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mercoledì 7 aprile 2021

La lotta contro le gelate tardive tra suggestione e dura realtà

In Francia (e non solo), anche quest'anno, si corre ai ripari cercando di salvare il salvabile dalle gelate primaverili. Gelate che rischiano di compromettere il futuro raccolto in molti dei più noti areali vitivinicoli transalpini. Ecco quindi tornare ad invadere i social foto in cui scorgiamo fuochi accesi tra i filari, viti interamente ricoperte dal ghiaccio e grandi ventole svettare nei vigneti.
fuochi vigna francia gelate tardive
 UNIVERSAL IMAGES GROUP VIA GETTY IMAGES

Per quanto riguarda le prime immagini, si tratta di stufette, "candele" o "falò" di fieno che vengono storicamente utilizzate per riscaldare l'aria e per creare vere e proprie cortine di fumo in grado di preservare i germogli dal congelamento e, quindi, dal successivo disseccamento; le seconde, invece, possono trarre in inganno in quando non sono da ricondurre all'effetto della gelata in sè, bensì al congelamento dell'acqua dell'irrigazione antibrina. Questo metodo necessita di un impianto sovrachioma che alcuni vignaioli (soprattutto in champagne) utilizzano sfruttando la duplice capacità che l'acqua ha, in quanto in primis cede calore nel congelare, mantenendo la temperatura dell'ambiente più elevata, e in secondo luogo ingloba all'interno di uno strato di ghiaccio che si rinnova continuamente le piante e loro germogli mantenendone la temperatura attorno allo 0. E' molto utile (purché non ci sia molto vento) in quanto i danni ai germogli si dovrebbero manifestare in modo importante dai -4°C in giù; mentre le grandi ventole (le torri possono arrivare ad un'altezza di oltre 11m) sono turbine eoliche mobili o fisse (molto usate a Bordeaux), avviate da un termostato che scatta al raggiungimento dei parametri di temperatura impostati. Il principio è semplice: dotata di un grande ventola rotante e posizionata almeno 6/8m al di sopra delle viti, la macchina smuove l'aria restituendo l'aria calda presente in altezza verso il livello dei filari, espellendo l'aria fredda che si accumula in basso. Ogni ventola è in grado di "proteggere" una superficie di 4/6 ettari di vigneto. Ovviamente, anche in questo caso, la temperatura non deve scendere sotto ai -4°C. Questa soluzione è utilizzata anche in abbinamento all'accensione di "falò" ai bordi dei vigneti per unire alla convenzione termica l'effetto del fumo.

gelate tardive vigna metodi

Eppure, nonostante la doverosa solidarietà nei confronti dei vignerons francesi e l'indiscussa suggestione indotta da tali immagini, sono molte le domande che emergono da queste situazioni, sempre più frequenti:
- Quanto costa attivarsi in questi termini per salvare i propri vigneti? Molto! Tanto da essere impiegate solo per i vigneti più importanti e a più alta redditività. In Italia sarebbero poche le zone a potersi permettere investimenti del genere. Di certo l'azione congiunta di più realtà della stessa "zona", oltre alla suggestività del colpo d'occhio, enfatizza l'effetto di questa tipologia di intervento.
- Zona in cui sono sempre più frequenti queste calamità (aumentate dai cambiamenti climatici e dalla viticoltura "moderna") sono da considerarsi così vocate ad una viticoltura? Probabilmente non come un tempo e molti, da anni, disquisiscono riguardo la vocazione di territori in cui è sempre più complesso portare avanti una viticoltura sostenibile e di qualità, ma sta di fatto che la storicità, la notorietà e, ancor più importante, la marginalità che certe realtà vantano rappresentano fattori fondamentali per comprendere la volontà dei produttori di salvaguardare i propri vigneti "con ogni mezzo" a loro disposizione.
- Quanto sono impattanti in termini di emissioni di CO2 - i primi - e di dispendio di acqua - le seconde - queste pratiche? Molto, specie se per i primi si usano "candele" di cera di paraffina piuttosto che braceri in cui vengono bruciati tralci secchi, legna o paglia. Esistono anche "candele" meno impattanti che implicano l'utilizzo di sola cera di origine naturale, ma anche in questo caso i costi sono proibitivi. Inoltre, questo metodo implica notevole manodopera per il posizionamento preventivo di numerose "stufette" e per l'accensione delle stesse.

E in Italia? La paura è molta e negli ultimi anni non sono mancati episodi che hanno portato ad una riduzione drastica della produzione (nell'aprile del 2017 la gelata tardiva tocco quasi tutte le regioni italiane) ma la sensazione è che la situazione sia generalmente più contenuta che altrove, nonostante gli inverni non sembrino arrivare più come dovrebbero e gli anticipi vegetativi siano sempre più frequenti. Ad essere più a rischio sono di certo i fondovalle e le zone più umide, meno lo sono gli appezzamenti in quota (anche se non mancano se i vigneti a mezzacosta e anche alcuni appezzamenti in quota possono essere colpiti da correnti di aria gelida e non "classiche" brinate da fondovalle), anche se non sono mancati episodi che hanno contraddetto questa teoria. Ovviamente, esistono vitigni più "resistenti" (Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Riesling renano, Montepulciano, Trebbiano toscano, Trebbiano spoletino, e non solo) in quanto tardivi nel germogliamento, ma l'idea che si possa impiantare un determinato varietale per ovviare alla possibilità di gelate tardive non rientra nella mentalità dei nostri produttori ed è comprensibile dato l'attaccamento ai varietali autoctoni. Inoltre, è palese che esistano anticipi e ritardi nel germogliamento e riduzioni o dilatazioni del ciclo vegetativo nella sua totalità che arrivano sino a 3 settimane tra zona e zona in cui è coltivato lo stesso varietale (a parità di clone e portainnesto). Per questo si pensa a soluzioni a monte, come a potature "tardive" (con prepotatura e rifinitura nel cordone) e a forme di allevamento più adatte a contrastare eventuali freddi inattesi. Anche la scelta del sistema di allevamento può essere determinante e se è vero che le forme "più alte", come casarsa, cordone libero, Sylvoz e GDC, possono essere meno esposte alle gelate, probabilmente è un'accorta gestione del guyot ad aver evidenziato i risultati più interessanti, permettendo di salvaguardare le 4-5 gemme basali del capo a frutto in quanto, data la dominanza apicale propria della Vitis vinifera, queste germogliano in ritardo rispetto a quelle apicali, fino a 2 settimane. Non mancano realtà che decidono di adoperarsi con l'accensione di falò utilizzando principalmente presse o balle di fieno ai margini dei filari.
fuochi vigna italia
"Falò" nei vigneti di Ornina nel Casentino.

In Umbria, inoltre, qualche anno fa è stata avviata la prima sperimentazione nazionale sul metodo che contempla l'utilizzo di grandi ventole. Quella montata a Montefalco è una grande elica retrattile, che quando non è in funzione si ripiega su stessa impattando pochissimo sul paesaggio vitivinicolo. L'azione della grande ventola, completamente automatizzata, sta dando risultati molto interessanti, specie se utilizzata in combinata con un "cannone spara-fumo" che sembra amplificarne gli effetti. Non mi è dato conoscere il costo della ventola, ma ragionando su un impianto a lungo termine, sempre pronto a partire, senza necessità di manodopera, e non provocando alcun tipo di impatto sull'ambiente, questa soluzione potrebbe essere presa in considerazione da altre realtà nel nostro paese nei prossimi anni.
ventola arnaldo caprai antibrina
Ventola antibrina e cannone "spara-nebbia" di Arnaldo Caprai

Ciò che andrà valutata è la sostenibilità economica, visto che - in base alla superficie vitata aziendale - potrebbero servirne una ogni 6ha ca.
Riguardo all'utilizzo dell'irrigazione antibrina, in Italia, è molto più diffusa nella frutticoltura che nella viticoltura.
Che i cambiamenti climatici stiano portando alcune zone d'Italia e del mondo a dover ripensare il proprio approccio vitivinicolo è palese, ma la realtà è che molto è cambiato negli ultimi anni: tipologie e densità di impianti, sistemi di allevamento, gestione della parete fogliare, tipologie di trattamenti, induttori di resistenza, rese e obiettivi quantitativi e qualitativi dei vigneti ecc...
Tutti fattori che concorrono a delineare il quadro della viticoltura contemporanea e degli effetti dei cambiamenti climatici su di essa. La speranza è quella di poter continuare a cercare e a trovare con successo l'equilibrio che occorre per la produzione di vini che risentano il meno possibile di ciò che sta accadendo, pur rispettando le caratteristiche dell'annata. Purtroppo, però, per gelate e grandinate, pur avendo a disposizione un range di soluzioni in grado di limitare i danni, la natura e il fato hanno spesso la meglio. Questo rende il "mestiere" del vignaiolo arduo e incerto e per questo ogni volta che si posta una foto di suggestivi fuochi in vigna bisognerebbe ricordare quanto difficile sia, ogni annata, portare in cantina uve atte a produrre i vini che noi tutti beviamo e dei quali, qualcuno, critica il prezzo quando - parlando di vini di qualità prodotti in maniera accorta e rispettosa -, a mio parere, il prezzo dei vini italiani è sin troppo basso. E' proprio per questa minore marginalità che per le nostre piccole e medie realtà è molto complesso gestire situazioni critiche come delle gelate tardive con ulteriori investimenti.
gelata 2017 vigna
Germogli dopo la gelata dell'aprile 2017. Fonte: georgofili.info

Non ci resta che incrociare le dita perché in queste notti la temperatura scenderà sotto lo 0 anche in Italia e i nostri produttori avranno poche armi a disposizione per combattere questo ennesima sfida con il cielo. 


F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 5 aprile 2021

Picolit - Se la "chiave" di uno dei più grandi vini dolci al mondo fosse "sconvolgerne" l'abbinamento?

