mercoledì 30 settembre 2020

Milano Wine Week 2020 "Covid Edition" - Un programma all'insegna della digitalizzazione e dell'internazionalizzazione vino italiano

Mancano pochissimi giorni all'apertura della Milano Wine Week (3-11 ottobre 2020), evento che segnerà l'apertura di una stagione di manifestazioni enoiche che definire particolare sarebbe un eufemismo. Le limitazioni e i timori dovuti all'emergenza sanitaria non hanno fermato Federico Gordini, organizzatore della settimana del vino milanese.

milano wine week 2020

Se il Covid-19 ha visto l'annullamento e il procrastinamento di molti eventi  del vino previsti per la stagione primavera-estate (tanto per mutuare un concetto temporale più proprio della moda) la Milano Wine Week è il primo vero evento che non ha subito cambiamenti di data e che, anzi, ha saputo sfruttare i periodi di lockdown e post-lockdown per rinnovarsi adattandosi alle nuove norme e condizioni imposte dalla legge e dal buon senso.

Le prime novità riguardano il mondo virtuale con l'avvento della Digital Wine Week che vedrà implementati tutti i contenuti formativi riservati ai professionisti di settore, oltre ad un’innovativa piattaforma digitale a disposizione dell’intera filiera, per potenziare il calendario di novità B2B e B2C, al fine di connettere professionisti e buyers da tutto il mondo. L'internazionalizzazione è forse la novità più importante con 9 città sparse nel mondo connesse all'evento attraverso la partecipazione virtuale a masterclass, digital tasting e B2B: Londra, Monaco, Mosca, Shanghai, Hong Kong, New York, San Francisco, Miami e Toronto, dove le aziende potranno presentare i propri prodotti ai mercati di riferimento, direttamente dall’Italia.

Non mancheranno incontri, seminari, masterclass, degustazioni, walk-around tasting, forum e molte altri appuntamenti dedicati al mondo vitivinicolo. 

Da remoto sarà possibile accedere anche a momenti di formazione, a partire dalla terza edizione del Wine Business Forum (6 ottobre), realizzato in partnership con BS-Strategies e coordinato da Silvana Ballotta, che si concentrerà sull’internazionalizzazione in alcuni dei principali mercati dell’export vinicolo italiano, oltre alla seconda edizione del Wine Generation Forum (10 ottobre), in collaborazione con AGIVI (Associazione dei Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani) in lingua inglese, dedicato ai “millennials” che lavorano nel settore vinicolo. E ancora, ci sarà lo Shaping Wine (8 ottobre), realizzato con SDA Bocconi: un momento di riflessione sui trend innovativi e sul retail del mondo del vino.

Confermati i Wine Districts, che coinvolgeranno le attività di somministrazione (wine bar, ristoranti, enoteche e aree dedicate ai Consorzi di Tutela) di alcuni selezionati quartieri di Milano. Lo scopo è quello di incentivare le attività dopo un momento di grande stallo legato alla pandemia, tra menu tematici e abbinamenti piatti-vino studiati ad hoc per l'occasione.

Tra le novità spicca il Wine Pairing Project, nato come interazione con la Milano Food Week (altro format ideato da Gordini nel 2009)  che coinvolgerà alcuni fra i più importanti chef italiani e internazionali, impegnati story-cooking in cui dovranno costruire una ricetta a partire da un vino. 

Per chi non potrà partecipare fisicamente agli appuntamenti milanesi della Milano Wine Week ci sarà la possibilità di seguire in streaming tutto l'evento connettendosi alla piattaforma digitale e ai social della kermesse. Il pubblico potrà seguire nella propria cucina di casa, acquistando vino e ingredienti tramite L’Enoteca di MWW, un’enoteca fisica inserita nell’headquarter di Palazzo Bovara e su una piattaforma di e-commerce.

Continueranno anche i Winetelling, ossia le degustazioni digitali, guidate da produttori ed esperti di settore, dedicate ai “wine lovers”. Appuntamento dal 3 all'11 ottobre.

Io sarò presente il 10 ottobre alla premiazione del Premio Qualità Italia durante la quale verrà presentata una piccola pubblicazione che mi ha visto coinvolto in qualità di presidente della giuria dei Wine Bloggers italiani.

Ecco una lista degli appuntamenti più importanti della Milano Wine Week, ma vi invito a consultare il sito www.milanowineweek.com/programma per il programma completo (in continuo aggiornamento) e per le prenotazioni:

PALAZZO BOVARA

4 ottobre

19.00 - 20.15  Una cantina unica, talk e degustazione a cura di San Patrignano

20.45 - 22.00  Masterclass Torti | Dino Torti, l'eleganza del Pinot nero  - special Guest Tony Moore


5 ottobre

14.00 - 15.15  Masterclass Masciarelli | Montepulciano d'Abruzzo DOC Riserva Villa Gemma in verticale

16.00 - 17.15 Discover unique Italian gems from local varieties of Friuli, Tuscany and Umbria by Confagricoltura 

19.00 - 20.15  Masterclass Confagricoltura Pavia | Il Pinot nero dell’Oltrepò Pavese

20.45 - 22.00  Masterclass Consorzio dell'Asti e del Moscato d'Asti DOCG | Asti Spumante e Moscato d’Asti, le bollicine che hanno fatto la storia del vino italiano

20.45 - 22.00  Discover the pure varietal expression of Italian Iconic Reds by Confagricoltura


6 ottobre

9.30 - 13.00 e 20.45 - 22.00  Wine Business Forum

10.00 - 11.00  Wine Talk | Intervista di Ferraro a Konstantin Nikolaev Madonnina di Bolgheri

11.30 - 12.45 Masterclass Pasqua | Cecilia Beretta lo sguardo femminile sulla Valpolicella con la partecipazione di Graziana Grassini

14.00 - 17.15  Convegno Equalitas | Vino sostenibile: la parola ai fatti. Il Bilancio di Sostenibilità nei mercati mondiali del vino

16.00 - 17.15 Discover the unique expression of great North Italian Whites from local grapes by Confagricoltura

19.00 - 20.15  Masterclass Genagricola | Il Friuli per eccellenza: verticale di Ribolla Gialla

19.00 - 20.15  Da Raffaello al Leopardi, dal Verdicchio al Rosso Conero | I Campioni delle marche by Istituto Marchigiano

20.45 - 22.00  Masterclass Genagricola con NY | Quando il Friuli dà il meglio di sé

20.45 - 22.00  Discover iconic Italian reds from North to South by Confagricoltura

20.45 - 22.00  Wine Business Forum


7 ottobre

9.00 - 20.15  Masterclass Rosati di Toscana

11.30 - 12.30  Wine talk | Intervista Luciano Ferrario a Renzo Rosso

14.00 - 15.15  Masterclass Digital Marchesi Di Barolo | Barolo, la storia di una vita

16.00 - 17.15  Masterclass Pasqua con NY | Challenging the wines of Valpolicella - an international approach to tasting Italian wines

16.00 - 17.15  A path through |  Discover the unique taste of Italian sparkling wines from Latium and Piedmont, by Confagricoltura

19.00 - 20.15  Masterclass Consorzio di tutela del Prosecco DOC | Prosecco DOC: Più di un semplice spumante!

