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giovedì 4 marzo 2021

I fantastici 6 vignaioli di Langa Style - L'unione fa la forza tanto nella vita quanto nel vino!

In un periodo in cui essere vicini, fisicamente parlando, non è semplice, ci sono messaggi di unità e condivisione che meritano ancor più attenzione in quanto monito a non dimenticare l'importanza del lavoro di squadra. Sì, perché nell'era dell'individualismo in cui già ci trovavamo, il rischio è che una situazione come quella odierna spinga molti a vedere nel “farcela da soli” la risposta alle difficoltà indotte dalla pandemia.

Ecco quindi che la capacità di lavorare insieme per obiettivi comuni diviene sinonimo di grande maturità e lungimiranza, ancor più se il legame che si instaura fra le parti è radicato e reso ancor più forte dal collante dell'amicizia.
Faccio questa premessa perché quella che vi racconterò oggi è proprio una storia di amicizia e unità di intenti, di fiducia e rispetto, che coinvolge 5 realtà piemontesi, 6 ragazzi delle Langhe.

Langa Style  catine

Parlo di Langa Style, un micro-consorzio fondato nel 2007 dai giovani vignaioli e produttori; Lorenzo Olivero (Olivero Mario), Enzo Rapalino (La Ganghija), Ezio e Massimo Negretti (Negretti), Giuliano Iuorio (Mustela) e Davide Vigin (Vigin).

Un gruppo di coetanei, con percorsi di studi comuni ma storie diverse da raccontare attraverso i propri vini. Langa Style nasce con prospettive pragmatiche come quella di ottimizzare le spese di promozione di ciascuna cantina, dividendo i costi di partecipazione ad eventi fieristici in Italia e, soprattutto, all'estero. Il concetto è semplice “diventare grandi rimanendo piccoli”, ovvero poter avere spazi più grandi e una maggior potenza di fuoco pur mantenendo la propria singolarità, le proprie identità senza snaturare quelle che è la propria filosofia enoica. Diversità che diviene un valore aggiunto se raccontata all'interno di un  insieme che rappresenta il meglio della produzione delle colline del Barolo, del Barbaresco e del Moscato d'Asti, senza dimenticare la grande attenzione che questi giovani vignaioli rivolgono a Dolcetto, Barbera e alla sperimentazione, specie nei bianchi.

Un gruppo di amici che lavora insieme da tanti anni ottenendo ottimi risultati e proponendosi in maniera congiunta senza ostacolarsi a vicenda che, da par mio, dovevo visitare, dando ad ognuno la stessa attenzione.

Olivero Mario cantina
Olivero Mario
Con il giovane Lorenzo Olivero, coordinatore del gruppo, avevo già avuto modo di scambiare vedute agronomiche ed enologiche in vigna e in cantina, ma ci tenevo particolarmente a dar seguito a quella prima visita di un paio di anni fa per comprendere le evoluzioni della sua piccola realtà a Roddi. Affondando gli stivali nel fango dei vecchi e dei nuovi impianti e assaggiando da vasca e da botte, ho avuto conferma di quanto Lorenzo non smetta mai di mettersi alla prova: ottima partenza per la sfida di Lorenzo Olivero con l'incrocio Manzoni che, a mio parere, ha tutte le carte in regola per diventare uno dei bianchi più interessanti fatti in regione. Fresco, teso, asciutto e sapido l'Arneis. Tra i rossi, sempre sugli scudi i Dolcetto e le Barbera che, in ambo i casi, Lorenzo declina in una versione più fresca e agile e in una dalla struttura e la profondità più importante. In fine i Nebbioli, con un Langhe Nebbiolo 2018 fine e dinamico; un Barolo "VigneUnite" 2017 dalla grande armonia, buona materia, slancio e tessitura tannica cesellata; il Bricco Ambrogio 2017 chiude la linea con la fierezza che lo contraddistingue, pieno e concreto, ma con una buona dinamica di beva. La stoffa tannica è quella del grande Barolo e il finale è decisamente saporito e lungo. Nel complesso una realtà in crescita, condotta con estrema consapevolezza e grande voglia di scardinare i luoghi comuni dimostrando coi fatti, di vite in vite, di sorso in sorso, che ciò che conta più di ogni altra cosa è la ricerca dei profili equilibri dalla vigna al bicchiere.