 "Molti ricordano con onore in Friuli, e nelle provincie vicine, il vino Piccolit, mentre pochissimi sono colore che oggi ne coltivano il vitigno, e più rari ancora, quelli che lo vinificano da solo. Eppure, in un'epoca da noi non molto lontana, doveva essere coltivato in larga scala..." 
Inizio il mio pezzo dedicato ad uno dei vini più identitari e preziosi dell'Italia tutta con queste parole tratte dalla pubblicazione "Il Piccolit" di G. Perusini del 1906. Parole che rendono l'idea e che potrebbero essere state scritte ben più recentemente visto che il Picolit è, oggi, ancor più raro di allora.
picolit vino passito abbinamenti

Fu di certo il conte Fabio Asquini di Fagagna a renderlo noto e apprezzato in Italia e, soprattutto, all'estero oltre 250 anni fa, facendone un vero e proprio fenomeno commerciale dedicato ad un target molto alto di nobili e ricchi dell'epoca. Alla sua morte, purtroppo, il Picolit subì un netto declino, fino all'avvento della Famiglia Perusini che possedevano la Rocca Bernarda di Ipplis di Premariacco, nei Colli Orientali del Friuli, e dedicarono risorse, tempo e attenzioni alla riscoperta di questo straordinario vitigno.
L'indimenticato Luigi Veronelli nel 1959 venne per la prima volta in Friuli, proprio per assaggiare il “Picolit” della Contessa Giuseppina Perusini. Dopo averlo assaggiato scrisse: “Non credo vi sia in Italia vino più nobile di questo, è stato autentica gemma dell’enologia friulana…; potrebbe essere l’orgoglio di tutta la nostra enologia solo se si riuscisse a stabilizzarne la coltura e la vinificazione. Le sue qualità lo renderebbero in Italia, ciò che per la Francia è lo Chateau d’Yquem”.
friuli colli orientali picolit

Per chi non lo conoscesse, il Picolit è un vitigno autoctono friulano, indubbiamente antichissimo, già coltivato in epoca romana, amato e apprezzato da illustri personaggi storici.
A renderlo speciale è un "difetto genetico" chiamato acinellatura o aborto floreale, che lascia il grappolo spargolo con acini più piccoli ma anche più dolci, in quanto più concentrati in termini di zuccheri. Rese bassissime che rendono ancor più raro e pregiato il vino prodotto da grappoli che più maturano più assumo il colore dell'oro rosa.
acinellatura picolit
I pochi ettari di Picolit rimasti sono adagiati nella fascia collinare del Friuli, nelle province di Udine e Gorizia. La Doc nasce nel 1970 ma solo nel 2006 gli viene riconosciuta la D.O.C.G. “Colli Orientali del Friuli Picolit”, che ne fa la seconda DOCG regionale.

L'areale della D.O.C.G. “Colli Orientali del Friuli Picolit” comprende vigneti situati in diciannove comuni, nella fascia centro orientale della Provincia di Udine, vicino al confine con la Slovenia: Attimis, Buttrio, Cividale del Friuli, Corno di Rosazzo, Faedis, Magnano in Riviera, Manzano, Moimacco, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, Reana del Rojale, Remanzacco, San Giovanni al Natisone, Tarcento, Tricesimo e Torreano.

Il territorio si estrinseca in una variegata alternanza di colline e pianure che si sviluppano ininterrottamente lungo la direttrice nord-ovest sud-est, creando delle ampie superfici che possono godere di un’esposizione ottimale per la coltivazione della vite. La sottozona “Cialla” contemplata nel disciplinare di produzione, si sviluppa invece in un territorio molto più limitato, ricadendo nella parte nord del comune di Prepotto al confine con Cividale del Friuli (può essere rivendicata in etichetta anche nella menzione Riserva).

I terreni sono quelli tipici della zona con il “Flysch di Cormòns” (un’alternanza di strati di marne e arenarie, anche detta “ponca”.
I vigneti coltivati si collocano tra i 100 ed i 400 m slm, la maggior parte si trova su colline terrazzate, alcuni occupano delle porzioni pianeggianti o con un leggera pendenza, le zone preferite dai vignaioli sono nei punti più alti delle colline dov'è più semplice raggiungere una maturazione ottimale.
degustazione passiti saverio russo
Fatta questa doverosa premessa "didattica" ciò che vorrei condividere con voi è il mio punto di vista riguardo quella che qualcuno chiama "crisi dei passiti" che vede molti produttori sostenere (conti alla mano) che la loro vendita è diventata così complessa da non giustificarne la produzione.
Eppure, il Picolit sembra essere, tra tutti i "vini dolci" italiani, quello con più chance di trascendere questa crisi grazie al suo grande equilibrio fra acidità e dolcezza, dinamica di beva e complessità. A conferma della sua unicità, io stesso ho potuto affrontare, senza ostacoli dovuti a ingenti residui zuccherini e strutture eccessive, una degustazione di 36 diversi Picolit che hanno mostrato e dimostrato una qualità media altissima.
Nel corso dei prossimi mesi troverete alcuni di essi segnalati nelle mie selezioni, ma in questo articolo vorrei focalizzarmi su alcune peculiarità emerse dalla degustazione che potrebbero tornare utili al Picolit e a chi ne farà "buon uso".
Dato per assunto che il servizio al calice può e deve essere la "salvezza" dei vini "dolci", è anche vero che il posizionamento del calice lungo il percorso di degustazione rappresenta un fattore determinante nell'esaltazione e nella valorizzazione del vino in questione.
Sì, perché credo che uno dei "problemi" fondamentali dei passiti in generale e del Picolit nello specifico sia quello degli abbinamenti per concordanza "dolce su dolce" che li relega al fine pasto. Sia chiaro, il Picolit sta benissimo con dolci al miele, pasticceria secca o biscotti a base di mandorle o noci, ma questa tipologia di abbinamento lo rischia di enfatizzarne la dolcezza e di rendere più "monotona" la dinamica di beva. I formaggi erborinati, saporiti e/o piccanti restano un must per l'abbinamento in "contrasto" ma anche in questo caso il posizionamento del calice resterà a fine corsa. Poi ci sono abbinamenti filo francesi, come quello con il foie gras o con il piccione, che io amo particolarmente e che rendono più libera la proposizione del calice di Picolit nell'ambito del percorso di degustazione.
Eppure, io penso che il miglior modo per dar spazio a vini come il Picolit e per far sì che il commensale "subisca" uno shock palatale nella miglior accezione del termine è quello con il "mare", ovvero con tutto ciò che può contrastare in sapidità marina la lieve dolcezza del Picolit, senza sfociare in sensazioni amarotiche o eccessivamente ferrose come può accadere con il fegato. Anche abbinamenti con la cucina asiatica a tendenza "umami" si sono dimostrati interessanti. In realtà, anche in questo caso i cugini francesi insegnano, in quanto non sono nuovi ad accostamenti fra ostriche e sauternes.
picolit migliori
Per quanto riguarda i campioni degustati sono stati quelli più giovani (entro i 5 anni) a farmi riflettere maggiormente su questa tipologia di abbinamento, pensando a quanto la loro freschezza floreale e agrumata (nonostante le ovvie sensazioni candite e di miele), resa più complessa ed intrigante dalle fini note speziate, possa sposarsi al meglio con l'idea di servire un calice di Picolit all'inizio di un percorso di degustazione e non alla fine. Qualcuno opinerà il fatto di non poter "andare avanti", ma la realtà è che il palato può essere terso e resettato con un semplice calice d'acqua, tanto moderato è il residuo del Picolit. In fondo, vengono serviti cocktail, vermouth e sherry durante alcuni dei più validi percorsi di abbinamento al calice, quindi non vedo il problema nel tentare di stupire con un vino dolce di tale caratura e piacevolezza?!
Ai Picolit più evoluti e complessi lascerei il ruolo di vini da meditazione o da fine pasto, in quanto capaci di chiudere una pranzo o una cena con eleganza ed equilibrio, nonché alcol moderato. 
Queste idee vengono da esperienze dirette e da discussioni costruttive con alcuni dei sommelier dei migliori ristoranti italiani (e non solo) e sono volte ad aumentare le possibilità di servizio di vini dall'indiscussa unicità e piacevolezza dei quali il Picolit rappresenta la punta di diamante italiana. Ciò che conta, però, non è replicare in maniera pedissequa un abbinamento o prendere questi concetti come degli assunti, bensì è sentirsi più liberi nel proporre vini che meritano di essere proposti in maniera tale da provocare in chi avrà modo di degustarli sensazioni ed emozioni che, spesso, assurgeranno a ricordo indelebile di quella determinata esperienza degustativa.

Mi piace pensare, quindi, che i passiti e i vini dolci italiani abbiano nei sommelier i loro potenziali salvatori, ancor più che in chi - come me - ne comunica peculiarità, storia e qualità. E' proprio grazie ad abbinamenti più dinamici e "divertenti" che si potrà valorizzare ancor di più vini dallo straordinario potenziale come il Picolit e far sì che la classica frase "è buonissimo, ma i passiti si vendono sempre meno" venga ribaltata.


