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mercoledì 15 settembre 2021

Il Pinot Bianco nel Collio - 7 cantine e una sola mission: valorizzare l'identità del varietale nel proprio territorio

Da sempre sono fautore e promotore dell'unione fra produttori e della coesione territoriale e, negli anni, ho visto nascere e crescere consorzi, associazioni e reti di aziende in ogni regione italiana ma non tutte avevano chiara la propria mission come quella di cui vi parlerò oggi: la rete d’impresa Pinot Bianco nel Collio.

pinot bianco nel collio

Parlo di un'associazione che riunisce sette aziende vitivinicole  del Collio attorno a un vitigno e a vini che vantano una nicchia di interesse ancora solo parzialmente esplorata in Friuli ma che annoverano, già, tra le proprie fila dei picchi d'eccellenza notevoli.

Le aziende che compongono la rete sono: Castello di Spessa, Livon, Pascolo, Russiz Superiore, Schiopetto, Toros e Venica&Venica.

Una rete voluta fortemente da Marco Felluga, decano della vitivinicoltura friulana, che sin da tempi non sospetti crede nel Pinot Bianco e, ancor più, nella possibilità di fare fronte comune per far sì che questo varietale funga da volano per la valorizzazione di un intero territorio. Un territorio, quello del Collio, che ha vissuto dei fasti dell'epoca dei "Super Whites" ma che in alcuni casi ha dato l'impressione di adagiarsi sugli allori rischiando periodi di stasi. Ecco perché iniziative come queste, seppur promosse da una ristretta cerchia di produttori, possono dare uno shock al movimento di tutto l'areale, ponendo l'attenzione sia sull'indiscussa vocazione dei propri vigneti che sulla capacità degli interpreti locali di mettersi continuamente in gioco e di guardare al panorama nazionale e internazionale facendo leva sulla propria spiccata identità. Ecco perché il Pinot Bianco, vitigno conosciuto in tutto il mondo e coltivato in varie e importantissime aree vitivinicole del globo, diventa un banco di prova importante e, al contempo, un traduttore di territorio capace di confrontarsi con uno spettro molto più ampio di espressioni di pedoclimi e di culture enoiche differenti. Più termini di comparazione e più possibilità di dimostrare che il Collio vanta peculiarità uniche e distintive, in grado di conferire all'elegante Pinot Bianco caratteristiche organolettiche identitarie e singolari, non ripetibili altrove.

La storia del Pinot Bianco nel Collio Goriziano (allora Friuli Austriaco) inizia con il Conte La Tour di Capriva che, alla fine del XIX secolo, importò le prime barbatelle . I vecchi lo chiamano ancora "Borgogna bianco", com’era presentato nel catalogo del 1863: “Varietà coltivata a Lestizza da più di 20 anni, il cui frutto dà vino squisito”. 

Sovente confuso con lo Chardonnay, il Pinot Bianco in realtà è come tutti i membri della nobile e cangiante famiglia dei "Pinot", una mutazione genetica del Pinot Nero. Un varietale che dalla Borgogna si è spostato diffondendosi nei paesi con climi tendenzialmente più freschi (grazie alla sua resistenza) e che in Italia ha preso piede nel nord-est (Friuli e Alto-Adige ne sono i riferimenti nazionali) ed è contemplato anche nei disciplinari dei noti Metodo Classico Franciacorta, Trento Doc e Talento.
Nel mondo l'Alsazia (Pinot Blanc o Gros Pinot Blanc) e l'Austria (Weissburgunder) possono essere considerate le due aree di riferimento per la produzione di vini base Pinot Bianco in termini di qualità percepita.

Il Pinot Bianco rappresenta "solo" il 10% dei vigneti locali ma in un'area relativamente contenuta e con una così ampia base ampelografica rappresenta, comunque, una quota da tenere in grande considerazione anche in prospettiva di crescita. Sì, perché tra gli obiettivi di queste "sette sentinelle" del Collio c'è sicuramente quello di valorizzare a tal punto il Pinot Bianco da preservarne i vigneti esistenti e da rosicchiare qualche quota di territorio a vitigni come il Pinot Grigio che rischiano di soppiantare molta della produzione locale. Per farlo puntano tutto sulla qualità del proprio lavoro che io ho avuto modo di approfondire visitando tutte le 7 realtà coinvolte nella rete del Pinot Bianco nel Collio e assaggiando alcune selezionate referenze delle stesse, di annate attualmente in commercio e di annate addietro a discrezione dei produttori.

