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venerdì 11 giugno 2021

L'emancipazione del Roero - Un rinascimento enoico all'insegna dell'identità, dell'integrità e della finezza

Ci sono areali, nell'enografia italiana, che meritano molta più attenzione di quella che hanno, in quanto capaci di crescere in termini qualitativi senza ledere l'integrità del proprio contesto vitivinicolo e paesaggistico, facendo leva sulla propria peculiare identità. Uno di questi areali è, senza tema di smentita, il Roero, territorio che sta vivendo un momento di grande rivalsa, concomitante con una rinnovata consapevolezza della propria vocazione da parte dei produttori locali.
Siamo in provincia di Cuneo, in un ampio lembo di terra situata a Nord di Alba, sulla sponda sinistra del Tanaro, tra la pianura di Carmagnola e le basse colline dell’Astigiano.
La viticoltura roerina affonda le radici nella notte nei tempi, facendo risalire le prime testimonianze storiche all'epoca etrusca.
roero vigneti docg
Nel mio ultimo focus territoriale, però, ciò che mi interessava valutare e approfondire non era il passato del Roero, bensì lo stato dell'arte delle sue due denominazioni, due facce di uno stesso territorio capaci di esprimersi con grande nitidezza e riconoscibilità: il Roero Arneis Docg e il Roero (Rosso) Docg.
Come molti di voi sapranno, la base ampelografica delle due Docg del Roero è composta prevalentemente da Nebbiolo e Arneis.

Secondo quanto stabilito dal disciplinare, la denominazione “Roero” – senza altra specificazione – è riservata ai vini rossi ottenuti da uve Nebbiolo per un minimo del 95%. Possono inoltre concorrere alla composizione del Roero, congiuntamente o disgiuntamente, le uve provenienti da vitigni a bacca rossa non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte, fino a un massimo del 5% (ma la stragrande maggioranza del Roero è in purezza).

La denominazione “Roero Arneis” è invece riservata al vino bianco ottenuto da uve Arneis, per un minimo del 95%. Possono inoltre concorrere, congiuntamente o disgiuntamente, le uve provenienti da vitigni a bacca bianca non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte fino a un massimo del 5%. Come nel caso del Roero, il Roero Arneis Docg è solitamente un Arneis in purezza.
vigneti roero nebbiolo

La Docg Roero è riservata alle seguenti tipologie e menzioni:

Roero

Roero riserva

Roero Arneis

Roero Arneis spumante

Vigne incastonate in un contesto di grande biodiversità, patrimonio dell'UNESCO dal 2014, in cui boschi, frutteti e seminativo e qualche caparbio allevamento si alternano rievocando la conformazione delle aziende agricole d'un tempo.
Orograficamente parlando, caratteristiche e suggestive sono le Rocche, veri e propri canyon profondi fino ad oltre 100m, che tagliano il territorio da sud-ovest a nord-est, da Pocapaglia a Montà, dividendo i suoli continentali, a base di ghiaie e argille fluviali, da quelli di origine marina, dove la vite trova le sue condizioni ideali.

Per valorizzare ulteriormente il territorio e le singole identità dei “cru” dell'areale, dal 2017 è stata approvata la zonazione ufficiale del Roero. Eccovi le 135 MGA (menzioni geografiche aggiuntive) di cui 19 menzioni comunali che i produttori roerini possono rivendicare in etichetta:
mappa mga roero cru


Comune di Vezza d’Alba

Bastia

Colla

Crocetta

Madernassa

Montebello

Patarun

Pioiero

Reala

Rurey

San Quirico

Sanche

Sant’Anna

Tanone

Torion

Valmaggiore

Comune di Montaldo Roero

Muschiavin

Sacargena

San Giacomo

San Rocco

Sicurana

Torre

Comune di Guarene

Cortine

Croera

Madernassa

Montebello

Soarme

Comune di Priocca

Betlemme

Bric Mortariolo

Bricco Genestreto

Cascinotto

Castellero

Madonna delle Grazie

Sabbione

San Siverio

Verinera

Comune di Corneliano d’Alba

Bricco della Quaglia

Cumignano

Reala

Surie

Val di Stefano

Comune di Sommariva Perno

Loghero

Tavoleto

Comune di Magliano Alfieri

San Bernardo

Trono

Comune di Santa Vittoria d’Alba

Coste Anforiano

Scorticato

Comune di Baldissero d’Alba

Costabella

Valmezzana

Comune di Santo Stefano Roero

Anime

Bricco Braida

Gorrini

Le Coste

Madonna delle Grazie

Mombeltramo

Monfriggio

Reina

Rivetto

San Grato

San Michele

Sant’Antonio

Comune di Montà

Bric Bossola

Bric Valdiana

Bric del Medic

Caialupo

Corso

Lamonta

Montebeltramo

Morinaldo

Parere

Piloni

Sterlotti

Tucci

Valteppe

Comune di Pocapaglia

Bricco delle Passere

Montalbano

Mormoré

Sanbod

Vis Pautass

Comune di Govone

Monteforche

Peiroletto

Trinità

Comune di Piobesi d’Alba

Bric Paradiso

Bricco di Piobesi

Buonagiunta

Canorei

Garbiano

Montiglione

Rivera

Sassonio

Comune di Castellinaldo d’Alba

Baroni Incisa

Corchesi

Fontane

Leschera

Madonna dei Cavalli

Rocca Cerreto

Roncaglia

San Carlo

San Salvario

Serra Zoanni

Comune di Castagnito

Cortine

Croera

San Quirico

Serra

Soarme

Trono

Comune di Canale

Anime

Ciriango

Granmadre

Loreto

Madonna dei Cavalli

Mombeltramo

Mombirone

Mompellini

Mompissano

Montorino

Oesio

Patarun

Pecetto

Rabini

Renesio

Renesio Incisa

Renesio Montorone

Renesio Valbellina

Rivetto

Roncaglia

Roncaglie

S.S. Trinità

San Defendente

San Michele

San Vittore

Sant’Anna

Santa Margherita

Sru

Tanone

Volta

Comune di Monteu Roero

Anime Nere

Bastia

Bric Nota

Bric Rossino Vadonia

Bricco Braida

Canton Sandri

Ciabot San Giorgio

Gaiuccio

Occhetti

Occhetti Castelletto

Occhetti San Pietro

Occhetti Violi

Prachiosso

Rivetto

Sacargena

San Michele

San Vincenzo

Sanche

Sant’Anna

Santa Margherita

Serra Lupini

Sru

Comune di Monticello d’Alba

Casa’