cantina la ganghija enzo rapalino
La Ganghija di Enzo Rapalino
Ho avuto modo di conoscere Enzo Rapalino, un anno e mezzo fa, durante un viaggio in Portogallo e l'ho apprezzato, da subito, per la sua sincerità. Sincerità che, combinata alla grande competenza tecnica, si traduce in una visione nitida e precisa dei vuoi vini, dalla vigna alla bicchiere.
Uno Chardonnay che guarda agli Chablis per finezza, slancio fresco e affondo minerale, ma che mantiene una salda identità di terroir; un Dolcetto non eccessivo nel frutto (non amo il Dolcetto eccessivamente “fruttato”), agile nella dinamica di beva ma per nulla scontato, dalla buona tessuta tannica; la Barbera è succosa ma in grande spinta e dal finale saporitissimo; il Langhe Nebbiolo è fine, fresco, longilineo, dal tannino fitto ma senza alcun ostacolo alla beva. Ematico il finale; ottimo il Barbaresco Classico che merita l'attenzione di un CRU, cosa che Enzo sa bene e lo si ritrova nel calice. Maturità di frutto ben ponderata, fiore fine, spezia appena accennata, materia, acidità e tessitura minerale in grande equilibrio. Il tannino è coerente nel grip. Il finale di ferro e sale invoglia alla beva; poi c'è il Giacosa, piccola produzione di un CRU che si mostra capace (anche grazie alla sensibilità interpretativa di Enzo) di tirar fuori il giusto connubio di forza ed eleganza, la famosa ballerina di danza classica che pur compiendo gesti di grande atletismo, a fronte di una muscolatura ben allenata, sembra librarsi leggera sul palco col sorriso di chi è conscio del fatica e del tempo occorsi per arrivare a quel risultato. Il grip tannico, come la pece greca che la ballerina utilizza per non scivolare, in questo vino da personalità al finale senza lasciar scivolar via sorso ma, al contempo, senza ostacolarne la dinamica. Anzi, aumentando la voglia di versarsi un altro calice.
Interessante anche la vendemmia tardiva di Moscato, prodotto con un processo sostenibile su cui Enzo ha bassato una tesi e che porta ad equilibri spontanei fra struttura, acidità (malico) e residuo. Molto divertente pensarlo per abbinamenti fuori dagli schemi. Se non la conoscevate, segnatela. Sono già due anni che i vini mi convincono costantemente.

vigin barbaresco vino
Az. Agricola Vigin
Perché ho deciso di dedicare la mia vita al vino? Perché non smette mai di sorprendermi e io anelo, da sempre, allo stupore!
Vigin è la piccolissima realtà a conduzione familiare in cui Davide e suo padre portano avanti la tradizione di famiglia che ebbe inizio con nonno Orlando. Abbracciata dall'anfiteatro delle suggestive Rocche dei Setti Fratelli questa piccola azienda agricola a deciso di imbottigliare il frutto dei propri 6ha di vigneti nel 2002. Da quell'annata non si è mai puntato a crescere nei numeri, bensì nella qualità e nell'identità. Oggi ho trovato vini lineari, coerenti con territori ed annata. Dolcetto che privilegia la dinamica di beva alla struttura; Barbera succosa e saporita; Langhe Nebbiolo croccante, slanciato e sanguigno; Barbaresco Classico 2016 dal grande equilibrio fra struttura e acidità, trama tannica di quelle che fanno pensare per qualche istante di averlo stampato troppo presto... poi lo riassaggi... più lo bevi! Passando ai CRU il Montersino 2017 vanta già una buona armonia olfattiva e strutturale. Un vino materico ma mai eccessivo, dal tannino già ben definito. Il Cottà dedicato a Nonno Orlando è, invece, austero, intimista, senza fronzoli. Da attendere e varrà la pena farlo. La stoffa è quella del grande Barbaresco d'antan!

Negretti barolo
Negretti Vini
I giovani fratelli Ezio e Massimo hanno saputo costruire attorno alla tradizione di chi ha lavorato nelle vigne prima di loro un'azienda moderna ma capace di attingere al meglio della saggezza di un tempo. Vini davvero nitidi, frutto di grande attenzione e di una costante ricerca dell'equilibrio e dell'eleganza attraverso vinificazioni calibrate per ogni singola referenza e un uso dei legni saggio e ponderato. Da segnalare l'ottima interpretazione dello Chardonnay capace di evolvere in complessità senza perdere freschezza. Divertente il Rosato da Nebbiolo, floreale, fresco e sapido. Integra nel variare, fresca, succosa e saporita la Barbera. Netta e senza fronzoli l'espressione varietale del Nebbiolo Flos.
Per nulla scontato il Langhe Nebbiolo Minot, che abbina una complessità prospettica alla grande dinamica di sorso.
Tra i CRU e le selezioni di Barolo 2017 spicca per finezza il Rive che vanta un'agilità di beva innata. Più muscolare e nerboruto il Bricco Ambrogio, che lascia intuire un grande avvenire. Connubio di armonia e forza io Mirau che attinge in parte alla finezza del Rive ma gode di maggior materia.
Una realtà familiare che seguirò con grande interesse nei prossimi anni.