20.45 - 22.00  Buttafuoco Storico: a glass of history

20.45 - 22.00  Discover the unique taste of wines from North-West Italy by Confagricoltura

20.45 - 22.00  Luciano Ferraro intervista Nico Conta


8 ottobre

11.30 - 12.30  Luciano Ferraro intervista Maxence Dulou, winemaker di Ao Yun (LVMH)

14.00 - 15.15  Masterclass Partesa | Un tour tra le denominazioni Italiane

16.00 - 17.15  Masterclass Partesa | Un viaggio fuori dall'Italia

19.00 - 20.15  Racconti di volti e vendemmie del vino italiano

20.45 - 21.45  Luciano Ferraro intervista Josè Rallo, il volto e la voce di Donnafugata


9 ottobre 

9.30 - 10.45  Masterclass Consorzio dell'Asti e Moscato d'Asti DOCG | Asti Spumante e Moscato d’Asti, le bollicine che hanno fatto la storia del vino italiano

11.30 - 12.45  Masterclass Consorzio dell'Asti e Moscato d'Asti DOCG | Il Moscato d’Asti e l’Asti spumante, il vino e lo spumante aromatico piemontese per eccellenza

11.30 - 12.45  Discover unique Italian gems from local varieties of Friuli, Piedmont and Umbria by Confagricoltura

14.00 - 15.15  Discover the pure varietal expression of Italian iconic reds by Confagricoltura

19.00 - 20.00  Wine Talk | L'intervista di Luciano Ferraro a Illy / Brunello di Montalcino


10 ottobre 

11.45 - 13.00  Masterclass Consorzio di tutela del Prosecco DOC | Scopri il Prosecco DOC e perché non può mancare in ogni carta dei vini

16.00 - 17.15  Intervista di Luciano Ferraro allo Chef Carlo Cracco

20.45 - 22.00  Wine Communication | Il racconto del vino, la sua evoluzione e il caso Arpepe

20.45 - 22.00  Premiazione Eberhard Milano Wine Week 


11 ottobre

09.30 - 10.45  Masterclass Consorzio dell'Asti e del Moscato d'Asti DOCG | Il Moscato d’Asti e l’Asti spumante nelle due versioni, il vino dolce, lo spumante aromatico e nella nuova versione con meno contenuto zuccherino eccellenze di un territorio patrimonio dell’Umanità Unesco

11.30 - 12.45  Masterclass Consorzio dell'Asti e del Moscato d'Asti DOCG | I “sorì”, i vigneti eroici dell’Asti e del Moscato d’Asti DOCG che sono Patrimonio dell’Umanità Unesco.


BABILA BUILDING BY GUASTONI

6 ottobre

12.00 - 13.00  Wine Pairing Prosecco DOC | Wicky Priyan


7 ottobre

11.00 - 12.00  Wine Pairing Prosecco DOC | Chef Eugenio Roncoroni


10 ottobre

15.00 - 19.00  Walk around tasting Consorzio dell'Asti e Moscato d'Asti DOCG | Viaggio nel mondo dell’Asti spumante e del Moscato d’Asti DOCG, dalle bollicine che hanno fatto la storia d’Italia ai paesaggi vitivinicoli Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco


PALAZZO CASTIGLIONI

6 ottobre

10.00 - 20.30  Wine Generation Forum -  under 40 

Compila il form per accreditarti

SDA BOCCONI 

8 ottobre

9.30 - 19.00   Shaping Wine

Ci vediamo a Milano!


F.S.R.

#WineIsSharing

lunedì 28 settembre 2020

I tappi tecnici e le chiusure alternative - Ne parlo con Carlos Veloso Dos Santos

C'è una tematica enoica fondamentale che viene sin troppo spesso presa sottogamba, tanto che la stessa bibliografia enologica la affronta in modo marginale: la tappatura.

Il mondo delle chiusure da vino ha vissuto e sta tuttora vivendo un periodo di grande fermento con l'avvento di nuove soluzioni e "alternative" a quello che per secoli è stato considerato il solo materiale per la realizzazione di tappi: il sughero.

tappi alternativi tecnici vino

Da diversi anni seguo le evoluzioni di questo settore grazie alla collaborazione tecnica con realtà leader nella produzione di tappi e, in particolare, è divenuto ormai un appuntamento fisso quello che mi vede "mettere alle strette" uno dei massimi esperti di chiusure da vino al mondo: Carlos Veloso Dos Santos, A.D. di Amorim Cork Italia. Quest'anno ho deciso di affrontare il tema delle chiusure alternative e dei tappi tecnici per comprenderne al meglio le specifiche.

carlos amorim

Ciao Carlos, negli ultimi anni si parla tanto di “chiusure alternative”, puoi spiegare ai lettori di wineblogroll.com di cosa si tratta?

La chiusura di riferimento nel mondo del vino è quella in sughero, perciò con “alternative” parliamo sempre di ciò che sughero non è.  Il motivo per cui questa preziosa e avanguardistica materia prima rimane di “riferimento” è semplice: su 19,5 miliardi di bottiglie in vetro 12,5 miliardi sono in sughero (64%). Quelle cosiddette “alternative” sono quindi il tappo a vite (circa 5 miliardi), il tappo di plastica (circa 2 miliardi) e altri tipi di tappo tra cui anche il vetro, con numeri più irrisori.

Ci sono differenze fra quelli che chiamiamo “tappi alternativi” e “tappi tecnici” o sono da considerarsi sinonimi?

Sono tutti tappi tecnici, prodotti da matrici diverse. Per quelli con matrice sughero si definiscono “tappi tecnici” anche quelli realizzati, ad esempio, in modo composto, come tappi in micro granulare, tappi in agglomerato di sughero con e senza rondelle, ecc. Mentre il tappo alternativo, come spiegato prima, è quello diverso dal sughero. Capisco che le differenza sia passibile di confusione perché, alla fine, sono comunque tutti tappi tecnici, prodotti a partire da matrici diverse dal sughero (alluminio, plastica, vetro...).

E' giusto pensare alla chiusura più giusta per il proprio vino valutandone solo la possibilità di indurre nel vino la “classica” contaminazione da TCA?

Assolutamente no, sempre di più l’industria sta rispondendo in modo determinante alla questione TCA. Basta pensare che oggi sia il nostro gruppo sia anche altre realtà rilevanti del mondo del sughero hanno soluzioni, con questo materiale, assolutamente sicure a livello sensoriale. Oggi il fattore discriminante, a mio avviso, è il segmento di prodotto associato al quadro evolutivo che io voglio avere per la mia bottiglia di vino. Un caro amico direttore tecnico di un’importante cantina italiana mi ha detto che il tappo è l’ultimo coadiuvante enologico ed è proprio così. Tu imbottigli lo stesso vino con 10 tappi diversi e otterrai vini diversi se gli degusti a 3, 6, 12 oppure 24 mesi. Oggi è comunemente accettato che un tappo in sughero faccia evolvere il vino in una logica di ossido-riduzione in funzione della tipologia di tappo scelta, che un tappo di plastica tende all’ossidazione perché la plastica è permeabile al passaggio dell’ossigeno e che il tappo a vite può tendere alla riduzione con l’utilizzo di “liner” troppo ermetici. C’è invece una caratteristica che solo il sughero naturale ha e che nessun’altra chiusura è in grado di imitare: i polifenoli. Il sughero è infatti un legno e ha una relazione con il vino come la barrique, solo che in quantità 150 volte più bassa. Ma questo è sufficiente per fare evolvere la complessità di un vino in bottiglia. Per questo, tra un rosso appena imbottigliato o degustato dopo 5 anni dalla chiusura, si noterà un prodotto positivamente evoluto e decisamente più armonico. Questo è dovuto alla migrazione di specifiche molecole polifenoliche e alla successiva creazione di nuove molecole che nascono dalla combinazione di molecole del vino e del sughero. 

Quali sono i pro e i contro dei tappi “alternativi” e/o dei tappi tecnici?