La Valle

Malapessina

Roncaglie


Ciò che ho potuto verificare con i miei occhi, durante l'ultimo tour fra i vigneti locali, è la variabilità dei terreni.
Terre sicuramente più giovani rispetto a quelle della Langa, che restando sommerse per più tempo hanno mantenuto uno strato di sabbie marine che che rappresenta la matrice predominante in molti dei suoli vitati.
Sabbie più o meno mescolate all'arenaria, con inserti di calcare e argilla in proporzioni variabili. Più rare ma presenti le ghiaie.
Più in generale le due macro tipologie di suolo sono quella più sabbiosa di origine marina, ricco di fossili e povero di calcare; quella limosa grigio-bluastra, più calcarea e argillosa. Non mancano, avvicinandosi alla zona del Barbaresco, inserzioni di gesso affioranti e presenza delle marne di Sant'Agata, conformazione più tipica delle Langhe.
rocche roero sabbie
Il clima del Roero è da considerarsi di tipo semi-arido, sia per la quantità moderata di precipitazioni concentrate prevalentemente in autunno e inverno, sia per l'alta capacità drenante della maggior parte dei terreni. Quello che potrebbe sembrare un problema, in realtà rappresenta un vantaggio per la viticoltura roerina che ha visto cambiare meno di altre la propria attitudine agronomica, essendo già abituata a dover trovare equilibri con scarsità d'acqua. Va da sé che, anche in questo territorio, l'accumulo di riserve idriche durante l'inverno e l'inizio di primavera diventa fondamentale, tanto quanto le scelte agronomiche relative ai portainnesti, alla densità di impianto, al carico produttivo, soprattutto alla gestione della parete fogliare.

Fondamentali, sia per l'Arneis che per il Nebbiolo, le notevoli escursioni termiche giorno-notte garantita dalla vicinanza alle Alpi.

Le due anime del Roero: Arneis & Nebbiolo

L'Arneis rappresenta l'anima bianca, fresca, dinamica e salina del Roero. Un'uva capace di dare origine a vini che vanno ben oltre i dati analitici, compensando la non eccessiva acidità con percezioni fresche di fiore e di frutto che in evoluzione virano verso una mineralità spiccata e sorsi, slanciati e sapidi, ma difficilmente esili, data la buona struttura che molti degli Arneis riescono ad ottenere. Equilibri che solo in questi terreni e con queste particolari condizioni, unitamente alla sensibilità dei produttori, l'Arneis può raggiungere. L'Arneis si è ritagliando un ruolo importante tra i bianchi italiani e lo ha fatto grazie a versioni fresche e gioviali ma anche mostrando ottime capacità di tenuta nel tempo. Capacità che verrà sempre più valorizzata dalle versioni “cru”, dalle selezioni di vigna e, soprattutto, dalle riserve prodotto nelle ultime annate. Interessanti le versioni spumante, che nelle poche interpretazioni metodo classico mi hanno colpito per finezza e sapidità.

Il Nebbiolo, cuore rosso del Roero, si sta finalmente emancipando, svincolandosi dalle briglie comparative con le interpretazioni langhette che non hanno senso di esistere. I Nebbioli roerini mostrano una peculiare fragranza floreale e di frutto in gioventù, che evolve e sa complessarsi in sensazioni speziate, balsamiche e sempre più intriganti ed eleganti con il passare degli anni. Ciò che distingue i Nebbioli di questo areale da quelli di altre zone del Piemonte è la loro capacità di essere apprezzabili da giovani grazie alla loro finezza tannica e al grande equilibrio fra acidità e struttura, senza però che questa “prontezza” ne pregiudichi la capacità evolutiva. E' proprio grazie alla maggior accortezza da parte dei vignaioli e dei produttori e alla volontà di valorizzare al meglio l'attitudine del Roero nel conferire alle uve questa duplice vocazione che i vini rossi di questa zona non temono più lunghi affinamenti in vetro, anzi mostrano di poter regalare sensazioni che solo i grandi vini sanno offrire a distanza di anni. Durante le sessioni di assaggio svolte in loco non sono mancate le sorprese, con vini di oltre 10 anni ancora freschissimi e privi di alcun segno di cedimento.

Considerazioni
Durante la mia settimana dedicata al Roero ho potuto visitare realtà differenti per dimensioni, approccio e visione e se da un lato ho apprezzato molto le singole individualità e la loro interpretazione di sottozone diverse, dall'altro ho potuto constatare che esistono dei comuni denominatori che possono diventare la chiave di volta per un areale così meritevole di attenzione.
Questi comuni denominatori sono rappresentati, a mio avviso, da una sempre più palese consapevolezza dei propri mezzi, scevra dalla sudditanza psicologica nei confronti dei cugini langhetti che per anni ha tarpato le ali all'intero movimento vitivinicolo roerino. Per questo credo di aver scelto il momento migliore per riavvicinarmi al Roero non solo attraverso gli assaggi (che negli ultimi anni mi hanno sempre colpito durante le edizioni di Nebbiolo Prima) ma anche e soprattutto confrontandomi con chi il vino lo fa, di vigna in vigna e di cantina in cantina.
Inoltre, c'è una nutrita schiera di giovani vignaioli e produttori molto preparati, sostenuta dai decani della viticoltura del Roero, che hanno evoluto la propria visione enoica con lungimiranza e rispetto, gettando le basi per un vero e proprio Rinascimento del Roero che lo vedrà protagonista nei prossimi anni grazie alla produzione di vini contemporanei, puliti e dotati di innata finezza.
Nell'era dei vini eleganti, dinamici e sapidi il Roero può giocare un ruolo importante senza snaturare la propria essenza e mostrando in maniera nitida la propria naturale attitudine alla produzione di Nebbioli e Arneis che, come pochi altri, sanno raggiungere equilibrio e armonia fra struttura e freschezza, fra materia e agilità di beva. 

Provare per credere! Con l'estate alle porte e le riaperture in atto, il Roero e i suoi vignaioli aspettano solo di essere visitati, conosciuti e compresi da enoturisti appassionati e addetti ai lavori. Questo è un territorio che va calcato, va approfondito, vissuto e assaggiato per percepirne e coglierne sfumature e peculiarità uniche che vedono integrità e biodiversità come valori aggiunti da preservare e da raccontare di vigna in vigna e di calice in calice.