F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 3 aprile 2021

Nasce la menzione "Pieve" per valorizzare il Nobile di Montepulciano attraverso 12 "Cru"

Il Nobile di Montepulciano ha vissuto anni complessi che hanno, però, portato ad una sorta di maieutica finalizzata al ritrovamento di quella che poteva essere l'anima della prima DOCG italiana. Ci sono state diatribe intestine, momenti di stallo e di divisione, ma anche di riflessione e confronto che hanno portato, a mio parere, a vedere le cose in maniera più lungimirante. Probabilmente, l'ultimo anno, anche per i produttori poliziani è stato "utile", nella sua stasi, a riflettere sul da farsi e su come valorizzare davvero e in forma congiunta una denominazione che ha ancora tanto da dare e da dire e che può tornare sul podio che le compete. La prima e fondamentale scelta ponderata e comunicata appena un paio di giorni fa dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano Docg è quella di introdurre in etichetta la menzione "Pieve" attingendo ad una zonazione che unisce peculiarità pedoclimatiche e storiche. Ecco le 12 "UGA" o "Pievi" che potranno essere rivendicate dai produttori del Nobile:

- Ascianello

- Badia

- Caggiole

- Cervognano

- Gracciano

- San Biagio

- Sant’Albino

- Valardegna

- Valiano

- Ciarliana

- Le Grazie


Vi lascio quindi al comunicato stampa emesso dal consorzio 2 giorni fa, che data l'unanimità fa ben sperare riguardo un nuovo corso comune e coeso della denominazione.


cru zonazione montepulciano nobile
L’assemblea dei produttori ha dato il via unanime all’introduzione di una terza tipologia di Docg.
Vino Nobile di Montepulciano menzione “Pieve”:
al via l’iter di modifica al disciplinare della prima Docg d’Italia

Obiettivo una nuova tipologia nata da un percorso di condivisione

Dall’anno della pandemia tanti importanti punti di arrivo e partenza per la prima Denominazione di Origine Controllata e Garantita italiana. Un progetto che ha visto la condivisione e il confronto di tutte le aziende insieme per delineare la storia e il futuro del Vino Nobile di Montepulciano

Il futuro del Vino Nobile di Montepulciano sta nella sua storia. Parte da questo presupposto il grande lavoro del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano che dall’anno della pandemia ha dato vita a un percorso di riappropriazione delle origini della viticoltura nel borgo della prima Docg d’Italia e insieme la ricerca della chiave per lavorare sul futuro della denominazione. Un percorso che nasce dal precedente consiglio di amministrazione e che ha trovato in quello attuale il via del progetto studiato anche con il supporto delle commissioni consortili qualità e promozione. In questo anno di incontri la base sociale si è riunita più volte per dare vita ad un vero e proprio confronto guardando al domani e ha approvato all’unanimità nel corso dell’assemblea del 31 marzo 2021 la scelta frutto di un grande lavoro collettivo.

 «Un risultato importante che è partito da una analisi critica della nostra denominazione fatta insieme a tutti i veri protagonisti, i produttori stessi – commenta Andrea Rossi, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano – ed il risultato a cui siamo arrivati è l’introduzione di una terza tipologia di Vino Nobile di Montepulciano che metterà insieme nella stessa bottiglia passato, presente e futuro del nostro vino». 

Il percorso di condivisione. L’idea di far nascere il Vino Nobile di Montepulciano menzione “Pieve” (attualmente il disciplinare prevede Vino Nobile di Montepulciano e Vino Nobile di Montepulciano Riserva), nasce da un percorso metodologico che ha visto il consenso e la partecipazione di tutte le aziende produttrici. Un percorso di studio all’interno della denominazione stessa, che grazie a momenti di incontro, confronto e di analisi collettiva, ha portato alla nascita di una “visione” univoca di Vino Nobile di Montepulciano. Una visione supportata dalla ricerca anche degli esperti. Da una parte abbiamo dato vita ad una ricerca dal punto di vista geologico e pedologico, tema che il Consorzio ha a cuore dagli anni ’90, (siamo stati tra i primi in Italia a “zonare” il territorio di produzione e successivamente a riportarlo in una mappa realizzata da Enogea); dall’altra l’approfondimento è stato fatto anche nelle biblioteche e archivi storici, fino ad arrivare al Catasto Leopoldino del 1800.

Zonazione Montepulciano Nobile

Il disciplinare: dalla stesura alla approvazione destinazione 2024. “Vino Nobile di Montepulciano – Pieve”. E’ il risultato di tutto il percorso di analisi e ricerca compiuto dal Consorzio in oltre un anno di lavoro. La volontà di ampliare il disciplinare di produzione, come detto unanimemente da parte dei produttori, ha portato all’individuazione dei caratteri chiave di questa nuova tipologia di Vino Nobile di Montepulciano che sarà caratterizzato non solo nel nome (sarà infatti riportato il nome del territorio di produzione), ma anche nelle sue caratteristiche che daranno vita a un vino capace di legare il passato dell’enologia locale con il presente e il futuro, guardando al consumo internazionale. Un vino che avrà come caratteristiche il territorio (appunto con le sottozone, Unità geografiche aggiuntive), l’uvaggio che sarà legato al Sangiovese e ai soli vitigni autoctoni complementari ammessi dal disciplinare con uve esclusivamente prodotte dall’azienda imbottigliatrice. L’altra novità è che verrà istituita una commissione interna al Consorzio composta da enologi e tecnici la quale avrà il compito di valutare, prima dei passaggi previsti dalla normativa, che le caratteristiche corrispondano al disciplinare stesso. Con l’approvazione unanime del disciplinare da parte dell’assemblea, ora l’iter porterà la richiesta alla Regione Toscana la quale, una volta approvato il testo lo invierà al Mipaaf per passare i controlli della commissione preposta. Vista la possibilità di rendere retroattivo alla vendemmia 2020 il disciplinare, considerati i tempi di affinamento che sono di 36 mesi, la messa in commercio della prima annata dovrebbe essere il 2024. 

Le “pievi” per caratterizzare anche la territorialità del vino. Lo studio storico della geologia e della geografia del territorio ha portato alla individuazione di 12 zone, definite nel disciplinare di produzione UGA (Unità geografiche aggiuntive), che saranno anteposte con la menzione “Pieve” in etichetta. Questo aspetto rappresenta l’identità del Vino Nobile di Montepulciano che guarda appunto al passato. La scelta di utilizzare i toponimi territoriali riferibili a quelli delle antiche Pievi in cui era suddiviso il territorio già dall'epoca tardo romana e longobarda, nasce da un approfondimento di tipo storico, paesaggistico e produttivo vitivinicolo.

In particolare la volontà del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano è quella di ribadire e codificare una realtà fisica con antica radice storica, che ha caratterizzato il territorio poliziano fino all'epoca moderna e che trova la sua eco anche nel catasto Leopoldino dei primi decenni del XIX secolo, che suddivideva il territorio in sottozone definite con il toponimo.  «Abbiamo pensato di anteporre il nome della Pieve alla sottozona guardando a 500 anni di storia di Montepulciano» - sottolinea il Presidente Andrea Rossi. 

nobile etichetta pieve

La nomenclatura definitiva che caratterizzerà l’etichetta sarà dunque “Pieve nome” Vino Nobile di Montepulciano – Docg – Toscana. 

Ora non resta che attendere le evoluzioni di questa decisione nella speranza che possa rappresentare un'occasione di rilancio e una leva importante per far tornare a splendere il Nobile di Montepulciano in Italia e nel mondo aumentandone la percezione del valore. Io, da par mio, penso che la zonazione debba essere, ancor prima che una leva commerciale, uno strumento per i produttori che vogliono esprimere la propria singolare identità all'interno di un territorio ampio e variegato, cercando di enfatizzare le peculiarità della propria micro-zona di riferimento.


F.S.R.

#WineIsSharing

Dal 2022 l'EU vieta il Glifosato ma in Italia alcuni anticipano il divieto grazie alle numerose alternative al diserbo chimico

Dopo anni di petizioni (che mi hanno visto coinvolto attivamente) e di rinvii ci siamo quasi! Entro dicembre 2022 il Glifosato (o Glyphosate) verrà bandito dall'agricoltura e, quindi, anche dai vigneti dell'EU.

La sensibilità italiana nei confronti dell'utilizzo dei dannosi (ormai è stato appurato da numerosi studi scientifici) erbicidi contenenti glifosato è aumentata negli ultimi anni, nonostante ancora se ne faccia un uso importante, tanto che alcune regioni come la Calabria e, da poco, la Regione Toscana hanno deciso di anticipare i tempi "mettendo al bando" il diserbo chimico ben prima della scadenza europea (per la Toscana il divieto  per l'agricoltura integrata partirà dal 15 maggio 2021). Regioni che seguono alla decisione del 2019 della Docg del Prosecco Conegliano Valdobbiadene di vietare l'utilizzo del glifosato nei suoi vigneti. Segnale che potevano/potrebbero raccogliere molte denominazioni italiche.

Diserbo glifosato vigna
Detto questo, se fino a qualche lustro fa la "comodità e l'economicità" del diserbo chimico poteva fungere da alibi per i viticoltori, oggi esistono valide alternative economicamente (ovviamente i costi e le ore di lavoro possono essere maggiori in base alle dinamiche delle singole realtà e quindi risultare onerose) ed ecologicamente sostenibili per le aziende vitivinicole. 

Inoltre, l'evoluzione dell'impiantistica ha visto nascere vigneti sempre più ordinati e ben gestiti con la possibilità di attuare tecniche di lavorazione meccanica meno impattanti e più performanti.

Tra le "alternative" già utilizzate o sperimentate segnalo:

- Diserbo manuale e meccanico - Con zappa, falce, falcetto e fresatrici orizzontali, coltelli scalzanti o decespugliatori verticali anche con meccanismo di rientro a bandiera per sesti di impianto più stretti. Se fino a pochi anni fa non esistevano macchinari precisi e i costi risultavano troppo ingenti per le aziende, oggi le possibilità sono molte e i costi sono molto più sostenibili. 

- Diserbo a vapore - Effetto alla pari del diserbo in termini di resa, con il vantaggio della totale eliminazione dell’impiego di prodotti chimici. Il vapore è molto meno impattante e più sicuro del pirodiserbo, in virtù dell’assenza del "fuoco". Unico "neo" riguarda la poca eco-sostenibilità dell'utilizzo delle caldaie a gasolio. Esistono anche macchinari che usano la sola acqua calda ad alta pressione.

- Pacciamatura - Copertura del suolo con materiali pacciamanti (es. pacciame: paglia, segatura, corteccia di conifera, fogliame, erba falciata o "cippatino") o pacciamatura "viva" con piante quali leguminose come senape, trifoglio, o altre essenze come phacelia, spinaci ecc... la cui presenza ostacola lo sviluppo delle infestanti.

- Pirodiserbo - La tecnica del diserbo termico consiste nell’eliminare le erbacce usando il fuoco, che viene prodotto tramite attrezzi a gas o gpl. L’uso della fiamma naturalmente è potenzialmente pericoloso. Il principio utilizzato non è quello della "bruciatura" delle infestanti, bensì della lessatura dei tessuti delle erbe maligne. Il tempo d’azione del calore durante il trattamento è così breve da non permettere la carbonizzazione della materia vegetale. L’effetto immediato del calore è quello di far espandere repentinamente il plasma cellulare, provocando così la rottura della membrana esterna ed interrompendone i cicli vitali, tanto da causarne dapprima il disseccamento e poi (entro 3 giorni) la morte. La sostenibilità di questa pratica è discutile ma i risultati sono valutabili.