Bella domanda! Chiaro, tutte le chiusure sono valide. Tutto dipende di quella che è la tua aspettativa e da come vuoi fare evolvere il tuo prodotto. Ho partecipato a degustazioni dove a 6 mesi non vi erano differenze sostanziali o percettibili tra la nostra chiusura e quelle alternative, ma lo stesso vino a 12 mesi con il tappo di sughero era senza dubbio più complesso e armonioso, proprio grazie a questa tipologia di tappo. Quello che noi sappiamo è che fino a 6-12 mesi le differenze non sono rappresentative, ma che dopo 1 anno in bottiglia i vini cominciano a prendere una strada diversa tra di loro. Vedi ad esempio il fenomeno del tappo in micro granulare: è di gran lunga la soluzione più sicura e soprattutto più venduta al mondo. Vanno benissimo per vini di circuito medio-veloce, cioè entro 24-36 mesi. Tuttavia, per evolvere un vino in bottiglia mancano i polifenoli che permettono di agevolare in modo più armonico. L’altro giorno ho assaggiato un Sagrantino di Montefalco con un noto tappo in micro granulare ed era terribile, alcolico, spigoloso. Tuttavia capisco che questo cliente può aver scelto la strada più sicura perché forse ha avuto criticità con i tappi monopezzo. È tutta una questione di compromesso e ovviamente anche di garanzie del produttore dei tappi in sughero. Noi ci stiamo preparando per risolvere una volta per tutte eventuali criticità nei nostri tappi monopezzo standard, con l’introduzione di un esclusivo sistema di trattamento, forti del fatto che con Ndtech (tappi con l’analisi in gascromatografia individuale) i risultati sono già eccellenti. A breve avremo importanti novità a riguardo.

Microgranina, agglomerato, coefficente di Poisson... puoi spiegarci in breve il significato di questi tre termini tecnici utilizzati quando si parla di tappi e in particolare di tappi tecnici?

Iniziamo dalla Microgranina, parliamo di un tappo prodotto con una granina molto fine (da 0,5 a 2 mm). Più fine é la granina più il produttore deve intervenire aggiungendo un elastomero in grado di dare memoria elastica al tappo. Solitamente sono usate microsfere che negli anni sono state migliorate a livello di composizione chimica. Più additivi hanno più percentuale di chimica avrà un tappo. Infatti, oggi, un tappo in sughero è considerabile tale se ha almeno il 51% di sughero. I nostri tappi in micro granina hanno oltre 75% di sughero perché noi usiamo una micro granina tra 1 e 2mm e in questo modo non dobbiamo aggiungere le microsfere. Gli Agglomerati sono comunque granuli di sughero tenute insieme da un collante poliuretanico, ma con granuli superiori a 2mm fino a 7mm. Questo sistema permette di produrre tappi molto elastici, ma allo stesso tempo meno performanti dal punto di vista sensoriale perché i granuli sono più grossi e il sughero una potente materia isolante. Infine, il Coefficiente di Poisson (detto anche coefficiente di contrazione trasversale) è una delle due proprietà che descrive l'elasticità di un solido elastico. Rappresenta il grado in cui il campione di materiale si restringe o si dilata trasversalmente in presenza di una sollecitazione monodirezionale longitudinale. Il sughero è una delle poche materie che puoi stringere senza allungarsi oltre al fatto che ha una resilienza capace di spingere in tutte le direzioni.

La vostra realtà aziendale in che modo si pone nei confronti della produzione di tappi tecnici? 

Oggi il nostro gruppo produce 5,5 miliardi di tappi in sughero. Basta pensare che nel mondo 50% dei vini sono venduti a un prezzo inferiore a 3 euro mentre il 30% tra 3 e 7 euro. Tutto questo mercato è ideale per le chiusure in sughero tecnico. Neutrocork è il nostro prodotto più venduto a livello globale, parliamo di oltre 1,5 miliardi di tappi. Oggi abbiamo due tipologie: Neutrocork Classic, che ha una garanzia sensoriale di 0,5 ng./L di TCA, e Neutrocork Premium, che ha una garanzia sensoriale ancora più bassa (0,3 ng./L). Entrambi sono delle ottime soluzioni, tutto dipende dal grado di massima sicurezza e perfezione sensoriale che una cantina vuole avere. Ci sono nostri competitor che differenziano questa tipologia di tappi per il livello OTR (Oxygen Transmission Rate) che hanno. Dalle nostre verifiche i comportamenti sono molto simili soprattutto dopo il primo anno ed è per questo che noi non utilizziamo questo tipo di argomentazione. A breve avremo importanti novità anche in questo segmento.

neutrocork  amorim

Quanto conta la percentuale di sughero?

La percentuale di sughero ha un ruolo molto importante, prima di tutto perché più sughero hai in relazione alla chimica, più naturale è il prodotto; in secondo luogo, perché in un mondo che si vuole sempre più sostenibile, meno chimica e più materia organica ha un prodotto, migliore sarà l’impatto sull’ambiente ed il suo smaltimento. Infine, più sughero e meno chimica significa anche minore impatto a livello della Carbon Footprint. Prima mi domandavi di tappi Neutrocork: noi abbiamo fatto certificare da PWC (PriceWaterhouse) e EY (Ernst & Young) quanta CO2 trattengono i nostri tappi scontando quella che emettiamo attraverso i nostri processi produttivi. Abbiamo raggiunto valori impressionanti: un tappo Neutrocork che ha più del 75% di sughero è in grado di assorbire una quantità di CO2 equivalente di 392 gr. per pezzo. Per tua curiosità un tappo monopezzo trattiene 309 grammi mentre un tappo da spumante con due rondelle è in grado di neutralizzare la CO2 prodotta della vetreria in ogni bottiglia da spumante, cioè 592 grammi per pezzo.

tappo tecnico amorim

Credi che il tappo tecnico possa sostituire il sughero monopezzo?

Volevo farti i complimenti per la specificità delle tue domande. Devo dire che conosci bene non solo il tuo mestiere ma anche gli argomenti più “importanti”. Nessun tappo sarà in grado di sostituire il tappo monopezzo. Noi crediamo di essere arrivati alla soluzione definitiva: dopo NDTech, che oggi rappresenta 85 milioni di tappi all’anno, tra poco lanceremo una nuova tecnologia in grado di estrarre il TCA e altri composti volatili del sughero. Il nostro prodotto standard avrà una garanzia senza paragoni e credo che a partire da questo momento non ci sarà la necessità di usare un tappo tecnico al posto di un tappo monopezzo per un grande vino;

ndtech amorim

Concludo chiedendoti come hai vissuto il lockdown e come stai percependo gli effetti dell'emergenza sanitaria “covid-19” nel mondo del vino?