F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 2 giugno 2021

Chianti Classico Collection 2021 - La mia selezione e un plauso all'organizzazione

Nell'anno delle anteprime toscane procrastinate a maggio (tutte tranne Benvenuto Brunello che aveva già proposto un'"anteprima dell'anteprima" a marzo) il Consorzio del Chianti Classico da il meglio di sè e chiude il carosello di degustazioni con un'edizione della Chianti Classico Collection da ricordare per organizzazione, location, gestione del servizio e accorgimenti tecnologici. Nella splendida e funzionale cornice del Museo di Santa Maria Novella a Firenze media e operatori (per lo più italiani, per ovvi motivi dovuti alla situazione pandemica attuale) hanno potuto cimentarsi nell'assaggio di oltre 450 referenze della denominazione in totale sicurezza,  grazie al distanziamento e, soprattutto, alla dichiarazione di negatività, vaccino o tampone obbligatorio in loco.

chianti classico anteprima collection 2021

Riguardo gli accorgimenti "tecnologici" l'App messa a disposizione dei degustatori da parte del Consorzio del Chianti Classico in occasione di questa edizione della Chianti Classico Collection ha permesso, a chi ha preso subito dimestichezza con le modalità di utilizzo, di gestire gli ordini dei flight in maniera semplice, rapida e sicura. Una App che ha messo in luce anche la qualità del personale di servizio coinvolto che ha gestito le richieste che arrivavano direttamente ad un "server" centrale che a sua volta le smistava ai singoli smartphone degli stessi sommelier in maniera istantanea. Da par mio, dopo aver preso le misure e compreso come utilizzare al meglio la App (preparando due ordini alla volta), posso asserire di non aver mai ricevuto i vini con tale rapidità. Probabilmente l'aver partecipato alla sessione dell'ultima giornata utile con una sala non piena al 100% ha semplificato le cose, ma credo fortemente che utility come questa possano e debbano essere sfruttate al meglio anche in futuro, a prescindere dalla situazione estrema di quest'anno, al fine di semplificare il lavoro dei Sommelier eliminando i tempi morti dovuti alla ricerca da parte del media di un Sommelier libero da chiamare al desk per poi dover dettare i vini da assaggiare che verranno a loro volta appuntati su un taccuino a mano con tutte le problematiche del caso. Quindi un plauso alla App ma soprattutto ai Sommelier che hanno saputo interagire al meglio con questa nuova tecnologia. Interessante anche la possibilità di connettersi con le singole aziende per avere maggiori informazioni sulla loro realtà e sui vini presentati. Utile anche post degustazione per avere un riferimento della lista dei vini assaggiati e per disporre di tutti i contatti delle realtà coinvolte.

app chianti classico

Ovviamente, è mancata l'opportunità di confrontarsi con i produttori de visu e la speranza è quella di ritrovarci nel 2022 con un'edizione che conservi il meglio di questo nuovo, seppur "forzato", format e ritrovi il piacere dell'incontro e della condivisione che è parte integrante del mondo del vino e del mio modo di approcciarlo, almeno in prima istanza, per poi dedicarmi alle visite in vigna e in cantina.

sommelier chianti classico firenze arezzo

Riguardo alle annate, dopo aver già descritto nelle scorse edizioni molte di quelle "salite di categoria" come la 2015, la 2016 e la 2017, 2018 è l'annata 2019 a rappresentare la vera anteprime di questa edizione della Chianti Classico Collection, con qualche assaggio di 2020 ancora troppo prematuro da valutare.

La 2019 si è dimostrata un'annata vicina alla concezione più classica dell'andamento stagionale. Il germogliamento è regolare, la primavera ha concesso ai terreni riserve idriche importanti per affrontare un'estate calda e abbastanza parca di precipitazioni, come sempre più accade. Il ciclo vegetativo è stato abbastanza lento ma regolare. Il resto lo ha fatto la fase in cui ci si gioca molta della qualità e della sanità delle uve, ovvero quella a ridosso della vendemmia, con un settembre caratterizzato da bel tempo e grandi escursioni termiche, fra giorno e notte, che hanno permesso la perfetta maturazione fenolica delle uve e il generale innalzamento del profilo aromatico. La vendemmia del Sangiovese è iniziata, a seconda delle diverse zone, verso il 20 settembre e si è conclusa nella seconda decade di ottobre. Uve in generale sane e di ottima qualità. Qualità e resa ottimale, per un'annata più propensa all'equilibrio e all'eleganza che alla struttura e alla potenza, con vini tendenzialmente meno alcolici, acidità più alte e tannini più fini.

chianti classico migliori

Qui di seguito i vini divisi per comune/zona e per categoria* che di più mi hanno colpito durante la sessione d'assaggio del 24 maggio. Ci tengo a precisare che, come mio solito, non ritengo questa selezione una classifica e non annetterò valutazioni di sorta in quanto, a differenza di quanto accaduto per Benvenuto Brunello Off, non ho avuto modo di effettuare i riassaggi della totalità dei vini. Questo mi impone, per correttezza, di esprimere solo una parere di massima riguardo quei vini che a primo naso e a primo assaggio si sono dimostrati più impattanti, ciò non significa che, con qualche mese di bottiglia in più e a fronte di ulteriori assaggi in contesti differenti da quelli di un'anteprima, alcune valutazioni non possano cambiare e alcuni dei vini non inseriti nella mia selezione non possano dimostrarsi meritevoli di rientrarvi in futuro.

Chianti Classico Annata

Vini che hanno spiccato per armonia e freschezza, senza risultare esili e con una buona prospettiva di bottiglia.

