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lunedì 19 ottobre 2020

Reputazione o like? Cosa conta di più? Qualche consiglio spassionato ai produttori che vogliono crescere sul web e sui social

Negli ultimi mesi, a causa della pandemia oltre all'escalation dei contagi abbiamo assistito alla crescita esponenziale dell'esposizione sul web e, in particolare, sui social media di vignaioli, produttori e aziende vitivinicole italiane che dapprima non avevano avuto modo, tempo e idee da dedicare alla propria visibilità online.

reputazione cantine vino social

La corsa al web si è evidenziata in modo particolare in periodo di lockdown in quanto molti produttori, anche medio-piccoli, si sono ritrovati a non poter alternare al lavoro in vigna e in cantina l'aspetto commerciale e promozionale de visu che solitamente, in quel periodo, portano avanti tramite viaggi ed importanti eventi enoici di caratura nazionale e internazionale.

Se il lockdown ha portato alla possibilità di dedicarsi in maniera ancor più assidua e attenta alla vigna è anche vero che la volontà di recuperare il terreno perduto negli anni addietro e la convinzione (a volte, illusione) di poterlo fare in pochi giorni ha spino molte realtà italiane ad improvvisare la creazione di e-commerce e wine-shop online ex-novo (mai decollati, per ovvi motivi...) e nell'impostazione di campagne marketing poco coerenti e con la propria identità e la propria reputazione affidando i propri vini o i propri social a quelli che oggi vengono chiamati wine influencer. Il mio timore è quello che questa strana e, inconsciamente, forzata corsa ai "like" possa avere un effetto boomerang nei confronti di certe realtà.

la reputazione


Proprio per questo vorrei prendere spunto da un mio post pubblicato qualche giorno fa su facebook e rispondere ad alcune domande ricevute da produttori e vignaioli sulla gestione della propria reputazione online e non solo. Lo farò permettendomi di dare qualche dritta a quelle cantine che stanno incorrendo in errori o che temono di poterne commettere. Errori che possono apparire semplici inciampi ma che, in realtà, rappresentano cadute di stile che minano la propria credibilità e il valore percepito del proprio lavoro, ergo dei propri vini.

Tre suggerimenti spassionati alle cantine italiane che vogliono utilizzare il web e i social per valorizzare quella che gli anglosassoni chiamano "brand reputation" e che, nel mondo del vino, spesso coincide con la reputazione del produttore e/o del vignaiolo stesso:

1. Se pensate di non poter/voler gestire i vostri social in piena autonomia o reputate opportuno avere un supporto che possa coadiuvarvi nella comunicazione e nella promozione della vostra azienda e dei vostri vini online: in primis, non contattate me perché non sono un social media manager e non accetto collaborazioni a scopo promozionale o commerciale con le cantine; in secondo luogo affidatevi a dei professionisti. Non sono mai stato contrario al "marketing", in quanto, pur non occupandomene, ne comprendo, in alcuni casi, l'utilità. Sono, però, preoccupato dalla confusione che si sta verificando tra i vari segmenti della comunicazione che mai come in questo momento avrebbe bisogno di seri paletti e definizioni ben precise che mirino a distinguere media indipendenti (giornalisti e wine blogger che non collaborano con cantine e produttori), marketer/influencer, social media manager, uffici stampa e pr al fine di permettere a tutti di portare avanti la propria professione (purché di professione si tratti) in maniera onesta e trasparente. Attività che possono confrontarsi e interagire fra loro, nonché intersecarsi in alcuni contesti ma che devono essere viste e dichiarate per quello che sono senza alimentare una percezione distorta e fuorviante dei contenuti pubblicati o delle attività svolte da ciascun "media".

2. Se reputate opportuno attuare azioni di marketing diffidate dei numeri (like, commenti, follower ecc... la maggior parte è "dopata" e con buone probabilità gli stessi metodo verranno applicati ai vostri profili e alle vostre pagine per darvi l'illusione di un'effettiva crescita...) e fissate un incontro con le persone in questione, portate il/la vostro/a potenziale social media manager in vigna e in cantina e valutatene quelle che i reclutatori "fighi" chiamano skills e in particolare: esperienza, credibilità e professionalità. Mettere la vostra azienda e i vostri vini in mano a chi ha un seguito fittizio e non ha una buona reputazione social e reale e, per di più, farlo pagando potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio e ledervi senza che ve ne rendiate pienamente conto. Se volete 3  trucchi per "sgamare" i profili che fanno uso di social doping provate così (per gli altri sentitevi liberi di contattarmi):

- date un'occhiata a like e followers (è tutto pubblico) e se trovate molti profili arabi, indiani o brasiliani provate ad aprirne qualcuno è vi renderete conto che sono "scatole vuote" create appositamente per fare numero da agenzie che vendono like e follower. Per farlo non limitatevi ai primi likes o followers ma scorrete più che potete. Spesso i profili fake fanno utilizzano dei "boost" per far partire i propri post con una "raffica" di likes acquistati e/o nascono con un pacchetto importante di followers falsi per poi crescere più lentamente in maniera semi-organica;

- se non trovate fra gli stessi like e followers una percepibile maggioranza di profili inerenti all'argomento trattato c'è qualcosa che non va. Si presume che una pagina a tema vino abbia un seguito formato principalmente da profili di appassionati, sommelier, cantine, ristoratori e gourmet ma anche di categorie di ricaduta come quelle legate ai viaggi. Ovviamente più crescono i numeri più la tolleranza sale, ma meno profili coerenti si riscontrano meno seguito realmente interessato avrà quella pagina (sempre che si tratti di seguito organico).

- vedete decine e decine di commenti? Apriteli e se vi sembrano opportuni (coerenti con il contenuto del post pubblicato) e spontanei nessun problema. Se riscontrate solo (o per lo più) commenti standard con poca attinenza al contenuto del post potrebbe trattarsi di BOT (commenti automatizzati). Se invece riscontrate principalmente commenti di altri "micro-influencer", o aspiranti tali, nella maggior parte dei casi di tratta di POD, ovvero gruppi di scambio like e commenti che nascono per eludere l'algoritmo di instagram creando un seguito reale, ma basato su un mero do ut des. Tra tutti i mali, il male minore penserete!?  Forse... visto che a in alcuni casi sembra si siano create delle vere e proprie "community" di appassionati che si scambiano costantemente pareri e attenzioni per poi ritrovarsi anche nella vita reale. Per me, però, rappresentano (nella maggior parte dei casi) una forma di forzatura delle dinamiche "naturali" di un profilo. Per intenderci: preferireste "incontrare e conoscere" 10 persone davvero interessate a voi, a ciò che dite e a ciò che fate o incontrare 100 persone che sono lì sono solo per ottenere qualcosa in cambio? Non disdegnerei, invece, alcuni gruppi di sommelier e appassionati su Facebook, si stanno rivelando molto interessanti per lo scambio di opinioni enoiche reali e concrete.

Attenzione! Se è vero che strumenti di analisi dei profili come Ninjalitics possono essere molto utili per farsi un'idea dell'organicità delle azioni e del seguito degli stessi (fondamentale per capire se il profilo analizzata stia usando o meno la truffaldina tecnica del "follow unfollow" o se ha acquistato pacchetti importanti di followers) è pur vero che tecniche come gli scambi attraverso i pod e l'acquisto graduale di piccoli pacchetti di followers possono aggirare anche tali algoritmi. L'unica chance è come sempre quella di non badare troppo ai numeri e cercare di capire chi avete di fronte o dall'altra parte dello schermo.