Questa emergenza ci sta mettendo tutti alla prova; ci dispiace che questa epidemia sia esplosa nell’anno della celebrazione dei 150 anni dalla fondazione del Gruppo Amorim, ma siamo resilienti: abbiamo sempre lavorato durante il lockdown e non abbiamo mai avuto problemi di contagi in azienda oppure fatto uso della cassa integrazione. L’impatto a livello mondiale è pazzesco, simili a una guerra mondiale. Tuttavia, ancora una volta, ribadisco che noi viviamo in un’isola felice perché nonostante tutte le chiusure e le difficoltà, una gran parte dei nostri clienti si è adattato a questo contesto molto difficile. È ovvio che ci sarà un calo di vendite come anche per noi, tuttavia ricordo la crisi post-Lehman Brothers e anche in quella occasione il mondo del vino ha retto bene. Le crisi ci offrono momenti di introspezione e rilancio. Il mondo e l’essere umano evolvono con le crisi e anche questa volta sarà uguale. Il mondo sarà un po’ diverso ma ne usciremo più forti di prima. Come diceva Americo Amorim, (dobbiamo dire chi è, non tutti conoscono il grande Americo) “mai una sola moneta, mai un solo mercato”. Per Amorim è così ed è per questo che noi vendiamo in oltre 100 paesi. Nel mondo del vino deve essere uguale perché le aziende non possono dipendere da pochi mercati oppure da un’unico canale di vendita.

tappo a vite sughero

Un doveroso grazie a Carlos che in 5 anni di interviste non si è mai tirato indietro e mai ha rifiutato di rispondere anche ad una sola delle mie domande, cercando di essere sempre molto equilibrato e ponderato nelle risposte. Per me è fondamentale potermi confrontare e collaborare in progetti di studio con l'azienda leader nella produzione di tappi in sughero ma soprattutto con la realtà che di più si è spesa (e ha speso!) per la ricerca in questo campo. E' impressionante come ogni anno nel mondo delle chiusure ci siano vere e proprie rivoluzioni e questo è un bene come lo è una sana competizione fra le aziende produttrici in ogni segmento. Io, da par mio, continuo a non avere alcuna preferenza e a mantenere un atteggiamento imparziale riguardo tutte le tipologie di chiusura. Sono fermamente convinto che l'obiettivo non sia quello di fare distinguo esclusivi cercando di comprendere quale sia il tappo migliore in assoluto, bensì sia arrivare ad avere una scelta così ampia, performante e specifica da poter decidere di utilizzare per ogni vino la sua chiusura ideale sia essa un sughero naturale monopezzo, un agglomerato o una microgranina o, ancora, un tappo a vite.

Come sempre mi dichiaro pronto al confronto con esponenti di altre realtà.


F.S.R.
#WineIsSharing


N.B.: Questa intervista non è stata richiesta dall'azienda ma proposta da me direttamente a Carlos senza concordare alcuna domanda. La mia collaborazione tecnica con Amorim, ma prescinde la pubblicazione di contenuti come questo. Per questo motivo non è da considerarsi un pubbliredazionale.

giovedì 24 settembre 2020

Giovanni Rosso e la celebre Vigna Rionda - L'identità liquida di un Barolo straordinario

Durante uno dei miei recenti viaggi in Langa ho avuto la fortuna di riuscire ad organizzare una visita ai vigneti e alla cantina di Giovanni Rosso, storico produttore delle Langhe tra i pionieri nella valorizzazione del Nebbiolo e del Barolo dalla vigna al bicchiere. Da oltre 100 anni la famiglia Rosso coltiva vigneti a compresi in una decina di cru prestigiosi di Serralunga d’Alba tra cui: Cerretta, Serra, Broglio, Meriame, Sorano, Costa Bella, Lirano e Damiano. A questi cru si è aggiunto recentemente una consistente parcella della celebre Vigna Rionda. Se negli anni '80 l'azienda ha deciso di puntare dritta verso la qualità senza compromessi, è nel 2001 che si ha la vera e propria svolta, con l'arrivo di Davide, il figlio di Giovanni, ai tempi 27enne. Davide, che ho avuto modo di incontrare in azienda, aveva alle spalle importanti esperienze in Borgogna e una preparazione tecnica tale da poter elevare ancora di più quell'attinenza fra terroir e vino a lui tanto cara.

Giovanni Rosso Barolo

Questa ricerca minuziosa dell'espressività più nitida di ogni singola parcella è possibile grazie ad un approccio che attinge alla tradizione ma fa buon uso delle competenze odierne, togliendo il superfluo a partire dal diserbo chimico in vigna, utilizzando lieviti indigeni e avvalendosi di botti grandi di rovere francese per gli affinamenti. Perché solo la conoscenza e il saper cosa si può non fare può portare alla produzione di vini nitidi, puliti e rispondenti in maniera fedele e sincera alla propria identità varietale e territoriale. Il tutto con armonia ed eleganza, ovviamente!

botti grandi barolo giovanni rosso

Parlare con Davide Rosso di vino è un piacere in quanto rispetto per ciò che è stato e lungimiranza collimano e non collidono nel suo pensiero enoico. Una proiezione prospettiva del Barolo più tradizionale che viene espressa in maniera ancor più netta ed esaustiva da scelte drastiche ma tecnicamente ineccepibili come quella di reimpiantare (con materiale genetico isolato nella stessa vigna tramite selezione massale) parte della parcella di Vigna Rionda (0,80 sui 1,2ha totalie) lasciando intatti i filari centrali più vecchie (0,40ha) e ancora in buon equilibrio vegetativo/produttivo.  Per la precisione parliamo di quella che a detta di molti è la miglior parcella di Vigna Rionda, precedentemente di Tommaso Canale (la stessa da cui nasceva Collina Rionda per Giacosa), successivamente ereditate da Ester Canale, cugina di Tommaso.

vigna rionda ester canale

E' proprio la storia di questo storico cru che mi ha spinto a passare a trovare Davide e passeggiando tra i filari di Vigna Rionda ma ancor più assaggiando i due vini che vi si ricavano è impossibile non comprendere quanto azzeccata sia stata questa soluzione sia in termini agronomici che in termini enologici.

davide rosso

Ecco quindi che due dei più grandi Nebbioli che abbia mai avuto modo di assaggiare sono figli di uno stesso terroir ma provengono da vigne di età differenti, interpretate di conseguenza:

Barolo Giovanni Rosso

Langhe Nebbiolo Ester Canale Rosso 2017: parliamo di quello che potrebbe essere considerato, senza tema di smentita, il più importante Nebbiolo in commercio per concezione, provenienza e posizionamento ma a prescindere da questi dettagli è la scelta oculata e rispettosa di dividere una massa che potrebbe tranquillamente confluire nel Barolo Vigna Rionda (aumentandone la produzione) per produrne un Nebbiolo che, in realtà, nasce come atto a divenire Barolo, ma viene successivamente declassato perché prodotto dalle vigne più giovani. Il concetto di Davide è semplice: produciamo Barolo dalle vigne più vecchie, sagge ed esperte capaci di attingere ancor più intensamente al territorio nel quale affondano le proprie radici, mentre accompagniamo le viti più giovani nelle loro crescita producendone il miglior Nebbiolo che se ne possa ricavare. Per far ciò questo Langhe Nebbiolo viene interpretato esattamente come il Barolo fino ai 12 mesi di affinamento in botti da 25hl di rovere (Fontainebleau). La vocazione del territorio si palesa in questa 2017 capace di non subire gli effetti di un'annata calda e particolarmente asciutta, manifestando una equilibrata maturità di frutto, con tratti rinfrescanti floreali e balsamici di rosa e menta. Il sorso si fa strada con il giusto bilanciamento fra materia e freschezza; una beva dinamica ed estremamente piacevole con un'ottima finezza tannica e un finale davvero saporito.

Barolo Vigna Rionda Ester Canale Rosso 2016: prodotto da un'accurata selezione delle uve delle viti più vecchie di Vigna Rionda (più di 70 anni), vinificato in cemento e affinamento per 36 mesi in grandi botti di rovere. Complice un'annata pressoché perfetta il frutto vanta un'integrità straordinaria, il profilo aromatico è fiero, sicuro di sé ma mai spavaldo. Un'armonia fra frutto, fiore, lieve spezia nera e fresca folata balsamica che ne fa apprezzare sin da ora una rara complessità dei profumi, destinata a raffinarsi ancor di più col tempo. Il sorso entra pieno per poi distendersi con la stessa fierezza del naso nell'incedere con passo lungo e ben cadenzato. Ciò che sorprende è la fitta finezza della trama tannica, cesellata!La chiusura ematica traccia una linea di confine che non sa di fine bensì di inizio, nell'attesa del prossimo sorso e del prossimo ancora. Sicuramente una delle migliori espressioni dell'annata di tutta la denominazione.