Castellina in Chianti

Chianti Classico Docg 2019 Casale Sparviero

Rubiolo Chianti Classico Docg 2019 Gagliole

L'aura Chianti Classico Docg 2019 Querceto di Castellina

Squarcialupi Chianti Classico Docg 2019 La Castellina

Chianti Classico Docg 2017 Lornano


Castelnuovo Berardenga

Berardenga Chianti Classico Docg 2019 Felsina

Vallenuova Chianti Classico 2019 Tolaini

La Ghirlanda Chianti Classico Docg 2018 Bindi Sergardi

Chianti Classico Docg 2017 Castell'in Villa

Sottol'aia Chianti Classico Docg 2015 La Lama


Gagliole in Chianti

Chianti Classico Docg 2019 San Giusto a Rentennano

Chianti Classico Docg 2019 Riecine

Chianti Classico Docg 2018 Badia a Coltibuono

Baruffo Chianti Classico Docg 2018 Cantalici


Greve in Chianti

Chianti Classico Docg 2019 Castello di Querceto

Retromarcia Chianti Classico Docg 2019 Monte Bernardi

Chianti Classico Docg 2018 Casaloste

Terra di Lamole Chianti Classico Docg 2018 I Fabbri

Chianti Classico Docg 2019 Terreno

Castello di Lamole Chianti Classico Docg 2015 Fattoria di Lamole di Paolo Socci


Radda in Chianti

Chianti Classico Docg 2019 L'Erta di Radda

Chianti Classico Docg 2019 Poggerino

Chianti Classico Docg 2019 Val delle Corti

Chianti Classico Docg 2019 Istine


San Casciano Val di Pesa

Chianti Classico Docg 2019 Luiano

Chianti Classico Docg 2015 Solatione


San Donato in Poggio

Chianti Classico Docg 2019 Castello di Monsanto

Chianti Classico Docg 2019 Isole e Olena

Chianti Classico Docg 2019 Le Filigare

Chianti Classico Docg 2018 Quercia al Poggio

Chianti Classico Docg 2018 Cantina Ripoli


Chianti Classico Docg Riserva

Vini che si sono distinti per equilibrio fra struttura e acidità, con trame tanniche fitte, percettibili ma non sgarbate. Ottimo potenziale evolutivo, come si confà ad una Riserva.

Castellina in Chianti

Chianti Classico Riserva Docg 2018 Casale dello Sparviero

Poggiale Chianti Classico Riserva Docg 2018 Castellare di Castellina

Le Bandite Chianti Classico Riserva Docg 2016 Lornano


Castelnuovo Berdardenga

Rancia Chianti Classico Riserva Docg 2018 Felsina

Chianti Classico Riserva Docg 2017 Villa a Sesta

Chianti Classico Riserva Docg 2015 Castell'in Villa


Gaiole in Chianti

Montebuoni Chianti Classico Riserva Docg 2018 Castello di Ama

Baroncole Chianti Classico Riserva Docg 2018 Fattoria San Giusto a Rentennano

Chianti Classico Riseva Docg 2018 Riecine

Chianti Classico Riserva Docg 2016 Capannelle


Greve in Chianti

Chianti Classico Riserva Docg 2018 Ottomani

Drugo Chianti Classico Riserva Docg 2017 Santo Stefano

Chianti Classico Riserva Docg 2016 I Fabbri

La Forra Chianti Classico Riserva Docg 2016 Nozzole


Radda in Chianti

Caparsino Chianti Classico Riserva Docg 2018 Caparsa

Il Campitello Chianti Classico Riserva Docg 2018 Monteraponi

Bugialla Chianti Classico Riserva Docg 2018 Poggerino

Chianti Classico Riserva Docg 2016 Castello di Radda


San Casciano Val di Pesa

Chianti Classico Riserva Docg 2018 Luiano

Tagliafune Chianti Classico Riserva Docg 2016 Villa Montepaldi

Chianti Classico Docg 2015 Solatione


San Donato in Poggio

Chianti Classico Riserva Docg 2018 Castello di Monsanto

Maria Vittoria Chianti Classico Riserva Docg 2018 Le Filigare

Chianti Classico Riserva Docg 2016 Il Poggiolino

Chianti Classico Riserva Docg 2016 Quercia al Poggio


Chianti Classico Gran Selezione

Vini che hanno manifestato una maggior struttura e dalla trama tannica più fine, in virtù del maggiore affinamento. Nella maggior parte dei casi le Gran Selezioni hanno dimostrato una marcata identità territoriale al netto della differente cifra stilistica e dell'annata presentata. Indubbia la prospettiva in termini di longevità.

Castellina in Chianti

Paronza Chianti Classico Gran Selezione Docg 2018 Casale dello Sparviero

Badiola Chianti Classico Gran Selezione Docg 2018 Castello di Fonterutoli – Marchesi Mazzei

Castello Fonterutoli Chianti Classico Gran Selezione Docg 2018 Castello di Fonterutoli – Marchesi Mazzei

Squarcialupi Chianti Classico Gran Selezione Docg 2016 La Castellina

Cellole Chianti Classico Gran Selezione Docg 2015 San Fabiano Calcinaia


Castelnuovo Berardenga

Mocenni 89 Chianti Classico Gran Selezione Docg 2017 Bindi Sergardi

Lapina Chianti Classico Gran Selezione Docg 2017 Vallepicciola

Celerarium Chianti Classico Gran Selezione Docg 2015 Lecci e Brocchi


Gaiole in Chianti

San Lorenzo Chianti Classico Gran Selezione Docg 2018 Castello di Ama

Castello di Brolio Chianti Classico Gran Selezione Docg 2018 Ricasoli

Chianti Classico Gran Selezione Docg 2016 Capannelle


Greve in Chianti

Il Picchio Chianti Classico Gran Selezione Docg 2018 Castello di Querceto

Vigna del Sorbo Chianti Classico Gran Selezione Docg 2018 Fontodi

Burrone Chianti Classico Gran Selezione Docg 2016 Ca' di Pesa

Aluigi Chianti Classico Gran Selezione Docg 2016 Le Cinciole

Vigna Grospoli Chianti Classico Gran Selezione Docg 2015 Fattoria di Lamole di Paolo Socci


Radda in Chianti

Coltassale Chianti Classico Gran Selezione Docg 2018 Castello di Volpaia

I Salci Chianti Classico Gran Selezione Docg 2016 Borgo Salcetino

Montemaggio Chianti Classico Gran Selezione Docg 2013 Fattoria di Montemaggio


San Casciano Val di Pesa

Ottantuno Chianti Classico Gran Selezione Docg 2018 Luiano

Le Capitozze Chianti Classico Gran Selezione Docg 2012 Casa di Monte


San Donato in Poggio

Torre a Destra Chianti Classico Gran Selezione Docg 2016 Castello della Paneretta

Vigna il Poggio Chianti Classico Gran Selezione Docg 2016 Castello di Monsanto

Cinciano Chianti Classico Gran Selezione Docg 2016 Cinciano

Le Balze Chianti Classico Gran Selezione Docg 2016 Il Poggiolino


Il Chianti Classico si conferma una denominazione variegata, in cui le singole identità zonali emergono mantenendo, però, alto il livello della qualità media dei vini in degustazione. Evidente l'attitudine dei vigneti di alta collina a far fronte alle annate calde, sempre più frequenti, in maniera ottimale. Gli equilibri e le armonie olfattive e gustative (struttura, acidità e trama tannica) nei Sangiovese in purezza confermano questo questo areale come uno dei due riferimenti assoluti per il principe dei vitigni toscani e italiani. Vini, a volte, penalizzati da un uscita sul mercato "prematura", ma che sanno comunque rispondere alle esigenze di beva contemporanee con i Chianti Classico "annata", per poi alzare l'asticella in maniera graduale con la Riserba e le Gran Selezioni (anche se, in alcuni casi, sono le Riserve sembrano - giustamente - necessitare di maggior affinamento in vetro, mentre la Gran Selezione, in virtù del più lungo affinamento, manifestano maggior "godibilità" sin dall'anteprima).

gallo nero
*Per chi non lo sapesse,  per le menzioni Chianti Classico "annata", Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione le principali distinzioni riguardano il tempo di invecchiamento: 12 mesi per il Chianti Classico annata, 24 mesi per il Chianti Classico Riserva e 30 mesi per il Chianti Classico Gran Selezione. Differente anche il grado alcolico minimo: 12% vol. per l'annata, 12,5% vol. per la Riserva e 13% vol. per la Gran Selezione.