3. Se volete inviare i vostri vini per ricevere in cambio un "post sui social" chiedetevi se ne vale davvero la pena e valutate bene a chi state inviando il frutto del vostro lavoro e il prolungamento della vostra identità personale e aziendale, ergo a chi state affidando un tassello della vostra reputazione. Di certo chi vi chiede dei campioni in cambio di visibilità gratuita non può vantare grande professionalità, ma se reputate opportuno procedere con questa "strategia" scegliete bene, poiché l'effetto del vedere il vostro vino comunicato in modo "volgare" o troppo promozionale potrebbe risultare deleterio per la vostra reputazione.  Piuttosto vi consiglierei di vedere la pubblicazione di eventuali recensioni come una conseguenza spontanea e non forzata della ricerca di un parere, un feedback, ma anche semplicemente di un confronto con degustatori esperti dei quali avete stima. Potrebbe dimostrarsi un momento di crescita per voi e per la vostra azienda.
Se, invece, decidete di affidare i vostri social non delegate mai tutto, controllate costantemente la vostra esposizione mediatica e siate sempre voi stessi nel raccontare la vostra realtà, il vostro lavoro e i vostri vini sui social. Il mondo del vino non è sovrapponibile a quello del fashion e non credo di dovervi spiegare i molteplici perché. Più che farvi gestire le pagine da sedicenti social media manager o influencers (si vede!) affidatevi ad un consulente esperto che vi possa coadiuvare nel gestire al meglio la vostra presenza sui social e sul web senza snaturare la vostra essenza e quella della vostra azienda, mettendovi nelle condizioni di essere voi gli i primi comunicatori enoici. Ricordatevi che "less is more" e non occorre un'esposizione di quantità, bensì è fondamentale che sia di qualità. Ricordate che a prescindere da chi pubblicherà (voi o il vostro social media manager) tutto verrà sempre e comunque ricondotto alla vostra azienda e ai vostri vini, quindi non utilizzate i social per pubblicare (o far pubblicare) contenuti che possano ledere la vostra reputazione, specie se essi esulano dal contesto "vino" (politica, religione, covid ecc...) o sono evidenti marchette. Come sapete, ciò che viene pubblicato online lascia dietro di se una traccia indelebile, perché anche un post rimosso potrebbe essere stato già condiviso o "copiato" (ricevo costantemente screenshot di post che successivamente vengono rimossi) da decine o centinaia di persone.
Negli ultimi anni - per fortuna! - è stato superato, anche nel modo del vino, il momento di superficialità e del materialismo diffuso e proficuo appannaggio del pragmatismo e della coerenza, ovvero la condivisione emozionale di momenti di lavoro in vigna e in cantina (purché reali e realistici) pagano molto più di foto costruite, di eccessi o di ostentazioni di vario genere. Nel mondo del vino di qualità il "basta che se ne parli" difficilmente è una buona cosa! Direi che potrebbe funzionare meglio il "baste che se ne parli... bene!", passatemi la boutade.

Riguardo la vostra esposizione online il concetto è abbastanza semplice: cos'è che vi rende unici e diversi dall'industria? Cosa avete che aziende di altri settori o grandi imbottigliatori non possono usare per comunicare il loro operato? Quali sono i valori aggiunti della vostra realtà e dei vostri vini? Io penso che consapevolezza, rispetto, vigna e lavoro siano solo i primi di 4 punti cardine dell'identità delle piccole e medie aziende del vino italiano che amo. 

reputazione cantine

Mi permetto di condividere questi pensieri estemporanei ma consapevoli in quanto ho notato negli ultimi mesi due situazioni critiche che hanno coinvolto le aziende del vino in maniera trasversale, dalla più "piccola" alla più "grande", dalla più "artigianale" alla più "commerciale". Se vedere prodotti molto "commerciali" promossi in maniera più superficiale e costruita non mi piace ma ci sta, vedere alcuni vini e alcune realtà oggetto di azioni di marketing (che hanno, ahimè, l'impatto evidente di una marchetta) sulle pagine social di marketer improvvisati e "pseudo influencer"  che dichiarano effettive "collaborazioni" mi fa riflettere sulla consapevolezza che queste realtà possano avere del proprio valore e della reale necessità di adottare certi sistemi per "crescere online" e per accrescere la percezione del valore del proprio lavoro.
Dei video "divertenti" pubblicati su social come TikTok che hanno un pubblico prevalentemente di ragazzini evito di parlarne. Mi sembra palese l'inutilità della cosa, ma magari un giorno mi ricrederò. Per ora, molti contenuti pubblicati anche da produttori e "tiktoker" non mi sembra possano valorizzare la percezione di un vino o di un'azienda vitivinicola.

Sia chiaro, pur non avendo a che fare direttamente con dinamiche di marketing rivolte alle cantine e ai loro prodotti (non credo sia possibile essere imparziali se si percepisce un compenso per ciò che si pubblica, ma questo è solo il mio modesto parere...) comprendo la volontà di alcune aziende di essere più forti sul web e sui social confidando che questo possa aumentare la propria notorietà e dare slancio alle vendite ma nell'equazione - come già detto -non bisogna mai dimenticare il fattore "reputazione". Il più difficile da acquisire ma il più facile da perdere. Il più importante per una piccola realtà e il meno condizionabile economicamente. Esistono grandi produttori e grandi comunicatori che non hanno un grande seguito sui social eppure hanno una reputazione invidiabile che vale ben più dei numeri reali o meno di cantine e wine influencer molto seguiti. Questo non vuole dire che cercare di valorizzare la propria presenza sul web e sui social sia sbagliato ma, semplicemente, che deve essere fatto con coerenza e attenzione.

Es.: gettare del vino "per aria" probabilmente far più like di un brano tratto dal libro "Camminare la terra" di Luigi Veronelli ma non avrà mai il valore di certi contenuti.

Reputazione online vino

Come già detto più volte, non comprendo e non condivido molte delle dinamiche del social media marketing odierno e, in particolare, di quello del vino, ma rispetto il lavoro di chi ha studiato o chi ha implementato le proprie esperienze a tal punto da potersi occupare in modo consapevole e opportuno della promozione delle aziende italiane. Proprio per questo reputo fondamentale fare dei distinguo che vadano al di là dei numeri e che mirino a valorizzare le singole figure, purché professionali, che fanno parte della "filiera" comunicativa del vino.

Di certo molti ragazzi che stanno provando a comunicare il vino tramite instagram hanno studiato e/o si stanno formando per potersi ritagliare uno spazio in questo settore e la mia speranza è che lo facciano con etica e rispetto. 

Che le grandi aziende abbiano bisogno di un responsabile marketing  interno o esterno per veicolare il proprio brand anche attraverso azioni di mera pubblicità (parola che sembra una bestemmia ma che rappresenta un cardine dell'imprenditoria in ogni settore) è assodato e comprensibile. Ciò di cui non sono certo è che alle realtà medio-piccole italiane faccia bene orientarsi verso quello stesso approccio promozionale, piuttosto che comunicarsi in maniera più vera e scevra da compromessi, ma se proprio si vuole investire nella visibilità online dei propri vini e della propria realtà credo si debba scegliere con grande cura la strategia da adottare ma ancor più a chi affidare tale "strategia", ergo la propria reputazione.

La reputazione è sempre più importante di follower e like, anche quando essi ci illudono di poterla valorizzare alimentando l'ego e inducendo in errore.


F.S.R.

#WineIsSharing

venerdì 16 ottobre 2020

Merano Wine Festival rinviato a Marzo ma a novembre l'evento si terrà online

Il Merano Wine Festival viene posticipato, ma al via il "piano B" per l'evento online

La decisione era nell'aria e aspettavamo tutti solo il comunicato ufficiale dell'organizzazione: anche il Merano Wine Festival deve cedere il passo all'incalzante aumento dei contagi da Corona Virus, attenendosi alle restrizioni imposte dalla Provincia autonoma di Bolzano.