Coerente con l'ottima annata anche il filotto di 2016 dei: Barolo del Comune di Serralunga equilibrato, integro e garbato; Barolo Serra armonico, fine ed elegante; Barolo Cerretta capace di coniugare al meglio forza e classe, struttura e fittezza tannica.

Se questi sono i vini che mi hanno colpito di più durante la visita alla cantina Giovanni Rosso, devo ammettere che le prospettive degli assaggi da vasca e da botte sono ancor più entusiasmanti con la 2018 e la 2019 che scalpitano tanta è la voglia che hanno di esprimere la loro identità di territorio e d'annata.

nuove annate barolo giovanni rosso

Appena avrò modo di visitare i vigneti che Davide Rosso ha acquisito sull'Etna (a Solicchiata, in contrada Montedolce) qualche anno fa per la produzione dei suoi vini etnei vi racconterò di più anche su questo progetto. Intanto posso dirvi che i vini che ho avuto modo di assaggiare negli ultimi anni sono coerenti con la filosofia enoica di Davide, ovvero l'imprescindibile ricerca dell'identità territoriale in ciascun vino prodotto.

etna giovanni rosso

Una realtà quella della Cantina Giovanni Rosso che fa riflettere sul tempo perso a dibattere su temi poco utili alla crescita di un territorio, quando è e sarà sempre l'equilibrio il miglior viatico per esprimere in maniera sincera un territorio. In questa realtà ho trovato scelte oculate e ponderate secondo una rinnovata consapevolezza tecnica ma, al contempo, nulla che potesse snaturare quella che è la più tradizionale identità del Barolo. Se siete in Langa un salto a trovare Davide e il suo staff io lo farei!

andrea del piano enologo giovanni rosso

Concludo con un ringraziamento particolare anche al giovane enologo Andrea Del Piano, pupillo di Davide, che ha seguito il mio tour per vigne e cantina con grande attenzione e professionalità.


F.S.R.

#WineIsSharing


mercoledì 23 settembre 2020

Il Santa Maddalena - La contemporaneità del più "classico" dei vini dell'Alto Adige

Si è da poco conclusa, a Bolzano, un'edizione molto particolare dell'evento "Culinarium". Un'interessante manifestazione dedicata al Santa Maddalena e al suo territorio di riferimento in Alto Adige. Questo storico vino del Sud Tirol nasce e sussiste dai vigneti adagiati sulle vocatissime colline e i pendii a nord della bellissima città di Bolzano. Parliamo di terreni ed esposizioni così ottimali da rendere l'areale classico del St. Magdalener il più vocato dell'intera regione.

st magdalener vino

Le uve destinate alla produzione del Santa Maddalena (alla Schiava può essere aggiunto un piccolo saldo di Lagrein, solitamente non più del 5%) vengono coltivate su un totale di 200 ettari che corrisponde al 4% dell’intera superficie vitata in Alto Adige. Il sistema utilizzato in questa area è la classica pergola, costituita da pali verticali che sostengono un’impalcatura orizzontale alla quale vengono fissati i fili che reggono le viti. Ciò che caratterizza ulteriormente questo vino è la "tecnica" dell'uvaggio, ovvero la scelta di raccogliere, cofermentare e, quindi, vinificare le uve dei due varietali che concorrono alla sua produzione insieme, oggi come un tempo.

vigneti santa maddalena bolzano

Parliamo di quello che, a tutti gli effetti, può essere definito il Consorzio di Tutela più antico d'Italia, perché nato nel 1923. Il “Consorzio di Tutela del Santa Maddalena", infatti, si spende da quasi 100 anni per la salvaguardia di questo grande vino del territorio di Bolzano, oggi, coadiuvato dalla forza vitale dei giovani vignaioli che credono fortemente nelle potenzialità di questo areale e del St. Madgalener.

E' importante sapere che tutti i vini prodotti da uva Schiava della zona di Bolzano rientrano nel Santa Maddalena, ma solo quelli prodotti dai vigneti (tra i più ripidi e soleggiati della provincia) situati all’interno del triangolo definito dal torrente Talvera, il fiume Isarco e il monte Tondo possono vantare (e riportare in etichetta) l'appellativo di Santa Maddalena Classico.

vigne bolzano

I vigneti tipici del S. Maddalena sono coltivati nelle zone più in quota (non parliamo di altimetrie altissime - tra i 200 e i 550mslm), trovano collocamento ideale nel terreno compatto, composto dai detriti che si raccolgono sui ripiani sagomati dai ghiacciai nell’ultima era glaciale. Nel quartiere di Rencio la Schiava trova un suolo di matrice sabbiosa ricco di ghiaia. Si tratta di terreni formati dal disfacimento del porfido quarzifero e dalle rocce metamorfiche antiche. Nel fondovalle, invece, lungo le rive del fiume Isarco, i vigneti affondano le proprie radici in sedimenti alluvionali di recente formazione. Un vitigno abbastanza resistente, di grande adattabilità, a cui ogni terreno dona una nota stilistica differente. Ad incidere particolarmente è il clima tipico della conca di Bolzano, caldo d’estate, ventilato e molto assolato. 300 giorni di sole  complessivi all’anno sono il presupposto ideale per la viticoltura in Alto Adige. In particolare, le giornate estive asciutte e calde, alternate a notti piacevolmente fresche, e gli inverni relativamente secchi garantiscono cicli vegetativi equilibrati e maturazioni ponderate. Armonie propedeutiche alla produzione di vini dal buon bilanciamento acido-strutturale e dalle ottime prospettive in termini di eleganza e finezza.

calice vino santa maddalena

Durante la mia permanenza a Bolzano ho avuto modo di visitare vigneti e approfondire la conoscenza di vignaioli, produttori e tecnici che hanno saputo mostrarmi e dimostrarmi le peculiarità fondamentali e non scontate del Santa Maddalena:

- Una freschezza di frutto e un'agilità di beva rare, che non prescindono - oggi - una buona struttura che, nonostante il colore scarico possa indurre in errore, è in grado di dare integrità al sorso. Vini dall'impatto olfattivo completo in cui frutto, fiore e naturale speziatura trovano rare armonie.

- Un'ottima versatilità in termini di abbinamento. Consiglio di "giocare" sia con versioni differenti di Santa Maddalena (dalle versioni "classiche" alle selezioni) che con temperature di servizio calibrate in base al periodo e all'abbinamento. Potreste servire un intero menù abbinando solo dei Santa Maddalena senza rischiare di annoiarvi o di incorrere in una batteria di vini monocorde.

- Una longevità che stupisce per l'eleganza e la complessità che riescono ad ottenere Santa Maddalena di oltre 30 anni. In molti non credono che il Santa Maddalena debba necessariamente "invecchiare" e io sono tra quelli che ha sempre amato berli "giovani", ma ciò non toglie che la capacità di saper evolvere in maniera così nitida ed elegante rappresenti un certo valore aggiunto al pedigree di un vino che ha fatto la storia dell'Alto Adige e deve continuare a farla.