F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 1 giugno 2021

Only Wine Festival - Biglietti scontati per i miei lettori e le masterclass

E' stata una scelta difficile, ma ci siamo quasi! L'Only Wine Festival di Città di Castello torna il 19 e il 20 giugno in un'edizione speciale che vuole sancire la ripartenza dell'intero comparto attraverso i vini e, soprattutto, i visi di una selezione delle più interessanti piccole cantine e dei/le più virtuosi/e giovani produttori/produttrici d'Italia.
L'organizzazione sta facendo il massimo per allestire quello che sarà la prima vera mostra mercato enoica in presenza da più di un anno a questa parte.
ticket only wine festival

Ci saranno i banchi d'assaggio outdoor e opportunamente riparati e distanziati, torneranno le masterclass mie e di Luca Martini, si potranno acquistare i vini dei produttori presenti e tornare a parlare con loro come non facciamo da troppo tempo ormai in un contesto del genere!
Non mancheranno le novità, come un momento dedicato agli operatori del settore e un'area talk nella quale si alterneranno "conversazioni" su vari temi enoici interessanti sia per gli addetti ai lavori che per gli appassionati.
Tutto questo nel pieno rispetto delle regole e con la voglia di guardare avanti in maniera propositiva, dando modo a queste piccole e giovani realtà di far assaggiare i propri vini e di venderli come da sempre si fa all'Only Wine Festival.

Data la particolarità della situazione, nonostante le vendite online stiano già andando benissimo, mi è stato concesso di dedicare 100 biglietti ad un prezzo promozionale a tutti i lettori di wineblogroll.com e a chi mi segue sui miei canali social.
Vi basterà cliccare sul link qui di seguito per acquistare il vostro ticket a 15,00€ invece che a 25,00€. Un piccolo gesto per ringraziarvi del vostro seguito attento e costante.

Per operatori e media è possibile richiedere l'accredito a: ufficiostampaonlywine@gmail.com.
masterclass only wine saverio russo

Torneranno anche le masterclass che mi vedranno impegnato nella conduzione di una degustazione dedicata al Durello Metodo Classico e al Verdicchio.


Ci vediamo a Città di Castello!

F.S.R.
#WineIsSharing













lunedì 31 maggio 2021

Masseria Della Porta - Il talento di Achille agronomo-vignaiolo nella terra del Taurasi

Come sapete, i miei viaggi alla scoperta dei territori vitivinicoli italiani sono spesso in solitaria, eppure quando gli amici chiamano non mi faccio mai trovare impreparato, specie se gli amici in questione sono veri e propri riferimenti enoici ed umani per me. 
E' così che, senza aver pianificato nulla, con la mia solita valigia di “riserva” nel bagagliaio, qualche settimana fa, decisi di dirigermi in Irpinia, alla volta di una piccolissima realtà che, a detta dei miei due compagni viaggio, avrebbe potuto stupirmi come poche altre in vita mia.
vigne vini bio irpinia
Quella piccola realtà si chiama Masseria Della Porta e si trova a Monteaperto, piccola frazione di Montemiletto. Come spesso accade per micro-aziende vitivinicole agli albori della loro vita produttiva, è dalle vigne che si parte, com'è giusto che sia! La storia di Achille Della Porta, giovane agronomo e vignaiolo, parte proprio dai vigneti scelti accuratamente nel mosaico vocazionale della sua verde Irpinia. Una scelta ponderata lo ha visto allontanarsi dall'attività di suo padre per dedicarsi al suo sogno di fare grandi vini nella sua terra. Nello sguardo di Achille e nelle sue parole si percepisce quanto sia forte l'attaccamento a questo territorio e quanto forte sia la volontà di tradurre la sua terra in maniera nitida, senza orpelli e senza snaturarne l'identità varietale e pedoclimatica. 
masseria della porta vigna quattro cerri
Per ora la sua produzione è riservata al vitigno principe di questa zona, l'Aglianico, e alla sua massima espressione, il Taurasi.
Aglianico che Achille alleva nell'ettaro e mezzo in cui spiccano i quattro cerri secolari che danno il nome al suo “cru” di Irpinia Aglianico e del suo Taurasi.
irpinia vigne taurasi
L'approccio in vigna è quello del rispetto totale, al fine di preservare la grande biodiversità che il contesto in cui Achille ha la fortuna di fare vino detiene, quindi niente diserbo né prodotti di chimica di sintesi. Scelta non semplice, ma da agronomo vuole dimostrare di poter barattare la chimica con la competenza tecnica e con l'attenzione continua che solo i vignaioli possono dare ai propri vigneti.
achille della porta
In attesa di terminare i lavori per la sua piccola ma funzionale cantina, Achille si appoggia in una struttura "amica" per la vinificazione che assicura di curare dalla fermentazione all'imbottigliamento. Fermentazione che avviene spontaneamente in acciaio senza controllo della temperatura, alla quale segue l'affinamento in botti di Rovere irpino per 12 mesi. Il vino non subisce chiarifiche o filtrazione. Lungo l'affinamento in bottiglia prima della commercializzazione.
taurasi quattro cerri vino della porta
Il “Quattro Cerri” Irpinia Aglianico Dop annata 2017 dimostra quanto in Irpinia, a queste altitudini (400m slm ca.) le annate calde non sortiscano gli esiti che ci si aspetterebbe da alcuni areali del Sud e non solo. La freschezza è preservata, nonostante la piena maturità di frutto. La struttura è fiera e tonica, ma non eccessiva, sostenuta da un buon nerbo acido. La trama tannica è fitta e per nulla sgarbata. Profondo ed ematico il sorso. Interessante anche l'ancora giovane 2018, che stupisce per slancio, agilità e finezza.

