica in linea con i parametri del regime biologico e un approccio enologico in sottrazione volto al rispetto dell'integrità espressiva delle uve, con fermentazioni spontanee e il minimo impatto possibile, possibile grazie al supporto tecnico dell'enologo Emiliano Falsini.

Una “one-woman winery” in cui è Antonella ad occuparsi di ogni fase della produzione dalla vigna alla cantina con l'obiettivo di dar vita a vini che sappiano della sua terra, di sole e di mare.
Per ora solo due le referenze prodotte:

Pi Greco Igt Calabria 2019: un Greco di Bianco vinificato secco (uno dei pochissimi) nitido nel varietale con fiori bianchi, tè verde, note agrumate a fare il paio con una velata mineralità marina che fa da giusto preambolo ad un sorso integro, materico (le fecce fini hanno fatto il loro lavoro egregiamente) ma slanciato e decisamente sapido. Buona la prima, direi!

Charà Rosato Igt Galabria 2019: un Rosato da Nerello Mascalese (storicamente presente in Calabria) capace di coniugare al meglio un profilo olfattivo fresco nel frutto e nelle note di agrume rosso e pepe rosa. Pieno il sorso, con una buona dinamica di beva, agile e saporito... ematico. Un Rosato degno di nota, che fa ben sperare per le prossime produzioni in rosso di questa piccola azienda.

Difficilmente scrivo di realtà che non hanno ancora completato la propria linea e che sono solo agli albori di un percorso, in quanto credo che ci vogliano almeno 3 annate per comprendere – almeno in parte – la concretezza e la coerenza di un progetto vitivinicolo indipendentemente dalle dimensioni e dalle mire della singola azienda. Eppure, la caparbietà, la passione e la preparazione di Antonella mi hanno convinto ad investire tempo e “penna” in un endorsement che sono certo verrà ripagato a suon di grandi vini di territorio. I vini rossi in divenire che ho avuto modo di assaggiare da vasca e da botte fanno ben sperare!

F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 25 luglio 2020

La mia selezione di Vini Rosati Italiani per l'estate 2020 e non solo!

Quando qualche anno fa fa parlavo dei vini rosati italiani come di un segmento prospetticamente in ascesa in molti mi prendevano per pazzo ma, oggi, fortunatamente la crescita della richiesta è palese e la prima testimonianza è il forte aumento della massa produttiva in tutte le regioni del nostro paese. Se è vero che non tutti i vitigni e non tutti i territori si sono dimostrati così avvezzi alla produzione di questa particolare e non banale tipologia di vino, è altrettanto vero che la varietà di vini rosati arrivati a scaffale o nelle carte dei vini negli ultimi anni ha reso possibile comparazioni storicamente impossibili.

Il vino Rosato, considerato alla stregua di tutti gli altri vini da molti tra i principali mercati globali, sta cercando di scrollarsi di dosso la polvere di retaggi culturali tutti nostrani che lo vedevano come un “non vino” o, comunque, un prodotto di second'ordine! Ingiustamente vittima di pregiudizi e assurde confusioni il Rosato, a mio parere, è uno dei vini più trasversali e interessanti sia in termini di potenzialità espressive che di abbinamento.
Sfatiamo sin da subito la convinzione diffusa fra i consumatori che vorrebbe il vino rosato come frutto di un uvaggio o un blend di mosti di uve a bacca rossa e mosti di uve a bacca bianca, in quanto questa tecnica è vietata per legge in tutti i paesi produttori di vino (fatta eccezione per gli spumanti rosé, ma questa è un'altra storia...).
Migliori Rosati vini italiani

Anche se non è propriamente giusto parlare di tradizione in senso stretto, ci sono alcuni areali italiani nei quali il vino rosato è stato in grado di radicarsi nelle abitudini produttive e enogastronomiche locali e sono stati proprio questi distretti a siglare un patto che mira a valorizzare questa tipologia di vino a livello nazionale ed internazionale: Bardolino, Valtènesi, Cerasuolo d'Abruzzo, Castel del Monte e Salice Salentino.
Eppure, negli ultimi anni, in Italia la produzione di rosati è in crescita praticamente in tutte le regioni con la Toscana ad aver manifestato un interesse sempre più marcato nei confronti delle vinificazioni in rosa del Sangiovese e non solo.
Per quanto concerne la modalità di vinificazione il Rosato prevede l'utilizzo di sole uve a bacca rossa trattate in principio come verrebbero trattate per la produzione di un vino rosso per poi proseguire con pratiche comuni alle vinificazioni in bianco. Si procederà, quindi, con macerazioni brevi (da poche ore a un paio di giorni) in base alla tipologia di uva (e alla sua capacità colorante) e all'annata (determinante per definire spessore e qualità delle bucce). Esistono vari metodi di vinificazione in “rosa”, ma i principali utilizzati in Italia sono:
- la vinificazione in bianco: si applicano le medesime tecniche enologiche di produzione di vini bianchi utilizzando uve a bacca rossa. Le macerazioni possono essere identificate nei “Vini di una notte e Vini di un giorno”. Con macerazioni di 6-12 ore, il vino viene definito “vino di una notte”, con macerazioni di 24 ore ca. il rosato verrà definito “vino di un giorno” (è possibile spingere le macerazioni anche oltre le 36 ore). La fermentazione verrà lasciata partire (dapprima generalmente bloccata dalla SO2) solo dopo la sosta del mosto sulle bucce.
- il salasso o saignée: tecnica utilizzata dai produttori di vini rossi, che ha una duplice utilità: quella di permettere la produzione di un vino rosato prelevando una più o meno importante quantità di mosto dalla vasca o dal tino di macerazione che poi verrà vinificata in bianco mantenendo solo parte della sua colorazione; quella di rendere il vino rosso che si andrà a produrre più concentrato e più strutturato. Questa scelta si rivela molto utile in annate difficili, in termini di struttura potenziale, come la 2014. Non a caso molti rosati prodotti da aziende a trazione rossista sono nati proprio nel 2014 o comunque in annate “magre”.
Per quanto concerne l'estero. molto diffusi sono i vin gris (vini dal colore rosa tenue, prodotti evitando la macerazione sulle bucce. Per produrre un Vin Gris vengono utilizzate uve con capacità colorante molto bassa, come il Cinsault Rose, Cinsault Gris e Cinsault ecc...) e i Blus Wines (sono l'interpretazione dei “Vini Grigi” nel Nuovo Mondo e in particolare negli USA, dove le macerazioni sono ridotte al minimo e i vini prodotti hanno un percettibile residuo zuccherino e risultano petillant).

Quella che segue è una selezione scaturita dai 373 assaggi di Rosati italiani attualmente in commercio o in procinto di uscire sul mercato. Descrivere il singolo vino avrebbe portato ad un utilizzo fuorviante di descrittori comuni a molti rosati nonostante le peculiari differenze espressive in termini territoriali, varietali e di interpretazione. Ho preferito, quindi, dividere i migliori assaggi emersi dalle varie sessioni di assaggio effettuate negli ultimi mesi in 3 macro categorie nella speranza che possiate assaggiarne alcuni e maturare le vostre impressioni personali dirigendovi su vini frutto di un'accurata scrematura. Da anni mi batto per far tornare i rosati sulle tavole italiane in maniera duttile senza relegarli al solo periodo estivo e ai soli "abbinamenti" preconfezionati, ma ora che stanno vivendo un indubbio momento di crescita nella percezione comune la speranza è quella di vederli sempre più spesso nelle carte vini dei grandi ristoranti e nei percorsi di abbinamento al calice dei più preparati e sensibili sommelier italiani e non solo.