- Un vino attuale, capace di essere apprezzato da giovane (dal secondo anno dalla vendemmia inizia ad esprimere a pieno la sua personalità) e di stupire nelle sue evoluzioni di anno in anno. Questa è la sua dote più importante, a mio parere, in quanto non sono molti i vini italiani in grado di rispondere in maniera così aderente alle esigenze dei palati nazionali e internazionali che - per fortuna - necessitano sempre di più di vini che sappiano coniugare una forte matrice identitaria, una struttura equilibrata né eccessiva né esile e una dinamica di beva così agile e piacevole, senza ostacoli di sorta ma mai scontata.

vini santa maddalena

Tutto questo è possibile grazie al lavoro delle realtà che insistono sul territorio che negli anni hanno saputo portare avanti un approccio che attinge alla tradizione valorizzandola non in maniera pedissequa, bensì interpretandola con le consapevolezze e le competenze tecniche odierne, dalla vigna al bicchiere. E', inoltre, interessante quanto ciò che potrebbe sembrare anacronistico e superato come la pergola, rappresenti un sistema di allevamento ideale per contrastare gli effetti e gli esiti dei cambiamenti climatici ormai evidenti anche e soprattutto in una zona tendenzialmente calda come la conca di Bolzano. L'altezza da terra che salva i germogli da eventuali gelate tardive, l'ombreggiamento offerto dalla copertura fogliare del "tetto" della pergola e una gestione ponderata delle rese rappresentano condizioni ideali per trovare equilibri sempre più complessi anche in annate in cui il global warming si fa sentire particolarmente.

pergola alto adige schiava

Insomma, la Schiava e il St. Magdalener / S. Maddalena rappresentano un esempio nitido di quanto il passato che avevamo rinnegato alla fine del millennio scorso possa tornare ad essere non solo apprezzabile in quanto simbolo di tradizione, bensì per la sua contemporaneità. Sento quindi di fare un sincero plauso ai produttori di questo suggestivo e vocato areale per la caparbietà e la coerenza con le quali hanno portato avanti la loro idea di vino senza snaturarsi o "svendersi" alla prima moda, preservando un'identità varietale e territoriale che si rileverà sempre attuale e che nessuno potrà mai cercare di emulare.

cartina vigne santa maddalena

Ciò che potrebbe stupire e che rende tutto ancora più interessante dal punto di vista enoico e antropologico è che tutto questo avvenga attorno alla più importante città della regione: Bolzano. Poi, però, ci si rende conto di quanto l'interazione e l'integrazione fra viticoltura e vita cittadina siano forti e radicati, tanto che Bolzano è considerata una delle città con la più alta qualità di vita ed è costantemente fra le prime tre più green in Italia e una delle più green in Europa.  Attorno ai due varietali autoctoni che concorrono alla produzione del Santa Maddalena, Schiava e Lagrein,  sono sorte negli anni ben 28 cantine e, a differenza di ciò che accade nel resto dell'Alto Adige, la maggior parte di esse sono ancora a gestione familiare, con una cantina sociale (alla quale conferiscono piccolissimi e virtuosi vignaioli) che opera in sinergia con il resto dell'indotto vitivinicolo e non vanta un'egemonia esclusiva come accade in altre aree non troppo distanti da qui.

santa maddalena vino vigne

Qui potete trovare i riferimenti di tutte le cantine di BolzanoCantina Bolzano, Reyter, Muri-Gries, Schmid Oberrautner, Strekker, Egger-Ramer, Thurnhof, Rottensteiner, R. Malojer – Gummerhof, Heinrichshof, Nusserhof, Messnerhof, Pranzegg, Eberlehof, Kandlerhof, Plonerhof, Trogerhof, Obermoser, Fliederhof, Untermoserhof, Glögglhof, Pfannenstielhof, Zundlhof, Griesbauer, Larcherhof, Loacker, Ansitz Waldgries, Mayr-Unterganzner.

cantine a bolzano

Un doveroso ringraziamento va a tutti i produttori che hanno aderito alla manifestazione Culinarium e all'Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano che vedeva in questo evento il primo vero e proprio banco di prova post-lockdown. Per me che non amo particolarmente i press-tour è davvero raro trovare il tempo utile per vivere un territorio, conoscere le realtà produttrici e i loro vini in maniera così approfondita e piacevole. Inoltre, non è mancata occasione per visitare per la prima volta il centro storico della città di Bolzano che ha reso la permanenza ancor più interessante.

culinarium bolzano
Credo che il Santa Maddalena vanti un fortissimo potenziale enoturistico proprio per la contestualizzazione dei vigneti in un'area cittadina a misura d'uomo e altamente rispettosa dell'ecosistema. Un connubio raro quello fra vigna e città che potrebbe essere percepito (in altre aree con cognizione di causa) come negativo ma che, qui, a Bolzano trova equilibri perfetti in grado di assecondare le esigenze sia di chi vuole dedicarsi solo ed esclusivamente ai vigneti e alle cantine che di chi ha voglia di spaziare dall'arte al vino passando per la storia e la vita cittadina


F.S.R.

#WineIsSharing

martedì 15 settembre 2020

Campania Stories "covid edition" - I migliori assaggi delle "nuove annate" di una regione unica al mondo per potenziale e biodiversità

Pochi giorni fa si è conclusa l'edizione 2020 di Campania Stories, presentazione delle ultime annate dei vini campani.

Campania Stories 2020 covid

Dopo il lockdown e con le limitazioni imposte dall'emergenza covid-19 l'attesa per il primo vero evento dedicato alla stampa italiana e straniera dall'inizio dell'epidemia (o almeno da quando ci è stato dato di conoscerne l'effettiva portata) era tanta e intrisa di quel sano blend di timori, dubbi e voglia di ripartire... tanta voglia di ripartire e di tornare a cimentarsi con l'iter delle anteprime.

Chi mi segue sa che non mi sono mai fermato da quando è stato possibile tornare a muoversi e tra vigne, cantine e degustazioni avevo già avuto modo di ripartire quasi a pieno regime in termini individuali ma ho davvero gradito la possibilità di confrontarmi con i colleghi e l'opportunità di vivere per la prima volta un evento che, solitamente, dovevo saltare a causa di impegni che mi vedevano occupato nei mesi di marzo e aprile.

Quella che dai Romani era definita Campania Felix è uno scrigno di varietali autoctoni (da sola vanta un numero di vitigni censiti supera quello dell'intera Francia) e un caleidoscopio di areali dalle connotazioni pedoclimatiche variabili, nonché dalle interpretazioni agronomiche e dalle tradizioni enologiche differenti. E' una regione in cui la biodiversità è un fattore fondamentale e il sistema vigneto gode spesso di un equilibrio raro.

vigne vesuvio
Fonte Museo Arte Vino

E' interessante considerare che, nonostante i canti delle sirene dei mercati internazionali che hanno spinto molte regioni a quella che ho spesso definito ironicamente la “merlottizzazione” (per essere più precisi, parlo dell'avvento e dell'impianto, talvolta eccessivo ed incauto, di varietà internazionali in areali in cui vigevano altri varietali tipici capaci di dare origine a vini ottimi di spiccata identità) la viticoltura campana ha saputo ponderare ogni scelta, preservando i propri varietali tipici e andando ad impiantare pochissimi ettari di vitigni alloctoni (e spesso queste eccezioni hanno dato origine ad ottimi vini che, a prescindere dalla provenienza dei vitigni utilizzati, vantano nitidi marcatori territoriali).

vigne campi flegrei

Per quanto concerne le denominazioni parliamo di una regione che vanta:

  • 10 Igp (9 sub-regionali e 1 regionale) e corrispondono alle tipologie classificate con Indicazione Geografica Tipica, secondo la tradizionale piramide dei vini di qualità italiani, ovvero Campania, Beneventano, Catalanesca del Monte Somma, Colli di Salerno, Dugenta, Epomeo, Paestum, Pompeiano, Roccamonfina, Terre del Volturno;

Igp Igt Campania
  • 19 Dop, divise tra 4 Docg e 15 Doc, vale a dire Aglianico del Taburno (Docg), Aversa, Campi Flegrei, Capri, Casavecchia di Pontelatone, Castel San Lorenzo, Cilento, Costa d’Amalfi, Falanghina del Sannio, Falerno del Massico, Fiano di Avellino (Docg), Galluccio, Greco di Tufo (Docg), Irpinia, Ischia, Penisola Sorrentina, Sannio, Taurasi (Docg), Vesuvio.