Vini Pascolo

pascolo cantina collio

Conosco Alessandro Pascolo  da qualche anno e la sua dedizione al vigneto non ha fatto che aumentare di stagione in stagione, di vendemmia in vendemmia. Siamo nel versante Sud di Ruttàrs, zona molto soleggiata del Collio, ma la gestione agronomica di Alessandro e della sua famiglia fa la differenza nel mantenimento di un equilibrio fra struttura e acidità che permette, specie nel Pinot Bianco, di portare nel calice vini luminosi, fini e di buona freschezza, con il sale e a fare da filo conduttore e da esaltatore della dinamica di beva. A conferma di della bontà del suo lavoro lo stato di forma dei vigneti e delle uve che ho avuto modo di osservare e assaggiare in loco a ridosso della vendemmia. Tra i vini assaggiati spicca il Pinot Bianco 2019 (condivisibile la scelta di uscire più tardi) integro nel frutto, fresco nel fiore, con sfumature minerali che fanno da preludio ad un sorso slanciato ma non esile, vibrante e salino.

Schiopetto

schiopetto cantina pinot bianco

Una delle realtà storiche del Friuli e tra quelle che di più e da prima hanno creduto nel Pinot Bianco. Sui 30ha di proprietà, gran parte è rappresentata da vigne nature di tra i 20e i 40 anni, il Pinot Bianco, tanto amato da Mario Schiopetto occupa ben 5ha. Oggi, la volontà dell'azienda è quella di far valere l'identità espressiva di questo territorio e l'esperienza di queste viti grazie a interpretazioni nitide e lineari in cui un'energica struttura e un equilibrato nerbo acido possano dar vita a vini completi, complessi ma dalla grande dinamica di beva proprio come la 2019 presentata in degustazione. A giudicare dallo stato di forma dei vigneti, che ancora oggi fanno da "campus" per i noti preparatori d'uva Simonit & Sirch, anche per il Pinot Bianco di Schiopetto la 2021 promette molto bene!

Livon

Llivon

La terza tappa del mio focus sul Pinot Bianco nel Collio mi ha portato nei vigneti e nelle cantine dell'Azienda Agricola Livon. Realtà importante che ha vigneti in varie denominazioni friulane ma che ha scelto di puntare sul Pinot Bianco nel Collio. Lo ha fatto anche in zone in cui il ciclo vegetativo è più dilatato e, tendenzialmente, le uve riescono a preservare maggior freschezza. L'esperienza e le indubbie capacità interpretative e commerciali di una cantina come Livon non possono che agevolare la valorizzazione del Pinot Bianco in quest'area. Importante il messaggio lanciato dall'azienda che presenta come annata in commercio il Pinot Bianco "Cavezzo" 2018, un vero e proprio Cru che mette in risalto le doti evolutive del varietale, equamente maturo nel frutto e ancora fresco nel fiore, con una presa di legno ben integrata.  Ottima la capacità di questa zona di conferire agilità e sapidità al sorso. Interessante constatare quanto fossero ancora indietro in questa zona le uve di Pinot Bianco, in confronto a quelle di "sottozone" tendenzialmente più calde e assolate.

Toros

toros

Siamo in Località Novali a Cormons presso l'Az. Agr. Toros Franco. La vigna e il vino sono una questione di famiglia a casa Toros e Franco, coadiuvato dalle sue figlie, è portatore di una passione tramandata da generazioni. Una passione che parte proprio dai vigneti e compie il suo ciclo nel calice, attraversando vinificazioni attente e rispettose, tese a trarre il meglio dalle uve raccolte di annata in annata e che quest'anno sembrano in ottima forma.
La fiducia di Franco nel Pinot Bianco non è cosa di ieri, tanto che l'azienda è oggi riconosciuta a livello nazionale e internazionale anche per l'espressione di questo vitigno. Io ho avuto modo di assaggiare una 2019 coerente con il varietale e l'annata, in cui il fiore riesce a rendere più armonico ed elegante il frutto e sottesi accenni minerali donano quella finezza che ritroviamo in bocca, con buona dinamica e il consueto finale sapido. 

Castello di Spessa

castello di spessa cantina

Avevo già avuto modo di visitare il Castello Di Spessa e le sue cantine, ma ciò che mi aveva affascinato di più era proprio la vigna dei 3 Pinot a Capriva, in cui spiccano i filari dedicati al Pinot Bianco. Vigneto che dimostra quanto conti, anche per questa realtà, il varietale che ha fatto da collante per le sette sentinelle del Collio. Nel caso del Castello di Spessa la scelta è stata orientata sul presentare l'annata 2020, ancora votata a sensazioni primarie ma capace di sviluppare nel calice una buona armonia olfattiva e, in bocca, un sorso fiero e dotato di buon nerbo. Un vino elegante e di buona persistenza minerale. 
Molto interessante, oltre all'utilizzo in purezza, l'idea di porre il Pinot Bianco al centro di un blend prodotto in tiratura limitata che si presenta ora in commercio con l'annata 2012 ancora in tiro, senza alcun accenno di evoluzione ossidativa o di stanchezza strutturale.