MERANO WINE FESTIVAL RINVIATO COVID

Più che una cancellazione quella comunicata dall'organizzazione del Merano Wine Festival è un arrivederci al 26-30 Marzo 2021 per la manifestazione in presenza mentre per quanto concerne le date di novembre scatterà il "piano B" studiato e impostato già da tempo dal deus ex machina della Kermesse altoatesina Helmut Köcher, ovvero l'edizione digitale della fiera.

Ecco quindi che la 29ma edizione del Merano Wine Festival si svilupperà esclusivamente online con il web e i social a sostituire, almeno per questa volta, banchi d'assaggio, incontri con i produttori, assaggi e masterclass de visu.

Ecco il video messaggio dell'organizzatore:

Ora non ci resta che attendere il nuovo programma di quella che sarà a tutti gli effetti il "Merano Digital Wine Festival" e, ovviamente, confidare - anche in questo caso - di ritrovarci tutti a marzo nelle migliori condizioni per vivere una primavera all'insegna dei grandi eventi enoici italiani e internazionali.

Qui di seguito il C.S. ufficiale:

Nel rispetto della nuova ordinanza emanata dalla Provincia Autonoma di Bolzano, la 29^ edizione di Merano WineFestival è posticipata al 26 – 30 marzo 2021.
Dal 6 al 10 novembre confermata la versione digitale dell’evento sul canale WineHunter Hub.

In conseguenza alle nuove ordinanze per l’emergenza COVID in Alto Adige che dal 19 ottobre vietano tutti gli eventi pubblici con somministrazione di cibo e bevande fino a fine novembre, Merano WineFestival si svolge in versione digitale sulla piattaforma WineHunter Hub e sposta le date dell’evento nelle consuete location meranesi dal 26 al 30 marzo 2021. Ad annunciarlo direttamente il patron, The WineHunter Helmuth Köcher, con un video in diretta da quello che da sempre è il cuore pulsante della manifestazione, la sala del Kursaal nel palazzo del Kurhaus.

“Il periodo primaverile è un momento molto favorevole per Merano e dintorni. Un momento di rinascita che vorremmo vivere insieme con i produttori e con tutti gli amici ed estimatori di Merano WineFestival che aspetto dal 26 al 30 marzo a Merano”.

L’appuntamento meranese è dunque solo rinviato, ma l’evento non si ferma, con la presenza dei produttori wine&food, gli showcooking e numerosi eventi trasmessi dal canale digitale che già da tempo era pronto ad accogliere la manifestazione per coloro che non avessero potuto recarsi a Merano.

F.S.R.

#WineIsSharing

mercoledì 14 ottobre 2020

Export del vino italiano "vs" corona virus - La parola agli esperti di UniExportManager "Wine"

In questo periodo di caos e incertezza per quanto concerne la vita quotidiana ma anche e soprattutto lavoro e mercati, ho accolto con grande piacere e rinnovato interesse la proposta di Alessandro Satin, coordinatore della sezione "Wine" di UniExportManager (Associazione italiana degli Export Manager), di condividere con me e con voi la sua opinione e quella di alcuni suoi stimati colleghi riguardo la situazione attuale e le potenziali prospettive dell'esportazione del vino italiano all'estero in relazione alla crisi sanitaria covid-19 ancora in atto.
export vino italiano covid

Lascio, quindi, ad Alessandro l'introduzione a quella che sarà una vera e propria intervista multipla fatta ai suoi colleghi Export Manager dell'associazione.
uniexportmanager vino alessandro satin

"Riportare al centro del sistema export Italia la figura professionale dell’export manager è l’obiettivo di UniExportManager, che da settembre ha dedicato una sezione al mondo del vino. Lavoriamo per unire e tutelare tutti i colleghi che si occupano di internazionalizzazione, in ogni forma e con ogni tipo di contratto, per aumentare il numero delle aziende italiane esportatrici, con la vision di portare ogni azienda a beneficiare delle competenze di un export manager: è un obiettivo ambizioso ma raggiungibile.
A seguito delle veloci evoluzioni di questi ultimi mesi, abbiamo capito che l’export del vino italiano potrebbe vivere un momento delicato, soprattutto per la polverizzazione di piccoli operatori che a livello internazionale si rivolgono al canale Ho.re.ca, e che le aziende hanno una fortissima necessità di esportare in maniera professionale, strutturata, non improvvisata. Chi opera nel settore sa che aziende piccole, medie ma anche grandi, affrontano l’export in maniera molto, come dire… leggera. Vogliamo convincere i produttori che si può fare Export in modi nuovi, smart e non necessariamente come lo facevano anni fa. Il mondo è cambiato molto, non solo a causa del Covid, per cui “abbiamo sempre fatto così” non funziona.
Non ci sono mai state tante risorse sul piatto come adesso, tra fondi statali, Camere di Commercio, Regioni ecc. ma spesso sono complicati da avere, laboriosi, non immediati, soprattutto per il piccolo produttore. Noi vogliamo far sì che la teoria si trasformi in realtà.
Per questo UniExportManager si sta occupando di tutelare i colleghi sia residenti in Italia che all’estero, di unificare la professione sotto la norma UNI, di promuovere nuove formule che evolvono la professione dell’Export, come l’Innovation Manager, l’Export Manager a Domanda, oppure il Fractional Export Manager. Tutti sono i benvenuti in associazione, purché possano dimostrare, attraverso il CV o referenze, di operare nell’internazionalizzazione del vino italiano."
numeri export vino italiano

Eccovi qui di seguito gli interventi degli Export Manager Ida Savoia, Natascia Antonioli, David De Ranieri, Antonio Romeo e Fabio Zacà.

- Partiamo con una domanda tanto scontata quando importante: quanto conta l'export per il mercato del vino italiano? 

Non risponderei con una percentuale che ha ben poco senso, ma direi che è vitale per il futuro, Senza export i numeri sarebbero limitati al solo mercato italiano e la maggior parte delle aziende morirebbe. Non c’è comparto di beverage al mondo che non necessiti dell’export e il vino non fa eccezione.

[Antonio Romeo]

Molto, quasi fondamentale. Per 3 motivi: 1) il mercato del vino è globale, significa che, pur nella frammentazione, in molti mercati si può avere opportunità e successo: 2) perché il mercato italiano del vino difficilmente scoppierà di salute e sarà trainante: 3) perché uno dei maggiori sviluppi futuri ci sarà con l'enoturismo, internazionale per definizione.

[David De Ranieri]

Dipende dal produttore, tipo di vino e zona di consumo: direi almeno un 30/40%.

[Fabio Zacà]

Molto, l’export rappresenta uno sbocco importante per il consumo del vino italiano. Tutti i produttori italiani, anche se in misura e condizioni differenti, guardano ormai ai mercati esteri, tentano contatti, cercano opportunità, anche se c’è chi ha compreso meglio di altri come farlo e in che modo mettere a frutto questi contatti. C’è il pensiero comune che l’export rappresenti una salvezza per il vino italiano a fronte di un mercato interno sempre più difficile.

[Ida Savoia]

- Qual è, a vostro parere, l'impatto reale dell'emergenza sanitaria sul export del vino italiano?