Campania doc e docg

Fatta questa premessa generale sulla Campania enoica, è importante evidenziare che quella che solitamente è un'anteprima dei vini delle regione non presenta le sole annate più recenti, bensì uno spettro di annate differenti ma pur sempre relative ai vini attualmente in commercio.

Se per i bianchi, infatti, è più semplice incontrare tra le “nuove annate” vendemmie più recenti (principalmente 2019 e 2018 arrivando comunque alla 2013) per i rossi possiamo spaziare dalle interpretazioni d'annata a quelle frutto di lunghi affinamenti come accade, ad esempio, per i Taurasi e Taurasi Riserva (per i quali arriviamo fino alla 2010).

Vi riporto qui di seguito dei brevi report sulle annate che vedevano il maggior numero di vini in degustazione, tralasciando quelle più addietro che contemplavano un numero marginale di referenze.

Annata 2019

Inverno mite e poco piovoso, come purtroppo accade sempre più spesso nell'era dei cambiamenti climatici. Più fredda la stagione primaverile, specialmente nella prima parte, con temperature rigide che hanno rallentato la fase fenologica del germogliamento. Piovosi i mesi di aprile e soprattutto maggio, con una relativa frenata del ciclo vegetativo, con un conseguente ritardo della fioritura.

L'estate è nella norma, con alcuni picchi di caldo e di afa, con precipitazioni quasi del tutto assenti. Le maturazioni sono state ottimali e le vendemmia in linea con le tempistiche degli ultimi anni. La produzione è calata del -6% all'annata precedente, ma si tratta di un buon risultato rispetto -16% medio italiano. L'annata è completa e ben si presta alle diverse interpretazioni dei singoli areali, mettendo in evidenza l'incidenza dei singoli pedoclimi e delle diverse varietà locali di areale in areale spaziando da vini più ricchi e suadenti a vini più tesi e sapidi.

Annata 2018

L'inverno è stato mite, la primavera fresca e piovosa, estate inizialmente tiepida per poi procedere con un ampia finestra di caldo e di siccità, autunno con temperature sopra la media e meteo favorevole, nonostante qualche episodio temporalesco. Si può considerare un'annata di non semplice gestione a causa delle violente oscillazioni climatiche (specialmente nel periodo di passaggio tra primavera ed estate), ma comunque in grado di soddisfare sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Il profilo medio dei vini può essere tracciato seguendo i parametri di annate tendenzialmente più fresche con rossi più orientati allo slancio, all'agilità e alla finezza e bianchi più tesi e vibranti, molto minerali.

Annata 2017

Inizio di inverno molto freddo, prima parte di primavera calda con pochissime precipitazioni. L'estate è stata molto calda, mentre l'autunno più fresco e discontinuo. Un'annata non definibile in maniera omogenea ma di certo più assimilabile alle annate calde con rossi tendenzialmente più strutturati e potenti (con alcuni percettibili eccessi di maturazione) e bianchi più di corpo e meno verticali ma capaci, in molti casi, di compensare la più bassa acidità con una buona componente minerale e salina.

Annata 2016

Un'annata altalenante che non prometteva benissimo a causa di gelate primaverili che in alcuni casi hanno segnato una riduzione della futura produzione. L'estate, però, è stata classica, senza finestre troppe calde, capace di mantenere il ritmo del ciclo vegetativo costante. L'autunno nonostante si sia dimostrato umido in molti areali, ha permesso un raccolto di qualità seppur non di quantità. I vini della 2016 godono di un equilibrio, purtroppo, sempre più raro, con struttura, acidità e tannini di grande armonia. Vini di buona struttura ma che non mancano di freschezza e nerbo, sia nei rossi che nei bianchi. Ottima la prospettiva in termini di longevità.

Prima di passare agli assaggi che di più mi hanno colpito tra i ca. 300 vini degustati (rigorosamente alla cieca) nelle due sessioni di assaggio, ci tengo a condividere un'impressione generale sulla crescita della viticoltura campana e su una presa di coscienza di molti produttori non solo delle indiscusse potenzialità dei propri varietali e dei propri territori di riferimento, bensì dell'occasione che questo particolare momento storico-enoico può concedere (e in taluni casi sta concedendo) ai vini campani grazie alla loro naturale predisposizione a manifestare peculiarità ideali richieste ai vini “contemporanei”, quali: spiccata identità varietale e territoriale, equilibri che permettono – pur trattandosi di vini del sud – di coniugare solarità e freschezza, forza e agilità di beva in modo egregio e privo di forzature, nonché la possibilità e la capacità di presentare vini base Aglianico meno “duri” ed introversi, in grado sì di mantenere la loto ottima complessità e loro indiscussa longevità ma anche di risultare più “pronti” nel momento in cui vengono presentati.

Wine Blogger classifica saverio russo

Il mio personale parere è che poche regioni vantino una qualità media così alta e spalmata fra vini bianchi e rossi (senza escludere ottimi e ponderati rosati e alcuni interessanti spumanti da Asprinio di Aversa) con dei picchi, soprattutto nei bianchi, di eccellenza assoluta. Il punto “critico” è quello che riscontro quotidianamente in gran parte della penisola, ovvero un prezzo medio ancora troppo basso per il livello qualitativo che i produttori e i vignaioli campani sono riusciti a raggiungere e per le condizioni della viticoltura di molti degli areali della regione che, a differenza di una buona fetta di viticoltura del Sud, non vantano e non permettono grandi rese.

Vini Spumanti

Trenta Pioli 2018 – Aversa Aprinio Metodo Martinotti Brut – Salvatore Martusciello

Pietrafumante 2017 – Caprettone Spumante Metodo Classico – Casa Setaro

campania spumanti rosati

Rosati

Maricinè 2019 – Paestum Rosato (Aglianico) Igp – Albamarina

Scirocco 2019 – Terre del Volturno Casavecchia Rosato Igp – Sclavia


Rossi frizzanti

Ottouve 2019 – Penisola Sorrentina Igp sottozona Gragnano – Salvatore Martusciello