- Schiuma -  tramite un'apposita macchina diserbatrice-spollonatrice viene distribuita in maniera mirata una particolare schiuma composta da acqua calda ed una soluzione a base di oli vegetali e naturali e zuccheri sostenibili che distruggono le radici, grazie alla temperatura elevata e all'azione prolungata derivante dalla schiuma.

- Elettricità - viene agganciato ad un trattore un macchinario capace di produrre elettricità ad alto voltaggio che viene poi trasmessa alle malerbe attraverso degli elettrodi in contatto con il suolo. La corrente percorre le infestanti dalle foglie alle radici uccidendole e impedendo la ricrescita.

- Acido acetico - grazie all'effetto diquat (inibisce la fotosintesi e distrugge cellule e cloroplasti) l'acido acetico (è importante dosarne bene la concentrazione) l'acido acetico ha dimostrato una buona azione diserbante naturale selezionando le erbe indesiderate in funzione della loro resistenza all’acidità.  

- Animali - uno dei "diserbi" più rari ma anche più suggestivi e "naturali" è quello che contempla l'utilizzo di animali che pascolando nei vigneti brucano l'erba allo stato fresco. Il pascolamento permette quindi di ridurre l’altezza dell’erba da 15-20 centimetri a 5, nonché nutrendosi anche di erbe infestanti ne permette il contenimento e alcuni casi l’eliminazione. La presenza stessa degli animali garantisce, inoltre, apporto organico al cotico erboso.

Negli ultimi anni si sta sperimentando molto per arrivare ad ottenere ulteriori alternative al diserbo chimico che possano andare incontro alle esigenze di sostenibilità ecologica ed economica delle aziende, come il diserbo naturale nato in Sardegna da scarti della lana, di estratti di vite di Malvasia e prodotti di scarto dell’olio ed estratti di propoli ricavati dalla pulizia delle arnie.

Esistono altre forme di diserbo "sperimentali" come l'acido perlargonico che, pur essendo di estrazione naturale, potrebbe derivare non solo da grassi vegetali ma anche da grasso di balena. Ciò lo rende poco sostenibile e in contrasto con un approccio "green" a 360°. 

Va da sé che ognuna di queste opzioni andrà valutata e ponderata in base a reale efficacia, costi e tempistiche, oltre che all'impatto che anche queste "alternative" possono avere. Lungi da me consigliare l'adozione di queste tecniche solo perché possibili.

Un eventuale abbandono del diserbo chimico (che non è di certo l'unico dei "problemi" da risolvere) deve, però, andare di pari passo con un'evoluzione sostenibile dell'intera filiera, con un relativo abbassamento dei costi di gestione. Le pratiche sostenibili, a mio avviso, prescindono dalle certificazioni (spesso lacunose) e devono essere orientate ad un equilibrio che possa permettere il minor impatto sull'ecosistema, una gestione equa dell'economia aziendale e che, ovviamente, sfocino in un percettibile valore aggiunto nella qualità dei vini prodotti. Per questo la lotta alla chimica di sintesi non può essere perpetrata per partito preso, soprattutto se le soluzioni sono "alternative" comunque impattanti (alcune delle soluzioni alternative sopracitate devono ancora dimostrare di non esserlo) o l'aumento dell'utilizzo del rame che sappiamo tutti essere un metallo pesante che inquina le falde acquifere e impoverisce il microbiota del terreno, crea problemi in fermentazione e ha un'azione inibitrice nei confronti di alcuni importanti precursori aromatici (es.: tioli) Soluzioni alternative stanno nascendo anche in quest'ottica ma starà sempre al vignaiolo valutare, in base alle condizioni in cui opera, le scelte più oculate al fine di garantire il giusto equilibrio fra rispetto per l'ambiente, condizioni di salubrità dei lavoratori, sostenibilità economica aziendale e qualità del prodotto. 

La viticoltura italiana si è dimostrata molto sensibile alla sostenibilità e le particolari e privilegiate (in confronto ad altri paesi) condizioni in cui le realtà vitivinicole italiche possono operare mettono il nostro paese al primo posto nella sostenibilità in vigna e nella ricerca di alternative alla chimica di sintesi nell'agricoltura nella sua totalità.

Fondamentale, visti i costi maggiori di gestione delle aziende particolarmente attente ad una gestione rispettosa delle campagne, sarà la capacità di elevare la percezione del valore dei nostri vini e, quindi, aumentare la remunerazione per i produttori più virtuosi, in modo tale da poter rendere le nostre realtà vitivinicole sempre più ecosostenibili in modo economicamente sostenibile.


F.S.R.

#WineIsSharing


sabato 27 marzo 2021

La mia selezione dei migliori vini assaggiati a Montalcino all'anteprima Benvenuto Brunello Off 2021

Fu l'ultimo evento prima del primo lockdown e si pensava sarebbe stato procrastinato come tutte le anteprime previste per il 2021, invece Benvenuto Brunello è stato organizzato e allestito in maniera impeccabile anche in questo difficilissimo periodo. Per questo non posso che iniziare il mio articolo dedicato, come ogni anno, ai migliori assaggi dell'anteprima del Brunello di Montalcino e degli altri vini prodotti in questo straordinario territorio, facendo i miei più sinceri complimenti al Consorzio del vino Brunello di Montalcino che ha dimostrato, ancora una volta, di saper arrivare dove altri non riescono a giungere, il tutto nel pieno rispetto delle norme anti-covid. Un evento che ha permesso a centinaia di persone divise in gruppi ristrettissimi, spalmati nell'arco di 4 weekend, la possibilità di degustare in tutta sicurezza le nuove annate che i produttori di Montalcino hanno deciso di presentare a questo Benvenuto Brunello Off. Nello specifico sono state presentate il Brunello di Montalcino 2016 ("annata" e selezione), Il Brunello di Montalcino Riserva 2015 e il Rosso di Montalcino 2019, oltre ai vini Moscadello e Sant'Antimo Rosso e Bianco.

Migliori Brunelli 2016 anteprime Benvenuto Brunello Off
Come di consueto, iniziamo con il report delle annate elaborato dai tecnici del Consorzio.

ANNATA 2015
Andamento stagionale - Inverno scarsamente piovoso, ovvero con episodi al di sotto della media ma con temperature nella media del periodo (Gennaio min. -3°C. e max 15,5°C.). Pioggia totale del mese di gennaio 2015: 40 mm. Lo stesso andamento stagionale si è riscontrato nel mese di febbraio con temperature min. -2° C. e max.15,5°C. Pioggia totale del mese di febbraio: 95 mm. Non ci sono state gelate e neppure presenza di neve.

Inizio Primavera: Marzo è stato caratterizzato da piogge nella media del periodo, complessivamente sono caduti 72 mm di pioggia. Temperature sempre al di sopra della media con oscillazioni tra i 1,5°C ed i 20°C della fine del mese.

Aprile ed apertura delle gemme - La fase vegetativa ha avuto inizio nella prima settimana di Aprile. Il mese di Aprile è stato ancora caratterizzato da fenomeni scarsi di pioggia. Pioggia totale del mese di Aprile: circa 50 mm. distribuiti in due periodi, prima settimana ed ultima settimana del mese. La temperatura è stata bassa nei primi giorni del mese; con esattezza il giorno 8 Aprile è scesa a -1°C. Con una graduale ripresa ha poi raggiunto i 24°C. nei giorni del 22-23 Aprile.

Maggio e fioritura - Le temperature sono state complessivamente nella media del periodo per tutto il mese. Ciò nonostante la caratteristica fondamentale del mese di maggio è che si sono verificati costati fenomeni di importante escursione termica nell’ultima settimana del mese con oscillazioni tra i 7°C ed 28°C. Le piogge sono state scarse e concentrate nella terza decade del mese di maggio.
La più importante si è verificata nei giorni 22 e 23 maggio, con circa 26 mm di pioggia. Accumulo totale del mese di maggio di circa 35 mm. Le piante hanno manifestato un ottimo stato vegetativo, la fioritura è iniziata intorno al 20 maggio, per i viticoltori non si sono avvertite particolari criticità dal punto di vista fitopatologico.

Giugno e allegagione - Il mese di giugno è iniziato con un assaggio di estate, determinato da un innalzamento delle temperature, che hanno raggiunto i 32° C. Il giorno 8 giugno una pioggia circa 20 mm. ha di nuovo portato un abbassamento delle temperature, ripristinando la media del periodo.
Le settimane successive sono state caratterizzate da un’alternanza fra fenomeni di piccole precipitazioni (8/10 mm) e giornate soleggiate e ventilate. Questo ha portato ad un nuovo innalzamento delle temperature fino a raggiungere 32°C. a fine giugno, tipico andamento proprio dell’estate.
Questa andamento stagionale ha portato le piante ad un ottimo equilibrio vegetativo, senza creare grandi criticità ai viticoltori, sia dal punto di vista fitosanitario sia nella gestione della chioma.
L’ultima settimana di giugno nella zona sud-ovest il sangiovese ha manifestato la chiusura del grappolo. Nel mese di giugno sono caduti complessivamente circa 45 mm di acqua.

Luglio e inizio invaiatura - Tutto il mese di luglio è stato caratterizzato dalla scarsità di precipitazioni. In totale 20 mm, concentrati negli ultimi giorni del mese di luglio.
Inoltre si è verificata continua persistenza di temperature max. molto al di sopra della media, con punte di oltre 40°C. nella parte centrale del mese. Questo ha determinato un innalzamento della media delle temperature minime a 22°-23° C. Questa situazione ha anticipato l’invaiatura di circa 8-10 giorni rispetto alla media del periodo. Il mese di luglio con queste caratteristiche ha creato le condizioni per un ottima maturazione del legno ed un anticipo dell’invaiatura. Con le prime piogge di fine luglio si sono quindi create le condizioni tipiche per una grande annata fino ad allora non ben definita.