Il Quattro Cerri Taurasi Docg 2015 è il primo Taurasi di Achille ma l'equilibrio e l'espressività di questo Aglianico parrebbero prodotti dal fare di vigna e di cantina di un produttore esperto. Credo che sia l'estrema sensibilità di Achille nell'interpretare i suoi vigneti a conferire alla sua opera un'identità tanto marcata quanto per nulla ostentata, tra tradizione e contemporaneità. Un Taurasi d'antàn al naso, scuro, profondo e intrigante, con un sorso capace di bypassare gli ostacoli dei vini “artigianali” che anni fa necessitavano di lunghissimi affinamenti dapprima in legno e poi in bottiglia per smussare i propri spigoli. Quello di Achille è un Taurasi che, nonostante l'importanza della materia e della tessitura, si lascia bere con grande piacere e non si nega con austerità, bensì tende a concedersi dopo qualche attimo nel calice con garbo ed armonia.
vigneti giovani masseria della porta
In futuro entreranno in produzione altre piccole parcelle di vigneto di Aglianico e di uve bianche locali, al fine di completare il progetto che porterà Masseria Della Porta a produrre vini da "cru" differenti per pedologia e micro-clima, nonché per età dei vigneti e contesti in cui essi sono inseriti. Espressioni differenti che mirano a valorizzare ancor di più le singole identità di un territorio che, anche grazie a realtà come questa, sta tornando ad attirare l'attenzione che merita.
Un talento vero quello di Achille Della Porta che per me è valso il viaggio in Irpinia e per voi, speso, varrà il viaggio verso l'Only Wine Festival di Città di Castello che si terrà in data 19-20 giugno 2021, nel quale potrete conoscere personalmente questa realtà e i suoi vini, insieme ad una selezione dei migliori piccoli e giovani produttori italiani.


F.S.R.
#WineIsSharing

domenica 23 maggio 2021

Io sono laico! Enoicamente laico!

Laicità enoica Parte 1 

Qualche giorno fa mi è stato chiesto quale fosse il mio “genere” di vino preferito. Domanda che per molti di voi sarà sensata, in fondo nel vino un po' come nella musica ci sono generi, correnti e categorie che potrebbero rispecchiare maggiormente il vostro gusto ed essere più in linea con il vostro “mood” del momento. Eppure, per me non c'è nulla di più assurdo da chiedere a chi ama il vino, cerca di comprenderne le dinamiche e di apprezzarne l'infinita varietà territoriale, varietale e interpretativa.

Ecco perché a quella domande io ho semplicemente risposto “io non ho un genere preferito. Credo sia fondamentale essere laici, specie se si vuole comunicare il vino con imparzialità  e rispetto.”

VINO LAICO

E' proprio sul termine laico, usato in maniera provocatoria, che vorrei farvi riflettere, in quanto ben si adatta, a mio parere, a quello che è un approccio al vino super partes ma non per questo non coinvolto o appassionato.  Quando parliamo di “Fede”, infatti, il termine “laico” non si riferisce né ad un credente né ad un ateo né ad un agnostico. La laicità è, dunque, una forma mentis che implica un approccio razionale e pragmatico, scevro da preconcetti e da condizionamenti e lontano dall'adesione a determinate correnti di pensiero o credo enoici.

“La laicità non si identifica in alcuna filosofia o credo e vede il laico capace di disporre della propria ragione in maniera logica, senza manifestare pregiudizi o predisposizioni ideologiche nei confronti dell'argomento trattato.”

Argomento che, nel mio caso, è ovviamente il vino in senso stretto e in senso lato. Materia che, sin troppo spesso, viene volutamente data in pasto a leoni da tastiera attraverso diatribe ideologiche che vorrebbero ridurre tutto a fazioni che poco hanno a che fare con la realtà delle cose. “Cose” che sono mutate nel tempo, evolute o, forse, involute in alcuni casi, ma che continuano a cambiare in maniera costante e sempre più consapevole sia dal lato agronomico/enologico che da quello del venditore, somministratore e consumatore.

Un continuo divenire che dovrebbe portare al superamento di barriere ideologiche e non a erigere muri fra pensieri enologici e agronomici differenti, in quanto gli obiettivi – e per quello è giustificato lottare – più opportuni dovrebbero essere quelli orientati alla qualità e all'espressione nitida di identità territoriali differenti attraverso percorsi di vigna e cantina basati sul rispetto in senso stretto e in senso lato, modulati in base a contesti, dimensioni e mire commerciali.

Credo sia inutile tentare di sintetizzare e imbrigliare tutto in categorie spesso limitative e fuorvianti che prendono il nome di “vino naturale” o “vino convenzionale”. Per non parlare poi di chi afferma di voler bere solo “vini verticali”, "minerali", "acidi" o di avere una repulsione per il legno, o ancora di volere un mondo in cui esista solo il tappo a vite o  o altre generalizzazioni del genere, ma questo è un altro discorso... (lo affronterò prossimamente, insieme alle altre numerose diatribe che vedono coinvolti quotidianamente i produttori non sempre in maniera rispettosa e costruttiva).

Il rischio di entrare in pericolosi loop è palese e molti appassionati, addetti ai lavori e, persino, esperti degustatori stanno mostrando un'attitudine differente nell'approccio a categorie di vino che loro stessi o alcuni prima di loro hanno definito divergenti sulla base dei propri dogmi personali e di criteri di valutazione che non sempre rispettano e rispecchiano ciò che c'è a monte di quelle bottiglie. Sembra quasi che oggi si debba indossare l'effige dell'una piuttosto che dell'altra fazione per poter fare la voce grossa e non risultare troppo “democristiani”.

Da par mio, credo che sia fondamentale un approccio inclusivo, comprensivo e non denigratorio e distruttivo e ancor meno esclusivo, in quanto è solo con il confronto e la dialettica costruttiva che si può arrivare alla crescita. Come in una media aritmetica, è bene mettere da parte gli estremi e per questo io non ho mai voluto limitare la mia ricerca e le mie condivisioni enoiche a determinate “categorie”, bensì ho ritenuto opportuno conoscere e approfondire le dinamiche delle realtà più disparate, apprezzandone o meno le scelte enologiche e/o agronomiche, nonché le referenze degustate, ma sempre con ragionevole obiettività e rispetto delle scelte di chi è libero di decidere della propria attività.