mustela barbaresco
Mustela
La storia di Giuliano Iuorio - con il quale avevo già avuto modo di confrontarmi davanti a qualche sua bottiglia ma mai ero riuscito a venire a trovare - è una storia di una famiglia che ha creduto fortemente nella viticoltura di questo territorio sapendosi adattare alle diverse epoche in maniera dinamica e lungimirante. Tra i vigneti di Trezzo Tinella e quelli di Meruzzano Giuliano gestisce ca. 15ha di Moscato, Nebbiolo, Barbera e Dolcetto, oltre a piccole parcelle di Chardonnay e Pinot Nero.
Per quanto riguarda i vini “Generi” metodo classico (Chardonnay e Pinot Nero) è fine al naso, dalla buona tensione il sorso e sapido il finale. Lo Chardonnay 2019 in purezza è nitido nel varietale, tra sole ed erba, vibrante e sapido il sorso.
Jovine 2019 Langhe Bianco è complesso, col giusto equilibrio fra materia e freschezza, torna il finale sapido. Interessante in evoluzione.
Il Dolcetto 2019 Niurin è fresco nel frutto, con accenni balsamici e lieve speziatura naturale. L'acidità lo tende tanto quanto serva a dare spinta e dinamica al sorso. Saporito il finale.
La Barbera Rubia 2018 è croccante nel frutto, con un fondo di terra e menta. In grande equilibrio il sorso, mai eccessivo in struttura. Finale umani.
L'uvaggio rosso Mirus 2016 (Barbera, Nebbiolo, Pinot Nero raccolti insieme e cofermentati) è un bell'azzardo, visto le diverse epoche di maturazione delle uve utilizzate ma, come accadeva sovente in passato, le uve si compensano bilanciando vicendevolmente una i gap dell'altra dando origine ad un vino in cui calore e freschezza, materia e slancio, forza e sapore trovano equilibri in divenire.
Ottimo il Langhe Nebbiolo Magistri 2017 al quale Giuliano riserva un trattamento da grande vino da evoluzione, presentando pari annata del Barbaresco. Complesso nell'esposizione varietale, frutto, fiore e spezia integri e folate balsamiche che, assieme al particolare pedoclima della zona, rinfrescano la percezione di un'annata calda. Materico e profondo il sorso, che chiude ematico.
In fine i due Barbaresco: Karmico 2017 classico nell'espressione varietale, fine, mai eccessivo, dal buon nerbo e dalla trama tannica cesellata. Chiude sanguigno.
L'Ultimo degli Onesti 2015, invece, è una piccolissima selezione nata quasi per caso ma capace di esprimere un'altra faccia del Barbaresco senza snaturare quelle che è il comun denominatore di Mustela ovvero la ricerca di equilibrio e sapore, con grande dinamica di beva. Un vino in cui il legno e il tannino lavorano in squadra e che fa pensare ad evoluzioni intriganti del frutto e della spezia. Il sorso è concreto, fiero, dall'incedere sicuro e il finale lungo e persistente. Giuliano sa il fatto suo e guarda avanti posando in maniera graduale e ponderata, ma con la giusta dose di self-confidence, i mattoni del suo futuro e di quello di una cantina che ad ogni annata dimostra di aver alzato l'asticella saltando agevolmente la misura.
langa style vini

Il mio consiglio, ovviamente, è quello di cercare di conoscere i vini e le cantine di tutti i giovani vignaioli di Langa Style. Un gruppo di amici che ha dimostrato e sta dimostrando quanto si possa crescere, umanamente ed enoicamente parlando, grazie al continuo confronto e alla coesione professionale, evolvendo le proprie singolarità all'interno di un concetto unitario di qualità e visione prospettica.
Credo fortemente in questo tipo realtà associative e ne continuerò ad essere fautore e cronista vita, vino e vigna natural durante. In un periodo in cui restare uniti non è semplice, vorrei davvero vedeste questo gruppo come un esempio di lavoro di squadra e di rispetto reciproco.
Bravi ragazzi!

F.S.R.
#WineIsSharing

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