Agosto e maturazione - Il mese di agosto è stato caratterizzato da pochissime piogge concentrate nella prima settimana di agosto. Pioggia totale del mese: 48 mm. Le temperature al di sopra della media della prima settimana si sono mitigate dopo la pioggia che ha caratterizzato i giorni 8 e 9 agosto (circa 30 mm) e vi è stata un’importante escursione termica con temperature max 26°-28°C di giorno e minime 15°-16°C di notte. Ottima condizione questa per la concentrazione di aromi.
Questo situazione ha permesso una maturazione lunga e di grande importanza sia per gli aromi che per la qualità dei tannini. L’aumento delle temperature di fine agosto con max fino a 33°-34°C hanno avuto un’importante influenza sulle bucce, concentrando gli aromi e l’estratto secco.

Settembre e raccolta - La prima settimana di settembre è stata caratterizzata da piogge concentrate tra i giorni 2-3-4-5 settembre ed un nuovo sensibile abbassamento delle temperature comprese fra max 25°C e min. 15°C. Nella metà del mese di settembre ritornano ad alzarsi fino a raggiungere i 33°-34°C e sono accompagnate da un’ottima ventilazione da est.
L’ultima decade di Settembre è stata caratterizzata da piccole precipitazioni e basse temperature scendendo fino a 9°C le min. e 18°C le max. Nel mese di Settembre sono caduti complessivamente circa 48 mm di pioggia. Le prime uve di sangiovese si sono raccolte tra il 15 ed il 20 settembre, nella zona sud / sud-est.

Ottobre - I primi dodici giorni di ottobre hanno visto la continuazione dell’andamento stagionale di fine Settembre; solamente nella giornata del 10 Ottobre abbiamo avuto un rilevante fenomeno piovoso (30 mm). L’alternanza di bel tempo e piccole piogge si è protratta fino a metà mese di Ottobre. La maggior parte dei viticoltori avevano vendemmiato già prima della pioggia del 10 Ottobre.
Le uve raccolte hanno subito manifestato una notevole complessità in aromi, ed eleganza dei tannini. Di notevole importanza è stata l’acidità naturale, al di sopra delle medie, non tipica delle annate caratterizzate da temperature al di sopra delle medie del periodo, nel periodo invaiatura e maturazione.
Questi segnali hanno dato subito la percezione di un’annata di altissimo e raro livello qualitativo.

Caratteristiche del prodotto - Colore rosso vinoso intenso, profumi caratteristici di frutta rossa fresca. In bocca presenta una grande struttura tannica ed un ottimo quadro acido. Vino di ottima e lunga persistenza aromatica sia al naso che in bocca.

ANNATA 2016
Andamento stagionale - Mesi finali del 2015 scarsamente piovosi, con precipitazioni praticamente assenti nel mese di dicembre. Con il nuovo anno le precipitazioni sono riprese, facendo registrare 120 mm nell’arco del mese. Temperature nella media del periodo durante gennaio, che registra punte di minime di - 6°C e massime sui 10 °C.
Simile l’andamento stagionale che si è riscontrato nel mese di febbraio, con temperature notturne sempre attorno agli zero gradi e massime sui 10°C. Pioggia totale del mese di febbraio: 150 mm. Assenza quasi completa di neve, limitata ad una leggerissima nevicata al 20 gennaio.

Inizio primavera - Marzo è stato caratterizzato da piogge nella media del periodo, complessivamente caduta per circa 70 mm. Temperature nella media stagionale con oscillazioni tra i - 2°C ed i 15 °C.

Aprile ed apertura delle gemme - Con il mese di aprile ha avuto inizio la fase vegetativa. Il periodo è stato caratterizzato da fenomeni di pioggia, soprattutto verso la fine del mese. Pioggia totale del mese di Aprile: circa 60 mm. Il mese è iniziato con un sensibile rialzo delle temperature notturne, per poi tornare a scendere attorno ai 5 °C verso la fine del mese. Le temperature diurne, solo in pochi casi, nella prima metà del mese, hanno raggiunto i 20 °C.

Maggio e fioritura - Le temperature sono state complessivamente nella media del periodo per tutto il mese, oscillando tra i 7°C ed i 23°C. Le piogge si sono concentrate nella metà del mese, con precipitazioni complessive per 80 mm. Le piante hanno manifestato un ottimo stato vegetativo. La fioritura è iniziata successivamente alla metà del mese; per i viticoltori non si sono avvertite particolari criticità dal punto di vista fitopatologico.

Giugno e allegagione - Prima fase del mese caratterizzata da piogge, che si sono quindi diradate dalla metà del mese, portando a temperature prossime ai 30 °C solo nell’ultima decade, caratterizzata da giornate molto soleggiate e anche da buona ventilazione.
Questo andamento stagionale ha portato le piante ad un ottimo equilibrio vegetativo, senza creare grandi criticità ai viticoltori, sia dal punto di vista della gestione del verde che da quello fitosanitario. Nel mese di giugno sono caduti complessivamente circa 80 mm di acqua.

Luglio e inizio invaiatura - Il mese di luglio è stato caratterizzato da scarsità di precipitazioni. Gli unici veri fenomeni piovosi si sono registrati tra il 13 ed il 15 luglio, per un totale di circa 20 mm.
Le temperature del mese, nel complesso, seppur alte, sono state nelle medie stagionali ormai consuete, costantemente sopra ai 30°C nelle ore diurne, con minime tra i 15 °C ed i 25 °C a seconda delle zone. Con queste condizioni l’invaiatura è avvenuta in modo regolare, a partire dalla seconda metà del mese. Le piogge centrali del mese hanno predisposto le condizioni tipiche per una grande annata, fornendo una risorsa idrica adeguata per bilanciare le alte temperature del mese di luglio e del successivo agosto.

Agosto e maturazione - Il mese di agosto è stato caratterizzato da poche piogge, concentrate all’inizio ed alla fine del mese, per un totale di circa 70 mm. Le temperature hanno registrato un’importante escursione termica con temperature max 26°-28°C, con punte di 32 °C di giorno e minime 15°-16°C di notte, in alcuni casi anche 12 °C. La maturazione è stata quindi lunga, di grande importanza sia per gli aromi che per la qualità dei tannini. Le importanti escursioni termiche hanno inoltre avuto un’influenza sulle maturazioni delle bucce, concentrando gli aromi e l’estratto secco, caratteristiche ideali per una produzione di grande qualità.

Settembre e raccolta - la prima settimana di settembre ha registrato una unica giornata di pioggia, quella del 6 settembre, in cui si sono registrati circa 15 mm. Le piogge sono poi riprese nei giorni centrali del mese quando, tra il 16 ed il 20, si sono registrati circa 80 mm. Le temperature massime si sono mantenute a ridosso dei 30 °C nella prima metà del mese, per poi diminuire nella seconda metà attorno ai 25 °C di media. L’escursione notturna si è mantenuta rilevante, con media mensile inferiore ai 15 °C. Queste condizioni, abbinate ad una buona ventilazione, hanno permesso una raccolta di uve sane e con caratteristiche organolettiche importanti. Le prime operazioni di raccolta si sono registrate attorno alla metà del mese, nella zona sud-ovest.

Ottobre - la prima metà del mese ha visto una graduale diminuzione delle temperature, culminata attorno al 12 del mese con massime attorno ai 10 °C, per poi risalire nella seconda metà del mese ai 20 °C di media. La metà del mese ha coinciso con giornate piovose, quando si sono raggiunti oltre 60 mm il 15 di ottobre. La chiusura delle operazioni di raccolta è coincisa con la metà del mese, beneficiando di lunghi periodi secchi e ben ventilati. Le uve raccolte hanno così manifestato una notevole complessità in aromi, tannini eleganti ed ottima acidità naturale.
Caratteristiche che hanno dato da subito la percezione di un’annata di livello qualitativo altissimo.

Caratteristiche del prodotto - Colore rosso vinoso intenso, profumi caratteristici di frutta rossa fresca. In bocca presenta una grande struttura tannica ed un ottimo quadro acido; ottima e lunga persistenza aromatica sia al naso che in bocca, con spiccate caratteristiche di eleganza e mineralità. Elementi di una longevità straordinaria.

ANNATA 2019
Andamento stagionale - Inverno con temperature leggermente sopra alla media degli ultimi anni; solo temperature minime sotto lo zero, concentrate soprattutto nella prima metà del mese di gennaio. Piovosità concentrate tra il 18 ed il 25 gennaio e nei primi 5 giorni di febbraio, per un totale nei due mesi di circa 70 mm.

Primavera - Il germogliamento è avvenuto nel tempi consueti, con precipitazioni attorno ai 100 mm e temperature medie sui 10 C° nei mesi di marzo, aprile e maggio. L’andamento stagionale di questi mesi ha portato ad un rallentamento vegetativo di circa due settimane.

Inizio estate - Nei mesi di giugno e luglio non si sono registrati eventi piovosi di rilievo, ad esclusione di un importante fenomeno alla fine del mese di luglio – circa 70 mm in due giorni. Le temperature medie in questi due mesi si sono mantenute tra i 20 C° ed i 25 C°, con picchi a 35 C° in sole due giornate.

Agosto e maturazione - Il mese di agosto non ha registrato precipitazioni, se non attorno al 25 con 20 mm totali; le temperature nelle medie consuete, con massime tra i 30 C° ed i 35 C°.
Grazie alle riserve idriche accumulate ed alle temperature che non hanno raggiunto picchi eccessivamente elevati, l’apparato fogliare è rimasto pressoché intatto ed efficiente. Tutto ciò ha permesso una lenta ed omogenea maturazione delle uve, ottimale per l’ottenimento di una perfetta maturità fenolica e tecnologica.

Settembre e raccolta - Eventi piovosi durante la prima settimana di settembre hanno permesso, oltre a posticipare i tempi della raccolta, un contenimento del tenore alcolico delle uve.