Dipende molto dalla situazione di ogni singola azienda: quelle che sono distribuite in GDO in modo consolidato ne hanno risentito molto poco, anzi in molti casi gli ordini sono aumentati; quelle invece che si sono affacciate da poco all’estero e che magari hanno una distribuzione primaria sull’HoReCa ne risentono eccome. Molti Paesi sono totalmente fermi con gli ordini e dunque dipende molto da quali sono i Paesi in cui ogni singola azienda è distribuita. In questo caso, maggior ragione, la diversificazione di mercati e segmenti protegge maggiormente l’azienda rispetto a chi è presente in meno mercati e segmenti.

[Antonio Romeo]

Fortissimo, varia da paese a paese, ma specie per chi lavora con i fine wine importers si può perdere fino al 50%.

[David De Ranieri]

Dipende da come I singoli paesi hanno reagito, alcuni paesi sono rimasti uguali altri hanno addirittura aumentato, ad esempio GDO e E-Commerce mondiale sono cresciuti mentre Horeca soffre a tutt’ora.

[Fabio Zacà]

Con la pandemia, l’export del vino italiano ha vissuto un primo momento di confusione, poi pian piano è iniziata una reazione, forse per sopravvivenza, anche se le incertezze sono tante, per cui non è facile orientarsi e scegliere una nuova strategia. Credo che ci sarà comunque una scomparsa delle realtà aziendali più deboli.

[Ida Savoia]

Impatto grave e importante, se nell’immediato arginiamo, nel lungo termine la situazione diventa complicata e per questo si sta correndo alle strategie digitali o personale in loco. 

EXPORT – COME SI FA EXPORT

Gli export manager non si muovono più, le fiere e gli eventi/degustazioni direttamente dai clienti non sono possibili e anzi caldamente sconsigliati. Export digitale, ci credo e ci sto lavorando seriamente da marzo ma questa inversione di tendenza richiede nuove conoscenze e tempo. Il primo punto è un aggiornamento tecnologico e un orientamento al digital non solo come numeri ma anche strategie commerciale ed il secondo punto è temporale ossia nella modifica reale del nostro stato psicologico ad affrontare situazioni completamente diverse, sia di B2B che di B2C.

EXPORT – IMPATTO SULLE AZIENDE

Impatto economico di quote di mercato. L’Italia in alcune casi non ha perso quote di mercato già ottenute, es. USA e l'e-Commerce ha dato una mano. Quello che mi preoccupa molto con le piccole imprese è la difficoltà ad affacciarsi all’export in questa situazione. Se da una parte le aziende presenti riescono a mantenersi in equilibrio dall’altra parte non c’è crescita e questo crea un volano negativo.

[Natascia Antonioli]

- Durante l'estate abbiamo assistito ad un piccolo rimbalzo. Durerà?

Difficile pensare di tornare alla situazione di febbraio-aprile e dunque sono ottimista.

[Antonio Romeo]

Temo forte incertezza fino a primavera.

[David De Ranieri]

Ordini estivi sono legati ad export extra EU per festività Natalizie con coda del capodanno lunare asiatico. Sta ad aziende, importatori ed export manager farlo durare. L’uomo ha sete da quando nasce fino a quando muore, sta a noi farlo bere!

[Fabio Zacà]

Durerà se ci saranno strumenti pubblici concreti e aiuti reali per riadattare le strategie di marketing e di vendita al nuovo mondo. 

[Ida Savoia]

- Le dimensioni contano? Chi ha sofferto di più e chi sta soffrendo maggiormente gli esiti dell'emergenza sanitaria tra realtà medio-piccole (no gdo) e grandi aziende?

Come detto prima dipende molto dal modello distributivo di ogni azienda più che dalla dimensione; certamente le micro aziende che tendenzialmente vivono di HoReca, soffrono più di tutte le altre.

[Antonio Romeo]

Vedi sopra. E poi dipende molto dai mercati. Chi è molto esposto su singoli canali in crisi soffre molto (specie USA), chi è molto diversificato si salva.

[David De Ranieri]

Non credo al livellamento del mercato dettato dalla pandemia. Chi produce milioni di bottiglie godrà ancora di prezzi e credito presso fornitori e banche, le medio-piccole devono fare affidamento sulla loro capacità di vendersi ed essere conosciuti a livello nazionale e internazionale, nonostante ci sarà una stretta creditizia su tutti i livelli.

[Fabio Zacà]

Stanno soffrendo molto le realtà che hanno dato poca importanza al marketing, quelle che non hanno diversificato i canali di vendita, quelle che non hanno raccolto già da tempo i vari input sulla necessità di combinare i tradizionali strumenti di marketing con quelli più innovativi. Non sempre questo coincide con le realtà più piccole.

[Ida Savoia]

Tutti direttamente o indirettamente ne hanno risentito.  Si le dimensioni contano, Piccole aziende, specie quelle agricole sono quelle che si sono trovate impreparate con l’evento e-commerce. Conosco realtà che grazie al loro tessuto famigliare, presenza dei millennials in famiglia, sono riusciti a recuperare un po di spese grazie a l’eCommerce ma siamo lontani dai volumi precedenti l’epidemia. L’ho.re.ca non è stata sostituita con l’eCommerce. Altro punto i grandi aggregatori- piattaforme di vendita online di vino. ora sono sovraffollati ed ecco che le nicchie di prodotti non sono riconosciuti e si rischia di essere svalutati se non seguiti da digital strategist (che ovviamente sono costi per chi non ha una visione a lungo raggio o non riesce ad investire)

[Natascia Antonioli]

- In pochi erano strutturati per la vendita online e in molti sono corsi a creare wine shop online, spesso improvvisati e senza i tempi organici per una buona indicizzazione. Alcune nazioni erano già molto più avanti di noi in questo senso. E' plausibile pensare che parte dell'export venga reindirizzata verso l’ecommerce?

Assolutamente no! L’export è un’attività B2B e non si può gestire con l’e-commerce che non è da confondersi con relazioni forzate a distanza gestite temporaneamente tramite strumenti digitali. Chi ha improvvisato un servizio di e-commerce per correre ai ripari, si accorgerà che senza un’azione strutturata che parte da un progetto di marketing strategico,  porterà a casa poco e nulla. L’e-commerce è un canale di vendita a sé e come per tutti gli altri richiede studio, preparazione ed un piano di azione ben congegnato con investimenti dedicati. 

[Antonio Romeo]

Mio parere non peserà oltre il 10% mondiale anche nei prossimi 5 anni.

[David De Ranieri]

L’ecommerce deve essere parte integrante del mercato di una cantina, o vogliamo che Bezos inizi a fare il vino a marchio Amazon o Jack Ma quello a marchio AliBaba?!

[Fabio Zacà]

E’ plausibile che tutti credano che possa essere una strada, ma anche l’e-commerce va strutturato, va pianificato, non improvvisato; per cui potrebbe rivelarsi un falso mito e creare ulteriori danni per aziende che già stentano, con investimenti che non rientrerebbero. Certamente c’è e ci sarà una maggiore attenzione verso canali di vendita alternativi.

[Ida Savoia]

La vedo difficile. Per gli extra UE c'è la dogana di mezzo e per gli UE ci sono i DAA da fare e serve un deposito fiscale per il vino. O snelliscono a livello governativo le regole oppure spedire un cartone di vino negli usa ad un privato per me resta ancora dura, se non impossibile.

[Natascia Antonioli]

- Si sta concretizzando un importante aumento delle vendite, da marzo ad oggi, dei vini Premium e Super Premium (oltre alle fasce addirittura superiori del segmento luxury/icon) rispetto ai vini di fasce più basse. Confermate questo andamento? Perché i vini di fascia più alta subiscono meno la crisi?

Come in ogni altro settore, non è mai la fascia luxury che conosce crisi in momenti di difficoltà economica. È così da tempi immemori e sempre così sarà, tanto è vero che il capitale personale dei ricchi del mondo è in crescita.