Vini Rosati freschi e agili ma non scontati!
Si tratta di una selezione di vini Rosati profumati, dotati di grande dinamica di beva, struttura moderata e notevole sapidità.
Affresco Vino Rosato 2019 (Nebbiolo) – Crissante Alessandria

Aldemara Rosato Toscana Igt 2019 (Sangiovese) – Il Palagio

Amistà Calabria Igt Rosato 2019 (Gaglioppo) – Az. Agr. Carla Liguori Catina Val di Neto

Amore Umbria Igt Rosato 2019 (Sangiovese) – Barberani

BonBonBio' Toscana Igt Rosato 2019 (Sangiovese) – Croce di Febo

C'D'CRosato Sicilia Doc (Nero d'Avola) – Baglio del Cristo di Campobello

Caespes Rosé Vino Rosato 2019  – Ezio Poggio

CapitiRosé Tramonti Costa d'Amalfi Doc 2019 – Cantine Ida Giordano

Chiaretto Riviera del Garda Classico Dop 2019 – Tenute del Garda

Codazzo Pergola Doc Rosato 2019 – Terracruda

Corbizzo Toscana Igt Rosato 2019 – Muralia

Crosè Piemonte Doc Rosato 2019 (Nebbiolo) – Pasquale Pelissero

Equilibrista Vino Rosato 2019 (Marzemino, Merlot, Sangiovese) - Cantina San Michele

Flavia Irpinia Doc Rosato 2019 (Aglianico) – Az. Agr. Fiorentino

Frapiccì Marche Igt Rosato 2019 (Cab. Sauv., Merlot e Sangiovese) – Fontezoppa

Gramplin Vino Rosato 2019 (Nebbiolo) – Careglio

La Bisbetica Umbria Igt Rosato 2019  (Gamay del Trasimeno) – Madrevite

La Grazia Rosato Coste della Sesia Doc 2019 – Cantina Delsignore

Le Petit Rosato Toscana Igt 2019 (Syrah) - Canaio

Le Pozzelle Salice Salentino Doc Rosato 2019 – Candido

Libertà Vino Rosato 2019 - Vigneti Massa

Lugherino Toscana Igt Pinot Nero Rosato 2019 – Vallepicciola

Maddalena Primitivo Basilicata Rosato Igp 2019 – Taverna

Maria Novella Oltrepò Pavese Doc Pinot Nero Rosato 2019 – Conte Vistarino

Millenovecento91 Cannanau Doc Rosato 2019 - 1Sorso

Nudo Rosato Cannonau Doc Rosato 2019 – Siddura

Oma Etna Rosato Doc 2019 – Massimo Lentsch

Rosa del Castagno Toscana Igt 2019 Rosato (Syrah) – Dionisio

RosaMati Toscana Igt Rosato 2019 – Fattoria Le Pupille

RosAntico Toscana Igt 2019 (Sangiovese) – Podere Pomaio

Rosato Coste della Sesia Doc 2019 (Nebbiolo) – Roccia Rossa

Rosato Marche Igt 2019 (Montepulciano) – Fattoria Lucesole

Rosato Toscana Igt 2019 (Canaiolo) - Tenuta Casabianca

Rosé Colline Savonesi Igt 2019 – Vio

Rossèt Langhe Rosato Doc 2019 (Dolcetto) – Eraldo Revelli

Sciac-trà Ormeasco di Pornassio Doc 2019 – aMaccia

Speziale Negroamaro Rosato Salento Igp 2019 – Trullo di Pezza

Suasì Langhe Rosato Doc 2019 (Nebbiolo) – Deltetto

TreVipere Vino Rosato 2019 (Freisa) - Amelio Livio

U Mei Vino Rosato 2019 (Rossese) – Roberto Rondelli

Velca Lazio Igt Rosato 2019 (Montepulciano) - Muscari Tomajoli

Versura Nero di Troia Puglia Igp 2019 – 60 Passi Agr. Ladogana

Vino Rosato 2019 – Podere Grecale

Vivaja Toscana Igt Rosato 2019 (Sangiovese) – Badia di Morrona

Vurrìa Nerello Mascalese Rosato Terre Siciliane Igp 2019 – Di Giovanna

Rosati di nerbo e corpo dalla grande duttilità
Si tratta di una selezione di vini Rosati intensi, dalla buona struttura attraversata da una vitale vena acida, dalla chiosa saporita.
C” Cesaruolo d'Abruzzo Doc 2019 – Nic Tartaglia

Cerasa Salento Rosato Igp 2019 – Michele Calò & Figli

Cerasuolo d'Abruzzo Doc 2019 - Inalto "Vini d'altura di Adolfo De Cecco"

Chakra Rosato Puglia Igt 2019 – Giovanni Aiello

Charà Calabra Igt Rosato Nerello Mascalese 2019 - Antonella Lombardo

Costacielo Campania Aglianico Rosato Igt 2019 - Lunarossa Vini

Dandy Murgia Igt Rosato Nero di Troia 2019 – Az. Agr. Mazzone

DeAetna Etna Rosato Doc 2019 (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio) – Terra Costantino

Etna Rosato Doc 2019 - Girolamo Russo

Fonte del Ceraso Vino Rosato 2019 – Vigne Mastrodomenico

Galio Toscana Igt Rosato 2019 (Sangiovese) – Poggio del Moro

Granatu Calabria Igt 2019 (Magliocco Canino) – Casa Comerci

Lagrein Rosé Alto Adige Doc Rosato 2019 – Weingut Rottensteiner

Lagrein Rosè Mitterberg Igt 2019 – Pfannenstielhof

Maddalena Basilicata Primitivo Igt Rosato 2019 – Cantine Taverna

Monrose Puglia Igt Rosato 2019 – Casa Primis

Negroamaro Puglia Igp Rosato 2019 – Petracavallo

Octavum Marche Igt Rosato 2019 – Vigneti Vallorani

Osa! Questo non è un vino tranquillo” Terre Siciliane Igp 2019 (Frappato) – Paolo Calì

Petriera Terre degli Osci Igt Rosato 2019 (Tintilia) – Catabbo

Phasianus Verona Igt Corvina Rosato 2019 – Monte Zovo

PicciPicci Toscana Igt Rosato 2019 (Sangiovese - Montalcino) – Terre Nere Campigli Vallone

Ritorna Cersasuolo d'Abruzzo Doc 2019 – Giovenzo

Rosatico Igt Toscana Rosato 2019  (Aleatico) – Poggio al Grillo

Rosato de Le Palaie Toscana Igt 2019 – Le Palaie

Rosato Toscana Igt 2019 (Sangiovese - Montalcino) – Sanlorenzo

Rosato Toscana Igt 2019 (Sangiovese - Montalcino) – Solaria

Rosègola Costa Toscana Rosato Igt 2019 – Podere la Regola

Sbocciato Maremma Toscana Igt Rosato 2019 (Ciliegiolo) – Il Poderone

Sine Verba Igt Puglia 2019 (Nero di Troia) – Az. Agr. San Ruggiero

Sofia Toscana Rosato Igt 2019 (Sangiovese) – Fattoria Fibbiano

Vilù Rosè Cannonau di Sardegna Doc Rosato 2019 – Az. Agr. Tani

Rosati "Evoluti"
Si tratta di una selezione di vini Rosati dall'uscita ritardata, che manifestano maggior complessità e dimostrano un ottimo potenziale evolutivo.

Millemetri Etna Rosato Doc 2016 (Nerello) – Feudo Cavalliere

Mjere Edizione Limitata Salento Rosato Igp 2016 – Michele Calò & Figli 

Millaria Toscana Igt 2017 (Sangiovese) – Montenero

Rosato Marche Igt 2018 (Lacrima) - Filodivino

Meridiana Monferrato Chiaretto Doc 2018 (Barbera e Pinot Nero) – Bonzano


Concludo consigliandovi di godervi questi vini giocando con le temperature di servizio in base alla struttura e al periodo dell'anno in cui li andrete a servire. Il Rosato può essere un vino da bere durante tutto l'arco dell'anno e la sua duttilità rappresenta un valore aggiunto per un vino che non teme gli abbinamenti più arditi come quelli con il piccante o la cucina asiatica.