Caratteristiche del prodotto: le uve Sangiovese si sono presentate in ottimale stato fitosanitario. I vini prodotti presentano caratteristiche di eleganza e finezza, con tannini equilibrati, profumi ben definiti e spiccati aromi primari.
migliori brunello 2016

I migliori assaggi: Rosso di Montalcino Doc 2019

La sessione di assaggio completa ha confermato in toto la bontà dell'annata tanto da spingermi a vedere questa 2019 come una delle migliori annate di sempre per i rossi di Montalcino. Peculiare la freschezza del frutto ed esemplare l'equilibrio del sorso, fresco ma concreto, fine ma non esile. Come sostengo da tempo, il Rosso di Montalcino meriterebbe maggiore attenzione da parte di critica, addetti ai lavori e consumatori/appassionati, in quanto in grado di ritagliarsi una nicchia importante tra quei vini che amo definire "contemporanei", buoni "ora" e in grado di stupire con qualche anno di bottiglia alle spalle. Vini agili ma mai scontati che in annate come questa 2019 coniugano con grande garbo slancio ed eleganza.

Rosso di Montalcino Doc 2019 - Baricci: l'azienda di Montosoli si conferma una sicurezza su tutta la linea, con un rosso sempre in linea con la tradizione, capace di ricalcare fedelmente identità territoriale e annata. Fresco e coerente.

Rosso di Montalcino Doc 2019 - Capanna: la tradizione mai anacronistica grazie alla contemporaneità di un vino dal frutto nitido e il fiore gentile. Ottimo bilanciamento fra materia e acidità, per un sorso vivo e brillante, senza alcun intoppo tannico e dal finale giustamente persistente.

Rosso di Montalcino Doc 2019 - Caprili: ottima esposizione del frutto, maturo ma non troppo! Lieve ma intrigante la speziatura naturale di un Sangiovese lineare, materico nel centro bocca e nella trama tannica.

Rosso di Montalcino Doc 2019 "Giovanni Neri" - Casanova di Neri: il secondo anno di produzione di questo Rosso conferma la vocazione dei vigneti di Sesta dai quali l'azienda produrrà anche il relativo "cru" di Brunello. Un rosso che stupisce per la complessità aromatica in cui frutto, spezia e folate balsamiche si integrano in maniera impeccabile. Rimandi d'Oltralpe e sinestesie inattese per un Sangiovese che in due sole annate ha già tracciato un profilo chiaro dell'identità del suo "cru" di riferimento.

Rosso di Montalcino Doc 2019 - Ferrero: un Rosso dai tratti gioviali, agile ma non facile! Buona complessità al naso, fresco e dinamico il sorso. La tessitura tannica è fitta e per nulla sgarbata.

Rosso di Montalcino Doc 2019 - Giuseppe Gorelli: anche in questo caso si tratta di una seconda annata di produzione di un Rosso che nella precedente vendemmia aveva colpito molti per integrità ed equilibrio. Una 2019 più intensa e matura della 2018, ma ugualmente slanciata nel sorso. Grip tannico ben domato e finale ematico saporito.

Rosso di Montalcino Doc 2019 - La Palazzetta Fanti: un Rosso che anela ad essere qualcosa di più! Fresco nel frutto, elegante nel fiore e intrigante nella spezia. Sorso denso ma di buona spinta. Tannino ben delineato. Deciso e lungo il finale minerale.

Rosso di Montalcino Doc 2019 - Pietroso: a primo naso il frutto sembra voler urlare a gran voce la sua perfetta maturazione. Goloso nella polpa e disinvolto nell'incedere privo di ostacoli ma definito nella tessitura.

Rosso di Montalcino Doc 2019 - Salvioni: un Rosso che per molte realtà fuori da Montalcino sarebbe un primo vino per intensità, consistenza e fierezza. Piglio sicuro e sorso concreto.

Rosso di Montalcino Doc 2019 - Talenti: classico, fresco e avvolgente. Un Rosso gastronomico che anela alla tavola e invita alla beva con buona dinamica agevolata da una chiusura decisamente saporita.

Rosso di Montalcino Doc 2019 - Tenuta di Sesta: fedele al varietale nel frutto, lieve speziatura a rendere il profilo aromatico più complesso e prospettico. Sorso integro e armonico, tannino cesellato.

Rosso di Montalcino Doc 2019 - Tornesi: frutto fresco e fiore fine si fondono con accenni mediterranei di mirto e rosmarino. Sorso fiero e sicuro, materico e sapido.

I migliori assaggi: Brunello di Montalcino 2016

Attendevamo tutti la presentazione di quella che è stata considerata, da molti, l'annata più equilibrata dal 2000 ad oggi. Le attese sono state più che onorate, con vini figli di un andamento stagionale in cui luce e acqua hanno giocato di squadra per agevolare un ciclo vegetativo, per molte zone, classico come non se ne vedeva da anni. A differenza della 2015, l'annata 2016 manifesta più freschezza e gioca su finezze che i picchi di caldo dell'annata precedente avevano, spesso, inibito. Pochi i casi in cui la maturità è, seppur di pochissimo, oltre il grado ottimale ed evidente il fil rouge armonico e fresco che caratterizza molti assaggi. Un'annata ottima oggi ma in grado di stupire nel tempo grazie alla buona struttura ma, soprattutto, alla spina dorsale acida sempre più rara. Un'annata lineare ma non del tutto omogenea, in cui i versanti, le selezioni e la sensibilità interpretativa del produttore hanno portato a picchi di finezza ed armonia ben più percettibili di quanto accaduto lo scorso anno.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Albatreti: Gaetano Salvioni e le sue vigne colpiscono ancora! Imperterrito il suo Brunello continua a stupire con effetti reali, più che speciali. Un vino che fa della sua energia quasi sintropica, che tende naturalmente all'ordine e all'armonia senza alcuno sforzo, senza alcuna forzatura. Intenso ma elegante, forte ma garbato, tannico ma agilissimo alla beva. 

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Baricci: una sicurezza con la sua classicità che trascende tempo e trend. Un Brunello giocato tutto sull'equilibrio fra maturità e freschezza dal frutto alla materia. Il finale ematico invoglia al refill.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Beatesca: realtà giovane che dimostra di aver già inquadrato bene la propria cifra stilistica votata alla nitidezza e alla finezza. L'annata 2016 calza a pennello a questo Brunello ben definito al naso e di ottima armonia fra componenti morbide e dure al sorso.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Caprili: classicità e pulizia, due fattori che non sempre vanno a braccetto ma che, quando lo fanno, regalano nel calice il mio comfort-Brunello integro nel frutto, fiero e disinvolto in bocca, senza alcuna stortura.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Casisano: il nuovo corso dell'azienda ha trovato con questa annata l'apice della propria espressività di vigna e di cantina. Un Brunello armonico, di buon nerbo e dalla trama tannica fitta e definita. La chiusura è saporita, umami.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Cava d'Onice: probabilmente l'azienda che è cresciuta nelle ultime 10 annate, almeno per quanto riguarda i miei parametri di valutazione. L'annata è stata interpretata al meglio, mantenendo freschezza e anelando alla finezza che è già percettibile. Un Brunello concreto che fa della dinamica di beva la sua forza. Tannino disegnato con mano sicura e finale ematico.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "La Mannella" Cortonesi: una sicurezza ormai! Un Brunello figlio di un'interpretazione che attinge alla tradizione con consapevolezza odierna, spigliato nel concedersi ma mai sopra le righe. Tensione e materia, tannino e mineralità ne tracciano il profilo.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Fattoria del Pino: un talento in vigna che si sta dimostrando un grande "manico" in cantina. Jessica stupisce ancora una volta con uno dei Brunello 2016 più luminosi. Frutto in bella vista, spezia lieve e inserzioni balsamiche che fanno da coerente preludio ad un sorso integro ma fresco, dal tannino fine e la forte sapidità.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Franco Pacenti: precisione e determinazione per un Brunello netto nell'esprimere la propria volontà di essere pronto a farsi apprezzare sin dal primo sorso, senza rinunciare alle proprie prospettive evolutive. Il grip tannico dona carattere al sorso.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Le Chiuse: un grande Sangiovese che non manca di nulla. Polpa e acidità, grip ed eleganza. Qualcuno lo definirebbe un Brunello d'antàn, ma per me è una delle interpretazioni più contemporanee dell'annata.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Le Ragnaie: l'agilità di questo Brunello è proverbiale! Una linea fresca e tesa attraversa una materia matura quanto basta ad offrire un'esposizione di frutto ad un equilibrio di maturità sempre più raro di questi tempi.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Padelletti: crescita notevole per questa storica realtà ilcinese che nelle ultime annate sembra aver trovato un piglio ancor più nitido e definito nel proprio Brunello. Frutto maturo e buona spina dorsale acido-minerale. Tannino fitto.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Pietroso: tutto al suo posto, dalla struttura fiera al passo sicuro e slanciato. Tannino prospettico e finale ematico per un vino che sa di sole e di vento, di frutto e di terra. Forza ed eleganza.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Poggio Lucina: un Brunello che coniuga al meglio l'involucro duro e l'animo più affabile e generoso del Sangiovese, se ben interpretato. Tannini ancora in piena trazione, ma si faranno!

Brunello di Montalcino Docg 2016 - San Guglielmo di Martini Ilaria: un Brunello intenso, pieno e coerente, capace di mostrare i muscoli senza ledere la propria eleganza di fondo. Una novità per me questa piccola realtà che mi ha subito spinto ad andare oltre la bottiglia ma non vi dico di più per ora!

Brunello di Montalcino Docg 2016 - San Lorenzo: quando Luciano Ciolfi e le sue vigne imbroccano la strada giusta nell'annata giusta il suo Brunello finisce sempre tra i migliori assaggi! Nitidezza di frutto, balsamicità mediterranea, struttura e freschezza in perfetto equilibrio. Tannino che sa di terra e finale che sa di sale.

