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mercoledì 14 luglio 2021

3 domande a Matilde Poggi, neo presidente della CEVI (Confederazione europea dei vignaioli indipendenti).

Nonostante il periodo nefasto che stiamo attraversando e che, di certo, non ha risparmiato il mondo del vino, l'Italia sta ottenendo grandissime soddisfazioni nel mondo delle istituzioni del vino e proprio nei giorni scorsi sono arrivate due nomine di grande prestigio e importanza a livello internazionale, ovvero la nomina di Matilde Poggi a Presidente della Cevi (Confédération européenne des vignerons indépendants) e quella del Prof. Luigi Moio a Presidente dell'OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin).

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E' mia intenzione dare spazio ad entrambi i neo Presidenti delle rispettive istituzioni enoiche, ma quelle che condividerò oggi sono le parole di Matilde Poggi, stimata produttrice, già presidente della FIVI (ancora in carica) e prima italiana a ricoprire la medesima carica nella CEVI, della quale fanno parte le associazioni nazionali di Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Lussemburgo, Svizzera, Ungheria, Slovenia, Belgio, Grecia, Montenegro e Bulgaria, in rappresentanza di circa 12.000 Vignaioli.

 - Quale saranno le priorità della CEVI sotto la tua presidenza?

Il nostro ruolo è quello di difendere e rappresentare il vignaiolo indipendente davanti alle istituzioni europee. Combatteremo per una vera semplificazione degli obblighi burocratici che sono troppo onerosi per le aziende di piccole dimensioni come quelle che fanno parte di Cevi. I 12 paesi membri di Cevi lamentano continue difficoltà nella compilazione dei documenti per le vendite all’interno della UE, paradossalmente è più semplice dal puto di vita documentale esportare nei paesi terzi. Vorrei poi concludere positivamente la nostra richiesta del “one stop shop” per le vendite a privati all’interno della UE. L’attuale legislazione favorisce le aziende di dimensioni maggiori che hanno magazzini fiscali anche fuori confine. Raggiungere questo risultato sarebbe importantissimo per noi, visto che l’enoturismo rappresenta un canale di vendita essenziale per le nostre aziende.

- La tua nomina è un messaggio di unità europea ma anche un segnale importante riguardo il mondo del vino al femminile. In questi ultimi anni si è parlato tanto (forse troppo) di maschilismo nel mondo del vino, qual è il tuo punto di vista a riguardo?

Credo che la mia nomina sia un riconoscimento importante per quello che ha saputo fare FIVI all’interno di CEVI. E’ inoltre un segnale importante per sottolineare la natura europea di Cevi, fin dalla sua nascita guidata dalla Francia. Il cambio del testimone è un segnale importante di apertura verso tutti i 12 Paesi che ne fanno parte. Che io sia una donna non è stato sicuramente un fattore di scelta. Come per il vino, mi piace bere i vini dei vignaioli bravi, indipendentemente che siano maschi o femmine.

- Cevi e Fivi sono due voci che sanno farsi valere in UE. Qual è la vostra posizione riguardo le nuove proposte che hanno come oggetto l'etichettatura del vino (con inserimento di calorie e "ingredienti") e i vini dealcolati?

Crediamo che il consumatore vada adeguatamente informato. Siamo pronti pertanto ad indicare le calorie in etichetta tramite simboli. Per gli ingredienti sosteniamo la possibilità di poter comunicare gli ingredienti fuori dall’etichetta con un rimando ad una piattaforma digitale. Per i piccoli produttori sarebbe molto complicato scrivere gli ingredienti in etichetta visto che ci viene richiesto di tradurre queste informazioni nelle 20 lingue comunitarie. Per il grande produttore questo è un problema minore, normalmente fa imbottigliamenti dedicati ad un unico Paese. Noi invece facciamo un imbottigliamento e poi vendiamo, magari anche poche casse, in Paesi che parlano lingue diverse.

I vini dealcolati non vedono il nostro favore. Il vignaiolo indipendente fa vini che sono espressione del proprio territorio e ci tiene a rafforzare il legame tra il vino e il territorio. I vini dealcolati escono da questa visione e sono prodotti prettamente industriali. Se sono poi totalmente dealcolati non dovrebbero nemmeno chiamarsi vino, né far parte della filiera.

Nel complimentarmi nuovamente con Matilde Poggi per la nomina, la ringrazio per aver condiviso con me i suoi pensieri e il punto di vista del mondo del vignaioli indipendenti riguardo alcuni temi tanto dibattuti nelle ultime settimane.
Avere donne e uomini del vino di questo calibro e di questo carisma, al vertice di realtà associative e organizzazioni di caratura internazionale significa poter dar voce al mondo del vino italiano e a quello globale attraverso i nostri referenti e, ancor più, veder riconosciute le nostre eccellenze non solo in vigna e in cantina o sugli scaffali, ma anche là dove si possono creare i presupposti per cambiare e/o migliorare il mondo del vino in termini burocratici e istituzionali a livello europeo e mondiale.


F.S.R.
#WineIsSharing

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