F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 22 luglio 2020

Un gradito riconoscimento per me dai Cembrani D.O.C. a Baiti En Festa

Ci sono territori dai quali non riesco a stare lontano per troppo tempo; territori per i quali nutro un trasporto viscerale dovuto a connubi estremi fra vocazione e bellezza, integrità e rispetto, natura e uomo. Tra questi territori ce n'è uno di cui ho parlato e scritto molto negli ultimi anni, dedicando particolare attenzione all'unicità dei suoi vigneti: la Val di Cembra.
E' per questo che mi riempie di orgoglio e di gioia condividere con voi un riconoscimento che spero di essermi guadagnato sul campo e in "campo".
Vi invito a leggere il comunicato stampa del consorzio dei Cembrani D.O.C. per saperne di più:
val di cembra saverio russo

"Dopo otto anni di attività del Consorzio, i soci Cembrani D.O.C. intendono ringraziare chi ha collaborato alla divulgazione del progetto di valorizzazione della Valle di Cembra intrapreso con passione e affezione. 
Nel corso degli anni hanno avuto il piacere di incontrare e ospitare numerosi giornalisti, blogger e influencer che con costanza e dedizione hanno comunicato poi la Valle di Cembra, i suoi vigneti terrazzati, i vini di montagna che generano e le rispettive peculiarità di mineralità, sapidità, aromaticità e freschezza.
Per il 2020, in occasione dei Baiti En Festa previsti per il 1° agosto (qui il programma completo: www.visitpinecembra.it), organizzeranno per la sera precedente una piccola cerimonia privata di ringraziamento con le autorità della vallata per insignire del titolo di “D.O.C.”, ovvero Di Origine Cembrana, un rappresentante per ogni categoria di comunicatore incontrata.
Protagonisti della serata saranno Francesco Saverio Russo, blogger di wineblogroll.com e uomo di vigna, Simone Roveda, celebre instagrammer e comunicatore internazionale winerylovers, e la giornalista Stefania Leo, di Sky Tg24, Agrodolce e numerose altre testate del mondo slow food e style.
Un modo semplice per esprimere una genuina riconoscenza per aver contribuito alla crescita della percezione del valore del territorio della Val di Cembra e farli sentire ancor più parte della nostra comunità."

Da par mio non posso che ringrazia i Cembrani D.O.C. e la loro porta voce Mara Lona per aver pensato a me come riferimento per quanto concerne il racconto delle vigne e dei vignaioli di questo meraviglioso e vocatissimo areale trentino.
baiti in festa
Vi aspetto in Val di Cembra per vivere insieme questa manifestazione all'insegna degli ottimi vini cembrani e delle eccellenze gastronomiche del territorio.

F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 18 luglio 2020

Il Verdicchio della Cantina Andrea Felici di Leopardo Felici: terroir liquido!

Da anni non vivo più nelle Marche ma chi mi legge da tempo sa quanto io sia legato alla mia terra natìa e al vitigno che la sta rendendo grande in Italia e nel mondo: il Verdicchio.
cantina felici
Ricordo le prime vendemmie, ero poco più di un bambino... ricordo che salivamo in due in un ape per arrivare nei vigneti di Cupramontana e di Apiro, non troppo distanti da quelli che, oggi, allevano con dedizione e rispetto Andrea Felici e suo figlio Leopardo Felici.
verdicchio andrea felici
Tornare in quelle terre e calcare quei terreni, quegli impianti, parlando di vino e di vita e ricordando i tempi in cui il Verdicchio non aveva ancora raggiunto i meritati fasti odierni, è stato suggestivo, ma lo è stato ancor di più immergermi nella filosofia di una piccola realtà che da anni sta portando alto il nome di questo vitigno, di questo vino e di queste terre in Italia e nel mondo: l'azienda agricola Andrea Felici.
verdicchio wine district
Un'idea chiara quella del giovane Leopardo, che ha ereditato l'amore per la vigna da suo padre, ancora addentro alle lavorazioni in campo: salvaguardia della biodiversità, addirittura implementata dal ripristino di un laghetto interno ai vigneti e dal rispetto dei boschi attigui; vinificazioni in acciaio e in cemento, senza utilizzo del legno, per preservare l'identità varietale del Verdicchio; ricerca estrema della qualità tradotta in un equilibrio raro fra struttura e acidità, fra materia e mineralità. Concetti maturati girando per il mondo come Sommelier (a Londra prima e poi, addirittura, nel Ristorante tristellato Enoteca Pinchiorri di Firenze) prima di prendere le redini dell'azienda nel 2007.
vigna verdicchio marche
Una filosofia che parte dalla terra (conduzione in regime biologico) e arriva alla bottiglia cercando di non lasciare mai nulla al caso ma, allo stesso tempo, di permettere al territorio e a quello che "Leo" definisce "Il più grande vitigno bianco al mondo" (e non sarò di certo io a dargli torto!) di esprimersi con estrema sincerità e nessuna storpiatura.
leopardo felici
E' così che nascono i vini della Cantina Andrea Felici:

Andrea Felici Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2018: un Verdicchio ottenuto dalle uve di più parcelle di vigne giovani e vecchie, che mira a rappersentare in toto il terroir aziendale in maniera diretta ma mai scontata. Profumi freschi nel frutto e nel fiore, mediterranei nel profilo vegetale; netto il sorso, longilineo il corpo. Un vino che fa della dinamica di beva e dell'indubbia sapidità le sue peculiarità principali.  La sua attitudine alla longevità e ad evoluzioni degne di nota gli impongono il ruolo di vino “classico” e non di un vino “secondo vino”. Comprate oggi la 2019, ma bevete la 2018!
verdicchio andrea felici

Vigna Cantico della Figura Verdicchio dei Castelli di Jesi classico Riserva DOCG di Andrea Felici: è il cru aziendale, da 1.5ha ca. di vigne di oltre 50 anni, capaci di trovare equilibrio e complessità in ogni annata mantenendo una grande aderenza territoriale. La macerazione di 2 settimane permette a questo Verdicchio di sfruttare al meglio i propri precursori aromatici mettendo in mostra uno spettro aromatico articolato e intenso ma, al contempo, armonico e di grande finezza. Il cemento che accoglie la massa che darà vita alle poche numerate bottiglie di questa Riserva ne preserva l'integrità nel frutto e nel fiore, mentre il tempo di attesa prima della messa in commercio ne esalta il profilo balsamico e minerale. Un vino che coniuga tessitura materica e slancio fresco e minerale in maniera egregia. La 2017 è un'annata matura eppure un'accorta scelta vendemmiale e l'altitudine dei vigneti hanno permesso a questo Verdicchio di mantenere dritta la spina dorsale acido-minerale e di trovare nell'allungo un fedele compagno di viaggio che la porterà ad evolvere in grande stile. Il mio consiglio è di assaggiare la 2017 in comparazione alla 2016 per comprendere quanto due annate tendenzialmente differenti possano intraprendere strade evolutive differenti, mantenendo però un comun denominatore imprescindibile: l'identità di terroir in cui il territorio, il varietale e la mano dell'uomo si fondono per trovare costanza nel tempo nel rispetto della singolarità dell'andamento climatico stagionale.
cantico della figura andrea felici
Una realtà che negli ultimi anni ha fatto parlare di sé ma che, a mio parere, stupirà ancor di più nelle prossime annate con la saggezza dell'artigiano e la concretezza della grande azienda.

Da par mio, vedere il Verdicchio raggiungere apici sempre più elevati non può che confermare ciò che sostengo da quando ho iniziato a scrivere di vino, ovvero che siamo di fronte non solo ad uno dei vitigni dal più alto e duttile potenziale ma anche ad un territorio dalla vocazione straordinaria ancora solo parzialmente valorizzato.  Ora non resta che attendere che il territorio per intero elevi il proprio valore anche grazie alle sue punte di diamante delle quali l'Az. Agr. Andrea Felici fa sicuramente parte.