[Antonio Romeo]

Concentrazione ricchezza e "sfogo" del lusso in pandemia.

[David De Ranieri]

Già in tempi pre-covid, gli studi (USA) dimostravano una polarizzazione del mercato, con una crescita del premium. Il vino purtroppo o per fortuna è diventato un oggetto di lusso.Non si beve il Dom o il Krug per il gusto di berlo, ma per necessita’ edonistica, così come negli anni 80 i Bordolesi presero piede negli USA, era da ‘ricco’ bere Bordeaux. Concludo dicendo che chi può permettersi una Ferrari lo farà nonostante qualsiasi crisi, allo stesso modo con i vini premium.

[Fabio Zacà]

Quali credete possano essere le soluzioni per limitare i danni a livello di export?

Investire nei mercati in cui si è già presenti per crescere lì il più possibile perchè al momento, salvo rare eccezioni, gli importatori tendono a non inserire nuove referenze in portfolio e ogni investimento in quella direzione sarebbe dispersivo e fin sprecato. Prevedere in azienda un  export manager qualora non lo si abbia ed elaborare una strategia di marketing corredata da un business plan per pianificare già da ora i prossimi passi in termini di export. Le aziende del vino tendono a non pianificare diversamente da quelle del food e c’è un grande bisogno di portare nel comparto professionalità di marketing/vendite esperte che mancano come l’aria.

[Antonio Romeo]

I danni nel breve per pandemia si affrontano premiando ed investendo su solo i clienti migliori. Nel lungo termine si deve sviluppare e diffondere la cultura specifica del vino italiano.

[David De Ranieri]

Viaggiare sarà difficile, molto affidamento dovrà essere fatto su agenzie governative in loco, Delegazioni commerciali diplomatiche in seno alle ambasciate, ICE, Sace, etc, e affiancare TLEM (Temporary Local Export Manager) sui mercati farà molta differenza.

[Fabio Zacà]

Per limitare i danni ci vorrebbero concreti aiuti pubblici alle aziende, ma non per sostenere le vendite, bensì per far comprendere loro come si sta evolvendo il mercato mondiale e quindi evitare che le aziende nel tentativo di risollevarsi investano in un e-commerce improvvisato o nella ricerca di nuovi partner in mercati completamente sconosciuti.. Insomma, ci vorrebbero attività efficaci di formazione sull’export per evitare improvvisazioni che causano ulteriori danni economici.

[Ida Savoia]

export

Ringrazio Alessandro Satin e i suoi colleghi, nonché soci di UniExportManager, Ida Savoia, Natascia Antonioli, David De Ranieri, Antonio Romeo e Fabio Zacà per la disponibilità e per aver delineando un quadro dettagliato ed esaustivo della situazione odierna e delle prospettive future da diversi punti di vista.

Non resta che sperare che il mondo del vino italiano riesca a tenere botta e a dimostrare ancora una volta quanto la qualità e l'identità dei nostri vini rappresentino valori che neanche una crisi di questo calibro può mettere in discussione. 

F.S.R.

#WineIsSharing

lunedì 12 ottobre 2020

La cantina Le Gode e il suo "clos" di Brunello di Montalcino a Montosoli

E' annoso il dibattito riguardo un'eventuale zonazione dell'areale del Brunello di Montalcino e probabilmente se ne parlerà ancora per molti anni, ma se c'è una zona che si è meritata, storicamente parlando, l'onore e l'onere di essere definita “Cru” quella è, senza tema di smentita, la collina di Montosoli.
cantina le gode montalcino montosoli

E' proprio a Montosoli che voglio portarvi e più precisamente in una piccola azienda a conduzione familiare che vede tutti i propri vigneti affondare le radici nel “grand cru” del Brunello: l'azienda agricola Le Gode.
Siamo nella zona nord di Montalcino, in un contesto dall'intatta e integra biodiversità, con i vigneti dell'azienda letteralmente abbracciati dal bosco. Anche per questo Le Gode hanno deciso di aderire alla certificazione biologica, ufficiale dalla vendemmia 2019.
vigna montosoli cru brunello le gode

Facendo un salto nel passato e parlando degli albori di questa realtà fu Ilano Ripaccioli, più di 60 anni fa, ad acquisire i primi terreni in questa zona già nota per la sua vocazione. La svolta, però, avvenne nel 1997 grazie all'ingresso in azienda di Claudio Ripaccioli che ha implementato la qualità attraverso l'attenzione costante dalla vigna alla bottiglia. Oggi ad accoglieremo è Carlotta, che con suo cugino Federico, rappresenta la terza generazione de Le Gode. Carlotta è giovane e intraprendente e se l'azienda oggi è ancor più conosciuta di quanto lo fosse qualche lustro fa è anche merito della spinta in termini commerciali e di comunicazione che lei ha saputo dare negli ultimi anni.
vigne montosoli brunello

Con i suoi 6,28 ettari di vigneto, tutti iscritti a Brunello e tutti – come già accennato – sulla collina di Montosoli l'azienda Le Gode è, a mio parere, una delle realtà più interessanti per vocazione del parco vigne e per la crescita qualitativa che ha palesemente avuto nelle ultime annate, con ancora margini di miglioramento che, a giudicare dagli assaggi da botte, stanno per essere confermati in bottiglia.
cantina le gode montalcino

Poche le bottiglie prodotte, ca. 30.000 bottiglie, tra Rosso e Brunello di Montalcino. Con il nuovo “cru” Vigna Montosoli 2015, nato per festeggiare la 20ma vendemmia. Un cru che, in realtà, ha più le dinamiche produttive di un “Clos” in quanto viene realizzato con le uve che di una sola piccola parcella della vigna vecchia dell'azienda, ovvero quella più in alto, che io immagino racchiusa da immaginari muretti a secco. Un vino che coniuga in maniera ponderata ed elegante la potenza dell'annata con l'eleganza di Montosoli. Un corpo importante ma non eccessivo e un nerbo che permette una dinamica di beva agile, con una trama tannica ben delineata, seppur in giusta evoluzione, a garantire un finale di sorso senza intoppi. La nota ematica che permane al palato è distintiva.

La piccola ma funzionale cantina è stata ultimata nel 2006 e tata costruita nel 2006, ma l'azienda è in continuo divenire e nei progetti di Carlotta e della sua famiglia ci sono nuovi spazi dedicati sia alla vinificazione che all'accoglienza.

Tra i vini che ho avuto modo di assaggiare ho deciso di condividere con voi le mie impressioni sulle annate in commercio, nonostante la carrellata di vecchie annata (sia di Brunello che di Rosso) mi abbiano piacevolmente colpito per la tenuta e per la profondità, a conferma del fatto che quest'azienda è tra le poche a poter vantare più di 20 anni di storia con già mire qualitative importanti.
degustazione in cantina le gode

Rosso di Montalcino 2018 – Le Gode: espressione di frutto fresca ed integra, con la viola a farsi intrigare da una lieve spiezia nera, giusto preludio per un sorso che entra sicuro per poi distendersi in maniera disinvolta e chiudere saporito, senza eccessivi grip tannici. Un Rosso da bere oggi con grande piacevolezza ma che non teme di essere dimenticato in cantina per poi essere ritrovato e stappato dopo qualche annetto.