Brunello di Montalcino Doc 2016 - Tassi di Franci Franca: per la seconda volta consecutiva fra i migliori assaggi, con due belle annate sì, ma davvero ben interpretate. Armonico e profondo, di buona dinamica e dalla texture tannica cesellata.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Tenuta Crocedimezzo: sincero nel frutto, con una spezia appena accennata a rendere il naso più intrigante. Il sorso è volitivo e di giusta tensione. Tannino ferreo ma fine.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Terre Nere: sempre più identitari i vini di questa piccola realtà che negli ultimi anni ha visto un crescendo importante della sicurezza interpretativa del proprio Brunello. Completo il naso nel frutto e nel fiore, con accenni balsamici mediterranei. Sorso vibrante e saporito.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Tiezzi Enzo e Monica: più scuro degli altri, austero appena versato nel calice. Poi si concede, con garbo e integrità. Un sorso pieno e profondo per un ottimo Brunello della tradizione.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - Roberto Cipresso: non chiamatelo modernista! Con questa 2016 inserisco per la prima volta un Brunello del noto enologo internazionale tra i miei migliori assaggi in quanto tra i più coerenti e concreti vini assaggiati in anteprima. L'annata e il Sangiovese di Montalcino vanno ben oltre la cifra stilistica e gli esercizi di stile e Roberto è riuscito a trattare con garbo e rispetto uve di percettibile elevatissima qualità.  Polpa e tonicità, materia e finezza.

I migliori assaggi: Brunello di Montalcino Docg 2016 Selezione

Se le selezioni di vigna erano considerate il futuro nella terra del Brunello, con queste 2016 dimostrano di essere il presente di un territorio e di un vino che non necessita di zonazioni sulla carta, ma che può esprimere le proprie singolarità attraverso cru e clos di vigna pienamente rispondenti alle identità di ciascuna micro-area e di ciascuna realtà produttiva.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "Montosoli" Altesino: intensità e nerbo per un Brunello che ha ancora bisogno di bottiglia ma fa già intravedere la sua stoffa innata.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "Vigna del Fiore" Fattoria dei Barbi: complessità e profondità, per una selezione che sa di passato ma è tutt'altro che anacronistica. A mio avviso, una delle 2016 con più prospettiva in termini di longevità.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "La Casaccia" Canalicchio di Sopra: completo e vibrante, per questa vigna che sta dimostrando di annata in annata la sua grande vocazione alla produzione di vini potenti ma al contempo molto eleganti.

Brunello di Montalcino Docg - "A.D. 1441" Castello Tricerchi: il ragazzo si farà, dicevano! Ormai Tommaso Squarcia ha compreso il suo potenziale e sta lavorando sulle finezze che il suo micro-areale può offrirgli senza particolari forzature. Questa selezione 2016 è un esempio lampante di quanto questa realtà sia cresciuta e di quanto equilibrio i suoi vini siano riusciti a trovare. Ottimo!

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "Diletta" Col di Lamo: buona la prima! Quando un assaggio fa parlare molti e per molto sin dal suo debutto in "società" ha già vinto! La selezione Diletta di Giovanna Neri è piena, intensa ma di buon slancio. I tannini di grande finezza e succosità chiudono un sorso netto e saporito.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "Campo Marzio" 2016 Corte Pavone Loacker Wine Estates: complesso ma nitido nell'esposizione varietale coerente con l'annata e con una profondità espressiva non comune. Sorso intenso e tannino cesellato. Finale minerale tra ferro e sale.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "Poggiarelli" Cortonesi: l'altra faccia del Brunello della famiglia Cortonesi, più forte, materico e profondo questo Sangiovese del "cru" Poggiarelli. Un sorso dalla postura composta e ben eretta, che procede con opportuna cadenza e fermezza tannica, verso un finale decisamente sanguigno.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "Origini" La Fornace: l'ho voluto riassaggiare durante la sessione di "riassaggi" che sono solito concedere ad alcuni vini al termine della prima carrellata. L'ho fatto perché la diversità di questo vino può essere fuorviante, ma nel momento in cui entri in empatia con quella che suppongo fosse l'idea del produttore (il nome "origini" presumo sia evocativo di un ritorno al passato) questo Brunello regala un naso complesso e un sorso d'altri tempi per nerbo e tessitura tannica.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "Ciliegio" La Magia: luminoso e goloso. Questi sono i termini che mi vengono in mente per questo Brunello che invoglia alla beva senza alcun ostacolo e, al contempo, evolve nel calice con cangiante complessità. Slanciato e deciso.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "Vigna Montosoli" Le Gode: per un azienda che dispone di vigne tutte a Montosoli questa selezione potrebbe essere definita più un clos che un cru. C'è la luce della 2016 e la materia che ci si aspetta dal vino di riferimento di questa piccola realtà familiare. Eleganza da vendere!

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "Amore e Magia" Podere Le Ripi: impatto classico, con frutto, fiore e spezia in grande armonia. Tratti agrumati che ritornano al sorso, concreto nel centro bocca ma longilineo. Tannini soft. Saporito il finale.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "31 anni" Solaria di Cencioni Patrizia: una selezione di grande pienezza che in questa annata gode del fondamentale slancio per agevolarne la dinamica di beva. Un vino dalla struttura importante, che stupirà nel tempo.

Brunello di Montalcino Docg 2016 - "Piero" Talenti: se la prima annata aveva stupito per concentrazione e suadenza, questa 2016 si presenta armonica ed elegante, con una prospettiva evolutiva, a mio parere, superiore alla precedente. Un vino che non manca di nulla.

I migliori assaggi: Brunello di Montalcino Docg 2015 Riserva

Considerata una delle migliori annate degli ultimi 20 anni la 2015 è stata, sicuramente, agevole in termini agronomici con un inverno nella norma e una primavera classica con piogge di poco al di sotto della media stagionale. L'estate è stata calda con temperature al di sopra della media, ma picchi di calore non eccessivi. E' stato proprio il contenuto numero di giornate torride che ha scongiurato il rischio di scottature e surmaturazioni, le provvidenziali piogge di fine luglio ed inizio agosto hanno fatto il resto. L'approvvigionamento idrico delle piante è stato, così, regolare e le sensibili escursioni termiche dell'ultimo mese di maturazione ha permesso alle uve di sviluppare al meglio il corredo aromatico e di raggiungere un buon equilibrio fra maturazione fenolica e tecnologica, senza perdere troppa acidità totale. La vendemmia è stata asciutta e agile in termini di sanità e di equilibrio. A fare la differenza in questa annata, come in altre annate calde del nuovo millennio, è stata la gestione oculata della parete fogliare e la ponderata azione di diradamento che non doveva essere mirata al solo abbassamento della resa, bensì alla ricerca dell'equilibrio generale della vite, evitando eccessi di concentrazione. Un annata perfetta per la produzione di un Brunello Riserva di struttura ed eleganza. Mai così tanti Brunello Riserva fra i miei migliori assaggi.

Brunello di Montalcino Docg 2015 Riserva - "Nello" Baricci: pienamente rispondente all'annata per materia e potenza. Un vino da attendere ma che si fa già strada al palato con vellutata profondità.

Brunello di Montalcino Docg 2015 Riserva - Canalicchio di Sopra: complessa intensità, di buona maturità, profondo nel sorso. Tannini definiti e prospettici. Un'ottima Riserva!

Brunello di Montalcino Docg 2015 Riserva - Il Palazzone: naso è pulito, netto nel frutto, balsamico dopo qualche ampio respiro nel calice. Nonostante l'annata tendenzialmente calda, questa Riserva non lesina nerbo acido. Tannini decisi, fitti ma per nulla sgranati. Lungo il finale.

Brunello di Montalcino Docg 2015 Riserva - "Vigna Paganelli" Il Poggione: una Riserva che sa fare la Riserva! Robusto, forte, intenso con una buona spalla a slanciarne il sorso. Tannini già ben delineati.

Brunello di Montalcino Docg 2015 Riserva - Padelletti: confermata la bontà dell'annata anche nella Riserva che fa il paio con l'ottimo Brunello presentato l'anno scorso. Potenza ponderata e nerbo ben dosato. Tannini già godibili.

Brunello di Montalcino Docg 2015 Riserva - "Bramante" San Lorenzo: Bramante ne sarebbe fiero! Un vino di grande spessore, dalla maturità equilibrata. Sorso che manifesta grande spinta e notevole persistenza.

Brunello di Montalcino Docg 2015 Riserva - Sesti: armonico il naso, profondo il sorso. Un connubio raro di struttura, acidità e mineralità. Grip tannico in via di definizione. Da tenere in cantina.

Brunello di Montalcino Docg 2015 Riserva - "Due Lecci" Tenuta di Sesta: frutto e spezia, note balsamiche e sanguigne. Una Riserva dalla complessità olfattiva notevole, giusto preambolo di un sorso pieno, intenso e saporito in cui balsamicità mediterranea e spezia tornano in un intrigante abbraccio con i garbati tannini.

Brunello di Montalcino Docg 2015 Riserva - "Capriolo" Terre Nere: la prima volta di questa Riserva "selezione" e non poteva scegliere annata migliore per integrità e completezza. Naso ancora fresco nel frutto, con sottobosco appena accennato e folate balsamiche che fanno da preludio al sorso integro e profondo. Tannini morbidi e finale umami.

Brunello di Montalcino Docg 2015 Riserva - "Vigna Soccorso" Tiezzi Enzo e Monica: la classe innata di questa vigna e di chi la conduce, anche in un'annata tendenzialmente calda, si sente tutta! Vino che già mostra grande complessità, ma che mal cela un potenziale evolutivo comune a pochi. Sorso pieno ma teso, tannini saporiti come il finale di un gran bel bere!

Extra:
Brunello di Montalcino Docg 2015 "Nastagio" Col d'Orcia: un Sangiovese dal portamento impeccabile, capace di costruire un'importante struttura intorno ad una  silhouette tonica ma senza eccessi muscolari. Forte e profondo.

N.B.: Come sempre e ancor di più quest'anno, ci tengo a sottolineare che le mie valutazione emergono da assaggi fatti in lunghe sessioni da centinaia di vini e che, a prescindere dagli esiti dell'anteprima, ogni referenza presentata merita di essere assaggiata e approfondita singolarmente. 