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 16 luglio 2020

Contesti diVini - Strumenti di Web Marketing applicati al mondo del vino e dell'enoturismo

Come ho avuto modo di ribadire più volte ci sono peculiari differenze fra comunicazione indipendente e marketing ed occupandomi della prima ho sempre preferito lasciare agli esperti della "seconda" la parola nel momento in cui ho ritenuto opportuno approfondire alcuni ambiti della promozione del vino italiano.
Oggi è la volta di Christian Forgione, titolare dell'agenzia DigitalMood che ci illustrerà il suo metodo di promozione del vino e dell'enoturismo basato su alcuni fondamentali principi del marketing online.

web marketing wine

– Ciao Christian, presentati ai lettori di wineblogroll.com. 

Da sempre appassionato professionista dell’informatica e delle vendite, ho trovato in internet il giusto anello di congiunzione tra questi due mondi.
Sono riuscito a trasformare la mia passione in lavoro e da 5 anni sono il Titolare di DigitalMood. Allo stesso tempo sono anche Papà, con la passione per il calcio ed amante del buon vino dalla quale ho fatto nascere il portale Amantidivino ed il progetto Contesti diVini.
– In cosa consiste Contesti diVini?

E’ un metodo che si basa sull’applicazione strategica degli strumenti del web marketing applicati al mondo del vino e dell’enoturismo. L’idea mi è nata nei viaggi enoturistici, incontrando i titolari di cantine ed i loro responsabili marketing mi trovavo a confrontarmi spesso sui risultati sotto le aspettative e quasi mai misurabili delle azioni intraprese sui social media.
Ho pensato che potevo essere utile con la mia esperienza nel dare un supporto concreto ed efficace a quelle cantine che volevano utilizzare gli strumenti digitali in modo sostenibile.
Così ho studiato un metodo di lavoro, che già applico in altri mercati con il team Digital Mood, che potesse essere efficace ed attuabile.
Più mi addentravo nella conoscenza del mondo del vino più, infatti, trovavo somiglianze incredibili con il mondo del web marketing, ne elenco alcune:
per fare un grande vino, così come per ottenere risultati concreti nel web, ci vogliono pazienza e perseveranza tutto va pianificato ed analizzato in ogni singola fase la vigna va curata ogni giorno così come bisogna fare con i propri canali digitali ci vogliono passione ed intuizione per essere imprenditori nel mondo del vino così come portare avanti i progetti digitali ed ottenerne risultati concreti.

–  A chi si riferisce?

A tutti colori che lavorano o hanno a che fare con il marketing del vino  quindi titolari di cantine, responsabili marketing ed aspiranti tale.

–  Perché il marketing vitivinicolo è diverso da quello generico?

Permettimi di aprire una parentesi, negli ultimi anni la parola marketing è stata associata ad ogni nuovo strumento (socialmedia marketing, facebook marketing, email marketing, youtube marketing) cosa che a mio parere ha destabilizzato parecchio l'imprenditore che pensava di affidarsi ad uno strumento e trovare la soluzione a nuovi problemi. In realtà il marketing è sempre lo stesso ed è fondamentale per aiutare la parte commerciale a riuscire nel suo intento: vendere. Quel che c'è di diverso, oggi, è la molteplicità di schermi nel quale vive il consumatore e di moltiplicazione di informazione che spesso confonde, invece, di aiutare nelle scelte.
In questo “nuovo” sistema il marketing vitivinicolo deve adattarsi cercando di cogliere al meglio le opportunità offerte dai “nuovi” modi di relazionarsi attraverso questi strumenti evitando di omologarsi, cosa non facile mi rendo conto e proprio per aiutare con Contesti diVini ho voluto associare al nome delle 5 fasi di vinificazione, o almeno le principali fasi, una parte dell'attività digitale che dovrebbe accompagnare la quotidianità in azienda.
–  Interessante puoi farci un esempio ?

 Certo il primo passo da compiere per una buona attività è la creazione di un Progetto digitale che ho associato alla vendemmia e al lavoro in vigna. Infatti ogni produttore mi ha sempre confermato come il 75%- 80% delle risorse debba esser  investito nella cura quotidiana della vite per arrivare ad una vendemmia ottimale. Ecco allo stesso modo l'approccio al digitale deve partire dall'analisi e dalla creazione di un progetto digitale che serva da guida. Altro esempio, invece, è l'attività di socialmedia dove spesso tutti si riversano: dovrebbe essere presa in considerazione solo dopo un po' di tempo, infatti, l'ho paragonata all'imbottigliamento (nessuno imbottiglia prima di aver fatto determinate azioni corretto?).
–  Perché il vino non può essere trattato come un prodotto meramente industriale? 

Su questa domanda ci confrontiamo spesso in team, trattando diversi mercati ed avendo nella nostra metodologia di lavoro il confronto e la verifica ci viene naturale, la risposta è in due parole TEMPO E NATURA (tra l’altro collegate tra loro). Il Vino così come altri prodotti agricoli, ha i suoi tempi prima di arrivare sul mercato nel modo migliore e come tanti altri prodotti naturali è limitato. Ci siamo abituati come consumatori ad avere ogni prodotto sempre ma non è naturale. Ed è da queste due peculiarità che bisogna partire per rivedere la comunicazione ed il marketing di un prodotto come il vino nei prossimi 10 anni. Ponendosi le giuste domande: A chi voglio venderlo? Che sensazioni deve suscitare il possedere una bottiglia del mio brand (stiamo costruendo un wine brand?) ? Fare un buon vino è, e sarà, sempre di più solo metà dell’opera. 
–  Pensi che il covid-19 abbia cambiato le regole d'ingaggio della comunicazione enoica?
 
Ne ha innanzitutto smascherato alcuni difetti, uno su tutti: l'omologazione.e approssimazione. Omologazione: da sempre, infatti, noto come la tendenza sia di creare tutti la stessa promozione nello stesso momento, lo stesso stile di foto lo stesso linguaggio mettendo così il consumatore nella situazione di confusione che accennavamo prima. L'approssimazione perchè vedendo da fuori alcuni profili social o siti internet sembra quasi che alcune cose siano fatte per obbligo senza cura e certi aspetti vengono recepiti da un consumatore in cerca sempre più di esperienze “uniche”. 
Tornando alla tua domanda penso che sia presto per fare valutazioni più complete, ma è sicuro che un cambiamento di questo livello abbia non mutato, ma direi stravolto la sensibilità delle persone verso alcune scelte e, di conseguenza, certi errori come quelli descritti in precedenza saranno sempre meno tollerati. Non è semplice me ne rendo conto, ma non vedo strade alternative se non quelle di iniziare a prendere realmente consapevolezza di come il web marketing dev'essere integrato nell'attività della cantina. “Oggi” il consumatore è li e non tornerà indietro.
–  Perchè nuovo ed oggi li hai messi spesso tra virgolette?

Bè, perchè è il 2020 e questi strumenti sono stati sottovalutati per troppi anni adagiandosi su quel che di buono si stava facendo. Oggi è un rischio troppo alto per chi vuole restare sul mercato per i prossimi 10 anni sottovalutare come i nuovi canali digitali debbano essere integrati con quelli tradizionali. Per questo ogni volta che ho scritto “nuovo” mi veniva un po' da sorridere.
–  Cosa consigli ai produttori di vino italiani?

 Di smettere di voler risolvere nuovi problemi con metodi vecchi! Forse è banale ma è davvero un limite troppo grande oggi prendere sotto gamba la presenza digitale della propria cantina. Spesso incontro imprenditori spaventati dal mondo digitale, non ne comprendono appieno il funzionamento e quindi non riescono a coglierne il valore dell’investimento, ma come dico sempre, non è in quanto budget la soluzione quanto capirne che è necessario allocare degli investimenti anche in questa direzione e ogni anno raggiungere micro-obiettivi. Un consiglio più pratico è quello di “migrare” l’idea di pubblicazione che è nel credo comune (pubblichiamo due volte alla settimana e zero budget) della pagina Facebook  agli strumenti di pubblicazione sulla propria scheda di Google My Business. Strumento tanto sottovalutato quanto invece fondamentale (sul mio blog c’è una guida gratuita all’uso della scheda di google!) .
–  Come possono contattarti?