Brunello di Montalcino 2015 – Le Gode: un naso che a qualche mese dall'anteprima ha deciso di aprirsi e di svelare la propria indole, senza più remore e senza più timidezza alcuna. Un vino pieno, fiero di essere frutto di un'annata solare e di aver mantenuto un grande equilibrio maturativo. Note lievemente balsamiche e un pizzico di spezia nera lo rendono ancor più complesso. Intenso il sorso, muscolarmente tonico e dal passo lungo e cadenzato. La trama tannica è fitta e già ben definita.
Il finale di terra e ferro richiama percezioni umami. Tra le migliori 2015 della denominazione.
Brunello Montosoli le gode

Del Brunello Vigna Montosoli 2015 ho già accennato qualcosa, ma oltre a vederlo come il grande vino da invecchiamento dell'azienda lo vedo come la massima espressione dell'identità di questa realtà interamente dedita a questa collina. La 2016 sarà l'anno della svolta per molti ma ancor di più per Le Gode che verserà nei vostri calici vini che alla consueta struttura e solarità aggiungeranno maggior slancio ed eleganza. Intanto, però, “godiamoci” (scusate il gioco di parole) le fiere 2015 e il dinamico Rosso 2018.
carlotta ripaccioli

Una piccola realtà che da anni antepone la territorialità ai vizi di forma indotti da mere dinamiche commerciali. Con l'avvento delle nuove leve ho avuto la sensazione che il percorso de Le Gode verso la massima espressione dei propri vigneti sia ancor più evidente.





F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 9 ottobre 2020

MERCATO FIVI 2020 RINVIATO AL 2021, MA...

Neanche una settimana fa condividevo l'iniziativa legata al lancio del video di "Ampelio" logo della FIVI che ha preso vita in un'animazione volta a raccontare il mestiere di vignaioli e vignaiole. Parlavo al condizionale del prossimo Mercato dei Vini ma ero davvero speranzoso di ritrovare vignaioli indipendenti e amanti del vino a Piacenza, nonostante l'emergenza sanitaria. E invece...  è arrivata la decisione di procrastinare l'evento al 2021. 
Quindi niente Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI ma delle iniziative che cercheranno, comunque, di tenere alto lo spirito degli appassionati e permetteranno ai vignaioli di raccontarsi in maniera più intima là dove il vino nasce. Il tutto nel rispetto delle norme di distanziamento sociale.
mercato fivi rinviato covid

Vi lascio al C.S. appena arrivato:

Il 29 novembre Una domenica dal Vignaiolo nelle cantine e tre Mercoledì da Vignaioli nei Punti di Affezione

La decima edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti a Piacenza è stata rimandata al 2021 a causa dell’aggravarsi della situazione emergenziale legata al Covid-19. La decisione della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti è stata presa, in accordo con Piacenza Expo, considerando l’attuale aumento dei contagi e il periodo in cui si sarebbe svolto il Mercato.

Domenica 29 novembre tuttavia, data in cui avrebbe dovuto tenersi la manifestazione a Piacenza, la Federazione dei Vignaioli ha indetto l’iniziativa Una domenica dal Vignaiolo: una giornata in cui i Vignaioli Indipendenti aderenti ospiteranno nella propria cantina i colleghi di altre zone d’Italia e apriranno le porte ai visitatori.

“La voglia di non arrendersi – afferma la presidente FIVI Matilde Poggi - e di dare un forte segnale di ripresa ci ha spinto questa estate a confermare le date di novembre 2020 del Mercato dei Vini. Dopo lunghe e sentite riflessioni ha prevalso però la convinzione che in questo momento la sicurezza e il buonsenso debbano avere la priorità. Facciamo la nostra parte evitando gli assembramenti, ma non rinunciamo alla possibilità di creare occasioni alternative di incontro con sostenitori e appassionati più sicure e contenute”. 

Sulla stessa lunghezza d’onda l’Amministratore Unico di Piacenza Expo Giuseppe Cavalli che ribadisce l’impegno comune: “Piacenza Expo e FIVI continuano la collaborazione e sono già al lavoro per pianificare l’edizione 2021. In questo particolare periodo, ancora carico di incertezze per i grandi eventi fieristici, si è ritenuto intelligente non prevedere a fine novembre di quest’anno la decima edizione. Un appuntamento solo rimandato per gli oltre 700 vignaioli che avevano già dato la loro adesione come espositori”. 

Altri tre appuntamenti, pensati per mantenere vivo il legame tra Vignaioli e appassionati, si svolgeranno durante il mese di novembre. Il 4, 11 e 18 ci saranno i Mercoledì da Vignaioli, serate d’incontro nei Punti di Affezione FIVI, ovvero le enoteche e i ristoranti che vendono e sostengono i vignaioli FIVI. Un Mercoledì da Vignaioli, è il progetto nato quattro anni fa per poter assaggiare i vini e spiegare ad appassionati, ristoratori e sommelier la realtà dell’associazione, chi sono i Vignaioli Indipendenti, cosa fanno e quali sono le diverse storie che stanno dietro a ogni bottiglia.


Non ci resta che andare a trovare i vignaioli nelle proprie cantine, cercando di sostenerli con la solita voglia di assaggiare e di acquistare i vini che da anni ci propongono a Piacenza. Infondo, se questo rinvio avrà come effetto quello di spingere gli affezionati del Mercato FIVI a girare ancor di più per vigne e cantine, ben venga! Ovviamente il rammarico è tanto e la speranza di ritrovarsi nel 2021 senza limitazione alcuna ci accompagnerà ancora per mesi!

F.S.R.

#WineIsSharing

 

giovedì 8 ottobre 2020

Tenute Ledda - Vigne e vini dal mare al vulcano in Sardegna

Il mio amore spassionato per la Sardegna e per le sue vigne è, ormai, noto ma c'è un passaggio del mio lungo e attento percorso alla scoperta della terra sarda che ho condiviso solo in parte e che oggi vorrei approfondire come merita.

tenute ledda

Parlo dell'incontro con Andrea Ledda, imprenditore sardo che dalla rinnovata passione per la vigna e per il vino. Il Sig. Ledda è un uomo distinto, sulla settantina, forte di esperienze nel mondo dell'imprenditoria nel campo dell'arredamento, ma è ancor prima un uomo fortemente attaccato alla sua terra e alle sue origini che lo vedevano vivere la campagna di Bonnanaro sin da bambino.
monte santu ledda

Origini che, parlando con Andrea, assumono le sembianze di vere e proprie radici, che pur essendo state allungate in lungo e in largo non hanno mai lasciato quei terreni. E' per questo che da qualche anno la sua mission (per utilizzare un termine mutuato proprio dal mondo dell'imprenditoria) è quella di tornare alla terra con una visione prospettiva attuale e consapevole, al fine di valorizzare territori a lui cari attraverso l'impianto di vigneti nelle zone più vocate dai quali produrre vini dalla spiccata identità.

andrea ledda vino
Fonte: La Nuova Sardegna

Ecco nascere, così, le Tenute Ledda che comprendono tenimenti in zone differenti dell'isola. Nello specifico:

- un vigneto unico per la Sardegna per altitudine e matrice di terreno, a 745 metri slm sul vulcano spento di Monte Pèlao, fra Borutta, Bonnanaro, Thiesi, Bessude e Siligo. Basta salire fino a più di 700m slm, sulla cima del vulcano. per rendersi conto di quanta lungimiranza e sana follia ci siano volute per impiantare quel vigneto e, ancor prima, per arrivare a scegliere quel luogo per dar vita a questo progetto. Vi dico solo che tutti i muretti a secco che incontrerete, semmai avrete l'opportunità di visitare questo unicum enoico, sono stati “smontati” e rifatti di sana pianta per permettere ad una particolare macchina capace di macinare la pietra lavica al fine di formare il “letto” del nuovo vigneto che ospita varietali autoctoni. Da questo vigneto vengono prodotti vini che definire vulcanici potrebbe sembrare generico ma che, in realtà, vantano profili minerali unici nel loro genere, in virtù anche del fatto che non abbiamo grandi termini di paragone di termini di coltivazione di questi varietali in contesti pedoclimatici di questo genere. La grande fertilità, il sole che non manca mai e, soprattutto, le grandi escursioni termiche permettono un grande equilibrio acido/strutturale e un'esposizione aromatica molto nitida. Il Vermentino di Sardegna Doc Azzesu è, senza tema di smentita,  il Vermentino più interessante dell'intera isola per identità territoriale e per il grande ed armonico connubio fra la forza del vulcano e la freschezza dell'altitudine, fra la spinta espressiva del varietale e la finezza di un'interpretazione rispettosa del luogo in cui nasce e del concetto di vino che Ledda vuole portare in bottiglia.