Venica & Venica

venica e venica cantina

Conosco da anni questa realtà e ne apprezzo costantemente i vini ma per varie vicissitudini non ero ancora riuscito a visitarla. Il mio approfondimento sul Pinot Bianco, affiancato da Ornella, mi ha portato finalmente a scoprire le dinamiche di lavoro in vigna e in cantina di una delle realtà più rappresentative del Collio e di tutta la regione. Sostenibilità e visione, rispetto e propositività mai doma. Un'azienda a conduzione familiare che non contempla la stasi fra i momenti della propria storia passata, presente e futura. Il Pinot Bianco Talis 2020 è una sintesi perfetta nitidezza di frutto e finezza floreale. Un vino equilibrato nella materia e slanciato da un'acidità ben integrata. Il finale salino salino da abbrivio all'inerzia di beva. Impressionante la tenuta nel tempo e la capacità evolutiva mostrata dalla 1995 portata a chiusura della degustazione.

Russiz Superiore - Marco Felluga

russiz superiore

L'ultima tappa del mio intenso tour alla scoperta del Pinot Bianco nel Collio è la realtà dalla quale è nata la scintilla che ha dato vita a questo gruppo di affiatati produttori: Russiz Superiore di Marco Felluga.
È senza tema di smentita l'azienda che di più ha creduto nel Pinot Bianco negli anni e che, ancora oggi, fa di questo varietale il protagonista di due dei suoi vini più rappresentativi. Un approccio votato all'equilibrio in campo e all'eleganza nel calice. Con la giovane e preparatissima Ilaria, figlia di Roberto che conduce l'azienda con rinnovata sensibilità, ho avuto modo di verificare una sempre più attenta conduzione agronomica e un approccio virtuoso, specie per un'azienda con un parco vigne così importante. Rispetto che si traduce in vini che rispecchiano l'identità del Pinot Bianco traducendo le potenzialità varietali e territoriali nelle due versioni che, a mio parere, tutte le aziende dovrebbero avere per puntare a far crescere la percezione di questo vino in questo areale: la versione "classica", in questo caso una 2020 brillante, fresca, fine, senza fronzoli, con frutto e fiore in bella vista e un sorso slanciato e sapido; una versione Riserva 2016 che pone l'accento sulla capacità di questo varietale, se trattato con saggezza, di arrivare a esprimersi al meglio dopo qualche anno di vetro. Un vino complesso, maturo nel frutto e fresco nel fiore, intrigante nella speziatura con un legno ben integrato. Un vino materico, con la giusta grassezza, che non manca di un buon nerbo acido in grado di distendere un sorso dall'incedere ritmato e sicuro. Chiude decisamente saporito.
pinot bianco nel collio
In conclusione non posso che confermare che il Pinot Bianco ha trovato nel Collio ha trovato una terra delle sue terre d'elezione e che, a mio parere, rappresenta una chiave di volta interessante per dare nuovo slancio al territorio tutto che, per quanto vocato e fiero dei propri meritati fasti, ha vissuto un periodo in cui in troppi sembrano essersi adagiati sugli allori. Inoltre, le interpretazioni di Pinot Bianco assaggiate mettono evidenziano quanto da me auspicato prima di intraprendere questo percorso di approfondimento, ovvero la tendenza dei produttori del Collio in oggetto di privilegiare la freschezza, la finezza e l'eleganza del varietale a discapito delle sovrastrutture e dei meri scimmiottamenti di vini non propri di questo territorio. Il tutto senza precluderne la longevità, dimostrata ampiamente dagli assaggi di diverse "vecchie" annate fatti al termine del tour. Lo step successivo sarà quello (sembra già essere stato approntato) di produrre per ogni realtà la versione classica e la versione "riserva" o "selezione" che possa andare a livellare verso l'alto il posizionamento di vini che meritano di stare tra i grandi bianchi italiani e del mondo per nitidezza, completezza e per longevità potenziale.
Non ci resta che attendere gli sviluppi di questa unione che spero possa fungere da innesco per nuove, sane e costruttive sfide territoriali. Intanto, il mio consiglio è quello di visitare le aziende coinvolte e assaggiarne i vini, magari in comparazione con i Pinot Bianco di altri areali italiani e internazionali.

F.S.R.
#WineIsSharing






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