Sul sito di Contesti diVini trovano facilmente i miei riferimenti oltre ad un blog dove ogni settimana condivido riflessioni sul mondo digitale ed il vino. 


Ringrazio Christian Forgione per le sue accurate ed oculate risposte. Sono certo che ci sarà spazio, in futuro, per altri approfondimenti sul tema del wine web marketing.

F.S.R.
#WineIsSharing
 

martedì 14 luglio 2020

Torna Tell Me Wine: tra e-commerce e marketplace, l’importanza delle piattaforme digitali per vendere il vino

Torno a condividere con voi un'opportunità di crescita nel mondo della comunicazione e della vendita del vino online grazie al percorso di formazione e confronto denominato Tell Me Wine.
Il mondo del vino è in fermento, soprattutto ora che i canali di vendita digitali stanno diventando sempre più strategici per i produttori, tra siti, e-commerce e marketplace che vanno ad integrare le consuete strategie di vendita. Il lockdown l’ha ampiamente messo in evidenza.
Tell me Wine
Da qui parte una nuova riflessione dedicata al mondo del vino, un nuovo incontro del ciclo Tell Me Wine, organizzato da Marketing Arena, in cui produttori e rivenditori digitali si confronteranno sulle nuove modalità di acquisto del vino. Appuntamento per venerdì 17 luglio dalle 12:30.
Che cos’è Tell Me Wine?
Tell Me Wine è il contenitore di Marketing Arena dedicato al mondo del vino e alla sua filiera. Il primo appuntamento è stato dedicato al tema della vendita online del prodotto, cercando di capire come il canale online si inserisca in una strategia omnicanale più ampia, presentando inoltre due case di Marketing Arena: Prosecco DOCG e Sorelle Bronca.
Nel secondo incontro, dal titolo “E-commerce vs marketplace: istruzioni per l'uso”, approfondiremo il tema e indagheremo le differenze sostanziali tra vendita diretta attraverso e-commerce e distribuzione mediata dai marketplace, facendo emergere le specificità delle piattaforme e le loro peculiarità all’interno di un processo di acquisto strutturato. Non sarà uno scontro tra piattaforme, nessuno avrà la presunzione di prendere una posizione: l’obiettivo è quello di capire come ognuno di questi canali può contribuire a far crescere il business di una cantina all’interno di una strategia di vendita multicanale strutturata.
Alla tavola rotonda parteciperanno Mauro Bricolo, Country Manager Italia di Vivino, che approfondirà il funzionamento dei marketplace del vino, Flavio Geretto e Nicola Guidolin, rispettivamente Direttore Export e Direttore Horeca di Villa Sandi, che daranno il punto di vista delle cantine e Alberto Collet, Head of Strategy di Marketing Arena, a cui andrà il compito di delineare lo scenario attuale Tommaso Dainese, Sales Manager di Marketing Arena, modererà ospiti e interventi.
L’appuntamento è per venerdì 17 luglio alle 12.30, la partecipazione è gratuita con iscrizione obbligatoria a questo link.
Chi è Marketing Arena?
Marketing Arena è un'agenzia di marketing ai tempi del digitale. Opera con approccio strategico lungo gli assi principali della trasformazione digitale in azienda con particolare focus sul digital marketing e lo sviluppo di piattaforme tecnologiche al servizio di PMI e grandi imprese. Fondata e diretta da Giorgio Soffiato, sviluppa progetti a livello nazionale e internazionale con particolare competenza nel B2B e nelle key industries: food, pmi, finance e fintech, automotive, travel.

C.S. Tell Me Wine

venerdì 10 luglio 2020

Raccontare il vino dalla vigna al bicchiere

Negli ultimi anni ho deciso di dare sempre più importanza alla vigna, ai territori, ai vignaioli e alle dinamiche che mi hanno fatto innamorare di questo meraviglioso mondo. L'ho fatto perché avevo bisogno di andare oltre il mero calice, oltre la degustazione asettica di un vino che per quanto possa emozionare non potrà mai dirti e darti ciò che sa e può darti dopo aver visto e compreso come e dov'è nato. Ho provato a riunire produttori, a dar vita ad associazioni, a farmi fautore di nuove denominazioni contribuendo alla stesura di statuti e disciplinari e non ho mai smesso di sentirmi fortunato, privilegiato e onorato di poter vivere una vita così ricca di esperienze e soddisfazioni.
wine influencer saverio russo
Non so quanto di tutto ciò mi spetti di diritto e quanto il mio essere così stacanovista e la mia mai incrinata coerenza abbiano contribuito ma mai come negli ultimi mesi ho percepito quanto sia stato importante non cedere mai. Raccontare territori significa valorizzare interi areali e permettere a tutti i produttori di crescere grazie alla percezione sempre più positiva delle terre e dei contesti in cui le proprie cantine e i propri vigneti sono incastonati. E' questo che conta per me ed è questo che credo debba contare per i produttori, a prescindere dalle individualità e dagli exploit del singolo che rappresentano, ovviamente, dei valori aggiunti.
tappo personalizzato saverino

Sarebbe stato più semplice chiudersi in ufficio ad assaggiare "etichette", partecipare a qualche degustazione, alle anteprime, agli eventi più importanti e fare scorte di materiale enoico da pubblicare. Avrei risparmiato tempo e denaro, energie e pneumatici, ma non sarei stato me stesso! Non potrei mai limitarmi a raccontarvi un vino senza conoscerne l'essenza e senza contestualizzarlo. Rispetto chi riesce a farlo, chi riesce a scindere il vino dal contesto in cui nasce, dalla sua storia in modo da non esserne condizionato - dicono - ma, credo che a quel vino mancherà sempre qualcosa se non si è andati più a fondo. E' virtù del comunicatore sincero e del critico onesto mantenere una imperturbabile imparzialità anche dopo aver conosciuto vigne, luoghi e persone che danno vita ad un determinato vino.
wine lovers
Io vivo di vino perché non saprei fare altrimenti! 
Vivo di tutto ciò che continuo imperterrito a raccontarvi perché non potrei mai farne a meno e quando mi chiedete quale sia il mio fine, quali siano le motivazioni pratiche, pragmatiche, materiali che mi spingano ad essere in viaggio per più di 300 giorni l'anno io non so che rispondere. Non so rispondere perché tutti i motivi che mi vengono in mente sono legati alla sfera emozionale, alla passione, al desiderio di continuare a scoprire realtà che meritano di essere scoperte e raccontate.
wine blogger

Ho viaggiato tanto e il periodo di lockdown mi ha fatto comprendere in maniera ancor più nitida quanto io necessiti di esperienze itineranti, di nuove e continue conoscenze. Scrivere era diventato difficile, a tratti impossibile perché ogni pensiero, ogni impressione e ogni parola traslata sulle pagine bianche erano monche, prive di quell'empatia che si crea solo visitando la terra natìa del vino che si sta assaggiando.
Ho desiderato con tutto me stesso toccare ogni singolo areale, conoscere ogni singolo varietale e tentare di incontrare tutti quei vignaioli e quelle vignaiole, tutti quei produttori e quelle produttrici capaci di insinuare in me il germe della curiosità. Una sindrome benigna la curiosità, che non si cura, ma si asseconda appagandola, dissetandola trovando ciò di cui è ingorda: lo stupore.
In questa strana epoca in cui "tutto" sembra scemare verso una comunicazione, spesso, superficiale e vezzosa la vigna e il confronto costante con chi il vino lo fa è l'unico appiglio per chi ama questo mondo in maniera viscerale e, al contempo, nutre profondo rispetto per ciò che si cela dietro ad ogni singola bottiglia.
Rischierò di sembrare retorico, ma è un rischio che corro volentieri se può servire ad instillare anche una sola goccia di sincera passione in chi si sta approcciando a questo mondo ma anche e, soprattutto, in chi - a causa di una comunicazione fumosa e legata a mere dinamiche di marketing - si sta disaffezionando al mondo dei social e dei blog.
Sono messaggi come quello che riporto qui sotto che mi spingono ad andare avanti con la costanza e la fermezza del primo giorno.