vigneto vulcano pelao sardegna ledda

- In zona Ledda ha da tempo anche altri due vigneti, uno di sei ettari a Monte Santu e un altro di tre a Su Campu. In paritcolare il vigneto di Monte Santu rappresenta il cuore dell'azienda, in tutti i sensi, in quanto il Mejlogu (che significa “terra di mezzo”, dalla storia nuragica antichissima, e che storicamente vantava più di 1000ha di vigneto) è l'area dalla quale tutto è nato. Siamo sul crinale meridionale di un maestoso massiccio calcareo, a 400 metri di altezza, e l'occhio si perde nello scorgere i 6 ettari di vigneto che affondano le proprie radici in uno strato di argilla che sostiene un banco di sabbia silicea. Qui sono state impiantate uve Moscato, Vermentino, Cannonau, Muristellu. Il Cannonau di Sardegna Doc Cerasa (nome che evoca l'importanza della coltivazione delle ciliege in questa zona) è un benchmark per comprendere in maniera esaustiva e senza tema di smentita la vocazione di questo territorio. Un vino dai profumi fieri e intriganti, pieni nel frutto, arricchiti da note balsamiche mediterranee e lievemente speziate. Il sorso si presenta intenso ma non eccessivo nell'ampiezza; preferisce distendersi con notevole slancio e fine eleganza. Il tannino è appena percettibile e il finale sa di terra e di mare.

bonnanaro cantina
- Vigna Matteu a Cannigione, nelle campagne di Arzachena, dove Andrea Ledda ha da pochi anni acquisito la tenuta dapprima di Sebastiano Ragnedda fondatore del Capichera, riuscendo ad evitare che anche questa splendida realtà finisse in mani russe. E' impossibile non lasciarsi incantare dalla vista che alterna il mare a scogli granitici che si fanno montagne e proteggono le vigne dai venti, ma è solo camminando senza sosta al di là di un dosso che scorgo un altro appezzamento in cui le vigne vengono cinte da macchia mediterranea nella più autentica e rispettosa delle posizioni. Ad ogni passo continuavo e pensare “con questi terreni, questa escursione termina e questa consapevolezza nella disposizione e nell'allevamento degli impianti non può che venir fuori un grande vino”. E quel vino è il Vermentino di Gallura DOCG Soliànu è un compendio di sole, mare e granito. Luminoso nel frutto, sferzante nelle note di salsedine e pietra bagnata, la struttura è ben bilanciata dalla spina acida e il finale non può che essere fortemente sapido.
vigna matteu capichera ledda

Dopo aver “toccato con mano” le peculiarità uniche dei terroir delle Tenute Ledda non è stato difficile capire perché il principio dell'azienda non solo è quello della vinificazione separata di ogni vigneto ma anche di arrivare in bottiglia con le espressioni integre e distinte di ciascuna tenuta.

wine blogger saverio russo

Inutile dire che nei vini prodotti sul vulcano freschezza e mineralità si fondono in maniera estremamente naturale con una struttura forte e fiera. Vini di grande dinamicità che si distinguono da qualsiasi altra espressione di quegli stessi varietali altrove sull'isola.

vini ledda

Una realtà quella creata da “0” da Andrea Ledda, che stupisce passo dopo passo, vigna dopo vigna e vino dopo vino per l'integrità e la convinzione con le quali ogni scelta è stata fatta. Un “blend” di passione e consapevolezza, di tradizione e lungimiranza che si riversa in ogni vino prodotto.

Concludo con un particolare ringraziamento ad Andrea Pericu, "braccio destro di Andrea Ledda, che ha organizzato i miei tour nei vigneti delle Tenute Ledda in maniera impeccabile, dimostrando grande passione e professionalità da vendere.


F.S.R.

#WineIsSharing

mercoledì 7 ottobre 2020

Il logo FIVI prende vita e ci accompagnerà al prossimo Mercato dei vini dei Vignaioli di Piacenza?

Sin dalla prima edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti ho seguito e apprezzato le evoluzioni della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), l'associazione nata nel 2008 con lo scopo di rappresentare la figura del Vignaiolo di fronte alle istituzioni, promuovendo la qualità e autenticità dei vini italiani.

logo fivi ampelio video

 "Il Vignaiolo FIVI coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta". 

Nella speranza di ritrovare parte dei 1300 i produttori associati alla 10ma edizione del Mercato dei vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI che si terrà a Piacenza da 28 al 30 novembre, condivido con voi l'iniziativa lanciata da pochi giorni che vede come protagonista Ampelio, il logo simbolo di questa virtuosa unione di uomini e donne che ogni giorno dedicano la propria vita alle proprie vigne e ai propri vini.

mercato fivi 2020

Con un video animato inedito parte il progetto a sostegno del principale simbolo dei Vignaioli Indipendenti. Il protagonista è Ampelio, colui che cura la vigna

Il logo della FIVI, un vignaiolo che porta sulla testa un cesto di uva e la cui ombra diventa bottiglia, è il protagonista del nuovo video di animazione voluto dalla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti e firmato da Corrado Virgili. La campagna è stata ideata per promuovere e far conoscere il logo, apposto sulle bottiglie dei soci a identificazione di un vino prodotto da un Vignaiolo Indipendente, ovvero colui che gestisce le proprie vigne e segue la filiera di produzione in tutte le sue fasi. La campagna, social e non solo, coinvolgerà soci e appassionati nella diffusione del video secondo uno spirito di comunità e condivisione.

“Apportare alle proprie bottiglie il logo FIVI garantisce che quello è un vino prodotto integralmente da un Vignaiolo – afferma Lorenzo Cesconi, vicepresidente della Federazione - Il logo ben visibile sulle bottiglie è una fortissima rivendicazione d’identità. Non si tratta solo di un marchio, ma di un simbolo: è come una stretta di mano tra chi compra e il Vignaiolo. FIVI è stata tra le prime associazioni, se non addirittura la prima, a mettere il proprio logo distintivo sulla bottiglia, prova di grande convinzione e di forte senso di appartenenza. Perché essere Vignaiolo è un modo di produrre, di essere, di vivere. Con questo video speriamo di arrivare nelle case dei consumatori per far capire loro il nostro lavoro e aiutarli nella scelta quando devono acquistare un vino. Perché se vedi quel logo sulla bottiglia, sai cosa prendi”.

Il protagonista assoluto della campagna è Ampelio, il vignaiolo del logo FIVI, così chiamato per il significato greco del termine greco Αμπελιος, ovvero “colui che cura la vigna”. Nel video Ampelio prende vita, esce dal logo e si mette al lavoro. Il vignaiolo FIVI infatti non segue solo tutta la filiera, ma è anche interprete di una viticoltura che si prende cura del territorio e che vuole farsi custode della tradizione.