Ecco perché se un vino che qualcuno etichetta come “naturale” è prodotto da un vignaiolo, un enologo o un produttore rispettoso del quale apprezzo l'approccio (non negligente) sono sempre pronto a scriverne e a elogiarne le qualità, tanto quanto elogio le qualità di vini prodotti con approcci definiti – spesso in maniera fuorviante – convenzionali se meritevoli. Sarei ipocrita se non vi dicessi che ho dei miei parametri degustativi e ho dei criteri attraverso i quali valuto le realtà che conosco e i vini che assaggio in giro per l'Italia premiandone alcune peculiarità dalla vigna al bicchiere, ma reputo altrettanto importante essere liberi da preconcetti a tal punto da non privarsi della sensazione che più di ogni altre alimenta la curiosità e voglia di fare ciò che faccio, ovvero lo stupore. Stupore del quale il pregiudizio è acerrimo nemico.

Girando così tanto negli ultimi 16 anni ho compreso cose a me ignote, cambiato idea non so quante volte, apprezzato l'acume di molti e constatato l'ottusità di altri, ma ho anche imparato a modulare ogni mia valutazione in base alle circostanze specifiche e alle peculiarità di ogni singola realtà e di ogni singolo vino in quanto l'unica cosa certa nel mondo del vino, come nella vita, è che di certezze non ce ne sono e che ogni giorno è giusto mettere in discussione le proprie convinzioni. Anche per questo ho sempre utilizzato la degustazione come primo step propedeutico alla selezione delle realtà da visitare e approfondire e non come solo criterio di valutazione di un'azienda. Assaggiando il vino prodotto da una determinata cantina possiamo dedurre molto ma non quanto basti a valutare e comprendere a pieno l'essenza di quella realtà, la sua storia, il suo approccio, il contesto in cui opera e le sue prospettive. Quindi è impensabile, per me, giudicare solo da un assaggio, ancor più se a quell'assaggio viene assegnata una "categoria" preconfezionata.
L'esempio lampante è rappresentato da quanto dovrebbero cambiare i principi della sostenibilità in base all'attitudine e alla vocazione di un determinato contesto vitivinicolo a un approccio meno impattante (è comprovato che una lotta integrata ben ponderata risulti meno impattante di una conduzione biologica in alcune zone molto piovose), mentre affidandosi a generalizzazioni che mettono solo stesso piano un vigneto a Vittoria e uno a Corno di Rosazzo non si può arrivare all'equità di valutazione. Lo stesso vale per le lavorazioni di cantina che possono essere orientate alla “sottrazione” piuttosto che all'addizione, ma meglio se si sa cosa e come togliere con la conoscenza tecnica. Se il fine è l'identità tutto ciò che omologa può essere nemico di tale valore e anche in questo caso possiamo avere estremi sia da un lato che dall'altro. Lo stesso vale per chi tende a ricondurre approcci come quello biodinamico  ai vini difettati che, in realtà, esistono in ogni "categoria" e sono frutto, solitamente, di negligenza e poca competenza tecnica. Difetti che come tali vanno percepiti e valutati ma, anche in questo caso, evitando generalizzazioni che tendono a fare di tutta l'erba un fascio. Alcuni dei più grandi vini al mondo siano frutto di tale approccio e molti dei principi della biodinamica sono giustificabili tecnicamente. Ciò che tende a fuorviare è il lato "esoterico", spesso strumentalizzato dai produttori stessi e poco utile a definire il lavoro di chi applica con senno e competenza ciò che di buono possono offrire le teorie della biodinamica. Lo stesso vale per chi si adopera per raggiungere il massimo dell'espressività dei propri vini in territori in cui è fondamentale trovare un equilibrio fra i principi dei vari "regimi" di conduzione agronomica al fine di avere il minor impatto possibile sull'ambiente e sulla qualità stessa del frutto del proprio lavoro. 

Essere "laici" non significa indossare i paraocchi o accettare qualsiasi scelta di produttori, agronomi o enologi, in quanto è bene che ogni individuo formi nel tempo la propria coscienza enoica e che non nasconda le proprie preferenze. Essere enoicamente laico, per me, significa non cadere in generalizzazioni, non avere pregiudizi ed essere sempre pronto a ricredermi, cercando di costruire senso critico e gusto giorno dopo giorno, di vigna in vigna, di cantina in cantina, di calice in calice e, soprattutto, di confronto in confronto senza lasciare che mode, tendenze e faziosità condizionino il mio vivere e raccontare il vino.


F.S.R.

#WineIsSharing

martedì 18 maggio 2021

L'Informatore Agrario fa chiarezza sulla questione dei vini "annacquati" e dealcolati

Nell ultime settimane è scoppiato il caso dei vini "dealcolati" portando sulle prime pagine di magazine enoici, wine blog e sulle bacheche social di operatori di settore e appassionati titoli e post allarmistici sulla falsa riga di "l'EU autorizza i vini allungati con acqua per renderli meno alcolici" o "L'EU mette l'acqua nel vino per renderlo analcolico". In realtà, le notizie pubblicate sono state spesso strumentalizzate e per questo ho preferito non scriverne fino a stamane, quando ho ricevuto la newsletter de L'Informatore Agrario che mira a far chiarezza sull'argomento. Un comunicato che sembra essere una delle analisi meno fuorvianti e più chiare della situazione.

acqua nel vino europa

Condivido con voi il comunicato:

VINO, “UNA TEMPESTA IN UN BICCHIER D’ACQUA”. SU L’INFORMATORE AGRARIO LA RICOSTRUZIONE DEL CASO UE SUI VINI DEALCOLATI

"Vino: una tempesta in un bicchier d’acqua”. È l’approfondimento sui vini dealcolati de L’Informatore Agrario, che nel numero in uscita fa luce sul tema bollente della cronaca degli ultimi giorni. La proposta che riguarda la dealcolazione dei vini – ricostruisce il settimanale di settore – risale infatti alla discussione della bozza di riforma della Pac del 2018, in cui la Commissione proponeva norme per regolamentare il mercato dei vini dealcolati o parzialmente dealcolati, includendo inizialmente in quest’ultima anche dop e igp. Una formula che, pur non prevedendo nella versione originale di 3 anni fa alcuna “aggiunta”, era stata modificata dalla Commissione nel testo di lavoro con la possibilità di deroga al divieto generale di utilizzo dell’acqua, suscitando una dura – e all’epoca solitaria – reazione della Efow (Federazione europea dei vini d’origine) che definì la bozza “aberrante”.