instagram vino
Credo fortemente nella positività del web nel collegare individui uniti dagli stessi interessi, da passioni comuni e dalla ricerca di contenuti che difficilmente avrebbero potuto raggiungere con tale facilità prima dell'avvento della rete e dei social. Eppure, è bastato un attimo per creare una situazione in cui è davvero difficile sentirsi a proprio agio se non si è avvezzi all'effimero... alla fuffa. Ogni giorno mi arrivano messaggi di lettori e produttori che mi parlano di gente che chiede mere "marchette" per pubblicare una foto con tanto di recensione - ovviamente - positiva su vini che assaggiano in maniera estemporanea con il solo scopo di guadagnare qualcosa ma senza il benché minimo senso critico e ancor meno onestà intellettuale. Lungi da me criticare si occupa di marketing - ho già avuto modo di dirlo e scriverlo più volte - ma il vino è un'altra cosa e questo continuo brulicare di personaggi ambigui che si occupano di marketing e di promozione ma pubblicano contenuti sotto  le mentite spoglie di comunicatori indipendenti rischia di fuorviare chi legge. Rischia di creare un circolo vizioso in cui il vino sarà percepito alla stregua di un capo d'abbigliamento perché trattato come un oggetto, un qualsiasi prodotto commerciale. Dov'è la passione? Come si fa a parlare di un vino senza aver mai visto una vigna di quell'azienda? Senza aver mai conosciuto nulla di quel contesto? Come si può risultare credibili se si scrive bene di un vino dietro compenso? Se sbaglio, chiedo venia, ma vi invito a spiegarmi come vedete certe dinamiche.
Nella mia vita, però, ho imparato a non lasciarmi trasportare dagli eventi, a non lasciarmi ammaliare dai canti di sirene che hanno negli occhi il simbolo dell'Euro e nel cuore numeri vuoti, scialbi, privi di valore reale.
Ho preso decisioni valutate dall'esterno come difficili, sconvenienti, persino sciocche, perché "tanto gli altri lo fanno", ma io sento di aver scelto bene ogni volta che cammino in un vigneto e incontro i passi di chi in vigna ci lavora, non ci cammina soltanto come me. Sì, perché in quei momenti sento di essermi guadagnato il rispetto e la credibilità che pochi hanno e, forse, è ora che io stesso me ne renda conto e lo dica con fierezza. Sono anni che dedico tutto il mio tempo al vino e se lo faccio è perché non potrei farne a meno, quindi premi, riconoscimenti e classifiche per quanto possano aver rinvigorito il mio orgoglio, lasciano il tempo che trovano. Vale di più il messaggio di un lettore che si affida a me per un ragguaglio, vale di  più l'attestato di stima di un vignaiolo che si meraviglia vedendomi protrarre la permanenza in vigna ad oltranza, vale molto di più la consapevolezza di aver fatto tutto con dedizione e rispetto, con la coscienza pulita di chi sa di aver donato tempo, energia e sentimento al mondo che mi ha, a sua volta, insegnato a vivere e ancora, oggi, continua a farlo, giorno dopo giorno, vigna dopo vigna, cantina dopo cantina, assaggio dopo assaggio.
Nonostante abbia studiato e assaggiato tanto per affinare le mie capacità di degustatore  sono sempre più convinto che che la forza di una vigna, dalla caparbietà di una barbatella impiantata nell'annata "storta" che vuole crescere alla vite centenaria che fa del tempo il suo più fedele alleato, rappresenti uno stimolo fondamentale per chi comunica il vino, ancor prima della qualità di ciò che troviamo in bottiglia. Reputo la vigna un veicolo potentissimo di identità territoriale e culturale ma non basta farsi un selfie fra i filari, è necessario conoscerla, comprenderla o almeno provare a farlo. Da quando ho iniziato ad approfondire gli studi di agronomia, da quando ho cominciato ad apprezzare la vite per ciò che è nella sua essenza non vivo più intensamente solo i miei viaggi per vigne e cantine ma anche gli assaggi sono divenuti più completi, più impattanti perché la percezione del vino muta col mutare della nostra conoscenza. Eppure, più viaggio, più incontro vigneti e vignaioli più mi rendo conto di aver ancora tanto da imparare, da scoprire e, soprattutto, da vivere! Per questo continuerò a interpretare il vino così, come ho sempre fatto, nonostante le lusinghe di altri "contenitori" e altri "media".
vigne vecchie
Non voglio essere considerato "unico" e non credo di meritarlo, ma sono lieto di essere riuscito a guadagnare la fiducia di un numero importante di persone appartenenti ad ogni comparto di questa tanto strana quanto meravigliosa enosfera attraverso la dedizione e il lavoro, la costanza e il rispetto.
Non mi resta che sperare che in molti possano trovare tempo e modo di dedicarsi al vino con la stessa passione e la stessa forza d'animo con le quali io mi dedico a tutto questo ogni giorno perché non c'è nulla di più bello e il virus ha rafforzato ogni mia convinzione in merito.

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 1 luglio 2020

Il "Cru" di Aquileia - Un viaggio tra storia, vigne e cantine virtuose

C'è un tanto piccolo quanto storico areale vitivinicolo friulano che era rimasto fuori dal mio “radar enoico” per anni, nonostante continuassi ad assaggiare vini interessanti provenienti dalle sue vigne. Parlo della Doc Aquileia e, nello specifico, delle vigne e delle realtà della città che da il nome a questa denominazione. Una zona del Friuli Venezia Giulia in cui storia, arte e viticoltura si intrecciano da millenni, conferendo un inestimabile valore aggiunto all'ambito prettamente enoico.
Aquileia vini vigne doc
Quando si parla di Aquileia, infatti, è impossibile non partire dai fasti della gloriosa storia di una città fondata nel 181 a.C. per ordine di Roma, che fece arrivare in queste terre circa 3000 coloni latini, soldati e coltivatori con lo scopo di trasferire qui la potenza di Roma in piena espansione. Aquileia vide passare le regioni di Cesare nel I Secolo a.C. e le orde di Attila cinque secoli più tardi.
A partire da Augusto (la sua seconda moglie Livia adorava il Pucinum tanto che lo considerò il suo elisir di lunga vita) fu un importante centro commerciale tra l'area danubiana ed il Mediterraneo, assistette all'espansione ed alla grandezza dell'Impero romano specialmente nei primissimi secoli d.C.. Svolse anche un importante ruolo religioso e di evangelizzazione, divenendo infine sede dell'omonimo Patriarcato dall'Alto Medioevo al 1751.
Le testimonianza storiche di una florida viticoltura sono molte e tante sono quelle che hanno come soggetto il Refosco, chiamato Pucinum da Plinio il Vecchio che lo mise al primo posto tra i "vina generosa del mondo antico", celebrato dai Greci che lo chiamavano Pictaton, e citato in altri antichi scritti come Racimulus Fuscus in onore al suo ben noto Peduncolo Rosso.
Mentre si gira per le strade di Aquileia le suggestioni non mancano e non è difficile imbattersi in scavi archeologici: dal porto fluviale ai mercati, dalle case patrizie al Foro fino alle mura e ai reperti del Museo Archeologico Nazionale. Eppure mai avrei pensato di arrivare quasi a commuovermi scendendo dal B&B nel quale alloggiavo per poi ritrovarmi a camminare su di un decumano che passando attraverso i resti delle antiche terme mi accompagnava ad un vecchio vigneto appena preso in gestione dalla fondazione Aquileia e dal quale, probabilmente, verrà prodotto un simbolico vino.
decumano aquileia vigna
Per quanto concerne la pedologia della DOC Friuli Aquileia è la grande variabilità di tipologia di terreni a farla da padrona con zone più ghiaiose con marne giallastre fino e altre con presenza massiccia di argille scure più o meno miste a sabbia. La Doc Aquileia annovera 15 comuni, ma io ho scelto di focalizzare il mio ultimo viaggio solo sulla città dalla quale la denominazione prende il nome. Un vero e proprio "Cru" quello del micro-areale di Aquileia, contraddistinto da una buona omogeneità (nei limiti di una Doc molto variegate in termini pedoclimatici) con una netta prevalenza di terreni da argilloso/sabbioso privi di scheletro fino a zone completamente argillose, in alcune parcelle è possibile trovare più ciottoli.
Il territorio è per lo più pianeggiante ma ciò che rende quest'area così storicamente vocata è la vicinanza dal mare che influisce positivamente sull'allevamento della vite, specie in termini di escursione termica. Le escursioni giorno-notte sono così forti da aver agevolato l'impianto e lo stanziamento in questa zona di vitigni aromatici e semi-aromatici giunti dal nord come il Traminer (aromatico) e il Muller Thurgau, che si uniscono alla Malvasia (Istriana). Un pool di varietali dai profumi spiccati ma resi eleganti dalle ponderate maturazioni e dal garbo che i produttori locali hanno sviluppato nell'interpretare questi vitigni. Se è vero che la Malvasia Istriana non può essere equiparata alla maggior parte della altre “malvasie” per ricchezza di zuccheri e aromaticità, lo sviluppo terpenico dato dalla forte escursione termica rende le Malvasie di questa zona molto molto interessanti per l'integrità del frutto e un'intrigante speziatura.
Non vi nego che più mi guardavo intorno, più assaggiavo i vini del luogo, più non mi capacitavo di come un luogo di tale importanza non si fosse guadagnato una notorietà ben più luminosa di quella che attualmente sembra avere in termini prettamente enoici. Da qui passa buona parte della storia del vino friulano e non solo e da qui, mi piace pensare, un pezzo di storia contemporanea sta per essere scritta dal manipolo di produttori che ho avuto modo di incontrare durante il mio girovagar enoico ad Aquileia.
Produttori e vignaioli in grado di valorizzare il potenziale di queste vigne nel rispetto dell'identità varietale e territoriale, che io vi racconto così:

Prima tappa - Az. Agr. Tarlao
Cantina Tarlao aquileia
La prima tappa è stata nell'azienda di Francesco Tarlao che dopo varie esperienze all'estero (Argentina e Stati Uniti) è tornato nella sua terra natìa dove, con suo padre, porta avanti quelle vigne e quella cantina alle quali il nonno Igino ha dato vita con passione e dedizione.
Circa 7ha di vigneto in cui si alternano vitigni autoctoni come il Refosco dal Peduncolo Rosso, il Friulano e la Malvasia a vitigni che hanno trovato in queste terre un habitat ideale come il Traminer, il Pinot Bianco ma anche il Sauvignon, lo Chardonnay, il Merlot, il Cabernet Sauvignon e il Franc.
Francesco é un vignaiolo virtuoso, ha talento e nei suoi vini riversa tutta la sua voglia di fare e di trasmettere il suo terroir di calice in calice attraverso interpretazioni tecnicamente definite. Ciò che mi ha colpito di più, però, è la sua elasticità e la sensibilità che questo giovani produttore ha dimostrato nel cambiare rotto riguardo la cifra stilistica di alcuni dei suoi vini che, in passato, preferivano la potenza allo slancio, il corpo alla finezza. Oggi, il suo Refosco "Mosaic Ros" dimostra l'evoluzione in eleganza e in freschezza dei vini Tarlao e lo stesso fa il Pinot Bianco "Poc ma Bon" che esalta la complessità del vigneto vecchio aziendale bilanciando al meglio freschezza e struttura, dinamica di beva e profondità. Da segnalare anche il Friulano, didattico nel mostrare quanto l'espressione varietale di queste terre differisca da quelle di altri areali friulani per ricchezza di profumi e sapidità.

Seconda tappa - Az. Agr. Giovanni Donda
donda giovanni vini

L'Az. Agr. Giovanni Donda è l'unica ad avere sede nel centro storico di Aquileia, non troppo distante dalle vigne.
L’azienda nasce nel 1924 dalla volontà di Giovanni Battista Donda, che acquisisce i suoi primi 13 ettari di terreno nella campagna circostante, in un contesto di grande biodiversità favorito dal microclima lagunare.
A Giovanni Battista seguirà Bruno che porterà l'azienda ad uno sviluppo importante in termini di qualità. Oggi, Giovanni (“Gianni”), nipote di Bruno, gestisce l'azienda con grande passione e dedizione alzando ancora l'asticella a livello tecnico. Vini precisi su tutta la linea quelli di Donda, che spiccano per nitidezza dei profumi e agilità di beva con dei picchi che ho potuto riscontrare: nel Pinot Grigio integro nel varietale, fresco nel sorso, con un bel piglio materico e un netto finale sapido nell'annata attualmente in commercio e capace di stupire manifestando grande longevità nella 2012; nel Friulano, anch'esso molto coerente col profilo olfattivo varietale, di buona struttura e equa acidità, con il sale che torna a chiudere il sorso; il Cabernet Franc si esprime qui con sferzante freschezza e tonalità erbacee ben integrate nel frutto, a tratti speziato e balsamico, si distende in un sorso agile e saporito. In linea di massima l'azienda dispone di un potenziale palese, forse ancora non totalmente espresso, ma la pulizia e la chiarezza espositiva dei suoi vini la rendono certamente interessante.

Terza tappa - Cantina Ca'Tullio
Ca'Tullio è tra le aziende visitate quella più importante in termini di dimensioni e vanta una storia altrettanto degna di nota: nata a fine dell'Ottocento, inizia il grande sviluppo agricolo (frutta, ortaggi, uva, cereali e soprattutto tabacco) con la costruzione dell'imponente struttura nel 1928, ad opera della famiglia Tullio.
Fu all'epoca una delle realtà economiche più significative del territorio, tanto che non c’era aquileiese che non avesse almeno un parente che vi lavorasse.
Attorno al 1980 l'azienda venne rilevata e conobbe un nuovo slancio, ma è proprio tra il 1994 e il 1999 che l'azienda vede la vera e propria rinascita, quando l'intero complesso viene ristrutturato conservando il fascino della struttura originaria dando priorità alla vitivinicoltura.
Una testimonianza storica importante dell'imprenditoria friulana e aquileiese, tanto che la cantina è stata inserita nel catalogo ufficiale del Turismo FVG fra i luoghi più belli che meritano di essere visitati.
Vigneti gestiti con grande consapevolezza tecnica e vinificazioni volte a portare in bottiglia vini dalla personalità distintiva, capaci di parlare di territorio con una visione più internazionale. I vitigni coltivati sono: Pinot Grigio, Pinot Bianco, Friulano, Traminer Aromatico, Riesling, Verduzzo Friulano, Chardonnay e Sauvignon per i bianchi e Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Refosco DPR per i rossi.
Tra gli assaggi fatti spicca sicuramente il Muller Thurgau, che qui conferma la vocazione di queste terre alla coltivazione di vitigni che fanno della loro aromaticità ben più di un biglietto da visita e il Refosco dal Peduncolo Rosso, fresco, dinamico ed ematico, senza alcuna sbavatura verde e una finezza che stupisce. Molto tipico anche il Traminer.