Il video è stato realizzato da Corrado Virgili, da oltre 25 anni nel settore della computer grafica, che vanta collaborazioni con le più importanti produzioni di cinema di animazione italiane e con Rai TV. È stato Art Director e Direttore della Fotografia alla produzione del film campione di incassi Winx club - Il segreto del Regno Perduto e nel 2011 candidato al premio David di Donatello nella categoria VFX.


Non ci resta che sperare che l'emergenza sanitaria covid-19 non ci impedisca di ritrovarci tutti al prossimo Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti Fivi, magari senza poterci ancora abbracciare ma con la voglia di condividere assaggi ed emozioni enoiche che solo quel contesto sa dare.


F.S.R.

#WineIsSharing

giovedì 1 ottobre 2020

Elaisian - Una App per monitorare i vigneti e ottimizzare gestione, trattamenti e costi

Il clima sta cambiando e le produzioni agricole, con i processi produttivi attuali, tenderanno a scarseggiare nei prossimi decenni.
La popolazione mondiale passerà dai circa 8 miliardi di persone del 2019 ai 9,7 miliardi previsti per il 2050. (fonte: World Population Prospects).
Il rapporto esistente tra agricoltura e tecnologia si sta rafforzando e sta crescendo a ritmi molto rapidi nell’ultimo decennio.
L’unione tra questi due ambiti, apparentemente lontani, sta trainando il settore agricolo verso un maggior efficienza, sia in termini produttivi che di benessere ambientale e dei lavoratori. Oltre all’aumento della richiesta di cibo, l’introduzione di nuovi patogeni e/o l’adattamento di quelli esistenti alle nuove condizioni ambientali, nonché la ridotta resistenza delle piante, porta ad ingenti perdite di prodotto che, in alcuni anni, causeranno forti oscillazioni della produzione agricola mondiale.
meteo vigne app

Elaisian è nata per migliorare l’efficienza de processi produttivi in agricoltura.

È una startup innovativa che si occupa di monitoraggio di oliveti e vigneti e si prefigge come obiettivo principale il supporto continuo all’agricoltore, grazie all’uso di modelli previsionali per la prevenzione dei patogeni e all’utilizzo di immagini satellitari per il monitoraggio della vegetazione.

Agricoltura 4.0 - La tecnologia al servizio dell’agricoltura.

I servizi tecnologici a disposizione dell’Agricoltura 4.0 sono rappresentati principalmente dall’Internet of Things a dai Big Data Analytics; lo sviluppo parallelo di questi due ambiti porta alla cosiddetta Agricoltura Interconnessa o Internet of Farming. Quest’ultima, insieme all’Agricoltura di Precisione (immagini satellitari, sensoristica, ecc…), rappresenta il successo dell’Agricoltura 4.0.
L’uso di tali tecnologie permette di elaborare un’elevata mole di dati, ottenendo una gestione precisa ed accurata dei terreni agricoli grazie a processi automatizzati ed integrati.
centraline meteo in vigna elaisian

Oggi il mercato dell’Agricoltura 4.0 in Italia vale tra i 370 e i 430 milioni euro. (fonte: osservatorio OSAF)
Oramai il tema dei cambiamenti climatici è all’ordine del giorno e, per quanto riguarda l’agricoltura, tale situazione sta già mettendo alla prova i produttori agricoli.
Le piante, abituate a secoli di lenti cambiamenti, stanno subendo un’accelerazione improvvisa nelle loro caratteristiche, sia di resistenza ai patogeni che di adattamento alle “nuove” condizioni climatiche.

Il “modello Elaisian”: i modelli previsionali per il controllo dei patogeni


In Italia, tra le soluzioni adottate in Agricoltura 4.0, i Sistemi di Supporto alle Decisioni (DSS - Decision Support System) ne rappresentano circa il 31%.
Periodi sempre più lunghi di aridità e giornate o periodi continui con piogge intense aumentano gli stress delle piante e rendendole anche più suscettibili ai patogeni.
In particolare, in viticoltura sono presenti patogeni fungini molto dipendenti dall’acqua come la peronospora (Plasmopara viticola), l’oidio (Oidium tuckeri/Erysiphe necator) e la botrite (Botrytis cinerea).
Questi patogeni sono regolati essenzialmente, in diversa misura, dai ritmi di umidità, temperatura e bagnatura fogliare.
Elaisian utilizza algoritmi di proprietà che rappresentano il fulcro dei modelli previsionali. I dati vengono registrati ogni mezz’ora da una stazione meteo, installata direttamente sul terreno in esame; ogni stazione copre circa 25 ha (media nazionale). 
Il team di Elaisian è in grado di prevedere la presenza dei patogeni in campo già una settimana in anticipo. Questo perché Elaisian ha creato degli algoritmi ad hoc, specifici per ogni patogeno, che, grazie alla continua ricerca e all’aumento dei dati in archivio, è in grado di calibrare con sempre maggior precisione.
Infatti, grazie anche all’uso di dati storici è possibile ricostruire l’andamento climatico degli ultimi anni e prevederne l’andamento futuro.

E come possono essere letti questi Big Data?

Come molte delle soluzioni tecnologiche sul mercato, viene utilizzata una App (utilizzabile sia da PC che da smartphone) per permetterne una facile lettura. Il cliente, tramite accesso personale, viene informato giornalmente in merito alle condizioni delle sue coltivazioni potendo visualizzare: previsioni a 5 giorni, notifiche, alert, trattamenti eseguiti e la posizione della stazione.
I modelli previsionali proposti da Elaisian permettono quindi un monitoraggio continuo sia dell’accrescimento delle piante e che dello sviluppo dei patogeni. 
L’app genera notifiche per le situazioni non gravi, come le fasi di accrescimento della pianta e gli stadi di accrescimento dei patogeni non dannosi per le piante. Quando invece i patogeni si trovano in uno stadio potenzialmente dannoso per la pianta il cliente viene avvisato con messaggi chiamati alert, sia sulla app sia sul telefono via sms.

Ed è qui che entra in gioco la funzionalità di Elaisian!
Elasiain app vigna

Il servizio di previsione permette di prevedere attacchi patogeni fino a 7 giorni permettendo agli agricoltori di intervenire nel momento esatto per un corretto controllo delle malattie.
Il sistema permette un risparmio sia in termini economici che ambientali, grazie alla riduzione dei trattamenti fitosanitari durante l’anno, riducendo così anche la manodopera necessaria.
Inoltre, grazie all’uso di immagini satellitari viene monitorata la variazione mensile delle condizioni vegetative delle piante. Il team di Elaisian, grazie ai dati raccolti mensilmente e ai dati in archivio, elabora un report mensile dove mostra al cliente la condizione attuale del campo, la sua variazione rispetto ai mesi precedenti e i possibili sviluppi futuri, consigliandone gli interventi.
app meteo vigna

Tale servizio risulta utile come supporto alle decisioni relative alle concimazioni, agli apporti irrigui e anche alla presenza di patogeni in determinate aree del campo.

Infine, Elaisian offre una consulenza agronomica continua per supportare l’agricoltore nell’analisi delle informazioni presenti nell’app e per consigliare i migliori interventi sulla base dei dati a disposizione e delle peculiarità di ogni singola azienda.

Il servizio è disponibile già in diverse nazioni tra cui: Italia, Spagna, Grecia, Marocco, USA, Cile e Uruguay.

II progetto di Giovanni Di Mambro e Damiano Angelici mi ha entusiasmato sin dall'avvio della loro Startup. Quindi, oggi, in vista della nuova stagione vitivinicola il mio consiglio è quello di prendere in forte considerazione l'idea di usufruire del monitoraggio e del Sistema di Supporto alle Decisioni di Elaisian.

Potete contattare lo staff di Elaisian ai seguenti indirizzi via email a: info@elaisian.com.


F.S.R.

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