Conclusioni
Un'anteprima in cui si sono alternate 3 annate di grande spessore che hanno fatto dimenticare, seppur per poche ore, il periodo nefasto che stiamo vivendo.
le voci del brunello montalcino

Un format, quello di Benvenuto Brunello Off, che ha fatto riflettere e che potrebbe agevolare alcuni cambiamenti futuri per quella che, speriamo, tornerà ad essere l'anteprima del Brunello di Montalcino già dal 2022. Ciò che è mancato, ovviamente, è stato il contatto con i produttori, che io, però, ho avuto l'onore e l'onere di intervistare per voi attraverso la realizzazione di una "serie" che ho chiamato "Le Voci del Brunello" e che condividerò con voi nelle prossime settimane, cercando di portare nelle vostre case le testimonianze di chi il vino lo fa, in un anno in cui per molti è stato difficile visitare vigne e cantine.
sommelier mascherina



Concludo ringraziando tutto il personale coinvolto nell'organizzazione dell'anteprima e i Sommelier per l'egregio lavoro svolto in una situazione di certo non di facile gestione.


F.S.R.
#WineIsSharing

N.B.: Per correttezza viste le annate in presentazione ho evitato di parlarvi delle uscite ritardate dei Rossi 2018, che meritano comunque molta attenzione e delle 2016 e 2015 Riserva di cantine che hanno deciso di non partecipare a questa edizione dell'anteprima ma che ho ugualmente avuto modo di assaggiare. Sono certo non mancherà occasione di di condividere le mie personali opinioni su questi vini in altri contesti.

martedì 23 marzo 2021

Milano Wine Week confermata anche per l'ottobre 2021 - Intervista a Federico Gordini patron della settimana del vino milanese

Dopo più di un anno in cui il verbo più coniugato dagli organizzatori di eventi del vino  è stato "procrastinare", arrivano segnali di forte resilienza e di grande prospettiva da alcune realtà, ormai, divenute fondamentali nel calendario delle manifestazioni enoiche in Italia. Proprio in quest'ambito, avendo colto con grande solidarietà e comune visione alcune esternazioni del Patron della Milano Wine Week, ho ritenuto opportuno dar spazio a Federico Gordini e al suo punto di vista riguardo la situazione attuale, il mondo degli eventi del vino e la sua Milano Wine Week, confermata per ottobre 2021. Con tale conferma la MMW resta l'unico evento di caratura nazionale che non ha subito cambi di data a causa del covid-19 né nel 2020 né nel 2021.
Federico Gordini Milano Wine Week vinitaly

Ho letto con interesse la tua lettera aperta e ne ho compreso e condiviso i principi. Il mondo del vino dovrebbe mostrarsi ancor più coeso in questo particolare momento storico-economico-sociale ma a quanto pare non è sempre così. Tu cosa intendi fare? Confermerai la Milano Wine Week?

Certamente. L’abbiamo annunciata l’11 ottobre 2020 a chiusura della scorsa edizione. Le date della Milano Wine Week 2021 sono confermate da tempo e visibili sul nostro sito e sui nostri social: non ci siamo mai spostati dalle tempistiche previste, perché rispettare il calendario della promozione vinicola italiana ed internazionale è prima di tutto un dovere nei confronti dei produttori e dei consorzi. A Milano, in autunno, la Milano Wine Week si inserisce in un calendario ricco di appuntamenti trasversali come la Fashion Week, la Design Week e successivamente Tutto Food e Host. Milano è il fulcro della ripartenza delle eccellenze italiane, che possono fare rete in maniera più ampia, creando un dialogo tra realtà produttive che hanno avuto in questo periodo problematiche diverse ma simili. È il momento di dimostrare di saper fare sistema, dare una mano alla filiera vitivinicola, aiutare il più possibile i produttori in questa fase così delicata. Noi che organizziamo eventi, fiere e manifestazioni dobbiamo dimostrare di essere uniti e al servizio della ripartenza della promozione.

- L'anno scorso ho avuto modo di partecipare ad uno degli appuntamenti della MWW da relatore e ho colto l'essenza di un evento che pur essendo sviluppato in una metropoli come Milano permette di entrare in stretto contatto con il mondo del vino in maniera viscerale e mai scontata. Quali saranno le novità della Milano Wine Week 2021?

Sarà una Milano Wine Week in evoluzione come ogni anno, ma sempre più ampia e ricca di contenuti ed eventi. La settimana si svilupperà come sempre in tre direzioni e aree d’azione: operatori, consumatori e formazione, oggi più che mai di grande importanza in ogni settore. Ovviamente quest’anno, vista la grande evoluzione dei comportamenti di consumo a cui stiamo assistendo avremo un grande focus sul coinvolgimento del consumatore finale. In questo periodo storico è cambiata molto la consapevolezza dell’end consumer, essendo venuto meno l’acquisto mediato dalla consulenza degli addetti ai lavori (enotecari, ristoratori etc etc). Oggi il mondo del vino si trova di fronte a clienti sempre più preparati, che si informano e “studiano” prima di effettuare l’acquisto di una bottiglia. La Milano Wine Week 2021 tiene conto di questi cambiamenti e ha studiato nuovi modi per comunicare a questo tipo di utente informato con iniziative mirate che sappiano mettere le aziende vinicole in rapporto diretto con gli acquirenti. Non solo, quest’anno la Milano Wine Week avrà un respiro ancora più internazionale grazie al coinvolgimento di 11 città in paesi nel mondo con location connesse in diretta alle masterclass organizzate su Milano. Questo ricco calendario permetterà a milioni di operatori del settore, stampa e altri di poter seguire gli eventi in maniera professionale e non limitando l’esperienza e l’ospitalità, un elemento fondamentale per promuovere l’Italia nel mondo. Un’opportunità indispensabile in quest’epoca in cui, nonostante la fiducia nel piano vaccinale che - per paradosso - farà ripartire l’incoming da alcuni Paesi prima del nostro, le trasferte all’estero dei nostri produttori saranno ancora centellinate e gli operatori - soprattutto quelli della ristorazione - avranno un focus sulla ripartenza delle loro attività che non consentirà grandi spostamenti. Si amplierà anche l’area dedicata alla formazione con l’aggiunta di nuovi appuntamenti agli ormai rituali Wine Business Forum, Wine Generation Forum e Shaping Wine, che renderanno Milano per 9 giorni il più grande osservatorio e luogo di confronto sull’evoluzione del settore vinicolo internazionale.

- Come pensi cambierà il mondo degli eventi enoici e quello della comunicazione del vino dopo questo lungo e nefasto periodo in cui, però, abbiamo tutti avuto modo di riflettere come mai prima d'ora?

Ovviamente tutti quanti hanno il desiderio di ritornare a una forma in presenza degli eventi. Il mondo del vino – così come altri settori strategici – è fatto di esperienza, di relazioni e contatti diretti, di confronto e sinergie tra tutti gli attori del comparto: produttori, importatori, divulgatori, giornalisti, tutta la filiera nel suo insieme. Nessun evento digitale è in grado di sostituire in toto un evento fisico. Quando si tornerà nuovamente a organizzare fiere e appuntamenti in presenza, questi si porteranno dietro un’importante eredità da questo difficile periodo: un maggior ricorso alle tecnologie per ottimizzare e razionalizzare i contatti, ampliandoli anche attraverso gli strumenti a disposizione del pubblico di riferimento (vedi appunto la possibilità di collegarsi dall’estero che mette in campo la Milano Wine Week). Noi dobbiamo pensare al bene della filiera e cercare di razionalizzare al meglio il calendario di momenti dedicati al mondo del vino, in modo che i produttori possano fruire al meglio degli strumenti che offriamo. L’evento deve essere al servizio della filiera e non il contrario: quindi noi dobbiamo essere in grado di costruire un sistema in cui i produttori abbiano a disposizione un calendario di appuntamenti che li aiuti a sostenere la loro attività e il loro business, senza metterli in difficoltà, aggiungendo avvenimenti in un periodo che storicamente è già ricco. Tra ottobre e novembre, ormai già da anni, si tengono tre importanti appuntamenti all’interno del mondo vitivinicolo: la Milano Wine Week, il Wine2Wine e il Merano Wine Festival. C’è quindi già un’agenda ricca e fissata da tempo che va necessariamente rispettata: non solo per gli eventi in sé, ma soprattutto perché creare sovrapposizione danneggia anche tutto il sistema che c’è dietro l’evento stesso (come la connessione con la città che lo ospita e tutte le sinergie che vengono messe in campo), oltre a mettere in difficoltà i produttori che si trovano davanti a proposte ravvicinate, in un momento in cui hanno sì bisogno di comunicare e interagire, ma al tempo stesso in cui hanno anche la necessità di focalizzarsi sulle priorità quotidiane. Il nostro sogno è quello di avere all’interno di una manifestazione dedicata al mondo del vino il massimo numero di persone legate alla filiera, un mondo del vino riunito e sinergico, come già avviene per altre eccellenze italiane, vedi moda e design.
Ci rendiamo conto di quale impatto negativo abbia il rinvio di una grande manifestazione e siamo vicini non solo agli organizzatori ma a tutto il sistema che viene attivato, dall’enorme filiera che sta dietro l’evento agli albergatori, ai ristoratori, a tutto il personale che viene privato di un’occasione di lavoro.

Riteniamo indispensabile un sostegno concreto alle attività fieristiche ma anche un’assoluta equiparazione nel sostegno e nel ristoro delle manifestazioni come la nostra che - pur non essendo tecnicamente organizzate all’interno di un quartiere fieristico - rappresentano per struttura, servizi, visione ed opportunità garantite alla filiera un interlocutore di pari importanza strategica per la crescita del sistema della promozione in Italia e all’Estero.

Federico Gordini
Presidente
Milano Wine Week


Ringrazio Federico per la sua consueta grande disponibilità e per la professionalità e l'equilibrio con cui ha approcciato ogni risposta alle mie domande. La speranza è davvero quella che il mondo del vino torni a raccontarsi attraverso eventi in presenza e che l'intera filiera lavori in maniera coesa e rispettosa per il raggiungimento di obiettivi comuni. Abbiamo bisogno di manifestazioni sempre più orientate verso le reali necessità del comparto, che possano fungere da leva e da slancio importante per i produttori martoriati dagli esiti della pandemia. Sono certo che la Milano Wine Week sarà in grado di esprimere un evento di grande interesse con rinnovata consapevolezza e profonda attenzione ai valori del mondo del vino italiano e non solo.
Ci vediamo ad ottobre a Milano!

F.S.R.
#WineIsSharing

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