Quarta tappa - Az. Agr. Puntin
L'Az. Agr. Puntin rappresenta per la denominazione un riferimento in termini di attenzione alla sostenibilità dalla vigna al bicchiere. Nei 4,5ha di vigneto si adottano le pratiche della lotta integrata e l'orto sinergico e le arnie a ridosso dei filari la dicono lunga sulla volontà di questa piccola realtà a conduzione familiare di dare un segnale importante ed evidente nei confronti di una viticoltura più accorta e rispettosa, sicuramente non semplice in queste terre.
Dario Puntini, titolare dell'azienda, è un vignaiolo vero di quelli che sono nati e cresciuti tra i filari. Filari che ancora resistono in alcune parcelle arrivando fino a ca. 80 anni, per poi lasciar spazio, gradualmente, ad impianti più giovani. L'approccio è umile ma consapevole sia in termini agronomici che enologici e i vini che ho avuto modo di assaggiare con Dario e sua moglie Monica (fondamentale nella gestione dell'azienda in termini di accoglienza) sono saggi, privi di sovrastrutture, ponderati quanto basti per valorizzare la loro identità varietale unitamente a quella di terreni a medio impasto tendenzialmente argillosi.
Ottimo il Cantius Bianco con gli aromi varietali del Pinot Bianco (90%) in prevalenza resi ancor più freschi dal saldo di Friulano (10%), buona tensione e sapido come si confà ai vini di queste terre. Stappandone un'annata più matura (2014) ho avuto la conferma di quanto questo vino abbia nel Friulano il compagno ideale a dare spina dorsale e freschezza al Pinot Bianco, mostrando grande propensione alla longevità. Molto fresca e agile l'interpretazione di Cabernet Franc che alle classiche note vegetali preferisce tonalità fruttate, balsamiche e una lieve ma intrigante speziatura naturale. Il sorso è vibrante e saporito.
Il potenziale dell'azienda è evidente e, nonostante la qualità indiscussa dei vini assaggiati, mi piace pensare che ci siano ancora margini di crescita dei quali neanche lo stesso Dario è pienamente consapevole. Sono certo che nei prossimi anni questa piccola realtà ci stupirà.

Quinta tappa - Tenuta di Monastero Barone Ritter de Zàhony
La penultima tappa del mio tour mi porta presso la Tenuta di Monastero, luogo dalle rare suggestioni, che vede alla sua guida la settima generazione della famiglia Ritter de Záhony. La vocazione imprenditoriale di Guido Federico Rossignoli – figlio di Claudio Rossignoli e Edda Cristina Ritter de Záhony che hanno trasmesso ai figli la passione e la dedizione per queste terre – permette ancora oggi la gestione diretta della tenuta, nel rispetto delle più antiche tradizioni familiari.
Ho avuto modo di conoscere Guido durante questo viaggio e di poter condividere con lui un confronto aperto e ricco di spunti di riflessione sul territorio e sul futuro della sua realtà e delle altre cantine di Aquileia. Un uomo brillante e lungimirante, ma soprattutto tanto umile da saper ascoltare e comprendere ancor prima di imporre una sua idea. La Tenuta della sua famiglia è, senza tema di smentita, la realtà agronomicamente e imprenditorialmente più in crescita con prospettive quantitative e qualitative che potrebbero fare da traino all'intera denominazione ma a Guido piace volare basso e andare avanti step by step come la vigna e il vino ci insegnano. Nei suoi vigneti, che affondano le proprie radici nei suoli argillosi di origine alluvionale ricchi di sali minerali, d'inverno soffia la bora del Carso triestino e d’estate il vento salmastro della laguna di Grado creando un microclima ideale per sviluppare varietali autoctoni e alloctoni con lo stesso grado di apertura olfattiva ed eleganza gustativa. Principalmente vengono coltivati: Ribolla Gialla, Chardonnay, Refosco, Pinot Grigio, Merlot, Cabernet, Sauvignon; oltre alle nuove scommesse di Guido: Rebo, Carmenere, Pinot Nero e Palava.
Tra gli assaggi dei tre vini fino ad ora prodotti (siamo alla prima annata della nuova gestione) cito con grande piacere lo Chardonnay Elvine di Barone Ritter de Záhony che non tradisce la gioventù delle vigne dalle quali proviene, con un'eleganza e una compostezza degne di un grande vino che può solo migliorare di vendemmia in vendemmia con il maturare delle piante; unico e intrigante il Palava, vitigno noto in Repubblica Ceca, in Ungheria (dove la famiglia storicamente aveva delle proprietà) e nell'Est Europa in genere, solitamente vinificato per ottenere vini dolci che qui, invece, trova nella sua versione secca che fa del suo profilo aromatico fresco nell'agrume e tropicale nel frutto tratti di grande originalità ma è la bocca tesa, asciutta e sapida a destabilizzare in quanto ci si aspetterebbe un vino molto più morbido. Fortunatamente così non è!
Azienda da seguire con grande attenzione visto che nei prossimi anni inizieranno ad affiancarsi a queste referenze altri vini e in particolare i rossi che in queste terre possono dare grandi soddisfazioni.

Sesta tappa - Vini Brojli
Ultima tappa, ma non per importanza, è quella presso la nuova e moderna cantina di Brojli, ovvero l'azienda vinicola della Fattoria Clementin, che nasce e si sviluppa a Terzo di Aquileia, dove Orlando e il figlio Franco decidono di concentrarsi sulla viticultura, riprendendo una delle attività storiche più importanti della zona. Piantando vigneti sui loro terreni, i Clementin trasformano la loro vecchia stalla in una cantina e iniziano a imbottigliare e commercializzare i Vini Brojli. Nel 2016 è il giovane Antonio, laureto in economia e commercio e terza generazione della famiglia, a prendere in mano le redini dell'azienda apportando una ventata di modernità ad una realtà che resta, però, fedele alle tradizioni e al rispetto per la terra. Una famiglia orgogliosa delle origini contadine che hanno portato questa realtà a diventare una delle più conosciute della denominazione grazie ad una linea di vini di territorio, corretti e sempre agili da bere che non vedono praticamente mai legno. Una filosofia apprezzabile che mira a far tornare il vino a tavola, esaltandone la vocazione alla convivialità.
Tra gli assaggi più interessanti segnalo un ottimo Riesling minerale, verticale e salino; un Pinot Grigio Ramato nitido, fresco e saporito; un Cabernet Franc d'annata tra i migliori assaggiati in tutto il Friuli (per quanto concerne le versioni senza legno) per freschezza e dinamica di beva.
Un'azienda familiare che ha mire ben precise e rappresenta un'ulteriore complemento della variegata offerta vitivinicola di Aquileia.
Quello nelle vigne e nelle cantine di Aquileia è stato uno dei miei viaggi più intensi in termini umani ed enoici, durante il quale non è mancata una vitale occasione di confronto moderata da me e dal giovane Sindaco della città Emanuele Zorino – che ringrazio per aver dimostrato sensibilità e lungimiranza – in cui i vignaioli di tutte le cantine del territorio hanno evidenziato le loro personalità e le loro mire ma anche le loro umane insicurezze che sono quasi certo di aver contribuito a rinsaldare e, in taluni casi, persino ad abbattere totalmente, seminando il germe della consapevolezza e della fiducia in una terra capace di dar vita a grandissimi vini dalla forte contemporaneità.
E' proprio grazie al Sindaco, che ho potuto comprendere cos'è Aquileia per me. L'ho fatto entrando nella Basilica Patriarcale di Santa Maria Assunta e ammirandone la maestosità dei mosaici – è sede del più grande pavimento musivo d'Occidente -, veri e propri inni alla diversità che si fa armonia. Tessere così diverse capaci di divenire parte dello stesso grande, complesso ma, al contempo, nitido progetto artistico. Ecco quindi che nella mia menta le parcelle di terreno delle realtà di Aquileia si fanno tessere di un mosaico in cui tutto è unico e complementare al tempo stesso, in grado di tradurre il linguaggio di questa terra attraverso la mano del vignaiolo con vini netti, sinceri e carichi di identità.
Se è vero che questo assurdo 2020 sarà l'anno dell'enoturismo Aquileia non potrà che essere in cima alla lista delle città del vino da visitare in quanto perfetta per alternare arte, storia e il vicino mare alle vostre escursioni enoiche. Io vi aspetto ad agosto, in occasione dell'evento Calici di Stelle, con due masterclass davvero speciali per contesto e tema, di cui vi parlerò nei prossimi giorni.


F.S.R.
#WineIsSharing

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