Vini Bianchi*

Bianco di Bellona 2019 – Irpinia Coda di Volpe Doc – Tenuta Cavalier Pepe

Pompeii 2019 – Pompeiano Bianco Igp – Bosco de' Medici

Benita '31 2019 – Vesuvio Caprettone Doc – Sorrentino

Aryete 2018 – Vesuvio Caprettone Doc – Casa Setaro

Fiorduva 2018 – Costa d'Amalfi Furore Bianco Doc – Marisa Cuomo

Vigna Caracci 2016 – Falerno del Massico Bianco Doc – Villa Matilde

Falanghina del Sannio Taburno 2019 Doc – Iannella Antonio

Vigna Segreta 2018 – Falanghina del Sannio S. Agata dei Goti Doc - Mustilli

Libero 2014 – Taburno Falanghina Vendemmia Tardiva Doc – Fontanavecchia

Cruna del Lago 2017 – Campi Flegrei Falanghina Dop – La Sibilla

Genius Loci 2019 – Fiano Sannio Doc – Terre Stregate

Proclamo 2019 – Paestum Fianco Igp – Marino

Quartara 2017 – Colli di Salerno Fiano Igp – Lunarossa Vini e passione

Fiano di Avellino Bio 2019 – Fiano di Avellino Doc – Le Masciare

Fiano di Avellino Doc 2019 – Tenuta del Meriggio

Fiano di Avellino Doc 2018 – Rocca del Principe

Pietracupa 2019 – Campania Fiano Igp – Pietracupa

Oì Nì 2017 – Campania Fiano Igp – Tenuta Scuotto

Greco di Tufo Docg 2019 – Le Masciare

Vigna Cicogna 2019 – Greco di Tufo Docg – Ferrara Benito

Campania Greco Igp – Pietracupa

Ponte dei Santi 2018 – Greco di Tufo Docg – Villa Raiano

Oltre 2017 – Greco di Tufo Docg – Bellaria

*Nella selezione degli assaggi più convincenti tra i vini bianchi campani troverete in verde i picchi più alti emersi durante la sessione di degustazione.

vini rossi campani

Vini Rossi*

Costacielo 2018 – Aglianico Colli di Salerno Igp – Lunarossa vini e passione

Diciotto 2018 – Pastum Aglianico Igp – Tempa di Zoe

Core Rosso 2017 – Campania Aglianico 2017 - Montevetrano

Zero 2016 – Campania Aglianico Igp – Tempa di Zoe

Valentina 2013 – Aglianico Colli di Salerno – Viticoltori Lenza

Barbera del Sannio 2019 – Sannio Barbera Dop – Monserrato 1973

Montevetrano 2017 – Colli di Salerno Rosso – Montevetrano

Sannio Piedirosso Dop 2019 – Fontanavecchia

Terrazze Romane 2018 – Campi Flegrei Piedirosso Doc – Cantine del Mare

Settevulcani 2018 – Campi Flegrei Piedirosso Doc 2018 – Salvatore Martusciello

Artus 2018 – Sannio Sant'Agata dei Goti Piedirosso Doc – Mustilli

Terra di Rosso 2017 – Campania Piedirosso Igp – Galardi

Vigna Madre 2014 – Campi Flegrei Piedirosso Doc – La Sibilla

Forgiato 2018 – Lacryma Christi del Vesuvio Doc – Villa Dora

Don Vincenzo Rosso 2015 – Lacryma Christi del Vesuvio Riserva Doc – Casa Setaro

Trebulanum 2017 – Casavecchia di Pontelatone Riserva Doc – Alois

Aglianico 2019 – Campania Aglianico Igp – Famiglia Pagano

Rintocco 2019 – Benventano Rosso Igp – Monserrato 1973

Aglianico del Taburno Docg 2016 - Fontanavecchia

Terre di Rivolta 2015 – Aglianico del Taburno Riserva Docg – Fattoria La Rivolta

Irpinia Campi Taurasini Doc 2017 – Tenuta del Meriggio

Costa Baiano 2017 – Irpinia Campi Taurasini Doc – Villa Raiano

Magis 2016 – Irpinia Aglianico Doc – Antico Castello

Nonna Sepa 2013 – Irpinia Campi Taurasini Doc – Delite

Cretarossa 2013 – Irpinia Campi Taurasini Doc – I Favati

Taurasi 2016 – Taurasi Docg – Donnachiara

Taurasi 2015 – Taurasi Docg – Le Masciare

Poliphemo 2015 – Taurasi Docg – Tecce Luigi

Taurasi 2014 – Taurasi Docg – Antico Castello

Opera Mia 2014 – Taurasi Docg – Tenuta Cavalier Pepe

Borgodangelo 2013 – Taurasi Riserva Docg – Borgodangelo

Principe Lagonessa 2012 – Taurasi Docg – Amarano

Taurasi 2010 – Taurasi Docg – Perillo

*Nella selezione degli assaggi che mi hanno colpito positivamente trovate segnalati in rosso i picchi più alti emersi durante la degustazione.

campania stories migliori vini

Ci tengo a precisare che ho preferito non pubblicare note di degustazioni per non condizionare l'assaggio di chi andrà ad approcciare i vini da me segnalati, in quanto le due sessioni di assaggio contavano un numero di vini tale da omologare i descrittori di molti di essi e da non garantire un'attendibilità omogenea. Ho quindi, ritenuto opportuno attenermi ad un processo di selezione subitaneo, legato all'impatto che ognuno dei vini degustati ha saputo darmi riflettendo su quali di essi avrei voluto acquistare e bere, con una particolare predilezione per vini dalla marcata identità varietale e dalla palese agilità di beva, eccezion fatta per i Taurasi per i quali la valutazione è stata orientata anche sulla complessità, la profondità di sorso, la finezza tannica e il supporto potenziale in termini di longevità. Oltre a questo, gli assaggi segnalati si attengono solo ed esclusivamente agli assaggi fatti durante le due sessioni e non ai riassaggi che ho avuto modo di effettuare durante le visite in azienda e le collettive organizzate durante la mia partecipazione a Campania Stories, in modo da mettere tutte le cantine sul medesimo piano.

francesco saverio russo wine

In conclusione la qualità media dei campioni assaggiati è stata alta con picchi di grande qualità, specie sui bianchi di grande verticalità e sapidità senza mai risultare esili, pieni di luce.

Emerge fra i rossi la freschezza e la dinamica di beva del Piedirosso che abbinata alla mineralità vulcanica esalta un'identità forte che ha la fortuna di risultare particolarmente attuale senza snaturare la sua tipicità tradizionale. Il Taurasi vanta picchi notevoli e resta il grande vino rosso campano, seppur in alcuni casi possa risultare anacronistico. Credo che molte realtà stiano arrivando al giusto equilibrio fra forza, complessità e una beva più dinamica e priva di ostacoli, che miri all'eleganza che l'Aglianico può e sa raggiungere in queste terre.

In futuro spero di vedere più Rosati prodotti con la convinzione che questa categoria possa essere un'ottima scelta sia in termini di espressività che a livello commerciale (sia interno, basti pensare alla Costiera, che esterno per il mercato Italia e estero in cui i Rosati stanno riscuotendo particolare successo negli ultimi anni).

alberate vigne asprinio aversa

Ripongo molte delle mie speranze anche nell'Asprinio di Aversa, in quanto credo che l'unicità delle alberate unita alle peculiarità varietali possano dar luogo ai migliori metodo classico del sud.

La Campania è una regione straordinaria, dotata di macro e micro areali dalle caratteristiche uniche nel loro genere, in grado di coprire ogni categoria enoica in maniera identitaria e qualitativamente elevata. Molti di questi areali, a differenza del resto del Sud Italia, stanno soffrendo meno gli effetti dei cambiamenti climatici e riescono a dare origine a vini di grande contemporaneità senza snaturarne l'identità. Credo che sia una delle regioni vitivinicole più interessanti e complete non solo in Italia ma al mondo e confido che la crescente fiducia nei propri mezzi dei produttori, e in particolare dei più "piccoli" e dei giovani, possa portare i vini campani ad essere percepiti per il loro reale valore.

eventi vino covid

Ringrazio sinceramente tutti coloro che hanno contribuito all'organizzazione di questa surreale edizione di Campania Stories in cui mascherine e distanziamento non hanno però impedito la buona riuscita di un evento che come nessun altro permette una vera e propria full immersion nel mondo del vino campano dalla vigna al bicchiere.

F.S.R.

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