Alle pressioni della Efow si aggiunsero poi quelle di Europarlamento e Consiglio UE, impegnati nella battaglia per la trasparenza e i requisiti di etichettatura anche sui dealcolati, spingendo la Commissione a tornare sui suoi passi. Il testo di compromesso, sui cui anche Efow si è allineata, prevede la possibilità (e non certamente l’obbligo) di eliminare l’alcol dal vino attraverso la “restituzione” di acqua recuperata dal processo di vinificazione. Non si tratta quindi di un’“aggiunta” di acqua, che rappresenterebbe un ingrediente aggiuntivo e andrebbe pertanto come tale indicato in etichetta. Questo processo, si specifica nel testo, non deve causare “una sostanziale modifica della composizione del prodotto”, e non può essere utilizzato per correggere o modificare le caratteristiche organolettiche. Infine, per i vini dop e igp viene consentita la sola dealcolazione parziale entro il limite di 8,5 gradi.

Un intervento che, spiega il presidente di Efow, Bernard Farges, a L’Informatore Agrario, consente di mitigare la spinta al rialzo sulla gradazione alcolica del cambiamento climatico là dove necessario, mantenendo il pieno controllo dei vini a denominazione d’origine in mano ai produttori e ai consorzi di tutela: i disciplinari, e il fatto che siano i produttori a decidere cosa produrre e con quale grado alcolico, restano quindi intoccabili. Nessuno obbligherà i produttori dop e igp fare vino dealcolato.

E mentre i competitor europei si preparano ad intercettare un mercato dinamico, ad esempio quello dei Paesi arabi, con il “Vino sin alcol”, la “boisson à base de vin désalcoolisé” e l’“Alkoholfreier Wein”, in un contesto in cui la Commissione paventa nuove norme salutiste per l’etichettatura con il Piano contro il cancro e potrebbe diminuire il bilancio per i programmi di promozione, la discussione sull’appellativo “vino” ai dealcolati diventa sempre più politica."

Sicuramente meno grave di quanto si pensasse, ma resta la paura che in EU si possano prendere decisioni a sfavore del mondo del vino e, soprattutto, che non si tenga conto di quanto questo settore sia importante per paesi come Italia, Francia e Spagna. Un'importanza che fa assumere alle decisioni continentali su produzione e comunicazione del vino un'incidenza vitale per le piccole e medie realtà del nostro paese che poco hanno a che fare con dinamiche industriali e mire commerciali che non prevedano la ricerca della qualità e l'espressione varietale e territoriale con una sempre più alta attitudine alla sostenibilità.



F.S.R.

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"Wine by the glass" - L'abbinamento e il servizio del vino al calice per elevare l'esperienza al ristorante e non solo...

Parlando con alcuni amici sommelier e ristoratori volitivi e propositivi, nonostante la situazione drammatica che il loro settore sta attraversando, mi sono reso conto di quanto alcune dinamiche potrebbero cambiare quando ci troveremo a sperimentare la nostra "nuova normalità" post-pandemica.

Riflettendo su alcuni punti focali che ho modo di approfondire durante i confronti con operatori del settore e produttori c'è un aspetto che reputo più orientato al mutamento quando torneremo a vivere i ristoranti in maniera più serena, libera e continuativa: il servizio/abbinamento al calice.

abbinamento vino al calice

Nonostante mi adoperi da anni nella costruzione di carte vini capaci di incuriosire di bottiglia in bottiglia, nell'ultimo periodo "pre-covid", io stesso, ho cercato di spingere ad implementare le selezioni al calice non solo nell'alta ristorazione. Sì, perché, se per i ristoranti gourmet i percorsi di abbinamento al calice rappresentano prassi comune ormai, nel resto della ristorazione italiana il servizio e l'abbinamento "by the glass" non sono ancora così semplici da integrare, in quanto necessita di attenzioni particolari e, quindi, di personale in grado di gestire al meglio questo aspetto (tempi di servizio, conservazione delle bottiglie se non si utilizzano coravin o dispenser di altro genere in grado di preservare le bottiglie dall'ossidazione ecc...).

Eppure, credo che, se ben strutturato, il servizio al calice possa e debba essere la strada per aumentare la rotazione delle bottiglie e, quindi, diversificare la proposta enoica offrendo all'avventore un'esperienza sempre rinnovata e intrigante, a patto che si tengano conto delle dovute accortezze in termini di preservazione, temperatura e scelta dei vini da proporre.

Con le riaperture a pieno regime dei ristoranti ancora - purtroppo - non troppo vicine, in molti hanno dovuto rivedere la "dimensione e la profondità" delle proprie carte vini diminuendo sensibilmente le referenze in lista, ma questo non deve incidere necessariamente sulla varietà delle proposte.

Per molti il servizio al calice può essere non solo un metodo per far aumentare la rotazione di vini che non hanno grande richiesta ma che meritano attenzione ma anche una soluzione capace di permettere al sommelier di servire vini al loro apice, prima che inizino una fase di decadimento. 

Un servizio che può da un lato soddisfare la curiosità degli avventori più aperti a nuovi assaggi e dall'altro aumentare la curiosità latente di chi può scoprirsi appassionato di vino anche grazie ad esperienze enoiche inattese, scelte e ponderate con cura e capacità di lettura del cliente da parte del sommelier.

Inoltre, il servizio al calice in ristoranti, non necessariamente "gourmet", può rappresentare un modo garbato per mostrare a chi non crede nelle capacità evolutive di alcuni vini e predilige a prescindere il vino dell'annata corrente che anche vini non noti per la loro longevità possono regalare espressioni organolettiche migliori dopo almeno un anno di bottiglia. 

Per quanto di complessa gestione in alcune realtà ristorative, avere sempre a disposizione una selezione di vini al calici non può che elevare la percezione dell'offerta del ristorante stesso, valorizzando l'esperienza vissuta dal cliente. Se il sommelier lo ritiene opportuno e il contesto lo consente ci si può spingere fino al servizio di vini "alla cieca", a proposte più tecniche come lo stesso vino servito a temperature differenti e/o in calici diversi per far comprendere quanto si possano ottenere espressioni cangianti da una stessa referenza.

L'Italia è piena di espressioni varietali e territoriali che, purtroppo, si "perdono" nelle carte vini in cui i nomi più noti danno più sicurezza al cliente e vengono richiesti con maggior frequenza. Il servizio al calice può e deve essere un modo per permettere al Sommelier di mettere in evidenza le proprie capacità di ricerca e di selezione e al cliente di allargare i propri orizzonti, godendo di abbinamenti ancor più cesellati. 


F.S.R.

#WineIsSharing





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